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Comunicazione politica e attività amministrativa del Presidente della Provincia di Latina Anno IV - numero 88| 7 marzo 2012 |Supplemento al Periodico di approfondimento politico Agorà - Registro Stampa del Tribunale di Latina n.877 del 9/3/2007

REPORT AGGIORNATO SULLO STATO DELL’ARTE DEI LAVORI A RIO MARTINO

Cusani: «È nostro interesse consegnare “Rio Martino” prima possibile alla fruizione dei cittadini e alle aziende del settore, perché lo riteniamo uno dei luoghi fondamentali per la ripresa socio-economica del litorale latinense e dell’intera provincia»

LAVORO E FORMAZIONE

Al via l’avviso pubblico per nuovi tirocini formativi a pagina 5

PROVINCIA DI LATINA Delegati del presidente Cusani a costo zero e produttivi a pagina 5

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e visite operative al cantiere di Rio Martino, da parte del presidente della Provincia di Latina, si susseguono ormai a ritmo serrato. Ciò dimostra l’interesse riposto dal presidente Armando Cusani e della sua maggioran-

DAL MANIFESTO SULLA SANITÀ ALL’AUDIZIONE IN CONSIGLIO PROVINCIALE DEL MANAGER ASL RENATO SPONZILLI

za di centro destra per giungere presto al pieno rilancio di Rio Martino, luogo evidentemente ritenuto fondamentale anche per la ripresa socio economico dell’intero litorale latinense e provinciale.

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REPORT AGGIORNATO SULLO STATO DELL’ARTE DEI LAVORI A RIO MARTINO

Cusani: «È nostro interesse consegnare “Rio Martino” prima possibile alla fruizione dei cittadini e alle aziende del settore, perché lo riteniamo uno dei luoghi fondamentali per la ripresa socio economica del litorale latinense e dell’intera provincia»

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ei giorni scorsi il presidente Cusani ha compiuto un nuovo sopralluogo al cantiere di Rio Martino, questa volta accompagnato dall’ing. Alberto Noli e dai componenti dello staff tecnico (anche della Provincia) che sta curando la realizzazione delle opere. Rispetto a tre settimane orsono c’è da riferire che sono state completate le opere di fondazione delle nuove strutture di armatura della foce da parte dell’impresa Marcello Rossi, e realizzate due travi di banchina in cemento armato. Dopo l’esecuzione, nel mese di gennaio, dei getti per la trave di banchina posta in sinistra idraulica (lato Sabaudia) si è potuto procedere, nel mese di febbraio, alla messa in opera dei tiranti a trefoli che costituiscono l’elemento strutturale di ancoraggio della banchina. Dal mese di febbraio, anche in destra idraulica (lato Latina), sono iniziati i lavori per la costruzione, al di sopra dei pali di

fondazione, della trave di banchina con la predisposizione delle armature e delle lastre prefabbricate. Nella mattinata del 3 marzo, invece, è stato eseguito il getto per i primi 40 m della trave di banchina, consentendo entro la metà di marzo di iniziare anche i lavori di esecuzione dei tiranti. Dall’ultima settimana di febbraio, eseguite le pratiche autorizzative e la messa in opera dei sistemi di delimitazione e segnalazione marittima, lato Sabaudia, sono iniziate anche le lavorazioni per la costruzione della nuova scogliera di sbocco a mare e la contestuale demolizione e salpamento della vecchia struttura di banchina. Adesso la nuova scogliera ha raggiunto in sezione provvisoria la progressiva di 60 m (sul totale di 120 m) mentre le operazioni di demolizione interessano il tratto prospiciente la nuova struttura di banchina appena completata. Salvo avverse condizioni meteo marine,

lato Sabaudia, si prevede di raggiungere la progressiva di testata della nuova scogliera entro la fine del mese di aprile, terminando nel contempo, le operazioni di demolizione della vecchia struttura di banchina. Per il lato Latina i tecnici prevedono che i lavori per la costruzione della nuova scogliera e la demolizione delle vecchie opere avranno inizio entro la fine del mese di marzo, dopo il completamento dei tiranti di ancoraggio della nuova struttura di banchina. Le lavorazioni attinenti le due nuove strutture di banchina, ormai in fase di completamento, riguardano circa il 43% dei lavori appaltati, mentre le lavorazioni di demolizione delle vecchie strutture e contestuale realizzazione delle nuove scogliere, che assommano a circa il 45% dei lavori appaltati, sono in uno stato di avanzamento dell’ordine del 20% e, salvo avverse condizioni meteo marine, dovrebbero essere completati entro il mese di maggio. Dopo la pausa estiva per le esigenze della


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balneazione e della nautica che gravitano sull’ambito di Rio Martino, i lavori riprenderanno con gli interventi di escavazione dei fondali e le finiture di dettaglio relative alla sistemazione dei nuovi piani di banchina e i piazzali retrostanti. Al riguardo la direzione dei lavori sta esaminando la fattibilità di varianti migliorative finalizzate alla realizzazione, lato Latina, di una rotatoria in corrispondenza del punto di accesso dalla strada del mare, con la pavimentazione dell’attuale piazzale sterrato con tecniche di ingegneria naturalistica, la disposizione lungo tutto lo sviluppo delle nuove banchine di una gradonata in blocchetti di tufo abbinata ad una staccionata, al fine di assicurare un’ampia passeggiata e dei punti di seduta. Everardo Longarini

Portavoce del Presidente Armando Cusani

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DAL MANIFESTO SULLA SANITÀ ALL’AUDIZIONE IN CONSIGLIO DEL MANAGER ASL RENATO SPONZILLI P

er queste ragioni l’Assise provinciale da qualche tempo ha aperto un dibattito critico nei confronti del documento di riassetto della sanità regionale, offrendo però a questo anche spunti di riflessione e contributi importanti. In settimana l’ultimo approfondimento per conoscere lo stato dell’arte della sanità pontina si è avuto con l’audizione in Consiglio provinciale del manager dell’Asl Latina, Renato Sponzilli. «La presenza del direttore generale della Asl - afferma Cusani - segna un’altra tappa nella quale il consiglio continua ad occuparsi, non di sanità nel termine tecnico e neanche nel termine più legato ai ruoli e ai compiti istituzionali, ma come fondamentale servizio per creare le condizioni di benessere connesse alla qualità della vita nei nostri cittadini. Sull’argomento sanità qualche tempo fa abbiamo tutti insieme approvato un documento chiaro e la presenza in aula consiliare oggi del direttore Sponzilli è importante, ma per il ruolo che esercita non ha competenze specifiche sugli assetti del funzionamento del sistema sanitario regionale, che dipendono dal consiglio regionale, meglio dal commissario regionale, visto che la sanità del Lazio è in mano ad un commissario, ed è con questi che dobbiamo fare i conti. Sulla qualità dell’offerta di sanità pubblica in Regione Lazio abbiamo avuto modo di analizzare i dati di una ricerca dell’Upi regionale, dove i numeri prodotti parlano chiaro: il 57% dei cittadini intervistati boccia gli ospedali della regione, mentre il 60% ha fiducia nel personale medico e infermieristico. Segnali che vanno letti con attenzione e sui quali noi concentriamo l’attenzione quando chiediamo ai vari soggetti interessati che hanno responsabilità di interloquire con noi. È anche però vero - prosegue Cusani - che a diciotto anni dall’ultima riforma del sistema sanitario, sono ancora in atto tentativi di riorganizzazione, senza aver tuttavia individuato dei punti fermi, degli elementi di certezza da cui procedere con interventi razionali e quindi efficaci. Forse la risposta è nel fatto che tutte le teorie organizzative sono in realtà il prodotto di procedimenti induttivi, cioè dei tentativi di generalizzazione di modelli effettivamente osservati sul campo. Allora appropriata al contesto del quale si discute ci pare la parafrasi di una nota frase di Gramsci, che ben si applica a situazioni come quella che abbiamo descritto per le quali “Il pessimismo della ragione porterebbe a prognosi negative, che debbono tuttavia essere corrette in positivo dal-

l’ottimismo della volontà”. Una volontà che la Provincia di Latina ha inserito all’interno del documento “Manifesto sulla Sanità” (votato all’unanimità dal Consiglio provinciale) che ci vede critici verso una proposta che non condivide nessuno. E allora viene da domandarsi quale modello di sanità ci si propone? Aziendalistico, ove le risorse sono razionate piuttosto che razionalizzate? Umanistico, a salvaguardare il diritto fondamentale della salute a tutti equamente? Com’è determinato questo valore di assistenza per il cittadino della Provincia di Latina, Frosinone o di Roma? Queste sono le domande alle quali il commissario di governo deve poter rispondere con i decreti adottati. Non si può accettare nessun taglio indiscriminato se non prima aver chiarito l’opportunità, l’appropriatezza di quel taglio, consapevoli che la riduzione dei posti letto o un accorpamento tra aree omogenee non cambia la sostanza, laddove restano intaccati i livelli essenziali di assistenza. È questo che il commissario deve garantire ai cittadini della Provincia di Latina, non il posto letto tout court se a fronte di più posti letto non ho servizi, prestazioni e risorse appropriate. Ed è a questo punto che fanno con decisione il loro ingresso, nell’ambito della gestione della riduzione ed erogazione di un servizio pubblico di grande peso sociale come la sanità, principi

quali “efficienza”, “efficacia”, “economicità”, “qualità”. Consapevoli della necessarietà di tagliare la spesa - termina Cusani - si insiste affinchè questa venga piuttosto riqualificata, responsabilizzando gli attori del settore sui risultati, focalizzando l’attenzione sui costi, impostando un sistema di pianificazione e programmazione a livello regionale che sia capace di perseguire la tutela pubblica della salute, non ad ogni costo, ma compatibilmente alle risorse disponibili, tuttavia salvaguardando livelli essenziali accettabili senza discriminazione tra territori». Everardo Longarini Portavoce del Presidente Armando Cusani


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”Governance Innovativa per contrastare i fenomeni di disoccupazione”

AL VIA L’AVVISO PUBBLICO PER NUOVI TIROCINI FORMATIVI L

’applicazione alle buone pratiche amministrative permettono ai cittadini, soprattutto quelli alla ricerca di una professionalità o di un reingresso nel mondo del lavoro, di guardare alla pubblica amministrazione con più fiducia. Questo per affermare in via preliminare, che sul piano della formazione professionale e il sostegno per chi ha perso il lavoro, la Provincia di Latina è un modello guardato con interesse anche dalle altre province laziali. Del resto sono i numeri e non le chiacchiere che attestano la bontà del percorso intrapreso per il miglioramento del sistema di competenze professionali poste al servizio dello sviluppo economico regionale. E i risultati conseguiti dalla Provincia di Latina negli anni dal 2008 al 2011, nell’attuazione del Piano Esecutivo Triennale FSE, hanno evidenziato livelli qualitativi e quantitativi di assoluto rilievo, garantendo il pieno raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla programmazione regionale. In buona sostanza la Provincia di Latina in collaborazione con l’Agenzia “Latina Formazione e Lavoro SpA”, gli organismi di rappresentanza del sistema produttivo locale, le parti sociali e il sistema universitario, ha promosso e attivato i Tirocini Formativi in azienda della durata di 6 mesi, con corresponsione di una “borsa lavoro” pari ad 800 euro mensili. Dei tirocini ne hanno beneficiato 957 fra lavoratori disoccupati per effetto del fenomeno crisi e soggetti disoccupati/inoccupati di età superiore ai 45 anni e privi di copertura negli ammortizzatori sociali; Rispetto ai 957 avviati al tirocinio formativo, 859 ha completato il periodo e che fra questi circa 200 sono stati poi confermati dalle aziende con un contratto di lavoro, sia a tempo determinato sia indeterminato, con una significativa ricaduta occupazionale. Il sistema di “governance” già ampiamente

sperimentato negli anni precedenti dalla Provincia di Latina, ossia un comune tavolo di lavoro a cui hanno preso parte, non solo in maniera concertativa ma anche e soprattutto a livello partecipativo e decisionale tutte le associazioni datoriali e le parti sociali, oltre all’Università e l’Agenzia Provinciale Latina Formazione e Lavoro, ha raggiunto pienamente gli obiettivi prefissati dal progetto anticrisi e prodotto risultati quantitativamente e qualitativamente di ottimo livello.

Con l’aggravarsi della crisi economica e occupazionale la Regione Lazio e la Provincia di Latina stanno sostenendo un nuovo intervento denominato “Governance Innovativa per contrastare i fenomeni di Disoccupazione”. Un progetto caratterizzato da tirocini formativi d’inserimento lavorativo della durata pari a 6 mesi e con la corresponsione di una borsa lavoro di 800 euro al mese per giovani di età compresa tra 27 e 35 anni, iscritti presso i Centri per l’Impiego quali disoccupati/inoc-

cupati alla data del 31/12/2011, dunque soggetti che dichiarano di essere alla ricerca attiva e incondizionata di occupazione. Ma è un progetto utile anche per i lavoratori over 45, il cui status di disoccupazione sia direttamente o indirettamente collegato al fenomeno “crisi”, ma anche per tutti coloro che hanno definitivamente risolto il proprio rapporto di lavoro nel corso dell’anno 2011 e che non beneficiano, al 31/12/2011, di alcun genere di ammortizzatore sociale, sia per via ordinaria che in deroga o di altre forme di sostegno al reddito statali e/o regionali. Le domande di ammissione ai Tirocini Formativi d’inserimento lavorativo, redatte in carta semplice, con allegato curriculum vitae e tutta la documentazione riguardante il possesso dei requisiti, possono essere presentate esclusivamente a mano e direttamente dalla persona interessata (non inviate quindi attraverso il servizio postale di Stato), presso gli sportelli provinciali suddetti che garantiranno idoneo servizio di accoglienza e ricezione delle domande fino al 20/03/2012, salvo proroghe eventualmente stabilite dalla Provincia di Latina. Le domande di partecipazione al tirocinio formativo, sia da parte dei candidati che da parte delle aziende disponibili ad ospitare i tirocinanti, potranno essere consegnate tutti i giorni (escluso sabato, domenica e giorni festivi) dalle ore 9,00 alle ore 13,00 utilizzando gli appositi moduli disponibili presso gli stessi sportelli provinciali, i Centri per l’Impiego, le organizzazioni datoriali e sindacali, sul sito web della Provincia di Latina e dell’Agenzia Latina Formazione e Lavoro SpA, oltreché presso il settore lavoro e formazione della Provincia in Via Umberto I n. 37 Latina. Luigi Parisella

Presidemte della Commissione Lavoro e Formazione Professionale


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Il bilancio delle celebrazioni per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia

UN MOMENTO DELLA LOTTA DELLE IDEE L

’anno scorso le celebrazioni del centocinquantesimo anno dell’Unità d’Italia ha visto le esaltazioni agiografiche e le rievocazioni oleografiche sprecarsi, anche perchè cadeva in un momento politico in verità assai interessante per le sorti future del nostro Stato. Da ogni parte si sono fatti convegni e cerimonie e sono stati versati litri di inchiostro su riviste e quotidiani, ma nessuno, ci pare, (nemmeno da parte di coloro che dicono di essere schierati su posizioni antisovversive) ha saputo, o voluto, considerare il processo unitario per quel che realmente rappresentò e significò nel contesto della secolare lotta delle idee, che in quel tempo si andava combattendo tra le forze della sovversione e quelle della Tradizione. Noi oggi che quelle celebrazioni sono terminate, vorremmo soffermarci proprio sul significato ideologico del processo unitario e sulla colorazione che hanno assunto, di conseguenza, le succitate celebrazioni. Insomma cosa significò ed ancora ora cosa significa l’Italia unita per certe forze politiche, che, ieri, operavano dietro le quinte della storia ed oggi si sono manifestate alla ribalta, non essendo più nessuno capace di contrastarle e contenerle efficacemente e validamente. Roma capitale segnò, ad esempio, la fine del processo di unificazione nazionale che, iniziatosi e sviluppatosi nei primi decenni del secolo decimonono non solamente con le guerre di indipendenza, ma anche e soprattutto con i moti liberali e democratici, che erano esplosi nei singoli stati italiani, si concludeva clamorosamente con la caduta del potere temporale dei Papi. Con Roma capitale, d’altro canto, finì l’assalto metodico e puntiglioso, alle volte sotterraneo ed occulto, altre volte palese e diretto, delle forze giacobine, atee e democratiche contro le ultime roccaforti dei principi tradizionali di gerarchia, ordine, autorità, onore e fedeltà; e simultaneamente iniziò prima il dilagare e l’affermarsi incontrastato delle dottrine del terzo stato, il costituzionalismo, il liberismo e la democrazia

e poi l’attacco frontale alla società tradizionale ed alla religione di quelle del quarto stato, il socialismo ed il comunismo. È inutile ripetere, ancora una volta, in questa sede, che non si pensa neppure mettere in discussione l’unità d’Italia in quanto tale (fatto, invero, necessario, indispensabile ed improrogabile) quanto piuttosto le basi culturali ed ideali sulle quali tale unità fu realizzata. Un’unità, che è bene ripeterlo, era voluta da tutti, anche dai sovrani borbonici, anche dai controrivoluzionari come Solaro della Margarita, anche dai pensatori tradizionalisti come Joseph Maistre, il quale, a proposito dei moti per l’indipendenza, esclamerà, riscuotendo, per questo, le simpatie dei neoguelfi: «Così tutti i popoli si sono accordati nel porre in primo piano tra gli uomini grandi quei fortunati cittadini che ebbero l’onore di strappare il loro paese al giogo straniero. Eroi se riuscirono, martiri se fallirono, i loro nomi attraverseranno i secoli». In sostanza, quello che si temeva, da parte dei sostenitori «del trono e dell’altare», era che l’unità si facesse non per l’unità fine a se stessa, ma per affermare quei principi egualitaristici e sovversivi propri della rivoluzione francese ed a totale vantaggio delle logge massoniche.

E che questi timori fossero fondati lo dimostra, se ancora ve ne fosse bisogno, e lo conferma uno storico che certamente non può essere tacciato di simpatie a favore dei conservatori e che è noto a tutti essere stato di orientamento liberale, Adolfo Omodeo, il quale nei suoi «Aspetti del Cattolicesimo della Restaurazione», parlando dell’atteggiamento dell’Austria nei confronti di Murat, scrive: «neppure l’Austria, che voleva consolidare la sua egemonia nella penisola, poteva convenire la presenza nella penisola di quel re (Murat n.d.r.) che da un momento all’altro poteva mettere fuoco alle polveri col programma alimentato dalle logge massoniche, “dell’Italia unita”; e poi ancora, Murat per difendersi dalla Restaurazione: «rispose preparando una contrapposta levéé de bocliers, una vasta cospirazione nelle logge massoniche di tutti i malcontenti della Restaurazione col programma dell’Italia unita». Perciò nessuno nasconde più che il tema, il mito e la bandiera dell’unità d’Italia non furono altro che la molla per muovere ambienti ed uomini in funzione antitradizionale, che, altrimenti, non si sarebbero gettati in un’impresa, che per quei tempi ebbe un indubbio carattere di sovversivismo. Del resto, non vi sarebbe più la ragione perchè si debba nascondere o travisare il motivo fondamentale che dette luogo alla unificazione d’Italia. Infatti, tutte quelle forze che operarono, ieri, dietro le quinte, oggi, con l’avvento della tecnocrazia, sono uscite allo scoperto. La verità è che da quel momento e per la prima volta nel corso degli ultimi secoli si apriva una crisi tra lo Stato italiano e la Chiesa che non solo avrebbe sottratto allo Stato una gran massa di energie cattoliche, ma creava una questione che si sarebbe riproposta ad ogni governo italiano come un’insormontabile impasse che sarebbe stata superata soltanto dopo circa 60 anni, nel 1929, con i patti Lateranensi, che chiudono la questione romana definitivamente


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e dignitosamente tra lo Stato e la Chiesa. La Chiesa vede soddisfatte le sue ragioni di principio e si accorge che lo Stato ha superato quasi del tutto le sue pregiudiziali anticlericali e filomassoniche, ponendosi sullo stesso piano della Chiesa per quanto riguarda il rifiuto delle tradizioni giacobine. Lo Stato italiano, e per esso il fascismo, pur non rifiutando del tutto la tradizione liberale (e questo secondo noi fu una delle insufficienze del regime), che aveva portato all’unità ed alla presa di Roma, respinge i miti della rivoluzione francese e tutto l’impianto ideologico che aveva dato vita ai moti unitari, coltivando l’idea che la presa di Roma era stata una necessità, affinché l’Italia potesse avere un ubi consistam a cui riferirsi, delle tradizioni a cui ancorarsi, delle vestigia di un passato seppur lontano, che solo a Roma si potevano ritrovare; e suggerendo l’idea che perchè Roma assolvesse con dignità ai suoi compiti di grandezza religiosa ed anche politica era necessario che avesse come interland non un piccolo Stato, ma una grande nazione, con un grande popolo ed un grande stato così come i tempi richiedevano. Ambedue gli Enti ormai si reggevano sugli stessi principi culturali ed ideologici, salvo poche eccezioni; i principi egualitaristici e democratici che nel risorgimento li aveva contrapposto, furono soppiantati dai principi di autorità e gerarchia. Con la conclusione dell’ultima guerra mondiale, invece, essendo riemerse tutte quelle forze, che erano state per 20 e più anni imbrigliate se non eliminate, rifece capolino da parte dello stato italiano, che aveva costituzionalizzato gli accordi del Laterano, l’interpretazione democratica del risorgimento e della Presa di Roma; e si parlò di secondo risorgimento a proposito della resistenza (non con tutti i torti) e si dette la prevalenza non più al momento politico unificatorio della presa di Roma, ma al momento ideologico egalitarista ed antitradizionale. La stessa Chiesa iniziò a rivedere le sue posizioni, a fare l’autocritica, ad adeguarsi al mondo che la circondava, mettendo in ombra i principi per i quali si ora battuta nei secoli precedenti. E questo processo di revisione è giunto a tanto che, proprio in occasione delle celebrazioni commemorative dei 150 anni dell’unità d’Italia si sono visti alti prelati esaltare il processo unitario senza un minimo distinguo e senza alcuna riserva sulle basi culturali ed ideologiche che lo avevano caratterizzato. In effetti si è verificato nel corso dell’ultimo mezzo secolo del Novecento, dal punto di vista

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delle idee, una vera e propria frana in senso sovversivo. Nel 1870, infatti, lo Stato italiano era pregno di impostazioni anticristiane ed antitradizionali, mentre la Chiesa restava ferma, solida ed irremovibile sulle sue posizioni antiliberali ed antidemocratiche. Nell’ultimo scorcio del secolo scorso invece, la Chiesa «si adegua» ed assume la stessa Weltaschauung. che prima, in ogni modo, aveva, cercato di combattere. Ecco perchè la celebrazione dell’anno scorso ha visto uniti ed in pieno accordo i rappresentanti dell’una e dell’altra parte; trascurando quello che in realtà l’Italia e Roma avrebbero potuto e dovuto rappresentare per gli italiani e per i cattolici. Tutto questo perchè ci troviamo di fronte ad uno stato che trova la sua legittimità non dall’alto e che intende essere solamente un’amministrazione di beni e di interessi materialistici, giammai rappresentare un’idea superiore e trascendente.

Tutto questo perchè ci troviamo di fronte ad una parte della Chiesa, che intende essere sempre meno cattolica e romana e sempre più democratica e popolare; tanto da diventare, in questo sì, sempre più «conciliante» e «sensibile alle esigenze del mondo e della società». Per tutte queste ragioni abbiamo sempre letto il processo unificatorio italiano, che prima o poi doveva pur avvenire, (ma non è detto che era necessario avvenisse e si compisse sulla base di dottrine che non hanno nulla di «romano» e tantomeno di «cattolico») come una fase dell’immane, secolare scontro, di due dottrine, di due concezioni del mondo: quella tradizionale e quella sovversiva. Sarebbe stato bene, perciò, prima di tuffarsi a capofitto in indiscriminate celebrazioni che si fosse operata una distinzione e si fossero giudicati quegli avvenimenti per quel che in realtà sono stati e per quello che hanno rappresentato o rappresentano per la storia della nostra nazione e soprattutto per la storia della battaglia delle idee che da secoli si sta combat-

7 tendo tra le forze del caos (disordine) e quelle del cosmos (ordine). Si consideri, quindi, senz’altro positiva l’unità d’Italia e con essa la presa di Roma nella misura in cui questi avvenimenti vollero significare e significano per noi il tentativo di unificare più genti aventi la stessa lingua, la stessa religione, le stesse tradizioni in un unico stato e quindi in un’unità di forze e di destini che abbiano un disegno storico da realizzare, una idea, come si diceva una volta, imperiale da affermare, Si consideri, però, senz’altro negativa tutta la vicenda, se si esamina dal punto di vista «delle idee che muovono il mondo»; ed in questo caso non possiamo esimerci dal constatare che coloro che vollero l’unità non erano altro che agenti, spesso inconsapevoli, del movimento antitradizionale, operante sul piano internazionale, contro il quale anche noi ci saremmo battuti. L’unitarietà e la sintonia che sono emerse dalle celebrazioni dei 150 anni non significano, dunque, che si sia ripristinato l’antico rapporto organico tra Stato e Chiesa e tantomeno che lo Stato abbia rinunciato alle sue prerogative giacobineggianti, convertendosi ed abbeverandosi ai principi della Chiesa di Pio IX, di Leone XIII, di Pio XII, di Giovani Paolo II e di Benedetto XVI. E che questa valutazione sia la giusta lo dimostra il fatto che tutte le celebrazioni dell’anno scorso sono state caratterizzate dalle forze laiciste e radicali. Invece noi avremmo preferito, ad esempio, almeno una messa per ricordare tutti indistintamente i protagonisti di quel periodo storico; i bersaglieri caduti per prendere Roma ed i soldati pontifici caduti per difenderla; i martiri caduti per l’unità d’Italia in buona fede ed i legittimisti caduti in nome del loro re e della loro religione; l’intellettuale liberale che si immolò volontario nelle guerre di indipendenza e per il contadino borbonico e i giovani alfieri che, seguendo il loro re a Gaeta, morirono senza alcun riconoscimento. Solo in questo modo si sarebbero potute evitare le speculazioni di parte e si sarebbe potuto inserire tutta la vicenda dell’unità d’Italia nel solco di una tradizione sicuramente antisovversiva che affonda le sue radici nella storia d’Europa e che ha i suoi fondamenti nei principi di onore e fedeltà. Una tradizione che da questi avvenimenti, invece che distrutta e vilipesa, sarebbe stata rinvigorita ed attualizzata, perchè fecondata dal sangue di tutti gli eroi ed i martiri caduti sulle due barricate. Vincitori e vinti insieme. Riccardo Pedrizzi Senatore della Repubblica


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7 marzo 2012

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“No al Parco di Campo Soriano”

LA PROVINCIA SOSTIENE L’INIZIATIVA DEL COMITATO ‘NO PARCO’ PRESENTAZIONE IN COMMISSIONE BILANCIO DEL NEO ASSESSORE FRALLICCIARDI

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resentazione informale in Commissione bilancio del neo assessore Fulvia Frallicciardi. L’incontro, organizzato dal vice presidente della Provincia di Latina Renzo Scalco, ha permesso ai componenti della commissione bilancio, ma anche ai consiglieri di Gaeta Mauro Sasso e Salvatore Di Maggio presenti all’incontro, di scambiare opinioni sul metodo di lavoro che la stessa Commissione ha sostenuto nel corso dei questi primi tre anni di consiliatura. In seguito, ha raggiunto il luogo dell’incontro anche il presidente Armando Cusani, il quale aveva modo di porre l’accento sulle ottime qualità tecniche e di mediazione politica del neo assessore. Il colloquio terminava con un aperitivo offerto dal vice presidente della Provincia e presidente della Commissione bilancio, Renzo Scalco.

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resieduta dall’assessore provinciale all’Agricoltura, Caccia e Pesca Enrico Tiero, alla presenza di un folto pubblico e alla presenza del delegato provinciale Roberto Migliori, degli assessori Longo, De Angelis e De Gregorio (Comune di Terracina), Pecchia (Comune di Monte S. Biagio), del Presidente del Comitato No Parco Prof. Sanalitro, organizzatore della riunione che si è tenuta nella sede di Campo Soriano. «La Provincia di Latina tramite il Presidente Cusani e il mio assessorato - ribadisce l’assessore Tiero - tiene a cuore tale problematica e si è impegnata a risolverla. Tanto che ha già risposto alla proposta di legge con la quale se ne chiede l’abrogazione della stessa che ha costituito il Parco. Siamo sempre più convinti che il territorio

va vissuto e che porteremo avanti le nostre proposte anche in consiglio provinciale, visto che la maggioranza dei consiglieri è d’accordo. Ma dico di più, lo stesso presidente Cusani ha già interessato lo stesso CAL, ovvero il Consiglio Autonomie Locali. Questa che sta portando avanti il Comito No Parco è una battaglia giusta e saremo loro vicino perché non è possibile ingessare il territorio, fermo restando che lì dove si deve va salvaguardato». «Questo Comitato - tiene a sottolineare dal canto suo il Presidente Prof. Sanalitro - propende per ridimensionare dei confini riportando al monumento naturale di Campo Soriano, come tutti i siti di importanza nazionale, perché siamo i depositari e guardiani di questi luoghi».

DALLE 6 DI LUNEDI 27 FEBBRAIO RIAPRE LA PROVINCIALE NORBANA

«A

seguito del sopralluogo effettuato ieri con l’architetto Fabio Zaccarelli e l’ingegner Americo Iacovacci dell’ufficio tecnico dell’Ente, unitamente al sindaco di Norma e avendo ricevuto dichiarazione di assenza di pericolosità per quanto riguarda la caduta massi da parte di Domenico Roco, responsabile dei lavori per il Comune di Norma, la strada provinciale Norbana verrà riparte al traffico

veicolare controllato, a senso unico alternato, a partire dalle ore 6 di lunedì 27 febbraio 2012, fino alle ore 18. Questa disposizione di disciplina del traffico veicolare rimarrà in vigore fino al termine dei programmati lavori per la definitivamente messa in sicurezza del versante interessato dalle frane. Credo che ancora una volta la Provincia di Latina si sia dimostrata sensibile alla tutela degli automobilisti e alla collaborazione istituzionale, salvaguardando gli interessi di tutti cittadini di Norma». Salvatore De Monaco Assessore ai Lavori Pubblici


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7 marzo 2012

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Sviluppo dei Mercati, della Logistica e dei Trasporti

LA DISCUSSIONE SI SPOSTA IN CONSIGLIO PROVINCIALE

Stiamo portando avanti efficaci azioni per il rilancio dei trasporti ferroviari area merci su alcuni scali presenti sul territorio e costituendo una cabina di regia tecnica, che abbracci la logistica portuale e tutte le attività legate all’economia del mare

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ell’attesa che il prossimo 9 marzo sia portata all’attenzione del Consiglio provinciale la proposta denominata “Le Vie del Mare - Portualità, Retroportualità e Inland Terminal del Basso Lazio: Sviluppo dei Mercati della Logistica e dei Trasporti con riferimento alla Provincia di Latina”, riprende l’interesse, anche mediatico, su un tema importante per l’economia della Provincia di Latina, del Basso Lazio e dell’Italia Meridionale. La Provincia, come si ricorderà, partì nei primi mesi del 2011con una missione internazionale per capire come alcuni porti e interporti del Mediterraneo stessero affrontando la crisi, per poi commissionare una ricerca ad hoc all’Università’ Federico II di Napoli, oggetto di discussione del Consiglio provinciale del 9 marzo 2012. Dalla ricerca sono emerse una serie di interessanti indicazioni per una vasta area geografica che comprende oltre la Provincia di Latina anche quelle di Frosinone, Campobasso e Caserta, dove il porto di Gaeta insieme al potenziamento dei suoi spazi retroportuali, assi viari e collegamenti ferroviari, potrà avere un ruolo strategico. A questo positivo attivismo nel predisporre studi di fattibilità da parte della Provincia di Latina, ha fatto da contraltare negli ultimi giorni la presunta volontà della Regione Lazio di realizzare un distretto logistico a nord di Roma, dove a differenza delle province di Latina e Frosinone non esiste una significativa e giustificabile presenza industriale per far nascere un distretto logistico. Notizia che se confermata porta a dedurre che

forse nella Capitale non conoscono a fondo quelli che sono gli indici di riferimento, sia economici sia produttivi della nostra regione. La Provincia di Latina è dunque consapevole che sul suo territorio esistono tutte le condizioni per fare bene, per questo ha intrapreso un percorso che pone al centro il rilancio della questione intermodale nel Sud Lazio, guardando con forte interesse alle vie del mare sia per il traffico crocieristico sia per le Autostrade del Mare. Del resto alle spalle del porto di Gaeta vi sono interessanti realtà produttive: le auto, il farmaceutico, il chimico, l’ortofrutta, da sempre alla ricerca di uno sbocco a mare. «A rafforzare la bontà del nostro lavoro - afferma il presidente della Provincia di Latina Armando Cusani - vi è inoltre uno studio dalla Svimez sulla Ripresa economica e ruolo del Mezzogiorno, presentato nei giorni scorsi alla V Commissione Bilancio della Camera dei Deputati. Tra le principali aree di un programma di sviluppo identificate dalla Svimez vi sono le filiere territoriali logistiche, che ipotizzano un’area vasta che contempli un porto commerciale, spazi retroportuali e attività economiche che presentino un forte orientamento alle esportazioni. Perché - afferma Svimez - le attività presenti nell’area possono avere notevoli vantaggi, qualora le aree prossime ai porti fossero idoneizzate “a retroporti”, cioè ambiti attrezzati dal punto di vista infrastrutturale e collegati alle attività economiche presenti nell’area.

In altri termini ciò significa “produttivizzare” il territorio in senso logistico per promuovere un aumento dell’occupazione e delle esportazioni. I luoghi individuati nel lavoro svolto da Svimez sono: area vasta dell’Abruzzo meridionale; area vasta del Basso Lazio e dell’alto casertano, area vasta Torrese-Stabiese, area vasta Pugliese BariTaranto-Brindisi, area vasta della Piana di Sibari, area vasta Catanese (Sicilia orientale); area vasta della Sardegna settentrionale. I settori delle Filiere Territoriali Logistiche individuati fanno capo prevalentemente all’agroalimentare di eccellenza (pasta, vino, olio, conserviero, caseario, ecc.) e ai settori dell’utensileria e della meccanica che trovano nel mezzogiorno alcune presenze significative. È chiaro, però, che il settore del trasporto marittimo e della logistica portuale per essere competitivo necessita di efficaci interventi di potenziamento della capacità concorrenziale del territorio e delle imprese. Per questo - conclude Cusani - stiamo portando avanti efficaci azioni per il rilancio dei trasporti ferroviari area merci su alcuni scali presenti sul territorio e costituendo una vera e propria cabina di regia tecnica, che abbracci la logistica portuale e tutte le attività legate all’economia del mare. Un percorso che nasce da una forte base scientifica e di mercato che si arricchisce ogni giorno di contenuti ed esperienze». Everardo Longarini Portavoce del Presidente Armando Cusani


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7 marzo 2012

LINEE GUIDA PER L’AGGIORNAMENTO DEL PIANO DI COORDINAMENTO REGIONALE DEI PORTI D’Arco: «Le azioni politiche e progettuali della Provincia di Latina hanno smosso le acque stagnanti delle politiche regionali in materia di portualità turistica»

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pprendiamo dagli organi d’informazione che la Presidente Polverini, dopo circa 2 anni di governo, ha presentato finalmente le “Linee Guida del Piano regionale di coordinamento dei porti e della costa laziale”. Allo stato attuale non conosciamo ancora gli indirizzi e i contenuti della proposta della Giunta regionale. Tuttavia non abbiamo alcuna esitazione ad esprimere il nostro giudizio positivo solo per il fatto che si apre finalmente una discussione seria su un tema strategico e di fondamentale importanza per lo sviluppo economico e occupazionale della nostra regione. Si tratta di tematiche, sulle quali la Provincia di Latina si è fortemente impegnata sia con importanti progetti strategici sia con iniziative politiche e istituzionali, anche fortemente critiche, nei confronti della Regione Lazio e dell’Autorità Portuale. In tale contesto, come Provincia di Latina, siamo riusciti a produrre importanti studi scientifici e strumenti di programmazione territoriale che metteremo a disposizione della Regione Lazio senza alcuna esitazione. Mi riferisco in particolare alla promozione del Distretto produttivo della Nautica, allo studio delle Autostrade del Mare elaborato dalla Università Federico II di Napoli ed al Piano di Sviluppo Integrato dell’Economia del Mare,

condiviso ed approvato da tutti i comuni costieri della provincia di Latina. Mi auguro sinceramente che le “linee guida regionali” annunciate dalla presidenti Polverini non restino solo annunci ma si trasformino al più presto in atti amministrativi lineari ed in progetti veramente operativi in grado di coinvolgere pienamente le Autonomie Locali e l’insieme del sistema delle

imprese che ruota attorno all’economia del mare. Nelle more della definizione dell’aggiornamento del Piano regionale dei porti ci aspettiamo però , dalla Regione Lazio, atti amministrativi e risposte coerenti in merito alle problematiche attualmente aperte ed alle diverse iniziative progettuali già concretamente in atto sul territorio provinciale.

In particolare ci aspettiamo il rapido sblocco dei finanziamenti ministeriali concernenti il Porto di Rio Martino, l’attivazione degli interventi urgenti per la salvaguardia delle spiagge in erosione a Gaeta, Minturno, Sabaudia e Latina. Ci aspettiamo risposte chiare sui regolamenti regionali relativi ai pontili e i punti di approdo nelle Isole di Ponza e Ventotene. Ci aspettiamo infine l’accelerazione delle Conferenze di Servizi relative ai progetti dei porti e degli approdi turistici già nelle fasi avanzate nei comuni di Formia, Gaeta, Terracina e San Felice Circeo. Si tratta di risposte possibili e concrete che possono essere date in tempi relativamente brevi , anche al fine di ridare fiducia a speranza al sistema imprenditoriale ed alla necessaria ripresa economica e occupazionale del nostro territorio. Diversamente le “linee guida” annunciate dalla presidente Polverini rischiano di rimanere sulla carta o peggio ancora di trasformarsi in uno spot elettoralistico inutile e dannoso. Per quanto ci riguarda siamo pronti a collaborare fattivamente, non a chiacchiere ma con atti amministrativi chiari e progetti concreti alla mano. Silvio D’Arco Assessore provinciale allo Sviluppo Economico

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ARMANDO CUSANI


7 marzo 2012

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Armando Cusani

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DELEGATI DEL PRESIDENTE CUSANI, A COSTO ZERO E PRODUTTIVI

Cetrone:«Nei cinque mesi da delegata ho fatto risparmiare alla Provincia 100 mila euro»

IL QUESTORE INTINI E FILOMENA SISCA PRESENTANO IL CONCORSO “IL POLIZIOTTO, UN AMICO IN PIU”

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o letto con attenzione su “Latina Oggi” l’articolo dal titolo “Delegati, questi sconosciuti”, dove è raccontata una realtà non veritiera. Quindi diciamo subito che i delegati non sono oggetti misteriosi spuntanti non si comprende bene da quale pianeta, ma tutti ottimi professionisti espressione del territorio, con una grande volontà di impegnarsi nell’interesse dei cittadini pontini. Detto questo possiamo affermare, avendone contezza diretta, che il presidente della Provincia ha scelto i suoi delegati senza tener conto del manuale Cencelli o rispondendo a ordini di partito, ma esclusivamente in virtù di competenze specifiche e voglia di lavorare dei soggetti coinvolti a sostenere il suo programma di mandato. È chiaro che al di là di questi fattori la scelta non può che essere stata fatta anche per il comune idem sentire politico e amministrativo tra i delegati e il presidente Cusani. Per quanto riguarda il mio impegno nei cinque mesi di delegata alla valorizzazione dei prodotti locali, marketing e promozione territoriale, questo ha comportato un lavoro di ascolto di tante aziende pontine: da quella che fabbrica bulloni a quella che produce oblò per imbarcazioni. Un impegno finalizzato nello stilare una lista prioritaria di fiere a cui far partecipare, con cognizione di causa, le tante realtà produttive della provincia pontina. Lista redatta e nella quale sono entrate fiere importanti come quella che si tiene ogni anno in Russia a discapito di quelle che si tengono in Spagna, che è la maggior concorrente di mercato per le nostre eccellenze locali, ad esempio. Contestualmente ho lavorato nell’organizzare un evento fieristico di spessore da tenersi all’interno dell’ex Rossi Sud. Progetto che non è continuato per la mia concomitante elezione a Consigliere regionale. Un’ultima considerazione di tipo economico: prima dei miei cinque mesi da delegata la Provincia di Latina aveva per la partecipazione alle fiere nazionali e internazionali un budget di 350 mila euro. Attraverso la mia razionalizzazione la spesa è scesa a 250 mila euro, con un risparmio secco di 100 mila euro l’anno. Sappiano, infine, i cittadini della Provincia di Latina, che ai delegati del presidente Cusani non spetta alcun compenso. Come non spetta loro avere il telefonino pagato dall’ente o prebende varie.

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er il dodicesimo anno consecutivo anche per il 2011-2012 la Polizia di Stato, in collaborazione con il Miur e l’Unicef, ha indetto il concorso-progetto “Il poliziotto un amico in più” rivolto ai ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado, da quelle dell’infanzia a quelle superiori. Anche quest’anno la Provincia di Latina (che nella scorsa edizione ha ottenuto il primato in due categorie) ha sottoscritto il concorso che, lunedì 5 marzo alle 10.30, verrà presentato ufficialmente ai ragazzi dell’Istituto Agrario San Benedetto di Borgo Piave grazie all’intermediazione della Delegata alle Pari Opportunità della Provincia di Latina, Filomena Sisca. Alla presenza del Questore di Latina, Alberto Intini, e del Provveditore agli Studi di Latina, Maria Rita Calvosa, il concorso dal titolo “Tutti liberi, nessuno escluso nel rispetto delle regole” verrà presentato agli alunni, un progetto inserito nell’ambito degli interventi volti a favorire lo sviluppo di una cultura della legalità, del rispetto dei diritti umani, della tolleranza, della solidarietà e dei valori in genere su cui si fonda la società civile: «Mai come in questo momento storico - ha dichiarato Filomena Sisca - si rende necessario sensibilizzare i ragazzi al rispetto delle regole, presupposto indispensabile per garantire la libertà di ognuno di noi all’interno di una società civile. Abbiamo il dovere, come istituzioni, di far capire ai giovani che sentirsi migliori facendo i bulli non porta a niente di buono, né per sé né per gli altri ma bisogna, piuttosto, imparare il rispetto dell’altro per garantire il rispetto di noi stessi. Della formazione e della ricerca di qualità nell’insegnamento ho fatto le bandiere del mio impegno come politico e come insegnante, sta a noi far capire ai ragazzi che violare le regole sulla strada, a scuola, a casa, abusare di alcol e assumere droghe sono tutti comportamenti che ledono agli altri ma prima di tutto a noi stessi».


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Armando Cusani

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7 marzo 2012

TRE CENTRI DIALISI, 100 POLEMICHE Cetrone: «La pochezza politica di Alessandro Aielli e Roberto Reginaldi è sconfortante»

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l di là delle parole in libertà proferite dal duo Aielli – Reginaldi, sui quali riferirò avanti, vorrei portare a conoscenza dei cittadini una serie di interrogativi che mi sono stati posti da diversi ammalati di reni e dai loro parenti nei giorni che approfondivo il problema: «a noi non importa – mi riferivano - avere uno ospedale sotto casa se la struttura rischia di caderci in testa mentre facciamo la dialisi, oppure ci tagliano i turni perché manca il personale infermieristico specializzato. A noi interessa avere un servizio puntuale, professionale, per rendere meno amara la sfortuna di essere ammalati di una patologia cronica». Queste le inquietudini che hanno ispirato il mio intervento, certamente confliggente con gli interessi della mia rappresentanza politica in Regione Lazio. Sicuramente non comodo, anzi scomodissimo per chi deve essere strumento di governo del territorio e deve casomai per piccoli interessi di bottega essere ecumenico e minimizzare le eventuali difficoltà che si riscontrano. Ma con certe storie, come quella che vede coinvolti i dializzati di Sezze, Priverno e Terracina, bisogna aver il coraggio prima umano, poi civile e infine politico di dire come stano le cose e provare, se ve ne sono le condizioni, a cambiarle o a far sì che dal tema sul tappeto della discussione se ne esca con il minore danno possibile per chi ne è coinvolto. Questo per dire cosa? Per dire che è facile estrapolare, come ha fatto la strana coppia di Alleanza per l’Italia setina, poche frasi da un ragionamento serio per attaccarci sopra l’etichetta “di becera e scandalosa manovra politica che mira a favorire alcuni comuni a discapito di altri …”. Oppure, ricorrere in vista delle imminenti elezioni amministrative, al qualunquismo più retrivo e di memoria “frattocchiana”

dopo aver dormito il sonno dei giusti per quattro, cinque anni, svegliandosi di colpo e riscoprendo tutti i valori delle buone cause da combattere, compresa la sacra del carciofone. Per questo sono sicura che i cittadini - lettori hanno compreso appieno la pochezza politica di Alessandro Aielli e Roberto Reginaldi, capaci solo di sfruttare il disagio di persone che soffrono pur di ottenere, qui sì, 2 becere righe in cronaca. Per ritornare al problema dei dializzati in difficoltà a Sezze, Priverno e Terracina per la mancanza di personale e per Sezze e Priverno anche perché ospitati in sedi non certamente idonee sotto il profilo strutturale, la soluzione che ho proposto: il trasferimento degli ammalati, dei dottori e del personale paramedico in quel di Priverno, permette di ottimizzare in un sol colpo il servizio che viene offerto anche per Terracina. Mi si permetta anche di dire che questa idea non è soltanto di chi scrive, ma è condivisa con chi oggi lavora con impegno nello specifico settore, e nessuno ha mai detto che possa essere l’unica praticabile.

È chiaro che se poi si vuole difendere ad oltranza lo status quo del centro dialisi di Sezze, allora ogni ragionamento è fuori luogo, inopportuno, blasfemo, e hanno ragione Aielli e Reginaldi, ma anche Stefano Pariselli e Giorgia Bordoni, coordinatori del circolo di Sinistra Ecologia e Libertà di Terracina, i quali dimentichi dei disastri combinati da Marrazzo e soci hanno ancora il coraggio di aprire bocca sulla questione sanità. Se poi devo essere sincera, giacché tra poco a Sezze ci saranno le elezioni amministrative, mi domando con quale dignità e coerenza politica Aielli e Reginaldi si presenteranno al corpo elettorale per chiedere il voto. Due individui che hanno fatto il giro delle sette chiese: Aielli, nato politicamente democristiano transitato poi nel Partito Popolare Italiano, in seguito entrato nella Margherita poi confluito nel PD e infine approdato all’Api di Rutelli. Reginaldi invece lo abbiamo visto affaticarsi nel sostenere l’ex sindaco Lidano Zarra, dopo soltanto due mesi diventare un grande alleato del candidato a sindaco di Forza Italia Serafino Di Palma, per entrare poi nel Pdl dove insoddisfatto lo abbandona (?) e passa a Nuova Area, che lascia per approdare sulle ali dell’Api. Sì, l’Api, il partito di Rutelli, altro soggetto interessante al quale fregano milioni di euro sotto il naso senza neanche emettere uno starnuto. P.S. Al responsabile dell’associazione dei dializzati non posso che ribadire di stare tranquillo, perché nessuno rema contro i diritti dei malati di Sezze o dell’intera Provincia di Latina. Anzi, tutt’altro! On. Gina Cetrone

Consigliere regionale del Lazio


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Armando Cusani

7 marzo 2012

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LSU: LE PROMESSE MANCATE E GLI ATTI AMMINISTRATIVI PASTICCIATI DELLA REGIONE

Gli assessori provinciali D’Arco e Martellucci sollecitano il confronto politico-istituzionale con la Presidente Polverini

S

ulla vicenda dei Lavoratori Socialmente utili impiegati nei diversi Enti Locali e territoriali della provincia di Latina, assistiamo ad una incomprensibile chiusura sia di ordine politico che amministrativo. Infatti da oltre 4 mesi lavoratori LSU, Sindacati , Sindaci e Amministratori locali, sono alle prese con una estenuante trattativa regionale finalizzata alla stabilità di oltre 100 lavoratori che hanno svolto le loro attività lavorative presso le Amministrazioni Pubbliche locali da circa un ventennio. L’Assessore regionale al Lavoro aveva promesso, dinanzi ai sindaci e sindacati, che nessuno di questi lavoratori sarebbe rimasto a “piedi” e che La Regione Lazio, entro il 31 dicembre 2011, avrebbe adottato tutti gli atti amministrativi e finanziari necessari per consentire concretamente agli Enti interessati di poter procedere alla definitiva trasformazione dei contratti a tempo determinato, nella prospettiva di un graduale e definitivo inserimento nelle piante organiche delle Amministrazioni pubbliche locali. Invece da 2 mesi i lavoratori LSU si trovano senza lavoro e senza alcun reddito, mentre all’orizzonte

non si intravvede alcuna prospettiva occupazionale davvero seria e credibile. Gli Uffici regionali, ignari delle normative finanziarie che regolano le assunzioni negli Enti locali, continuano imperterriti a proporre atti e procedure amministrative pasticciate di dubbia legittimità che di fatto non trovano alcuna applicazione ai diversi livelli locali. A fronte delle inaccettabili chiusure regionali il 23 febbraio scorso i sindaci interessati e le organizzazioni sindacali dei lavoratori, attraverso il tavolo provinciale di concertazione, hanno approvato all’unanimità la richiesta di aprire urgentemente un confronto politico-istituzionale con la Presidente Polverini al fine di superare le incongruenze burocratiche e finanziarie che impediscono di avviare concretamente il corretto percorso per la stabilizzazione dei LSU. In tale contesto le mancate partecipazione della Regione Lazio, principale interlocutore, alle riunioni del tavolo di concertazione stanno impedendo lo svolgimento di un sereno e proficuo tra le parti sociali e istituzionali. A tutt’oggi, no-

nostante le sollecitazioni scritte e verbali inoltrate sia dagli Enti Locali che dalle forze sindacali, non si registra alcun cenno di risposta da parte della Regione Lazio. Si tratta, affermano D’Arco e Martellucci, di comportamenti politici e istituzionali gravi e incomprensibili che certamente non aiutano la necessaria coesione, sia sociale che istituzionale. Per tutti questi motivi riteniamo essenziale, nell’esclusivo interesse dei lavoratori e delle istituzioni locali, sollecitare nuovamente e con urgenza l’apertura di un confronto politicoistituzionale serio e costruttivo con la Presidente Polverini. Fabio Martellucci e Silvio D’Arco Assessori provinciali

LA GIUNTA CUSANI DELIBERA L

a giunta provinciale di Latina guidata dal Presidente Cusani ha licenziato le seguenti delibere riguardanti i lavori pubblici per lo sviluppo locale, le opere scolastiche, la pesca marittima e la caccia. Si tratta di lavori di realizzazione di una rotatoria in corrispondenza dell’intersezione tra S.P. Fondi-Sperlonga e la S.P. Selvavetere (casotto rosso) redatto dall’arch. Medea Pinto per un importo di € 845.515,47; lavori di ampliamento del sottovia ferroviario al Km 138,045 della S.P. S. Sebastiano per un importo di € 1.210.630,00 redatto dall’ing. Giuseppe Chiota; lavori di completamento di pubblica illuminazione tratti dal km 0+350 al km 1+400 e dal km 1+500 al km 2+620 lato sinistro Migliara 45 redatto dall’ing. Domenico Gasbarrone per un importo di € 258.542,92; lavori di rifacimento ponte sulla strada provinciale 102 “Selvavetere” al km 3+400; autorizzazione del pagamento dell’1° Certificato di Pagamento per un importo complessivo di € 78.696,20 in favore dell’Impresa Nomentana Srl di Roma per lavori di messa in sicurezza di alcune strade co-

munali nel Comune di Aprilia; autorizzazione di pagamento dell’1 Certificato di Pagamento per un importo complessivo di € 164.553,92 in favore all’Impresa Papa Umberto SRL di Itri per lavori di sistemazione area polivalente nel Comune di Itri; autorizzazione del pagamento dell’6° e 1° Bis Certificato di Pagamento per un importo complessivo di € 37.537,97 in favore dell’Impresa EDILTEAM srl di Latina per lavori di realizzazione incubatore di impresa con annessa espositiva all’ex Rossi Sud di Latina; autorizzazione del pagamento del residuo credito allo Stato Finale di Lavori di realizzazione delle opere accessorie nel Complesso Parrocchiale S. Stefano Protomartite di Gaeta per un importo complessivo di € 9.045, 09 in favore dell’Impresa D.R. Costruzioni srl ; autorizzazione del pagamento dell’3° Certificato di Pagamento per la quota relativa al capitolo finanziato con i suddetti fondi regionali per un importo complessivo di € 25.583,41 in favore dell’Impresa Sistema Srl di Roma; autorizzazione del pagamento dell’9° Certificato di Pagamento per un importo complessivo di

€ 170.582,19 e di € 130.910,91 in favore dell’A.T.I GRAL Costruzioni Srl di Bracciano e Poduti Renzo di Roma. Ripartiti i fondi destinati all’acquisto di scuolabus ecologici per l’anno scolastico 2011/12 al Comune di Roccasecca dei Volsci per interventi da realizzare nell’ambito del diritto allo studio ed assistenza scolastica; lavori di straordinaria manutenzione presso la sede dell’Istituto Magistrale “A. Manzoni” di Latina; lavori di manutenzione straordinaria presso la sede del Liceo Classico “Vitruvio Pollione” di Formia; lavori di ristrutturazione edilizia del complesso alberghiero dell’I.P.S.S.A.R “A. Celletti” di Gianola di Formia. Approvato il documento formulato dal tavolo di partenariato sulla pesca marittima dando mandato al competente Settore Attività Produttive della Provincia e di trasmettere lo stesso alla Regione Lazio ed al Ministero delle Politiche Agricole (MIPAF) per l’esame e le eventuali determinazioni di competenza. Approvato i corsi per coadiutori per il controllo numerico di popolazione selvatiche.


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Armando Cusani

7 marzo 2012

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“DA DONNA A DONNA... OLTRE L’8 MARZO”

I diritti delle Donne sono diritti umani, il loro rispetto qualifica le società come democratiche e ne definisce il grado di effettiva parità, di sviluppo e di civiltà

S

toricamente la Donna ha sempre saputo interpretare bene e in maniera evolutiva il suo ruolo all’interno della società, con successi nella professione, nel lavoro, nella vita culturale, con una crescita sempre costante. A tutto questo però, ancora oggi, non fa riscontro un’effettiva parità di genere. Il nostro rimane in ogni modo un universo dinamico, ricco di personalità coraggiose e meritevoli, con tanti modelli di Donna da seguire per la grande ricchezza umana e professionale che trasmettono. Un mondo all’interno del quale noi Donne siamo riuscite a strappare, con difficoltà, posizioni di primo piano in settori storicamente maschili e non solo nel panorama della imprenditoria, del sociale e della politica. Dai dati statistici si evince chiaramente che le attività che le Donne sostengono e portano avanti sono più efficienti, efficaci, innovative, dinamiche, aperte alle nuove tecnologie e alle idee cosmopolite. Capaci, inoltre, anche di anticipare il futuro. Lo possiamo affermare a voce alta: noi abbiamo capacità, doti relazionali, sensibilità di genere, che rappresentano la chiave di volta dello sviluppo sociale, culturale ed economico, soprattutto in un momento di profonda crisi economica e sociale come quella attuale. Oggi possiamo rimarcare con forza e orgoglio il prezioso contributo che offriamo all’interno della società, rivendicando con coraggio un’effettiva parità di genere che non vuol dire solo pari condizioni di accesso nella politica, nel lavoro, nel sociale, ma anche e soprattutto pari dignità e rifiuto di ogni forma di discriminazione, di violenza e soprusi. Violenze morali e fisiche che sono ancora troppo diffuse anche in paesi che si definiscono civili e democratici come il nostro: troppe donne infatti sono sottoposte quotidianamente a forme di violenza inaccettabili. Spesso, però, la Donna non se ne rende conto perché la sofferenza diventa abitudine e stile di vita, mentre nessuno denuncia o si ribella ad una violenza che i tecnici della materia definiscono multidimensionale. Una sorta di coacervo di violenza fisica e psicologica consumata soprattutto all’interno delle mura domestiche, che giunge fino ad atti di primitiva violenza sessuale da parte di

singoli o gruppi di criminali individui. È un grave fenomeno sociale che ha la sua immonda rappresentanza anche in nazioni cosiddette evolute, come in altre del terzo mondo e che coinvolge in maniera trasversale tutte le classi sociali. Un problema globalmente accertato a partire dal 1975 e certificato dall’ONU come reato più diffuso nel mondo. Peccato però che l’Onu riproponeva il drammatico tema all’incirca 20 anni dopo quella dichiarazione d’intenti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che emanava la risoluzione n.54/134 istituendo la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, che si celebra ogni anno il 25 novembre. Dal 1999 la questione è diventata un problema che si manifesta come paradigma delle varie culture e civiltà, travalicando ogni differenza geografica, religiosa e politica. Ed è e rimane una sfida ancora aperta che tutte noi abbiamo il dovere di continuare a combattere. Rilevo, dati alla mano, che il nostro territorio, rispetto alle altre regioni d’Italia, è quello dove è più elevato il numero delle denunce per reati commessi a danno delle Donne. Il Lazio è stato la prima regione a legiferare per fronteggiare questa vera e propria emergenza sociale e culturale, da considerare poi che il primo intervento legislativo in materia risalga alla legge regionale n. 64 del 1993, diretta a garantire solidarietà, sostegno e soccorso alle vittime di maltrattamenti fisici e psicologici, di stupri e abusi sessuali. A questo primo passaggio ha fatto seguito la legge regionale n.16 del 2009, che ne ha allargata la portata introducendo il principio fondamentale, che considera la violenza contro le donne una violazione dei diritti umani fonda-

mentali e ostacolo al godimento del diritto a una cittadinanza sicura, libera e giusta. La legge regionale n.3 del 2010 ha poi previsto uno stanziamento annuale per prevenire e contrastare lo stalking, e recentemente la mozione n.170 (della quale anch’io sono firmataria), è riaffermato l’impegno della Regione Lazio nei confronti della preoccupante problematica. Come rappresentante istituzionale, ma ancor prima come donna e madre, non posso accettare che nel 2012 una donna su cinque subisca abusi fisici o sessuali da parte di un uomo e nel mondo è uccisa una donna ogni otto minuti (dati OMS). Ricordare oggi l’Otto Marzo significa non solo porre l’accento sull’ordinaria straordinarietà del lavoro che ogni donna svolge quotidianamente, ma anche contribuire a stratificare nell’immaginario collettivo la Cultura delle Pari Opportunità. Ricordo a noi stesse e a tutti che “I diritti delle donne sono diritti umani, il loro rispetto qualifica le società come democratiche e ne definisce il grado di effettiva parità, di sviluppo e di civiltà”. On. Gina Cetrone

Consigliere regionale del Lazio

Il Lazio è stato la prima regione a legiferare per fronteggiare questa vera e propria emergenza sociale e culturale, da considerare poi che il primo intervento legislativo in materia risalga alla legge regionale n. 64 del 1993, diretta a garantire solidarietà, sostegno e soccorso alle vittime di maltrattamenti fisici e psicologici, di stupri e abusi sessuali


Newsletter n.89  

Comunicazione politica e attività amministrativa del presidente della Provincia di Latina

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