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l’arpa, l’organo, ma poi progressivamente anche gli strumenti a fiato e, da ultimo, quelli a percussione. Singolare è tuttavia il fatto che, sebbene anche i violini e gli altri strumenti ad arco potessero essere prodotti “di fabbrica”, i professionisti continuassero a prediligere gli esemplari “d’autore” e che nessuna produzione seriale sia mai riuscita ad affermarsi in questo settoreSi potrebbe anzi sostenere che la manifattura che sola ha resistito a tutti i tentativi di serializzazione sia stata proprio quella della famiglia del violino (in misura minore quella delle chitarre acustiche), mentre gli altri comparti andarono man mano soggetti alla produzione semi-industriale. Un fenomeno, quest’ultimo, cui si accompagna anche la capacità di alcune aziende non solo di produrre ottimi strumenti, ma anche

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di commercializzarli con tecniche promozionali particolarmente efficaci (alcuni esempi: il pianoforte Steinway, il fagotto Häckel, il clarinetto Buffet & Crampon, la tromba Selmer, ecc.). A nessuno stupisce il fatto che tali modelli di notevole successo siano stati a loro volta imitati, più o meno dichiaratamente, da molte altre imprese concorrenti. Si tratta di fenomeni tipici della società industriale, cui hanno peraltro dato il loro contribuito quei solisti di fama internazionale il cui strumento è divenuto a sua volta oggetto di culto: in primo luogo grazie alla diffusione fonografica, radiofonica e televisiva delle loro registrazioni; poi tramite i concerti da loro tenuti in ogni parte del mondo; inoltre con i concorsi e i corsi di specializzazione professionale dove gli strumenti, oltre che la tecnica esecutiva

Tavole dell’ Encyclopédie di Diderotd’Alembert, 1765

Lira proveniente da SuttonHoo, VII secolo. Londra, British Museum © The Trustes of the British Museum

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Artigianato 72  

an Amazing magazine from italian Arts and Crafts

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