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Marzo - Aprile

Anno II, n. 8

Schliemann News Notiziario dell’Associazione Heinrich Schliemann

L’associazione H. Schliemann, Associazione di Ricerca e Studio dell’Antichità è stata registrata all’Ufficio del Registro di Cosenza in data 24 maggio 2008 con il seguente C. F. 98071570786

NEWS

LETTERATURA E STORIA

guerra o Pace? Riflessioni di uno studente Frieden ‫ﻡﺍﻝﺱ‬

Peace

Paz

Pace

Pax

Pace

RIAPERTURA DEL MUSEO ARCHEOLOGICO LAMENTINO di Maria Elena Gullo CARAVAGGIO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE

мир

di ANTONINO LAGANA’

Al termine di un convegno organizzato da storici e incentrato su temi scottanti come quelli dal quale prende spunto l’indirizzo di questo articolo si possono e si devono avanzare tra noi studenti delle discussioni, delle ipotesi di studio, dei ripensamenti, insomma, dei confronti che abbiano come scopo l’analisi di ciò che è stato e di quello che è il presente planetario, indirizzato, a detta di molti, verso dei cambiamenti di assetto nella sua obsoleta struttura capitalistica. (da pagina 3).

Edicole votive di Corigliano Calabro di VALENTINA MANIGRASSI

L’articolo introduce uno degli argomenti del ciclo seminariale che l’Associazione H. Schliemann sta preparando per il mese di Maggio. In particolare si dà una breve presentazione dello studio condotto da Valentina Manigrassi, sudentessa del corso di laurea in Archeologia e membro dell’Associazione.

VITTORIO GREGOTTI: QUATTRO ARCHITETTURE PER L’UNICAL. (a pag, 2)

La Rubrica: Vite Parallele a cura di ROSSELLA SCHIAVONEA SCAVELLO

Ritorno al Barocco. A Napoli fino all’11 Aprile di CELESTE NAPOLITANO

(a pag. 7)

Continua la rubrica Vita Parallele. In questo numero le vite di due importanti storici calabresi a confronto: Luigi Siciliani e Giuseppe Marchese. Due personaggi tra i primi ad occuparsi del patrimonio archeologico e storico della Calabria. (a pag. 6)

Cine(a)mando Direttore Responsabile Dott. Marco Pallone (Presidente A.R.S.A. H. Schliemann) Capo Redattori Faragò Maria Letizia Micieli Antonella Celeste Napolitano

(l’articolo a pag. 5) CURATA E DIRETTA DA ANNALISA ALVISIO (a pag. 4)

Hanno collaborato Rossella S. Scavello Valentina Montesano Maria Elena Gullo Annalisa Alvisio Antonino Laganà Celeste Napolitano Valentina Manigrassi Blog http://notiziarioschliemann.wordpress.com/


Schliemann News

Riapertura del Museo Archeologico Lametino

Marzo - Aprile 2010

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Caravaggio alle Scuderie del Quirinale dal 20 febbbraio al 13 giugno

MARIA ELENA GULLO

Il 13 Febbraio scorso a Lamezia Terme è stato riaperto al pubblico il Museo Archeologico, sono state infatti inaugurate le nuove sale non ancore mostrate al pubblico nella preview di Dicembre, quando fu mostrata la sala dedicata al periodo medievale. I locali che ospitano il museo sono quelli del Complesso Monumentale di San Domenico opportunamente restaurati. Le sale rimangono organizzate cronologicamente, nelle tre sezioni: preistorica, classica e medioevale. Da tempo la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Calabria, l’Amministrazione Comunale di Lamezia Terme e l’Associazione Archeologica Lametina collaboravano per la realizzazione del nuovo museo, occupandosi non solo del trasferimento nei nuovi locali, ma anche del restauro di materiale inedito e dell’allestimento delle sale con pannelli illustrativi che ripercorrono la storia della città. Il Museo si presenta al pubblico come un “laboratorio didattico” perfetto per i suoi visitatori, in particolare per le scuole del territorio che saranno coinvolte in percorsi educativi volti alla conoscenza del passato del territorio lametino. A presentare i nuovi locali il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, il Soprintendente ai Beni Archeologici della Calabria, Dott. ssa Simonetta Bonomi, e il Dott. Roberto Spadea, introdotti dalla Professoressa Giovanna De Sensi Sestito, docente di Storia Greca presso l’Unical. Alla serata inaugurale ha preso parte anche la Professoressa Vincenzina Purri Siviglia, presidente dell’Associazione Archeologica Lametina.

da www.scuderiequirinale.it

Il progetto, ideato per celebrare il IV centenario della morte del grande artista e posto sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, nasce sotto l'egida e per volere della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma. La scelta di privilegiare l'autografia sicura dei dipinti ha portato a escludere la produzione variamente riferita alla sua "bottega", così come sono state poste a margine, quasi lasciate momentaneamente in sospeso, le "ulteriori versioni" e tutte le questioni sulle quali la critica del Novecento si è più volte confrontata, e continua a farlo, con pareri non sempre concordi. Il risultato finale è un percorso coerente e rigoroso che getta una nuova luce sui diversi momenti del sofferto iter evolutivo del linguaggio di Caravaggio: un percorso emozionante e cristallino che depura ed esalta l'eccezionalità e unicità della sua opera. In mostra opere tra le più rappresentative dell'artista lombardo come la Canestra di frutta (fiscella) dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, il Bacco dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, Davide con la testa di Golia dalla Galleria Borghese di Roma, I musici dal Metropolitan Museum di New York, il Suonatore di liuto del Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, l'Amor vincit omnia dallo Staatliche Museum di Berlino

Vittorio Gregotti: quattro architetture per l'Università Martedì 23 marzo 2010, h. 10:30, Aula Magna - UniCal da news di www.unical.it

Il Prof. Vittorio Gregotti, architetto di fama internazionale, tornerà nella nostra Università, realizzata su un suo progetto, martedì 23 Marzo. Gregotti ha voluto anticipare con le riflessioni che seguono il sentimento di soddisfazione e di orgoglio che caratterizzano questo atteso momento: <Questo mio ritorno a Cosenza dopo trent’anni voglio che sia anzitutto un omaggio oltre che a tutti i professori ed all’Università di Cosenza, al Professor Sylos Labini ed al Professor Beniamino Andreatta che, al tempo del concorso, cioè nel 1973, erano componenti fondamentali del comitato tecnico dell’Università. Un omaggio al loro impegno per il rinnovamento dell’insegnamento universitario ma anche alle speranze intorno al rinnovamento civile ed economico della Regione Calabria. Devo subito dire che tre dei quattro progetti ed i loro corollari che presenterò il prossimo 23 marzo, cioè, oltre al progetto dell’Università di Cosenza, quelli di Firenze, Palermo e Milano Bicocca, sono stati compiuti tra il 1968 ed il 1973 certamente sotto la spinta di quelle che, nonostante errori, smarrimenti e persino tragedie, considero anni di un’autentica rivoluzione culturale prima ed in modo assai più consistente di quella politica. Ognuno di essi presenta un particolare punto di vista. Per quello della Calabria si tratta della relazione tra geografia ed architettura, per Firenze l’insediamento universitario come elemento regolatore del territorio, il progetto di Palermo è stato una sfida di come completare un campus universitario, l’università della Bicocca è stata pensata come elemento essenziale della trasformazione della periferia urbana consolidata>.

ARCHITETTO VITTORIO GREGOTTI


STORIA E LETTERATURA

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Convegno organizzato dal Dipartimento di Storia dell’Unical dal titolo Guerra e Pace ANTONIO LAGANA’

guerra o Pace ? Riflessioni di uno studente

Al termine di un convegno organizzato da storici e incentrato su temi scottanti come quelli dal quale prende spunto l’indirizzo di questo articolo si possono e si devono avanzare tra noi studenti delle discussioni, delle ipotesi di studio, dei ripensamenti, insomma, dei confronti che abbiano come scopo l’analisi di ciò che è stato e di quello che è il presente planetario, indirizzato, a detta di molti, verso dei cambiamenti di assetto nella sua obsoleta struttura capitalistica. La redazione di questo scritto ha proprio lo scopo di riprendere, dal punto di vista studentesco, gli ottimi spunti che sono venuti in germe durante il convegno organizzato dal dipartimento di Storia che porta il titolo di “Guerra e pace” appunto, per sottolineare come tali incontri siano di fondamentale importanza per una corretta formazione personale. Nel corso di un convegno di storia è cosa normale che il tema principale sia il passato nelle sue molteplici sfaccettature. Ebbene sì, il passato! Qualcosa di strano; frutto di ricerche affannose che cercano di inquadrare, quando lo fanno, tutto al di sotto di un’unica regia superiore. Questo è il carattere genetico della nostra mente che è narrativa per concezione. La realtà storica realmente vissuta è ben più complessa: un caos incontrollabile ove ogni minima azione può risvegliare echi singolari. Ci viene incontro, a tal proposito, una famosa enunciazione di Antonio Gramsci tendente a ribadire questo carattere di problematicità: il mondo è grande terribile e complicato. Ogni azione scagliata nella sua complessità risveglia echi inaspettati. Dunque, nessun ordito? Nessun filo conduttore? Solo e solamente caos caotico, fuorviante, fluttuante, linfatico, vivo e frenetico? Non solamente. Certo è, che gli intrecci ed i legami da cui si dipanano i fenomeni storici esistono eccome, ma i meccanismi che li reggono non devono avere un aspetto semplicistico o riduzionista. Per esempio, quando si riflette sui fenomeni totalitari novecenteschi, si ha il vizio di inquadrarli prospetticamente, come la nostra vecchia cultura scritta di matrice alfabetica ci ha insegnato. Insomma, come qualcosa di eclatante scenograficamente parlando; come un palcoscenico dal quale si irradiano le luci della ribalta durante lunghi e noiosi atti in cui protagonisti e comparse si susseguono a ritmo incessante con il supporto di una direzione magistrale. La Storia non è questa o, per meglio dire, non è solamente ciò. Essa può insegnare qualcosa se diviene ben altro; se riesce a far comprendere a noi tutti che periodi di particolare crudeltà non si sviluppano in pompa magna, ma sono già in nuce quando carsicamente si insinuano nei meandri della nostra società. La loro istituzionalizzazione, ossia, il conflitto, le persecuzioni, per dirla in una parola, la guerra è la conferma di un fatto che si è già concretizzato. La guerra allora. Territoriale ed aerea, di cavalleria prima e di fanteria dopo, quindi manovrata e di posizione, igiene del mondo che diviene di massa, di religione, tecnologica e biologica e, adesso, anche informatica. Aggettiviamola come meglio ci pare, ma sempre e comunque di guerra si tratta.

Distruzione materiale e umana? Sicuramente. Cultural-cultuale? Non credo proprio. Catarsi? Per l’economia senza ombra di dubbio. Per quel grande capitale di marxiana memoria minacciato dalle sue cicliche crisi, frutto di una saturazione dei mercati risolvibile solo attraverso un semplice strumento che gli permetta, nel contempo, una rapida rigenerazione strutturale ed una gattopardesca conservazione del Sistema: la guerra, appunto. E per la gente comune? Per i senza-storia? Morte e disfatta, sofferenza e oppressione, angoscia e dolore. E la Pace? Quella perpetua? Ovvero, quei periodi più o meno lunghi poc’anzi descritti? Sono attimi in cui il conflitto diviene strisciante, latente. Ove questo si traduce in spasmodica attesa caratterizzata da una lotta di classe, di genere, etnica e per il riconoscimento di diritti umani. E allora salite sui tetti, scioperi per gli aumenti salariali, occupazione di case e di terre, manifestazioni femministe e per l’omosessualità, liberazioni territoriali, ecc, ecc. Oppure, attraverso esplosioni di tensioni al di fuori dell’eden occidentale: sussulti improvvisi, frizioni inaspettate di difficile lettura geopolitica. Ne sono un esempio tutte le guerre regionali che si susseguono oramai dal 1945: Afganistan e Golfo Persico con la loro prima visione e replica susseguente, tutte le guerre africane, il Vietnam e poi ancora i Balcani, sino a giungere alle recenti crisi caucasiche. E la pace tanto osannata che fine ha fatto? Non saprei, forse prima o poi arriverà. Per adesso la realtà è questa.

Associazione di Ricerca e Studio dell’Antichità

News ed anticipazioni I mesi fututi, per l’Associazione A.R.S.A. H. Schliemann, si mostrano abbastanza ricchi di eventi ed iniziative. L’Associazione, nella quaea come sempre prevale una ricerca specialisitca ed interdisciplinare, nel mese Aprile darà alla stampe Sophia. Itinerari archeologici, artistici e letterari di Cosenza, una guida culturale sul centro di Cosenza. Il progetto vede coinvolti diversi membri secondo le specializzazioni e le competenze di ognuno (archeologia, storia antica e moderna, storia dell’arte, architettura e letteratura). Il progetto prevede la realizzazione un opuscolo di circa 40 pagine, che potrà essere utile sia al turista che al cittadino di Cosenza, interessato a scorprire qualcosa di più sulla propria città. Il progetto sarà finanziato dall’Associazione e da sponsor esterni. Tra le altre iniziative ricordiamo la rassegna cinematografica, associata alla rubrica Cine(a)mando, diretta ed ideata da Annalisa Alvisio, le cui proiezioni si terranno nel mese di Aprile. Nel mese di maggio, inoltre, l’associazione H. Schliemann, organizzerà un ciclo seminariale interdisciplinare, durante il quale saranno presentati lavori e ricerche, compiute dai membri all’interno e con il sostegno dell’Associazione; tra questi sarà presentato lo studio di Valentina Manigrassi (del quale si dà una breve presentazione all’interno di questo numero). La redazione annuncia che la prossima uscita del Notiziario sarà arricchita da una nuova rubrica, dedicata alla poesia.

COMUNICAZIONI L’associazione ha un nuovo sito internet: http://arsaschliemann.wordpress.com Si comunica che la prossima riunione dell’Associazione si terrà nella seconda settimana di Aprile (tra il 12 e il 15 aprile 2010) la cui comunicazione ufficiale sarà data almeno due settimane prima dell’incotro. e-mail: arsa.schliemann@hotmail.it


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Marzo - Aprile 2010

«Assomiglia proprio a mio zio Oscar!» ANNALISA ALVISIO

La notte degli Oscar (nome comunemente dato al più esatto Academy Award of Merit), è risaputo, rappresenta il momento della consacrazione per molti artisti holliwoodiani e non solo. L’ambita statuetta dell’Academy è in qualche modo la chiave d’accesso per entrare nell’Olimpo del cinema mondiale, lo testimoniano il sinuoso red carpet attraversato dalle più grandi star del nostro tempo, il lussuoso parterre di ospiti di ogni dove, le telecamere di ogni Paese presente all’evento e la diretta televisiva in mondovisione. La lunga corsa all’Oscar inizia molti mesi prima con le candidature, le successive nomination, la cerimonia dei Golden Globe; le varie uscite cinematografiche, i trionfi al botteghino sembrano essere, in molti casi, il preludio a quella magica notte. Ma è veramente così? Ci potrebbe forse rispondere James Cameron, assoluto vincitore di ogni record col suo ultimo lavoro, l’osannato Avatar (tipico prodotto dell’industria moderna sostenuto dai media e da un’attenta pubblicità), che è il vero protagonista in negativo dell’edizione 2010 degli Oscar del cinema. Sarebbe davvero divertente sapere cosa gli passava nella testa nel momento esatto in cui Barbra Streisand annunciava il nome dell’ex moglie, Kathryn Bigelow, come prima donna vincitrice dell’Oscar alla regia! Forse gli saranno ritornati in mente i due anni del loro matrimonio naufragato anzitempo o molto più semplicemente i 500 milioni di dollari necessari per confezionare il primo film girato in 3D Fusion Camera, supposizioni certo, ma sicuramente nel suo cuore si sarà fatto strada il rammarico di non essersi ripetuto e superato come ai tempi d’oro di Titanic, protagonista e trionfatore annunciato della 70ª edizione della cerimonia di premiazione degli Oscar con ben 11 statuette. Ma andiamo a lei, alla prima donna capace di vincere una statuetta da sempre ad appannaggio dei soli colleghi maschi. «Questo è il momento più bello della mia vita», ha affermato piangendo Kathryn Bigelow, il cui film «The Hurt Locker» ha vinto ben sei Oscar (compreso quello più importante per il miglior film) a fronte dei soli tre, peraltro tecnici, vinti da Cameron. Romanticamente si potrebbe commentare questa vittoria storica come una sorta di scontro tra Davide e il gigante Golia dal momento che la pellicola della Bigelow, uscita in sordina in Italia nel 2008, è un film indipendente costato “appena” 15 milioni di dollari con un guadagno, fino ad ora, di soli 20. Conosciamo la regista da più vicino. Fino a qualche mese fa il suo nome era associato a quello dell’ex marito determinato a conquistare il mondo con una mega produzione cinematografica, di quelle destinate ad entrare nella storia, oggi invece è lei ad esserci entrata dopo anni di gavetta e film poco riconosciuti. Dopo alcuni cortometraggi la Bigelow ha iniziato a farsi notare grazie alla sua seconda regia per il film Il buio si avvicina del 1987, una storia di vampiri, poi la svolta negli anni ‘90 quando dirige Point Break con la super coppia composta da Patrick Swayze e Keanu Reeves.

TUTTI GLI OSCAR DEL 2010

MIGLIOR FILM : The Hurt Locker MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA : Sandra Bullock per The Blind Side MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA: Jeff Bridges per Crazy Heart MIGLIOR REGISTA: Kathryn Bigelow per The Hurt Locker MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE: Marc Boal per The Hurt Locker MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: Geoffrey Fletcher per Precious MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Christoph Waltz per Bastardi senza gloria MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Mo'Nique per Precious MIGLIOR CANZONE: Ryan Bingham e T-Bone Burnett "The Weary Kind (theme from Crazy Heart)" per Crazy Heart MIGLIOR COLONNA SONORA: Michael Giacchino per Up MIGLIOR FILM STRANIERO: El secreto de sus ojos (Argentina) MIGLIOR FILM ANIMAZIONE: Up MIGLIORI EFFETTI VISIVI: Joe Letteri, Stephen Rosenbaum, Richard Baneham e Andrew R. Jones per Avatar

Nel 1995 dirige Strange Days da una sceneggiatura di Cameron e dopo 5 anni Il mistero dell’acqua, thriller paranormale che ha iniziato a improntare i suoi film verso una via ben definita, poi nel 2008 The Hurt Locke, la storia di una squadra dell’esercito americano impegnato a disinnescare le bombe nel mezzo del combattimento in Iraq, che dopo due anni le permette di arrivare laddove altre donne si erano dovute accontentare della sola nomination (Lina Wertmuller, Sofia Coppola e Jane Campion). A proposito di questo suo primato Kathryn Bigelow ha subito dichiarato: «Spero di essere la prima donna di una lunga serie a vincere l’Oscar. Mi piacerebbe pensare di essere solo una regista indipendentemente dal sesso, ma sono contenta di essere fonte di ispirazione». Nella notte delle stelle, però, non dimentichiamo l’impronta italiana con la premiazione di due connazionali: Mauro Fiore, il cui urlo Viva l’Italia echeggia ancora nel Kodak Theatre, 45 anni, calabrese di Marzi in provincia di Cosenza, trasferitosi a Chicago all’età di sette anni, che ha vinto l’Oscar per la fotografia in ‘Avatar’ e Michael Giacchino, nato negli Usa - i suoi nonni erano abruzzesi ma dal 2009 con la cittadinanza italiana - vincitore per la miglior colonna sonora originale nel cartone animato Up. Dal 1929 la piccola statuetta placcata in oro 24 carati e alta 35 centimetri, (chiamata Oscar dall’esclamazione di Margaret Herrick, impiegata all'Academy of Motion Picture Arts and Sciences, la quale, vedendola esclamò: «Assomiglia proprio a mio zio Oscar!»), regala il sogno di una vita ad attori, registi, produttori e tanti altri e noi, amanti delfoto cinema, non di F. Ferreri possiamo che sognare insieme a loro nella suggestiva notte delle stelle. MIGLIORE SCENOGRAFIA: Rick Carter, Robert Stromberg e Kim Sinclair per Avatar MIGLIOR MONTAGGIO: Bob Murawski e Chris Innis per The Hurt Locker MIGLIOR FOTOGRAFIA: Mauro Fiore per Avatar MIGLIORI COSTUMI: Sandy Powell per The Young Victoria MIGLIOR TRUCCO: Barney Burman, Mindy Hall e Joel Harlow per Star Trek MIGLIOR DOCUMENTARIO: The Cove (The Cove), regia di Louie Psihoyos MIGLIOR CORTOMETRAGGIO: The New Tenants (The New Tenants), regia di Joachim Back e Tivi Magnusson MIGLIOR CORTO D'ANIMAZIONE: Lagorama (Lagorama), regia di Nicolas Schmerkin MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO: Music by Prudence (Music by Prudence), regia di Roger Ross Williams e Elinor Burkett MIGLIOR SONORO: Paul N.J. Ottosson e Ray Beckett per The Hurt Locker MIGLIOR MONTAGGIO SONORO: Paul N.J. Ottosson per The Hurt Locker


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Marzo - Aprile 2010

Edicole votive di Corigliano Calabro ARCHEOLOGIA

VALENTINA MANIGRASSI

Con il presente articolo si introduce uno degli argomenti del ciclo seminariale che l’Associazione H. Schliemann sta preparando per il mese di Maggio. Esiste una storia che nessuno conosce: ossia quella delle architetture “minori”, la cui ricerca è più complessa e difficoltosa, sia per la loro fatiscenza e sia per la mancanza degli strumenti a nostra disposizione. Questa è stata una delle ragioni che mi hanno spinto a scrivere il seguente articolo, cercando di studiare e comprendere l’importanza e il rapporto, molte volte trascurato o per nulla considerato, delle architetture minori all’interno del paesaggio. Tra queste hanno attirato la mia attenzione le edicole votive presenti nella mia città, Corigliano Calabro, e mi sono interrogata sulle ragioni della loro edificazione, funzione e ruolo all’interno della stessa. Il concetto di “minore” dovrebbe essere realmente inteso non come inferiore ma come diverso rispetto alle realtà “maggiori”, senza sminuire quelle minori perché anch’esse devono essere considerate alla pari di quelle maggiori. L’errore che si compie il più delle volte è quello di sottovalutare e di non riconoscere il ruolo che hanno svolto e continuano a svolgere all’interno di un qualsiasi paesaggio urbano o extraurbano. Ma che cos’è un’edicola? L’edicola votiva è espressione di una viva e genuina volontà popolare che vuole sacralizzare uno spazio urbano o segnalare un evento. Dal latino aedicula, (aedes= casa) potremmo tradurlo come “piccola casa”; l’edicola è un motivo architettonico tipicamente classico, consistente di solito in una struttura a forma di tabernacolo riproducente la fronte di un tempietto con colonne o pilastri, che ospitava la statua o la raffigurazione di una divinità, con destinazione quindi sacrale oppure anche funeraria. L’edicola può essere ricavata in un muro, ed è delimitata in tal caso da una incorniciatura; ma più frequentemente – sia negli esemplari romani sia in quelli delle età successive – è costituita da una struttura a sé, inserita in un complesso architettonico o del tutto autonoma.

Presenti fin dall’antichità ed eretti in onore di divinità pagane, durante l’affermarsi del cristianesimo, all’interno dell’edicola iniziarono a comparire, dipinti su legno o cartoncino, affreschi, o statuette di martiri e di santi, e in seguito la Madonna diventò la figura più adorata della devozione popolare. Infatti, non casualmente diffusa nei centri storici cittadini, l’edicola non è sempre oggetto di studio, un’ errore questo, perché essa pur costituendo un dettaglio dal punto di vista architettonico e culturale, se approfondita nei suoi legami con il contesto umano, sociale e urbanistico di sua pertinenza, consente di scrivere una interessante pagina di storia civile e politica, oltre che religiosa di un determinato centro urbano. Un’altra funzione di queste strutture era proprio quella di creare la protezione simbolica in punti cruciali dell’abitato, infatti, sono il più delle volte ubicate lungo strade principali e trafficate, in posizioni ben visibili da tutti. Nel centro storico di Corigliano sono presenti in numero considerevole, anche se molte sono andate perdute o spostate, a causa dei profondi mutamenti urbanistici, insieme al modificarsi dell’uso della città e alla trasformazione del suo tessuto socio-economico, mentre quelle presenti necessitano di un restauro urgente. Le edicole a Corigliano raramente sono state oggetto di studio e finora mai è stata realizzata una loro catalogazione volta a valorizzarle ed illustrarle. Diverso è il loro grado di conservazione, e laddove il rione è abbandonato, più abbandonati risultano anche le edicole. Nell’insieme è possibile osservarne alcune molto interessanti, altre meno, ma comunque tutte in grado di esprimere e documentare a distanza di secoli il senso religioso per il quale furono create da anonimi artisti. Finora nulla è stato fatto per salvaguardare questo patrimonio pittorico, eppure una volta restaurate e protette (magari con superficie di vetro), impreziosirebbe il mio centro storico.

“C’era una volta...la ceramica andreolese Recupero di tradizioni e culture” VELENTINA MONTESANO

Le numerose fonti storiche testimoniano e attestano la presenza ininterrotta dell’arte della ceramica sul nostro territorio, sopravvivendo per lunghe generazioni e custodendone gli antichi metodi di lavoro. Possiamo quindi confermare che l’arte della ceramica rappresenta un simbolo tangibile per la nostra cultura e per la nostra civiltà. A tal proposito, tra i progetti ammessi al finanziamento della Perequazione per la progettazione sociale in Calabria, spicca l’iniziativa coordinata dal “Gruppo Archeologico Paolo Orsi”, intitolata “C’era una volta…la ceramica andreolese. Recupero di tradizioni e cultura”. Lo scorso 13 febbraio, presso la Sala Consiliare del Comune di Sant’Andrea, si è svolta la presentazione ufficiale del programma e con esso l’avvio dei lavori, sostenuti dall’Amministrazione Comunale, dalla Pro – Loco, dal Centro Sociale per anziani “B. Genco” Auser Insieme, e con la collaborazione dell’Istituto Comprensivo Statale. Il progetto vuol essere una risposta alle numerose richieste dei cittadini andreolesi nei confronti di un’attività di valorizzazione e di tradizione culturale locale, affinché i giovani possano riscoprire e continuare forme e decorazioni della ceramica andreolese e dei suoi “argagnari” (“argagnu” e “argagnaru” ancora oggi sono usati per indicare sia il manufatto sia il ceramista).

Ruolo fondamentale sarà costituito dalla creazione di un laboratorio didattico- sperimentale, indirizzato agli studenti, ai diversamente abili e fruibile dai turisti durante la stagione balneare, al fine di stimolare all’osservazione e all’apprezzamento di questa forma artigianale, sebbene non si tratti di una ceramica artistica di alta qualità, ma di svariato uso comune. Gli anziani e i maestri vasai del paese avranno, in tutto questo, un compito importante: gli uni rappresenteranno la memoria storica del luogo per le future generazioni, per localizzare le fornaci esistenti e per individuare i luoghi dove erano recuperate le materie prime; gli altri daranno collaborazione per il recupero di forme, decorazioni e per le varie fasi di lavorazione dei manufatti. L’intero programma sarà svolto nell’arco di dodici mesi, durante i quali avranno luogo laboratori, una mostra permanente degli oggetti in ceramica, un percorso espositivo con l’ausilio di pannelli didattici e ricostruzione di fornaci in scala ridotta. Inoltre i lavori saranno accompagnati da un ciclo di seminari e da visite guidate per le scuole limitrofe e non solo. Alla fine, il “Museo dell’Artigianato Ceramico Andreolese e delle Risorse Naturali del Territorio” ospiterà, per il godimento pubblico, i manufatti ceramici realizzati. L’augurio è che il progetto possa essere esempio per il recupero non solo di questa tradizione artigianale, ma per tutti i comuni che intendano valorizzare le proprie risorse culturali.


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Marzo-Aprile 2010

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VITE PARALLELE ROSSELLA SCHIAVONEA SCAVELLO

Il tema della rubrica Vite Parallele di questo numero vuole mettere a confronto le biografie di due studiosi locali calabresi, Luigi Siciliani e Giuseppe Marchese che, con il loro studio e le loro opere di denuncia, hanno aiutato a sottolineare la questione dei beni archeologici nel territorio calabrese pur non essendo “esperti in materia”. Vediamo in dettaglio le loro vite. LUIGI SICILIANI

GIUSEPPE MARCHESE

Luigi Siciliani nasce a Cirò il 15 febbraio 1881. Dopo gli studi a Catanzaro, si trasferisce a Roma ove consegue le lauree in Lettere e Giurisprudenza. Nel 1907 si sposta a Milano: qui fonda l’Associazione Nazionalista Italiana e il settimanale Il Tricolore. È quindi attivo in politica e partecipa volontario al primo conflitto mondiale. Nel 192223 assume l’incarico di Sottosegretario alla Pubblica Istruzione e Belle Arti nel gabinetto Facta e mantenne tale incarico anche con il primo governo Mussolini. Ma la sua vocazione è fondamentalmente quella di letterato. Nel 1906 pubblica due volumi di versi, Sogni pagani e Rime della lontananza. Nel 1907 il primo volume di traduzioni, una raccolta di brevi poesie volte in italiano dal greco e dal latino, dal tedesco, dal portoghese. Nel 1908 Arida nutrice, raccolta di poesie intime sulla Calabria, nel 1909 Poesie per ridere, nel 1911 L’amore oltre la morte, nel 1920 Per consolare l’anima mia, nel 1923 L’altare del Fauno. Siciliani si occupò anche della letteratura straniera specie con traduzioni metriche da poeti inglesi moderni (1924). La sua attività si estese anche al romanzo (Giovanni Francica del 1910) e a saggi di vario argomento (Studi e saggi del 1913, Confessione e battaglie del 1918, i Volti del nemico sempre del 1918). Da studioso di lettere classiche si impegnò nelle traduzioni, fra l’altro, degli Erotici (1922) e dell’Antologia greca. A Luigi Siciliani si deve, inoltre, la prima menzione della scoperta del tempio di Apollo Aleo a Cirò Marina: proprio Siciliani invia una missiva a Paolo Orsi nella quale descrive gli oggetti materiali rinvenuti durante la bonifica della zona. Siciliani muore a Roma il 24 maggio 1925. Nel 1977, l’editore Einaudi ha ristampato Poeti erotici dell’antologia palatina con una introduzione di Glauco Viazzi. Fu molto apprezzato anche come giornalista e come conferenziere. Una preziosa miniera è costituita dalla sua corrispondenza con i letterati più eminenti del suo tempo: Gabriele d'Annunzio, Giovanni Pascoli, Guido Gozzano, Miguel de Unamuno, Federico De Roberto, Filippo Tommaso Marinetti, Marino Moretti, Massimo Bontempelli, Giuseppe Antonio Borgese, Salvatore Di Giacomo, Ada Negri, Emilio Cecchi, Boccioni, Adolfo De Bosis, Angiolo Silvio Novaro e molti altri. Le Lettere di Giovanni Pascoli a Luigi Siciliani (68 lettere) sono state pubblicate nel 1979 a cura di Enrico Ghidetti. Il suo unico romanzo, Giovanni Francica, in cui emersero singolari doti narrative, è una storia a sfondo autobiografico, in cui risulta in primo piano il ritratto del protagonista, un dilettante di sensazioni, una sorta di Andrea Sperelli o Giorgio Aurispa ma di estrazione provinciale, che si salva dalle degenerazioni dell’estetismo e della lussuria con l’azione politica e soprattutto con la fedeltà alla sua terra e alla sua gente.

Nasce a Luzzi il 28 agosto 1892 e ivi muore il 4 settembre 1977. Il futuro storico compie i suoi primi studi nel seminario di San Marco Argentano, per poi completare la sua formazione a Corigliano Calabro e a Rossano, dove intraprende gli studi magistrali e si accosta al vivace ambiente letterario della città, delineando decisamente i suoi interessi storico-pedagogici. Appartengono ai suoi anni rossanesi i primi saggi di didattica e di storia calabrese che vedono la luce su vari giornali a cui collabora direttamente mentre egli stesso fonda con alcuni amici un periodico umoristico, U strolacu, e un foglio di maggior impegno, La voce dei corsi magistrali d'Italia. La sua vocazione storica vera e propria, però, gli viene rivelata, come egli stesso racconta, da un incontro fulminante avuto con Paolo Orsi sempre negli anni della sua formazione. Attivo come maestro elementare nel proprio paese dal 1913, in quello stesso anno inizia a lavorare alla sua prima opera di grande respiro, Come ci siamo affermati, studio filosofico-pedagogico in cui il Marchese risente dell'influsso di Roberto Ardigò, che vide la luce nel 1914. Con l'avvento dell'era fascista Giuseppe Marchese, grazie all'appoggio del fratello Eugenio, riesce a conquistare anch'egli un posto preminente nella vita civile del paese, sfruttando il suo acquisito peso politico per realizzare gli obiettivi di interesse comunitario che si proponeva di raggiungere: primo fra tutti, la costruzione di un nuovo edificio scolastico elementare per il paese, che vide la luce nel 1926. Si devono poi al Marchese l'erezione del monumento ai caduti di Luzzi e l'acquisizione dello status di Monumento Nazionale per i resti dell'abbazia di Sambucina. Al culmine della sua carriera scolastica e dei suoi incarichi pubblici, Marchese intraprende la stesura delle sue opere storiche maggiori: il saggio su La Badia di Sambucina, pubblicato a Lecce nel 1932, ed una storia generale di Luzzi, Tebe Lucana, Val di Crati e l'odierna Luzzi (Napoli,1957). Il saggio su La Badia di Sambucina apparve nel 1932 dopo dieci anni di lavoro. La materia del lavoro sull'abbazia cistercense, cioè la storia dei monasteri medievali in Calabria e nel Mezzogiorno d'Italia, era frequentata dall'autore sin dai suoi esordi di studioso di storia. Essendo il Marchese parallelamente anche un appassionato antiquario e collezionista di reperti archeologici, pensò bene di anteporre alla storia medievale di Luzzi un'archeologia della Valle del Crati: in essa riprende l'identificazione, di antica tradizione, del paese di Luzzi con Tebe Lucana, ipotizzando che potesse trattarsi dell'insediamento creato da Alessandro il Molosso nel IV secolo a.C. come base strategica per lanciare l'assedio alla città di Pandosia Bruzia. È probabile che l'intenzione di Marchese fosse più precisamente quella di fare un approfondimento storico su Luzzi ed il territorio circostante in diretto collegamento con lo studio sulla Sambucina. Storia della Sambucina e storia di Luzzi sarebbero, quindi, due parti complementari l'una per l'altra di un unico disegno storiografico. A dare rilevante visibilità accademica alla sua storia contribuì indubbiamente il coevo incarico ricoperto dallo studioso di Ispettore Onorario dei Monumenti e degli Scavi per il Bruzio e la Lucania, il vertice della sua carriera pubblica.

Queste due figure di studiosi locali hanno molto in comune. Vivono nello stesso periodo e respirano le stesse agitazioni che precedono il primo conflitto mondiale. Amano la loro terra e auspicano nei loro testi e nelle loro lettere la scoperta di un glorioso passato per essa, anche a costo di gonfiare il racconto. Diversamente da Siciliani, Marchese annota i suoi rinvenimenti e le sue scoperte nel volume su Tebe Lucana. Grazie a questi due personaggi abbiamo menzione di molte contrade che possono ancora oggi restituire molto al panorama archeologico e storico. Le biografie di questi due autori mostrano come nessuAbbazia di Santa na fonte va sottovalutata; fermo restando che ogni fonte storica Maria della Sambucina, va vagliata con occhio critico e riconsiderata alla luce delle fondata nel 1087 nuove scoperte. a Luzzi (CS)


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Marzo - Aprile 2010

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Ritorno al Barocco CELESTE NAPOLITANO

Dopo le tre mostre organizzate sul tema dalla Soprintendenza del capoluogo campano tra il 1979 e il 1984 - Civiltà del Settecento a Napoli 1734-1799 con sedi a Napoli, Chicago e Detroit, Painting in Naples from Caravaggio to Luca Giordano con sedi a Londra, Washington, Parigi e Torino, Civiltà del Seicento a Napoli con sede a Napoli – è stata aperta al pubblico lo scorso 12 dicembre 2009 Ritorno al Barocco. Da Caravaggio a Vanvitelli. L’esposizione, che documenta i progressi negli studi degli ultimi trent’anni (1979-2009) sul barocco napoletano in termini di nuove conoscenze e vicende collezionistiche, coinvolge la città di Napoli e l’intero territorio regionale sia attraverso le sei mostre tematiche allestite nelle altrettante sedi museali cittadine, sia con i suoi cinquantuno itinerari che comprendono chiese, certose, collegiate, palazzi e musei regionali. Lo spazio temporale preso in considerazione è scandito in tre momenti fondamentali: l’arrivo di Caravaggio a Napoli nel 1606, la presenza in città di Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga negli anni Cinquanta del Settecento e la partenza di Carlo di Borbone per la Spagna nel 1759. Le mostre sono così suddivise: nel Museo di Capodimonte, epicentro intorno al quale prende forma l’intera manifestazione, oltre alla selezione di opere raffiguranti storie sacre e profane realizzate dai maggiori protagonisti della pittura tra primo Seicento e metà Settecento, quali Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera, Massimo Stanzione, Andrea Vaccaro, Mattia Preti, Luca Giordano, Francesco Solimena e Paolo de Matteis, ci sono due sezioni riservate ai disegni dei più celebri pittori napoletani di età barocca, appartenenti a raccolte pubbliche della città o provenienti da musei e collezioni private italiani e stranieri per la maggior parte inediti o mai esposti a Napoli; nel Castello di Sant’Elmo sono esposti insieme a dipinti, sculture e arredi del Seicento e primo Settecento, provenienti da chiese e musei della città, restaurati negli ultimi anni dalle Soprintendenze napoletane ma per diversi motivi mai esposti nelle varie sedi di appartenenza, le foto di Luciano Pedicini; nella vicina Certosa di San Martino con annesso Museo sono in mostra le sculture barocche e i ritratti storici con immagini antiche della città di Napoli; nel Museo Duca di Martina nella Villa Floridiana, concepito sin dalla sua istituzione come casa-museo, sono esposti dipinti, mobili, maioliche, porcellane, argenti e altri oggetti di arti applicate che testimoniano un excursus sul gusto e sull’arredo delle case della ricca borghesia e dell’aristocrazia napoletane nel Seicento e nella prima metà del Settecento; nel Museo Pignatelli è presentata , a completamento di quella del Museo di Capodimonte, un’ampia selezione di nature in posa (più comunemente nature morte), per lo più inedite o comparse di recente sul mercato, da Luca Forte e Giovanni Battista Recco a Tommaso Realfonso e Jacopo Nani; infine nel Palazzo Reale l’esposizione è interamente dedicata ad architettura, urbanistica e cartografia, da Domenico Fontana a Ferdinando Sanfelice, con una sezione incentrata sulle decorazioni e gli arredi barocchi dell’Appartamento Storico e nella Cappella Reale, accanto al grande presepe, con 210 figurine di pastori del Settecento, in gran parte modellate da celebri scultori come Giuseppe Sanmartino, sono esposti preziosi oggetti di uso liturgico e una selezione di dipinti, da Massimo Stanzione a Francesco De Mura, su episodi che precedono e accompagnano la natività di Cristo. Per ulteriori informazioni: http://www.ritornoalbarocco.it

Aforismi Scelti Che cos'è la bellezza? Una conversazione, una moneta che ha corso solo in un dato tempo e in dato luogo. Henrik Ibsen Chiedete al rospo che cosa sia la bellezza e vi risponderà che è la femmina del rospo. Voltaire Il segreto della bellezza consiste nell'essere interessante; nessun tipo di bellezza può essere attraente senza essere interessante. Christian Dior Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni. E. Roosvelt L'arte non è l'applicazione di un canone di bellezza ma ciò che l'istinto e il cervello elabora dietro ogni canone. Quando si ama una donna non si comincia sicuramente a misurarle gli arti. Pablo Picasso

La bellezza è per i mortali la madre di tutto cò che è dolce. Pindaro Una moglie perfetta, bella, elegante, ricca, feconda, di buona famiglia e di ottima moralità ammesso che esista sarebbe insopportabile per chiunque. Quale nobiltà, quale bellezza, quale virtù valgono tanto da sentirsele rinfacciate di continuo? Giovenale Una bella donna non è colei di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti. Seneca

a cura di Nicola De Santis


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