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ARTEMISIA N째5 - Maggio/Giugno 2012

LA STREGONERIA

LA NOTTE DI SAN GIOVANNI RISCOPERTA LA STONEHENGE UMBRA? LA MONTAGNA SACRA DI TORRE MAGGIORE MAOMETTO S. GIOVANNI BATTISTA


Anno 1 N°5 Maggio Giugno 2012

IN QUESTO NUMERO... Anche in questo numero affronteremo un lungo viaggio durante il quale cercheremo di soddisfare gli spiriti curiosi, spaziando fra molti argomenti interessanti. Inizieremo, come al solito, con tante curiosità per poi analizzare il Movimento della Stregoneria, le Streghe e la Notte di San Giovanni, il significato simbolico/spirituale del Solstizio Estivo e delle Lune di questo periodo. Parleremo di personaggi fodamentali come Maometto e Giovanni il Battista. Ma, dulcis in fundo, grazie alle ricerche del Centro Studi Italus, andremo alla scoperta di due siti molto antichi e misteriosi dell’Umbria: il Tempio italico di Monte Torre Maggiore a Cesi e il circolo di pietre protostorico di Monte il Cerchio, presso Massa Martana. Scopriremo questi luoghi ed entreremo nella loro storia, sfatando l’idea di un’Umbria esclusivamente cattolica e francescana. Come sempre proseguiremo, infine, la nostra analisi dei segni zodiacali e delle lame dei tarocchi, il tutto accompagnato dal dettagliato Almanacco bimestrale. Gli articoli e gli argomenti sono troppi per riassumerli qui in due righe, lascio a voi stavolta la voglia di scoprire questo nuovo numero di Artemisia. Buona lettura! Informiamo tutti che è possibile contribuire alla stesura di Artemisia. I lettori potranno inviare articoli o opere (grafiche o fotografiche) per la rubrica “Creatività” o foto per la sezione “Percorsi Naturali” scrivendo alla E-mail

artemisiainterattiva@hotmail.it Inoltre i lettori potranno inviare segnalazioni e pubblicare annunci personali nella rubrica “Recensioni & Post-it” scrivendo alla E-mail

post-it.artemisia@hotmail.it Infine è possibile inoltrare domande o proporre argomenti da approfondire nella rubrica “Oltre la Soglia” di Astrosibilla scrivendo alla E-mail

oltrelasoglia@live.it Un particolare ringraziamento va al grafico impaginatore Francesco Voce, ad AstroSibilla responsabile della rubrica “Oltre la Soglia” e redattrice della rivista, a Leron presidente dell’Associazione Italus e a tutti coloro che hanno contribuito a questo quarto numero di Artemisia. Artemisia è una rivista interattiva e ci tiene ad esserlo, noi non pontifichiamo ma comunichiamo, per cui ognuno di voi si senta libero di scriverci. Saremo lieti, per quanto possibile, di esaudire le vostre richieste e pubblicare i vostri lavori.

Tommaso Dore Direttore di Artemisia


SOMMARIO ITALUS COMUNICA -------------pag.3 NEWS & CURIOSITA’ ---------pag.12 Le 3:44 l’ora in cui ci si sveglia più di frequente di notte! ----------------pag.12 Il viaggio di ritorno è più corto? -----------------------------------------pag.12 Pietre che si muovono! -------pag.13 Piccole Curiosità --------------pag.14 Cosa si mangia per colazione nel mondo? ------------------------------pag.15 I cibi più amati nel mondo ---pag.15 PIANETA SPERANZA -----------pag.16 Save the Amazon, 1,4 milioni di firme per salvare l’Amazzonia ---------pag.16 Il boom del Pinguino Imperatore ----------------------------------------pag.19 Dallo spazio lo spessore del Polo Nord ------------------------------------pag.20 PERCORSI NATURALI ---------pag.21 NATURA & BENESSERE --------pag.23 Il segreto di un perfetta notte di sonno ------------------------------------pag.23 Autoesame del seno -----------pag.23 Dieta e fumo -------------------pag.25 Il forno a microonde è pericoloso? ---------------------------------------pag.26 DOSSIER -----------------------pag.28 La Stregoneria -----------------pag.28 La Notte di San Giovanni -----pag.30 Riscoperta sui Monti Martani la dimenticata “Stonehenge” dell’Umbria? ------------------------------------------pag.31 Umbria Pagana, la Montagna Sacra di Torre Maggiore ------------------pag.34

UOMINI & TESTIMONIANZE --pag.38 San Giovanni Battista --------pag.38 Maometto ---------------------pag.40 MITOLOGIA & FOLKLORE -----pag.43 La Strega -----------------------pag.43 Apollo -------------------------pag.44 Hera / Giunone ---------------pag.47 Sabbat del Solstizio d’Estate --pag.50 Luna Piena di Maggio ----------pag.50 Luna Piena di Giugno ----------pag.51 OLTRE LA SOGLIA -------------pag.52 Almanacco --------------------pag.52 Toro ---------------------------pag.53 Gemelli ------------------------pag.54 L’Appeso -----------------------pag.55 La Morte -----------------------pag.55 La Temperanza ----------------pag.56 Il Diavolo ----------------------pag.56 CUCINA ------------------------pag.57 CREATIVITA’ -------------------pag.59 Sergej Sergeevic Solomko ----pag.59 RECENSIONI & POST-IT -------pag.64


ITALUS COMUNICA 21 giugno 2012, eccoci giunti al compimento del primo anno di vita dell’Associazione Italus. Difficile trovare parole che possano esprimere la gioia di aver compiuto un anno! e d’altronde sembra ieri che Italus è diventata associazione ma, allo stesso tempo, per tutte le attività che in un anno abbiamo svolto, sembra che Italus sia molto più vecchia. Ricordo la scommessa che feci, puntando prima ad essere un gruppo e poi successivamente, con non poche difficoltà, a fondare ufficialmente l’Associazione, insieme a Sabrina (Sibilla Astro). Tanti gli eventi in questo primo anno: le due giornate della Memoria Pagana, le otto giornate del Salotto Pagano, le quattro giornate del Seminario sul pensiero Positivo, le due giornate del Solstizio d’Estate. Tanti i progetti e le iniziative: la rivista Artemisia, il Centro Studi, il Censimento Neopagano 2011/2012 (che a breve sarà pubblicato e reso noto), Memorie Storiche, L’Italia nel Cerchio, Percorsi Italiani, L’Italia fra fiabe leggende misteri e folklore. Riconosco che siamo un’Associaizone che nonostante il periodo di crisi ama creare, sognare, fare senza scoraggiarsi e con costi davvero minimi. Questa è la filosofia mia e dell’Associazione. Pensiamo in grande, non ci scoraggiamo, possiamo sembrare megalomani, farneticanti, surreali, ma ci crediamo e così vogliamo continuare ad essere. D’altronde se non avessi creduto nell’Associazione oggi Italus non esisterebbe e ciò a dimostrazione che l’importante è volerci crederci, poi tutto il resto vien da sé. Grazie a coloro che assiduamente ci seguono, a coloro (più di trenta) che si sono iscritti ed hanno contribuito economicamente alla vita e al fare dell’Associazione; grazie a loro abbiamo compreso che la nostra filosofia, il nostro modo di agire sono una carta vincente. La promessa che oggi mi vien da fare è quella che l’Associazione continuerà a sposare questo modo di fare. Accoglieremo, discuteremo, collaboreremo, ci confronteremo sempre con tutti in modo diplomatico, democratico e rispettoso, continueremo a perseguire, con non pochi sforzi ma con zero sprechi economici, i nostri obiettivi e progetti che ci siamo prefissati fin da quel 21 giugno 2011, quando Italus si è costituita come Associazione. L’anno solare non è ancora finito e i progetti e le iniziative in atto son davvero tanti! Un grazie a coloro che hanno collaborato con noi e in particolare al gruppo della Wica Italica del Quadrifoglio che è fonte sempre d’ispirazione e collaborazione, all’Associazione Artès che ha scelto di portare avanti con noi il progetto Memorie Storiche. Ma un grazie particolare a tutti i soci regolarmente iscritti che hanno creduto in Italus e ci hanno sostenuto economicamente. Ancora grazie! Il presidente dell’Associazione Italus Leron

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DOMENICA 4 MARZO 2012 alle ore 15:30 si è svolta la I giornata del Seminario sul Pensiero Positivo, organizzato a Roma dall’Associazione Italus. SABATO 24 MARZO 2012 alle ore 15 si è svolta a Roma, con il Progetto Memorie Storiche e la collaborazione dell’Associazione Artès, la visita guidata al Museo delle Arti e Tradizioni Popolari. DOMENICA 1 APRILE 2012 alle ore 11:30 si è svolta a Roma, con il Progetto Memorie Storiche e la collaborazione dell’Associazione Artès, la visita guidata al sito archeologico di Ostia Antica. DOMENICA 15 APRILE 2012 alle ore 15:30 si è svolta la II giornata del Seminario sul Pensiero Positivo, organizzato a Roma dall’Associazione Italus. Infine il progetto L’Italia nel Cerchio è stato pubblicizzato sul blog “TerniMania” e lo sarà ancora nel numero di giugno della rivista Fenix. Grazie a tutti coloro che hanno preso parte agli eventi!

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EVENTI SVOLTI !

Consacrazione del Tempio Italico Lunedì 30 maggio 2012, in concomitanza con il Sabbat di Beltane, l’Associazione Italus insieme al gruppo spirituale della Wica Italica del Quadrifoglio ha voluto simbolicamente riconsacrare al culto pagano il tempio italico di monte Torre Maggiore, presso Terni in Umbria. Perché consacrare questo tempio? Sia perché è un importante luogo sacro degli antichi popoli italici, dove il culto fu perpetuato fino al 1600; sia perché il sito archeologico è completamente abbandonato a se stesso e oggetto spesso di atti vandalici. Vorremmo in tal modo attirare l’attenzione degli enti preposti alla sua tutela e porre questa domanda: come mai all’estero, in un sito archeologico come Stonehenge, le autorità preposte alla sua tutela concedono regolari autorizzazioni per lo svolgimento periodico di riti religiosi e raduni al suo interno, proteggendo però costantemente il monumento da azioni vandaliche, mentre da noi in Italia avviene esattamente il contrario: nessun permesso e nessuna salvaguardia? I nostri monumenti sono, o

troppo spesso privati di qualsiasi funzione che non sia quella di “museo”, o semplicemente abbandonati. In Cambogia i templi di Angkor Wat, oltre ad essere delle eccezionali testimonianze archeologiche e mete turistiche, sono stati riaperti al culto e hanno riacquistato anche la funzione per cui furono costruiti. Qui in Italia è pura follia solo pensare a qualcosa di simile. Sarebbe ora di giungere ad una svolta culturale... Il sito archeologico di Torre Maggiore risale al VI secolo a.C. e comprende un recinto di grosse pietre squadrate al cui interno si trovano un pozzo votivo e due templi, di cui uno forse dedicato al dio italico Marte o a Giove. Allo stato attuale come già accennato il luogo è completamente abbandonato, più passa il tempo e più è oggetto di atti vandalici: vi sono mura disgregate, resti di falò accesi all’interno del tempio, il pozzo votivo sta collassando (risulta anche pericoloso perché sono state rimosse le protezioni che fino a qualche tempo fa lo ricoprivano). Siamo davvero rammarica-

ti per lo stato d’incuria in cui versa l’area, e purtroppo è una sorte che tocca a moltissimi siti archeologici sparsi per l’Italia, specie quelli dislocati lontano dai centri urbani. In questo numero di Artemisia (pag. 34 e ss.) potrete trovare maggiori informazioni sulla storia di questo importante santuario pagano. Qui di seguito riportiamo invece una breve descrizione della consacrazione simbolica del santuario pagano svolta dal Quadrifoglio con la collaborazione dell’Associazione Italus: I membri del Quadrifoglio, riuniti in meditazione intorno ai resti del tempio principale, hanno recitato inni e preghiere atte alla consacrazione, visualizzando e canalizzando le energie legate ai 4 elementi (acqua, terra, aria e fuoco) e percorrendo il perimetro del tempio, che è stato così dedicato a Dianus e a Diana (sono state scelte queste due divinità perché corrispondenti agli archetipi a cui è devoto il Quadrifoglio). Il tutto si è concluso con un drum circle (suoni di tamburo e sonagli) e con l’accensione di un incenso. Infine si è provveduto a chiu-

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dere il cancello di recinzione dell’area, trovato spalancato (non è nemmeno presente un cartello identificativo del sito archeologico o di divieto d’accesso che dissuada chiunque voglia entrarvi magari per trafugare qualche reperto). Speriamo che presto, anche grazie al nostro piccolo e simbolico interessamento, le autorità preposte possano migliorare la salvaguardia di questo importante monumento. (Con questa iniziativa l’Associazione Italus da via al progetto Sakros che verrà illustrato prossimamente.)

Alcune foto della riconsacrazione simbolica del tempio. Si possono notare i resti di falò e le mura dannegiate ad opera di barbari, che abbiamo segnalato nell’articolo.

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SALOTTO PAGANO, VII Giornata – sabato 19 maggio 2012 Sabato 19 maggio alle ore 15 nel parco del Colle Oppio (di Traiano), Roma, si svolgerà la VII GIORNATA DEL SALOTTO PAGANO. Il Salotto Pagano è una riunione tra persone appartenenti ai vari movimenti neopagani, ma anche tra persone solo curiose e non praticanti. L’intento è di riunirsi periodicamente per discutere, raccontare, commentare vari argomenti, come esperienze personali, pratiche divinatorie, pratiche sciamaniche, pratiche meditative ecc. Un progetto che vuole riportare l’essere di nuovo a filosofeggiare, senza timore e senza pretese.

L’ARGOMENTO CENTRALE DELLA GIORNATA SARÀ: “Le Quattro Essenze (Aria, Acqua, Terra e Fuoco)”.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI: italus@live.it www.italus.info OPPURE VISITARE LA NOSTRA PAGINA FACEBOOK: “Italus Associazione”

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Salotto Pagano - VII giornata

Memorie Storiche - Villa Adriana MEMORIE STORICHE Visita guidata a Villa Adriana - domenica 27 maggio 2012 L’Associazione Italus con il progetto Memorie Storiche, insieme all’Associazione Artès, domenica 27 maggio 2012 alle ore 11:00 organizzerà la visita guidata all’area archeologica di Villa Adriana (Tivoli, prov. RM). L’appuntamento è alle ore 10 alla Stazione Termini, uscita via Giolitti, oppure all’ingresso di Villa Adriana alle ore 11. L’Associazione offrirà la guida; il pranzo è al sacco (quindi ognuno dovrà provvedere a ri-

fornirsi preventivamente di panini); il costo del biglietto d’ingresso è di € 8,00, per i soci regolarmente iscritti è invece di € 7,00. SI RACCOMANDA LA MASSIMA PUNTUALITA’ !

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L’Italia nel Cerchio

Visita al Monte il Cerchio L’ITALIA NEL CERCHIO VISITA GUIDATA AL MONTE IL CERCHIO domenica 10 giugno 2012 L’Italia nel Cerchio è un progetto che nasce con l’intento di promuovere la conoscenza di alcuni fra i più significativi siti archeologici d’epoca pre-romana presenti nella penisola. Si tratta d’insediamenti umani, di solito posti in altura, contornati da basse mura di pietre a secco dal tracciato più o meno circolare o ellissoidale, ancora non sufficientemente studiati, pur essendo da sempre conosciuti dalle popolazioni locali. Domenica 10 giugno 2012 l’Associazione organizzerà una visita guidata al sito di Monte il Cerchio nel comune di Massa Martana, provincia di Perugia, in Umbria. L’appuntamento è alle ore 11

al parcheggio dell’entrata principale del borgo medievale di Massa Martana. Da quì (ciascuno con la propria auto) ci si recherà sul Monte il Cerchio dove si visiterà la costruzione circolare pre-romana con tanto di guida offerta dall’Associazione. Seguirà un pranzo al sacco (quindi ognuno dovrà provvedere a rifornirsi preventivamente di panini e bibite; non è presente sul posto nessun bar o altro). SI RACCOMANDA PUNTUALITA’!

MASSIMA

PER MAGGIORI INFORMAZIONI: italus@live.it www.italus.info OPPURE VISITARE LA NOSTRA PAGINA FACEBOOK: “Italus Associazione”

Solstizio d’Estate 2012 SOLSTIZIO D’ESTATE 2012 - sabato 23 giugno 2012 Per quest’occasione l’Associazione Italus, con la collaborazione della Coven Wica Italica del Quadrifoglio, vuole condividere, con chi lo volesse, i festeggiamenti del Solstizio d’Estate. Un modo per riunirsi e prendere consapevolezza di ciò che è davvero il Neopaganesimo. L’evento si svolgerà nella città di Roma nel Parco della Caffarella all’interno del Bosco Sacro alla Ninfa Egeria. L’evento avrà luogo sabato 23 giugno 2012 alle ore 12, con appuntamento all’entrata del

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parco della Caffarella in Largo Tacchi Venturi. Proseguirà con la presentazione dei partecipanti, alle 13.30 avrà luogo il rituale solstiziale a cura del gruppo spirituale della Wica Italica del Quadrifoglio. E’ previsto anche un drum cirle. Si proseguirà con un pranzo di gruppo (ognuno porterà qualcosa da condividere) e successivamente vi saranno due seminari: uno sui “Tarocchi” e un’altro su l’ “Essenza degli Dei”. Intorno alle 18.00 si prevederà alla chiusura dell’evento. SI RACCOMANDA LA PUNTUALITA’!

PER MAGGIORI INFORMAZIONI: italus@live.it www.italus.info OPPURE VISITARE LA NOSTRA PAGINA FACEBOOK: “Italus Associazione”


Meditazione rigenerativa MEDITAZIONE RIGENERATIVA, SALOTTO PAGANO VIII Giornata domenica 24 giugno 2012 L’Associazione Italus con la collaborazione della gruppo spirituale della Wica Italica il Quadrifoglio, organizzerà una meditazione “rigenerativa” di gruppo, con appuntamento in Umbria a Cesi (prov. Terni), in località Sant’Erasmo, alle ore 21. Si è scelto di trascorrere la serata a Sant’Erasmo perché annualmente, in concomitanza del solstizio estivo, l’Orsa Maggiore si posiziona perpendicolarmen-

te alla montagna. Da sempre si crede che questo fenomeno porti, a coloro che si trovano sul luogo, un benessere a livello energetico. L’appuntamento è nel piazzale panoramico adiacente la chiesa di Sant’Erasmo alle ore 21. SI RACCOMANDA LA MASSIMA PUNTUALITA’! PER MAGGIORI INFORMAZIONI: italus@live.it www.italus.info OPPURE VISITARE LA NOSTRA PAGINA FACEBOOK: “Italus Associazione”

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Salotto Pagano - VIII giornata

III° Seminario sul “Pensiero Positivo” Dal 4 marzo 2012 l’Associazione Italus ha avviato una serie di seminari sul “Pensiero Positivo” Il terzo seminario è previsto per domenica 13 maggio alle ore 15:30, in via Giustiniano Imperatore n. 75, Roma. Sono state previste in totale quattro giornate di seminario, per quattro domeniche fra marzo e maggio (le date vengono confermate di volta in volta; vi invitiamo ad aggiornarvi sul sito ufficiale o sulla pagina Facebook dell’Associazione). IL COSTO DEL SEMINARIO E’ DI : Euro 7,00 per i soci iscritti all’Associazione Italus; Euro 15,00 per i non iscritti all’Associazione. Si specifica che il costo è relativo alle singole giornate. Durante il seminario saranno fornite dispense riassuntive degli argomenti trattati, anche se è opportuno dotarsi di pena e quaderno per prendere appunti. IL SEMINARIO SI SVOLGERA’ COME SEGUE: I° DOMENICA, 4 marzo 2012 ore 15:30 • Introduzione • I quattro principi • La volontà e la passione • I quattro principi teorici • La meditazione • Tecniche meditative II° DOMENICA, 15 aprile 2012 ore 15:30 • La visualizzazione

• La cromoterapia e il pensiero positivo • Dirigere il colore • Il mantra e suo utilizzo III° DOMENICA 13 maggio 2012 ore 15:30 • Riassunto delle giornate precedenti • Il segreto • Da ricordare • Il pensiero positivo per la salute, nel campo afferrivo e in quello lavorativo IV° DOMENICA ore 15:30 (data da stabilire) • Riassunto delle giornate precedenti • Trasmissione del video “The Secret” (il segreto) • Pratica PER MAGGIORI INFORMAZIONI SCRIVERE ALLA SEGUENTE E-MAIL (con oggetto “Pensiero Positivo”): italus@live.it

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Centro Studi Italus (C.S.I.) L’Associazione Italus ha attivato un proprio Centro Studi. Il Centro Studi dell’associazione riunisce tutte le persone interessate, professionisti e appassionati, che hanno un serio interesse per lo studio: • dei diversi aspetti delle culture del mondo; • della tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale italiano (paesaggio e beni culturali); • della pratica spirituale wicca e in generale neopagana; • delle discipline finalizzate ad uno sviluppo sociale, economico e tecnologico in armonia con la natura; • di progetti d’interesse sociale. Il Centro Studi persegue i seguenti obiettivi: • pubblicare i risultati delle ricerche promosse dall’Associazione Italus sulla rivista on-line “Artemisia”, realizzando even-

tuali monografie a stampa; • promuovere e/o partecipare a incontri, seminari, conferenze e convegni relativi agli scopi dell’associazione; • collaborare con enti pubblici e privati che perseguono scopi analoghi a quelli dell’Associazione Italus. Il Centro Studi non è a scopo di lucro, le risorse per lo svolgimento delle attività sono costituite dalle quote dei soci e da eventuali contributi di privati o enti pubblici. Può collaborare con il Centro Studi chiunque condivida i principi e gli scopi dell’Associazione Italus. Per maggiori informazioni scrivere alla seguente e-mail: italuscentrostudi@hotmail.it oppure visitare il gruppo creato nel Social Network di Facebook “CENTRO STUDI ITALUS”, o visitare il sito www.italus.info.

Percorsi Italiani È un progetto ideato dal Centro Studi Italus, iniziativa dell’Associazione Italus, e nasce dalla consapevolezza di vivere in una nazione particolarmente ricca di bellezze paesaggistiche, montane e marine, di tesori artistici e architettonici, di cultura e di storia. Consapevoli anche che esiste poca informazione al riguardo, e poca cura per gli innumerevoli “tesori” italiani, questo progetto ha come intento quello d’informare e far conoscere le bellezze di ogni regione italiana: opere d’arte, gallerie, musei, mostre, monumenti, scavi archeologici, complessi architettonici, urbanistici, città, folklore, beni demoetno-antropologici, paesaggi, gastronomia e quant’altro sia caratteristico di ogni regione.

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Sarà predisposto materiale informativo in formato video e/o cartaceo per ogni regione che a fine lavoro andrà a costituire una dettagliata guida turistica, consultabile on-line e pubblicata a stampa. Si prevede la collaborazione con enti regionali che saranno contattati dall’Associazione. Per maggiori informazioni scrivere alla seguente e-mail: italuscentrostudi@hotmail. it con oggetto “Percorsi Italiani”, oppure visitare la pagina di PERCORSI ITALIANI, presente sul social network di Facebook.


È un progetto ideato dal Centro Studi Italus, iniziativa dell’Associazione Italus, e nasce dalla consapevolezza di vivere in una nazione particolarmente ricca di tradizioni folkloristiche, leggende, fiabe e miti. Ma allo stesso tempo in un’epoca fatta di computer, d’isolamento e di poca attenzione verso gli anziani, siamo consapevoli che questa ricchezza è messa a rischio. Si sta infatti rischiando che il loro sapere vada perso per disinteresse. A noi come Associazione sta molto a cuore la salvaguardia del folklore e della cultura del nostro territorio. Per cui con questo progetto vogliamo raccogliere e salvaguardare, attraverso la raccolta d’informazioni, la memoria del folklore, degli usi e costumi, di quei luoghi che da sempre sono avvolti in un alone di mistero.

Sarà predisposto materiale informativo in formato video e cartaceo per ogni ogni regione che a fine lavoro andrà a costituire una dettagliata guida, consultabile on-line e pubblicata a stampa. Per maggiori informazioni scrivere alla seguente e-mail: italuscentrostudi@hotmail.it con oggetto “Miti e Leggende”, oppure visitare la pagina ITALIA… FRA FIABE, LEGGENDE, MISTERI E FOLKLORE, presente sul SocialNetwork di Facebook.

ITALUS COMUNICA

Italia... fra fiabe, leggende, misteri e folklore

Memorie Storiche Memorie Storiche ha come obiettivo la promozione culturale e la conoscenza della memoria storica attraverso la valorizzazione e la salvaguardia del patrimonio culturale italiano e, in futuro, anche di quello straniero. Memorie Storiche consiste sostanzialmente in una serie di visite guidate in aree archeologiche, musei o monumenti d’interesse storico-artistico-culturale, concependo il viaggio come occasione di arricchimento e di crescita personale. A scopo divulgativo l’Associazione Italus si avvale di diversi strumenti esplicativi, come brochure sintetiche, da utilizzare nel corso delle visite guidate, o “lezioni teoriche” preliminari

atte ad arricchire di significato il percorso e a stimolare una visione più attenta del patrimonio storico-artistico dei luoghi da visitare.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI: italus@live.it www.italus.info OPPURE VISITARE LA NOSTRA PAGINA FACEBOOK: “Italus Associazione”

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CONTATTI Qui di seguito riportiamo gli indirizzi di posta elettronica dell’Associazione Italus, strumenti di contatto tra l’Associazione e il pubblico tesserato e non. Sito internet dell’Associazione Italus: www.italus.info http://italus.info

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ARTEMISIA Anno I°, N°5

Maggio / Giugno 2012 *** *** *** *** *** *** DIRETTORE:

E-mail per informazioni generiche sull’Associazione italus@live.it

Tommaso Dore

E-mail del Presidente dell’Associazione italuspresidente@hotmail.it

Sabrina Lombardini (Sibilla Astro) Tommaso Dore Leron

E-mail del Consiglio Direttivo dell’Associazione consigliodirettivoitalus@hotmail.it E-mail della rivista on-line Artemisia, per collaborare e inviare articoli, immagini, ecc. o opere (grafiche o fotografiche) per la rubrica “Creatività”, o foto per la sezione “Percorsi Naturali” artemisiainterattiva@hotmail.it

REDATTORI:

GRAFICO E IMPAGINATORE:

Fracesco Voce

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E-mail per pubblicare vostre recensioni o segnalazioni nella rubrica di Artemisia “Recensioni & Post-it” post-it.artemisia@hotmail.it E-mail per comunicare con la rubrica di Artemisia “Oltre la soglia” di Astrosibilla (per richiedere o suggerire argomenti da approfondire) oltrelasoglia@live.it E-mail per comunicare con la rivista o inoltrare suggerimenti artemisiadirettore@hotmail.it E-mail per comunicazioni destinate al progetto “Segnala ad Italus” segnalaitalus@hotmail.it E-mail per il Centro Studi Italus italuscentrostudi@hotmail.it

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Questa rivista non rappresenta un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001, essendo strumento informativo interno all’Associazione Italus. Il copyright degli articoli appartiene ai rispettivi autori.


NEWS & CURIOSITA’

Le 3:44 l’ora in cui ci si sveglia più di frequente di notte Le 3:44 sarebbe l’ora a cui ci sveglia più di frequente, secondo quanto emerge da una ricerca sul sonno commissionata dalla casa farmaceutica A. Vogel. I ricercatori non si sbilanciano sul perché quest’ora abbia l’effetto di favorire l’interrompersi del sonno, anche considerato che le cause che portano a svegliarsi di notte (cosa che in media capiterebbe due volte per notte, agli adulti) sarebbero molto varie: non solo preoccupazioni per la vita amorosa o lavorativa, ma anche per fattori molto tangibili come rubinetti che perdono, vicini rumorosi, partner che russa (o che scalcia), o animali domestici che non vogliono dormire.

“E’ sorprendente come dormano male molte persone”, ha commentato uno degli autori della ricerca. Che aggiunge: “Uno dei problemi è che molta gente corre tutto il giorno, e poi semplicemente arriva alla sera e ‘collassa nel letto’. Manca un periodo di riposo prima di andare a dormire, che consenta una diminuzione dell’adrenalina nel corpo”.

La prossima volta che vi capita di svegliarvi nel cuore della notte, date un’occhiata all’orologio. È probabile che siano le 3:44 !

Giovanni Loprez

Il viaggio di ritorno sembra o è più corto? Uno studio scientifico conferma l’esistenza di quello che viene chiamato “effetto viaggio di ritorno”, quell’effetto comune a molti che fa sì che il viaggio di ritorno appaia più breve di quello di andata. Gli studi hanno analizzato varie tipologie di viaggi, da quelli in autobus, a quelli in bicicletta, includendo anche il guardare altri che viaggiano (chiaramente, in questo caso di trattava di vedere il video del viaggio). Gli studi, se da un lato hanno confermato inequivocabilmente l’esistenza dell’effetto, sono meno conclusivi sulla causa. Infatti, precedentemente l’opinione comune era che l’elemento determinante fosse

la familiarità con la strada: in particolare, si era ipotizzato che all’andata si tendesse a prestare attenzione a molti particolari, mentre al ritorno ci si concentrasse solo su alcuni punti di riferimento già riconosciuti come principali, e questa differenza nella quantità di informazioni accumulate facesse percepire il ritorno più breve. Gli studi però mettono ora in dubbio questa spiegazione, infatti è stato riscontrato l’“effetto ritorno” anche quando i tragitti di andata e di ritorno erano effettuati su percorsi diversi (ma comunque identici per spazio e tempo impegnato).

Da Discover Magazine di Giulia Martino

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NEWS & CURIOSITA’ 13

Pietre che si muovono ! Nessuno le ha mai viste in movimento eppure la lunga traccia che lasciano dietro di loro conferma che si muovono. Chiamate pietre mobili, a vela o scorrevoli (in inglese sailing stones, sliding rocks o moving rocks), sono un misterioso fenomeno geologico che consiste nel movimento di rocce per lunghi percorsi, senza alcun intervento umano o animale. Sul meccanismo che permette a queste grandi pietre di spostarsi sono state fatte molte ipotesi, ma ancora non è stato compreso fino in fondo. Molte di queste rocce vaganti si trovano a Playa Racetrack, nella Valle della Morte (California), il fondale di un antico lago piastrellato da tanti piccoli esagoni di fango inaridito. Le pietre, di grandezza variabile dai pochi grammi a mezza tonnellata, iniziano a muoversi in genere ogni 2/3 anni e continuano a spostarsi per 3/4 anni, lasciandosi alle spalle dei solchi scavati nel terreno. Alcune percorrono solo di pochi metri, mentre altre qualche decina, muovendo-

si in linea retta, a zig-zag o in cerchi concentrici. Altra stranezza: pur iniziando a spostarsi contemporaneamente, alcune pietre restano vicine per un po’ e poi cambiano improvvisamente direzione, intersecano le loro traiettorie e addirittura tornando indietro. Ma non è tutto: pietre della stessa forma e dimensione, a parità di condizioni, possono percorrere distanze differenti, mentre alcune si girano su se stesse e altre vanno in salita. Insomma, un vero rompicapo. Per cercare di risolverlo sono stati fatti alcuni studi che approdano però a conclusioni diverse e non esaustive. Secondo la teoria più accreditata, basata sulle ricerche svolte nel 1995 da alcuni fisici, le forti tempeste invernali con venti che talvolta raggiungono i 145 km/h, a certe condizioni meteorologiche darebbero inizio allo spostamento delle pietre sul terreno reso scivoloso dalla pioggia; successivamente, il loro movimento

sarebbe sostenuto da venti più moderati. Ma in tal caso come si spiegano i loro percorsi differenti o quando tornano indietro? E perché alcune rimangono ferme mentre altre vicine si muovono? Altre ipotesi chiamano in causa il campo magnetico terrestre e i terremoti, mentre i più scettici arrivano a supporre che il loro spostamento sia opera di qualche addetto ai lavori per attrarre i turisti.

Giacomo C.


Pediatri, troppi farmaci ai bambini... Troppi farmaci ai bambini: 58 bambini su 100 durante l’anno ricevono almeno un farmaco, con il 96% delle prescrizioni concentrate su antibiotici (48%), antiasmatici (26%) e corticosteroidi (8,6%). Tra le molecole piu’ prescritte l’acyclovir utilizzato per la terapia della varicella. Pediatri ed altri esperti si interrogheranno sulle ragioni di questo eccesso prescrittivo durante il 68 Congresso Nazionale della Sip che si aprira’ il 9 maggio, intitolato ‘Il Futuro in Gioco’.

Scoperto il meccanismo che fa muovere la folla... Scoperto meccanismo che fa muovere la folla. Distanza giusta per attirarne l’attenzione e’ di due metri E’ di due metri la distanza giusta per attirare l’attenzione di una folla di persone e contagiarla con uno stesso comportamento. A indicare il meccanismo che fa ‘’muovere’’ le folle e’ una ricerca dell’universita’ di Princeton pubblicata sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze. La ricerca si basa su osservazioni condotte con una telecamera nascosta, una sorta di candid camera con gruppi di volontari impegnati in comportamenti insoliti in una strada affollata e in una stazione di treni.

Oggetti strani negli anelli di Saturno...

NEWS & CURIOSITA’

PICCOLE CURIOSITA’

Strani oggetti sfrecciano velocissimi attraverso uno dei piu’ bizzarri anelli di Saturno (chiamato anello F) e si lasciano dietro una ‘coda’ luminosa. Le prime immagini di questo fenomeno davvero insolito, previsto da tempo ma mai osservato, sono state inviate a Terra dalla sonda Cassini, la missione congiunta fra Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Agenzia Spaziale Italiana (Asi).

Gli uccelli coltivano i fiori...

Si tratta di piante che hanno esclusivamente scopo decorativo. La coltivazione ornamentale di fiori e piante non e’ una prerogativa esclusivamente umana: la praticano alcuni uccelli, che fanno i ‘giardinieri’ per attirare le femmine. E’ l’unica specie non umana capace di coltivare piante esclusivamente a scopo decorativo. La scoperta, pubblicata sulla rivista Current Biology, si deve ad un gruppo di ricerca internazionale coordinato dall’universita’ britannica di Exeter. Gli uccelli coltiverebbero alcune piante in maniera involontaria.

Nessun rimpianto se si vuole invecchiare bene...

E’ il risultato di osservazione fatti su giovani e anziani Non avere rimpianti aiuta a invecchiare bene: e’ il risultato di una ricerca basata sull’osservazione dell’attivita’ cerebrale di giovani e anziani alle prese con un gioco simile a quello dei pacchi di ‘Affari tuoi’. Lo studio, pubblicato su Science, porta la firma dei neuroscienziati del Centro Medico Universitario Hamburg-Eppendorf di Amburgo. Il segreto per invecchiare bene starebbe nell’avere un atteggiamento mentale piu’ positivo, come quello degli anziani sani e saggi dello studio.

Fonti Ansa di Claudia Rossi

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NEWS & CURIOSITA’

Cosa si mangia per colazione nel mondo? In genere è calda, dolce, a base di latte e caffè, biscotti, torte o brioche, oppure pane addolcito con marmellata o con cioccolato spalmabile ed eventualmente frutta. Questo modello si è diffuso dalla Prima guerra mondiale, perché alle reclute l’esercito offriva una colazione a base di latte, caffè e gallette. Prima di allora la maggior parte della popolazione mangiava gli avanzi della cena (pane al sud e polenta al nord), ammorbiditi nel latte. Nord Europa Contro il grande freddo servono tante calorie e per iniziare la giornata con la giusta energia nell’Europa del Nord si preferiscono quindi salsicce, uova fritte e cetrioli sottaceto. In Russia sono tipiche le crêpe lievitate e i mix di cereali (avena, miglio e riso) con panna acida. In Scandinavia oltre a prosciutto e formaggio è usuale gustare il porridge di avena (una sorta di semolino) con il latte. Paesi anglosassoni Uova strapazzate e bacon, ovvero pancetta di maiale fresca poi fritta. Questo è il piatto tipico della colazione nel Regno Unito. Oltre a ciò sono comuni le salsicce, il pane to-

stato col burro e il porridge. Sovente vengono consumati anche funghi e pomodori. La colazione negli Usa è simile, ma sono comuni anche lo sciroppo d’acero, i pancakes, i muffin e le ciambelle. Oriente Il riso fa la parte del leone anche a colazione. In Cina la parola “colazione” si traduce addirittura in “riso del mattino”. Al cereale i cinesi accompagnano una bevanda a base di latte di soia e il cai, un contorno fatto di pesce, carne o verdure. In alternativa al riso si possono consumare i bao zi (ravioli ripieni di carne e verdure) o il fan, a base di orzo e granturco. India Diverse sono le pietanze della colazione indiana. Si va dal tipico pane chapati, agli involtini di riso e cocco, dalle focaccine di farina e patate cotte al forno al puttu, un dolce a base di curry, cocco, riso basmati e banane. Tradizionali sono anche i vada, ciambelline fritte salate speziate al ginger e al coriandolo. Nell’India del Nord è usuale consumare legumi e, in particolare, una minestra di piselli secchi con pasta fatta a mano.

I cibi più amati nel mondo Qual è il tuo cibo proferito? 8000 persone in tutto il mondo hanno risposto a questa domanda, producendo un elenco di 12 cibi. Come si può comprendere da quest’infografica, pubblicata dal sito Visually, al primo posto c’è la pasta, votata da 480 persone. Seguono il riso (450 voti) e la pizza (409 voti). Poi tocca al secondo: pollo (400 voti) e carne (256 voti). Le verdure sono il cibo preferito da 224 persone. E ritorna il secondo, la bistecca con 221 voti. 210 persone hanno invece risposto cibo cinese e altri 193 voti li hanno ottenuti le lasagne. Ma c’è una sorpresa: dopo il pesce che ottiene 160 voti e prima dei crostacei (137 voti), all’ottavo posto spunta la voce “italian”, simboleggiata da un piatto di spaghetti con le polpette (in inglese: spaghetti with meatballs). La ricetta che gli americani ritengono il piatto forte della cucina italiana. Ma in realtà, lo spiega anche Wikipedia, si tratta o in Italia e noto soprattutto tra gli italoamericani di New York e tra i fans del lungometraggio Lilli e il Vagabondo. Da Focus di Luna

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Africa La colazione varia a seconda delle regioni. Nel Maghreb (Marocco, Tunisia, Algeria, Libia) è a base di tè verde alla menta, pane bianco (tipo focaccia bassa cotta al forno) e cous-cous. In Egitto si può mangiare anche una pietanza a base di fave mentre in Senegal e nel Gambia si prediligono le arachidi accompagnate da un impasto di miglio, pomodori e verdure.

Da Focus di Arved


PIANETA SPERANZA

Save the Amazon, 1,4 milioni di firme per salvare l’Amazzonia “Save the Amazon”, la nuova campagna mondiale per salvare l’Amazzonia è partita. Da Manaus, a bordo della nuova Rainbow Warrior, Greenpeace si è unita alla società civile brasiliana per chiedere una legge “Deforestazione Zero” in Brasile. Se si vuole salvare il più grande polmone del pianeta, bisogna raccogliere 1,4 milioni di firme di cittadini brasiliani da consegnare al Governo. L’Amazzonia rischia di essere distrutta da delle modifiche all’attuale Codice Forestale che, se approvate dal Congresso, stravolgeranno la legge che per anni ha consentito la protezione delle foreste in Brasile. Ecco perché la Rainbow Warrior, l’ammiraglia di Greenpeace, si spingerà in un lungo viaggio di denuncia e sensibilizzazione che, partendo dal cuore dell’Amazzonia, giungerà a Rio de Janeiro.

Durante la spedizione si impegneranno a raccogliere 1,4 milioni di firme per aiutare il popolo brasiliano a far sentire la propria voce ai rappresentanti del Paese. Inoltre, in questa missione denunceranno i crimini forestali e mostreranno come poterli combattere con alternative sostenibili per salvare l’Amazzonia. Il viaggio della Rainbow Warrior precede un importante evento. Tra il 20 e il 22 Giugno 2012, si terrà infatti la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile di Rio de Janeiro, occasione nella quale tutti i riflettori si accenderanno sulla Presidente brasiliana Dilma Roussef. Il Brasile è ormai la sesta potenza economica a livello globale, ma nonostante la sua repentina crescita finanziaria in questi anni è riuscita a ridurre il tasso di deforestazione in Amazzonia. Questo importante dato è la prova che sviluppo economico e

sostenibilità possono coesistere! È necessario che anche il Primo Ministro e il Congresso brasiliano si rendano conto delle conseguenze alle quali si andrebbe incontro incentivando la deforestazione con normative inefficaci. Se non fermiamo ora questo processo, alla fine di questo secolo l’Amazzonia sarà solo una savana e questo non possiamo permettercelo.

Segui Greenpeace sul sito: www.greenpeace.org/italy/it

Da Greenpeace di Francesco V.

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PIANETA SPERANZA

Addio Belpaese ... Un’Italia erosa dalle lobby del cemento e del mattone che fagocitano per sempre, al ritmo di 75 ettari al giorno, tesori naturalistici e paesaggistici, terreni agricoli e spazi di aggregazione sociale che non saranno più restituiti all’ambiente e alla collettività: è la fotografia di un processo irreversibile e in crescita, quello della perdita di territorio, che FAI e WWF tracciano nel Dossier sul consumo del suolo “Terra Rubata – Viaggio nell’Italia che scompare” . Secondo il Dossier, nei prossimi 20 anni la superficie occupata dalle aree urbane crescerà di circa 600mila ettari, pari ad una conversione urbana di 75 ettari al giorno, raffigurabile come un quadrato di 6400 kmq. La stima, emerge da un’indagine condotta su 11 regioni italiane, corrispondenti al 44% della superficie totale, secondo cui l’area urbana in Italia negli ultimi 50 anni si è moltiplicata, secondo i dati ufficiali, di 3,5 volte ed è aumentata, dagli anni ’50 ai primi anni del 2000, di quasi 600mila ettari - oltre 33 ettari al giorno e 366,65 mq a persona con valori medi oltre il 300% e picchi di incremento fino al 1100% in alcune regioni - equivalenti all’intera regione del Friuli Venezia Giulia, come risulta da un progetto di ricerca promosso dall’Università degli Studi dell’Aquila in collaborazione con il WWF Italia, l’Università Bocconi, l’Osservatorio per la Biodiversità, il Paesaggio Rurale e il Progetto sostenibile della Regione Umbria. E in 50 anni (1951 – 2011) persino quei comuni che si sono svuotati a causa dell’emigrazione sono cresciuti di oltre 800 mq per ogni abitante perso. Resta la piaga dell’abusivismo edilizio, che dal 1948 ad oggi ha ferito il territorio con 4,5 milioni di abusi edilizi, 75mila l’anno e 207 al giorno, e in favore negli ultimi 16 anni ci sono stati 3 condoni (1985, 1994 e 2003). Poi ci sono le cave che nel solo 2006 hanno mutilato il territorio escavando 375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali. I progetti delle grandi infrastrutture, invece, mettono a rischio 84 aree protette, 192 Siti di Interes-

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se Comunitario e 64 International Bird Area. Si registra poi in agricoltura dal 2000 al 2010 una diminuzione della Superficie Aziendale Totale (SAT) dell’8% e della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) del 2,3%, mentre il numero delle aziende agricole e zootecniche diminuisce nello stesso periodo del 32,2% in meno di aziende agricole e zootecniche. Il risultato è un territorio meno presidiato e più fragile: in Italia circa il 70% dei Comuni è interessato da frane che, tra il 1950 e il 2009, hanno provocato 6439 vittime tra morti, feriti e dispersi. Allarmante anche il rischio desertificazione: il 4,3% del territorio italiano è considerato “sensibile a fenomeni di desertificazione” e il 12,7% come “vulnerabile”. Tra le proposte di FAI e WWF contenute nella road map per fermare il consumo del suolo ci sono: severi limiti all’urbanizzazione nella nuova generazione di piani paesistici e, in attesa della loro definitiva redazione, chiedere una moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale; il censimento degli effetti dell’abusivismo edilizio su sala comunale per contrastare più efficacemente il fenomeno; dare priorità al riuso dei suoli anche utilizzando la leva fiscale per penalizzare l’uso di nuove risorse territoriali; procedere ai Cambi di Destinazione d’Uso solo se coerenti con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità. E an-

cora: rafforzare la tutela delle nostre coste estendendo da 300 a 1000 metri dalla linea di battigia il margine di salvaguardia; difendere i fiumi non solo attraverso il rispetto delle fasce fluviali ma con interventi di abbattimento e delocalizzazione degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico; farsi carico degli interventi di bonifica dei siti inquinati, escludendo che i costi di bonifica vengano compensati attraverso il riuso delle aree a fini edificatori. UNA COLATA DI CEMENTO LUNGA MEZZO SECOLO: MAPPA DELLA ‘TERRA RUBATA’. Tra le 11 regioni finora monitorate (Umbria, Molise, Puglia, Abruzzo, Sardegna, Marche, Valle d’Aosta, Lazio, Liguria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia), l’erosione del suolo dell’ultimo mezzo secolo è avanzata ad un ritmo spaventoso, passando da un incremento minimo di circa il 100%, in Umbria, Liguria, Valle d’Aosta e Friuli, fino a oltre il 400%, in Molise, Puglia e Abruzzo, e più del 500% per l’Emilia Romagna. Per la Puglia in particolare la copertura urbanizzata attuale è quasi sei volte quella misurata negli anni del dopoguerra. Caso esasperato è quello della Sardegna che ha fatto registrare un incremento di suolo urbanizzato in poco meno di 60 anni pari a più di 11 volte (1154%) quello degli anni ‘50. Il territorio perso giorno per giorno.


CRESCONO LE CITTA’, ANCHE SE GLI ABITANTI DIMINUISCONO: IL BOOM DAL SECONDO DOPOGUERRA. Nonostante in Italia dal 1991 al 2001 secondo i dati dell’Agenzia Ambientale Europea è stata registrata una stabilità demografica, nello stesso periodo le città sono cresciute di 8.500 ettari all’anno. Anzi, paradossalmente, le città hanno continuato ad espandersi persino in quei comuni che tra il 1951 e il 2011 si sono svuotati a causa dell’emigrazione fino a crescere di oltre 800 m2 per ogni abitante perso. Intorno al secondo dopoguerra, infatti, le regioni studiate avevano tassi molto contenuti della densità di urbanizzazione: Sardegna, Molise, Abruzzo, Marche e Valle d’Aosta erano al di sotto del 7‰, le altre regioni erano posizionate su tassi compresi tra l’1 e il 2% e solamente il Friuli presentava un massimo del 4%. Dal dopoguerra in poi parte l’escalation del mattone: il Friuli e l’Emilia Romagna sfiorano il 10%, Umbria, Abruzzo, Molise e Sardegna si collocano intorno al 3%, mentre Puglia, Liguria e Lazio si attestano intorno al 6 -7%. La maglia nera del consumo di suolo pro-capite va alla Sardegna: da meno di 49 m2 per ogni abitante, negli anni ’50, passa dopo il 2000 a 10 volte di più, contro le due volte circa del Friuli, le circa cinque volte di Molise, Puglia, Emilia Romagna e Abruzzo, mentre i livelli più bassi si riscontrano in Umbria e Valle d’Aosta con fattori di incremento inferiori a 2. URBANIZZAZIONE “A MACCHIA DI LEOPARDO”: QUANDO IL CONSUMO DIVENTA SPRECO DEL SUOLO. Le lobby del cemento non solo hanno costruito più case di quelle che possono essere effettivamente abitate ma hanno dato vita ad

un’espansione urbana sclerotica, senza alcuna pianificazione, caratterizzata da nuclei di abitazioni sparpagliati rispetto al centro cittadino, per collegare i quali sono state necessarie apposite infrastrutture (strade, servizi ecc.) che hanno portato ad un consumo del suolo sempre maggiore. Se, ad esempio, si prende in esame il rapporto tra superfici coperte da edifici e quelle destinate ad usi accessori si rileva che questo negli insediamenti storici si attestava tra il 70% e il 90%, mentre negli insediamenti urbani moderni è sceso a valori inferiori anche al 20%, con enormi quote di territorio destinate, ad esempio, a parcheggi. GLI EFFETTI DEL CONSUMO DEL SUOLO: il consumo del suolo ha conseguenze che vanno bel al di là dell’impatto visivo: non solo infatti deturpa il paesaggio - cancellandone la memoria collettiva - ma ha ricadute significative su biodiversità, clima, assetto idrogeologico, energia, economia. L’AGRICOLTURA ‘DIVORATA’ DALLA CITTA’: COSI’ MUORE L’ECONOMIA RURALE. L’espansione incontrollata delle città verso le campagne ha fatto sì che la ben più reddittizia economia del mattone prevalesse su quella agricola. La fame di cemento ha infatti letteralmente divorato i terreni agricoli – e i prodotti tipici provenienti da essi - grazie soprattutto ad Amministrazioni compiacenti nei confronti delle lobby del cemento che non esitano a trasformare i terreni agricoli in zone edificabili, cambiandone la destinazione d’uso attraverso improbabili varianti urbanistiche che ne fanno così lievitare il valore. Oltre a questo intreccio di affari e politica, tra le cause che hanno incentivato i Comuni a ‘svendere’ la propria terra c’è anche quel meccanismo perverso di agganciare le entrate municipali alle imposte sugli immobili: per cui un tempo con l’ICI – e a partire dal 2014 con l’IMU – la tassa sulla casa sarà ancora considerata dai Comuni come una vera e propria fonte di autofinanziamento. Così progressivamente le terre coltivate hanno ceduto il passo all’affare immobiliare: nel 2010 in Italia si contano 1 milione e 600mila aziende agricole e zootecniche: il 32,2% in meno rispetto

al 2000. E, nello stesso periodo, la Superficie Aziendale Totale (SAT) è disunita dell’8% e la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) del 2,3%. FRANE E DESERTIFICAZIONE: COSI’ IL SUOLO DIVENTA MENO SICURO E PIU’ POVERO DI RISORSE. Il consumo sfrenato del suolo ha reso il nostro territorio fragile e più povero di risorse: il che per l’uomo vuol dire meno sicurezza e minore possibilità di sostentamento. In Italia circa il 70% dei Comuni è oggi interessato da movimenti franosi. Il numero di frane, al 2006, è di 470mila, per una superficie di oltre 19 mila Kmq. Tra il 1950 e il 2009 le frane hanno provocato 6.439 vittime, tra morti, feriti e dispersi. Inoltre, c’e’ da ricordare che secondo l’Atlante nazionale delle aree a rischio di desertificazione’del 2007 il 4,3% del territorio italiano ha caratteristiche di “insterilimento del terreno”, il 4,7% è “sensibile a fenomeni di desertificazione” e il 12,7% può essere considerato “vulnerabile alla desertificazione”.

PIANETA SPERANZA

Se il Molise ha trasformato i propri suoli al ritmo costante di oltre mezzo ettaro al giorno, il Friuli e l’Abruzzo sfiorano i due ettari, mentre supera i tre ettari giornalieri la Sardegna. I valori più elevati si raggiungono però in Puglia, con una conversione quotidiano superiore ai 5 ettari tra il 1949 e il 2002 con un massimo in Emilia Romagna di quasi 9 ettari giornalieri tra il 1954 e il 2008.

Fonte da WWF Francesco V.

LA BUONA NOTIZIA !

La buona notizie è che almeno il patrimonio forestale italiano e’ aumentato di circa 1,7 milioni di ettari negli ultimi 20 anni, raggiungendo oltre 10 milioni e 400 mila ettari di superficie, con 12 miliardi di alberi che ricoprono un terzo dell’intero territorio nazionale. Sono questi i principali risultati emersi dall’ultimo Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi di carbonio (Infc) del Corpo forestale dello Stato, realizzato con la consulenza scientifica del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura – Unita’ di ricerca per il monitoraggio e la pianificazione forestale (Cra-Mpf) di Trento. “Le foreste italiane, come contenitori naturali di carbonio – sottolinea la Forestale – svolgono un ruolo fondamentale nel raggiungimento dell’obiettivo fissato dal Protocollo di Kyoto, strumento operativo vincolante della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, frutto della conferenza

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PIANETA SPERANZA

sull’ambiente di Rio de Janeiro del 1992“. Lo scopo del Protocollo e’ quello di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra su scala globale. I boschi ricoprono un ruolo centrale come assorbitori e contenitori di anidride carbonica, che e’ il principale gas ad effetto serra, e sono fondamentali nella mitigazione e nell’adattamento ai cambiamenti climatici in corso. Ora tocca incrementare il patrimonio forestale a scapito di quello urbanistico, evitando così la cementificazione del suolo italiano!

Fonte Altrogiornale Francesco

Il boom del Pinguino Imperatore Il primo censimento completo da immagini satellitari svela cifre molto più elevate rispetto a quelle note fino ad ora per la specie simbolo che vive in Antartide. La popolazione del pinguino imperatore in Antartide è il doppio rispetto alle stime finora diffuse. A rivelare l’imprevisto boom è un gruppo internazionale di scienziati, che li ha contati dallo spazio grazie ad una mappatura satellitare. Peter Fretwell, geografo del British Antarctic Survey, e colleghi descrivono su PLos One 3 come hanno usato immagini satellitari ad altissima definizione e una tecnica chiamata pan-sharpening, calibrando poi ulteriormente l’analisi, per arrivare alla fatidica cifra: gli esemplari contati lungo la costa antartica sono 595mila, circa il doppio rispetto alle stime precedenti, attestate fra le 270mila e le 350mila unità. Una cifra che ha sorpreso e rallegrato i ricercatori: “Sapevamo che i numeri precedenti erano piuttosto bassi e in effetti non includevano le sedici nuove colonie che abbiamo scoperto grazie al satellite negli ultimi tre anni”, racconta a Repubblica.it Fretwell, primo autore dello studio. E’ il primo censimento completo di una specie ottenuto partendo da immagini scattate dallo spazio. La tecnica seguita dai ricercatori è

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In evidenzia le principali aree boschive italiane

molto precisa: “ogni colonia è stata contata all’interno di una finestra temporale di due mesi, durante una stagione riproduttiva”, spiega ancora Fretwell. Una prima assoluta, che in futuro potrebbe essere applicata anche ad altre specie animali.

uccello simbolo del continente incontaminato e programmare interventi per proteggere e conservare le diverse specie a rischio”, conclude.

Con la sua livrea nera e bianca, il pinguino imperatore si staglia contro il candore del ghiaccio, rendendo le colonie visibili con chiarezza nelle immagini satellitari. Ciò ha permesso agli scienziati di analizzarne 44, lungo le coste, molte delle quali finora ignote. Il margine di errore del calcolo si attesta attorno al 10 per cento, spiega ancora Fretwell, ed è molto più accurato rispetto alle stime precedenti. L’imperatore è il più grande dei pinguini - arriva oltre il metro di altezza e l’unico a riprodursi durante l’inverno antartico, in condizioni proibitive con temperature a -50 gradi e venti gelidi che toccano i 200 km all’ora. “La tecnologia evolve rapidamente. Già il passaggio dal censimento a terra a quello aereo era sembrato avveniristico”, ricorda Bulgarini. “Ora tecniche di indagine sempre più precise permettono di effettuare stime accurate in ambienti estremi, utilissime per monitorare i cambiamenti nella popolazione di questo

da La Repubblica di Alessia


Dopo quasi un anno e mezzo dall’inizio delle sue operazioni il satellite dell’Esa (Agenzia Spaziale Europea) Cryosat ha permesso di ottenere la prima mappa della variazione dello spessore dei ghiacci artici di un intera stagione invernale. Nel giugno del 2011 vennero mostrate al pubblico le variazioni di spessore dei ghiacci di gennaio e febbraio di quell’anno. Ora la variazione riguarda l’intera stagione invernale 20102011. E’ la prima mappa del genere con una simile risoluzione mai ottenuta prima d’ora. Per ottenere tale carta il satellite ha utilizzato una tecnica di per sé molto semplice, ma che per ottenere risultati di elevata precisione deve essere molto precisa e sofisticata. Si tratta di inviare segnali radar sulla superficie del ghiaccio e misurare il tempo di andata e ritorno di questi ultimi. Conoscendo alla perfezione la posizione del satellite è possibile stabilire la quota del ghiaccio polare.

Generalmente il ghiaccio invernale ha uno spessore non inferiore ai 2,5 m. Ora sarà interessante verificare come sarà lo spessore nei prossimi anni per verificare se rimarrà costante o se tenderà a diminuire. Al momento si può sostenere che la tecnica messa a punto è estremamente precisa. Ma nel frattempo c’è un altro dato che proviene da un’altra fonte, il National Snow & Ice Data Center, che è del tutto inaspettata. Negli ultimi giorni infatti l’estensione (qui si parla di estensione e non di spessore) dei ghiacci del Polo Nord ha raggiunto un valore simile a quello della media di riferimento tra il 1979 e il 2000. Nonostante fosse data notizia che nei primi mesi del 2012 l’estensione dei ghiacciai fosse al minimo sotrico. Ed invece, correnti atmosferiche fredde hanno fatto crescere l’estensione dei ghiacci fino a raggiungere la media del ventennio di riferimento. Qui già scrivemmo della crescita in

atto, ma certo nessuno si aspettava il raggiungimento dei livelli di questi giorni. Insomma una boccata d’aria per i ghiacci polari, la cui riduzione è il segno più evidente del riscaldamento globale del pianeta. Un’altra conferma che forse i mutamenti climatici non son tanto causa dell’uomo quanto di un naturale cambiamento lento e irregolare del pianeta (in quanto essere vivente) ?

PIANETA SPERANZA

Dallo spazio lo spessore del Polo Nord

Chiara Liberti

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PIANETA SPERANZA

PERCORSI NATURALI

Fiume Nera, Terni, Umbria

Parco Archeologico Castello di di Vulci, prov. Viterbo, Aymavilles, Lazio Valle d’Aosta

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PIANETA SPERANZA Castel Tirolo, Trentino Alto Adige

Cala Grande, Argentario, Toscana

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NATURA & BENESSERE

Il segreto di una perfetta notte di sonno Per molti una buona nottata di sonno non è così facile da ottenere. Uno studio inglese su 2.000 adulti che dicono di “dormire bene” ha cercato di identificare i “segreti” per avere una buona notte di sonno. Quello che succede la sera, prima di andare a dormire, è determinante per il riposo successivo, che spesso è rovinato da attività troppo impegnative che alzano i livelli di adrenalina e rendono così difficile il sonno. Il segreto è dunque quello di rilassarsi prima di andare a letto. Ecco la “ricetta” per il sonno perfetto, identificata dai ricercatori inglesi: •Guardare 1 ora e 46 minuti di televisione, preferibilmente una soap opera o un quiz •Parlare con qualcuno per 41 minuti •Navigare su internet per 51 minuti

•Concedersi almeno 2 ore e 7 minuti di riposo dopo aver cucinato, lavato i piatti e pulito •L’ultimo cibo prima di andare a letto (la cena) dovrebbe essere consumato esattamente alle 20:29 •L’ultima bevanda prima di andare a letto (il tè, suggeriscono i ricercatori da bravi inglesi) dovrebbe essere consumata alle 21:10 •Andare a letto esattamente alle 22:00 •Leggere per 20 minuti (ma va bene anche navigare su internet con lo smartphone) •Addormentarsi alle 22:26 •Dormire in pigiama •Dormire sul lato destro del corpo, meglio se abbracciati da dietro dal partner •Svegliarsi alle 6:47, al suono della sveglia Gianluca Grisi

Autoesame del seno Ancora oggi, dopo una visita senologica, una mammografia od un’ecografia mammaria, viene frequentemente suggerita l’esecuzione periodica dell’autopalpazione del seno. Molte donne, tuttavia, provano disagio a farla, non sentendosene all’altezza o per il timore di scoprire qualche anomalia.

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Agli inizi degli anni settanta le prospettive di cura delle pazienti con tumore mammario erano sconfortanti. Da una parte, infatti, i trattamenti di cui si disponeva erano gli stessi da oltre settanta anni e nessuna nuova tecnica chirurgica, farmaco o progresso era stato fatto negli ultimi decenni. Tutte le donne erano curate nello stesso modo, con l’asportazione totale della mammella di frequente seguita da radioterapia, indipenden-

temente dall’età, le dimensioni del nodulo e lo stadio della malattia. D’altro canto era elevata la porzione di pazienti con grossi noduli e linfonodi sotto l’ascella, con una malattia, insomma, piuttosto avanzata. Paura di scoprire d’essere ammalata, terrore per la mastectomia, malinteso senso del pudore, scarsa attenzione al proprio corpo e disinformazione, spingevano molte donne che si accorgevano d’avere un nodulo a sottovalutarne l’importanza e nasconderlo a se stesse, ai propri familiari e al medico, finché la situazione non si faceva insostenibile. Nel frattempo, però, la malattia progrediva e, parallelamente, diminuivano le possibilità di guarigione. Fu allora che molte associazioni, per lo più costituite da pazienti operate, cominciarono una intensa opera d’informazione per coinvolgere le donne e renderle parte attiva nel

processo di diagnosi, diffondendo la tecnica dell’autoesame del seno. Oggi le donne sono molto attente al loro corpo, consapevoli dell’importanza di una diagnosi tempestiva e interessate alla prevenzione. Nel frattempo nuovi procedimenti chirurgici hanno reso possibile interventi curativi non deturpanti, che rispettano l’estetica e l’integrità psico-fisica, mentre nuovi farmaci e sistemi radiologici ci consentono di guarire un numero sempre maggiore di persone. Il panorama è, però, profondamente mutato soprattutto grazie alle campagne d’informazione e educazione sanitaria e a quelle di diagnosi radiologica di massa, gli screening, che hanno drasticamente aumentato la percentuale delle pazienti che si rivolgono al chirurgo con una malattia in una fase molto precoce e, perciò, con ottime possibilità di guarire.


Come eseguire correttamente l’esame? La prima cosa da fare è scegliere il momento più favorevole per fare il test. La mammella, nel periodo fertile della vita, mostra, infatti, modificazioni mensili legate al ciclo mestruale. Il seno è costituito da una parte ghiandolare, quella che produce il latte, e da tessuto fibroso e grasso che sostiene la ghiandola. Il tutto è rivestito dalla pelle con l’areola ed il capezzolo. Ogni mese, sotto l’influenza degli ormoni, la ghiandola mammaria si prepara ad una possibile gravidanza ed al successivo allattamento e, per questo, diventa più voluminosa, compatta, turgida, consistente per aumento del numero delle cellule e del contenuto in acqua, mentre i vasi sanguigni s’ingrossano per portare una maggiore quantità di sangue. Queste modificazioni, che intralciano la palpazione della mammella, raggiungono il loro massimo subito prima delle mestruazioni. In questa fase è bene non eseguire l’autopalpazione.

Se la gravidanza non accade, dopo la mestruazione, la ghiandola, lentamente, riprende il suo aspetto regolare: diminuisce il gonfiore, diventa più soffice, si riduce il contenuto in acqua e l’apporto di sangue; finché tra il decimo ed il quattordicesimo giorno dall’inizio delle ultime mestruazioni, la mammella comincia nuovamente a predisporsi per una possibile gravidanza. È questo, perciò, il momento migliore per eseguire l’autoesame, ma anche la visita medica e l’ecografia. Per le donne in menopausa questa regola non vale. Come eseguire l’autopalpazione? Il miglior modo è posizionarsi in piedi davanti ad uno specchio ed osservare, innanzi tutto, l’aspetto del proprio seno, prima abbandonando le braccia lungo il corpo, dopo sollevandole contemporaneamente in alto. Così si possono evidenziare, differenze nella forma tra i due seni, mutamenti dell’aspetto ed, in particolare, retrazioni, cioè affossamenti, del capezzolo o depressioni della pelle in un qualsiasi punto della mammella. L’affossamento del capezzolo è una condizione molto frequente che spesso interessa ambedue le mammelle e, se presente da molto tempo, non è pericolosa. Se, invece, la retrazione compare improvvisamente deve essere segnalata al medico perché potrebbe essere il segno di un nodulo posto immediatamente dietro il capezzolo. Allo stesso modo una retrazione della cute, prima non presente, potrebbe essere correlata con un nodulo

sottostate e deve spingere la donna a chiedere il parere del sanitario. A questo punto inizia la palpazione. Dapprima sdraiate, dopo in piedi o sedute. Il braccio, del lato della mammella che si vuole esplorare, deve essere spostato in alto, preferibilmente appoggiando il palmo della mano sulla nuca e spingendo il gomito un po’ all’indietro. Con l’altra mano s’inizia a palpare la mammella, tendendo le dita unite e appoggiandole delicatamente, dapprima, sull’areola, poi su tutta la mammella, in modo ordinato, per non tralasciare alcuna parte, meglio esplorando il seno in modo circolare, iniziando dalle zone più interne, per passare poi a quelle esterne. La mano deve esercitare una dolce pressione sulla mammella ed eseguire dei piccolissimi movimenti circolari per cercare di separare gli elementi della ghiandola sottostante. Particolare attenzione deve essere posta all’esplorazione della porzione superiore esterna del seno, che è la zona in cui è, di norma, presente la maggiore quantità di tessuto ghiandolare.

NATURA & BENESSERE

E’ giustificato consigliare l’autopalpazione del seno? Gli studi clinici eseguiti a questo proposito, hanno dato un risposta chiara: l’autopalpazione non modifica le percentuali di guarigione nelle donne che la eseguono e si scoprono un nodulo. Il presupposto, infatti, della prevenzione consiste nello scoprire il tumore quando questo non ha raggiunto dimensioni tali da renderlo avvertibile con la mano. Il nodulo che può essere “sentito” dalla donna o dal suo medico, ha perciò raggiunto dimensioni tali che non può, tranne eccezioni, essere definito “precoce”. La prevenzione, o come più correttamente dovrebbe essere chiamata, “l’anticipo diagnostico”, si basa piuttosto sulla mammografia che può svelare noduli tanto piccoli da sfuggire all’esame manuale. Se la donna riesce ad eseguire l’autoesame in modo corretto, con serenità, senza paure od ansia, e raggiunge una buona conoscenza di “come” è fatto il suo seno, questo test non è assolutamente dannoso e può aiutare a sentirsi più tranquille.

Come interpretare quel che si palpa? Le donne che decidono di eseguire l’autopalpazione devono tener ben presenti tre cose: L’autopalpazione non può sostituire, in alcun modo, la visita medica, né tanto meno mammografia ed ecografia, ma può essere, se gradita alla donna, un’integrazione a questi esami che devono essere, in ogni modo, eseguiti secondo il calendario consigliato dal medico. Quel che si richiede alla donna non è fare una diagnosi, cosa che può essere difficile anche per lo specialista, ma solo di “accorgersi di un cambiamento” da segnalare al medico. Le “alterazioni” che la donna può percepire palpandosi sono, nella stragrande maggioranza dei casi, legate alla normale struttura del seno o a “lesioni” totalmente benigne. I noduli maligni sono, infatti, una percentuale molto bassa rispetto a quelli privi d’importanza clinica. È sbagliato, perciò, spaventarsi per aver palpato qualcosa di “anomalo” poiché le probabilità che si tratti di

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una lesione pericolosa sono molto basse. Quali sono i reperti che più frequentemente si incontrano? In termini assoluti, le scoperte più frequenti sono, come già detto, lesioni benigne: fibroadenomi e cisti. Di solito questi non necessitano

Interpretare correttamente la natura di un addensamento può essere cosa difficile anche per lo specialisti e la sua scoperta impone, perciò, l’esecuzione di esami strumentali come mammografia ed ecografia. La cosa migliore sarebbe quello di

eseguire annualmente la mammografia.

Da benessere.com articolo a cura del Dott. Fabio Raja su artemisia riportato da Francesca Simbari

Dieta e fumo Da quanto emerge dai dati di una indagine del 2006 condotta da Doxa e Istituto Superiore della Sanità (ISS), l’abitudine al fumo è un vizio che gli italiani stanno via via abbandonando. Gli ex fumatori ammontano a 9 milioni (pari al 18,1% della popolazione) mentre il 36,3% degli attuali fumatori, corrispondenti a 4,4 milioni di persone, dichiara di avere fatto in passato dei tentativi concreti per smettere di fumare senza però riuscirci in modo duraturo. Dietro la difficoltà nel dire addio alle sigarette c’è spesso la paura di ingrassare. E in effetti la nicotina, un alcaloide facilmente assorbito dall’organismo che induce dipendenza e altri effetti sul sistema nervoso e cardiovascolare, è anche tra i maggiori responsabili del temuto aumento di peso. Questa sostanza esercita un leggero effetto di accelerazione del metabolismo: chi fuma brucia un po’ di calorie in più. Un’azione che sembrerebbe simile a quella della caffeina, un altro noto stimolante del metabolismo, ma così non è. Il caffè ha un effetto transitorio, ed è tanto più stimolante quanto più il suo consumo è sporadico, altrimenti l’organismo si assuefà diminuendone l’efficacia. Al contrario, la nicotina accelera il metabolismo finché si ha l’abitudine al fumo e quando si smette inevitabilmente il metabolismo rallenta. In più, la nicotina ha un’azione anoressizzante; di conseguenza una volta abbandonate le sigarette l’appetito aumenta. Ma, oltre alla nicotina, esiste anche un fattore psicologico che può contribuire all’aumento di peso e riguarda l’aspetto orale del fumo. Si ha la necessità di sostituire la sigaretta con qualcos’altro, col rischio

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per forza l’asportazione.

di “mangiucchiare” in continuazione, aumentando così l’introito energetico. Più sigarette = più chili Tra l’altro, sembra che i chili presi in più siano proporzionali al numero di sigarette fumate: secondo uno studio americano eseguito su ex fumatrici, quelle forti (25 o più sigarette al giorno) crescevano di peso almeno del doppio delle fumatrici “leggere”. In ogni caso, dalle ricerche è stato rilevato che la gran parte dell’ingrassamento è dovuto principalmente all’aumento di cibo ingerito: nelle donne una media giornaliera di circa 230 calorie in più. CHI BEN COMINCIA, INGRASSA MENO ! Per evitare di ingrassare, l’ideale sarebbe intervenire subito, appena ci si accorge che il girovita si sta allargando. Ciò non vuol dire mettersi a dieta: sarebbe una pressione esagerata in un momento così difficile come quello dello svezzamento dal fumo, bensì di ricorrere a una serie di piccoli accorgimenti che da una parte soddisfino il bisogno di mangiare qualcosa e dall’altra limitino l’apporto energetico. Ad esempio, cercare di dividere l’alimentazione in più pasti giornalieri con almeno tre spuntini a base di frutta. Oppure avere sempre a disposizione del materiale a nullo o basso contenuto calorico: acqua, caramelle o chewing-gum senza zucchero, verdure tagliate a pezzettini, gallette di riso e così via. NO A DIETE DRASTICHE! Una raccomandazione importante: è assolutamente controindicato cercare di ridurre le calorie riducen-

do o evitando i carboidrati (ossia pasta, pane, e cereali in genere). Questi, infatti svolgono un’azione stabilizzante sull’umore, grazie alla produzione della serotonina, il neuromediatore che regola il senso di benessere, contrasta fame nervosa e depressione. BERE INFUSI RILASSANTI Attenzione anche a cosa si beve: le bevande a base di caffeina sono da limitare. Sia perché aumentano il nervosismo tipico dei primi periodi e sia per evitare le calorie “vuote” dello zucchero presente nelle bibite tipo cola o aggiunto alla tazzina di caffè. Molto meglio, al posto di tè o caffè, prepararsi al mattino dei termos di infusi di erbe, naturalmente senza o con pochissima teina (come il bancha o il kukicha), al massimo leggermente dolcificati con miele, da sorseggiare durante il giorno durante i momenti di crisi. Bisogna ricordare, infatti, che il desiderio bruciante di accendersi una sigaretta dura solo pochi minuti e una tazza di una buona bevanda - ma anche di acqua fresca – aiuta a spegnerlo. La composizione delle tisane può essere a base di erbe rilassanti per


bicchiere di vino o due di birra. CONSIGLI AGLI EX FUMATORI Qualche giorno prima e qualche giorno dopo aver smesso, tenere una sorta di diario alimentare, per controllare se ci sono state modifiche, se si mangia di più, e di che cosa eventualmente si abusa.

Praticare un po’ di attività fisica, camminando almeno 30 minuti al giorno a passo svelto. Se possibile, allenarsi in qualsiasi attività sportiva per più di due ore alla settimana. Da benessere.com segnalato da Annalisa Di Roberto

Il forno a microonde è pericoloso ? Le microonde vengono prodotte nel forno da un tubo ad elettroni chiamato magnetron. Le microonde rimbalzano avanti e indietro all’interno dell’armatura di metallo del forno finché non vengono assorbite dal cibo. Le microonde causano la vibrazione delle molecole di acqua presenti nel cibo, producendo così il calore che cuoce il cibo. Questo è il motivo per cui cibi contenenti molta acqua possono essere cotti più velocemente rispetto ad altri cibi. L’energia delle microonde è trasformata in calore appena viene assorbita dal cibo. Così il cibo non può diventare radioattivo o “contaminato”. Anche se il calore è prodotto all’interno del cibo, i forni a microonde non cuociono il cibo dall’interno verso l’esterno. Quando cibi di un certo spessore come un arrosto vengono cotti, gli strati esterni sono scaldati e cotti dalle microonde, mentre l’interno è cotto principalmente dalla più lenta conduzione di calore che proviene dagli strati esterni. La cottura a microonde può essere più efficiente a livello di energia impiegata rispetto alla cottura convenzionale perché i cibi cuociono più velocemente ed il riscaldamento si limita al cibo, non all’intero forno. La cottura a microonde non riduce il valore nutrizionale del cibo più di quanto accada con la cottura tradizionale. Infatti i cibi cotti in un forno a microonde possono mantenere un numero maggiore delle loro vitamine e minerali, grazie al fatto che i microonde cuociono più in fretta e senza l’aggiunta di acqua. CUOCERE IN SICUREZZA CON I FORNI A MICROONDE l problemi di sicurezza legati all’uso

dei forni a microonde non riguardano l’eventuale “contaminazione” dei cibi, ma la temperatura di cottura, problema che si presenta anche nella altre tipologie di cottura.Bisogna fare molta attenzione quando si cuoce o si riscalda carne, pollame, pesce e uova per assicurarsi che la cottura avvenga in maniera non uniforme, non lasciando dei “punti freddi”, dove batteri nocivi possono sopravvivere. CONSIGLI PER UNA COTTURA SICURA NEL MICROONDE Disporre i cibi in maniera uniforme in una stoviglia coperta ed aggiungete del liquido se necessario. Coprite la stoviglia con un coperchio o della pellicola trasparente; lasciate il coperchio o la pellicola allentati per permettere al vapore di uscire. Il vapore caldo che si crea aiuta a distruggere i batteri nocivi e ad assicurare una cottura uniforme. Non cuocere pezzi di carne eccessivamente spessi ad un’alta potenza. Questi pezzi vanno cotti a potenza media per periodi più lunghi. Questo permette al calore di raggiungere il centro senza cuocere eccessiva-

mente le zone più esterne. Mescolare o ruotare il cibo a metà cottura per eliminare i punti freddi dove i batteri nocivi possono sopravvivere, e per permettere una cottura uniforme. Quando si cuoce il cibo parzialmente nel microonde, per poi finire la cottura alla griglia o in un forno convenzionale, è importante trasferire il cibo all’altra sorgente di calore immediatamente. Mai cuocere il cibo parzialmente e poi conservarlo per un uso posteriore. Usare un termometro da cibo o quello del forno stesso per verificare che il cibo abbia raggiunto una temperatura sicura. Mettete il termometro nell’area più spessa della carne o del pollame - non vicino al grasso o alle ossa - o nella parte più interna della coscia nel caso di pollame intero. I tempi di cottura possono variare in quanto varia l’efficienza e la potenza stessa dei forni. Controllate in vari posti per essere sicuri che la carne rossa abbia raggiunto i 70°C, il pollame gli 80°C, e le casseruole di uova i 70°C. Il pesce dovrebbe sfaldarsi con il tocco di una forchetta. Aspettate sempre un attimo, per far sì che la cottura sia ultimata, prima di controllare la temperatura interna con un termometro da cibo. Cuocere pollame intero e ripieno in un forno a microonde non è raccomandato. Non usare vassoi di polistirolo o pellicola a contatto col cibo perché essi non sono resistenti alle alte temperature. Lo sciogliersi o il deformarsi di questi contenitori potrebbero causare una contaminazione del cibo con prodotti chimici nocivi. Cuocere carne, pollame, casseruole di uova e pesce immediatamente dopo averle scongelate nel microonde, dato che alcune aree del cibo congelato potrebbero cominciare a

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contrastare il nervosismo o favorire il sonno serale oppure ricche di minerali o vitamine (rosa canina) ma l’importante è che siano gradite al palato. Infine anche l’alcol è da controllare, apporta calorie e può portare a “pericolosi” stati di disinibizione. Se si cena fuori, meglio non superare un

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cuocere durante il periodo di scongelamento. Non tenete mai del cibo parzialmente cotto per un uso futuro. CONSIGLI PER RISCALDARE CIBO NEL MICROONDE IN MODO SICURO Coprire il cibo con un coperchio o una pellicola resistente alle microonde per imprigionare l’umidità e provvedere ad una cottura sicura ed uniforme. Riscaldate cibi già pronti come ad esempio carne precotta, prosciutto o avanzi fino a quando si vede il vapore uscirne. Dopo aver riscaldato dei cibi nel microonde, aspettare un breve periodo. Poi usare un termometro da cibo pulito per controllare che abbia raggiunto i 75°C.

CONTENITORI E PELLICOLE Usare solo stoviglie per la cottura che sia stata creata apposta per l’uso nel microonde. Vetro, ceramica e tutti i contenitori di plastica dovrebbero avere un’etichetta che indichi l’uso nei forni a microonde. Contenitori di plastica come tubetti, contenitori per il cibo da asporto e altri contenitori usa e getta, non dovrebbero essere usati nei microonde. Questi possono contorcersi o sciogliersi, causando una possibile contaminazione del cibo da parte di prodotti chimici nocivi. Pellicola per il microonde, carta cerata, sacchetti da cottura, cartapecora e tovagliette da microonde dovrebbero essere sicure. Non permettete però il contatto tra pellicole di plastica e il cibo durante la cottura.

Non usare mai contenitori di plastica fine, carta da alimenti, o sacchetti della spesa, fogli di giornale o fogli di alluminio nel forno a microonde.

Da benessere.com Di Antonia


DOSSIER LA STREGONERIA

La Stregoneria, anche chiamata Vecchia Religione o Stregheria (termine quest’ultimo usato di recentemente), è una pratica religiosa e spirituale neo-pagana, ricostruzionista e politeista, nativa dell’Italia. Essa fa parte della cosiddetta Stregoneria Tradizionale ed ha avuto il primo moto di rinascita principalmente per influsso dell’opera dell’antropologo Charles Godfrey Leland che intervistò gente dell’appennino tosco-romagnolo alla fine dell‘800, che si dichiarava “strega” e seguace di questo culto. In realtà gli studi di Leland sono stati messi piuttosto in dubbio dagli antropologi successivi, ma ciò non toglie che i suoi scritti (come in altri casi, ad esempio quello di Margaret Murray per la Wicca), siano stati presi come “mito di fondazione” per la rinascita del culto italiano della Stregoneria. La Stregoneria Tradizionale è un termine che è stato introdotto per definire varie pratiche e tradizioni spirituali, sciamaniche o stregonesche dell’Europa moderna, ossia tutte forme di ricostruzionismo neopagano che si sono volute distinguere soprattutto dalla Wicca. In realtà non c’è un termine collettivo che può essere usato correttamente per riferirsi a tutte queste tradizioni, così l’uso del termine Stregoneria Tradizionale risulta piuttosto vago e forse sarebbe meglio utilizzarlo al plurale, Stregonerie Tradizionali, proprio per indicare che è un termine collettivo, che raccoglie tradizioni e pratiche diverse.

DOTTRINA Come già accennato la Stregoneria è politeista e a seconda delle tradizioni le divinità possono cambiare anche considerevolmente. Tuttavia è quasi sempre presente la figura di Diana, a volte come unica deità ad essere adorata mentre più spesso accompagnata da altre divinità come Lucifero, Apollo, Erodiade, Giano,

Pan, Dianus, Mefite, Ecate, Maimone, Dioniso, Bacco e molti altri. Molti praticanti credono e spesso venerano gli spiriti della Natura e quelli dei propri antenati, a volte chiamati Lari o Lasa. La concezione di vita dopo la morte è molto libera e può spaziare da un aldilà non ben definito, alla reincarnazione, anche solo nella propria famiglia, a quella di rinascere come praticante e/o di diventare uno Spirito della Natura. La maggioranza dei praticanti della Vecchia Religione crede che la magia possa avere effetti sulla realtà e molti la praticano. Inoltre vengono eseguiti esercizi sui sogni, viaggi astrali e divinazioni e/o pratiche oracolari. Come la Wicca, la Stregoneria celebra alcuni giorni, chiamati Sabba e Esbat: otto Feste del Fuoco e 13 Feste dell’Acqua, le Lune Piene. Sembrano sempre le stesse feste…!

ORGANIZZAZIONE Contrariamente ad altri paesi, in Italia non si è formato un unico culto capace di elevarsi a livello nazionale, in quanto sono emerse piuttosto varie forme locali influenzate ed alimentate da ricerche e studi legati soprattutto al folklore popolare. Tra le tradizioni più diffuse vi sono la Stregoneria Tradizionale Irpina, quella Beneventana, quella Janare; in Europa invece troviamo la Strego-

Un esempio di rituale stregonico

neria Basca e quella Iberica. La pratica può variare molto da regione a regione ed include la celebrazione di feste stagionali, rituali magici e di riverenza per gli dèi, gli antenati e gli spiriti della propria tradizione. A detta di alcuni suoi praticanti la Stregoneria avrebbe tradizioni molto spesso conosciute solo da coloro che ne fanno parte. Come già spiegato, infatti, esistono diverse tradizioni, ma la più conosciuta è quella descritta da Leland in Aradia, o il Vangelo delle Streghe, dove il culto si concentra sulla figura della dea Diana e di suo figlio, fratello e consorte Lucifero o Dianus, descritto come divinità Solare (figura, quella di Lucifero, che non ha nulla in comune con quella più nota del Diavolo o Satana). OGGI Dopo l’avvento del Cristianesimo in Europa, la religione politeista (specie quella greco-romana), cominciò ad essere chiamata con l’appellativo di “Stregoneria” o “Pagana”, in memoria delle sue antiche origini e del fatto che era ancora in uso nelle campagne (pagano deriva infatti da pagus cioè abitante delle campagne). Dopo il 1700 in Europa la Stregoneria sembrava essere stata del tutto annientata. Tuttavia, nonostante 1300 anni di sistematiche persecuzioni e di rastrellamenti condotti per secoli e su larga scala, così non fu. L’inizio di un lento e graduale risveglio della Stregoneria europea cominciò a manifestarsi verso la fine del 1800, grazie ai contributi letterari forniti dalle opere di Charles Godfrey Leland, in particolare da Aradia or the gospel of the witches, pubblicato a Londra nel 1899, testo che (pur se non scientificamente attendibile) indubbiamente segnò l’inizio di un nuovo avvento che trovò il suo compimento solo poche decine d’anni dopo, quando, nei primi decenni del

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DOSSIER PENTACOLO Simbolo molto comune nella Stregoneria, rappresenta i 4 elementi (acqua, aria, terra e fuoco), più la quinta essenza cioè lo spirito (la vita). ‘900, con l’avvento di personaggi come l’antropologa Margaret Murray o Gerarld Gardener, il fondatore della moderna Wicca. Strappata così dall’oblio e dalla dimenticanza in cui era stata relegata negli ultimi secoli, la Stregoneria ebbe il suo definitivo risveglio e non tardò a rimanifestarsi. La Stregoneria è presente in Italia da tempo, tuttavia prima del 2004 essa sostanzialmente era rimasta circoscritta solo nell’ambito di poche decine di persone che non hanno mai voluto rendere nota la loro presenza e che pertanto sono sempre rimaste nell’ombra. È corretto dunque affermare che prima del 2004, la Stregoneria altro non era che una “parola” e nulla di più, mancando la possibilità, per coloro che non facevano parte di questi circoli sotterranei, di attingere ad ogni altra possibile informazione al riguardo. La svolta avvenne invece nell’ottobre del 2004, con la pubblicazione del libro: La Vecchia Religione, scritto da Dragon Rouge. Tramite questo libro infatti, a cui poi ne sarebbero seguiti altri, la Stregoneria riemerse pubblicamente, decuplicando il numero dei suoi praticanti, o delle persone verso di essa orientate, nel giro di soli due anni. L’odierna Stregoneria Italiana descritta da Dragon Rouge non è una continuazione di quella del passato, ma una sua moderna reinterpreta-

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zione, completamente restaurata, per essere correttamente riadattata alla nostra epoca e ricollocata nella giusta dimensione spazio temporale, all’interno della nostra società. Essa pertanto mostra il suo nuovo volto, anche se ciò però rappresenta un’incongruenza verso il diffuso considerarsi una spiritualità neopagana ricostruzionista. La Stregoneria Italiana oggi è presente probabilmente in tutte le regioni italiane, in particolar modo in Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, EmiliaRomagna, Umbria, Lazio, Puglia e Sicilia, che contano la presenza di un numero significativo di persone ad essa dedite. DIFFERENZE TRA WICCA E STREGONERIA Spesso si confonde la Stregoneria con la Wicca, crediamo perciò che per rispetto dei due movimenti spirituali e per una corretta informazione, bisogna sottolineare i tratti che più contraddistinguono le due religioni. In realtà è difficile fare una distinzione netta, perché da un lato si ha nella Wicca una pratica religiosaspirituale che risulta essere ormai ben strutturata, dall’altro nelle Stregonerie Tradizionali si racchiudono tutta una serie di pratiche che si differenziano moltissimo da luogo a luogo o da gruppo a gruppo, per non parlare dei praticanti solitari. A grosso modo però si possono fare le seguenti distinzioni: • La principale tradizione (per diffusione nel mondo e numero di aderenti) è la Wicca, che è stata fondata negli anni ‘50 dall’inglese Gerald Gardner, prendendo ispirazione sia dai famosi ordini occultisti ed iniziatici precedenti, sia dalla tradizione dei “guaritori di campagna” (streghe, maghi, ecc.) inglesi e italiani. La Stregoneria Tradizionale riunisce anch’essa varie forme di ricostruzionismo, che però preferiscono rifarsi soprattutto a credenze e tradizioni locali più o meno popolari. • La Wicca è una pratica religiosa-spirituale di tipo misterico ed iniziatico, più o meno chiusa verso l’esterno e che prevede lunghi periodi di training, prima di essere ammessi alle varie iniziazioni. Non si conosce invece se le varie tradizioni

della Stregoneria abbiano carattere misterico-iniziatico o se prevedano cerimonie iniziatiche, periodi di prova, eccetera. • I rituali wiccan possono essere molto formali, nei vari movimenti della Stregoneria invece essi vengono descritti come più semplici ed eventualmente istintivi. • Al contrario che nella Wicca, idee e filosofie orientali come Monismo, Taoismo, Karma, non hanno influenza nelle pratiche della Stregoneria, che dovrebbe avere origini solo europee. • La Wicca ha dei fondamenti etici, anche se un po’ variabili nelle sue tradizioni, che si esprimono ad esempio attraverso il “Rede” (e molto più raramente nella “Legge del Tre”), mentre nei seguaci della Stregoneria non vi sono regole definite e si lascia la responsabilità dei propri atti alla coscienza dei praticanti. • La Wicca può incorporare nella sua pratica pantheon di tutto il globo secondo il motto “Tutte le dee sono la Dea e tutti gli dèi sono il Dio”, i praticanti della Stregoneria invece seguono uno (o raramente più) pantheon specifici, d’accordo con la tradizione che seguono. • La Stregoneria non usa solitamente insiemi formali di strumenti, a differenza della Wicca che ne ha elencato con precisione i tipi e le forme e ne ha codificato l’utilizzo. • La Wicca celebra gli otto Sabbat, anche la Stregoneria festeggia gli otto Sabbat ma usa festeggiare anche altre festività che sono diverse da tradizione a tradizione e molto spesso derivano dal folclore popolare del proprio luogo d’origine. • Nella Stregoneria Tradizionale anche la credenza in una vita dopo la morte è decisa dalla tradizione, mentre alcune tradizioni wiccan insegnano la credenza nella reincarnazione.

Arved


La notte di San Giovanni, festività cristiana che viene celebrata il 24 giugno, è un giorno che la tradizione popolare vuole sia legata strettamente alle streghe. In particolare si pensa che in questo giorno le streghe siano molto più forti e le erbe officinali abbiano poteri curativi eccezionali. In realtà anche questa festa è un retaggio dell’antico paganesimo precristiano. L’importanza di questo giorno sta nel fatto che il sole in questo periodo sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull’orizzonte (a nord nel solstizio invernale). Anticamente non avendo strumenti precisi (come oggi) la popolazione celebrava i solstizi sempre in date successive a quelle reali (come anche nel caso del 25 dicembre), poiché ci si affidava solo ai cambiamenti visivi, oggi con la tecnologia che abbiamo a disposizione sappiamo che in realtà il solstizio estivo cade o

il 20 o il 21 giugno (a seconda degli anni). La notte di S. Giovanni, il 24 giugno appunto, rientra nelle celebrazioni solstiziali; il nome associatogli deriva dalla religione cristiana, perché secondo il suo calendario liturgico vi si celebra S. Giovanni Battista (come il 27 dicembre S. Giovanni Evangelista). In questa festa, secondo un’antica credenza il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui i riti e gli usi dei falò e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare. Non a caso gli attributi di S. Giovanni sono il fuoco e l’acqua, con cui battezzava... una comoda associazione, da parte del Cristianesimo, per sovrapporsi alle antiche celebrazioni... Così nel corso del tempo, c’e’ stato un mischiarsi di tradizioni pagane e ritualità cristiana che dette origine a credenze e riti in uso ancora oggi e ritrovabili per lo più nelle aree rurali. I FUOCHI DI S. GIOVANNI I falò accesi nei campi la notte di S. Giovanni erano considerati oltre

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LA NOTTE DI SAN GIOVANNI

che propiziatori anche purificatori e l’usanza di accenderli si riscontra in moltissime regioni europee e persino nell’africa del nord. I contadini si posizionavano principalmente su dossi o in cima alle colline e accendevano grandi falò in onore del sole, per propiziarsene la benevolenza e rallentarne idealmente la discesa; spesso con le fiamme di questi falò venivano incendiate ruote di fascine che venivano fatte precipitare lungo i pendii, accompagnate da grida e canti. Avendo una funzione purificatrice, vi si gettavano dentro cose vecchie, o marce, perché il fumo che ne scaturiva tenesse lontani gli spiriti maligni e le streghe (si riteneva che in questa notte le streghe si riunissero e scorrazzassero per le campagne alla ricerca di erbe da usare per le loro pratiche magiche).

Francesco V.

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DOSSIER 31

RISCOPERTA SUI MONTI MARTANI LA DIMENTICATA “STONEHENGE” DELL’UMBRIA ? Grazie al progetto “L’Italia nel Cerchio”, promosso dal Centro Studi dell’Associazione Italus (www.italianelcerchio.blogspot.it), siamo in grado di pubblicare le conclusioni di un primo sommario studio intorno ad un insediamento d’epoca protostorica, localizzato sul Monte il Cerchio nel comprensorio dei Monti Martani, in Umbria. Sebbene il sito sia già da tempo noto agli abitanti del luogo e anche alla Soprintendenza Archeologica dell’Umbria, non ci risulta sia mai stato effettuato, né tantomeno divulgato, uno studio approfondito su tale insediamento. Noi, per primi, vorremmo porlo in relazione ad un analogo sito archeologico, il Sercol di Nuvolera, nel bresciano, avanzando l’ipotesi che entrambi possano essere frutto di una medesima cultura pre-romana che dominò su gran parte dell’Italia centro-settentrionale. La struttura si trova nel comune di Massa Martana, lungo il crinale di un rilievo montuoso dal nome evocativo (Monte il Cerchio), sopra un poggio in posizione dominante, a poco più di 900 metri di altezza s.l.m. Osservando le immagini satellitari del programma Google Earth, è ben visibile la sua forma ad anello, molto regolare, che spicca al margine di una zona boschiva. Le coordinate geografiche sono: 42°45’16.61’’ Nord - 12°34’12.48’’ Est. Ad un primo impatto sembrerebbe una radura contornata da alberi disposti in forma perfettamente circolare. In realtà si tratta di querce cresciute intorno ad un enorme cerchio di pietre di circa 90 metri di diametro. Il luogo è completamente isolato e abbandonato a sé stesso. Il cerchio è composto da pietre calcaree di dimensioni variabili, giustapposte a secco, che formano un muro di circa 2,8-3,0 metri di spessore, per non più di un metro di sviluppo in altezza. Le pietre sono ricoperte da muschi e licheni, mentre gli arbusti e gli alberi cresciuti tutt’intorno hanno prodotto crolli e reso inaccessibili alcune aree.

L’ingresso originario era a Sud, dove il cerchio di pietre s’apre naturalmente, sdoppiandosi e lasciando libero un varco di circa un metro per l’accesso. Altri due varchi, uno posto a Nord e l’altro a Sud-Est, sono stati realizzati in epoca recente, distruggendo parte dell’antica struttura, per consentire il passaggio di un tratturo (si vedono in loco numerosi sassi rotolati lungo i bordi del tracciato). L’area interna è suddivisa in due parti da un lieve salto di quota, lungo il crinale roccioso del colle, che in alcuni tratti mostra la presenza di un rinforzo murario in pietra eseguito in modo simile alle strutture di tutto il resto dell’insediamento. Il sito attende da anni d’essere accuratamente rilevato e liberato dai rovi e dagli arbusti, allo scopo di poter rinvenire, forse, ulteriori elementi materiali che possano determinarne l’originaria destinazione d’uso. Infatti oggi l’interesse degli studiosi è focalizzato nel definire con chiarezza la funzione di una simile costruzione perfettamente circolare. Seguendo la datazione attribuita dalla Soprintendenza archeologica

dell’Umbria, l’insediamento risalirebbe al VIII-VI secolo a.C., ad opera degli Umbri, uno dei più antichi popoli italici. Secondo una delle ipotesi più accreditate, questi si affermarono alla fine del II millennio a.C. e scaturirono dalla fusione tra un’etnia nordica indoeuropea con una preesistente popolazione indigena, la cosiddetta Civiltà Appenninica, influenzata dalla cultura piceno-adriatica (anch’essa d’origine indoeuropea) e poi da quella etrusca. Le fonti ufficiali indicano che il sistema insediativo prevalente fra gli Umbri, prima della romanizzazione del III secolo a.C., era costituito da una serie di villaggi fortificati d’altura per il controllo delle vie di comunicazione e la difesa dei territori appartenenti alle diverse comunità. Utilizzati saltuariamente nella stagione primaverile ed estiva da tribù di pastori transumanti, a partire dal IX-VIII secolo a.C. questi organizzarono più stabilmente le loro attività silvo-pastorali, stanziandosi in cellule disposte lungo tutta la catena montuosa dei Martani, che era parte di un grande percorso di crinale


appenninico utilizzato fin dall’epoca preistorica per gli spostamenti lungo la penisola. Sono stati identificati tre principali poli di aggregazione: Monte Torre Maggiore, col suo celebre santuario italico fondato nel VI sec. a.C., Monte il Cerchio e Monte Martano (dove si trovano solo pochi resti). Fra questi tre nuclei principali, a spiccata vocazione sacrale, si frapponevano in diretta comunicazione visiva altri villaggi fortificati di minor importanza (Monte Rotondo, Monte del Colle, Monte Comune, Monte Torricella, ecc.), collocati su alture facilmente difendibili e circondati da mura e fossati di forma più o meno circolare o ellissoidale che ricalcano l’orografia a cono delle sommità collinari su cui sono edificati. Tuttavia, nel sito di Monte il Cerchio, la natura accidentata e irregolare del terreno, che presenta piani sfalsati e inclinati, non giustifica la perfetta regolarità del tracciato e lo rende ancor più stupefacente. Questo elemento, inoltre, costituirebbe un punto a favore della tesi che associa la perfetta geometria circolare a luoghi di culto e/o di osservazione astronomica, piuttosto che ad insediamenti realizzati per scopi difensivi. Si evidenzia, poi, l’utilizzo forse improprio del termine “castelliere”, normalmente impiegato per descrivere questo insediamento. Infatti, esso ha poco a che vedere con le omonime fortificazioni presenti in Istria o in area veneta e friulana, dove si riscontrano cinte murarie ampie e possenti alte fino a sei metri. Qui, al contrario, la presenza di bassissime muraglie farebbe scar-

tare l’ipotesi di una sua costruzione a scopo difensivo. Tuttavia, non si può escludere che l’anello di pietra costituisse la base per una palizzata in legno, della quale però non resta alcuna traccia evidente. Al centro del complesso, invece, è visibile una lieve depressione nel terreno roccioso, in corrispondenza della quale probabilmente si potrebbe rinvenire un pozzetto votivo, occluso dal terreno circostante franato. Nel tentativo di dare riscontro alle nostre ipotesi, attraverso il confronto con altri insediamenti simili, ci siamo soffermati sul Sercol di Nuvolera (Desenzano del Garda), reso noto a livello nazionale grazie all’opera meritoria di Armando Bellelli e Marco Bertagna, due archeologi dilettanti, che hanno sollecitato l’attenzione dei tecnici della Soprintendenza archeologica della Lombardia, i quali hanno dichiarato che il sito è di “difficile interpretazione, anche per la mancanza di strutture analoghe” ma di indubbio valore per le sue notevoli dimensioni. Sarebbe quindi “meritevole di indagini e studi approfonditi da parte della Soprintendenza e dei professionisti” (cfr. A. Bellelli, Una proposta di scavi al Sercol di Nuvolera, in “Il Corriere del Garda”, 23 luglio 2011. Vedi inoltre: M. Pari, Tutti lo chiamano “Sercol” ma per gli archeologi sono menhir di 2500 anni fa, in “Il Giorno”, 26 Maggio 2011). Anche il prof. Alberto Pozzi, uno dei più noti esperti italiani di megalitismo, si è interessato all’importante scoperta in Lombardia, affermando che si tratterebbe di un’area sacra destinata, molto probabilmente,

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all’osservazione della volta celeste, datandola in un arco temporale che va dal 1500 al 500 a.C.. Il luogo mostra caratteristiche tipologiche e costruttive molto simili a quelle del cerchio dei Monti Martani, con un diametro però inferiore, di circa 42 metri. Quello che si pensava fosse un insediamento raro, se non unico nel nostro Paese, avrebbe quindi un fratello maggiore nel cuore dell’Umbria, che risulta anzi essere l’esempio più sorprendente di questo genere di costruzioni perfettamente circolari per la dimensione del suo diametro, il più esteso fra quelli sinora individuati. Come è possibile, infine, che due manufatti così simili fra loro si trovino in aree geograficamente e culturalmente tanto lontane e diverse? Non ci risulta sia mai stato effettuato uno studio comparativo fra i due complessi archeologici e ciò invece potrebbe sciogliere molti interrogativi circa le loro possibili origini comuni. Potrebbero essere entrambi opera di una popolazione nordica indoeuropea, proveniente d’oltralpe, oppure di una civiltà autoctona della penisola? A questo punto scenderebbero in campo i Proto-Villanoviani e questi non potrebbero coincidere con gli antichi e misteriosi Umbri? Alcuni storici greci e latini, infatti, affermano le origini nordiche degli Umbri e che il loro territorio in tempi remoti avrebbe incluso gran parte dell’Italia settentrionale e centrale. Erodoto, ad esempio, li ricorda come abitatori delle regioni in cui scorrevano i fiumi Carpis ed Alpis, affluenti del Danubio, e afferma che prima delle invasioni dei Veneti, essi dovettero occupare anche il territorio padano (Erodoto, IV, 49, 3). Auspichiamo che al più presto possa iniziare una collaborazione fattiva fra gli studiosi e le istituzioni preposte per tutelare i due siti archeologici (nonché altri che si dovessero riscoprire) e per avviare un accurato rilievo topografico e un’analisi approfondita che ne svelino le origini e le funzioni. Chiunque voglia contribuire al progetto “L’Italia nel Cerchio”, avviato dal Centro Studi dell’Associazione Italus, può prendere contatti con la stessa attraverso il sito internet: www.italus.info. Tommaso Dore Francesco Voce

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Radura interna al Cerchio di pietre

Porzione del muro circolare in pietra

Ricostruzione in 3d del Cerchio di pietre

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La recente e progressiva affermazione anche in Italia del Neopaganesimo, seppur tardivamente rispetto ad altri paesi dell’Occidente, in risposta alla richiesta di un nuovo tipo di spiritualità più attuale ed adeguato alle esigenze della società contemporanea, ci ha indotto a riscoprire le antiche radici pagane di una regione come l’Umbria che risulta solo apparentemente permeata da un misticismo cristiano totalizzante. Uno dei luoghi più significativi di questa riscoperta è il monte Torre Maggiore, presso Cesi (Terni), che costituì uno dei principali luoghi di culto pagano della Bassa Umbria fin dall’epoca pre-romana. La conca ternana a quel tempo era un crocevia di popoli: Umbri, Sabini, Piceni, Celti, Etruschi e infine Romani. Si può affermare che con il passaggio dall’Età del Bronzo all’Età del Ferro (ossia intorno al X sec. a.C.) si avviò un processo di graduale assimilazione e osmosi fra diverse culture che diede origine a quella che l’archeologo Massimo Pallottino ha definito “Cultura di Terni”. La catena dei monti Martani si trovava in una posizione strategica e fu utilizzata fin dalla preistoria come percorso di crinale da Nord a Sud, lungo la penisola, e per gli spostamenti dalla valle di Spoleto a quella di Acquasparta, in direzione Est-Ovest. Sulla vetta di questo percorso, a quota 1120 metri s.l.m., si erge fin dal VI secolo a.C. il santuario pagano di Torre Maggiore, il luogo di culto più elevato del territorio umbro, intorno al quale gravitavano una serie d’insediamenti d’altura abitati dagli Umru – il più antico nome rinvenuto nelle fonti scritte con cui gli Umbri furono chiamati –, un popolo probabilmente sceso da nord, di origine transalpina e indoeuropea, analogo a quello proto-celtico che diede luogo in Austria alla cultura di Hallstatt, e da cui discesero al centro della penisola gli Italici (tra cui gli Umbri e i Sabini). In particolare ci riferiamo ai Naharki di Interamna (l’attuale Terni), ossia gli Umbri abitanti presso il fiume Nera (Nahar), al

confine con la Sabina. Con la dominazione romana nel III secolo a.C. e l’apertura del nuovo tracciato viario della Flaminia, risalente al 220 a.C., gli insediamenti d’altura furono abbandonati e la popolazione locale si trasferì a valle costruendo la nuova città di Carsulae. L’accesso al santuario di Torre Maggiore – toponimo derivato da Terra Majura o Ara Major – avviene ancora attraverso la soglia originaria, costituita da un enorme monolite di pietra calcarea. Al centro del complesso si elevano i resti del podio del tempio principale e più antico, orientato secondo l’asse Est-Ovest e preceduto da un pozzetto votivo, in cui sono stati rinvenuti soprattutto bronzetti schematici di figure umane virili. Tutt’intorno, una serie di locali per il ricovero dei pellegrini, i laboratori per la produzione di ceramiche ed ex voto, e altri locali di servizio. Sul lato settentrionale del tempio fu trovata una testa in travertino raffigurante forse una divinità femminile, alla quale potrebbe essere stato dedicato il secondo tempio più recente, le cui fondazioni si trovano sulla sinistra, lungo l’asse Nord-Sud. Gli attuali resti risalgono all’età re-

pubblicana (dal III al I secolo a.C.), quando il santuario subì consistenti lavori di ristrutturazione e monumentalizzazione, sebbene le preesistenti strutture costituissero già uno dei più importanti centri di culto della zona. In prossimità del solstizio d’estate, nella notte del 24 giugno, la costellazione dell’Orsa Maggiore cade a perpendicolo sulla cima del Torre Maggiore, che rispetto al ciclo delle stagioni segnalava l’affermarsi dell’estate e dava inizio ai rituali propiziatori di fertilità, così importanti per l’antica civiltà umbra, basata essenzialmente sull’agricoltura e sulla pastorizia. Da questo santuario principale, tramite l’accensione di un grande fuoco, si trasmetteva il segnale del passaggio di stagione a tutta la Bassa Umbria e alla vicina Sabina, tramite gli altri santuari minori posti sulle alture circostanti, come quello di monte San Pancrazio a Calvi. Il panorama spazia infatti a 360° dalla valle spoletina, alla catena dei monti Martani, alle colline verso Todi e Amelia, alla conca ternana, fino ai monti Sabini e oltre. Sul culto che fu all’origine di questo luogo sacro o sui riti che vi si celebravano, possiamo solo avanzare

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UMBRIA PAGANA La montagna sacra di Torre Maggiore

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Le caverne carsiche del Torre Maggiore…, Terni 1930).

qualche ipotesi, dal momento che ci troviamo di fronte ad una civiltà protostorica che ancora non conosceva la scrittura e data l’esigua consistenza dei manufatti rinvenuti. L’origine del santuario potrebbe essere legata alla presenza di una cavità carsica sul versante ovest del monte. Il fondamentale animismo delle religioni primitive, portò alla nascita di culti associati ad una serie di luoghi naturali, come fiumi, sorgenti, grotte e montagne. Le divinità connesse ai luoghi elevati sono diverse e tra queste vi sono Marte e Giove. Tali divinità erano collegate, inoltre, ai fenomeni atmosferici, ai temporali e quindi con il cielo. Il tempio principale del santuario era probabilmente dedicato a Marte italico, dio agreste e fecondatore, pacifico guaritore e protettore, guardiano dei campi e dei confini. Solo la successiva identificazione con il greco Ares conferì alla divinità romana la più nota caratteristica di bellicoso combattente e alcuni dei suoi attributi, come quello di dio del tuono e del fulmine, furono associati più comunemente a Giove. Il ritrovamento in loco di una saetta in bronzo dorato è stato collegato al culto di Iuppiter Fulguriator (cfr. L. Bonomi Ponzi, Il santuario di monte Torre Maggiore, in Terni – Interamna Nahars, a cura di C. Angelelli e L. Bonomi Ponzi, Roma 2006, pp. 113-115), ma il reperto potrebbe anche essere stato sepolto ritualmente ad indicare un luogo colpito dal fulmine e perciò ritenuto sacro, fulgor conditum (cfr. Cesi, capitale delle Terre Arnolfe, a cura di P. Rossi e C. Feliciani, Ter-

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ni 2004, p. 124), oppure essere più semplicemente un ex voto. Claudia Giontella ha interpretato il santuario come auguraculum, ossia il luogo nel quale si prendevano gli auspici osservando il volo degli uccelli. Seguendo tale ipotesi, la porzione di cielo visibile tra la vetta del Torre Maggiore (l’Ara Major, l’arce maggiore dell’antica Terni) e il pianoro di Sant’Erasmo (l’Ara Minor) andrebbe a configurare la classica tipologia di “Tempio Celeste” degli Umbri (Verfale), definita dal glottologo Giacomo Devoto. Non una costruzione in muratura quindi – che infatti in origine non esisteva, a parte un altare o un pozzetto per le offerte – ma uno spazio ideale per le pratiche divinatorie, delimitato da due punti a terra e altri due punti proiettati nel cielo, attraverso il quale si sarebbe interpretato il volo degli uccelli augurali da parte dell’Arsfertor sul punto più elevato, mentre nell’Ara Minor l’Aruspex iniziava il rito sacrificale. Una curiosità: l’ingegner Costanzi di Terni, nel 1930, pubblicò un libretto in cui sostenne che nelle viscere del Torre Maggiore e nell’adiacente monte Eolo di Cesi si trovavano i due accessi alle caverne carsiche in cui si rifugiarono gli antichi Umbri durante la sanguinosa guerra contro i Romani. Questi ultimi, una volta scoperti gl’ingressi vi appiccarono il fuoco facendo morire bruciati e soffocati dai fumi gli avversari, tranne alcuni che riuscirono a salvarsi attraverso una terza via d’uscita segreta dalle grotte, presso la zona in cui sarebbe poi sorta la città di Carsulae (cfr. F. Costanzi, Visioni preistoriche.

La persistenza del culto pagano a Torre Maggiore Al di là delle sue origini, l’aspetto di questo luogo che riveste maggior interesse riguarda il suo progressivo e lento abbandono o, meglio, la conferma della persistenza del culto pagano per molti secoli anche dopo l’affermazione del Cristianesimo. Infatti, nonostante il materiale di scavo attesti la frequentazione del tempio almeno fino all’inizio del IV secolo d.C., vi sono alcune fonti che documentano la prosecuzione dei riti addirittura fino alle soglie dell’età moderna. Dopo l’abbandono di Carsulae, a seguito di un terremoto nel IV secolo d.C., il santuario pagano di Torre Maggiore sopravvisse e fu meta della popolazione superstite che si era rifugiata a Casventum (San Gemini), Porcaria (Portaria) e Podi Ancziani (Poggio Azzuano), da cui parte uno dei percorsi della strada detta del Carre o del Carro che s’inerpica sulla montagna verso l’area sacra. Sin dal 435 Teodosio II ordinò la distruzione dei templi pagani, ma nel corso del V secolo l’atteggiamento mutò, optando per la costruzione di nuovi edifici cristiani sui luoghi degli antichi santuari o, ancor meglio, la loro trasformazione in chiese, riadattandoli alle esigenze del nuovo culto. Un’astuta e vincente politica ripresa con successo ancora nel 601 da papa Gregorio Magno. Una violenta azione repressiva del paganesimo in Valnerina e in generale nella Bassa Umbria e Sabina, si ebbe ad opera del monaco-condottiero Benedetto da Norcia (480-547), il quale poi dal 529, a Montecassino, diede vita al suo ordine religioso. Con il sopraggiungere dei monaci benedettini e poi nel XIII secolo dei frati francescani, furono costruiti, lungo il percorso sacro pagano di ascensione al monte Torre Maggiore, chiese ed eremi come S. Caterina e l’Eremita, per chi veniva da Sangemini, Poggio Azzuano o da Portaria, e come S. Maria de Fora e S. Erasmo, ecc., per chi saliva dal lato di Cesi. Questi luoghi cristiani costituirono vere e proprie postazioni di controllo sul passaggio dei pellegrini pagani allo scopo di scoraggiarne il culto e cercare di trasformare l’anti-


un manoscritto del 1618, Itinerari di Terrasanta, ritrovato nell’archivio comunale di Todi e pubblicato nel 1992 a Spoleto dalla Proloco di Toscolano, nel primo capitolo intitolato Dell’ingresso e progresso nella Serafica Religione, et viaggi da me fatti fin a Napoli (pp. 63-65), narra una singolare vicenda ammonitrice: Una bambina di dieci anni, lasciata sola a casa dai genitori in una notte di Carnevale, fu persuasa da una vecchia sua vicina a recarsi con lei ad un “festino nobilissimo”, purché non proferisse parola. Trasportate fin sulla vetta del monte Torre Maggiore, vi “trovorno suoni, balli, molte persone cognite et apparecchi di tavole sontuose. La povera figliuolina scordatasi dell’ammaestramento della mala vecchia, e stupìta di tanta grandezza e festa disse: ‘Giesù Maria che belle cose!’. Et al proferir di tante parole subito il tutto disparve, restando la povera figliuola ignuda e sola in sì alto monte. La quale con continuo pianto e stridori cominciò a caminare, senza saper ove si fosse, né dove così di notte viaggiasse, miracolosamente s’accostò alla Romita nostro convento…”, dove fu accolta dai frati francescani e l’indomani ricondotta a casa dai suoi genitori. La bambina raccontò poi d’aver visto un inestimabile tesoro, la qual cosa giunse all’orecchio del Papa Paolo V che inviò da Roma suoi emissari per ritrovarlo. Condussero la giovane sul luogo ma non appena essa segnò col piede il punto dove scavare

“subito gli entrorno spiriti nel piede, e restò spiritata… e cominciorno a piovere grandine, tuoni e saette, et alla fine bastonate…” tanto che si dovette rinunciare all’impresa. A meno di non voler dar fede ad una favola inverosimile come questa, la storia sembra essere stata inventata ad arte per spaventare e dissuadere chiunque dal recarsi al santuario pagano in cima alla montagna in un luogo che, ancora nel XVII, doveva essere teatro del culto. Infatti, come dimostra una veduta del territorio di Todi del 1637, a quel tempo la vetta era nota come Ara Major, i cui resti dovevano essere ancora ben visibili da lontano ed imponenti (cfr. Sul trattato del legno fossile minerale di Francesco Stelluti Accademico Linceo da Fabriano, Roma 1637, ristampa anastatica a cura di E. Biondi, Fabriano 1984). Per inciso, lo Stelluti fu costretto a rifugiarsi presso la corte dei Farnese di Parma in seguito a false accuse di stregoneria. Inoltre, anche nelle Memorie historiche della terra di Cesi raccolte da mons. Felice Contelori, pubblicate a Roma nel 1675, s’accenna alle consistenti rovine del tempio parlando di enormi massi fin lì trasportati. Il documento più interessante che attesta la prosecuzione del culto pagano sul Torre Maggiore è però una cronaca dell’Eremita degli Arnolfi, conservata nell’Archivio francescano provinciale della Porziuncola ad Assisi (busta “l’Eremita”): “Nell’an.

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co percorso sacro in una via crucis attraverso il regolare svolgimento di processioni. Tuttavia, con la discesa in Italia dei Longobardi (568), fieramente pagani ed eredi della cultura germanica, si ebbe anche in Umbria un parziale rigurgito della vecchia religione, almeno fino alla loro conversione al Cattolicesimo, verso alla fine del VII secolo. Dopo lo storico incontro di Terni, nel 742, tra Liutprando re dei Longobardi e Papa Zaccaria, che portò alla donazione alla Chiesa di alcune città dell’Italia centrale (fra cui Ancona, Osimo, Amelia e Orte, agevolando così il processo di formazione dello Stato Pontificio), la nascita nel 962 dello staterello delle Terre Arnolfe favorì ulteriormente la persistenza del paganesimo. Si trattava di una piccola regione posta fra Spoleto, Terni, Narni e Todi, con Cesi capitale, che l’imperatore Ottone I di Sassonia diede in feudo ad Arnolfo, suo consigliere, insieme al titolo di conte e vicario imperiale. Le Terre Arnolfe sopravvissero ancora a lungo ostacolando così il diretto controllo sull’area dei monti Martani da parte della Chiesa di Roma almeno fino al XVI secolo. Quindi, nonostante la feroce persecuzione operata dai benedettini e poi la più mansueta e persuasiva opera di conversione da parte dei francescani (S. Caterina e Romita degli Arnolfi), il monte Torre Maggiore, vuoi per la presenza protettiva dei Longobardi, vuoi per la particolare situazione amministrativa delle Terre Arnolfe, nel cui territorio ricadeva, restò ancora meta di pellegrinaggio da parte di alcuni pagani. Inoltre la posizione isolata ed estremamente elevata ben poco si prestava alla costruzione di un edificio sacro cristiano ed era, proprio perché fuori mano, propizia alla permanenza di un culto di così lunga tradizione, risalente all’epoca pre-romana. Solo con l’assoggettamento definitivo delle Terre Arnolfe alla Chiesa di Roma, intorno alla metà del XVI secolo, iniziò il completo declino dell’area sacra pagana, il cui totale abbandono e distruzione avvennero probabilmente verso al fine del secolo successivo. Vi sono infatti alcune preziosissime testimonianze sull’ulteriore breve sopravvivenza del santuario e del culto pagano: Padre Faustino da Toscolano in

La tavola illustrativa del Territorio di Todi nella provincia dell’Umbria che apre il trattato dell’accademico linceo Francesco Stelluti (1637), fornita dal principe Federico Cesi, in cui è ben visibile l’Ara Major in cima al monte Torre Maggiore.

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DOSSIER presente di N. S. 1650, è pervenuto nel nostro Convento de la Ss.ma Annuntiata dell’Eremita de’ P.P. Reformati di S. Francesco, frate Benedetto de’ Città di Castello, Guardiano del Convento di Porcheria [Portaria] di S. Pietro de’ P.P. Cappuccini di S. Francesco, Religioso di specchiatissima virtù. Seco havea il Fratello Laico fratel Lorenzo d’Amelia. […] Risolvemmo primieramente discorrere delli abusi e schiamazzi che ad ogni anno nascevano a motivo delle malsane feste che gruppi di poveri tappini facevano sù per la Via detta Del Carro fino al Monte Maggiore [Torre Maggiore]. Onde convenimmo procedere a solenni Processioni sù per cognominata Via ut ostacolare i malsani Riti imperetrati da quella Comunità di Infedeli.” Questa straordinaria testimonianza costituisce una prova inequivocabile del paganesimo mai estinto in almeno una parte della popolazione locale. Tutto ciò dimostrerebbe in modo logico e documentato che, nonostante l’accanimento dei secoli precedenti, solo a partire dalla seconda metà del Seicento il santuario s’avviò verso un inarrestabile abbandono. Ora, viste le difficoltà incontrate nell’estirpare l’antico culto dalla località, è possibile che qualcuno abbia pensato di agire drasticamente per la sua completa distruzione? Gli archeologi a tal proposito, a seguito dei recenti scavi effettuati dalla Soprintendenza hanno avanzato un’ipotesi inquietante: la dispersione in tutta l’area circostante di frammenti architettonici, come pietre, tegole, nonché di materiali votivi, proiettati anche a molti metri di distanza dai resti archeologici, farebbe presupporre una distruzione del santuario

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“per cause traumatiche volute”, forse quindi – azzardiamo noi – tramite cariche di esplosivo (cfr. L. Bonomi Ponzi, cit., p. 124). In Cesi redivivo, Terni Luglio-Agosto 1897 (numero unico), è scritto che in quell’anno, intorno al Torre Maggiore, erano stati posti i bersagli di un poligono di tiro, allestito sui rilievi circostanti per lo svolgimento di esercitazioni di tattica bellica. Inoltre, “Sul monte Peracle (Torre Maggiore) si vedono le vestigia … di grandi fabbricati, e la strada ora nascosta detta del Carro, che partiva da Carsoli.” Le grandi rovine della stampa dello Stelluti, descritte anche dal Contelori, erano quindi forse ancora in piedi nel 1897? Oppure furono danneggiate proprio in occasione di quelle esercitazioni militari? O ciò non potrebbe essere avvenuto nel 1943-44 durante i combattimenti e i bombardamenti che interessarono la città di Terni e le alture circostanti? In questo caso, però, la documentazione fotografica reperita presso l’Aerofototeca Nazionale dell’I.C.C.D. di Roma (R.A.F., 138/32, del 18-051944), non mostra alcun segno evidente di bombardamenti sulla vetta del monte e, anzi, le rovine del santuario risultano appena visibili, tanto da apparire come tracce sepolte dai sedimenti di terreno. E se invece fosse vera la prima ipotesi molto più sconcertante? L’ostinata sopravvivenza del paganesimo fino al XVII secolo avrebbe potuto condurre la Chiesa alla decisione di mettere fine una volta per tutte al pellegrinaggio degli infedeli, falliti tutti i precedenti tentativi di dissuasione e conversione? La distruzione sarebbe avvenuta allora repentinamente e non, come è stato affermato, per

un lento e naturale deperimento a seguito dell’abbandono del culto in età tardo-antica. Poi, l’Illuminismo e i moti rivoluzionari che seguirono, a parte i danni subiti dalla Chiesa, diedero un colpo di grazia ai culti agrari dell’antico paganesimo, che nell’arco di pochi decenni degenerò, soprattutto per merito della persecuzione ecclesiastica, in superstizione e stregoneria popolare. Chiudiamo, al di là delle ricostruzioni storiche più o meno condivisibili, con un suggestivo racconto, rivelatore forse del più autentico Genius Loci di queste montagne: “Qualcuno mi ha confessato che quando il giorno si sente alquanto depresso per motivi a lui ignoti e quindi inspiegabili, nella notte si reca sulla montagna di S. Erasmo e sale sopra un leccio per sedersi al primo incrocio di rami. Il che avviene tutto automaticamente come per predisposizione. Da qui guarda a lungo la Valle con tutte le sue luci sparse, piccole come tenui lucciole, poi comincia a fissar lo sguardo nel cielo, sia esso limpido o nuvoloso, finché non si sente assorbito in esso perdendo ogni sensazione del corpo. Dopo molto … ha un recupero di sensibilità fisica e scende dall’albero. Per un lungo periodo di tempo si sentirà sempre ‘in forma’ e vigorosamente rigenerato. … Che su queste montagne si ricevano sensazioni di benessere e rinvigorimento dovute agli astri in cielo che vi proiettano i loro influssi positivi, è indubbio per questi giovani. Il ‘che’ accettano con convinzione senza troppo scavare col ragionamento.” (M. Farinacci, Mentalità Ternana Celto Pagana, Terni 1991, p. 12). Tommaso Dore


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San Giovanni Battista

Giovanni il Battista fu un asceta, proveniente da una povera famiglia sacerdotale ebraica originaria della regione montuosa della Giudea, e fondatore di una comunità battista che fu all’origine di alcuni movimenti religiosi del I secolo d.C., come la comunità giudaica non rabbinica fondata da Gesù di Nazareth e le comunità gnostiche samaritane fondate da Dositeo, Simone Mago e Menandro.

Giovanni Battista, venerato da tutte le chiese cristiane e considerato santo da tutte quelle che ammettono il culto dei santi, è una delle personalità più importanti dei vangeli. Secondo il Cristianesimo, la sua vita e la sua predicazione sono costantemente intrecciate con l’opera di Gesù Cristo; insieme a quest’ultimo, Giovanni Battista è presente anche nel Corano come uno dei massimi profeti che precedettero Maometto. Morì intorno al 35 d.C. Fonte principale sulla vita e la figura del Battista sono i vangeli. Essi affermano che era figlio di Zaccaria e di Elisabetta, cugina di Maria, e fu generato quando i genitori erano in tarda età. La sua nascita fu annunciata dallo stesso arcangelo Gabriele che diede l’annuncio a Maria; quando questa andò a visitare Elisabetta, il nascituro balzò di gioia nel ventre materno. Per aver conosciuto direttamente Gesù e per averne annunciato l’arrivo ancor prima che questi nascesse, Giovanni è ricordato come “il più grande dei profeti”. Luca lo colloca in un quadro storico ben preciso, donandoci nomi e cognomi dei protagonisti politici di quel tempo (Luca 3, 1-2), riconducibile al periodo corrispondente agli anni 27 e 28 d.C., anno decimoquinto dell’impero di Tiberio. In occasione della visita della cu-

gina Maria, Elisabetta sarebbe stata nel sesto mese di gravidanza. Ciò ha permesso di fissare la nascita di Giovanni tre mesi dopo il concepimento di Gesù e dunque sei mesi prima della sua nascita. Da Agostino sappiamo che la celebrazione della nascita di Giovanni il 24 giugno era antichissima nella Chiesa cattolica africana: unico santo, insieme alla Vergine Maria, di cui si celebra non solo la morte (il dies natalis, cioè la nascita alla vita eterna), ma anche la nascita terrena e, per le chiese d’oriente, il concepimento fra il 23 e il 25 settembre.

Giovanni andò a vivere nel deserto, conducendo vita di penitenza e di preghiera, secondo la tradizione ebraica del voto di nazireato: “Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico” (Marco 1, 6). Nei vangeli è definito “voce di uno che grida nel deserto” (in latino: vox clamantis in deserto). Si discute tuttora sui possibili rapporti fra il Battista e la comunità giudaica degli Esseni, che vivevano in comunità monastiche nel deserto, aspettavano l’avvento del Messia e praticavano il battesimo come rito di purificazione. La novità del battesimo di Giovanni, rispetto alle abluzioni di tipo rituale che già si conoscevano nella tradizione giudaica, consisteva nel preciso impegno di “conversione”, da parte di coloro che andavano a farsi battezzare da lui. Giovanni dichiarò più volte di riconoscere Gesù come il Messia annunciato dai profeti, ma il momento culminante fu quello in cui Gesù stesso volle essere battezzato da lui nelle acque del Giordano; in tale occasione Giovanni additò Gesù ai suoi seguaci come “l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” (Giovanni 1, 29). E sottolineò il proprio rapporto di dipendenza affermando:

“Egli deve crescere e io invece diminuire” (Giovanni 3, 30). Tuttavia risulta che molti continuarono a dirsi seguaci del Battista ancora a lungo. Sta di fatto che Giovanni, dopo aver visto la manifestazione dello Spirito su Gesù (Matteo 3, 16) e avere udito la Voce del Padre che parlava di Gesù come dell’eletto (Matteo 3, 17), decise di non sciogliere la sua scuola e di non seguire Gesù come uno dei suoi discepoli. Continuò invece la sua missione e si spinse a condannare il matrimonio tra Erode ed Erodiade, vedova di Filippo (Marco 6, 18), i quali lo fecero incarcerare e decapitare. Viceversa è Gesù stesso a dichiarare beato chi non si scandalizza di lui (Matteo 11, 6). Ed è sempre lui che definisce il Battista, pur essendo il più grande tra i nati di donna (in quanto a carismi ricevuti dall’infanzia [Luca 1, 44] fino al battesimo sul Giordano), “il minimo nel regno” (Matteo 11, 11). A testimonianza della grande importanza storica di quest’episodio, la precedente frase di Gesù su Giovanni Battista è riportata dall’apocrifo vangelo di Tommaso, nel detto 46, nella maniera seguente: «Gesù disse: “Da Adamo a Giovanni il Battista, fra quanti nacquero da donna nessuno è tanto più grande di Giovanni il Battista da non dover abbassare lo sguardo. Ma vi dico che chiunque fra voi diventerà un bambino riconoscerà il regno e diventerà più grande di Giovanni”.» Battista morì a causa della sua predicazione. Egli condannò pubblicamente la condotta di Erode Antipa, che conviveva con la cognata Erodiade; il re lo fece prima imprigionare, poi, per compiacere la bella figlia di Erodiade, Salomè, che aveva ballato ad un banchetto, lo fece decapitare. La morte per decapitazione ha fatto

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UOMINI & TESTIMONIANZE

sì che Giovanni Battista sia divenuto famoso anche come san Giovanni decollato. La celebrazione del martirio di Giovanni Battista o celebrazione di San Giovanni Decollato è fissata al 29 agosto (probabile data del ritrovamento della reliquia della testa del Battista). Il culto di San Giovanni Battista si diffuse prestissimo in tutta la Cristianità; molte città, chiese e luoghi di culto sono dedicate a questo santo. Alcuni antichi salmi sostennero l’idea che Giovanni Battista fosse stato assunto in cielo al tempo della risurrezione di Cristo. A tal proposito, papa Giovanni XXIII, nel maggio del 1960, in occasione dell’omelia per la canonizzazione di Gregorio Barbarigo, ha mostrato la sua prudente adesione a questa “pia credenza” secondo la quale il Battista, come anche S. Giuseppe, sarebbe risorto in corpo ed anima e salito con Gesù in cielo all’Ascensione. Il riferimento biblico sarebbe in Matteo 27, 52-53 «... i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E, uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella Città santa e apparvero a molti.» Secondo la tradizione della Chiesa cattolica, il capo del santo è ora conservato nella chiesa di S. Silvestro in Capite a Roma. La reliquia, pervenuta a Roma durante il pontificato di Innocenzo II (1130-1143), fino al 1411 veniva portata ogni anno in processione da quattro arcivescovi. Il capo custodito a Roma è senza la mandibola, questa è conservata nella cattedrale di San Lorenzo a Viterbo. Il piatto che secondo la tradizione avrebbe accolto la testa del Battista è custodito a Genova, nel Tesoro della cattedrale di San Lorenzo, assieme alle ceneri del santo. Il braccio destro si trova invece nella cattedrale di S. Maria Assunta di Siena, donato da Papa Pio II il 6 maggio 1464. In precedenza tale reliquia era appartenuta a Tommaso Paleologo. Nella chiesa di S. Gregorio Armeno a Napoli è custodita una piccola quantità di sangue di S. Giovanni Battista ed è possibile vederlo in occasione delle due ricorrenze annuali del 24 giugno e del 29 agosto.

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Classica raffigurazione di San Giovanni Battista, sul fiume Giordano nell’atto di battezzare. Un dito, donato dall’antipapa Giovanni XXIII, sarebbe conservato nel museo dell’Opera del duomo di Firenze, in quanto corredo della cattedrale. Altre reliquie sarebbero conservate a Damasco, nella moschea degli Omayyadi. Un dente e altre reliquie si conservano nella cattedrale di Ragusa, un frammento di osso nella basilica di Vittoria, un altro dente insieme ad una ciocca di capelli a Monza... In pratica il suo presunto corpo è stato smembrato e disseminato in vari luoghi d’Europa e non solo.

Arved


Maometto (arabo: ‫نب دمحم ﻢﺳﺎﻘﻟﺍ ﻮﺑﺍ‬ ‫ ﻲﻤﺷﺎﻬﻟﺍ ﺐﻠﻄﻤﻟﺍ دبع نب هللا دبع‬, Abū l-Qāsim Muhammad ibn Abd Allāh ibn Abd al-Muţţalīb al-Hāshimī; Mecca, 570 circa – Medina, 8 giugno 632) è stato fondatore e profeta dell’Islam, considerato dai musulmani l’ultimo di una lunga catena profetica, di cui egli avrebbe occupato una posizione di assoluto rilievo, “messaggero” di Dio (Allah) e Sigillo della profezia. Maometto (che nella sua forma originale araba significa “il grandemente lodato”) nacque in un giorno imprecisato (che secondo alcune fonti tradizionali sarebbe il 20 o il 26 aprile di un anno parimenti imprecisabile, convenzionalmente fissato però al 570) a Mecca, nella regione peninsulare araba del Hijaz, e morì il lunedì 13 rabī dell’anno 11 dell’Egira (equivalente all’8 giugno del 632) a Medina. Sia per la data di nascita, sia per quella di morte, non c’è tuttavia alcuna certezza e quanto riportato costituisce semplicemente il parere di una maggioranza relativa di tradizionalisti. La sua nascita sarebbe stata segnata, secondo alcune tradizioni, da eventi straordinari e miracolosi. Appartenente a un importante clan di mercanti, quello dei Banu Hashim, componente della più vasta tribù dei Banu Quraysh di Mecca, Maometto era l’unico figlio di Abd Allāh b. Abd al-Muhalib ibn Hāshim e di Āmina bint Wahb, figlia del sayyid del clan dei Banu Zuhra, anch’esso appartenente ai Banu Quraysh. Orfano fin dalla nascita del padre (morto a Yathrib al termine d’un viaggio di commercio che l’aveva portato nella palestinese Gaza), Maometto rimase precocemente orfano anche di sua madre che, nei suoi primissimi anni, l’aveva dato alla balia Kalīma bt. Abī Dhuayb, della tribù dei Banu Sad b. Bakr, che effettuava piccolo nomadismo intorno a Yathrib. Oltre alla madre e alla nutrice, due altre donne si presero cura di lui da bambino: Umm Ayman Baraka e Fātima bint Asad, moglie dello zio paterno Abū Tālib. Importante fu l’affettuosa e presente sua zia Fatima

Maometto in una rara miniatura dell XI secolo in cui è ritratto senza velo. bint Asad, che Maometto amava per il suo carattere dolce, tanto da mettere il suo nome a una delle proprie figlie e per la quale il futuro profeta pregò spesso dopo la sua morte. Alla Mecca - dove, alla morte della madre, fu portato dal suo primo tutore, il nonno paterno Abd al-Muttalib ibn Hāshim, Maometto ebbe occasione di entrare in contatto sin dalla più tenera età con i hanīf, monoteisti che non si riferivano ad alcuna religione rivelata. Nei suoi viaggi fatti in Siria e Yemen con suo zio paterno Abu Tàlib, Maometto conobbe poi le comunità ebraiche e quelle cristiane, e dell’incontro col monaco cristiano siriano Bahīra, che avrebbe riconosciuto in un neo fra le sue scapole il segno del futuro carisma profetico. I numerosi viaggi intrapresi per via dell’attività mercantile familiare - dapprima con lo zio e poi come agente della ricca e colta vedova Khadīja bt. Khuwaylid - dettero a Maometto occasione di ampliare in maniera significativa le sue conoscenze in campo religioso e sociale. Sposatosi nel nel 595 Khadìja bint Khuwàylid (che restò finché visse la sua unica moglie), egli poté dedicarsi alle sue riflessioni spirituali in modo più assiduo. Khadìja fu il primo essere umano a credere nella Rivelazione di cui Maometto era portatore e lo sostenne con forte convinzione fino alla sua morte avvenuta nel 619. A lui dette quattro figlie, Ruqayya, Umm Khulthūm, Zaynab e Fātima, oltre a due figli maschi (al-Qàsim e Abd Allah) che morirono in tenera età.

Nel 610 Maometto, affermando di operare in base a una Rivelazione ricevuta, cominciò a predicare una religione monoteista basata sul culto esclusivo di Dio, unico e indivisibile. In effetti il concetto di monoteismo era diffuso in Arabia da tempi più antichi e il nome Allah (principale nome di Dio nell’Islam) significa semplicemente “Iddio”. Gli abitanti dell’Arabia peninsulare e della Mecca, salvo pochi cristiani e zoroastriani e di ebrei, erano per lo più dediti a culti politeistici e adoravano un gran numero di idoli. Questi dèi erano venerati anche in occasione di feste, per lo più abbinate a pellegrinaggi (in arabo: mawsim). Particolarmente rilevante era il pellegrinaggio panarabo, detto hajj, che si svolgeva nel mese lunare di Dhu l-Hijja (“Quello del Pellegrinaggio”). In tale occasione molti devoti arrivavano nei pressi della città, nella zona di Mina, Muzdalifa e di Arafa. Gli abitanti della Mecca avevano anche un loro proprio pellegrinaggio urbano (la cosiddetta umra) che svolgevano nel mese di rajab in onore del dio tribale Hubal e delle altre divinità panarabe, ospitate dai Quraysh all’interno del santuario meccano della Kaba. Maometto, come altri hanīf, era solito ritirarsi a meditare, secondo la tradizione islamica, in una grotta sul monte Hira vicino alla Mecca. Secondo tale tradizione, una notte, intorno all’anno 610, durante il mese di Ramadan, all’età di circa quarant’anni, gli apparve l’arcange-

UOMINI & TESTIMONIANZE

Maometto

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oggi, malgrado lo Sciismo vi aggiunga un capitolo (Sura) e alcuni brevi versetti (ayat).

Ka’ba, il santuario più sacro dell’Islam situato nella città della Mecca

lo Gabriele (in arabo Jibrīl o Jabrāīl, ossia “potenza di Dio”) che lo esortò a diventare Messaggero (rasul) di Allah con le seguenti parole: « Leggi, in nome del tuo Signore, che ha creato, ha creato l’uomo da un grumo di sangue! Leggi! Ché il tuo Signore è il Generosissimo, Colui che ha insegnato l’uso del calamo, ha insegnato all’uomo quello che non sapeva». Turbato da un’esperienza così anomala, Maometto credette di essere stato soggiogato dai jinn e quindi impazzito tanto che, scosso da violenti tremori, cadde preda di un intenso sentimento di terrore. Secondo la tradizione islamica Maometto poté in quella sua prima esperienza teopatica sentire le rocce e gli alberi che gli parlavano. Non gli fu facile accettare tale notizia ma a convincerlo della realtà di quanto accadutogli, provvide innanzi tutti la fede della moglie e, in seconda battuta, quella del cugino di lei, Waraqa ibn Nawfal, che alcuni indicano come cristiano ma che, più verosimilmente, era uno di quei monoteisti arabi che non si riferivano tuttavia a una specifica struttura religiosa organizzata. Dopo un lungo e angosciante periodo in cui le sue esperienze non ebbero seguito, Gabriele tornò di nuovo a parlargli per trasmettergli altri versetti e questo proseguì per 23 anni, fino alla morte nel 632 di Maometto. Al contrario di una “utile” tradizione che vorrebbe Maometto “analfabeta” (così da rendere del tutto impossibile l’accusa che il Corano fosse una sua personale elaborazione poetica), il profeta dell’Islam era uomo tutt’altro

che ignorante, anche perché la sua professione di commerciante l’aveva portato in contatto con altre lingue e altre culture ed è difficile credere che potesse essere analfabeta. L’equivoco deriva dall’espressione a lui riferita di al-Nabī al-ummī che può voler dire in effetti “il profeta ignorante” ma anche, e più verosimilmente, “il profeta della comunità (araba)” o “il profeta di una cultura non basata su testi sacri scritti”. Peraltro a Istanbul, presso l’antica residenza dei sultani ottomani del Topkapi, è conservato (ed è tuttora oggetto di venerazione) una lettera autografa attribuitagli nella quale intima ai cristiani copti di convertirsi all’Islam. Maometto cominciò dunque a predicare la Rivelazione che gli trasmetteva Jibrīl, ma i convertiti nella sua città natale furono pochissimi per i numerosi anni che egli ancora trascorse a Mecca. Fra essi il suo amico intimo e coetaneo Abu Bakr (destinato a succedergli come califfo, guida della comunità islamica che si fondò con lenta ma sicura progressione malgrado l’assenza di precise indicazioni scritte e orali in merito). Maometto ripeté per ben due volte per intero il Corano nei suoi ultimi due anni di vita e molti musulmani lo memorizzarono per intero ma fu solo il terzo califfo Uthmān b. Affān a farlo mettere per iscritto da una commissione coordinata da Zayd b. Thābit, segretario del Profeta. Così il testo accettato del Corano poté diffondersi nel mondo a seguito delle prime conquiste che portarono gli eserciti di Medina in Africa, Asia ed Europa, rimanendo inalterato fino ad

Nel 619, l’”anno del dolore”, morirono tanto suo zio Abu Talib, che gli aveva garantito affetto e protezione malgrado non si fosse convertito alla religione del nipote, quanto l’amata Khadìja. Fu solo dopo ripetute insistenze che Maometto contrasse nuove nozze, tra cui quelle con Āisha bt. Abī Bakr, figlia del suo più intimo amico e collaboratore, Abu Bakr. L’ostilità dei suoi concittadini tentò di esprimersi con un prolungato boicottaggio nei confronti di Maometto e del suo clan, con il divieto di intrattenere con costoro rapporti di tipo economico commerciale, i troppi vincoli parentali creatisi però fra i clan della stessa tribù fecero fallire il progetto di ridurre a più miti consigli Maometto. Nel 622 il crescente malumore dei Quraysh nel veder danneggiati i propri interessi - a causa dell’inevitabile conflitto ideologico e spirituale che si sarebbe radicato con gli altri arabi politeisti lo indussero a rifugiarsi con la sua settantina di correligionari, a Yathrib, trecentoquaranta chilometri più a nord di Mecca, che mutò presto il proprio nome in Madīnat al-Nabī, “la Città del Profeta” (Medina). Il 622, l’anno dell’Egira (emigrazione), divenne poi sotto il califfo ‘Omar ibn al-Khattàb il primo anno del calendario islamico, utile alla tenuta dei registri fiscali e dell’amministrazione in genere. Inizialmente Maometto si ritenne un profeta inserito nel solco profetico antico-testamentario, ma la comunità ebraica di Medina non lo accettò come tale. Nonostante ciò, Maometto predicò a Medina per otto anni. Nello stesso tempo, con i suoi seguaci, condusse attacchi contro le carovane dei Meccani e respinse i loro contrattacchi che tendevano a metter fine alle azioni ostili che i musulmani portavano contro le loro carovane. Maometto, nel corso di quel confronto armato che portò alla prima vittoria di Badr, alla disfatta di Uhud e alla finale vittoria strategica di Medina (Battaglia del Fossato) contro le tribù arabe politeiste della


Due anni dopo Maometto morì a Medina (8 giugno 632), dopo aver compiuto il Grande Pellegrinaggio detto anche il “Pellegrinaggio dell’Addio”, senza indicare esplicitamente chi dovesse succedergli alla guida politica della Umma (comunità islamica). Lasciava nove vedove - tra cui Āisha bt. Abī Bakr - e una sola figlia vivente, Fatima, andata sposa al cugino del profeta, Alī b. Abī Kālib, madre dei suoi nipoti al-Hasan b. Alī e al-Husayn b. Alī. Fatima, piegata dal dolore della perdita del padre e logorata da una vita di sofferenze e fatiche, morì sei mesi più tardi, diventando in breve una delle figure più rappresentative e venerate della religione islamica. Nell’Occidente medievale Maometto fu considerato per oltre cinque secoli un cristiano eretico. Dante Alighieri - non consapevole del profondo grado di diversità teologica della fede predicata da Maometto, per l’influenza su di lui esercitata dal suo Maestro Brunetto Latini, che riteneva Maometto un chierico cristiano di nome Pelagio, appartenente al

casato romano dei Colonna, lo cita nel canto XXVIII dell’Inferno tra i seminatori di scandalo e di scisma nella Divina Commedia assieme ad Ali ibn Abi Tàlib, suo cugino-genero. Il motivo per cui Dante lo colloca tra i seminatori di discordie e non tra gli eresiarchi è probabilmente dovuto a una leggenda medievale che parla di Maometto come vescovo e cardinale cristiano, che poi avrebbe rinnegato la propria fede, deluso per non aver raggiunto il papato o per altra ragione e avrebbe creato una nuova religione «mescolando quella di Moisè con quella di Cristo». Al di la del miscuglio delle due religioni monoteiste all’epoca già esistenti, tutto il resto non è confermato da nessuna fonte per cui è da ritenersi una pura leggenda medievale. Maometto ebbe tantissime mogli: Khadija bint Khuwaylid Sawda bint Zamaa b. Qays Āisha bint Abī Bakr al-Siddīq (Aisha, figlia del futuro primo Califfo Abu Bakr) afa bint Umar (figlia del secondo futuro Califfo Umar b. al-Khattab) Zaynab bint Khuzayma b. al-Hārith, detta poi “Madre dei poveri” Umm Salama Hind bt. Abī Umayya b. al-Mughīra al-Makhzūmiyya Zaynab bint Jahsh b. Riāb al-Asadiyya Juwayriyya bint al-Hārith b. Abī Dirār Ramla bint Abī Sufyān (Umm Habība bt. Abī Sufyān) Rayhana bint Amr Sāfiya bint Huyay b. Akhtab Maymūna bint al-Hārith b. Hazn Māriya bint Shamūn b. Ibrāhīm, detta la Copta (al-Qibtiyya) Pur avendole sposate, non ebbe rapporti coniugali con Asmā bt. alNumān (malata di lebbra) e Amra bt. Yazīd che dimostrò immediatamente tutta la sua ostilità per tale unione, ottenendo così di venir subito ripudiata e di tornare tra la sua gente (i B. Kilāb). Ma la moglie più importante per Maometto fu comunque Khadīja che aveva sposato prima della “Rivelazione” e che per prima aderì alla religione islamica. Fu anche un forte sostegno economico, e ancor più morale, soprattutto di fronte alle angherie dei notabili pagani della città ostili al marito. Da lei Maometto ebbe quattro figlie femmine (Zaynab,

Ruqayya, Umm Kulthūm e Fātima) e due maschi (al-Qāsim e Abd Allāh, detto anche āhir e ayyib). Da Māriya la Copta ebbe invece Ibrāhīm. Secondo l’Islam non è possibile avere più di quattro mogli. In virtù della rivelazione divina di un versetto del Corano fu consentito a Maometto di superare questo limite, ed alcuni dei suoi matrimoni furono contratti per sanzionare alleanze o conversioni di gruppi arabi pagani, dal momento che gli usi del tempo prevedevano che si contraesse un vincolo coniugale fra le parti per rafforzare un importante accordo che si intendeva concludere. Maometto ebbe anche sedici concubine ma solo dalla sua schiava, che sposò, la copta Māriya, ebbe un figlio: Ibrāhīm, deceduto a otto mesi. Fra le mogli sposate successivamente la più importante (malgrado non gli desse figli) fu Āisha, figlia di Abū Bakr, nata verso il 614. Secondo numerose attestazioni di diversi hadīth ella aveva 6 anni in occasione del suo matrimonio formale e 9 anni al momento della prima consumazione e fu con lui fino alla sua morte nel 632, mentre secondo qualche altro hadith Aisha aveva 7 anni quando contrasse il matrimonio e 10 quando lo consumò. Il Profeta la sposò dopo un ordine divino ricevuto dall’arcangelo Gabriele. La questione dell’età di Āisha, giustamente, costituisce una violazione etica la relazione con una fanciulla così giovane, ovviamente questo agli occhi dei non-musulmani (per i fedeli musulmani la giustificazione è dovuta all’ordine ricevuto dall’arcangelo Gabriele).

UOMINI & TESTIMONIANZE

Mecca e i loro alleati, espulse tutti gli ebrei di Medina. In occasione dei due primi fatti d’armi furono esiliate le tribù ebraiche dei Banū Qaynuqā e i Banū Nahīr, mentre dopo la vittoria nella cosiddetta battaglia del Fossato (Yawm al-Khandaq), i musulmani decapitarono circa 700 uomini ebrei della tribù dei Banū Qurayza che si era arresa ai seguaci del Profeta dopo 25 giorni di assedio, mentre le donne e i bambini furono venduti come schiavi. Nel 630 Maometto era ormai abbastanza forte per marciare sulla Mecca e conquistarla. Tornò peraltro a vivere a Medina e da qui ampliò la sua azione politica e religiosa a tutto il resto del Hijaz e, dopo la sua vittoria nel 630 a hunayn contro l’alleanza che s’imperniava sulla tribù dei Banu Hawazin, con una serie di operazioni militari nel cosiddetto Wadi al-qura, a 150 chilometri a settentrione di Medina, conquistò o semplicemente assoggettò vari centri abitati (spesso oasi), come Khaybar, Tabūk e Fadak, il cui controllo aveva indubbie valenze economiche e strategiche.

Un’altra controversia dell’Islam è data dalla sua poca tolleranza verso le altre religioni e culti.

Federica Loprete

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MITOLOGIA & FOLKLORE

La Strega La strega è una donna ritenuta dedita all’esercizio della stregoneria, ovvero, secondo la credenza popolare tradizionale, comune a molte culture, è una donna che si ritiene sia dotata di poteri occulti; il suo omologo maschile è stregone. La figura della strega ha radici che precedono il Cristianesimo ed è presente in quasi tutte le culture come figura a metà strada tra lo sciamano e chi, dotato di poteri occulti, possa utilizzarli per nuocere alla comunità, soprattutto agricola. Solitamente le streghe si distinguono in due categorie, streghe nere e streghe bianche. Secondo la tradizione, le prime hanno più probabilità di avere contatti con il male, mentre alle seconde, vengono attribuiti dei poteri di guarigione. Il termine deriverebbe dal greco “stryx, strygòs” e sta per “strige, barbagianni, uccello notturno”, ma col passare del tempo assunse il più ampio significato di “esperta di magia e incantesimi”. Nel latino medioevale il termine utilizzato era lamia, mentre nell’Italia dei giorni nostri il sostantivo varia molto a seconda della zona. Possiamo perciò trovare: Masca o Maggia (Piemonte) Stria o Bàsura (Liguria) Borde (Toscana) Strìa o Maggia (Lombardia, Emilia, Trentino Friuli-Venezia Giulia) Cogas, stria, brúscias o maghiargia (Sardegna) Strìa, Striga o Strigo (Veneto) Janara (Irpinia) Mavara (Sicilia) Magara o Megera (Calabria e Basilicata) Masciáre o Chivàrze (Taranto e provincia) Macàra (Salento) Stiara (Grecìa Salentina) Stroll’ca (Umbria)

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Sin dall’antichità, le streghe sono delle donne che hanno poteri magi-

Il Sabba, quadro di Francesco Goya, 1795. In realtà il dio caprone non era collegato al Demonio ma era un’antico retaggio pre-cristiano che simboleggiava la fertilità. ci, non di rado sono rappresentate accanto ad un filatoio o nell’atto di intrecciare nodi, a richiamare l’idea delle tessitrice (le moire greche), cioè capaci di interagire con il destino degli uomini. Inoltre, ogni strega spesso è accompagnata da qualche strano animale con caratteri mitologici/mistici o “diabolici” che fungerebbe da consigliere della propria padrona, quali gatto, corvo, civetta, topo o rana. E ancora, le loro stregonerie avvengono in giorni stabiliti in base al ciclo naturale, i Sabbat. Inoltre, un’altra immagine tradizionale e popolare della strega è la rappresentazione di essa in volo a cavallo di una scopa. Questa iconografia dichiara esplicitamente la sua parentela con la Befana, e l’appartenenza di entrambe le figure all’immaginario popolare dei mediatori tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Al giorno d’oggi, in ambito religioso si intende per “strega” il seguace della Stregoneria Tradizionale (quel-

la Italiana chiamata Stregheria) o della Stregoneria moderna (chiamata Wicca), appartenente all’ambito del Neopaganesimo. Nella storia della letteratura la figura della strega e quella della maga sono spesso intrecciate partendo da Medea, che è al tempo stesso una sacerdotessa di Ecate, ed una guaritrice o avvelenatrice, passando per Circe fino ad arrivare alle figure di Alcina nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, senza dimenticare le streghe e maghe della saga fantasy del Ciclo di Avalon, scritta da Marion Zimmer Bradley. In comune hanno la capacità di essere incantatrici e tessitrici di illusioni. Nella letteratura non italiana, come ne La Celestina, la strega è spesso presente come personaggio rilevante. Sono molto spesso presenti come antagoniste nelle fiabe popolari. Durante il medioevo le streghe furono oggetto di persecuzione da


Apollo (in Greco Απόλλων) è una divinità dell’antica religione greca, dio delle arti, della medicina, della musica, della profezia e della luce del giorno; in seguito fu venerato anche nella religione romana. Come divinità greca, Apollo è figlio illegittimo di Zeus e di Leto (Latona per i Romani) e il fratello gemello di Artemide (per i Romani Diana), dea della caccia e più tardi assimilata, al pari del fratello, a Selene, divinità protettrice della Luna. Era patrono della poesia, in quanto capo delle Muse, e veniva anche descritto come un provetto arciere in grado di infliggere, con la sua arma, terribili pestilenze ai popoli che lo contrariavano. In quanto protettore della città e del tempio di Delfi, Apollo era anche venerato come dio oracolare, capace di svelare, tramite la sacerdotessa chiamata Pizia, il futuro agli esseri umani. Per questo, era adorato nell’antichità come uno degli dèi più importanti del Dodekatheon. Nella tarda antichità greca Apollo venne anche identificato come dio del Sole, e in molti casi soppiantò Helios quale portatore di luce e auriga del cocchio solare. Un simile “passaggio di consegne” avvenne anche presso i Romani, in quanto, a partire dalla tarda età Repubblicana, Apollo divenne “alter ego” del Sol Invictus, una delle più importanti divinità romane. In ogni caso, almeno presso i Greci Apollo ed Helios rimasero entità separate e distinte, almeno nei testi letterari e mitologici dell’epoca. Apollo era uno degli déi più noti e influenti nell’antica Grecia; ed erano ben due le città che si contendevano il titolo di luoghi di culto principali del dio: Delfi, sede del famoso oracolo, e Delo. L’importanza attribuita al dio è testimoniata anche da nomi teoforici come Apollonio o Apollodoro, comuni nell’antica Grecia, e dalle molte città che portavano il nome di

non erano vere streghe, ma vennero accusate di stregoneria solo per motivi religiosi, culturali ed economici.

Francesco V.

Apollo

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parte della religione cristiana, la famosa caccia alle streghe. Le vittime dell’inquisizione furono centinaia di migliaia, purtroppo molte di esse

Apollo con in mano la lira, uno dei suoi simboli, statua del I° secolo a.C. Apollonia. Il dio delle arti veniva inoltre adorato in numerosi siti di culto sparsi, oltre che sul territorio greco, anche nelle colonie disseminate sulle rive africane del Mediterraneo, nell’esapoli dorica in Caria, in Sicilia e in Magna Grecia. A differenza di altri déi, Apollo non aveva un equivalente romano diretto, e il suo culto venne importato a Roma direttamente dai Greci. Ciò avvenne comunque in tempi piuttosto recenti nella storia romana, dato che fonti tradizionali riferiscono che il culto era già presente in epoca regia. Nel 430 a.C. al dio venne intitolato un tempio, chiamato Apollinar, in occasione di una pestilenza che afflisse la città. Durante la seconda guerra punica, invece, vennero istituiti i Ludi Apollinares, giochi in onore di Apollo. Il culto venne incentivato poi, in epoca imperiale, dall’imperatore Augusto, che per consolidare la propria autorità se ne attribuì la discenden-

za, e tramite la sua influenza Apollo divenne uno degli déi romani più influenti. Dopo la battaglia di Azio l’imperatore fece rinnovare e ingrandire l’antico tempio di Apollo Sosiano, istituì dei giochi quinquennali in suo onore e finanziò anche la costruzione del tempio di Apollo Palatino sull’omonimo colle dove fu conservata la raccolta di oracoli detta Libri Sibillini. In onore del dio, e per compiacere il suo imperatore, il poeta romano Orazio compose inoltre il celebre carmen saeculare. LE ORIGINI DEL CULTO Le origini del culto apollineo si perdono nella notte dei tempi. È comunque opinione comune e consolidata tra gli studiosi che il culto del dio sia relativamente recente e che, precedentemente ad Apollo, il santuario di Pito avesse una sua antichissima religione ctonia, legata al culto della Dea Madre. Lo stesso racconto mitico di Eschilo su Apollo che riceve il santuario da Gea, Febe

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e Temi (Eumenidi,vv.1-19) e quindi uccide il ‘serpente’ Pitone, tenderebbe a confermarlo. Una recentissima teoria però (Sanna 2007), basata sulla ‘decifrazione’ degli enigmatici e tanto discussi documenti greci di Glozel (Vichy, Francia), tende ad ampliare il quadro mitico-storico interessante l’oracolo e collega la nuova, non identificata divinità, alla vicenda cadmea di Europa e a quella dell’alfabeto portato dallo stesso Cadmo in Beozia in periodo premiceneo. Divinità semitica che di quell’alfabeto, di provenienza ‘siro-palestinese’, era l’assoluta detentrice. Il santuario ctonio di Pito era stato dunque occupato, in qualche modo, da una divinità non greca la quale però, a sua volta, venne grecizzata, secondo quanto fa intendere il noto racconto erodoteo (Historiae,I,61-62) sulla cacciata dei Cadmei, ovvero dei semiti, da parte degli Argivi. Tuttavia la divinità inglobata nella sfera della cultura greca manteneva alcuni dei caratteri orientali della divinità, come ad esempio l’ineffabilità, la figura androgina, l’aspetto di dio ‘cacciatore e inseguitore’ del ‘lupo’ (da cui Apollo Liceo), le qualità di dio ambiguo o ‘obliquo’ (Lossia) ma, per chi sapeva capirlo rettamente, ‘salvatore’ e ‘liberatore’. Apollo viene normalmente raffigurato coronato di alloro, pianta simbolo di vittoria, sotto la quale alcune leggende volevano che il dio fosse nato. Suoi attributi tipici erano l’arco e la cetra. Altro suo emblema caratteristico è il tripode sacrificale, simbolo dei suoi poteri profetici. Animali sacri al dio erano i cigni (simbolo di bellezza), i lupi, le cicale (a simboleggiare la musica e il canto), e ancora falchi, corvi e serpenti, questi ultimi con riferimento ai suoi poteri oracolari. E ancora il gallo, come simbolo dell’amore omosessuale, diversi, infatti, gli uomini di cui il dio s’innamorò. Altro simbolo di Apollo è il grifone, animale mitologico di lontana origine orientale. Come molti altri déi greci, Apollo possedeva numerosi epiteti, atti a riflettere i diversi ruoli, poteri e aspetti della personalità del dio stesso. Il titolo di gran lunga maggiormente attributo ad Apollo (e spesso condiviso dalla sorella Artemide) era quello

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Tempio di Apollo a Delfi (Grecia). di Febo, letteralmente “splendente” o “lucente”, riferito sia alla sua bellezza sia al suo legame con il sole (o con la luna nel caso di Artemide). Quest’appellativo venne mutuato e utilizzato anche dai romani. Altri epiteti del dio erano: Akesios o Iatros, dal comune significato di guaritore e riferiti al suo ruolo di protettore della medicina, in quanto padre di Esculapio. In questo senso, i romani gli diedero invece l’epiteto di Medicus, e un tempio della Roma antica era dedicato appunto all’Apollo Medico. Alexikakos o Apotropaeos, entrambi significanti “colui che scaccia - o tiene lontano - il male”. Un simile significato ha anche l’appellativo di Averruncus che gli diedero i romani. Questi appellativi si riferivano, oltre che al suo già citato ruolo di patrono dei medici, al suo potere di scatenare - e dunque anche di tener lontane - malattie e pestilenze. Aphetoros (dio dell’arco) e Argurotoxos (dio dall’arco d’argento), in quanto patrono degli arcieri e provetto tiratore lui stesso. I romani lo definivano invece Articenens, “colui che porta l’arco”. Archegetes, “colui che guida la fondazione”, in quanto patrono di molte colonie greche oltremare. Lyceios e Lykegenes, che possono essere sia un riferimento al lupo, animale a lui sacro, che alla terra di Licia, la regione nella quale alcune leggende riportavano che Apollo fosse nato. Loxias (l’oscuro) e Coelispex (colui che scruta i cieli) con riferimento alle sue capacità oracolari.

Musegete o Musagete , capo delle Muse. NASCITA Apollo nacque, come sua sorella gemella Artemide (Diana), dall’unione extraconiugale di Zeus (Giove) con Leto. Quando Era (Giunone) seppe di questa relazione, desiderosa di vendetta proibì alla partoriente di dare alla luce suo figlio su qualsiasi terra, fosse essa un continente o un’isola. Disperata, la donna vagò fino a giungere sull’isola di Delo, appena sorta dalle acque e, stando al mito, ancora galleggiante sulle onde e non ancorata al suolo. Essendo perciò Delo non ancora una vera isola, Leto poté darvi alla luce Apollo e Artemide. Altri miti riportano che la vendicativa Era, pur di impedirne la nascita, giunse a rapire Ilizia, dea del parto. Solo l’intervento degli altri déi, che offrirono alla regina dell’Olimpo una collana di ambra lunga nove metri, riuscì a convincere Era a desistere dal suo intento. I miti riportano che Artemide fu la prima dei gemelli a nascere, e che abbia in seguito aiutato la madre nel parto di Apollo. Questi nacque in una notte di plenilunio, che fu da allora il giorno del mese a lui consacrato. Ancora altri dicono che Era avesse mandato un serpente sulla Terra per seguire Leto tutta la vita impedendo così a chiunque di ospitarla e darle un rifugio. Leto vagò per molto tempo ma Poseidone, impietosito dalla sua situazione, lasciò che si rifugiasse in mare (dato che letteralmente non era terra) visto che lui, essendo il fratello di Zeus, poteva permettersi


LE IMPRESE DI APOLLO Poco più che bambino, Apollo si cimentò nell’impresa di uccidere il drago ctonio Pitone, confermando la sua origine di dio della guerra, reo di aver tentato di stuprare Leto mentre questa era incinta del dio. Apollo lo uccise presso la sua tana, situata nei pressi della fonte Castalia nei pressi di Delfi, città dove sarebbe poi sorto l’oracolo a lui dedicato. Per questo suo gesto, comunque, Apollo ricevette una punizione da Gea, madre del drago. Altre azioni che gli sono state attribuite dai miti durante la giovinezza, non furono così nobili: il dio sfidò il satiro Marsia (o, secondo altre fonti, venne da questi sfidato) in una gara musicale di flauto; in seguito alla vittoria, per punire l’ardire del satiro, che si era impudentemente vantato di essere più bravo di lui, lo fece legare a un albero e scorticare vivo. Un altro mito racconta invece come si vendicò terribilmente di Niobe, regina di Tebe, la quale, eccessivamente fiera dei suoi quattordici figli (sette maschi e sette femmine), aveva deriso Leto per averne avuti solo due. Per salvare l’onore della madre, Apollo, insieme con sua sorella Artemide, utilizzò il suo terribile arco per uccidere la donna e i suoi figli, risparmiandone solo due. GLI AMORI DI APOLLO Un giorno, Cupido, stanco delle continue derisioni di Apollo, che vantava il titolo di dio più bello, dio della poesia nonché un arciere migliore di lui, colpì il dio con una delle sue frecce d’oro, facendolo cadere perdutamente innamorato della ninfa Daphne. Allo stesso tempo però, colpì anche la ninfa, con una freccia di piombo arrugginita e spuntata, stregandola in modo che rifiutasse l’amore di Apollo e addirittura rabbrividisse per l’orrore alla sua vista. Perseguitata dal dio innamorato, la ninfa, piangendo e gridando, chiese aiuto al padre Penéo, dio dei fiumi, che la tramutò in una pianta di lauro, o alloro. Apollo pianse abbracciando il tronco di Daphne che ormai era un albero. Per questo il lauro divenne la pianta prediletta da Apollo con la quale era solito far ornare i suoi templi e anche i suoi capelli. Un altro dei miti più conosciuti rife-

riti al dio è quello della sua triste storia d’amore con il principe spartano Giacinto, mito narrato, fra gli altri, da Ovidio nelle sue Metamorfosi. I due si amavano profondamente, quando un giorno, mentre si stavano allenando nel lancio del disco, il giovane venne colpito alla testa dall’attrezzo lanciato da Apollo, spintogli contro da Zefiro, geloso dell’affetto tra i due. Ferito a morte, Giacinto non poté che accasciarsi tra le braccia del compagno che, impotente, lo trasformò nel rosso fiore che porta il suo nome, e con le sue lacrime tracciò sui suoi petali le lettere άί (ai), che in greco è un’esclamazione di dolore. Da ricordare che in questo mito viene svelata, nuovamente, la perfida personalità che talvolta riemerge dall’animo del Dio. Infatti, saputo che Tamiri, un altro pretendente alla compagnia di Giacinto (per inciso fu il primo uomo a innamorarsi di un individuo del suo stesso sesso) reputava di superare le muse nelle loro arti, il Dio, con estremo piacere andò dalle sue allieve per riferire tali parole. Le muse allora, privarono il povero Tamiri, reo di presunzione, della vista, della voce e della memoria. Un altro amore fu con Cassandra. Apollo per sedurre Cassandra, figlia del re di Troia Priamo, Apollo le promise il dono della profezia. Tuttavia, dopo aver accettato il patto, la donna si tirò indietro, rimangiandosi la parola data. Il dio allora, sputandole sulle labbra, le diede sì il dono di vedere il futuro, ma la condannò a non venir mai creduta per le sue previsioni.

tà del Sole. Il carro del Sole venne quindi sempre meno guidato e trasportato, e il mondo cadeva sempre più nelle tenebre. Allora, per un decreto di entità superiori, Apollo venne punito e la ninfa venne trasformata in un’ape regina. Fu così che la meschina ragione infranse il greve cuore del dio. Il figlio più noto di Apollo è però certamente Asclepio, dio della medicina presso i greci. Asclepio nacque dall’unione tra il dio e Coronide; quest’ultima però, mentre portava in grembo il bambino, si innamorò di Ischi e fuggì con lui. Quando un corvo andò a riferire l’accaduto ad Apollo, questi dapprima pensò a una menzogna, e fece diventare il corvo nero come la pece, da bianco che era. Scoperta poi la verità, il dio chiese a sua sorella Artemide di uccidere la donna. Apollo salvò comunque il bambino, e lo affidò al centauro Chirone, perché lo istruisse alle arti mediche. Come ricompensa per la sua lealtà, il corvo divenne inoltre animale sacro del dio, e venne dotato da Apollo del potere di prevedere le morti imminenti. In seguito Flegias, padre di Coronide, per vendicare la figlia diede fuoco al tempio di Apollo a Delfi, e venne per questo ucciso dal dio e scaraventato nel Tartaro.

MITOLOGIA & FOLKLORE

di sfidare Era.

Apollo amò anche una donna chiamata Marpessa, che era contesa fra il dio e l’umano chiamato Ida. Per dirimere la contesa tra i due, intervenne Zeus, che decise di lasciare la donna libera di decidere; questa scelse Ida, perché consapevole del fatto che Apollo, essendo immortale, si sarebbe stancato di lei quando l’avesse vista invecchiare. Secondo un altro mito, Apollo s’innamorò perdutamente della ninfa Melissa. Fu un amore profondo ed incondizionato, e il dio lasciò spazio soltanto alla fedele e totale devozione per la fanciulla piuttosto che adempiere ai suoi doveri da divini-

Fabiola Russo

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MITOLOGIA & FOLKLORE

Hera / Giunone

Nella mitologia greca Era o Hera era moglie di Zeus (Giove). A lei è dedicato il mese di giugno, il quale nome deriva proprio da Giunone. È la dea del matrimonio e delle fedeltà coniugale. La sua continua lotta contro i tradimenti del consorte diede origine al tema ricorrente della “Gelosia di Era” che rappresenta lo spunto per quasi tutte le leggende e gli aneddoti relativi al suo culto. La figura a lei corrispondente nella mitologia romana fu Giunone. I suoi simboli sacri erano la vacca ed il pavone. Veniva ritratta come una figura maestosa e solenne, spesso seduta sul trono mentre porta come corona il “polos”, il tipico copricapo di forma cilindrica indossato dalle dee madri più importanti di numerose culture antiche. In mano stringeva una melagrana, simbolo di fertilità e di morte usato anche per evocare, grazie alla somiglianza della sua forma, il papavero da oppio. Omero la definiva la Dea dagli occhi “bovini” per l’intensità del suo regale sguardo. Era, giustamente, molto gelosa dei continui tradimenti del marito, odiava soprattutto Eracle, suo figliastro. La natura umana dell’eroe portò Era a odiare tutto il genere umano: conosciuta come la più vendicativa degli dèi, spesso usava gli uomini come autori del suo volere distruttivo. Era sceglieva i suoi guerrieri spedendo loro delle piume di pavone, animale a lei sacro. Hera era figlia di Crono e Rea, sorella e poi moglie di Zeus, era considerata la sovrana dell’Olimpo. Appena nata, fu brutalmente ingoiata dal padre, che intendeva ucciderla. Come tutti i suoi fratelli fu restituita alla vita grazie a uno stratagemma ideato da Meti e attuato da Zeus. Fu allevata nella casa di Oceano e Teti, e poi nel giardino delle Esperidi (o, secondo altre fonti, sulla cima del monte Ida) sposò Zeus. Zeus amava segretamente Era già dal tempo in cui Crono regnava sui Titani, ma, come spesso accade ai giovani, non sapeva come fare a dichiararle il suo amore.

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Statua di Hera, II secolo d.C. Il nome “Era” potrebbe avere numerose diverse etimologie contrastanti l’una con l’altra. Una prima possibilità è di metterlo in relazione con “hora” (stagione), e di interpretarlo come “pronta per il matrimonio”. Alcuni studiosi ritengono che possa significare “padrona” intendendolo come un derivato femminile della parola “heros” (signore). C’è chi propone che significhi “giovane vacca” o “giovenca”, in conformità con il comune epiteto a lei riferito di “Boopis (greco: “βοπις” - dall’occhio bovino). La voce “E-Ra” è comunque già presente nelle più antiche tavolette micenee. Tutto questo indica però che, a differenza di quanto accade per altri dèi greci come Zeus e Poseidone, l’origine del nome di Hera non può essere ascritta con sicurezza né alla lingua greca né in genere ad una lingua indoeuropea. Alcuni aspetti del suo culto sembrano suggerire che Hera sia in realtà una figura sopravvissuta, con alcuni adattamenti, da antichi culti minoici e pelasgici e si rifaccia ad una “gran-

de dea madre” adorata in quelle culture. L’importanza di Hera fin dall’età arcaica è testimoniata dai grandi edifici di culto che vennero realizzati in suo onore. Il suo culto fu particolarmente vivo nel suo santuario che si trovava tra le città-stato micenee di Argo e Micene, dove si tenevano le celebrazioni in suo onore chiamate Heraia. L’altro principale centro dedicato al suo culto si trovava nell’isola di Samo. Templi dedicati ad Era sorgevano anche ad Olimpia, Corinto, Tirinto, Perachora e sulla sacra isola di Delo. Nella Magna Grecia si ricordano per importanza il tempio di Hera a Paestum (Sicilia, che per lungo tempo fu creduto essere il tempio di Poseidone), quello ad Agrigento (Sicilia), quello situato sul promontorio di Capo Colonna a Crotone (Calabria, dove restano le fondamenta del tempio e una colonna a strapiombo sul mare) e quello a Metaponto (Basilicata).


Sull’isola Eubea ogni sessant’anni si celebravano le Grandi Dedalee, dei riti dedicati ad Era. FIGLI DI HERA I figli legittimi nati dalla sua unione con Zeus sono Ares, Ebe (la dea della giovinezza), Eris (la dea della discordia) ed Ilizia (protettrice delle nascite). Alcuni autori ancora aggiungono a questa lista i Cureti e anche le tre Cariti. Hera, resa gelosa dal fatto che Zeus era diventato padre di Atena senza di lei (infatti l’aveva avuta da Metide), decise di per ripicca di mettere al mondo Efesto senza la collaborazione del marito. Entrambi però rimasero disgustati al vedere la bruttezza di Efesto e lo scagliarono giù dall’Olimpo. Una leggenda alternativa dice che Era mise al mondo da sola tutti i figli che tradizionalmente sono attribuiti a lei e Zeus, e che lo fece semplicemente battendo il suolo con la mano, un gesto di grande solennità nella cultura greca antica. Efesto si vendicò del rifiuto subito dalla madre costruendole un trono magico che, una volta che ella vi si sedette, non le permise più di alzarsi. Gli altri dèi pregarono più volte Efesto di tornare sull’Olimpo e liberarla, ma egli rifiutò ripetutamente. Allora Dioniso lo fece ubriacare e lo riportò sull’Olimpo incosciente, trasportandolo con un mulo. Efesto accettò di liberare Era, ma solo dopo che gli fu concessa in moglie Afrodite. Hera era la matrigna dell’eroe Eracle, nonché la sua principale nemica. Quando Alcmena era incinta di Eracle, Era tentò di impedirne la nascita facendo annodare le gambe della puerpera. Fu salvata dalla sua serva Galantide che disse alla dea che il parto era già avvenuto, facendola desistere. Scoperto l’inganno,

Tempio di Hera, a Metaponto (Basilicata). Era trasformò Galantide in una donnola per punizione. Quando Eracle era ancora un bambino, Era mandò due serpenti ad ucciderlo mentre dormiva nella sua culla. Eracle però strangolò i due serpenti afferrandoli uno per mano, e la sua nutrice lo trovò che si divertiva con i loro corpi come fossero giocattoli. Una descrizione dell’origine della Via Lattea dice che Zeus aveva indotto con l’inganno Era ad allattare Eracle: quando si era accorta di chi fosse, l’aveva strappato via dal petto all’improvviso e uno schizzo del suo latte aveva formato la macchia nel cielo che ancor oggi possiamo vedere (un’altra versione afferma che fu Ermes ad avvicinare Eracle al seno di Era, che era addormentata, per fargli bere il latte benedetto. A causa di un morso di Eracle, però, la dea si sveglio e, per togliere il seno di bocca ad Eracle, cadde una goccia del suo latte formando la Via Lattea). Era fece in modo che Eracle fosse costretto a compiere le sue famose imprese per conto del re Euristeo di Micene e, non contenta, tentò anche di renderle tutte più difficili. Quando l’eroe stava combattendo contro l’Idra di Lerna lo fece mordere ad un piede da un granchio, sperando di distrarlo. Per causargli ulteriori problemi, dopo che aveva rubato la mandria di Gerione, Era mandò dei tafani per irritare e spaventare le bestie, quindi fece gonfiare le acque di un fiume in modo tale che Eracle non potesse più guadarle con la mandria, costringendolo a gettare nel fiume enormi pietre per renderlo attraversabile. Quando finalmente

riuscì a raggiungere la corte di Euristeo, la mandria fu sacrificata in onore di Era. Euristeo avrebbe voluto sacrificare alla dea anche il Toro di Creta, ma Era rifiutò perché la gloria di un simile sacrificio sarebbe andata di riflesso anche ad Eracle che l’aveva catturato. Il toro fu così lasciato andare nella piana di Maratona diventando famoso come il Toro di Maratona. Alcune leggende dicono che Era alla fine si riconciliò con Eracle, dato che l’aveva salvata da un gigante che tentava di stuprarla, e gli concesse anche come moglie sua figlia Ebe.

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Nella cultura greca classica, gli altari venivano costruiti a cielo aperto. Era potrebbe essere stata la prima divinità a cui fu dedicato un tempio dotato di un tetto chiuso, che fu eretto circa nell’800 a.C. a Samo, e fu successivamente sostituito dall’Heraion, uno dei templi greci più grandi in assoluto. I santuari più antichi, per i quali vi sono meno certezze circa la divinità a cui erano dedicati, erano realizzati secondo un modello Miceneo chiamato “casa-santuario”.

LA GELOSIA DI HERA ECO Una volta, Zeus convinse una ninfa di nome Eco a distrarre Era dai suoi amori furtivi. Quando Era scoprì l’inganno condannò la ninfa a non aver più una voce propria e a poter, da allora in poi, soltanto ripetere le parole altrui. LATONA Quando Era venne a sapere che Latona era incinta e che il padre era Zeus, con un incantesimo impedì a Latona di partorire facendo sì che ogni terra ove si recasse risultasse ostile nei suoi confronti. Latona trovò l’isola galleggiante di Delo, che non era né terraferma né una vera e propria isola ed era troppo inospitale per poterla peggiorare. Su questa partorì mentre veniva circondata da cigni. In segno di gratitudine Zeus fissò Delo, che da allora fu sacra ad Apollo, con quattro pilastri. Vi sono anche altre versioni della storia. In

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una di queste Era rapì la figlia Ilizia, la dea della nascita, per impedire a Latona di cominciare il travaglio, ma gli altri dèi la costrinsero a lasciarla andare. Alcune leggende dicono che Artemide, nata per prima, aiutò la madre a partorire Apollo, mentre un’altra sostiene che Artemide, nata il giorno precedente sull’isola Ortigia, aiutò la madre ad attraversare il mare fino a giungere a Delo per mettere al mondo il fratello.

addormentando il gigante dai cento occhi grazie al suono del suo flauto e poi tagliandoli la testa. Era prese gli occhi del gigante e, per onorarlo, li pose sulle piume della coda del pavone, il suo animale sacro. Quindi mandò un tafano a tormentare Io, che cominciò a fuggire per tutto il mondo conosciuto, fino a giungere in Egitto dove, dopo aver partorito il figlio Epafo, riacquistò forma umana.

CALLISTO E ARCADE Callisto, una ninfa che faceva parte del seguito di Artemide, fece voto di restare vergine, ma Zeus si innamorò di lei e assunse l’aspetto di Apollo (secondo altre versioni di Artemide stessa) per adescarla e sedurla. Era allora, per vendicarsi del tradimento, trasformò Callisto in un’orsa. Tempo dopo Arcade, il figlio che Callisto aveva generato con Zeus, quasi uccise per errore la madre durante una battuta di caccia e Zeus, per proteggerli da ulteriori rischi, li mise in cielo trasformandoli in costellazioni.

LAMIA Lamia era una regina della Libia della quale Zeus si era innamorato. Era per vendicarsi trasformò la donna in un mostro, ed uccise i figli che aveva avuto da Zeus. Una diversa versione della leggenda dice che Era le uccise i figli e Lamia si trasformò in un mostro per il dolore. Lamia venne anche colpita da Era con la maledizione di non poter mai chiudere gli occhi, in modo che fosse per sempre condannata a vedere ossessivamente l’immagine dei suoi figli morti. Zeus, per consentirle di riposare, le concesse il potere di cavarsi temporaneamente gli occhi e poi rimetterli al loro posto.

SEMELE E DIONISO Dioniso era figlio di Zeus e di una mortale. Era, gelosa, tentò di uccidere il bambino mandando dei Titani a fare a pezzi Dioniso dopo averlo attirato con dei giocattoli. Nonostante Zeus fosse riuscito infine a scacciare i Titani con i suoi fulmini, erano riusciti a divorarlo quasi tutto e ne era rimasto solo il cuore salvato, a seconda delle versioni della leggenda, da Atena, Rea, o Demetra. Zeus si servì del cuore per ricreare Dioniso, ponendolo nel grembo di Semele (per questo Dioniso diventò conosciuto come “il due volte nato”). Le versioni della leggenda sono comunque molte e varie. IO Giunone ed Argo - Peter Paul Rubens - 1620 - Wallraf-Richartz Museum, ColoniaUn giorno Era stava per sorprendere Zeus con una delle sue amanti, chiamata Io, ma Zeus riuscì ad evitarlo all’ultimo, trasformando Io in una giovenca bianca. Era, tuttavia, ancora insospettita, chiese a Zeus di darle la giovenca in dono. Una volta ottenutala, Era la affidò alla custodia del gigante Argo, perché la tenesse lontana da Zeus. Il re degli dèi allora ordinò ad Ermes di uccidere Argo, cosa che il dio fece

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Dioniso Pasitea - Una delle Grazie Dal seme di Crono spalmato su due uova Tifone – Mostro

GERENA Gerana era una regina dei Pigmei che si vantò di essere più bella di Era. La dea, furibonda, la trasformò in una gru e proclamò solennemente che gli uccelli suoi discendenti sarebbero stati in eterna lotta contro il popolo dei Pigmei. GLI AMORI DI HERA Sebbene Era fosse un dea crudele e vendicativa nei confronti delle amanti segrete di Zeus, ella stessa non aveva comunque acconsentito a rimanere per sempre fedele al marito. Si racconta, infatti, che la dea ebbe anche altre relazioni, con mortali o anche con divinità, da cui generò alcuni figli. Riportiamo infine una lista che riguardano gli amori più conosciuti della dea: Miriade Crono Efesto - Fabbro degli dèi Eurimedonte - Gigante Prometeo - Titano, punito da Zeus Issione - Re dei Lapiti Centauro, eponimo dei Centauri o gli stessi Centauri

Angelo


Il Solstizio d’Estate dai più conosciuto col nome di Litha, dalla Wica Italica è denominato Sol Invictus in onore alla potenza solare. E’ un Sabbat considerato di grande magia, giorno molto potente, la notte più corta dell’anno, dove gli incantesimi e la magia hanno grande potere. Un giorno rigenerativo per eccellenza, dove il Dio insieme alla Dea vivono il culmine della loro unione e passione. È considerato un punto di svolta dell’anno come il Solstizio d’inverno. Se il Solstizio invernale ci avviava all’estate, questo ci avvia all’inverno, e ci si inizia a preparare da oggi con i riti rigeneranti per poter affrontare con forza il ciclo della sacra Ruota. A Beltane (la notte fra il 30 aprile e il 1 maggio) il potere della natura è stato al suo apogeo, il Dio e la Dea si sono simbolicamente uniti, portando la vita e la fertilità nel mondo. Tale apogeo trova culmine proprio in questo Sabbat (il Dio è visto come un uomo maturo). Si usa celebrare questo Sabbat con danze e fuochi proprio per onorare la forza energetica del sole.

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Sabbat del Solstizio d’Estate Quest’anno il Solstizio avverrà mercoledì 20 giugno alle ore 00:08 am. E’ questo il giorno più lungo dell’anno e da qui le ore di luce cominceranno inevitabilmente a diminuire. Una volta, per mancanza di strumenti di precisione, il solstizio era celebrato intorno al 24 giugno, giorno di San Giovanni, perché secondo i nostri sensi il sole appare più forte in questi giorni. Oggi invece si sa che il solstizio avviene a seconda degli anni tra il 20 e il 21 giugno. Come abbiamo accennato è un giorno magico, molto ricco di energie, specie per le erbe che in questo periodo hanno la massima concentrazione di poteri balsamici. Quindi è un ottimo momento per raccoglierle. COME ADDOBBARE L’ALTARE: Con rami di verbena e iperico, fiori di campo, frutta, un mazzo di spighe, cristalli, nastri gialli e dorati, monete dorate. Il colore è il bianco.

Sabrina

Luna di Maggio

Il nome è di questa luna piena è del Fiore, esso è assimilato ai fiori che coprono le piante e i campi, fattore che caratterizza questo periodo.

La luna sarà piena domenica 6 maggio alle ore 05:35 am. Nel Sabbat di Beltane (30 aprile) si è festeggiato l’unione tra il Dio e la Dea. Il potere della Dea aumenta, e aiuta a concretizzare qualsiasi lavoro spirituale intrapreso e ciò prosegue con questo Esbat. Maggio si apre con Beltane, il Sabbat dell’abbondanza che segna il ritorno della stagione calda e della fertilità. Questo è per antonomasia il mese dei sapori, del piacere e degli

amori. Il nome di questa lunazione è “della foresta”, che è anche il nome che prende la luna nuova (di aprile), esso si riferisce alle foreste e boschi ricoperti di fiori e pieni di animali, ma in general è una lunazione che si rifà al “risveglio” degli animali, delle piante e in genere della natura tutta. Il ciclo vegetale è quindi nel pieno della fioritura e già si prepara a dare i frutti, tutta la natura è in fase espansiva. E così la natura, in questo tripudio di fiori, profumi e colori, ci seduce con la sua abbondanza. Su un piano spirituale si celebra la più sacra tra tutte le nozze, quella tra il Dio Sole e la Dea Terra, da cui scaturisce il sostentamento (mate-

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riale e spirituale) per tutti gli esseri viventi. Per tutti è un invito ad aprirsi, a saper riconoscere e godere delle gioie e soddisfazioni della vita, connettendosi con il senso di abbondanza e pienezza di cui la natura è il più evidente riflesso. Come sempre in auto vi è la meditazione.

Luna

Luna di Giugno Il nome di questa luna piena è “del miele” esso è assimilato alle api che producono più miele, fattore che caratterizza questo periodo. È un momento ricco nella natura, e dedicato ai cambiamenti in positivo. La luna piena sarà lunedì 4 giugno alle ore 13:11 pm. Questa è anche la III luna piena dell’anno dopo l’equinozio di primavera. Il nome di questa lunazione è “della ricchezza” ed è la III° dopo l’equinozio di primavera (iniziata il 21 maggio con la luna nuova che prende lo stesso nome della lunazione), questa va a simboleggiare l’abbondanza cella terra, con tutte le valenze legate alla fecondità e alla fertilità. La luna di Giugno è una luna allegra, espansiva, aperta ai cambiamenti, in sintonia con la stagione e con i ritmi della natura, che in questa fase dell’anno è all’apice della sua fase espansiva: le ore di luce ormai sono al massimo, regalandoci giornate lunghissime in cui godere del calore estivo. È un Esbat che invita a prenderci le nostre responsabilità. Manca poco per il Solstizio d’Estate (20 giugno). Come per il Solstizio questa Luna sottolinea l’importanza delle erbe infatti moltissime piante raccolte in questo periodo si crede che abbiano poteri quasi “miracolosi”, e le nove erbe caratteristici di questa fase dell’anno, che vengono usati per

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SIMBOLI DELL’ESBAT DELLA LUNA DEL FIORE: Piante: sambuco,rosa, artemisia, timo, millefoglie. Colori: verde, marrone, rosa Fiori: mughetto, digitale, rosa, ginestra Profumi: rosa, sandalo Pietre: smeraldo, malachite, ambra, cornalina Alberi: biancospino Animali: gatti, lince, leopardo

bruciare e preparare infusi sono: la Ruta, la Verbena, il Vischio, la Lavanda, il Timo, il Finocchio, la Piantaggine, l’Artemisia e l’Iperico. All’iperico, dal color giallo-sole, gli si attribuisce il buon umore, il potere di antidepressivo naturale, ha sempre goduto di grandissima considerazione. Si riteneva infatti che, se raccolta a mezzogiorno del solstizio d’estate, fosse capace di guarire molte malattie, mentre le sue radici raccolte a mezzanotte avevano una valenza protettiva. In questo Esbat Fuoco ed acqua si utilizzano per onorare il Dio e la Dea simboleggiando il momento in cui si passano lo scettro, poiché dal solstizio d’estate in avanti la luce inizia a

decrescere mentre la notte diventa impercettibilmente già più lunga. E’ questo un buon tempo anche per le divinazioni e le magie domestiche, i piccoli e grandi riti protettivi legati all’elemento fuoco e all’energia del sole. Per vivere meglio questo Esbat della Luna del Miele si consiglia una serata di meditazione e di riti rigenerativi.

Arved


OLTRE LA SOGLIA

ALMANACCO

Maggio/Giugno 2012 EVENTI 6 giugno - Secondo ed ultimo transito solare, in questo secolo, del pianeta Venere. 8 giugno - 1º luglio: in Polonia e Ucraina si svolge il campionato europeo di calcio.

LA LUNA NUOVA Si tratta di un momento buio e oscuro, il momento della fine simbolica della Dea, che però nel contempo si prepara a rinascere. E’ come se fosse chiusa in un bozzolo, pronta a schiudersi alla nuova vita come vergine. Può quindi considerarsi la prima fase della rinascita. È il momento ideale per meditare o compiere viaggi sciamanici, per coltivare la nostra spiritualità e il nostro potere. In questa fase d’inizio si possono operare rituali di ringraziamento agli déi, di iniziazione e di preparazione per i nuovi inizi.

IL SOLE NEI SEGNI Il Sole nei Gemelli 20 maggio ore 15h15m Il Sole nel Cancro 20 giugno ore 23h 08m 21 aprile / 20 maggio – TORO 21 maggio / 21 giugno – GEMELLI 22 giugno / 22 luglio – CANCRO

PROVERBI SOLSTIZIO Mercoledì 20 Giugno SOLSTIZIO D’ESTATE ore 00:08

FASI LUNARI MAGGIO 06 Mag, ore 12 Mag, ore 21 Mag, ore 28 Mag, ore

05:35 23:46 01:47 22:16

Luna Piena Ultimo quarto Luna Nuova Primo quarto

GIUGNO 04 Giug, 11 Giug, 19 Giug, 27 Giug,

13:11 12:41 17:02 05:30

Luna Piena Ultimo quarto Luna Nuova Primo quarto

ore ore ore ore

MAGGIO L’acqua di maggio alle donne rende omaggio. Se piove per il 1, il povero non ha bisogno del ricco. Maggio, fiori e rose odorose. Se a maggio c’è pioggia e vento, va bene per la fava ed il frumento. Maggio fresco e ventoso rende l’anno copioso. Maggio ortolano, molta paglia e poco grano. Se maggio si rivolta viene aprile un’altra volta. L’acqua di maggio rende ricco il villaggio. Per il 25 il frumento ha fatto il grano. GIUGNO Se piove per l’11, l’uva bianca se ne va. Per l’11, la falce è nel prato. Giugno, ciliegie a pugno. Giugno piovoso, il mugnaio a riposo. Giugno porta grano in scorta. Per il 30, taglia il fieno e la paglia. Giugno, falce in pugno. Giugno freddino, povero contadino.

Leron

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OLTRE LA SOGLIA

La voce delle stelle Inviate le vostre richieste a oltrelasoglia@live.it. Un caro saluto a tutti i lettori, ai quali in questo numero parlerò di due segni a me molto cari il Toro e i Gemelli, terra e aria… in attesa del fuoco estivo!! Buona lettura da Astrosibilla!

TORO

Costellazione del Toro TORO 21 aprile – 20 maggio Il Toro è il primo segno di terra dello zodiaco. Siamo all’inizio di un percorso di benessere materiale, di concretezza e di solidità. Sono persone molto resistenti, pazienti e tenaci e applicandosi con costanza riescono ad ottenere qualsiasi obbiettivo si pongono davanti. Amo molto questo segno zodiacale. Sono premurosi negli affetti, a volte un po’ prepotenti, ma una volta che ti danno il loro affetto è per sempre. Amano godere dei piaceri della vita a 360°. In famiglia sono moderati e tradizionalisti. Non sono pigri, come solitamente si crede. Parliamo di persone disciplinate e controllate che premeditano ogni loro azione. Nei sentimenti sono possessivi, molto sensuali e passionali. Le decisioni vengono prese con calma, il Toro non teme l’attesa, anzi piu’ una scelta è ponderata e migliore ne sarà la riuscita. Ma se vi innamorate di un Toro... che fare? Occorre avere molta pazienta per-

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ché è un segno che si innamora lentamente. Non ama rischiare e fare scelte avventate. Meglio se si tratta di un amico di vecchia data o di una presentazione fatta da qualcuno di fidato. E’ un segno molto legato ai piaceri dei sensi, quindi va preso per la gola in modo quasi letterale. Essere ottimi cuochi è certamente un vantaggio. Altrimenti i fiori, i profumi ed ogni genere di cose gradevoli hanno un buon effetto su di lui. Anche un massaggio potrebbe farlo sciogliere definitivamente. Ama molto i regali e non ama i cambiamenti improvvisi. Se bisogna fargli capire il nostro sentimento è sempre bene parlargli chiaramente perché non è molto attento alle allusioni o ai segnali. Personaggi famosi: Karl Marx, Sigmund Freud, Elisabetta II d’Inghilterra, Rodolfo Valentino, Al Pacino, George Cloneey, Silvana Mangoni, Tommaso Dore.

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OLTRE LA SOGLIA

GEMELLI

Costellazione dei Gemelli GEMELLI 21 maggio – 21 giugno Aria, aria, meravigliosa aria… ecco il segno più’ inafferrabile dello zodiaco, il più irrequieto, curioso, intelligente e attivo. Non si accontenta di una vita facile e stabile, lui ha sete di conoscenza illimitata. Riesce ad adattarsi a qualsiasi situazione della vita grazie alla sua elasticità. Ha una grande necessità di comunicare e il relazionarsi agli altri è per lui un continuo banco di prova. Del resto riesce, grazie a diplomazia, dialettica e disinvoltura, ad adattarsi a qualsiasi ambiente. Proiettando la sua energia in molteplici direzioni, il rischio che corre e di lasciare cose incompiute. Negli affetti, il gemelli puro, è piuttosto superficiale, anche se un rapporto stabile è quello che gli serve per avere un punto di appoggio sicuro. Il gemelli anche in età adulta sarà un eterno Peter Pan, un fanciullino irrequieto sempre desideroso di nuove conoscenze ed esperienze. Ve lo dico da gemelli …. Siamo irresistibili!!

Come conquistarli… E’ semplice, ci troviamo di fronte al segno che più di tutti ha desiderio di giocare, quindi dovete semplicemente farli divertire, scherzando e prendendoli anche un po’ in giro. Deve essere un corteggiamento leggero e simpatico, senza prendersi troppo sul serio. Troppo fiato sul collo li fa scappare. La cosa più importante è lo stimolo intellettuale, il Gemelli ha bisogno di qualcuno che condivida i suoi interessi e sia in grado di stimolarne di nuovi. Cerca qualcuno che sia spiritoso e brillante, ha orrore della scarsa intelligenza e della noia. Per conquistarlo bisogna dimostrare un sincero interesse per i suoi mille hobby o dedicarsi, a propria volta, a tantissime cose in grado di suscitare la sua curiosità. Leggere molto e sapere un po’ di tutto è un buon punto di partenza. Non ama le maniere troppo impostate, ama la semplicità. Personaggi famosi: Dante Alighieri, Francesco Vox , Sibilla Astro, Johnny Depp, Mike Bongiorno, Pippo Baudo. Astrosibilla

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OLTRE LA SOGLIA

E col proseguire del nostro cammino fra le magiche lame dei tarocchi ecco che in questo numero incontreremo l’Appeso, la Morte, la Temperanza e il Diavolo. Leggete con attenzione per poter scoprire che dietro una simbologia apparentemente negativa si cela un lato inaspettatamente positivo.

L’Appeso

L’Appeso, opera di Francesco Voce

E’ l’arcano che ritengo maggiormente affascinante. Un uomo è legato a testa in giù . Egli è in una posizione piuttosto scomoda, non può fare alcun movimento. Si tratta di un volontario processo di iniziazione a cui l’uomo si è sottoposto. A volte per capire quale sia la cosa migliore, occorre attraversare un periodo di privazioni e sacrificio. Questa è la missione dell’impiccato. Solo il suo pensiero è attivo. Proprio attraverso questa fase, la sua mente elabora e crea. Il suo spirito è libero di lavorare all’interno, su di sé, nel profondo della sua anima. Questa lama si ispira al dio Odino, della mitologia nordica. Odino sacrificò un occhio pur di bere alla magica fonte Mìmir, che zampillava fra le radici dell’albero cosmico Yggdrasil e lì rimase appeso capovolto. Grazie a tale sacrificio apprese l’arte di interpretare le Rune.

La Morte La Lama del cambiamento, della fine e della rigenerazione intesa come purificazione. Questo Arcano indica la fine di qualcosa. Questo non è il momento per costruire, ma per distruggere. Che lo si voglia o no, deve avvenire un cambiamento, e questo cambiamento verrà innescato dalla possente energia distruttiva dell’Arcano n. 13. Bisogna essere pronti a lasciare andare tutto ciò che è inutile, superfluo, non essenziale. Bisogna accettare l’inevitabile trasformazione, ripulirsi delle scorie del passato e confidare nella eventuale rinascita.

La Morte, opera di Francesco Voce

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OLTRE LA SOGLIA

La Temperanza Questa lama indica moderazione, armonia e guarigione. In questa fase avviane la purificazione dell’individuo. L’angelo raffigurato in questo Arcano porta protezione e purificazione, equilibrio e armonia. Le sue virtù sono la moderazione e la prudenza. Questa carta ci insegna che a volte il giusto approccio non è la forza, ma la dolcezza. Il travaso del liquido da una coppa all’altra simboleggia l’opportunità di riconciliare le energie che sono in opposizione. Questo è il momento per mettere insieme, integrare e mettere in sinergia persone, situazioni, opportunità.

La Temperanza, opera di Francesco Voce

Il Diavolo Si sta vivendo un momento di schiavitù, di dipendenza e di illusione. Abbiamo nemici intorno e siamo nell’oscurità. Il Diavolo simboleggia tutte le catene che ci rendono prigionieri e ci privano della nostra libertà. Lui è il nemico, che si manifesta nella nostra vita sotto forma di individui malvagi, ostacoli, problemi. Più spesso, tuttavia, il Nemico è dentro di noi, alimenta la paura e cerca di sottomettere il nostro coraggio. Ci rende schiavi e dipendenti: da sostanze, persone, pensieri negativi. Le possibilità di fuga dalla prigione in cui ci troviamo esistono, se si riesce a mantenere la fiducia in sé stessi.

Il Diavolo, opera di Francesco Voce

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CUCINA Mouse al Limone

La Mousse al limone è un dolce ideale per la stagione primaverile: fresco ma non troppo, fragrante e velocissimo da preparare! Se preferite il gusto delle arance potete provare la stessa ricetta sostituendo il succo di limone, e la guarnizione è a piacere, con pezzettini di frutta o scorza di agrumi… Porzioni 4 Tempo di preparazione 20 minuti e poi raffreddare in frigo INGREDIENTI 300 ml di panna da montare 1 limone, succo e scorza grattugiata 60g di zucchero semolato 2 albumi d’uovo

PREPARAZIONE Mettete la panna, la scorza di limone e lo zucchero in una grande ciotola e sbattete tutto fino a quando il composto comincia ad addensarsi. Aggiungete il succo di limone e montate di nuovo fino a quando il composto non si addensa ulteriormente, senza che sia troppo duro altrimenti non riuscirete ad aggiungere gli albumi. Montate gli albumi e aggiungeteli al composto di limone. Mettete la mousse di limone in 4 bicchieri e lasciate raffreddare in frigo. Decorate con la vostra marmellata preferita e con la scorza, se vi piace.

Luna

Pasta di Primavera

Questo è un primo veloce, leggero, sfizioso e colorato. Almeno tre colori nel piatto per far mangiare anche gli occhi e stare meglio (così dicono gli esperti...) INGREDIENTI (per 2 persone): 140 g di pasta 3 zucchine 1 cipollina piccola 1 cucchiaio di salsa dolce piccante ai peperoni Lazzaris mezza mozzarella olio, sale, pepe, origano

PREPARAZIONE: Soffriggere la cipolla tritata in un cucchiaio di olio evo. Lavare le zucchine e tagliarle a julienne, saltarle in padella con la cipolla per una decina di minuti. Nel frattempo cuocere la pasta in acqua bollente e salata. Aggiungere alle verdure la salsa di

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peperoni, l’origano e regolare di sale e pepe. Scolare la pasta qualche minuto prima della cottura al dente, e versarla in una pirofila oleata e condirla con le verdure. Aggiungere la mozzarella tagliata a pezzi e passare in forno già caldo a 200° per dieci minuti.

Piero


INGREDIENTI 1 cipolla gossa 250 ml di brodo di dado 3 cavoli sale 1 peperone verde 2 cucchiaini di coriandolo macinato 1/2 cucchiaino di curcuma cannella 400 g di pomodori pelati 100 g di ceci 1 cucchiaio di uva passa 1 cucchiaio di succo di limone

PREPARAZIONE In una padella rosolate la cipolla con un po’ di olio poi aggiungete 200 ml di acqua calda in cui avrete sciolto il dado, aggiungete il cavolo, spruzzate con un po’ di sale e rosolate per 10 minuti. Aggiungete il peperone tagliato a striscette e le spezie, rosolate per un altro minuto. Mescolate nella stessa casseruola i pomodori, i ceci precotti e l’uvetta e fate cuocere per 15 minuti. Condite con limone e sale e servite su un letto di riso.

CUCINA

Stufato di Verdure

Adriana

Crostata alle Fragole INGREDIENTI Per la base 200 g di farina 00 85 g zucchero 85 g burro 3 uova 1 cucchiaino di lievito per dolci scorza di limone Crema pasticcera Per bagnarla 1 tazzina di caffè Per decorare la superficie fragole fresche 1 confezione di gelatina per dolci

PREPARAZIONE Mettere il burro in una terrina e lasciarlo sciogliere a temperatura ambiente poi amalgamarlo con lo zucchero fino ad ottenere un composto liscio, aggiungere poi le uova e la scorza di limone grattugiata. Amalgamare per bene il tutto poi aggiungere la farina e per ultimo il lievito. Versare la base in uno stampo per crostata da 25 cm e infornare per 20 minuti circa. Sfornare, lasciare raffreddare e sformare su un piatto da portata. Allungate il caffè con un po’ d’ acqua, aggiungere un po’ di zucchero , amalgamare e bagnare con esso la superficie della base, inumidendola per bene. Preparare la crema pasticcera seguendo la ricetta, lasciarla raffreddare poi versarla sulla base livellandola bene. Lasciare riposare per qualche minuto. Mondare, lavare e tagliare a fette le fragole poi sistemarle sulla crema pasticcera. Preparare la gelatina e con essa ricoprire la crostata ottenuta.

Adriana

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CREATIVITA’ SERGEJ SERGEEVIC SOLOMKO Dedichiamo questa sezione a Sergej Sergeevic Solomko, un artista russo del secolo scorso oggi dimenticato che secondo il nostro parere merita di essere riscoperto. Sergej Sergeevic Solomko (San Pietroburgo 1867 - Parigi 1928) fu un pittore, artista, grafico e acquarellista russo. Nato il 10 agosto 1967 a San Pietroburgo in una famiglia benestante, il cui padre era generale. Studiò pittura, scultura e architettura a Mosca (1883 - 1887), successivamente ritornò a San Pietroburgo (1887 - 1910), per poi stabilirsi a Parigi (1910 - 1928). Interessanti sono i suoi dipinti ad acquerello con tematiche storiche e allegoriche, ma anche scene di vita e illustrazioni di alcune fiabe russe. Un’aspetto importante della creatività di Solomko è l’allegoria e il simbolismo che lui usa nelle sue opere. Simbolismo innovativo per la Russia dell’epoca, essendo l’arte russa sempre stata caratterizzata da un realismo ideale. Solomko ha lavorato per molte riviste, ha illustrato le opere di Pushkin, Lermontov, Gogol. Ha lavorato per la fabbrica di porcellana imperiale e creato miniature per il famoso gioielliere Fabergé. Il suo lavoro ha suscitato antipatia estrema da parte dei critici d’arte contemporanea e storici dell’arte sovietici. Il mondo delle immagini, create dall’artista può o non può piacere, ma sarebbe ingiusto negargli il titolo d’artista. Molti soggetti delle opere di Solomko traevano ispirazione da episodi del regno della dinastia dei Zar dei Romanov. Purtroppo l’avvento della rivoluzio-

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ne nel 1905, la Rivoluzione d’Ottobre e lo scoppio della prima guerra mondiale penalizzarono Solomko perché i suoi lavori erano alquanto distanti dagli avvenimenti e mutamenti sociali di quel periodo. Così l’artista fu criticato e presto dimenticato. Nel 1910 a seguito di un’eredità Solomko si trasferì a Parigi (in via D’Enfer Rochereau, 75-77), qui continuò a dipingere acquerelli e libri illustrati. Creò una serie di cartoline con tematiche riferite all’antichità russa, pubblicati presso l’editore Lapin. Nel 1921 partecipò alla mostra degli “Artisti dell’Accademia Imperiale di Belle Arti di Pietrogrado” (San Pietroburgo). I suoi ultimi lavori furono le illustrazioni per i “Trofei” libro di J.M. Hérédia (1927). A causa di una grave malattia Solomko morì il 2 febbraio 1928 in Francia a Sainte-Geneviève-desBois, un comune vicino Parigi, dove è tutt’ora sepolto.

Sergej Sergeevic Solomko

Francesco Voce


CREATIVITA’ DONNA PERSIANA CHE TESSE S. Solomko

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CREATIVITA’ 61

BACCO S. Solomko


CREATIVITA’ DIVINITA’ DEI BOSCHI S. Solomko

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CREATIVITA’

SALOMONE S. Solomko

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L’AMMIRAZIONE DELLA BELLEZZA S. Solomko


RECENSIONI & POST-IT LA SCARZUOLA - Un Santuario dimenticato Autore: Andrea Armati Editore: Eleusi Edizioni 50 pagine illustrate a colori (17 x 24 cm) Prezzo di copertina: € 10,00 Codice ISBN: 978-88-903884-5-3 Un’indagine tra agiografie e reperti archeologici attraverso il giardino esoterico della Scarzuola per venire a capo delle sue origini più antiche e pagane. Libro illustrato a colori, con un approfondimento sull’enigmatico affresco del san Francesco in levitazione. Un’incisione sull’anta di una porta del convento datata 1738 e curiosamente sopravvissuta alla censura moralizzatrice dei superiori. Autore un frate ignoto che incise su legno una caricatura goliardica di san Francesco vestito da giullare, coppa di vino brandita e testicoli ben in vista. Se fossimo delle guide morigerate liquideremmo lo schizzo come una trovata di pessimo gusto fatta da un minore che non sapeva come trascorrere il tempo, e invece no. Dietro questo graffito c’è molto più che l’azzardo di un fratino scostumato, tanto da farci tornare alla mente una setta che ha terrorizzato per secoli i generali dell’ordine francescano: i fraticelli...” Scopritelo leggendo il libro…

10.500 a.C. - Archeologia proibita. Storia segreta della

razza umana

Autori: di Cremo Michael A. Thompson Richard L Le origini dell’uomo moderno sono dawero così recenti? La teoria dell’evoluzione è così scientificamente documentata e inattaccabile? Una recente interpretazione archeologica dimostrerebbe il contrario. Secondo Michael A. Cremo e Richard L Thompson le origini dell’uomo moderno non risalirebbero a 100.000 anni fa, ma a ben tre milioni di anni fa. I siti archeologici che producono tali evidenze vengono dettagliatamente descritti e interpretati in questo saggio affascinante e provocatorio. L’intento divulgativo di questo studio non smorza tuttavia i toni di accusa contro il mondo scientifico, che secondo gli autori avrebbe ignorato e occultato le prove più scomode, con l’obiettivo di mantenere saldo lo “status quo” della teoria evolutiva. Ciò che emerge è che con ogni probabilità non è esistita un’evoluzione del genere umano dall’Australopiteco all’Homo Sapiens, ma che al contrario uomini e ominidi hanno da sempre coesistito sulla Terra e che quindi la teoria evoluzionista della vita sul nostro pianeta, su cui si basano le odierne scienze naturali, non hanno alcun fondamento certo. Introduzione di Graham Hancock.

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RECENSIONI & POST-IT

IL MITO DELL’UOMO PERFETTO Autore: Giorgia Brambilla Le pratiche eugenetiche furono messe in atto solo dagli scienziati di Hitler? L’ottimismo positivista e le organizzazioni statuali liberal-democratiche dell’Ottocento furono davvero così immuni dal controllo eugenetico della popolazione? E oggi a chi tocca migliorare la vita? Quel compito di ricercare l’uomo perfetto, che prima era toccato a politiche di Stato o alla mano di dittatori, ora chi lo svolge e perché? L’”eliminazione dei difettosi”, che da Galton è passata a politiche di “igiene pubblica” e poi alla tragedia nazista, come e dove avviene oggi? La risposta a tali domande è possibile se si considera l’eugenetica attraverso un approccio antropologico, ovvero analizzando nei vari ambiti storico-culturali quella visione riduttivista e biologista dell’essere umano che caratterizza l’eugenetica. Visione, profondamente svilente, che riduce l’essere umano al suo patrimonio genetico e che questa ricerca intende descrivere a partire dalle sue origini culturali, dimostrando che l’eugenetica è presente anche nel mondo contemporaneo sottoforma di mentalità, per poi mostrarne le gravi conseguenze sull’individuo e sulla società, con particolare riferimento al mondo della Bioetica.

Rivista FENIX Fenix risulta allo stato attuale una delle migliori riviste nella quale, con grande professionalità e competenza si trattano argomenti controversi, enigmi storici e filosofici, culture dimenticate o poco conosciute, il tutto con grande serietà e chiarezza espositiva. Nel 43° numero di Maggio, Adriano Forgione, coordinatore e direttore della rivista Fenix, intervista lo storico dell’arte Carmelo Montagna, sulle tracce della tomba di Minosse in Sicilia . www.ilblogdiadrianoforgione.myblog.it

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Keltoi Radio è la prima radio italiana legata all’ambiente celtico. Una Radio on-line e in diretta sul Web. Al suo interno si possono trovare rubriche dall’Italia e dal mondo che trattano argomenti quali: la spiritualità, i luoghi sacri, mitologia e storia e tanti altri temi più o meno legati alla cultura celtica e più in generale alla spiritualità neopagana.

www.keltoiradio.org

RECENSIONI & POST-IT

KELTOI Radio

Il QUADRIFOGLIO Gruppo spirituale neopagano della Wica Italica, con sede a Roma. Il Quadrifoglio si è costituito il 14 ottobre 2008 sempre nella città di Roma. E’ un gruppo prettamente spirituale, di studio e pratica neopagana. GLI OBBIETTIVI PRINCIPALI SONO: Coltivare e praticare la spiritualità wicca; Studiare e ricercare quelle pratiche esoteriche, sciamaniche (che sono l’essenza della Wicca); Ricercare la purezza della pratica e della spiritualità togliendo il velo del consumismo e della mercificazione a cui spesso vanno soggetti; Coltivare le tradizioni e i culti pagani tipici dell’Italia, e in generale del bacino del Mediterraneo (pre e grecoromane, celtiche, indoeuropee, orientali..); Cercare nella pratica spirituale e nelle varie tradizioni un comun denominatore utile per raggiungere un’armonia materiale e spirituale con ciò che ci circonda. PER MAGGIORI INFORMAZIONI:

www.wicaitalica.blogspot.com E-mail: ilquadrifoglio@live.it

Oppure visitare il gruppo Facebook “Il Giardino della Wica Italica ... “

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RECENSIONI & POST-IT

ASSOCIAZIONE ARTES Artès è l’acronimo di “Arte, esoterismo e spiritualità”. E’ un’associazione di promozione sociale, senza fini di lucro, nata nel Febbraio 2009 in provincia di Reggio Emilia, che si propone di organizzare eventi e attività che pongano al centro di tutto la spiritualità e il mondo interiore dell’artista e, più in generale, dell’uomo. Artès vorrebbe offrire all’arte legata al mondo dell’invisibile un’opportunità in più per farsi conoscere. Ecco quindi una predilizione per tutto ciò che riprende il mondo dei simboli, della mitologia, dell’esoterismo ma anche richiami all’antropologia e quindi alle culture antiche fino a spaziare alle forme artistiche contemporanee che s’ispirano al mondo dello Spirito e dell’Anima in tutte le sue molteplici forme. In questo senso, ogni forma di espressione è ben accetta: che siano arti visive e arti plastiche (pittura, scultura, fotografia, grafica, installazioni, ecc.), scrittura (saggistica, narrativa, poesia), teatro e tutto ciò che ci porti ad esternare ciò che abbiamo dentro. Questo anche attraverso laboratori, seminari e incontri che ci possano aiutare a crescere insieme, a stare meglio con noi stessi e con gli altri. L’Associazione Italus ringrazia in modo particolare il presidente, dell’Associaizone Artès, Sara Bernini, appassionata di fotografia e pittura, direttore responsabile della rivista “Labrys” (http://www. rivistalabrys.it/), che ha accolto la nostra richiesta di collaborazione per il progetto “Memorie Storiche”. PER MAGGIORI INFORMAZIONI: E-mail: associazione_artes@yahoo.it sito internet: http://www.artesassociazione.org/ http://www.myspace.com/associazioneartes Artès è presente anche sul social network di Facebook.

TERNI MANIA News blog d’informazione della città e della provincia di Terni. PER MAGGIORI INFORMAZIONI: Visitare il blog al seguente indirizzo:

www.ternimania.it

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PROSSIMO NUMERO DI ARTEMISIA Luglio 2012 (bimestrale dell’Associazione Italus) *** *** ***

Ricordiamo a tutti che potete contribuire alla stesura di Artemisia, inviando articoli segnalando le rubriche d’interesse, o inviare opere (grafiche o fografiche) per la rubrica “Creatività”, o foto per la sezione “Percorsi Naturali”, scrivendo alla seguente E-mail artemisiainterattiva@hotmail.it Potete fare segnalazioni e pubblicare vostri annunci di eventi, libri ecc. nella rubrica di Artemisia “Annunci & Post.it”, scrivendo alla seguente E-mail post-it.artemisia@hotmail.it Tutti potete comunicare con Artemisia e inoltrare suggerimenti, scrivendo alla seguente E-mail artemisiadirettore@hotmail.it Infine potete comunicare con la rubrica di Artemisia “Oltre la Soglia”di Astrosibilla, per richiedere o suggerire argomenti da approfondire, scrivendo alla seguente E-mail oltrelasoglia@live.it

Per maggiori informazioni riguardante l’Associazione Italus visitare il seguente indirizzo internet:

www.italus.info http://italus.info oppure scrivere alla seguente E-mail:

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PROSSIMO NUMERO DI ARTEMISIA Luglio 2012

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ARTEMISIA N°5 maggio giugno 2012  

Artemisia N°5 maggio giugno 2012

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