Page 1

ISSN 1721-1700

Educare è crescere insieme

BOLLETTINO ASSOCIAZIONE PEDAGOGICA ITALIANA

art. 1 comma 1 – DCB – Roma – Aut. Trib. Bologna n. 4253 del 20-12-1972

DIREZIONE E REDAZIONE: Facoltà di Scienze della Formazione, via Concezione n. 8, 98121, Messina, fax 090-361349 - e-mail: presidente@aspei.org Stampa: Armando Armando s.r.l., viale Trastevere, 236 – 00153 Roma presso la C.S.R. srl Via di Pietralata 157 – 00158 Roma

SOMMARIO 1. Editoriale 2. Un messaggio di speranza per “educare i giovani alla giustizia e alla pace” 3. Educazione finanziaria nei contesti globalizzati 4. Uomini liberi in una società migliore. Rileggendo John Dewey 5. Vita delle sezioni 6. Segnalazioni

158-159

gennaio-giugno 2012

n. 1-2 TRIMESTRALE COMITATO DI DIREZIONE Prof.ssa Concetta Sirna

Presidente Nazionale As.Pe.I.

Prof.ssa Sira Serenella Macchietti Direttore Responsabile

Antonio Michelin Salomon Redattore capo

REDAZIONE N. Bellugi, A. Carapella, B. Grasselli, F. Galli della Loggia, A. La Marca, G. Serio, S. S. Villani

EDITORIALE

Cadute le grandi ideologie politiche, attivate in tanti Paesi nuove primavere rivoluzionarie dagli esiti ancora confusi e contraddittori, è arrivato il tempo in cui è diventato a tutti evidente quanto numerosi siano diventati ormai gli elementi di fragilità del sistema economico-finanziario e politico complessivo. Subdoli dinamismi attivati da poteri anonimi, pericolosamente fluidi e ingestibili, rischiano continuamente di portare al collasso interi Paesi e di innescare un effetto domino capace di influenzare negativamente le scelte ed il futuro di gran parte della popolazione del pianeta. Sono tanti i motivi di incertezza e di ansia che offuscano ormai l’orizzonte di questo secondo decennio del XXI secolo, aperto con alte prospettive ma subito rivelatosi denso di minacce e di pericoli a catena. E se è vero che la scienza annuncia quotidianamente in tutti i campi scoperte che aprono nuove possibilità, fornendo soluzioni tecniche varie e strabilianti a tanti problemi, è altrettanto vero che lo spettro della catastrofe ecosistemica rimane sempre incombente a motivo della estrema complessità delle problematiche da affrontare e governare su scala planetaria. Le maggiori difficoltà e preoccupazioni provengono, ormai, non tanto da ostacoli di tipo tecnico quanto, piuttosto, dall’incapacità degli uomini a interrelazionarsi in modo positivo e ritrovare l’unità di intenti indispensabile per riuscire ad organizzare una convivenza più equa, previdente e solidale per tutti. Nei contesti globalizzati attuali la vera sfida da vincere è quella di realizzare comunità umane capaci di coordinare e comporre gli interessi individuali e quelli delle singole realtà etniche, religiose, culturali e politiche in nome di un bene comune, quello dell’umanità intera, senza al contempo rinunciare a riconoscere a ciascuno la necessaria libertà di pensiero e di iniziativa. È evidente che la costruzione del bene comune è stata, e rimarrà sempre, estremamente difficile e mai acquisibile del tutto, essendo legata soprattutto ai complessi e lenti processi che regolano la maturazione culturale e spirituale dell’umanità. Si tratta, cioè, di scommettere, generazione dopo generazione, sulla possibilità stessa di riuscire a far maturare persone capaci di accettare di porre limiti alla propria avidità e, al contempo, di condividere responsabilmente i problemi, collaborando con saggezza alla prevenzione di tante situazioni disastrose e trovando modi più sicuri ed intelligenti di coesistenza. L’esito dipende da un certosino, profondo ed impegnativo lavoro educativo che sia capace, cioè, di attivare, orientare e coordinare le tante energie soggettive motivandole e supportandole verso forme sublimate di scambio solidale. Non sempre questo compito educativo, di cui si alimenta il benessere e la vita stessa delle società, viene bene interpretato e realizzato dai più vari canali all’interno delle varie realtà sociali. Troppo spesso su di esso prevale la preoccupazione, altrettanto seria e fondata, di offrire a tutti i soggetti delle varie comunità strumenti operativi e risposte tecniche, competenze indispensabili per operare e sopravvivere. Ma competenza ed eticità non vanno contrapposte, costituendo entrambe fattori ineludibili del progresso umano. È pericoloso sottovalutare il peso e l’indispensabile apporto che ciascuna di esse garantisce alla vita personale e sociale, consentendo di evitare pericolosi squilibri. La tentazione di ridurre lo scambio intergenerazionale al semplice scambio di competenze tecnoscientifiche ed operative, che aiutano il soggetto a tutelare l’interesse individuale in ogni attività, sia essa economica, politica, 1


scientifica, artistica o tecnica, se apparentemente può sembrare liberatoria di energie positive, nel lungo periodo inevitabilmente rischia di impoverire e distruggere il benessere comune e la stessa esistenza collettiva. Se manca il fondamentale e primario rispetto del bene comune e si pensa di poter fare a meno della dimensione etica, prima o poi gli esiti saranno inevitabilmente negativi per tutti ed a tutti i livelli. Come scriveva Don Luigi Sturzo, l’assenza di ideali superiori ha come esito che “tutto si deturpa: la politica diviene mezzo di arricchimento, l’economia arriva al furto e alla truffa, la scienza si applica ai forni di Dachau, l’arte decade nel meretricio”. L’aggravarsi continuo della crisi generale, che da finanziaria si è fatta economica e sociale, ci sta facendo sperimentare quanto valide siano queste considerazioni, finora troppo spesso sottovalutate. Non per nulla negli ultimi anni, in coincidenza con l’emergere dei vari problemi, effetto dei guasti operati da uno sviluppo disordinato e predatorio a tutti i livelli, incalzati ormai dal precipitare degli eventi, si continua a chiedere alle agenzie educative formali (istituzioni scolastiche, politiche, formative, ecc.) di provvedere a migliorare la formazione dei cittadini, giovani e non, in tutti i campi (alimentare, sanitario, tecnologico, economico-finanziario, civico-istituzionale, ecc.). Sono le tante facce di un unico problema: quello del necessario recupero del compito primario dell’educazione che consiste nel coltivare in ogni uomo la capacità di superare l’ottica angusta che lo tiene legato, esclusivamente ed in modo miope, ad aspetti settoriali e a bisogni soggettivi per aprirsi a scelte di ampio respiro impegnate a difendere e potenziare l’intera comunità umana e l’ecosistema del pianeta. I vari programmi sui quali le sezioni locali dell’As.Pe.I. sono state impegnate in questo primo semestre, come è documentato nelle apposite rubriche del Bollettino, dimostrano quanto peso sia stato dato in questo anno sociale ai problemi succitati (ad es.: educazione finanziaria, etica e cittadinanza, integrazione sociale a scuola, cooperative learning, formazione continua e sviluppo professionale di docenti e dirigenti, scuola di qualità e legalità, ecc.) e come non sia mancata l’attenzione soprattutto verso quella dimensione etico-sociale che la nostra associazione da sempre privilegia, considerandola essenziale per una reale ricostruzione educativa del vivere civile. A tutti i soci As.Pe.I. che, da sempre e per vocazione statutaria, hanno scelto di impegnarsi nell’educarsi e crescere insieme nella consapevolezza e nell’azione comunitaria, auguro di essere ciascuno nel proprio ambito di vita un testimone attivo di questo sforzo positivo di ricostruzione della fiducia nel futuro di un’umanità migliore e di continuare a lavorare per realizzare quella unità e coesione umana che abbisogna dell’apporto di tutti e di ciascuno, nessuno escluso. Concetta Sirna

ARMANDO EDITORE NOVITÀ IN LIBRERIA

Aleandri G.

Giovani senza paura. Analisi socio-pedagogica del fenomeno bullismo

Il presente lavoro vuole verificare e raccogliere la sfida di alcuni messaggi divulgati dai mass-media in merito al problema, o meglio, all’emergenza “bullismo”. In queste pagine si mostra l’esigenza di puntare il dito sulle responsabilità educative della famiglia e della scuola, per richiamare l’attenzione sulle carenze riscontrate o su una vera e propria “emergenza educativa”.

pp. 128 € 10,00

Garuti M.G. – Dionisi G. (a cura di) I giardini della formazione

Il dibattito sulla formazione è sempre aperto, soprattutto in tempi di crisi non soltanto economica, ma anche di energia, passione e progetto. Questo testo pone l’attenzione sull’apprendimento, e quindi sui soggetti, sui gruppi e sulle relazioni, visti come risorsa per un’efficace cittadinanza. pp. 336 € 26,00

2


UN MESSAGGIO DI SPERANZA PER «EDUCARE I GIOVANI ALLA GIUSTIZIA E ALLA PACE» Sira Serenella Macchietti

Il Messaggio di Benedetto XVI per la 45ª Giornata Mondiale della Pace si colloca in una “prospettiva educativa” e, pur essendo rivolto a tutti, pone al suo centro i giovani che, «con il loro entusiasmo e la loro spinta ideale, possono offrire una nuova speranza al mondo»1, e fa appello ai genitori, agli educatori e a tutti coloro che hanno responsabilità formative. Rivolgendosi agli adulti il Papa precisa che «essere attenti al mondo giovanile, saperlo ascoltare e valorizzare, non è solamente un’opportunità, ma un dovere primario di tutta la società» ed afferma che «comunicare ai giovani l’apprezzamento per il valore positivo della vita, suscitando in essi il desiderio di spenderla al servizio del Bene», è un compito in cui tutti siamo chiamati ad impegnarci in prima persona. Quindi invita tutti a sfidare le difficoltà del nostro tempo che non consentono ai giovani di «guardare con speranza fondata verso il futuro» e di progettare il loro futuro e ricorda «le preoccupazioni manifestate» da molti di essi «in questi ultimi tempi, in varie Regioni del mondo». A questo proposito infatti il Papa scrive che «nel momento presente … essi vivono con apprensione: il desiderio di ricevere una formazione che li prepari in modo più profondo ad affrontare la realtà, la difficoltà a formare una famiglia e a trovare un posto stabile di lavoro, l’effettiva capacità di contribuire al mondo della politica, della cultura e dell’economia per la costruzione di una società dal volto più umano e solidale». Si tratta di attese, di aspirazioni e di fermenti… che meritano attenzione da parte di tutte le componenti della società alle quali il Pontefice chiede di impegnarsi per far sì che ogni essere umano possa concretizzare i suoi diritti e quindi quello all’educazione, che la dignità di ogni persona sia rispettata e valorizzata, che ognuno possa «far fruttificare i doni che il Signore gli ha accordato» e «che ogni giovane possa scoprire la propria vocazione»2. I giovani, a loro volta, «devono avere il coraggio di vivere prima di tutto essi stessi ciò che chiedono a coloro che li circondano», di fare un uso buono e consapevole della libertà e di essere responsabili della propria educazione e della propria «formazione alla giustizia e alla pace». Purtroppo quel relativismo che sembra trionfare nella nostra cultura e che, «non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie», «sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l’uno dall’altro», e, riducendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio “io”», pone «un ostacolo particolarmente insidioso all’opera educativa» perché induce a dubitare della bontà della vita, dell’impegno condiviso e della ricerca di un orizzonte di senso. Quando ciò accade l’uomo tradisce la sua natura relazionale, che gli chiede di vivere il rapporto con gli altri e soprattutto con Dio, e finisce per contraddire la verità del proprio essere e per perdere la sua libertà che è un dono del Creatore, la cui voce gli parla «nell’intimo della sua coscienza» e «lo chiama ad amare», a fare il bene ed a fuggire il male» e ad essere responsabile delle sue azioni. L’esercizio della libertà è quindi «intimamente connesso alla legge morale naturale, che ha carattere universale, esprime la dignità di ogni persona…».

Per costruire la giustizia e la pace

L’uomo è una creatura «che porta nel cuore una sete di infinito, una sete di verità», che gli consente di spiegare il senso del vivere e di costruirsi «a immagine e somiglianza di Dio». Pertanto «la prima educazione consiste nell’imparare a riconoscere nell’uomo l’immagine del Creatore e, di conseguenza, ad avere un profondo rispetto per ogni essere umano» e ad «aiutare gli altri a realizzare una vita conforme a questa altissima dignità». Quando si ha questa concezione dell’uomo e quindi della sua libertà è possibile educare i giovani alla giustizia e alla pace. Questa educazione infatti è sempre frutto di fiducia reciproca, della capacità di tessere un dialogo costruttivo con tutti, di perdonare, di testimoniare «la carità…, la compassione nei confronti dei più deboli» e di essere disponibili «al sacrificio»3. In questa prospettiva la giustizia «non è una semplice convenzione umana, poiché ciò che è giusto non è originariamente determinato dalla legge positiva, ma dall’identità profonda dell’essere umano». Pertanto soltanto la visione integrale dell’uomo può consentire di evitare il rischio di limitarsi ad una considerazione «contrattualistica della giustizia»4 e di collocarla nell’orizzonte della solidarietà e dell’amore. A questo proposito giova ricordare che, come si legge nella Caritas in Veritate, «La “città dell’uomo” non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione. La carità manifesta sempre anche nelle relazioni umane l’amore di Dio» e «dà valore teologale e salvifico a ogni impegno di giustizia nel mondo». La pace è quindi frutto della giustizia ed effetto della carità. È un dono di Dio ma anche un’«opera da costruire» e che si costruisce attraverso l’educazione. Infatti per essere «operatori di pace, dobbiamo educarci alla compassione, alla solidarietà, alla collaborazione, alla fraternità, essere attivi all’interno della comunità»5 ed impegnarci per sollecitare l’attenzione per le questioni nazionali ed internazionali, per la giustizia sociale, per la promozione dello sviluppo e per la risoluzione pacifica dei conflitti. A questo proposito il Papa rivolge l’attenzione alle varie istituzioni educative6 e chiede ai responsabili politici di aiutarle concretamente ad esercitare il loro diritto-dovere di educare e di consentire a tutte le famiglie di poter scegliere liberamente le strutture formative che ritengono più idonee per il bene dei propri figli. Inoltre Benedetto XVI fa appello al mondo dei media i quali influiscono, positivamente e negativamente, sulla formazione della persona e sottolinea il rapporto che intercorre tra educazione e comunicazione. Poi il Papa dice con forza ai giovani che «non sono le ideologie che salvano il mondo» e li invita a «volgersi senza riserve al Dio vivente, che è il nostro creatore, il garante della nostra libertà, … la misura di ciò che è giusto e allo stesso tempo è l’amore eterno…». Questo «amore si compiace della verità» ed è la forza che rende capaci di impegnarsi per la verità, per la giustizia, per la pace, perché tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta (cfr 1 Cor 13,1-13). 3


E, rivolgendosi ancora ai giovani, che sono «un dono prezioso per la società», li esorta a non lasciarsi vincere dallo scoraggiamento, a non abbandonarsi a false soluzioni per superare facilmente i problemi, a non avere paura di impegnarsi, di affrontare la fatica e il sacrificio, a scegliere «le vie che richiedono fedeltà e costanza, umiltà e dedizione» ed a vivere con fiducia la loro giovinezza e i loro profondi desideri di felicità, di verità, di bellezza e di amore vero. Infine Benedetto XVI conclude questa esortazione con queste parole: «Siate coscienti di essere voi stessi di esempio e di stimolo per gli adulti, e lo sarete quanto più vi sforzate di superare le ingiustizie e la corruzione, quanto più desiderate un futuro migliore e vi impegnate a costruirlo. Siate consapevoli delle vostre potenzialità e non chiudetevi mai in voi stessi». Li invita inoltre a «lavorare per un futuro più luminoso per tutti» affermando che la Chiesa ha fiducia in loro, li segue, li incoraggia offrendo quanto ha di più prezioso: la possibilità di alzare gli occhi a Dio, di incontrare Gesù Cristo, Colui che è la giustizia e la pace». Successivamente il Papa afferma che la pace non è un bene già raggiunto ma una meta a cui tutti noi dobbiamo aspirare, guardando con speranza al futuro, lavorando per dare al mondo un volto più umano e fraterno, sentendoci responsabili verso le giovani generazioni, educandole ad essere pacifiche e artefici di pace.

Conclude infine il suo Messaggio con questo appello: «uniamo le nostre forze, spirituali, morali e materiali per “educare i giovani” alla giustizia e alla pace»7. C’è da augurarsi che questo appello venga ascoltato ed interiorizzato, che i giovani e gli adulti siano capaci di coraggio e disponibili ad educarsi reciprocamente, a crescere insieme per diventare “costruttori di giustizia e di pace”. Note

Cfr. Messaggio di Benedetto XVI per la 45ª Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2012, 1. 2 Ivi, 2. 3 Ivi, 3. 4 Ivi, 4. 5 Ivi, 5. 6 A questo proposito il Papa, rivolgendosi ai politici, chiede «loro di aiutare concretamente le famiglie e le istituzioni educative ad esercitare il loro diritto-dovere di educare», di non far «mai mancare un adeguato supporto alla maternità e alla paternità», di impegnarsi per favorire «il ricongiungimento di quelle famiglie che sono divise dalla necessità di trovare mezzi di sussistenza». Ivi, 2. 7 Ivi, 5. 1

ARMANDO EDITORE NOVITÀ IN LIBRERIA

Domenici G. – Moretti G. (a cura di)

Leadership educativa e autonomia scolastica. Il governo dei processi formativi e gestionali nella scuola di oggi

Il presente volume tratta alcuni temi specifici tra quelli che strutturano il complesso concetto di “leadership educativa”, ritenuti rilevanti sul piano della riflessione teorica e della ricerca nel quadro di riferimento italiano e internazionale. La gestione strategica dei processi formativi costituisce uno dei più importanti fattori che spiegano la produzione culturale della scuola. pp. 320 € 25,00

Erdas E.

Immigrazione e scuola

La questione dell’immigrazione diventa sempre più complessa. In attesa che il quadro politico attuale si chiarisca e si stabilizzi, alla scuola spettano compiti complessi ai quali non può sottrarsi, che comportano nuovi modelli di azione educativa, nuovi programmi e nuove professionalità. pp. 144 € 12,00

4


EDUCAZIONE FINANZIARIA NEI CONTESTI GLOBALIZZATI Rosario Terranova

Gli italiani sanno poco e male di finanza ed economia. Questo, senza appello, è il risultato delle ricerche realizzate in questi anni sul livello di preparazione sul tema e sull’analisi dei risultati dei comportamenti economici e finanziari degli italiani. Il nostro Paese, infatti, nell’ambito del Word Competitiveness Index è solo 46esimo per la diffusione di educazione finanziaria e 40esimo per l’educazione manageriale (vedi Tab.1, cap 1). L’Italia risulta piuttosto arretrata non solo nella diffusione generale della cultura finanziaria tra la popolazione, ma anche nel numero di laureati specializzati in tale ambito che, secondo i dati OCSE, rappresentano poco più del 10% sul totale dei laureati italiani (vedi Tab.2, cap.1). Il ranking mondiale sulla qualità delle “business school”, realizzato dal Financial Times 21, ha indicato nel 2009 solo due italiani tra i primi 100 programmi di formazione business e finanza al mondo. L’insufficienza della preparazione nelle materie finanziarie diffusa nel nostro Paese è confermata dai risultati di diverse ricerche anche italiane sul tema: secondo i dati a disposizione, oltre il 70% dei risparmiatori italiani avverte un’elevata percezione di inadeguatezza sui temi relativi alle decisioni finanziarie (intesa come paura di sbagliare, senso di incompetenza, mancanza di “strumenti” per capire le notizie diffuse dai media). L’83% dei risparmiatori avverte invece l’esistenza di numerosi ostacoli di tipo oggettivo alla comprensione dell’informazione finanziaria, come la scelta tra un elevato numero di prodotti bancari, il livello tecnico del linguaggio economico-finanziario, il ricorso a termini in inglese e una comunicazione non sempre chiara. Secondo l’indagine sui bilanci delle famiglie italiane condotta da Banca d’Italia, nel 2010 il grado di conoscenza delle famiglie sui temi finanziari rimane basso: → circa due terzi del totale degli intervistati non è in grado di interpretare correttamente un estratto conto, di calcolare variazioni del potere di acquisto e di distinguere tra diverse tipologie di mutuo, e quindi, di valutare la sostenibilità dei propri debiti; → il 45% delle famiglie è consapevole dell’opportunità di diversificare i propri investimenti; → solo 1/3 conosce la differenza di rischiosità tra azioni e obbligazioni. Le conoscenze finanziarie risultano ancora più limitate con riferimento alla previdenza complementare: la percentuale di famiglie che ne conosce le caratteristiche oscilla fra il 20% e il 33% (a seconda della domanda). Solo il 13% è in grado di quantificare il proprio livello di retribuzione previdenziale. La popolazione è esposta al rischio ed è vulnerabile alle conseguenze di possibili eventi finanziari inattesi. Rischia cioè, senza esserne consapevole, di perdere parte dei propri risparmi. Nonostante, però, il gap di conoscenza e la fragilità finanziaria, ben pochi stanno cercando di migliorare il proprio livello di educazione finanziaria. Del resto nemmeno la recente crisi economica sembra aver innescato comportamenti virtuosi di difesa e previsione della propria situazione economica futura:

→ la quota di italiani che ha dichiarato di effettuare una pianificazione delle entrate e delle uscite è rimasta invariata prima e dopo la crisi (33%); → non varia la quota di coloro che hanno fatto un bilancio dei propri debiti in relazione ai propri beni (pre-crisi 26%; post crisi 24%); → rimane invariata anche la percentuale di coloro che hanno tentato di determinare quanto potevano cambiare le proprie disponibilità (risparmi e investimenti), in funzione dell’andamento dei mercati finanziari (pre-crisi 27%; post crisi 25%); → solo il 14% degli italiani (con percentuali non tanto peggiori agli altri Paesi indagati, però) sa valutare correttamente il ritorno e i rischi dei propri investimenti finanziari. A conferma di questo ultimo dato, secondo i dati ACRI/IPSOS, ben il 41% degli italiani tiene in considerazione solamente il possibile rendimento dell’investimento quando investe; solo il 26% ne valuta anche la rischiosità. È chiaro dunque che l’educazione finanziaria sia in Italia uno degli investimenti più importanti e più urgenti da avviare alla luce di quello che può definirsi un semi-analfabetismo finanziario che accomuna la maggior parte degli italiani.. Tutto ciò viene convalidato dalle indagini condotte dalla Banca d’Italia sulle abitudini di risparmio e investimento degli italiani evidenziando come una percentuale significativa delle famiglie tenga comportamenti in contrasto con il proprio benessere, a causa di una insufficiente padronanza dei concetti di base di economia e finanza, di una ridotta capacità di calcolo, di una scarsa comprensione degli strumenti e dei prodotti finanziari esistenti. Il basso livello di conoscenza è spesso accompagnato da una sopravvalutazione delle proprie capacità. Ne possono conseguire un inadeguato livello di risparmio, una scarsa capacità di pianificazione del futuro, una non corretta valutazione dei rischi, un elevato indebitamento rispetto al reddito, una non adeguata percezione delle conseguenze delle proprie scelte, una maggiore probabilità di cadere in trappole finanziarie. La recente crisi finanziaria ha messo in evidenza quattro fatti: → la scarsa conoscenza in materia finanziaria, con le conseguenti decisioni inadeguate e scorrette, è diffusa in larghi strati della popolazione; → i problemi finanziari possono passare inosservati per lunghi periodi di tempo prima di esplodere in superficie; → le conseguenze di errori finanziari possono essere devastanti per gli individui e le famiglie, in quanto andranno a toccare i risparmi o i redditi integrativi; → i costi di questi errori sono elevati non solo a livello microeconomico, ma anche a livello macroeconomico. Conoscere o meno i concetti finanziari di base ha effetti importanti perché: – coloro che hanno scarse conoscenze, tendono a non pianificare la propria pensione, a non risparmiare e ad ottenere prestiti attraverso metodi che generano alti costi di interessi e alte spese; – i problemi finanziari possono essere sottovalutati per lungo tempo con esiti devastanti: ad esempio, il risparmio per la pensione può essere insufficiente a far fronte alle spese postritiro dal lavoro, ma non ci sono meccanismi esterni che lo segnalino, in quanto i controlli e i calcoli per assicurarsi di 5


essere sulla strada giusta sono affidati solo all’iniziativa individuale. Allo stesso modo, il numero delle carte di credito e l’ammontare di indebitamento su ciascuna dipendono dalle decisioni dell’individuo. Ma per chi non conosce la legge del tasso di interesse composto non è facile capire quando il debito diventa troppo alto. La crisi finanziaria ha amplificato la necessità di intervenire in questo ambito. Tale necessità trova le sue ragioni anche in altri fattori quali: → l’aumento delle decisioni rischiose in capo alle famiglie; → l’incremento degli investimenti in assets finanziari; → la crescita della complessità dei mercati finanziari; → l’aumento dell’offerta di prodotti finanziari; → l’incremento delle aspettative di vita che ha inevitabilmente accresciuto il periodo di pensionamento. L’ex Governatore della Banca d’Italia, dott. Mario Draghi, le ha riassunte in un suo intervento distinguendo il lato della domanda da quello dell’offerta. “Dal lato della domanda va considerato: l’invecchiamento demografico e le riforme del sistema pensionistico, che hanno reso le famiglie più direttamente responsabili del finanziamento della loro assistenza sanitaria e dell’accumulo di ricchezza pensionistica; il basso livello dei tassi di interesse e la domanda di acquisto di abitazioni, con la conseguente domanda dei mutui; una sempre maggiore quota di risparmio investita in prodotti assicurativi e previdenziali; un maggior ricorso al credito al consumo. La crescita dell’esposizione delle famiglie ai rischi del mercato si è registrata in maniera evidente negli ultimi anni: in Italia, la partecipazione diretta e indiretta ai mercati azionari attraverso fondi comuni di investimento, polizze assicurative e previdenza integrativa è raddoppiata nel corso degli ultimi venti anni; negli Stati Uniti più di metà delle famiglie investe almeno parte della propria ricchezza in azioni; in Svezia oltre due terzi; in Francia, Italia e Germania circa un quarto.” Dal lato dell’offerta, invece, gli intermediari, stimolati dal contesto di mercati sempre più integrati e concorrenziali e favoriti dalla incessante innovazione tecnologica, hanno ampliato e diversificato la gamma di prodotti e servizi. In sintesi, alla crescente complessità dei prodotti offerti si è accompagnata la difficoltà da parte della clientela, che nella generalità dei casi non corrisponde al “risparmiatore consapevole”, di comprenderne le caratteristiche e percepirne con chiarezza i reali profili di rischio e di rendimento. In questo scenario è facile intuire che un basso livello di educazione finanziaria non possa che avere conseguenze negative e costi sociali quali: → un aumento generale dell’indebitamento dei consumatori; → un insufficiente livello di risparmio per far fronte ai consumi futuri; → una mancanza di fiducia nelle istituzioni finanziarie; → un’indecisione problematica nell’acquisto o nella vendita di prodotti finanziari. Un’adeguata preparazione sugli elementi fondamentali della finanza, riducendo l’asimmetria informativa e conoscitiva tra i risparmiatori e gli intermediari finanziari, contribuirebbe a ridurre le sorprese negative. A tal proposito diceva il dott. Draghi: “Nessuna norma di trasparenza e tutela è veramente efficace se gli utenti non hanno gli strumenti per effettuare scelte informate: con l’accrescersi della complessità dell’offerta, assicurare 6

l’educazione finanziaria del consumatore di servizi bancari è divenuto di cruciale importanza”. L’educazione finanziaria è dunque un processo fortemente necessario, attraverso il quale i consumatori dei prodotti finanziari sviluppano la capacità di compiere scelte e prendere decisioni di natura finanziaria in autonomia e con cognizione di causa. Una considerazione ulteriore va fatta nel senso che le difficoltà ad assumere decisioni economiche, orientate alla massimizzazione della propria utilità, sono riconducibili al problema delle asimmetrie informative. Inoltre studi riguardanti la natura delle decisioni economiche, svolti da parte degli psicologi della decisione, hanno dato vita ad un’area di ricerca multidisciplinare che comprende la neuroeconomia, l’economia comportamentale e la psicologia economica. Questi studi hanno portato a comprendere meglio una serie di comportamenti che dal punto di vista economico sembrano “irrazionali” ma che sono perfettamente comprensibili se si considera il modo in cui le persone elaborano ed utilizzano la rilevante quantità di informazioni disponibili, i loro condizionamenti socio-culturali ed il contesto in cui avvengono le scelte. Una miriade di esempi confermano che spesso a decidere c’è qualcuno o qualcosa al posto nostro. Pertanto, sapere come e quando ciò avviene ed essere in grado di riconoscere il cosiddetto errore sistematico, quello che si presenta con frequente regolarità in situazioni facilmente individuabili e catalogabili, è un passo avanti importante per potere decidere in modo consapevole in relazione agli obiettivi prefissati, coerenti ed adeguati al proprio stile di vita nell’ambito di una efficiente pianificazione. Altre importanti considerazioni in tema di educazione finanziaria riguardano l’evolversi dei contesti internazionale e nazionale e, nell’ambito di questi, in particolare bisogna sapere che il sistema banca si trova di fronte a: Strutturale riduzione del processo di generazione del reddito a causa di: – bassi tassi di interesse; – deterioramento del quadro economico con forte crescita dei crediti in sofferenza. Evoluzione del quadro normativo: – sempre più vincoli nell’offerta di servizi e prodotti – compresa Basilea 3.

Cambiamenti della domanda (più sofisticata ed evoluta) e riflessi delle modalità di offerta (più mobile e meno sportelli) in presenza di rigidità strutturali. Il sistema banca sta affrontando con radicale razionalità detto contesto e sta adottando adeguate soluzioni in particolare per: – provvedere al recupero di produttività ed efficienza; – affrontare la crescente competitività (prezzi, distribuzione, etc.); – rispondere ai sempre più stringenti requisiti patrimoniali e di liquidità. In tale quadro l’investitore-risparmiatore che deve decidere ed operare con oculatezza deve sapere: – Quale è il grado di evoluzione della solidità patrimoniale e del reddito della sua banca; – Nella generazione del processo produttivo di reddito (quanto proviene dalla gestione caratteristica ed extracaratteristica) della sua banca;


– Cosa significa, nello specifico, il conflitto di interessi in cui incorre la sua banca (ad es. quando avanza la proposta assillante di sottoscrivere a tutti i costi le sue obbligazioni bancarie); – Cosa ne pensa il mercato della sua banca (rapporto mezzi propri/capitalizzazione); – Quanta offerta di consulenza riceve (fatti e non intenzioni); – Quanti suoi diritti sono soddisfatti? A queste necessarie domande ne vanno aggiunte delle altre di minore rilievo; le risposte devono fare parte di un bagaglio di conoscenze strutturate affinché ciascuno possa attrezzarsi nella maniera che desidera e chiedendo aiuto nelle diverse modalità, prioritaria quella di rivolgersi a persone qualificate la cui competenza è comprovata dalla iscrizione in un albo professionale. Anche se ciò non è bastevole. Bisogna però sempre usare proprie personali capacità di valutazione, appoggiandosi al personale qualificato e ricordando che il primo sostegno ciascuno lo riceve da se stesso, preparandosi adeguatamente. Un risparmiatore preparato esige un consulente preparato. Ciò riguarda ogni ambito degli interessi della persona, dalla salute alla economia, dallo studio al lavoro, etc. Per quale motivo c’è la particolare necessità di essere adeguatamente preparati sulla conoscenza delle cose attinenti la propria Banca? È evidente che, grazie ad una maggiore cultura finanziaria, il risparmiatore intercetta con una certa accuratezza ed immediatezza gli elementi di valutazione (sicuramente maggiore di quella attuale) e può esprimere un proprio giudizio sull’offerta bancaria e sulle caratteristiche essenziali di sicurezza e solidità della banca proponente, mentre ora si affida ad essa senza sostanziali tutele. L’educazione finanziaria diventa AUTOTUTELA nel momento in cui: – la cultura del risparmio non è soltanto informazione sugli strumenti esistenti ma diventa capacità di comprensione del sottostante e dell’adeguatezza dell’allocazione del risparmio secondo i propri bisogni e, conseguentemente, scelta corretta degli strumenti;

– la pianificazione finanziaria proposta dai professionisti diventa comprensibile ed accettata solo se condivisa dal risparmiatore sulla base dell’ordine logico dei bisogni da soddisfare; – il risparmiatore/investitore acquisisce basilari requisiti quali: a) il controllo dell’emozione e della paura, b) la capacità di valutazione sistematica e periodica della propria situazione finanziaria ed economica, c) il bisogno continuo di autoaggiornamento su fonti di informazione qualificata che lo rendano soggetto attivo e critico (per non soggiacere alle notizie giornalistiche ed alle proposte ricevute magari da qualche amico promotore o direttore di banca); – obbliga le stesse BANCHE ed i GESTORI DEL RISPARMIO ad osservare le corrette regole di gestione del risparmio dei clienti e ad avvalersi della collaborazione solo di personale qualificato. L’educazione finanziaria ha come esito anche quello di far coincidere i bisogni della famiglia con i bisogni della economia. Conclusioni

È evidente quanto sia indilazionabile la esigenza di provvedere allo sviluppo della cultura finanziaria che rappresenta il cardine per la tutela individuale e collettiva, raggiungendo l’obiettivo che coincide con quello dell’OCSE che si è espresso definendo l’Educazione finanziaria come:

“Il processo attraverso il quale i consumatori/investitori finanziari migliorano la propria comprensione di prodotti e nozioni finanziarie e, attraverso l’informazione, l’istruzione e un supporto oggettivo, sviluppano le capacità e la fiducia necessarie per diventare maggiormente consapevoli dei rischi e delle opportunità finanziarie, per effettuare scelte informate, comprendere a chi chiedere supporto e mettere in atto altre azioni efficaci per migliorare il loro benessere finanziario”.

7


UOMINI LIBERI IN UNA SOCIETÀ MIGLIORE. RILEGGENDO JOHN DEWEY Dario De Salvo*

Al centro della riflessione di JOHN DEWEY (Burlington, 1859 – New York, 1952) vi è, come ben noto, la teoria dell’esperienza. Secondo il pensatore americano alla base dell’esperienza vi è il turbamento che deriva all’uomo dal suo rapporto con un mondo in perenne instabilità. Tale turbamento, oltre ad essere all’origine di quel disagio e di quell’incertezza che caratterizzano l’epoca post moderna, dà vita ad un processo pratico-speculativo mediante il quale il vivente reagisce all’ambiente, lo adatta a sé modificandolo e si adatta ad esso modificandosi, attraverso una successione di scelte, selezioni, analisi, organizzazioni sia dei messaggi che subisce sia delle risposte che progetta e mette in opera. Di conseguenza, l’esperienza umana si configura, secondo il promotore dello strumentalismo americano, come transazione tra un mondo di cose che condizionano l’uomo e l’uomo stesso, che opera sulla cose condizionandole. L’uomo non pone le cose, ma le modifica nella misura in cui ne è modificato e condizionato1. Da questa premessa deriva la sostanziale differenza tra il pragmatismo americano e l’empirismo tradizionale. Prima fra tutte, per l’empirismo tradizionale l’esperienza è un atto psichico, compenetrato di soggettività2 ossia è ridotta a stati di coscienza chiari e distinti ed è, quindi, semplificata, ordinata, purificata da tutti gli elementi di disordine e di errore. Per Dewey, invece, la coscienza coincide con l’essere sveglio, vigile e attento al significato degli eventi presenti, passati e futuri. In particolare, la coscienza coincide con l’esigenza di un mutamento o di un riadattamento sentito con particolare intensità. La coscienza è l’esperienza stessa nel momento della sua crisi, ma non è vero il contrario. Inoltre, l’esperienza di cui parla Dewey è «primitiva, indiscriminata e grezza e include dentro di sé tutte le qualità o i fattori di turbamento, di rischio, di perversità e di errore che agiscono nella vita umana»3. Ma l’esperienza non si riduce nemmeno a conoscenza, sebbene la conoscenza stessa faccia parte dell’esperienza. Infatti, l’essere e l’avere precedono la conoscenza e la condizionano. L’esperienza in origine, cioè prima di ogni atto riflessivo, non è una forma di conoscenza, ma si manifesta nei modi fondamentali dell’essere e dell’avere. È esperienza, in tal senso, una qualsiasi azione, come il mangiare o il parlare, oppure un desiderio o un timore, una gioia, una sofferenza. La conoscenza, invece, inizia nel momento in cui l’individuo, organismo pensante, elabora gli aspetti problematici, portandoli alla coscienza e riflettendo su di essi, pertanto si può concludere che la conoscenza deriva dall’esperienza, ma non coincide strettamente con essa. L’esperienza, dunque, è precedente ad ogni intellettualizzazione. Infine, l’esperienza non è meramente soggettiva, ma è un evento che si verifica nel corso del rapporto tra il vivente e il suo ambiente naturale e sociale. Un’ulteriore errore commesso dalla tradizione empirica è quello di considerare l’esperienza come passività e registrazione di ciò che è avvenuto nel passato. Nell’interpretazione deweyana, invece, essa appare caratterizzata da un impegno sostanzialmente attivo, in quanto “sforzo di cambiare il dato” e considerata «come processo o progetto di anticipazione e di rinnovamento incessante delle situazioni, proteso verso il futuro»4. Convenendo con Catalfamo si può, dunque, affermare che «l’esperienza è, perciò stesso, prospettiva volta essenzial8

mente verso il futuro, ossia verso un ulteriore e continuo mutare delle situazioni, in vista di situazioni sempre più ricche di possibilità per l’avvenire»5. L’empirismo classico, ancora, secondo l’intellettuale americano cade in errore allorché considera il particolarismo come il primum nell’esperienza. In verità, se l’esperienza coincide con il sottostare ad un ambiente, e contemporaneamente lo sforzo per dominarlo, è chiaro come le relazioni e la continuità abbiano in essa un’importanza primaria. In ultima analisi, per la concezione empiristica tradizionale esiste un soggetto prima dello sperimentare, nel senso che l’individuo è la sorgente di un’esperienza. Secondo Dewey, invece, il dato fondamentale è che i fatti ci sono indipendentemente dal soggetto, sia nella loro collocazione al di sotto della coscienza, sia nella loro tendenza a consolidarsi in un flusso costante, per cui appare ragionevole il fatto che Dewey affermi che non è esatto dire “io esperimento”, “io penso”, ma è corretto dire “si esperimenta”, “si pensa”. Sulla base dell’analisi di tale concetto di esperienza derivano i nessi che legano realtà ed esperienza. In particolare, la concezione secondo cui la realtà è quale si manifesta nell’esperienza. Un flusso ininterrotto in continuo divenire, nel quale l’individuo cerca di imprimere agli avvenimenti un corso che permetta la continuazione e lo sviluppo della sua esistenza. Ma proprio perché riguarda l’interdipendenza tra l’individuo e il suo ambiente, l’esperienza non sempre è armonica. Il rapporto tra organismo e ambiente, tra uomo e natura non è mai in perfetto equilibrio, in quanto l’esistenza è caratterizzata da precarietà e rischiosità. Nel passato, per tutelarsi dall’instabilità e dalla precarietà dell’esistenza, l’uomo si è appellato a forze magiche ed ha costruito miti che, quando son caduti, ha rimpiazzato con altre idee rassicuranti quali l’immutabilità dell’essere, il progresso universale, la razionalità inerente dell’universo, l’universo regolato da leggi necessarie e universali. Tali concezioni filosofiche hanno cercato «di cullare l’uomo nell’illusione che le cose che gli stanno a cuore, i valori da cui dipende la sua stessa esistenza, siano garantiti dalla realtà stessa in cui vive e che perciò saranno conservati e preservati in ogni caso»6. Secondo Dewey, invece, occorre denunciare la fallacia filosofica di queste metafisiche consolatorie e illusorie e comprendere che per fronteggiare un mondo e un’esistenza così difficili sono necessari comportamenti e operazioni umane intelligenti e responsabili. Le teorie deweiane, in conclusione, rischiarano di una nuova luce la speculazione filosofica. La filosofia, secondo il Nostro, tende a rendere consapevole l’uomo che la realtà è anche disordine, conflittualità, instabilità, ma che nello stesso tempo l’intelligenza umana è in grado di trasformare operativamente questa realtà in modo da renderla più omogenea con le proprie e altrui esigenze, in vista del benessere individuale e collettivo. Per Dewey, dunque, la natura dell’intelligenza è quella di approntare strumenti per risolvere problemi dati dall’esperienza, e la filosofia può essere considerata una sorta di scienza sociale orientata alla prassi, in grado di esercitare un controllo razionale sulla vita umana allo scopo di migliorare la situazione, precaria, incerta e indeterminata da cui si parte. «Se il compito della filosofia dell’esperienza è quello di trovare la via migliore per orientarci nel mondo e trasformarlo secondo le nostre forze, si può dire che in tale filosofia è non


solo implicita una pedagogia, ma addirittura che essa è già una pedagogia esplicita»7. Per queste ragioni Dewey in Democrazia e educazione (1916) definisce la filosofia come teoria generale dell’educazione, ritenendo l’educazione come un processo di crescita dell’esperienza che arricchisce l’esperienza stessa di nuove prospettive e aumenta la possibilità da parte dell’uomo di esercitare su essa un controllo razionale. L’educazione, intesa come sviluppo esclusivo del singolo, è, d’altronde, impossibile. Essa può aver luogo soltanto nell’interazione con l’ambiente sociale. L’educazione, intesa dal pedagodista americano come nesso storico fra le generazioni, è la condizione stessa del progresso. Il Dewey diffida di ogni riforma sociale programmata che non cominci e non continui come un fatto essenzialmente di educazione sociale. Allo stesso tempo egli postula una scuola che corrisponda ai tempi ed essendo questi contrassegnati oggi dalle tre grandi rivoluzioni moderne della scienza, dell’industria e della democrazia, deve essere necessariamente scientifica, democratica e attivistica. Come non esistono l’uomo, l’individuo e la società in astratto, bensì solo l’uomo storico, realizzantesi in una società determinata composta di determinati individui, così non esistono una filosofia e una pedagogia dalle soluzioni univoche e immutabili8. Sulla base di tali considerazioni, nel 1929 con Le fonti di una scienza dell’educazione, il Dewey giunge al discorso pedagogico scientificamente fondato, sostenendo che la pedagogia è una scienza che deve avere il suo ambito di indagine, il suo campo di osservazione, le sue ipotesi direttive nei concreti problemi della prassi educativa, nonché la possibilità di sperimentare, controllare e verificare le sue ipotesi, raccogliendo idee da tutte quelle “fonti” a cui si rivolge allo scopo di promuovere l’istanza pedagogica fondamentale: la liberazione e il miglioramento dell’uomo nella vita sociale.

Note

Ricercatore di Storia della Pedagogia presso l’Università degli Studi di Messina. 1 Cfr. G. Catalfamo, Storia della pedagogia. Volume terzo, Edizioni Spiegel, Milano, 1985. 2 Cfr. J. Dewey, Intelligenza creativa, La Nuova Italia, Firenze, 1951. 3 N. Abbagnano, Storia della filosofia, UTET, Torino, 1996, p. 589. 4 C. Metelli Di Lallo, La dinamica dell’esperienza nel pensiero di J. Dewey, Liviana Editrice, Padova, 1958, p. 127. 5 G. Catalfamo, op. cit. 6 N. Abbagnano, op.cit., p. 589. 7 M. Agosti, V. Chizzolini, Magistero, La Scuola Editrice, Brescia, 1957, p. 326. 8 Cfr. Ivi, pag. 327. *

Riferimenti bibliografici

ABBAGNANO N., Storia della filosofia. UTET, Torino, 1996; AGOSTI M., CHIZZOLINI V., Magistero, La Scuola Editrice, Brescia, 1957; CATALFAMO G., Storia della pedagogia, Edizioni Spiegel, Milano, 1985; DEWEY J., Democrazia e educazione, Sansoni, Milano, 2004; DEWEY J., Esperienza e natura, Paravia, Torino, 1949; DEWEY J., Intelligenza creativa, La Nuova Italia, Firenze, 1951; METELLI DI LALLO C., La dinamica dell’esperienza nel pensiero di John Dewey, Liviana Editrice, Padova, 1958.

9


INIZIATIVE DELL’ASSOCIAZIONE

CENTRO CULTURALE DI VOLONTARIATO PER LA RICERCA E LA PROMOZIONE DELLA PEDAGOGIA – ONLUS Con il patrocinio dell’Associazione Pedagogica italiana

Etica e cittadinanza

Seminario NAZIONALE

Cortona 12 aprile 2012 Cortona – Sala Convegni Sant’Agostino Programma

15.30 Coordina: Prof.ssa Nicoletta Bellugi, Presidente della Sezione As.Pe.I. di Chiusi Arezzo Saluti delle autorità

16. 00Introduce e modera Prof.ssa Concetta Sirna, Presidente Nazionale dell’Associazione Pedagogica Italiana

16.30 Prof.ssa Serenella Macchietti, Presidente onoraria dell’As.Pe.I. nazionale “Responsabilità e cittadinanza a scuola”

17.00 Prof. Andrea Giambetti, Docente di Filosofia Comunità, società e istituzione per una cittadinanza etica

17.30 Prof. Sergio Angori, Ordinario di Pedagogia Università di Siena Arezzo Educazione lungo tutto il corso della vita e cittadinanza attiva

18.30 Dibattito e conclusioni.

Ore 18.10 Consegna degli attestati di partecipazione

10


VITA DELLE SEZIONI

Si ricorda alle sezioni che, dopo il Congresso nazionale, a norma di Statuto, entro tre mesi le sezioni sono tenute a rinnovare il Direttivo e a comunicare i nomi degli eletti alla presidenza nazionale. Si comunica altresì che i nuovi indirizzi ai quali spedire il programma delle attività della sezione, i verbali del rinnovo delle cariche per il triennio 2011-2013 e tutti gli altri documenti del tesseramento, cioè la copia del versamento o del bonifico, gli elenchi dei soci completi di indirizzi, mail e qualifiche (docenti, studenti, formatori, ecc.) sono: presidente@aspei.org e profdonadio@yahoo.it (mail del nuovo segretario, prof. Arturo Carapella). Il n° di conto corrente su cui fare il bonifico delle quote è il seguente: UBI BANCO DI BRESCIA filiale di PADERNO FRANCIACORTA cc.n. 10169 intestato a ASSOCIAZIONE PEDAGOGICA ITALIANA - IBAN IT27O0350054890000000010169 PROGRAMMA 2012 Sezione As.Pe.I di Messina Presidente: Prof. Antonio Michelin Salomon

– – – – – – – – – – – –

Febbraio 2012 – Laboratorio di 25 ore su : “Creatività Multimediale”. Responsabile: Dott. Giuseppe Arrigo.

Marzo 2012 – Laboratorio di 25 ore su: “Creatività Multimediale 2”. Responsabile: Dott. Giuseppe Arrigo.

22 marzo 2012 – Seminario esperienziale di 3 ore su: “Tra luci ed ombre” Responsabile: Prof.ssa Liliana Minutoli.

Maggio 2012 – Seminario su: “Contesti globalizzati ed educazione finanziaria” Responsabili: Prof.ssa Concetta Sirna – Dott. Rosario Terranova.

Giugno 2012 – Laboratorio su: “Il positivismo pedagogico nell’Italia di fine ’800”. Responsabile: Prof. Dario De Salvo. Giugno 2012 – Laboratorio su: “Conflitto e strategie educative”. Responsabile: Prof. Alessandro Versace.

Settembre 2012 – Laboratorio di 25 ore su: “Resilienza e bisogni educativi speciali”. Responsabile: Prof.ssa Simona Gatto. Settembre 2012 – Laboratorio di 25 ore su: “La relazione d’aiuto”. Responsabile: Dott.ssa Diletta Michelin.

Ottobre 2012 – Laboratorio di 25 ore su: “L’ascolto empatico nella relazione educativa”. Responsabile: Dott.ssa Valentina Frascà.

Ottobre 2012 –Laboratorio di 25 ore su “Trasformazioni sociali ed implicazioni educative”. Responsabile: Dott.ssa Rossella Paino.

Ottobre 2012 Laboratorio di 25 ore su: “La didattica dell’orientamento”. Responsabile: Dott. Francesco Toscano.

Novembre 2012 – Laboratorio di 25 ore su: “Il piacere dell’agire etico-solidale. Esperienze, percorsi, risultati”. Responsabile: Prof.ssa Angela Lenzo.

11


Un convegno a Trieste per ricordare Duilio Gasparini Claudio Desinan

Davanti ad un pubblico folto e qualificato di insegnanti e dirigenti scolastici, il 18 Maggio u.s. si è svolto a Trieste, nell’Aula Magna della Facoltà di Scienze della Formazione, il Convegno di Studi “Scuola, ricerca, educazione ieri ed oggi. La figura e l’opera di Duilio Gasparini”. Triestino di nascita, Gasparini aveva iniziato la propria carriera accademica nel 1957, nella propria città, come docente di Didattica. Nel 1973 si era trasferito nell’Università di Genova, dove aveva raggiunto l’ordinariato di Pedagogia. Rientrato a Trieste nel 1995, da pensionato, scomparve nel 2008, dopo una lunga malattia. Nel corso del Convegno è stato anche presentato il volume “La dimensione dell’educare e il gusto della scoperta nella ricerca” (Armando 2011), curato da L. Malusa e O. Rossi Cassottana, che raccoglie testimonianze e studi di amici e colleghi di Trieste, Genova e altri atenei sul pensiero del docente triestino. Dopo il saluto di G. Battelli, Preside della Facoltà, e la presentazione del Convegno da parte di B. Rosa Grassilli, già Preside della medesima Facoltà triestina, L. Malusa ha spiegato il ruolo svolto dal Rosmini nel corso del Risorgimento, mentre O. Rossi Cassottana ha segnalato le due principali dimensioni dell’opera di Gasparini, quella storica e quella teorica e didattica, ed ha messo in evidenza la sua puntualità scientifica. A sua volta, S. S. Macchietti ha colto, con sensibilità, un aspetto “nascosto” dell’opera gaspariniana, quello della spiritualità. Infine, C. Desinan ha presentato la concezione pedagogica che aveva caratterizzato, tra il 1956 ed il 1976, il “gruppo storico” di docenti e ricercatori che si era raccolto a Trieste, nell’ex Istituto di Pedagogia del Magistero, attorno alle tre figure chiave di D. Gasparini, E. Petrini e G. Tampieri, il quale rappresentava l’ancoraggio psicologico del gruppo. Desinan ha sostenuto che, in conseguenza di una modalità di fare teoria che fosse “riflessività del concreto” e per il modo di concepire la funzione della ricerca storica in educazione, pare possibile affermare l’esistenza di una “triestinità” della pedagogia triestina di quel periodo: un concetto caratterizzante questo che era già comparso in uno scritto del 1914 di Carlo Stuparich, il fratello minore di Giani, morto in una trincea di Monte Cengio, a 22 anni. Nei loro interventi, G. Tampieri, L. Czerwinsky, A. Griselli, G. Spiazzi e A. R. Stalio, hanno colto, tra le oltre 180 pubblicazioni di Gasparini, gli elementi qualificanti del suo pensiero. Ha suscitato interesse la comunicazione di M. Cornacchia, il quale ha ricordato che Gasparini, in un suo lavoro poco noto, Struttura ed organizzazione del sistema educativo complesso (1977), aveva nettamente anticipato questioni che solo oggi sono affrontate. G. Imperatori ha infine reso la propria testimonianza sulla figura del marito, uomo buono, paziente, pronto alla battuta, che non amava mettersi in mostra. Come in un mosaico, tesserina per tesserina, il Convegno ha così ricostruito la figura di D. Gasparini, nella sua ricchezza e nella sua particolarità. SEMINARIO SEZIONE ASPEI DI REGGIO CALABRIA

Nell’ambito del programma annuale 2011/2012, approntato per la formazione in sede, la sezione Aspei di Reggio Calabria ha promosso una iniziativa sull’interessante tema “Educazione ed etica nel tempo della globalizzazione finanziaria”. L’incontro si è tenuto il 24 febbraio 2012 nella prestigiosa Aula Magna dell’Università per Stranieri “Dante Alighieri”, di fronte ad un folto pubblico, composto dai Soci della Sezione e da numerosi, attenti uditori attratti dalla complessa ed attuale tematica, ed in presenza della Presidente Nazionale dell’As.Pe.I. prof.ssa Sirna. Nell’iniziale saluto e negli essenziali elementi introduttivi, formulati dal Presidente della sezione, prof. Angelo Vecchio Ruggeri, si è dato conto della scelta del tema e si è precisato che l’argomento possiede una stretta connessione con le problematiche educative e con le vicende sociali che stanno riguardando il nostro Paese, nonché la comunità internazionale. Ha preso, quindi, la parola il dr. Rosario Terranova, esperto di economia, dirigente responsabile di una struttura finanziaria che offre servizi nel settore della economia sociale. L’insolito tema del rapporto “economia e sistema di formazione” era stato suggerito dalla Presidente nazionale prof.ssa Concetta Sirna nel corso dei lavori del Seminario di formazione tenutosi a Catania il 14 dicembre 2011. Si tratta di una problematica che tocca la dimensione esistenziale di ognuno, come stanno dimostrando, in modo clamoroso e sistematico, le vicende di questi ultimi mesi. “Imparare ad orientarsi sui temi della micro economia costituisce”, per il dr. Terranova, “un obbligo educativo ed una necessità di operatività quotidiana”. Obbligo e necessità che non possono, dunque, essere disinvoltamente trascurati dalle istituzioni educative che operano per far conseguire processi di formazione integrale in cui, accanto agli apprendimenti disciplinari tecnici, si deve aggiungere una quota di formazione alla gestione della vita quotidiana. Di notevole impatto sul pubblico, inoltre, quegli aspetti della tematica che illustra le modalità con cui costruire il rapporto personale con le banche e con il family banker; condizione che segnala l’urgenza di accrescere di contenuti quei rari momenti didattici in cui si esplica l’educazione alla cittadinanza attiva. Tra i numerosi interventi che hanno animato il dibattito si segnalano gli spunti di riflessione derivanti dalle considerazioni del dr. Pino Cannizzaro, il quale ha evidenziato che “da quando l’Italia è entrata nel mirino della crisi economica e della speculazione finanziaria, stiamo assistendo ad una rapida evoluzione in negativo dei parametri e dei giudizi di valore che un tempo riconoscevamo, pur tra luci ed ombre, con un ruolo dignitoso al nostro sistema Paese. La più vistosa conseguenza è stata la giornaliera comparsa su tutti i quotidiani nazionali ed europei della “temperatura” dell’economia italiana misurata attraverso il valore dello “spread” ed il costo dei “c.d.s.” Poi è arrivato l’aumento vertiginoso delle imposte, l’adozione di nuove misure che riguardano il mondo del lavoro e la revisione del sistema previdenziale del nostro Paese. 12


Gli eventi economici, che sicuramente recheranno tante conseguenze nella vita di ciascuno e non saranno di breve durata, danno l’occasione di pensare alla necessità di introdurre in forma intensiva un programma formativo rivolto ai giovani studenti ed ai docenti. Un programma che comprenda una ragionata serie di conferenze di esperti del mondo economico e finanziario, con lezioni di tipo divulgativo di docenti universitari e con esposizioni pratiche di operatori del mondo economico e finanziario per favorire la comprensione di quei fenomeni economici e sociali che stanno investendo, al di là di ogni previsione, l’organizzazione del nostro Stato e dei suoi cittadini. Essi stanno assistendo in diretta – prosegue il dr. Cannizzaro – al mutamento sostanziale delle loro vite: si pensi alla condizione dei lavoratori, predestinati ad una stabile precarietà, ad una vita lavorativa più lunga e diversamente segmentata. È stato evidenziato come ormai venga sovente riportato nei nostri quotidiani un piccolo dizionarietto di neologismi ed acronimi inglesi, con radici economico-finanziarie e legali. Trascurare la conoscenza e la portata degli effetti di un neologismo presto diventerà una colpa grave, anche perché i neologismi non sono solo quelli che riguardano l’economia e la finanza, ma anche quelli insiti nel corpo delle misure di azione politica di livello nazionale, regionale e comunitaria che, quotidianamente, evolvono con riflessi importanti nella vita di tutti i cittadini. È quanto mai opportuno, come già avviene su iniziativa del Consorzio “Patti chiari” in diverse realtà del paese, approfondire e riproporre questi temi in un programma di educazione finanziaria che intervenga, sia all’interno delle istituzioni scolastiche che nelle sedi istituzionali e sociali disponibili, perché negli adulti come nei giovani cresca la consapevolezza dei processi in atto, unico strumento di autodifesa per evitare scelte sprovvedute e pericolose. Per restare ai temi della interessantissima lezione del dr. Terranova, si è riflettuto anche sul ruolo e sulle funzioni degli istituti bancari del nostro tempo corrente e su come i cittadini di un derelitto Meridione d’Italia debbano chiedere di più alle Regioni e al Governo Nazionale per compensare quelle risorse che il Meridione non ha avuto dalle Fondazioni Bancarie. Queste ultime, infatti, sono espressione quasi totalitaria delle Banche del Nord, che nell’ultimo ventennio hanno fagocitato il sistema finanziario e bancario meridionale, nella disattenzione più completa delle Regioni e del Governo Nazionale. Il Meridione è stato lasciato fuori dai grandi programmi di finanziamento della ricerca universitaria e della innovazione tecnologica e produttiva, che altrove è stata sostenuta, su base localistica, anche dalle Fondazioni bancarie. Da questi programmi emergeranno le nuove imprese, quelle che ancora con un neologismo chiameremmo “start up” e, guarda caso, quasi esclusivamente dalle Università e dai Politecnici del Nord. Non è un caso che l’avvio di nuove imprese sia stato collegato quasi esclusivamente alle Università e ai Politecnici del Nord. Il presidente della sezione, prof. Vecchio Ruggeri, ringraziando quanti intervenuti, sottolinea come il Seminario abbia aperto uno squarcio su un tema estremamente complesso e denso di sviluppi problematici ma abbastanza negletto nel consuetudinario educativo, ed augura alla Aspei di Reggio Calabria un fruttuoso prosieguo di attività.

ARMANDO EDITORE NOVITÀ IN LIBRERIA

Ferotti C. (a cura di)

Didattica personalizzata. Analisi di pratiche e di formazione degli insegnanti

Il volume affronta il tema della Didattica personalizzata, sia dal punto di vista teorico, prendendo in esame le metodologie didattiche che tengono conto delle differenze degli alunni, sia dal punto di vista applicativo, presentando un percorso formativo di trenta insegnanti di sei regioni italiane. pp. 160 € 15,00

Giunta La Spada A. – Brotto F.

2020: i sentieri dell’Europa dell’Istruzione. La scuola nella cooperazione europea

Questo volume propone strategie per promuovere e realizzare una dimensione europea dell’educazione, che può contribuire a comprendere meglio le ragioni della nostra unità pure nella diversità, agevolando la crescita di una cittadinanza europea plurale e, nella scuola, visto che tanti problemi sono comuni, può facilitarne la risoluzione attraverso la cooperazione e l’apprendimento reciproco. pp. 192 € 16,00

13


SEGNALAZIONI

AA.VV., Barbara Micarelli, attualità del carisma, Grafiche VD, Città di Castello, 2011.

Questo volume raccoglie i risultati di accurate ricerche storiche e storico-pedagogiche che arricchiscono le conoscenze del passato dell’educazione popolare e femminile in Italia e presenta Barbara Micarelli, fondatrice dell’Istituto delle Suore Francescane Missionarie di Gesù Bambino, mettendone in evidenza l’intraprendenza, il coraggio, la fede, la carità, la passione educativa, confrontandosi con i tempi in cui visse ed operò e riflettendo sulla “fecondità” del suo carisma. Rileva inoltre che questa donna «ha saputo guardare lontano con gli occhi dell’umano e del divino, testimoniando la sua fedeltà alla persona, la sua volontà di amare e di donare “in umiltà” e di contribuire al rinnovamento della famiglia e della società». Pertanto il volume offre un prezioso contributo agli effetti della conoscenza della cultura e della scuola aquilana della seconda metà dell’Ottocento. Alcune analisi pedagogiche dell’esperienza realizzata dalla Micarelli e alcune proposte, che sollecitano il coraggio di educare e invitano a testimoniare una speranza affidabile, arricchiscono questo volume che si rivela capace di offrire orientamenti e suggestioni per affrontare le sfide del nostro tempo. A. Cesareo

FISM ROMA, Educare al futuro. Speranza Scelta Impegno, a cura di Rossana Cuccurullo, Euroma, Roma, 2012.

È possibile coltivare ancora il sogno o il mito di “educare”? Quale è la responsabilità dei singoli, della comunità, della società nei confronti delle nuove generazioni? Come si può preparare i bambini di oggi ad affrontare il domani? Raccogliere la sfida dell’educare significa disegnare una scuola dalle salde fondamenta, che sappia fare leva su ‘ciò che conta’ veramente, “sui principi inalienabili per l’uomo e su quei valori che non possono essere disattesi sia sul piano prettamente umano che su quello specificamente cristiano”. Una scuola che voglia promuovere la crescita integrale dei bambini deve essere capace di guardare al presente con occhio vigile e di proiettarsi nel futuro con consapevolezza critica. Il testo raccoglie vari contributi presentati a recenti Convegni di studi della FISM ROMA: hanno tutti come filo conduttore i temi della speranza e dell’impegno, di come possano diventare la cifra di una scuola della comunità il cui progetto educativo sia imperniato sull’eticità e sulla qualità della relazione tra docenti, genitori e bambini. C. Sirna

ARMANDO EDITORE NOVITÀ IN LIBRERIA Madriz E.

Prendere forma per dare forma. L’azione educativa professionale

Il presente studio indaga il senso del concetto di “forma”, posto in relazione all’educabilità umana, secondo una specifica concezione della formazione, analizzando la maniera in cui essa incide sulle scelte educative e formative.

pp. 192

€ 16,00

Malusa L. – Rossi Cassottana O. (a cura di)

Le dimensioni dell’educare e il gusto della scoperta nella ricerca. Studi in memoria di Duilio Gasparini

La ricchezza e la varietà degli scritti che, con viva partecipazione, questo volume presenta, indicano il percorso esistenziale e il “viaggio pedagogico” di Duilio Gasparini. Dal mondo della scuola, alla dirigenza scolastica, alla lunga e prestigiosa vita accademica, l’impegno profuso dal pedagogista triestino approdato a Genova nel 1973 segnala una vita spesa per l’educazione, a tutti i livelli e nei diversi ambiti. pp. 496 € 40,00 14

Aspei Gennaio 2012  

Rivista specializzata di Pedagogia

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you