ARTEMISIA n°40 - aprile / giugno 2021

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ARTEMISIA N° 40 - Anno X° - Aprile / Giugno - 2021

ro e m Nu 40

... in questo numero ... LA DOMESTICAZIONE DI PIANTE E ANIMALI RUNE ED ETRUSCHI L’ENIGMA PITAGORICO ERCOLE IL GRANDE INIZIATO LA NOTTE DI SAN GIOVANNI IL CULTO MISTERICO DELLE METAMORFOSI IL RE DEL MONDO IL VUDO KOMBOLOI WICCAN IL DISCO CHE VIENE DAL FUTURO SINCRONICITÀ SABBA ed ESBAT wiccan ... e molto altro ...

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Approfondimento DANTE ALIGHIERI

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Anno X° N°40 Aprile Giugno 2021

IN QUESTO NUMERO... In questo quarantesimo numero di Artemisia (già quaranta numeri!), tratteremo argomenti molto interessanti, tra questi evidenzio: la domesticazione da parte dell’uomo di piante e animali, delle rune che forse potrebbero derivare dall’alfabeto etrusco, di Ercole, ma ancora della notte di S. Giovanni, del culto misterico delle metamorfosi, del re del mondo di Guennon, e poi del Vudo, del Komboloi wiccan, del disco di Scisto, delle sincronicità ecc.. questi alcuni degli argomenti principali. In onore dei 700 anni dalla scomparsa di Dante abbiamo dedicato un bel approfondimento proprio su Dante Alighieri e la Divina Commedia, che merita di essere letto. Non per ultimo, voglio ringraziare lo scrittore Mario Gabassi che da qualche mese accompagna Artemisia con le sue poesie, anche in questo numero abbiamo pubblicato due sue poesie. Crediamo che siano opere meritevoli di essere lette, per nulla banali ma, anzi, che ci invitano a riflettere. Non voglio dilungarmi troppo, gli argomenti presentati in questo numero sono tutti molto interessanti; vedi il piccolo contributo a Linda Brown, l’articolo sulla festa della mamma o sul gay pride, per cui è inutile proseguire nella presentazione, vanno letti. Infine, ci avviamo verso il decennale dell’Associazione Italus, per cui vi anticipo che nel prossimo numero dedicheremo uno spazio proprio sul “decennale Italus”. Ringrazio però tutti gli autori dei contenuti di Artemisia, che puntualmente ci inviano i loro articoli, siete speciali e preziosi. Un grazie va anche a Voi lettori, che da quanto possiamo apprendere, dai dati statistici forniteci dalle piattaforme che usiamo per pubblicare la rivista, notiamo con non poco stupore che, puntualmente, Artemisia è consultata da più di un migliaio di persone, il che per noi è un grande onore (anche perché la pagina Facebook di Artemisia ha poco meno di mille like, per cui questi numeri ci rendono molto orgogliosi). Grazie! Felice primavera a tutti! Buona Lettura!

Tommaso Dorhe Direttore di Artemisia

Informiamo tutti che è possibile contribuire alla stesura di Artemisia. I lettori potranno inviare articoli scrivendo alla E-mail:

italus.info@gmail.com

Un particolare ringraziamento va al grafico impaginatore Francesco (VoxGraphic), a Sibilla e Claudia redattori della rivista, a Tommaso Dorhe direttore della Rivista e a Leron presidente dell’Associazione Italus, un Grazie anche a tutti coloro che hanno contribuito a questo numero di Artemisia.


SOMMARIO •

ITALUS COMUNICA

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• FORUM * Non lo hanno detto loro * Di cosa sono fatte le monete? * Un mini robot capace di volare come un insetto * Cos’era e da chi era costituita la compagnia delle indie? * Linda Brown - un’eroina americana * Festa della Mamma

pag.14 pag.14 pag.16

pag.22

Riflettere con la Poesia

• DOSSIER * La grande storia della domesticazione di piante e animali * Rune ed etruschi * L’enigma pitagorico * Il gay pride * La notte di San Giovanni * Il disco che viene dal futuro

pag.17 pag.18 pag.19 pag.20

pag.24 pag.24 pag.27 pag.30 pag.32 pag.34 pag.35

• Approfondimento * Dante Alighieri

pag.38 pag.38

• SOPHIA * Sincronicità * Armonizzazione * Il culto misterico delle Metamorfosi di Lucio Apuleio * Ercole il grande iniziato * Il Re del mondo * Vudo, il lato oscuro della magia * Mitologia ed astronomia (ultima parte - parte 3)

pag.46 pag.46 pag.48

• WICCA * Komboloi Wiccan * Esbat della Luna di aprile * Esbat della Luna di maggio * Esbat della Luna di giugno * Preparativi di Beltane * Sabba di Beltane * Preparativi solstiziali * Sabba del Solstizio d’Estate

pag.64 pag.64 pag.67 pag.68 pag.69 pag.70 pag.72 pag.74 pag.76

pag.79

Consigli per la Lettura

pag.50 pag.51 pag.53 pag.57 pag.59

Artemisia è una rivista interattiva e ci tiene ad esserlo, il nostro intento è comunicare e non pontificare, per cui ognuno di voi si senta libero di scriverci. Saremo lieti, per quanto possibile, di esaudire le vostre richieste e pubblicare i vostri articoli. Siamo cnsapevoli che alcuni articoli sono tratti da internet, ma è responsabilità dei singoli autori, da parte nostra c’è la voglia di comuncare e informare nel modo più corretto e indipendente. Così come siamo consapevoli che molte immagini sono tratte da internet, in genere è nostra premura assicurarci che non siano protetti da Copyright, ma nel caso qualche autone ne riconoscesse la proprietà, ce lo comunichi, noi saremo pronti a rettificare.


ITALUS COMUNICA Ed eccoci qua, buona primavera a tutti. Carissimi Amici che ci seguite attraverso i nostri eventi e le nostre pagine da quasi 10 anni, il 2020 per Noi è stato un anno di riflessione e di crescita. Nonostante tutto nel 2020 la Italus non ha avuto pause, anzi, questo momento ci ha portato a pensare ed elaborare molteplici iniziative utili a mantenere “viva e attiva” la nostra associazione. Il distanziamento forzato, il dover cambiare l’approccio dello svolgimento dei nostri eventi, il desiderio di essere attivi nonostante l’impossibilità di incontrarci fisicamente, il voler lavorare, creare e celebrare insieme, come abbiamo sempre fatto, ci ha stimolato ad avviare un percorso di cambiamento. Molteplici iniziative ci hanno permesso di mantenere determinati standard e possiamo dire che il nostro impegno è stato ripagato e siamo veramente orgogliosi di quello che nonostante tutto, abbiamo realizzato. La pandemia è stato per noi un momento di rilancio per il Centro Studi, ma soprattutto abbiamo approfittato per discutere al nostro interno e per ragionare seriamente su come poter svolgere al meglio le nostre attività, anche in un periodo pandemico e di limitazioni come questo. Ed ecco dunque che abbiamo creato il “Laboratorio Italus”, e nonostante le limitazioni grazie ad internet stiamo continuando ad essere attivi quasi come se la pandemia non ci fosse; in pratica, tranne per la parentesi della primavera 2020, che ci ha visto sostanzialmente fermi, noi da settembre 2020 non ci siamo mai fermati e questo perché abbiamo iniziato a svolgere le attività online (cosa che prima non avevamo mai fatto). La motivazione è tanta ed è supportata proprio dal Vostro affetto, ma soprattutto il nostro impegno continuerà ad essere caratterizzato da uno spirito sempre pulito, onesto e scevro da manie di protagonismo e da dinamiche italiote di rivalità e scopiazzature.Come spesso ci avete fatto notare, una delle migliori nostre doti è quella di rapportarci con Voi alla pari, mettendoci al fianco dell’iscritto intraprendendo percorsi condivisi, ci avete fatto sempre notare che il nostro approccio con Voi non è stato mai imposto come farebbe un “guru” con i suoi discepoli. E continueremo ad essere così, ve lo garantiamo. Le diatribe e le cavolate le lasciamo agli altri, a noi non interessano, e tanto meno abbiamo bisogno di “copiare”, anche questa cosa la lasciamo ad altri (come avevamo previsto, infatti, stanno fiorendo copie della nostra Accademia). Grazie per l’affetto! Buona primavera nella speranza che sia una vera rinascita. ITALUS Associazione Culturale Wicca www.italus.info italus.info@gmail.com

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In questi primi dieci anni di vita associativa sono stati molti gli eventi svolti, molte le pubblicazioni prodotte, abbiamo avuto dei petrocini alle nostre attività, svolto workshop, corsi e conferenze, tutto questo anche nel corso del 2020 (anno della pandemia). È stato proprio durante quest’ultimo anno che siamo arrivati alla decisione di rinnovare lo svolgimento delle nostre attività e di puntare sull’online. Con il “Laboratorio Italus” si viene a concretizzare, per Noi e per Voi, la possibilità di seguirci ed essere seguiti su tutto il territorio nazionale. Unire persone distanti ma vicine negli intenti e nei principi è l’obiettivo del Laboratorio. Il LABORATORIO è uno spazio in cui la Italus darà la possibilità, a chi aderirà al progetto, di essere parte attiva alle attività associative. Grazie ad internet, al cosiddetto webinar, proprio come una sede reale, ci ritroveremo all’ora prestabilita a trattare di alcuni argomenti e in cui tutti i partecipanti avranno la possibilità di intervenire attivamente nel corso dell’evento, per porre domande o anche condividere idee. Useremo il gruppo Facebook “Laboratorio Italus”, per chi non è iscritto a Facebook useremo invece un gruppo WhatsApp All’interno del Laboratorio saranno quindi trasmessi i nostri workshop, le nostre conferenze, alcune interviste e approfondimenti. Il Laboratorio è una officina in cui ci si confronta e si affrontano determinate tematiche con l’intento di apprenderne l’essenza del tema trattato, cercando di demolire alcune speculazioni e mercificazioni. Con l’intento di creare comunità, trasmettere delle conoscenze, spingere ad un’elevazione delle coscienze e creare Cultura. Contatti: Blog Laboratorio Italus: www.laboratorioitalus.blogspot.com E-mail: italus.info@gmail.com Le attività vengono svolti attraverso l’omonimo gruppo facebook.

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LABORATORIO ITALUS

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ITALUS 2021 Qui alcune foto dei nostri eventi svolti nei primi tre mesi del 2021 ovviamente sono attività svolte online tramite il nostro gruppo del Laboratorio Italus. Altri contenuti video sono disponibili invece nel nostro Canale YouTube. Italus Ass. & Coven wiccan del Quadrifoglio


ITALUS ASSOCIAZIONE CULTURALE WICCA Italus è un’Associazione Culturale Wicca, senza scopo di lucro, apolitica, fondata sul volontariato, che opera nel campo delle spiritualità Wicca, della Cultura, del Benessere, dell’Ambiente e della Solidarietà e che, tramite attività rivolte ai soci e alla collettività, intende favorire la crescita culturale, etica e spirituale degli individui. Maggiori Info: Sito Ufficiale: https://www.italus.info Facebook: https://www.facebook.com/italus.associazione/?ref=hl Twitter: https://twitter.com/ITALUS_forum

CENTRO STUDI DELL’ASSOCIAZIONE ITALUS (C.S.I.) Il Centro Studi dell’Associazione Italus riunisce tutte le persone interessate, professionisti e semplici appassionati, che hanno un serio interesse per: • lo studio dei diversi aspetti delle culture del mondo; • la tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale italiano (paesaggio e beni culturali); • lo studio, la pratica e la tutela della spiritualità comune wicca e in generale neopagana; • lo studio delle scienze naturali come supporto alla medicina occidentale; • uno sviluppo sociale, economico e tecnologico in armonia con la natura; • l’organizzazione di progetti d’interesse sociale.

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ITALUS E I SUOI PROGETTI

Maggiori Info: http://www.italus.info/centro-studi2.html

ARTEMISIA Rivista Artemisia è una rivista d’informazione, legata alla vita dell’Associazione Italus, ma con un occhio attento sul mondo che ci circonda, sulla cultura e sulla spiritualità Neopagana. Artemisia è una pubblicazione trimestrale on-line, gratuita, dunque non cartacea. Come organo di espressione dell’Associazione Italus, si propone come novità tra le pubblicazioni tipiche delle associazioni culturali. Maggiori info: http://www.artemisia1.blogspot.it

ITALUS EDIZIONI Italus Edizioni è un servizio editoriale (non è una vera e propria casa editrice) qualificato proposto dall’Associazione Italus a chi voglia avere la possibilità di veder stampati i propri libri in modo economico. Pubblichiamo libri, realizzati in vari formati, spaziando in ambiti disparati: saggistica e varia (storia, arte, fotografia, religione, filosofia, ecc.), narrativa, poesia, ecc. In formato cartaceo o anche digitale (e-book)! Maggiori info: http://www.italusedizioni.blogspot.it/

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SPIRITUAL WELL-BEING (benessere spirituale) Spiritual Well-Being è un progetto che propone incontri, corsi e pratiche tutte concentrate al benessere spirituale/energetico. Come Associazione siamo certi e convinti che l’uomo può vivere serenamente, che il segreto sta in noi e dobbiamo solo scoprirlo, siamo convinti che si può vivere felicemente, senza sofferenze. Cercheremo di dimostrarvelo, invitandovi a partecipare ai nostri incontri e di provare in prima persona. Maggiori info: http://spiritualbenessere.blogspot.it/

PAGAN SERVICES (Servizi Pagani) Pagan Services è una serie di servizi offerti dall’Associazione Italus per la comunità Neopagana Italiana. Pagan Services offre a chi lo desidera, Cerimonie di Handfasting, Rituali di Benvenuto, Handparting e Cerimonia di Commemorazione. Maggiori info: http://paganservices.blogspot.it/

ACCADEMIA WICCA ITALIANA (a.w.i.) Una vera e propria Scuola on-line, un percorso dalla durata di 3 Anni. Il nome Accademia infatti è stato adottato non per caso. Essendo la Wicca una spiritualità influenzata da varie correnti filosofiche ed esoteriche, è inevitabile quindi uno studio anche delle filosofie (quelle più influenti nella wicca) e della storia (sia della wicca ma anche della decadenza del paganesimo antico oltre che della stregoneria). Ecco quindi che come un’accademia “classica” si darà modo di studiare materie che arricchiscono culturalmente il “neofita” (affronteremo anche nozioni di alchimia per esempio). Come tutte le scuole, anche l’A.W.I. ha un programma teorico e pratico e prevede una serie di valutazioni, con promozioni o bocciature se non anche le espulsioni. Maggiori Info: http://accademiawiccaitaliana.blogspot.com/ ARTEMIDEA ArtemIdea è un e-commerce della Italus Associazione. Per poter garantire buoni servizi gratuiti o a prezzi molto economici abbiamo ritenuto opportuno creare un e-commerce per auto-finanziarci e far fronte alle varie spese associative.…. ARTEM IDEA può considerarsi un bazar, dove al suo interno si può trovare un po’ di tutto; - Bijoux, - Idee Regalo, - Arte Visiva, - Oggettistica, - Accessori, - Artigianato di vario tipo, con una sezione riservata alla - WICCA. Maggiori info: http://artemideashop.blogspot.it/ MEMORIE STORICHE Memorie Storiche ha come intento la promozione culturale e stimolare la conoscenza, la valorizzazione e la salvaguardia del patrimonio culturale italiano. Concepiamo il viaggio (la visita) come occasione di arricchimento e di crescita personale, suscitando la curiosità delle persone per i nostri beni culturali in generale (musei, aree archeologiche, ecc.). È una iniziativa del Centro Studi dell’Associazione Italus. Al progetto collabora anche l’Associazione Artès.

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Maggiori Info: http://www.memoriestoriche1.blogspot.it


Maggiori Info: http://www.percorsitaliani.blogspot.it

SOPHIA Sophia è un progetto del Centro Studi della Italus Associazione. “Sophia” parla di Filosofia ma non la tratterà nel “modo classico”, ma in un “modo alternativo”. Il passato ci serve come spunto, ma è nel presente che vogliamo proiettarci! “Sophia” non vuole insegnare la filosofia, non vuole raccontare la biografia degli autori, ma vuole formulare nuove idee, nuovi pensieri, con persone comuni e pensanti, il tutto prendendo spunto dal pensiero passato proiettandolo però in un’ottica moderna. Maggiori Info su: http://www.progettosophia.blogspot.it

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PERCORSI ITALIANI Percorsi Italiani è un progetto ideato dal Centro Studi Italus, nasce dalla consapevolezza di vivere in una nazione particolarmente ricca di bellezze paesaggistiche, montane e marine, di tesori artistici e architettonici, di cultura e di storia. Grazie a chi collabora in questo progetto potremo creare video e guide totalmente gratuite!

I RACCONTI DEI NONNI I Racconti dei Nonni è un progetto della Italus Associazione. Il progetto intende raccogliere: fiabe, filastrocche, poesie, o anche storie di vita, che i nostri Nonni ci raccontavano quando eravamo piccoli. Vogliamo tutelare una memoria ormai labile, crediamo che perderla sarebbe un grande errore. Maggiori Info: http://italusassociazione.blogspot.it/p/i-racconti-dei-nonni.html

CLIO Clio è un progetto ideato dal Centro Studi Italus, l’intento è quello di commemorare i più importanti personaggi che hanno contribuito alla nascita del Neopaganesimo e, più in generale, influenzato l’Esoterismo moderno. Maggiori Info: http://www.clioprogetto.blogspot.it

GIORNATA DELLA MEMORIA PAGANA La Giornata della Memoria Pagana è un progetto dell’ Associazione Italus, che vuole ricordare tutte le vittime innocenti, uccisi o torturati, solo perché fedeli ad antichi culti pre-cristiani o a ideali diversi da quelli dominanti nei secoli scorsi. Esso si ispira al più conosciuto evento del Giorno Pagano Europeo della Memoria. Maggiori Info: http://www.memoriapagana1.blogspot.it

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SOLSTIZIO D’ESTATE Solstizio d’Estate, con questo progetto l’Associazione, con la collaborazione della Coven Wica Italica del Quadrifoglio, vuole condividere con chi lo vuole, i festeggiamenti del Solstizio d’Estate. L’Evento si svolgerà ogni anno nella città di Roma, nel fine settimana successivo al Solstizio d’Estate. Maggiori Info: http://www.solstizioestate.blogspot.it

L’ITALIA NEL CERCHIO L’Italia nel Cerchio è un progetto ideato dal Centro Studi Italus, nasce con l’intento di promuovere la conoscenza di alcuni fra i più significativi siti archeologici d’epoca pre-romana presenti nella penisola. Si tratta d’insediamenti umani, di solito posti in altura, contornati da basse mura di pietre a secco dal tracciato più o meno circolare o ellissoidale, ancora non sufficientemente studiati, pur essendo da sempre conosciuti dalle popolazioni locali. Maggiori Info: http://www.italianelcerchio.blogspot.it

SAKROS Sakros è un progetto ideato dall’Associazione Italus, ambizioso ma non impossibile, l’idea è quello di creare una costruzione, un luogo, un sito, in cui ogni neopagano potrà riunirsi e celebrare le proprie divinità, i propri riti, la propria spiritualità. Maggiori Info: http://www.progettosakros.blogspot.it

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Le date e maggiori informazioni saranno pubblicate all’interno del Sito Internet dell’Associazione e nelle Pagine Facebook, Twitter e Instagram

www.italus.info

Per maggiori informazioni a riguardo scriveteci alla E-mail: italus.info@gmail.com *** *** *** Qui di seguito riportiamo i workshop e gli eventi in programma, si ricorda che i Workshop sono svolti online, finchè resteranno in vigore le attuali restrizioni pandemiche, quando queste finiranno saranno sia online e che dal vivo. Si specifica che i Workshop possono essere seguiti in diretta nel gruppo Facebook del Laboratorio Italus, quindi sono riservati agli Iscritti al Laboratorio Italus.

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ITALUS ASSOCIAZIONE CULTURALE WICCA Programma Primavera 2021

17 Aprile 2021 * Worskhop - I Talismani e gli Amuleti * Maggio 2021 * Worskhop - Tarocchi, la via iniziatica delle Lame Maggiori * Giugno 2021 * Worskhop - L’Elemento Fuoco * * Celebrazione del Solstizio d’Estate 2021 * Luglio 2021 * Worskhop - Il Mantra e la Volontà * Settembre 2021 * Worskhop - L’Elemento Acqua * * Celebrazione dell’Equinozio d’Autunno 2021 * * Apertura dell’anno Accademico Wicca 2021/2022 * Maggiori info li troverete su www.italus.info - www.laboratorioitalus.blogspot.com *** *** ***

* Per saperne di più, sui Corsi che la Italus offre, potete farlo tramite il seguente link: www.spiritualbenessere.blogspot.it

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ITALUS COMUNICA SITO INTERNET (ufficiale): http://www.italus.info

E-MAIL (ufficiale): italus.info@gmail.com

FACEBOOK: https://www.facebook.com/italus.associazione/?ref=hl

TWITTER:: https://twitter.com/ITALUS_forum

Artemisia è consultabile gratuitamente su: * Issuu * piattaforma di pubblicazione digitale www.isuu.com/artemisia1

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* ReadOm * App Mobile, per iOS e Android www.readazione.it


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ARTEMISIA

Anno X°, N° 40 Qui di seguito riportiamo gli indirizzi di posta elettronica dell’Associazione Italus, strumenti di contatto tra l’Associazione e il pubblico tesserato e non.

Aprile / Giugno 2021 *** *** *** *** *** *** DIRETTORE:

Sito internet dell’Associazione Italus: www.italus.info http://www.italus.info

Blog della Rivista Artemisia: http://www.artemisia1.blogspot.it

Tommaso Dorhe REDATTORI:

Sabrina Lombardini (Sibilla) Tommaso Dore Leron (Francis Voice) Claudia G.

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CONTATTI

GRAFICO - Art Director:

E-mail per informazioni generiche sull’Associazione italus.info@gmail.com

Fracesco - VoxGraphic (http://www.voxgraphic.it)

*** *** *** E-mail del Presidente dell’Associazione e del Consiglio Direttivo dell’Associazione italus.info@gmail.com

E-mail della rivista on-line Artemisia, per collaborare e inviare articoli; per comunicare con la rivista o inoltrare suggerimenti italus.info@gmail.com

E-mail per il Centro Studi Italus italus.info@gmail.com

Questa rivista non rappresenta un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001, essendo strumento informativo interno all’Associazione Italus. Il copyright degli articoli appartiene ai rispettivi autori.

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FORUM NON LO HANNO DETTO LORO

“EPPUR SI MUOVE!” “DIO È MORTO, MARX PURE, E ANCHE IO NON MI SENTO MOLTO BENE” Il web attribuisce questa riflessione sulla fine delle ideologie a Woody Allen, ma è un errore: la citazione appartiene invece a Eugene Ionesco, drammaturgo rumeno, noto come uno dei maggior esponenti del “teatro dell’assurdo”, dove la comicità e il nonsense diventano il mezzo con cui mettere in scena l’angoscia e la follia della condizione umana.

Costretto all’abiura delle sue teorie astronomiche, Galileo Galilei avrebbe detto ai giudici: “Eppur si muove”, riferendosi alla Terra. In realtà non è andata così: la frase gli fu attribuita dallo scrittore Giuseppe Baretti, che ricostruendo la vicenda nel 1757, un secolo dopo, in un’antologia scritta in difesa dello scienziato, mise queste parole in bocca a Galilei. “ELEMENTARE WATSON” Sherlock Holmes non ha mai pronunciato questa frase, e Arthur Conan Doyle non l’ha mai scritta. Tuttavia in una pagina de

Il caso dell’uomo deforme c’è uno scambio di battute che potrebbe aver generato la leggenda: Watson, dopo aver ascoltato una delle deduzioni di Holmes, dice: «Semplice!». E Holmes risponde: «Elementare!». “L’IMPORTANTE NON È VINCERE, MA PARTECIPARE” Pierre de Coubertin non è l’autore di questa frase memorabile, ma ha il merito di averla divulgata: la citazione appartiene in realtà ad un vescovo della Pennsylvania, Ethelbert Talbot. Lo stesso de Coubertin, quando la pronunciò, ne citò la fonte.

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FORUM

“PANTA REI” (tutto scorre) Viene solitamente attribuita al filosofo Eraclito, in realtà non ce n’è traccia nei suoi scritti. È Platone che nel “Cratilo” scrive: «Dice Eraclito “che tutto si muove e nulla sta fermo” e confrontando gli esseri alla corrente di un fiume, dice che “non potresti entrare due volte nello stesso fiume”». Dove però dell’espressione “tutto scorre” non c’è traccia.

“FOLLIA È FARE SEMPRE LA STESSA COSA E ASPETTARSI OGNI VOLTA UN RISULTATO DIVERSO” Attribuita ad Albert Einstein, in realtà la frase non è mai stata pronunciata da lui. La fonte originale è la scrittrice americana Rita Mae Brown e la citazione appare nel suo libro “Morte improvvisa” del 1983. “SE L’APE SCOMPARISSE DALLA FACCIA DELLA TERRA, ALL’UOMO NON RESTEREBBERO CHE QUATTRO ANNI DI VITA” Sempre ad Einstein viene attribuita anche questa frase, di cui però nei suoi scritti non c’è traccia. “NON HANNO PANE? CHE MANGINO BRIOCHES” È una frase attribuita a Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, regina di Francia, ghigliottinata nel 1793, in risposta a chi le faceva notare che il popolo era

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affamato. Ma è falso, fu l’illuminista Jean-Jacques Rousseau, che nelle sue “Confessioni” riportava questa frase in riferimento ad un evento del 1741, cioè 14 anni prima che Maria Antonietta nascesse. “FATTA L’ITALIA, BISOGNA FARE GLI ITALIANI” Attribuita allo scrittore e politico Massimo D’Azeglio, ma non è così. D’Azeglio ne “I miei ricordi” (1867), scrive: «…il primo bisogno d’Italia è che si formino Italiani dotati d’alti e forti caratteri. E pur troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto: purtroppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani».

“IL PARADISO PER IL CLIMA, L’INFERNO PER LA COMPAGNIA” Attribuita a diversi padroni, da Mark Twain a Oscar Wilde, ma il titolare è un altro: il primo a dire qualcosa di simile fu il politico Benjamin Wade: «Penso, da tutto quello che posso sapere, che il paradiso ha il miglior clima, ma l’inferno ha la miglior compagnia».

“SII TE STESSO; TUTTI GLI ALTRI SONO GIÀ STATI PRESI” Ha certamente scritto aforismi memorabili Oscar Wilde, ma non questo. Nel “De Profundis”, Wilde scrive: “La maggior parte delle persone sono altre persone. I loro pensieri sono le opinioni di qualcun altro, le loro vite un’imitazione, le loro passioni una citazione”. E in un’introduzione al libro del 1882, lo ribadisce:” La vita vera di una persona è così spesso la vita che non si conduce”.

Tommaso


(27%), nichel (18%), alluminio (17%), ottone (13%), cupronichel (12%), rame (8%), bronzo all’alluminio (3%), nordic gold (2%). Più materiali possono essere usati in combinazione per produrre la stessa moneta, come nel caso di quelle bimetalliche o placcate ed è questo il motivo per cui la somma delle percentuali riportate supera il 100%.

Parte fondamentale del processo di produzione delle monete è la scelta dei materiali. Un gruppo di 5 studenti del Politecnico di Milano ha realizzato un inventario (un database) dei dati riguardanti la composizione del circolante mondiale e, con un’analisi statistica approssimata, hanno estrapolato un elenco dei materiali maggiormente utilizzati. UN MARE DI PROPRIETÀ. I materiali scelti per realizzare i tondelli di metallo devono possedere precise caratteristiche. Una buona duttilità garantisce la riproducibilità del disegno sul tondello, evitando l’eccessiva usura degli stampi da conio. Un’elevata resistenza a usura e corrosione permette di ottenere monete durevoli, riducendo la perdita di lucentezza nel tempo. Le monete devono inoltre essere sicure dal punto di vista della sa-

lute: si limita l’utilizzo del nichel, che scatena reazioni allergiche in soggetti sensibili, e si tende a usare il rame e sue leghe per le proprietà antibatteriche. Anche combattere la contraffazione è di vitale importanza: perciò si producono monete con proprietà magnetiche e superficiali particolari, difficilmente riproducibili al di fuori delle Zecche ufficiali. Infine, è fondamentale che il costo di produzione non superi il valore nominale della moneta: è per questo che la Zecca italiana ha interrotto la produzione di monete da 1, 2 e 5 centesimi di euro da gennaio 2018, a causa dell’elevato costo del rame. QUALI SONO I MATERIALI PIÙ USATI? Dall’analisi statistica emerge che i materiali più utilizzati per la produzione del circolante nel mondo sono, in ordine decrescente: acciaio (30%), acciaio inox

FORUM

DI COSA SONO FATTE LE MONETE?

I materiali con resistenza alla corrosione inferiore e meno costosi (come l’acciaio) vengono impiegati come nucleo, da placcare con materiali più costosi e dalle buone proprietà superficiali (rame, nichel...). Mentre acciaio inox, alluminio e leghe di rame sono utilizzati principalmente come unico costituente del tondello. DI CHE COSA SONO FATTI GLI EURO? Le monete da 1 e 2 euro che maneggiamo quotidianamente sono di composizione bimetallica a strati: cupronichel (CuNi25) per la parte argentata e ottone (CuZn20Ni5) per quella dorata; il disco interno è ottenuto sovrapponendo 3 strati metallici, di cui quello centrale in nichel. Le monete da 10, 20 e 50 centesimi sono costituite da Nordic Gold (CuAl5Zn5Sn1), un ottone dal colore oro pallido che non annerisce nel tempo. Le coniature più piccole, ovvero 1, 2 e 5 centesimi, sono invece costituite da un nucleo in acciaio e una placcatura in rame, che le rende antibatteriche. Rossella Vito

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FORUM

UN MINI ROBOT CAPACE DI VOLARE COME UN INSETTO Un robot di questo tipo si presterebbe a numerosi impieghi: dall’ispezione di apparecchiature e impianti altrimenti inaccessibili, fino all’impiego in sciami per l’impollinazione di grandi colture.

Costruire un drone oggi non è un’impresa particolarmente difficile: ciò che ancora rappresenta una sfida tecnologica non indifferente è realizzare un drone grande come un insetto e con la stessa agilità e manovrabilità di una mosca. Un risultato a cui è pervenuto un team di ricercatori del MIT capitanati da Kevin Chen del dipartimento di Ingegneria Elettronica.

movimento è garantito da speciali attuatori in gomma, ricoperti da un sottile strato di nanoparticelle. Quando viene applicata una leggerissima corrente elettrica, l’attuatore si contrae facendo abbassare le ali dell’insetto. Quando la corrente viene spenta, l’attuatore si rilassa e l’ala torna alla posizione originale. Regolando opportunamente l’impulso di corrente è quindi possibile far vibrare le ali del robot.

MOSCONE ROBOT.

PICCOLO MA ROBUSTO.

Chen ha realizzato un minuscolo robot volante, grande più o meno come un calabrone e pesante circa mezzo grammo, che ha dimostrato di essere in grado di volare all’interno di spazi molto piccoli ma anche di resistere alle raffiche di vento, proprio come un vero insetto.

Oltre che agile, il drone di Chen si dimostra anche particolarmente resistente: essendo morbido, infatti, riesce a “rimbalzare” senza subire danni contro gli ostacoli che non dovesse riuscire a evitare. Al momento il robot ha l’aspetto di un’anonima scatolina rettangolare, ma Chen vuole realizzarne una versione ispirata alle libellule.

Il segreto di questi minuscoli droni è nelle loro ali che raggiungono i 500 battiti secondo. Il loro

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Un prossimo obiettivo dei ricercatori è quello di mettere a punto una batteria sufficientemente piccola e leggera da permettere all’insetto di robot di volare senza bisogno di fili che provvedano alla sua alimentazione, come invece risulta necessario al momento.

Vanessa Utri


Tra il Seicento e l’Ottocento il nome Compagnia delle Indie Occidentali e Orientali indicò compagnie di alcuni Paesi europei come Gran Bretagna, Olanda, Francia e Portogallo, che ottenevano dai rispettivi governi il monopolio del commercio da e per una determinata area geografica. Assunsero una grande importanza commerciale e anche politica, perché contribuirono all’espansione coloniale delle maggiori potenze marittime: facevano infatti da avanguardia nella conquista di nuovi territori. All’inizio le compagnie erano l’unione di singole persone che versavano di volta in volta i capitali per armare la nave e comprare le merci (cannella, pepe, altre spezie, seta, indaco, metalli preziosi, legni pregiati in India, Sudest asiatico, Pacifico), sciogliendosi a impresa conclusa. Dopo una decina di anni di sviluppo, la necessità di armare intere flotte di navi, creare stazioni di rifornimento, arruolare truppe per la difesa, portò alla creazione di grandi società per azioni stabili.

FORUM

COS’ERA E DA CHI ERA COSTITUITA LA COMPAGNIA DELLE INDIE?

LA COMPAGNIA DI ELISABETTA I. Le maggiori furono la Compagnia Britannica delle Indie Orientali (nata il 31 dicembre 1600 per volere della regina Elisabetta I d’Inghilterra) e la Compagnia olandese delle Indie orientali (la VOC fu costituita nel 1602), che realizzarono e distribuirono ai soci profitti enormi e garantirono il controllo delle colonie. Compagnie simili, per le Indie occidentali, furono create anche in Spagna e Francia. Le compagnie furono sciolte tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento, e i loro beni passarono allo Stato.

Lorenzo Lucanto

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LINDA BROWN UN’EROINA AMERICANA

Linda Brown aveva nove anni quando suo padre, Oliver Brown, tentò di iscriverla ai corsi estivi di una scuola elementare di Topeka, in Kansas, all’epoca frequentata da soli bianchi. Quando la scuola bloccò la sua iscrizione, il padre denunciò l’autorità scolastica di Topeka. La battaglia legale della famiglia Brown, che fu portata alla Corte Suprema da una organizzazione di attivisti neri, la National Association for the Advancement of Colored People (Naacp), costituì una pietra miliare nella lotta contro la segregazione e le cosiddette leggi Jim Crow. All’azione legale intentata dai Brown si aggiunsero altri quattro casi simili e la causa fu presentata alla Corte suprema, che si espresse nel maggio del 1954 con una sentenza

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che definiva come «intrinsecamente iniquo separare le strutture scolastiche». Era il 17 maggio del 1954 quando a Washington la Corte suprema sancì all’unanimità la fine della segregazione raziale negli Usa, decidendo che Linda Brown aveva il diritto di frequentare una scuola riservata ai bianchi. E così facendo il tribunale dei tribunali americani metteva la parola fine a una regola che la stessa Corte Suprema giudicò costituzionale nel 1896: la nozione di “separati ma eguali” (separate but equal) che stabilì il regime di apartheid nelle scuole statunitensi (soprattutto negli Stati del Sud), ma anche negli autobus e nelle piscine pubbliche. Sentenza che portò alla desegregazione del sistema scolastico ne-

gli Stati Uniti. Linda ci ha lasciato nel marzo del 2018, ci è sembrato opportuno ricordala visto che le discriminazioni razziali son sempre dietro l’angolo. Certamente fu un’eroina del Novecento, sia Linda che il padre Oliver.

Giulia Orsini


Come tradizione, la festa della mamma si celebra la seconda domenica di maggio e quest’anno, 2021, cade il 9 maggio.

affermatosi nella devozione del popolo cristiano già a partire dal III secolo.

In un certo senso le origini di questa festa sono molto antiche. Risalgono prima di tutti al mondo greco romano dove si festeggiavano le mamme durante le numerose feste che legate alle divinità femminili nelle quali si celebrava la fertilità. Di queste celebrazioni si è persa traccia in epoca medioevale e rinascimentale dove le uniche feste “a tema mamma” erano quelle legate alla maternità della Madonna: “Madre di Dio”, Theotokos, è il titolo attribuito ufficialmente a Maria nel V secolo, esattamente nel Concilio di Efeso del 431, ma

LA FESTA DELLA MAMMA “moderna”. La Festa della Mamma come la intendiamo ai giorni nostri fu introdotta soltanto tra l’800 e il ’900 in due momenti diversi. Il primo risale agli anni ‘60 e ‘70 dell’800 ed è merito di una pacifista americana, Ann Reeves Jarvis e di sua figlia Anna. Al termine della guerra civile americana, Jarvis aveva promosso una serie di feste della mamma con lo scopo di favorire l’amicizia tra le madri di Nordisti e Sudisti. Si trattava soprattutto di picnic e di

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FESTA DELLA MAMMA

altri incontri conviviali. Sempre in quel periodo, nel 1870, la poetessa americana Julia Ward Howe scrisse la “Mother’s Day Proclamation”, nella quale esortava le donne ad assumere un ruolo attivo nel processo di pacificazione tra gli Stati americani. Il secondo momento risale ai primi anni del ‘900; Anna Jarvis, figlia di Ann Reeves Jarvis, raccoglie il testimone della madre e inizia a organizzare numerosi eventi dedicati alle madri, con sempre maggiore seguito, finché il presidente americano Woodrow Wilson ufficializzò la festa nel 1914. Fu proprio il presidente Wilson a stabilire che la festa venisse celebrata la seconda domenica di

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maggio (visto che in quel periodo dell’anno era morta Ann Jarvis), data che venne poi adottata da molti altri Paesi. LA PRIMA FESTA DELLA MAMMA ITALIANA. La Festa della Mamma arriva in Italia soltanto nel 1933, durante il fascismo, quando il 24 dicembre viene celebrata la “Giornata della madre e del fanciullo”. Da quel momento, ogni vigilia di Natale, le mamme venivano festeggiate per lo più per motivi propagandistici. Le mamme erano l’espressione della politica “natalista” del regime fascista e in tale occasione venivano premiate quelle più prolifiche. Soltanto nel dopoguerra anche in Italia la festa della Mamma ha assunto un carattere meno propagandistico. Nella seconda metà degli anni ‘50 del ‘900. L’affermazione di questa festa in

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Italia, in parte lo si deve all’allora sindaco di Bordighera, Raul Zaccari, che nel 1956 iniziò a celebrare questa festa nel teatro Zeni della sua città per semplici fini commerciali. Non a caso, infatti, Bordighera sarebbe famosa per le sue coltivazioni di fiori, molto venduti in occasione della ricorrenza. Dall’altro lato, la Festa della Mamma ha anche delle motivazioni religiose, il 12 maggio 1957, Don Otello Migliosi, parroco di Tordibetto di Assisi, decise infatti di celebrare la mamma come una figura dal forte valore religioso, cristiano e interconfessionale. Dagli anni ‘50 per circa quaranta anni la festa della mamma in Italia era celebrata l’8 maggio, solo dal 2000 questa è diventata mobile, e quindi la Festa della Mamma cade ormai sempre nella seconda domenica di maggio. Curiosità: nel mondo per molti paesi la festa della mamma è il 10 maggio.

OGGI Oggi naturalmente la Festa della Mamma è diventata più che altro una ricorrenza commerciale. Non a caso nel momento in cui è nata si temeva che sarebbe diventata una semplice “fiera della vanità”. Biglietti, cartoline d’auguri, cioccolatini e regali vari sono solo alcune delle cose che vengono solitamente acquistate per omaggiare le proprie madri. La Festa della Mamma, in ogni caso, viene interpretata e festeggiata in modi diversi a seconda della regione o dello Stato di riferimento. Tutte le tradizioni però esaltano la figura materna e il suo ruolo fondamentale all’interno della famiglia e di questo dovremmo ricordarlo sempre. La Mamma come la Donna è una figura essenziale e da onorare sempre. Auguri a tutte le Mamme e Grazie per ciò che fate. Rossella Vito


Riflettere attraverso la Poesia Riportiamo due poesie dello scrittore Mario Gabassi, autore di molti libri editi dalla Italus Edizioni, come: “Due Mondi”, “Torre Maggiore e l’Albero Cosmico”, “Racconti”, “A Federico II di Svevia”, “A Pablo Neruda” ecc…

Per riflettere attraverso i versi di una poesia...

SIAMO LUCCIOLE ZINGARE Tic, tac, accendo spengo. Siamo lucciole zingare, vaghiamo languidamente per i campi. È una sera. Tic, tac, accendo, spengo. «Che luce forte hai!». «L’ho accesa proprio per te!». La stagione si accende: è un’altra sera. «Non accendi più la luce?». «L’accenderò più tardi...». «Allora io sarò lontano. Addio.». Tic, tac, accendo, spengo. Siamo lucciole zingare, vaghiamo solitarie senza meta per i campi.

Mario Gabassi

marzo 2021

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Riflettere attraverso la Poesia Poesia di Mario Gabassi tratto dal libro “A Pablo Neruda, versi senza governo” edito dalla Italus Edizioni

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La sera, finalmente, avvicina il momento del sonno oblioso. Cancelli e portoni si chiudono per riposare anch’essi. Il loro sarà però un sonno felice, senza ansia del domani; mani operose, ma forse ansiose, quelle sì, provvederanno a riaprirli. Intanto, nell’attesa del sonno, ogni stipite ripenserà alle persone che lo hanno attraversato, ai discorsi ascoltati, ai drammi partecipati. È questo che li consuma, che li fa invecchiare: è proprio così, anche i portoni hanno un’anima, sono dei sentimentali. Nella notte fischiano gufi e civette, s’odono sirene lontane. Giovani sfaccendati aspettano l’alba annoiandosi nei bar. Forse anche loro, come i portoni, sono in attesa di qualcuno che li apra. E come i portoni, anche loro, nell’attesa, invecchiano, consumano così le loro splendide esistenze, ma alcuni, poveretti, a volte neppure ci riescono.

Mario Gabassi

2020

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DOSSIER LA GRANDE STORIA DELLA DOMESTICAZIONE DI PIANTE E ANIMALI

La nostra specie, l’Homo sapiens, esiste su questa Terra da qualche centinaio di migliaia di anni: i primi resti “ufficiali” trovati in Africa risalgono a circa 300.000 anni fa e, anche se ci sono ancora discussioni sulle esatte modalità di diffusione, sappiamo che negli ultimi 100.000 anni l’Homo sapiens ha occupato prima l’Eurasia, poi l’Australia e l’America e infine il resto del mondo.

HOMO SAPIENS NOMADE. Per questa sua espansione sfruttò una serie di passaggi naturali che collegavano terre che oggi sono separate da chilometri di mare e che al tempo favorirono, per esempio, la prima “conquista” dell’America e l’arrivo in Australia. L’Homo sapiens, insomma, è sempre stato un nomade, spinto a spostarsi in giro per il mondo in cerca di nuove terre e nuove risorse da sfruttare; eppure oggi la nostra specie si comporta, nella stragrande maggioranza dei casi,

nel modo esattamente opposto: siamo diventati stanziali, affezionatissimi alla nostra terra e poco propensi a sradicarci in massa da un’area per andare in cerca di fortuna altrove. A che cosa è dovuto questo cambio di prospettiva, avvenuto all’incirca 10.000 anni fa con l’inizio di quello che in paleontologia si chiama Olocene e in antropologia viene definito Neolitico? Le risposte sono ovviamente tante e strettamente intrecciate tra

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LA DOMESTICAZIONE. C’è però un evento in particolare - o meglio, una serie di eventi più o meno contemporanei correlati a una situazione comune in molte parti del mondo - che nel giro di poche migliaia di anni ha contribuito in maniera decisiva a renderci una specie stanziale: è quell’insieme di fenomeni che vanno sotto l’etichetta di domesticazione, e che sono in parte causa e in parte conseguenza della nuova vita dei sapiens, cominciata 10.000 anni fa. L’Olocene, l’era geologica nella quale ci troviamo ancora adesso, comincia attorno a 11.000 anni fa, quando si è definitivamente concluso il millenario processo che portò alla fine dell’ultima grande glaciazione, quando sparirono del tutto i ponti di ghiaccio che univano le terre emerse, che venivano così a trovarsi separate separate da chilometri di acqua anziché di solido ghiaccio. Questo spinse quindi i nostri antenati a diventare più stabili, anche perché il clima generalmente più favorevole portò con sé un’esplosione delle risorse naturali a disposizione. Il cambiamento dei comportamenti portò a un’esplosione demografica e alla nascita di strutture sociali sempre più avanzate e organizzate; tra le novità portate da questo nuovo stile di vita ci fu anche il passaggio da quella che, un po’ impropriamente, potremmo definire “economia di sussistenza” (prelevare risorse naturali per sopravvivere) alla produzione organizzata.

CONVIVENZA TRA SPECIE. È quella che si chiama domesticazione, cioè il fenomeno per il quale una specie animale o vegetale viene resa dipendente dalla convivenza con l’essere umano, e quindi dal suo controllo: il ciclo di vita di una specie addomesticata è inestricabilmente legato a quello dell’umano che l’ha addomesticata, al punto che il processo di domesticazione può portare a cambiamenti non solo nel comportamento di una specie, ma anche nella sua fisiologia e nel suo aspetto fisico. Addomesticare piante e animali ha permesso a quei sapiens di avere a disposizione una fonte di risorse più affidabile e abbondante, e soprattutto di facile prelievo, e di poter quindi organizzare la vita sociale sulla base di cicli prevedibili e anche influenzabili: un cambiamento radicale e decisivo rispetto a quando dipendevamo per la nostra sopravvivenza da quello che riuscivamo a trovare in giro. Se guardate la cronologia delle domesticazioni (la mappa qui sotto) vedrete un dettaglio che stona con quanto detto finora: abbiamo cominciato ad addomesticare il lupo, fino a trasformarlo in cane, già 30.000 anni fa, ben prima dell’inizio del Neolitico, quando ancora eravamo una specie di cacciatori e raccoglitori. È un’eccezione, legata al fatto che il cane non ha bisogno di sedentarietà per legarsi all’uomo e per venire allevato: i primi lupi hanno fatto amicizia con l’Homo sapiens grazie alla condivisione del cibo cacciato, e a un silenzioso accordo di protezione reciproca.

COLTIVARE E ALLEVARE. Per tutte le altre specie, invece, la domesticazione è cominciata all’incirca 10.000 anni fa: i primi esempi si ritrovano in un’area geografica relativamente ristretta, compresa tra la regione storica del Levante, la Mesopotamia, l’Anatolia e l’Iran. È lì che l’uomo ha cominciato a coltivare con successo lenticchie, grano, orzo, fave, segale, e ad allevare i primi bovini, i maiali e i gatti.

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loro: è impossibile individuare una singola, univoca causa dietro a quello che fu un cambiamento epocale che trasformò e plasmò il futuro della nostra specie.

La storia della domesticazione si sposta poi più a est, prima in Cina (dove l’uomo comincia a coltivare riso, miglio, soia, tè e ad allevare anatre e galline) e poi in Nuova Guinea, patria della banana e della canna da zucchero. È importante notare a questo punto che non tutte le domesticazioni sono uguali: le prime “invenzioni” avvenute nella Mezzaluna Fertile (il Medio Oriente) hanno avuto un impatto molto maggiore rispetto a quelle avvenute in zone più isolate come, appunto, la Nuova Guinea, perché hanno avuto la possibilità di diffondersi molto più rapidamente nelle aree circostanti fino all’Europa. L’EUROPA non ha contribuito direttamente a nessuno di questi processi: dopo la Mezzaluna Fertile e l’Oriente, i successivi esempi di domesticazione si trovano in Africa e nel continente americano (prima meridionale, poi settentrionale). Solo il caso più recente arriva dal nostro continente: parliamo della renna, addomesticata in Lapponia circa 1.000 anni fa.

Arved

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RUNE ED ETRUSCHI L’alfabeto etrusco, anzitutto, può ritenersi ragionevolmente noto e decifrato. Si tratta, anche in questo caso, di un alfabeto di chiara marca mediterranea. Interessante è il raffronto con quello greco, con il quale possiede notevoli affinità, ma anche con altri alfabeti, con quello fenicio e con quello ebraico (con i quali condivide quasi una decina di lettere e l’andamento da destra a sinistra) e con quello latino, del quale fu probabilmente il seme e lo strumento di distacco dal greco. Lettura non difficile, ma il vocabolario con cui è costruita la maggioranza delle frasi si compone di poche centinaia di parole. Molte, fra queste, sono nomi di divinità, nomi di persona, verbi elementari, come donare o fare, qualche pronome, numeri, oggetti votivi, mancano, o sono insufficienti o incomplete, molte categorie di parole fondamentali del vivere quotidiano, i nomi di animali e di vegetali, i verbi di azione, insomma quanto consentirebbe di percepire un discorso corrente, un racconto, una poesia, una sistematica successione logica del pensiero. Una tavoletta assai nota agli etruscologi e ritrovata a Marsiliana D’Albegna, nei pressi di Grosseto, contiene il primo completo ed esauriente alfabeto di 26 lettere, già strutturato praticamente nella sequenza a noi nota e comprensiva di quell’elemento innovatore fondamentale nelle nostre lingue, costituito dalle vocali. Le lingue mediterranee più antiche, infatti, non possedevano le vocali ma si limitavano ad utilizzare le consonanti. Solo l’esperienza e la pratica diretta consentivano di

pronunciare una parola in modo concreto, aggiungendo i suoni vocalici più per cultura che per reale scrittura. L’introduzione delle vocali costituisce pertanto una rivoluzione scrittoria fondamentale per la comprensione delle parole. Possiamo porre la questione in questi termini: sia la scrittura greca che quella etrusca compaiono nel secolo VIII a.C., ma la prima forma rivoluzionaria, organica e completa di caratteri, ormai stabilizzata su una sequenza alfabetica come oggi utilizzata in Occidente, è messa a fuoco dagli Etruschi, nel secolo VII a.C.

ETRUSCHI E RUNE La connessione fra caratteri etruschi e le cosiddette rune è un problema complesso, sul quale occorre procedere per gradi. Un primo accostamento alla materia deve tener conto del cosiddetto “problema retico”. I Reti erano una popolazione presuntivamente diffusa in un area che include la Valtellina, il Veneto, l’odierno Cantone dei Grigioni e la Val Venosta, con qualche prosecuzione areale verso l’Austria e la Svizzera più settentrionale. Collegamenti di questo areale giungono in Slovenia e sulle coste dalmate, giungendo fino in Albania, dove il nome Tirana sembra essere legato ad una divinità etrusca, Turan, dea della bel-


lezza. Iscrizioni retiche o comunque strettamente legate alla grafia dei Reti, compaiono in Trentino (Sanzeno, Val Di Non, Val Di Fiemme e altre località), Veneto Settentrionale (Magrè, Padova, Verona, Treviso), Alto Adige (Bolzano, Schluderns, Malles, Bressanone-Brixen e alto), Tirolo (Inntal, Steinberg, Engadina). In realtà l’analisi diretta rivela la stretta parentela con i caratteri etruschi, come si osserva anche nelle Iscrizioni Venetiche, facilmente assimilabili allo stesso ceppo grafico, a Este, Padova e Cadore, o alle iscrizioni Camune della Provincia di Brescia (Berzo-Demo, Cividate Camuno, Naquane, Scale di Cimbergo, Foppe Di Nadro, Piancogno...) e alle iscrizioni leponzie diffuse nelle Province di Verona, Bergamo, Brescia, Milano, Pavia e Varese, fino alla Provincia di Vercelli. L’alluvione di grafie imparentate con il ceppo degli Etruschi, anzi dei Rasenni o Rasna, si manifesta

negli infiniti toponimi che vanno dai molti Piz Rasna della Val Venosta, al Palese nome etrusco di Vipiteno, Sterzing in tedesco. Questa assimilazione dell’alfabeto etrusco e la relativa trasformazione nelle cosiddette rune avviene qualche secolo dopo Cristo, quando ormai gli Etruschi stavano scomparendo per l’azione congiunta dei latini. Il fenomeno segnala anche la profonda traccia che la cultura etrusca ha seminato nell’intero continente europeo. FUPARK Qualcosa di più si può dire in merito al Fupark. Vengono definiti rune i caratteri appartenenti ad una serie più o meno ampia di lettere certamente utilizzate in area germanica e nord europea, con scopi di breve iscrizione su pietre, oggetti votivi, prodotti di artigianato o strumenti militari. Ma attorno alle rune è stata creata un’atmosfera misteriosa, dan-

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do credito al fatto che esse siano state usate, per eccellenza, nelle pratiche di magia. Il che non è vero. In realtà le rune, intese come apparato calligrafico usato in modo sistematico nel nord europeo, appaiono nei primi secoli d.C. e la loro serie più nota è detta fupark, o sistema runico germanico antico, datato non prima dei secoli II e III d.C. Per quanto i più recenti studi ne ipotizzino ormai senza dubbio un origine classica, la scrittura runica compare per la prima volta nel II sec. della nostra era nel nord dell’Europa ed il mito vuole che la sua invenzione sia opera degli Dei. È certo che la più antica iscrizione runica risale al I° o più probabilmente II° sec. d.C. ed è un incisione che si trova sulla celebre fibula di Charnaix, ora conservata nel museo di Saint-germaine en laye, comune della cintura urbana di Parigi, originaria della Danimarca e facente parte di un carniere ritrovato in Borgogna. In merito alle rune e al fupark vale la pena elencare sinteticamente quale sia l’opinione consolidata dei maggiori studiosi in materia. Alcuni ritengono che il Fupark ha la sua fonte primaria negli alfabeti di derivazione etrusca dell’Italia nord orientale e, secondaria, nell’alfabeto latino. Il processo creativo, che ha portato alle rune, ha avuto come intermediario probabile il popolo venetico. Il fupark non ha avuto origine né funzione rilevante nel mondo della magia. Nel complesso, si può affermare che le rune si possono a buon diritto considerare la più importante acquisizione dei germani nel loro contatto con le popolazioni dell’Italia antica. Su queste basi è interessante osservare che, a par-

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tire da queste prime forme imitative germaniche, le rune si sono diffuse in tutta Europa, fino alla Danimarca, alla Svezia, alle isole britanniche e all’Islanda. In ogni caso le rune non si prestarono mai ad un uso letterario e pratico, non ebbero una versione corsiva, furono utilizzate soprattutto nelle epigrafi e divennero un “passatempo di dotti”. Leron


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L’ENIGMA PITAGORICO

Pitagorici celebrano il sorgere del sole di Fëdor Bronnikov, 1869 Sappiamo molto e molto poco del filosofo Pitagora. Sappiamo, per esempio, che era figlio di uno scalpellino di nome Mnesarco e che, probabilmente, vide la luce nell’isola di Samo. Ignoriamo, però, quando nacque. La maggioranza degli studiosi indica il 571 a. C., ma v’è chi pospone la data di nascita al 532 e chi la anticipa al 580 a. C., per non parlare di coloro che vorrebbero farne un saggio vissuto alla fine del VII secolo a. C.! Altrettanto carico di luci e di ombre, il periodo della sua giovinezza. È certo che Pitagora viaggiò molto nelle Gallie e nel Mediterraneo orientale, ma non è ammissibile che abbia appreso dagli Egizi la dottrina della metempsicosi, come ci riferisce lo storico Erodoto. È stato assodato, infatti, che siffatta teoria era ignota alla cultura egiziana. Probabilmente, fu per altre vie “orientali”

che Pitagora apprese qualcosa su reincarnazione, trasmigrazione e metempsicosi. LA SCUOLA ITALICA È sicuro, per contro (qualora si accetti il 571 come data di nascita), che a quarant’anni abbandonò la patria, per recarsi a Crotone (nell’attuale Calabria), che era, allora, una delle piú importanti città della Magna Grecia. Fu qui che fondò la propria comunità esoterica, piú tardi chiamata Scuola Italica, e a fondamento della quale v’erano ardite speculazioni sul senso filosofico dei numeri e dei suoni e una concezione politica che si opponeva tanto alla tirannide del singolo, quanto alla democrazia. Auspicio di Pitagora e dei suoi seguaci era che il governo della città-stato fosse affidato proprio a collegi di filosofi. Le concezioni pitagoriche eb-

bero un certo seguito a Crotone e ispirarono la creazione di analoghi cenacoli a Sibari, a Reggio e in tutta la Sicilia. Fu a questo punto che scattò la reazione del partito democratico. Accusato di complotto contro le autorità, Pitagora dovette fuggire a Metaponto, dove sarebbe morto tra il 497 e il 479 a. C., secondo quanto narra una variante della storia; e sempre in base a tale racconto si può affermare che la “scuola pitagorica” riuscì a sopravvivere per quasi un secolo, finché i democratici non scovarono tutti i membri della confraternita riuniti in un tempio, non lontano da Crotone, e appiccarono il fuoco all’edificio. Dalle fiamme riuscirono a scampare solo due adepti: Liside, che darà vita alla scuola di Tebe, piú tardi illustrata da Filolao, il cosmografo, e Archippo, fondatore del ramo tarentino, di cui

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ogni discussione, riferendosi alle parole che Pitagora aveva pronunciato su un determinato argomento: “... così egli ha detto”, e i discepoli chinavano reverenti il capo. Non era forse vero che alcuni avevano paragonato la sua scienza a quella di Apollo? E altri che raccontavano di una sua discesa agli Inferi? Forse, dicevano altri ancora, suo vero padre era Hermes, il dio della saggezza, colui che ha il potere di viaggiare fra tutti i mondi. Per questo, la “filosofia” di Pitagora è più che un sistema di pensiero: è veggenza e profezia, il frutto delle conoscenze acquisite da chi aveva il dono dell’ubiquità spirituale.

Pitagora sarà massimo esponente Archita, l’amico di Platone, e da cui prenderà corpo il movimento neopitagorico; quel movimento la cui influenza sarà tutt’altro che trascurabile sulla vita intellettuale della Roma imperiale. Secondo altre testimonianze, però, l’olocausto e la dispersione della setta sarebbero contemporanee alla scomparsa dello stesso Pitagora e anche la morte di questi sarebbe avvenuta tra le fiamme del tempio crotonese. I SIMBOLI E LA VEGGENZA Un enigma che si salda ad altri enigmi. Tutto sommato, difatti, sappiamo ben poco di ciò che si insegnava nel seno delle cerchie pitagoriche, poiché il silenzio su quel sapere era rigidissimo e anche le cosiddette “rivelazioni” di Filolao, non solo ci sono giunte in

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modo frammentario, ma spesso danno l’impressione di sorvolare su aspetti importanti, forse basilari, per una retta comprensione del pensiero pitagorico. Un pensiero che molti hanno visto come una prefigurazione della filosofia massonica, poiché, in entrambe, ogni determinazione speculativa si basa su una simbologia che è, a un tempo, intuitiva e geometrica o, in senso più lato, analogica e matematica. Riflettere su Pitagora e sul Pitagorismo significa, quindi, riandare alle radici più profonde di tutto l’esoterismo occidentale e non solo per ragioni dottrinarie. Non si dimentichi che la comunità pitagorica era organizzata su tre gradi e retta da un principio di autorità spirituale. Non per nulla, il famoso detto ipse dixit pare abbia avuto origini pitagoriche e sembra venisse usato per troncare

Francesco V.


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IL GAY PRIDE

Giugno è il mese del Gay Pride, le parate dell’orgoglio omosessuale che si svolgono in molte città del mondo per reclamare visibilità e diritti per le persone gay. QUAL È L’ORIGINE DI QUESTA MANIFESTAZIONE? Tutto ha avuto inizio nel 1969 a New York, con i moti dello Stonewall Inn, considerato l’atto di nascita del movimento di liberazione omosessuale. Negli Stati Uniti l’intero decennio degli anni Sessanta era stato attraversato da tensioni continue fra polizia e persone gay, lesbiche e transessuali, riflesso del più ampio fenomeno di mobilitazione contro le discriminazioni che stava interessando la società americana. Erano gli anni delle marce per i diritti dei neri, il periodo di incubazione del femminismo, l’inizio di

un risveglio civile e politico che avrebbe portato alla rivoluzione dei costumi sessuali e del diritto di famiglia. L’intolleranza delle autorità verso le componenti omosex della società era avallata dalla legge, che discriminava apertamente i gay e perseguiva penalmente la sodomia. A New York era consentito ai proprietari dei locali di rifiutarsi di servire gli omosessuali, il che dava origine a frequenti liti, arresti, abusi e denunce contro i poliziotti. Il codice penale dello stato di New York puniva i gestori di locali che servivano persone gay per “favoreggiamento” dell’omosessualità, descritta come «crimine contro la natura». Il locale newyorchese che si oppose più energicamente a tale legislazione fu lo Stonewll Inn, nel Greenwich Village, che divenne il punto di riferimento per la comu-

nità omosessuale del quartiere. Le retate della polizia erano frequenti e i gestori finivano spesso al commissariato di polizia per violazione delle leggi dello stato. Il 28 giugno 1969, di fronte all’ennesimo raid dell’NYPD, i frequentatori del locale, le drag queen e i giovani della zona reagirono con la forza: si ebbero lanci di pietre e bottiglie, scontri fisici, spuntò anche qualche coltello, mentre la voce si spargeva alle strade vicine e altre persone si univano alla sommossa contro la polizia. Gli scontri andarono avanti per ben sei giorni e segnarono l’inizio della mobilitazione politica per il riconoscimento dei diritti dei gay. Un mese dopo, il 4 luglio, alcuni membri della Mattachine Society – un gruppo di attivisti che già nel 1966 aveva manifestato contro la discriminazione dei gay nei locali di New York –

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organizzò un picchetto di protesta davanti alla Independece Hall di Philadelphia. Il 28 giugno 1970, nell’anniversario della rivolta di Stonewall, Craig Rodwell e altri attivisti diedero vita ad una manifestazione chiamata Christopher Street Liberation Day, una marcia pacifica dallo Stonewll Inn a Central Park per reclamare diritti e dignità per tutti gli omosessuali e i transgender. Quello fu il primo Gay Pride della storia, nato fin dall’inizio come occasione per dare visibilità al mondo gay e sensibilizzare l’opinione pubblica e il potere sul tema dei diritti e della lotta contro le discriminazioni. Oggi le parate dell’orgoglio Lgbt si tengono in numerose città del mondo e giugno è diventato il mese simbolo delle battaglie del movimento omosessuale.

IN ITALIA La prima manifestazione pubblica di omosessuali in Italia ha luogo il 5 aprile 1972 a Sanremo, per protesta contro il “Congresso internazionale sulle devianze sessuali” organizzato dal Centro italiano di sessuologia, di ispirazione cattolica. Nel 1978 furono organizzati a Torino i primi eventi specificamente correlati alle celebrazioni internazionali del Gay Pride. Il 28 giugno 1981 a Palermo, presso Villa Giulia, si svolse la “festa dell’orgoglio omosessuale”, a pochi mesi dalla nascita, il 9 dicembre 1980, sempre a Palermo, del primo circolo arci-gay italiano. Il primo Gay Pride Nazionale ufficiale si svolse nel 1994, a Roma.

Nel 2000 invece fu organizzato a Roma il primo World Pride, fu svolto l’8 luglio del 2000 e con non poche polemiche con la Chiesa Cattolica, visto che questa aveva cercato di non farlo svolgere per non “disturbare” gli eventi dell’Anno Giubilare. Per il 2021 tutto è ancora da definire per via della pandemia…

Valeria Dosa


S. Giovanni Battista La notte di San Giovanni, festività cristiana che viene celebrata il 24 giugno, è un giorno che la tradizione popolare vuole sia legata strettamente alle streghe. In particolare si pensa che in questo giorno le streghe siano molto più forti e le erbe officinali abbiano poteri curativi eccezionali. In realtà anche questa festa è un retaggio dell’antico paganesimo precristiano. L’importanza di questo giorno sta nel fatto che il sole in questo periodo sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull’orizzonte (a nord nel solstizio invernale). Anticamente non avendo strumenti precisi (come oggi) la popolazione celebrava i solstizi sempre in date successive a quelle reali (come anche nel caso del 25 dicembre), poiché ci si affidava solo ai cambiamenti visivi, oggi con la tecnologia che abbiamo a

disposizione sappiamo che in realtà il solstizio estivo cade o il 20 o il 21 (a seconda degli anni). La notte di S. Giovanni, il 24 giugno appunto, rientra nelle celebrazioni solstiziali; il nome associatogli deriva dalla religione cristiana, perché secondo il suo calendario liturgico vi si celebra S. Giovanni Battista (come il 27 dicembre S. Giovanni Evangelista). In questa festa, secondo un’antica credenza il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui i riti e gli usi dei falò e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare. Non a caso gli attributi di S. Giovanni sono il fuoco e l’acqua, con cui battezzava, una comoda associazione, da parte del Cristianesimo, per sovrapporsi alle antiche celebrazioni. Così nel corso del tempo, c’è stato un mischiarsi di tradizioni pagane e ritualità cristiana che dette origine a credenze e riti in uso ancora oggi e ritrovabili per lo più nelle aree rurali. I FUOCHI DI S. GIOVANNI I falò accesi nei campi la notte di S. Giovanni erano considerati oltre che propiziatori anche purificatori e l’usanza di accenderli si riscontra in moltissime regioni europee e persino nell’Africa del nord. I contadini si posizionavano principalmente su dossi o in cima alle colline e accendevano grandi falò in onore del sole, per propiziarsene la benevolenza e rallentarne idealmente la discesa; spesso con le fiamme di questi falò venivano incendiate ruote di

fascine che venivano fatte precipitare lungo i pendii, accompagnate da grida e canti. Avendo una funzione purificatrice, vi si gettavano dentro cose vecchie, o marce, perché il fumo che ne scaturiva tenesse lontani gli spiriti maligni e le streghe (si riteneva che in questa notte le streghe si riunissero e scorrazzassero per le campagne alla ricerca di erbe da usare per le loro pratiche magiche).

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LA NOTTE DI SAN GIOVANNI

L’ACQUA DI SAN GIOVANNI Con alcune erbe tipiche del periodo estivo si usa preparare per preparare l’Acqua di San Giovanni. Secondo la tradizione, durante la notte di vigilia del 24 giugno bisognerebbe raccogliere 9 erbe di varie specie: la Ruta, la Verbena, il Vischio, la Lavanda, il Timo, il Finocchio, la Piantaggine, l’Artemisia e l’Iperico (quest’ultimo sacro a S. Giovanni). Queste erbe vanno poi messe in acqua e lasciate fuori di casa a macerare. La mattina successiva si usa quest’acqua “magica” per lavarsi, secondo le credenze, quest’acqua porterebbe benefici alla pelle e proteggerebbe dalle malattie.

Claudia

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IL DISCO CHE VIENE DAL FUTURO

La storia dell’uomo, fin dalle origini, è disseminata di indizi e testimonianze a conferma che non siamo soli. Nei libri sacri, nell’arte, nei reperti archeologici, sono celati messaggi sotto forma di geroglifici, di disegni che non ci appartengono. A volte gli stessi oggetti a noi sconosciuti per forma, materiale e tecnologia di realizzazione, possono essere le prove lasciate da creature di intelligenza superiore in visita sul nostro pianeta che nel tempo hanno influenzato, condizionato e guidato la nostra evoluzione.

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LA CIVILTÀ EGIZIANA, PREISTORIA O FUTURO? Il processo storico evolutivo

della società umana che ci viene insegnato è un processo molto lineare ma gli interrogativi e i punti oscuri sono ancora tanti nella storia dell’umanità. Manufatti della preistoria e monumenti che non ci hanno ancora svelato le tecniche di costruzione, tutto quello che riguarda l’archeologia misteriosa e gli enigmi del passato che non hanno spiegazione apparente sono in attesa di risposte. Sono molti gli studiosi che sono sempre più propensi a pensare che in alcuni periodi della breve storia dell’umanità, quantificabile in quindicimila anni, possano essere apparsi sulla Terra esseri evoluti con fini pacifici e di studio. Già nei graffiti della preistoria, datati

dai trentamila ai dieci mila anni a.C., troviamo testimonianze sorprendenti che ci fanno meditare oggi, perché oltre a rappresentare mammut sono stati raffigurati anche oggetti sconosciuti all’epoca, forme molto simili a dichi volanti. È noto da tempo che le numerose scoperte di artefatti dall’aspetto alquanto enigmatico hanno portato molti studiosi di tutto il mondo a sostenere che gli egiziani fossero una delle popolazioni antiche a conoscenza di una tecnologia molto avanzata, talmente avanzata da essere addirittura il frutto di contatti con intelligenze non terrestri. Ipotesi non assurda se si pensa che in incisioni ge-


“IL DISCO DI SCISTO” Le interpretazioni possono essere molteplici quindi, come lo sono quelle riguardanti un oggetto molto particolare: il “disco di scisto”. L’egittologo Brian Walter Emery uno dei più importanti del XX secolo, nel 1936, durante un sopralluogo degli scavi della tomba del principe Sabu, nella zona archeologica di Saqqara rinvenne un oggetto circolare, particolare

che attirò la sua attenzione. Il suo particolare designer viene descritto nelle relazioni dell’egittologo Emery come un disco di 61 centimetri di diametro e 10.6 centimetri di altezza nella zona centrale, anche se all’inizio venne trovato schiacciato e poi in seguito venne restaurato. È lavorato sulla roccia di scisto, dal quale prende il nome, una roccia metamorfica di grana mediogrossa che tende a sfaldarsi molto facilmente in lastre sottili. Essendo una roccia molto fragile, non si presta molto a questo genere di manufatto che richiede invece un intaglio molto preciso e laborioso. La forma somiglia infatti ad un volante con tre pale corte e curve, al centro un foro con un bordo in rilievo come se fosse progettato per accogliere un asse o altro dispositivo sconosciuto. La sua forma è straordinaria se si pensa che fu ricavato da un unico blocco, scolpito e levigato ed è ancora più strano se si pensa agli strumenti rozzi e primitivi in possesso dagli egiziani, diventa quindi impressionante questa particolare lavorazione fatta cinquemila anni fa! Un vero mistero ancora da chiarire. La tomba dove fu rinvenuto l’oggetto in questione si trova vicino al delta del Nilo ed è conosciuta anche come “Mastaba di Sabu”. Il principe Sabu era il figlio del faraone Aneddzhiba, governante della Prima Dinastia dell’antico Egitto, risalente al 3000 a.C. Ed è nella sua camera funeraria che questo oggetto fu trovato. IPOTESI CONTROVERSE SULLA NATURA DEL DISCO La Scienza si divide in merito al ritrovamento. Secondo altri archeologi altro non sarebbe che un

comune oggetto di culto, un portaincenso per l’esattezza, dove il foro centrale serviva per inserire l’oggetto su un palo di legno affinché rimanesse sollevato da terra. Molti porta incensi furono ritrovati ma questo rimane unico a presentare questa particolarissima lavorazione. Un altro aspetto che fa discutere e sorprende è che questo strano oggetto è comparso in un’epoca in cui, secondo quanto ne sappiamo, non vi erano a disposizione grandi mezzi per lavorare e proprio questo artefatto sembra smentire ciò, perché osservandolo si nota che alla base della sua complessa realizzazione ci sia un’abilità molto sofisticata nel modellare la pietra grezza dalla quale proviene, e anche se sappiamo delle grandi abilità nel lavorare pietre di questa civiltà, qui siamo ben oltre. Altro mistero è dato dal fatto che non c’è certezza assoluta di ciò che rappresenti, in oltre è provato da studi accurati che la ruota venne introdotta in Egitto molto tardi, nel 1640 a.C., con l’invasione di un popolo asiatico chiamato Hykos. Quindi, ammesso che non sia una ruota, un porta incenso, ci si chiede cosa sia in realtà. Perché realizzare un sostegno così complesso con un materiale così difficile da trattare con gli strumenti dell’epoca? Perché non ne sono stati trovati altri uguali nelle migliaia di oggetti che le tombe hanno restituito? Perché impegnarsi tanto nella costruzione di un oggetto al solo scopo decorativo? L’egittologo, Cyril Aldred, ha proposto un’altra teoria. Ha ipotizzato la possibilità di una tecnologia molto antica sconosciuta ma alquanto avanzata. Secondo

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roglifiche nel tempio del Nuovo regno dedicato al dio Pantheon sono rappresentati un elicottero, un sottomarino, un aereo ed un aliscafo riconducibili a velivoli extraterrestri ma non è l’unico caso infatti anche in altri geroglifici sono stati rappresentati contatti con alieni. Di misteri e dubbi ce ne sono molti riguardo questa civiltà le cui origini sono quasi indecifrabili, come la precisione con cui è stato intagliato ad esempio il sarcofago nella Grande Piramide, nemmeno la tecnologia laser di oggi sarebbe in grado di riprodurne una copia. Per non parlare poi della costruzione delle piramidi stesse e della scoperta recentissima di alcune anomalie termiche misteriose ed impressionanti, nella piramide di Giza, di cui non si conosce ancora l’origine. Questa civiltà è senza dubbio una delle più misteriose ed affascinanti, in grado di generare oltre ad uno smisurato interesse anche molte controversie tra gli scienziati stessi, molti sono quelli che non sono d’accordo nel pensare che la civiltà egizia sia entrata in contatto con una intelligenza superiore ma nessuno può negare che siano riusciti a realizzare opere tecnologiche che sfidano le conoscenze del periodo storico a cui risale la loro civiltà.

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lui, questo oggetto rinvenuto potrebbe essere una copia di un’oggetto metallico (l’aspetto lo ricorda molto e anche il materiale scelto lo fa supporre) molto più antico risalente a qualche evento remoto che li avesse impressionati a tal punto da riprodurne una copia a testimonianza dell’evento stesso. IL MISTERO RIMANE È sempre più frequente il riaffiorare di misteri di qualsiasi tipo dal passato del nostro pianeta che spesso vengono però scartati per mancanza di prove concrete ed inconfutabili o perché troppo ancorati alle teorie che ormai sono antiquate ed imprecise. Sempre nella zona di Saqqara, all’interno della tomba di Ptah-Hotep, c’è un’immagine che ritrae dei

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servi che offrono cibo al saggio e filosofo Ptah-Hotep. Guardando attentamente è stata notata la presenza di un “alieno grigio”. La scoperta di questa antica pittura su pietra potrebbe essere uno dei più importanti indizi mai scoperti sull’intervento degli alieni nella storia antica dell’umanità. Questo spiegherebbe, ad esempio, perché gli antichi egizi erano così tecnologicamente avanzati. Per quanto riguarda il “Disco di Scisto”, non esiste al momento una spiegazione esauriente intorno a questo oggetto misterioso. Tante sono le discordanze tra archeologi, egittologi e scienziati. Il disco datato 3100 a.C. somiglia molto ad un volano inerziale usato oggi comunemente come stabilizzatore in Aeronautica. Il misterioso oggetto è esposto

nel Museo Egizio del Cairo repertato come “contenitore per incenso” anche se non esiste nessuna prova reale e documentata che effettivamente lo sia. Continua ad essere uno dei più sconcertanti misteri di questa antichissima civiltà ma per alcuni aspetti evoluta al punto tale che sia difficile credere che dietro non ci sia un aiuto “Extra”.

Federica Baldi


Approfondimento DANTE ALIGHIERI

Dante Alighieri è nato a Firenze nel 1265 ed è morto a Ravenna nel 1321. Quest’anno ricorrono i 700 anni dalla morte, avvenuta tra il 13 d il 14 settembre del 1321, un anniversario importante. Nel 2020 è stato indetto il Dantedì, giornata nazionale dedicata a Dante, che ricorre ogni anno il 25 marzo. La data del Dantedì è quella che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia, ed è stata quindi scelta per ricordare in tutta Italia e nel mondo il genio di Dante,

Poeta e prosatore, Dante Alighieri è nato tra il maggio e il giugno del 1265 da una famiglia della piccola nobiltà. Uno degli eventi più importanti della vita di Dante è stato l’incontro con Beatrice, la donna che ha amato ed ha esaltato come simbolo della grazia divina. Beatrice sarebbe realmente vissuta: gli storici l’hanno identificata nella nobildonna fiorentina Beatrice o Bice Portinari, morta nel 1290. Per quanto riguarda la prima parte della vita di Dante non si hanno molte informazioni a proposito della sua formazione, anche se le sue opere rivelano una grande erudizione. A Firenze è stato profondamente influenzato dal letterato Brunetto Latini e

sembra che intorno al 1287 abbia frequentato l’Università di Bologna. È stato poeta e prosatore, teorico letterario e pensatore politico, ed è considerato il padre della letteratura italiana. Durante i conflitti politici di quegli anni, Dante si è schierato con i guelfi contro i ghibellini e nel 1289 ha partecipato ad alcune azioni militari. Nel 1295 ha iniziato l’attività politica iscrivendosi alla corporazione dei medici e degli speziali. Quando la classe dirigente guelfa si è spaccata tra bianchi e neri, Dante si è schierato con i bianchi che avevano il governo della città. Ha ricoperto vari incarichi e nel 1300, dopo

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LA DIVINA COMMEDIA

Dante Alighieri una missione diplomatica a San Gimignano, è stato nominato priore. Ruolo che ha ricoperto con senso di giustizia e fermezza, tanto che, per mantenere la pace in città, ha approvato la decisione di esiliare i capi delle due fazioni in lotta quasi quotidiana, tra i quali l’amico Guido Cavalcanti. Probabilmente è stato uno dei tre ambasciatori inviati a Roma per tentare di bloccare l’intervento di papa Bonifacio VIII a Firenze. Non si trovava in città quando le truppe angioine hanno consentito il colpo di stato dei neri nel novembre 1301. È stato accusato di concussione e condannato in contumacia prima a un’enorme multa e poi a morte nel marzo 1302. In questo modo è iniziato l’esilio che sarebbe durato fino alla morte. Alla notizia dell’elezione al trono imperiale di Enrico VII di Lussemburgo, si è avvicinato

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ai ghibellini, ma la spedizione dell’imperatore in Italia è fallita. Durante gli anni dell’esilio Dante si è spostato nell’Italia settentrionale tra la Marca Trevigiana e la Lunigiana e il Casentino, e forse si è spinto fino a Parigi tra il 1307 e il 1309. Si recato poi insieme ai figli, forse nel 1312, a Verona presso Cangrande della Scala, dove è rimasto fino al 1318. Da qui si è recato a Ravenna, presso Guido Novello da Polenta, dove ha riunito attorno a sé un gruppo di allievi tra cui il figlio Iacopo, che si accingeva alla stesura del primo commento dell’Inferno. È morto nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 a Ravenna e nemmeno le sue spoglie sono mai più tornate a Firenze.

La Divina Commedia è il poema che ha reso certamente celebre Dante in tutto il mondo. Scritto in terzine di endecasillabi, composto da cento canti, divisi in tre cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso), ognuna delle quali è strutturata in 33 canti (con un canto d’introduzione all’inizio dell’Infermo). La si può riconoscere in alcuni versi della canzone giovanile Donne ch’avete intelletto d’amore, che risale al 1289. Il proposito appare più maturo nella Vita Nuova, dove Dante dichiara, in seguito a una mirabile visione, di non voler parlare di Beatrice finché non possa trattare di lei più degnamente. Al poema però ha iniziato a lavorare soltanto fra il 1306 e il 1307, quando ha interrotto la composizione del Convivio e gli è risultato chiaro che la sua personalità avrebbe potuto esprimersi a pieno, meglio che in un trattato filosofico, in un’opera nella quale anche filosofia e scienza recassero l’impronta di una soggettiva e drammatica conquista. L’epiteto di “Divina” è stato poi proposto da Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante ed ha avuto fortuna da quando è apparso per la prima volta sul frontespizio di un’edizione veneziana del 1555. Il poema dantesco si differenzia dai racconti medievali di viaggi nell’oltretomba e dalle descrizioni popolaresche dell’aldilà oltre che per l’altissima poesia anche per la solidità strutturale. Il viaggio, che il poeta immagina cominciato la sera dell’8 aprile 1300 e durato una settimana (il tempo della passione e resurrezione di Cristo nell’anno del grande giubileo indetto da Bonifacio VIII), si svolge in un mondo


L’INFERNO L’Inferno è immaginato come un immenso cono capovolto che ha l’ingresso sotto Gerusalemme e il vertice al centro della Terra, dove si trova Lucifero: ha avuto origine quando il grande ribelle è precipitato dal cielo e la Terra, ritraendosi per l’orrore, ha formato i continenti dell’emisfero boreale. Nell’Antinferno, al di qua dell’Acheronte, si trovano gli ignavi e gli angeli che nel giorno della ribellione di Lucifero si sono tenuti neutrali. Il primo cerchio è il Limbo, dove con i fanciulli innocenti non salvati dal battesimo, si trovano i magnanimi che, vissuti o innanzi o fuori dal cristianesimo, hanno praticato le sole virtù cardinali. I dannati sono poi distribuiti in modo che coloro che hanno peccato d’incontinenza (lussuriosi, golosi, avari e prodighi, superbi e iracondi) occupino i cerchi dal secondo al quinto; nel sesto cerchio, dove comincia la città di Dite, stanno coloro che volontariamente hanno mancato di fede, cioè gli eretici; nel settimo cerchio quelli che hanno peccato per bestialità, distinti nei tre gironi dei violenti contro il prossimo, violenti contro se stessi e le proprie cose, violenti contro Dio, natura e arte; nell’ottavo cerchio o Malebolge, distinto in dieci cerchi minori, ci sono coloro che hanno commesso frode in danno di chi non aveva speciali motivi di fidarsi (seduttori, adulatori, simoniaci, indovini, barattieri, ipocriti, ladri, consiglieri di frode, seminatori di scandali e scismi, falsari); nel nono cerchio coloro

che hanno esercitato la frode verso chi aveva ragione di fidarsi e sono divisi in quattro zone (Caina, Antenora, Tolomea e Giudecca) a seconda se hanno tradito i congiunti, la parte politica, gli ospiti, imperatori o papi. INFERNO in Sintesi: Il viaggio dantesco inizia proprio nell’Inferno, sotto le mura di Gerusalemme. La guida di Dante è il poeta Virgilio, che lo accompagnerà tra le anime dannate. L’Inferno si apre con un Canto introduttivo (che serve da proemio all’intera opera), nel quale il poeta Dante Alighieri racconta in prima persona del suo smarrimento spirituale e dell’incontro con Virgilio. Dante si ritrae, infatti, “in una selva oscura”, allegoria del peccato, nella quale era giunto avendo smarrito la “retta via”, la via della virtù, e giunto alla fine della valle. L’inferno dantesco è concepito come una serie di anelli numerati, sempre più stretti, che si succedono in sequenza e formano un tronco di cono rovesciato; l’estremità più stretta si trova in corrispondenza del centro della Terra ed è interamente occupata da Lucifero che, movendo le sue enormi ali, produce un vento gelido. Nell’inferno, ad ogni peccato corrisponde un cerchio, ed ogni cerchio successivo è più profondo del precedente e più vicino a Lucifero; più grave è il peccato, maggiore sarà il numero del cerchio. Sono molte le storie emblema-

tiche dell’Inferno, da quella dei due amanti Paolo e Francesca a quella del conte Ugolino della Gherardesca. Nell’ultima parte dell’Inferno, a subire la punizione peggiore, si trovano i tre grandi traditori: Cassio, Bruto (che complottarono contro Cesare) e Giuda Iscariota. PURGATORIO E PARADISO Più semplice è la struttura del Purgatorio, le cui sette cornici corrispondono ai sette peccati capitali: superbia, invidia e ira, che nascono da un eccessivo amore di sé; accidia, che è un difetto d’amore; avarizia, gola e lussuria, che sono conseguenza di un amore delle cose non controllato da ragione. Tenendo conto dell’Antipurgatorio, nel quale le anime prima di essere sottoposte alle varie pene espiano il tardivo pentimento, e del Paradiso terrestre, che si apre in vetta al monte, anche nella divisione del Purgatorio si ripete il mistico numero nove, che torna nel Paradiso. Al di sopra, infatti, dell’atmosfera terrestre e della zona di fuoco che la chiude, si volgono concentrici come sfere diafane rotanti intorno alla Terra i nove cieli del sistema tolemaico (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno, Stelle Fisse, Primo Mobile), al di là dei quali si apre infinito e immateriale l’Empireo.

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che non ha soltanto contorni ben definiti, ma rispecchia nel suo ordine un’organica concezione dell’universo.

PURGATORIO in Sintesi: Dopo essere usciti dall’Inferno, Dante e Virgilio approdano in mezzo al mare, dove s’innalza la montagna del Purgatorio. Il Purgatorio è composto da set-

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LA CRONOLOGIA DEL VIAGGIO Il viaggio che Dante affronta dall’Inferno al Paradiso dura in realtà “solo” 7 gioni.

PARADISO in Sintesi: Dopo aver percorso tutto il monte del Purgatorio, Dante saluta il suo accompagnatore Virgilio: questo perché Virgilio si trova nel Limbo, quel luogo dell’Inferno dove si trovano i non battezzati che hanno vissuto nel bene. Ne consegue, dunque, che Virgilio non viene considerato degno di accompagnare Dante in Paradiso.

Sulla base di questo, i critici sono giunti alla conclusione che:

A guidare Dante in Paradiso è Beatrice, la donna amata dal Poeta. La struttura del Paradiso è composta da nove cieli concentrici, al cui centro sta la Terra; in ognuno di questi cieli, dove risiede un pianeta diverso, stanno i beati, più vicini a Dio a seconda del loro grado di beatitudine. Non c’è una gerarchia della beatitudine, perché le anime del Paradiso non stanno meglio o peggio, e nessuno desidera una condizione migliore di quella che ha, poiché la carità non permette di desiderare altro se non quello che si ha. Secondo la visione dantesca Dio, al momento della nascita, ha donato secondo criteri inconoscibili ad ogni anima una certa quantità di grazia, ed è in proporzione

a questa che essi godono diversi livelli di beatitudine.

Il riferimento principale al tempo della storia è Inferno XXI, 112-114: in quel momento sono le sette del mattino del Sabato Santo del 1300, 9 aprile. L’anno è confermato da Purgatorio II, 9899, che fa riferimento al Giubileo in corso.

La mattina dell’8 aprile (Venerdì Santo), Dante esce dalla “selva oscura” e inizia la salita del colle, ma viene messo in fuga dalle tre fiere e incontra Virgilio; Al tramonto, Dante e Virgilio iniziano la visita dell’Inferno, che dura circa 24 ore e termina quindi al tramonto del 9 aprile; Superando il centro della Terra, Dante e Virgilio approdano nel “fuso orario” del Purgatorio (12 ore di differenza da Gerusalemme e 9 ore dall’Italia), per cui è mattina quando essi intraprendono la risalita, che occupa tutto il giorno successivo; All’alba del 10 aprile (domenica di Pasqua), Dante e Virgilio iniziano ad esplorare il Purgatorio, con un viaggio che dura tre giorni e tre notti; Alba del quarto giorno, 13 aprile o 30 marzo, Dante entra nel Paradiso Terrestre e vi trascorre la mattina, durante la quale lo raggiunge Beatrice. A mezzogiorno, Dante e Beatrice salgono in cielo.

TEMATICHE TRATTATE I temi affrontati nella Divina Commedia da Dante sono diversi. Parliamo di: Redenzione dell’umanità; Redenzione dell’anima del poeta dopo il periodo di traviamento (la “selva oscura” che il Poeta trova “nel mezzo del cammin di nostra vita”); Redenzione politica: l’umanità con la guida della ragione (Virgilio) e dell’impero raggiunge la felicità naturale; Redenzione religiosa: con la guida della Teologia e della fede si arriva alla felicità ultraterrena (Paradiso).

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te “cornici”, dove le anime non sono condannate per sempre: sul monte i peccatori scontano il loro peccato prima di accedere al Paradiso. Contrariamente all’Inferno, dove i peccati si aggravavano maggiore era il numero del cerchio, qui alla base della montagna, nella prima cornice, stanno coloro che si sono macchiati delle colpe più gravi, mentre alla sommità, vicino al Paradiso terrestre, i peccatori più lievi.

OR DUNQUE…. Perchè dovremmo leggere la Commedia di Dante Alighieri a settecento anni dalla sua composizione? Basterebbe la risposta che dà lo stesso Dante nella lettera inviata a Cangrande de la Scala: Il fine della Commedia è quello di “rimuovere gli uomini finchè sono ancora in vita dalla condizione di infelicità e accompagnarli allo stato della beatitudine”. Sostanzialmente l’opera dantesca è un viaggio verso la felicità e la salvezza. Il viaggio di Dante rappresenta il cammino della vita di ogni uomo. In ogni verso «la Commedia ha la capacità di illuminare la vita quotidiana e la realtà in cui viviamo». Dante celebra la bellezza del creato, della natura, di Dio. Alcuni studiosi nel 1992 hanno cercato di diffamare il capolavoro dantesco, sostenendo che nella Divina Commedia erano presenti contenuti offensivi e discriminatori nei confronti degli ebrei e di

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altre razze. Ma chi ha espresso queste opinioni ha davvero letto la Commedia?? Dante, in base ai suoi principi, ha collocato anche papi e imperatori nell’Inferno, i sodomiti non sono posti solo nell’Inferno, ma anche nel Purgatorio, proprio come i peccatori lussuriosi eterosessuali che possono essere collocati all’Inferno o in Purgatorio. Criticare Dante o giudicarlo con i canoni odierni è qualcosa che denota profonda ignoranza e inettitudine. Io scorso marzo, in occasione

del Dantedì 2021, il Frankfurter Rundschau, giornale tedesco, ha criticato Dante paragonando la sua opera a quella di Shakespeare dall’autore dell’articolo ritenuto «molto più moderno», supponendo anche che Dante abbia copiato da altri manoscritti…. Va bhe evitiamo anche di commentare ulteriormente, il Frankfurter Rundschau ci ha offerto un classico esempio di “aprire la bocca a casa solo per dargli aria”…..

Celebrate questo illustre poeta, accingetevi a percorrere il suo viaggio, anche se inizialmente può sembrare complessa la lettura della Divina Commedia, ma tutto diventa scorrevole e affascinante dopo poche pagina.

Francesco V.

< Firenze

Ravenna >

< La tomba di Dante a Ravenna

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SOPHIA SINCRONICITÀ

La sincronicità, dalla radice greche syn (“con, insieme”) e khronos (“tempo”): riunione nel tempo, è un concetto introdotto dallo psicoanalista Carl Gustav Jung nel 1950, definito come «un principio di nessi acausali»: è un legame tra due eventi connessi tra loro, ma non in maniera causale; fanno parte di uno stesso contesto o significato, come due orologi che siano stati sincronizzati su una stessa ora. La sincronicità è quando: “Che coincidenza… ” - pensi ad una persona che non senti da tanto e la incontri; - pensi a qualcosa e poi ne parlano in tv o alla radio;

-guardi l’ora e i numeri sono simmetrici: 11:11, 07:07, ecc; - quando arrivi in un posto e hai un dejavù”. È quello che ti fa sentire allineato con l’universo, come parte di un grande disegno. Quando ci accorgiamo di una coincidenza significativa nella nostra vita è perché ne abbiamo bisogno, e in qualche modo la “chiamiamo”. A me piace pensare alla sincronicità come al modo che l’Universo usa per farci intendere che siamo tutti interconnessi, sia sul piano materiale che su quello mentale e spirituale, e che ciò che ci accade ha sempre un significato, a volerlo vedere.

1. Coincidenza tra un contenuto psichico (pensiero, sogno, desiderio) e un evento generale, che quindi non riguarda materialmente la tua vita ma che è comunque attinente a ciò che la tua mente conscia o inconscia sta generando (coincidenza a distanza nel tempo e nello spazio). È il caso dei sogni premonitori di eventi catastrofici, che non a caso interessano migliaia di persone nel mondo. 2. Coincidenza “sfasata” nel tempo tra un contenuto psichico (pensiero, sogno, desiderio) e un evento che, però, si produce a distanza, magari anni dopo. Ad

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SOPHIA

esempio potresti sognare con dovizia di particolari il matrimonio di tua cugina con uno sconosciuto che poi si tradurrà in realtà tempo dopo. Che valore attribuire a queste coincidenze? Jung, che aveva già prodotto la teoria dell’inconscio collettivo e degli archetipi, afferma che l’importanza di una coincidenza sta nel significato che esso assume per chi vive l’esperienza. Siamo noi a stabilire un nesso non casuale tra il nostro mondo interiore e ciò che accade fuori, nella realtà oggettiva. Ma ciò è

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possibile perché, per Jung, esiste un patrimonio sedimentato di simboli (archetipi) interiorizzato nei secoli e comune ai popoli (inconscio collettivo) a cui la psiche individuale – quindi ciascuno di noi – è collegata e da cui “pesca” significato. Jung credeva che la sincronicità fosse un elemento chiave del risveglio spirituale. Sentiva come la sincronicità ci abbia spostato dal pensiero egocentrico ad un punto di vista in cui siamo molto più interconnessi gli uni con gli altri.

Piccolo suggerimento: prova a prendere nota di tutti gli eventi sincronici e di tutte le coincidenze della tua vita, anche quelle minime. Sarai sorpreso del filo logico che le collega e delle risposte alle tue domande inespresse che tali eventi recano con sé.

Luthien


In questa società (non mi riferisco soltanto adesso con la pandemia) lo stile di vita di una persona media è diventato sempre più stressante. Molti di noi sono costantemente nel multitasking per adempiere a un lungo elenco di responsabilità e incarichi durante la giornata. La giornata lavorativa spesso non finisce quando usciamo dall’ufficio ma ce lo portiamo dietro, a casa o in vacanza. A causa del facile accesso fornito dai telefoni cellulari, ci si aspetta di essere sempre reperibili. Il tutto mentre si destreggia tra vita familiare, amicizie, impegni sociali, ecc. Non c’è da meravigliarsi se molti di noi non riescono a trovare il tempo per sé stessi. Con quello che sembra essere il peso del mondo sulle nostre spalle, ci troviamo rapidamente in fondo alla nostra lista di priorità. Lo sfortunato risultato di un ciclo di comportamenti come questo è che ci

perdiamo per tutto, perdiamo noi stessi, la nostra identità. Fare di noi stessi una priorità è qualcosa che deve essere ricordato o per alcuni appreso ex novo, perché non è stato mai insegnato. Altrimenti, rischiamo di perdere le parti più belle di noi stessi per una vita che ci sta vivendo. Essere una strega ci offre molti strumenti per aiutarci a distaccarci dal mondo frenetico che ci circonda. Per esempio, avere dei rituali può essere uno strumento molto utile per mettere te stesso come priorità. Anche un piccolo rituale, semplice come preparare una tazza di tè caldo o fare un bagno magico. Più sei coinvolto nell’esperienza, meglio è. Ti ricorda che sei importante e che meriti cose speciali! In questo articolo condividerò con voi un rituale che potrete praticare in qualsiasi momento della giornata. Lo trovo particolarmente utile di notte, prima di andare a letto.

SOPHIA

ARMONIZZAZIONE

Soprattutto per quelli di voi che potrebbero soffrire di disturbi del sonno. 1. Per prima cosa, sdraiati e metti la mano destra sopra la testa al chakra della corona (rimarrà qui per il resto del rituale). 2. Prenditi un momento per connettere la tua vibrazione e rilassarti nel tuo corpo. Presta attenzione al tuo respiro ritmico. 3. Quando ti senti aperto e pronto per continuare, metti la mano sinistra sul terzo occhio. Prova a sentire il ronzio dell’energia che scorre tra le tue due mani. Immagina le onde viola di energia che fluiscono avanti e indietro purificando il tuo campo energetico mentre passa attraverso. 4. Continua a muovere la mano sinistra lungo il corpo fino al chakra della gola, immaginando le onde di energia indaco. Prenditi

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SOPHIA

tutto il tempo necessario se ritieni di dover trascorrere più tempo in un punto particolare, onorati in questo modo. 5. Quindi, posiziona la mano sinistra sul chakra del cuore immaginando le energie verdi che fluiscono avanti e indietro. Poi il Plesso Solare con le energie gialle, Sacrale con le energie arancioni e la radice con il rosso. 6. Una volta che senti che tutte queste energie sono equilibrate, immagina un serpente attorcigliato alla base della colonna verte-

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brale. Guardalo mentre si rilassa lentamente e inizia a viaggiare lungo la colonna vertebrale. Avvolgendosi attorno ad esso, mentre va. Una volta che è completamente esteso per tutta la tua colonna, il rituale è finito. Puoi lentamente stiracchiarti e aprire gli occhi. Questo è un ottimo modo per creare del tempo necessario per te e assaporarlo. È utile per liberare / bilanciare la nostra energia e ci consente di rilasciare cose che non ci servono più. Non dimenticare mai di prenderti cura di

stesso, mentalmente, fisicamente e spiritualmente. Fai un elenco di tutte le cose che ti danno gioia. E cerca di fare almeno una cosa che ti da gioia al giorno. Hai il permesso di fare di te stesso una priorità! Dopotutto ... se non lo fai tu, chi lo farà?

Luthien


Lo scritto di Apuleio intitolato “Metamorfosi” o “L’Asino d’Oro” è di fondamentale importanza per comprendere il culto misterico di Iside. Le Metamorfosi rappresenta il viaggio allegorico dell’anima dalla sua caduta nel corpo dell’uomo alla sua liberazione, dopo le tribolazioni dell’esistenza, grazie all’intervento salvifico della Dea Iside. Le METAMORFOSI è la storia di un giovane greco di nome Lucio ospite in casa di un amico la cui moglie è ritenuta una maga. Lucio esprime il desiderio di trasformarsi in uccello, ma la maga sbaglia unguento e lo trasforma in asino, mantenendo intatto l’intelletto e la coscienza umana. Reso irriconoscibile “l’asino Lucio” può osservare liberamente il comportamento umano, prendendo nota di ciò che osserva. Dopo mille peripezie ritorna ad essere uomo grazie all’intervento della Dea Iside e all’iniziazione

ai suoi misteri. Nello scritto si inseriscono diversi racconti che altro non sono che allegorie dei riti di iniziazione. Uno dei racconti più belli delle Metamorfosi è sicuramente quello di “Amore e Psiche”. AMORE E PSICHE è una drammatica rappresentazione dell’iniziazione dell’anima (psiche) ai misteri di Iside, attraverso la sofferenza amorosa. Il racconto descrive l’intero processo iniziatico non in modo esplicito ma comprensibile unicamente a quanti abbiano chiave di lettura, quindi, Psiche è l’adepto che vuole essere iniziato ai misteri di Iside. Eros, l’amante, che in Egitto è chiamato Arpocrate (corrisponde a Horus figlio di Iside), ha il ruolo di riportare l’anima (psiche), attraverso il sentimento e quindi le nozze, alla sede originale, la sede celeste, dalla quale Psiche è caduta.

Le Nozze di cui parla il racconto sono “nozze di morte”, l’iniziazione figura nel matrimonio che è sinonimo di morte perché esso è visto come una “nuova vita”. La richiesta di “segretezza” ad Amore corrisponde a quella che si richiede all’iniziato, violando il giuramento l’adepto si allontana dal cammino verso la divinità e per ritrovarla dovrà attraversare difficili prove. Un altro elemento del racconto che possiede un alto valore simbolico è il momento in cui Psiche illumina con la lucerna Eros, esso rappresenta la possibilità dell’adepto ad avere una visione del Divino. Un altro elemento iniziatico è il tentativo di psiche di gettarsi nel fiume, esso rappresenta il “bagno rituale” che è presente in ogni iniziazione, lo è anche il battesimo cristiano. Nello scritto delle Metamorfosi è sicuramente di fondamentale importanza il Libro XI° (ultimo capitolo). Il LIBRO XI° DELLE METAMORFOSI è l’unico testo che presenta in modo esplicito i riti di iniziazioni del protagonista (Lucio) ai culti di Iside. Da qui si comprende che tutto l’opera (Le Metamorfosi) non è altro che un’allegoria del passaggio dalla vita del non iniziato alla vita dell’iniziato. È importante questo libro perché è forse l’unico testo che descrive come era organizzata gerarchicamente “la grande festa di Iside” (cerimonia che aveva luogo nel II° sec. d.C.). Arved

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IL CULTO MISTERICO DELLE METAMORFOSI DI LUCIO APULEIO

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ERCOLE IL GRANDE INIZIATO

La figura di Eracle, Ercole per i Romani, appare molto complessa e suscita interpretazioni diverse fra gli studiosi. Tutta la vita di questo eroe è avvolta dal mistero e la sua sorte finale, morte e ascesa all’Olimpo, è una vicenda troppo vivida di colori, perché possa ridursi a una favoletta moraleggiante.

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L’ODIO DELLA DEA Eracle, probabilmente, vuol dire “colui al quale Era diede gloria”, ma la dea (Giunone dei Romani) sembra tutt’altro che amica. È lei a inviare due serpenti contro Eracle ancora in culla, ma, per fortuna, il bambino ebbe tanta forza da uccidere i due rettili; è sempre

Era a imporre a Zeus che l’eroe divenga suddito di Euristeo, re di Argolide, preveggendo che un giorno il sovrano avrebbe imposto a Eracle durissime prove: le famose dodici fatiche. Perché tanto odio? La spiegazione potrebbe essere questa: Eracle è figlio di Alcmena e di Zeus, accostatosi alla giovane donna, assumendo l’aspetto del di lei marito, Anfitrione. Era, la dea, fu, quindi, doppiamente gelosa di quella unione e del suo frutto: solo Alcmena, fra tutte le mortali amate da Zeus, aveva visto il divino sposo in forme antropomorfe ed Eracle, l’eroe cosf generato, era compartecipe della doppia natura umana e divina.

UNA VIRTÙ EROICA La virtù che Eracle sceglie e persegue sin dalla prima giovinezza, così come è ricordato dall’apologo di Prodico e piú volte rappresentato da pittori di ogni epoca, non è la virtù cristianamente intesa. Egli non è un redentore o un santo, e neppure l’avàtara (un’incarnazione) di un dio, nel senso orientale del termine. Ma è un eroe, il modello o prototipo della figura del “grande iniziato”, per dirla in termini vaghi e tuttavia eloquenti. Perciò, le sue azioni vanno intese ora come metafore, un’accezione simbolica. Per esempio, quando si racconta che, nella prima giovinezza,


Ercole Eracle sradicò un olivo selvatico sull’Elicona per farsene una clava e che si ricoprì torso e capo con pelle e testa di un leone che aveva ucciso nelle zone tra il Citerone e l’Elicona, risulterà evidente che si indica all’esoterista la necessità ch’egli si faccia padrone e signore della natura, traendo forza dalla bellezza e muovendo incontro al proprio destino, celebrando nel cuore le nozze della ragione e della passione. Si ricordi: Elicona era sacro alle Musa, e il Citerone era il monte dove si celebravano le nozze di Zeus e di Era: solo così si potrà intuire perché la clava venne fabbricata con quel legno, e perché la fiera venne abbattuta in quella regione e non altrove. Analogamente le famose dodici imprese (l’uccisione del leone di Nemea e dell’Idra di Lerna, la cattura della cerva di Cerinea e del cinghiale d’Erimanto, lo sterminio e la cacciata degli uccelli

I PERICOLI E L’ESPIAZIONE Un iter, un cammino che ha il suo Prezzo e che comporta anche sconfitte. Secondo alcune varianti del mito, l’eroe :ornò folle dal regno dei morti, tanto da uccidere o i figli che gli aveva partorito Megara, la prima moglie, o i fratelli di Jole, la fanciulla che aveva ottenuto in sposa dopo averla vinta in una gara con l’arco. Più empio ancora il successivo comportamento di Eracle: poiché !’oracolo apollineo di Delfi gli aveva rifiutato l’assoluzione, tentò di rubare il tripode del dio e solo la folgore di Zeus lo indusse a desistere. Seguí il periodo di espiazione, quando l’eroe venne venduto da Hermes, come schiavo, alla regina di Lidia, Onfale e, per qualche tempo, fu costretto a vestire abiti femminili. DAGLI INFERI ALL’OLIMPO Altrettanto significative le ultime vicende terrene, stranamente intrecciate a eventi di poco anteriori. Si narra, infatti, che prima che tornasse impazzito

dall’ultimo viaggio agli inferi, Eracle aveva sposato la vergineguerriera Deianira e ne aveva difeso la dignità dalle bramosie del centauro Nesso. Ma questi, prima di morire colpito da una freccia dell’eroe, era riuscito a fare credere alla donna che il suo sangue aveva virtù magiche: se fosse stato usato per impregnare una camicia di Eracle, costui, una volta indossato l’indumento, non avrebbe potuto amare che Deianira. Perciò, quando la donna si avvide dell’interesse del suo uomo per Jole, gli inviò il fatale indumento. Il sangue avvelenato del centauro ebbe effetti devastanti sul corpo dell’eroe, che impossibilitato di strapparsi di dosso il dono di Nesso, avvertì che la sua fine si approssimava e che un solo gesto gli era consentito: cercare di consumare sé stesso e il suo dolore in un fuoco purificatore. Volle allora che una gran pira funebre venisse eretta sul monte Oeta e vi si immolò, ascendendo all’Olimpo per volere di Zeus e trovandovi Era, che, sollecita, gli recava la figlia Ebe in sposa. La Grande Madre rivelava finalmente il suo volto: non più prove e umiliazioni, non più imprese ardue e pericolose: il più forte dei suoi sacerdoti poteva conoscere la beatitudine dei trasfigurati e indicare ai posteri la giusta via, brillando in cielo come una saettante costellazione, come vertice di un triangolo che ha agli altri vertici le costellazioni zodiacali dello Scorpione e del Sagittario e che include il Serpentario, il segno della vittoria sul drago cosmico.

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inferi dalle paludi di Stinfalao, grazie alla clava e all’arco, ma anche con l’ausilio del suono di bronzee nacchere, la pulitura delle stalle di Augia, la cattura delle cavalle di Diomede e del toro di Minosse, la conquista del cinto di Ippolita e la cattura dei buoi di Gerione, la conquista dei pomi d’oro delle Esperidi e la cattura di Cerbero) non rappresentano soltanto una specie di andirivieni tra il mondo infero e quello umano, bensì qualcosa di estremamente concreto: il peregrinare, lungo una spirale del tempo, di fronte a situazioni esistenziali ogni volta diverse.

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IL RE DEL MONDO

Una delle opere più interessanti di René Guenon è sicuramente “il Re del Mondo”, pubblicata per la prima volta nel 1924. In questo saggio, il noto studioso si sofferma su due scritti precedenti: Mission de l’Inde di Saint-Yves d’Alveydre e Bestie, uomini e dei di Ferdinand Ossendowski, inoltre, cita, con scarso entusiasmo, Les fils de Dieu, di Luis Jacolliot. Sia d’Alveydre che Ossendowski, pur interessandosi di aree geografiche diverse, suppongono l’esistenza d’Agartha, un regno sotterraneo, abitato da iniziati e governato da un monarca con straordinari poteri: il Re del Mondo. Celebre, a tal proposito, è un passo di Bestie, uomini e dei:

“La terra e il cielo cessavano di respirare. Il vento non soffiava più, il sole si era fermato. In un momento come quello, il lupo che si avvicina furtivo alla pecora si arresta dove si trova; il branco di antilopi spaventate si ferma di botto [...]; al pastore che sgozza un montone cade il coltello di mano […] Tutti gli esseri viventi impauriti sono tratti involontariamente alla preghiera e attendono il fato. Così è accaduto un momento fa. Così accade sempre quando il Re del Mondo nel suo palazzo sotterra prega e scruta i destini di tutti i popoli e di tutte le razze”. Ossendowski riferisce di aver raccolto numerose prove sull’esi-

stenza di questo straordinario impero ipogeo. Ad esempio, lungo le rive dell’Amyl, alcuni anziani gli narrarono di un’antica tribù che sfuggì alle armate di Gengis Kan, rifugiandosi in immense caverne. Più tardi, presso il lago Nogan Kul, un Sojoto gli mostrò un antro fumante, assicurandogli che era l’ingresso d’Agharta. Desideroso di saperne di più, l’avventuroso polacco condusse ulteriori ricerche ed apprese che, migliaia di anni orsono, un sant’uomo scomparve con la propria gente in una misteriosa regione ctonia. In seguito, pochi coraggiosi l’avrebbero visitata ma nessuno sarebbe stato in grado di ubicarla.


abbarbicati alle sue pendici. Le liturgie agarthiane, descritte da Ossendowski, sono infine, un mix, di culti e credenze asiatiche, ad iniziare da quelle tantriche ed implicano esseri disincarnati, viaggi extracorporei11, facoltà taumaturgiche e colloqui con i defunti. Al vertice di questo paese segreto vi è il Re del Mondo. Egli prega, governa, giudica e conosce i progetti dei potenti; se sono buoni facilita la loro realizzazione, altrimenti li fa fallire. Solo lui ha, inoltre, facoltà di entrare nel grande tempio, ove, fra lingue di fuoco, ascolta la voce di Dio. Alcune volte, per brevi periodi, il signore d’Agartha ha lasciato il suo regno. Apparve nel Siam e in Indi, su un carro tirato da elefanti bianchi, era vestito con una clamide candida e una tiara rossa, abiti e arredi erano impreziositi da metalli e pietre d’immenso valore. Benediceva il popolo con un gioiello d’oro e così facendo sanava ogni male. La sua ultima apparizione risale alla fine dell’Ottocento, quando si mostrò nel monastero di Narabanci. In quell’occasione profetizzò che la prima metà del nuovo secolo sarebbe stata caratterizzata da peccati e corruzione, sarebbero cadute le corone di grandi e piccoli re, la mezzaluna dell’Islam si sarebbe offuscata e ciò avrebbe portato avvilimento e povertà. Vi sarebbero stati terribili conflitti con milioni di morti, le catene della schiavitù sarebbero cadute per essere sostituite da quelle della fame. Per altri settantuno anni vi sarebbero state tre grandi nazioni, poi sarebbero seguiti diciotto anni di guerra e di distruzione, al termine dei quali le porte d’Agartha si sarebbero aperte. Molti cercarono invano di rag-

giungerla, mentre quei popoli erranti che, per caso, vi si avvicinarono ne restarono segnati per sempre. Così accadde per gli Oleti e gli Zingari che ebbero il dono di predire il futuro e di conoscere le virtù delle erbe. Altre tribù vi appresero, invece, l’arte di chiamare “gli spiriti dei morti quando aleggiano nell’aria”. Le notizie riportate da SaintYves d’Alveydre, non si discostano da quelle d’Ossendowski. Il Francese attesta, infatti, di aver incontrato numerosi iniziati, fra i quali il principe afghano Hardjij Sharif, che gli avrebbero narrato di Aghartha, un mondo sotterraneo fatto di cunicoli e grotte. Qui vivrebbe una comunità di giusti, governata da un “Supremo Maestro”; in tal luogo sarebbero conservate le testimonianze di tutte le civiltà della terra. I poteri degli Aghartiani sarebbero tali da distruggere il globo se qualcuno tentasse di combatterli, ipotesi, comunque, remota, dato che dispongono di “[...] mezzi psichici [...] come il proclurre al momento opportuno una specie di “nuvola” che impedisce alla coscienza, ancora non pervenuta al grado di percettività necessario, di vedere ciò che l’occhio si limita a captare.” II d’Alveydre, amico di Papus e celebre esoterista affermò di aver desunto da Agartha la sinarchia, un modello organizzativo di tipo teocratico che rispecchierebbe il divino ordine cosmico. Egli afferma ne LArchéomètre: “Non si tratta di distruggere né di conservare un qualsiasi ordine sociale, al di sopra degli Stati [...] poiché non ve ne è alcuno: bisogna crearlo. Dobbiamo formare [...] un governo comune, puramente iniziatico, emanazione stessa delle nostre nazioni. nel rispetto di tut-

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Perciò alcuni la pongono in India, altri in Afghanistan, altri ancora nell’Asia centrale. Sembra certo, comunque, che Agartha sia un luogo felice, popolato da milioni di anime che coltivano scienza e saggezza; ne è signore il Re del Mondo, al quale sono demandati i destini dell’umanità intera. Quali siano le origini di questa irnerica contrada rimane un mistero, anche se Ossendowski sembra riferirsi ad Atlantide: ‘Voi sapete che i due oceani più grandi, ad est e ad ovest, furono già due continenti. Disparvero sott’acqua; ma i loro popoli passarono nel regno sotterraneo`. Nel proseguo della sua singolare opera, l’autore fornisce un ulteriore dettaglio: il regno nascosto si estenderebbe sotto la crosta dell’intero pianeta, fino a raggiunge il Nuovo Mondo. E’ interessante notare come, in America latina, accanto alle tradizioni Maya e Tolteche, coesista la saga della “Terra senza male” delle etnie Tupi-Guaranì che credono in un luogo appartato privo di dolore e di morte. La pace e la gioia vi regnerebbero sovrane e per chi fosse capace di raggiungerlo, vi sarebbe un’eterna beatitudine. Anche Aghartha è una regione priva di male, giacché vi brilla una particolare luce, capace di far germogliare le piante e di assicurare salute e longevità. E’ evidente la parentela fra quanto supposto e il vril, invenzione di Sir Edwuard Bulwer-Lytton che ebbe, fra Ottocento e Novecento, un’indubbia fama. La descrizione della reggia del Re del Mondo ricorda, invece, il Potala, la residenza del Dalai Lama a Lhasa. Il palazzo, infatti, si erge sulla sommità di un’altura e domina santuari e monasteri,

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René Guenon to ciò che costituisce la loro vita interiore [...]”. Questa utopia politica, che ebbe un certo seguito negli ambienti di destra, prefigurava una società gerarchizzata, al cui vertice vi era la suprema camera metafisica. In realtà l’ideatore della sinarchia era stato Fabre d’Olivet che si era ispirato al mito ermetico dei “Superiori incogniti”, caro a un certo filone massonico e rosacrociano. D’Alveydre ebbe, comunque, il merito di averne diffuso l’idea, anche se il Meunier l’accusò di essere abile nello sfruttare le idee altrui e il Wirth, rincarando la dose, lo definì autore di un plagio. Nonostante le feroci critiche d’Alveydre fece scuola ed ispirò altri autori fra i quali Jean Marquès Rivière che, nel 1929, pubblicò il racconto di un immaginario viaggio in Tibet23, ove un

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monaco imalahiano gli avrebbe rivelato che il regno di Agartha è “[ ...] nascosto e noialtri della “ Terra delle nevi” siamo il Suo Popolo. Il suo regno è per noi la terra promessa, Napamaku, e noi portiamo in cuore la nostalgia di questa contrada di Pace e Luce”. Le opere che abbiamo esaminato ebbero il pregio di oggettivare e diffondere una tradizione antichissima, presente nello stesso concetto orientale di monarchia. In Cina l’ideogramma di Wang re è costituito da tre linee orizzontali e parallele che rappresentano il cielo, la terra e l’uomo, esse sono unite da un tratto verticale. Già in questo segno sono insite alcune caratteristiche del Re del Mondo: egli è l’intermediario fra il divino e l’umano, fra l’immanente e il trascendente. D’altra parte il Wang, vive fra gli uomini, ma discende dal cielo, inoltre, risiede al centro dell’impero, assu-

mendo, così, un significato assiale. Parimenti lo Chakravarti indù, “colui che fa girare la ruota”, governa le quattro parti del mondo, assumendo quel valore simbolico del Ligan, che in seguito passò anche al Buddha. Nella cultura celtica il concetto di regalità è simile, dato che il monarca detiene la funzione di mediare fra il divino ed umano, ciò consentì, ai missionari cristiani di evangelizzare facilmente l’Irlanda, traslando al Redentore le caratteristiche peculiari della regalità. Il sovrano, insomma, stabilendo un rapporto fra cielo e terra, consente di sacralizzare lo spazio e di offrire alla comunità armonia e prosperità. Affinché, la sintonia sia stabile è necessario, però, che l’umano contesto sia governato da leggi desunte dall’alto. Di conseguenza il monarca è anche legislatore o il discendente del legislatore, di colui che raccolse i comandamenti primigeni. Costui è, per molte culture, Manu, primo uomo e divinità eponima dei viventi, colui che salvandosi dal diluvio consentì il protrarsi della vita. Si legge nel Matsyapurana: “Nei tempi passati, un re di nome Manu, figlio del Sole, praticò una lunga ascesi […]. Trascorso un milione di anni, Brahma […] fu compiaciuto e si presentò a lui per concedergli un dono, dicendo: - Scegli un dono - . Il re s’inchinò […] e disse: - è uno solo il dono ineguagliabile che ti chiedo: che io possa proteggere le moltitudini di tutti gli esseri, mobili e immobili, quando avrà luogo la dissoluzione -. Colui che è il principio vitale di tutti acconsentì alla richiesta e svanì”. Così, quando giunsero le grandi acque, Manu sopravvisse e con


sto nascosto, il Nistàr caro ad una tradizione cabalistica particolarmente diffusa fra le comunità hasidiche dell’Europa dell’Est. Tale concezione afferma che ogni generazione è guidata da “Trentasei Giusti”, nessuno ne conosce l’identità e fra loro si cela il Messia che si rivelerà alla fine dei tempi. I Giusti sono talmente misteriosi da non sembrare figli di questo mondo, ricordano per tanto Melchisedec, le cui caratteristiche sono simili a quelle del Re del mondo. Melchisedec compare in Genesi, dove si legge: “E Melchisedec, re di Salem, fece portare il pane e il vino; egli era sacerdote dell’Altissimo, e benedisse Abramo dicendo: benedetto sia Abramo dall’Altissimo, Signore dei Cieli e della Terra; e benedetto sia l’Altissimo, che ha messo i tuoi nemici nelle tue mani”. Melchisedec è sia monarca che sacerdote, regna su Salem, che significa pace, e il suo nome vuol dire “re di giustizia”. Salem, è un paese immaginario e Melchisedec non rientra in una genealogia; egli, come scrive Paolo, “è senza padre e senza madre”” è, dunque, un simbolo del rapporto fra divino ed umano, per questo crisma il Patriarca del Popolo eletto. Riassumendo il Re del Mondo raccoglie in sé le caratteristiche del sire d’origine divina, del legislatore ancestrale e dell’eroe eponimo. Queste valenze gli consentono di organizzare la società che amministra secondo i criteri dell’ordine universale. Così, come l’universo ruota attorno al Creatore, l’umanità è guidata dal Re del Mondo che ne è il centro, l’asse portante. Egli è, dunque, un archetipo che, come sottolinea Guenon, si asso-

cia a quelli della rosa, del loto, della ruota, dell’albero primordiale o della vita, della svastica e del bethil. Queste figure esprimono l’immagine di un fisso che genera lo spazio sacro, disomogeneo, ordinato e pluriforme che si contrappone all’omogeneità spaziale del caos. Scrive Eliade: “L’esperienza religiosa della disomogeneità dello spazio è un’esperienza primordiale paragonabile alla fondazione del mondo. [...]. Quando il sacro si manifesta in un’ierofania, ciò non equivale soltanto ad una spaccatura nella omogeneità dello spazio; equivale anche alla rivelazione di una realtà assoluta, opposta alla non realtà della vasta distesa circostante. Il manifestarsi del sacro crea ontologicamente il mondo”. Il mito del Re del Mondo e della terra perduta d’Agartha, sono dunque simboli categoriali che rispondono all’esigenza umana di sacralizzare lo spazio e la società e di supporre il permanere di un rapporto fra creato e creante che, al di là delle umane sventure, garantisce la salvezza finale.

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lui il genere umano, anzi ebbe da Visnu, manifestatosi sotto l’aspetto di un pesce, i Veda: l’anello di congiunzione col sacro. La figura dell’Antenato legislatore è tipica di molti popoli. Per gli Egizi è “Menes”, per i Celti “Menw”, per i Greci “Minosse”, per i Romani “Numa”, il re pontefice e, non a caso d’Alveydre, chiama il Re del Mondo “Sovrano Pontefice”. Questa parola è assai evocativa, in quanto, in origine, pontifex significava “costruttore di ponti” e, in effetti, il re ordinatore, è colui che costruisce una via fra il cielo e la terra. E’ il mediatore e, per gli Ebrei, il garante del patto con Dio, per ciò egli detiene un duplice potere. Tale caratteristica era tipica dei Re Magi, ai quali accenna Matteo e che, secondo l’apocrifo angelo arabo siriaco dell’Infanzia, giungevano dall’Oriente “[...] come aveva predetto Zaratustra’’’. Ancora più interessante è il Vangelo Armeno, per il quale, consegnarono al Redentore i “libri scritti e sigillati dalle mani di Dio”, ove era annunciato il riscattato dell’uomo. Questa leggenda, cara agli gnostici, narra che il testo segreto sarebbe stato consegnato da Adamo a Seth40, per giungere, infine, al Cristo. La sua traccia più antica si trova nel Libro della rivelazione di Adamo al figlio Seth, ove il passaggio “abbiamo veduto la sua stella in Oriente e siamo venuti ad adorarlo”, avvicina i Magi ai sacerdoti mazdei che cercavano nel cielo i segni della ierofania del Saoshyant, il “Soccorritore”, il nato da una vergine, il discendente di Zaratustra, che avrebbe donato agli uomini l’immortalità. Vi è una certa affinità fra i Magi, annunciatori di salvezza e il Giu-

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VUDO, IL LATO OSCURO DELLA MAGIA

“Vudu”, la parola stessa evoca livide immagini di morti che camminano, malefiche bamboline di cera trafitte da spilli e strani rituali di mezzanotte nel folto della giungla haitiana. Ma il vudu va ben al di là dei semplici malefici e della semplice magia nera. Fu importato dall’Africa nel XVI secolo con gli schiavi neri deportati nell’isola caribica di Haiti, e là entrò in conntatto con la religione cattolica praticata dai coloni francesi proprietari di schiavi. Ne conseguì che il vudu assorbì alcuni aspetti esteriori del cerimoniale cattolico senza perdere la sua natura essenzialmente pagana. Così. per esempio, molti haitiani moderni vedono degnamente rappresentato nella raffigurazione convenzionale di San Patrizio, patrono d’Irlanda, un aspetto del dio serpente vudu Damballah. Come avviene per molte religioni a orientamento magico, l’idea

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di fondo del vudu è che la realtà percepibile è una sorta di facciata dietro alla quale si celano forze spirituali molto più importanti. Gli alberi possono essere la dimora di potenti spiriti; la malattia e la morte non sopravvengono mai per caso ma sono sempre segno di castigo divino o di fattura magica; i crocevia sono luoghi dove uomini e spiriti possono incontrarsi. Il mondo degli spiriti vudu è capeggiato da Legba, mediatore fra uomo e spiriti. Altri Dei importanti, chiamati Loa, sono il dio serpente Damballah, fonte di virilità e di potere; Erzulie, dea dell’amore, della gelosia e della vendetta: Guede, con i suoi sinistri aiutanti, come il famigerato Baron Samedi, che presiede ai misteri della morte e della stregoneria. Al disotto degli Dei più importanti, vi sono divinità minori, talvolta chiamate Petro e, infine, innumerevoli spiriti, compresi

quelli dei morti. Nei complicati riti vudu, i partecipanti invocano i Loa e gli spiriti nella speranza di essere posseduti da uno di loro in grado di portargli fortuna, di curare una malattia, di placare l’anima di un morto, di preservarlo dal male, di consacrare un sacerdote o di rendere qualsiasi altro servizio di natura magica. La tipica cerimonia vudu avviene di sabato sera in un houmfor, un tempio nella foresta haitiana. L’houmfor consiste di solito in una piccola costruzione dove sono conservre delle reliquie sacre, accanto alla quale vi è una camera con una parete aperta e un cortile o una radura dove si possono riunire i partecipanti. Un alto sacerdote chiamato houngan (mambo, se si tratta di una donna) inizia le cerimonie nella camera esterna mediante preghiere, invocazioni e libagioni propiziatorie. Egli traccia sul suolo alcuni


simboli magici, i veves, appositamente destinati al Loa che desidera supplicare quella notte. I partecipanti iniziano a cantare e a danzare e, mentre la loro frenesia giunge all’apice, vengono offerti agli Dei alcuni sacrifici, abitualmente polli o capre. A un certo punto, se tutto si è svolto secondo le regole, i corpi di alcuni partecipanti vengono posseduti dal Loa. Le persone possedute dagli spiriti incominciano a contorcersi spasmodicamente, assumono strane voci e talvolta parlano lingue incomprensibili; poi, finalmente, cadono al suolo. Queste manifestazioni sono interpretate come un segno che il Loa è favorevole alle suppliche dei suoi credenti. È stato tuttavia il lato più oscuro del vudu a colpire maggiormente l’immaginazione del resto del mondo. Il vudu - un sistema di credenze che si fonda sulla paura - presenta davvero un lato molto oscuro. Si attribuiscono ad alcune società segrete vudu, note in genere come “sette rosse”, alcune pratiche, come quella del delitto rituale, del cannibalismo e della magia nera. Gli stregoni, chiama-

ti bokos, invocano, dietro pagamento, l’aiuto di Baron Samedi per fare fatture letali sui vivi - e talvolta dei malefici ancora più spaventosi sulle persone morte da poco tempo, perché proprio queste possono essere trasformate in zombi, cadaveri rianimati e condannati a servire per sempre i loro padroni come schiavi privi di volontà. Si dice che Francois Duvalier (Papa Doc), ultimo dittatore di Haiti, ricorresse a questo lato più oscuro del vudu per tenere sotto controllo i suoi sudditi superstiziosi. Considerato dal popolo houngan a tutti gli effetti, Duvalier aveva denominato i suoi sanguinari agenti di polizia “tonton macoutes”, che in haitiano significa “mago itinerante”. Nascoste dietro gli occhiali neri che portavano sempre in pubblico, le facce di questi poliziotti sembravano assumere l’aspetto di teschi. Benché le credenze e le pratiche magiche del vudu siano concentrate nell’isola di Haiti, esse si si sono diffuse anche negli Stati Uniti attraverso il commercio degli schiavi e hanno conquistato

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la loro prima e più importante roccaforte nel XVIII secolo in Louisiana. Verso la metà del XIX secolo l’influsso locale del vudu era tale da permettere a una sedicente mambo, Marie Laveau, di diventare una celebrità a New Orleans, con sostenitori bianchi e neri. Dalla Louisiana, la Georgia e il Sud Carolina, il vudu dilagò verso nord nei ghetti e nei quartieri poveri delle grandi città industriali. Ancora nel 1978, l’agente di polizia Hugh J. B. Cassidy, ex capo del 77° distretto di polizia di New York, stimava che solo nel quartiere BedfordStuyveasant di Brooklyn vi fossero 30 houmfor segreti e forse un centinaio di houngan e di mambo praticanti. Negli anni sembra che il Vudu sia approdato anche in Europa e in Italia, ma confermarlo è davvero difficile visto la svariata varietà di ciarlatani e impostori. È DAVVERO EFFICACE LA MAGIA VUDU? In un certo senso almeno, la risposta deve essere affermativa. In una ben nota relazione, intitolata “Morte vudu”, il fisiologo Walter B. Cannon dell’Università di Harvard descrive il processo secondo il quale un credente vudu può, se ritiene di essere stato affatturato, morire letteralmente di paura. Lo shock autoindotto, che porta al collasso cardiocircolatorio e all’ischemia degli organi vitali, può essere portato alle estreme conseguenze, secondo lui, semplicemente dal “potere fatale dell’immaginazione sovraeccitata dal terrore”. Vale sempre la regola del “se ci credi esiste”… Sabrina

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MITOLOGIA ED ASTRONOMIA * parte III° *

I miti delle costellazioni La più famosa leggenda del cielo è quella di Andromeda,che collega fra loro 6 diverse costellazioni, la storia di una principessa etiope, che però aveva la disgrazia di avere per madre una regina (Cassiopea) che parlava troppo, vantandosi di essere più bella delle Nereidi, le ninfe del mare. Ciò produsse la collera di Poseidone, che mandò un orribile mostro marino, (rappresentato dalla Balena) a devastare le coste d’Etiopia. Il padre di Andromeda, re Cefeo, andò dall’oracolo di Ammone per sapere che cosa doveva fare per allontanare dal paese la calamità. Dopo avergli spiegato il motivo della collera del dio, l’oracolo disse allo sconvolto sovrano che l’unico modo per far finire le devastazioni era

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sacrificare la figlia al mostro.Andromeda venne perciò incatenata ad uno scoglio, in attesa dell’orrenda fine.Così la trovò Perseo, in volo da quelle parti con i sandali alati donatigli dalle Ninfe Stigie, di ritorno dall’uccisione della Medusa (dal sangue della testa recisa della Medusa nacque il cavallo alato Pegaso. L’eroe, informatosi di quanto era successo e fattosi promettere in sposa la figlia da Cefeo e Cassiopea se fosse riuscito a liberarli dal mostro, abbatté l’orrenda creatura in una battaglia epica. A malincuore, i re mantennero la promessa, mentre Andromeda, grata e riconoscente, accettò con gioia l’unione con il campione che si era già coperto di gloria in imprese precedenti. Tuttavia, Cassiopea si rimangiò

la promessa e, d’accordo con Fineo, zio e precedente fidanzato di Andromeda, complottò contro Perseo. Ma questi, scoperto l’inganno, sgominò i nemici mostrando loro la testa della Gorgone. Dopo il matrimonio, Perseo portò Andromeda in Grecia, dove divenne re di Tirinto non potendo tornare ad Argo, la sua patria, perché vi aveva ucciso accidentalmente il re, suo nonno Acrisio. Qui vissero felici e contenti, procreando ben 13 figli! Un’altra leggenda famosa è quella di Callisto, una ninfa della dea della caccia Artemide. Zeus la vide e volle sedurla ma, poiché essa fuggiva gli uomini (le ancelle di Artemide, come la dea stessa, avevano fatto voto di castità), prese le sembianze di Artemide per possederla. Callisto,


L’Orsa Minore rappresenta una ninfa di Creta, Cinosura, che allevò, assieme alla ninfa Elice, Zeus bambino, quando il dio fu portato nell’isola dalla madre Rea per sottrarlo all’orrido destino: infatti, poiché al padre di Zeus, Crono, era stato predetto che sarebbe stato detronizzato da uno dei suoi figli, questi li divorava man mano che nascevano. Il Dragone rappresenta Ladone, il drago guardiano dei pomi delle Esperidi. Questi pomi d’oro erano stati dati da Gaia ad Era come dono di nozze e in seguito la dea li aveva fatti piantare nel

suo giardino, vicino al monte Atlante. Le Esperidi erano tre Ninfe della Sera, che aiutavano Ladone nell’opera di sorveglianza. Dopo che il drago fu ucciso da Ercole durante la sua dodicesima fatica, la sua immagine venne posta in cielo da Era a premio della sua fedeltà. Nella mitologia greca Eracle (Ercole) è l’eroe di gran lunga più famoso. Nacque da Zeus e da Alcmena, la più bella e saggia di tutte le mortali, in una notte nella quale il dio prese le sembianze del marito di lei, Anfitrione. Il piccolo venne chiamato Alcide (da Alkè, forza) e già dalla culla diede prova della sua grande forza, strangolando i due serpenti che Era, al solito gelosissima, aveva mandato per ucciderlo. Da adulto raggiunse la bella statura di quattro cubiti e un piede (205 cm), fu indotto alla pazzia dalla moglie di Zeus e si macchiò di una serie di orrendi delitti per purificarsi dei quali andò dall’oracolo di Delfi. La Pizia gli ingiunse di mettersi al servizio del cugino Euristeo per undici anni e di chiamarsi da quel momento in avanti Eracle («gloria di Era»). Euristeo impose ad Ercole dodici imprese quali nessun uomo avrebbe mai saputo compiere. Molte di queste sono ricordate in cielo. La costellazione del Leone rievoca la prima fatica, l’uccisione del leone di Nemea, un animale terribile e dalla pelle invulnerabile, tanto che per averne ragione Ercole dovette afferrarlo fra le braccia e soffocarlo. Durante la battaglia nella quale Ercole uccise l’idra di Lerna (seconda fatica), un mostro dal corpo di cane e nove teste, che uccideva chiunque gli passava vicino con il suo

alito mefitico, Era inviò contro Ercole un granchio gigantesco, simboleggiato dalla costellazione del Cancro, che, prima di essere schiacciato inesorabilmente, riuscì a mordere l’eroe al tallone.

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nonostante l’inganno, resistette coraggiosamente alla forza del dio ma non ci fu nulla da fare. Callisto rimase incinta e il fatto fu scoperto quando Artemide e le compagne si fermarono a lavarsi presso una fonte. Artemide, furiosa, la scacciò e la moglie di Zeus, altrettanto adirata,infierì sull’incolpevole ninfa mutandola in orsa, una trasformazione dai toni raccapriccianti. Molti anni dopo, Arcade, il figlio nato dalla violenza di Zeus, andando a caccia nei boschi, incontrò, inconsapevole, la madre che, riconosciutolo e guardandolo fissamente, cercò di avvicinarglisi. Arcade, spaventato, stava per colpirla con una freccia mortale quando Zeus, infine impietosito per la sorte della sua vittima, impedì il delitto e portò in cielo entrambi trasformando Callisto nell’Orsa Maggiore e Arcade nella costellazione di Artofilace (in greco «guardiano dell’orsa»), ora nota come Bovaro. Il nome della stella più luminosa del Bovaro, Arturo, ha più o meno lo stesso significato di «guardiano dell’orsa».

Andando a caccia del cinghiale Erimanzio, durante la terza fatica, Ercole ebbe a che fare con i Centauri e, inavvertitamente, ferì con una freccia il più celebre fra essi, Chirone, rappresentato in cielo sia dalla costellazione del Centauro che da quella del Sagittario. Chirone, saggio e sapiente, molto amico degli uomini, ha questa forma perché il padre Crono, per generarlo, si era unito a Filira, una figlia di Oceano, sotto forma d’un cavallo. Protettore del padre di Achille, Peleo, fu il tutore dello stesso Achille, di Giasone, di Asclepio e del dio Apollo, ai quali insegnò la musica, la caccia, l’arte della guerra, la morale e la medicina. Poiché la ferita gli produceva un dolore insopportabile, ed era inguaribile, Chirone desiderò di morire per porre fine al tormento; ma era nato immortale e riuscì a trovare pace soltanto quando Prometeo si offrì di cedergli il suo diritto alla morte. Alla settima fatica è collegata la costellazione del Toro, che rappresenta l’animale fatto uscire dal mare dagli dei per testimoniare il buon diritto di Minosse di governare su Creta. Poiché, però, Minosse non sacrificò, come aveva promesso, l’animale, Poseidone ispirò nella moglie di Minosse, Pasifae, un insano amore per il toro. Dall’unione nacque il celebre Minotauro. Il dio del mare, inoltre, rese furioso il toro che Ercole ebbe l’incarico di riportare, vivo, a Euristeo. Durante la già ricordata dodi-

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cesima fatica, attraversando il Caucaso, sulla strada che doveva portarlo al giardino delle Esperidi, Ercole uccise con una Freccia l’avvoltoio che divorava il fegato di Prometeo. Un altro famoso eroe è rappresentato dalla costellazione di Orione, che celebra le gesta del gigante della Beozia, figlio di Poseidone, bello, abilissimo nella caccia e prodigiosamente forte. A un certo punto della sua vita Orione incontrò Artemide, che non rimase insensibile al fascino del giovane che, come lei, amava la caccia e la vita nei boschi. Apollo, fratello di Artemide, sapendo che il giovane aveva una brutta fama e temendo per la virtù della sorella, riferì a Gaia delle dicerie sul suo conto, inducendola a liberare contro l’eroe un gigantesco Scorpione. Nel titanico scontro, Orione, dopo averle provate tutte ed essersi reso conto dell’invulnerabilità dell’animale, si gettò in mare nel disperato tentativo di sfuggirgli. Fu però visto da Apollo che, sottilmente, fece credere alla sorella che si trattava di un furfante che aveva cercato di violentare una delle sue ancelle. La invitò quindi a punirlo, trafiggendolo con una freccia. La dea, adirata, non fallì il colpo, ma quando la risacca portò a riva il corpo dell’amico, Artemide, riconosciutolo, fu presa dalla disperazione. Piangendo e supplicando, invocò l’intervento di Asclepio, perché ridonasse la vita al giovane. Ma, mentre Asclepio si apprestava a tentare l’intervento divino, Zeus si oppose, fulminandolo. Allora, Artemide chiese, almeno, che l’immagine di Orione potesse essere ricordata, per sempre, fra le stelle. Zeus accondi-

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scese, ma Apollo, testardo nella sua convinzione di aver agito bene, pretese la stessa sorte per lo Scorpione: così, Zeus pose i due ai lati opposti del cielo, in modo che l’animale non potesse più nuocere ad Orione. Anche Asclepio è ricordato in cielo, nella costellazione di Ofiuco, che regge il Serpente, diviso in Capo e Coda. Ofiuco in greco significa «serpentario» o «incantatore di serpenti» e probabilmente quest’attributo è dovuto alla rappresentazione abituale di Asclepio, raffigurato con dei serpenti avvolti attorno ad un bastone. Asclepio è figlio di Apollo e imparò l’arte della medicina dal centauro Chirone. Divenne così bravo da essere in grado di resuscitare i morti, utilizzando il sangue della Gorgone, che aveva virtù miracolose, avuto in dono da Atena.

Orione, e Procione iniziò a essere definito in vari modi, settentrionale, sinistro, primo, finché si affermò l’appellativo di Minore.

In cielo finì anche la Lepre, una delle prede abituali di Orione. Si può pensare che le costellazioni del Cane Maggiore e del Cane Minore rappresentino i cani da caccia di Orione. Invece il Cane Maggiore è Mera, appartenente all’eroe Icario, che introdusse la vite nell’Attica e fu ucciso dai contadini ubriachi. La figlia di Icario, Erigone, fu guidata da Mera sulla tomba del padre, dove si suicidò; poi, anche il cane morì sulla tomba del padrone e Dioniso, in segno della sua fedeltà, lo trasformò in costellazione.

Fra le figure più importanti di eroi figurano senz’altro Castore e Polluce, i Gemelli di Sparta, la cui nascita è connessa alla costellazione del Cigno e a uno dei tanti attacchi di libidine senile di Zeus. Il dio, questa volta, si innamorò di Leda, moglie di Tindaro, eroe spartano. Leda, per sfuggire a Zeus, si trasformò in oca ma il dio, mutatosi in cigno, la possedette ugualmente. In seguito il marito di Leda, Tindaro, fece l’amore con lei poco dopo l’amplesso con Zeus. Dalla prima unione nacquero Polluce ed Elena di Troia, «la più bella donna del mondo» perché di stirpe divina, dalla seconda Castore e Clitennestra, anche se il nome con cui sono globalmente chiamati Castore e Polluce, Dioscuri, significa «figli di Zeus». Dei due, Castore è soprattutto un forte guerriero, Polluce un eccellente pugilatore. I due trovarono la morte durante una lite con i cugini Ida e Linceo per la divisione del bottino procurato da una razzia di bestiame. Castore fu ucciso da Ida e Polluce uccise Linceo. Zeus allora uccise Ida con un fulmine e offerse a Polluce di salire nell’Olimpo con lui. Ma Polluce non voleva separarsi dal fratello, destinato agli Inferi, e Zeus, allora, concesse loro di restare ciascuno metà del tempo negli inferi e metà nell’Olimpo.

Il Cane Minore era in origine semplicemente Procione (dal greco prokion, che significa «che precede il cane», poiché sorge prima di Sirio, la stella principale del Cane). In seguito nel Cane Maggiore si vide il compagno di

Forse la più poetica storia dell’antichità classica, anche perché parla di persone realmente esistite, è quella della Chioma di Berenice. Berenice era una regina egiziana, sposa del Faraone Tolomeo III Evergete, della


SOPHIA dinastia dei Lagidi (284 ca.-221 a.C.). Egli fu un grande sovrano e sotto di lui la monarchia ellenistica egiziana conobbe un grande splendore e, di nuovo, dopo i tempi dell’Antico Impero, la divinizzazione del sovrano raggiunse l’apice. Nel 246 a.C., poco dopo le nozze,Tolomeo dovette partire per una campagna bellica, molto pericolosa, contro Seleuco II di Siria. Berenice, molto timorosa delle sorti del marito, fece voto, se fosse tornato sano e salvo, di sacrificare agli dei gli splendidi capelli. Così avvenne, la chioma fu recisa e fatta appendere nel tempio di Afrodite. Un bel giorno però essa scomparve, nella più grande costernazione della corte. Tutti i sapienti convocati per cercare di svelare il mistero sulla misteriosa sparizione furono incapaci di indicare la minima traccia. Un famoso astronomo del tempo, Conone, ebbe però l’idea giusta: prendendo un gruppo di stelle amorfe (come si chiamavano quelle che nei cataloghi non era-

no raggruppate in costellazioni) appena dietro il Leone, costituì una nuova costellazione, spiegando ai presenti che i riccioli della regina erano lassù, in cielo, portati dagli dei che, non avendo mai visto nulla di più bello, li volevano sempre vicini a loro. La Corona Boreale rappresenta un dono divino. Arianna, cretese, figlia di Minosse e Pasifae, si innamorò di Teseo, quando questi andò a Creta per uccidere il Minotauro. Gli diede il famoso gomitolo per trovare la strada del ritorno nel Labirinto. Poi, i due scapparono insieme per sfuggire alla collera di Minosse, ma Teseo abbandonò Arianna sull’isola di Lesbo, mentre dormiva. Però l’eroina fu presto consolata poiché sull’isola arrivò il dio Dioniso, che se ne innamorò, la sposò e la condusse sull’Olimpo. Come regalo di nozze Dioniso dette ad Arianna uno splendido diadema d’oro, opera di Efesto, che divenne in seguito una costellazione.

Un’altra storia che merita di essere raccontata è quella del musico di Lesbo, Arione. Durante un viaggio dalla Sicilia a Corinto, i marinai della nave che lo trasportava complottarono per ucciderlo e rubargli il denaro che aveva guadagnato col canto. Apollo gli apparve in sogno svelandogli il complotto e promettendogli il suo aiuto. Al momento dell’aggressione, Arione chiese ai nemici di concedergli la grazia di cantare per l’ultima volta. Alla sua voce, dei delfini uscirono dal mare e Arione, fidando nell’aiuto del dio, si buttò in acqua. Un delfino lo portò sul dorso fino a riva. Apollo, in ricordo dell’episodio, trasformò in costellazione il Delfino. Restando a questo tema, in cielo è ricordata la Nave Argo che partì, sotto la guida di Giasone, alla ricerca del mitico vello d’oro, nella Colchide. Argo significa «rapido» ma era anche il nome del costruttore della nave. Essa venne in seguito smembrata da

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Lacaille, nel 1752, in quattro parti: la Carena, le Vele, la Poppa e la Bussola. Soltanto le ultime due sono visibili, parzialmente e molto basse, nei nostri cieli di fine inverno. Il vello d’oro è collegato alla storia di Frisso ed Elle, che il padre, Atamante, volle sacrificare a Zeus, su suggerimento della seconda moglie, Ino. Ma Zeus mandò in soccorso ai bambini un Ariete alato dal vello d’oro che li sottrasse all’orribile fine. Durante il viaggio, Elle cadde e annegò nel mare, ma Frisso giunse salvo nella Colchide. Qui, in segno di gratitudine, sacrificò l’ariete a Zeus e ne offrì il vello al re Eete che l’aveva benevolmente accolto. Il vello fu inchiodato ad una quercia in un bosco sacro al dio Ares. Fu poi preso da Giasone, il capo degli Argonauti, al termine di mille mirabolanti avventure, e portato da questi a suo zio Pelia, sovrano di Iolco, in Tessaglia, che lo aveva richiesto come pegno del diritto di Giasone a rivendicare il trono che era stato di suo padre, Esone. La Vergine rappresenta Astrea, o Dike, la Giustizia, figlia di Zeus e di Temi, che diffondeva fra gli uomini la bontà e la giustizia al tempo dell’Età dell’oro. Ma, finita la mitica età ed essendosi la malvagità impadronita del mondo, Dike prese a odiare il genere umano e fuggì in cielo. Un’altra storia interessante collega le costellazioni del Corvo con quelle della Coppa e dell’Idra. Un giorno Apollo spedì un bianco corvo a prendere dell’acqua con una coppa, ma esso si attardò vicino a un albero di fichi, attendendo che maturas-

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sero; poi, tornando dal dio, disse che un serpente d’acqua, che aveva peraltro catturato e trasportava fra le zampe, era stato la causa del ritardo. Apollo, adirato, punì l’animale rendendolo nero ma, in seguito, ne pose l’immagine fra le stelle, assieme a quella della coppa e al serpente, rappresentato dall’Idra. Eridano è il nome di un fiume divino, figlio di Oceano e di Teti, generalmente collocato nell’Europa nordoccidentale. Variamente identificato con l’Ebro, con il Reno, con il Rodano o con il Po, quest’ultima ipotesi sembra la più probabile, com’è dimostrato anche dal racconto degli Argonauti che, entrandovi dall’Adriatico, lo risalgono fino al paese dei Celti. La Lira rappresenta il magico strumento inventato da Ermes e da lui donato ad Apollo, il quale a sua volta lo regalò a Orfeo, il musico degli Argonauti.L’Aquila rappresenta l’uccello del quale Zeus prese le sembianze per rapire Ganimede, il bellissimo giovanetto del quale il dio si era innamorato e che fu portato nell’Olimpo diventando il coppiere degli dei. L’Acquario ha sempre rappresentato, fin dai tempi dei Babilonesi, un uomo che getta acqua da un otre verso la bocca del sottostante Pesce Australe (la cui stella più luminosa, Fomalhaut, significa proprio, dall’arabo Fum al Hut, «la bocca del pesce»). Secondo l’astronomo tedesco Ideler questa rappresentazione era collegata al fatto che il Sole si trovava in quel segno durante la stagione piovosa e a riprova citava la vicinanza ad altre costellazioni aventi connessioni con l’acqua: Capricorno,

Balena, Delfino, Eridano, Idra, Pesci, Pesce Australe. L’Auriga rievoca l’eroe Trochilo, di Argo, figlio di Io, la sacerdotessa di Era amata da Zeus. É ritenuto l’inventore del carro, particolarmente di quello sacro all’Era di Argo. Il Capricorno rievoca Amaltea, la capra che allattò Zeus quando il dio, come già ricordato, per sfuggire al padre Crono che voleva divorarlo, venne portato da Gaia nella grotta Dittea, a Creta. Il Cavallino probabilmente è Celere, fratello di Pegaso, donato da Mercurio a Castore. Il Triangolo era conosciuto dai Greci come Deltoton, a causa della sua forma simile alla lettera Delta, e perciò assimilato al Delta del Nilo, o come Trigonon, e identificato con la Sicilia, per la sua forma triangolare. I Pesci rappresentano Afrodite ed Eros, che si trasformarono in pesci buttandosi nell’Eufrate per sfuggire alla furia del gigante Tifone. Lo Scudo di Sobieski ricorda Giovanni III Sobieski, re di Polonia, che nel 1683, alla testa del suo esercito salvò Vienna assediata e l’intera Europa dalla capitolazione di fronte alla minaccia ottomana.

Si conclude così il viaggio nella volta celeste e la mitolgoia delle costellazioni, durato tre numeri di Artemisia. Grazie! Arved


WICCA KOMBOLOI WICCAN

Prima di presentare la “nostra versione wiccan”, iniziamo con il conoscere il Komboloi “tradizionale”. Komboloi è una parola greca (Κομπολόι) “kombos”, che significa nodo, in questo caso un gran numero di nodi, e “loi”, che significa un gruppo di cose che stanno assieme; infatti il Komboloi è quello che in gergo è definito il “rosario greco”, cioè un filo nel quale sono infilate un numero indefinito di “perle” (perle che non sono fisse ma libere di scorrere lungo il filo).

Sono tantissime le ipotesi relative alla nascita di questo strumento, controverso se esso derivi dal rosario cattolico o da quello musulmano, il “Tasbih”, incerto è anche il quando e il come questo divenne di uso nella cultura greca. Il komboloi si differenzia comunque dai suoi predecessori (rosario o tasbih), dal fatto che anzitutto non ha un numero definito di perle; in secondo luogo, le perle non sono fisse ma libere di scorrere lungo il filo. Il komboloi è comunque unico, è uno strumento di libertà assolu-

ta; può essere un rosario (per chi è religioso) oppure uno scacciapensieri (per chi è laico). Inoltre ha rappresentato una piccola emancipazione del sesso femminile in Grecia; fino a poco tempo fa, usare il komboloi era prerogativa maschile, ma grazie a Melina Marcouri (attrice, cantante e politica greca) è diventato di uso comune anche per le donne. La funzione originaria di contapreghiere è andata lentamente perdendosi nel tempo e oggi è spesso usato come scacciapensieri. Spesso viene usato anche come oggetto atto a tenere occupate le mani, al fine di smettere

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culture, con l’intento di approfondire e meglio sviluppare il contatto tra l’uomo e le divinità. Una spiritualità, quella della Wicca, che difficilmente sfocia in fanatismo, ma anzi, spesso aiuta l’uomo ad aumentare il suo senso di appartenenza al Pianeta, a sentirsi parte del tutto, armonico e consapevole delle proprie potenzialità e non disarmonico e timoroso. Quasi tutte le religioni hanno una tradizione di qualche forma di “rosario” per tenere traccia delle preghiere, o per aiutare o facilitare la meditazione del praticante; per esempio i cristiani usano il Rosario, gli islamici usano il Tasbih, i buddhisti e gli hinduisti usano il Mālā. IL KOMBOLOI WICCAN

di fumare o mangiarsi le unghie o ancora per aspettare in fila alle poste. Un’altra caratteristica del komboloi riguarda i materiali che vengono usati, che sono dei più svariati: oro, argento, ambra, legno, conchiglie, osso, noccioli di olive, ceramica, plastica ecc. Usare il komboloi non richiede istruzioni specifiche o dettagliate. L’obiettivo principale del portare con se’ un komboloi è alleggerire la mente ed alleviare alcuni degli stress quotidiani che il corpo subisce, oppure dai religiosi è usato come un “conta preghiere” (del tutto simile al rosario cristiano o al tasbih islamico). Tradizionalmente, il modo più semplice di usare il komboloi è

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permettere che la gravità attragga verso il basso il suo peso. Il komboloi non dovrebbe essere raccolto nel palmo della mano, ma piuttosto lasciato penzolare usando il dito medio della mano come fulcro. Noi come Coven wiccan Quadrifoglio (gruppo spirituale legata alla wicca e attivo nella città di Roma) vogliamo presentare il nostro “KOMBOLOI WICCAN”, ci siamo ispirati più al Komboloi greco, per il suo uso laico, che al Rosario prettamente di uso cristiano. Non c’è molto da meravigliarsi in questo riadattamento del Komboloi; il bello della Wicca e che è una Spiritualità/Religione del “mondo”, trae spunto dalle varie

Il “nostro” Komboloi Wiccan, che qui presentiamo, è molto semplice, facile da riprodurre, esso è composto sostanzialmente da 7 grani o perle. In ordine abbiamo: Grano Viola – dedicato al Grande Spirito (il principio universale, comune in molte correnti wiccan); Grano Bianco – dedicata alla Dea; Grano Nero – dedicato al Dio; Grano Azzurro – dedicato all’Elemento Acqua; Grano Giallo – dedicato all’Elemento Aria; Grano Verde – dedicato all’Elemetno Terra; Grano Rosso – dedicato all’Elemento Fuoco. Ognuno è libero di usare qualunque materiale per i grani, che sia plastica, vetro, metallo o legno; ognuno può abbellire il pro-


COME FUNZIONA? I grani, come per il Komboloi greco, non sono fissi ma scorrono liberamente lungo il cordoncino. Dopo la recita di una preghiera o frase dedicata alla Divinità o Elemento corrispettivo al grano, questo lo si lascia scivolare per poi proseguire con il successivo. Noi, nella preghiera, diamo molta più importanza all’intento per il quale la recitiamo, più che alla sua composizione. Per noi pregare significa rivolgersi al sacro non tanto con la parola ma con il pensiero. Gli scopi della preghiera, anche per noi, possono essere molteplici: invocare, chiedere un aiuto, lodare, ringraziare o esprimere devozione. Per cui ognuno può formulare le preghiere o i pensieri che più sente idonei.

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prio Komboloi Wiccan a proprio piacere, inserire campanelli o ciondoli quale pentacolo o triplice luna. Questo può anche essere usato come collana o bracciale. Per i colori, basta usare colori indelebili, o acquistare grani o perline già colorati

Qui presentiamo una breve e semplice “preghiera” che chi vuole potrà adottare: (grano viola) Principio tra gli Dei, Signore dagli Occhi Infiniti distruttore di tutti i mali. Oh Grande Spirito la cui voce ascolto nel vento, il cui respiro dà vita a tutte le cose. (grano bianco) Dea Madre Luce della Notte, creatrice del Mondo, il mio essere proviene da Te attraverso il cibo che mi doni. (grano nero) Dio Padre Luce Solare, sovrano del Mondo, Te che mi doni l’energia che fa muovere il mio corpo. (grano azzurro) Acqua che sei emozione, linfa vitale, donami amorevoli emozioni. (grano giallo) Aria che da te mi giunga sollievo, donami conoscenza, saggezza e bontà. (grano verde) Terra che tutto fai nascere, donami coraggio e resistenza. (grano rosso) Fuoco che sei passione, elemento rigenerante, donami forza ed energia. Benedetto e luminoso sia il mio cammino, possa Io camminare senza dolore lungo i giorni della mia vita, pulsante di vita, felicemente su strade di bellezza. Illuminatemi sempre.

Coven del Quadrifoglio (il Komboloi Wicca è stato ideato per la prima volta all’interno della Coven del Quadrifoglio) www.wicaitalica.blogspot.it

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ESBAT DELLA LUNA DEI FIORI luna piena di Aprile

Il nome è di questa Luna Piena è dei Fiori, esso è assimilato ai fiori che coprono le piante e i campi, fattore che caratterizza questo periodo. In genere questo nome lo attribuiamo al Plenilunio del mese Maggio, ma abbiamo già spiegato nei numeri precedenti di Artemisia che il 2020 ha portato ad uno sfasamento delle Lune avendo avuto novembre due lune piene, il tutto sarà normalizzato con la luna blu di settembre (luna blu che noi consideriamo la quarte in una stagione non la seconda in un mese). Il nome di questa Lunazione è “della Primavera”, ed è riferito alla stagione primaverile. La Lunazione è iniziata con il Novilunio del 12 Aprile. Noi per le Lunazioni seguiamo i calcoli delle antiche popolazioni

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rurali, che in linea generale usavano numerare le lunazioni dal primo Novilunio dopo l’Equinozio di Primavera. Quindi per noi questa è la I° Lunazione del 2021 e ci piace pensare che con questa Lunazione entriamo nel vivo del 2021, abbandonando le “influenze” del vecchio anno. La Luna sarà Piena martedì 27 Aprile 2021 alle ore 05:33 am. Sarà una Superluna, ad occhio nudo risulterà “normale”, come sempre, ma astronomicamente parlando sarà leggermente più grande perché si troverà qualche chilometro più vicina alla Terra, un evento normalissimo, accade spesso in un anno. Quest’anno abbiamo due Superlune, ce la offriranno aprile e maggio. Nel Sabbat di Beltane (30 aprile)

si è celebrerà l’unione tra il Dio e la Dea. Si contempla il potere degli Dei che aiutano a concretizzare qualsiasi lavoro spirituale intrapreso e questo Esbat anticipa Beltane e la sua “energia”. In questo periodo il ciclo vegetale è nel pieno della fioritura e già si prepara a dare i frutti, tutta la natura è quindi in una fase espansiva. Così la natura, in questo tripudio di fiori, profumi e colori, ci seduce con la sua abbondanza. Su un piano spirituale ci accingiamo a celebrare la più sacra tra tutte le nozze, quella tra il Dio Sole e la Dea Terra, da cui scaturisce il sostentamento (materiale e spirituale) per tutti gli esseri viventi. Per tutti è un invito ad aprirsi, a saper riconoscere e godere delle gioie e soddisfazioni della vita, connettendosi con il senso di abbondanza e pienezza di cui la natura è il più evidente riflesso. Come sempre la meditazione è un ottimo strumento per entrare in sintonia con questo Esbat. SIMBOLI DELL’ESBAT DELLA LUNA DEL FIORE: Piante: sambuco, rosa, artemisia, timo, millefoglie Colori: verde, marrone, rosa Fiori: mughetto, digitale, rosa, ginestra Profumi: rosa, sandalo Pietre: smeraldo, malachite, ambra, cornalina Alberi: biancospino Animali: gatti, lince, leopardo. Felice Esbat! Coven del Quadrifoglio www.wicaitalica.blogspot.it


Il nome di questa luna piena è “del Miele” esso si riferisce alle api che producono più miele, fattore che caratterizza questo periodo. Questa è anche la II luna piena dell’anno dopo l’equinozio di primavera e la terza della stagione primaverile. Il nome di questa Lunazione è “Della Foresta” (iniziata con il novilunio del 11 maggio), il nome si riferisce alle foreste e ai boschi ricoperti di fiori e pieni di animali, in generale è una lunazione che si rifà al “risveglio” degli animali, delle piante e della natura tutta. La Luna Piena sarà mercoledì 26 Maggio 2021 alle ore 13:14 pm, anche questa sarà una Superluna, la seconda delle tre previste nel corso del 2021. La Luna di Maggio è una luna allegra, espansiva, aperta ai cambiamenti, in sintonia con la stagione e con i ritmi della natura, che in questa fase dell’anno è all’apice della sua fase espansiva: le ore di luce ormai sono al massimo, regalandoci giornate lunghissime in cui godere della luce e calore del sole. È un Esbat che invita a prenderci le nostre responsabilità. È un momento ricco nella natura, e dedicato ai cambiamenti in positivo. Questa Luna ci avvicina alla natura, ricordandoci l’importanza delle erbe mediche, ci ricorda che la natura provvede anche alla nostra salute oltre al nostro sostentamento. Infatti moltissime piante raccolte in questo periodo si crede

che abbiano poteri quasi “miracolosi”, e le nove erbe solstiziali, caratteristici di questa fase dell’anno, che vengono usati per bruciare e preparare infusi, sono: la Ruta, la Verbena, il Vischio, la Lavanda, il Timo, il Finocchio, la Piantaggine, l’Artemisia e l’Iperico. All’iperico, dal color giallo-sole, gli si attribuisce il buon umore, il potere di antidepressivo naturale, ha sempre goduto di grandissima considerazione. Si riteneva infatti che, se raccolta a mezzogiorno del solstizio d’estate, fosse capace di guarire molte malattie, mentre le sue radici raccolte a mezzanotte avevano una valenza protettiva. In questo Esbat Fuoco ed Acqua si utilizzano per onorare il Dio e la Dea simboleggiando il momento in cui si passano lo “scettro”, poiché dal solstizio d’estate in avanti la luce inizia a decrescere mentre la notte diventa impercettibilmente già più lunga. E’ questo un buon tempo anche per le divinazioni e le magie do-

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ESBAT DELLA LUNA DEL miele luna piena di Maggio

mestiche, i piccoli e grandi riti protettivi legati all’elemento fuoco e all’energia del sole. Per vivere meglio questo Esbat della Luna del Miele si consiglia una serata di meditazione e di riti rigenerativi. SIMBOLI DELL’ESBAT DELLA LUNA DEL MIELE: Piante: verbena, tanaceto, gramigna officinale, prezzemolo Colori: arancione, verde dorato Fiori: lavanda, achillea millefoglie, mughetto, orchidea Profumi: mughetto, lavanda Pietre: topazio, agata, alessandrite, fluorite Alberi: quercia Animali: farfalla, pavone, rana. . Ogni Bene a tutti!

Coven del Quadrifoglio www.wicaitalica.blogspot.com

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ESBAT DELLA LUNA DEL RACCOLTO luna piena di Giugno Il plenilunio di Giugno, questa la luna prende il nome di “Luna del Raccolto”, il nome si riferisce ai raccolti dei frutti che la terra ci offre in questo periodo. Il nome di questa Lunazione è “della Ricchezza”, ed è la III° dopo l’Equinozio di Primavera (iniziata con il novilunio del 10 giugno). Il nome di questa Lunazione richiama l’abbondanza della terra, con tutte le valenze legate alla fecondità e alla fertilità. La Luna sarà piena giovedì 24 Giugno 2021, alle ore 20:40 pm. È la prima Luna Piena de’Estate. Questa stagione avrà quattro lune piene, l’ultima, che noi chiamiamo “blu” (perché quarta in una stagione che in genere ne conta tre) cadrà il 21 settembre, il giorno prima dell’equinozio d’autunno (che è il 22). Questa è la Luna del Raccolto, quando la Terra rigogliosa ha già dato buona parte dei suoi frutti, e può permettersi di assumere al meglio quel carattere ricettivo e accogliente della Grande Madre. Il Dio è al massimo del suo splendore e lo abbiamo onorato nel Solstizio d’Estate (21 giugno), quindi questo Esbat è dedicato a pratiche particolari, che richiedono molta forza e molta attenzione. La stagione dell’abbondanza è al culmine, i raggi del sole sono intensi, l’erba è alta nei prati ed è pronta quindi per essere falciata ed anche i cereali sono vicini alla maturazione e alla loro mietitura.

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Approfittiamo di questo tempo dell’anno per fare un passo avanti nel nostro legame con Madre Terra. A qualsiasi stadio della vita ci troviamo, possiamo decidere di progredire dalla capricciosa dipendenza infantile, verso una matura assunzione di responsabilità, fino a scegliere consapevolmente di collaborare con Lei, con la Madre Terra, come esseri alla pari, individui finalmente maturi in grado di contribuire al benessere e alla tutela del nostro Pianeta. Cncediamoci il piacere di meditare, rielaborare le esperienze delle scorse stagioni, esercitando una delle più belle funzioni dell’elemento acqua: trattenere ciò che è utile, metabolizzandolo, ed espellere ciò che non ci serve più, lasciandolo veramente andare come una vela sul mare. Approfittiamo dell’energia di questo periodo, per esprimer-

ci creativamente e rispolverare (o lasciar affiorare) quei talenti che spesso, presi dalla frenesia del lavoro, trascuriamo per tutto l’anno, per esempio lo scrivere, il dipingere e tutte quelle piccole o grandi capacità che ognuno di noi possiede in qualche misura, ma spesso non esprime per mancanza di tempo. SIMBOLI DELL’ESBAT DELLA LUNA DEL RACOLTO: Piante: agrimonia, caprifoglio, samo di limone, issopo. Colori: argento, blu-grigio Fiori: loto, ninfea, gelsomino Profumi: iris, incenso Pietre: perla, agata bianca Alberi: quercia, acacia, frassino Animali: granchio, tartaruga, delfino, balena, ibis. Ogni Bene! Coven del Quadrifoglio www.wicaitalica.blogspot.it


Raccogliete un grosso mazzo di erbe aromatiche: rosmarino, timo, salvia, lavanda, prezzemolo ecc.. Procuratevi un nastro bianco sinonimo di salute, uno rosso sinonimo di amore, uno rosa sinonimo di amicizia, uno verde per il lavoro, uno blu per l’evoluzione interiore. Intrecciate i nastri legando le piante e fatele seccare nella vostra camera da letto. Conservarlo per tutto l’anno come talismano di salute, amore, amicizia, lavoro ed evoluzione interiore.

Il talismano lo si conserverà per tutto l’anno sul letto o nella camera da letto, e lo si brucerà nel falò di Beltane dell’anno prossimo per poi rifarne un altro.

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PREPARATIVI PER BELTANE

Decorate la vostra casa con del biancospino, dei fiori di campo, frutta di stagione, con nastri di color verde, accogliete nella vostra casa questa energia di vita.

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Buon preparativi …

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tane deriverebbe dal dio Bel, ma non vi sono prove o fonti a conferma di questo (non consideriamo fattibile questa ipotesi). In Italia abbiamo il CALENDIMAGGIO che è celebrato (ormai solo a livello folkloristico) in varie località d’Italia, dal Nord a Sud, sommariamente ha la stessa valenza del Beltane Gaelico, infatti anche da noi, come nel nord Europa, è diffuso l’uso di innalzare i pali di maggio (alberi della cuccagna) addobbandoli con nastri e cibarie varie, spesso vi è anche l’uso di accendere grandi fuochi. Entrambi (sia il Beltane gaelico che per il Celendimaggio italiano) celebrano la Primavera e la fertilità.

Come ogni anno tra la notte del 30 aprile e il 1 maggio ricorre il Sabba di Beltane. Beltane è un Sabba “maggiore”, il giorno situato a metà fra l’Equinozio di Primavera ed il Solstizio Estivo, anche se astronomicamente il giorno corretto sarebbe il 5 maggio. Il Sabba di BELTANE insieme a quello di Samhain (31 ottobre) è il sabba più importante dell’anno, entrambi segnano il definitivo cambio di stagione e di conseguenza “dividono il tempo” (l’anno) in due fasi, una governata dalla luce e l’altro dal buio. In particolare il periodo che va dal Sabba di Beltane a quello del Solstizio d’Estate (da noi denominato Sol Invictus, 20 giugno) viene definito Periodo di Luce,

periodo prospero e pieno di energie. Mentre il periodo che va dal Sabba di Samhain a quello del Solstizio Invernale (da noi denominato Sol Indiges, 21 dicembre) viene definito Periodo Buio, un periodo non prospero e debole di energie. ORIGINE DEL NOME DI BELTANE BELTANE deriva dal gaelico irlandese “Bealtaine” o dal gaelico scozzese “Bealtuinn”, entrambi dall’antico irlandese “Beletene”, cioè “fuoco luminoso”. È un’antica festa gaelica che si celebra tra il 30 aprile e il 1º maggio. Sempre in Irlanda, “Bealtaine” è il nome del mese di maggio ed è anche tradizionalmente il primo giorno di Primavera in Irlanda. C’è chi sostiene che il nome Bel-

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SABBA DI BELTANE

SACRALITA’ DI BELTANE BELTANE è l’espressione massima della potenza creativa della Natura, è la festa d’eccellenza più nobile, sinonimo di fertilità, abbondanza, amore e di tutto ciò che è più positivo. Una celebrazione della Vita! Il Dio e la Dea, simbolicamente vengono celebrati come la Coppia di innamorati, si uniscono in nozze sacre perché esploda la vita; l’estasi della pienezza dell’amore incrementa la rigogliosità della terra. Questo Sabba celebra quindi il potere della natura è il suo apogeo, questo lo si fa nella simbolica unione tra il Dio e la Dea, unendoli nelle “nozze sacre” si vuole rappresentare la vita, l’estasi della pienezza dell’amore che incrementa la rigogliosità della terra. Con l’unione della Coppia Divina si vuole auspicare la vita e la fertilità nel mondo, un apogeo

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WICCA che trova culmine con il Solstizio d’Estate (20 giugno). Da ora fino al Solstizio Estivo si celebra il Periodo di Luce, considerato propizio e pieno di energia, periodo propizio anche per i matrimoni. USANZE Per il giorno di Beltane, durante la notte del 30 aprile a cavallo con il Calendimaggio, cioè il 1 maggio, è tradizione accendere un grande falò in mezzo al quale ci si salta per scacciare le negatività, si usa danzare intorno a pali con nastri, denominati “Pali di Maggio” (dalla quale derivano gli alberi della cuccagna tipiche delle sagre paesane), e accendere piccoli fuochi per garantire prosperità. Il Palo di Maggio è appunto un

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palo con tanti nastri, che viene innalzato, dopo il salto del fuoco, ci si danza intorno e ognuno tenendo un nastro in mano lo intreccia, assicurandosi la buona sorte. Se il fuoco, in questa festa, rappresenta il ventre femminile, il palo rappresenta il membro maschile, i quali unendosi donano vita. PIANTE Le piante di questo sabba sono il biancospino, i fiori di campo, la frutta di stagione. L’ALTARE Gli Altari si usano decorarli con il biancospino, i fiori di campo, frutta di stagione, bottiglie di sidro e birra, oltre che a vari tipi di dolci. Il colore di Beltane è il verde (scuro).

CURIOSITA’ Contrariamente alle altre festività pagane che sono poi state cristianizzate, Beltane è stata demonizzata, con il nome di Valpurga (la notte di Santa Valpurga protettrice dalle stregonerie), quando si diceva che le streghe diventassero più pericolose.

Ogni Bene a tutti!

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Questo talismano serve a procurare fertilità e abbondanza in ogni frangente della vita. Procuratevi un ramo per ciascuna di queste erbe: rosmarino, timo, alloro, salvia, maggiorana, dragoncello, iperico, verbena, basilico. Legatele in un mazzo con un nastro arancione o giallo e lasciatele tutta la notte esposte alla luce lunare. Fatele seccare poi conservatele in un sacchetto di tela color giallo e mettete un sacchetto in ogni stanza della casa. Mentre lo si prepara e lo si confeziona visualizzate il vostro benessere. LE NOVE ERBE DEL SOLSTIZIO D’ESTATE Nella tradizione popolare, molte erbe e piante raccolte in questo periodo solstiziale, si crede

che abbiano poteri quasi “miracolosi”, in particolare nove sono le piante tipiche del Solstizio d’Estate che vengono usate per bruciare e preparare infusi, essi sono: la Ruta; la Verbena; il Vischio; la Lavanda; il Timo; il Finocchio; la Piantaggine; l’Artemisia; l’Iperico. All’iperico, dal color giallosole, gli si attribuisce il buon umore, il potere di antidepressivo naturale, ha sempre goduto di grandissima considerazione. Si riteneva infatti che, se raccolta a mezzogiorno del solstizio d’estate, fosse capace di guarire molte

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PREPARATIVI SOLSTIZIALI

malattie, mentre le sue radici raccolte a mezzanotte avevano una valenza protettiva. Addobbate la vostra casa con rami di verbena e iperico, fiori di campo, un mazzo di spighe, cristalli, nastri gialli, bianchi e dorati. Rendete la vostra casa un luogo di energia positiva. Quest’anno il Solstizio avverrà lunedì 21 Giugno 2021, alle ore 03:32 am. Buon preparativi e Ogni Bene!

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all’inverno, quindi ci si inizia a preparare da oggi con i riti rigeneranti per poter affrontare con forza il ciclo della Sacra Ruota. E’ questo il giorno più lungo dell’anno e da ora in poi le ore di luce cominceranno inevitabilmente a diminuire. A Beltane (la notte fra il 30 aprile e il 1 maggio) il potere della natura è stato al suo apogeo, il Dio e la Dea si sono (in modo archetipico) uniti, portando la vita e la fertilità nel mondo, tale apogeo trova culmine proprio in questo Sabba (il Dio in questo Sabba è celebrato come un “maturo” all’apice della sua potenza).

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SABBA DEL SOLSTIZIO D’ESTATE

Si usa celebrare questo giorno con danze e fuochi proprio per onorare la forza energetica del sole. È un Sabba considerato di grande “potere”, “magico”, giorno “potente”, la notte più corta dell’anno, dove gli incantesimi e le magie hanno grande potere. È un giorno rigenerativo per eccellenza, dove il Dio insieme alla Dea vivono il culmine della loro unione e passione. È considerato un punto di svolta dell’anno, come lo è il Solstizio d’Inverno. Quest’anno il Solstizio avverrà lunedì 21 Giugno 2021, alle ore 03:32 am. Una volta, per mancanza di strumenti di precisione, il solstizio era celebrato intorno al 24 giugno, oggi conosciuto come giorno di San Giovanni Battista,

perché secondo le osservazioni (guidate dai nostri sensi, e non da strumenti scientifici) il sole appariva più forte in questi giorni. Ecco perché le valenze di questo Sabba sono associate anche a S. Giovanni Battista (una evidente e tipica cristianizzazione di credenze e celebrazioni pagane). Oggi, grazie alla strumentazione scientifica, sappiamo che il solstizio avviene a seconda degli anni tra il 20 o il 21 giugno. Il Solstizio d’Estate dai più è conosciuto col nome di Litha, dalla Wica Italica è denominato Sol Invictus (in onore alla potenza solare, il Sole Vincente o Vittorioso). Se il Solstizio Invernale ci avvia all’estate, quello Estivo ci avvia

Come abbiamo accennato è un giorno “magico”, molto ricco di energie, specie per le erbe che in questo periodo hanno la massima concentrazione di poteri balsamici. Quindi è un ottimo momento per raccoglierle. Abbiamo già accennato al potere delle piante in questo periodo. Ricordiamo che nove sono le erbe di grande potere in questa fase dell’anno: la Ruta, la Verbena, il Vischio, la Lavanda, il Timo, il Finocchio, la Piantaggine, l’Artemisia e l’Iperico. All’iperico, dal color giallosole, gli si attribuisce il buon umore, il potere di antidepressivo naturale, ha sempre goduto di grandissima considerazione. Si riteneva infatti che, se raccolta a mezzogiorno del solstizio d’esta-

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WICCA te, fosse capace di guarire molte malattie, mentre le sue radici raccolte a mezzanotte avevano una valenza protettiva. Vi consigliamo di godere di questo momento e svolgere rituali rigenerativi ed energetici.

COME ADDOBBARE L’ALTARE: Con rami di verbena e iperico, fiori di campo, frutta, un mazzo di spighe, cristalli, nastri gialli e dorati, monete dorate. Il colore è il bianco. Ogni bene e felice Estate!

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WICCA BAG La WICCA BAG è una borsa legata ai Sabba. Ogni Wicca Bag è accuratamente curata e confezionata dalla Italus Associazione e dalla Coven wiccan del Quadrifoglio. Al contrario di altri prodotti, la nostra è una Bag con tutto l’occorrente per celebrare i vari Sabba, allestire gli altari e le case, oggetti da indossare ma anche materiale informativo da leggere. COSA C’É DENTRO LA WICCA BAG? Ogni Wicca Bag sarà sempre diversa, mai uguale. In linea di massima la Wicca Bag conterrà: - un oggetto per allestire/adornare l’Altare (sarà sempre diverso, in qualche bag troverete una bacchetta, in altre un libro delle ombre, in altre ancora una campana ecc…);

- una pergamena che descrive il Sabba che suggerisce il Rito idoneo da eseguire per tale ricorrenza; - delle pietre/cristalli; - un sacchettino sorpresa, al suo interno troverete sempre qualcosa di diverso, da indossare o appendere in casa, dipende dalle bag; - dell’incenso; - delle erbe per tisane o per usarli durante il rituale (dei smudge); - delle candele. Molti oggetti della Bag sono esclusivi e creati in modo artigianale dai membri della Coven wiccan del Quadrifoglio. Il ricavato andrà ad auto-finanziare l’operato della Italus. Della Wicca Bag esiste anche il formato per Bambini, la WICCA KIDS. TUTTE LE INFO SU:

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Consigli per la Lettura GRIMOMBRUS La Coven wiccan del Quadrifoglio presenta un’opera che è una sintesi tra gli antichi Grimori e il moderno Libro delle Ombre. Per questo ciò che presentiamo lo abbiamo chiamato GRIMOMBRUS. Al suo interno, infatti, troverete dei consigli, delle istruzioni per la pratica, come nei vecchi Grimori appunto, ma al contempo avrete un grande spazio per poter annotare le vostre esperienze, come un vero e proprio Libro delle Ombre. Per cui, il nostro Grimombrus è un libro nel quale il praticante trova degli spunti, delle indicazioni, dove potrà annotare i propri rimedi con le erbe naturali, le corrispondenze, gli incanti, i riti, le formule, le riflessioni e le invocazioni alla Dea e al Dio. Buon Cammino! Autori: Coven del Quadrifoglio & Italus Associazione Formato 15 x 21 cm – 200 pp. Bn ISBN: 978 88 943006 9 7 PREZZO 15 €

MAGGIORI INFO : www.italusedizioni.blogspot.com

A PABLO NERUDA VERSI SENZA GOVERNO In questa raccolta ho voluto tentare, o meglio osare scrivere, per la prima volta, versi sulle orme del mio attuale idolo della poesia, Pablo Neruda. L’idea mi è venuta dalla lettura, più e più volte ripetuta, delle sue opere. Il tentativo di scimmiottare Neruda mi è però sfuggito di mano ed ha preso il sopravvento il mio modo di sentire, legato non soltanto ad un ironico misoginismo, ma anche, quello invece sì, ad un sentito maschilismo, entrambi frutto dei tempi che stiamo vivendo, pieni di paure, incertezze sul futuro, mancanza di punti certi di riferimento, spostamenti epocali di masse. In ogni caso la raccolta è il prodotto della mia doppia personalità: una, critica verso il mondo intero, l’altra, innamorata di tutte le sue cose belle. L’accostamento tra Neruda e Massimo Troisi non è casuale, rispecchia anzi lo spirito dei miei versi che i due, con le loro personalità ben definite, rappresentano. Anche Troisi, sotto la sua arguta comicità, nascondeva, a mio avviso, un animo fortemente critico verso il mondo che lo circondava.

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Autore: Mario Gabassi Formato 15 x 21 cm - 130 pp. a colori PREZZO 10 €

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