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Allestimento della mostra; sul tavolo opere di Riccardo Dalisi.

europeo. A queste prime esperienze si aggiungono opere ispirate alla “natura artificiale” (come il cactusattaccapanni di Ceretti - De Rossi – Rosso) ma è con la collezione voluta da Dino Gavina (gli “Ultramobili”) che la mostra entra ad esplorare la grande area dei mobili carichi di “significati poetici” con alcuni esempi di autori che conducono proficuamente le proprie esperienze progettuali in un percorso tra arte e design: un esempio per tutti l’architetto-scultore Angelo Mangiarotti. Quindi arrivano gli anni Ottanta, con il grande movimento del post-moderno che vede l’attenzione di tutto il mondo del design rivolta nei confronti dei gruppi di designer che si collocano all’interno di Memphis e di Alchimia. Mentre tutto sembra ruotare intorno alle opere di questi due gruppi, pochi si accorgono di un movimento che stava crescendo e formando nuove generazioni di designer e

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che avrà vita più lunga, influenzando tutti gli anni Ottanta e Novanta: il neo-eclettismo. Teorizzato da Ugo La Pietra e avendo come premessa culturale-sociale la modifica della memoria (per la crescita dei mezzi telematici e informatici) il neo-eclettismo apre la progettazione a tutta la storia come un grande serbatoio a cui accedere liberamente. A questa grande novità si aggiunge un rinnovato rapporto verso la cultura del fare, il design territoriale fino al recupero dei valori fattuali ancora presenti nell’artigianato artistico e nell’area della produzione del mobile classico e in stile. Più volte La Pietra ha provocatoriamente paragonato l’Islam al neo-eclettismo e i radicali talebani ai post-moderni che esaltarono solo alcuni elementi (stilemi) riferibili soprattutto al recupero della classicità. Si continua con l’analisi di altri casi isolati come Bruno Munari e Nanda Vigo e le figure di altri artisti, per arrivare

agli Novanta con “La presenza del passato”, emblematico il lavoro di Aldo Rossi, con la “Poetica del frammento” con il torinese Toni Cordero o il pugliese Antonio Annicchiarico e con “Un mondo da fiaba” e “Suppellettili d’artista” con opere di Riccardo Dalisi, Luigi Serafini, Cinzia Ruggero, Emilio Tadini. Al di là delle polemiche tra gruppi di tendenza, quello che questa mostra vuole indicare, a chi ancora deve scrivere la vera storia del design italiano, è che prima o poi si dovrà definire il cosiddetto percorso irrazionale (dal surrealismo all’internazionale situazionista, dalla Bauhaus immaginista, al gruppo Cobra, dall’architettura radicale all’adochismo fino al post-moderno e al neo-eclettismo) opposto a quello razionale, molto spesso percorso del design industriale internazionale. Catalogo edito dalla Fondazione Ragghianti.

Artigianato 74  

An amazing magazine from Italian world of art and Crafts

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