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ARTAntis www.artantis.info

BIMESTRALE D’ARTE 0 novembre dicembre duemiladieci

Luoghi Campania CAM_Contemporary Art Museum Casoria Museo Emblema Terzigno

Da levedere mostre in Italia Jean Calogero

Cesare Berlingeri

Photo

Maurizio Galimberti

Profili Alberto Biasi Pino Chimenti Renato Lipari Ciro Palumbo

info distribuzione gratuita


Renato Birolli Autunno, 1955

olio su tela, cm 73x94

FERNANDEZ ARMAN PABLO ATCHUGARRY ENRICO BAJ SIMON BENETTON FAUSTO BERTASA ALBERTO BIASI MARIO BIONDA RENATO BIROLLI DAVIDE BRAMANTE PIETRO CONSAGRA ROBERTO CRIPPA DADAMAINO FRANCESCO DE ROCCHI GIANNI DOVA AGOSTINO FERRARI OMAR GALLIANI

JOHN HOYLAND WILFREDO LAM MARCO LODOLA TRENTO LONGARETTI GEORGES MATHIEU ZORAN MUSIC MARCELLO PALMINTERI MARIO RADICE MAURO REGGIANI OMAR RONDA EMILIO SCANAVINO TURI SIMETI MARIO TOZZI GIANNI VILLORESI HELIDON XHIXHA GILBERTO ZORIO

Galleria Ferrari Via Matteotti, 25 - 24047 Treviglio (Bg) Tel. +39 0363 43395 www.galleriaferrari.it info@galleriaferrari.it


DRAGOARTECONTEMPORANEA

MIMMO PALADINO

Via Consolare, 177 - 90011Bagheria (Pa) www.drago-arte.it info@drago-arte.it

Senza titolo 2010 tecnica mista su carta, cm 40x30


BIMESTRALE D’ARTE 0 novembre dicembre duemiladieci

info

Artantis.info Bimestrale d’arte www.artantis.info info@artantis.info Direttore artistico Vincenzo Silvano vincenzo@artantis.info Redazione Federica Plaitano Pierpaolo Russo Francesco Verolino Hanno collaborato a questo numero Alessio Bondioli Serenella Di Marco Loredana Di Pietro Leone Salvatore Emblema Graziella Melania Geraci Gianfranco Labrosciano Giovanna Gabriella Pagano Marcello Palminteri Giuseppe Viviano Progetto grafico Studio eMmePi studioemmepi@artantis.info Editore Artantis.Associazione Culturale, Napoli www.associazioneartantis.org

EDITORIALE

ARTAntis www.artantis.info

Carissimi amici, mi permetto, se possibile, una confidenza. Non è facile, soprattutto in un momento come questo, guardare all’orizzonte dell’arte come a un mare aperto dove si vorrebbe navigare, sotto un cielo sereno. Il cielo, in verità, è alquanto scuro e il mare è appena scrutabile. Mi riferisco, naturalmente, alle difficili condizioni in cui versa una quotidianità di mercato davvero instabile e quanto mai insicura che purtroppo impedisce tutti di gettare uno sguardo fiducioso al futuro. Tuttavia l’orizzonte va ri-creato perché questo è il destino dell’arte, che deve procedere verso il futuro non secondo un sogno ma secondo il suo diritto. Certo, la morsa della crisi economica richiederebbe l’intervento di maghi, cartomanti e via dicendo, per consentire a una rivista di arte di crescere e svilupparsi. Malgrado tutto, però, noi ci proviamo. Proviamo, cioè, a trasformare i nostri diritti d’arte in idee e progetti. Tutto ciò che troverete nelle pagine seguenti ne è un esempio, e noi siamo orgogliosi di poter esserne gli araldi. Con tanti auguri di una vostra attenta e prolungata lettura. Artantis.Associazione Culturale Vincenzo Silvano

Stampa Officine Grafiche Francesco Giannini & Figli S.p.a, Napoli La collaborazione ad Artantis.info è da considerasi del tutto gratuita e non retribuita. In nessun caso si garantiscono la restituzione dei materiali giunti in redazione. Gli scritti pubblicati impegnano solo la responsabilità dell’autore. Senza preventiva autorizzazione è vietata ogni riproduzione integrale e parziale di testi ed immagini. In copertina

Anno 1, Numero 0. In attesa di registrazione presso il Tribunale di Napoli © 2010 Artantis.Associazione Culturale, Napoli

Cesare Berlingeri

Deposito di stelle, 2010

tecnica mista su tele piegate, cm 88x135x72


SOMMARIO

Le mostre In galleria

a cura di Alessio Bondioli

4 di Serenella Di Marco

6

Maurizio Galimberti ovvero dell’istantanea emozionante di Giuseppe Viviano

16

Ciro Palumbo La porta del sogno

di Giovanna Gabriella Pagano

26

Cesare Berlingeri Corpi e piegature

di Gianfranco Labrosciano

8

Alberto Biasi Una poetica di rigore

di Marcello Palminteri

18

Osso Mastrosso Carcagnosso Enzo Patti e il codice svelato di Gianfranco Labrosciano

30

Luoghi. Campania CAM_Contemporary Art Museum di Graziella Melania Geraci

10

Pino Chimenti L’infinitamente complesso di Loredana Di Pietro

21

L’intervista Piero Drago. Editore e gallerista a cura della Redazione

32

Luoghi. Campania Il museo Emblema

di Emanuele Leone Emblema

12

Renato Lipari Euro e pittura

di Gianfranco Labrosciano

24

Domenico Zora

34 Tina Lupo

36 Nadjia Chekoufi

38 Artisti in vetrina

43

ARTA ntis.info

Jean Calogero La prima antologica a Catania

3


a cura di Alessio Bondioli

Pieve di Cento (Bo)

Roma

Alfredo Pini Immagina

CoBrA e l’Italia

MAGI 900

GNAM-Galleria Nazionale d’Arte Contemporanea

Fino al 12 dicembre 2010

Fino al 13 febbraio 2011

Pisa

Rovereto (Tn)

Joan Mirò I miti del Mediterraneo

Dana Schutz Young in the Future

BLU-Palazzo d’arte e cultura

MART

Via Cesare Battisti, 34

Fino al 23 gennaio 2011

Fino al 9 gennaio 2011

Fino al 15 gennaio 2011

Pordenone

Sasso Caveoso (Mt)

Martina Franca (Ta)

Corrado Cagli E il suo magistero

Kengiro Azuma

MOSTRE

Via Rusticana, 1

Gradisca d’Isonzo (Go)

Spazzapan a Torino Le collezioni Accati e Villa Galleria Regionale d’Arte Contemporanea “Luigi Spazzapan”

Corso Angelo Bettini, 43

Parco-Pordenone Arte Contemporanea

MUSMA-Museo della scultura contemporanea Matera

Fino al 30 gennaio 2011

Fino al 29 gennaio 2011

Fino al 9 gennaio 2011

Rivoli (To)

Traversetolo (Pr)

Milano

Exibition Exibithion

Salvador Dalì Il sogno si avvicina

Castello di Rivoli

Renato Guttuso Passione e realtà

Giuseppe Chiari Fondazione Noesi per l’Arte Contemporanea - Palazzo Barnaba Via Principe Umberto, 49

ARTA ntis.info

Via Gian Battista Bertossi, 9

Viale Delle Belle Arti, 131

Palazzo Reale

Via Gian Battista Bertossi, 9

Piazza Mafalda Di Savoia

Fino al 9 gennaio 2011

Piazza del Duomo, 12

Roma

Fino al 30 gennaio 2011

Nunzio Eighties are Back! MACRO-Museo d’Arte Contemporanea di Roma

4

Via Gian Battista Bertossi, 9

John Baldessari The Giacometti Variations Fondazione Prada

Via Antonio Fogazzaro, 36

Fino al 26 dicembre 2010

Modena

Lo spazio del sacro Galleria Civica d’Arte Moderna Corso Canalgrande, 103

Fino al 6 marzo 2011

Napoli

Marisa Albanese Spyholes & Grand Tour 2.0 Museo di Capodimonte Via Di Miano, 2

Fino al 9 gennaio 2011

Fondazione Magnani Rocca Via Fondazione Magnani Rocca

Fino al 8 dicembre 2010

Rovereto (Tn)

Dana Schutz Young in the Future MART

Corso Angelo Bettini, 43

Fino al 12 dicembre 2010

Fino al 9 gennaio 2011

Roma

Venezia

Vincent Van Gogh Campagna senza tempo. Città Moderna

Tony Cragg In 4d

Complesso del Vittoriano

Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro

Via di San Pietro in carcere

Milano

Via San Giacomo

Fino al 6 febbraio 2011

Santa Croce, 2076

Fino al 9 gennaio 2011


Milano

Salerno

Fausto Melotti L’angelo necessario

Salvatore Fiume Un classico moderno

Paolo Scirpa L’utopia praticabile

Galleria Repetto

Galleria Artesanterasmo

Ophen Virtual Art Gallery

Fino al 12 dicembre 2010

Fino al 19 febbraio 2011

Fino al 6 gennaio 2011

Via Amendola, 21/ 23

Via Cusani, 8

Via Salvatore Calenda, 105D

Napoli

Antonio Riello Tarokki The Apartment

Vico Belledonne a Chiaia, 6

Fino al 15 gennaio 2011

IN GALLERIA

Acqui Terme (Al)

Napoli

Gianni Moretti Intermittenza Changing Role - Main Space Via Chiatamone, 26

Novara

Torino

Paolo Serra Opere recenti

Afro Opere

Changing Role - Main Space

Galleria Mazzoleni

Fino al 6 gennaio 2011

Fino al 15 gennaio 2011

Padova

Venezia

Claudio Verna Il colore dietro le quinte

Monocromia Nelle profondità del colore

Anfiteatro Arte

Anti Gallery

Antonio Scarabozzi Antologica 1965-2008

Fino al 18 dicembre 2010

Fino al 10 febbraio 2010

P420 Arte Contemporanea

Palermo

Verona

Alessandro Bazan Mezzogiorno

Emilio Isgrò La Costituzione cancellata

Galleria Bianca

Boxart Gallery

Fino al 31 dicembre 2010

Fino al 29 gennaio 2011

Milano

Palermo

Vicenza

Eva Marisaldi Un classico moderno

Luciano Pasquini Sguardi lievi

Francesco Bocchini Tutti vivi tutti morti. Tutti rivivi tutti rimorti

Nicoletta Rusconi

Galleria Giuseppe Alcamo

Andrea Arte Contemporanea

Fino al 8 dicembre 2010

Fino al 11 dicembre 2010

Fino al 5 febbraio 2011

Bolzano

Giovanni Frangi Ring-A-Ring-O’Roses Antonella Cattani Contemporary Art Rosengartenstrasse, 1A

Fino al 20 dicembre 2010

Bologna

Piazza Dei Martiri 1943-1945, 5/2

Fino al 8 gennaio 2011

Genova

Corrado Zeni Babel

Corso Giuseppe Garibaldi, 29

Via Ognissanti, 33

Discesa San Domenico, 4

Piazza Solferino, 2

Via Mestrine, 58

Via dei Mutilati, 7A

Guidi&Schoen

Vico Della Casana, 31R

Fino al 18 dicembre 2010

Livorno

Giuseppe Uncini A carte scoperte Galleria Giraldi

Piazza Della Repubblica, 59

Fino al 29 gennaio 2011

Corsa Venezia, 22

Via Marchese Ugo, 28A

Corso Andrea Palladio, 165

ARTA ntis.info

Fino al 4 dicembre 2010

5


DA VEDERE ARTA ntis.info 6

Jean Calogero La prima antologica a

Catania

di Serenella Di Marco

Catania dedica la prima grande retrospettiva al pittore catanese, naturalizzato francese, Jean Calogero (19222001): il 23 ottobre si è inaugurata, infatti, presso la Galleria d’Arte Moderna alle Ciminiere la mostra dal titolo “Jean Calogero. L’antologica”, che ha visto la collaborazione di diversi enti. Su iniziativa dei figli Massimiliano e Patrizia, promossa dalla Provincia Regionale di Catania, e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Siciliana, della Provincia Regionale di Catania, del Comune di Catania - Assessorato alla Cultura e Grandi Eventi, del Comune di Acicastello e del Museo Diocesano di Catania, l’esposizione è stata realizzata dall’associazione Culturale SpazioVitale In, con la curatela scientifica di Carmelo Strano.


a sinistra, dall’alto

Acicastello 1990

Shells 1949

olio su tela, cm 60x76

olio su tela, cm 102x71

Catania, il Duomo 1975 olio su tela, cm 80x128

Il duello 1982

olio su tela, cm 130x130

ARTA ntis.info

Sostenitore di Jean Calogero, in Francia, dove si era trasferito giovanissimo nel dopoguerra, è stato Maximilien Gauthier che già nel 1954 scorgeva nelle sue prime sperimentazioni pittoriche “cette luminositè pathétique, inesplicabile”, un trattamento della luce patetico, passionale, e quindi intraducibile. La pittura costituisce il mezzo congeniale per rappresentare un mondo di passaggio, un mondo di mezzo, tra la Sicilia e la Francia, in un momento storico delicato per l’Europa. Formatosi all’Ecole Des Beaux-Arts, assorbe la lezione parigina e si confronta ben presto con le suggestioni figurative della capitale francese. La fortissima carica visionaria e la potente matrice immaginativa di Calogero sposano l’ancoramento dualistico nei confronti della doppia patria, siciliana e francese, condizione che lo renderà celebre in campo internazionale, e per cui si accattiverà l’attenzione non solo di diverse gallerie francesi, ma anche statunitensi e giapponesi: sono del 1952 e del 1953 le mostre presso l’ Associated American Artists di New York e presso la James Vigevano Galleries di Los Angeles, riconoscimenti critici significativi che hanno determinato l’acquisizione successiva di diverse opere del maestro da parte del Museo d’Arte Moderna di Parigi, il Museo di Tolone, il Museo d’Arte di Tokyo, il Museo D’Arte Moderna di New York, facendolo figurare tra i nomi più rappresentativi della cultura figurativa italiana dell’ultimo cinquantennio. Premiato con la Grande Medaglia d’Argento a Parigi, nel 1959 entra a far parte del catalogo internazionale dell’arte Benezit tra i più autorevoli della pittura mondiale. Diversi critici hanno poi seguito la sua carriera, divisa per molto tempo tra la Francia e il ritorno ad Acicastello: George Waldemar (1956), Francois Christian Toussaint (1957), Leonardo Sciascia (1969) e poi in tempi più recenti Vanni Ronsisvalle (1977), Vito Apuleo (1979) e Francesco Gallo (1985), fino al più recente ritratto che ne ha fatto Vincenzo Di Maria. I suoi dipinti indagano con levità e curiosità un immaginario fantastico, in cui risuona un’eco surrealista che ha rilevato lo stesso Sciascia: “Calogero è un surrealista quale poteva nascere in Sicilia […] sfugge totalmente la vita reale”. Carmelo Strano, per il catalogo della mostra, invece, gli attribuisce un diverso temperamento artistico, più calibrato, tendente verso una ricomposizione equilibrata e pacifica delle parti fenomeniche sulla tela, anche le più inconciliabili: “Occorre l’incursione nella psicologia del profondo. Ossia un’attitudine (si direbbe, con Riegl, una “volontà d’arte”)

7

La sorpresa 1999

olio su tela, cm 71x102

fortemente introspettiva, spontaneista nella propria follia. […] Sotto questo aspetto, Calogero rimane molto mediterraneo, molto solare e soleggiato per essere un vero, seppure tardivo, surrealista” (da “Oltre l’isola. Il basso continuo dell’Etna”). Castelli e architetture fantastiche fuse a paesaggi tardo-medievali o futuribili, personaggi silenti e arlecchini malinconici, tra lo stupore di ottocentesche figure femminili e cavalli addobbati a festa: la superficie della tela lievita e l’horror vacui prende il sopravvento, affrescando un mondo del sogno di un acceso cromatismo. Questo l’alfabeto del maestro catanese, celebrato per la prima volta con la grande antologica che comprende un centinaio di dipinti e che sarà possibile visitare fino al 12 dicembre. 23 ottobre - 12 dicembre 2010

Galleria d’Arte Moderna - Le Ciminiere Viale Africa/Piazzale Asia - 95129 Catania www.jc2010.it


ARTA ntis.info

DA VEDERE

Corpi e piegature

8

2005 - 2010

Cesare

Berlingeri

di Gianfranco Labrosciano

Se l’arte è la radicale rottura di un corpo capace di “fare mondo” col mondo circostante, quella di Cesare Berlingeri si sostituisce addirittura allo spazio del mondo e ne trova uno alternativo, inquietante e ambiguo, tanto esteso quanto può espandersi la sua opera, tanto indefinito quanto concreta è la materia del manufatto, che si realizza e si presenta come un accadimento, una specie di incidente non previsto ma necessario e assolutamente inevitabile. Come a dire, un corpo dell’arte, come lui stesso definisce taluni lavori quando spiega che non si tratta più di definire un corpo nell’arte, ma di dar forma al corpo stesso dell’arte, alla sua sostanza e al suo stesso libero accadere, o essere, fuori da ogni schema e da qualsiasi pregiudizio. Insorgono, allora, e si manifestano con tutta la potenza dell’apparizione, dei fatti o eventi artistici che si palesano quasi come corpi umani ma che tali non sono, e che tuttavia meravigliano per la loro fisica materialità. L’irruenza della loro corporeità, anzi, è così sorprendente da creare una situazione ultima e definitiva, da scacco mat-

a sinistra, in senso orario

sopra

Avvolgere il giallo 2005

Corpo nero 2005

olio e pigmento su tela piegata, cm 49x45x45

Senza titolo 2007

carbone su tela piegata, cm 83x80x16

L’ombra 2006

tecnica mista su tela piegata, cm 78x67

Tre frammenti 2006

tecnica mista su tela piegata, cm 53x47

tecnica mista su tela piegata, cm 110x58


Senza titolo 2007

courtesy Galleria Perlini Arte, Reggio Calabria

courtesy Galleria Perlini Arte, Reggio Calabria

tecnica mista su tela piegata, cm 64x54x7

to, allo stesso destino del mondo, o della storia dell’arte, che è la stessa cosa, che non può non palesarsi, o rivelarsi, secondo l’atteggiamento spiegatisi nell’opera di Berlingeri. Bisognerebbe vederli, questi corpi, fissati nell’immobilità della materia ma dinamici, che richiamano alla mente certi torsi di un Rodin, o certi non finiti di Michelangelo, tanto sono dotati di interna energia palpitante. Solo che lì la superficie è graffiata, lavorata dalla gradina e la forma, pur sempre di un corpo umano, è sbozzata e non ancora ultimata. Qui invece la superficie è morbida e vellutata come una pietra levigata dall’acqua di un fiume, e la forma è definita, compiutamente disegnata e composta. Ma è l’energia che è simile, la potenza plastica insita nella materia che pare sprigionarsi in ogni momento fino a estendersi in ogni direzione. Quanto alla pittura, le sue opere, si tratti di geometrie intuitive o di magmatiche sostanze primigenie, di piegature progressive di superfici trasparenti, di grandi tele arrotolate in involucri di colore o ridotte, di piega in piega, a fagotti contenenti una materia più sordida e muta, come il tempo, o il silenzio, o il puro colore che assorbe e vivifica la materia del mondo, sono pur sempre corpi, e anche quando traccia su di essi segni e disegni di una elementare, ingenua e assolutamente libera frammentarietà, il tentativo, peraltro riuscito, è sempre lo stesso che sta alla base della sua operazione plastica. Dare un corpo a una forma di pittura totalizzante, iconica, se si vuole, dell’universo, con tutta la carica emblematica del suo ineluttabile mistero. Una mostra di Cesare Berlingeri è attualmente allestita negli spazi della Galleria d’Arte ELLEBI di Cosenza, e si protrarrà fino al 2 dicembre. Nel marzo 2011 una personale a cura di Marcello Palminteri sarà ospitata presso la Galleria Caffè Guerbois di Palermo.

ARTA ntis.info

Senza titolo 2007

olio su tela piegata, cm 67x57x4

9

Corpo rosso 2005

olio e pigmento su tela piegata cm 67x57x4

Corpo bianco 2005

olio e pigmento su tela piegata cm 104,5x62

2 ottobre - 2 dicembre 2010

Ellebi Galleria d’Arte

Via Riccardo Misasi, 99 - 87100 Cosenza www.galleriaellebi.com


LUOGHI campania

CAM

Contemporary Art Museum

Casoria di Graziella Melania Geraci

Casoria Contemporary Art Museum

ARTA ntis.info

Veduta di alcune sale ed esterno

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Cosa differenzia un museo di arte contemporanea da un altro? Quali sono le caratteristiche di uno spazio da ricordare rispetto ad un altro che entra nell’oblio? Seguendo quello che è il significato assoluto di un’istituzione museale, attribuire valori assoluti a determinate peculiarità è sicuramente un rischio, si può facilmente cadere nella banalità o nell’anacronismo. Nuovi valori sono stati attribuiti al vecchio e polveroso contenitore di opere d’arte, non più scatola di oggetti ma vivace centro culturale. Questa la premessa per una moderna visione del museo che si sviluppa in modalità eterogenee legate anche a fattori ambientali e sociali. La sorpresa è ancora maggiore quando nessuno dei due elementi citati favorisce lo sviluppo di un polo culturale che riesce comunque a superare le barriere contestuali per divenire crogiolo di idee internazionali. Il CAM_Contemporary Art Museum di Casoria, in provincia di Napoli, è riuscito in poco più di 5 anni di attività, ad abbattere la poco felice ubicazione intessendo una fitta rete di rapporti con artisti e istituzioni in quasi tutto il mondo. Fondato e diretto da Antonio Manfredi, il museo di Casoria opera come centro sperimentale e come gate aperto all’attualità dell’arte contemporanea non legata alla commercializzazione. Pittura, scultura, installazioni, foto, arte digitale sono i linguaggi presenti nella collezione permanente del CAM che annovera nel suo corpus più di 1000 opere provenienti da 80 nazioni differenti. La struttura del museo è underground, ricavata dai locali tecnici di una scuola, si mostra come un enorme open space bianco di circa 3.000 mq. Lo spazio appare libero da condizionamenti di percorsi di visita e permette la libera fruizione delle opere. In occasione delle mostre, che si susseguono mediamente ogni tre mesi, gli allestimenti trasformano il museo e le opere cambiano ubicazione, offrendo così aspetti sempre nuovi al visitatore . Ogni mostra viene pensata, analizzata e soprattutto studiata per una diffusione sul territorio e per portare ad un più vasto pubblico informazioni sui linguaggi contemporanei, come la fotografia e i video, o sulle tecniche classiche, come la pittura. Sempre pronto a dare spazio alle nuove tendenze

dell’arte, il CAM agisce però al di fuori dei circuiti ufficiali, non facendosi influenzare dal mercato e dalle politiche commerciali. Così la continua ricerca in diversi ambiti artistici vede accostate nel museo opere di artisti giovani e meno giovani, famosi, storicizzati o sconosciuti e ignorati, tutto all’insegna di un’arte espressione di territorialità o di un pensiero. Il CAM ha lanciato più di una volta riflessioni sul sociale, affrontando tematiche forti e talvolta anche scottanti. Da CAMorra alla visione delle opere sofferte e colorate di AfriCAM, dalla Politik alla Censured, dalla società dell’abuso di Wonderland fino ad arrivare alla Frantumazione italiana, tutte mostre apprezzatissime anche dai non addetti ai lavori e una selezione delle cui opere


Melita Coute Rose, 2004

Huang Yan Senza titolo, 2004

nella pagina a fianco, in basso

a destra

George Lilanga Senza titolo, 2004

Kivuthi Mbumo Senza titolo, 2009

cera su tessuto, cm 97x83

fotografia, cm 109x82

olio su tela, cm 30x30

Fitsum Berhe Woldelibanos Moses, 2009 acrilico su tela, cm 119x119

Metka Erzar La mappa celestiale, 2005 acrilico su tela, cm 140x256 a sinistra

Renato Barisani Curve nello spazio, 2004

ferro laccato, cm 400x100x150

è sempre esposta al CAM. La collezione permanente del CAM presenta tutti i linguaggi artistici contemporanei ma il museo di Casoria è particolarmente noto agli artisti e al mondo virtuale per aver costituito in pochi anni una delle migliori e più ricche collezioni d’arte digitale e multimediale internazionale e per aver affrontato, tra i primi, il tema della fruizione e della conservazione di opere. Il Museo si prefigge di essere luogo di incontro e di scambio, un punto di riferimento culturale, vivace e stimolante ma soprattutto uno spazio di sperimentazione e ricerca. Con ampi programmi di iniziative culturali rivolte ai visitatori (dalle mostre ai convegni), il CAM svolge ormai una funzione promotrice di comprensione delle modalità, del-

le tecniche e dei significati dei linguaggi contemporanei spaziando dalla pittura al digitale focalizzando la propria attenzione sulle corrette modalità di fruizione. A tal fine il Museo si è dotato di un archivio/centro di documentazione che offre la possibilità di consultare per ricerche di settore circa 5000 testi. Inoltre la programmazione didattica del museo è volta al coinvolgimento delle scuole, attraverso percorsi ludici, e degli adulti che desiderano avvicinarsi all’arte contemporanea. Numerosi sono gli strumenti utilizzati a tal fine come la connessione con web cam in real time che ha permesso il collegamento in diretta con strutture museali e università del nord Europa per discutere proprio della circolazione, della libertà e della diffusione dell’arte multimediale. In occasione di alcune serate inaugurali non è mancata la diretta su canali web, che ha consentito di ampliare virtualmente la presenza dei visitatori internazionali. Lo stesso dicasi per le immancabili performance, ormai parte dell’espressione contemporanea e che si offrono in ogni occasione diverse, interessanti e coinvolgenti. Un fiore all’occhiello del museo è la collezione degli artisti napoletani che dal secondo dopoguerra hanno influenzato l’arte locale. Una ricchezza unica nella fattispecie, che accosta i grandi maestri ai giovani talvolta scoperti ed esposti al CAM prima di diventare nomi di rilievo per gallerie e musei italiani. Il tutto in un museo internazionale con artisti che la gente incontra in occasione delle mostre e che portano il loro contributo dal mondo alla scatola delle meraviglie a Casoria, al CAM.

Cam_Contemporary Art Museum

Via Duca D’Aosta 63A - 80026 Casoria (Na) www.casoriacontemporaryartmuseum.com

ARTA ntis.info

capelli sintetici, specchio, cm 65x50x70

11


EMBLEMA emblema

LUOGHI campania

Il museo

Salvatore Emblema in una foto del 2000

a destra

Terrae motus 1985

terre vulcaniche su juta, cm 300x600 sotto

Museo Emblema

ARTA ntis.info

di Emanuele Leone Emblema

12

Il primo embrione del Museo Emblema nasceva nel 2000 per il volere dello stesso artista di creare a Terzigno, sua città natale, un luogo riservato all’educazione, allo studio ed alla diffusione dell’arte contemporanea. La Casa-Museo di Salvatore Emblema ospita su una superficie di oltre 600 mq una documentata raccolta di tele che raccontano una ricerca pittorica lunga cinquant’anni. In più, è presente un grande parco di sculture dove hanno trovato posto alcune tra le importanti “Structure” in rete metallica, degli anni ’70, i grandi monoliti in legno dipinto degli anni ’90 e le più recenti opere in pietra. Il tassello principale nella struttura educativa del Museo è senz’altro il laboratorio educativo. Uno spazio espressamente dedicato ai bambini ed agli studenti, per lo svolgimento di attività didattiche e dimostrazioni pratiche dei processi di lavorazione artistica. Nell’intuizione dello stesso Emblema tra le priorità di questo museo c’è soprattutto l’insegnamento del valore di “trasparenza”, inteso non solo come concetto culturale, ma anche e sopratutto come fatto di vita, di comportamento, di interazione e condivisione con l’altro. Da questo presupposto, tanta attenzione dedicata, nei programmi del Museo, all’educazione giovanile in un territorio difficile come quello napoletano. Per perseguire al meglio tale scopo nasce nel 2008 il LEEP (Laboratorio Etico/Estetico Permanente), la punta più avanzata ed operativa del museo. Oltre alle attività nelle quali i bambini entrano in contatto con i colori, le terre, e tutti gli strumenti più o meno tipici del “fare arte”, il Museo è in grado di mostrare agli studenti degli Istituti ad indirizzo artistico e tecnico, particolari ed innovativi processi di lavorazione delle terre vulcaniche e di fusione dei metalli, sfruttando gli attrezzatissimi laboratori d’arte applicata messi in essere dai due figli dell’artista. Il modus operandi del Museo nell’approcciare didatticamente l’arte contemporanea tiene conto che nelle scuole, soprattutto nei cicli delle elementari e delle medie, questa disciplina è relegata ai margini delle priorità d’insegnamento, e spesso con brevi cenni a finitura dell’ultimo anno di scuola. I moduli forma-

sculture in ferro nel giardino del museo e veduta di alcune sale

Museo Emblema

una lezione all’interno di una installazione scultorea di Salvatore Emblema


tici alle visite guidate al Museo. Grazie a questa azione costante e progressiva, negli ultimi due anni molte scuole del napoletano ed alcune Accademie di Belle Arti hanno lasciato al Museo Emblema la gestione annuale di aule speciali e corsi dedicati all’arte del ‘900. All’interno dei locali del museo è messa, inoltre, a disposizione degli studenti e degli appassionati una fornita biblioteca artistica ed un emeroteca specializzata consultabile gratuitamente, in vista di preparazioni di esami e tesi di laurea di argomento storico artistico. Di notevole incremento negli ultimi

Senza titolo 2004

terre vulcaniche su tela detessuta, cm 300x300 a sinistra

Salvatore Emblema 1980

realizzazione di alcune grandi tele

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tivi elaborati nel corso di anni studio, anche presso i migliori musei americani ed europei, individuano dei nuclei tematici che, partendo da argomenti tratti dalle normali ore curriculari, come l’arte preistorica, la statuaria classica, la prospettiva brunelleschiana o il barocco italiano, tracciano una linea evolutiva o isolano quei meccanismi estetici ancora validi e vivi nelle opere d’arte contemporanea e nella ricerca di Emblema in particolare. Degna di menzione è anche l’attività svolta direttamente presso le scuole con lezioni frontali e laboratori pratici propedeu-

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ARTA ntis.info 14

anni è stata anche l’attività espositiva dedicata ai talenti emergenti o alle realtà più affermate dell’arte italiana, con concept curatoriali innovativi ed eventi che spesso cercano una via alternativa al vernissage comunemente inteso, per una fruizione culturale che sia allargata e consapevole di un territorio, spesso non incline all’accettazione delle forme artistiche più moderne. Esemplare di questo approccio è la doppia personale “Luce Trame Vita” che ha visto il giovane ma affermato duo TTozoi accostare la loro ricerca informale sulle muffe alle trasparenze di Emblema. Il Museo è sede dal 2006 anche dell’Archivio Generale, un ufficio dedicato alla raccolta, alla catalogazione ed alla tutela della ricerca e delle opere di Salvatore Emblema. La sezione Archivio, diretta sotto il controllo unanime di tutti gli eredi dell’artista, è l’organo che garantisce e certifica sul complesso della produzione dell’artista. Svolge, inoltre, compiti di supervisione storico-documentaria sulla redazione del Catalogo Generale. Anche l’attività dell’archivio si è posta, negli anni, come una irrinunciabile guida per i collezionisti ed un supporto per tutti quegli operatori del mondo dell’arte che hanno bisogno di raccogliere notizie e certificazioni sull’artista di Terzigno. L’archivio Emblema che annovera oltre 2000 collezionisti registrati, adopera i più moderni sistemi di catalogazione e sarà, dopo l’uscita del definitivo Catalogo Generale, il primo archivio artistico italiano completamente digitalizzato e consultabile in rete grazie ad un sistema di password nominali rilasciate ai possessori delle opere ed agli studiosi che, previa ogni garanzia di riservatezza, ne facciano richiesta. Per l’archivio, fin dai suoi primi passi è stato di vitale importanza annullare la distanza che solitamente si viene a creare tra le persone che desiderano ricevere informazioni e certificazioni sulle opere d’arte e l’istituzione che si occupa di fornirne, in un mondo spesso pieno di pregiudizi e sospetti come quello dell’arte contemporanea. Stabilendo un rapporto che è essenzialmente basato sulla fiducia, la trasparenza ed una assoluta partecipazione per tutti i collezionisti che si affidino ai servizi dell’archivio.

Autoritratto 1958

terre colorate e ceneri su juta, cm 200x180 sotto a sinistra, in senso orario

Emblema Opificio

bracciale in bronzo, fermacarte in metallo vassoi in pietra lavica

All’interno della struttura museale è attivo, infine, l’Emblema Opificio, azienda che dal 1987 lavora nel campo del design internazionale, realizzando una ricerca tesa ad innovativi e non convenzionali processi di lavorazione dei materiali. Pezzi unici e serie limitate per complementi d’arredo, oggetti d’arte applicata e gioielli si affiancano in questa realtà, ad una lavoro sviluppato a tutto tondo sull’architettura e sull’arredamento contemporaneo. Ad Emblema Opificio ed ai suoi laboratori di oreficeria in particolare è dedicata la nuova sede distaccata del Museo Emblema, operativa dal 2010 nel centro urbano di Terzigno.

Museo Emblema

Via Vecchia Campitelli - 80026 Terzigno (Na) www.salvatoreemblema.it


Ciclisti olio su tela, cm 40x50

KATYA ANDREEVA w w w. k a n d r e e v a . c o m GALLERIA

S I M M I Via dei Soldati, 20/27 - 00186 Roma Tel. 06.6875613 - 06.6874684 - 06.6868890 E-mail: stefanosimmi@msn.com


PHOTO

Maurizio

GALIMBERTI ovvero dell’istantanea emozionante

di Giuseppe Viviano

Ready made: Ready made: Tessera Ordine Goliardico, Napoli 2010 Italia 2010

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courtesy The Apartment Contemporary Art, Napoli

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Maurizio Galimberti non è un fotografo. O perlomeno non lo è nel senso convenzionale del termine, non limitandosi semplicisticamente a rappresentare la realtà. Egli stesso si definisce un artista della fotografia, o meglio un “Istant Artist”, perché nei suoi scatti insegue la vibrazione emozionale. Il suo nome è legato alla fotografia istantanea, quella particolare fotografia che consente di vedere i risultati subito dopo lo scatto. E - cosa di non poca importanza per l’autore - di poter intervenire in fase di sviluppo sulla superficie impressionabile, facendovi pressione con uno stilo, al fine di ottenere effetti originali e irripetibili. Quella di Galimberti è una vicenda artistica costantemente votata alla ricerca. Una ricerca stilistica e di contenuti che aderisce a forme di rappresentazione di una realtà soggettivamente interpretata, in cui gli elementi fisici, pur conservando la loro plasticità e riconoscibilità, sono trasfigurati dalla volontà e dall’azione dell’artista. Leitmotiv di questa ricerca è la creatività, che contraddistingue e identifica le opere. Maurizio Galimberti si avvicina alla fotografia sperimentando dapprima con una Widelux a pellicola tradizionale, dotata di obiettivo rotante per panoramiche, e a partire dal 1983 passa definitivamente alla Polaroid a sviluppo istantaneo, il mezzo espressivo che contribuirà alla formazione e allo sviluppo della sua cifra stilistica. Egli padroneggia il mezzo fotografico ed è consapevole delle sue potenzialità espressive. Della Polaroid lo affascina, oltre all’immediatezza dello sviluppo, la resa delle tonalità cromatiche tipica della pellicola. Intraprende allora un intenso percorso di sperimentazione, tuttora in atto, che rivelerà il valore artistico di questo autore e che nei primi anni Novanta gli consentirà di iniziare un rapporto di collaborazione con Polaroid Italia, di cui diventerà il testimonial ufficiale. Sin dai primi approcci con la fotografia, la produzione di Galimberti risente degli echi dei movimenti avanguardisti del secolo scorso. Sono il Cubismo e, principalmente, il Futurismo e il Dadaismo, a influenzare i suoi primi lavori, le panoramiche realizzate attraverso un obiettivo rotante. Lo stesso artista ha dichiarato in più occasioni di ispirarsi al futurista Umberto Boccioni e al dadaista Marcel Duchamp, e di avere in Picasso un punto di riferimento essenziale. Delle avanguardie storiche, l’artista viene attratto dal concetto della scomposizione della forma su piani visivi diversi, già applicata dai cubisti alla dimensione spaziale, per la possibilità di rappresentare lo stesso soggetto non solo da punti di osservazione differenti, e dunque con prospettive differen-

courtesy The Apartment Contemporary Art, Napoli

ti, ma anche in momenti diversi, operando in tal modo sulla dimensione temporale. Attraverso un’evoluzione graduale e ragionata, che trae spunto da movimenti artistici che hanno segnato un’epoca per poi svilupparsi in maniera autonoma e originale, comincia a delinearsi quello stile inconfondibile che caratterizzerà la produzione dell’artista, passando dalla fotografia singola ai famosi mosaici in cui le immagini sono disposte su piani visivi sfalsati e scomposte in frammenti, talvolta numerosi. Soggetti ricorrenti dei mosaici sono i ritratti, i paesaggi urbani, gli elementi architettonici. La tecnica del mosaico, già utilizzata da autori come David Hockney e Lucas Samaras, viene reinterpretata in modo personale nei ritratti. I primi mosaiciritratti risalgono alla fine degli anni Ottanta, con composizioni di due o tre immagini. In seguito Galimberti applica alla comune Polaroid un “collector”, ossia una scatola in grado di ottenere immagini a grandezza naturale, e realizza opere composte anche da un gran numero di istantanee seguendo uno schema ricorrente: inizia a fotografare dall’alto al basso e da sinistra a destra, appoggiando il “collector” al volto, attento a valorizzare le peculiarità dei soggetti e a coglierne l’anima, quindi ordina in sequenza le immagini. Una creazione a mano libera, la sua, impulsiva, alimentata dall’esperienza e dall’emozione che egli stesso sente nel momento in cui fotografa. L’artista ha eseguito ritratti di star internazionali del cinema, del mondo della moda, dello spettacolo, dello sport, della cultura, della politica e persino della religione. Ha “scomposto”, tra gli altri, personaggi come Robert De Niro, Catherine Zeta Jones, George Clooney, Jonnhy Depp, Lady Gaga, guadagnandosi il primo posto nella classifica dei foto-ritrattisti italiani stilata dalla rivista Class nel 1999; le emozioni più forti, però, le vive quando ha a che fare con personaggi del mondo della cultura, Mario Luzi o Norberto Bobbio ad esempio, che si mostrano nella loro vera natura, senza resistenze né sovrastrutture. La stessa tecnica è utilizzata nei mosaici più recenti raffiguranti ambienti urbani: veri e propri reportage che presentano un luogo o un edificio-simbolo della città da un punto di vista insolito, o meglio da molteplici punti di vista. Una ricerca che ha portato alla pubblicazione di volumi a tema, come “Metacittàfisica”, che raccoglie mosaici di varie città europee, “Napoli Istantanea”, “A Journey to Italy - Viaggio in Italia”. Galimberti ha una particolare attenzione per gli edifici, sia per i monumenti con cui si identifica una città che per i palazzi dell’economia, della cultura, della fede, del


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Mosaico Galleria Umberto, Napoli Polaroid, cm 120x60

courtesy The Apartment Contemporary Art, Napoli a destra

Mosaico Roby

Polaroid, cm 120x50 collezione privata

potere. I mosaici, più delle foto singole, non lasciano spazio all’improvvisazione: richiedono un piano progettuale e si caratterizzano per l’intenzionalità. Sono lavori di un certo rigore, che risentono della formazione tecnica del loro autore, maturata durante gli studi da geometra e affinata sul campo nei cantieri edili di famiglia. Di particolare suggestione è inoltre la recente produzione di “ready made” che richiama, ancora, la poetica dadaista. L’osservazione del quotidiano e l’analisi di oggetti comuni presenti nei luoghi di vita vissuta, profondamente intrisi di valori emozionali, conducono l’artista lombardo a una promettente sperimentazione su materiali e prodotti già utilizzati, trasformati in oggetti altri e investiti di nuovi significati. Egli opera su cartoline e materiali pubblicitari, mappe e carte geografiche, vecchi documenti, giornali e riviste, buste e carta da pacchi affrancata e bollata, pagine e biglietti su cui si leggono messaggi lontani nel tempo, ne fotografa un frammento, quello che l’istinto e l’esperienza gli suggeriscono, e vi applica l’istantanea ottenuta, non prima di averla manipolata in fase di sviluppo come nel suo stile classico. Il risultato è un nuovo

prodotto, un’opera d’arte che splende di luce propria, in cui due piani materici, semantici e temporali convivono e si fondono in un’armonia di segni, linguaggi e messaggi. Un timbro, personalizzato con il nome dell’artista e datato, viene posto a suggello dell’atto creativo, fornendo all’opera un ulteriore elemento di connotazione temporale. L’intervento dell’artista trae origine da un istinto emotivo, dal sentimento che suscitano gli oggetti sui quali agisce, le piccole cose della vita di tutti i giorni concettualmente assimilabili agli “oggetti d’affezione” di Man Ray, nell’intimo bisogno di riappropriarsene per mezzo dell’atto creativo. Anche nell’era del digitale, Galimberti continua ad esprimersi attraverso la tradizionale Polaroid per le straordinarie possibilità di manipolazione intenzionale che la pellicola a sviluppo istantaneo offre nel breve lasso di tempo che intercorre tra lo scatto e il momento il cui l’immagine si è fissata.

Maurizio Galimberti vive e lavora tra Meda (MB), Peschiera del Garda(VR) e Parigi


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PROFILI

Alberto BIASI

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a destra

Contrazione-Espansione 1987-1994

tecnica mista, cm 70x104x3 sotto

Rompere il cerchio 2001 tecnica mista, cm 50x45x3

una poetica di rigore di Marcello Palminteri

L’integrità dell’opera di Alberto Biasi (Padova, 1937) è scandita da una cifra stilistica inconfondibile e coerente, pregnante e persuasiva, che da oltre un cinquantennio lo pone tra gli artisti più interessanti del panorama non solo nazionale. Unanimamente considerato tra i maggiori esponenti dell’Arte Cinetica e Programmata, Biasi è artista che non ama le classificazioni: “Se proprio mi si vuole etichettare, - dichiara in una recente intervista - vorrei essere catalogato e distinto per quello che effettivamente sono, cioè per la mia ricerca poliedrica ... quindi artista cinetico, ma anche optical, anche programmato, soprattutto gestaltico, insomma un artista caleidoscopico, iniziatore dell’arte interattiva, creatore di opere che non rappresentano ma diventano, costruttore di contenitori d’energia, di strumenti che interagiscono con chi li guarda, dando origine a immagini e forme virtuali, non cinetiche, si badi bene, ma dinamiche”. Costante, nel suo lavoro, è la ricerca di un equilibrio compositivo la cui razionalità strutturale non si esaurisce nella sola dimensione volumetrica; una razionalità che si accompagna, sempre, ad una interiorità che evidenzia l’assimilazione poetica come sentimento liberatorio. Infatti, se

Dinamica visuale triangolare 1965 tecnica mista, cm 100x115x4,5

Distorsione gialla 1965

tecnica mista, cm 130x110x4


ARTA ntis.info da un punto di vista tecnico rivela un sorprendente mestiere, necessario a chi, come lui, opera in ambiti di precisione e rigore, dal punto di vista emotivo rivitalizza una sintassi che si presenta senza cedimenti, densa di valori appartenenti all’universo dell’uomo e alle sue discipline. Negli anni Sessanta, anni inquieti e di intensa sperimentazione, la volontà di scoperta, la necessità di confronto, porteranno l’artista a formare il Gruppo N (1959, con il quale opererà sino al ‘67); più tardi sarà tra i promotori di Nuove Tendenze (1961) e tra i fondatori di Arte Programmata (1962). Il superamento della pittura tradizionalmente intesa, avverrà con l’ausilio di strutture lamellari in pvc, prismi di cristallo, plexiglas e altri materiali utili ai “congegni” visivi immaginati dall’artista. Tuttavia Alberto Biasi non rinnegherà mai la pittura; il senso del colore, del resto, dà la dimensione dell’amore e del rispetto che l’artista nutre per essa. E lo si ravvisa nelle variazioni cromatiche, nelle sovrapposizioni, nel fascino misterioso delle sue forme su materiali trasparenti, nel rapporto tra movimento e staticità negli assemblaggi. Di più. Dopo gli anni di sperimentazione “di gruppo”, terminata la carica propulsiva del lavoro d’insieme, ovvero quando la ricerca di Biasi proseguirà “da solista”, la pittura invaderà il campo emergendo con rinnovata potenza: il suo lavoro assumerà un inconfondibile ritmo musicale, armonico, polifonico; giallo e ocra, celeste e azzurro, rosa e rosso, grigi e neri, fino a riflettere i suoi moti in una ondulazione di linee che nel tempo e soprattutto nelle opere più recenti, amerà sempre meno il rigore lineare e sempre più la diffusione cromatica, attraverso una deformazione che si specifica in una personalissima stilizzazione. Ne sono prova alcuni parti-

colari elementi linguistici: l’organizzazione della complessità strutturale, la tendenza alle stratificazioni visive che mutano percettivamente le superfici, la disposizione della gamma dei colori, l’attenzione ad evitare gerarchie cromatiche; un modo per superare il vincolo di sincronie troppo rigide come antidoto all’irrigidimento dell’articolazione formale. Esaminare il corpus della sua opera, permette di comprendere come il genio della forma abiti nell’artista veneto e come esso sia capace di concretizzare uno stile capace di elaborare un vasto repertorio immaginifico il cui vigore formale e cromatico si agita in ogni composizione, non negando mai i lati emozionali del suo intervento. Potremmo dire che Biasi riesce a far coincidere le verità della geometria con le verità della natura e dell’idea, sorprendendoci attraverso l’opera d’arte grazie alla concretezza immediata con la quale si propone, con un vitalismo pulsante e la perfetta disponibilità nei confronti dell’esperienza visiva di chi guarda. E’ in virtù di queste regole, di questa poetica di rigore, che l’opera di Alberto Biasi riesce, come un contrappunto, un canone o una fuga, a destare assai presto l’impressione di una espressività sentita e vissuta, lirica ed elegiaca, come solo alla musica è concesso.

Alberto Biasi vive ed opera a Padova

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w w w. m e z z a c a p o . i t

RENZO MEZZACAPO

GALLERIA DEI RAVVIVATI

Tre elefanti rosa, 2009, olio su tela, cm 120x60

Via Leonardo da Vinci, 7 -57025 Piombino (Li) Tel 0565 221314 Fax 0565 261891 E-mail gallcom@interfree.it


Mimetismo di un essere grazioso in sintonia con il proprio osservatorio esistenziale 1999 tempera e acrilico su carta, cm 18x13

Neo condottiero della fiction con ombelico etnico 2000 tempera e acrilico su carta applicata su cartone, cm 36,5x67

Pino Chimenti appartiene alla generazione di artisti che, nati intorno alla metà del secolo scorso, si sono trovati a dover fare i conti, negli anni Settanta, con il recupero della rappresentazione e della figurazione in pittura dopo la tensione informale che aveva attraversato l’arte nel decennio precedente. A seguito di un esordio concettuale avvenuto alla metà degli anni settanta, la pittura di Chimenti sviluppa, con il ciclo di Fabule mitopoietiche, un’inclinazione fantastica e vagamente astratta, in cui il dato di realtà non è del tutto tralasciato, ma ricomposto e trasfigurato liberamente attraverso le dinamiche della favola e del sogno. Si tratta di un ciclo di opere dalle dimensioni contenute, caratterizzate da una figurazione minutissima e accurata, sorta di microcosmi in cui il segno allude, senza mai definirla compiutamente, ad una realtà vista, pensata, decantata. Si pensi ad opere come Uccello/sasso che vegeta nelle acque materne, del 1981, o Poeta, nuvola e musa, del 1986, in cui sembra di leggere in trasparenza la lezione di Paul Klee - “rendere il visibile”1 e non riprodurlo. Il mondo pittorico di Chimenti si struttura quindi nei territori del gioco e dell’immaginazione, nutrendosi di libera associazione in un movimento che vuol essere insieme ludico e ironico. Ciò appare evidente già dalla scelta dei titoli delle opere, come Amore primitivo con smorfia leggera (1987) o Entelechia di un consumatore ordinato (1988): didascalie vagamente descrittive che, nell’aggancio obliquo e improbabile con la realtà raffigurata, appaiono esse stesse elementi poetici, esornativi. L’opera di Chimenti esprime qui la “volontà di tessere un racconto dove entrino in gioco fattori disparati - ora ironici e giocosi, ora magici e mitici”, come ha scritto Gillo Dorfles2, in cui “personaggi - tra il surreale e il ludico, tra il grottesco e l’affabile - si trastullano in mezzo a ghirlande di forme variopinte, di marezzature cromatiche, di sottili estroflessioni magnetiche, sempre sostenute da un minuzioso grafismo”3, nel quale però la dimensione pittorica resta quella prevalente, al di là della divagazione poetica, in una tensione intesa a recuperare la valenza iconica e squisitamente ornamentale della pittura: “la ricerca di raffinate sfumature, di inattesi incastri cromatici, l’utilizzazione di superfici a trattini, punteggiate, zigzagate, fa di molte di queste opere delle vere e proprie antologie ornamentali”4. E tale tendenza appare riconfermata, e ulteriormente affinata, nel successivo ciclo Entelechie immaginifiche realizzato negli anni Novanta. In queste opere, molte delle quali di più grandi dimensioni, le superfici si accendono di più meditati accostamenti cromatici, in una composizione organizzata e minutamente articolata, come in Curiosità acquatiche e

PROFILI

l’infinitamente complesso

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CHIMENTI Pino

di Loredana Di Pietro

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sonore di un uccello-ponte (1992) o Rotte confuse di un giocoliere celeste (1995). Proprio in questo periodo fa la sua apparizione, accanto a temi già noti come il libero riassemblaggio di elementi della natura (uccelli) o quello, sempre presente, del viaggio celeste (raffigurato nei simboli, spesso ricorrenti, di sole e luna), la riflessione sulla modernità, esemplificata nell’accostamento tra dimensione arcaica e cibernetica. Si pensi ad opere come Il mio giocattolo del futuro (1990) o Danza apotropaica con asta virtuale (1995). In esse, mitologie antiche e moderne si alternano liberamente, con la libertà immaginativa che presuppone un’analoga distanza dal mito figurato, trasfigurato favolisticamente. Tale tema sarà più compiutamente sviluppato nelle opere del periodo più recente. Gli anni a cavallo del millennio, con il ciclo dei Cartigli Ermetici, vedono altresì l’ampliarsi dello spazio pittorico in un continuum che tutto contiene e fagocita: seguendo la traccia semantica delle intitolazioni, il cosmo figurativo di Chimenti diventa mappa dell’anima, del suo continuo mettersi in relazione con il mondo per ricondurre tutto a se stessa. Osservatori dell’anima, magie della memoria, voluttà dionisiache, sino al grande affresco dei Cartigli iridescenti della memoria guerriera con ombre colorate vagamente gioiose/giocose (2001), tutto sembra rifarsi a una dinamica esistenziale che affronta l’icastica varietà dei casi e delle forme del mondo ricomponendola in un insieme figurativo eterogeneo e

variopinto ma connesso ed unitario. Il soggetto dell’opera impegna tutta la tela, lasciando pochissimo spazio a quella superficie colorata, neutra o contrastante, che in precedenza si definiva come margine o confine del soggetto stesso. Qui non c’è dicotomia o dialettica, tutto è assimilato in uno spazio concepito come “tuttopieno” il cui codice figurativo, come è stato detto, “affonda le sue radici nell’Oriente pittorico”5. Nel periodo più recente, tale compattezza figurativa conosce una nuova disgregazione secondo le dinamiche della dialettica e della relazione. Con il ciclo Nuove icone dell’invisibile (in cui il titolo scavalca l’allusione per farsi vera e propria chiave esegetica) Chimenti sembra mettere in scena una drammaturgia dell’essere, in cui (come in ogni drammaturgia che si rispetti) due elementi figurativi, raddoppiamento e rovesciamento della medesima figura, dialogano tra loro: sono gli amanti immaginifici, i gemelli cyborg dall’unico ombelico, le figure simbiotiche (i ricorrenti simbionti) che definiscono una ineliminabile relazione del sé, una sua necessità di rispecchiamento e riconoscimento. Ancora una dinamica esistenziale forse, ma aperta alle inquietudini e alle incertezze del collettivo: ricompare il tema del futuro (Rivisitazioni nostalgiche di due guerrieri simbiotici del futuro, 2003) e della sua convivenza, in un’alterità irrisolvibile, con tutto quanto è immanente - l’archetipo e l’origine, adombrata nell’elemento ombelicale. Nel Dittico dell’identità con simbionti


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sopra

Dittico dell’identità con simbionti immaginifici vagamente industriosi 2003 tempera e acrilico su tavola, cm 70x200 sotto

Danza apotropaica con asta virtuale 1995 tecnica mista su cartone, cm 35x50

immaginifici vagamente industriosi (2003) due figure vagamente cavalleresche, armate di spada, si fronteggiano ai lati di un elemento centrale che sembra essere una giostra: uno scontro di elementi che la figurazione (l’essere composti dalle medesime parti) e l’intitolazione dell’artista definiscono come identici, come articolazioni di una medesima identità. Quello che Chimenti mette in scena qui, a uno degli estremi della sua vicenda artistica, è uno scontro impossibile - eppure necessario - dell’uno con il sé stesso ed insieme altro da sé, in una dimensione dicotomica che sola può garantire il perpetuarsi dell’immaginazione, della memoria e dell’oblio, dell’affettività e del distacco, dell’esistenza in tutte le sue parti infinitamente complesse e minute che la pittura dell’artista ha saputo indagare con puntualità soave e immaginifica. Luca Beatrice, L’ornamento non è delitto. Elogio della pittura di Pino Chimenti, in Catalogo mostra personale, L’Idioma Centro d’Arte, Ascoli Piceno, 2008 2 Gillo Dorfles, Microcosmi, in Pino Chimenti. Microcosmi, Edizioni Gabriele Mazzotta, Milano, 2010 3 Gillo Dorfles, Op. cit. 4 Gillo Dorfles, Pino Chimenti, in Catalogo mostra personale, L’Idioma Centro d’Arte, Ascoli Piceno, 1991 5 Giorgio Cortenova, La carezza della fabulazione, in Catalogo mostra personale, Forum Artis Museum, Montese, Modena, 1997 1

Pino Chimenti vive ed opera a Spezzano Albanese (Cs)


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PROFILI

Renato Lipari

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euro e pittura

di Gianfranco Labrosciano Nel caos di una materia caratterizzata da un movimento tanto leggero e sintetico quanto aggrovigliato ed espanso, generatore di una grandiosa, granulosa sostanza filiforme simile a una grata-struttura pittorica, il linguaggio di Renato Lipari si autoproclama come generatore di senso, e perfino di ordine, su una superficie informe ma ordinata e unitaria, di una regolare complessità il cui risultato non è altro che la continua mescolanza di un unico segno vermicolante che amplifica sia l’impatto visivo che emozionale. L’elemento di base, allora, ossia il segno-motore, aziona una macchina estetica di un cromatismo semplice che ripete i medesimi toni pur in gradazioni diverse nelle complesse architetture di una texture che muta continuamente ed è sempre la stessa, nel gioco infinito di una metamorfosi straniante che implode ed esplode in un evento visivo che pare accadere all’istante, frutto di un hic et nunc imprevisto e inevitabile e invece non altrimenti elaborato che dalle leggi intrinseche di una tecnica a lungo sperimentata e perfezionata.

a destra

Isola 2008

euro triturati e ferro spinato su tela, cm 50x50

Emersioni 2009

euro triturati su tela, cm 30x20

sopra

a destra

Allegro con brio 2009

Onde 2009

euro triturati su tela, cm 40x50 sotto da sinistra

Verticale 2008

euro triturati e ferro spinato su tela cm 50x50

Andante 2009

euro triturati su tela cm 30x30

euro triturati su tela, cm 60x80


Ovvero, accade ma si produce non spontaneamente, ma in virtù di una singolare procedura estetica e di una tavolozza creata da un insolito tessuto che sebbene triturato, sfilacciato e ridotto a pochi motivi cromatici, è e resta il fattore essenziale, ineliminabile dell’intero processo creativo, l’euro, senza il quale la ricerca di Renato Lipari sarebbe, per così dire, senza materia. Una materia, alla fine, ispessita e compressa, come addensata in grumi di particelle elementari reticolanti e intrecciantisi in territori capaci di “fare mondo” unitario e composito, come un respiro regolare. Questo in rapporto all’immagine. Concettualmente l’opera si estende nelle forme che la abitano, per quelle stratificazioni di toni che sembrano agitarsi e muoversi come nuvole, tra i rivoli sottilissimi della carta utilizzata in frammento (l’euro) a cui non è estraneo il luccichio offerto dalla filigrana e che qui assume importante valenza cromatica. Talvolta, tuttavia, il senso gioioso che pure appartiene a questo pittura, vira verso una concettualità ora drammatica, ora di denuncia, per l’inclusione di un elemento esterno, sempre di natura filiforme, costituito dalla materia del ferro spinato, che indurisce la trama del reticolo pittorico e le conferisce un significato pesante, tragico e inquietante. Probabilmente allude a spazi recintati, claustrati, entro i quali l’uomo contemporaneo è costretto a vivere senza possibilità di fuga ed evoca altri spazi, oltre i confini del segno, di più

ampie e illimitate libertà. Sono, probabilmente, gli spazi angusti nei quali l’individuo è prigioniero a causa dello stesso danaro - l’euro - o dei miti negativi di cui la società contemporanea non riesce a liberarsi. Quel ferro spinato, allora, diventa piuttosto protezione e difesa, una sorta di trincea nella quale ci si rinserra per garantire un equilibrio che altrimenti sarebbe compromesso. In ogni caso è un elemento inquietante che si propone come un lacerto di possibilità esistenziale in un “campo” che, sebbene amorfo, si presenta omologato e incapace di estendersi in maniera diversa. Il fatto stesso che spesso, in queste opere, il colore non raggiunga tonalità diverse da quelle consuete sta a indicare, probabilmente, non certo l’impossibilità dovuta alla materia propria che viene triturata (che Lipari supera mescolando frammenti di tagli diversi) ma soprattutto la volontà di indicare, attraverso una contrastata monocromia, il senso di un appiattimento esistenziale. Questa la ricerca, peraltro già largamente sperimentata, di un elaboratore di merce preziosa che diventa, per l’azione alchemica di quella “cosa inutile” che è l’arte, prodotto estetico a partire dall’impiego del danaro, col quale, ironia della sorte, dovrebbe essere acquistata la stessa opera. Renato Lipari vive ed opera a Palermo


PROFILI

Ciro PALUMBO la porta del sogno

di Giovanna Gabriella Pagano Isolata 2010

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olio su tela, cm 60x70

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Ciro Palumbo, nato a Zurigo nel 1965 ma di origine campana, pittore e scultore, vive e lavora a Torino; dopo aver intrapreso inizialmente la professione di disegnatore pubblicitario, sin dai primi anni Novanta si dedica esclusivamente all’attività pittorica. Costante punto di riferimento, essa sarà per lui un faro nella notte che lo guiderà tra i meandri sconosciuti della sua mente per poi riportalo lì dove tutti l’attendono, sulla tela, ovvero il luogo in cui svela e rivela, a noi semplici fruitori del suo fare, ciò che di più nascosto cela il suo estro artistico e ciò che lo tiene saldamente ancorato tra i voli pindarici della sua fantasia. La tela bianca è, come l’artista stesso ci racconta, “la porta del mio sogno, le mie colonne d’Ercole oltrepassate le quali mi tuffo nel mondo immenso ed immaginifico del sogno, il mondo che con la sua unicità e la sua inafferrabilità è la ragione vivente del mio essere artista La Dea creatrice 2010 olio su tela, cm 50x70 a sinistra

Mi è apparso un sogno 2010 olio su tela, cm 50x40 sotto

La stanza del circo 2010 olio su tela, cm 30x30


sopra

La stanza della magia 2010 olio su tela, cm 40x50 a destra

Il luogo dell’oracolo 2010

poiché mi permette di esplorare e di comunicare i meravigliosi voli della fantasia”. Sarà questa fantasia quindi, i suoi pensieri, le sue angosce, le sue speranze e, ancora, i suoi giochi, la sua allegria mista alla nostalgia, la precisa pennellata unita alla cura maniacale del dettaglio, la chiarezza delle linee e i precisi tagli prospettici, l’assenza di umane presenze e gli immensi spazi vuoti che ci presenteranno i temi a lui più cari. Palumbo si impone nel panorama artistico italiano riuscendo a trovare un punto di incontro, un sottile equilibrio tra un linguaggio di dechirichiana derivazione e la variegata e vasta moltitudine di pittura figurativa. Reinterpretando, infatti, gli insegnamenti di De Chirico e Savinio (ma anche di Fabrizio Clerici), con i quali intesse dei legami artisticamente evidenti e manifesti, colloca le sue pitture in un contesto a lui più noto, più familiare, attraverso i rimandi alla sua terra tanto amata e alle sue capacità immaginative. Così le opere di Ciro Palumbo, da spazio fisicamente circoscritto, divengono proiezione di una dimensione che oscilla tra vero e onirico per espandersi verso una surrealtà illimitata. In esse si alternano variegati e simbolici soggetti che costantemente in dialogo fra loro alternano e scandiscono l’arte di Palumbo, definito a ragione un “affabulatore di momenti astorici e atemporali” (Vittorio Sgarbi). Così, da stanze magiche (La stanza della magia) a stanze da un soffitto assente o infinito (Mi è apparso un sogno), ammiriamo statue classiche o templi dimenticati ricolmi di giochi (La Dea creatrice) che da luogo inviolabile e sacro per eccellenza si trasformano in un non-luogo dove tutto può accadere: come quando sopraggiunge un cavallo (Il Gioco della guerra) ricolmo di oggetti e colori che da archetipo motivo di sventura si trasforma in veicolo di messaggio positivo e di allegria. Elemento quasi sempre presente, che fa da sfondo o da cornice, è il mare, infinito mare che altro non è, per Palumbo, l’orizzonte dove proiettare le nostre speranze e, anche, le nostre paure (Il luogo dell’oracolo). Chi non si è mai perso nei propri

pensieri osservando il fascino delle onde, che vanno e vengono, indipendentemente da ciò che accade dentro e fuori di noi? È forse anche questo ciò che vuole comunicarci? Certo vuole darci uno spunto, un motivo in più per riflettere o per suggerirci, in silenzio, che quel mare o quelle isole non saldamente ancorate (Isolata), vagano insieme a noi, ai nostri pensieri più reconditi, ci accompagnano nella nostra ricerca intima e profonda che dura tutta una vita, attraverso un viaggio per cui si parte sapendo già che la meta non è se non il viaggio stesso. Così, come i protagonisti delle opere di Palumbo, anche noi vaghiamo, attirati e catturati da posti magici, atmosfere incantate e luoghi surreali. Affascinati e sedotti da oggetti improbabili, ma dipinti come credibili, essi divengono il punto focale che attira il nostro sguardo, conducendolo silenziosamente dietro una tenda (La stanza del circo) che si discosta appena, lasciando intravedere quel poco che basta per riportarci indietro, al punto di partenza. Si spalanca un senso di inquietudine e malinconico richiamo ad un lontano passato che si intreccia con un gioco di presenza-assenza, lasciando spazio ad una pittura che si nutre dei contrasti di luce-ombra, una pittura fiabesca, che rimanda ad un ulteriore significato, ad un grado di esistenza che Adriano Olivieri ha definito atemporale, astorico e indefinibile, appunto Metafisica. Ma nello stesso tempo è anche una pittura che scava dentro noi stessi perchè a noi, sempre, si rivolge. Questo il messaggio dell’arte di Ciro Palumbo. Un “messaggio” che è alla base della sua “progettualità immaginativa nella visione del mondo” (Enrico Crispolti); l’artista, infatti, ancora una volta ci suggerisce tacitamente ciò che Francesca Bogliolo sintetizza in poche parole: “la pittura è un vascello che conduce ad un’isola sconosciuta, che in realtà si trova dentro noi stessi”. Ciro Palumbo vive ed opera a Torino

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olio su tela, cm 50x50

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maria giovanna peri

galleria caffè guerbois via valdemone 35 abc 90144 palermo telefono +39 091.305004 cellulare +39 339.4204529

w w w . g u e r b o i s . i t nei locali adiacenti alla galleria è aperto il nuovo spazio caffè guerbois ceramiche d’autore in esposizione ceramiche dei maestri di caltagirone


OSSO MASTROSSO E CARCAGNOSSO

ENZO PATTI

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LIBRI

e il codice svelato

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di Gianfranco Labrosciano

Se un codice è un insieme di segni e di comportamenti chiusi in una sorta di camera oscura che occorre illuminare per disvelarne i contenuti, l’operazione estetica di Enzo Patti sulla leggenda di Osso, Matrosso e Carcagnosso offre una chiave, uno strumento visivo che traduce in immagini un mondo oscuro e impenetrabile e ne svela i particolari e le regole nascoste, tenute segrete, che vengono alla luce e si scoprono come i nodi di una matassa che, sbrogliandosi, si dipana. Intanto, le lettere di un alfabeto criptico, più vicino all’impaginato numerico di un’antica, sepolta civiltà. E già l’artista ci aveva abituati alla sua scrittura straniante e misteriosa allorché, riscoprendo e lavorando attorno all’arte cappera, aveva riscoperto in altri cicli estetici il fondamento di una scomparsa civiltà i cui reperti, rinvenuti a Favignana, erano la metafore di un’altra, incomprensibile e inaccessibile realtà. Ma lì il rimando era all’arte. Qui è al delitto, alla morte e alla distruzione devastante. Certo, Enzo Patti è uno scopritore di segni e si comporta con l’isola di

Dopo il giuramento, una stretta di mano più un bacio al capo società ...

Enzo Ciconte, Vincenzo Macrì, Francesco Forgione Osso, Mastrosso Carcagnosso Immagini, miti e misteri della ‘ndrangheta prefazione di Nino Buttitta illustrazioni di Enzo Patti Rubbettino Editore ISBN 978-88-498-2762-0

Asso di coppe e due di bastoni ...


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Guardandoli più da vicino si vedeva ch’erano tre cavalieri ...

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Osso sbarcò in Sicilia e non andò più oltre, Mastrosso oltrepassò lo stretto e si fermò in Calabria, Carcagnosso proseguì il viaggio e raggiunse la Campania...

Sul tavolino c’era una cassetta, pure di noce finissimo, e dentro la cassetta c’erano tre spade tutte d’oro, incrociate e legate insieme ...

Favignana come l’archeologo nei riguardi del territorio. La scava e la studia. E se un segnale, un reperto, una qualunque traccia viene alla luce ecco che la mitizza e finanche la razionalizza, in un certo senso sublimandola, sebbene con l’ausilio di quello strumento alchemico che è l’arte. In questo caso, però, non si tratta di mitizzare ma di raccontare una triste leggenda, e l’artista raggiunge un duplice scopo: rendere vieppiù leggendaria l’isola di Favignana e dire la verità ingannando, poiché l’arte, alla fine, altro non è che la capacità di ingannare per dire la verità, che è la stessa cosa. L’inganno, allora, è nel castello-fortezza che non è una dimora principesca ma una prigione nefasta, tre nodi che non sono di un fazzoletto ma di tre padri fondatori delle più abominevoli nefandezze, Osso, Matrosso e Carcagnosso,ovvero mafia, ‘ndrangheta e camorra, una ciotola di pane che però è cotto nel vino, l’albero delle tredici foglie come i tredici signori dell’onorata società dello sgarro, e via dicendo. Un lungo catalogo, insomma, di appunti visivi per rendere palese un segno oscuro, anzi, un sistema di segni e di rapporti convergenti in un insieme solo all’apparenza irrazionale, ma in realtà prodotto in tutte le declinazioni di una sottocultura religiosa, materiale e folkloristica

il cui unico scopo era e resta quello della sopraffazione, della violenza e della più cieca barbarie. Per questo giudico lo sforzo di Enzo Patti assolutamente prezioso. Se si osservano i disegni con i quali l’artista siciliano ha da poco illustrato Osso, Matrosso e Carcagnosso, il volume di Enzo Ciconte, Francesco Forgione e Vincenzo Macrì edito da Rubbettino, si evince chiaramente come negli sguardi, nei gesti e persino negli oggetti rappresentati circoli un’aria sinistra, bieca, torva e triste, minacciosa e “cattiva”. La quale, sostanzialmente, è il giudizio dell’artista di aperta condanna, e il freddo alone che circonda taluni soggetti - per tutti, si veda la tavola rappresentante il bacio del giuramento - pur nel sapiente dosaggio delle ombre e dei chiaroscuri che evidenziano masse e volumi, nel deciso tratteggio incrociato e nell’uso magistrale del pennino, rivela pur sempre l’animus dell’uomo, ostile, sebbene coinvolto per forza di cose, all’oggetto rappresentato.

Rubbettino Editore www.rubbettino.it


L’INTERVISTA

LIBRI D’ARTE? LIBRI ILLUSTRATI? NARRATIVA?

PIERO DRAGO

editore e gallerista

a cura della Redazione

Dacia Maraini Un sonno senza sogni Illustrazioni di vari artisti a sinistra, dall’altro

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Frederic Tuten Autoritratto con Sicilia Illustrazioni di Mimmo Paladino

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Libri d’arte? Libri illustrati? Narrativa? Il confine appare vago, si sa, e su questo equivoco giocano i volumi che, da qualche anno, sono pubblicati e distribuiti da un gallerista/editore che mette insieme alcuni tra i migliori scrittori italiani ed i più rinomati artisti visivi per dare alle stampe una interessante collana. Esempi? Mimmo Paladino, Lucio Del Pezzo, Giosetta Fioroni, Fausto Gilberti, Marco Cingolani, Concetto Pozzati hanno lavorato all’illustrazione di racconti creati da scrittori del calibro di Raffaele La Capria, Dacia Maraini, Paolo Nori, Roberto Alajmo. Il risultato? Volumi interamente stampati a colori, carta piacevole al tatto, sapiente miscuglio di parole e immagini: bei libri, insomma. Per farci raccontare come nascono questi volumi abbiamo incontrato l’editore Piero Drago (che è anche un gallerista, come dicevamo; le opere realizzate per le illustrazioni dei libri vengono infatti esposte negli spazi della galleria Drago Artecontemporanea) e gli abbiamo rivolto alcune domande.

Giosetta Fioroni Acquaforte e puntasecca

per “Colapesce” di Raffaele La Capria

Mimmo Paladino Acquaforte

per “4 storie d’amore” di Raffaele La Capria

Raffaele La Capria 4 Storie d’amore Illustrazioni di Mimmo Paladino

sotto

Raffaele La Capria Colapesce Illustrazioni di Giosetta Fioroni


Maurizio Padovano Santi, folli e animali Illustrazioni di Lucio Del Pezzo

Roberto Alajmo Le ceneri di Pirandello Illustrazioni di Mimmo Paladino

Paolo Nori Esattamente il contrario Illustrazioni di Fausto Gilberti

Buongiorno Piero. Quanta fatica vi costeranno questi volumi! Non era più semplice la stampa di cataloghi d’arte come fanno tutti i galleristi? Buongiorno a voi. Non so, in realtà, se sarebbe più semplice realizzare cataloghi, non ci ho mai messo mano. So che per me sarebbe certo più noioso e so, come sanno bene tutti quelli che si occupano d’arte, che la maggior parte dei cataloghi delle gallerie d’arte finiscono nei magazzini delle gallerie stesse o peggio nella spazzatura. Gli unici che conservano i cataloghi (a parte, poche, luminose eccezioni che riguardano cataloghi ben fatti) sono i clienti che hanno comprato una delle opere riprodotte. Realizzando dei veri e propri libri, con una distribuzione vera in libreria, riusciamo ad arrivare ad un pubblico a cui non avremmo accesso con i cataloghi ed in più c’è il piacere della lettura. Quanti leggono i saggi critici dei cataloghi? Si sa già come va a finire: il critico scelto (e pagato) dalla galleria per il suo articolo cosa vuoi che dica dell’artista? Che è un asino? In cosa consiste, concretamente, il tuo lavoro? Essenzialmente nel cercare di fare pochi errori. Mi trovo tra le mani materiale prezioso: testi spesso inediti di scrittori che stimo ed opere originali realizzate appositamente per illustrare il racconto. Si tratta di mettere insieme, in maniera armoniosa, queste due parti e di farlo tenendo conto del tipo di carta che abbiamo scelto, del giusto posizionamento di ciascuna opera all’interno della narrazione, della eventuale necessità, dolorosa, di non inserire una delle opere per non interrompere la continuità della lettura. Poi, più prosaicamente, correggere le bozze, fare arrivare in tempo i libri ai distributori, contattare le librerie per la presentazione dei libri, organizzare in galleria una mostra delle illustrazioni che sia accessibile e godibile anche da parte di chi non compra il libro. I libri Drago Edizioni dove si possono trovare? Abbiamo una discreta distribuzione nella maggior parte delle regioni italiane. Tieni conto che trattandosi di edizioni limitate non riusciamo a coprire tutte le librerie. Ma ogni libreria o biblioteca italiana, se vuole, può ordinare

i nostri libri presso il distributore di riferimento o, laddove non ci fosse distribuzione, direttamente dal nostro sito internet. Il sito è un ottimo strumento di distribuzione, molti lettori e appassionati d’arte preferiscono comprare direttamente in questo modo i nostri libri. Alcune delle vostre edizioni contengono, in edizione limitata, una incisione o una serigrafia dell’artista che ha illustrato il libro. C’è ancora un collezionismo di grafica d’autore? Davo dire, che sì, ci sono ancora molti appassionati di grafica d’autore. Le incisioni e le serigrafie che proponiamo agli appassionati hanno la particolarità anch’esse di essere pensate e realizzate in riferimento al testo che abbiamo sottoposto all’artista. Forse questo permette all’artista di esprimersi meglio, di essere meno ripetitivo e di offrirci quindi grafiche e opere che danno al collezionista la sensazione di trovarsi davanti ad opere “ben pensate”. Inoltre la presenza delle incisioni rende più semplice per noi la possibilità di tenere il prezzo dei libri ad un livello accettabile. Progetti? Prossime uscite? Molte cose in cantiere, ma di molte non posso ancora parlare non avendo la certezza che si realizzeranno. Sono più i libri che restano nella mia immaginazione che quelli che si pubblicano davvero. Tra le cose che quasi certamente vedranno la luce c’è un bel libro in edizione bilingue (italiano ed inglese, per la distribuzione negli Stati Uniti) di Frederic Tuten, uno scrittore americano di origini italiane che, tradotto in undici lingue nel mondo non era mai stato pubblicato in Italia. Sta preparando le illustrazioni per il racconto Mimmo Paladino e come sempre quando si tratta di un così grande artista, sono convinto che mi proporrà delle opere strepitose.

Drago Edizioni www.dragoedizioni.it

ARTA ntis.info

Daniela Gambino Le cattive abitudini Illustrazioni di Marco Cingolani

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Domenico ZORA

www.domenicozora.it

Si puo dire che ogni scultura di Zora sia un fenomeno di esperienza che adatta stile e sensibilità alla situazione concreta dell’opera, che è incontro specifico di forma e contenuto, interessato ora alla metafora ora alla somiglianza, ma senza un articolato interesse naturalistico quale e quello che lo caratterizza ogni opera rimarrebbe priva dello spiccato senso plastico che la personalizza. Una poetica complessa la sua, sia dal punto di vista dei soggetti scelti di volta in volta, sia da quello dei materiali, dei modi di lavorazione e delle patine con cui esprimerli; ma spesso Zora preferisce lo sviluppo diffuso di una tematica, con la qualità di materiali che sono lavorati con senso di durata come opere che vogliono e riescono a sfidare il tempo. (…) L’idea di bellezza che egli caratterizza viene da lontano,

quasi da una condizione antropologica di siciliano nato e vissuto in un mondo di bellezza che si trova dappertutto, in un territorio stratificato di scultura, pittura e architettura che finisce per essere imprinting, continuato dall’istruzione artistica più importante del mondo, in cui non si e mai spezzato il filo della continuità e della legittimità, anche a dispetto del forte differenziale introdotto dal nostro tempo, diventato veloce consumatore di scuole e tendenze stilistiche, portate al limite della loro capacita espressive. (…) Non si tratta di un’idea statica di bellezza, ma di una complessa attività di ricerca, che Zora porta avanti con i mezzi espressivi della contaminazione, di elementi emulsionati da una sapiente attività inventiva. Nel suo lavoro compositivo Zora prende spunto da momenti diversi che vengono resi

Omaggio a Carla Fracci: Giulietta

Insieme (Maternità)


Studio Via G.Rossini, 5 - 90030 Altofonte (Pa) Telefax 091.438923 - domenicozora@libero.it

omogenei dalla capacità di tradurre la forma materiale in forma spirituale per poi riportarla in una forma “altra” che è quella dell’arte. (...) (...)“Mi riferisco qui alla scena di tragedia e di trionfo che è data dalla mattanza di tonni, vista nel momento del sacrificio, nel bagno di sangue. Un rito oltre che un mito, fatto di gesti, di uomini, di ripetizioni ossessive che servono a scandire il movimento della macchina di morte, ma senza che in essa vi sia senso di offesa, di violenza mentale, ma solo una ieratica e paradossale affermazione di vita. Zora ha lavorato a questa scena collettiva con una grande forza d’invenzione, facendo fare un salto di qualità all’evento, immortalandolo, prima della sua inevitabile scomparsa e consegna al

Il Satiro danzante

museo, del lavoro inteso come fatica emblematica del dare la morte per permettere la vita. Zora ha composto un semicerchio dove avviene la scena e si incrociano i movimenti rituali dei pescatori, obbedienti alle prescrizioni disciplinari, con quelli scomposti delle bestie marine che annegano nel sangue il momento della loro involontaria passione. Si tratta di un bassorilievo che non ha nulla di oleografico e di decorativo, ma corrisponde ad una funzione sociale che l’arte conserva in occidente, senza per questo cadere nella sociologia, nell’essere al posto di un’altra cosa. (...) Francesco Gallo “Zora. Tunisi Cartagine”

Campo Edizioni d’Arte, Alcamo 2002

La grande mattanza (part.)


TinaLUPO

www.kultrunmuseum.it

Il figlio della Luna 2009 tecnica mista su tela, cm 70x70


Aspirazioni letali 2009 tecnica mista su tela, cm 70x70


Nadjia Chekoufi Contatti E-mail jiache@libero.it Telefono 0039 339.5416542

M.E.T. L’opera nera tecnica mista, cm 200x200x8

Nadjia Chekoufi è un artista costantemente in movimento. Il suo istinto di ‘’viaggiatore viaggiante’’ l’ha portata in giro per il mondo: si è fermata più a lungo ad Algeri, Parigi, Londra e Firenze dove ha scelto di vivere e lavorare. Le sue opere sono state esposte in Italia e all’estero, in particolar modo nei Paesi mediterranei.


La vita è un Caos. E il Caos ha la sua bellezza. Anzi, proprio nell’intrecciarsi infinito delle sue possibilità, acquista il fascino misterioso di ciò che non si vede, ma c’e. Nadjia Chekoufi attraverso la sua pittura, i suoi colori, ci offre il fascino di un apertura sull’infinito. L’armonia che si coglie immediatamente nei suoi quadri è frutto di una ricerca continua, a volte anche dolorosa, che passando attraverso percorsi tortuosi e tormentati, raggiunge il suo compimento in una espressione in cui domina l’armonia e la pittrice stessa sembra riconciliarsi con l’Universale. L’osservatore viene introdotto nel mondo dell’inconscio e, allo stesso tempo, del manifesto. Ed è bello il viaggio che ci suggerisce attraverso la notevole forza dei suoi colori e l’energia che essi sprigionano; è un viaggio nel profondo che è in ciascuno di noi. Nadjia Chekoufi esplora il formale ed entra pienamente nell’astrazione con opere sature di colore e di luce. L’attenzione rivolta al colore suscita una forte partecipazione emotiva ed emerge una visione folgorante della vita in un percorso alla ricerca dell’armonia. Nadjia Chekoufi dipinge tele grandi, quasi a voler essere dentro la suo pittura, per astrarsi da se stessa ed entrare nell’opera. La sua visione del mondo viene elaborata in interiore e travalica l’esperienza tangibile portando l’osservatore verso una realtà fatta di linee e colori che si producono dall’energia contenuta in tutti gli esseri. E’ una pittura concettuale ed emozionale allo stesso tempo, ci apre la porta ad altri spazi, in cui è pregnante l’idea di trasmutazione evolutiva. Caterina Trombetti poetessa

L.E.A. L’opera bianca tecnica mista, cm 200x200x8


www.associazioneartantis.org

associazione artistica artantis Fiera d’arte d’arte contemporanea XIV Fiera contemporanea FORLI’ 5,6,7,8 NOVEMBRE 2010

Contemporanea

PATRIZIA BAUDINONOME ANNA LAURA MILLACCI

LELLO BAVENNI

STEFANIA VASSURA

MARIA ELENA BOSCHI

VITTORIA SALATI

MIRO GABRIELE

SANTINA PELLIZZARI SILVIA CATURANO

EMANUELE GENTILE

SILVIA CATURANO

AMANDA NEBIOLO

DONATELLA SALADINO

LUCIANO BASILE PATRIZIA BAUDINO LELLO BAVENNI MARIA ELENA BOSCHI SILVIA CATURANO CARLO DEZZANI “DEJAN” ANGELO DE FRANCISCO STEVEN DE GROSS MARTINA DI BELLA MIRO GABRIELE EMANUELE GENTILE ANDREA GIORGI LIDIA JEVREMOVIC DIANA KIROVA “DAK” ALBA KORA

HEDY MAIMANN MASSIMO MELICCHIO ANNA LAURA MILLACCI AMANDA NEBIOLO DAVIDE PACINI SANTINA PELLIZZARI ALEX PRETI LAURA RONDININI MARIA TERESA SABATIELLO FULGEN SABATIER DONATELLA SALADINO VITTORIA SALATI FRANCO SPACCIA “FRANCO’S” STEFANIA VASSURA FRANCESCO VENTURA


AIELLO BASILE BAUDINO BENEDETTI BONACINA CORONA DAL RE DENTE FONTANA GELICI GENTILE GIUSTI JEVREMOVIC KIROVA “DAK” KORA MACIAC MONTAGNA MONTALTO MOTTA PAGANINI PELLIZZARI PODRYA SABATIELLO SABATIER SALADINO SALATI SELLINI SPACCIA “FRANCO’S” VALLINO ZHUTARYUK

ARTISTI IN VETRINA

Mariateresa Luciano Patrizia Paolo Adelio Luca Tonino Iolanda Elisabetta Andrea Emanuele Patrizia Lidia Diana Alba Alexandra Rossella Michele Piero Lùcia Santina Tamara Maria Teresa Fulgen Donatella Vittoria Daniela Franco Bruno Anatoliy


michelemontalto Palermo Telefax 091.475007 - Tel. 091.213398 Cell. 389.9222997 E-mail: commerciale@agenziamontalto.it

LUCA CORONA

Veduta di Palermo (da Francesco Lojacono) 2004 olio su juta, cm 140x90

Ponte sullo stretto tra presente e futuro 2009 olio su tela, cm 140x90

139CBN 2008 stoffa, fascette, cm 36x56

Via della Liberazione, 12 31030 Dosson di Casier (Tv) Tel. 393.1307282 - 327.2461266 Internet: artecorona.mosaicglobe.com E-mail: coronaquadri@gmail.com

L’inverno 2008 tecnica mista su faesite, cm 86x56


TONINO DAL RE

Il sogno del Vescovo olio su tela

Malìa olio su tela

Stille della Vita olio su tela

Contatti Dr. Luigi Barbato studioso dell’opera di Tonino del Re, autore del testo sull’opera dell’artista “Il profumo della rosa azzurra”

E-mail: giginobarbato@yahoo.it


PIERO

MOTTA

MARIA TERESA

SABATIELLO

LaMiaEva

acrilico su pietra marina, cm 31x21x31

Burocrazia, 2009 ferro riciclato, impasti cementizi, ceramica, cm 40x40x5

LaMiaEva

acrilico su pietra marina, cm 31x21x31

Laboratorio Il CarRo di MarTe

Via Battaglia, 1 - 84070 S. Nicola di Centola (Sa) Particolare dell’opera

www.ilcarrodimarte.eu

www.mottapiero.it

skype: maryesa1 cellulare: +39 320.5724838 facebook: maria teresa sabatiello

motpi@tiscali.it

info@ilcarrodimarte.eu


Zandunga III acrilico su tela

Desaprendiendo acrilico su tela

www.fulgensabatier.com

FULGEN SABATIER

No me Hables de Paz acrilico su tela


ALBA KORA Brescia albanakora@hotmail.it

Solitudine 2010, olio su tela, cm 50x70

Sogno 2010, olio su tela, cm 70x50

ROSSELLA MONTAGNA www.rossellamontagna.it roxmont@libero.it

Prossime presenze espostive 8 ottobre - 20 novembre Expo Young Showcase 001, Museo Magma, Roccamonfina (Ce) 28 ottobre - 4 novembre Il piacere “dal colore alla forma”, Galleria Consorti, Roma 2 - 30 novembre Rassegna d’Arte Contemporanea, Museo d’Arte Moderna “G. Sciortino”, Monreale (Pa) 12 - 15 novembre Arte Fiera, Padova (Galleria Giò Art, Pad. 8)

ALICE olio su tela, cm 60x80


ANATOLIY ZHUTARYUK

TAMARA

PODRIA

Der Sommerabend 2007, acrilico su tela, cm 100x50

Una rosa, 2009 olio su tela, cm 40x30

Fiore, 2010 olio su tela, cm 30x40

Internet: tamarapodrya.narod.ru E-mail: imperia_platinum@yahoo.it Skype: tamara_podrya

Fata Morgana 2007, acrilico su tela, cm 73x60

www.anatoliyzhutaryuk.narod.ru anatoly_zhutariuk@yahoo.it


Homo Digitalis 2010 tecnica mista su tela, cm 60x80

PAOLO BENEDETTI

E M A N U E L E G E N T I L E

Senza titolo 2010 tecnica mista su tela, cm 30x30

ORISTANO + 39 327.5705509 www.emanuelegentile.net emanuele.gentile-lika@poste.it

Enduro 2009 acrilico su tela, cm 100x100

Via dei pini, 23 - 00038 Valmontone (Rm) Tel. 334 3478587 www.paolo-benedetti.net - paolobenedetti2@inwind.it

Metropoli 2009 acrilico su tela, cm 100x80


Risveglio emozionale, 2010 tecnica mista, cm 60x50

Vibrazioni, 2009 tecnica mista, cm 100x90

Senso di colpa, 2009 tecnica mista, cm 70x60

Via Roma, 136 - 37040 S. Stefano di Zimella (Vr) tel +39 0442.490535 cell. +39 339.2096685 e-mail: santinapellizzari@alice.it

SANTINA PELLIZZARI

L’Esseno, 2008 tecnica mista, cm 70x50


AIELLO

DONATELLA SALADINO

La stanza dell’amore: Trinità dei Monti a Roma, 2010 acrilico su tela, cm 70x50

Alla più bella, 2010 acrilico e olio su tela, cm 70x50

La stanza del desiderio: Certosa di Padula, 2009 acrilico su tela, cm 70x50

Pandora, 2010 acrilico e olio su tela, cm 70x50

Via Rocco Chinnici, 12 - 87100 Cosenza Tel. 0984.393917 - Cell. 339.1429017 E-Mail: mtaiello@gmail.com

Via Libero Grassi n. 6 94100 Enna Tel. 0935.20006 - Cell. 340.6113619 donatellasaladino@alice.it

MARIATERESA


www.maciacartgallery.it info@maciacartgallery.it

Mediterranea

olio su tela, cm 100x120

olio su tela, cm 100x100

Ricordo olio su tela, cm 100x100

Piazza Salvo D’Acquisto, 1/5 30010 Camponogara (Venezia) Tel. 389.645.7770 - 345.686.9640 Il dubbio olio su tela, cm 150x100

AlexandraMACIAC

Fascino


elisabettafontana

Profumo d’autunno tecnica mista su tela, cm 100x70

w w w. e l i s a b e t t a f o n t a n a . i t www.elisabettafontana.it info@elisabettafontana.it +39 329.8708319

Profumo di muschio tecnica mista su tela, cm 100x70


andrea

gelici

PATRIZIA GIUSTI

Sandra ovvero la cacciatrice di draghi olio su cartone, cm 100x70

La traccia, 2010 olio su tavola cm 100x60

Ritorno, 2010 olio su tavola cm 30x100

Omaggio a Rodolfo Valentino olio su cartone, cm 70x50

(Pinacoteca “Rodolfo Valentino�, Castellaneta)

www.andreagelici.it andrea.gelici@teletu.it

Cellulare 347.0723258 Internet: http://web.mac.com/patriziagiusti E-mail: giusti.patrizia@gmail.com


LUCIANO BASILE www.lucianobasile.it

|Campo di girasoli, 2009 olio su tela, cm 50x60

|Vacanza a Perdifumo, 2010 olio su tela, cm 50x60

|Giorno d’estate, 2010 olio su juta, cm 50x60

Luciano Basile

Giugliano in Campania (Na) e-mail: luciano-basile@alice.it telefono: + 39 328.3609278

|Tetti sul mare, 2009 olio su tela, cm 60x50


Franco Spaccia FRANCO’S

Ulivo secolare, 2010 olio su tela, cm 60x80

Vaso con mimose, 2010 olio su tela, cm 70x50

Romantica, “I colori dell’autunno”, 2010 olio su tela, cm 50x70

Desideria, 2010 olio su tela, cm 80x80

www.francospaccia.it francos.atelier@francospaccia.it VITERBO - Tel. 377.1082265


VITTORIA SALATI & Vanni Mondadori

Fiamme

tavola incisa a mano, acrilico, vernice protettiva, cornice, cm 60x95

Petali

tavola incisa a mano, acrilico, vernice protettiva, cornice cm 80x80

Vortice

tavola incisa a mano, acrilico, vernice protettiva, cornice cm 80x80

www.vittoriasalati.com telefono 02.95308185 cellulare 349.4707155 vittoriasalati@alice.it


Lidia Jevremovic

Batman City (Gotham), 2007 acrilico, olio e glitter su tela, cm 62x78

Bagnina, 2008 acrilico su tela, cm 90x70

Toro, 2008 acrilico, olio e glitter su tela, cm 50x60

studio

Be careful, watch your back, 2009 acrilico, francobolli e glitter su tela, cm 60x80

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Via Roma, 162 58017 Pitigliano GR +39 0564 614133 +39 347 7211605 www.lidiajevremovic.it info@lidiajevremovic.it


Daniela

Sellini

patrizia baudino B-SIDE COLLECTION

Il pennacchio matite colorate e tempera su mdf, cm 57x42

La donna dai guanti bianchi matite colorate e tempera su mdf, cm 60x45

COMISO (RG) Tel. +39 320.6791014 E-mail: flowerangelblue@yahoo.it SI ESEGUONO OPERE SU COMMISSIONE

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Iolanda

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I potenti del mondo

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DAK Diana Kirova

Ambizione, 2010 acrilico su tela, cm 25x35

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Il Forum: in volo insieme, 2010 acrilico su tela, cm 40x50

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ADELIO BONACINA

BRUNO

VALLINO

Usseaux, 2010 olio su tela, cm 60x60

Papaveri, 2009 acrilico su tela, cm 130x50

La sosta dopo il pascolo, 2010 olio su tela, cm 60x70 Papaveri, 2009 acrilico su tela, cm 60x150

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www.vallinobruno.it vallino.b@alice it +39 347.1062979

Via Lavello 1F - 23801 Calolziocorte LC Tel. 0341.646307 - Cell. 3381272826 www.adeliobonacina.it adeliobonacina@alice.it


Luciano Pasquini

sguardi lievi In permanenza Luca Alinari Pietro Annigoni Fernandez Arman Armodio Franco Beraldo Nuccio Bolignano Dino Buffagni Bruno Ceccobelli Giorgio Chiesi Michele D’Avenia Walter Davanzo Gian Paolo Dulbecco Raimondo Ferlito Alessandro Finocchiaro Virgilio Guidi Renato Lipari Marco Lodola Enrico Lombardi Pino Manzella Sante Monachesi Vladimir Pajevic Marcello Palminteri Luciano Pasquini Achille Perilli Silvestro Pistolesi Salvatore Provino Saverio Robberto Remo Squillantini

13 novembre - 11 dicembre 2010 Inaugurazione sabato 13 novembre, ore 18,00 Sarà presente l’artista Catalogo in galleria

Galleria Giuseppe Alcamo Via Marchese Ugo, 28 A - 90141 Palermo +39 334.2481948 - 338.7615479 www.galleriagiuseppealcamo.com info@galleriagiuseppealcamo.com



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