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C U L T U R A L

P A R K

SetteCortili farm-culturalpark.com

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Free press

F A R M


Si ringrazia: Fondazione Fitzcarraldo, Fondazione Bartoli Felter, Davide Groppi, Florinda Saieva, Andrea Bartoli, Laura Candura, Folli Follie , Parco Valle dei Templi Agrigento, Ercole Bartoli, Protezione Civile Operatori di Sicurezza, A.E.G.E.E. Palermo, Edil Sistem, Vincenzo Castelli, Daniele Alonge, Cinzia Muscolino, Fabio Melosu, Federico Bartoli Felter, Cracking Art, Fabrizio La Bella, Armando Giglia, Daniele Inzinna, Manuela Cumbo, Yellow Office, Dong Bertin, Francesca, PXLM, Umberto Re, Gaspare Citarrella, Massimiliano Ioppolo, Enrico Russino, Miriam Mignemi, Carmelo Bennardo, Marcello Lumia, Patti Tour, BR1, Gec-Art, OFL, Filippo Bosco, Cantine Firriato, Tenuta Rapitalà, Belmonte Hotel, Tetraktis, B&B Citybed Agrigento, Bocs, ADI Sicilia, Rosa Anna Musumeci, Daniele Zappalà, Fondazione Sambuca, Francesco Pantaleone, Fondazione Brodbeck, Antonio Presti, Empodocle Consulting, Mimmo Bottone, Monica Sciara, Marika Mignemi, Gabriele Ciulla, Calogero Giglia, Maria Teresa Russo, Alessia Di Caro, Michele Vitello, Calogero Giglia, Maurizio Saieva, Paolo Giglia, Mauro Giglia, Daniela Francolino, Eurografica, Brian Walker, Gianfranco Bisceglia, Vanessa Alessi, Black Bacarra, KK’S, Corpicrudi, Patrizia Rossello, Adriano Dal Re, Daniele Pario Perra, Leo Micali, Mauro D’Agati, Calogero Palacino, Santo Eduardo Di Miceli, Maria Vittoria Trovato, Pep Marchegiani, Anthony La Pusata, Space Invaders, Effebieffe, Max Papeschi, Antonio Lorenzo Falbo, Omar Aprile Ronda, Uruk, Giuseppe Guerrera, Marco Scarpinato, Lucia Pierro, Autonome Forme, Marco Navarra, Dario Felice, Floriana Briba Roccasalva, Serena Scalia, Pierangelo Scravaglieri, Francesco Lipari, Vanessa Todaro, Luigi Lentini, Elfo

In copertina l’opera intitolata Treatment 37 del fotografo australiano Brian Walker, ospite con una mostra personale all’interno della galleria d’Arte di FARM Cultural Park

SETTE CORTILI 03 ESTATE 2011 Redazione t. 0922.34534 w. farm-culturalpark.com e. info@farm-cultural.com Editore Farm Cool Hunting srl Cortile Bentivegna Sette Cortili - Favara w. farm-coolhunting.com

Direttore Responsabile Umberto Re Direttore Editoriale Florinda Saieva Responsabile Redazione Fabrizio La Bella Segreteria di Redazione Armando Giglia

Hanno collaborato Andrea Bartoli Filippo Bosco Manuela Cumbo Foto Daniele Inzinna Maria Vittoria Trovato

Sette Cortili Friends Diventa distributore ufficiale del nostro magazine free press Registrato presso il Tribunale di Agrigento al n. 301 in data 18/19 novembre 2010

Prossimo numero Sette Cortili n. 4 Autunno/Inverno 2011 Segnalazioni e Pubblicità entro il 21 dicembre 2011 Stampa Litocon srl Catania copie 9.000


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FARM Cultural Park compie il suo primo anno di vita. È stato un anno impegnativo ma ricco di gratificazioni; dall’apertura ad oggi più di duecento iniziative culturali, cinque casette dirute strappate alle macerie e riportate al loro candido splendore, centinaia di artisti coinvolti nei nostri progetti e ospiti a Favara, cinque residenze per Artisti, dodici presentazioni di Farm in giro per l’Italia tra le quali quelle di Roma alla Casa dell’Architettura e al Macro e a Torino alla Fondazione Merz, una in Svezia al Verket Museum in un paese a soli cento chilometri da Stoccolma, migliaia di visitatori e più di cinquemila e novecento fan su Facebook.

INDEX SETTE CORTILI 4. Un vizio di famiglia: intervista a Ercole Bartoli 5. Cool mustache, un designer coi baffi. Intervista a Gianfranco Bisceglia

6. Black Bacarra: il lato dark di Farm Cultural Park Vanessa Alessi

7. Il Paese dei nidi FART: BR1 - Elfo - GEC

8. Corpi Crudi: Le Vergini Daniele Alonge Saverio Todaro DiDesign Pep Marchegiani

9. Malintenti + Farm = IRRIPETIBILI 11. Studio Nowa 12. KKS 13. Ambasciatori di Farm Cultural Park: Barcellona 14. Tomorrow’s Hotel

DAVIDE VALENTI

Il compleanno ha per noi rappresentato un nuovo traguardo, un nuovo giro di boa: non più FARM Cultural Park solo all’interno dei Sette Cortili ma anche in via Bersagliere Urso nella splendida sede di F+ARK, nei pressi di Piazza Garibaldi all’interno della nuova sede dell’Associazione dei Volontari di SICILY Foundation, in Piazza San Vito presso lo studio dell’Architetto Michele Vitello, nel Cortile Miccichè nella nuova residenza per artisti FARM Pink Garden Apartment, dietro Piazza Cavour al Belmonte Hotel con il nuovo micro giardino pubblico fatto in collaborazione con gli studenti della Facoltà di Architettura di Agrigento. Favara 2.0 esiste già ed ha un progetto chiaro e condiviso da tanti ragazzi che non hanno rinunciato all’idea di far diventare casa propria, il luogo più bello in cui vivere al mondo. FARM Cultural Park è ormai crocevia di tantissimi creativi e visitatori la cui comune prima riflessione dopo la visita ai luoghi che ho sopra citato è “tutto potevo immaginare fuorché di trovare un posto come questo nel centro della Sicilia”. Questo ci inorgoglisce e ci riempie il petto di energia ma tanta strada abbiamo ancora da fare tutti insieme per consolidare questo progetto e farlo diventare un volano determinante per lo sviluppo sociale ed economico del nostro territorio. Concludo scusandomi con le mie due bambine per il tempo che a malincuore sto loro sottraendo e ringrazio in primo luogo mio marito Andrea, e tutti i collaboratori, amici e Volontari per l’impegno straordinario che stanno mettendo in campo per migliorare questo piccolissimo pezzo di mondo. Florinda Saieva


ART

Intervista a ERCOLE BARTOLI, Presidente della Fondazione Bartoli-Felter

Un vizio... di famiglia. I fratelli Bartoli e l’arte contemporanea: da dove nasce questa passione in comune? Io ho frequentato l’Istituto d’Arte da ragazzo, così è iniziata la mia passione per il collezionismo che negli anni si è confermata grazie all’amicizia con una gallerista di Cagliari, Angela Migliavacca, della galleria Duchamp, con il suo aiuto ho potuto collezionare per 20 anni i maestri italiani dell’informale. Per quanto riguarda mio fratello Andrea, che io considero come il più grande dei miei figli per la grande differenza d’età, avendo egli studiato a Cagliari è stato contagiato da questa mia passione per l’arte ed il collezionismo. Andrea mi ha seguito e certamente superato, lo dico con grande soddisfazione, con FARM ha dato vita ad un’operazione di “arte pubblica” rivolta al territorio e per il territorio, quindi un modo ancora più contemporaneo di interpretare il collezionismo d’arte, una collezione la sua che risulta vivificante, che può migliorare le condizioni di un quartiere abbandonato e dell’intera cittadina come è avvenuto qui a Favara. E come è nata la Fondazione che porta il suo cognome e della sua consorte? Nel 2003 la svolta per la mia passione. La collezione era un po’ troppo autocelebrativa ed è diventata una fondazione, rivolta principalmente ai giovani artisti, con diversi intenti: fare talent scouting sul territorio non solo sardo; far confrontare i nuovi talenti con artisti di altre regioni organizzando personali, collettive a tema, pubblicazioni; infine collezionare le

opere di questi giovani artisti per creare un piccolo museo di arte contemporanea da donare ad un’istituzione privata o pubblica che possieda adeguati spazi. La Fondazione è stata riconosciuta come Onlus No Profit dalla Regione Sardegna nel 2007. Ha all’attivo una ventina di iniziative tra collettive, personali e pubblicazioni. Ha aderito da subito all’associazione Giovani Artisti Italiani che ha sede a Torino e con la quale collaboriamo in campo nazionale e internazionale. Ad esempio, siamo partner del progetto Gemine Muse, dove artisti contemporanei under 35 vengono ospitati in spazi museali tradizionali e vengono invitati a produrre opere che dialoghino con quelle già presenti nel museo. È una iniziativa di grande respiro che riscuote sempre grande attenzione. Per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia invece abbiamo inaugurato una mostra organizzata con l’Associazione Asilo Bianco di Ameno (in provincia di Novara) dal titolo “I confini del Regno” perché divisa in due sedi e due tappe tra Novara e Cagliari, antichi confini del regno di Sardegna. Artisti sardi e piemontesi interpretano il Risorgimento, l’avventura dei Mille e il tricolore in una insolita chiave contemporanea. Parliamo della prima iniziativa nata in collaborazione tra FARM e Fondazione Bartoli-Felter... FARM da febbraio a giugno ha ospitato la prima tappa di Sardegna-Sicilia andata e ritorno, la mostra infatti prevede l'espo-

04

a cura di Filippo Bosco

sizione di nove artisti sardi in Sicilia e viceversa. I nove artisti sono Matteo Ambu, Andrea Pili, Alessandro Biggio, Roberto Serra, Paolo Carta, Alessio Carrucciu, Marcello Nocera, Luigi Bove e Dario Costa. Il motivo unificante delle opere è dato dalla provenienza da una precedente collettiva organizzata in Sardegna dal titolo Galassie. Quasi tutti i soggetti hanno infatti un riferimento agli spazi siderali: dagli oggetti di scarto riassemblati di Matteo Ambu all’aereo spaziale di Luigi Bove, passando per le stelle spente e le comete di Alessandro Biggio e gli allunaggi domestici di Dario Costa, solo per fare qualche esempio. L’arte contemporanea riuscirà a cambiare Favara? Il volto di Favara è già cambiato, per lo meno nei Sette Cortili. Io mi auguro che il rinnovamento si estenda a tutto il paese, essendo un grande appassionato di arte e avendo grande stima di Andrea e della sua capacità. Ho però un atteggiamento più prudente di Andrea, forse per un fatto generazionale. Credo che anche l’Amministrazione abbia capito l’importanza di questa iniziativa che è molto coraggiosa, e deve prima o poi supportarla altrimenti il compito del privato risulta veramente difficile, per esempio nel restauro degli immobili, per i quali sarebbe auspicabile l’ottenimento di contributi pubblici, ma è comunque presto per fare dei bilanci definitivi. Filippo Bosco


ART

Cool Mustache, un designer coi baffi. Intervista a GIANFRANCO BISCEGLIA Gianfranco, quando e perché hai deciso di fare il designer? Quale è stato il percorso di formazione che hai seguito? Ho deciso di diventare designer e farlo di professione subito dopo il liceo, quando mi sono iscritto allo IED a Milano, anche se sin da piccolo mi divertivo con i mattoncini LEGO e più avanti mi piaceva creare cover per musicassette e cd. Ho iniziato studiando interior design, per poi concludere al meglio secondo i miei gusti e le mie passioni con graphic design. In uno dei tuoi lavori, affermi che l’artista del futuro è il designer. Ma in Italia è facile per un designer affermarsi come “artista”, e non solo come professionista? In Italia forse è meno facile rispetto ad altri paesi dell’Europa, come a Berlino per esempio. Però credo che se la tua professione e/o la tua forma d’arte valgono, prima o poi si ottengono i giusti riconoscimenti e si viene apprezzati anche in un Paese un po’ distratto e disinteressato alla cultura come l’Italia. Da Foggia hai dovuto spostarti a Milano, è quindi impossibile fare arte contemporanea nel Sud? Io sono “fuggito” (da Foggia) per andare a studiare qualcosa che nella mia città non trovavo, ma credo sia possibile far vivere l’arte anche al sud. La Farm di Favara è la dimostrazione concreta che anche un paese del sud può essere ai livelli di Milano e Torino per l’arte contemporanea, basta la passione, quella pura, e un po’ di intelligenza. Nei tuoi lavori si leggono frasi ‘destabilizzanti’ come I (don’t) need this shit, Vous etes des animaux, You make me sick... a chi sono rivolte? È uno sfogo verso qualcuno? Come nasce l’idea di dare una forma grafica a questi contenuti? Sono i miei pensieri e i miei stati d’animo che prendono forma secondo il mio stile grafico, è uno sfogo verso le persone con le quali sono a contatto e anche una reazione personale verso ciò che non condivido in questa società. In alcuni miei lavori è inoltre presente una banda nera che ha la funzione di censurare/modificare le parole sottostanti. Il concetto che c’è sotto il nero non viene nascosto del tutto, ma si lascia intravedere, in modo da dare due chiavi di lettura al lavoro, creando così un gioco simpatico con il lettore. Questo sistema rispecchia le miei frequenti indecisioni. A Farm Cultural Park hai esposto un lavoro dedicato alla tua provincia, molto ironico ma anche molto critico... è così difficile stare a Foggia? Per molti aspetti non è semplice vivere a Foggia. Questo lavoro nasce dalla voglia di mettere in risalto le cose positive e denunciare quelle negative di Foggia e provincia, luoghi comuni su Foggia e foggiani, tutto con un po’ di ironia e ovviamente un accurato stile grafico, racchiudendo tutto in un unico artwork. Come è iniziata la tua collaborazione con Farm? Cosa ne pensi di questa realtà? Torneresti? È stato il notaio Bartoli a contattarmi su facebook mostrando interesse per i miei lavori; successivamente ci siamo incontrati in occasione del “fuori salone” a Milano e mi ha proposto di partecipare come artista all’evento Farm Cultural Park di giugno e io accettato con grande entusiasmo. La Farm è fantastica! Per me è stata un’esperienza molto interessante dal punto di vista professionale, ma soprattutto sono rimasti nel mio cuore i luoghi e la gente di Favara, tutti molto ospitali, mi sono sentito subito a mio agio, per questo ringrazio tutto lo staff della Farm. Ci tornerei volentieri. I tuoi prossimi progetti? I miei prossimi progetti?... Ne penso uno nuovo al giorno, ma poi quelli che realizzo non sono molti, per mancanza di tempo purtroppo. Durante il post Farm avevo pensato ad un’infografica sui territori della Farm dentro Favara, che secondo me si allargheranno sempre di più con il passare degli anni. Spero di realizzarla. VIVA LA FARM! Filippo Bosco

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a cura di Filippo Bosco


ART

BLACK BACARRA: il lato dark di Farm Cultural Park

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a cura di Filippo Bosco

Due grandi occhi spalancati cercano luce nella black project room di Farm Cultural Park. Sono gli occhi di Black Bacarra, giovane artista agrigentina, diplomata alla Scuola del fumetto di Milano e arrivata a Farm con un’opera dalla serie ‘Macabre’. Black Bacarra aggiunge una nota dark finora mai vista ai Sette Cortili, invasi da un anno da un’esplosione di colori. Le opere della giovane artista lasciano a primo impatto un senso di inquietudine, nei lavori di Black c’è tutta la sofferenza di esperienze personali dolorose ma anche la speranza e la voglia di superarle: Black Bacarra è infatti il nome della rara e preziosa rosa nera che cela all’interno i suoi colori, il buio che circonda Black è solo una corazza di difesa contro le paure del mondo contemporaneo. In altri lavori di Black Bacarra è presente infatti la preoccupazione per il futuro del pianeta (I figli del nucleare) e per la sua Agrigento (Favole nere).

Da Favara a Praga, andata/ritorno con un grande bagaglio di esperienze Si presenta così Vanessa Alessi, con due lauree, in architettura al Politecnico di Milano e in scenografia presso la Damu Theatre Faculty of the Accademy of Performing Arts di Praga. La sua ricerca artistica spazia dalla scultura all’installazione site specific, al teatro e alla composizione audio. A Farm cultural park hai proposto l’installazione site specific I’m Here. L’opera affronta il tema del memento mori (ricordati che devi morire). Trenta veli da vedova siciliani aleggiano sulle teste dei passanti mentre un loop audio di cornacchie gracchianti suona lungo il percorso. L’idea di trasformare delle vedove in cornacchie è nata in occasione della recente perdita di una cara amica. Spesso da noi la “visita al morto” si fa solo per circostanza, così capita di vedere al cimitero l’indifferenza di molti di fronte al dolore straziante degli amici e dei parenti. Uomini e donne si accalcano attorno al morto come uno stormo di corvi che entra nell’intimità del giardino di casa tua per mangiarne i frutti. Il Castello dei Chiaramonte di Favara ha ospitato la tua mostra personale Lambs (Agnelli) a cura di Calogero Pirrera. Un richiamo al tuo comune di residenza, noto come città dell’agnello pasquale? Lambs nasce come “contro sagra” all’agnello pasquale, servirmi di un dolce per denunciare l’amaro era il modo migliore per rappresentare una terra carica di paradossi come la Sicilia. Punto di partenza è stato il crollo di una casa popolare a Favara, dove hanno perso la vita due bambine. Questo fatto di cronaca diventa per me un pretesto per sviscerare un tema più universale e antico come quello della perdita dell’innocenza, un tema carico di conseguenze come il crollo della sicurezza, la consapevolezza del male... Un tema a me molto caro, forse perché ho avuto un’infanzia molto felice. Ho letto in un libro “un’infanzia felice è la peggiore preparazione alla vita che ci sia, come mandare un agnello al mattatoio”. Cosa spinge sempre in avanti il tuo “motore d’artista”? Quello che mi interessa è provocare una reazione nella mente dello spettatore, innescare un ragionamento, l’opera non è che lo start, il resto continua nella mente di chi guarda. Il mio lavoro parte sempre da un’ossessione, da un disagio personale. Le esperienze vissute personalmente hanno un ruolo fondamentale. Un forte attaccamento alla vita mi ha inevitabilmente portato a parlare della morte nelle mie opere, della morte fisica, della morte di un sentimento, della morte come fine ma anche come passaggio ad una nuova nascita. Nei miei disegni invece parlo dell’amore, ma un amore mai sereno, mai felice, un amore carico di insoddisfazioni. Chi ha grandi sogni è inevitabilmente portato ad essere infelice.

Donate to Farm Cultural Park Non rinunciare al desiderio di vivere in una Sicilia migliore e di dare il tuo contributo affinchè ciò possa accadere

IBAN: IT69 A033 5901 6001 0000 0014 638 Cortile Bentivegna | Sette Cortili | 92026 Favara (AG) | t. 0922.34534 farm-culturalpark.com

a cura di Manuela Cumbo


ART

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IL PAESE DEI NIDI

Il paese dei nidi è un progetto migrante che ha lo scopo di promuovere la tutela dell’ambiente e del paesaggio attraverso la costruzione e diffusione di cassette nido per uccelli trasformate in opere d’arte da artisti di fama nazionale ed internazionale. Prodotta dal Comune di Calosso e curata da Patrizia Rossello questa mostra migrante ha dato vita a 29 cassette nido molto particolari: ce n’è per tutti i gusti.

FART Il progetto FART nasce dalla sintesi di tre artisti apparentemente diversi tra di loro, ma profondamente simili nel loro approccio all’arte realizzata nello spazio in cui viviamo. Per loro è vitale potersi esprimere su un qualcosa che non sia la tela o lo schermo di un computer. Il loro supporto ideale è il muro, la parete, l’edificio. A Favara gli viene data la libertà di potersi esprimere senza vincoli, senza doversi attenere ad un tema espositivo, senza dover interpretare il volere di un curatore. Gli artisti si troveranno così a dialogare con lo spazio che li circonda, una vecchia palazzina nel centro del paese, con

l’obbiettivo

di

risvegliare

quelle

pareti

da

un

lungo

sonno, dandogli la possibilità di tornare a parlare, di raccontare delle esperienze, evocare stati d’animo, parlarci di paesi lontani e di gente che soffre giorno dopo giorno, senza arrendersi mai. Nelle campagne della pianura padana, nelle fabbriche di Torino e nel sud Italia più sconosciuto, dove chiunque arriverà vi farà ritorno solo dopo aver capito che al sud esiste qualcosa di nuovo e di diverso.

Dal 25 Giugno al 24 Luglio 2011 tale progetto è migrato in Sicilia a Favara presso la sede di SICILY Foundation in collaborazione con l’Associazione Nicodemo e FARM Cultural Park. Il viaggio si concluderà con un’asta delle cassette nido d’autore, il cui ricavato verrà utilizzato per preservare aree di particolare interesse ambientale/naturalistico.


ART

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CORPICRUDI: Le Vergini, Studio per la condanna - live installation

DANIELE ALONGE

SAVERIO TODARO - Orizzonti di Gloria

In occasione dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia

Daniele Alonge “Rido per non piangere”

DiDESIGN - Tutta la luce che ho

PEP MARCHEGIANI - Gold save the Queen


ART

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MALINTENTI + FARM = IRRIPETIBILI: MUSICA INEDITA IN MOSTRA

Sette artisti FARM hanno interpretato un brano inedito dei

II colori pop del simulacro in un mondo pop-simulato erano

sette musicisti dell’etichetta Malintenti, fondata da Sergio

perfetti per una canzone che grazie all’installazione svelava

Serradifalco. Sabato 25 giugno si è svolta “Irripetibili –

in realtà la sua natura "falsamente" pop.

Mostra di canzoni non ri-ascoltabili fuori da qui”. Il tema

O come l’installazione di Carmelo Nicotra “Suspended memories”

centrale della mostra è l'irripetibilità. Hanno partecipato:

che

Daniele Alonge che ha lavorato per un brano degli Akkura, Elfo

terremoto o un crollo. Gli oggetti e i mobili sospesi, in assen-

per Nicolò Carnesi, Anthony La Pusata per Oratio, Nazareno per

za di gravità e senza la presenza dell'uomo perdevano la loro

Domenico

funzionalità,

Lancellotti,

Sterrantino,

Carmelo

Santo Nicotra

Di

Miceli

per

per

gli

Donsettimo,

Om

Igor

e

Mimì

Scalisi

Palminteri e Manuela Di Pisa per Toti Poeta. Ogni

artista

cercato

loro

la

mancanza

dimensione

personali

e

conseguente

di

a

oggetti,

collettive.

“Alle

2

un

per del

mattino - racconta Serradifalco - ci siamo passati davanti:

l’essenza del brano, l’ha scardinato e restituito secondo la

sospesi dei mobili, illuminati dal basso, e accompagnati da

sua

musica celeste e dalle voci dolci di vecchi che erano nel nostro

Come

formule

memorie

trauma,

ritrovarsi in uno spiazzo dove alla parete di un palazzo sono

visione.

le

diventare

la

il

decifrare

personale

ha

rappresentava

per

capaci

esempio

di

l’opera

di

Igor

Scalisi Palminteri e Manuela Di Pisa dal titolo “Nei miei

brano,

segreti” in cui la musica leggera e scanzonata di Toti Poeta –

quest’atmosfera

suonata

aspirare a creare”

un

in

perfetto

concerti

per

contrasto

10 con

persone

alla

l’istallazione

volta

della

creava

mi

ha

fatto

quella

che

pensare una

che

mostra

del

è

esattamente

genere

dovrebbe

statua

Estratto di testo di Alli Traina

dell’Immacolata dalle cui mani si propagavano dei fili di lana

pubblicato su I quaderni dell’ora

rossa che invadevano lo spazio e la musica di Poeta.


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Perché accontentarsi di una quando si può

camera d’albergo

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ARCHITECTURE

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Studio NOWA. Il degrado e la contraddizione come risorse. Intervista all’Arch. Prof. Marco Navarra.

Lo studio Nowa propone un’architettura ‘sostenibile’ e di ‘frontiera’ che opera in contesti difficili adoperando gli scarti urbani per rifunzionalizzarli e rivalorizzare i contesti marginali o abbandonati. Può raccontarci quali motivazioni spingono il vostro impegno in questa direzione? Quali criteri seguite per condurre un’area marginale dal degrado alla sua valorizzazione senza perdere l’obiettivo della sostenibilità? Il nostro lavoro è motivato da un’urgenza che è cresciuta ancora di più in questi anni, a seguito del cambiamento epocale che stiamo vivendo. Sta crollando sotto i nostri occhi il modello capitalistico del consumo e della crescita infinita. La limitatezza delle risorse materiali e la crisi ambientale uniti al cannibalismo della finanza hanno privato di senso l’idea della crescita come terapia. È necessario cambiare paradigma, stile di vita e prospettive. In questa situazione l’architettura ha una responsabilità e un ruolo fondamentale in quanto disciplina che tiene insieme conoscenza e trasformazione. Nel nostro lavoro utilizziamo spesso il paradigma indiziario come un detective sulle tracce dell’assassino. Ricostruiamo le vocazioni e le necessità dei luoghi e delle situazioni a partire da piccoli indizi a volte apparentemente insignificanti. Il degrado spesso nasconde risorse inaspettate che il progetto deve intercettare e portare alla luce ricostruendo i legami affettivi tra luoghi e comunità. La vivacità degli architetti siciliani fa ben sperare per il recupero delle numerose aree degradate della Sicilia. Quale atteggiamento nota nei suoi studenti verso il territorio che li circonda? Quanto spazio è dato dal pubblico e dal privato all’effettiva realizzazione di questi giovani ‘progetti’ di recupero? I giovani sono molto interessati a ritrovare nei territori un seme di futuro. Ma questi desideri e queste passioni trovano poco ascolto sia da parte delle istituzioni che da parte delle forze produttive. È necessario superare vecchie e inefficaci logiche legate esclusivamente all’appartenenza a “famiglie” o gruppi di potere. I giovani studenti con la loro passione e intelligenza indicano con sempre maggior forza il bisogno di guardare alle idee e alla progettualità. È urgente superare i beceri interessi individuali per ritornare a discutere sui progetti trovando i modi per attivare immediatamente le potenzialità dei nostri territori. Lo studio da Lei diretto è presente sul territorio anche con attività di formazione, di editoria e di divulgazione. Quali attività possono contribuire ad allargare la sensibilità per la tutela del paesaggio ad una fascia sempre più ampia di popolazione? È indispensabile mettere in rete i soggetti che operano sul territorio nella promozione della cultura contemporanea per sviluppare in modo più efficace progetti originali con le comunità locali. L’attività di sensibilizzazione deve svolgersi su piani diversi, dalla ricerca alla formazione, dalla qualità del lavoro all’in-

novazione, favorendo, nello stesso tempo, le connessioni con una rete nazionale e internazionale. Cos’è mancato in passato ai siciliani per aver sprecato tante occasioni di sviluppo legate ad un uso corretto del territorio della nostra isola? Siamo ancora in tempo per recuperare i paesaggi devastati dall’abbandono e da un’idea distorta di sviluppo economico? In passato sono stati compiuti molti errori e devastanti trasformazioni. Finora si è creduto che l’unico modo per “vendere” la Sicilia nel mondo fosse legato alla sua immagine pittoresca cancellando la complessità della sua storia e del suo presente. Ma io continuo a pensare che la Sicilia può trovare la sua identità contemporanea in queste contraddizioni. Solo aprendo gli occhi e sapendo lavorare con queste condizioni stridenti si possono scoprire risorse inaspettate e materiali originali per costruire un’idea di futuro. Con gli studenti del corso di architettura ha dato vita al progetto Farm Pavillion, un progetto di grande impatto visivo che parte dal riutilizzo dei contenitori in plastica utilizzati nelle campagne siciliane. Quali sono gli obiettivi, le potenzialità e gli utilizzi più immediati del progetto? Il progetto Farm Pavilion, di cui abbiamo realizzato un primo capitolo con l’istallazione CAMERAH2O a Farm, ha l’obiettivo di mettere in discussione l’apparenza delle cose, invertendo il senso e l’uso che abitualmente riconosciamo. Si tratta di un padiglione che mostra tutte le forme dello spazio vissuto come materia dell’architettura. CAMERAH2O è un’esperienza tattile dentro gli stati dell’acqua dalla sua vaporizzazione al suo congelamento. La costruzione di questa microarchitettura ha permesso, nello stesso tempo, di mettere a punto e migliorare un sistema costruttivo innovativo, nella prospettiva di realizzare nei prossimi mesi il Farm Cultural Park Pavilion. Una struttura mobile ed adattabile a più usi e condizioni per diffondere il modello culturale di Farm in Sicilia e nel mondo. Farm Cultural Park è il tentativo di ridare vita ad un centro storico in abbandono attraverso i linguaggi delle arti visive contemporanee. È la ricetta giusta per ridare unità ad un paese che in passato ha dimenticato il suo centro storico costruendo una sconfinata periferia senza un progetto organico alla base? Farm Cultural Park è un'iniziativa preziosa che trova forza nel suo operare come un virus a partire dall'azione su alcuni punti precisi. Ma la sua forza per crescere e dispiegarsi dovrebbe acquisire un livello maggiore di complessità riuscendo a tenere insieme le azioni artistiche e la qualità delle trasformazioni fisiche sui luoghi. Nei prossimi anni è necessario che l'azione culturale e artistica sia accompagnata dalla sperimentazione di nuove pratiche del progetto architettonico e urbano. Filippo Bosco


ART

Residenza per artisti: KK’S

Kalimma, Komollo, Sorry. Così si chiamano i KK’S, giovane collettivo italiano nato a New York nel 2009. Sono due ragazzi e una ragazza carini, educati con dei cervelli scoppiettanti e tanto talento da tirare fuori. Sono stati tra Butera e Favara appena una settimana. Quanto basta per fare sei lavori straordinari. Alla fine della settimana mi presentano la nota spese per la produzione di tutti e sei i lavori: Euro 104.

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testo di Andrea Bartoli

– E cosa vorreste fare? – Una scritta gigante quanto tutta la piscina. – Quale? – Don’t. – Perché Don’t?

La dimostrazione, se ce ne volesse ancora conferma, che per fare arte, oggi più che mai ci vuole fantasia, idee, concetti e tanta, tanta passione e non per forza budget importanti.

– Perché quando eravamo piccoli andando in piscina i nostri genitori ci dicevano sempre di non fare la pipì in acqua perché altrimenti una macchia rossa attorno a noi ci avrebbe sbugiardato.

Stavo lavorando a Riesi quando squilla il cellulare:

– Fate pure.

– Ciao Andrea sono Sorry, ti disturbo?

– Uahuu!

– No dimmi pure. – Vorremmo fare un intervento dentro la piscina.

Di questi ragazzi ne sentirete parlare ancora.


MARKETING

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AMBASCIATORI DI FARM CULTURAL PARK. Giuseppe Guarneri e Giuseppe Sinaguglia ambasciatori di Farm Cultural Park in giro per il mondo. Dopo la tappa di Londra ecco gli amici di Barcellona con in mano la Happiness Flag.


LIFESTYLE

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a cura di Andrea Bartoli

Se dieci anni fa mi avessero chiesto, quali scenari fossero immaginabili per il settore alberghiero avrei risposto che il design avrebbe avuto un ruolo di primo piano nella concezione contemporanea dell’ospitalità. Così è stato. Da Catania a New York, dalla campagna Pugliese alle Maldive, milioni di alberghi di design sono stati realizzati. Designer come Philippe Starck, Ron Arad, Karim Rashid continuano a saltellare da un Continente all’altro per progettare nei minimi dettagli l’ultimo albergo modaiolo e di tendenza. In questi ultimi dieci anni il mondo è cambiato radicalmente. Facciamo fatica a fermarci, pensare e renderci conto, così presi dal nostro lavoro principale, il lavoro secondario, la moglie, i figli, gli animali domestici, la vita sociale , le feste, le vacanze, i nostri giocattoli per adulti: iPhone, iPad, il Blackberry,la presenza sui social media: Facebook, Twitter, Flickr, Linkedln... Ricordate le stelle? Le stelle, ancora in vita ma oggi completamente inutili, servivano come strumento di valutazione (fatto dalle Autorità competenti) della qualità di una struttura ricettiva. Oggi portali come Booking, TripAdvisor ed Expedia riportano i commenti degli ospiti che hanno soggiornato negli alberghi, i quali in modo impietoso, oltre ad assegnare un voto da 1 a 10 (da 1 a 5 per alcuni) si prodigano in osservazioni e critiche feroci. Le agenzie di viaggio sono una specie in estinzione, trionfano le compagnie low cost che il più delle volte ti vendono il volo ad un basso prezzo e poi ti fanno pagare extra il bagaglio, il sovrappeso del bagaglio, l’assicurazione per il viaggio, persino un obolo per compensare la tua quota parte di emissione di anidride carbonica per il viaggio aereo che stai per effettuare. Non parliamo della bevanda e dello snack a bordo. Avete mai sentito parlare della Priority Queue? Un dirigente geniale di una delle più importanti compagnie low cost è riuscito persino ad inventare un servizio al modico prezzo di due euro che ti consente di scavalcare chi non investe questa somma nell’imbarco sull’aereo a caccia del posto più comodo e spazioso. E gli alberghi? Quali saranno le scelte delle grosse catene alberghiere? Quali caratteristiche avranno gli alberghi nel 2020 a seguire? Le dieci categorie di seguito elencate sono quelle a mio avviso più rilevanti e, probabilmente, quelle che caratterizzeranno l’ospitalità del prossimo decennio.

capsule Hotels condo Hotels

9 HOURS. È la nuova frontiera dell’ospitalità alberghiera in spazi ridottissimi. A Kyoto il primo Capsule Hotel dal Design minimalista. Grafica raffinatissima, funzionalità e atmosfera. L’Albergo prende il nome dal suo concept: 1 + 7 + 1 = 9h ossia un’ora per la doccia, sette ore per dormire ed un’ora per divertirsi.

Un fenomeno assolutamente nuovo nel panorama dell’ospitalità è quello dei Condo hotels: più volgarmente in italiano, alberghi condominio. Alcuni dei più importanti brand del settore, come Ritz Carlton e Starwood hanno realizzato grandi complessi immobiliari destinati in parte all’attività alberghiera ed in parte al mercato immobiliare. Nonostante le similitudini con il fenomeno della multiproprietà, istituto giuridico di grande fascino ma fenomeno turistico di difficilissima applicazione, i Condo Hotels sono cosa diversa. Acquistare un appartamento all’interno di un complesso immobiliare in parte destinato ad attività alberghiera è probabilmente fatto anche per poter fruire della comodità dei servizi alberghieri all’interno della propria abitazione privata ma soprattutto per associarsi ad un brand dell’ospitalità di lusso che veicola l’appartenenza ad uno status. I W sono luoghi per chi ha voglia di vivere un’esperienza all’interno di un albergo, conoscendo qualcosa o qualcuno di nuovo, dove poter socializzare, fare shopping, curare il proprio corpo ed il proprio benessere, dove poter coccolare e farsi coccolare dal proprio animale domestico. I giovani della “classe creativa” sono gli ospiti target ideale del brand W, che si riconoscono nei valori di un brand che sposa la ricerca e l’innovazione ma anche la cultura e la voglia di stare in compagnia.

L’Albergo in assoluto al mondo più eco-friendly e rispettoso della filosofia del green-travelling è il Tree Hotel a Harads, nei boschi della Lapponia svedese. Ogni camera disegnata da uno studio di architettura differente è integrata in uno o più alberi. L’albergo sarà sicuramente eco-friendly ma non troppo friendly da un punto di vista economico. Una sola notte costa circa 350 Euro. Cosa c’è più di moda in questo momento che essere ecologicamente corretti? Il nostro pianeta soffre e tutti si mobilitano per diventare sostenibili, ecologici, a basso impatto, consumatori di energie alternative e bla... bla... bla... Qualcuno ha persino inventato una rubrica sull’eco-sesso all’interno di un sito che si occupa di comportamenti ecologicamente corretti. È a Milano l’albergo italiano eco-friendly per eccellenza. Si chiama Moom e il progetto è stato curato dall’architetto Mario Grosso, specialista in progettazione bioclimatica e tecnologie ambientali. Il Gruppo Sheraton ha creato la nuova catena alberghiera Element per gli amanti del risparmio energetico. Grandi vetrate, spazio verde e una dispensa dove poter acquistare prodotti rigorosamente bio da poter cucinare nelle camere dotate anche di angolo cottura, un giorno a settimana barbecue-party per gli ospiti.

eco Hotels

Dopo i temporary shop nati più per operazioni di marketing che commerciali, in tutto il mondo si moltiplicano le esperienze di Temporary Hotels. Si tratta di strutture create per periodi di tempo circoscritti come la stagione invernale o estiva, o strutture create per essere utilizzate per pochi giorni magari in concomitanza di eventi di grande richiamo e affluenza di persone. Eventi eccezionali come Burning Man o Glastonbury hanno ispirato il brand dell’ospitalità alberghiera Travelodge per pensare alberghi temporanei creati con container prefabbricati. Ed ancora, gli artisti Sabina Lang e Daniel Baumann hanno creato Hotel Everland: un temporary Hotel che è stato piazzato per un anno sul tetto del Palais de Tokyo a Parigi con vista mozzafiato della Torre Eiffel. Ha avuto un tale successo che aperte le prenotazioni, nonostante si potesse riservare la camera per una sola notte, l’intero anno è andato venduto nelle prime due settimane.

temporary Hotels


LIFESTYLE

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motion Hotels

I Temporary Hotels si caratterizzano per la dimensione temporale, i Motion Hotels hanno un particolare elemento di differenziazione: la dimensione spaziale in divenire. Infatti si tratta di alberghi che si muovono. Un enorme Tir con diciotto ruote è l’Hotel Movil con undici suite con bagni di lusso e requisiti da cinque stelle. L’albergo-camion dispone anche di una splendida terrazza per la prima colazione o un happy hour. Il Manned Cloud, l’albergo aereo-dirigibile di JeanMarie Massaud, nasce dalla collaborazione con l’Istituto Nazionale Aereospaziale francese. L’albergo potrà ospitare 40 persone e avrà al suo interno un ristorante, una biblioteca, una sala fitness, una SPA e persino un roof-garden per prendere il sole o godere del panorama. Viaggerà ad una velocità minima di 130 km/h e massima di 170 km/h. La crociera ha una durata di 3 giorni e la filosofia dell’albergo è quella di consentire ai propri ospiti di vivere una nuova esperienza di viaggio, assaporando dei tempi di vita più lenti ma al contempo vivendo nel cielo e guardando la terra dall’alto. L’Hotel diventa la destinazione e non il luogo dove trovare ospitalità; gli ospiti decidono di andare in quella località stessa ma per fare una esperienza nell’albergo. Per i più golosi il Chocolate Boutique Hotel promette esperienze da “girone dei golosi” con un Chocolate Bar e fantasmagoriche fontane con cascate per sommergere di cioccolato tutto quello che pare e piace. Rimanendo nell’ambito food molto curioso è il Palacio de Sal Hotel & SPA, costruito completamente con il sale. Pareti, soffitti e tantissimi arredi compresi letti, tavoli e sedie sono fatti di sale. Una chicca unica al mondo è un campo di golf nove buche ovviamente non su prato ma su sale. Per chi vuole garantirsi la sopravvivenza in occasione dell’annunciata fine del mondo prevista per il 2012, è consigliabile prenotare al Null Stern Hotel, albergo ricavato da un bunker nucleare svizzero. Per chi volesse commettere un crimine è consigliabile, invece, fare prima una vacanza in Svizzera e alloggiare al Jailhotel. Questo albergo si trova nel cuore di Lucerna ed è stato realizzato riconvertendo una vecchia prigione ormai in disuso. Per gli amanti dell’arte contemporanea, il primo vero albergo d’arte del mondo, nato quasi trenta anni fa dalla geniale intuizione di Antonio Presti, Atelier sul Mare a Tusa in Sicilia. Inusuali in Italia ma diffusissimi in Giappone e Corea sono i Love Hotels, per giovani coppiette o amanti clandestini. Questi alberghi hanno quasi sempre numerose stanze a tema per soddisfare al meglio i desideri e le inclinazioni sessuali dei propri ospiti. Per gli amanti dei Beagle e dei migliori amici dell’uomo a quattro zampe, è obbligatorio trascorrere almeno una notte al Dog Bark Park. L’albergo è infatti il più grande Beagle del mondo.

unusual Hotels

Iniziano a diffondersi in giro per il mondo, esperienze di Marketing puro legate al settore alberghiero, senza che tuttavia comportino sempre e necessariamente la realizzazione di una struttura ricettiva. Molto interessante è anche l’esperimento di Tryvertising (far pubblicità di un prodotto facendolo provare al consumatore, senza pressarlo per l’acquisto) condotto da Ikea a Stoccolma con il Sovhotell, tradotto dallo svedese Albergo Pisolino, per i clienti affaticati di un grandissimo centro commerciale. Fatto il check in al front desk agli ospiti viene chiesto se normalmente preferiscono dormire a pancia in giù, di fianco o sdraiati spalle in giù e subito dopo viene dato loro un cuscino che possa essere più indicato per i loro gusti. Tempo di riposo 15 minuti, con maschera rigenerante per gli occhi o cuffiette per ascoltare musica rilassante. A Barcellona il brand delle scarpe Camper crea prima Foodball una sorta di fast food con prodotti organici e biologici tutti a forma di palla e qualche mese più tardi Casa Camper, il primo albergo, poi seguito da quello di Berlino, dove il lusso si esprime attraverso la semplicità, con ambienti funzionali ed esteticamente gradevoli. Per il lancio della Volkswagen Fox 21, invece, la casa automobilistica, invita 21 grafici ed illustratori internazionali per trasformare il centrale Hotel Fox di Copenhagen in uno dei più divertenti e creativi hotel del mondo. Love Hotel è il concept del nuovo sito dello storico brand milanese, Fiorucci. Un castello rosa dove sagome di fanciulle ti invitano a scoprire la filosofia della “Love Theraphy”. Campari Hotel, campagna di social media eccezionale realizzata da MRM che ha previsto la creazione di un sito dell’albergo (senza che lo stesso esistesse veramente) e la costruzione di profili sui più importanti social network dove veniva rappresentato l’Hotel Campari come un luogo magico e sensuale dove scoprire il mistero e vivere la passione di Campari con una splendida Salma Hayek come Testimonial.

marketing Hotels

Fenomeno a metà strada tra l'operazione di marketing diretta a rafforzare l'identità del brand e la diversificazione imprenditoriale. Numerosissime importanti case di moda hanno creato hotel e resort che impongono la presenza del proprio marchio anche nell'ambito del settore dell'ospitalità alberghiera. Si tenga presente peraltro che quasi tutti i grandi nomi della moda hanno dei dipartimenti che si occupano esclusivamente dell'arredo casa, e quindi l'albergo griffato diventa la migliore vetrina per questi prodotti. Alberta Ferretti ha firmato il Carducci 76 a Riccione, splendida villa trasformata con grande gusto in hotel d'atmosfera, dove pezzi di design etnico si sposano a meraviglia con opere d'arte contemporanea dal retrogusto minimalista. Tra i primi in assoluto è stato Gianni Versace ad aprire un resort nella gold coast in Australia, oggi peraltro con seconda location esclusiva a Dubai. Ed ancora Renzo Rosso, patron del brand della moda giovane e casual Diesel a Miami con il Pelican Hotel dove ogni camera è diversa dall'altra in puro stile Diesel. Sempre a Riccione il brand giovane della moda Miss Sixty ha il suo concept hotel con opere di giovani artisti emergenti di tutto il mondo. Anche Moschino ha il suo hotel nato da un intelligente recupero della stazione neoclassica di Viale Monte Grappa; si chiama Maison Moschino e il design è ispirato al mondo surreale delle fiabe già forte motivo di influenza delle collezioni di moda. Lusso e design contemporaneo anche per il Bulgari Hotel a Milano progettato da Antonio Citterio e circondato da un giardino privato di quattromila metri quadrati. Da qualche anno peraltro con seconda prestigiosa location a Bali. Stay with Armani è lo slogan dell'home page del sito di Armani Hotels and Resort; per chi già innamorato dello stilista italiano, la possibilità di vivere una esperienza di viaggio e ospitalità coerente.

fashion Hotels

Si chiamano Pod Hotels (rientrano nella categoria dei Low Cost Hotels) e sono una categoria di alberghi dal design ricercato, le cui camere di dimensioni molto contenute, vengono offerte a prezzi veramente vantaggiosi. In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, diverse catene alberghiere hanno investito in questo business: ospitalità a buon prezzo senza rinunciare alla qualità degli spazi. Attenzione ai minimi dettagli negli hotel della piccola catena alberghiera QBIC. Le camere hanno forma di cubi e gli accessori dei bagni sono firmati da Philippe Stark. Guru della filosofia low cost e ideatore a soli 29 anni di Easyjet, e poi Easycar, Easycinema, Easypizza, Easygym, Easybus e ovviamente Easyhotel, il giovane imprenditore greco Stelios Haji-Ioannou è stato uno dei primi a fiutare il business dei low cost hotels. Il primo Easy Hotel è stato aperto a Londra e le tariffe come per le compagnie alberghiere rispondono alla impietosa regola: chi prima prenota meno paga. Non ci sono ristoranti né bar nell'hotel e la TV è disponibile a pagamento per 5 sterline al giorno. Bellissima la grafica arancione in linea con quella del gruppo. Risponde alla filosofia Pod Hotels anche la catena alberghiera Yotel. La strategia di questa compagnia è quella di aprire degli alberghi nei principali aeroporti d'Europa. Anche qui, pochissimi metri quadri ma molto design e altrettanta tecnologia. Il design prende ispirazione dalle cabine business class degli aerei o dalle suite delle navi da crociera. Molto interessanti, per il design originale e innovativo, sono anche gli alberghi della catena NYLO sparsi in giro per gli U.S.A. È Malese, invece, la catena alberghiera più economica del mondo. Si chiama Tune e la camera con bagno comprensiva di letto e lenzuola costa solo Euro 2,50 a notte. Tutto il resto viene pagato extra.

Pod Hotels

Mai come in questo periodo alcuni Architetti erano stati osannati, desiderati, amati e corteggiati come delle rock star. Una maggiore e diffusa consapevolezza dell’importanza dell’architettura contemporanea come espressione della cultura del nostro tempo dovuta anche all’esagerato numero di eventi e biennali di Architettura e Arte Contemporanea in giro per il mondo, insieme ad una acquisita capacità di comunicare ai massimi livelli da parte di questi professionisti ha creato le figure delle Archistar. Centinaia i Resort e gli Hotel di lusso in giro per il mondo firmati da questo piccolo ed esclusivo Club di Architetti da Champion League. Minimali, contemporanei, fiabeschi, di ricerca. Senza dubbio originali e da sogno. Talvolta anche un poco Kitsch ma comunque importanti. In Italia a Corrubio di Negarine, vicino Verona, la villa veneta Amistà, dell’architetto quattrocentesco Michele Samicheli, ospita il Byblos Art Hotel a firma di Alessandro Mendini. I marmi e gli affreschi del lussuoso edificio vanno di pari passo con gli arredi interni contemporanei, dove spiccano le meravigliose foto di Vanessa Beecroft. Karim Rashid tra le sue innumerevoli realizzazioni, progetta il modaiolo Hotel Semiramis vicino Atene. Effetti optical, colore dappertutto e una splendida piscina gli hanno fatto conquistare numerosi riconoscimenti e premi internazionali. Dopo aver pensato per Guggenheim un Museo che ha rilanciato la cittadina di Bilbao, Frank Gehry ha tra l’altro progettato nel cuore della Rioja, la regione spagnola famosa per i suoi vini un albergo stupefacente denominato Hotel Marqués de Riscal. Il segno di Gehry è subito riconoscibile anche per un bambino piccolo non appena si intravede la silhouette esterna del complesso alberghiero. Nonostante sia un Designer e non un Architetto, Philippe Starck è probabilmente l’artista che più di ogni altro sta influenzando lo stile e la ricerca di nuovi trend nel settore alberghiero. Decine e decine gli alberghi progettati da Starck in giro per il mondo. Molto interessante una delle sue ultime realizzazioni a Parigi: il Mama Shelter di proprietà della famiglia Francorosso. Divertentissimo lo spazio pizzeria in puro stile siculo-napoletano con cerata a quadretti bianca e rossa su tavolone sociale e candele bianche dentro bottiglie di olio vuote. Per concludere, parlando di Hotels e Archistar non può non farsi menzione del Puerta America a Madrid che vanta camere pensate da tutti i più importanti Architetti del mondo. Le camere e gli spazi interni sono molto belli ma l’operazione a parere di chi scrive non solo non è concettualmente coerente ma rischia di diventare anche una volgare ostentazione di risorse economiche.

Hotels e archistar


SetteCortili #3  

Terzo numero del magazine SetteCortili

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