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ARTEMISIA N° 30 - Anno VIII° - Ottobre / Dicembre - 2018

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.....in questo numero..... LA GNOSI FOTOGRAFIE POST MORTEM HALLOWEEN & OGNISSANTI IS ANIMEDDAS IL 2 NOVEMBRE E LE TRADIZIONI IN ITALIA IL RITORNO DEGLI OLTREPASSATI SOL INVICTUS I SIMBOLI DEL NATALE L’ALBERO DI NATALE IL NATALE SABBAT ed ESBAT wiccan .....e molto altro.....

Speciale:

10 ANNI * * della COVEN del QUADRIFOGLIO ...In questo numero un approfondimento sul Progetto... * Le Vere Origini di Halloween *


Anno VIII° N°30 Ottobre Dicembre 2018

IN QUESTO NUMERO... 8 Anni e 30 Numeri di Artemisia! Bel traguardo! Dal primo numero di Artemisia (settembre 2011) ad oggi la Rivista è molto cambiata e anche migliorata. È stata certamente una novità nell’ambito delle associazioni culturali, in particolare nell’ambito del paganesimo italiano, negli anni infatti l’idea di una rivista on-line totalmente gratuita è stata di “ispirazione” ad altre realtà associative e non. Ma Artemisia, nonostante i tentativi di “scopiazzatura”, continua a differenziarsi sia per continuità nel tempo che per gli argomenti trattati, i suoi contenuti risultano infatti essere molto esaustivi, veri e propri articoli-dossier. Artemisia se è tale è Grazie soprattutto a coloro che collaborano alla sua stesura, gli autori di articoli e approfondimenti sempre interessanti ed esaustivi. Ovviamente un Grazie va anche a tutti i nostri lettori, che non sono pochi, anzi. In questo numero presentiamo degli argomenti molto interessanti; avremo un nutrito numero di articoli che parlano di Halloween, di Samhain e del Giorno dei Morti, ma anche del Solstizio d’Inverno, del Sol Invictus, dei simboli del Natale, tra cui l’Albero di Natale. Questo numero vuole sostenere il lodevole progetto “Le Vere Origini di Halloween”, che da anni cerca di fare informazione su questa innocua festività, dedicheremo quindi una serie di infografiche a riguardo, cercando di farvi conoscere questo bel progetto. Ma non è tutto; abbiamo un esaustivo articolo sulla Gnosi, parleremo del mito di Venere e dell’Elaborazione dell’Anno. Particolare sono anche gli articoli sulla festa sarda di Ia Animeddas, sulle Fotografie Post Mortem, sulle Illusioni Mentali, sull’eruzione del Vesuvio, sull’antico Egitto e sullo Spionaggio. Ripubblichiamo anche la biografia di Raymond Buckland, onorando la sua figura ad un anno dalla sua scomparsa. Apriamo però questo trentesimo numero con lo “speciale” sul Decennale della Coven del Quadrifoglio, a seguire la rubrica Forum che parla delle Colline Magnetiche e dell’Hygge, cioè la “felicità nelle piccole cose”, e molto altro. Buona lettura! Informiamo tutti che è possibile contribuire alla stesura di Artemisia. I lettori potranno inviare articoli scrivendo alla E-mail:

italus.info@gmail.com

Tommaso Dorlè Direttore di Artemisia

Un particolare ringraziamento va al grafico impaginatore Francesco V., a Sibilla e Claudia redattori della rivista, a Tommaso Dore direttore della Rivista e a Leron presidente dell’Associazione Italus, un Grazie anche a tutti coloro che hanno contribuito a questo numero di Artemisia.


SOMMARIO • ITALUS COMUNICA---------pag.3 Speciale 10 Anni della Coven del Quadrifoglio ---------------------------------pag.13 • FORUM --------------------pag.17 Hygge e l’Autunno ------------pag.17 Le illusioni mentali ------------pag.18 Il rapporto sul clima ----------pag.19 Le colline magnetiche ---------pag.20 Gibilterra ----------------------pag.21 Antico Egitto ------------------pag.24 L’eruzione del Vesuvio --------pag.28 Un mostro in Alaska ----------pag.31 • DOSSIER ------------------pag.32 Spy story ----------------------pag.32 Fotografie post mortem ------pag.36 Ognissanti ---------------------pag.38 Approfondimento Le Vere Origini di Halloween -pag.39 Halloween ---------------------pag.41 Is Animeddas, la festa dei morti in sardegna ----------------------pag.44 2 novembre, la festa dei morti e le tradizioni in italia --------------pag.45 Il ritorno degli oltrepassati ---pag.48 Sol Invictus --------------------pag.50 I simboli del Natale -----------pag.51 L’Albero di Natale --------------pag.53 Il Natale -----------------------pag.55 Il Capodanno ------------------pag.57

• SOPHIA --------------------pag.59 La Gnosi -----------------------pag.59 Venere. tra mitologia e scienza --------------------------------------pag.64 Il solstizio d’inverno e l’elaborazione dell’anno ----------------------pag.67 Ecologia e sacralità della terra --------------------------------------pag.68 Raymond Buckland -----------pag.70 • WICCA ---------------------pag.75 Esbat della Luna delle Foglie luna piena ---------------------pag.75 Esbat della Luna piena della Neve luna piena ---------------------pag.76 Esbat della Luna Fredda – luna piena ---------------------------------pag.77 Preparativi per Samhain ------pag.79 Sabbat di Samhain ------------pag.80 Preparativi Solstiziali ----------pag.81 Sabbat del Solstizio d’Inverno ---------------------------------------pag.83 Il Cerchio Magico --------------pag.84 • Consigli per la Lettura -----pag.85

Artemisia è una rivista interattiva e ci tiene ad esserlo, noi non pontifichiamo ma comunichiamo, per cui ognuno di voi si senta libero di scriverci. Saremo lieti, per quanto possibile, di esaudire le vostre richieste e pubblicare i vostri lavori. Siamo cnsapevoli che alcuni articoli sono tratti da internet, ma è responsabilità dei singoli autori, da parte nostra c’è la voglia di comuncare e informare nel modo più corretto e indipendente.


ITALUS COMUNICA Otto anni e trenta pubblicazioni di Artemisia, davvero molto gratificante! Ma sono anche dieci anni della Coven wiccan del Quadrifoglio, al cui interno la Italus è nata, di questo siamo più che orgogliosi. Con questo numero entriamo ufficialmente anche nella Stagione Associativa della Italus 2018/2019. Anche quest’anno la ITALUS offre il suo ciclo di WORKSHOP. Ogni Workshop prevede una parte teorica alternata da pratiche esperienziali, il tutto seguito da professionisti certificati (che conoscono gli argomenti). I parteciparti ad uno o più dei seguenti workshop avranno la possibilità di accedere ai relativi Corsi di approfondimento. Maggiori Dettagli, su: www.italus.info Ecco la nostra Programmazione per questi mesi autunnali: 7 Ottobre – Corso “Reiki I livello”; 14 Ottobre - Workshop “La Wicca”; Novembre – Workshop “Sciamanesimo e la Ruota di Medicina”; Dicembre – Workshop “Il potere dei sigilli, dei mudra e dei simboli...”; Dicembre – Rito wiccan del “Solstizio d’Inverno”. Che dire, abbiamo molte cose da offrire e proporre! Per maggiori Informazioni sui nostri Corsi: www.spiritualbenessere.blogspot.it Un pensiero va ovviamente a Raymond Buckland, che portiamo sempre nel cuore, è trascorso già un anno dalla sua scomparsa, per il quale Artemisia ripubblica la sua biografia. Ottima invece l’idea editoriale di questo numero che sostiene il lodevole progetto “Le Vere Origini di Halloween” che da anni fa informazione su questa innocua festività. Che dire, inutile dilungarmi, Grazie per il vostro interesse, che quest’ultimi mesi dell’anno siano fruttuosi per tutti. Ogni bene! www.italus.info italus.info@gmail.com

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Qui di seguito alcune foto del Settennale della Italus, del Solstizio d’Estate 2018, dell’Italus Open Day 2018-2019 e dell’Equinozio d’Autunno 2018.

ITALUS COMUNICA

ITALUS 2018

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ITALUS COMUNICA

ITALUS E I SUOI PROGETTI ITALUS ASSOCIAZIONE CULTURALE WICCA Italus è un’Associazione Culturale Wicca, senza scopo di lucro, apolitica, fondata sul volontariato, che opera nel campo delle spiritualità Wicca, della Cultura, del Benessere, dell’Ambiente e della Solidarietà e che, tramite attività rivolte ai soci e alla collettività, intende favorire la crescita culturale, etica e spirituale degli individui. Maggiori Info: Sito Ufficiale: https://www.italus.info Facebook: https://www.facebook.com/italus.associazione/?ref=hl Twitter: https://twitter.com/ITALUS_forum

CENTRO STUDI DELL’ASSOCIAZIONE ITALUS (C.S.I.) Il Centro Studi dell’Associazione Italus riunisce tutte le persone interessate, professionisti e semplici appassionati, che hanno un serio interesse per: • lo studio dei diversi aspetti delle culture del mondo; • la tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale italiano (paesaggio e beni culturali); • lo studio, la pratica e la tutela della spiritualità comune wicca e in generale neopagana; • lo studio delle scienze naturali come supporto alla medicina occidentale; • uno sviluppo sociale, economico e tecnologico in armonia con la natura; • l’organizzazione di progetti d’interesse sociale. Maggiori Info: http://www.italus.info/centro-studi2.html

ARTEMISIA Rivista Artemisia è una rivista d’informazione, legata alla vita dell’Associazione Italus, ma con un occhio attento sul mondo che ci circonda, sulla cultura e sulla spiritualità Neopagana. Artemisia è una pubblicazione trimestrale on-line, gratuita, dunque non cartacea. Come organo di espressione dell’Associazione Italus, si propone come novità tra le pubblicazioni tipiche delle associazioni culturali. Maggiori info: http://www.artemisia1.blogspot.it

ITALUS EDIZIONI Italus Edizioni è un servizio editoriale (non è una vera e propria casa editrice) qualificato proposto dall’Associazione Italus a chi voglia avere la possibilità di veder stampati i propri libri in modo economico. Pubblichiamo libri, realizzati in vari formati, spaziando in ambiti disparati: saggistica e varia (storia, arte, fotografia, religione, filosofia, ecc.), narrativa, poesia, ecc. In formato cartaceo o anche digitale (e-book)! Maggiori info: http://www.italusedizioni.blogspot.it/

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Maggiori info: http://spiritualbenessere.blogspot.it/

PAGAN SERVICES (Servizi Pagani) Pagan Services è una serie di servizi offerti dall’Associazione Italus per la comunità Neopagana Italiana. Pagan Services offre a chi lo desidera, Cerimonie di Handfasting, Rituali di Benvenuto, Handparting e Cerimonia di Commemorazione. Maggiori info: http://paganservices.blogspot.it/

ITALUS COMUNICA

SPIRITUAL WELL-BEING (benessere spirituale) Spiritual Well-Being è un progetto che propone incontri, corsi e pratiche tutte concentrate al benessere spirituale/energetico. Come Associazione siamo certi e convinti che l’uomo può vivere serenamente, che il segreto sta in noi e dobbiamo solo scoprirlo, siamo convinti che si può vivere felicemente, senza sofferenze. Cercheremo di dimostrarvelo, invitandovi a partecipare ai nostri incontri e di provare in prima persona.

WICCA CAFFE’ il Wicca Caffè è un incontro tra wiccan (e non solo) che la Italus Associazione organizza nella città di Roma ogni ultimo venerdì del mese (tranne delle eccezioni) in collaborazione con la Coven del Quadrifoglio. Il Wicca Caffè si ispira ai Witches’ Cafe (Caffè delle streghe). Il Wicca Caffè è un incontro quindi periodico che si svolge nel Templum a Roma. L’incontro è a numero Limitato, per cui bisognerà sempre prenotare. Maggiori Info: http://italusassociazione.blogspot.com/p/wicca-caffe.html ARTEMIDEA ArtemIdea è un e-commerce della Italus Associazione. Per poter garantire buoni servizi gratuiti o a prezzi molto economici abbiamo ritenuto opportuno creare un e-commerce per auto-finanziarci e far fronte alle varie spese associative.…. ARTEM IDEA può considerarsi un bazar, dove al suo interno si può trovare un po’ di tutto; - Bijoux, - Idee Regalo, - Arte Visiva, - Oggettistica, - Accessori, - Artigianato di vario tipo, con una sezione riservata alla - WICCA. Maggiori info: http://artemideashop.blogspot.it/ MEMORIE STORICHE Memorie Storiche ha come intento la promozione culturale e stimolare la conoscenza, la valorizzazione e la salvaguardia del patrimonio culturale italiano. Concepiamo il viaggio (la visita) come occasione di arricchimento e di crescita personale, suscitando la curiosità delle persone per i nostri beni culturali in generale (musei, aree archeologiche, ecc.). È una iniziativa del Centro Studi dell’Associazione Italus. Al progetto collabora anche l’Associazione Artès. Maggiori Info: http://www.memoriestoriche1.blogspot.it

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ITALUS COMUNICA

PERCORSI ITALIANI Percorsi Italiani è un progetto ideato dal Centro Studi Italus, nasce dalla consapevolezza di vivere in una nazione particolarmente ricca di bellezze paesaggistiche, montane e marine, di tesori artistici e architettonici, di cultura e di storia. Grazie a chi collabora in questo progetto potremo creare video e guide totalmente gratuite! Maggiori Info: http://www.percorsitaliani.blogspot.it

SOPHIA Sophia è un progetto del Centro Studi della Italus Associazione. “Sophia” parla di Filosofia ma non la tratterà nel “modo classico”, ma in un “modo alternativo”. Il passato ci serve come spunto, ma è nel presente che vogliamo proiettarci! “Sophia” non vuole insegnare la filosofia, non vuole raccontare la biografia degli autori, ma vuole formulare nuove idee, nuovi pensieri, con persone comuni e pensanti, il tutto prendendo spunto dal pensiero passato proiettandolo però in un’ottica moderna. Maggiori Info su: http://www.progettosophia.blogspot.it

I RACCONTI DEI NONNI I Racconti dei Nonni è un progetto della Italus Associazione. Il progetto intende raccogliere: fiabe, filastrocche,  poesie,  o anche storie di vita, che i nostri Nonni ci raccontavano quando eravamo piccoli. Vogliamo tutelare una memoria ormai labile, crediamo che perderla sarebbe un grande errore.   Maggiori Info: http://italusassociazione.blogspot.it/p/i-racconti-dei-nonni.html

CLIO Clio è un progetto ideato dal Centro Studi Italus, l’intento è quello di commemorare i più importanti personaggi che hanno contribuito alla nascita del Neopaganesimo e, più in generale, influenzato l’Esoterismo moderno. Maggiori Info: http://www.clioprogetto.blogspot.it

GIORNATA DELLA MEMORIA PAGANA La Giornata della Memoria Pagana è un progetto dell’ Associazione Italus, che vuole ricordare tutte le vittime innocenti, uccisi o torturati, solo perché fedeli ad antichi culti pre-cristiani o a ideali diversi da quelli dominanti nei secoli scorsi. Esso si ispira al più conosciuto evento del Giorno Pagano Europeo della Memoria. Maggiori Info: http://www.memoriapagana1.blogspot.it

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L’Evento si svolgerà ogni anno nella città di Roma, nel fine settimana successivo al Solstizio d’Estate. Maggiori Info: http://www.solstizioestate.blogspot.it

L’ITALIA NEL CERCHIO L’Italia nel Cerchio è un progetto ideato dal Centro Studi Italus, nasce con l’intento di promuovere la conoscenza di alcuni fra i più significativi siti archeologici d’epoca pre-romana presenti nella penisola. Si tratta d’insediamenti umani, di solito posti in altura, contornati da basse mura di pietre a secco dal tracciato più o meno circolare o ellissoidale, ancora non sufficientemente studiati, pur essendo da sempre conosciuti dalle popolazioni locali.

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SOLSTIZIO D’ESTATE Solstizio d’Estate, con questo progetto l’Associazione, con la collaborazione della Coven Wica Italica del Quadrifoglio, vuole condividere con chi lo vuole, i festeggiamenti del Solstizio d’Estate.

Maggiori Info: http://www.italianelcerchio.blogspot.it

SAKROS Sakros è un progetto ideato dall’Associazione Italus, ambizioso ma non impossibile, l’idea è quello di creare una costruzione, un luogo, un sito, in cui ogni neopagano potrà riunirsi e celebrare le proprie divinità, i propri riti, la propria spiritualità. Maggiori Info: http://www.progettosakros.blogspot.it

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ITALUS COMUNICA

ITALUS ASSOCIAZIONE CULTURALE WICCA Programma settembre 2018 / giugno 2019 Le date e maggiori informazioni saranno pubblicate all’interno del Sito Internet dell’Associazione e nelle Pagine Facebook e Twitter

www.italus.info

Per maggiori informazioni a riguardo scriveteci alla E-mail: italus.info@gmail.com oppure Telefonate al: 350 0457148 *** *** ***

14 Ottobre - LA WICCA

Percorso Spirituale e Iniziatico. Argomenti del Workshop: - La spiritualità della Wicca, la sua etica, i suoi principi (il Rede); - I simboli della Wicca; - Il Rito; - Il Grande Rito e la Magia Sessuale. - Le Iniziazioni; - I Gradi e le Gerarchie nella Wica; - Ie Divinità e i 5 Elementi; - Gli Esbat e i Sabbat; - Cos’è una Coven e la Wica Italica.

Novembre - SCIAMANESIMO E LA RUOTA DELLA MEDICINA

Essere in armonia con la Natura e diventare una cosa sola con la Vita accedendo ad altre realtà. Argomenti del Workshop: - Cos’è lo Sciamanesimo e i suoi Valori; - Differenza tra praticare lo Sciamanesimo ed essere Sciamani; - Gli Strumenti dello Sciamanesimo; - Il Viaggio Sciamanico e i Mondi Spirituali. - Gli Spiriti Guida. - La Ruota di Medicina e lavorare con le Direzioni (nord/terra/corpo – sud/fuoco/spirito – ovest/acqua/ emozione – est/aria/intelletto) e i Cicli della Natura; - Il Sogno (il suo potere, come interpretarli e lavorare con essi); - L’Arte come Ponte (l’arte come guarigione sciamanica, l’arte come viaggio); - Lavorare con i Sensi e i Riti Sciamanici.

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Il Linguaggio segreto dei Simboli e il loro Potere.

Argomenti del Workshop: - I Simboli e l’Uomo; - Il Talismano e l’Amuleto; - I Sigilli; - I Mudra. - Il Potere del Simbolo, della Parola e dei Mantra; - I Simboli nella Tradizione Esoterica/Massonica; - La Magia dei Simboli; - La Radionica e i suoi “schemi”.

Gennaio - LA DANZA SACRA E IL POTERE DEL CANTO E DELLA PITTURA Canalizzare Energie con la Danza e la Pittura, Armonizzarsi con il Canto.

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Dicembre - IL POTERE DEI SIGILLI, DEI MUDRA, DEI MANTRA E DEI SIMBOLI NELLA TRADIZIONE MAGICO/ESOTERICA

Argomenti del Workshop: - La Danza come energia in movimento; - Danza estatica; - La Pittura e il potere dell’Arte. - Il Canto e il suo potere; - Armonizzarsi con il Canto; - Creare con l’Arte dei Colori. A Febbraio si svolgerà l’annuale Giornata della Memoria Pagana A Marzo si celebrerà l’ Equinozio di Primavera 2019. A Maggio si svolgerà l’ Italus Weekend 2019 A Giugno si celebrerà il Solstizio d’Estate 2019. In Primavera si svolgeranno delle visite guidate. Come sempre vi saranno altri eventi, come le Serate Esoteriche.

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ITALUS COMUNICA SITO INTERNET (ufficiale): http://www.italus.info

FACEBOOK: https://www.facebook.com/italus.associazione/?ref=hl

E-MAIL (ufficiale): italus.info@gmail.com

YOUTUBE: http://www.youtube.com/user/ITALUSassociazione/videos

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TWITTER:: https://twitter.com/ITALUS_forum


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ARTEMISIA

Anno VIII°, N° 30 Qui di seguito riportiamo gli indirizzi di posta elettronica dell’Associazione Italus, strumenti di contatto tra l’Associazione e il pubblico tesserato e non.

Ottobre / Dicembre 2018 *** *** *** *** *** *** DIRETTORE:

Sito internet dell’Associazione Italus: www.italus.info http://www.italus.info

Blog della Rivista Artemisia: http://www.artemisia1.blogspot.it

Tommaso Dorlè REDATTORI:

Sabrina Lombardini (Sibilla) Tommaso Dore Leron (Francis Voice) Claudia G.

ITALUS COMUNICA

CONTATTI

GRAFICO - Art Director:

E-mail per informazioni generiche sull’Associazione italus.info@gmail.com

Fracesco Voce (http://www.voxgraphic.it)

*** *** *** E-mail del Presidente dell’Associazione e del Consiglio Direttivo dell’Associazione italus.info@gmail.com

E-mail della rivista on-line Artemisia, per collaborare e inviare articoli; per comunicare con la rivista o inoltrare suggerimenti italus.info@gmail.com

E-mail per il Centro Studi Italus italus.info@gmail.com

Questa rivista non rappresenta un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001, essendo strumento informativo interno all’Associazione Italus. Il copyright degli articoli appartiene ai rispettivi autori.

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10 Anni della Coven wiccan del Quadrifoglio

SPECIALE 10 ANNI DELLA COVEN WICCAN DEL QUADRIFOGLIO La Coven del Quadrifoglio è una coven o gruppo spirituale wiccan italiana. Al suo interno si è sviluppato e costituito il movimento della Wica Italica e fu fondata la Italus Associazione Culturale Wicca. Il 14 ottobre 2018 la Coven del Quadrifoglio festeggia i suoi 10 anni dalla fondazione. COS’È IL QUADRIFOGLIO? Il Gruppo Spirituale o Coven del Quadrifoglio viene fondato da Leron nella città di Roma, sulla spiaggia di Lavinio, lido di Enea, venne poi consacrato alla Dea Diana, al Dio Apollo e al Grande Spirito, durante la notte del 14 Ottobre 2008, in occasione dell’Esbat della Luna delle Foglie. La Coven del Quadrifoglio è la prima coven o gruppo spirituale italiano a fondarsi sui principi etici e spirituali della Wica Sassone (o Seax Wica, movimento wiccan fondato da Raymond Buckland). Il 18 settembre 2009, a Roma, all’interno della Coven del Quadrifoglio, su iniziativa di Leron e con il sostegno di Sibilla, si delinea un nuovo movimento wiccan denominato Wica Italica, la quale si ispira sempre ai principi di quella Sassone ma pone alcune varianti. Il 20 marzo 2010, durante il Sab-

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bat dell’Equinozio di Primavera (Ver Sacrum o Ostara), fu consacrato l’Athanor Templum (Tempio consacrato sempre a Diana e Apollo), sito a Roma (in pieno centro - quartiere Esquilino), primo Tempio della Wica Italica. Il 21 giugno 2011 all’interno della Coven del Quadrifoglio nasce la Italus Associazione. Il 10 maggio 2016 Raymond Buckland (fondatore della Seax Wica) riconosce la Coven del Quadrifoglio e la Italus Associazione come le uniche (ad oggi) rappresentanti della Wica Sassone (o Seax Wica) in Italia, approvando anche la variante della Wica Italica. Al momento la Coven del Quadrifoglio risulta essere la più longeva coven wiccan romana (e forse italiana). OBBIETTIVI DEL QUADRIFOGLIO Gli obbiettivi principali della Coven del Quadrifoglio, sono: * Rafforzare ed Equilibrare lo Spirito e la Materia attraverso una crescita interiore e il raggiungimento della Serenità, mediante: la spiritualità Wicca e alcune pratiche sciamaniche, oltre alle meditazioni, allo studio delle filosofie e delle “scienze” esoteriche, e anche attraverso l’applicazione delle discipline olistiche;

Emblema della Coven del Quadrifoglio

* Attribuire la Giusta Dimensione alle esigenze dello Spirito senza trascurare i Bisogni Materiali, creando un equilibrio e un’armonia fra le due polarità umane; * Cercare nella pratica spirituale e nelle varie tradizioni un comune denominatore utile per raggiungere un’armonia materiale e spirituale con ciò che ci circonda; * Risvegliare il potenziale dell’Anima umana, esaltando le doti naturali di ogni individuo (membro del Quadrifoglio), diffondendo una nuova consapevolezza di armonia con equilibrio e rispetto; * Diventare più forti e capaci nel gestire il proprio potere personale; * Allenare la volontà per armonizzare e meglio gestire questa


Il Quadrifoglio, per come è concepito, pur essendo un gruppo è un gruppo che non annulla l’individualità del singolo membro. Proprio perché tiene in considerazione il singolo individuo, ogni membro dovrà tener conto responsabilmente, con maturità e rispetto, della vita di ogni singolo componente del Quadrifoglio. Si specifica che il Quadrifoglio non è a scopo di lucro (non circola denaro al suo interno e non vi sono tesseramenti), inoltre il gruppo non fornisce counseling di nessun genere, per il quale esistono strutture predisposte. La Coven del Quadrifoglio e i suoi membri usano degli “Archetipi Divini” a cui si ispirano e celebrano i riti, questi sono Diana e Apollo. ORGANIZZAZIONE DEL QUADRIFOGLIO La Wica Italica come la Seax

Wica è una tradizione wiccan aperta, ovvero non “chiusa” come può essere considerata la tradizioni gardneriana o alexandriana. L’accesso alle coven è libero, anche se esiste un giuramento a essere responsabili nel divulgare gli insegnamenti appresi all’interno delle Coven. Il Quadrifoglio (ispirandosi alla tradizione Sassone) è gestita da un collegio di quattro funzionari, ovvero: - il Responsabile del Tempio dove si celebrano i culti; - lo Scriba, che aggiorna e custodisce i registri in cui sono annotate le attività e la programmazione annuale della Coven e dei suoi membri; - Il Sacerdote e la Sacerdotessa che presiedono i rituali. Le Cariche di Responsabile del Tempio e dello Scriba sono ricoperte solo dai membri del Quadrifoglio iniziati alla Seconda Iniziazione della Wica Italica. Le Cariche da Sacerdoti sono affidate dopo la Seconda Iniziazione della Wica Italica.

Il Responsabile del Tempio e lo Scriba ruotano annualmente, sono cariche elette a maggioranza dai membri iniziati alla seconda e terza iniziazione, dalla durata di un anno, mentre i Sacerdoti ruotano ad ogni Sabbat. Non esistono quindi Sacerdoti o capi gruppi fissi, tutte le cariche e i ruoli ruotano tra i membri della Coven iniziati alla Seconda e Terza iniziazione. I membri della Coven del Quadrifoglio, come in quelle della Seax Wica, sono suddivisi in tre gradi o livelli:

10 Anni della Coven wiccan del Quadrifoglio

forza psichica; * Istruire la persona (membro del Quadrifoglio) sui procedimenti che sviluppano i poteri latenti in tutti gli uomini; * Approfondire e sperimentare l’arte di ottenere risultati; * Contribuire ad una “elevazione delle coscienze” partendo da un approccio privilegiato con la natura, considerata come luogo ideale della dimensione umana; * Ricercare la “purezza” delle pratiche spirituali wiccan, sciamaniche, esoteriche e delle discipline olistiche, togliendo il velo del consumismo e della mercificazione; * Conoscere e attualizzare le tradizioni e i culti pagani tipiche dell’Italia, e in generale dell’Europa e del bacino del Mediterraneo.

Il “NEOFITA”, colui che (volontariamente) vorrebbe entrare all’interno di una Coven o Gruppo spirituale della Wican Italica, dopo aver conseguito un periodo appropriato di apprendimento (almeno un anno) può accedere alla I° Iniziazione, quella dell’Acqua; successivamente (dopo un altro periodo di studio) possono conseguire la II° Iniziazione, quella del Fuoco; dopo un altro appropriato di studio e pratica si può accedere alla III° Iniziazione, quello dello Spirito.

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10 Anni della Coven wiccan del Quadrifoglio

La I° INIZIAZIONE DELL’ACQUA consente l’accesso alla Coven e di considerarsi un membro di essa, consente anche di partecipare attivamente ai rituali; la II° INIZIAZIONE DEL FUOCO, dona le competenze del sacerdozio wican, consente quindi alla persona di presiedere ai Rituali come Sacerdote o Sacerdotessa. Dona la responsabilità decisionale e organizzativa all’interno della Coven. Con questa iniziazione si possono ricoprire gli incarichi da Responsabile del Tempio o da Scriba della Coven; la III° INIZIAZIONE DELLO SPIRITO concede, ai membri della Coven, il potere di fondare nuove Coven ispirate alla Wica Italica, acquisendo la “capacità” e la conoscenza ritualistica delle Iniziazioni. In genere tutti i membri (iniziati o neofiti) sono considerati di uguale importanza e sono rispettati, nessuno è costretto a conseguire le iniziazioni. L’Espulsione dalla Coven è decisa da tutti gli iniziati all’Iniziazione dello Spirito, con voto di maggioranza e per giustificati motivi. Causa di espulsione immediata dalla Coven del Quadrifoglio possono essere: - mancanza di rispetto e responsabilità verso i membri (iniziati e non ai vari gradi) della Coven; - mancanza di rispetto per l’etica e la spiritualità della Wica Italica; - per motivi di forte proselitismo o fanatismo; - per mancanza di maturità e responsabilità; - per atti violenti, per razzismo,

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sessismo, omofobia, xenofobia o per nonnismo/bullismo. L’espulsione dalla Coven del Quadrifoglio non comporta nessuna penalità materiale (non essendoci in essa tesseramenti o versamenti di denaro), ma sancisce il divieto di partecipare alle attività della Coven e di esserne membro.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI: Blog: www.wicaitalica.blogspot.com E-mail: wicca.italica@gmail.com Pag, Facebook: Athanor Templum Coven del Quadrifoglio


Le foto presenti nell’articolo fanno parte dell’Archivio della Coven del Quadrifoglio

10 Anni della Coven wiccan del Quadrifoglio

L’ECLISSI DI LUNA DEL 27 LUGLIO 2018

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FORUM

FORUM HYGGE IN AUTUNNO Hygge. È una parola strana che qualcuno conosce e qualcuno non ne ha mai sentito parlare. Sta diventando più frequente anche delle “nostre” parti nonostante sia una parola danese il cui significato indica la felicità, in maniera molto semplificata. È un concetto complesso che racchiude il trovare la felicità nelle piccole cose di ogni giorno, scoprire la magia quotidiana, fatta di relax, di scoperte, di gioia, dedicandosi a piccole cose che si amano (e di cui spesso non se ne ha il tempo), da condividere con gli altri, amici, parenti, animali o in solitudine, cucinare. È profondamente radicata nella cultura danese ma come possiamo noi “farla nostra”, in senso buono, e coglierne l’essenza? Ecco qualche spunto per questa stagione autunnale: Accendere una candela quando tornate a casa e create un’atmosfera confortevole; Le giornate sono ancora calde, approfittatene per passeggiare in un parco o bosco, per guardare le sfumature delle foglie e sentirle sotto i piedi; Cucinate dei dolci o una torta; È tempo di essere avvolti da maglioni caldi, confortevoli e che vi piacciano davvero; Fate un bagno caldo e rilassante, con candele, alla fine di una lunga

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giornata; [Consiglio Wiccan: per un bagno purificante, unite al sale grosso le erbe come Rosmarino, Salvia e Lavanda, da mettere in un sacchettino. Lasciate il sacchettino immerso nell’acqua, in modo da disciogliere il sale e diffondere le erbe]; Concedetevi del tempo per spegnere tutti i cellulari e pc, e meditare. Meditate per esempio sulla stagione autunnale e sul cambiamento delle energie; Gustate una bevanda calda dopo una giornata fredda: the, tisane, cioccolata calda, caffè, la cosa che preferite di più; Uscite con gli amici e condividete con loro del tempo. Magari avete amici che non vedete da tempo; Passare del tempo sotto la coperta con il vostro libro preferito

in mano; Oppure leggete in un parco; Decorate casa in tinta con la stagione autunnale (candele arancioni-marroni, foglie, zucche, mele). Lasciatevi ispirare da questa breve lista, per trovare quell’attività che vi rilassi, vi aiuti a lasciare le preoccupazioni dietro la porta di casa e a godervi ogni momento speciale della giornata.

Luthien


Avete mai osservato qualcosa che assomiglia, in certa misura, ad un volto umano o animale? Oppure qualcosa che sembra un oggetto conosciuto? Se la vostra risposta è affermativa allora avete sperimentato ciò che viene definita con il termine “Pareidolia”. Questa parola deriva dal latino “parìre” e “idolum”, ma, a sua volta, ha una radice greca: είδωλον. Potremmo definirla come illusione subcosciente insita nel nostro cervello, la quale tende a ricondurre a forme conosciute oggetti e profili naturali (oppure artificiali) in un contesto (o texture) casuale. È una tendenza istintiva e automatica che fa scattare l’accostamento di forme familiari in immagini disordinate. Normalmente questo genere di associazione si manifesta sopratutto verso le figure e i volti umani.

Quali sono i luoghi nei quali il nostro cervello interpreta come volti umani (o altro) degli insiemi più o meno casuali di schemi e tracciati? Le nuvole, per esempio; la loro composizione di vapore acqueo (sulla Terra) e la loro estrema volatilità permettono alle correnti d’aria di modellarle nella maniere più disparate e imprevedibili. Anche il ghiaccio è un altro catalizzatore di figure pareidoliche; l’acqua essendo un fluido estremamente elastico tende ad acquisire facilmente la forma di qualsiasi cosa in cui essa si stabilisce. Quando congela ne mantiene le sembianze in modo permanete fintantoché la bassa temperatura permane. Ma il punto è questo: l’acqua di mare, di fiume o di lago è soggetta ai consueti moti ondulatori o delle correnti di flusso, i quali ne determineranno sostanzialmente l’aspetto superficiale al momen-

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LE ILLUSIONI MENTALI

to della solidificazione. L’azione combinata di urti con rocce adiacenti (frane), urti meteorici, scongelamenti e nuovi congelamenti, movimenti sismici ecc. potranno causare l’apparire di figure antropomorfe o d’altro genere. Non da meno è lo stesso terreno solido che forma il suolo terrestre o degli altri pianeti rocciosi. Sebbene considerabili “solide”, le rocce in realtà sono anch’esse dei fluidi con la differenza sostanziale di densità. La roccia è un fluido estremamente denso tale da acquisire una consistenza dura. Eppure se sottoposte a temperature elevatissime le molecole componenti le rocce divengono estremamente dinamiche: esse ci appariranno incandescenti emettendo anche luce e calore.

Tommaso

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IL RAPPORTO SUL CLIMA Uno scienziato inglese accusa l’IPCC di avere censurato il documento di sintesi del Rapporto sul Clima, per non dispiacere ai politici più scettici. L’IPCC è il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico è il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione meteorologica mondiale ed il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente allo scopo di studiare il riscaldamento globale. Se si legge il riassunto del rapporto che l’IPCC ha presentato alla Conferenza mondiale sul clima (1-5 ottobre 2018, Repubblica di Corea), si potrebbe pensare che i rischi dell’aumento della temperatura terrestre non siano quelli che sono stati dipinti fino a oggi. Oppure ci si potrebbe chiedere se ci è sfuggito qualcosa, o addirittura se c’è qualcos’altro, magari scelte politiche, che induce a non dire tutto per renderlo più facile da “digerire” ad alcuni Paesi - che, verrebbe da pensare, sono gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e l’Australia, molto riluttanti a tagliare su carbone e combustibili fossili, principali cause del riscaldamento globale. OMISSIONI COLPOSE. «Le persone che hanno preparato la sintesi del rapporto sui cambiamenti climatici hanno omesso informazioni cruciali sulle ricadute che si avranno con l’aumento della temperatura media globale», accusa senza mezzi termini Bob Ward, direttore del Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment (UK). «Eppure, se i governi non

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gradi centigradi: la fusione della calotta della glaciale della Groenlandia potrebbe fare innalzare il livello dei mari di 1-2 metri nei prossimi due secoli;

riconoscono la portata e l’urgenza dei rischi potrebbero sottovalutare quanto sia importante raggiungere l’obiettivo degli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici, e questo potrebbe avere degli effetti a catena molto seri nella battaglia per limitare l’impatto del riscaldamento globale.» Quello che però preoccupa Ward e molti altri scienziati è quella sintesi del rapporto, che poi è il documento che sarà consegnato ai rappresentanti dei singoli Paesi: sarà dunque proprio la sintesi (e non il rapporto completo) a essere utilizzata dai politici come guida per le scelte climatiche dei rispettivi Paesi. QUELLO CHE NON SI DICE. Nel documento di sintesi sono stati fatti tagli molto importanti sul versante dell’ambiente, ma ancora più importante - sul fronte della geopolitica. AMBIENTE Non si parla delle ripercussioni che si potrebbero avere sulla Corrente del Golfo, che potrebbe essere interrotta dal flusso di acque fredde che scenderanno dall’Artico, dove si fonde sempre più ghiaccio marino: una interruzione che avrebbe conseguenze drammatiche; Non si parla dei pericoli di un aumento della temperatura media globale comunque entro 1,5 - 2

GEOPOLITICA Non si parla del fatto che l’innalzamento della temperatura media globale oltre 1,5 gradi centigradi potrebbe aumentare i flussi migratori e il numero di conflitti per il controllo dell’acqua e delle terre fertili; È stata censurata la frase: “La povertà è aumentata con il riscaldamento recente di un grado centigrado e si prevede che aumenterà in molte popolazioni quando le temperature medie globali aumenteranno da 1 a 1,5 gradi centigradi”; È stata censurata la frase: (è possibile che) “a un aumento di 2 gradi centigradi della temperatura media globale corrisponda un significativo spostamento delle popolazioni che vivono lungo le fasce tropicali”. «È vero che gli scienziati che producono simili rapporti cercano di essere prudenti riguardo i peggiori rischi che potrebbero causare i cambiamenti climatici, ma questa volta hanno superato se stessi», commenta Ward, al quale un portavoce di IPCC risponde che la sintesi potrebbe anche essere modificata durante la Conferenza, e che ciò che vale realmente è il rapporto nella sua interezza. Purtroppo è per davvero molto difficile che i politici e i loro consiglieri lo leggano, il rapporto integrale. Lorenzo Lucanto


Nelle vicinanze di Pescosolido in provincia di Frosinone. *Abruzzo Presso Rosciolo dei Marsi (AQ) vicino Avezzano, sulla strada che porta alla chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta.

Si chiamano così le colline dove si può sperimentare un curioso fenomeno: se lasciamo l’auto in folle, il veicolo si mette in movimento nella direzione opposta a quella che ci aspettiamo. Da che dipende? Le cosiddette colline magnetiche hanno strade, in pendenza, dove si ha la sensazione che la forza di gravità sia assente o che, comunque, si “comporti” in modo diverso da come siamo abituati a percepire: lasciando l’auto con la marcia in folle, infatti, il veicolo non si muove verso valle, come sarebbe naturale e istintivo aspettarsi, ma procede da solo verso monte, come se fosse attratto da una misteriosa forza magnetica. Qualcuno attribuisce i motivi dello strano fenomeno a una fantomatica alterazione del campo gravitazionale. Alcuni chiamano in causa i campi magnetici... Del fenomeno si è occupato anche il Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale), concludendo che in molti casi potrebbe trattarsi di semplici illusioni ottiche. In ogni caso, per chi volesse sperimentare di persona, non mancano

le opportunità. In Italia le colline magnetiche più famose si trovano: *Piemonte A Roccabruna in provincia di Cuneo. A Barengo (NO), in direzione Fara Novarese. *Trentino Nella frazione Montagnaga di Baselga di Piné, in provincia di Trento. *Veneto Sulla strada che dalla SP 13 in località Provalo va verso la località Dosso, Comune di Sant’Anna d’Alfaedo (VR). *Toscana Lungo la strada che congiunge Filattiera a Caprio (MS), nell’alta Lunigiana. *Umbria In provincia di Terni, all’uscita di San Gemini Nord, per chi va in direzione di Cesena. *Lazio Lungo la statale 218, a 30 km a sud di Roma, tra Rocca di Papa e Ariccia. Ad Alvito, in provincia di Frosinone.

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LE COLLINE MAGNETICHE

*Campania In una strada chiusa a Sala Consilina, provincia di Salerno. Benevento, strada verso Pietrelcina. Questo luogo è conosciuto localmente come “Ponte Cacacipolla”. *Puglia Sulla SP 39 tra Corato e Poggiorsini (provincia di Bari). Sul Gargano, in provincia di Foggia, lungo la litoranea Vieste - Mattinata all’incirca al 26º chilometro della SP 53. Sulla statale che collega Taranto a Martina Franca. *Calabria A Lamezia Terme (CZ), sulla strada comunale Bella-Piano Luppino. In direzione Piano Luppino, nel tratto (più o meno) rettilineo prima della sorgente d’acqua. A Caronte, Lamezia Terme (CZ). *Sicilia Nella strada provinciale che collega Paternò a Schettino (CT). *Sardegna Arrivando dalla strada statale 131 Carlo Felice poco prima di Santu Lussurgiu (OR). Ad Alghero sulla strada per Villanova Monteleone (SS).

Rossella

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GIBILTERRA

Gibilterra

È possibile che in futuro la Spagna faccia sempre maggiore pressione sulla Gran Bretagna per la restituzione di Gibilterra? Sebbene i rapporti tra i due governi siano alquanto amichevoli, la polizia e alcune unità navali iberiche hanno violato le acque territoriali Gibilterrine, peraltro mai riconosciute dalla Spagna, almeno 15 volte negli ultimi anni. Inoltre, la Spagna continua a impedire la partecipazione di Gibilterra a numerose organizzazioni internazionali ed enti sportivi. Le secolari tensioni alimentate tra le due potenze europee da questa piccola penisola della costa mediterranea risalgono alla Guerra di Successione Spagnola (17011714) quando, per la prima volta, Gibilterra cadde in mani britanniche. Abbasso i francesi La Guerra di Successione Spagnola ebbe inizio quando il gover-

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no inglese appoggiò un candidato non francese al trono di Spagna. Lo scopo degli inglesi era non solo impedire che la Spagna cadesse sotto il controllo della Francia, ma anche punire quest’ultima per aver appoggiato i Giacobiti e aver escluso le navi inglesi dai commerci con la Spagna. Così, insieme alla Repubblica Olandese, all’Austria, a molti stati tedeschi e alle regioni settentrionali e orientali spagnole, la Gran Bretagna appoggiò l’Arciduca austriaco Carlo d’Asburgo, pretendente al trono di Spagna. Nel frattempo la Francia, la Baviera e gran parte della Spagna sostenevano il legittimo erede al trono, il nipote del re francese, Filippo Duca d’Anjou. Dopo tre anni di scontri, le truppe olandesi e britanniche occuparono Gibilterra, considerata una comoda testa di ponte per l’avanzata delle forze alleate verso Madrid. L’invasione del territorio doveva, inoltre, risarcire in

qualche modo le sconfitte subite in Spagna all’inizio dell’estate. Il tentativo di insediare Carlo fallì (Filippo rimase re di Spagna), ma nel 1713 il Trattato di Utrecht portò alla fine della guerra, stabilendo la cessione dell’intero territorio alla Gran Bretagna. Da allora (salvo una lunga tregua nel XIX e inizio del XX secolo) la Spagna ha sempre reclamato la restituzione della “Rocca” sulla sua costa meridionale. Già nel 1625 alcuni grandi comandanti inglesi avevano proposto la presa di Gibilterra. In seguito l’Admiralty, la marina mercantile e la città di Londra si opposero fermamente alla sua restituzione, riconoscendo il ruolo strategico di Gibilterra nel potenziare la capacità della Royal Navy di difendere i traffici marittimi, grazie alla sua presenza nel bacino del Mediterraneo. Sir Robert Walpole, primo ministro britannico de facto, se ne rese


conto a sue spese quando propose di restituire Gibilterra alla Spagna per tagliare le spese militari e quindi le tasse, incontrando però una decisa e secca opposizione. Anche i piani del primo ministro Shelburne di riconsegnare la Rocca, tra il 1780 e il 1790, vennero mandati a monte per ragioni analoghe. Tuttavia, la sola determinazione strategica non basta a spiegare il successo inglese nel detenere il possesso di Gibilterra per 300 anni. Un altro fattore determinante fu senz’altro la natura violenta dell’occupazione nelle sue prime fasi. Gli alti ufficiali persero il controllo delle truppe, ne seguirono stupri e saccheggi, oltre al fatto che il divario religioso tra assedianti e assediati scatenò ulteriori violenze. Le truppe protestanti britanniche e olandesi depredarono le chiese distruggendo tutti i simboli cattolici che incontrarono sul loro cammino. Alcune

chiese vennero persino trasformate in depositi militari. Esilio di massa Sconvolti da ciò che stava accadendo sotto i loro occhi, appena tre giorni dopo l’inizio dell’occupazione, praticamente l’intero popolo di Gibilterra decise di abbandonare le proprie case per fuggire altrove. Oltre 3mila persone si misero in marcia e oltrepassarono i confini, con la segreta speranza di tornare presto, ma i vari tentativi spagnoli di riconquistare la Rocca fallirono inesorabilmente, facendo sì che i discendenti di quelle persone rimanessero in esilio fino ai giorni nostri. Oltre il confine sorse una nuova Gibilterra: la città di San Roque i cui attuali abitanti discendono dai profughi del 1704, dei quali conservano tuttora i cimeli religiosi e civili che gli esuli portarono con sé durante la fuga. La decisione di abbandonare Gibilterra fu

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determinante perché, in brevissimo tempo, la città svuotata si ripopolò di gente non spagnola: soprattutto genovesi, britannici, ebrei sefarditi (i cui antenati erano stati cacciati dalla Spagna due secoli prima) e, in seguito, maltesi. In particolare, l’arrivo degli ebrei fece infuriare il governo spagnolo, poiché il Trattato di Utrecht del 1713 sanciva la cessione di Gibilterra alla Gran Bretagna, a patto che nessun ebreo potesse mai abitarvi. La nascita di una nuova popolazione a maggioranza non iberica, parte della quale non nutriva molto affetto nei confronti della Spagna, fece sì che non si sviluppasse mai alcuna istanza interna di ricongiungimento alla madrepatria. Sebbene la mancanza di identità culturale spagnola fosse alquanto irrilevante nel corso del 1700 e 1800, nel Ventesimo secolo la Gran Bretagna avrebbe avuto qualche difficoltà a tenersi stretto il territorio. Infatti, la contesa di Gibilterra non deve essere vista solo nell’ottica della Gran Bretagna che, appoggiata dai gibilterrini, intende mantenere la proprietà della Rocca. Perché, oltre il confine, anche la Spagna è sempre più agguerrita nel reclamare il possesso politico del territorio, come testimoniano le sue rivendicazioni degli ultimi 50 anni. La storia dei tentativi spagnoli di riconquistare Gibilterra è lunga e complessa. Nel Diciottesimo secolo tentò invano di riprendersela con la forza (nel 1704, 1727 e tra il 1779 e il 1783) e addirittura di barattarla con Porto Rico (1783). Nel Diciannovesimo secolo la Gran Bretagna godeva di status di superpotenza mondiale e la Spagna si guardò bene dal rivendicare alcunché. Ma quando, negli anni Trenta, il dittatore ultranazionalista Francisco

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Franco salì al potere al termine della guerra civile spagnola, il governo madrileno ricominciò a reclamare per sé Gibilterra. Infatti, nel corso della Seconda guerra mondiale, spagnoli e tedeschi valutarono la possibilità di inviare truppe naziste all’assedio di Gibilterra per restituirla alla Spagna (ricacciando così le forze britanniche dall’imbocco del Mediterraneo). Ma Franco diffidava di Hitler e temeva che le truppe naziste sarebbero rimaste a Gibilterra e nel resto della Spagna, come ospiti ben armati e oltremodo indesiderati. Sembra, inoltre, (come affermato negli anni Cinquanta dagli spagnoli), che il governo bellico britannico avesse lasciato intendere a quello spagnolo che se fosse rimasto neutrale, evitando anche l’entrata dei tedeschi a Gibilterra, la Rocca sarebbe potuta tornare di sua proprietà al termine del conflitto. Il governo britannico non ha mai ammesso alcuna negoziazione in merito, liquidando la pretesa spagnola come “inconsistente e inverosimile”. L’avvio di un altro conflitto geopolitico di portata internazionale, la Guerra Fredda, diede spunto a Franco per rivendicare seriamente il possesso di Gibilterra. Mentre all’inizio degli anni Cinquanta ferveva la corsa agli armamenti, gli Stati Uniti, desiderosi di stabilire un controllo strategico nel bacino del Mediterraneo, negoziarono con la Spagna la creazione di una “loro Gibilterra” ovvero una base navale/aerea condivisa in territorio spagnolo, situata a Rota, 97 chilometri a nordovest della Rocca. Fu così che, nel 1953, la potenza leader del “mondo libero” firmò accordi economici e militari con la dittatura franchista, favorendo l’inizio della reintegrazione spagnola nell’assetto geopolitico oc-

cidentale, da cui la Spagna si era tenuta fuori sia prima sia durante la Seconda guerra mondiale. Il negoziato tra Spagna e Stati Uniti aveva di fatto isolato Gibilterra, e la Gran Bretagna, che mal si adattava al nuovo assetto mondiale dominato dalla superpotenza statunitense, fece un passo falso mandando la nuova regina Elisabetta II in visita a Gibilterra, in occasione del 250° anniversario della presa dagli spagnoli nel 1704. Un evento solenne di questa portata, che seguiva di poche settimane l’entrata in vigore dell’accordo sulla base navale voluta da Spagna e Stati Uniti, provocò la reazione dell’ultranazionalista dittatore spagnolo che dapprima chiuse il consolato a Gibilterra, poi introdusse restrizioni lungo i confini e, infine, nel 1966 convinse l’assemblea generale delle Nazioni Unite ad appoggiare la sua rivendicazione del territorio. Il gelo che caratterizzò i rapporti tra Spagna e Gran Bretagna nella metà degli anni Sessanta si intensificò ulteriormente nel 1969, quando gli inglesi posero un vero e proprio veto costituzionale a Gibilterra circa la restituzione della Rocca agli spagnoli. In base al Trattato di Utrecht, la sovranità spettava interamente al governo britannico, una decisione di diritto internazionale che la Spagna, seppur controvoglia, ha sempre accettato anche se avrebbe voluto che fosse rettificata bilateralmente. Il nuovo veto (parte della costituzione di Gibilterra del 1969) poneva di fatto il futuro del territorio nelle mani dei suoi abitanti anziché in quelle del governo britannico. Nell’ottica di suscitare fervore patriottico in un clima di malcontento nazionale diffuso, Franco reagì rapidamente al cambiamento unilaterale apportato ad uno status quo apparentemente

legale, chiudendo i confini e tagliando tutte le vie di comunicazione, isolando Gibilterra dal mondo esterno per 13 lunghissimi anni. Ma tutti gli anni perduti e le successive lievi restrizioni che la Spagna impose alla Rocca, non fecero che alimentare il risentimento della popolazione nei confronti del governo madrileno, contribuendo significativamente al netto rifiuto dei gibilterrini di ritornare alla Spagna, stato d’animo che a distanza di 300 anni dall’occupazione britannica/alleata, permane ancora oggi.

Giulia V.


Cosa resta da scoprire? Quali segreti sono ancora celati sotto la sabbia? Oltre due secoli di scavi, milioni di metri cubi di terra sbancati e migliaia di archeologi di tutto il mondo impegnati nell’immane lavoro di ricerca non sono bastati a chiarire i misteri di una delle civiltà più affascinanti della storia. Il regno dei Faraoni non lesina tesori, nascosti in tombe millenarie, tra le bende consunte delle mummie, nei cunicoli infiniti delle piramidi. e il “work in progress” diventa una condizione assoluta, senza tempo. Anche oggi sulla scrivania di Mohamed Ibrahim, Ministro delle antichità del nuovo governo egiziano, salito al potere dopo la Primavera araba, ci sono montagne di documenti e rapporti provenienti da tutte le regioni della terra del Nilo. Migliaia di pagine, dense di notizie sugli scavi in corso (circa trecento) e sulle scoperte realizzate o realizzabili. BBC History ha provato, dunque, a tracciare un inventario virtuale dei tesori ancora sepolti e lo ha fatto anche con l’aiuto di un grande egittologo, Francesco Tiradritti, direttore della missione archeologica italiana a Luxor. “L’archeologia è una disciplina nata per essere declinata al passato: ‘io ho scoperto’. Ben più difficile è dire ‘io scoprirò’, ma è innegabile che ci siano dei luoghi in Egitto da cui ci attendiamo grandi sorprese”. I nuovi misteri “Partiamo proprio dalla grande piana di Giza, poco fuori Il Cairo,

dove sorgono le famose piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. Qui sono interrati i resti di una seconda barca solare, simile a quella recuperata e musealizzata diversi anni fa” dice Francesco Tiradritti. La barca solare, nelle credenze egizie, rappresentava il mezzo con il quale l’anima del faraone, in compagnia del dio Ra, navigava per raggiungere il regno dei morti. Nel 1954, a seguito di alcuni scavi accanto alla Grande Piramide, vennero scoperte cinque strutture che dovevano contenere altrettante barche dedicate al faraone Cheope (morto intorno al 2570 a.C.). Di queste, però, solo due ne ospitavano effettivamente e, solo una, quella a sud della Grande Piramide, fu poi portata alla luce. Dopo la lunga opera di assemblaggio dei 1500 pezzi in cui era scomposta, ora può essere ammirata nella sua interezza e maestosità (è lunga 43 metri) in un museo creato appositamente a fianco della Grande Piramide, progettato dall’architetto italiano Franco Minissi. Per quanto riguarda la seconda imbarcazione per anni si ritenne che fosse troppo fragile per essere dissepolta. Ma secondo gli archeologi di un team nippo-egiziano che stanno lavorando sul sito, oggi ci sono le condizioni per farlo. Sotto una lastra calcarea giacciono centinaia di fragili frammenti di legno. Verranno estratti e trasportati all’interno di una tensostruttura con atmosfera controllata. In ultimo si passerà alla ricomposizione del “puzzle”. Sempre a Giza c’è un sito molto importante su cui sta lavorando l’americano Mark Lehner: il villaggio degli operai delle piramidi. Uno scavo su cui

sono rivolti gli occhi del mondo intero, che punta a chiarire la struttura sociale della civiltà egizia e, ovviamente, ad approfondire i metodi di costruzione di una delle sette “meraviglie del mondo”. Nel villaggio vissero abili artigiani, manovali, intagliatori di pietra, minatori, controllori e ufficiali, insieme con schiavi e operai comuni chiamati da tutto l’Egitto per completare la costruzione. La paga, per loro, era “in natura”: orzo, grano, pane, carne, birra, sale, pesce, verdure, vino e legna da ardere. Talvolta potevano essere ricompensati con modiche quantità di argento. “Oggi più che in passato l’egittologia guarda all’antropologia e al sociale”, continua Tiradritti, “ecco perché scoprire brani di vita della gente dell’epoca può essere più interessante che ritrovare un altro tesoro di Tutankhamon”. Basta fare un giro al Museo de Il Cairo, vicino a Piazza Tahrir, lo stesso preso d’assalto un anno fa durante gli scontri tra rivoltosi e l’esercito, per capire le ragioni dello studioso. L’edificio conserva gioielli, ori, sculture, effigi, spesso in molteplici copie: oggetti che gli esperti non sono riusciti neppure a catalogare. Mancano invece i contesti, pagine ancora bianche che si sta cercando di riempire con storie importanti. “Purtroppo però questo tipo di ricerca” osserva Eleni Vassilika, direttrice del Museo Egizio di Torino “ha il difetto di essere meno ‘sexy’ di quella che porta alla scoperta di nuovi tesori o di tombe dei celebri personaggi del passato”. “Di sicuro avrebbe una risonanza ben più elevata trovare le sepolture dei re appartenenti alla dinastia tole-

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ANTICO EGITTO

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FORUM maica che governarono l’Egitto per tre secoli, dal 305 a.C. al 30 a.C.” continua la direttrice. Il capostipite, Tolomeo I, fu uno dei Diadochi di Alessandro Magno (i generali macedoni che alla morte del “capo”, nel 323 a.C. si contesero il controllo del suo impero combattendo ben sei guerre). Le vicende dell’Egitto tolemaico sono molto intricate, a partire dal fatto che tutti i sovrani della famiglia presero il nome di Tolomeo, mentre le spose quello di Cleopatra. La più celebre tra le regine fu Cleopatra VII (69 a.C.-30 a.C.) la cui tomba, secondo l’archeologo Zahi Hawass, ex plenipotenziario Segretario del Consiglio Superiore delle Antichità fino all’arrivo del “primavera araba” nel 2011, potrebbe essere a 30 chilometri da Alessandria d’Egitto, sotto un tempio dedicato a Iside (Taposiris Magna). Insieme con lei forse giace il suo amante, Marco Antonio, uno dei triumviri che gover-

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narono Roma in seguito al vuoto di potere conseguente la morte di Cesare. Gli scavi sotto Taposiris Magna sono iniziati nel 2005 e hanno portato alla luce oltre mille reperti: vasi, monete, gioielli in oro, teste di statue. Significativa è stata l’identificazione di un vasto cimitero fuori delle mura del tempio, perché tradizionalmente i sudditi desideravano essere sepolti vicino alle spoglie del loro sovrano. A oggi, però, la tomba di Cleopatra continua a essere inafferrabile e la sua collocazione è solo ipotetica. Trovarla significherebbe fare tanto clamore quanto ne fece nel 1922 Howard Carter con la tomba di Tutankhamon. Città e lingue perdute Una delle scoperte più importanti dell’era moderna l’ha fatta proprio Zahi Hawass, detto l’Indiana Jones delle Piramidi per via del suo inseparabile cappellac-

cio: le diecimila mummie d’oro dell’Oasi di Bahariya. “Ma oggi la ricerca soffre di una cronica mancanza di fondi” dice Eleni Vassilika. “Howard Carter poteva permettersi il lusso di scavare estensivamente la Valle dei Re per cercare il tesoro di Tutankhamon, noi no. Abbiamo meno tempo e meno soldi” conferma Tiradritti. Nonostante sia imperativa una visione più pragmatica dell’archeologia c’è ancora spazio per indagare sul mistero. “Per esempio sul Mar Rosso, a est del Paese”, continua Tiradritti, “il pool di archeologi guidati dall’Orientale di Napoli e dall’Università americana di Boston sta per cogliere un successo importantissimo: definire con certezza i confini geografici e commerciali della terra di Punt”. Punt, citata nei testi geroglifici dell’Antico Regno (2200 a.C. circa), era il nome che gli Egizi davano alle ricche terre oltre i confini dei loro possedimenti. Una sorta di ma-


poco conosciute. Come quella dei Meroitici che convissero con gli Egizi e ne condivisero le tradizioni, finanche il pantheon delle divinità, ma non la lingua. Il regno di questo popolo si trovava nell’area di Gebel Barkal, all’altezza della quarta cataratta del Nilo, in piena area nubiana. Durò meno di un millennio, dal IV-III secolo avanti Cristo al IV secolo dopo Cristo. In quest’arco di tempo i Meroitici riuscirono a togliersi una soddisfazione non da poco: sconfiggere i Romani guidati dal Prefetto d’Egitto Cornelio Gallo che erano intervenuti per domare una rivolta intorno al 30 avanti Cristo. “Il loro idioma ci è tuttora ignoto. Indubbiamente sarebbe una scoperta sensazionale poter mettere le mani su una sorta di ‘stele di Rosetta’ come quella che ci ha permesso di decifrare i geroglifici. Un vocabolario di pietra scritto in meroitico e in almeno un’altra lingua a noi comprensibile, che ci potrebbe permettere di tradurlo”, dice ancora Tiradritti. Non solo faraoni Si dice Antico Egitto e si pronuncia Valle dei Re. Perché qui, vicino all’odierna Luxor, sono riunite le tombe dei faraoni più celebri, tra cui quella di Tutankhamon e di Ramses II. Ma non c’erano solo i sovrani, come dimostra la tomba KV64, la 63esima, rinvenuta recentemente da un team di archeologi dell’Università di Basilea. Stando a un’iscrizione trovata sul sarcofago, al suo interno vi riposa la mummia di una donna, Nehmes Bastet, una cantante in servizio presso il complesso templare di Karnak, circa tremila anni fa. “Questa scoperta dimostra che la Valle dei Re era anche utilizzata per la sepoltura di per-

sone comuni vissute durante la XXII dinastia”, ha spiegato il Ministro delle antichità Mohamed Ibrahim. Sempre a Luxor, sulla riva occidentale del Nilo, nella necropoli di Assasif di fronte al tempio dedicato ad Hatshepsut, la Grande Sposa Reale di Tuhmose II, c’è un’altra tomba particolarmente interessante. È quella di Harwa, un personaggio a dir poco oscuro eppure molto importante che visse intorno al VII secolo avanti Cristo. Secondo le fonti era il Grande Maggiordomo della Divina Adoratrice, un ruolo che gli consentiva di maneggiare grandi ricchezze ed esercitare molto potere. La tomba, studiata per anni da Tiradritti, rappresenta un’allegoria architettonica perfetta del percorso di andata e ritorno dalla vita alla morte, e ancora alla vita. Cioè, in altre parole, la possibilità per il defunto, che anche gli Egizi contemplavano, di risorgere sulla terra e non essere relegato in una dimensione altra, l’aldilà. “Gli ambienti della tomba sono suddivisi in modo da scandire perfettamente il passaggio dalla vita alla morte. Tra il cortile di ingresso e la prima sala ipostila c’è un geroglifico di saluto che dice ‘a voi che ancora esistete io dico quel che di bene ho fatto sulla terra... ho dato pane all’affamato e vestito l’ignudo...’. Poi tra la prima e la seconda sala ipostila c’è un rilievo dove si vede un Harwa vecchio e grasso e Hanubi che lo porta verso il regno dei morti. E, infine, tra la seconda sala ipostila e il santuario c’è l’ultimo rilievo, con un Harwa giovane che, sempre mano nella mano con Hanubi, va verso Osiride. Fino al 2009 avevamo interpretato questo come una allegoria della rinascita di Harwa nell’aldilà. Ma poi ci siamo accorti che c’erano delle iscrizioni

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croregione comprendente Sudan, Corno d’Africa, Arabia, Yemen. L’antico Eldorado mediterraneo non è mai stato localizzato con precisione da nessuno, ma si favoleggia che fosse sede di ogni bene e ricchezza: alberi da incenso, avorio, ebano e, naturalmente, oro. Oggetti e manufatti provenienti da quelle esotiche latitudini sono stati trovati dunque nella località egizia di Mersa Gawasis, l’odierna Safaga. “Qui c’era un porto da cui probabilmente partivano bastimenti diretti verso la terra di Punt, dove andavano a rifornirsi di merci” sottolinea ancora Tiradritti. Qualcosa, di quei preziosi carichi, deve essere andato perso durante il trasbordo ed è stato così rinvenuto dagli studiosi dopo ben quattromila anni. Oggi costituisce la prova principe dell’esistenza di rotte commerciali prima ignote lungo tutta la costa del Mar Rosso e verso il Deserto Orientale, all’inizio del II millennio avanti Cristo. Altra ricerca importante è quella intrapresa dalla missione del Metropolitan Museum di New York pochi chilometri a sud de Il Cairo. Nella zona dell’odierna elLisht, infatti, si troverebbe la città perduta di Itj-Tawy. La sua storia risale all’epoca della XII dinastia (1990-1780 a.C.), quando i sovrani del regno egizio, finalmente riunificato dopo il crollo politico e amministrativo patito nei secoli precedenti, bonificarono e recuperarono al commercio anche aree profondamente depresse del Paese come Fayum, estendendo con successo la loro sfera di influenza economica alla profonda Nubia. La capitale del regno, che era stata fino a quel momento Tebe, fu spostata proprio a ItjTawy. Lo sforzo dell’archeologia non è indirizzato solo alle località scomparse ma anche alle civiltà

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importanti anche sulle pareti opposte a quelle che avevamo già interpretato, e quelle iscrizioni, lette a ritroso, cioè dal santuario al cortile più esterno, stavano a significare proprio il ritorno del defunto dall’aldilà”. Un concetto, quello della resurrezione, che avvicina incredibilmente le credenze egizie alla religione occidentale. Dopo l’obbligato excursus nel mondo dei morti, di cui è profondo conoscitore, chiediamo a Tiradritti di rimettere i panni del cicerone, segnalandoci le altre meraviglie che l’archeologia egizia può ancora regalarci. “A El Kab è stata segnalata la presenza di tombe databili all’inizio del Nuovo Regno (1550-1069 a.C.), che contengono i resti dei soldati che combatterono contro i nubiani del sud”. Dalle armi, dagli oggetti potremo forse capire di più sulle modalità con cui gli Egizi conducevano le loro campagne militari. “Citerei poi gli antichissimi siti di Ieracompoli, 3300-3000 a.C., e Abido, 3000 a.C., studiati rispettivamente dall’Università della California, Berkeley e dall’Università della Pennsylvania. Il primo è significativo perché conserva testimonianze delle tribù che popolarono l’Egitto arcaico, attraverso le quali si arrivò, poi, alla nascita della civiltà faraonica. Il secondo è invece ricco di templi funerari e di tombe dei primi sovrani egizi”. E non finisce qui. C’è una regione del Paese che rappresenta in assoluto la vera terra promessa dell’archeologia. Il delta del Nilo. “Il delta è tutta una sorpresa e non è mai stato scavato a fondo. Eppure sono bastate poche indagini in un sito come Tell el-Farkha per trovare statue in legno ricoperte da lamine d’oro risalenti al 3600 avanti Cristo. C’è da pensare che ci sia-

no cose strabilianti”. Con obiettiva lungimiranza Zahi Hawass decise nel 2000 che sarebbero state autorizzate nuove missioni in Egitto solo nel delta del Nilo, non altrove. In omaggio a una visione più pragmatica e meno sognatrice dell’archeologia. Portare alla luce cose nuove significa doverle poi restaurare e musealizzare, con tutte le spese che queste operazioni comportano. “Che siano almeno cose mai viste” pensò il “Faraone” Hawass, come era pure soprannominato dai suoi detrattori. Quindi qual è il futuro della ricerca in Egitto? “Un futuro al risparmio, in cui le risorse vengono investite razionalmente”, riprende Tiradritti. Anche Eleni Vassilika non ha dubbi: “Bisogna imparare a scavare anche nei depositi dei musei. Sono scrigni immensi di tesori nascosti e ancora da studiare”. Come dimostra una notizia pubblicata recentemente su Nature: “Le bardature di cuoio di un antico carro egizio, splendidamente conservatesi, sono state riscoperte in un magazzino del Museo Egizio de Il Cairo. I ricercatori dicono che la scoperta è unica e aiuterà a chiarire come venivano costruiti e utilizzati questi mezzi di trasporto tremila anni fa”. A volte basta un dettaglio per cambiare la storia, basta saper cercare.

Vanessa Salerno


L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., sconvolse, per le catastrofiche dimensioni, mare e terre di questo estremo lembo della provincia partenopea. Era ormai fine estate, il nono giorno prima delle calende di settembre, cioè il 24 agosto, secondo i più, quando, verso le ore undici un pauroso boato fa scuotere la terra e dal Vesuvio s’innalza una grande colonna di fuoco che poco dopo si trasforma in fumo e cenere a forma di pino. Poi giù irrefrenabile pioggia di cenere e lapilli, frammisti a gas venefici (solforosi e cloridrici). Dopo una breve pausa, cadono ancora grandi pietre pomici incandescenti che terrorizzano soprattutto gli abitanti dell’area vesuviana, certamente abituati ai sussulti della terra e dei

terremoti, come quello verificatosi diciassette anni prima, ma non a un cataclisma di tale natura, durato circa una settimana (secondo i calcoli, dal 24 al 29 agosto). Questo è ciò che scrive Plinio il Giovane - testimone oculare della tragedia - allo storico latino Tacito, in due lettere. Nei primi giorni di settembre del 79, d.C., dunque, cessate le ostilità dello sterminator Vesevo, intere città e villaggi, giacevano sotto una pesante coltre bianca di cenere e lapillo. Passati i momenti di sbigottimento molti, sfuggiti alla catastrofe, ritornarono certamente sul posto per frugare e recuperare qualcosa rimasta, ma in quel primo tentativo nulla fu possibile a causa dell’impraticabilità del

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L’ERUZIONE DEL VESUVIO

suolo. Intanto la notizia dell’eruzione e del disastro prodotto, giunge a Roma, dove, peraltro, si notavano anche ceneri e polvere spinte dal vento. Il governo imperiale inviò nelle zone disastrate una commissione senatoriale che, dopo accorti sopralluoghi, secondo alcuni, o abbastanza superficiali, secondo altri, decise di promuovere la ricostruzione solo di quei centri parzialmente sinistrati (non conosciamo certamente i nomi di altre cittadine e villaggi, forse lontani dall’area vesuviana). Pompei si trovava sepolta sotto 4-6 metri di materiale vulcanico, Ercolano era scomparsa sotto una valanga di fango e di Stabia affioravano le parti più alte di fabbricati scoperchiati e danneggiati. Perciò si decise di non

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FORUM provvedere ad alcun intervento di ristrutturazione. Lo Stato riuscì a recuperare ciò che era possibile: marmi, colonne, capitelli, trabeazioni, statue, mentre, questa volta, i superstiti, aiutati dalle soldatesche e dagli schiavi inviati sul posto, cercarono di recuperare le loro suppellettili e i corpi dei parenti morti. Il resto fu risotterrato. Passarono i secoli, l’humus tornò a ricostituirsi e campi di fave, piselli e vigneti lussureggiavano nuovamente sull’ampia pianura soprattutto di Varano e delle campagne di Pompei. Intanto, si arriva al Settecento, i continui rinvenimenti di pezzi di intonaci decorati, di vasellame, di “oscura provenienza” (già annotati nel Cinquecento dall’Anonimo Stabiano), incuriosivano coloni, studiosi, e perché no, anche antiquari che smerciavano a buon prezzo quanto capitava nelle loro mani. Così il re Carlo III decise di promuovere una vasta campagna di scavi, risultata però proficua quanto disarticolata. Il 26 maggio del 1738, il colonnello Rocco Gioacchino de Alcubierre, comandante del Genio del Regno di Napoli, iniziò uno scavo ad Ercolano a seguito di molte segna-

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lazioni di rinvenimenti di reperti antichi, e, dopo i primi colpi di piccone, tra pozzi e gallerie, vennero fuori straordinarie scoperte. Nel 1748 (23 marzo), l’Alcubierrre iniziò anche lo scavo di Pompei (che fino al 1763 si credette essere l’antica Stabiae, unica città nominata nelle lettere di Plinio in relazione all’evento vulcanico). Qui, a seguito di varie vicende, gli scavi, con qualche interruzione continuarono e continuano tuttora come in altre località. Gli scavi di Gragnano (Stabia) ebbero cominciamento il dì 7 giugno 1749 con sei uomini ed un capo maestro nelle vicinanze del Ponte di S. Marco, dove in quel giorno medesimo s’incontrarono due vasi grandi e due piccoli di bronzo.. .”, ecc., (Ruggiero). A Stabia, “si scavò per ventidue anni: quattordici dal 1749 al ‘62 ed otto dal 75 all’82, ma come portava la condizione del tempo e la qualità degli uomini che ne ebbero le prime cure - aggiunge il Ruggiero - piuttosto ad uso dei cercatori di antichità che di studiosi d’arte e di archeologia”. Gli archeologi addetti agli scavi (condotti senza alcun rigore scientifico; diretti da ingegneri

militari e affidati a manodopera occasionale), avevano un solo scopo: sterrare una grande quantità di ambienti, prendere quanto ritenuto “buono per il museo di Portici (e per il Re che tante volte regalava pezzi pregiati a principi e personaggi stranieri); rilevare precise e dettagliate piante dei fabbricati, di cui ancora oggi ci serviamo, distruggere quanto ritenuto di “scarsa importanza” e ricoprire poi tutto alla meglio allo scopo di evitare illeciti traffici tra mercanti di Napoli e di Roma. Poi il re Carlo di Borbone indennizzava i proprietari delle terre per i danni arrecati alle colture e la località veniva abbandonata definitivamente. I Borbone, scavarono molti edifici. Dei più grandi, almeno 19, hanno lasciato precise piante compreso le mappe riguardanti le reti stradali che ancora oggi costituiscono l’unica fonte documentale di consultazione per conoscere la posizione e le dimensioni delle antiche architetture sepolte. Senza il lavoro dei tecnici reali, sarebbe stato pressoché impossibile procedere all’individuazione e conoscenza delle planimetrie. Passano ancora molti decenni e, sull’arioso poggio di Varano, come dice Maiu-


1966, con prefazione del soprintendente professor Alfonso De Franciscis) - all’indomani di ogni rinvenimento (un vaso importante, un affresco, un bronzo), convocava i tre, quattro cronisti locali, i quali, ricevendo la stessa carica di entusiasmo, pubbicavano sui giornali articoli e foto (e giova ricordare che la valorizzazione del patrimonio artistico è strettamente legato all’opera di divulgazione dei giornalisti, attraverso i mezzi di comunicazione). Dopo il grande lavoro del preside D’Orsi, che, superando ostacoli e difficoltà (che solo i cronisti del tempo ricordano), riuscì a riportare alla luce parti di almeno tre complessi residenziali sul poggio di Varano, su di un’area di circa 45 mila metri quadrati, allestendo nel contempo anche l’Antiquarium (poi diventato statale con tutti i benefici di legge, ma attualmente chiuso). In questi decenni, purtroppo, è mancato un vero interesse per l’archeologia stabiana. Mentre, un discorso a parte merita certamente Pompei, in quanto è l’unico monumento al mondo che documenti la vita di una città romana in pieno rigoglio commerciale e culturale. Ercolano, con le sue meraviglie stupisce il mondo, Stabia, secondo noi, non ha ottenuto il successo che già meritava, considerata la riconosciuta importanza che riveste nel panorama dell’archeologia mondiale. Infatti, per Stabiae è significativo il giudizio di uno dei più noti archeologi, già soprintendente, Alfonso De Franciscis: Stabia, egli ci ha detto, ha una funzione importantissima perché essa è l’unica che presenta un tipo di architettura, un tipo di pittura parietale e un modo di vivere, che le altre città seppellite dal Vesuvio non ci fanno cono-

scere. Altrettanto lusinghiero il giudizio di un altro grande studioso: il professor Giulio Carlo Argan, che, nel corso di una visita all’Antiquarium Stabiano, ebbe a dire, tra l’altro, “... qui c’è la più bella raccolta di pittura romana esistente al mondo.. .”.

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ri, crebbe una selva di vigneti e di agrumeti; cellai e cisterne si installarono nei calidari e nei frigidari delle antiche ville, e sul ciglio di quell’altura al di sopra di un cubicolo o di un’esedra di riposo si costruì un loggiatino di belvedere per godere lo stesso panorama che Cicerone avrebbe voluto godere con l’amico suo stabiese Marco Mario.... Nell’Ottocento furono costruite su queste stesse terre molte belle masserie, ma furono anche distrutte case e strade antiche. E passiamo poi a metà Novecento per ricordare che Stabia è la terza città rimasta sepolta dall’apocalittica eruzione. Le altre due (chi non lo sa?) sono, come abbiamo già detto, Pompei ed Ercolano che hanno avuto maggiore fortuna. La ripresa degli Scavi di Stabia, iniziò nel 1950 per iniziativa del preside Libero D’Orsi, il quale, contrariamente ai suoi illustri predecessori che studiarono a lungo e illustrarono i reperti archeologici e le altre antichità stabiane, con grande sacrificio e caparbietà, richiamò innanzitutto l’attenzione delle autorità comunali, riuscendo ad ottenere il loro tangibile appoggio e dallo Stato, attraverso le soprintendenze, prima quella di Napoli e poi di Pompei, anche dei finanziamenti per i vari interventi. D’Orsi - che per il suo lungo e costante impegno deve essere considerato il vero benefattore dell’archeologia stabiana - seguendo le orme degli scavatori borbonici - ha riportato alla luce, almeno tre stupende ville che nel corso di questi ultimi decenni le soprintendenze competente per territorio, hanno ristrutturato e organizzato i siti archeologici. Il preside D’Orsi - sempre sull’onda di un “giovanile entusiasmo” (v. A. Ziino: “Stabiae, Prospettive Archeologiche”, C&T. - Pompei,

Valeria Franco

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UN MOSTRO IN ALASKA

Un gruppo di pescatori ha filmato nel 2009 una creatura lunga da 6 a 9 metri. La leggenda di Loch Ness si trasferisce nelle terre selvagge dell’Alaska. Un gruppo di pescatori ha filmato nel 2009 una creatura lunga da 6 a 9 metri, con varie gobbe sulla schiena, mentre nuotava minacciosamente nelle acque della baia. Per gli abitanti della regione, potrebbe essere una specie di mostro marino che da decenni popola le leggende marine del Nord Pacifico. Una sorta di versione locale di Nessie, per la prima volta catturata in video. Si tratta di un grande serpente marino chiamato Cadborosaurus, dal nome della zona, la Cadboro Bay, dove per la prima volta è stato avvistato. Il video è vecchio di due anni, ma è stato mandato in onda per la prima volta su Discovery Channel: “Secondo me le immagini sono autentiche” ha detto Paul LeBlond, ex capo del Dipartimento di Scienze della Ter-

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ra e dell’Oceano dell’Università della British Columbia. Secondo i racconti e le leggende, il Cadborosauro è un serpente di mare del Nord Pacifico: ha un lungo collo, una testa simile a quella di un cavallo, occhi grandi e gobbe sulla schiena che si vedono in acqua come le pinne di uno squalo. Sono decenni che viene avvistato nella regione. Nel 1937 fu ritrovata una carcassa nello stomaco di una balena. I resti furono portati al Provincial Museum, dello stato canadese del Victori. Per i tecnici che lo analizzarono si trattava però di un feto di balena e di non un serpente. La carcassa sparì misteriosamente qualche anno dopo, quindi nessuno ha potuto ripetere quegli esami, che molti hanno messo in dubbio. Non essendoci prove certe della sua esistenza, il Cadborosauro appartiene di diritto alla criptozoologia, la scienza che studia gli animali di cui esistono solo racconti vaghi

e foto fuori fuoco. Questo video potrebbe essere la prima vera prova del fatto che il Cadborosauro non esiste solo nella fantasia dei pescatori. Secondo alcuni studiosi, il misterioso animale potrebbe essere una grossa anguilla. Per LeBlond, invece, non può che trattarsi di un mammifero o di un rettile. “Oscilla verso l’alto e verso il basso, su un piano verticale, non verso i lati come fanno i pesci, ha commentato.

Claudia G.


DOSSIER SPY STORY L’affascinante viaggio nel tempo del mestiere più “top secret” del mondo. Cosa accomuna James Bond, Marlene Dietrich e Mata Hari? La risposta è piuttosto immediata, vista la celebrità dei personaggi: si tratta di spie. Un “mestiere” affascinante che ha ispirato la cinematografia e la letteratura, salito alla ribalta con la Guerra Fredda, ma dalle origini antichissime, almeno quanto l’arte della guerra. In effetti, ci si rende subito conto che chi pratica meglio lo spionaggio dispone di un notevole vantaggio sull’avversario. L’arguzia, l’inganno, il raggiro finiscono spesso per prevalere sulla forza. È molto probabile che questo concetto fosse già noto ai sumeri, agli accadi di Sargon, ai Babilonesi di Hammurabi e agli Hyksos, ma le prime attendibili cronache in materia, tratte da specifici reperti archeologici, ci vengono dall’antico Egitto. nel corso della XIX dinastia (Ramses II, 1290-1224 a.c.) si delinea abbastanza chiaramente il ruolo dello spionaggio per influenzare le sorti della guerra nella famosa battaglia di Qadesh (sul fiume Oronte, nell’odierna Siria). Il faraone è confuso da spie nemiche sulla reale collocazione delle truppe ittite che stanno per invadere il Paese. si va profilando una storica sconfitta degli egizi. Ramses II, tuttavia, decide di servirsi

delle stesse armi del nemico. Invia, cioè, “sotto copertura” alcuni dei suoi migliori uomini presso le truppe avversarie con l’incarico di verificare da dove sarebbe arrivato l’attacco finale. La missione ha successo. Le preziose notizie raccolte dalle spie egizie consentono al faraone di impostare adeguatamente la propria difesa e di capovolgere le sorti della guerra che si conclude con una specie di pareggio. sulla scia delle lezioni apprese a Qadesh, viene istituita a corte la figura di un alto funzionario chiamato “gli occhi e le orecchie del Re”, incaricato di seguire le questioni di sicurezza interna ed esterna, una sorta di capo dei servizi segreti ante litteram. sarà, per esempio, grazie a lui che Ramses III riuscirà a sventare

la cospirazione detta del “grande harem”, una vera e propria rivolta di palazzo, guidata da alcune concubine del Dio-Re, desiderose di mettere al suo posto il figlio di una delle spose predilette. I sistemi informativi degli Egizi vengono ripresi e migliorati anche dagli Assiro-Babilonesi e dai Persiani. ma è con Alessandro magno, uno dei più celebri strateghi della storia, re di macedonia dal 336 al 323 a.c., che si può cominciare a parlare di un vero e proprio “sistema di intelligence”. La conquista dell’impero persiano in soli dieci anni, infatti, non sarebbe stata possibile senza una rete organizzata di raccolta dati attivata prima di ogni battaglia importante, attraverso i suoi agenti segreti. In questo modo riusciva

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a conoscere l’entità dell’esercito nemico, la geografia del territorio, le tendenze politiche dei popoli e, addirittura, il carattere dei re. Se nei regni orientali il ricorso allo spionaggio è abbastanza frequente, Atene e Roma non mostreranno lo stesso interesse, sostanzialmente per un diverso approccio alla politica e per una differente organizzazione militare. sarà solo con l’avvento di Giulio Cesare (100-44 a.c.), soprattutto al momento della conquista della Gallia e della Britannia, che Roma adopererà i sistemi informativi. Lo storico Svetonio ci racconta come funzionasse l’intelligence di Cesare: “Durante le sue spedizioni non era chiaro se cesare avesse successo per la sua prudenza o per la sua temerarietà. mai in verità condusse il suo esercito su strade potenzialmente pericolose, senza aver prima ben studiato la disposizione dei luoghi e lo trasportò in Britannia solo dopo aver avuto dettagli sui porti, sulla navigazione, sui mezzi per sbarcare nelle isole”. una moderna visione della raccolta di “informazioni preventive”! Il primo 007 alla corte d’Inghilterra Contrariamente ai Paesi orientali, nell’Impero Romano d’occidente, dalla sua caduta nel 476 d.c. fino alla scoperta dell’America (1492), l’arte dello spionaggio verrà trascurata, sacrificata sull’altare dell’etica cavalleresca, propria del periodo medievale. sarà una donna a cambiare le cose. nel 1558 Elisabetta I Tudor sale al trono d’Inghilterra e trova un Paese debole e isolato, dove i suoi stessi diritti dinastici non le sono riconosciuti con certezza. Per far fronte alle crescenti difficoltà politiche e difendersi dai suoi numerosi nemici, non

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ha altra scelta che ricorrere allo spionaggio praticato su vasta scala. Ha peraltro la fortuna di poter contare su un primo ministro particolarmente sensibile alle questioni di sicurezza, William Cecil, il quale istituisce lo state Defence, un organismo competente sia per lo spionaggio all’estero sia per il controspionaggio all’interno. Cecil inaugura anche un primordiale “servizio di cifratura”, sia per rendere incomprensibili agli avversari i segreti contenuti nelle missive reali, attraverso la sostituzione delle lettere o l’inserimento delle nomenclature (parole e frasi-chiave), sia per decifrare i messaggi nemici intercettati. Il servizio è coordinato dal misterioso John Dee, l’astrologo di corte, che si firma 007 (00 sta a significare che la lettura del documento è riservata ai soli occhi della regina, 7 è il suo numero feticcio). sigla che pare abbia ispirato Ian Fleming per il nome del suo agente preferito. A continuare e ampliare l’opera di Cecil è Francis Walsingham che gestisce con eccezionale abilità una vasta rete di agenti permanenti, residenti anche in diverse capitali estere. In Inghilterra si serve preferibilmente di giovani provenienti dalle università di Oxford e Cambridge. Il ruolo dei servizi di Walsingham sarà determinante nella trattazione del caso di Maria stuarda, regina cattolica che aspira a scalzare dal trono la protestante Elisabetta. Maria, in effetti, verrà decapitata a causa di uno scambio di lettere “cifrate” con il giovane aristocratico cattolico Anthony Babington, missive prontamente intercettate e “lette” dai servizi segreti. Walsingham, imitando la calligrafia della regina cattolica e utilizzando il suo stesso codice segreto, fa aggiungere alla lettera di maria per Babing-

ton un post scriptum in cui chiede di conoscere i nomi dei valorosi aristocratici che appoggiano la causa cattolica. Babington cade nella trappola e le fornisce la lista richiesta, che naturalmente va dritta sul tavolo di Walsingham! a quel punto Elisabetta non ha più scelta: non può non ordinare che Maria e i suoi complici siano giustiziati. Amore fatale La storia dello spionaggio è punteggiata di innumerevoli vicende intricate e misteriose. uno degli aneddoti più singolari riguarda Alfred Redl (1864-1913), brillante capo dell’Evidenzbureau austriaco, l’organismo incaricato di raccogliere notizie da ogni fonte possibile per la sicurezza dell’Impero. Redl fu un grande innovatore perché introdusse procedimenti rivoluzionari per l’epoca, successivamente ripresi da tutti i servizi europei: schede biografiche con impronte digitali, fotografie dei sospetti, sorveglianza dei gruppi politici, i primi rudimentali ascolti telefonici, pedinamenti continuati e registrazioni su cilindri di cera (anticipazione del magnetofono). Tuttavia, Redl fu al centro di un incredibile scandalo, diventando protagonista di quello che verrà chiamato il “paradosso Redl”. omosessuale, si innamorò perdutamente, infatti, di un giovanissimo allievo ufficiale, Stephan Horomodka, e non esitò a monetizzare i segreti di stato pur di soddisfare le continue richieste di denaro del suo amante. arriverà addirittura a concludere con il suo omologo russo una sorta di “accordo tacito”, assolutamente unico nella storia dello spionaggio, con cui le due parti si impegnavano reciprocamente a scambiarsi i nomi dei loro agenti, i quali vennero quindi scoperti


La spia globale Dalla Grande Guerra cambia tutto. Il conflitto non riguarda più esclusivamente gli eserciti o le popolazioni interessate da specifici scenari operativi, ma richiede anche uno sforzo di tutto il Paese per consolidarne il potenziale bellico e la capacità di resistenza. Insomma è necessario non solo conoscere i numeri dei pezzi di artiglieria o i movimenti delle divisioni o l’introduzione dell’ultima arma nel campo nemico, ma anche scoprire lo stato dell’industria, l’approvvigionamento delle materie prime, le transazioni finanziarie, i progressi della ricerca scientifica, il morale delle truppe. I civili, quindi, entrano nel mondo dello spionaggio: matematici, ingegneri, docenti universitari, linguisti, esperti di vario genere cominciano ad affiancare i tecnici militari, migliorandone notevolmente le prestazioni. nella seconda guerra mondiale si assiste a uno straordinario sviluppo delle azioni clandestine. Dallo spionaggio economico alle tecniche raffinate della propaganda politica, dalla guerra psicologica alle pratiche di deception (attività di disinformazione), dalle intercettazioni e messa in chiaro dei messaggi nemici alle azioni militari non convenzionali (sabotaggi e guerriglia). Emblematicamente la guerra comincia proprio con un’operazione di “informazione

finalizzata” dei nazisti, l’operazione Himmler, e si conclude con una memorabile attività di deception anglo-americana, l’operazione Fortitude. Il primo settembre 1939, infatti, molti giornali titolano “la Polonia aggredisce la Germania”. un’aggressione benvenuta per Hitler che può finalmente scatenare le sue sessanta divisioni, da tempo in attesa, verso Varsavia per punire l’arroganza polacca. È l’operazione Himmler! cosa era successo? Il giorno prima sette agenti delle SS, perfettamente addestrati e travestiti da soldati polacchi, si erano impadroniti della stazione radio di una cittadina tedesca a ridosso della frontiera con la Polonia, Gleiwitz. Dai microfoni della radio, che trasmetteva su scala nazionale, il gruppo aveva letto proclami ferocemente anti-nazisti. nella messa in scena, inoltre, era prevista l’aggressione degli ignari impiegati tedeschi e un cadavere (recuperato da un campo di concentramento), armato e vestito da soldato polacco. Prova inoppugnabile dell’aggressione. Due giorni dopo scoppia la seconda guerra mondiale. L’operazione Fortitude consente, invece, agli angloamericani di sviare i tedeschi sul luogo effettivo del grande sbarco alleato in Francia, nel giugno 1944, per l’apertura del “secondo fronte”. Il piano prevede la creazione fittizia di quaranta divisioni ammassate nella zona di Dover e protese verso Calais. attraverso un’intensa attività radio vengono trasmesse false direttive: specialisti reclutati allo scopo fanno credere all’esistenza di un nuovo corpo d’armata. E per darne anche l’impressione visiva (per gli aerei-spia tedeschi) si costruiscono carri armati in caucciù, camion in legno, professionisti del cinema danno vita a immensi incendi per

dare la sensazione all’aviazione nazista di aver centrato depositi di carburante. Insomma, tutto per tenere nascosta la vera destinazione finale: la Normandia. Dopo lo sbarco alleato sulle coste normanne, l’alto comando tedesco, sorpreso e confuso, ci metterà 48 ore prima di decidere di concentrare tutte le divisioni disponibili sul nuovo fronte. Due giorni fatali per i nazisti. Gli alleati hanno nel frattempo consolidato le loro teste di ponte: è ormai incontenibile lo sbarco delle truppe che libereranno l’Europa.

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e arrestati, mentre agli efficienti capi andranno riconoscimenti, promozioni e premi. contribuì, insomma, in prima persona a far fare passi da gigante ai servizi segreti dell’Impero austro-ungarico, per poi tradirli a vantaggio del nemico russo, al quale venderà persino i piani dello spiegamento delle truppe austriache all’inizio della Prima guerra mondiale.

Il periodo caldo della Guerra Fredda con la fine della seconda guerra mondiale inizia la fase più saliente della storia dello spionaggio. La grande tensione politica tra le due super potenze, stati uniti e URSS, divise da ideologie contrapposte, deve essere controllata dalla consapevolezza di dover evitare scontri militari, soprattutto nel momento in cui le due raggiungono l’equilibrio nucleare e quindi la certezza di essere reciprocamente distrutte in caso di guerra atomica (la dottrina del MAD, Mutual Assured Destruction). La guerra, quindi, non può essere diretta, calda, ma piuttosto indiretta, fredda (espressione coniata dal consigliere presidenziale Bernard Baruch e dal giornalista Walter Lippeman), combattuta, cioè, per interposti Paesi (Corea, Vietnam, centro America, Cuba) e tramite i servizi segreti che conoscono quindi un’espansione senza precedenti nella storia dell’intelligence. I due blocchi contrapposti da un lato cercano di proteggersi dall’avversario, ma dall’altro cercano di “penetrarlo” con tutti i mezzi a disposizione dello spionaggio e dell’intelligence che in questo difficilissimo

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periodo per così dire “convivono”. Gli agenti segreti pullulano in una vasta gamma di specialità: agenti di influenza (operano all’interno di uno stato avverso per influenzare positivamente la pubblica opinione verso il Paese di appartenenza); di penetrazione (le famose “talpe”, gli infiltrati presso le istituzioni pubbliche o presso gli stessi servizi segreti del Paese avverso); doppi (lavorano per i servizi del Paese avverso con il consenso del Paese di appartenenza); speciali (estremamente addestrati e operativi, sono i veri “007”); in sonno (si mimetizzano nel Paese nemico attraverso attività del tutto legali, in attesa di essere attivati al momento opportuno); legali (agiscono in Paesi stranieri con copertura legale, utilizzando in genere lo status che deriva dall’accreditamento diplomatico, sono i falsi Primi segretari d’ambasciata). simbolo di questo mondo che si agita in segreto, di queste attività sotterranee, di queste tragedie personali di cui l’opinione pubblica non sa molto, se non ciò che vede nei film o legge nei romanzi ispirati alla realtà di quel momento storico, è probabilmente il ponte Glienicke (il ponte delle spie, Glienicker Brücke) a Berlino sul fiume Havel. Teatro (così come l’altro luogo emblematico delle divisioni dell’epoca, il checkpoint Charlie) di memorabili scambi di spie. Famoso è rimasto quello tra l’americano Gary Powers e il sovietico Vilyam Genrikhovich Fisher (alias Rudolf Abel, identità sotto la quale verrà conosciuto in Europa). Powers era il pilota dell’aereo-spia u2 abbattuto, in piena Guerra Fredda, sui cieli sovietici e miracolosamente rimasto illeso. arrestato, subito rinchiuso, era stato condannato a 10 anni di carcere. Vilyam Fisher, dal canto

suo, era tra gli “illegali” di Mosca più efficienti del XX secolo. negli stati uniti aveva organizzato un’efficientissima e temibile rete di spionaggio. scoperto, era stato condannato a 30 anni di reclusione. Il 10 febbraio del 1962 i due si incrociano sul ponte di Glienicke mentre vengono riconsegnati ai rispettivi Paesi, ciascuno convinto di aver fatto il proprio dovere e di aver servito gli interessi della nazione. Nuove minacce dal mondo intero La fine della Guerra Fredda, se non determina “la fine della storia” (secondo la celebre formula dello storico americano-giapponese Francis Fukuyama), provoca sicuramente la fine di una storia. un storia durata mezzo secolo durante la quale le regole del Grande Gioco sono note, i nemici riconoscibili, i pericoli prevedibili, le sfide definibili. Dopo il crollo dell’unione sovietica, l’intelligence internazionale si deve confrontare con una situazione del tutto inedita, che richiede una profonda riorganizzazione. Si passa, infatti, dalle minacce classiche (a livello di stati, geograficamente limitate, con codice comportamentale condiviso, con forze militari identificate, dottrine militari conosciute) alle nuove minacce (transnazionali, geograficamente disperse, senza leggi e codici condivisi, con adepti fanatici difficilmente identificabili e con la volontà di utilizzare tutti i mezzi di distruzione a disposizione). In tale contesto le sfide dell’intelligence diventano globali e i suoi metodi sottoposti a significative revisioni. I servizi segreti dovranno d’ora in poi interessarsi a tutte le grandi questioni suscettibili di influenzare l’andamento della situazione mondiale (tensioni demografiche, riserve di energie e materie prime, penuria

di prodotti alimentari, cambiamenti climatici, globalizzazione dell’economia, riapparizione di guerre tribali, interetniche e religiose). I nuovi pericoli in definitiva spingeranno i servizi verso accresciute collaborazioni tese a sviluppare la necessaria complementarietà tra i mezzi dell’intelligence tecnica (satelliti, aerei e droni) e il fattore umano, che rimane, nonostante tutto, la chiave di volta nella lotta al terrorismo. Insomma, se risulta sul piano tecnico relativamente facile passare dall’ascolto delle reti sovietiche a quella degli “stati canaglia”, si rivela invece impossibile ascoltare individui che comunicano solo tramite messaggeri o che si riuniscono in una grotta ai margini del deserto a prova di qualsiasi intercettazione. Tuttavia, è sempre possibile catturare il messaggero, infiltrare gruppi estremisti o far tradire alcuni dei loro membri. Un mestiere, insomma, che non conosce crisi: a dimostrazione di ciò nel 2010 a Vienna, sulla pista dell’aeroporto Schwechat, dieci spie russe vengono scambiate con quattro informatori della CIA in diretta TV.

Lorenzo Lucanto


Il fatto è che questo tipo di immagine, in cui il defunto è ritratto come fosse ancora in vita, vestito di tutto punto e spesso insieme alla sua famiglia, era una pratica molto in voga nell’epoca vittoriana. Il periodo in questione riguarda la storia inglese, ed è compreso tra il 1837 ed il 1901, ovvero gli anni corrispondenti al lungo regno della Regina Vittoria. All’epoca a cui facciamo riferimento, il tasso di mortalità infantile era molto elevato, e le fotografie molto costose. Capitava quindi che uno scatto post mortem fosse il solo che i genitori potessero avere del proprio bambino. I soggetti infatti, – non solo bambini – sono ritratti come fossero ancora in vita. Gli occhi aperti e, quando non era possibile, addirittura dipinti; perlopiù ritratti mentre svolgevano piccole azioni quotidiane. Del 1839 è l’invenzione della dagherrotipia, ovvero il primo procedimento fotografico per lo sviluppo delle immagini. Prima di allora l’unico modo per tramandare una propria immagine era farsi fare un ritratto, ma i costi erano elevati e in pochi potevano permetterselo. I ritratti di bambini defunti sono prerogativa quindi delle classi più abbienti; oppure dono di artisti che, come Monet, Picasso e Gauguin – per citarne alcuni – elaboravano il lutto realizzando un ritratto di un bambino, caro a familiari o amici. Con l’avvento della fotografia la gente inizia invece a farsi fotografare assieme ai propri defunti, in modo da poter avere di essi un

ricordo eterno. Gli studi fotografici si organizzano, allestendo i servizi sia a casa del defunto che in studio – e qui, credo che l’impresa risultasse sempre più complicata. Anche lo stile delle fotografie stesse ha subito un’evoluzione. In principio vi era solo il viso o il busto, e raramente veniva inclusa la bara. Poi si iniziò a sistemare il cadavere su un divano, con gli occhi chiusi e la testa appoggiata ad un cuscino, in modo da dare l’idea che stesse solamente dormendo. Dal 1860 in poi invece, i morti vennero rappresentati come fossero ancora in vita, addirittura seduti su delle sedie e con gli occhi aperti. I bambini, talvolta ancora nella loro culla, erano addirittura circondati dai loro giocattoli, oppure da animali domestici. I neonati venivano ritratti in braccio alle madri, che, per quanto si sforzassero, non erano mai in grado di celare lo strazio, e la foto risultava tetra e pregna di angoscia. Per evitare l’estremo pallore, le guance del morto venivano colorate di rosa. Talvolta, e questa ritengo sia la realizzazione più inquietante, il defunto era ritratto in piedi, sorretto da qualcuno che si nascondeva dietro un drappo. Se il fotografo non era particolarmente bravo, spuntava una mano a rinnovare quel senso di umana pietà che si prova solo quando una verità terribile intende essere celata. Come quelle bugie pietose, ma non gravi, che si dicono a fin di bene, quando ci si trova davanti a persone che per

una qualche ragione stanno morendo, ma ad ogni costo non lo si intende constatare. In seguito, le componenti “realistiche” vennero tralasciate, e si iniziò a fotografare i morti nelle loro bare.

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FOTOGRAFIE POST MORTEM

Nonostante il tempo trascorso e il fatto che non siamo in Inghilterra, foto simili si trovano tuttora nei cimiteri. Esse ritraggono bambini morti durante il parto, o subito dopo, che spesso mani pietose hanno vestito con la più bella delle tutine. Sovente indossano anche una cuffietta. Sono le più tristi. Perché i loro occhi sono chiusi, ad indicare di non avere mai conosciuto la vita.

Francesco Vox

A SEGUIRE ALCUNE FOTOGRAFIE D’EPOCA

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Le prime tracce di una celebrazione dei Santi sono attestate ad Antiochia e fanno riferimento alla Domenica successiva alla Pentecoste, tale festa era collocata il 13 maggio. La ricorrenza della chiesa occidentale potrebbe derivare dalla festa romana della Dedicatio Sanctae Mariae ad Martyres, ovvero l’anniversario della trasformazione del Pantheon in chiesa dedicata alla Vergine e a tutti i martiri, avvenuta appunto il 13 maggio del 609 o 610 d.C. da parte di papa Bonifacio IV. Il giorno di tutti i Santi, noto anche come Ognissanti, è una festa tipicamente cristiana che celebra insieme la gloria e l’onore di tutti i Santi. Le commemorazioni dei martiri, comuni a diverse Chiese, cominciarono ad esser celebrate nel IV secolo, da qui poi la trasformazione in un giorno dedicato ai Santi. In seguito papa Gregorio III (731-741) scelse il 1º novembre come data dell’anniversario della consacrazione di una cappella a San Pietro alle reliquie “dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo”. All’epoca di Carlo Magno, la festività di Ognissanti era ormai diffusamente celebrata in novembre e non più a maggio. Sarà nel’835 che il 1º novembre verrà decretato festa di precetto, da parte del re franco Luigi il Pio. Il decreto fu emesso “su richiesta di papa Gregorio IV e con il consenso di tutti i vescovi”.

L’antropologo James Frazer, osservò che la festa di Ognissanti veniva già celebrata in Inghilterra il 1º novembre, ipotizzando che tale data fosse stata scelta dalla Chiesa per creare una continuità cristiana con Samhain (o Sam Fuin), l’antica festa celtica della fine dell’Estate e l’Inizio della Stagione Invernale. Lo storico inglese Ronald Hutton ha messo in discussione queste tesi, osservando come Ognissanti venisse celebrato da vari secoli in date discordanti nei vari paesi, inoltre, sempre secondo Hutton, non ci sarebbero prove che Samhain avesse a che fare coi morti, e la Commemorazione dei defunti iniziò a essere celebrata solo in seguito, nel 998. In effetti mancano fonti per identificare questa connessione tra Samhain e la festa di Ognissanti. Inoltre Samhain non è una festa dedicata ai defunti, essa anticamente indicava l’inizio della stagione invernale, la conclusione di un ciclo, in particolare la fine della stagione Estiva.

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OGNISSANTI

Sarà con l’avvento del Neopaganesimo, in particolare del neoceltismo, che Samhain diventerà anche una festività in ricordo degli antenati (forse un influsso del tradizionale giorno dei morti).

Francesco Vox

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Le Vere Origini di Halloween

Approfondimento LE VERE ORIGINI DI HALLOWEEN Ogni anno vi sono vere e proprie crociate anti-Halloween, portate avanti in svariati modi: articoli sulle maggiori testate nazionali e su molti siti internet, servizi in tv, iniziative, banchetti nelle città, persone che letteralmente vanno a sabotare le feste. Purtroppo queste crociate si avvalgono sempre di informazioni completamente distorte, spesso del tutto storicamente infondate, volte a creare terrore verso ciò che non si conosce e a mantenere le persone nell’ignoranza. Il Progetto LE VERE ORIGINI DI HALLOWEEN nasce dalla necessità di portare un po’ di conoscenza e cultura in una società dove, purtroppo, queste virtù sono sempre più rare. Lo scopo del progetto non è quello di allontanare qualcuno dalle proprie credenze religiose o di convincere le persone a festeggiare Halloween se non vogliono farlo, ma - al contrario - quello di donare il prezioso strumento della conoscenza basata su fatti storici e antropologici, per permettere una sana valutazione dei fatti secondo il proprio pensiero e non secondo quello imposto da altri.

Logo di Le Vere Origini di Halloween

Da qualche anno “Le vere origini di Halloween” è anche un Libro! Maggiori Info: www.levereoriginidihalloween.it seguite il progetto anche su Facebook “Le vere origini di Halloween” Artemisia e la Italus Associazione Culturale Wicca, Ringraziano le fondatrici del progetto, Alice Chiara Rancati, Alessandra Luce Menegatti, Monica Casalini e Sarah Bernini, per il lavoro che svolgono ogni anno e l’impegno nel portare avanti questo progetto! A seguire riportiamo alcune infografiche di “le vere origini di halloween”

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Il Libro Le Vere Origini di Halloween

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Le Vere Origini di Halloween


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HALLOWEEN

La parola Halloween deriva dal “All Hallows Eve”, cioè la notte di Ognissanti che sarebbe la vigilia del 1 Novembre (giorno per di Ognissanti). Tale data coincide con la festività celtica di Samhain, che presso gli antichi Celti segnava la fine dell’estate. I colori di Halloween possono essere così interpretati: l’Arancio ricorda il colore del grano mietuto, mentre il Nero ricorda il buio dell’inverno. Le tradizioni di Halloween si fanno risalire ai tempi in cui i Celti abitavano le isole britanniche. I Celti erano un popolo molto legato alla pastorizia e da una religione legata molto ai cicli della natura, dalle fonti sembra che appunto celebrassero il passaggio dall’estate all’inverno proprio nel periodo tra la fine di Ottobre e l’inizio di Novembre. Durante questo periodo, per la festività

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di Samhain si svolgevano grandi festeggiamenti e si salutava l’Estate e si cercava esorcizzare l’arrivo dell’inverno, auspicando un inverno mite e ringraziando le divinità per i frutti della stagione estiva. Secondo alcuni i Celti usavano illuminare la notte con delle lanterne, un modo per tenere a bada gli spiriti legati all’inverno, auspicando una stagione più mite, rischiarando la notte simulavano la luce solare (ormai molto ridotta). Seconda questa ipotesi e da qui che deriverebbe l’uso delle lanterne durante la festività odierna di Halloween. La festa di Halloween venne portata negli USA intorno al 1840 dagli emigranti irlandesi che fuggivano dalla carestia di patate che aveva colpito la loro patria. Da allora Halloween è diventata una delle festività più famose dell’America.

DOLCETTO O SCHERZETTO ? Anche questa usanza si fa risalire alla popolazione celtica, ma mancano fonti che ne testimoniano la veridicità. Si crede che alla fine dell’estate i contadini passassero per tutte le case del loro villaggio chiedendo un aiuto per affrontare il difficile periodo invernale, dato che non avrebbero più potuto contare sul proprio lavoro. Gli abitanti che si rifiutavano di dare loro qualcosa ricevevano in cambio delle maledizioni: venivano invocati demoni, spettri in modo da impaurire chi aveva osato non contribuire. Per evitare tutto questo la maggior parte degli abitanti del villaggio donava qualcosa ai contadini. Oggi sono i bambini con maschere di fantasmi, vampiri, lupi mannari e, sempre più frequentemente negli ultimi anni, di personaggi famosi nel cinema horror,


DOSSIER ad andare di casa in casa a chiedere qualche caramella o dolcetto. I proprietari delle case preparano dolci, biscotti, caramelle, torte, monetine e piccoli regali da donare ai bambini. I bambini suonano alle porte e recitano la famosa frase: “trick-ortreat”? Cioè offrite qualcosa (treat) o vi facciamo uno scherzetto (trick) come quello di attaccare con un filo al tubi di scappamento dei barattoli di latta, o lo scotch sul campanello ecc. JACK O’LANTERN Il simbolo più famoso di Halloween è una zucca, in cui sono stati intagliati gli occhi, il naso e la bocca, trasformandola in viso inquietante e a volte beffardo. Una leggenda narra che un giovane fannullone e scommettitore, a cui piaceva bere, Stingy Jack, una sera invitò il Diavolo in persona, a bere con lui e il Diavolo accettò. Jack propose allora una scommessa: disse al Diavolo che

non sarebbe più riuscito a scendere da un albero. Quello sorrise e accettò, arrampicandosi su un albero lì vicino. Allora, veloce, Jack incise sulla corteccia una croce, che impediva al Diavolo di saltare giù. Con la vittoria in pugno, Jack propose al Diavolo un patto: egli avrebbe cancellato la croce, se lui si fosse impegnato a non tentarlo più. Il Diavolo accettò, e Jack lo fece scendere cancellando il simbolo. Alla sua morte, Jack non fu accolto in Paradiso, per i suoi innumerevoli peccati. Ma, neppure all’Inferno, in memoria dello scherzo fatto al Diavolo. Rimase quindi a vagare sulla Terra. Tuttavia, il Diavolo donò a Jack una torcia che gli illuminasse la strada. Jack s’ingegnò a far durare più a lungo quella luce e la ripose in una cipolla svuotata (non una zucca). La tradizione vuole che Jack si aggiri qui e lì

durante la notte di Halloween, facendosi luce con il tizzone del Diavolo. Da allora Jack fu soprannominato Jack O’Lantern (ma anche Hob O’Lantern, Fox Fire, Corpse Candle, Will O’ The Wisp). Quando gli irlandesi si recarono in America, avendo a disposizione le grosse zucche gialle, sostituirono le cipolle con le zucche, da qui l’usanza della zucca, ma inizialmente le lanterne erano di cipolle. IL GATTO NERO Altro simbolo tipico di Halloween è il gatto nero. La diceria che il gatto nero porta sfortuna ha radici molto antiche: infatti, i gatti neri erano imbarcati sulle navi dei pirati, perché erano considerati più abili nel dare la caccia ai topi; vederne uno per strada significava, dunque, che una nave pirata era nei paraggi; inoltre nel Medioevo, erano con-

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siderati compagni diabolici delle streghe sia per il colore nero, che per la loro consuetudine di uscire di notte, inoltre il gatto nero era poco visibile al buio per via del colore e così faceva imbizzarrire i cavalli, che scaraventavano violentemente i cavalieri a terra. Nell’antico Egitto il gatto nero era considerato portato di fortuna. Il gatto nero aveva valenze religiose, infatti, era associato al culto di Iside, la Dea che aveva il proprio regno nella notte, magari è proprio questo il vero motivo della diceria sul gatto nero (un dei tanti modi per demonizzare l’antico politeismo). FANTASMI E SCHELETRI I fantasmi e gli scheletri sono il collegamento tra Halloween e la ricorrenza dei Mortiche cade il 2 Novembre. Oggi è molto diffusa l’idea della reincarnazione: in questo caso la morte non viene vista come una fine, ma come una parte del complesso ciclo della nascita, della vita e della morte. Ma pochi decenni fa per molti era ancora inquietante la visione dello scheletro o la credenza nei fantasmi. PIPISTRELLI Il simbolo del pipistrello suscita inquietudini, nel folklore ormai è legato alle streghe. Questo è dovuto al fatto che questi animali volano di notte e dimorano in caverne buie, è un animale pressoché misterioso, sia per la sua morfologia che per le sue abitudini. Durante il Medioevo i pipistrelli vennero associati alle streghe quando si pensava che queste venissero aiutate da demoni con sembianze animalesche. Il sangue del pipistrello, insieme

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a quello del rospo, veniva utilizzato per la preparazione di pozioni magiche, almeno il folklore così ci racconta. Nel momento in cui le streghe vennero associate ad Halloween, anche i pipistrelli, e i simboli alle streghe associati, vennero collegati a questa festività. Oggi per Halloween si usano delle decorazioni a forma di pipistrello per rendere più suggestivi i luoghi in cui vengono tenute le feste. IL RAGNO Durante il Medioevo i ragni furono anch’essi associati alle streghe, che, secondo le credenze popolari, li utilizzavano per creare potenti pozioni. Questo non è assolutamente vero: creare pozioni con zampe di vedova nera è solo un verso di una filastrocca e non ha alcun riscontro nella realtà. Solo i superstiziosi dicono che i ragni siano portatori di cattiva energia e capaci di far del male agli altri esseri viventi (umani compresi) anche solo con la loro

vicinanza. CONCLUSIONE Halloween è una festa particolare, piena di leggende e di inesattezze, in realtà trasforma tutto ciò che reca timore, mistero o inquietudine in un grande divertente gioco, quasi a voler esorcizzare e ridere delle paure umane. Ecco che le zucche con il loro ghigno illuminano la notte scacciando in un certo senso la paura del buio, mentre simboli come lo scheletro, i fantasmi, i pipistrelli o i ragni diventano strumento di scherzi, quasi a voler ridere di ciò che si teme. Halloween alla fin fine è una parodia delle paure umane, quasi simile al Carnevale (che simula il caos prima della rinascita primaverile). Halloween esorcizza il timore ancestrale umano, dell’ignoto e della morte, e come abbiamo visto niente richiama al diavolo, nulla di satanico vi è in essa, anzi semmai Halloween lo scaccia il male. Felice Halloween a tutti!

Leron


In Sardegna è da sempre tradizione la cosiddetta festa de “Il bene delle anime” ossia “is animeddas”, così chiamata soprattutto nel sud dell’Isola, mentre nelle zone del Nuorese è conosciuta come “su mortu mortu”. Se il nome cambia a seconda della zona dell’Isola, bisogna però dire che anche in Sardegna tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre la tradizione era del tutto simile a quella anglosassone. I rituali hanno, infatti, analogie davvero notevoli con quelli della conosciutissima festa americana, con zucche intagliate e bambini che bussano di casa in casa chiedendo doni o, in alternativa, minacciando scherzetti. Possiamo, anzi, ben dire che la festa è assolutamente una tradizione europea, che assume diversi aspetti e rituali a seconda della zona e della Nazione in cui la si festeggia. Gli americani, come loro solito, sono stati bravissimi a tramutare queste antiche tradizioni del Vecchio Continente in un grande business commerciale, quello di Halloween, che poi è quello che da qualche anno a questa parte si tenta di fare anche in Italia. Ma come funzionava in Sardegna? Nel Campidano e in tutto il sud dell’Isola i bambini andavano a chiedere, di porta in porta, qualche dono per le “piccole anime”, da cui il nome “is animeddas”. Anticamente ai bambini venivano donati dolci preparati in casa come le pabassinas, su pani de saba, e soprattutto un dolce che merita attenzione anche per il nome che lo caratterizza, ossu de mottu (osso di morto), a cui

venivano aggiunti poi altri doni come le melagrane, le castagne e la frutta secca. Al centro della Sardegna era più diffusa la tradizione de “su mortu mortu”. I bambini suonano i campanelli delle case dicendo di essere “su mortu mortu” e ad essi vengono regalate castagne, dolci di miele ed uva passa, soldini. Gli adulti per contro, ricordano i loro morti con una cena frugale, raccogliendosi poi intorno al camino per raccontare fatti del passato o leggende della zona. Si lasciava – e in alcuni paesi lo si fa ancora oggi – la tavola apparecchiata per i defunti tutta la notte ed in alcuni paesi anche le credenze rimangono aperte perché questi possano nutrirsi. Anche la zucca non è una prerogativa di Halloween come lo si conosce oggi, grazie alle americanate. In Sardegna, infatti, venivano intagliate a rappresentare esseri spettrali, per far divertire e allo stesso tempo spaventare i bambini. Nelle case invece si accendevano le lampade ad olio

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IS ANIMEDDAS, LA FESTA DEI MORTI IN SARDEGNA

(lantias), una per ogni defunto di famiglia. In altre zone della Sardegna, soprattutto nel Sarrabus Gerrei, ai bambini venivano date delle piccole forme di pane somiglianti a delle coroncine. Ancora oggi in alcune zone della Sardegna sopravvive questa tradizione tipica della nostra Isola, magari invece che pane o dolci genuini vengono date ai bambini delle caramelle o cioccolato, ma rimane vivo il ricordo antico delle “animeddas” o dei “mortu mortu”. E’ probabile che la maggior parte dei sardi, soprattutto i più giovani, non conosca queste tradizioni e usanze antiche, il modo con cui i nostri avi commemoravano i loro defunti. Speriamo, dunque, di aver contribuito almeno un po’ a dare un senso diverso e più profondo a questa ricorrenza e al vostro Halloween.

Tommaso

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2 NOVEMBRE, LA FESTA DEI MORTI E LE TRADIZIONI IN ITALIA

Il giorno dei morti è la festività che la Chiesa cattolica dedica alla commemorazione dei defunti. La festa ha origini antiche e la data del festeggiamento, il 2 novembre, non è casuale. Civiltà antichissime già celebravano la festa degli antenati o dei defunti in un periodo che cadeva proprio tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre. Questa data sembra riferirsi al periodo del grande Diluvio, di cui parla la Genesi. Quello per cui Noè costruì l’arca che, secondo il racconto di Mosè, cadde nel “diciassettesimo giorno del secondo mese”, che corrisponderebbe al nostro novembre. La Festa dei Morti nacque dunque in “onore” di persone che Dio stesso aveva annientato, col fine di esorcizzare la paura di nuovi eventi simili. Da qui in poi, la storia, che è ovviamente sospesa tra religione e leggenda, diventa

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più chiara. Il rito della commemorazione dei defunti sopravvive alle epoche e ai culti: dall’antica Roma, alle civiltà celtiche, fino al Messico e alla Cina, è un proliferare di riti, dove il comune denominatore è consolare le anime dei defunti, perché siano propizie per i vivi. La tradizione celtica fu quella che ebbe maggiore eco. Una delle celebrazioni più importante del calendario celtico era “Samhain”, la notte di fine estate, infatti il termine è una derivazione del termine gaelico “Sam Fuin” (appunto fine dell’estate). Gli antichi Celti dividevano l’anno in due grandi stagioni in base alla transumanza del bestiame e questa festa segnava la fine dei raccolti e l’inizio della parte fredda e buia dell’anno. Questo veniva festeggiato in un periodo dell’anno coincidente all’attuale fine ottobre e inizio novembre.

All’epoca dei primi cristiani, queste tradizioni erano ancora molto presenti: la Chiesa cattolica faticava a sradicare i culti pagani. Così, nel 835, Papa Gregorio II spostò la festa di “Tutti i Santi” dal 13 maggio al 1° novembre, pensando, in questo modo, di dare un nuovo significato ai culti pagani. Nel 998 Odilo, abate di Cluny, aggiungeva al calendario cristiano il 2 novembre, come data per commemorare i defunti. In memoria dei cari scomparsi, ci si mascherava da santi, da angeli e da diavoli; inoltre, si accendevano falò. LE TRADIZIONI IN ITALIA L’Italia è ricchissima di tradizioni legati alla notte che precede il giorno dei Morti, tanto che


Qui di seguito un breve excursus sulle tradizioni italiane: In alcune zone della Lombardia, la notte tra l’1 e il 2 novembre si usava mettere in cucina un vaso di acqua fresca perché i morti potessero dissetarsi. In Friuli si lasciava un lume acceso, un secchio d’acqua e un po’ di pane. Nel Veneto, per scongiurare la tristezza, nel giorno dei morti gli amanti offrivono alle promesse spose un sacchetto con dentro fave in pasta frolla colorata, i cosiddetti “Ossi da Morti”. In Trentino le campane suonavano per molte ore a chiamare le anime che, si secondo il folklore, si radunavano intorno alle case a spiare alle finestre. Per questo, la tavola si lasciava apparecchiata e il focolare restava acceso durante la notte. Anche in Piemonte e in Val D’Aosta le famiglie lasciavano la tavola imbandita e si recavano a far visita al cimitero. I valdostani credevano che dimenticare questa abitudine, di lasciare la tavola imbandita, provocasse fra le anime un fragoroso tzarivàri (baccano). Nelle campagne cremonesi ci si alzava presto la mattina e si ras-

settavano subito i letti affinché le anime dei cari potevano trovarvi riposo. Si andava poi per le case a raccogliere pane e farina con cui si confezionavano i tipici dolci detti “ossa dei morti”. In Liguria la tradizione vuole che il giorno dei morti si preparino i “bacilli” (fave secche) e i “balletti” (castagne bollite). Alla vigilia del giorno dedicato ai morti i bambini si recavano di casa in casa per ricevere il “ben dei morti” (fave, castagne e fichi secchi), poi dicevano le preghiere e i nonni raccontavano storie e leggende paurose. In Umbria si producono tipici dolcetti devozionali a forma di fave, detti “Stinchetti dei Morti”, che si consumano da antichissimo tempo nella ricorrenza dei defunti quasi a voler mitigare il sentimento di tristezza e sostituire le carezze dei cari che non ci sono più. Sempre in Umbria si svolge ancora oggi la Fiera dei Morti, una sorta di rituale che simboleggia i cicli della vita. In Abruzzo, oltre all’usanza di lasciare il tavolo da pranzo apparecchiato, si lasciavano dei lumini accesi alla finestra, tanti quante erano le anime care, e i bimbi si mandavano a dormire con un cartoccio di fave dolci e confetti come simbolo di legame tra le generazioni passate e quelle presenti. A Roma la tradizione voleva che, il giorno dei morti, si consumasse il pasto accanto alla tomba di un parente per tenergli compagnia. Altra tradizione romana era una suggestiva cerimonia di suffragio per le anime che avevano trovato la morte nel Tevere. Al calar della sera si andava sul-

le sponde del fiume al lume delle torce e si celebrava il rito. In Calabria, in alcune zone i bambini, la sera della vigilia del giorno dedicato ai morti, si recavano di casa in casa per chiedere delle offerte (o cibarie o monete) recitando la frase “mi fate i morti” (fate un’offerta per le anime dei morti). In altre zone invece c’era l’usanza di preparare dolci per i bambini, ai quali viene detto che sono regali portati dai parenti trapassati. Si racconta ai bambini infatti, che se durante l’anno sono buoni e hanno recitato le preghiere per le anime dei defunti, i “morti” porteranno loro dolci e doni. Sempre in Calabria, nelle comunità italo-albanesi, presenti in tutta la provincia di Cosenza, ci si recava in corteo verso i cimiteri: dopo benedizioni e preghiere per entrare in contatto con i defunti, si approntavano banchetti direttamente sulle tombe, invitando anche i visitatori a partecipare. Diffusa era poi l’usanza di accendere un lumino o una candela, da tenere sul davanzale della finestra, un segno di rimembranza per i cari defunti e anche un modo per indicare ai defunti la strada del ritorno. Nella gastronomia tradizionale calabrese, il piatto rituale del 2 Novembre è la “pasta e ciciari” (fettuccine con i ceci). Si dice che durante il giorno si devono mangiare i ceci, e il pomeriggio si va a seminare un pò di grano per garantire la fertilità. Mentre i dolci tipici sono le “Dita di Apostolo“, dolci di pasta di mandorle farciti con marmellata che hanno la forma delle dita di una mano.

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si potrebbe benissimo affermare che Halloween era già presente in Italia, molto prima che la versione commerciale americana approdasse nel nostro paese. L’unica osservazione è che Halloween (nella versione commerciale) è oggi ormai diffusa nella nostra cultura, mentre le tradizioni italiane per questa ricorrenza sono ormai estinte o quasi.

In Sicilia il 2 novembre era una festa particolarmente gioiosa

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per i bambini. Infatti veniva fatto credere a loro che, se fossero stati buoni e avessero pregato per le anime care, i morti tonavano a portar loro dei doni. Quando i fanciulli erano a dormire, i genitori preparavano i tradizionali “pupi di zuccaro” (bambole di zucchero), con castagne, cioccolatini e monetine e li nascondevono. Al mattino i bimbi iniziavano la ricerca, convinti che durante la notte i morti sarebbe usciti dalle tombe per portare i regali. Tipico dolce siciliano per la ricorrenza dei Morti sono le “Ossa di Morto” biscotti a forma di ossa umane in pasta di mandorle.

In Sardegna è celebre l’ “is animeddas” o “su mortu mortu”, per il quale la mattina del 2 novembre i ragazzi si recavano per le piazze e di porta in porta per chiedere delle offerte e ricevevano in dono pane fatto in casa, fichi secchi, fave, melagrane, mandorle, uva passa e dolci. La sera della vigilia anche qui si accendevano i lumini e si lasciava la tavola apparecchiata e le credenze aperte. Celebre sono “is animeddas” o “su mortu mortu”.

Alcuni dolci della “tradizione italiana”.

Leron

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Tornano per dissetarsi e nutrirsi, per allontanare le malvagità o per giocare a carte. Per assistere alla messa o recitare il rosario lungo le vie del paese. Tante sono le credenze legate al ritorno dei defunti, nelle diverse zone d’Italia. Tutte, comunque, hanno una ispirazione di fondo: quella di sentire sempre vicino il mondo dei morti. Ripopolano le vie del paese, fanno visita ai vivi, si presentano in casa durante la notte. Tante sono le credenze legate al ritorno dei defunti nel mondo terreno. Nelle più diverse culture spesso i morti si riaffacciano alla realtà quotidiana per nutrirsi o per assistere alla messa, per dissetarsi o per andare in pellegrinaggio. Si tratta di credenze legate, innanzitutto, all’idea che la vita e la morte sono comunque, sempre, inevitabilmente legate. Ma non solo: rappresentano anche il modo, per i vivi, per continuare a mantenere forti legami con i propri defunti. E per sentirli più vicini. DI NOTTE, PER ASSISTERE ALLA MESSA Una leggenda particolarmente diffusa è quella che narra che, durante le ore notturne, i morti si radunano in chiesa per sentire la loro messa, la cosiddetta “messa dei morti”. E se qualcuno entra in chiesa mentre si celebra questa funzione, corre il pericolo del contagio di morte. In Abruzzo, si ricorda questo dettagliato racconto, segnalato soprattutto nelle zone rurali attorno a Pescara: una fornaia, alzatasi

di buon’ora, andava ad accendere il forno. Nel passare davanti ad una chiesa, che vide illuminata, pensò che si stesse celebrando la messa e vi entrò. La chiesa era illuminata e piena di gente. Inginocchiatasi, una sua comare, già morta, le si avvicinò dicendo: “Comare, qui non stai bene, va’ via. Siamo tutti morti e questa è la messa che si dice per noi. Spenti i lumi, moriresti dalla paura a trovarti in mezzo a tanti morti”. La comare ringraziò e andò via subito, ma per lo spavento perse la voce.

ciparono alle messe in vita: i siciliani le chiamano appunto “misse scurdate”. Mentre a Catania si racconta di morti che passeggiano in processione per le strade recitando il rosario, a Salemi, in provincia di Trapani, si dice che la messa dei morti sia celebrata tra le ore di mezzogiorno ed il vespro: quando suonano le campane, chi, tratto in inganno, entra in chiesa e vede il volto cadaverico di un prete, deve fuggire immediatamente facendosi il segno della croce. Altrimenti non sopravvivrà.

In Sicilia si crede che a celebrare la messa dei morti siano condannate le anime dei preti che ingannarono i fedeli, non celebrando, per avidità di guadagno, le messe per cui avevano ricevuto le elemosine. Queste anime, dunque, devono celebrare anno per anno una messa fino a quando non avranno soddisfatto il loro obbligo. Le messe sono invece ascoltate da quei morti che, per pigrizia o negligenza, non parte-

In Friuli, invece, si ritiene che i morti vadano in pellegrinaggio nei santuari e nelle chiese lontane dai centri abitati, sempre di notte: i racconti parlano di defunti che escono dai cimiteri vestiti di bianco e con scarpe di seta, avvolti nel lenzuolo funebre. Chi dovesse entrare durante una di queste visite, morirebbe al canto del gallo.

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IL RITORNO DEGLI OLTREPASSATI

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DI NUOVO IN CASA, PER SFAMARSI In molte località è segnalato il tema del ritorno dei morti nei giorni successivi al decesso: una idea forte soprattutto nell’Italia meridionale. In Basilicata, nel comune di Venosa, in provincia di Potenza, ad esempio, dopo che il cadavere era stato portato al cimitero, i parenti abbandonavano la casa per un giorno ed una notte per permettere al morto di tornare a rifocillarsi. A Modica, in Sicilia, si credeva che per i tre giorni successivi alla sepoltura il morto rientrava a casa per sfamarsi con pane e per dissetarsi con acqua: per questo i parenti gli lasciavano, di notte, la porta di ingresso socchiusa e puntellata con una sedia, sulla quale viene posato pane fresco in abbondanza. In diversi comuni intorno all’Etna, poi, si riferisce che i defunti, dopo aver girovagato per i sentieri più spopolati, diventavano formiche per poter entrare, attraverso le fessure, nelle case dei loro congiunti a nutrirsi. In diversi paesi dell’Aspromonte, in Calabria, in autunno i morti tornano addirittura per un mese intero. Così le famiglie mettevano ogni sera sul tavolo un piatto ricolmo di cibo, la bottiglia del vino, una brocca d’acqua. In qualche paese si lasciava addirittura un mazzo di carte da gioco, affinché i defunti potessero ancora assaporare i passatempi della vita. In Sardegna, in alcuni centri vicino a Sassari, i morti fanno ritorno nelle case soprattutto nella

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notte del primo agosto: i familiari, lasciavano apparecchiata la tavola per il pasto notturno dei loro defunti, cercando però di evitare di mettere le posate, soprattutto forchette e coltelli, perché potevano diventare una arma molto pericolosa nelle mani dei morti. Più diffusa in tutta Italia è invece la credenza che i morti tornino nella notte tra il primo ed il due novembre. In alcune aree del Veneto si tramanda che, più che per mangiare e bere, i morti tornino per riposare: nelle campagne intorno a Vicenza, la mattina del 2 novembre le donne si alzavano più presto del solito e si allontanavano dalla casa dopo aver rifatto i letti per bene, perché le povere anime del purgatorio potessero trovarvi riposo per l’intera giornata. In Piemonte, nelle zone della Val d’Ossola, il 2 novembre, dopo il vespro, le famiglie si recavano al gran completo in visita al cimitero, abbandonando discretamente le case, perché le anime dei trapassati potessero rifocillarsi a loro agio: durante questo banchetto, i morti parlavano fra loro, predicendo l’avvenire dei propri congiunti. La sera di Ognissanti, ossia alla vigilia del giorno dei morti, sempre in Piemonte, era vivo il costume di radunarsi a recitare il rosario tra parenti e a cenare con le castagne. Finita la cena, la tavola non veniva sparecchiata: rimaneva imbandita col resto avanzato per sfamare i defunti. LEGUMI, IN MEMORIA DEI DEFUNTI Nelle tradizioni popolari sono spesso i poveri a portare nutri-

mento e messaggi ai defunti, perché considerati immuni dal contagio della morte. Una usanza diffusa soprattutto in Calabria voleva che le famiglie di Cosenza mandassero ai loro morti il cibo preferito attraverso i disperati: lo preparavano al mattino presto, per offrirlo al primo povero che passava davanti alla loro casa. Questi, lo consegnava al defunto che, nel frattempo, si è messo in cammino per raggiungerlo. Ad Umbriatico, in provincia di Crotone, per la commemorazione dei defunti si preparavano per i poveri delle focacce di pane lievitato e cotto al forno, le “pitte collure”, mentre a Paola (provincia di Cosenza) il 2 novembre si distribuivano ai poveri fichi secchi. In occasione della festa dei morti in Veneto si distribuivano le fave, mentre in Piemonte si offrivano ai poveri gli avanzi della cena o una scodella di legumi fatti cuocere in memoria dei trapassati. In Abruzzo, dove tra i pescatori, la notte tra l’1 e il 2 novembre, non si poteva andare a pesca, perché si rischiava di pescare, al posto dei pesci, solo teschi di morti; anche qui, il 2 novembre si offriva ai poveri del paese un piatto a base di ceci.

Valeria Franco


La festa liturgica del Natale è stata istituita in Occidente – probabilmente poco prima della metà del IV secolo – e si è diffusa rapidamente in Oriente. Si tratta di una celebrazione relativamente tardiva, poiché in quell’epoca le comunità cristiane già osservavano le festività canoniche della Pasqua e della Pentecoste, ereditate direttamente dal giudaismo, conoscevano un ciclo quaresimale di durata variabile secondo le varie località e festeggiavano quasi ovunque il 6 gennaio l’Epifania, dedicata essenzialmente al battesimo di Gesù. La festa di Natale del 25 dicembre era quindi sconosciuta ai cristiani dei primi tre secoli. Fino all’inizio del IV secolo questo giorno, destinato a costituire in seguito una data centrale nel cristianesimo, passava inosservato ai credenti. Invece, nell’impero romano, il 25 dicembre, o intorno a questa data, si svolgeva una importante festività dedicata al culto pagano di Mitra, all’adorazione del Sole e nella quale veniva celebrata il solstizio invernale. Ma già prima dell’introduzione del culto di Mitra, gli imperatori romani avevano eretto dei templi al Sol invictus. Nel terzo secolo il 25 dicembre era divenuto ufficialmente il Dies Natalis Solis Invicti. Aureliano consacrò un tempio del Sol Invictus il 25 dicembre 274, in una festa chiamata, appunto, Dies Natalis Solis Invicti, “Giorno di nascita del Sole Invitto”, facendo del dio-sole la principale divinità del suo impero. La festa del Dies Natalis Solis

Invicti divenne via via sempre più importante in quanto era quella che seguiva la festa romana più antica, i Saturnali. Sol Invictus (“Sole invitto”) o, per esteso, Deus Sol Invictus (“Dio Sole invitto”) era un appellativo religioso usato per tre diverse divinità nel tardo impero romano: El-Gabal, Mitra e Sol. Il culto del Sole, nato in Oriente, acquisì importanza a Roma per la prima volta con l’imperatore Marco Aurelio Antonino Augusto, conosciuto anche come Eliogabalo (sebbene vi siano emissioni monetali antecedenti dove compare il Sole, come divinità, all’epoca di Caracalla), che tentò di imporre il culto di Eliogabalo Sol Invictus, identificando la sua persona con quella della divinità, il dio solare della sua città natia, Emesa, in Siria. Eliogabalo fece anche costruire un tempio dedicato alla nuova divinità sul Palatino. Con la morte

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SOL INVICTUS

violenta dell’imperatore nel 222 questo culto cessò di essere coltivato a Roma, salvo riprendere vigore dopo cinquant’anni e affermarsi anzi come culto di prevalente importanza. Nel 274, come già accennato, Aureliano ufficializzò il culto solare di Emesa, edificando un tempio sulle pendici del Quirinale e creando un nuovo corpo di sacerdoti (pontifices solis invicti). L’adozione del culto del Sol Invictus fu vista da Aureliano come un forte elemento di coesione dato che, in varie forme, il culto del Sole era presente in tutte le regioni dell’impero. Anche molte divinità greco-romane, come Apollo, erano identificate con il Sole. Inoltre, come riferisce Tertulliano, molti credevano che anche i cristiani adorassero il sole. Sabrina

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I SIMBOLI DEL NATALE

Tutti i simboli del Natale, dal vischio all’agrifoglio, sono ricchi di simbologie, sacre e profane, tramandate attraverso le generazioni, e strettamente legati ad un politeismo (paganesimo) antico. Con questo articolo cercheremo di conoscerne il significato… VISCHIO Pianta natalizia per eccellenza, del vischio ne parlava già Virgilio nell’Eneide. Per le sue virtù magiche, era considerata una pianta divina e miracolosatanto che era permesso raccoglierla solo ai sacerdoti, utilizzando esclusivamente un falcetto d’oro. Oggi è una pianta di buon augurio, simbolo di pace, che protegge perché incarna lo spirito vitale. GINEPRO La leggenda narra che la croce di Gesù fosse fatta di ginepro.

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Una credenza popolare vuole che Maria trovasse rifugio proprio tra i rami di questa pianta. Il ginepro era considerato magico, perché si pensava tenesse lontano i serpenti e curasse dal loro morso. Nella tradizione cristiana, questa sua qualità venne interpretata come purificazione dai peccati. AGRIFOGLIO E PUNGITOPO Entrambe considerate portatrici di fortuna, queste piante si caratterizzano  per le loro  foglie dure e con le spine, simbolo di forza e prevenzione contro tutti i mali. Le bacche rosse sono il simbolo del Natale, il simbolo della luce e del buon auspicio, una promessa di abbondanza e fecondità per il nuovo anno che comincia. Secondo la leggenda, le foglie spinose rievocano le spine della corona di Cristo e le bacche il rosso del suo

sangue. ARANCIA È tradizione delle festività natalizie addobbare la tavola con cesti colmi di arance. L’arancia, il frutto dell’inverno per eccellenza, porta con sé il calore del sole e rappresenta il Natale a tavola per la speranza e lo splendore. MELAGRANA Simbolo della terra, questo frutto rappresenta la  rigenerazione della natura. Gesù viene spesso dipinto con una melagrana in mano, che in questo caso acquista il significato simbolico di rinascita, resurrezione. CERO NATALIZIO Gesù è la luce del mondo, la notte di Natale è la notte in cui la luce arriva tra gli uomini: il cero natalizio simboleggia proprio l’av-


DOSSIER vento del bambino Gesù come luce che nasce nel mondo, come dice la liturgia. In Francia e in Inghilterra è tradizione accendere tre ceri fusi insieme alla base, che simboleggiano la Trinità. CORONA DELL’AVVENTO La corona dell’avvento ha origine da una tradizione tedesca di epoca precristiana, deriva dai riti pagani della luce che si festeggiavano nel mese di dicembre. Intorno al 1500 si diffuse tra i cristiani, divenendo simbolo dei giorni che precedono il Natale. Il verde dei rami simboleggia la  speranza,  mentre i quattro ceri simboleggiano le quattro settimane che precedono il Natale. Ogni domenica si accende un cero. La tradizione vuole che ogni cero abbia un suo significato: il cero dei profeti, quello di Betlemme, quello dei pastori e quello degli angeli. All’accensione di ogni cero dovrebbe seguire un momento di preghiera e un canto a Maria. CEPPO DI NATALE Quella del ceppo di Natale è una  tradizione antica. Il tronco che brucia nei camini dalla sera

della vigilia fino a Capodanno trova origine nella frase della Bibbia “dal ceppo nascerà un virgulto”, Gesù Cristo. Questa tradizione, prima ancora di essere cristiana, era pagana: il ceppo si bruciava durante il solstizio d’inverno, che coincideva con la nascita di un nuovo anno. Due simboli propiziatori: il fuoco, immagine del sole e quindi della vita, e il consumarsi del tronco, che rappresentava il consumarsi del vecchio annocon tutto ciò che di brutto aveva rappresentato. Il ceppo in effetti è il primo avo del più famoso abete natalizio. Accenderlo nelle case è anche segno di ospitalità e accoglienza per la venuta del figlio di Dio. Anticamente a Genova il ceppo era offerto al doge dalle genti di montagna: nella cerimonia pubblica di “confuoco”, il Doge versava sul tronco vino e confetti in segno di abbondanza. In Abruzzo si fanno bruciare tredici piccoli ceppi che simboleggiano Gesù e i dodici apostoli, il vino rappresenta il sangue di Cristo. In  Puglia, bruciare il tronco significa distruggere il peccato originale,

mentre a Isernia  il capofamiglia benedice il tronco con l’acqua santa mentre i familiari gridano “Viva Gesù”. STELLA DI NATALE, Poinsettia La tradizione racconta che questo fiore, da sempre legato agli allestimenti tipici del Natale, sia stato in origine il  regalo di un bimbo a Gesù. Un 25 dicembre lontano nel tempo, un bambino povero entrò in Chiesa per offrire un dono al Signore proprio nel giorno della sua nascita, ma era talmente povero che poteva portare solo un mazzo di erbacce, ma su quei rametti, di umili origini, al bimbo cadde una lacrima, che per miracolo trasformò quelle foglie in uno splendido fiore rosso: la stella di Natale. ROSA DI NATALE Anche chiamata Rosa delle nevi o Rosa d’inverno, il suo vero nome è “Helleborus niger”. In  Inghilterra  è considerata il fiore natalizio per eccellenza. La  leggenda  narra che durante l’offerta di doni al Bambino Gesù, una pastorella vagasse in

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cerca di un dono da offrire, ma l’inverno era stato freddo e la povera pastorella non riuscì a trovare neanche un fiore da offrire. Mentre si disperava, vide passare un angelo che intenerito dalle sue lacrime si fermò, spolverò un po’ di neve davanti a lei e apparvero delle candide rose, che la ragazza raccolse e portò in dono al Bambinello. RUDOLPH, la renna dal naso rosso Questa leggenda americana  fu inventata negli uffici di una ca-

tena di grandi magazzini americani, la Montgomery Ward, quando nel 1939 si decise di regalare una nuova favola di Natale. Rudolph era una renna come le altre, ma aveva un enorme naso rosso, che purtroppo la rendeva oggetto di scherno ed emarginazione. Ma il simpatico Rudolph entrò nelle grazie del buon Babbo Natale, che la accolse con sé, e così le renne, che da sempre erano state 8, diventarono 9. Il grosso naso rosso dell’ultima arrivata divenne un pregio nelle fredde notti di neve e nebbia. Una

storia recente, ma tanto forte da essere in pochi anni diventata tradizione.

Arved

L’ALBERO DI NATALE Quella dell’albero di Natale è, con il presepe, una delle più diffuse tradizioni natalizie. In genere l’albero di Natale in Italia è un peccio (Picea Abies) detto anche Abete Rosso. L’immagine dell’albero come simbolo del rinnovarsi della vita è un tradizionale tema pagano, presente sia nel mondo antico che medioevale, in seguito assimilato dal Cristianesimo. L’abete, essendo una conifera sempreverde, facilmente richiama il perpetuarsi della vita anche in Inverno. Presso molti popoli, in particolare gli Indoeuropei, l‘Albero Cosmico rappresenta la manifestazione divina del cosmo. Ne sono esempi l’albero Cosmico indiano “il puro, il Brahman. Tutti i mondi riposano in lui” (Katha - Upanishad VI, 1), lo Yggdrasil germanico, il veterotestamentario Albero della Vita (Genesi 2, 3).

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L’usanza in ambiente Cristiano dell’albero di Natale è stretta-

mente derivato dalla tradizione pagana, tuttavia, sembra che sia a Tallinn, in Estonia nel 1441, che fu eretto il primo albero di Natale con significati cristiani, nella piazza del Municipio, Raekoja Plats, attorno al quale giovani scapoli uomini e donne ballavano insieme alla ricerca dell’anima gemella. Tradizione poi ripresa dalla Germania del XVI secolo.

Ingeborg Weber-Keller (professore di etnologia a Marburgo) ha identificato, fra i primi riferimenti storici alla tradizione, una cronaca di Brema del 1570, secondo cui un albero veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. La città di Riga è fra quelle che si proclamano sedi del primo albero di Natale della storia (vi si trova una targa scritta in otto lingue, se-


DOSSIER condo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato nella città nel 1510). Precedentemente a questa prima apparizione “ufficiale” dell’albero di natale (come oggi concepito dalla nsotra cultura) si può però trovare anche un gioco religioso medioevale celebrato proprio in Germania il 24 dicembre, il “gioco di Adamo e di Eva” (Adam und Eva Spiele), in cui venivano riempite le piazze e le chiese di alberi di frutta e simboli dell’abbondanza per ricreare l’immagine del Paradiso. Successivamente gli alberi da frutto vennero sostituiti da abeti poiché questi ultimi avevano una profonda valenza magica per il popolo. Infatti l’abete addobbato per i culti pre-cristiani rappresenta la Dea Madre, che è sempre fertile anche in inverno quando tutto appare sterile. Ecco quindi il significato intrinseco dell’albero di Natale, cioè la fertilità e la rinascita.

Per molto tempo, la tradizione dell’albero di Natale rimase tipica delle regioni a nord del Reno. I cattolici la consideravano un uso protestante. Furono gli ufficiali prussiani, dopo il Congresso di Vienna, a contribuire alla sua diffusione negli anni successivi. A Vienna l’albero di Natale apparve nel 1816, per volere della principessa Henrietta von Nassau-Weilburg, ed in Francia nel 1840, introdotto dalla duchessa di Orléans. A tutt’oggi, la tradizione dell’al bero di Natale, così come molte altre tradizioni natalizie correlate, è sentita in modo particolare nell’Europa di lingua tedesca, sebbene sia ormai universalmente accettata anche nel mondo cattolico (che spesso lo affianca al tradizionale presepe). A riprova di questo sta anche la tradizione, introdotta durante il pontificato di Giovanni Paolo II, di allestire un grande albero di Natale nella sede del cattolicesimo mondiale, piazza San Pietro a Roma.

D’altronde un’interpretazione allegorica fornita dai cattolici spiega l’uso di addobbare l’albero come una celebrazione del legno (bois, in francese è sia inteso come “albero” sia come “legno”) in ricordo della Croce che ha redento il mondo (Padre Thomas Le Gal). Si noti la similitudine dell’albero con il pilastro cosmico chiamato Yggdrasill dalla mitologia nordica, fonte della vita, delle acque eterne, cui è vincolato il destino degli uomini: similitudini queste sincreticamente assorbite nel culto cristiano che celebra l’albero di Natale e la Croce stessa. La similitudine tra Albero Sacro e la Croce fu usata anche dai missionari cristiani tra l’VIII e X secolo per convertire i popoli germanici in Europa centro-settentrionale.

Francesco Vox

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IL NATALE

Il Natale è una festa cristiana che celebra la nascita di Gesù (“Natività”) e cade il 25 dicembre per la maggior parte delle Chiese cristiane occidentali, per le Chiese ortodosse orientali cade il 6 gennaio, e il 7 gennaio per le Chiese ortodosse slave, che seguono il calendario giuliano. La celebrazione del Natale non è presente nei primi elenchi delle festività cristiane, per esempio in quello di Ireneo e in quello di Tertulliano, e Origene ricorda che nella Scrittura solo i peccatori festeggiavano la data del compleanno. Le prime evidenze di una celebrazione provengono da Alessandria d’Egitto, circa 200 d.C., quando Clemente di Alessandria disse che certi teologi egiziani, “molto curiosi”, definirono non solo l’anno, ma anche il giorno della nascita di Gesù il 25 Pachon, corrispondente al 20 maggio del ventottesimo anno di Augusto ma fecero questo non perché ritenes-

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sero che il Cristo fosse nato quel giorno ma solo perché quel mese era il nono del loro calendario. Altri scelsero le date del 24 o 25 Pharmuthi (19 o 20 aprile). Un testo del 243, “De paschae computus”, attribuito a Cipriano ma probabilmente apocrifo, dichiara che la nascita di Cristo fu il 28 marzo perché fu in quel giorno che il sole fu creato. Abraham Ecchelensis (16001664) riferisce della presenza di un dies Nativitatis et Epiphaniae da una costituzione della chiesa di Alessandria al tempo del Concilio di Nicea. Epifanio riferisce di una cerimonia dai tratti gnostici ad Alessandria in cui, la notte tra il 5 e il 6 gennaio, un disco solare inquartato (oggi noto come “croce celtica”) detto Korê era portato in processione attorno a una cripta, al canto Oggi a quest’ora Korê ha dato vita all’Eterno. Alcuni riferimenti poco certi

sulla festività del Natale risalgono al IV secolo. La prima menzione certa della Natività di Cristo con la data del 25 dicembre risale invece al 336, e la si riscontra nel “Chronographus”, redatto intorno alla metà del IV secolo dal letterato romano Furio Dionisio Filocalo. Le origini storiche della festa non sono note e sono state spiegate con varie ipotesi. È quasi sicuro che la sua data venne fissata al 25 dicembre per sostituire la festa del Natalis Solis Invicti con la celebrazione della nascita di Cristo, indicato nel Libro di Malachia come nuovo “sole di Giustizia” (cfr. Malachia III,20). La tradizione cristiana si intreccia con quella popolare e contadina, dal momento che nello stesso periodo si celebravano una serie di ricorrenze e riti legati al


DOSSIER mondo rurale: infatti nell’antica Roma dal 17 al 24 si festeggiavano i Saturnali in onore di Saturno, dio dell’agricoltura, durante i quali avvenivano scambi di doni e sontuosi banchetti. Il solstizio invernale e il culto del “Sol Invictus” nel tardo impero romano hanno verosimilmente avuto un ruolo nell’istituzione e nello sviluppo del Natale, anche se non ci sono evidenze definitive di questa relazione. La festa si sovrappone approssimativamente alle celebrazioni per il solstizio d’inverno e alle feste dei saturnali romani (dal 17 al 23 dicembre). Inoltre già nel calendario romano il termine Natalis veniva impiegato per molte festività, come il Natalis Romae (21 aprile), che commemorava la nascita dell’Urbe, e il Dies Natalis Solis Invicti, la festa dedicata alla nascita del Sole, introdotta a Roma da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222) e ufficializzato per la prima volta da Aureliano nel 274 d.C. con la data del 25

dicembre. È soprattutto quest’ultima festa a polarizzare l’attenzione degli studiosi. Se già verso il 200 era ampiamente diffusa nelle comunità cristiane dell’oriente greco la celebrazione del 6 gennaio come giorno della nascita di Gesù, successivamente si registra il prevalere della data del 25 dicembre, e questo pare spiegarsi con la grande popolarità, al tempo, della devozione al Sole Invitto. Il Natale costituisce probabilmente l’esempio più significativo di come una tradizione pagana sia stata assorbita dal Cristianesimo e abbia assunto un nuovo significato.

Leron

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IL CAPODANNO

II Capodanno è il primo giorno dell’anno e risale alla festa del Dio romano Giano. Nel VII secolo i pagani delle Fiandre. seguaci dei druidi, avevano l’uso di festeggiare il passaggio al nuovo anno; tale culto pagano venne poi deplorato da Sant’Eligio (morto nel 659 o nel 660), che redarguì il popolo delle Fiandre dicendo loro: “A Capodanno nessuno faccia empie ridicolaggini quali !’andare mascherati da giovenche o da cervi, o fare scherzi e giochi; e non stia a tavola tutta la notte né segua l’usanza di doni augurati o di libagioni eccessive. Nessun cristiano creda in quelle donne che fanno i sortilegi con il fuoco, né siede in un canto, perché è opera diabolica.” In Occidente cade il 1° gennaio del Calendario Gregoriano in uso ai fini civili in tutto il mondo, e nella larghissima maggioranza degli Stati è un giorno di festa. Per le popolazioni che seguono il Calendario Giuliano, ad esempio alcune chiese ortodosse, ai fini strettamente religiosi l’ini-

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zio dell’anno viene celebrato nel giorno corrispondente al 14 gennaio gregoriano. Molti paesi Orientali invece il capodanno cade in corrispondenza del novilunio, che cade tra il 21 gennaio ed il 19 febbraio. Il capodanno dei paesi di religione islamica hanno invece un capodanno mobile, basando il loro anno sulle lunazioni ed essendo 11 giorni più breve di quello Gregoriano, fa si che il loro capodanno sia anticipato di un mese ogni tre anni rispetto al nostro. Nel Medioevo, molti paesi europei usavano il calendario giuliano, ma vi era un’ampia varietà di date che indicavano il momento iniziale dell’anno. Per esempio dal XII secolo fino al 1752 in Inghilterra e in Irlanda il capodanno si celebrava il 25 marzo (giorno dell’Incarnazione, usato a lungo anche a Pisa ed in seguito a Firenze), mentre in Spagna fino all’inizio del Seicento il cambio dell’anno era il 25 dicembre, giorno della Natività. In Francia fino al 1564 il Capodanno veniva festeggiato nella domenica di Resurrezione (chiamato

anche stile della Pasqua), a Venezia (fino alla sua caduta. avvenuta nel 1797) era il 1° marzo mentre in Puglia, in Calabria e in Sardegna lo si festeggiava seguendo lo stile bizantino che lo indicava al 10 settembre, tant’è vero che in sardo settembre si traduce Caputanni (dal latino Caput anni). Queste diversità locali (che, specialmente nel Sacro Romano Impero variavano spesso da città a città), continuarono anche dopo l’adozione del Calendario Gregoriano Solo nel 1691 Papa Innocenzo XII emendò il calendario del suo predecessore stabilendo che l’anno dovesse cominciare il 1° gennaio, cioè secondo lo stile modermo o della Circoncisione. L’adozione universale del Calendario Gregoriano fece si che anche la data del 1 gennaio come inizio dell’anno divenne infine comune pressoché in tutto il pianeta. II 1° gennaio segna l’inizio di un nuovo periodo, che solitamente inizia una settimana dopo Natale, dedicato al riepilogo dell’anno appena trascorso, specialmente


DOSSIER nelle radio, nelle televisioni. e nei quotidiani. I mass-media spesso, infatti pubblicano articoli o trasmettono notizie su quanto è avvenuto durante l’ultimo anno. Questo giorno è in molti luoghi una festa religiosa di precetto (la Solennità della Madre di Dio per la Chiesa cattolica che segue la forma ordinaria del rito romano, la Circoncisione di Gesù per chi segue il rito ambrosiano o la forma straordinaria del rito romano), ma anche un’occasione per celebrare la notte di passaggio tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, che si festeggia con il classico veglione di Capodanno. La tradizione italiana prevede una serie di rituali scaramantici per il primo dell’anno che possono essere rispettati più o meno strettamente come quello di vestire biancheria intima di colore rosso o di gettare dalla finestra oggetti vecchi o inutilizzati (quest’ultima usanza è stata quasi completamente abbandonata). Le lenticchie vengono mangiate a cena il 31 dicembre come auspicio di ricchezza per l’anno nuovo ed un’altra tradizione Prevede il

baciarsi sotto il vischio in segno di buon auspicio. In Spagna c’è la tradizione di mangiare alla mezzanotte dodici chicchi d’uva, uno per ogni rintocco dei dodici scoccati da un orologio (il principale è quello di Puerta del Sol a Madrid). In Russia, dopo il dodicesimo rintocco, si apre la porta per far entrare l’anno nuovo. In tutta l’ex Unione Sovietica è usanza scambiarsi ed aprire i regali. Spesso vengono regalati cioccolatini o pupazzetti corrispondenti all’animale simbolo del calendario cinese dell’anno che verrà. In Ecuador ed in Perù si esibiscono fuori la propria abitazione dei manichini di cartapesta (a volte con le sembianze di personaggi famosi, calciatori, etc) riempiti di petardi così da bruciare ed esplodere ai rintocchi della mezzanotte. In Giappone, prima della mezzanotte, le famiglie si recano nei templi per bere sakè ed ascoltare 108 colpi di gong che annunciano l’arrivo di un nuovo anno (si ritiene infatti che questo sia il numero dei peccati che una persona

commette in un anno e che in tal modo ci si purifichi). In tanti paesi che seguono il calendario Gregoriano, tra cui gli Stati Uniti, il Regno Unito, l’Italia e altri, il Capodanno è anche una festa civile. Israele è il solo paese che, pur usando il calendario gregoriano, non celebra il Capodanno come festa pubblica. La ragione ufficiale è che essa nascerebbe come festa della Chiesa Cristiana, anche se molti altri paesi a maggioranza non cristiana festeggiano il Capodanno. Nondimeno, molti israeliti che vivono specialmente in Nord America o in Europa lo festeggiano privatamente.

Giulia V.

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SOPHIA LA GNOSI La gnosi – dice Albert Pike – è l’essenza e il midollo della Massoneria. La Massoneria è la gnosi, i veri gnostici che continuano la loro millenaria tradizione. “Alexandrian”, probabile pseudonimo di un alto iniziato, scrive nella sua “Storia della filosofia occulta”, citando uno dei massimi esponenti moderni del pensiero gnostico, HenriCharles Puech. Avere la Gnosi (Conoscenza) significa sapere che cosa siamo, da dove veniamo e dove andiamo, che cosa ci può salvare, qual è la nostra nascita e qual è la nostra rinascita E alla serie delle domande: “Perché sulla terra esistono tante religioni, invece di un’unica fede?” Quale scegliere e secondo quale criterio preferirla alle altre? Come stabilire chi ha torto o ragione, tra il pagano, l’ebreo o il cristiano, tra chi è sicuro della metempsicosi e chi attende il Giudizio Universale? fa seguire considerazioni degne della massima attenzione. Una risposta troppo immediata a queste domande drammatiche e problematiche trasformano l’individuo in un ateo, che rifiuta globalmente tutte le religioni proprio per le loro divergenze, o in un fanatico che si chiude rigida-

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mente nella propria fede evitando di analizzare le altre, per timore che questa venga intaccata. Lo gnostico, invece, usa la Gnosi come un filtro attraverso il quale setaccia e analizza le religioni e le filosofie, per trattenere il meglio di ognuna. Elabora così una religione intellettuale, basata su una rigorosa cultura invece di una religione rivelata che giustifica i propri postulati inverosimili e assurdi facendo ricorso a visioni, estasi, allucinazioni auditive. GNOSI E DOTTRINA GNOSTICA La gnosi è una dottrina sincretista sorta pressoché contemporaneamente al Cristianesimo, verosimilmente in ambiente ebraico (si suole ravvisare nel samaritano Simon Mago di cui parlano gli Atti degli apostoli, il suo primo maestro) con forti influssi neoplatonici, ma anche di altre religioni, in particolare iraniche. Il suo nome deriva dalla parola greca “gnosis” che significa “conoscenza”. Questa parola non deve trarre in inganno: la conoscenza di cui i suoi adepti si vantano depositari non è fondata su basi razionali, ma sulla consapevolezza (conoscenza) della propria divinità, sulla convinzione cioè di possedere in sé una scintilla divina imprigionata nel carcere del corpo o, più in generale,

del mondo materiale, un mondo pesante e tenebroso, un mondo di esilio creato bensì da un Dio, ma da un Dio inferiore e stolto identificato col Dio Creatore dell’Antico Testamento e dei Cristiani. Le dottrine gnostiche ci sono giunte sovente espresse sotto forma di miti tortuosi e stravaganti, ma tutte presentano connotazioni comuni ben individuabili. In sintesi: «Alla base dell’esperienza, di ogni gnostico, che si sente alienato nel mondo materiale che lo circonda e lo condiziona, e sostanzialmente estraneo ad esso, c’è la convinzione di essere depositario di una rivelazione divina destinata a pochi eletti. Questa rivelazione riguarda la sua più autentica natura, consistente in un germe, una particella della sostanza divina, degradata e caduta nel mondo, prigioniera del corpo materiale da cui anela a liberarsi per tornare al mondo divino da cui ha tratto origine. Ma la redenzione è possibile soltanto grazie all’opera di un Redentore divino, che discende in persona dal cielo sotto apparenza umana o fa sentire in altro modo la sua presenza, per tramite di un uomo (Gesù) particolarmente meritevole di diventare strumento dell’opera divina di redenzione. Tale opera affranca l’uomo depositano del germe divino dalla schiavitù in cui era caduto nel mondo materiale: questo infatti


ta si arrogano un’inammissibile uguaglianza con gli pneumatici, unici veri uomini in senso proprio. Superfluo rilevare come gli pneumatici dominino di diritto sugli psichici. La terza categoria, quella dei ‘trascurabili’, neppure è considerata. Per chiarire le idee sulla natura del Demiurgo e la sua contrapposizione col “Dio buono” di cui le anime degli pneumatici sarebbero scintille in esilio, giova aggiungere che la teogonia gnostica tende a identificare quest’ultimo con un Principio ingenerato talora chiamato Abisso, Padre supremo, Pleroma (che significa pienezza), ecc. – di cui nulla si conosce, anzi nemmeno si può dire che sia, analogamente all’En-Sof della Cabala, espressione ebraica della gnosi. Secondo i miti gnostici, ad un certo momento questo Padre ingenerato decise di manifestarsi, e lo fece mediante successive emanazioni di coppie di esseri celesti, le cosiddette sizìgie, costituite da un eone maschile e da uno femminile. Queste coppie, provenienti direttamente dal centro androgino della divinità, dagli gnostici chiamate “eoni”, si susseguirono contraddistinte da perfezione sempre minore, fino all’ultimo eone, Sophin, il più imperfetto – l’ultimo gradino di un processo discensivo di degenerazione emanatista in senso plotiniano — che turbò il mondo divino segnando un dramma (caduta originale). Venne così dischiusa la via ad un cosmo materiale di corruzione per opera di un Dio malvagio e ignorante che, per plasmare la materia maligna, non esitò a ricorrere a coadiutori chiamali “Arconti”. Pervertitasi in tal modo l’immobile perfezione originaria per opera del Dio dei cristiani, il Padre supremo redense gli eletti mediante l’invio del Cristo, al

quale affidò la missione di sottrarli alla tirannia del Demiurgo, dotandoli dei mezzi necessari alla loro salvezza, concepita come ricongiungimento col Pleroma originario. Questi mezzi, che fondano la rivelazione del Cristo gnostico, s’identificano in un insegnamento esoterico fondato sulla magia, che conduce l’iniziato al “risveglio”, alla consapevolezza della sua divinità8, ponendolo direttamente in contatto con le entità spirituali superiori. È forse superfluo aggiungere che questo redentore gnosticamente trasfigurato che, come si è visto, insegna la violazione sistematica della legge divina, è l’esatto contrario del Redentore cristiano. Eloquente in proposito la dichiarazione di un satanista bolognese che si proclama figlio di Satana e che inizia i suoi adepti tracciando per tre volte col suo sangue sulla loro fronte il numero sei. Costui si definisce: Uno che crede nel principio filosofico del satanismo e cioè che la divinità risiede all’interno dell’uomo e della donna, non in un’entità astratta. Con tali premesse non è chi non veda l’inutilità delle buone opere dell’uomo, cui la salvezza è comunque preclusa se non possiede la fede esclusiva in un depositum iniziatico. Le affinità col pensiero profondo di Lutero balzano immediate, come pure innegabile appare la strumentalità della psicanalisi di Freud, tesa a sollevare l’uomo dal problema del Bene e del Male e che in questa luce rivela tutta la sua natura di prolungamento essoterico delle idee gnostiche. La moderna psicanalisi, infatti, rinvia ad un indefinito inconscio, situato nella psiche, la responsabilità delle azioni intrinsecamente cattive attuate dall’io. Per gli psicanalisti l’inconscio, o Es, di cui l’individuo è dunque

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aveva tratto origine dall’errore o dal peccato di un essere divino, per lo più di genere femminile (Sophia), ed era stato plasmato da un Dio inferiore, il Demiurgo, identificato col Dio creatore del Vecchio ‘Testamento. Il completo graduale recupero del seme divino degradato ed imprigionato nel mondo materiale renderà superflua l’esistenza di questo, che perciò è destinato ad avere fine». Questa sintetica esposizione del professor Manlio Simonetti, uno dei più autorevoli studiosi contemporanei dell’antica gnosi, non sarebbe completa se si prescindesse dalla profonda separazione che lo gnostico vede fra sé e gli altri esseri umani. La scintilla divina, infatti, non sarebbe presente in tutti gli uomini, ma solo in pochissimi, gli gnostici appunto, che si autodefiniscono “pneumatici”, ossia “portatori dello spirito divino” (pneuma in greco significa ‘spirito’). Il resto dell’umanità sarebbe suddiviso in: “psichici” e cioè persone dotate di anima, ma non di spirito (psyché in greco è l’anima) e gli “ilici” e cioè esseri puramente materiali (hyle in greco vale ‘materia’). Tutti costoro apparterrebbero alla creazione del Demiurgo. In questo contesto ideale lo gnostico, essendo divino, si ritiene emancipato dai comandamenti del Dio creatore, che anzi disprezza e sistematicamente calpesta come usurpazione e violazione della propria divinità, parte della prigione materiale demiurgica. Questa concezione del mondo sottintende, e in taluni testi esprime, non solo un profondo disprezzo per il resto dell’umanità, così abissalmente inferiore, ma anche un vero e proprio odio per individui, solo apparentemente umani, esseri di tenebra, figli del Dio malvagio che per giun-

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vittima innocente, sarebbe sede di quelle pulsioni istintive alle quali è bene l’uomo dia libero sfogo per non crearsi perniciosi “complessi” di colpa. Di qui l’induzione al peccato attraverso la liberazione sessuale, la droga e ogni altra perversione ben nota. ATTUALITÀ DEL PENSIERO GNOSTICO Quanta attualità si rinviene quindi nel pensiero gnostico dei primi secoli dopo Cristo! L’uomo moderno, infatti, è iniziato alla gnosi senza che se ne renda conto. L’aspetto più preoccupante, tuttavia, dell’inarrestabile espansione della gnosi nella società moderna, deriva dalla diffusione, effettuata con un’abilità seconda solo alla perfidia, di un opportuno état d’esprit, favorevole all’affermazione e alla glorificazione del Male, della distruzione, della perversione, dell’irrazionale in quanto tale, e ostile ad ogni forma di Bene, di azione costruttiva, di virtù, di razionalità, di buon senso. Facendo leva sul conformismo, sullo spirito di emulazione e sull’istinto gregario dell’uomo (e del giovane in particolare) questi viene indotto a conformarsi a questo état d’esprit con comportamenti istintuali, autodistruttivi e innaturali. Il tutto avviene senza che l’uomo ne sia conscio, se ne renda conto, anche se esso avverte quasi sempre un certo disagio del quale non riesce tuttavia a definire e riconoscere la natura e le cause, e che determina in misura crescente crisi, depressione, follia suicida e omicida. Un utile ruolo depistante è qui giocato dalla psicoanalisi e dalla psicoterapia, che, come si è visto, deresponsabilizzano e, quale antidoto a tale disagio, suggeriscono dosi ulte-

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riori degli stessi comportamenti che hanno già causato il disagio medesimo. Per creare questo état d’esprit gli artefici si basano su consolidate tecniche di manipolazione della coscienza, servendosi dei personaggi che si susseguono sulla ribalta dell’attualità, comparendo e scomparendo sotto la loro sapiente regia e interpretando ciascuno il ruolo loro assegnato. Divi dello spettacolo, della musica rock, della TV, dello sport, della politica, del mondo scientifico e letterario, si susseguono incessantemente sotto le luci della ribalta, funzionali a questa o quella parte della tragica commedia, ne siano essi consapevoli o inconsapevoli strumenti. Gli effetti tremendi dell’immersione totale e costante, per anni, del pubblico in un ambiente artificiale finalizzato alla diffusione di modelli banali, amorali, perversi e negativi, sono rilevati ed apprezzati, ormai, solo da quell’infima minoranza che, bandendo TV, cinema, concerti rock, discoteche, e simili, percepiscono il progressivo degrado morale ed intellettuale di coloro che li circondano. Dal carattere totalizzante di questa immersione della massa della società deriva pure l’incapacità dell’uomo comune di realizzare o ricordare modelli comportamentali assai più virtuosi, che fino a poco tempo fa esistevano quasi ovunque e sono stati distrutti. Modelli che gli assicuravano una vita serena e pacifica, della quale è rimasto solo un vago e nostalgico ricordo, che riaffiora però con prepotenza nelle rare pause del suo vivere convulso e artificioso. L’avversione e il rifiuto di ogni legge – historia docet – degenera lentamente in nichilismo, devastante per il singolo e per la società e in sincretismo che si sostanzia nel protervo rifiuto di riconoscere la

Verità e con essa il Logos, la Seconda Persona divina. Senza tema di smentite si può dunque affermare che l’origine di quest’autentica tragedia è da ricondurre all’iniziazione dell’uomo moderno al pensiero gnostico, pensiero che, nel corso di quest’opera, si tenterà di seguire nella sua storia, sviluppo e diffusione. Il vero gnostico in realtà è colui che ha accolto in pieno l’eco del non serviam, il grido di Lucifero che, riecheggiato fra gli angeli, fu udito anche da Nostro Signore quando, venuto sulla terra, raccontò egli stesso la parabola: “Un uomo di nobile stirpe partì per un paese lontano per ricevere un titolo regale e poi ritornare […]. Ma i suoi cittadini lo odiavano e gli mandarono dietro un’ambasceria a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Lo gnostico è il perpetuatore dello spirito di rivolta che animò l’antico tentatore quando sussurrava ad Adamo ed Eva l’eritis sicut Dei, solo che mangiate dell’Albero della Conoscenza (gnosi). Tanto basti, ché gli stessi adepti delle sette gnostiche degli Ofiti o Naasseni injihis in greco e naas in ebraico (che significano serpente) ammettevano: Noi veneriamo il serpente perché Dio l’ha posto all’origine della gnosi per l’umanità: egli stesso ha insegnato all’uomo e alla donna la completa conoscenza degli alti misteri. Cosi, conclude il Couvert, tutto è chiaro. Ogni elucubrazione gnostica ostentatamente sapiente è in realtà destinata a distogliere i cristiani dall’adorazione del vero Dio e a portarli verso l’adorazione del Serpente, scopo supremo della setta.


SOPHIA LA GNOSI, CONTROCHIESA DEL MONDO ANTICO Esponente di spicco della gnosi lievitata in ambiente giudeocristiano, del quale narrano gli Atti degli Apostoli, fu verosimilmente, come si è detto poc’anzi, Simon Mago di Samaria, considerato dai padri i della Chiesa il primo eretico e il primo gnostico. S. Ireneo lo indica come artefice di una teologia iniziatica, di una scuola sotterranea che si perpetuò per oltre tre secoli grazie all’elaborazione di un sistema intellettuale dove la magia s’integrava con una forma di contemplazione mistica, che – ovviamente – nulla aveva da spartire con quella ispirata da Dio. Già Pietro, infatti, non esitò a denunciare pubblicamente quel personaggio: Non c’è parte, né sorte alcuna per te in queste cose, perché il tuo cuore non è retto dinanzi a Dio (Atti, 8, 21). Nella dottrina simoniana sono già presenti alcune nozioni essenziali gnostiche: il Principio

universale, l’emanazione quale via di apparizione degli esseri, il Demiurgo organizzatore della materia eterna, l’uomo che cerca di disfarsi della propria natura viziata, la contemplazione mistica quale sorgente di scienza. Morto Simone, fra i suoi seguaci più attivi in Samaria s’impose Menandro, che insistette presso i suoi discepoli soprattutto sul ruolo della magia. Secondo Sant’Ireneo furono quindi due suoi discepoli, Saturnino e Basilide, a diffondere la gnosi fino ad Antiochia e ad Alessandria. Saturnino sosteneva l’opposizione fra il Dio degli ebrei Jahvé e il Cristo, il cui merito era, a suo dire, quello di avere apportato all’umanità la scintilla divina negata da Jahvé. Basilide fu invece artefice di una costruzione intellettuale complicatissima, articolata su tre mondi sovrapposti, ove solo quello intermedio contava 365 cicli, a loro volta popolati da eoni, come si chiamavano le emanazioni del Dio supremo, del Dio Tutto. Padre del docetismo, elemento dottrinale fra i più costanti della gnosi, secondo cui Gesù Cristo non si sarebbe veramente incarnato,

Basilide sostenne una redenzione sui generis, dove un “Sapiente”, chiamato “Vangelo”, discendeva dall’Essere iniziale di cielo in cielo fino al mondo sublunare dell’umanità, portando ad essa la conoscenza della sua divinità. Questa gnosi “egiziana” o alessandrina generò in Carpocrate un pollone singolarmente robusto. Fu Carpocrate ad introdurre nella gnosi la metempsicosi (passaggio da un corpo ad un altro) di Pitagora. Per Carpocrate, Gesù, figlio carnale di Maria e Giuseppe, ricordandosi della sua vita anteriore, si sarebbe posto a capo dell’umanità per lottare contro il Dio cattivo degli ebrei che aveva voluto un uomo sottomesso e ignorante; ribellarsi a questo Dio era dunque doveroso col violarne la legge; e i carpocraziani si distinsero in ciò per la violenza delle loro orge. Con Valentino giungiamo all’apogeo; alla maturità della gnosi storica Egiziano, discepolo della scuola alessandrina, era uomo di grande cultura e conoscenza del mondo antico. Egli riprese la concezione dei suoi predecessori di un sistema con

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tre mondi, quello divino, da lui chiamato “Pleromà” (pienezza), sede del Principio ingenerato, che si moltiplica per emanazioni successive: un mondo intermedio popolato di coni e un mondo umano. La costruzione valentiniana è affollatissima di coppie eoni-emanazioni con ben due Cristi operanti nel mondo intermedio e in quello umano. Anche i demiurghi sono in numero di tre. Una dottrina invero fantastica tratta soprattutto dall’occultismo di antichi papiri egiziani attribuiti ad Ermete Trismegisto, al tempo autore in gran voga presso quei circoli che oggi definiremmo intellettuali. Giova sottolineare che tutti i maestri gnostici - e Valentino non faceta eccezione - attribuivano grande importanza alla cosiddetta “conoscenza intuitiva diretta” della divinità, metodo di ispirazione che ricerca il contatto con entità “superiori” attraverso la magia e l’astrologia per ottenere personali rivelazioni “sovrumane”- Per un Cristiano; abituato dal Divin Maestro a giudicare l’albero dai fiotti; non v’è dubbio alcuno che negli ambienti gnostici si praticasse invece il culto dei demoni. Con i viaggi di Valentino la gnosi sbarcò a Roma, dove Marcione, uomo anch’egli di vasta cultura, riuscì a conferirle una notevole struttura organizzativa con chiese e diocesi che gli sopravvissero fino al l’ secolo. La dottrina, pur mantenendo i capisaldi della gnosi classica, ossia il panteismo, il Dio buono, il Demiurgo cattivo, il docetismo, l’iniziazione attraverso la “conoscenza intuitiva” e la magia, veniva arricchita dal totale rifiuto del Vecchio Testamento, mentre fra i Vangeli, opportunamente censurato, era mantenuto solo S. Luca. Il tutto mescolato ad una buona

dose di disprezzo e di fanatismo. LA SCUOLA NEOPLATONICA. I MANICHEI La scuola neoplatonica di Alessandria è riassunta in quattro nomi: Plotino, Porfirio, il suo discepolo Ciamblico, e Proclo, un gruppo inseparabile di eruditi di raffinata cultura. Plotino modifica il platonismo innalzando l’Unità Totale, in cui ogni distinzione scompare e si confonde, ad un livello superiore al “bene Sovrano” di Platone. Egli aggiunge che questo hipertheos (divinissimo) può essere percepito dall’uomo attraverso la contemplazione mistica e il distacco da sé nell’estasi. Ciamblico si richiama al panteismo emanatista plotiniano, mentre Proclo pone l’accento soprattutto sul sincretismo filosofico che si nutre dello spirito di tutte le religioni. L’afflato gnostico è evidente. Al tempo della scuola alessandrina compare sulla scena un altro personaggio funesto: Manes (o Mani), la cui opera, nota come manicheismo, avrebbe innervato una gnosi sotterranea che, dopo la definitiva sconfitta del V secolo, sarebbe riapparsa a fondamento delle dottrine catare medioevali. Manes era di scuola gnostica e insegnava, secondo i canoni più classici, che l’universo era opera di due principi, uno buono ed eterno, e un secondo cattivo, il Demiurgo, altrettanto eterno e indipendente. Ma la verità del cristianesimo s’impose - poiché è proprio della verità trionfare sulla menzogna - con le grandi costruzioni della Patristica, i grandi dogmi, l’evidenza, la logica, la bellezza della Legge perfetta, posta a portata di chiunque, la liturgia cattolica, le grandi basiliche costantiniane;

sicché la gnosi, col suo bagaglio di assurdità, errori irrazionali e fanatismo, venne semplicemente dimenticata, e per secoli - sconfitta - visse nell’ombra.

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VENERE. TRA MITOLOGIA E SCIENZA

Venere di Botticelli

Venere, dea principalmente associata all’amore e alla bellezza in epoca romana, ha sempre esercitato un enorme fascino, la sua effige è stata presa come modello e ideale di bellezza, dipinta e scolpita da artisti di ogni epoca fin dall’antichità. Diventata immortale nelle opere d’arte come portatrice di messaggi, talvolta occulti, che hanno attraversato il tempo e ingannato sguardi di visitatori. Anticamente un popolo ne fu affascinato, tanto da usare il pianeta come base per i loro complessi calcoli astronomici: i maya. Questa antichissima civiltà, fortemente affascinata dai corpi celesti e dai fenomeni astronomici, pose Venere al centro della loro

misteriosa e affascinante cultura. Nel manoscritto Codex Dresdensis fu dato ampio spazio al calcolo della sua orbita come stella mattutina. Cinque anni di Venere per un totale di 2920 giorni, corrispondono a otto anni solari; durante questo arco di tempo il pianeta compare cinque volte come stella mattutina, alla quale furono ascritte cinque divinità diverse. Il primo apparire di Venere come stella mattutina era considerato un segno di sventura, dato che la stella <<colpisce con le lance creature diverse>>.

VENERE E I MAYA Venere ha molte antropomorfizzazioni, conosciuta come dea sumera Lilith-Inanna, dea babilonese Ishtar, dea norrena Freyja, dea greca Afrodite. Esistono delle conoscenze che sono state custodite e tramandate segretamente dagli adepti delle società iniziatico-occultistiche, conoscenze che sono di vitale importanza per la sopravvivenza delle moderne società iniziatiche. Secondo alcune credenze occultistiche ci sono momenti più adatti di altri, ad esempio, che garantirebbero la vincita in guerra e una protezione assoluta; sommati a sacrifici umani, questi momenti, riguardano particolari posizioni

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“CODICE VENUS”

Ciclo di congiunzione tra Venere, Terra e Sole

del pianeta Venere rispetto alla Terra ed al Sole. L’influenza di Venere provocherebbe delle perturbazioni elettromagnetiche sul campo del nostro pianeta e sulle sue forme di vita, questo stando alle leggi esoteriche. Per i babilonesi, Venere ovvero Ishtar, rappresenta la dea della guerra e dell’amore. Il simbolo ad essa associato è una stella a otto punte. Otto sono gli anni che Venere ci mette a percorrere il “sacro protettivo”, un percorso così chiamato da alcuni gruppi occultistici. In questo periodo di tempo il pianeta Venere si allinea cinque volte con la Terra e il Sole. Motivo per cui gli amuleti chiamati pentacoli raffigurano stelle a cinque punte e sono altamente protettivi. Il pianeta Venere per i maya era il dio della guerra, Kukulkan. I maya appresero le loro conoscenze astronomiche da una civiltà di origine sumero-babilonese che si era stabilita nel continente americano che riteneva Venere ancora più importante del Sole. Il

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calendario maya si basa sul ciclo di Venere. L’anno venusiano corrisponde al cerchio sacro, chiamato Tzolkin. In questo calendario vi sono 13 fasi di 20 giorni l’una, per un totale di 260 giorni, il tempo in cui Venere completa un giro intorno al Sole. Ad ogni giorno corrisponde una divinità protettrice. I maya associavano il ciclo di Venere a quello della vita di un essere umano, dalla nascita (la gravidanza umana è di 9 mesi, circa 270 giorni) alla morte; al neonato veniva dato il nome della divinità corrispondente a quel giorno. I maya però adoravano anche il Sole e veniva affiancato allo Tzolkin un calendario di 365 giorni. L’anno solare era diviso in 18 mesi, ciascuno aveva 20 giorni, ai 360 giorni si aggiungevano 5 giorni, chiamati “Uayeb” considerati portatori di sfortuna.

Il “Codice Venus” è un codice molto importante perché legato ai cicli di Venere e al calendario maya; esso si basa su due numeri: 13 e 8. Quando una società segreta è in procinto di iniziare una guerra si serve di questo singolare Codice. Quando il pentagramma traccia 5 congiunzioni intorno al Sole, Venere diventa il dio della guerra. Così facendo si viene a rappresentare un vero e proprio sistema geometrico con la Terra in posizione centrale nell’universo. Viene stabilita una relazione tra Terra, Venere e Sole: mentre Venere impiega il tempo necessario a compiere 13 rivoluzioni intorno al Sole, la Terra ne compie 8. Dividendo 13 per 8 otteniamo 1.6, ovvero il numero aureo. Il valore 1.6 rappresenta la sezione aurea e ricorre molto spesso nella vita degli uomini e degli altri esseri viventi e ne influenza l’andamento stesso. Non solo, la sezione aurea della geometria frattale contraddistingue tutto l’intero universo dalla struttura più piccola a quella più grande. Questa particolare geometria si basa su un pentagono regolare ove è inscritta una stella perfetta a 5 punte. Una geometria presente nei girasoli, nelle opere d’arte, nell’Uomo Cosmico di Ildegarda di Bingen, nell’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci e in molte altre. La stella a cinque punte ha radici anche nel culto egiziano della dea Iside (madre di Horus) e si associa alla madre del Cristo. Per quanto riguarda i maya, il mito di Quetzalcoatl, il “Serpente Piumato”, era collegato a Venere. Lo credevano un dio che era giunto sulla Terra e si era incarnato in un essere umano. La sua vita terrena seguiva il ciclo di Venere,


della Terra sono identiche e le dimensioni simili. I maya ignoravano perfino l’uso della ruota come strumento per lo spostamento. Il loro calendario in compenso si basava su dischi di proporzioni differenti che, ruotando fra loro, erano in grado di determinare le date di tutta una serie di importanti fenomeni astronomici, con una precisione incredibile! Venere e la Terra hanno comunque delle differenze sostanziali. La velocità di rotazione, la distanza dal Sole e la pressione di superficie. Venere inoltre ruota nel verso opposto a quello degli altri pianeti. Ruota più velocemente rispetto al nostro pianeta, nella fase in cui si pone davanti al Sole (Transito di Venere) ne oscura una piccola parte e per la durata di alcune ore, esotericamente ha una grande importanza tutto ciò. I 5 allineamenti che si verificano nel corso degli 8 anni avevano una forte valenza religiosa per i Maya ma anche per i Sumeri, i Babilonesi e i loro calendari stabilivano in base a ciò periodi per dichiarare guerra, effettuare sacrifici… Ogni cultura teneva in forte considerazione le congiunzioni del pianeta Venere. Anche se il nome della divinità cambiava di popolo in popolo Venere restava comunque il fulcro attorno a cui ruotava tutta la loro cultura, credenze, vita e morte. Molti rituali e molte decisioni importanti ancora oggi vengono prese in relazione al codice celato dal ciclo naturale del pianeta Venere, combinato con quello del Sole.

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il quale, nel corso degli otto anni si avvia ad essere, da Stella della Sera che nasce sull’orizzonte, Stella del Mattino. Un altro simbolo associato a Venere è la rosa con otto petali, la rosa è tra le piante a lei sacre. I maya rappresentavano il percorso apparente del Sole nel cielo (l’eclittica, quindi) con un serpente avente due teste. Le Pleiadi rappresentavano la coda del serpente a sonagli dal nome Tz’ab. La Via Lattea era chiamata Wakah Chan che significava “Serpente eretto nel cielo”. Nel Codice Dresda, uno dei pochissimi manoscritti giunti a noi in lingua maya, la creatura divina che alla fine del calendario sputa immense quantità d’acqua sulla Terra è proprio un mostro dalle sembianze di un serpente. È uno dei pochi casi in cui il serpente assume un significato negativo e incarna lo spirito del male, invece di essere associato alla conoscenza. Ciò avrebbe voluto dire che il calendario maya sarebbe terminato con enormi inondazioni sul nostro pianeta, causate da Lucifero-Venere. La data in cui sarebbe dovuto avvenire ciò corrispondeva al 21 dicembre 2012, in concomitanza di un particolarissimo e raro allineamento che non si verificava da 25.920 anni. Venere era allineato non solo con la Terra, il Sole ed altri pianeti ma anche con il centro della Galassia. Evento rarissimo e temuto. Ufficialmente, i maya, non avevano strumenti così sofisticati per fare misurazioni riguardanti la massa e le dimensioni dei vari pianeti, quindi anche di Venere. Ma i maya chiamavano il pianeta venusiano: “Gemello della Terra”. Questo resta tutt’ora un mistero perché solo nell’epoca moderna gli scienziati hanno potuto dimostrare che la massa di Venere e

Bibliografia: “Il fattore maya. La via al di là della tecnologia” di José Argüelles. Wip Edizioni

Federica Baldi

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IL SOLSTIZIO D’INVERNO E L’ELABORAZIONE DELL’ANNO sera prima, ossia il primo giorno va dalla sera del 25 dicembre alla sera del 26 dicembre, e così via. La mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre, che precede l’inizio dei 12 giorni, è considerato il momento più santo e il vero culmine del Solstizio d’Inverno. Ognuno diq eusti giorni rappresenterebbe un mese, alcuni a secondo delle condizioni atmosferiche riuscirebbero a prevedere l’andamento climatico annuale (stabilendo se i mesi saranno piovosi o meno).

Il Solstizio d’Inverno, e il periodo in cui il Sole si trova in Capricorno, è ideale per preparare la strada per il nuovo anno. Eventi passati possono bloccare l’energia vitale fino a quando non vengono individuati e liberati. In caso contrario il passato continua ad essere trattenuto nel corpo emozionale e costantemente riciclato, riattivato e condensato nel presente. Come esseri umani tendiamo a investire enormi quantità di energia in queste memorie, finché, proprio come in un computer, la memoria si esaurisce, e le nostre vite crollano o si bloccano. Oltre al riesame della propria vita e delle proprie memorie, al rilascio di rancori ed emozioni bloccate, il Solstizio Invernale (che è la rinascita della Luce dopo il periodo della decadenza

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solare) può consentire ad energie precedentemente intrappolate di rendersi disponibili per implementare i risultati e gli obiettivi desiderati. Una tecnica tradizionale è chiamata i Dodici Giorni Santi, o i Dodici Giorni di Natale. Comporta l’impiego di una struttura astrologica e cristiana consolidata, basata tuttavia su profonde fondamenta esoteriche. I 12 giorni si trovano anche nella tradizione vedica, cinese, pagana e in molte altre. Sebbene la pratica sia usata con diverse varianti nel calendario e nelle usanze, la struttura più tipica fa riferimento ai 12 giorni che vanno dal 26 dicembre al 6 gennaio. In una versione più tradizionale, in linea con le antiche usanze celtiche e cristiane, ciascuno dei 12 giorni inizia la

Prendendo spunto da questa antica tradizione e approfittando delle energie del Solstizio, vi consigliamo di seguire il seguente “esercizio”: Durante ciascuno dei 12 giorni dedica del tempo a riesaminare una parte dell’anno. Lo scopo è identificare rancori stagnanti, problemi e azioni in sospeso, e lasciarli andare nel flusso della vita. Anche i sogni di quei giorni possono fornire importanti messaggi ed è utile prenderne nota. L’Epifania, che segue le Dodici Notti (la vigilia dell’Epifania), conclude i Dodici Giorni di Natale. Per altri 12 giorni, dal 7 gennaio (o dalla sera del 6 gennaio) al 18 gennaio, un’altra possibilità è preventivare e programmare il nuovo anno per quanto riguarda tutto ciò che vuoi realizzare. In questo caso puoi dedicare del tempo ogni giorno ad esplorare il tuo intento, desideri, progetti e programmi. Francesco Vox


L’ecologia viene vista come una disciplina in grado di fornire una “guida” per le relazioni dell’uomo con il proprio ambiente. Per ecologia si intende lo studio della complessità degli organismi viventi e delle interazioni tra loro. Barry Commoner descrive 4 leggi fondamentali dell’ecologia: - Ogni cosa è connessa con qualsiasi altra. Questa legge indica la interconnessione tra tutte le specie viventi, in natura non esistono rifiuti; - Ogni cosa deve finire da qualche parte. Niente scompare. Si ha semplicemente un trasferimento della sostanza da un luogo all’altro, una variazione di forma molecolare che agisce sui processi vitali dell’organismo del quale viene a fare parte per un certo tempo; - La natura è l’unica a sapere il fatto suo. Questo indica esplicitamente l’uomo a non essere così pieno di sè e a usare la natura

come se potesse renderla a suo indiscriminato servizio. Se la natura si ribella l’uomo crolla; - Non si distribuiscono pasti gratuiti. “In ecologia, come in economia, non c’è guadagno che possa essere ottenuto senza un certo costo. In pratica, questa quarta legge non fa che sintetizzare le tre precedenti. Non si può evitare il pagamento di questo prezzo, lo si può solo rimandare nel tempo. Ogni cosa che l’uomo sottrae a questo sistema deve essere restituita. L’attuale crisi ambientale ci ammonisce che abbiamo rimandato troppo a lungo.” Ciascuno dei tre decenni precedenti è stato successivamente più caldo sulla superficie della Terra dal 1850, portandoci in una nuova epoca definita Antropocene. Il termine antropocene deriva dal greco: anthropo significa ‘umano’, cene ‘nuovo.’ Questa denominazione denota quindi l’influenza dell’uomo sul pianeta come la futura estinzione del

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ECOLOGIA E SACRALITÀ DELLA TERRA

75% delle specie attraverso secoli, l’aumento di CO2 atmosferica al tasso più veloce in sessantasei milioni di anni; la pervasività della plastica che resterà nella documentazione fossile futura; i fertilizzanti hanno avuto il maggiore impatto sui cicli dell’azoto in 2,5 miliardi di anni; attualmente c’è uno strato permanente delle particelle sospese nell’aria nei sedimenti e nel ghiaccio glaciale, a causa del nostro amore per il petrolio e il carbone. Come movimento pagano wicca noi siamo pienamente consapevoli della sacralità di questo pianeta. È l’unico che ci sostiene e che ci nutre. Ne osserviamo i cicli stagionali, festeggiandoli, guardando i cambiamenti e la transizione tra una stagione e l’altra. Dobbiamo però manifestare l’amore per questo pianeta attraverso qualche gesto consapevole per ridurre l’inquinamento e il nostro impatto ambientale su di esso.

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stre impronte, siate attenti e che in ogni vostra azione ci sia consapevolezza .

Fonti: WILL STEFFEN, J. G. (2011). The Anthropocene: conceptual and historical perspectives. Phil. Trans. R. Soc. A, 842–867. IPCC. (2014). Climate Change 2014: Synthesis Report. Contribution of Working Groups I, II and III to the Fifth Assessment Report of the. Geneva, Switzerland: IPCC.

QUALCHE SPUNTO: 1. Cercare di usare meno la macchina, soprattutto quando gli spostamenti sono limitati e vicini a casa (usate i mezzi, la bicicletta o fate una bella passeggiata! Fa anche bene alla nostra salute) 2. Andate al mercato invece che al supermercato, se non proprio avere un vostro piccolo orto per coltivare e mangiare frutta di stagione! 3. Sempre al supermercato comprate gli oggetti con meno incarti o imballaggio (di solito sono sempre di plastica) e portate la bustina di stoffa da casa con voi (lasciatene una sempre in macchina per le emergenze); 4. Non usate bottiglie di plastica, comprate una bella borraccia da riempire con acqua di rubinetto; 5. Fate bene la raccolta differenziata e attenzione a non buttare i rifiuti per strada (come le cicche di sigaretta. Ci sono dei piccoli contenitori grandi come una scatolina di tic tac che si utilizzano proprio per questo)

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6. Utilizzate i fogli fronte -retro, riciclateli e usateli come appunti; 7. Siate consapevoli di ciò che acquistate, molte cose non sono necessarie eppure siamo spinti a comprarle anche se poi non vengono mai utilizzate; 8. Diminuire il consumo di carne e pesce, mangiandole anche solo due o una volta a settimana, si riduce l’impatto dell’inquinamento; 9. Godete della luce solare, siate il più possibile fuori di casa (soprattutto ora con queste belle giornate!). Fate attenzione a non lasciare i caricabatteria o le luci accese, consumano energia anche se non ce ne accorgiamo; 10. L’olio esausto della cucina non va buttato nel lavello o nel water poiché è altamente inquinante! Raccoglietelo in una bottiglia apposita da smaltire nei centri di raccolta adeguati. Questa è una piccola lista, uno spunto per poter cambiare le cose in questo pianeta. Un passo alla volta. Siate consapevoli delle vo-

Luthien


Raymond Buckland è stata una figura significativa per la storia della Wicca, fu alto Sacerdote delle tradizioni Gardneriana e Seax (sassone). Nacque a Londra (Inghilterra) il 31 agosto 1934 e ci ha lasciamo il 27 settembre 2017, a Columbus, nell’Ohio (USA). Fu un prolifero scrittore sulla Wicca, sull’occulto e la stregoneria, la prima persona negli Stati Uniti ad ammettere apertamente di essere un wiccan, e fu lui a introdurre la corrente wiccan Gardneriana negli Stati Stati Uniti, nel 1964, dove in seguito fondò la propria tradizione denominata Seax Wica (Wicca Sassone), che si fonda sul paganesimo anglosassone. Raymond nasce a Londra, nel 1934, secondo di due figli (il fratello Gerard, due anni più grande). La madre, Eileen Lizzienee Wells era un’insegnate, mentre Stanley, suo padre, era di origine rom e lavorò come dirigente nel Ministero britannico della sanità, nel suo tempo libero scriveva racconti, poesie e musica, talenti questi che influenzarono i suoi figli. Nel 1939, con lo scoppio della guerra, la famiglia si trasferì a Nottingham, lì Raymond e suo fratello frequentarono la scuola privata Waverly. Da bambino, Raymond Buckland è cresciuto nella Chiesa Anglicana d’Inghilterra, ma non ebbe particolare interesse nella religione. Quando aveva 12 anni, il fratello di suo padre, zio George, appassionato di spiritualismo, lo “introdusse” allo spiritualismo suscitando in Raymond

l’interesse per l’occultismo. Da questo momento Raymond Buckland divenne un avido lettore di tutto quello che poteva trovare sulle religioni alternative e su argomenti come: spiritismo, magismo, esoterismo, occultismo, voodoo, stregoneria. Dopo la guerra, Raymond si interessò e appassionò di teatro, esibendosi regolarmente nel Teatro di Nottingham. Nel 1951 la famiglia si trasferì a Londra, dove Buckland studia prima al King’s College School di Wimbledon, prima di conseguire una laurea in antropologia presso il Brantridge Forest College di Sussex. Dopo essersi laureato lavorò come disegnatore per un’impresa di ingegneria, nel 1955 incontrò e sposò la sua prima moglie, Rosemary Moss. Insieme ebbero due figli, Robert e Regnauld. Nel 1957 entrò a far parte della Royal Air Force (RAF), ma dopo breve, nel 1959, la lasciò. Dopo aver lasciato la RAF, lavorò per due anni come direttore di vendita in una casa editrice di Londra. Durante il tempo libero imparò a suonare il trombone e si unì a un gruppo di jazz, chiamato “Count Rudolph’s Syncopated Jazz Men”. Nel febbraio del 1962, R. Buckland con la sua famiglia emigrò negli Stati Uniti e si stabilì a Brentwood, Long Island, New York, dove lavorò per il British Airways (allora conosciuto come BOAC), che gli permise di viaggiare molto.

L’interesse di Buckland per la spiritualità e l’occulto continuò nel tempo, ma era ancora privo di una religione. Poco dopo il suo arrivo negli Stati Uniti entrò in possesso di due libri, che influenzeranno notevolmente la sua vita e le sue convinzioni, “La cultura della strega nell’Europa occidentale” di Margaret A. Murray (1921) e “La Stregoneria” di Gerald B. Gardner (1954). Fino ad allora, Buckland non aveva mai considerato la stregoneria come religione, ma dopo la loro lettura si rese conto di aver trovato quello che sentiva mancare, una religione vecchia ma nuova, che si appellava alle proprie convinzioni e senso della storia, la Wicca. Per ricevere ulteriori informazioni sulla Wicca, Raymond contattò Gerald Gardner nell’Isola di Man, e presto iniziò con lui un’amicizia a lunga distanza. Quando la loro amicizia maturò, Buckland diventò il portavoce di Gardner negli Stati Uniti e ogni volta che Gardner riceveva posta dagli Stati Uniti, questa veniva trasmessa a Buckland per rispondere. Nel 1963 Raymond Buckland e sua moglie Rosemary tornarono nel Regno Unito, a Perth in Scozia, per essere iniziati dalla principale “Sacerdotessa” di Gardner, Monique Wilson. Gardner si unì a loro per la cerimonia di iniziazione, durante la quale a Raymond Buckland fu dato il nome d’arte di “Robat”, e a Rosemary fu dato il nome di “Lady Rowen”. Questo fu il primo e unico incontro fisico tra Buckland e Gardner, poco dopo Gardner lasciò il Regno Unito per una va-

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RAYMOND BUCKLAND

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canza in Libano. Il 12 febbraio 1964 mentre stava a bordo della nave (forse per il ritorno in Regni Unito), Gardner subì un attacco di cuore fatale, fu sepolto a Tunisi il giorno seguente. In America l’interesse per la Wicca stava rapidamente diffondendosi, ma Buckland era molto cauto nel concedere iniziazioni. La cautela di Buckland si spiega nel suo voler essere certo che l’interesse verso la Wicca fosse vero e sincero. Nel contempo Raymond e sua moglie fondarono una coven a Bay Shore, New York, la “Long Island Coven”. Questo fu il primo gruppo negli Stati Uniti wiccan Gardneriana. Inizialmente Buckland fu molto attento alla sua privacy, ma alla fine la giornalista Lisa Hoffman, del New York Sunday News, con un suo articolo sulla wicca, focalizzò l’attenzione su di lui, come autorità principale e portavoce wiccan. Questo causò anche problemi di privacy per la moglie e i suoi due figli. Ispirato dal Museo di Magia di Gardner, allestito nell’isola di Man, Buckland iniziò a raccogliere manufatti e oggetti “magici” e rituali, con l’intento di creare un proprio museo. Il museo (il primo museo di stregoneria e di magia negli Stati Uniti) fu formalmente aperto nel 1968. La sua collezione cominciò in una libreria e poi, mentre cresceva, prese il basamento della loro casa, alla fine crebbe così tanto che nel 1973 fu trasferito in una vecchia casa vittoriana a Bay Shore (New York). Il museo si è rivelò un successo popolare ed è stato descritto in numerosi articoli nazionali e riviste; fu anche il soggetto di un documentario televisivo. In di-

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verse occasioni una selezione di manufatti furono prestati ad altri musei. Nel 1973, quando la sua collezione di manufatti crebbe abbastanza da occupare un edificio affittato a Bay Shore, Raymond abbandonò il lavoro con la BOAC e si dedicò al museo e alla scrittura. Da allora Buckland scrisse in media un libro all’anno. Buckland aveva iniziato a scrivere sulla stregoneria già nel 1968, ma è nel 1969 che pubblicò il suo primo libro, “A Pocket Guide to the Supernatural”. In seguito scrisse “Practical Candleburning Rituals” (1970), “Witchcraft Ancient and Modern” (1970), “Mu Revealed – using the pseudonym Tony Earll” (1970), “Witchcraft from the Inside” (1971), “Here is the Occult” (1974), “Amazing Secrets of the Psychic World” (1975). Intorno al 1968 il suo matrimonio con Rosemary entrò in crisi, nel 1973 divorziarono. Dopo la rottura del suo matrimonio, Buckland lasciò la Coven Long Island e si trasferì a Weirs Beach, nel New Hampshire, dove riaprì il suo museo in un nuovo edificio e continuò a scrivere. Nel 1974 Raymond si risposa con Joan Helen Taylor. Fu in questo periodo che Raymond decise di lasciare la tradizione wiccan Gardneriana, trovava limitante la chiusura “settaria” della suddetta tradizione e dissacrante la fama di potere, nutrita da alcuni suoi membri. Di conseguenza sviluppò e fondò una nuova tradizione denominata Seax-Wica (o Wicca Sassone), basata sulla tradizione pagana sassone. Lasciandosi dietro il sistema della Wicca Gardneriana,

la Seax-Wica fu infatti più aperta al pubblico e democratica. Il Libro che fondò la Seax Wica fu: “The Tree: Complete Book of Saxon Witchcraft” (1974). Oggi la tradizione Seax-Wica viene praticata in tutto il mondo ed è la più diffusa tra le correnti wiccan. Buckland, nel 1978, si trasferì in Virginia Beach, (Virginia, USA), dove divenne il Direttore educativo dell’Istituto Poseidia, ma purtroppo senza locali adatti per ospitare il museo, fu così costretto a mettere tutti i suoi manufatti in magazzino. Mentre era in Virginia, Buckland avviò un corso di corrispondenza sulla Seax-Wica, questo presto crebbe a oltre 1.000 studenti in tutto il mondo. Inizialmente aveva intenzione di costruire un campus e trasformarla in una scuola fisica, ma questo non fu realizzato a causa della mancanza di fondi. Nel 1982, Raymond e la sua seconda moglie Joan divorziarono, appena un anno si sposò nuovamente con la terza moglie Tara Cochran, di Cleveland. Raymond e Tara hanno vissuto per un paio di anni a Charlottesville, Virginia, prima di trasferirsi a San Diego, in California. Qui ristabilito il corso di corrispondenza e istituirono una società di pubblicazione chiamata “Taray Publications”, usata per pubblicare la “Seax-Wica Voys”, una rivista Wiccan. In questo periodo la tradizione Seax-Wica si consolidò e si diffuse nel mondo. Negli anni Raymond continuò a scrivere, nel contempo si riaccese la sua passione per la recitazione


SOPHIA Raymond Buckland

e il teatro, iniziò a lavorare per una compagnia di spettacoli teatrali e cinematografici a San Diego. Durante questo periodo divenne amico dell’attore John Carradine e lavorò con lui, negli ultimi anni della sua vita. Raymond ha lavorato anche con Orson Welles, nel ruolo di consulente tecnico nel suo film “Necromancy” e in altri film come: “The French Connection” e “The Exorcist”di William Friedkin. Oltre ad incontrare alcuni dei direttori e degli attori del settore

cinematografico, Buckland ha recitato in alcune parti di carattere minore, come lo psichiatra pazzo nel film “The Fall of the Mutants”.

ri e presentazioni di libri, egli si concentrò sulla sua scrittura. Si dedicò ai suoi interessi, come gli aerei ultra leggeri e la costruzione di inusuali automobili.

Nel 1992, dopo più di un quarto di secolo come guida della Wicca in America, Raymond Buckland decise di ritirarsi dalla partecipazione attiva. Si trasferì, con la sua famiglia e sua moglie Tara, in una piccola fattoria nel nord dell’Ohio. Tranne occasionali apparizioni pubbliche, conferenze, laborato-

Nel 2015 Raymond Buckland subì un attacco di cuore, rischiando la vita, causato da un brutto caso di polmonite. Ripresosi lui stesso affermò: “adesso cammino due miglia ogni mattina e trascorro un’ora di esercizi ogni pomeriggio. Non compio più grandi distanze, non faccio apparizioni pubbliche, ho rallentato con la

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scrittura. Ma mi sento molto meglio e mi sto mantenendo molto attivo”. Buckland era un’autorità molto importante nel settore occultistico, magico e soprannaturale, oltre che per la Wicca. Fu uno scrittore prolifico e diversificato, scrisse saggi su mistero e fantascienza, sceneggiature, sistemi di divinazione e spiritualismo. Negli ultimi quaranta anni scrisse in media un libro all’anno. Scrisse numerosi articoli su riviste e giornali, sceneggiature televisive per l’ICTV di ITV , uno script pilota per i Sly Digs della BBC e, per brevissimo tempo, è stato lo sceneggiatore personale per il comico inglese “Ted Lane”. Oltre a scrivere, Buckland è apparso in pubblico per promuovere l’artigianato in tutta l’America, è stato sulla BBC-TV in Inghilterra, la RAI TV in Italia e la CBC-TV in Canada. In qualità di insegnante distinto sul settore artigianale, ha insegnato all’Università Statale di New York, all’Università Hofstra, al Collage Tecnico di New Hampshire e a Hampton, Virginia City Council. Nel 1999, i manufatti del Museo sono stati ospitati e affidati alla cura dell’Alleanza del Pentacolo Wiccan Church (CPWC), con sede a New Orleans, in Louisiana, sotto la guida di Rev. Velvet Reith. Dopo un periodo di cattiva gestione dei suoi reperti, Buckland iniziò a cercare un altro proprietario/curatore, alla fine trovò due amici disposti a prendersene cura, Kat Tigner e Toni Rotonda, proprietari di The Cat & The Cauldron, un negozio esoterico a Columbus, in Ohio. Gli artefatti furono successivamente consegnati al Tempio del Sacri-

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ficio, una coven sempre a Columbus, co-fondata da Raymond Buckland. Dopo varie vicissitudini, e con un nuovo curatore e una piccola galleria per ospitare la collezione, la collezione è rinata nel quartiere Tremont di Cleveland (Ohio) sotto il nome di “Buckland Gallery of Witchcraft e Magick”. Buckland fu molto felice di questo, è in un’occasione affermò: “Queste persone hanno assunto un compito formidabile, e stanno facendo un meraviglioso lavoro. Ho assoluta fiducia in loro e sono estremamente grato a loro.” La collezione venne esposta al pubblico, con il nome della “Buckland Gallery of Witchcraft & Magick”, il 29 aprile 2017. Nel maggio del 2016 Raymond Buckland ha riconosciuto la Italus Associazione la Coven wiccan del Quadrifoglio come “organizzazioni ispirati all’etica e agli insegnamenti della Seax Wica”, al momento unici in Italia. Raymond Buckland ci ha lasciato la sera del 27 settembre 2017, all’età di 83 anni, a Columbus nell’ Ohio (USA). La moglie Tara con un post sul social-network di Facebook, il 29 settembre, scrisse: “Ray è stato attivo fino alla fine. Ha camminato 2 miglia ogni giorno, ha seguito una dieta e una vita sana. Ray è morto per via di un’insufficienza cardiaca, ma la sua morte è stata indolore. Era in ospedale per alcune cure che avrebbe potuto essergli d’aiuto, ma nel frattempo ha perso conoscenza. Il personale dell’ospedale per circa 40 minuti ha fatto di tutto per farlo rianimare, ma lo sforzo non è servito. Grazie mille a ognuno di voi per l’affetto dimostrato.”

Il contributo di Raymond Buckland per la diffusione della Wicca in America, e non solo, è senza dubbio il più importante. Oltre a decine e decine di libri, Buckland lascia una “collezione” di oltre 500 manufatti, oggetti magici e rituali. Tra gli oggetti vi sono: una radice di mandragola di 200 anni, usata nella magia per portare ricchezza, amore e fertilità; una scopa di ginestra (del 1850 circa) utilizzata per spazzare via sfortuna e le negatività; una raccolta di erbe e molte bottiglie invecchiate, che dicono essere state usate da streghe per la creazione di incantesimi. Il passato timore e l’odio delle streghe è evidente in alcuni dei dispositivi europei di tortura che la collezione Buckland contiene, come gli estrattori delle unghie, i mozziconi e gli estrattori delle lingue, tutti usati per forzare confessioni alle streghe. La collezione comprende anche oggetti cristiani, una Bibbia coperta di avorio della metà del 1800, un kit di comunione da viaggio, un flaconcino di incenso di un monaco francese. Questi sono solo alcuni degli elementi che si trovano nella Collezione. Raymond Buckland, fu l’ultimo a lasciarci, della prima generazione che fondò le basi della Wicca, a detta di amici e conoscenti era un uomo saggio, solare, buono e sveglio, dalla mente sempre in movimento, pieno di vitalità.


Doors to other Worlds (Llewellyn, MN 1993) The Committee – novel (Llewellyn, MN 1993) The truth about spirit Communication (Llewellyn, MN 1995) Ray Buckland’s Magic Cauldron (Galde Press, MN 1995) Buckland Gypsies Domino Divination Cards (Llewellyn, MN 1995) Cardinal’s Sin – novel (Llewellyn, MN 1996) Advanced Candle Magic (Llewellyn, MN 1996) Gypsy Fortune Telling Tarot Kit (Llewellyn, MN 1998) Gypsy Witchcraft and Magic (Llewellyn, MN 1998) Gypsy Dream Dictionary (Llewellyn. MN 1999) Coin Divination (Llewellyn. MN 2000) Buckland Romani Tarot Deck & Book (Llewellyn. MN 2001) Wicca for Life – Hardcover (Citadel, New York 2001) The Witch Book (Visible Ink Press, New York 2001) The Fortune-telling Book (Visible Ink Press 2003) Signs, Symbols and Omens (Llewellyn 2003) Cards of Alchemy(Llewellyn 2003) Wicca for One (Citadel 2004) Buckland’s Book of Spirit Communications (Llewellyn 2004) The Spirit Book (Visible Ink Press 2005) Witchcraft - Rebirth of the Old Religion – DVD (Llewellyn 2005) Mediumship and Spirit Communication (Buckland Books 2005) Face to Face with God? (Buckland Books 2006) Death, where is thy Sting? (Buckland Books 2006) Dragons, Shamans & Spiritualishs (Buckland Books 2007) Buckland’s Doorway to Candle

Magic (Buckland Books. 2007) The Torque of Kernow (a novel - Galde Press/Buckland Books. 2008) The Weiser’s Field Guide to Ghosts (Red Wheel/Weiser. 2009) Buckland’s Book of Gypsy Magic (Red Wheel/Weiser. 2010)

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BIBLIOGRAFIA: A Pocket Guide to the Supernatural (Ace Books, NY 1969) Practical Candleburning Rituals (Llewellyn Publications, MN 1970) Witchcraft Ancient and Modern (House of Collectibles, NY 1970) Mu Revealed – using the pseudonym Tony Earll (Warner Paperback Library, NY 1970) Witchcraft from the Inside (Llewellyn, MN 1971) Amazing Secrets of the Psychic World - with Hereward Carrington (Parker/Prentice Hall, NJ 1975) The Tree: Complete Book of Saxon Witchcraft (Samuel Weiser, ME 1974) Here is the Occult (House of Collectibles, NY 1974) Anatomy of the Occult (Samual Weiser, ME 1977) The Magic of Chant-O-Matics (Parker/Prentice Hall, NJ 1978) Practical Color Magick (Llewellyn, MN 1983) Color Magick: Unleash Your Inner Powers (Llewellyn, MN 2nd edition 2002) Buckland’s Complete Book of Witchcraft (Llewellyn, MN 1986) Secrets of Gypsy Fortunetelling (Llewellyn, MN 1988) Buckland Gypsy Fortunetelling Deck (Llewellyn, MN 1989) Gypsy Fortunetelling Layout Sheet (Llewellyn, MN 1989) Secrets of Gypsy Love Magick (Llewellyn, MN 1990) Secrets of Gypsy Dream Reading (Llewellyn, MN 1990) Witchcraft Yesterday and Today – video (Llewellyn, MN 1990) Scottish Witchcraft (Llewellyn, MN 1991) The Book of African Divination - with Kathleen Binger (Inner Traditions, VT 1992)

In Italia sono stati pubblicati: - Guida pratica alla comunicazione con gli spiriti - Il libro delle streghe - Wicca, fonte di vita

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La Luna Piena di Ottobre prende il nome di “Luna delle Foglie”; questa è la Luna piena della VII° Lunazione dall’Equinozio di Primavera, denominata “Lunazione del Fuoco”. Il nome, Luna della Foglie, fa riferimento all’ingiallirsi delle chiome degli alberi e alla caduta delle loro foglie, fattore che caratterizza questo periodo dell’anno. Come già accennato, il nome di questa lunazione è “del Fuoco” (iniziata con il Novilunio del 9 ottobre), il nome deriva dalle tonalità di colore, che vanno dal rosso fuoco al bruno, tipiche di molte piante che in questo periodo assumono le cromaticità descritte,

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ma anche ai primi caminetti che vengono accesi per riscaldare le case. La Luna sarà piena mercoledì 24 ottobre 2018 alle ore 19:45 pm. In questo periodo la Terra si sta preparando ad affrontare il lungo letargo invernale, donandoci i colori più belli, dal rosso al giallo all’arancione. I meli sono carichi di frutti maturi, gli ultimi stormi di uccelli solcano il cielo. In tutto questo troviamo ancora una volta l’Armonia, l’armonia della natura, un’armonia che dobbiamo cercare di portare nella nostra vita e intorno a noi.

Portare questa armonia in noi significa portare armonia nei rapporti, specialmente per chi sta in coppia, accorgersi degli altri, dare attenzione all’etica e senso di giustizia, e anche all’estetica, dunque circondarsi di bellezza, giacché anch’essa è una qualità divina, come la natura ci dimostra. Dunque questo è il momento favorevole anche per curare in modo particolare il proprio aspetto personale e quello della nostra dimora, sollecitando il proprio buon gusto. Questo è un Esbat dedicato anche agli animali cacciati o comunque “macellati”, si ricorda il


L’autunno è comunque una fase di transizione, il passaggio da una stagione vitale a una apparentemente morta, l’equilibrio tra buio e luce. L’Autunno prelude alla trasformazione che avviene poi in inverno per manifestarsi in Primavera,

l’invito è quindi di portare in noi armonia ed equilibrio per affrontare sereni gli sviluppi della vita. E’ doveroso che ci addentriamo nello spazio sacro della nostra interiorità per meditare e trasformare, e dare così degnamente inizio ad un nuovo giro della ruota dell’anno.

Colori: blu, verde scuro. Fiori: calendula. Profumi: fragola, fiore di melo. Pietre: opale, tormalina, berillio, turchese. Alberi: tasso, cipresso, acacia. Animali: cervo, sciacallo, elefante, ariete, scorpione, airone.

Approfittando anche delle ultime giornate di tiepido sole per fare passeggiate in natura, magari tra i boschi, dove godere dei profumi e colori autunnali.

*Per noi della Coven del Quadrifoglio è sempre un Esbat particolare, essendo proprio durante questo Esbat, il 14 ottobre 2008, costituiti e consacrati.

SIMBOLI DELL’ESBAT DELLA LUNA DELLE FOGLIE: Piante: menta, timo, angelica, uva.

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loro spirito e li si ringrazia per il nutrimento che donano a noi esseri umani. È un Esbat di riflessione sulle caratteristiche degli animali, sperando di imparare qualcosa dai loro comportamenti. Questo è anche l’Esbat che ci introduce al nostro capodanno, il Sabbat di Samhain (31 ottobre), la notte più “sacra” di tutto l’anno insieme a Beltane.

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ESBAT DELLA LUNA PIENA DELLA NEVE - Novembre La Luna di novembre è denominata della “Neve”, essa è la VIII° Lunazione denominata “Lunazione degli Aromi della Campagna”. Il nome “Luna della Neve” fa riferimento alle prime nevi che imbiancano le montagne, segnando il prossimo arrivo dell’Inverno. Il nome “degli Aromi della Campagna” data a questa Lunazione (iniziata con la Luna Nuova del 7 novembre), fa riferimento alla fragranza inebriante e soave del muschio e di acqua che impernia la campagna in questo periodo. La Luna sarà piena venerdì 23 novembre 2018 alle ore 07:39 am. A Samhain (31 ottobre / 1 no-

vembre) il Dio è archetipicamente “morto” è “rinascerà” nel Solstizio d’Inverno (21 dicembre), per cui questo Esbat non è idoneo a lavori energetici (magici) visto il periodo di scarsa energia. Con Samhain (il nostro capodanno) inizia comunque un nuovo giro nella Ruota dell’Anno. Per cui, la Luna di Novembre corrisponde ad un “tempo di sogno e di riposo”. La natura in questo tempo si ferma, siamo vicini all’inizio dell’Inverno, e anche noi dovremmo “fermarci” e dedicarci al riposo dell’anima, e al recupero delle forze. Il ciclo agricolo è ormai terminato e la terra dà pochi frutti mentre il buio avanza rispetto alle ore di luce.

Questo è un tempo particolarmente adatto per riflettere, contemplare, guardarsi dentro e trasformare ciò che ha bisogno di essere trasformato. Come la natura si spoglia, s’arresta e si addormenta, altrettanto noi dovremmo utilizzare questo riposo rigeneratore per prepararci ad affrontare un nuovo ciclo. Prendiamoci e permettiamoci un viaggio nell’interiorità, per rivedere l’anno che è passato riconoscendo quei lati del nostro io che è bene lasciare “morire”,dando così spazio a nuove possibilità. Approfittiamo di questo Esbat anche per confrontarci serenamente con quel fenomeno della vita che

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tanto ci spaventa, ma sul quale non abbiamo alcun possibile controllo: la morte. Che per il wiccan è solo un passaggio e non una fine. Rielaboriamo i nostri lutti, onoriamo i nostri cari e ricordiamo che ad ogni perdita segue una rinascita, la natura stessa ce lo insegna. SIMBOLI DELL’ESBAT DELLA LUNA DELLA NEVE Piante: verbena, borraggine, melograno, cinquefoglie, cardo. Colori: grigio, verde-mare. Fiori: fiori di cactus, crisantemi. Profumi: cedro, fiore di ciliegio, giacinto, narciso, menta piperita, limone. Pietre: topazio, zircone rosso/ giallo/arancio, lapislazzuli. Alberi: ontano, cipresso. Animali: scorpione, coccodrillo, sciacallo, gufo. Coven del Quadrifoglio www.wicaitalica.blogspot.it

ESBAT DELLA LUNA PIENA FREDDA - Dicembre La Luna di dicembre è denominata Luna Fredda, essa è la luna piena della IX° Lunazione del 2018 denominata “Lunazione delle Braccia Tese” (iniziata con la Luna Nuova del 7 dicembre). Il nome “Luna Fredda” si riferisce all’inizio del freddo inverno, fattore che caratterizza questo periodo. Il nome di questa Lunazione, “delle Braccia Tese”, lo deve all’aspetto che i rami degli albe-

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ri assumono in questo periodo, infatti, essendo ormai spogli essi ricordano in qualche maniera le braccia protese verso l’alto, spettrali figure che sembrano anelare alla luce, quasi come se attendessero la vita. La Luna sarà Piena sabato 22 dicembre alle ore 19:48 pm. Ufficialmente è anche l’ultima Luna Piena del corrente anno.

È l’Esbat dell’attesa, della preparazione per la rinascita, per il risveglio. Le nostre energie sono rivolte al Dio che archetipicamente è rinato nel Sabbat del Solstizio d’Inverno (21 dicembre). Questo Esbat rappresenta la vita, la morte e la rinascita, ed invita alla riflessione sul ciclo della vita. Ormai l’autunno cede il passo


WICCA alla stagione invernale, gli alberi ormai perdono le ultime foglie e la Terra risulta fredda e spoglia. In questo tempo anche noi dovremmo concentrarci verso il nostro Io spirituale. Riflettere sul fatto che nonostante l’apparenza sta per terminare il periodo buio e inizierà il periodo della luce, della vita. Il Sabbat del Solstizio d’Inverno (21 dicembre) è la prima festa della nuova Ruota. Esso segna l’aumento della luce solare e quindi la rinascita. La Madre terra si risveglierà pian piano. Inizierà quindi il nuovo ciclo.

Per entrare in sintonia con questo periodo si consiglia di praticare la meditazione e se è possibile viaggi sciamanici. Cercare di entrare in contatto con i propri Spiriti Guida e con gli Spiriti della natura in generale, per farvi consigliare al meglio per il nuovo anno.

SIMBOLI DELL’ESBAT DELLA LUNA FREDDA Piante: agrifoglio, edera, abete, pino, vischio. Colori: rosso, bianco, nero. Fiori: agrifoglio, cactus, poinsettia conosciuta come stella di natale. Profumi: violetta, geranio, lillà, incensi alla mirra, cannella. Pietre: serpentina, giacinto, crisolite. Alberi: abete, pino, noce. Animali: lupo, volpe, passero, gufo, civetta.

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PREPARATIVI PER SAMHAIN La festività di Samhain è una festività “fissa” cioè si celebra ogni anno nei giorni del 31 ottobre e del 1 novembre. La tradizione vuole che, dalla notte del 31 Ottobre / 1° Novembre per circa dieci giorni, il velo sottile che ci separa dalle altre dimensioni si faccia ancor più impalpabile, e tutto può accadere. Nell’antichità si pensava che in occasione di Samhain gli spiriti dei defunti tornassero a camminare sulla terra, facendo visita ai vivi: da ciò deriva l’usanza di onorare in questo giorno la memoria dei propri antenati. La sera di Samhain si usa spegnere i focolari domestici, che vengono riaccesi dopo i festeggiamenti oppure il giorno dopo. In questa notte chi vuole può tramandare, o farsi tramandare, i “segreti” delle varie divinazioni o dei rituali di protezione. E’ un periodo adatto a tutti i tipi di meditazione e alle arti divinatorie, essendo un momento di passaggio in cui si incontrano passato, presente e futuro. Possiamo imparare qualche pratica o tecnica divinatoria nuova oppure, siccome le energie di questo tempo hanno a che fare con il “significato” della morte, possiamo rivolgere i nostri pensieri alle persone che ci hanno lasciato. Potete dedicare un pensiero ai cari che ci hanno lasciato e riflettere sulla necessità di accettare la loro “assenza”. Meditate a lungo sulla necessità di lasciarsi alle spalle le cose vecchie, anche se doloroso, come ad esempio un amore finito che ci ostiniamo a voler portare avanti o vizi e dipendenze come fumare o

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bere. A questo punto potete effettuare piccole operazioni di lavori con le energie (lavori magici), divinazioni o meditazioni. TALISMANO DI SAMHAIN Prendete una grossa pigna e apritela dolcemente. Posatela su un ramo di agrifoglio e legatela con del filo di ferro. Decorate con alcuni nastri rosso scuro e se volete spruzzatela con dello spray dorato. Ponete il talismano al centro della vostra camera, dopo averlo benedetto sull’altare, servirà come buon auspicio per il nuovo ciclo della Ruota.

SIMBOLI Simboli: mele, spirali continue che indicano l’infinità del ripetersi dei cicli, falò, candele alla finestra. Erbe: rape, ghiande, quercia, mele, cedro, salvia, foglie secche, noci, melograni, aghi di pino. Candele: arancione, verde, nero, bianco. Incenso: mirra, patchouli, cannella.

Buon preparativi …

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Questo Sabbat è chiamato Samhain, parola deriva dal gaelico antico “Sam Fuin” e significa “fine dell’estate” (nel tempo divenne poi Samhuinn in gaelico e Samhain in inglese antico). La festività di Samhain è una festività che si celebra ogni anno nei giorni del 31 ottobre e il 1 novembre. Questo Sabbat è considerato un capodanno, proprio questa data segna la fine di una Ruota e l’inizio di una nuova (la fine di un anno religioso/ spirituale). Il Sabbat di Samhain è quindi una festa di inizio e di fine. Samhain è un momento di passaggio fondamentale, quando la terra, dopo averci dato i suoi frutti, inizia a prepararsi al freddo ed al sonno invernale. Inizia da questa data il mese con scarse energie, il “periodo Oscuro”, che terminerà con il Sabbat del Solstizio d’Inverno (21 dicembre). In questo giorno si ricorda il ciclo dell’anno che finisce nel simbolismo del Dio “morto”, ma si ricorda che la Dea nel suo grembo “aspetta” il Dio, che rinascerà con il Solstizio d’Inverno, sancendo quindi un nuovo ciclo di vita e prosperità, una nuova rinascita. Samhain non è una festa triste o malinconica, tutt’altro. In questo momento si ricordano gli antenati, i defunti, il loro insegnamento, si riflette sulla vita e sulla morte ma non in un modo funereo, anzi nel “celebrare” (simbolicamente) il “Dio che sacrifica la sua vita” si ricorda che c’è sempre una speranza, c’è sempre un nuovo inizio e una nuova vita, infatti si “celebra” la Dea che porta nel suo grembo un “figlio” (il figlio della promessa, la

reincarnazione del Dio morente). Samhain è sicuramente un Sabbat di riflessione ma è anche una festa che celebra un nuovo inizio e quindi di buon auspicio. E’ un periodo adatto a tutti i tipi di meditazione e alle arti divinatorie, essendo un momento di passaggio in cui si incontrano passato, presente e futuro. Possiamo imparare qualche pratica o tecnica divinatoria nuova oppure, siccome le energie di questo tempo hanno a che fare con il “significa-

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SABBAT DI SAMHAIN

to” della morte, possiamo rivolgere i nostri pensieri alle persone che ci hanno lasciato. Potete dedicare un pensiero ai cari che ci hanno lasciato e riflettere sulla necessità di accettare la loro “assenza”. I rituali si svolgono in forma di ringraziamento e di preparazione spirituale al nuovo ciclo. Si celebrano rituali per onorare i defunti, ringraziarli per gli insegnamenti che ci hanno tramandato; rituali per auspicare a loro una reincarnazione sempre migliore della

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precedente; ma anche rituali di ringraziamento e di buon auspicio per il nuovo anno. È questo anche il momento di pensare al futuro cercando di migliorarlo, prendendo spunto dagli eventuali errori commessi in passato. Quel che è stato e stato ora tutto è nuovo! Come la natura anche noi dovremmo rallentare le nostre attività e passare più tempo in casa con le persone a noi più care.

SIMBOLI Simboli: mele, spirali continue che indicano l’infinità del ripetersi dei cicli, falò, candele alla finestra. Erbe : rape, ghiande, quercia, mele, cedro, salvia, foglie secche, noci, melograni, aghi di pino. Colori: arancione, verde, nero, bianco. Incenso: mirra, patchouli, cannella.

COME ADDOBBARE L’ALTARE Con piccole zucche ornamentali, castagne con riccio, nocciole, pigne, mele divise a metà, noci, aghi di pino, foglie. Il suo colore principale è l’arancione.

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PREPARATIVI SOLSTIZIALI Il Solstizio d’Inverno è un giorno di festa per i neopagani, questa è una festività “mobile” cioè di anno in anno la sua data varia perchè segue il solstizio astronomico, quest’anno cade il 21 dicembre 2018 (in altri anni può cadere il 22). E’ un giorno in cui si celebra la rinascita simbolica/archetpica del Dio/Sole. L’ALBERO DI YULE O DI NATALE Il protagonista è l’abete, il classico albero di “Natale”, che da alcuni è chiamato di Yule. L’albero rappresenta la Dea in questa stagione, e la ghirlanda che si vede così frequentemente in questo periodo era anticamente una raffigurazione della Ruota dell’anno. L’albero dovrebbe essere addobbato nell’Esbat della Luna Piena che precede il Sabbat del Solstizio d’Inverno, e dovrebbe restare addobbato fino al Sabbat del 1 febbraio.

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Per addobbare l’albero per tradizione si usano ghirlande, pentacoli, fiocchi, agrifoglio con le bacche, frutta secca, arance, elle-

boro, poinsettia conosciuta come stella di natale. Ognuno può dare sfogo alla propria creatività.


CEPPO DI YULE O DI NATALE Durante il Rito si usa accendere il Ceppo, un grosso legno che con il suo calore e luce simboleggia il Dio eil Sole che rinascono, dando calore e luce al mondo. I carboni si conservano come buon auspicio e si utilizzano per accendere il Ceppo del prossimo anno, a simboleggiare la ciclicità e continuità della Ruota e della vita.

PENTACO D’INVERNO Con dei ramoscelli di legno si crea un pentacolo, fissando i punti d’incontro delle stecche con dello spago o della colla. Poi prendete una ghirlanda fatta di pino, fiori di poinsettia (conosciuta come stella di natale) e delle pigne. Sulla parte superiore della ghirlanda attaccate la stella. Potete appenderlo sulla porta come buon auspicio o usarlo come centrotavola. ADDOBBI Candele: rossa, verde, dorate. Incenso: cannella, pino, spezie, mirra Erbe: alloro, cedro, cannella, vischio, ginepro, rosmarino, camomilla, zenzero, salvia. Cristalli e Pietre: cristallo di quarzo, avventurina azzurra, smeraldo, diaspro rosso, granato, rubino, zaffiro. Cibi: oca, tacchino, dolci e budini fatti con frutta secca, mandarini, arance, lenticchie, orzo, sidro, vino.

Decorazioni : lungo il cerchio si possono disporre i sempreverdi, pino, rosmarino, pigne, alloro, ginepro, agrifoglio, vischio, cedro, edera. Ghirlande circolari possono essere appese alla porta. Simboli: Albero di Natale o di Yule, ghirlande circolari a rappresentare la ruota dell’anno.

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IL TALISMANO D’INVERNO Prendete una ghirlanda e inserite dei rametti di abete e dei rametti di agrifoglio. Al centro ponete un’arancia, nella quale avrete conficcato 13 chiodi di garofano. Aggiungete anche tre pigne e una candela bianca. Potete spruzzarla di polverina dorata o neve finta. Ponete il talismano al centro della vostra casa, per esempio sul tavolo della sala da pranzo, esso sarà di buon auspicio per la Ruota appena iniziata.

Buon preparativi e Ogni Bene!

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SABBAT DEL SOLSTIZIO D’INVERNO 21 dicembre 2018 Il Solstizio d’Inverno è conosciuto anche come Sabbat di Yule. L’etimologia della parola“Yule” (Jól) non è chiara. I linguisti suggeriscono che Jól sia stata ereditata dalle lingue germaniche; nelle lingue scandinave il termine Jul significa Natale. Yule è comunque un Sabbat legato al Solstizio d’Inverno. Noi, aderenti alla Coven del Quadrifoglio, usiamo chiamare questo Sabbat “Soli Indiges” (sole natio, sole invocato), ci piace, quando è possibile, fare riferimento a delle festività prettamente legate al politeismo della nostra penisola (tra l’altro il Soli Indiges fu un’antichissima festività latina, legata al solstizio invernale dedicata alla rinascita del Sole, antecedente al Natalis Soli Invicti). Quest’anno il Solstizio d’inverno avverrà venerdì 21 dicembre 2018, alle ore 23:21 pm. Questo è un Sabbat dedicato al Dio, rappresentato come un “Sole Nascente”. Si celebra infatti la rinascita del Dio, nonostante questo sia il giorno più breve dell’anno, ma è solo apparenza, infatti dopo il Solstizio invernale le ore di luce aumenteranno e la terra ritornerà a riscaldarsi sotto i raggi del Dio Sole. È un Sabbat di risveglio, rinascita, vitale, rappresenta la vita. In questo tempo dovremmo proiettarci nel futuro, progettando il nuovo anno e il periodo di rinascita.

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La Madre terra si risveglierà pian piano e anche noi dovremmo risvegliarci. La nascita del Dio si usa festeggiarla con l’accensione di fuochi a simboleggiare il ritorno della vita. Gli antichi romani usavano festeggiare intorno al 25 dicembre, il Natalis Soli Invicti, e si usava festeggiare con grandi cerimonie e giochi popolari.

Il Natalis Soli Invicti (che fonda le radici alla più arcaica festa del Soli Indiges) è poi mutato nel Natale per i Cristiani, e lo stesso Yule si equipara ad esso. ADDOBBI Candele: rossa, verde, dorate. Incenso: cannella, pino,spezie, mirra. Erbe: alloro, cedro, cannella,vischio, ginepro, rosmarino, camomilla, zenzero, salvia.


Simboli: Albero di Natale o di Yule, ghirlande circolari a rappresentare la ruota dell’anno. COME ALLESTIRE L’ALTARE L’altare in genere si addobba con rami di abete, di agrifoglio con le bacche, frutta secca, arance, elleboro,piante di poinsettia (conosciuta come stella di natale). Il colore principale è il rosso o il porpora.

*A tutti un felice e sereno Solstizio, che sia una dolce e abbondante rinascita, ogni bene!

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Cristalli e Pietre: cristallo di quarzo, avventurina azzurra, smeraldo, diaspro rosso, granato, rubino, zaffiro. Cibi: oca, tacchino, dolci e budini fatti con frutta secca, mandarini, arance, lenticchie, orzo, sidro, vino. Decorazioni : lungo il cerchio si possono disporre i sempreverdi, pino, rosmarino, pigne, alloro, ginepro,agrifoglio, vischio, cedro, edera. Ghirlande circolari possono essere appese alla porta.

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IL CERCHIO MAGICO Questo Cerchio Magico ricalca gli allineamenti corrispondenti dei vari cicli dell’Anno Sacro. È un Mandala che può essere usato per qualsiasi forma di cerimonia magica. Nell’emisfero settentrionale, tutti i cicli iniziano nel Nord (nella parte superiore dell’immagine) e proseguono in senso orario. Nell’emisfero australe, il Nord e il Sud sono invece invertiti.

melli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario.

Il secondo anello verso l’interno segna i 13 mesi lunare, con i 13 Esbat.

verno; Imbolc (nord-est); Ostara (Est / Aria) - Equinozio di primavera; Beltaine (sud-est); Litha (Sud / Fuoco) - Solstizio d’estate; Lughnasadh (sud-ovest); Mabon (West / Water) – Equinozio di autunno; Samhain (nord-ovest).

Il terzo anello collega gli otto Sabbat e gli Elementi con le Quattro Direzioni: Yule (Nord / Terra) - Solstizio d’in-

Il quarto anello verso l’interno segna i 12 segni astrologici dello Zodiaco, con i loro glifi: Capricorno, Acquario, Pesci, Ariete, Toro, Ge-

Gli anelli più esterni segnano le 52 settimane dell’anno, ciascuna di sette giorni, per un totale di 364 giorni, più due giorni intercalari: che seguono il solstizio d’inverno ogni anno; e dopo il solstizio d’estate ogni quattro anni.

La quinta area all’interno dell’anello astrologico segna le quattro stagioni: Inverno, Primavera, Estate e Autunno con i loro rispettivi glifi. L’emblema del Pentagramma, simbolo magico per eccellenza, di protezione e fortuna, ma anche caro ai Pitagorici, contrassegna il centro del Mandala. Il Pentagramma rappresenta anche i cinque Elementi magici: Spirito, Aria, Fuoco, Acqua e Terra. Il cerchio centrale segna quindi l’Altare, rappresenta la Terra, la nostra Casa Sacra. Questo Mandala può essere dipinto sul pavimento di un tempio, stampato su una tovaglia dell’altare, o usato come un disegno per una pietra o legno. Coven del Quadrifoglio www.wicaitalica.blogspot.it

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Consigli per la Lettura STRANE PRESENZE - Oscuri racconti Un testo che tratta di presenze “strane” e “inspiegabili”, di Fantasmi ma non solo, di Spettri non umani, Poltergeist e Premonizioni, un testo da leggere... L’autore riporta nel testo una serie di racconti, delle testimonianze, alcuni studi ed esperimenti, senza esprimersi con opinioni personali, lasciando al lettore trarre le proprie conclusioni.. “L’idea di questo libro arriva in una serata dei primi di Ottobre (2017), grazie a due gatti. Poi ho ritrovato casualmente una fotografia (quella riportata in copertina). Alla fine il libro doveva uscire il 29 ottobre, invece, per alcuni imprevisti è uscito il 2 novembre... Semplici casualità, oppure occulte volontà?!?!” (Leron) Autore: Leron Formato 10 x 15 cm – 164 pp. ISBN 978-88-943006-0-4 PREZZO 10 € MAGGIORI INFO : www.italusedizioni.blogspot.it

Il Libro Strane Presenze

LE VERE ORIGINI DI HALLOWEEN Questo libro, nato all’interno del progetto web “Le vere origini di Halloween” è un dono a tutti i lettori affinché sia possibile eliminare pregiudizi insensati e luoghi comuni e cominciare finalmente a comprendere le vere origini di Halloween. Il lettore si ricrederà su cosa sia davvero l’antica commemorazione celtica dei defunti, sulla sua disappartenenza alla cultura americana e su quanto le tradizioni italiane provengano proprio dagli antichi insegnamenti nord-europei. E comprenderà “perché le mascherate di Halloween, lungi dall’essere manifestazioni sacrileghe, sono di fatto cerimonie sacre le cui radici affondano nella notte dei tempi” (J. Markale) e nelle profondità del nostro inconscio collettivo. Chi legge questo libro compie realmente un viaggio iniziatico nel mondo di Halloween da cui non tornerà senza essere cambiato. Un testo multiprospettico, scritto da autori e storici italiani. Insomma: Halloween senza maschere! MAGGIORI INFO : www.levereoriginidihalloween.it

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ARTEMISIA N°30 - Ottobre / Dicembre 2018  

8 Anni e 30 Numeri di Artemisia! Bel traguardo! Dal primo numero di Artemisia (settembre 2011) ad oggi la Rivista è molto cambiata e anche...

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