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Quando i grandi tornano bambini! N. 5 ANNO XXIII MAGGIO 2012 ISSN: 1120-7140 www.ariesdue.it


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Prof. Danilo Di Stefano

Prof. Francesco Simionato

Dr. Giuseppe Molinari

Dr. Claudio Barchitta

Dr. luca Bertazzo

Dr. Claudio Di Chiara

CONGRESSO

Sabato 5 Maggio

dalle ore 8.00 alle ore 17.30

C. Barchitta - Evoluzione del piano di trattamento multidisciplinare vs l’implantologia: riflessioni, attualità e prospettive G. Molinari - Passato, Presente e Futuro: l’evoluzione del successo Estetico-Biologico nel trattamento Implantoprotesico negli ultimi vent’anni l. Bertazzo - Impianti Short e Largo Diametro: soluzioni cliniche vincenti nella moderna implantologia C. Di Chiara - Evoluzione dei monconi di guarigione secondaria. Valutazioni cliniche e protesiche: forme e disegni a confronto D. Di Stefano - Dagli innesti ossei autologhi ai sostituti collagenati A. B. Novaes Jr. - The immediate implant does not have to lose the buccal bone! l. Zamuner, F. Simionato - La Riabilitazione con Overdenture: passato o futuro? Aggiornamento sulle nuove procedure e materiali implanto-protesici A. Barone - Mantenimento della volumetria ossea dopo estrazione di elementi dentari l. Ricci - Aggiornamenti Studio Clinico Multicentrico su 160 impianti Oralplant con follow up a 10 anni. Primi risultati nuovo Studio Clinico Multicentrico su 464 impianti conici Oralplant a 1 anno U. Covani - 25 anni di impianti post-estrattivi immediati tra esperienza clinica e ricerca A. Piattelli, l. Ravera - La connessione conometrica: un ulteriore strumento per migliorare la tecnica ed il risultato finale? PRE-CONGRESSO

Venerdì 4 Maggio

dalle ore 13.30 alle ore 18.00

l. Zamuner, C. Di Chiara - Aggiornamenti sulle componentistiche e soluzioni protesiche: dimostrazione su simulatore della Nuova Tecnica di ancoraggio protesi Passival-Sfil l. Bertazzo - Fresaggio FGO: la tecnica applicata per l’implantologia short a largo diametro in mandibola ed in mascella con il rialzo del pavimento del seno mascellare e conseguenti valutazioni per la scelta dell’impianto l. Ravera - La connessione conometrica BCCO (Biological Conical Connection Oralplant): dimostrazione su simulatore della tecnica di inserimento nuovo impianto Koni-Plant C CORSi PER PERSONAlE AUSiliARiO ODONtOiAtRiCO Venerdì 4 e Sabato 5 Maggio Venerdì dalle ore 13.30 alle ore 18.00 - Sabato dalle ore 8.00 alle ore 17.30

C. A. Piacquadio - Corso base di fotografia nel cavo orale con la gestione della documentazione della casistica prima, durante e dopo il piano di trattamento M. Roncati - Come il Personale Ausiliario può contribuire alla prevenzione, identificazione e al trattamento della Peri-implantite M. Paladino - La Relazione con il Paziente: strategie teorico - pratiche per migliorare le dinamiche

Prof. Adriano Piattelli

Prof. Arthur Belem Novaes Jr.

Dr. lorenzo Ravera

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Pubblicazione su DO 05/12

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Perché gli operatori sentono il bisogno di riunirsi in sempre nuove associazioni? Quale è la ratio? Risponde il dottor Marco Gnalducci, Nell’era della “rete”, la risposta migliore è Presidente 2012 del COCI e organizza- un “mini-blog-cartaceo”. tore del IV Congresso Nazionale della Associazioni culturali senza la pressione società. d’Istituzioni (spesso condizionate) sono A tutt’oggi molto sentita è la volontà l’essenza necessaria del libero pensiero, del libero professionista di aggiornarsi, influenzato solo dalla ricerca scientifica, di confrontarsi, di proporsi e mettersi in purtroppo spesso mossa da mero integioco. Per questo, ancora attivi sul terri- resse economico. Con collegiale simpatia. torio, resistono alcuni Cenacoli che non Dottor Marco Pasqualini hanno mai smesso di perseverare nei loro intenti, ma addirittura sono stati “fari L’esigenza di esprimere e condividere illuminanti” per altre associazioni nate le proprie esperienze cliniche con altri ultimamente, tra cui la nostra “Accade- colleghi è uno dei motori che ci stimomia di Sotto”. La loro diffusione a livello la a lavorare in un contesto associativo. regionale continua a fare informazio- Quando però in un’associazione le linee ne, aggiornamento. L’attuale proposito tematiche sono dettate ed imposte da ledi queste piccole realtà “casalinghe” è ader soggiogati da sponsor, il cui unico quello però di riunirsi annualmente, al- interesse è quello di vendere il prodotto, meno una volta, sotto un’unica grande nasce il desiderio di resettare tutto e ricosigla, mantenendo inalterata la propria minciare da capo: sentirsi di nuovo “liberi”. indipendenza locale. Dottor Enrico Moglioni Il COCI (Confederazione Culturale Odontostomatologica Italiana) è l’attuale La voglia d’aggregazione e scambio punto di ritrovo che, per l’anno 2012, ha culturale penso sia sempre viva tra una affidato all’Accademia di Sotto l’organiz- consistente parte di professionisti. Sono zazione del IV Congresso Nazionale nei sicuramente i più sensibili e innamorati giorni 26 e 27 ottobre presso lo Shera- del loro lavoro, sempre alla ricerca di ciò ton Malpensa. che può rendere loro giustizia a fronte L’aggiornamento professionale deve dei ben noti stereotipi. Ladri ed evasori essere libero ed indipendente. Que- fiscali innanzitutto. Per questi colleghi ste caratteristiche sono rispettate solo proporsi e confrontarsi non è solo una nella pluralità di voci, non legate a logi- “raccolta di punti” modello Supermarche aziendali di mercato che hanno però ket (vedi ECM) ma capire ed esercitare il merito di costringerci ad approfondire e quello che veramente è l’anima di una conoscere, valutare ed esprimere opinioni. professione bella e complessa. PossibilIl tema posto è talmente interessante mente lontano da un’informazione semche per cercare di dare una risposta pre più pilotata da interessi commerciali completa ritengo valga la pena porre il e associazioni compiacenti. quesito anche ad altri soggetti, che da Dottor Massimo Rossi anni come me, e ancor prima delle procedure ECM, hanno sempre pensato Semplice: sperano, “associandosi”, che che l’Aggiornamento Culturale e Scien- il gruppo possa risolvere i loro problemi tifico fosse indispensabile per affrontare personali. Pura illusione: le nostre “asla libera professione. sociazioni” sono piccolissime foglie al

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Marco Gnalducci Presidente 2012 del COCI

vento dei grandi vortici di questa crisi. Alternative? Cercare, soprattutto, imparando a COMUNICARE, di risolvere i propri problemi in chiave PERSONALE, con un faticosissimo ma vincente rapporto faccia a faccia riguardante OGNI SINGOLO PAZIENTE. Professor Carlo Guastamacchia I dentisti non sopportano più il divario fra effetti della realtà quotidiana vissuta sulla pelle ed i ritardi di sindacati ed istituzioni che non comprendono che questa non è soltanto una crisi economica ma il cambio di un’era storica al termine della quale o ci adattiamo o, come i dinosauri, spariremo.Trovarci per sapere e provare a difenderci. Dottor Ivo Lorenzini Le mie personali conclusioni di questo “mini-blog” di risposta al quesito iniziale e che per ovvie ragioni redazionali non può dilungarsi ulteriormente sulla rivista ma che continua sul Forum nel sito www.accademiadisotto.it evidenziano molteplici indicazioni. Il libero professionista ha l’esigenza di esprimere e condividere, ha voglia d’aggregazione e scambio culturale, “senza pressioni aziendali”. Vorrebbe un rapporto più stretto di collaborazione tra la libera professione e le sedi universitarie che riconosce come istituzionali, mantenendo però la propria identità scientifica suffragata dall’evidenza clinica e dalla capacità di gestione di realtà ambulatoriali, in un dibattito libero da posizioni preconcette, per poter valutare a 360° tutte le problematiche odontoiatriche, non sottovalutando il vantaggio che da questo rapporto ne scaturisce: essere propositivi verso le istituzioni. Marco Gnalducci

MAGGIO 2012

XXIII (5)


Ritengo molto interessante questo dibattito, dal quale emergono alcune importanti considerazioni. L’odontoiatra, secondo il sottoscritto giustamente, continua a ritenersi e voler essere libero in conformità con lo spirito per il quale ha intrapreso questa professione. L’odontoiatra sa quanto sia importante e vuole aggiornarsi, ma guarda con diffidenza tutte le iniziative che hanno alla base degli interessi o sviluppi commerciali ritenendo possano inquinare la libertà della sua formazione. L’odontoiatra sente il bisogno di riunirsi in associazioni che ritiene scevre da queste dinamiche e sente la necessità di confrontarsi con colleghi altrettanto “liberi” intellettualmente. L’odontoiatra guarda molte volte con diffidenza certe associazioni e società scientifiche che ritiene conniventi con il sistema politico. Bene, tutte queste cose sono comprensibili, giuste e direi anche condivisibili. Ricordiamoci però che in questo momento l’egregio lavoro che stanno portando avanti gli organismi istituzionali (CAO e Collegio dei Docenti), le associazioni professionali (in testa ANDI e AIO) e le società scientifiche (CIC e le principali) è fondamentale e serve a sostenere la nostra professione in un momento delicatissimo in cui la politica spinta dai cittadini deve per forza di cose dare risposte. Sicuramente queste iniziative di associazioni culturali e professionali nuove e libere sotto un certo profilo politico odontoiatrico generale possono portare un notevole contributo, sempre seguano regole dettate da buon senso e siano propositive. Devo dire in verità che diverse lo sono ed il fatto che si rivolgano per il post laurea anche all’istituzione universitaria, come riportato dall’amico Gnalducci, lo ritengo personalmente una nota altamente positiva. Certo la cultura deve essere libera e non sottoposta a condizionamenti di tipo commerciale, anche se il motore della ricerca (basta guardare oltreoceano) necessita sempre più spesso di contributi derivanti da privati. Sta ai ricercatori essere seri e non farsi condizionare dagli interessi commerciali mantenedosi liberi di studiare, pensare, ricercare e agire. Per fortuna diversi giovani lo sono, sia istituzionali che liberi professionisti e, come sappiamo, i giovani sono il presente e soprattutto il futuro. Enrico Gherlone

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comportamentale. Il piccolo paziente, seduto sulla poltrona, si sentirà partecipe di un vero e proprio cartone animato, dove la bacinella sorride, la faretra è una simpatica medusa, un monitor trasmette divertenti cartoons... e il dentista è un amico di cui fidarsi fin da piccoli! Dentronica, attenta alle necessità dei professionisti, ha creato per Pretty una poltrona ergonomica perfetta non solo per i bimbi, ma anche per gli adulti: vengono così ottimizzate le postazioni di lavoro. In caso di necessità “i grandi tornano bambini” e possono accomodarsi tranquillamente su questo straordinario riunito.

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Associazioni

Articoli

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AIDI

Amici di Brugg

582 Fondazione ANDI

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Caleidoscopio

Presupposti

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562

F. Carini, G. Bonacina, V. Santagada, M. Alciati, G. Lomartire

In questo numero parliamo di...

Risposte fiscali

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ESPANSIONE RAPIDA DEL PALATO IN PAZIENTI IN FASE DINAMICA DI CRESCITA. HYRAX VERSUS TSME: INDAGINE CEFALOMETRICA

544

C. Maspero, L. Esposito, C. Folegatti, B. Monti, L. Giannini

IDEA

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501

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454 Le interviste

Obiettivo sapere

Prodotto del Mese

526 A proposito di...

547 Osservatorio

Il vostro computer

566 Conoscenza legale

568 A proposito di legge

589 Cerco e offro

Assita Informa

570 Odontoscatto

572 Odontostoria

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TECNICA MINI INVASIVA DI RIALZO DEL SENO MASCELLARE PER VIA VESTIBOLARE MEDIANTE ELEVATORI A VITE ED UTILIZZO DI PRESSIONE IDRODINAMICA

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529 R. Sentineri, G. Dagnino

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Gestione

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VALUTAZIONE DEGLI EFFETTI DI UNA TERAPIA ANTIBIOTICA DOPO L’ESTRAZIONE DI TERZI MOLARI INCLUSI MANDIBOLARI. STUDIO CASO-CONTROLLO

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Aggiornamento

Medicina alternativa e odontoiatria

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ISSN 1120-7140

Mensile edito da Ariesdue S.r.l. Copyright © Ariesdue S.r.l. Registrazione del Tribunale di Milano n. 741 del 16.10.1989

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Vincenzo Campanella Mario Capogreco Domenico Cicciù DiRettoRe Marco Dolci emeRito Giampietro Farronato Gianantonio Favero Giovanni Dolci Lorenzo Favero Giuseppe Gallina comitAto Roberto Gatto scientifico Mario Giannoni Aldo Bruno Giannì Antonio Bascones Maria Rita Giuca Egidio Bertelli Carlo Maiorana Stefano Carossa Carmen Mortellaro Ugo Covani Elettra De Stefano Dorigo Pier Francesco Nocini Vito Antonio Malagnino Sandro Pelo Paolo Pera Giuseppe Resta Araceli Morales Sánchez Adriano Piattelli Angelo Putignano Franco Santoro Silvana Rizzo Manuel A. Villa Vigil Ruggero Rodriguèz y Baena cooRDinAmento Laura Strohmenger Stefano Teté scientifico Roberto Weinstein Massimo Lotito, Giuseppe Marzo

simone@ariesdue.it

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Modalità di pagamento: versamento sul ccp n. 21020201

Annuale (9 numeri) 56,00 e Un fascicolo 8,00 e (spedizione esclusa)

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intestato a Ariesdue srl; assegno bancario non trasferibile intestato a Ariesdue srl. A norma dell’articolo 74 lettera C del DPR 26/10/72 il pagamento dell’Iva, assolto dall’editore, è compreso nel prezzo di vendita dell’abbonamento, per il quale sarà rilasciata ricevuta. Per sottoscrizione di abbonamenti superiori a 50 copie rivolgersi all’editore. Per cambio di residenza unire sempre la fascetta con il precedente indirizzo. Ariesdue non è responsabile per la mancata consegna della rivista, dovuta a cause di forza maggiore.

MAGGIO 2012

comitAto Di lettURA

comitAto Di lettURA iGiene DentAle Marialice Boldi Ignazia Casula Anna Maria Genovesi Gianna Nardi Elisabetta Polizzi Gianfranco Sorgente

consUlenzA ReDAzionAle Angelo Calderini Giampaolo Folegatti Carlo Fossati Luca Levrini Paolo Monestiroli Massimo Pasi Maria Teresa Sberna Raffaele Vinci Stefano Zandonella Necca

Testata volontariamente sottoposta a certificazione di tiratura e diffusione in conformità al regolamento CSST - Certificazione Editoria Specializzata e Tecnica Per il periodo 1/1/2011 - 31/12/2011 Periodicità: mensile Tiratura media: 15.002 copie Diffusione media: 14.886 copie Certificato CSST n. 2011-2200 del 27/02/2012. Società di Revisione: Re.Fi.Mi. Srl

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QUaLe FUtUro?

Mauro

Matteuzzi La redazione intervista Mauro Matteuzzi, presidente di UNIDI, per conoscerne il punto di vista sul futuro della professione

’Italia sta vivendo un momento difficile sul piano economico e finanziario. Quali sono le armi che la professione ha in mano per far fronte a questa crisi? Quali opportunità potrebbe cogliere da questo momento storico negativo?

L

È una domanda complessa. La crisi è generale, endemica, e come tale sembra non avere via d’uscita, non avere soluzioni, sembra gettare un’ombra su tutte quelle che sono le intenzioni più positive che i singoli potrebbero avere. In realtà con un atteggiamento mentale più positivo bisogna saper leggere all’interno di un momento di crisi e trovare le vie di fuga per uscirne. E qui inizia il difficile. Bisogna trovare le vie d’uscita attraverso il cambiamento del modello con cui siamo arrivati fino ad oggi, un modello che poteva essere replicato tranquillamente di anno in anno, in un contesto sociale ed economico diverso e positivo. Cambiare modello significa fare la fatica di ridiscutere tutto

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quello che si è fatto fino a ieri, di riscoprire potenzialità rimaste inutilizzate e di cui si poteva fare a meno: oggi invece attingere ad esse diventa un obbligo. Non c’è ricetta per uscire dalla crisi anche perché diversi sono gli scenari in cui i singoli professionisti operano. Ma quando la situazione generale diventa restrittiva dal punto di vista economico bisogna come minimo trovare delle efficienze da utilizzare con fantasia ma molto concretamente. Trovare dunque un modo nuovo per avere successo nella professione, senza mai dimenticare la qualità: la concorrenza è tanta ma il modello italiano basato sulla qualità non verrà meno nemmeno in un contesto di economie di scala. Questo riuscirà a salvarci dalla crisi che, comunque, deve risolversi anche sul piano più generale della nazione.

che svolga la professione da vari anni. Il primo problema è quello economico: oggi fare i dentisti significa mettere in piedi un’impresa economica con leggi nuove e specifiche. Il giovane odontoiatra però è sicuramente più attento all’innovazione e più capace di ridiscutersi continuamente. È forse più eclettico, più dinamico nell’affrontare i problemi. I consigli vanno in realtà dati a coloro che fanno i dentisti da trent’anni, che sono meno portati a mettersi in discussione per trovare un modello diverso. Il consiglio migliore per i giovani è quello di non arrendersi mai. Lei è il presidente UNIDI. Come vive questo ruolo in un momento così particolare anche per la categoria che rappresenta?

L’Unidi è un’associazione un po’ atipiQuali consigli darebbe a un giovane ca, che racchiude “anime” molto diverodontoiatra che muove i primi passi se accomunate comunque dal settore operativo dentale: ci sono per esempio nell’ambito professionale? i produttori di apparecchiature, per il Per un giovane odontoiatra oggi la si- laboratorio o per lo studio dentistico, e tuazione sembra, in apparenza, ancora le aziende di prodotti di consumo molto più difficile che non per un odontoiatra diversi tra loro.

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IntervIsta bisogna trovare le vie d’uscita attraverso il cambiamento del modello utilizzato fino ad oggi e ciò significa fare la fatica di ridiscutere tutto quello che si è fatto finora, di riscoprire potenzialità rimaste inutilizzate e di cui prima si poteva fare a meno

L’intervento del dottor matteuzzi durante l’ultimo Forum Unidi di milano a cui hanno partecipato la professoressa Polimeni, il professor romeo e illustri esponenti della politica italiana ed europea. Ci sono una serie di problematiche esistenti da tempo, o anche più recenti, che riguardano la categoria degli odontotecnici così come quella degli odontoiatri. Le aziende oggi, come del resto i professionisti, si devono guardare attorno perché si trovano in un momento di sconforto economico: ma non devono fermarsi, devono trovare quelle strade, quei mercati, quelle opportunità

che sono necessarie: bisogna essere più efficienti e molto più innovativi, non arrendersi di fronte ad una situazione economica che rende tutto più difficile. Quali sono oggi le proposte dell’industria italiana? L’industria italiana oggi ha l’obiettivo di riconvertire i “litigi di bottega” in un

o si trovano delle vie comuni che possono essere l’interfaccia con il mondo politico per risolvere i problemi economici, oppure si è destinati a soccombere XXIII (5)

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nuovo progetto che potrebbe chiamarsi “Tutti insieme possiamo vincere”. Ci siamo potuti permettere, quando la situazione era più favorevole, di guardare ognuno al suo interno e poi, eventualmente, di volgere lo sguardo all’esterno, spesso litigando. Col tempo questo è andato scemando ed ora è del tutto scomparso. Quindi, o si trovano delle vie comuni che possono essere l’interfaccia con il mondo politico per risolvere i problemi economici, oppure si è destinati a soccombere dinanzi a quelle normative europee, di fronte alle quali, se non si interviene, si subiscono le conseguenze. Il progetto è quello di portare avanti questa tesi insieme agli altri componenti del comparto dentale. Ma non c’è più tempo per aspettare che tutti si mettano d’accordo; quindi o il progetto è condiviso e diventa il punto di partenza o si passa oltre, e l’industria andrà avanti per la propria strada. L’ottica è comunque quella di essere uniti per combattere e vincere insieme. Sono convinto che la situazione intrinseca a tutto il comparto ci renda ottimisti sulla capacità e la possibilità di unire le forze per un obiettivo comune.

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Grandini La ricerca ha lo scopo di andare incontro alle esigenze dei pazienti. Più che ad un aumento del numero delle prestazioni, si devono assicurare ai pazienti cure adeguate

zione” risulta essere la più interessante, e ricca di prospettive. Alcune delle applicazioni attualmente allo studio non saranno fruibili prima di molti anni, mentre altre - penso alla rigenerazione pulpare, ad esempio - potrebbero diventare di attualità entro breve tempo. L’idea di poter scegliere un trattamento alternativo all’endodonzia tradizionale, magari “rigenerando” la polpa, ritengo sia un tema davvero Professor Grandini, cosa pensa dello affascinante. stato dell’arte della ricerca odontostomatologica in ambito nazionale e in- Vi è sempre stato il rischio oggettivo che il ricercatore sia alle volte troppo ternazionale? lontano da aspetti clinici e viceversa. Credo che la ricerca in Italia non abbia Questa realtà esiste ancora o i tempi niente da invidiare a quella fatta all’estero, sono mutati? e che anzi vi siano punte di eccellenza in Quando si attua ricerca “pura” c’è sempre molti campi dell’Odontostomatologia. il rischio di allontanarsi dalla clinica. PerQuali sono i “temi caldi” su cui sta sonalmente parto avvantaggiato, il mio evolvendo la ricerca e quali prospet- maestro - il professor Marco Ferrari - mi tive offrono ai clinici in breve-medio ha sempre insegnato a dare una direziotermine per arricchire la loro profes- ne clinica agli esperimenti, ed anzi credo che sia fondamentale far partire una sionalità quotidiana? sperimentazione allo scopo di dare una Sicuramente la tematica della “rigenera- risposta ad un quesito clinico. In questo u idea del Direttore Scientifico della rivista, Professor Enrico Gherlone, Doctor Os propone interviste a giovani ricercatori che si sono distinti in questo particolare ramo nel mondo odontoiatrico a livello nazionale ed internazionale.

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i ricercatori italiani sono davvero molto bravi, a mio parere. Può la ricerca venire in aiuto alle esigenze dei pazienti contribuendo con i suoi risultati ad un aumento nel numero delle prestazioni e comunque alla tutela della salute pubblica senza dovere per forza arrivare ad un abbassamento della qualità con cure low cost? La ricerca dovrebbe essere pensata allo scopo di andare incontro alle esigenze dei pazienti. Più che ad un aumento del numero delle prestazioni, penso che si debbano assicurare ai pazienti cure adeguate. Onestamente non mi piace il concetto di “low cost”. Trovo che in alcuni casi si sia arrivati ad una vera e propria mercificazione della professione, anche se non mancano le eccezioni positive. Sono un ottimista di natura, e voglio credere che si possa pensare sempre al bene della persona che si deve curare, mantenendo un ottimo standard qualitativo a costi ragionevoli per i nostri pazienti.

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GIOvAnI rIcercAtOrI Credo che saranno tempi non facili, ma non possiamo esimerci, per dovere istituzionale, dal fare ricerca e dal farlo al nostro meglio, pur con tutte le difficoltà oggettive del caso Avrebbe dei suggerimenti da proporre per il miglioramento della sinergia tra le realtà ospedaliere italiane ed il mondo della ricerca?

simone grandini

Credo che questa sinergia sia poco sviluppata. I tirocini professionalizzanti dei nostri studenti del Corso di Laurea in Odontoiatria e dei master e Corsi post-laurea, che spesso si svolgono nei reparti ospedalieri, possono essere una fonte inesauribile di informazioni, che di conseguenza potrebbero essere sfruttati al meglio per creare dati pubblicabili e quindi ricerca. Penso in particolare al grande vantaggio di poter testare alcune tecniche su un numero molto vasto di operatori, con diversi gradi di esperienza. Questo ci permetterebbe di capire se la tecnica in questione è valida anche in mani meno esperte o no.

Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria nel 1994 presso l’Università degli Studi di Firenze, Post Graduate in Parodontologia chirurgica e non chirurgica nel 1995 presso l’Università degli Studi di Genova, PHD in Materiali Dentali e loro applicazioni cliniche (dottorato internazionale) nel 2004 presso l’Università degli Studi di Siena. nel 1999 è docente a contratto presso il Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche dell’Università degli Studi di Siena, dove nel 2004 diventa responsabile del reparto di Odontoiatria consevativa ed endodonzia, nel 2005 è professore aggregato presso il Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e titolare dell’insegnamento di endodonzia e di Odontoiatria conservativa, nel 2008 è docente presso il cLID, insegnamento di conservativa, e docente presso la Scuola di Specializzazione in Ortodonzia, insegnamento di stomatologia Preventiva. nel 2010 diventa Presidente del corso di Laurea in Igiene Dentale. Autore di numerose pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali, relatore a molti corsi, congressi e conferenze nazionali ed internazionali, socio di varie associazioni scientifiche e professionali.

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cora più “attrattivi” per le grandi aziende che vogliono investire in ricerca. Può la ricerca in ambito privato contribuire con successo a quella istituzionale oppure avrà sempre un ruolo di secondo piano? Con la crescente importanza data all’approvazione da parte del Comitato Etico dei protocolli di sperimentazione, la ricerca istituzionale avrà a mio modo di vedere un ruolo sempre più preminente ed importante. Cosa prevede nel prossimo futuro per quei colleghi che decideranno di occuparsi di ricerca scientifica in un paese dove questo settore è stato fino a poco tempo fa foriero di grandi difficoltà? Qualcuno più famoso e più bravo di me diceva che gli ostacoli sono quelle cose che si frappongono fra noi ed il nostro obiettivo per capire quanto intensamente vogliamo raggiungerlo. Io credo che saranno tempi non facili, ma non possiamo esimerci, per dovere istituzionale, dal fare ricerca e dal farlo al nostro meglio, pur con tutte le difficoltà oggettive del caso.

Cosa ne pensa dell’importanza del dottorato di ricerca (PhD) nella costruzione di un ricercatore che molta importanza ha sempre avuto all’estero e che sta finalmente assumendo un Quali sono le differenze esistenti ruolo determinante anche nel nostro nell’ambito della ricerca tra le situazio- paese? ni straniere e quelle nazionali? Che ha davvero un ruolo determinante. Io Ci sono situazioni peggiori e migliori del- ricordo con piacere gli anni del mio dotla nostra realtà nazionale, sicuramente. torato, che per me e per molti dei colleSe però pensiamo a realtà quali gli Stati ghi che erano con me in quel periodo ha Uniti, ad esempio, la differenza princi- rappresentato un momento di formazione pale è nei mezzi a disposizione. Parlo di estremamente importante. Ho avuto la mezzi materiali ma anche di possibilità fortuna di avere docenti di altissimo liveleconomiche, che spesso sono molto ma lo, che mi hanno positivamente influenzato molto superiori alle nostre. Non neces- dal punto di vista professionale ed umano, sariamente dobbiamo copiare sempre e e ritengo che nella formazione dei futuri comunque quello che viene da fuori, ma ricercatori e docenti non possa assolutapotremmo forse imparare ad essere an- mente mancare.

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Corso post-graduate di scienze e tecniche di igiene dentale su preparati anatomici da umano La Scuola post universitaria dell’Ateneo Vita-Salute San Raffaele di Milano, Corso di Laurea Magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria, Corso di Laurea in Igiene Dentale (Presidente: professor Enrico Gherlone), propone il prossimo 15 maggio un Corso dedicato agli igienisti dentali che si propone di fornire protocolli di prevenzione, mantenimento e cura su pazienti implanto-supportati con particolare riguardo alle nuove operatività microinvasive. Per la prima volta in Italia il corso prevede una sessione pratica su preparati anatomici umani con operatività diretta del corsista affiancato da tutor. Negli ultimi anni l’implantoprotesi ha subito profonde evoluzioni sia in termini di materiali che di tecniche operative. Si è passati da un’attenzione sempre più accurata all’estetica, utilizzando anche nuovi materiali metal-free, ad una necessità crescente di sostenibilità sia in termini biologici che economici. Le esigenze attuali hanno condotto ad un incremento della richiesta di protesi a carico immediato e all’applicazione di metodologie operative in molti casi alternative agli innesti ossei e alle tecniche di rialzo dei seni mascellari. Per far fronte a queste richieste si assiste oggi ad una crescente applicazione di tecniche chirurgiche innovative che prevedono l’inserimento di impianti inclinati -tilted implants - le quali, supportate da protocolli e materiali specifici e collaudati, offrono percentuali di

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successo in linea con la chirurgia implantare tradizionale. Le complicanze delle protesi supportate da impianti osteointegrati sono rare. Tuttavia si possono verificare eventi di carattere infiammatorio o meccanico che possono inficiare il risultato ottenuto. Le infezioni batteriche (periimplantiti) non trattate possono progredire fino alla perdita dell’impianto. Un’adeguata attuazione delle necessarie manovre domiciliari di igiene orale e l’osservanza di controlli periodici stabiliti in programmi personalizzati di follow-up, sia per gli impianti sia per i denti naturali, prevengono l’insorgenza di episodi di infiammazione causati dalla placca batterica. L’utilizzo sempre più frequente di nuove operatività mini-invasive con

l’inserimento di impianti inclinati ha reso necessari l’elaborazione, lo sviluppo, l’identificazione e l’applicazione di protocolli specifici sia per il mantenimento dell’igiene orale sia per quello delle protesi sostenute dagli stessi. Tutto ciò impone all’igienista dentale sempre maggiori conoscenze ed un continuo aggiornamento nel campo dell’implantologia. È questo dunque l’obiettivo che si prefigge il Corso post-graduate del San Raffaele diretto dalla dottoressa Elisabetta Polizzi.

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Napoli Docet! XVII Simposio delle Scuole Ortodontiche Si è svolto a Napoli, lo scorso marzo, il XVII Simposio delle Scuole Ortodontiche Italiane. Le due grandi scuole di ortodonzia partenopee dirette dai professori Roberto Martina (Federico II) e Letizia Perillo (II Università di Napoli) hanno saputo fondere energie, entusiasmi e competenze con un’azione sinergica efficace, ottenendo un successo davvero considerevole. Hanno partecipato all’evento tutte le scuole ortodontiche Italiane con i loro direttori e collaboratori (oltre 700!), accompagnate dalla professoressa Ersilia Barbato, referente del Collegio dei Docenti, e dal dottor Maurizio Manuelli, presidente della Società Italiana di Ortodonzia, partner patrocinante unitamente al Collegio dei Docenti. Corposo il programma, con ben 28 contributi scientifici, 12 contributi clinici ed oltre 40 poster, tutti di notevole rilievo sia per l’originalità delle ricerche che per i risultati clinici sperimentali ottenuti. Accanto al programma scientifico, vi sono stati due momenti iniziali molto toccanti. L’apertura del convegno è avvenuta ricordando con commozione Tiziano Baccetti, scomparso tragicamente lo scorso anno. Di seguito l’emozionante ricordo di Paolo Falconi, che con lungimiranza e coraggio divenne, nel 1972, il primo professore ordinario italiano di ortognatodonzia, ponendo le basi per la nascita, l’anno successivo, della prima scuola di specializzazione in ortognatodonzia presso l’Università di Cagliari. Nei due giorni del simposio vi sono stati anche due momenti scientifici di grande rilievo. Il primo giorno, si è tenuta la Lectio Magistralis “Nuove sfide della ricerca sui materiali polimeri e compositi per applicazione in odontoiatria” del professor Luigi Nicolais, ordinario di tecnologia dei polimeri e di scienza e tecnologia dei materiali a Napoli. Il giorno seguente ha tenuto invece una Lectio Magistralis il professor Domingo

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L’apertura del Congresso. Da sinistra: i professori Michelotti, Matarasso, Barbato e Perillo.

Martin riguardo “Anterior Implants criteria for success”. Una simpatica serata con la cena sociale ha unito poi docenti e discenti, permettendo in tal modo ancora di più di confrontarsi e consolidare rapporti. Arrivederci, dunque, al prossimo anno

che vedrà il Simposio delle Scuole Ortodontiche a Roma, coordinato dalla professoressa Ersilia Barbato, dove ci sarà l’occasione per festeggiare i 40 anni dell’istituzione della scuola di specializzazione ed i 45 anni della fondazione della SIDO.

L’Università di Roma Tor Vergata promuove Dermal Medical Division Dermal Medical Division, azienda produttrice di apparecchiature elettromedicali, sottopone le sue tecnologie alla supervisione della Clinica di Dermatologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma Tor Vergata: Med-Rf, specifica per il rimodellamento e il ringiovanimento di viso e corpo, Med-Lite, efficace per eliminare peli superflui e macchie cutanee, e MedCav che agisce su cellulite e lipidi in eccesso. “Per il Gruppo Dermal è fondamentale testare continuamente la sicurezza e migliorare le performance delle tecnologie - afferma il dottor Massimo delle Grazie, Direttore Generale Dermal Medical Division - il nostro obiettivo non è solamente vendere gli apparecchi ai medici, ma creare e mantenere un rapporto con gli oltre 100 mila clienti che abbiamo in tutta Italia continuando a soddisfare le loro esigenze”. L’attività di ricerca condotta sulle tecnologie Dermal Medical Division si svolge in ambiente medico e con

Massimo Delle Grazie, Direttore Generale di Dermal Medical Division rigoroso metodo scientifico attraverso trial su pazienti volti a testare la sicurezza e l’efficacia dei trattamenti. I pazienti vengono monitorati sul piano medico generale e, quando idonei, sottoposti ai trattamenti da personale specializzato. Successivamente si rilevano due parametri: l’efficacia

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I Congresso Internazionale SIDOP-SICOrt A Roma, il 31 maggio e 1° giugno prossimi, si terrà presso il Centro Congressi Europa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Policlinico Universitario “A. Gemelli”, il I Congresso Internazionale SIDOP-SICOrt dal titolo “Estetica e funzione: update nel trattamento ortodontico chirurgico delle malocclusioni dentoscheletriche”. Giovedì 31 maggio, dopo il saluto delle autorità, i lavori si apriranno con gli interventi di Sandro Pelo, Presidente della Società Italiana di Chirurgia Ortognatica (SICOrt), e di Umberto Garagiola, Presidente della Società Italiana di Ortodonzia Prechirurgica (SIDOP), che introdurranno la prima sessione in cui, dopo la presentazione di M. Manuelli, si svolgerà la lettura magistrale di W.G. Arnett “Successful treatment of large mandibular deformities”. Seguiranno le relazioni: “Mandibular First: indicazioni e limiti” (L. Chiarini) e “La chirurgia ortognatica nelle craniostenosi” (S. Pelo e C. Di Rocco). La seconda sessione, introdotta da G. Farronato, si aprirà con la lettura magistrale “Surgery First” di J. Sugawara, seguita dai lavori: “Osteotomia segmentaria dei mascellari: indicazioni e limiti” (A.B. Giannì), “Trattamento delle ipercondilie” (L. Califano), “L’ipercorrezione: una nuova metodologia chirurgicoortodontica per il Surgery First. Review a confronto con la casistica a distanza” (G. Iannetti, F. Festa, M. Pagnoni). Nel pomeriggio si terrà la terza sessione con: “Fotogrammetria 3D per lo studio dei tessuti molli in chirurgia ortognatica” (R. Deli), “L’analisi 3D è

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the temporomandibular joint” di D.M. Laskin. Questi i lavori che saranno presentati: “Chirurgia ortognatica nel paziente ATM” (C. De Nuccio), “Valutazione funzionale: prima e dopo trattamento ortodontico chirurgico” (M.G. Piancino, P. Bracco), “Asimmetrie dento-scheletriche: risultati a distanza” (M. Gandolfini), “Dalla diagnosi estetica al piano di trattamento” (F. De Nuccio), “Gestione dell’estetica globale nella preparazione della chirurgia ortognatica” (G. Fiorillo). La seconda e ultima sessione vedrà le seguenti relazioni: “Valutazione veramente in grado di offrire un valore medico legale tra estetica e funzione aggiunto alla pratica clinica?” (G. della chirurgia ortognatica in ambito Ferronato), “Il 3D nella programmazione universitario-ospedaliero” (G. della chirurgia ortognatica” (C. Tartaro), “L’informazione al consenso Marchetti, M. Pironi), “E-Orthodontics in ortognatodonzia e le alternative in chirurgia ortognatica” (G. Farronato), terapeutiche” (P. di Michele), “La “3D craniofacial cephalometric recidiva in chirurgia ortognatica. imaging” (U. Garagiola, S. De Nardi) Problematiche medico-legali” (A. e “Il contouring facciale in chirurgia Spota). ortognatica” (G. Gasparini). A seguire la tavola rotonda “Attività La giornata si concluderà con la quarta ortodontico-chirurgica in équipe per il sessione introdotta da S. Pelo e dalla raggiungimento di un obiettivo comune: lettura magistrale “Osteogenesis il principio di affidamento in medicina distraction in orthognathic surgery” legale”. di G. Szabò e S. Bogdán. Le relazioni Il Congresso sarà preceduto, nella previste sono: “Vecchie e nuove giornata di mercoledì 30 maggio, frontiere in chirurgia ortognatica: dal corso “Ortodonzia e chirurgia dalla distrazione osteogenetica alla ortognatica: elementi chiave per risultati microchirurgia ortodontica” (P.F. Nocini), superiori” tenuto da W.G. Arnett. “Genetica e ortognatodonzia: continuità nella discontinuità” (E. Giannì). info In chiusura le assemblee dei soci SIDOP e SICOrt. Segreteria Organizzativa SICOrt Altrettanto articolato il programma di Romina Trubbianelli venerdì 1° giugno, con la prima sessione Tel. e Fax 06.3503874 (lun-ven introdotta da U. Garagiola e la lettura 8.00/13.00) magistrale “Orthognathic surgery and rominatrubbianelli@h-columbus.it

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Simposio Nazionale Il carico immediato su impianti inclinati: Valore e Sostenibilità della Qualità in Odontoiatria Roma 28/29 settembre 2012 Holiday Inn Roma Eur Parco dei Principi Dove arrivano oggi la Scienza, la Tecnologia e la Professione per assistere il Paziente nella cura e tutela della propria Salute dentale? In tempi di contrazione economica quali gli attuali, più che mai è d’obbligo per questi attori lavorare in modo sinergico per offrire soluzioni idonee e sostenibili in termini di costo biologico, tempi di riabilitazione, impegno economico. Il tutto mantenendo standard qualitativi di trattamento ai massimi livelli. Da queste esigenze nascono le Tecniche mininvasive Teeth Just on 4/6 che non a caso consentono in brevi tempi riabilitazioni di arcate completamente edentule, utilizzando un numero contenuto di dispositivi implantoprotesici e con minimo impegno biologico dei tessuti. La diffusione di Tecniche chirurgiche innovative, associata a dispositivi specifici consente riabilitazioni multiple sempre più efficaci e funzionali e sempre meno invasive e costose. In molti casi è infatti possibile realizzare una barra protesica personalizzata direttamente ed in breve tempo, subito dopo l’inserimento degli impianti. La barra viene successivamente fissata nella protesi - anche quella già disponibile - ed il manufatto ottenuto montato sugli impianti. Il paziente può in questo modo nel giro di poche ore lasciare lo studio con la protesi in bocca già pronta e funzionante. Questi in sintesi gli argomenti trattati dalle diverse autorevoli voci che parteciperanno in qualità di Relatori

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al Simposio Nazionale organizzato da BIOSAF IN i prossimi 28/29 settembre a Roma, presieduto da Antonella Polimeni, Presidente del Collegio dei Docenti. Introduce e partecipa alle giornate Enrico F. Gherlone, tra le diverse sue qualifiche anche Presidente di ACRIS, la neo costituita Associazione di Ricerca facente capo all’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano, la cui attività è stata determinante per lo sviluppo e la messa

a punto degli innovativi dispositivi implantoprotesici WINSIX. Il programma dei lavori prevede due distinte sessioni di lavoro dedicate agli Odontoiatri e agli Odontotecnici. La partecipazione è gratuita, l’iscrizione obbligatoria. Crediti ECM richiesti. Informazioni ed iscrizioni presso la Segreteria Organizzativa.

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Fra produzione e ricerca Una società che si è affermata a livello internazionale grazie a continui investimenti in Ricerca & Sviluppo nonché nella qualità dei processi produttivi. Alberto Martina, Amministratore Delegato di Sweden & Martina, spiega il primato nella produzione e distribuzione dei sistemi implantologici.

Una società che collabora con 24 università e che produce i sistemi implantologici più usati in Italia e distribuiti in molti Paesi esteri: si tratta di Sweden & Martina, con sede e proprietà tutta padovana, due filiali in Spagna e in Francia, una rosa di distributori a livello europeo - Croazia, Germania, Grecia, Olanda, Portogallo, Romania, Serbia, Slovenia - ed extraeuropeo - Arabia Saudita, Colombia, Iran, Perù, Siria, Singapore, Turchia. L’azienda celebra quest’anno il 40° anniversario di attività: fondata nel 1972, da pura azienda commerciale a carattere nazionale negli anni ‘80, con commercializzazione di prodotti in esclusiva, si è strutturata negli anni ‘90 avviando un’attività di ricerca interna all’azienda. All’epoca commissionava a terzisti prodotti studiati internamente e commercializzati con marchio proprio; contemporaneamente iniziava a coinvolgere numerosi professionisti e ambienti universitari nello sviluppo dei prodotti innovativi che sempre più caratterizzavano la proposta commerciale. Verso la fine degli anni ‘90 il grande salto, con investimenti crescenti in Ricerca & Sviluppo e con la costituzione di un evolutissimo reparto produttivo interno.

Sandro Martina, Presidente di Sweden & Martina, con i figli Elisabetta ed Alberto, entrambi inseriti nella Direzione dell’azienda. di anno in anno e che da alcuni anni supera di oltre due volte quella del più strutturato concorrente del settore. L’implantologia è oggi certamente il nostro settore trainante, che infatti ha avuto una crescita di fatturato del 114% (cioè il fatturato è più che raddoppiato) negli ultimi 5 anni (2007-2011). Punti di forza?

La scientificità del nostro prodotto e la gamma di soluzioni implantologiche di semplice utilizzo che abbiamo Dall’inizio del 2000 lo sviluppo creato per coprire con completezza le di Sweden & Martina è stato inarrestabile con una crescita annua necessità cliniche. media pari all’11,99%. Dott. Martina, Mi spiego: un programma di investimenti in ricerca rientra tra ci spiega le ragioni di questa le strategie prioritarie dell’azienda. accelerazione? Concretamente abbiamo investito nella produzione di studi sperimentali Con lo sviluppo e la produzione interni in vitro, in vivo e clinici; collaboriamo dei sistemi implantologici abbiamo con professionisti, chirurghi, cliniche istantaneamente raddoppiato l’attività universitarie, oltre che con enti di della nostra azienda, conquistando ricerca nazionali e internazionali per una quota di mercato che si consolida

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lo sviluppo e la verifica di soluzioni innovative. I risultati di questo progetto sono stati la produzione di 144 pubblicazioni sui nostri sistemi implantologici e di altre 84 pubblicazioni sugli strumenti canalari Mtwo in circa dieci anni, cui si aggiungono decine di lavori in corso di pubblicazione nonché sperimentazioni e studi clinici attivi. Questo massiccio lavoro è raccolto con regolarità in rassegne bibliografiche disponibili gratuitamente per tutta la nostra clientela. Oggi possiamo vantare il supporto di professionisti in precedenza simpatizzanti di altre aziende e altri prodotti, che ci hanno incontrati negli ultimi anni riconoscendo a Sweden & Martina qualità, flessibilità, professionalità che ad altre aziende mancano. Relativamente alla gamma ampia di soluzioni di semplice utilizzo sottolineo che i prodotti studiati dal nostro reparto di Ricerca & Sviluppo in collaborazione

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La sede di Sweden & Martina a Due Carrare, in provincia di Padova.

Un settore della torneria.

con decine di professionisti piacciono agli utilizzatori perché sono facili da usare e perché risolvono le problematiche cliniche.

un supporto commerciale capillare con oltre 200 professionisti della vendita e un customer service telefonico molto preparato.

Solo teoria? Come è garantita la qualità del prodotto finale?

Investite in programmi di formazione?

La ricerca della qualità, sia in produzione che nell’organizzazione e nei servizi erogati, è una scelta strategica. I risultati degli studi ne sono chiaramente conferma, ma la qualità nell’ambito della produzione si ottiene con l’utilizzo di materie prime certificate, controllate e di comprovata biocompatibilità e applicando la massima precisione, con tolleranze micrometriche, in ogni fase del processo. La tecnologia svolge un ruolo importante, in particolare le attrezzature per i trattamenti delle superfici implantari e la decontaminazione con i reattori al plasma. L’assemblaggio e il confezionamento dei prodotti avviene in camera bianca. Al termine di ogni fase del processo produttivo si eseguono, quotidianamente, controlli diretti e rigorosi sul 100% dei semi-lavorati. Sweden & Martina lavora in conformità agli standard Uni En Iso 9001 e Uni Cei En Iso 13485, relativi ai dispositivi medici. Infine è importante anche la qualità del servizio al cliente, attraverso

In aggiunta ad un denso programma di Continuing Dental Education con crediti formativi per il personale medico organizziamo ad anni alterni un congresso di Implantologia e uno di Endodonzia e Conservativa, che sono rispettivamente alla XII e VII edizione; sono eventi molto rilevanti sia scientificamente sia come momenti di incontro e confronto umano tra il mondo dei professionisti che ruota intorno all’azienda e tutti i nostri più stretti collaboratori interni. In aggiunta a questi non posso non citare l’intenso programma di formazione e aggiornamento che proponiamo attraverso corsi che si svolgono presso il centro congressi della sede di Due Carrare in strutture selezionate, in tutta Italia e nelle principali città europee.

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Il vostro più grande successo? In aggiunta al successo sempre in corso nell’ambito implantologico,

che rappresenta il settore per noi commercialmente trainante, abbiamo vissuto un esempio sublime di eccellenza e di insuperabilità con lo strumento canalare Mtwo, da noi brevettato e inventato: 3 anni dopo l’inizio della commercializzazione in Italia il successo era tale che la più strutturata multinazionale nel settore endodontico, già leader nel mondo per la vendita di strumenti concorrenti al nostro Mtwo, ci chiese la licenza di distribuzione di questo nostro strumento al di là dei confini nazionali italiani, cioè là dove noi non disponevamo di adeguate strutture distributive. Oggi Mtwo è utilizzato con estremo successo in 73 Paesi e rappresenta la più rilevante concorrenza per gli strumenti canalari prodotti dalla stessa multinazionale che ce li distribuisce! Ma in 40 anni avrete commesso dei… passi falsi!? Mio padre, Presidente e fondatore di Sweden & Martina, ci insegna da sempre che non è grave il fatto di sbagliare, ma piuttosto è fondamentale accorgersi di aver commesso un errore e sapersi correggere. Ci è successo, sì: ma abbiamo corretto il tiro e siamo caduti in piedi!

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Novità editoriali Premiato a Rapallo il romanzo di Arturo Chiurazzi

“Gioventù Borghese” Dinanzi ad un pubblico qualificato di oltre cento persone, Arturo Chiurazzi, già Segretario Generale Unidi ed attualmente Responsabile delle pubbliche relazioni degli Amici di Brugg, ha presentato al Comune di Rapallo il suo ultimo romanzo “Gioventù Borghese” che ha riscosso notevole successo. La trama si snoda alla fine degli anni Sessanta, narrando le vicende di quattro studenti universitari appartenenti all’alta borghesia milanese, nel periodo che va dagli ultimi anni di università ai primi anni della vita adulta. L’interesse, poco alla volta, si focalizza su due di loro che, dopo alcune difficoltà, si sposano e vanno incontro ad una vita movimentata per certi versi, alquanto fascinosa per altri, che li porterà in giro per l’Europa, ove

- Edizioni Ikon -

otterranno grandi soddisfazioni. Anche gli altri protagonisti otterranno successi nei loro rispettivi campi di azione, come dimostra l’ultimo capitolo del libro, ove i quattro si ritrovano per fare un primo bilancio della loro giovane vita. Un altro aspetto del libro riguarda il riferimento alla religione cattolica, attraverso le Lettere di S. Paolo che guidano la vita dei due personaggi, marito e moglie, secondo i più genuini principi morali, dotandoli anche di un profondo senso della famiglia. Infine il contesto storico e politico. Siamo nell’Italia del boom economico, in grado di risollevarsi dalle miserie della guerra, un periodo davvero propizio per la borghesia italiana, soprattutto milanese, in grado come nessuna di librerie di Milano, Roma e Rapallo e può arricchirsi e creare a sua volta valore essere richiesto direttamente alla casa aggiunto e lavoro. editrice Ikon di Milano. Il libro è in vendita presso le principali

Zingari della galassia Luigi Gallo, Segretario Culturale ANDI Lazio Edizioni Edilet

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… qui si tratta di una scrittura molto, molto bella: in più pagine lo scrittore si confonde con il pittore, certe descrizioni sono quadri, in cui i colori si accostano, sfumano gli uni negli altri eppure si distinguono e si ricompongono in un’unità composita. Quando Peter è attratto da un richiamo ancestrale che vince ogni divieto a scendere nel mare, nella prosa di Gallo vedi colori e senti suoni: “Ignorò la voce metallica che comandava di ridurre a zero la velocità di immersione e scendere per gravità. Accelerò nuovamente, si gettò nella lontananza diafana dell’abisso inseguendo un vapore luccicante, un addensarsi profondo della natura, una forma primordiale. Una divinità fluida come il pensiero irrompeva nella sua mente e lo invitava a sprofondare nel crepuscolo di una reminescenza ancestrale, di quando un dio si levò maestoso dagli abissi e diede ordine al creato”. Ora la scrittura non è una variabile in più in un romanzo; in larga misura è il romanzo stesso, lo esaurisce. … Anche il ritmo incalzante del giallo e dell’intrigo diventano secondari, e

i personaggi che sembravano calchi asimoviani sono tutti attraversati da un alone tragico, diventano metafore del nostro destino. In una delle scene finali in cui sono tutti presenti avverti come l’acme di un’opera sinfonica: ognuno esce dal proprio guscio, senza ipocrisie, senza infingimenti, senza solitarie e individuali soluzioni, perché il dramma della catastrofe imminente è comune. Mac Mathius, nel quale avevamo finora visto solo la faccia feroce del Potere, ammette i suoi errori e orrori: i suoi tentativi di estirpare definitivamente il conflitto dal cuore della società è fallito. Si era affidato alla Scienza per raggiungere lo scopo, e la Scienza ha fallito, perché ha scartato fin dall’inizio la sapienza nascosta che ha accompagnato e sostenuto l’uomo fin dai suoi albori di fronte all’imprevedibilità e alla morte … Gaetano Congi Docente di Sociologia dello Sviluppo Facoltà di Scienze Politiche e Sociali Università di Roma “La Sapienza”

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Lezioni di Clinica Odontostomatologica

LO STILE DELL’ACCOGLIENZA

- Edizioni Ariesdue -

Con grande piacere che ho accettato di presentare la monografia “Lezioni di Clinica Odontostomatologica” a cura di alcuni Colleghi del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo Facciali di Sapienza Universita’ di Roma dedicata agli Studenti del Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia. La conoscenza delle patologie odontostomatologiche ,anche per la considerazione del cavo orale quale “organo spia” , per rappresenta un obiettivo formativo molto importante per lo Studente di Medicina; l’insegnamento dell’Odontostomatologia, inserito nel Corso Integrato di Malattie degli Organi di Senso, necessitava di un supporto didattico aggiornato, fruibile ed utile ai futuri medici. Ringrazio pertanto gli Autori che nel portare avanti l’opera hanno pregevolmente sintetizzato l’esperienza messa a frutto in anni di didattica nel nostro Ateneo . Auguro a questa pubblicazione tutto il successo che merita.

“Vedere di corsa e AUDIOLIBeRI”: spazio alla lettura per tutti Marco Frattini, nato a Milano nel 1976, dal 2006 è audioleso profondo. Scrittore, laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria, si occupa di odontoiatria speciale ma ha lavorato anche come musicista e fonico. Maratoneta e campione di corsa, è esperto di sistemi per l’inclusione culturale nella disabilità. “Vedere di corsa e sentirci ancora meno” è il primo libro che scrive e pubblica, affiancando il progetto AUDIOLIBeRI di CulturAbile Onlus, un’associazione no profit che opera nel settore della sottotitolazione, del respeaking e dell’audiodescrizione (applicata a film, a spettacoli teatrali ed eventi culturali in genere) come strumenti di inclusione per le persone con disabilità sensoriale. Nel tour ‘in corsa’ dell’autore, che in poco più di un anno ha toccato oltre centotrenta piazze in tutta Italia, ci sarà la possibilità di capire come contribuire allo sviluppo di una cultura senza limiti. “Spiegherò come ognuno di noi può contribuire alla creazione di un catalogo di audiolibri in continuo divenire, grazie a un progetto alla portata di tutti”, spiega Marco Frattini. “Una bella occasione per far conoscere in maniera sempre più ampia questo progetto”, ha dichiarato Saveria Arma, presidente di CulturAbile, “ma soprattutto per legare l’idea delle parole ‘in corsa’, siano esse scritte (e quindi lette con gli occhi) o parlate (e quindi ‘lette’ con le orecchie) con la corsa fisica e metaforica di Marco Frattini”. www.culturabile.it info@culturabile.it

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Ottima cucina rinomata per la qualità dei suoi piatti e per le squisite creazioni di pesce. A 150 m da Viale Ceccarini e a 300 m dal Palariccione. Direttamente sul mare. Wi-Fi gratuito, Sky Tv e Pay per View. Area relax con piscina riscaldata. Sala meeting attrezzata. Parcheggio privato gratuito, recintato (non custodito). Biciclette per spostarsi in relax. A partire da 74,00 € a notte in camera uso singolo con ricca prima colazione a buffet con angolo biologico. Camera doppia per 2 persone da 94,00 €

Antonella Polimeni Direttore Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo Facciali Sapienza Università di Roma

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Storico accordo tra FIMP e SIOI Lo scorso 30 marzo, a Capri, durante la Scuola Campus della FIMP, è stato presentato l’accordo tra la Federazione Italiana dei Medici Pediatri che conta circa 6000 iscritti, e la SIOI, Società Italiana di Odontoiatria Infantile, che ha attualmente 800 soci. L’accordo prevede la partecipazione della SIOI al Congresso Nazionale FIMP che si svolgerà a Genova il prossimo 28 e 29 settembre e l’inserimento, nel programma di alta formazione post specialistica che la Federazione organizza per i propri iscritti, di un corso di pedodonzia con relatori della SIOI. Questi eventi si terranno in sedi che sono in via di definizione. L’iniziativa è stata accolta con grande soddisfazione dal presidente FIMP, dottor Giuseppe Mele, e dall’organizzatore del corso di alta formazione in pedodonzia, dottor Piero Di Saverio, nonché dal presidente SIOI, professor Giuseppe Marzo. “È

Il presidente FIMP Giuseppe Mele

Il presidente SIOI Giuseppe Marzo un evento di grande rilevanza storica” - ha commentato il professor Marzo - “in quanto finalmente si coinvolgerà in un programma di formazione il pediatra di base, che è a contatto con la popolazione infantile, aumentando così l’impatto sociale delle strategie di prevenzione e intercettazione delle patologie del cavo orale nei piccoli pazienti”.

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A Goteborg per celebrare il doppio anniversario dell’osteointegrazione 60 anni dalla scoperta del concetto di osteointegrazione, 30 anni dalla conferenza di Toronto che ne sancì la sua validità a livello internazionale. Queste le due ricorrenze celebrate dal Nobel Biocare Symposium 2012, tenutosi a Goteborg lo scorso marzo. Più di mille i partecipanti all’evento, 25 i Paesi di provenienza e un ricco programma basato sulla consapevolezza che ogni scelta terapeutica non può prescindere da una solida e comprovata evidenza scientifica. Anche l’Italia era rappresentata da un gruppo di stimati professionisti afferenti al mondo accademico e libero professionale, tutti accomunati dall’entusiasmo di far parte di una celebrazione così importante e significativa. Evento iniziale di un tour che porterà il Nobel Biocare Symposium a Rimini il 19 e il 20 ottobre, l’appuntamento di Goteborg è destinato a rimanere nella memoria per l’emozione suscitata dall’entrata in scena del professor Brånemark in persona. L’ovazione spontanea e commovente della platea ha testimoniato la stima e l’affetto che circondano una personalità così importate, eppure così umile, quale quella del padre dell’osteointegrazione. I lavori del simposio sono poi proseguiti con un succedersi sul palco

di relatori di fama internazionale che hanno presentato lo stato dell’arte nell’ambito dell’evidenza scientifica, degli aspetti estetici legati alla riabilitazione implantoprotesica, dell’odontoiatria digitale e delle superfici implantari. Oltre al bagaglio di nozioni e di interrelazioni con i colleghi stranieri, gli ospiti italiani di Nobel Biocare hanno portato a casa con sé un ulteriore motivo di soddisfazione: sono stati infatti gli unici ad avere la possibilità di condividere con il professor Brånemark un momento davvero unico, come testimoniano le foto realizzate. L’appuntamento ora è per l’evento che si terrà a Rimini nel prossimo autunno, che fin d’ora promette di replicare il successo di Goteborg con un programma innovativo e ricco di nuovi stimoli per la professionalità di tutto il team odontoiatrico.

info Nobel Biocare Italiana S.r.l. Parco Tecnologico Energy Park Building 03 Via Monza 7/a 20871 Vimercate (MB) Tel. 039.68361 Fax 039.6899474 www.nobelbiocare.com

Dall’alto In piedi da sinistra: Giovanni Polizzi, Brenno Dal Pont, Federico Gualini, Lauro Oppici, Arnaldo Benech. Seduti da sinistra: Giuseppe Luongo, Per-Ingvar Brånemark, Sandro Fabbro. In piedi da sinistra: Carlo Gobbo, Giovanni Bindi, Fernando Zarone, Melker Nilsson, Maurizio Ciatti. Seduti da sinistra: Tommaso Cantoni, Per-Ingvar Brånemark, Luca Francetti. In piedi da sinistra: Maurizio Ciatti, Daniele Di Cesare, Luca De Micheli, Alessandro Pozzi, Stefano Panigatti. Seduti da sinistra: Daniele De Santis, Per-Ingvar Brånemark, Pier Francesco Nocini.

FDI: congresso centenario Si tiene quest’anno, dal 29 agosto al 1 settembre, il centesimo congresso della FDI, la Fédération Dentaire Internationale, l’associazione rappresentativa di oltre un milione di odontoiatri in tutto il mondo la cui mission è proporre linee politiche a livello sanitario, sviluppare programmi di formazione continua e, quale voce dell’odontoiatria internazionale, portare avanti appelli e sostenere le associazioni aderenti nelle attività di

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promozione della salute orale a livello mondiale. In oltre cento anni di attività FDI ha sviluppato programmi, iniziative, campagne, politiche e mantenuto rapporti ufficiali con l’OMS. Per il centesimo congresso è stato previsto un programma scientifico di eccezione, che focalizza tutti i principali argomenti, e anche le preoccupazioni, che oggi coinvolgono maggiormente gli odontoiatri, presentati da alcuni degli esperti più importanti al mondo

nelle varie discipline. Tra i relatori segnaliamo la presenza dell’Italiano Maurizio Tonetti, il cui intervento verterà sulla parodontologia. In occasione del Congresso FDI si svolgeranno anche i lavori del World Dental Parliament, i cui incontri si dividono in due gruppi

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CURASEPT


principali: gli Open Forum di domenica, martedì e mercoledì, aperti a tutti gli interessati, e i meeting riservati ai rappresentanti invitati. Sede del congresso è l’Hong Kong Convention and Exhibition Centre, un’ardita struttura in vetro la cui sagoma vuole raffigurare un uccello in volo che si protende nel porto di Hong Kong, il Victoria Harbour, e che è diventata uno dei simboli della città. Si tratta di un centro polivalente, il più grande dell’Asia, che ospita concerti e spettacoli, fiere e conferenze, ristoranti ed eventi di qualsiasi tipo e dimensione, in una posizione invidiabile nel cuore della città. Perché partecipare al centesimo congresso FDI di Hong Kong? FDI ha identificato dieci buone ragioni per farlo: prima di tutto perché si tratta di un congresso unico, il centesimo, ma anche per sapere qualcosa in più sulle ultime acquisizioni scientifiche dalla viva voce degli esperti internazionali, per scoprire le novità tecnologiche e commerciali dei maggiori produttori dentali, per interagire con gli specialisti più illustri al mondo, acquisire nuove conoscenze attraverso le sessioni sulle 23-01-2012

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della vicina Macao, scoprire le ricchezze e i misteri della Cina continentale.

info www.fdicongress.org congress@fdiworldental.org www.fdiworldental.org

GABA e Colgate all’Europerio 7 di Vienna In giugno, parodontologi provenienti da tutta Europa si incontreranno per il loro più grande e importante congresso a livello mondiale. In occasione di Europerio 7 a Vienna, GABA si prepara ad assumere un ruolo di primo piano, con uno spazio espositivo e due simposi scientifici nella giornata di martedì 8 giugno. Insieme con Colgate-Palmolive, sua società madre, GABA sarà infatti uno degli sponsor platinum del congresso.

Il professor Søren Jepsen (Bonn, Germania) introdurrà il simposio dal titolo “Tre cose che ogni professionista in odontoiatria dovrebbe conoscere sui disturbi peri-implantari”. Gli interventi previsti in successione sono: “Fattori di rischio associati e disturbi periimplantari” con il professor Mariano Sanz (Madrid, Spagna), “Mantenimento dell’impianto e prevenzione dei disturbi peri-implantari” con il dottor Angelo Mariotti (Columbus, USA) e “Gestione

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politiche per la salute orale, partecipare a incontri faccia a faccia con i colleghi di tutto il mondo, e sviluppare nuove capacità attraverso un programma nuovo e innovativo; infine, perché no, anche per assaggiare i piatti di una delle migliori cucine asiatiche, ammirare le bellezze mozzafiato di Hong Kong e

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CORSO DI ANATOMIA E CHIRURGIA IMPLANTARE SU CADAVERE Relatori: prof. M. Maggioni, prof. P. Cremona, dott. M. Dossena dott. A. Francesconi, dott. W. Ghinzani

23-24-25 novembre 2012 Università di S. Etienne - Francia

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dei disturbi peri-implantari” con il professor Stefan Renvert (Kristianstad, Svezia). Nello stesso giorno avrà luogo un secondo simposio in collaborazione con DGP (German Association of Periodontology), dal titolo “Mantenimento d’appoggio - La chiave del successo di lungo periodo della terapia implantare e parodontale”. L’introduzione sarà curata dal professor Peter Eickholz (Francoforte, Germania).

Seguiranno i seguenti interventi: “Come strutturare la terapia di supporto parodontale in accordo con il rischio individuale del paziente?” del dottor Christoph Ramseier (Berna, Svizzera), “Progressione del disturbo parodontale in soggetti con e senza mantenimento” del professor Thomas Kocher (Greifswald, Germania) e “Terapia di supporto peri-implantare” del professor Andrea Mombelli (Ginevra, Svizzera). Il congresso si terrà a Vienna dal 6 al 9 giugno 2012 presso il Messezentrum Wien Exhibition & Congress Center vicino al parco Prater. I visitatori interessati a seguire i simposi non sono obbligati a registrarsi separatamente, l’accesso è libero. Per maggiori informazioni: www.gaba. com/europerio7.

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valutazione degli effetti di una terapia antibiotica dopo l’estrazione di terzi molari inclusi mandibolari. studio caso-controllo scopo del lavoro Valutare se la prescrizione di una terapia antibiotica ad ampio spettro (1 g di amoxicillina ed acido clavulanico ogni 12 ore) a seguito di un intervento chirurgico di avulsione di un ottavo mandibolare incluso o semi incluso migliora la guarigione rispetto all’assenza di terapia. Materiali e Metodi In questo studio, eseguito tra gennaio 2009 e gennaio 2011, sono stati inclusi 80 pazienti afferenti presso la Clinica Universitaria di Milano-Bicocca per l’avulsione di elementi ottavi mandibolari inclusi o parzialmente inclusi e suddivisi in 2 gruppi di ugual numero. Nel primo gruppo è stata somministrata amoxicillina ed acido clavulanico (1 g/12 ore per i 6 giorni successivi all’intervento). Per il secondo gruppo invece non è stato prescritto alcun antibiotico. Tutti gli 80 pazienti sono stati visitati secondo questo schema: T0: al momento dell’intervento; T1: a 4 giorni dall’intervento; T2: a 15 giorni dall’intervento; T3: a 30 giorni dall’intervento. I

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evaluation of the effects of an antibiotic therapy after extraction of impacted mandibular third molars. A case-control study Fabrizio Carini*

fabrizio.carini@unimib.it Giuseppe Bonacina Vincenzo Santagada Marco Alciati Giovanni Lomartire

Università degli Studi di Milano-Bicocca, Clinica Odontoiatrica, Scuola di specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica *Università degli Studi di Milano-Bicocca, Clinica Odontoiatrica, Professore aggregato di Chirurgia Odontostomatologica

In control group at T1: 40% has no reduction, 32,5% mild, 15% moderate and 12,5% severe. Reduction in mouth opening in study group at T2: in 27,5% absence, 37,5% mild, 22,5% risultati moderate and 12,5% severe. conclusioni Non abbiamo rilevato differenze In control group at T2: 30% I dati ottenuti si allineano significative tra i 2 gruppi per absence of symptoms, 42,5% con quelli della letteratura nessun parametro analizzato. mild decrease, 15% moderate and internazionale che dimostrano la Alveolite infettiva nel gruppo 12,5% severe. I both groups at studio: T1=2,5%, T2=5%, T3=0. non necessità della terapia. T3: 52,5% absence of alterations Nel gruppo di controllo: T1=5%, in opening, 45% mild and 2,5% T2=7,5%, T3=0. Alveolite secca: aiM of the work moderate. No heavy complications results To evaluate if broad-spectrum T1=2,5%, T2=5%, T3=0 per We did not observe any significant were observed. entrambi i gruppi. Effetti collaterali antibiotics prescription (1g difference between the groups complementari nel gruppo studio: amoxicillin and clavulanic acid conclusions about parameters analysed. every 12 hours) after a surgical T1=10%, T2=5%, T3=0. Nel Infected alveolitis in study group: Data obtained are similar to extraction of an impacted or gruppo di controllo: T1=7,5%, those published in international T1=2,5%, T2=5%, T3=0. In semi-impacted mandibular third T2=5%, T3=0. Riduzione control group: T1=5%, T2=7,5%, literature which demonstrate the apertura nel gruppo studio a T1: molar improves healing with uselessness of therapy. T3=0. Dry socket: T1=2,5%, il 37,5% dei pazienti non presenta respect to no therapy. T2=5%, T3=0 for both groups. riduzione, il 30% lieve, il 20% Addictional side effects in study Materials moderata, il 12,5% severa. Nel group: T1=10%, T2=5%, T3=0. and Methods gruppo di controllo a T1: nel In this study, performed between In control group: T1=7,5%, 40% dei casi vi è assenza di january 2009 and january 2011, T2=5%, T3=0. Reduction in riduzione, nel 32,5% lieve, nel mouth opening in study group 15% moderata nel 12,5% severa. were recruited 80 patients from at T1: 37,5% of patients has no the Department of Oral Surgery Riduzione apertura nel gruppo reduction, 30% have a mild, of Milan-Bicocca dental school, studio a T2: nel 27,5% assenza, who underwent surgical extraction 20% moderate, 12,5% severe. nel 37,5% lieve, nel 22,5% of impacted or semi-impacted moderata e nel 12,5% severa. Nel gruppo di controllo a T2: il 30 mandibular third molars. Patients per cento non ha sintomatologia, were randomly divided into two 9 Ottavi inclusi/ antibiOticOterapia / chirurgia Orale / avulsiOne / impacted mandibular third mOlars / il 42,5% ha diminuzione, il 15% equal groups. The study group antibiOtic therapy / Oral surgery / extractiOn received 1 g of amoxicillin and moderata e il 12,5% severa. In parametri considerati sono stati: alveolite infettiva; alveolite secca; effetti collaterali complementari; riduzione apertura della bocca.

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entrambi i gruppi a T3: assenza di alterazioni nel 52,5%, alterazioni lievi nel 45%, moderate nel 2,5%. Non si sono osservate alterazioni considerate gravi.

clavulanic acid every 12 hours for six days following the surgery. The control group did not receive any antibiotic therapy. All 80 patients were visited following this pattern: T0: at the time of extraction; T1: after four days; T2: after fifteen days; T3: after thirty days. Parameters considered were: infected alveolitis; dry socket; addictional side effects; reduction in mouth opening.

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introduzione a chirurgia estrattiva degli ottavi inclusi riveste un ruolo fondamentale in odontostomatologia in quanto è necessario che ogni atto operativo sia eseguito nel pieno rispetto dei tessuti duri e molli attorno all’elemento da estrarre (1). Diverse sono infatti le strutture anatomiche presenti in corrispondenza dell’area degli ottavi, in particolare nervi e arterie (2, 3). La criticità dell’intervento viene evidenziata anche dalla necessità di utilizzare dei supporti farmacologici prima e/o dopo l’atto chirurgico, allo scopo di migliorare la guarigione e prevenire eventuali effetti post operatori tardivi (4, 5, 6). In realtà l’assunzione di antibiotici a scopo profilattico o terapeutico nell’ambito della chirurgia degli elementi ottavi inclusi è un argomento alquanto controverso e dibattuto anche in letteratura internazionale (7). Esistono infatti diversi lavori in cui si evince che l’assunzione di antibiotici può migliorare le condizioni post operatorie sia locali che sistemiche, mentre altre pubblicazioni pongono l’attenzione sul fatto che né una terapia né una profilassi antibiotica modificano in maniera statisticamente significativa la guarigione da avulsione di elementi ottavi inclusi (7, 8, 9). Le complicanze che possono più frequentemente manifestarsi sono trisma, disfagia, gonfiore ed ematoma e in ogni caso sono nella quasi totalità eventi assolutamente risolvibili spontaneamente e nel giro di pochi giorni (10, 11). La terapia antibiotica standard si basa sull’assunzione di compresse di 1 grammo contenenti amoxicillina più acido clavulanico ogni 12 ore. Questa formulazione permette di avere una copertura ottimale anche contro i batteri che producono le b-lattamasi e quelli resistenti alle penicilline (12). Un ulteriore aspetto è quello anamnestico. In pazienti affetti da patologie cardiache valvolari o endocarditi batteriche la profilassi antibiotica è raccomandata (13), anche se uno studio britannico mette in evidenza la non necessità di effettuarla se il paziente, pur presentando un problema valvolare, gode di uno stato generale di buona salute (14). Un ulteriore punto di partenza consiste nel fatto che a livello statistico l’intera percentuale di casi post chirurgia orale con complicanze considerate significative resta a livelli

l

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molto bassi con valori che si attestano rate altre variabili, come il sesso dei pain media attorno al 3% (15). zienti, il posizionamento degli elementi da estrarre, il numero delle radici presenti e la distanza dal nervo alveolare obiettivo dello studio inferiore. Valutare se la prescrizione di una tera- Indipendentemente dal gruppo di appia antibiotica ad ampio spettro (1 g di partenenza, a tutti i pazienti sono stati amoxicillina ed acido clavulanico ogni prescritti: 12 ore) a seguito di un intervento chi- › crioterapia mediante ghiaccio da rurgico di avulsione di un ottavo mandiapplicare esternamente all’area inbolare incluso o semi incluso sia decisiteressata per le 24 ore successive va per una migliore guarigione rispetto all’intervento, alternando 15 minuti di all’assenza di terapia. applicazione con 15 minuti di assenza; › 100 mg di nimesulide 3 volte al giorno al bisogno come antinfiammatorio siMateriali e Metodi stemico; In questo studio, eseguito tra gennaio › sciacqui con clorexidina 0,2% a partire 2009 e gennaio 2011, sono stati inclusi dal giorno successivo all’intervento. 80 pazienti afferenti presso il reparto di Anche per quanto riguarda le fasi opeChirurgia Odontostomatologica della rative, abbiamo mantenuto gli stessi Clinica Universitaria di Milano-Bicocca, operatori sia durante l’intervento che i quali sono stati sottoposti ad un in- durante i successivi controlli. tervento di avulsione di elementi otta- Ogni intervento estrattivo è stato previ mandibolari inclusi o parzialmente ventivamente programmato attraverso inclusi per ragioni ortognatodontiche un esame obiettivo ed uno strumentasecondo una metodica “a doppio cieco”. le, grazie cioè ad indagini radiologiche. Sono stati inclusi all’interno della nostra A tutti i pazienti è stato fatto firmare analisi solo pazienti in età compresa tra un consenso informato per quanto rii 21 e i 43 anni, non fumatori e in as- guarda la chirurgia. Per tutti i pazienti è senza di patologie occlusali riscontrate stata eseguita un’anestesia tronculare durante l’anamnesi, tali da ridurre l’enti- a base di mepivacaina, supportata da tà dell’apertura della bocca già durante anestesie plessiche a base di articaina le fasi operative. Sono stati esclusi in- con vasocostrittore 1:100.000. vece i pazienti in terapia farmacologica Essendo tutti elementi parzialmente o antibiotica e/o antidolorifica durante i totalmente inclusi, è stato necessario due mesi precedenti all’intervento chi- eseguire un lembo mucoso, un’osteotorurgico, i pazienti affetti da endocardite mia utilizzando dispositivi per chirurgia batterica o portatori di protesi cardiaca piezoelettrica ed una o più odontotovalvolare, in quanto in questi casi di- mie attraverso frese montate su turbina venta necessaria la profilassi antibioti- (figg. 1-4). Al termine di ogni intervento ca, i pazienti con dolore e/o gonfiore sono state applicate suture 4/0 in seta, presente prima dell’intervento nell’area rimosse dopo 7 giorni. dell’ottavo da estrarre, i pazienti che Tutti gli 80 pazienti sono stati successinecessitavano interventi di avulsione di vamente visitati secondo questo schema: entrambi gli ottavi, con il secondo in- › T0: al momento dell’intervento; tervento da eseguire necessariamente › T1: a 4 giorni dall’intervento; entro il periodo di tempo in cui è stato › T2: a 15 giorni dall’intervento; eseguito il nostro studio e quindi non › T3: a 30 giorni dall’intervento (figg. 1 posticipabile al termine di questo, ed i e 2). pazienti allergici alla penicillina. I parametri considerati per confrontare Tutti i pazienti sono stati suddivisi in i due gruppi sono stati: maniera randomizzata in due gruppi di › alveolite infettiva (contaminazione ugual numero. Nel primo gruppo sono dell’area postestrattiva, con infiamstati inseriti i pazienti a cui è stata sommazione del sito postestrattivo e delministrata una terapia a base di antila mucosa circostante); biotici ad ampio spettro, consistente › alveolite secca (mancata guarigione nell’assunzione di amoxicillina ed acido di prima intenzione ed esposizione clavulanico, 1 grammo ogni 12 ore per d’osso); i sei giorni successivi all’intervento a › effetti collaterali complementari (febpartire dalla sera stessa. Nel secondo bre, trisma, ematoma); gruppo invece sono stati inseriti i pa- › riduzione apertura della bocca zienti a cui non è stato prescritto alcun espressa in intervalli (0 mm assente; antibiotico, come controllo rispetto al 1-2 mm lieve, 3-4 mm moderata e > 5 primo gruppo. Non sono state considemm severa).

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figg. 1-4

Immagini radiologiche e chirurgiche degli interventi.

risultati In nessun paziente si sono osservate sequele postoperatorie immediate severe, come emorragie o neurotmesi, così come non si sono riscontrate complicanze tardive significative, come emorragie spontanee o parestesie del nervo alveolare inferiore. Ogni tipo di effetto osservato è stato ascrivibile nei range temporali previsti dal nostro protocollo e comunque risolvibile spontaneamente o grazie all’ausilio della terapia antinfiammatoria prescritta ad ogni paziente. Per quanto riguarda la valutazione delle alveoliti infettive, va considerato che sono stati inseriti in questa voce tutti i processi infiammatori sia a livello dell’alveolo postestrattivo che a livello della mucosa circostante, in particolare quella a contatto con le suture. Sicuramente un biotipo mucoso sottile e una scarsa presenza di cheratinizzazione hanno contribuito all’insorgenza di questa complicanza. I rilevamenti effettuati durante i quattro periodi del nostro studio sono riassunti in figura 5. Dal grafico si evince che ovviamente durante T0 non si sono osservate alveoliti, mentre già a T1 nel gruppo studio si è riscontrato un 2,5% di casi con alveolite sui 40 della coorte, percentuale che sale

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al 5% dopo 15 giorni e si attesta nuovamente a 0 dopo un mese dall’intervento. Anche il gruppo di controllo ha visto un andamento simile, con una variazione dal 5% al 7,5% da T1 a T2, per poi annullarsi durante T3. Un altro parametro che è stato analizzato è quello dell’eventuale insorgenza di alveoliti secche. Bisogna considerare che l’alveolite secca è un processo patologico a carico dell’alveolo postestrattivo, nel quale non si è verificato un corretto processo riparativo attraverso il coagulo ematico prima di tutto dei tessuti molli circostanti e ciò porta inevitabilmente all’esposizione dell’osso alveolare, con conseguente notevole dolore e discomfort per il paziente. I risultati relativi all’alveolite secca sono riassunti in figura 6. Il grafico mette in evidenza come anche in questo caso si parta per entrambi i gruppi con un valore 0. A distanza di quattro giorni dall’intervento chirurgico invece, la percentuale di alveoliti secche si attesta al 2,5% per entrambi i gruppi, raddoppiando (5%) dopo 14 giorni. Anche per quanto riguarda questa complicanza, non esistono situazioni patologiche dopo un mese rispetto all’intervento. Il terzo rilevamento effettuato ha riguardato la presenza, in termini percentuali

su entrambe le popolazioni in studio, di complicanze complementari, come trisma, febbre ed ematoma. Tutti questi sintomi sono effetti comunque comuni a seguito di chirurgie per ottavi inclusi ed in questo studio sono stati quantificati. Quanto osservato è stato riassunto in figura 7. Il grafico permette di osservare la presenza di questi effetti dopo 4 giorni rispetto all’intervento, con percentuali del 10% per il gruppo di studio e del 7,5% per il gruppo di controllo. Tali valori diminuiscono sensibilmente già entro 15 giorni, quando si attesta per entrambi i gruppi al 5%. Le valutazioni successive sono state effettuate per analizzare l’entità della riduzione dell’apertura a seguito dell’intervento, a causa della necessità di mantenere la bocca aperta anche per un tempo significativo. Per quanto riguarda questo parametro, i rilevamenti sono stati raccolti in tre grafici diversi, uno per ogni step operativo (figg. 8, 9 e 10). Il grafico di figura 8 mette in evidenza come durante T1 il 37,5% dei pazienti appartenenti al gruppo studio non presenti nessuna riduzione nell’apertura, mentre il 30% presenta un’alterazione lieve. Nel 20% dei pazienti si verifica una riduzione d’apertura moderata, mentre nel 12,5%

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fig. 5

Rilevamenti relativi allâ&#x20AC;&#x2122;alveolite infettiva.

Alveolite infettiva 8,0%

fig. 6

7,0%

Rilevamenti relativi allâ&#x20AC;&#x2122;alveolite secca.

studio

6,0% 5,0%

fig. 7

controllo

Rilevamenti relativi agli effetti collaterali complementari.

4,0% 3,0% 2,0% 1,0% 0,0% T0

T1

T2

T3

fig. 5

Alveolite secca 6,0% 5,0%

studio

4,0% 3,0%

controllo

2,0% 1,0% 0,0% T0

T1

T2

T3

fig. 6

Effetti collaterali complementari 12,0% 10,0%

studio

8,0% 6,0%

controllo

4,0% 2,0% 0,0% T0

T1

T2

T3

fig. 7

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fig. 8

Riduzione apertura T1

Rilevamenti relativi alla riduzione dellâ&#x20AC;&#x2122;apertura a T1.

45,0% 40,0%

fig. 9

studio

Rilevamenti relativi alla riduzione dellâ&#x20AC;&#x2122;apertura a T2.

35,0% 30,0%

controllo

fig. 10

Rilevamenti relativi alla riduzione dellâ&#x20AC;&#x2122;apertura a T3.

25,0% 20,0% 15,0% 10,0% 5,0% 0,0% assente

lieve

moderata

severa

fig. 8

Riduzione apertura T2 45,0% 40,0%

studio

35,0% 30,0%

controllo

25,0% 20,0% 15,0% 10,0% 5,0% 0,0% assente

lieve

moderata

severa

fig. 9

Riduzione apertura T3 60,0% 50,0%

studio

40,0% 30,0%

controllo

20,0% 10,0% 0,0% assente

lieve

moderata

severa

fig. 10

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la diminuzione è considerata severa. Per quanto riguarda il gruppo di controllo in questa fase, nel 40% dei casi vi è assenza di riduzione di apertura, nel 32,5% vi è una riduzione lieve, nel 15% la riduzione è moderata mentre l’entità della riduzione severa si attesta al 12,5% come per i pazienti del gruppo di studio. Diversa è la situazione osservata dopo 15 giorni, quando l’assenza di alterazioni nell’apertura si porta al 27,5% nei casi di studio, mentre i pazienti con riduzione lieve arrivano al 37,5%. La percentuale di coloro sempre appartenenti al gruppo studio arriva al 22,5% per quanto riguarda una riduzione moderata e si attesta al 12,5% per una diminuzione severa. Circa la popolazione di controllo invece, nel 30% dei pazienti non si è osservata alcuna sintomatologia, nel 42,5% invece vi è una diminuzione lieve dell’apertura, mentre le percentuali di riduzione moderata e severa si fermano rispettivamente al 15% e al 12,5% (fig. 9). Infine si è effettuato il terzo rilevamento dopo un mese dall’intervento. In questa fase le percentuali osservate per entrambi i gruppi sono le medesime. L’assenza di alterazioni nell’apertura è stata del 52,5%, alterazioni lievi si sono osservate nel 45% dei casi, mentre alterazioni moderate nel 2,5%. Non si sono osservate alterazioni considerate gravi (fig. 10).

discussione Nel nostro studio abbiamo valutato l’efficacia dell’assunzione a scopo terapeutico di antibiotici ad ampio spettro dopo l’estrazione di terzi molari inclusi per motivazioni ortodontiche. Grazie ad un test x2 con P < 0,05, non abbiamo rilevato differenze significative tra i due gruppi per nessun parametro analizzato e questa analisi si riallinea con quanto osservato anche in altri studi. In un ampio studio per esempio è stato constatato che non vi è alcuna differenza tra l’assunzione di amoxicillina rispetto alla clindamicina o a nessun antibiotico nella prevenzione di complicanze postoperatorie di tipo infiammatorio (1). Anche in un altro studio si è concluso che l’assunzione di antibiotici è assolutamente irrilevante nella protezione da sequele postoperatorie (16). Una ricerca condotta in Polonia sull’utilizzo in modalità di profilassi e successivamente di terapia di clindamicina, non ha evidenziato alcun beneficio a seguito di estrazione di ottavi mandibolari (17). Esistono comunque altri studi che

486

hanno dimostrato, anche a livello statistico, che l’assunzione per via sistemica di antibiotici come la clindamicina serve a prevenire possibili conseguenze postchirurgiche ed in particolare l’alveolite secca, che risulta particolarmente fastidiosa per il paziente, mentre un altro studio mette in risalto le capacità protettive sempre della clindamicina, ma attraverso un’applicazione topica sul sito postestrattivo (18, 19). Diversi autori ritengono che sia sufficiente una terapia a base di penicilline per via sistemica per prevenire situazioni di discomfort come dolore, trisma o gonfiore a seguito dell’estrazione di un terzo molare incluso (20). Al contrario esistono studi in letteratura che descrivono addirittura aumentate percentuali di conseguenze postoperatorie a seguito di profilassi antibiotiche, anche se queste analisi sono state effettuate nell’ambito della chirurgia generale e quindi non odontoiatrica. Tali complicanze sono state soprattutto infezioni dell’area operatoria (21). Qualcuno invece pone l’attenzione sulla tempistica delle somministrazioni, in quanto nel contesto della chirurgia generale una terapia antibiotica iniziata poche ore dopo l’intervento oppure in profilassi risulta più efficace nel prevenire infezioni rispetto ad una terapia eseguita più tardivamente (22). I dati ottenuti nel nostro studio si allineano con quelli della letteratura internazionale che dimostrano la non necessità della terapia. In realtà qualunque tipo di terapia deve essere sempre ben ponderata e dosata a seconda della difficoltà dell’intervento, anche se la maggior parte dei chirurghi orali prescrivono una terapia antibiotica di routine (23). La terapia antibiotica appunto dovrebbe essere indicata solo per i casi particolarmente complessi, laddove il chirurgo avesse necessità di eseguire ampie demolizioni di osso o l’elemento dentario in questione presentasse già una pericoronite prima ancora dell’intervento oppure fosse presente un’area mucosa infiammata attorno ad un elemento parzialmente erotto. Nessuna delle evenienze qui citate si è verificata nel nostro studio ed in ogni caso queste situazioni sarebbero state scartate in quanto contemplate nei criteri di esclusione. In un discorso più ampio, l’utilizzo degli antibiotici dovrebbe essere appunto riservato in contesti particolari, in modo da prevenire possibili effetti da

sovradosaggio, o peggio ancora una selezione di eventuali ceppi batterici resistenti, sicuramente molto più difficili da debellare rispetto alle specie primitive, con costi biologici ed economici sicuramente non irrilevanti (24, 25).

conclusioni I risultati ottenuti mettono in evidenza l’efficacia di questo protocollo operativo attuato nell’ambito della Clinica Odontoiatrica dell’Università di Milano-Bicocca. Una particolare attenzione è stata rivolta alla qualità di vita dei pazienti, in quanto è stato dimostrato che è possibile evitare la somministrazione di antibiotici a seguito di avulsioni di terzi molari inclusi, contribuendo così a diminuire sensibilmente il rischio di creare resistenze batteriche a questi farmaci. L’obiettivo principale della Clinica Odontoiatrica è stato da sempre la salvaguardia o addirittura il miglioramento delle condizioni di salute sistemica dei pazienti afferenti. Tutto ciò è reso possibile grazie all’attuazione di specifici protocolli operativi per la risoluzione di ogni possibile patologia odontoiatrica, ponendo particolare attenzione agli aspetti ricostruttivi e riabilitativi. Il punto di partenza a tal proposito è rappresentato da un continuo confronto scientifico con i dati riportati dalla letteratura nazionale ed internazionale, che permette quindi un costante aggiornamento dei protocolli attuati.

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7) Siddiqi A, Morkel JA, Zafar S. Antibiotic prophylaxis in third molar surgery: a randomized double-blind placebo-controlled clinical trial using split-mouth technique. Int J Oral Maxillofac Surg 2010;39:107-14. 8) Sekhar CH, Narayanan M, Baig F. Role of antimicrobials in third molars in third molar surgery: prospective, double blind, randomized, placebo-controlled clinical study. Br J Oral Maxillofac Surg 2001;39:134-7. 9) Ataoğlu H, Oz GY, Candirli C, Kiziloğlu D. Routine antibiotic prophylaxis is not necessary during operations to remove third molars. Br J Oral Maxillofac Surg 2008;46(2):133-5. 10) Monaco G, Tavernese L, Agostini R, Marchetti C. Evaluation of antibiotic prophylaxis in reducing postoperative infection after mandibular third molar extraction in young patients. J Oral Maxillofac Surg 2009;67:1472-6. 11) Monaco G, Staffolani C, Gatto MR, et al. Antibiotic therapy in impacted third molar surgery. Eur J Oral Sci 1999;107:437. 12) Lacasa JM, Jimènez JA, Ferràs V, Bossom M, Sòla-Morales O, Garcìa-Rey C, Aguilar L, Garau J. Prophylaxis versus pre-emptive treatment for infective and inflammatory complications of surgical third molar removal: a randomized, doubleblind, placebo-controlled, clinical trial with sustained release amoxicillin/clavulanic acid (1000/62.5 mg). Int J Oral Maxillofac Surg 2007;36:321-7. 13) Carini F, Monai D, Pavesi L. Il paziente cardiopatico: linee guida in chirurgia orale. Doctor Os 2003 Apr;14(4):347-54. 14) National Institute for Health and Clinical Excellence. Prophylaxis Against Infective Endocarditis: Antimicrobial Prophylaxis Against Infective Endocarditis in Adults and Children Undergoing Interventional Procedures. London: National Institute for Health and Clinical Excellence 2008: (clinical guideline 64). 15) Peterson LJ. Antibiotic prophylaxis against wound infection in oral and maxillofacial surgery. J Oral Maxillofac Surg 1990;48:617–20. 16) Bergdahl M, Hedström L. Metronidazole for the prevention of dry socket after removal of partially impacted mandibular third molar: a randomised controlled trial. Br J Oral Maxillfac Surg 2004;42:555-8. 17) Kaczmarzyk T, Wichlinski J, Stypulkowska J, Zaleska M, Panas M, Woron J. Single-dose and multi-dose clindamycin therapy fails to demonstrate efficacy in preventing infectious and inflammatory complications in third molar surgery. Int J Oral Maxillofac Surg 2007;36:417-22. 18) Kupfer SR. Prevention of dry socket with clindamycin. A retrospective study. N Y State Dent J 1995;61:30-3. 19) Chapnick P, Diamond LH. A review of dry socket: a doubleblind study on the effectiveness of clindamycin in reducing the incidence of dry socket. J Can Dent Assoc 1992;58:43-52. 20) MacGregor AJ, Addy A. Value of penicillin in the prevention of pain, swelling and trismus following the removal of ectopic mandibular third molars. Int J Oral Surg 1980;9:166-72. 21) Stone HH, Hooper CA, Kolb LD, et al: Antibiotic prophylaxis in gastric, biliary and colonic surgery. Ann Surg 1976;184:443. 22) Classen DC, Evans RS, Pestotnik SL et al. The timing of prophylactic administration of antibiotics and the risk of surgicalwound infection. N Engl J Med 1992;326:281. 23) Piecuch JF, Arzadon J, Lieblich SE. Prophylactic antibiotics for third molar surgery: a supportive opinion. J Oral Maxillofac Surg 1995:53:53-60. 24) Alanis AJ. Resistance to antibiotics: are we in the postantibiotic era? Arch Med Res 2005;36:697-705. 25) Lieblich SE. Discussion: Postoperative prophylactic antibiotic treatment in third molar surgery-a necessity? J Oral Maxillofac Surg 2004;62:9.


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XXIII (5)

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RICERCA CLINICA

espansione rapida del palato in pazienti in fase dinamica di crescita. hyrax versus tsMe: indagine cefalometrica risultati e conclusioni I valori di SNP–A, I SN e I FH nel gruppo trattato con TSME così come i valori di SN–SNP, SNA, N–Me e U6.PP nel gruppo trattato con RME hanno subito un incremento statisticamente significativo (p < 0,05). L’incremento dei valori di SNP–A, I SN e I FH è risultato maggiore a fine trattamento nei bambini trattati con TSME Materiali rispetto a quelli trattati con RME. e Metodi I risultati di questo lavoro 60 pazienti (32 maschi e 28 femmine) tra i 6 e i 15 anni, con dimostrano che l’uso del TSME produce cambiamenti scheletrici crossbite mascellare causato e modificazioni dentoalveolari in da una ipoplasia mascellare, grado di correggere l’ipoplasia sono stati divisi in 2 gruppi mascellare. È inoltre dimostrato omogenei. 30 bambini sono che nei pazienti con openbite stati trattati con TSME mentre anteriore, l’uso del TSME non gli altri 30 con RME. Ad ogni è controindicato in quanto non paziente, prima e alla fine del determina aumento significativo trattamento, è stata effettuata una teleradiografia latero-laterale della dimensione verticale anteriore. con analisi cefalometrica. Sono state quindi calcolate e valutate statisticamente le variazioni nei 2 gruppi dei valori cefalometrici prima e dopo la terapia. scopo del lavoro Scopo di questo studio retrospettivo è stato quello di valutare con l’ausilio dell’analisi cefalometrica gli effetti dentali e scheletrici dell’espansore trasversale sagittale (TSME) e dell’espansore tipo Hyrax in bambini affetti da ipoplasia del mascellare superiore.

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XXIII (5)

aiM of the work The aim of this retrospective study was to evaluate and compare, with cephalometric analysis, the skeletal and dental effects of treatment with transverse sagittal maxillary expander (TSME) and with Hyrax-type expander (RME) in children with maxillary hypoplasia. Materials and Methods Sixty subjects (32 males and 28 females), aged from 6 to 15 years, with a maxillary crossbite caused by basal apical narrowness, were divided into two equal groups. Thirty were treated with TSME and 30 with RME. For each patient, a lateral cephalogram was obtained before (T0) and at the end of treatment (T1). Changes in the two groups during the observation period were calculated, compared, and statistically analysed with a paired samples t-test.

rapid maxillary expansion in growing patients. Hyrax versus TSME: a cephalometric investigation

Cinzia Maspero

cinza.maspero@gmail.com

Luca Esposito Chiara Folegatti Beatrice Monti Lucia Giannini

Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico Università degli Studi di Milano Dipartimento di Scienze Diagnostiche, Chirurgiche e Ricostruttive, Direttore: professor F. Santoro Scuola di specializzazione in Ortognatodonzia, Direttore: professor G. Farronato

results and conclusions In the TSME group, SNP–A, I SN, and I FH and in the RME group SN–SNP.SNA, N–Me, and U6.PP displayed a statistically significant increase (p < 0.05). The increase in SNP–A, I SN, and I FH after treatment was significantly greater in the TSME group than in the RME group. The results support the use of the TSME to produce skeletal changes and dentoalveolar modifications and to correct maxillary hypoplasia. It was also demonstrated that in patients with anterior open bite, the use of TSME is not contraindicated as the anterior vertical dimension did not increase significantly.

9

IpoplasIa mascellare / sutura palatIna medIana / espansore trasversale sagIttale del palato / pazIente In fase dInamIca dI crescIta / maxIllary hypoplasIa /mId-palatal suture / transverse sagIttal maxIllary expander / growIng patIent

491


originali

introduZione espansione rapida del palato è il trattamento di prima scelta nei pazienti presentanti difetti trasversali del mascellare superiore. Le cause eziologiche del crossbite posteriore possono essere sia genetiche che legate a fattori ambientali. Harvold e collaboratori (1) hanno sottolineato che la riduzione della dimensione trasversale del mascellare superiore è generalmente correlata ad abitudini viziate. Una posizione linguale bassa è infatti spesso associata a un palato stretto e può provocare respirazione orale e causare anche affollamento incisale anteriore (2). L’ipoplasia del mascellare superiore può determinare una malocclusione di II Classe e un iposviluppo in senso sagittale o trasversale della mandibola (3, 4). È pertanto necessario intraprendere precocemente corretti protocolli di trattamento per correggere sia l’ipoplasia mascellare sia lo squilibrio dentoalveolare e muscolare che ne deriva (3). Un espansore rapido mascellare (RME) può produrre sia un’espansione di tipo ortopedico delle strutture scheletriche, sia un movimento dei denti attraverso l’osso alveolare (5, 6). Da un punto di vista cefalometrico è stato osservato che il mascellare superiore durante l’espansione rapida si posiziona in basso e verso l’avanti (5, 7, 8, 9, 10). Cleall (11) ha però sottolineato che nel periodo di mantenimento in situ della apparecchiatura il mascellare generalmente ritorna nella sua posizione originaria. Nonostante questo, in uno studio eseguito su teleradiografie in proiezione latero-laterale, Wertz (5) ha notato che il mascellare tende a dislocarsi verso il basso, ma raramente verso l’avanti. Wertz and Dreskin (8) hanno poi indicato che non è dimostrabile un cambiamento significativo nell’inclinazione del palato dopo terapia con RME. In uno studio retrospettivo di Farronato e collaboratori (12, 13) eseguito su 15 soggetti in fase dinamica di crescita con ipoplasia del mascellare, sono stati analizzati gli effetti del RME nei tre piani dello spazio. Nei soggetti con Classe scheletrica I, II e II sono stati osservati differenti effetti sul piano sagittale conseguenti all’espansione rapida palatale. L’angolo ANB è stato di poco modificato nei soggetti di I Classe, mentre nei soggetti con II Classe esso è risultato diminuito in relazione alla posizione avanzata della mandibola, confermando che la for-

l’

492

za ortopedica esercitata sul complesso maxillofacciale durante la prima fase di crescita può contribuire alla correzione delle malocclusioni di II Classe. Questo fenomeno è stato descritto anche da McNamara and Brudon (3) , che hanno dimostrato che molte delle maloclussioni di II Classe hanno una notevole componente trasversale e l’aumento dei diametri trasversi del mascellare superiore può causarne una correzione spontanea dell’alterazione sagittale. Questi autori hanno suggerito come siano i denti stessi ad attuare dispositivi funzionali endogeni permettendo un cambiamento sia nella posizione mandibolare che nella relazione occlusale maxillo-mandibolare. Questa è la ragione per la quale nei soggetti con malocclusione di II Classe con una ridotta larghezza transpalatale (meno di 31 mm misurati tra i due primi molari) sia stata raccomandato di allargare il mascellare superiore usando un RME. Da Silva e collaboratori (10) non hanno osservato alcun cambiamento statisticamente significativo nella posizione sagittale del mascellare durante il trattamento con RME ma una tendenza alla rotazione verso il basso e all’indietro, incrementando l’angolo SN-PP. Akkaya e collaboratori (14) hanno riportato un incremento significativo negli angoli SNA, NPgA, SN/MP, ANB, ANS/ PNS-MP durante l’espansione. Inoltre hanno trovato una diminuzione dell’angolo cranioincisale e dell’overbite ed un incremento dell’overjet. Nel periodo successivo al trattamento essi hanno notato una diminuzione degli angoli SN-ANS/ PNS, upper incisor/SN, and E-plane measurements e un aumento dell’angolo interincisivo e dell’overbite. Cozza e collaboratori (15), in un indagine cefalometrica eseguita su 20 pazienti, hanno notato che il mascellare presenta una tendenza alla rotazione verso il basso e verso l’indietro che risulta in un aumento statisticamente significativo degli angoli SN/PP e dei valori lineari di SNANS; tali risultati sono in accordo con gli studi condotti da Davis and Kronman (16), Wertz (5), Byrum (17), Sarver and Johnston (18), Da Silva e collaboratori (10), Asanza e collaboratori (19) e Akkaya e collaboratori (14). Relativamente agli effetti del trattamento con RME sulla mandibola, diversi autori hanno rilevato come l’apertura della sutura palatina causi una rotazione verso il basso e all’indietro della mandibola e un incremento dell’altezza inferiore del viso come effetto diretto del posizionamento del mascellare superiore (5, 7, 8, 10, 12, 13, 14, 16, 20, 21).

Lo scopo di questo studio retrospettivo è stato quello di valutare e comparare mediante analisi cefalometrica gli effetti scheletrici e dentali dell’apparecchiatura ortopedica per la correzione dell’ipoplasia sagittale e trasversale del mascellare, l’espansore trasversale sagittale del mascellare (TSME), con un espansore tipo Hyrax (RME) in bambini con ipoplasia del mascellare superiore.

Meteriali e Metodi Il campione ha incluso 60 pazienti (28 femmine, 32 maschi) di età compresa tra i 6 e i 15 anni che presentavano un crossbite mascellare causato da una ipoplasia dell’osso basale, trattati nel Dipartimento di Ortodonzia dell’Università di Milano. Tutti i pazienti sono stati selezionati sulla base dei seguenti criteri: › nessun trattamento ortodontico precedente; › dentizione mista precoce o media; › fase dinamica di crescita; › assenza di anomalie craniofacciali o sindromi; › presenza di un crossbite unilaterale o bilaterale associato a ipoplasia del mascellare superiore. Sono stati creati 2 gruppi di trattamento, ciascuno dei quali presentava 30 pazienti (16 maschi e 14 femmine). Il primo gruppo è stato trattato con il TSME, una modificazione dell’RME tipo Hyrax, per correggere le dimensioni trasversali e sagittali (22). Il TSME è un apparecchiatura fissa costruita per sviluppare una forma d’arcata in pazienti con ridotte arcate dentali. È specificamente disegnato per sviluppare l’arcata in senso trasversale e anteroposteriore. Il TSME consiste di due bande cementate sui primi molari superiori di destra e di sinistra, una vite tipo Hyrax per l’espansione trasversale, due braccetti di 0,045 inch di filo d’acciaio inossidabile che si estendono fino alla superficie palatale degli incisivi centrali e due viti tipo Hyrax di 8 mm attaccate ai braccetti tra le bande dei molari e gli incisivi. L’apparecchiatura può essere inoltre dotata di ausili per trazioni extraorali. L’apparecchiatura deve rimanere in sede dai 6 ai 12 mesi. Nella prima fase, l’attivazione delle viti trasversali viene effettuata per un quarto di giro per 2 volte al giorno per 15 giorni. Nella seconda fase, le viti sagittali sono attivate per un quarto di giro ogni 7 giorni per 6-8 mesi. Il dispositivo viene poi lasciato in situ per 4 mesi a scopo contentivo.

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ORIGINALI

rMe

tsMe

to

t1

t0

Media

ds

Media

ds

SNA

79.1

2.85

80.6

2.85

SNB

77.48

2.15

78.23

ANB

1.61

2.68

SN.GoGn

37,5

SNPSNA.GoGn

t1

Media

ds

Media

ds

NS

79.6

3.1

80.8

3.3

NS

2.96

NS

77.26

3.6

78.11

3.63

NS

2.3

2.76

NS

2.19

2.1

2.61

2

NS

1

38.45

2.99

NS

33

0.58

34.6

1.6

NS

27.1

1.5

27.9

3.09

NS

28.2

1.52

28

3.2

NS

SN.SNPSNA

9.1

2.1

11.3

2.5

*

10.8

0.75

11.5

0.9

NS

S.Go (mm)

66.55

3.2

66.5

3.1

NS

67.3

2.5

67.9

2

NS

N.Me (mm)

107.6

3

110.15

3.02

*

104.3

2

104

3.2

NS

SNP.A (mm)

45.6

3.1

45.9

2.01

NS

45

4.1

48.6

2.05

*

I.SN

98.03

1.54

98.15

2

NS

45

4.1

48.6

2.05

*

I.FH

111.2

2.02

111.3

3.04

NS

110.46

6.2

119.3

4.2

*

U6.PP (mm)

18.6

2.01

19.4

2.1

*

21.5

2.1

23.7

3.6

NS

L6.MP (mm)

26.18

1.2

26.48

2.1

NS

29.6

0.075

29.7

0.9

NS

SN.OCCL

25.2

1.19

26.1

2.2

NS

26.15

2.31

26.9

2.73

NS

ns= non significativo; * p < 0.05 tab. 1 Dati cefalometrici nei pazienti trattati con espansore rapido del palato (RME) ed espansore trasversale sagittale (TSME) all’inizio del trattamento (T0) e alla fine (T1).

Il secondo gruppo è stato trattato con un’apparecchio Hyrax. Le viti dell’Hyrax sono state attivate con un quarto di giro due volte al giorno, una al mattino e una alla sera per 15 giorni. Il dispositivo è stato lasciato in sede per 6 mesi. I soggetti sono stati controllati settimanalmente fino all’ottenimento della ipercorrezione. Per ogni paziente sono stati effettuati i tracciati cefalometrici su teleradiografia in proiezione laterolaterale prima (T0) e dopo il trattamento (T1). Tutte le misurazioni sono state effettuatedallo stesso operatore (LG) 2 volte in 2 occasioni separate a distanza di una settimana e calcolate le differenze tra pre e post terapia. Nessun altro trattamento è stato effettuato tra il periodo T0 e T1. Sono state quindi valutate e comparate statisticamente le variazioni nei valori cefalometrici dei gruppi trattati con RME e TSME durante il periodo di osservazione. L’analisi statistica descrittiva include le medie e le deviazioni standard. Sono sta-

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MAGGIO 2012

te esaminate le principali differenze nelle misure cefalometriche al tempo T0 e T1. L’analisi statistica è poi stata perfezionata usando un t-test per entrambi i campioni e la significatività statistica stabilita per p<0,05 (tab. 1).

risultati cambiamenti nel gruppo trattato con tsMe Gli angoli SNA, SNB e ANB non hanno mostrato un incremento significativo durante il trattamento. Nei pazienti con II Classe scheletrica si è assistito ad un riposizionamento anteriore della mandibola. Nessuna variazione statisticamente significativa è stata osservata nella dimensione verticale così come i piani mascellare, mandibolare e occlusale sono rimasti stabili rispetto alla base cranica.

Il valore SN-GoGn è aumentato in molti pazienti, ma questi cambiamenti non sono stati statisticamente significativi. Il valore SN-SNP.SNA non ha mostrato una rotazione significativa e anche i valori S-Go e N-Me non hanno mostrato modificazioni significative durante il trattamento. La misurazione lineare SNP-A ha mostrato un aumento significativo che ha indicato come il processo dentoalveolare mascellare si sia mosso anteriormente grazie ad una forza derivante dall’attivazione delle viti sagittali in fase di crescita attiva. È stato osservato un incremento statisticamente significativo negli angoli I SN e I FH (p < 0,05). Questo è correlabile all’attivazione delle viti laterali che contribuiscono al movimento in avanti del processo dentoalveolare e al movimento labiale degli incisivi. Nessuna variazione statisticamente significativa delle misurazioni dei denti molari U6.PP e L6.MP è

495


originali

stata notata. L’overjet è migliorato nei pazienti in III Classe scheletrica con un conseguente movimento in avanti del processo dentoalveolare del mascellare.

cambiamenti nel gruppo trattato con rMe Non sono state rilevate alterazioni significative nella posizione sagittale del mascellare nel gruppo con RME. Il valore SNP-A non ha mostrato modificazioni significative. I valori di SN-SNP.SNA hanno dimostrato una rotazione all’indietro e in basso. È stato notato anche un aumento significativo (p < 0,05) della misura U6.PP I SN e I FH non si sono modificati in modo rilevante. È stato osservato un aumento statisticamente significativo (p < 0,05) nell’altezza anteriore totale del viso (N-Me).

comparazione tra i gruppi Durante il trattamento vi è stato un incremento significativamente maggiore dei valori di SNP-A, I SN e I FH nei pazienti trattati con il TSME rispetto al gruppo trattato con RME. La modificazione non significativa (p > 0,05) della dimensione verticale anteriore (N-Me) nel gruppo trattato con TSME è significativamente maggiore rispetto ai pazienti trattati con RME.

discussione L’espansione palatale è indicata in soggetti con ipoplasia del mascellare ed è generalmente indicata anche per incrementare la larghezza dell’arcata. Lo sviluppo sagittale dell’arcata è inoltre indicato quando la forma dell’arcata è ristretta in modo tale da aiutare a risolvere l’affollamento anteriore e la proinclinazione degli incisivi e a ridurre l’overbite. In questo studio non si è evidenziata nessuna alterazione statisticamente significativa nella posizione sagittale del mascellare nel gruppo trattato con RME in accordo con Byrum (17), Sarver and Johnston (18), Da Silva e collaboratori (10) e Cozza e collaboratori (15) hanno mostrato un incremento nell’altezza facciale anteriore come effetto diretto del posizionamento del mascellare e dei molari superiori in accordo anche con Haas (7, 20, 21), Davis and Kronman (16), Wertz (5), Wertz and Dreskin (8), Da Silva e collaboratori (10), Akkaya e collaboratori (14) e Cozza e collaboratori (15). Il TSME è specificamente costruito per incrementare lo sviluppo antero-poste-

496

riore e trasversale del mascellare. Infatti in questo studio si sono evidenziate alterazioni significative nella posizione antero-posteriore del processo alveolare mascellare. Questo cambiamento avviene come risultato di un’apertura della sutura palatina mediana oltre al movimento del processo alveolare e al tipping degli incisivi. Questi risultati sono in accordo anche con le conclusioni di Kambara (23), il quale, tramite studi effettuati su modelli in gesso, radiografie e marker dell’osso, ha dimostrato come il complesso mascellare possa venire disposto anteriormente con cambiamenti significativi delle suture circum mascellari, grazie alla trazione delle fibre connettivali delle suture stesse, del deposito di nuovo osso lungo le fibre trazionate e dell’omeostasi che mantiene la larghezza della sutura. Ciò risulta positivo sia nei pazienti in II Classe scheletrica che nei pazienti in III Classe scheletrica. Dellinger (24), Haas (25) e Bishara e Staley (26) hanno anche asserito che i vantaggi dell’RME siano la rotazione della mandibola, che permette un miglioramento dei rapporti verticali e la riduzione simultanea del crossbite anteriore con un conseguente avanzamento del complesso mascellare. Il TSME aumenta la lunghezza del perimetro dell’arcata superiore nei soggetti con ipoplasia del mascellare. Esso è facile da usare grazie a procedure di posizionamento e attivazione simili a quelle del tradizionale RME. Il comfort del paziente è soddisfacente e la compliance non è obbligatoria poiché si tratta di un’apparecchiatura fissa.

conclusioni I risultati di questo studio dimostrano che il TSME può produrre cambiamenti scheletrici connessi alla forza trasversale e modificazioni dentoalveolari nella componente sagittale che possono incrementare la lunghezza disponibile dell’arcata permettendo la correzione dell’ipoplasia mascellare. È stato osservato che, data l’assenza di un aumento della dimensione verticale anteriore, il TSME potrebbe essere un ausilio vantaggioso anche nei casi di open bite anteriore.

BiBliografia 1) Harvold EP, Chierici G, Vargervik K. Experiments on the development of dental maloccusions. American Journal of Orthodontics 1972;61:38–44.

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CURASEPT


a cura di Komet Italia srl

punte soniche

SonoStripping e SonoShaping KOMET ha ampliato notevolmente il ventaglio di punte soniche, arrivando con la linea “SonicLine” ad oltre 40 strumenti per i più svariati ambiti di impiego: profilassi, parodontologia, detartrasi implantare, preparazione di monconi, tecnica delle faccette, lavorazione delle fessure, endodonzia, chirurgia orale. Ultimamente si sono aggiunte anche delle punte per la lavorazione di superfici prossimali. In collaborazione con il Dr. Ivo Agabiti di Pesaro, sono state sviluppate le punte

fig. 1

fig. 1

Riduzione interprossimale dello smalto durante lo stripping ortodontico con la punta SonoStripping SFM3F. Per gentile concessione del Dr. Ivo Agabiti, Pesaro.

soniche SonoShaping e SonoStripping, molto sottili e rivestite di diamante a grana fine, indicate per varie operazioni: la separazione preprotesica, la bisellatura dei margini cavitari prossimali o la modellazione anatomica delle otturazioni interprossimali in composito. Con tali punte è inoltre possibile eseguire uno stripping ortodontico nel rispetto del dente prossimale. A disposizione dell’operatore ci sono punte soniche a parte operativa diritta (Strip) e convessa (Shape).

fig. 2

Smusso di margini cavitari a livello dei bordi di chiusura con la punta SonoShaping SFM2F. Per gentile concessione del Dr. Ivo Agabiti, Pesaro.

fig. 2

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Stripping ortodontico: mai stato così sicuro! SonoStripping In ortodonzia l’asportazione di smalto interprossimale è un’operazione sempre più frequente, richiesta nella gran parte dei casi dalle tecniche con mascherine invisibili (per esempio Arc Angel, Clear Step, Invisalign). Con le punte SonoStripping, da montare su manipolo sonico (per esempio SF1LM Komet) è possibile effettuare un’asportazione monolaterale - mesiale o distale dello smalto, sia sui denti frontali

che sui denti posteriori, in condizioni di assoluta sicurezza e rispetto dell’anatomia e senza danneggiare il dente vicino. A differenza di lime reciproche, strisce abrasive e strumenti rotanti, le punte SonoStripping consentono un’asportazione veramente omotetica dello smalto e, cosa importantissima, non insultano gengive e papille. Le punte SonoStripping si possono usare anche in caso di debonding.

Rifinitura di cavità prossimali di altissimo livello! SonoShaping La bisellatura di cavità per intarsi o la rifinitura di cavità prossimali in composito sono operazioni che richiedono una forte attenzione da parte dell’operatore. Con le punte SonoShaping, da montare su manipolo sonico (per esempio SF1LM Komet) è possibile lavorare in condizioni di assoluta sicurezza e rispetto dell’anatomia e senza lesioni per i denti prossimali. Il gambo della punta non interferisce nel campo visivo quando si lavora con

gli occhialini o al microscopio, come avviene invece con la testina della turbina o del moltiplicatore. Il rivestimento diamantato monolaterale a grana fine 46 μm permette una lavorazione mesiale o distale decisamente sicura e accurata. Oltre all’impiego in odontoiatria conservativa, le punte SonoShaping possono essere usate per la separazione preprotesica di monconi.

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Pippo Oriani 1909-1972 FIORI ENCAUSTO encausto graffito su cartone pressato cm 70x50 anno 1960-65


chirurgia? No, grazie. II classe scheletrica, II classe dentale 1° divisione con disordini craniomandibolari. caso clinico scopo del lavoro Gli autori presentano il caso clinico di un adulto con malocclusione di II classe scheletrica e dentale, con disordini all’ATM dovuti a retrusione mandibolare. Lo scopo di questo lavoro è illustrare un protocollo alternativo per trattare i disordini dell’ATM scegliendo un approccio ortopedico-ortodontico, baipassando la chirurgia.

alla sua posizione fisiologica, dove la sintomatologia articolare scompariva. In conclusione, se la chirurgia viene rifiutata dal paziente oppure è controindicata dal suo stato di salute, risulta possibile un’alternativa per l’avanzamento mandibolare.

Lorenza Tomasi

lorenza_tomasi@hotmail.com Marco Bettazzi Micaela Baldascino Erika Schioppa

Gruppo di Studio Aurelio Levrini, Prato

when surgery is refused by the patient or is contraindicated because of his/her health status, an alternative mandibular advancement is possible.

MaTerIals aNd MeThods The TMJ disorder was treated with mandibular advancement through a removable appliance used for 8 months and then the occlusion was optimized with a fixed orthodontic appliance.

MaTerIalI e MeTodI Il disordine craniomandibolare è stato trattato con un apparecchio rimovibile di avanzamento mandibolare e riposizionamento condilare allo stesso tempo, portato a tempo pieno per 8 mesi. L’occlusione è poi stata stabilizzata con un apparecchio ortodontico fisso.

resUlTs aNd coNclUsIoNs The results showed that the orthopedic-orthodontic treatment produced the advancement and the anterior rotation of the mandible, leading it to its physiological position, and TMJ signs and symptoms disappeared. In conclusion

rIsUlTaTI e coNclUsIoNI Viene mostrato che il trattamento combinato ortopedico-ortodontico ha prodotto un avanzamento ed una rotazione mandibolare, fino

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aIM of The work The authors prensent a case of TMJ disorder in an adult subject with both skeletal and dental Class II malocclusion, due to mandibular retrusion. Aim of the present case report was to illustrate an alternative treatment protocol for TMJ disorders in adults, through an orthopedicorthodontic approach that avoids surgery.

surgery? No, thanks. TMJ disorder in a skeletal and dental class II. a case report

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DisorDini craniomanDibolari / ii classe scheletrica e Dentale / riposizionamento manDibolare / craniomanDibUlar DisorDers / skeletal anD Dental class ii / manDibUlar repositioning

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CASO

fig. 1

fig. 2

INTrodUzIoNe

masticazione prolungata e cefalee ricor- cata incongruenza fra la superiore e l’inferiore. L’arcata superiore presenta infatti renti. una forma a “V” con diametro intermolare ed intercanino molto ridotto. Il palato esame obiettivo è di forma ogivale e la curva di Wilson Il volto della paziente presenta alcuni superiore è nettamente invertita, per il segni caratteristici di alterazioni delle forte torque negativo di canini e premostrutture che sostengono i tessuti molli. lari. L’arcata inferiore invece si presenta Sul piano frontale possiamo evidenziare molto arrotondata, apparendo quasi più una leggera asimmetria delle arcate so- larga che lunga; gli incisivi inferiori sono praccigliari e della rima labiale, la bocca affollati e retroinclinati e la curva di Spee è stretta con l’eversione del labbro in- inferiore è accentuata (fig. 17). feriore (fig. 1). Di profilo l’accentuazione Mentre i movimenti di lateralità destra e del solco sottolabiale mette in luce la sinistra e di protrusione sono nella norma, quelli di apertura e chiusura descridisto-posizione mandibolare (fig. 2). Il cavo orale si presenta in buone condi- vono un percorso ad “S italica” sul piano zioni di igiene, ma all’ispezione si rilevano frontale (1, 2). L’apertura non è limitata numerose ricostruzioni conservative nei ma visibilmente dolorosa. La paziente settori lateroposteriori, nonché alcune presenta un click articolare bilaterarecessioni gengivali presenti nonostante le reciproco (in apertura e in chiusura) precoce. il biotipo gengivale spesso (fig. 3). La formula dentale è completa tranne Facendo assumere alla paziente una che per i primi molari inferiori che sono posizione mandibolare più protrusa di assenti; i secondi molari inferiori sono quella abituale e facendo compiere i mesioinclinati negli spazi postestrattivi. movimenti di apertura e chiusura, iniI terzi molari sono tutti in arcata ed in ziando e concludendo nella nuova posiocclusione. Analizzando l’occlusione sul zione, il click scompare da entrambi i lati piano sagittale risalta la II classe dentale ed il percorso si rettifica (1, 2); inoltre la severa, molare e canina (figg. 4 e 5), con paziente riferisce una spiccata diminul’over-jet molto aumentato (fig. 6) e la zione del dolore nella regione articolare curva di Spee inferiore accentuata. Sul (1, 2). piano frontale l’over-bite risulta lieve- Alla palpazione si evidenzia una spicmente aumentato e i settimi e gli ottavi cata dolorabilità dei muscoli pterigoidei sono in rapporto di “testa a testa” con gli esterni, temporali e sternocleidomastoiantagonisti, a causa di una importante dei. diminuzione della distanza intermolare Empiricamente posizioniamo due dita (i mignoli perché più piccoli) nel meato dell’arcata superiore (fig. 3). L’analisi delle arcate evidenzia una spic- acustico esterno del paziente, con i pol-

li autori propongono un approccio esclusivamente ortopedico-ortodontico al trattamento dei disordini craniomandibolari nell’adulto, nei casi in cui l’entità della discrepanza sagittale e trasversale imporrebbero la collaborazione chirurgica.

G

MaTerIalI e MeTodI Viene presentato un caso clinico di II classe scheletrica e dentale da retrusione mandibolare con sintomatologia algico-disfunzionale delle ATM. Sono descritte le variazioni scheletriche, occlusali e del profilo indotte dal trattamento eseguito con placca di riposizionamento mandibolare ed apparecchiatura fissa.

anamnesi Il paziente è un soggetto di sesso femminile di circa 40 anni, la cui anamnesi familiare e fisiologica non evidenzia nulla di rilevante. All’anamnesi patologica remota e prossima, invece, la paziente riferisce dolore nell’area preauricolare durante i movimenti di apertura e di chiusura della bocca, associato ad un rumore (di click) e ad una sensazione di incoordinazione della mandibola; la paziente lamenta inoltre affaticamento muscolare alla

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CAS0

fig. 3

fig. 4

fig. 5

fig. 6

pastrelli rivolti verso la regione articolare; facendo aprire e chiudere la bocca, possiamo sentire una leggera pressione sui polpastrelli in chiusura, segno di una distoposizione condilare nella fossa glenoidea; è inoltre facilmente apprezzabile un aumento della dolorabilità articolare in chiusura.

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Modelli I modelli in gesso confermano i dati ottenuti dall’esame obiettivo e dall’analisi delle foto intraorali, ma permettono una più accurata analisi della severità della II classe. Avendo una migliore visione delle arcate possiamo apprezzare la

conformazione del palato molto stretto e molto profondo e la endoinclinazione di canini e premolari superiori, che visti occlusalmente mostrano gran parte della loro superficie vestibolare (fig. 17). Dalle misurazioni effettuate sui modelli in gesso abbiamo ottenuto i seguenti dati:

503


CASO

fig. 7

aNalIsI scheleTrIca

valorI NorMalI

daTI daTI INIzIalI fINalI

Angolo Sellare N-S-Ar

123° ± 5°

117°

117°

Angolo articolare S-Ar-Go

143° ± 6°

166°

164°

Angolo goniaco Ar-Go-Me

130° ± 7°

119°

120°

Somma degli angoli precedenti

396° ± 6°

402°

401°

Base cranica ant. S-N

71 mm ± 3 mm

73 mm

73 mm

Base cranica post. S-Ar

32 mm ± 3 mm

38 mm

35 mm

Angolo goniaco sup. N-Go-Ar

55°

41°

43°

Angolo goniaco inf. N-Go-Me

75°

78°

78°

Altezza del ramo Ar-Go

39 mm

41 mm

Altezza del corpo Go-Me

66 mm

66 mm

Ar-Pg

115 mm ± 5 mm

93 mm

94 mm

Ba-A

101 mm ± 7 mm

86 mm

85 mm

SNA

80° ± 2°

74°

74°

SNB

78° ± 2°

66°

68°

ANB

2° ± 2°

SN^Go-Me

32°

44°

41°

SN^Ans-Pns

10°

Ans-Pns^Go-Me

20°

35°

33°

Schwarz

85°

87°

86°

Witz

± 2 mm

9 mm

6 mm

76 mm

76 mm

Altezza facciale post. (Hp) S-Go Altezza facciale ant. (Ha) N-Me

127 mm

125 mm

Rapporto % Hp/Ha

62 ± 2 %

60,00%

61,00%

1^1

130° ± 3°

131°

132°

1^Go-Me

90° ± 3°

80°

102°

1^SN

103°

105°

84°

Ans-Pns^P. occl. medio

13°

17°

Go-Me^P. occl. medio

14°

21°

15°

1-Piano facciale (N-Pg)

5 mm ± 2 mm

14 mm

7 mm

1-Piano facciale (N-Pg)

-2 mm ± 2 mm

-2 mm

-2 mm

Labbro sup.- Linea estetica naso-mento

-1- (-4) mm

-4 mm

-9 mm

Labbro inf. - Linea estetica naso-mento

0-2 mm

-6

-6 mm

Over-Jet

15mm

3mm

Over-Bite

6mm

2mm

504

tab. 1

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CASO

fig. 8

fig. 9

› › ›

OJ = +15 mm OB = +6 mm Dist. Intercanina sup. = 26 mm Dist. Intercanina inf. = 23 mm Dist. Intermolare sup. (VI) = 38mm Dist. Intermolare inf. (VII) = 50 mm

opT e teleradiografia L’ortopantomografia ci presenta un’arcata superiore con tutti gli elementi presenti in cavità orale ed un’arcata inferiore con l’assenza dei sesti ed una forte mesioinclinazione di settimi ed ottavi. Sono presenti numerose cure conservative ed endodontiche. All’arcata superiore sono presenti otturazioni di prima classe in amalgama su 17, 14, 26 e 27 e terapie canalari complete con perni moncone su 16, 15 e 25. Si nota inoltre una piccola otturazione sul cingulum del 12 e un restauro estetico in composito di 11 e 21. All’arcata inferiore sono presenti due otturazioni in amalgama sul 38 e 47. Sul 37 è stata effettuata una terapia canalare ed una corona in metallo ceramica, mentre il 35 presenta una terapia canalare ed una otturazione di prima classe in composito. Prendendo in esame il livello osseo

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notiamo che nell’arcata superiore questo è molto buono, mentre nell’inferiore appaiono aree di riassorbimento osseo (pseudotasche) dovute alla malposizione dei quattro molari inferiori. Dall’OPT infine notiamo una grossolana dismorfosi dei condili dovuta ad una scorretta funzione dell’ATM. Sulla teleradiografia latero-laterale del cranio è stata eseguita l’analisi cefalometrica secondo Jarabak (modificato) (fig. 7; tab. 1). Il profilo presenta una forte retrusione del labbro inferiore rispetto alla linea estetica, le labbra sono competenti, ma il muscolo mentoniero appare contratto. Sul piano sagittale i valori evidenziano una II classe scheletrica da biretrusione a maggior responsabilità mandibolare. Per quanto riguarda i valori dentali, l’incisivo superiore ha una inclinazione normale rispetto alla base cranica, mentre l’incisivo inferiore risulta notevolmente retroinclinato rispetto al piano mandibolare. Sul piano verticale i valori complessivi, quali la somma degli angoli (sellare, articolare e goniaco) ed il rapporto fra le altezze facciali posteriore ed anteriore risultano nella norma, per quanto nello

specifico i singoli valori che li compongono siano alterati, mostrando una postrotazione della mandibola.

piano di trattamento Il piano di trattamento si pone come obiettivi principali la risoluzione del disordine craniomandibolare, mediante un dispositivo ortopedico (1-4) che induca un riposizionamento condilare capace di permettere un recupero stabile del disco articolare, nonché la stabilizzazione della posizione mandibolare mediante una corretta occlusione (3, 4). Obiettivo secondario è il miglioramento dell’estetica del sorriso e del profilo. Data l’eccessiva discrepanza sagittale e trasversale (avanzando la mandibola si rende infatti necessario un aumento del diametro trasverso superiore) il nostro piano di trattamento prevedeva una collaborazione chirurgica. Abbiamo pertanto inviato la paziente al chirurgo ortognatico, il quale ha confermato la necessità di una disgiunzione chirurgicamente assistita del mascellare superiore e, successivamente alla risoluzione della sindrome algico-disfunzionale della ATM e alla preparazione chirurgica,

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CAS0

fig. 10

fig. 11

sione trasversale. All’arcata inferiore è stato effettuato uprighting prima del 48 e poi del 47 mediante molla aperta tra 45 e 48 prima e 45 e 47 poi, recuperando lo spazio del 46 per un futuro impianto. Si è invece deciso di non fare uprighting del 37 in quanto reputato irrecuperabile dall’odontoiatra. La paziente è stata rifinita con fili ideali rettangolari 17x25. La contenzione è staBiomaccanica ta effettuata con placca tipo 3 a battuta È stata applicata una placca superiore totale per mantenere la posizione condi“tipo 3” (secondo professor A. Modesti; lare (fig. 9). 1-4) con vite centrale per espansione. Tale placca presenta un piano di scivolo anteriore che, in chiusura, guida la man- rIsUlTaTI dibola nella posizione terapeutica (fig. 8). Quest’ultima è la posizione mandibolare Da un punto di vista scheletrico si è otprotrusa, ma meno avanzata possibile, tenuto uno stabile avanzamento della con la quale scompaiono la sintomato- mandibola (fig. 15). logia e i rumori articolari, ed il percorso Per quanto riguarda l’occlusione è stato di apertura e chiusura della mandibola si ristabilito il corretto rapporto trasversale, normalizza per quantità e traiettoria (1). si sono riportati nella norma l’oj e l’ob e La paziente ha portato la placca a tem- si è restaurata una ottima forma delle po pieno, pasti esclusi, attivando la vite arcate (figg. 12 e 17). A destra è stata centrale di ¼ di giro a settimana. raggiunta una I classe molare (secondo Dopo 8 mesi, data la stabilità della man- molare) e canina, mentre a sinistra si è dibola nella nuova posizione, si è passati raggiunto un rapporto dentale di II clasad una placca “a farfalla” di espansione se testa a testa (figg. 13 e 14). superiore (secondo professor A. Mode- Da un punto di vista funzionale le guisti; 1, 2) attivata di ¼ di giro a settimana. de incisive e canine risultano corrette. I Dopo altri 8 mesi si è iniziata la terapia movimenti e l’ampiezza di apertura manortodontica fissa (1, 3, 4). Superiormente dibolari sono nella norma. È scomparso ottenuto l’allineamento con un filo NiTi il click articolare bilateralmente, così 0.16, siamo passati ad un filo australiano come la sintomatologia dolorosa mu0.18 con stop mesiali all’ultimo elemento scolare e articolare (follow-up a 4 anni). bandato ed elastici di II classe palato ve- La sovrapposizione delle analisi cefalostibolari per non abbandonare l’espan- metriche mostra un avanzamento della di un riposizionamento chirurgico della mandibola. La paziente ha però rifiutato di sottoporsi ad interventi chirurgici, richiedendo un trattamento esclusivamente ortodontico ed ortopedico. Si è pertanto deciso di ricercare un compromesso dentale ad un problema scheletrico e di stabilizzare la mandibola nella nuova posizione.

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mandibola nonché una sua anterorotazione (fig. 16). Il movimento di anterorotazione è supportato dalla variazione dell’inclinazione del piano mandibolare rispetto alla base cranica anteriore ed al piano bispinale. Il movimento di avanzamento mandibolare è supportato dalla modificazione di SNB e Witz e di quei parametri che includono il punto Ar. Essendo questo punto dato dall’intersezione di una struttura stabile nell’adulto, quale la base cranica posteriore, ed una mobile, quale la mandibola, la sua variazione è indice di una modificazione posizionale di quest’ultima. All’avanzare della mandibola il punto Ar scivola lungo il piano inclinato della base cranica posteriore in alto ed in avanti. Questo movimento è dimostrato in senso verticale dalla riduzione della distanza S-Ar e dal contemporaneo aumento della distanza Ar-Go, in senso sagittale dall’aumento della dimensione Ar-Pg. Lo spostamento del punto Ar ha causato anche un lieve aumento dell’angolo goniaco che nell’analisi di Jaraback è misurato utilizzando Ar e Go. Analizzando l’avanzamento mandibolare, è interessante osservare la variazione degli angoli goniaci superiore ed inferiore in quanto queste misure mettono in relazione la posizione di Go rispetto ad N. Rimangono invariati i parametri lineari dimensionali delle strutture craniche fra di loro ( S-N; Ba-A) e di quelle mandibolari fra di loro (Go-Me), nonché i parametri angolari posizionali delle strutture craniche fra loro (SNA; SN^Ans-Pns).

507


CASO

fig. 12

fig. 13

fig. 14

fig. 15

fig. 16

fig. 17

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CAS0

coNclUsIoNI Nel trattamento dell’adulto, in presenza di importanti discrepanze scheletriche sagittali e/o trasversali, la terapia di elezione prevede una collaborazione chirurgico-ortodontica. Non è però raro trovare casi in cui l’approccio chirurgico non sia accettato dal paziente, se non addirittura controindicato dal suo stato di salute. È proprio per questi motivi che si rende necessario realizzare dei piani di trattamento in cui, solo con un approccio combinato ortodontico-ortopedico (1, 3, 4), si ottenga una completa e stabile remissione dei sintomi nonché una modifica della forma delle arcate e della posizione mandibolare. A noi clinici, in quanto tali, interessa principalmente il risultato e la sua stabilità nel tempo, ci limitiamo quindi alla descrizione dei mezzi utilizzati ed all’effetto ottenuto, lasciando ai ricercatori l’interpretazione di ciò che è accaduto a livello istologico, anatomico e fisiologico. Analizzando i valori ottenuti a fine terapia, risulta però difficile credere che le modificazioni a carico di tutto l’apparato stomatognatico siano da attribuire solamente a movimenti del comparto dentoalveolare: è lecito parlare di ortopedia dentofacciale anche nell’adulto (5, 6)?

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BIBlIoGrafIa 1) Modesti A, Bertoldi S. Ortopedia dell’ATM. Una corretta diagnosi per una corretta terapia. Corso di aggiornamento Problematiche Gnatologiche. Roma 17/1/2004. 2) Cozzani G, Modesti A, Alessandrini P, Ielasi M. Conoscenze di base sulla patologia articolare. Amici di Brugg n°3 Sett. 2003 Anno XXII. 3) Benvenuto ER, Parziale V, Di Palma, Chimenti C. La terapia ortopedico funzionale nella retrusione mandibolare. Mondo Ortodontico 2011;Sett:159-65. 4) Fedi M, Pisano ME, Bettazzi M. La seconda classe scheletrica e dentale con morso profondo e sindrome algico-disfunzionale dell’ATM. Mondo Ortodontico 2008;4:271-9. 5) Levrini A. Il bionator di Balters e l’arrampicalingua. Carimate (CO): Ariesdue srl; 2010. 6) Levrini A. Terapia funzionale, gli attivatori nella pratica clinica. Catania: SOLEI Libraria Ed. Internazionale srl; 1993.

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Grave malocclusione di iii classe con deficit di crescita dentoalveolare conseguente all’anchilosi di un deciduo. caso clinico scopo del lavoro Gli autori presentano un caso di severa discrepanza scheletrica di III Classe, aggravata dalla presenza di un deficit di crescita del processo dentoalveolare dovuto all’anchilosi del secondo molare deciduo superiore di sinistra e dal seguente disturbo di eruzione del dente permanente.

di III Classe. Alla fine del trattamento il paziente mostra una occlusione soddisfacente dal punto di vista estetico e funzionale, tuttavia necessita durante la fase di contenzione di un attento monitoraggio sino alla fine della sua crescita.

Francesco Pedetta

posta@pedettaortodonzia.it

Gianluca Ceccanti Claudia Bortolaia Maria Rita Giuca*

Università degli Studi di Pisa, Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria * Professore associato, titolare del Corso integrato di odontoiatria infantile

during the retention phase until growth was completed.

Material and Methods The retained ankylosed tooth was surgically removed before the orthodontic treatment, with Petit face mask and fixed appliances, had started.

Materiali e Metodi L’elemento anchilosato è stato rimosso chirurgicamente prima del trattamento ortodontico, effettuato mediante l’uso della maschera di Petit e dell’apparecchio ortodontico fisso.

results and conclusions Retained ankylosed teeth, over a long period of time, may lead to severe skeletal growth deficiency and may contribute to the lack of sagittal and transverse growth in the maxilla, worsening a case of Class III malocclusion. At the end of the therapy the patient showed a satisfactory occlusion, from both the aesthetic and functional point of view. He was strictly monitored

risultati e conclusioni Il dente anchilosato non estratto precocemente potrebbe aver determinato il deficit di crescita alveolare ed aver contribuito alla mancata crescita sagittale e trasversale del mascellare, peggiorando la malocclusione

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aiM of the work The Authors report a case of a severe Class III skeletal discrepancy worsened by dento-alveolar growth deficiency secondary to an ankylosed retained second primary molar and by subsequent disturbances of permanent teeth eruption.

severe skeletal class iii malocclusion with dento-alveolar growth deficiency due to primary tooth ankylosis. case report

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anchilosi deciduo / infraocclusione / malocclusione di iii classe /deficit di crescita dentoalveolare / open bite laterale / primary tooth ankylosis / infraocclusion / class iii malocclusion / growth dentoalveolar deficiency / lateral open bite

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CASO

a

b

fig. 1

Foto iniziali del volto. Immagini extraorali: a) visione frontale; b) sorriso frontale; c) profilo.

c

introduZione eventualità che l’anchilosi di un elemento dentale possa verificarsi durante la fase di crescita del bambino rappresenta una condizione abbastanza frequente e i denti maggiormente implicati sono i molari decidui (1). L’anchilosi di un dente deciduo può portare ad un arresto dello sviluppo alveolare circostante l’elemento stesso, determinando

l’

512

un quadro clinico di anchilosi dentoalveolare che può rappresentare un fattore eziologico locale di una malocclusione, sia di natura dentale che scheletrica (2). In particolare in questo caso si tratta dell’anchilosi del secondo molare deciduo superiore di sinistra. Il dente che all’età di 6 anni era infraoccluso cioè si presentava stabilmente al di sotto del piano occlusale, è diventato, dopo 2 anni, sommerso cioè completamente ricoperto dalla gengiva in seguito alla crescita del processo alveolare e dei tessuti molli degli elementi adiacenti. Alcune conse-

guenze dell’infraocclusione, la cui causa spesso è rappresentata dall’anchilosi, oltre allo sviluppo incompleto del processo dentoalveolare sono rappresentate da difetti della cresta alveolare, da una ritardata o mancata esfoliazione del dente primario, dal tipping del dente adiacente e dall’estrusione del dente antagonista. Il trattamento dei denti infraocclusi e sommersi deve tenere in considerazione alcuni fattori quali la presenza o l’assenza del dente permanente, l’età del paziente, la velocità di progressione dell’infraocclusione ed altri eventuali problemi oc-

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CAS0

a

b

fig. 2

Foto iniziali delle arcate senza apparecchio. Immagini intraorali: a) lato destro; b) lato sinistro; c) visione frontale; d) occlusale superiore; e) occlusale inferiore.

c

d

clusali. Tuttavia l’estrazione è raccomandata in quasi tutti i casi (3, 4, 5, 6). A causa della mancata estrazione del dente anchilosato, il paziente mostrava già all’età di 8 anni un deficit alveolare ed un problema di eruzione anche dell’elemento distale a quello sommerso (26). Il caso presentava anche una severa malocclusione di III Classe scheletrica (wits -9,7 mm e ANB -3,6°) e un openbite monolaterale di 15 mm dovuto all’anchilosi dell’E superiore sinistro. Inoltre i rapporti dentali di III Classe erano più marcati dalla parte affetta dall’anchilosi, determinando un’alterazione della linea mediana e un’asimmetria evidente dello sviluppo osseo del processo alveolare superiore. Pur sapendo che nell’eziologia delle III Classi scheletriche sono implicati fattori di tipo genetico (familiare e razziale), funzionali e di sviluppo (7, 8, 9, 10, 11, 12, 13), e nonostante l’anamnesi familiare riportasse casi di III Classe, è

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possibile ipotizzare che l’anchilosi abbia svolto un ruolo importante nel mancato sviluppo del processo alveolare superiore peggiorando la malocclusione di III Classe esistente. Presentiamo quindi un case report riguardante una malocclusione ortodontica complicata dalla combinazione tra una discrepanza scheletrica di III Classe ed il mancato sviluppo dentoalveolare del mascellare superiore dovuto ad un dente deciduo anchilosato.

caso clinico Un bambino caucasico di 8 anni si è presentato per una visita ortodontica a causa di un affollamento e di una mancata crescita dell’emiarcata superiore sinistra. Nella stessa zona il 26 si trovava in inclusione sotto mucosa. L’esame intraorale dimostrò un rapporto

e

di III Classe molare, gli incisivi superiori marcatamente proinclinati (compensando la discrepanza scheletrica), il morso aperto anteriore e linee mediane spostate. Sul lato sinistro c’era un grave morso aperto posteriore, caratterizzato dall’infraocclusione dei molari dell’arcata inferiore, un deficit di crescita del processo alveolare dell’arcata superiore e una parziale infraocclusione del primo molare superiore. Sia l’arcata superiore che quella inferiore presentano una situazione di affollamento dentario. L’esame extraorale mostrava un profilo piatto e una linea del sorriso asimmetrica, deviata verso sinistra e verso l’alto (fig. 1a-c). Questo confermava l’impressione generale che ci potesse essere qualcosa che bloccasse lo sviluppo del processo alveolare e l’eruzione del primo molare permanente sul lato superiore sinistro, inclinando verso l’alto il piano occlusale (fig. 2a-e).

513


CASO

fig. 3

Radiografia panoramica iniziale fatta 3 anni prima della nostra visita. fig. 4

Radiografie iniziali: a) radiografia panoramica pretrattamento; b) teleradiografia laterale pretrattamento. a

L’anamnesi familiare mostrava una storia di malocclusione di III Classe: la madre presentava una marcata malocclusione di III Classe che avrebbe richiesto un intervento ortodontico-chirurgico combinato e anche la sorella più giovane, bambina di 6 anni, mostrava una chiara discrepanza di III Classe con un morso crociato bilaterale e anteriore. Il paziente aveva una panoramica vecchia di 3 anni dove era già possibile apprezzare l’infraocclusione del secondo molare deciduo sul lato superiore sinistro conseguente all’anchilosi dell’elemento stesso (fig. 3). Abbiamo notato anche il susseguente disturbo di eruzione del primo molare permanente e del secondo premolare permanente che era mantenuto molto alto nell’osso alveolare. Era evidente una grave asimmetria nello sviluppo del processo dell’osso mascellare alveolare sul lato sinistro. Abbiamo prescritto una nuova OPT e una teleradiografia laterale che ha rilevato una malocclusione scheletrica di III Classe (fig. 4a-b). L’analisi cefalometrica è riportata nella tabella 1.

letriche e dentali, una terapia ortodontica sarebbe dovuta iniziare al più presto possibile. Il trattamento mirato consisteva nella correzione dei problemi occlusali e dentoalveolari creati dall’anchilosi del dente primario e nel tentativo di correggere la III Classe scheletrica. La tabella 2 mostra la lista dei problemi e gli obiettivi del trattamento.

Materiali e Metodi

Dopo aver ottenuto il consenso informato al trattamento e alla raccolta di record per la pubblicazione, il primo passo è stato la rimozione chirurgica del dente deciduo anchilosato, causa di alcuni dei problemi presenti. Una volta guarita la ferita, è stato applicato un apparecchio fisso sui denti permanenti con attacchi con prescrizione di Roth (primi molari, dove presenti, e incisivi) su entrambe le arcate. Abbiamo dovuto posticipare l’uso della maschera facciale a causa della mancanza di ancoraggio nell’arcata superiore sinistra. Per evitare un’ulteriore apertura del oBiettivi del trattaMento morso durante la fase di livellamento ed allineamento (con fili 0.016’’ e 0.018’’ Data la severità delle discrepanze sche- nikel-titanio) sono state posizionate

514

b

legature di Kobayashi sugli attacchi di entrambi gli incisivi dell’arcate superiore e inferiore per permettere l’utilizzo di elastici verticali notturni. Nell’arcata superiore sono stati usati archi 0.016 e 0.018 di acciaio con piega di tie-back dietro le bande dei molari al fine di evitare, per quanto possibile, la proclinazione degli incisivi. Sono stati usati, nell’arcata superiore, fili rettangolari (0.016”x0.022’’ e 0.017x0.025’’ SS) in modo da avere un ancoraggio sufficiente per la maschera facciale. Per questo scopo sono stati creati dei “foot” loop sul filo di acciaio, in modo da favorire un aggancio per gli elastici della maschera facciale (fig. 5a-c). Il paziente e i genitori sono stati istruiti su come indossare la maschera facciale di Petit (tutta la notte più 2 ore durante il giorno) e la trazione elastica aveva una direzione di circa 30° verso il basso, in modo da aiutare la chiusura del morso. Mano a mano che i denti dell’arcata superiore erompevano venivano inclusi nell’apparecchio ortodontico, così da rinforzare l’ancoraggio per la maschera facciale, in modo da aumentare i suoi effetti ortopedici rispetto a quelli ortodontici. La figura 6a-b mostra una valutazione occlusale e radiografica della posizione

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XXIII (5)


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CAS0

taBella titoletto

norMa

valore attuale differenZa

SNA Angle

82

77.3

SNB Angle

80

80.9

ANB Angle

2

-3.6

Wits appraisal

-3.0 1.0

-9.7

A to N Perp

-2.0 3.7 m

-7.2

Pogonion to N Perp

-4.3 -6.5

-7.8

-3.5

3

FMA

24 26

31.1

circa 5.1

6

Sum of All Angles (Bjork)

374 406

396.0

Saddle Angle

118 128

120.5

Articulare Angle (Bjork)

143 +- 6

139.2

Gonial Angle (Bjork)

130 +-7

136.3

Upper Gonial angle

52 55

57.3

circa 2.3

2

Lower Gonial Angle (Bjork)

70-75

79.0

-1.7

-1

Posterior face height (Bjork)

72.5

Anterior face height (Bjork)

108.7

Post./Ant. face height ratio

0.67

Palatal Mandibular Angle

20 +- 3

26.9

Pl-FH(Pal. Plane-Frank Horz)

0

4

Sella-Nasion to Palatal Plane

2

9.1

Sella-Nasion to Palatal Plane

2

9.1

SN - FH angle

0.9

4.9

IMPA

90 95

88.3

Lower Incisor to NB Angle

20

25.1

Lower Incisor to NB Distance

4 mm.

3.5

Upper Incisor to NA Angle

22

40.8

Upper Incisor to NA Distance

4 mm.

8.0

Overbite

2

-1

Overjet

1

0

Occlusal Pl. to SN

14 Deg.

18.6

Occlusal plane-Frankfort angle

1.5 14

13.7

NASOLABIAL ANGLE

122.0

115.5

Max Len

individual

39.1

Mand Len

individual

46.9

Interincisal Angle

125-130

117.7

GoGn to SN

25.0 39.0

30.6

Corpus / Ant. Cranial length

100

1.00

Corpus Length

66 76

66.8

B to N Perp

-5.3 -6.9

-6.8

-6.7

-4 -5.2

-1.5

deviaZione

-2

1

tab. 1 Valori cefalometrici pretrattamento.

XXIII (5)

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517


CASO

tab. 2

lista dei proBleMi

oBiettivi di trattaMento

Piano Antero-Posteriore:

Piano tero-Posteriore:

- re di III classe molare - no overjet-proinclinazione incisivi superiori - retroinclinazione incisivi inferiori

- avanzamento arcata superiore attraverso maschera facciale-correzione dell’inclinazione degli incisivi (torque)

Piano Verticale:

Piano Verticale:

- open bite anteriore - open bite laterale sx con primo molare deciduo infraoccluso, secondo molare deciduo sommerso (anchilosi) e inclinazione del primo molare permanente

-

Piano Frontale:

Piano Frontale:

- deviazione linea mediana (superiore spostata a sx) e inclinazione della linea del sorriso

- correzione della linea mediana - migliorare linea sorrisoAttraverso apparecchio fisso e molle aperte

Piano Occlusale:

Piano Occlusale:

- affollamento in entrambe le arcate - asimmetria nell’arcata superiore (con deviazione a sx del gruppo anteriore)

- allineamento-correzione spostamento dentaleattraverso apparecchio fisso e molle aperte

Lista dei problemi e obiettivi di trattamento.

correzione overbite chiusura dell’open bite laterale correzione posizione del primo molare permanente permettere eruzione del secondo premolare incluso “stimolare” crescita del processo alveolare attraverso la rimozione del dente deciduo anchilosato e terapia ortodontiaattraverso apparecchio fisso e elastici inter-arcata

a

b

fig. 5

Immagini del trattamento: a) lato destro; b) visione frontale; c) lato sinistro.

c

del secondo premolare superiore sinistro a questo punto. Il peggioramento dell’affollamento dell’arcata superiore ci ha spinto a fermare la protrazione

518

mascellare con la maschera facciale in modo da concentrare il trattamento sul miglioramento dello spazio per l’allineamento del canino destro e del secondo

premolare sinistro. Abbiamo usato fili d’acciaio rotondi che favoriscono un minor attrito (0.018 ss) e molle con spire aperte (fig. 7a-b).

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XXIII (5)


CAS0

È stato applicato anche un elastico verticale dal primo molare superiore sinistro al dente antagonista per favorire la sua uscita: nonostante l’estrazione del dente deciduo anchilosato, lo sviluppo dell’osso alveolare era ancora insufficiente.

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a

b

fig. 6

a

b

fig. 7

a

b

fig. 8

a

b

fig. 9

Immagini del trattamento. Valutazione posizione del 25: a) visione occlusale; b) radiografia intraorale del quadrante superiore sinistro.

Immagini del trattamento. Spazio creato nell’arcata superiore con molle aperte: a) lato destro; b) lato sinistro.

Immagini del trattamento. Spazio creato nell’arcata inferiore con molle aperte: a) lato destro; b) lato sinistro.

Immagini del trattamento. Uso degli elastici triangolari e verticali per rifinire l’occlusione: a) visione frontale; b) lato sinistro senza elastici.

Una volta raggiunto un sufficiente scita dentoalveolare dell’emiarcata sinioverbite, abbiamo iniziato a guadagna- stra (fig. 9a-b). re spazio per allineare denti nell’arcata inferiore con la stessa meccanica usata nell’arcata superiore (fig. 8a-b). risultati Elastici verticali triangolari sono stati usati per compensare la mancata cre- Abbiamo raggiunto un soddisfacente

519


CASO

a

b

c

d

fig. 10

Caso finito. Immagini extra ed intraorali finali: a) visione frontale viso; b) sorriso frontale; c) profilo; d) lato destro; e) lato sinistro; f) visione frontale.

e

f

520

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CASO

fig. 11

Radiografia laterale finale.

overjet, overbite, relazione di I Classe canina e la completa chiusura dell’openbite posteriore sinistro (fig. 10a-f). Sono stati fatti e prescritti al paziente placche rimovibili Hawley retainers. La figura 11 mostra la cefalometria laterale prescritta un mese prima di rimuovere l’apparecchio fisso e i valori post trattamento sono riportati in tabella 3. I genitori, sin dall’inizio, erano stati informati sulla possibilità di recidiva di questa molocclusione durante il picco della crescita puberale e su come il loro figlio dovesse essere controllato attentamente durante la fase di contenzione, data l’anamnesi familiare positiva per la III Classe. Un anno e mezzo dopo il trattamento, abbiamo ottenuto nuovi quadri extraorali e intraorali (fig. 12a-f): l’occlusione sembra abbastanza stabile, ma è possibile apprezzare un’insignificante tendenza verso una riapertura del morso e un’eccessiva proclinazione (compensativa) degli incisivi superiori. D’altro lato, la linea del sorriso è armonica e l’iniziale asimmetria è scomparsa totalmente. Come l’occlusione reagirà al picco di crescita puberale è un gioco di osservazione e attesa: molto probabilmente, il paziente avrà bisogno di una seconda fase di terapia, data la gravità della discrepanza scheletrica iniziale.

conclusioni Il seguente documento riporta il caso di una severa malocclusione scheletrica di III Classe caratterizzata da uno sviluppo incompleto dell’osso mascellare alveolare (causato da un dente deciduo anchi-

522

losato) e la ritenzione del primo molare permanente. Come ampiamente descritto in letteratura (6, 14, 15, 16, 17), un modo molto efficace di trattare le discrepanze di III classe è l’utilizzo di una maschera facciale supportata da un espansore palatale rapido, che garantisce un ottimo ancoraggio. Questo approccio non era possibile sul nostro paziente per la mancanza di numerosi elementi dentali in arcata. Abbiamo dovuto contare sull’ancoraggio fornito dal filo d’acciaio e questo sicuramente porta ad un minor effetto ortopedico della maschera facciale. Il modello di III Classe era, in parte, geneticamente determinato (sia la madre che la sorella presentavano la stessa malocclusione), tuttavia le conseguenze dell’impatto del dente deciduo anchilosato avevano peggiorato profondamente il pattern scheletrico di base. Il dente sommerso impediva il naturale sviluppo del processo osseo alveolare, portando a una asimmetria crescente del macellare superiore e peggiorando la discrepanza (antero-posteriore, verticale e trasversale) tra le due arcate. Possiamo concludere che una marcata infraocclusione (più di 3 mm) dovrebbe essere corretta il prima possibile, in modo da evitare un rallentamento dello sviluppo dell’osso alveolare, creando così asimmetrie scheletriche, come anche riportato da altri autori (3, 6). Nel caso presentato, sono passati 3 anni tra l’OPT e il primo consulto nel nostro ambulatorio: avendo visto l’OPT, a suo tempo avremmo proceduto immediatamente con l’estrazione del dente anchilosato.

Ekim (4) ha presentato un chiaro modello di trattamento dei molari decidui infraocclusi dipendente dall’età di inizio e dal tasso di progressione dell’anchilosi. In questo caso, estrarre prima possibile era chiaramente l’unica opzione, dato che la sommersione era completa e aveva già creato forti problemi. I risultati presentati sono soddisfacenti. Sono stati ottenuti una buona relazione canina, un overbite e overjet positivi, ma la prognosi sarà prosciolta soltanto a fine crescita, poiché le III Classi hanno un’alta tendenza a recidivare durante il picco di crescita puberale. Questo caso in particolar modo presenta un alto rischio di recidiva a causa della familiarità. Come la genetica sia coinvolta nello sviluppo della malocclusione di III Classe non è ancora spiegato ma è stata suggerita ormai da molto tempo (8). Un modello per la trasmissione genetica di questo tratto scheletrico non è ancora disponibile, tuttavia diversi studi clinici fanno riferimento ad una forte correlazione tra familiari specialmente nel primo grado di parentela (18). Il nostro caso è conforme alle conclusioni sopra citate: la madre del nostro paziente mostrava una grave malocclusione di III Classe, il cui trattamento sarebbe stato possibile solo a livello ortodontico-scheletrico combinato, e anche la sorella mostrava segni precoci di una discrepanza di III Classe. Quindi il caso presentato mostrava una combinazione di alcuni aspetti molto sfavorevoli: un marcato pattern scheletrico di III Classe con una forte componente genetica e familiare associato a un deficit di crescita mascellare dovuta all’anchilosi e alla conseguente sommersione del se-

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CAS0

taBella titoletto

norMa

valore attuale differenZa

SNA Angle

82

78.6

SNB Angle

80

77.4

ANB Angle

2

1.2

Wits appraisal

-3.0 1.0

-8.4

-5.4

-3

A to N Perp

-2.0 3.7 m

-4.1

-2.1

-1

Pogonion to N Perp

-4.3 -6.5

-11.3

-7.0

6

FMA

24 26

30.9

4.9

5

Sum of All Angles (Bjork)

374 406

398.0

Saddle Angle

118 128

125.1

Articulare Angle (Bjork)

143 + 6

143.8

Gonial Angle (Bjork)

130 +7

51.0

Upper Gonial angle

52 55

53.7

Lower Gonial Angle (Bjork)

70-75

75.3

4.4

1

-3.9

4

Posterior face height (Bjork)

69.7

Anterior face height (Bjork)

113.8

Post./Ant. face height ratio

0.61

Palatal Mandibular Angle

20 + 3

29.0

Pl-FH(Pal. Plane-Frank Horz)

0

2

Sella-Nasion to Palatal Plane

2

9.0

Sella-Nasion to Palatal Plane

2

9.0

SN - FH angle

0.9

7.1

IMPA

90 95

92.0

Lower Incisor to NB Angle

20

27.5

Lower Incisor to NB Distance

4 mm.

6.2

Upper Incisor to NA Angle

22

30.8

Upper Incisor to NA Distance

4 mm.

6.8

Overbite

2

1

Overjet

1

2

Occlusal Pl. to SN

14

25.6

Occlusal plane-Frankfort angle

1.5 14

18.4

NASOLABIAL ANGLE

122.0

117.8

Max Len

individual

44.8

Mand Len

individual

47.7

Interincisal Angle

125-130

120.5

GoGn to SN

25.0 39.0

36.0

Corpus / Ant. Cranial length

100

1.12

Corpus Length

66 76

74.2

B to N Perp

-5.3 -6.9

-9.2

deviaZione

tab. 3 Valori cefalometrici post trattamento.

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523


CASO

a

b

c

d

fig. 12

Valutazione a distanza. Follow up (18 mesi): immagini extra e intraorali: a) visione frontale viso; b) sorriso frontale; c) profilo; d) lato destro; e) lato sinistro; f) frontale.

e

f

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CAS0

condo molare deciduo superiore sinistro. Il trattamento è stato indirizzato in un primo tempo ai problemi dentali e secondariamente alle discrepanze scheletriche. Pur avendo ottenuto risultati soddisfacenti, tuttavia il paziente andrà seguito attentamente durante il periodo di contenzione e durante il picco finale di crescita per valutare l’eventualità di una seconda fase di trattamento.

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BiBlioGrafia 1) Ponduri S et al. Infraocclusion of secondary deciduous molars-an unusual outcome. J Orthod 2009 Sep;36(3):186-9. 2) Loriato LB et al. Late diagnosis of dentoalveolar ankylosis: impact on effectiveness and efficiency of orthodontic treatment. Am J Orthod Dentofacial Orthop 2009 Jun;135(6):799-808. 3) Cozza P, Marino A, Lagana G. Interceptive management of eruption disturbances: case report. J Clin Pediatr Dent 2004 Fall;29(1):1-4. 4) Ekim SL, Hatibovic-Kofman S. A treatment decision-making model for infraoccluded primary molars. Int J Paediatr Dent 2001 Sep;11(5):340-6. 5) Cozza P, Gatto R, Ballanti F, De Toffol L, Mucedero M. Case report: severe infraocclusion ankylosis occurring in siblings. Eur J Paediatr Dent 2004 Sep;5(3):174-8. 6) Antoniades K, Kavadia S, Milioti K, Antoniades V, Markovitsi E. Submerged teeth. J Clin Pediatr Dent 2002 Spring;26(3):239-42. 7) Dogan S, Sabah ME. Evaluation of two skeletal and dental class III cases: 10 years postretention. World J Orthod 2004 Spring;5(1):25-31 8) Watanabe M, Suda N, Ohyama K. Mandibular prognathism in Japanese families ascertained through orthognathically treated patients. Am J Orthod Dentofacial Orthop 2005 Oct;128(4):466-70. 9) Schuster G, Lux CJ, Stellzig-Eisenhauer A. Children with class III malocclusion: development of multivariate statistical models to predict future need for orthognathic surgery. Angle Orthod 2003 Apr;73(2):136-45. 10) Lin J, Gu Y. Preliminary investigation of nonsurgical treatment of severe skeletal Class III malocclusion in the permanent dentition. Angle Orthod 2003 Aug;73(4):401-10. 11) Nakasima A, Ichinose M. Role of parental variables in predicting facial growth after treatment of anterior crossbite. Am J Orthod Dentofacial Orthop 1986 Dec;90(6):492-500. 12) Litton SF, Ackermann LV, Isaacson RJ, Shapiro BL. A genetic study of Class 3 malocclusion. Am J Orthod 1970 Dec;58(6):565-77. 13) El-Gheriani AA, Maher BS, El-Gheriani AS, Sciote JJ, Abu-Shahba FA, Al-Azemi R,Marazita ML. Segregation analysis of mandibular prognathism in Libya. J Dent Res 2003 Jul;82(7):523-7. 14) Delaire J. Manufacture of the “orthopedic mask”. Rev Stomatol Chir Maxillofac 1971 Jul-Aug;72(5):579-82. 15) Delaire J, Verdon P, Lumineau JP, Cherga-Negrea A, Talmant J, Boisson M. Some results of extra-oral tractions with front-chin rest in the orthodontic treatment of class 3 maxillomandibular malformations and of bony sequelae of cleft lip and palate. Rev Stomatol Chir Maxillofac 1972 Dec;73(8):633-42. 16) Petit HP. The prognathic syndrome: a complete treatment plan around the facial mask. Rev Orthop Dento Faciale 1982 Oct;16(4):381-411. 17) McNamara JA, Brudon WL. Orthdontic and Orthopedic Treatment in the mixed dentition. Needham Press, Inc; 1993. p. 115-27. 18) Gelgor IE, Karaman AI. Non-surgical treatment of Class III malocclusion in adults: two case reports. J Orthod 2005 Jun;32(2):89-97.

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Minimally invasive maxillary sinus augmentation technique with vestibular approach using hydrodinamic pressure and screw elevators

tecnica mini invasiva di rialzo del seno mascellare per via vestibolare mediante elevatori a vite ed utilizzo di pressione idrodinamica scopo del lavoro L’obiettivo di questo articolo è quello di presentare una nuova tecnica mini invasiva di rialzo del seno mascellare per via vestibolare che si avvale della pressione idrodinamica per scollare la membrana di Schneider mediante utilizzo di appositi elevatori a vite. Materiali e Metodi L’esigenza di una paziente di riabilitare con soluzione implantoprotesica fissa un edentulismo distale monolaterale ha creato i presupposti per l’applicazione di questo nuovo protocollo. Previa antrostomia di accesso minimale con tecnica piezoelettrica si è provveduto ad impegnare nella finestra ossea creata un apposito elevatore a vite a struttura cava. Mediante l’utilizzo di un apposito meccanismo a controllo manuale micrometrico, collegato a tale elevatore, è stato possibile, grazie all’azione della pressione idrodinamica della

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soluzione fisiologica in esso contenuta, ottenere il distacco della membrana sinusale dal piano osseo. Dopo innesto osseo particolato sono stati inseriti dunque per via crestale e dopo preparazione piezoelettrica del sito implantare due impianti tronco-conici. risultati A sei mesi dall’intervento il rialzo è stabile radiograficamente e gli impianti sono perfettamente osseointegrati. conclusioni Nonostante si tratti di un caso singolo, la delicatezza di tale metodica e l’utilizzo della pressione idrodinamica permettono verosimilmente di ridurre la percentuale di perforazione della membrana durante la fase critica di scollamento e nel contempo di ottenere un grande rialzo per via vestibolare.

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aiM of the work The purpose of this article is to present an innovative, minimally invasive surgical technique that allows to obtain a maxillary sinus lift by vestibular approach through the use of hydrodynamic pressure and hollow screw elevators for detaching the Schneiderian membrane. Materials and Methods A patient requiring the rehabilitation of a unilateral distal edentulism with fixed implant-prosthodontic solution, created the conditions for the application of this new protocol. After a minimal anthrostomy with piezoelectric technique, a special hollow screw elevator was engaged in the bone window. A special micrometer manual control mechanism, connected to the elevator, enabled us to detach from the bone the sinus membrane thanks to the hydrodynamic pressure of the saline solution. After bone graft and piezoelectric implant site preparation, two conical implants

Rosario Sentineri

rosario.sentineri@gmail.com Giorgio Dagnino

Liberi professionisti

were then inserted by crestal approach. results Six months after surgery the bone volume was radiographically stable and implants fully osseointegrated. conclusions Although this is a single case, the gentleness of this technique and the use of hydrodynamic pressure allow to reduce the risks of perforation of the membrane during the critical phase of detachment and at the same time to get a great vestibular sinus augmentation.

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rialzo del seno / elevatori / innesto osseo / impianti / chirurgia piezoelettrica / sinus lift / hollow elevators / implants / bone graft / piezoelectric surgery

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AGGIORNAMENTO

fig. 1

Ortopantomografia. fig. 2

Altezza ossea residua fra i 3 e i 6 mm.

fig. 1

fig. 2

introduZione in dalla sua introduzione l’intervento di rialzo del seno ha suscitato grande interesse nella comunità scientifica internazionale ed ha subito innumerevoli modifiche. Tatum fu uno dei principali artefici della divulgazione della tecnica di rialzo del seno mascellare a scopo implantare (1) e condizione fondamentale per il risultato è sempre stata l’integrità della membrana scheneideriana in modo che l’innesto osseo particolato e/o un materiale composito da innesto si trasformino dopo un periodo di guarigione in osso lamellare (2, 3, 4). L’osteotomia di accesso che permette di eseguire l’elevazione della membrana del seno, può essere effettuata mediante un approccio vestibolare o mediante un approccio crestale. La differenza sostanziale fra queste due procedure è nel controllo dello scollamento, che avviene visivamente mediante approccio vestibolare e mediante sensibilità tattile chirurgica nell’approccio crestale. In tal senso il vantaggio principale di un approccio crestale è la minor invasività rispetto ad un approccio di tipo vestibolare che, pur presentando il vantaggio di avere un controllo visivo dello scollamento, comporta un forte disagio per

f

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il paziente in fase operatoria dovuto al notevole trauma chirurgico subito. L’utilizzo di una finestra d’accesso vestibolare, in combinazione con materiali da innesto è stato sviluppato negli anni Ottanta (5). La finestra ossea veniva delicatamente spinta e rivoltata all’interno dell’antro, comportando lo scollamento parziale della membrana di Schneider, per poi inserire al di sotto l’innesto osseo. Questa tecnica permette di controllare in modo visivo e in ogni fase l’integrità della membrana schneideriana e di eseguire l’antrostomia della parete laterale in presenza di qualunque tipo di anatomia residua della cresta alveolare. L’antrostomia di accesso veniva eseguita prima degli anni 2000 attraverso frese rotanti arrivando alla porzione interna del seno, consumando l’osso e quindi con un rischio di contattare accidentalmente la membrana con le lame taglienti in rotazione ed una probabilità elevata di perforazione della stessa. La media di perforazione in letteratura, utilizzando tale procedura, è di circa il 30%. Dopo l’introduzione del Piezosurgery questa percentuale è scesa al 7%, comprendendo anche la curva di apprendimento. (6, 7). La procedura convenzionale è basata sullo scollamento della membrana di Schneider, successiva ad approccio vestibolare, dal pavimento del seno tra-

mite l’utilizzo di scollatori manuali. Questa fase può risultare critica quando la membrana è molto sottile ed esitare in una perforazione, specialmente all’inizio della separazione dalle pareti interne dell’antrostomia. È stato proposto l’utilizzo (6) di uno speciale inserto piezoelettrico a cono rovesciato che si inserisce per circa 2 mm nella periferia del bordo della finestra per ovviare a questo problema. Tuttavia lo scollamento deve essere inevitabilmente continuato con strumenti manuali effettuando la maggior parte delle volte ampie antrostomie di accesso che esitano in un discomfort elevato per il paziente. Scopo di questo case report è di illustrare una nuova tecnica che si avvale della pressione idrodinamica per ottenere un grande rialzo del seno mascellare per via vestibolare mediante utilizzo di appositi elevatori a vite per scollare la membrana di Schneider. Tali elevatori vengono impegnati in una finestra ossea minimale limitando così l’invasività della procedura.

Materiali e Metodi selezione del caso Una paziente di sesso femminile di 62 anni, affetta da parodontite cronica

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AGGIORNAMENTO

fig. 3

Antrostomia vestibolare di accesso con OP5. fig. 4

Elevatore a vite VS1.

fig. 3

fig. 4

trattata con terapia causale meccanica, presentava un edentulismo distale monolaterale (fig. 1), condizione di edentulismo fra le più frequenti secondo la letteratura (8). Gli elementi dentari mancanti erano costituiti da tutti i premolari e molari del quadrante superiore di destra. Sul canino era presente una corona con un elemento in estensione, assai dannoso per la sua azione di leva sfavorevole. Nella zona da trattare l’altezza ossea compresa fra il pavimento del seno e il margine coronale della cresta ossea andava da un minimo di 3 mm ad un massimo di 6 mm indicando la necessità di un rialzo del seno mascellare al fine di inserire impianti osteointegrati (fig. 2). L’osso nativo residuo veniva considerato di qualità sufficiente al fine di raggiungere la stabilità primaria degli impianti che dunque potevano essere inseriti nella stessa seduta dell’intervento di rialzo. La paziente era correttamente e dettagliatamente informata circa le caratteristiche e le complicanze possibili di questo nuova ed innovativa metodica e firmava un consenso informato.

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intervento La paziente veniva preparata all’intervento con 3 g di amoxicillina più acido clavulanico 1 ora prima dell’intervento, 1,5 g la notte stessa e 1g 2 volte al giorno per 5 giorni. Il controllo del dolore post operatorio è stato effettuato con 100 mg di nimesulide 2 volte al giorno per il primo e il secondo giorno. Per il controllo clinico della placca, veniva istruita ad effettuare sciacqui con clorexidina 0,12% per 2 volte al giorno per 2 settimane. Dopo aver rimosso l’elemento protesico su 1.3 la paziente è stato trattata con anestesia locale (Septanest con adrenalina 1:100.000). Si eseguiva un’incisione crestale con un taglio di svincolo distale al canino e uno scollamento a spessore totale del lembo vestibolare fino al raggiungimento della caratteristica bombatura del seno mascellare. Veniva effettuata così un’antrostomia di accesso al seno mascellare di circa 2,5 mm di diametro con inserto piezoelettrico OP5 fino al raggiungimento della scheneideriana (fig. 3).

L’elevatore VS1 (fig. 4) veniva così inserito con contrangolo da implantologia (20 Ncm, 20 rpm) nel sito preparato penetrando all’interno del seno per mezzo millimetro. Il diametro, più piccolo dell’antrostomia rispetto al diametro massimo dell’elevatore e la corticale ben rappresentata, consentivano la sua stabilità e garantivano la tenuta stagna (fig. 5). Ad elevatore inserito si è collegato il meccanismo di controllo micrometrico della pressione (Physiolifter) che univa quindi la siringa contenente un volume conosciuto di fisiologica all’innesto dell’elevatore (figg. 6 e 7). È opportuno ricordare che la siringa veniva riempita prima della sua connessione all’elevatore per evitare bolle d’aria al suo interno. Si è proceduto dunque, azionando il Physiolifter, all’iniezione di fisiologica all’interno del seno controllando che non vi fossero perdite per inadeguato inserimento dell’elevatore. La membrana veniva così gradualmente scollata nella porzione circostante l’antrostomia. Una volta ottenuto lo scollamento della membrana nelle zone contigue all’antro-

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AGGIORNAMENTO

fig. 5

Inserimento con contrangolo di VS1. fig. 6

Physiolifter. fig. 7

Collegamento del Physiolifter al VS1.

fig. 5

fig. 6

fig. 7

stomia, dopo aver disinserito l’elevatore, si è proceduto all’allargamento della stessa sempre con inserto OP5 fino ad un diametro di circa 5-6 mm e ad una finalizzazione dello scollamento fino alla parete mediale del seno con strumenti manuali. Al termine dello scollamento

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della scheneideriana non venivano riscontrate perforazioni visibili e il paziente non riferiva la sensazione di acqua nelle cavità nasali, indice di perforazione con questa tecnica. Si procedeva dunque all’inserimento nell’antro sinusale di una spugna di fibrina allo scopo di pro-

teggere la membrana. Prendendo in considerazioni i dati dello studio prechirurgico basato sulla TC e sui modelli di studio si è eseguita una preparazione del sito implantare con inserti piezoelettrici (9) (fig. 8) per tutti i siti programmati.

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AGGIORNAMENTO

fig. 8

Preparazione del sito implantare con inserti piezoelettrici. fig. 9

Inserimento di particolato osseo in siringa. fig. 10

Primo impianto inserito.

fig. 8

fig. 9

Si procedeva al successivo inserimento di 0,8 cc di un mix di osso eterologo spongioso e corticale in siringa per via vestibolare (Putty, Osteobiol) (fig. 9) Si inseriva il primo impianto tronco conico in posizione 1.4 dove non era necessario alcun rialzo (fig. 10). Il particolato osseo rimanente (0,2 cc) veniva anche introdotto nei siti crestali (fig. 11) e venivano inseriti altri due impianti tronco conici nei corrispettivi siti (figg. 12 e 13). Lâ&#x20AC;&#x2122;antrostomia di accesso veniva protetta con una membrana riassorbibile per determinare una percentuale di osso vitale superiore ed una sopravvivenza implantare piĂš elevata (10, 11). La capacitĂ  di adesione della membrana di collagene (12) permette un posizionamento senza viti di fissazione ed inoltre, essendo riassorbibile, evita successive procedure di rimozione.

fig. 10

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AGGIORNAMENTO

fig. 11

Inserimento del particolato osseo per via crestale. fig. 12

Gli impianti distali vengono inseriti contestualmente. fig. 13

Radiografia di controllo dove si osserva l’entità del rialzo.

fig. 11

fig. 12

La sutura veniva eseguita con e-ptfe (fig. 14) dopo un’accurata mobilizzazione del lembo. Gli impianti venivano completamente ricoperti dal lembo secondo la tecnica sommersa.

scopertura e carico protesico A 6 mesi dall’intervento gli impianti sono stati scoperti mediante un lembo bipenducolato previa incisione palatale, in modo da aumentare la banda di gengiva aderente vestibolare, e sono state posizionate delle viti di guarigione secondo tecnica tradizionale (figg. 15 e 16). Dopo 2 settimane è stato effettuato il carico protesico con protesi provvisoria in resina avvitata (fig. 17).

risultati I controlli clinici e radiografici a 6 mesi dall’intervento indicano una stabilità sod-

fig. 13

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AGGIORNAMENTO

fig. 14

Sutura in e-ptfe. fig. 15

A 6 mesi vengono inserite le viti di guarigione. fig. 16

Radiografia di controllo con viti di guarigione inserite

fig. 14

fig. 16

fig. 15

disfacente del rialzo. La paziente riferiva che non permette di reintegrarsi appiebenessere e si dimostrava soddisfatta per no nella vita di relazione nella maggior il risultato funzionale ed estetico ottenuto. parte dei casi. Da qui nasce il desiderio del clinico di soddisfare le necessità del paziente. Escludendo altre tecniche implantoprotesiche per riabilitare il mascellare discussione posteriore, le metodiche per il rialzo del Il seno mascellare è stato da sempre seno sono molteplici e talune hanno un limite per il posizionamento degli im- raggiunto una predicibilità assai elevata nonché una facilità di esecuzione tale pianti osteointegrati. Fin dalla loro introduzione la possibilità da poter rientrare, dopo opportuna curper il clinico di proporre al paziente una va di apprendimento, nella quotidianità soluzione fissa ha permesso di ideare operativa del chirurgo. L’approccio vestistrattagemmi clinico-chirurgici per supe- bolare all’antro sinusale, se da una parte rare tale limite anatomico, quali rialzo del rende l’intervento “non cieco” e dunque seno mascellare, impianti corti, impianti più semplice da realizzare, comporta un inclinati mesio-distali o disto-mesiali. decorso operatorio più impegnativo riQuando è possibile, si cerca di proporre spetto all’approccio crestale. D’altra paral paziente un manufatto protesico fisso te tale intervento è ritenuto come l’unico piuttosto che una soluzione rimovibile modo per realizzare un grande rialzo del

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seno dato che un approccio crestale nella maggior parte dei casi non permette un rialzo esteso. Inoltre, con le tecniche tradizionali e prima dell’introduzione della tecnologia piezoelettrica, era assai frequente la perforazione della membrana sinusale. Il principio dell’incomprimibilità dei liquidi e la pressione che attraverso essi si distribuisce in modo uniforme e progressiva ha suggerito di utilizzare la pressione idrodinamica per ottenere il risultato voluto. Tale pressione può essere esercitata, in ambito orale, da comune soluzione fisiologica sterile che opportunamente convogliata al confine fra osso basale e membrana scheneideriana può garantire uno scollamento uniforme. Da qui l’ideazione di appositi elevatori a vite che grazie all’intimo contatto che si

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Cos’è KeraOs ? Sostituto dell’osso a base di β-Tricalcio Fosfato, conforme ai più severi requisiti riguardo ai biomateriali per uso odontoiatrico (ASTM F1088 - 2004). La struttura di KeraOs è molto simile a quella delle trabecole ossee spongiose in termini di porosità interconnessa, tanto da permetterne un ottimo utilizzo quale supporto osteoconduttore a cui aderiscono i capillari e le cellule osteogeniche per formare osso. La bioattività e composizione controllata di KeraOs intervengono nel processo di rimodellamento osseo con una completa osteointegrazione e bio-riassorbimento così che possa essere sostituito dall'osso del paziente. Proprio per le sue caratteristiche, proprietà e composizione, KeraOs è il biomateriale di elezione indicato per i processi di rigenerazione ossea.

Biocompatibile Bioattivo Bioriassorbibile Biorimodellabile Osteointegrabile Osteoconduttore

Efficace rigenerazione ossea

La tecnologia applicata nel corso del processo produttivo di KeraOs, permette lo sviluppo di strutture tridimensionali che sono simili a quelle dell’osso umano. Micrografia SEM KeraOs

Micrografia SEM trabecole di osso spongioso

CARATTERISTICHE E BEnEFICI • Garantisce ottima stabilità meccanica,

senza alcun micro-movimento. • Mantiene la forma e il volume del difetto per evitare il riassorbimento osseo. • Agisce da substrato ideale, che viene riconosciuto dall’organismo e dai capillari sanguigni. Le cellule aderiscono al substrato per formare nuovo osso. • Favorisce la rapida colonizzazione di proteine e di cellule.

Eccellente macroporosità ed elevata microporosità

La sua eccellente macroporosità facilita la permeabilità cellulare verso l'interno delle particelle KeraOs.

Struttura tridimensionale di pori interconnessi

Biofunzionale Osteoconduttore

Bioattività Osteointegrazione

La sua microporosità controllata favorisce l’adesione cellulare e l’adesione dei fattori di crescita favorendo il processo biologico di rigenerazione ossea.


Purezza del Beta-Tricalcio Fosfato > 99% KeraOs reagisce superficialmente con il mezzo fisiologico a pH 7,6 sciogliendosi e rilasciando molecole di IDROSSIAPATITE che precipitano in superficie. Questa reazione provocherà la comparsa di osteoblasti e fibre di collagene che andranno a formare osso immaturo. L’osso immaturo si differenzierà e maturerà, continuando l’assorbimento di KeraOs, fino a quando non sarà sostituito dall’osso neoformato.

Bioriassorbimento Biorimodellazione

In una soluzione fisiologica pH 7,6

osso neoformato

Risultati delle rigenerazioni prevedibili e stabili "Rigenerazione ossea efficace"

ttivo nsio-

lata re e cita o di

3 settimane

(Colorazione di Goldner)

2 mesi

(Colorazione di Wheatley)

14 mesi

(Colorazione di Wheatley)

Interazioni e bioattività di KeraOs Micrografie scattate con microscopia elettronica 45 giorni dopo l'impianto di β-Tricalcio Fosfato. E' possibile osservare la colonizzazione iniziale dei nodi cellulari  che migrano verso l'impianto con conseguente formazione di fibrina (tessuto osteoide non mineralizzato ). Sono osservabili anche alcune aree in cui il tessuto osteoide viene considerevolmente mineralizzato  ed alcune aree in cui è già presente l'osso appena formato . La micrografia A presenta aree di coesistenza tra materiale riassorbito non mineralizzato (fibrina) e materiale strutturato (osso appena formato) che implica l’assorbimento direzionale dell’impianto.

A

KeraOs può essere utilizzato e miscelato insieme ad antibiotici? L’utilizzo di antibiotici insieme a KeraOs solitamente non è necessario. Non è consigliata la somministrazione simultanea di antibiotici considerato che non esistono studi sull’utilizzo combinato dei due composti. KeraOs può essere miscelato con osso autologo? KeraOs è indicato per essere utilizzato insieme all'osso del paziente. Non sussistono problemi seviene mescolato con osso autologo in modo da aumentare il volume del materiale dell'impianto per ovviare al difetto. E’ possibile risterilizzare KeraOs? No. KeraOs non ha ottenuto l'autorizzazione per essere risterilizzato. Keramat, il produttore dei prodotti KeraOs, non si riterrà responsabile dell’utilizzo del prodotto al di fuori delle indicazioni contenute nel foglietto illustrativo.


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AGGIORNAMENTO

fig. 17

Protesi provvisoria in resina avvitata.

fig. 17

viene ottenere fra le spire e la corticale BiBliografia ossea basale del seno mascellare permette di utilizzare la pressione contenu- 1) Tatum H Jr. Maxillary and sinus implant reconstructions. Dent Clin ta nel sistema tubo-siringa in maniera North Am 1986;30:207-29. ottimale ed efficace per ottenere uno 2) Lozada JL, Emanuelli S, James RA, Boskovic M, Lindsted K. Root-form scollamento graduale e atraumatico. implants placed in subantral grafted sites. J Calif Dent Assoc 1993

conclusioni La presente tecnica di rialzo del seno ha il vantaggio di poter essere usata facilmente dopo una curva di apprendimento relativamente breve. Grazie all’uniformità di scollamento dovuta al principio di Pascal permette, rispetto ad altre metodiche, di ridurre la forza esercitata su ogni singolo punto della membrana permettendo uno scollamento per così dire “gentile” e poco traumatico. Il vantaggio più importante è stato quello di ottenere uno stress operativo del chirurgo ridotto con una possibilità verosimilmente inferiore di rottura della membrana rispetto al solo uso di strumenti manuali. Sebbene questo lavoro tratti di un caso singolo e il chirurgo fosse esperto, sicuramente la facilità di utilizzo e il risultato ottenuto sono incoraggianti per una sperimentazione più su larga scala. Conditio sine qua non per l’utilizzo della tecnica è uno spessore adeguato della teca ossea vestibolare in modo da garantire l’impegno delle spire dell’elevatore e quindi l’ermeticità del sistema.

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Si ringrazia la Mectron per la realizzazione degli elevatori e la 3i Implant Innovations Biomax Italia per la fornitura degli impianti. Si ringraziano inoltre la dottoressa Paola Beltrame e il dottor Federico Parodi Baiardi per la gentile collaborazione.

Jan;21(1):31-5. 3) Moy PK, Lundgren S, Holmes RE. Maxillary sinus augmentation: histomorphometric analysis of graft materials for maxillary sinus floor augmentation. J Oral Maxillofac Surg 1993 Aug;51(8):857-62. 4) Lundgren S, Moy P, Johansson C, Nilsson H. Augmentation of the maxillary sinus floor with particulated mandible: a histologic and histomorphometric study. Int J Oral Maxillofac Implants 1996 NovDec;11(6):760-6. 5) Boyne PJ, James RA. Grafting of the maxillary sinus floor with autogenous marrow and bone. J Oral Surg 1980;38:613-6. 6) Vercellotti T, De Paoli S, Nevins M. The piezoelectric bony window osteotomy and sinus membrane elevation: introduction of a new technique for simplification of the sinus augmentation procedure. Int J Periodontics Restorative Dent 2001; 21: 561-567. 7) Wallace SS, Mazor Z, Froum SJ, Cho SC, Tarnow DP. Schneiderian membrane perforation rate during sinus elevation using piezosurgery: clinical results of 100 consecutive cases. Int J Periodontics Restorative Dent 2007; 27: 413-419. 8) Skinner C. A Classification of Removable Partial Dentures Based on the Principles of Anatomy and Physiology. J Prosthet Dent 1959; 9:240-6. 9) Vercellotti T. Essentials in Piezosurgery: Clinical Advantages in Dentistry. Quintessence Pub 2009. 10) Tarnow DP, Wallace SS, Froum SJ, Rohrer MD, Cho SC. Histologic and clinical comparison of bilateral sinus floor elevations with and without barrier membrane placement in 12 patients: Part 3 of an ongoing prospective study. Int J Periodontics Restorative Dent 2000 Apr;20(2):117-25. 11) Tawil G, Mawla M. Sinus floor elevation using a bovine bone mineral (Bio-Oss) with or without the concomitant use of a bilayered collagen barrier (Bio-Gide): a clinical report of immediate and delayed implant placement. Int J Oral Maxillofac Implants 2001 Sep-Oct;16(5):713-21. 12) Wallace SS, Froum SJ, Cho SC, Elian N, Monteiro D, Kim BS, Tarnow DP. Sinus augmentation utilizing anorganic bovine bone (Bio-Oss) with absorbable and nonabsorbable membranes placed over the lateral window: histomorphometric and clinical analyses. Int J Periodontics Restorative Dent 2005 Dec;25(6):551-9.

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a cura della Redazione I redazionali presentati in questa rubrica rappresentano una libera scelta della Redazione tra i comunicati pervenuti

Semplice, estetico, stabile: Structur 3 Structur 3 è il nuovo materiale autopolimerizzabile proposto da VOCO. Si utilizza per la realizzazione rapida di ponti e corone provvisori di elevata qualità, nonché per inlay, onlay, corone parziali, faccette e perni provvisori. Con Structur 3 è possibile effettuare anche provvisori a lungo termine, nonché ribasature di corone provvisorie prefabbricate in composito, policarbonato o metallo. Structur 3 possiede una stabilità straordinaria, elevate proprietà estetiche ed è facile e rapido da utilizzare. L’applicazione di Structur 3 non potrebbe essere più semplice e rapida: grazie al sistema di miscelazione 1:1, il composito può essere applicato nell’impronta senza errori di miscelazione e con un risparmio di tempo. L’indurimento extraorale è di soli 45 secondi. Il provvisorio può essere rimosso senza fatica in quanto in questa fase è ancora lievemente elastico. Structur 3 si indurisce completamente entro quattro minuti dall´inizio della miscelazione. Dopo aver rimosso lo strato di inibizione con un panno imbevuto di alcol, il provvisorio mostra subito una lucentezza simile a quella del dente, senza necessità di lucidatura.

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I restauri realizzati con Structur 3 sono altamente estetici e la loro lucentezza e fluorescenza naturali sono molto simili a quelle del restauro definitivo. Questo avviene anche grazie a un’ampia gamma di colori: Structur 3 in cartuccia è disponibile nei colori VITA A1, A2, A3, A3.5, B1, B3, C2, BL, mentre, nella pratica versione in siringa QuickMix, adatta soprattutto per provvisori più piccoli o per correzioni, dove è necessaria solo una piccola quantità di materiale alla volta, è disponibile in quattro colori (A1, A2, A3, B1). In combinazione con il composito universale GrandioSO Flow, i provvisori possono essere ulteriormente personalizzati. I restauri provvisori devono essere forti e stabili. Il loro compito è quello di proteggere il dente preparato e assicurare il mantenimento delle funzioni masticatorie. Il materiale deve sopportare i carichi masticatori per tutto il tempo di permanenza in bocca. Questo vale anche per le strutture delicate del restauro, come i margini coronali che si assottigliano al bordo. Structur 3 soddisfa questi requisiti in tutte le aree. La resistenza alla compressione è superiore a 500 MPa e la resistenza alla frattura alta fanno di Structur 3 la base per provvisori stabili e con una resistenza a lungo termine. Inoltre, la superficie liscia di Structur 3 limita l’adesione delle particelle e quindi la decolorazione dovuta a caffè, tè, nicotina eccetera.

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VITAPAN Plus: simbiosi tra funzione ed estetica

Sulla base degli affermati denti classici VITAPAN, la VITA Zahnfabrik presenta un assortimento compatto di anteriori VITAPAN Plus, sviluppati valutando rigorosamente le indicazioni pervenute dagli utilizzatori, con caratteristiche esteriori e intrinseche perfette per ogni protesista e per tutte le indicazioni. I denti VITAPAN Plus sono ora disponibili in colorazione VITA Classical A1-D4 e nei prossimi mesi anche nei colori VITA System 3DMaster. La nuova linea costituisce una simbiosi perfetta tra funzione ed estetica. Morfologia superficiale e struttura dei mammelloni di grande naturalezza, nonché opalescenza, luminescenza e traslucenza equilibrate assicurano una riflessione della luce vitale ed un gioco cromatico ricco di tonalità. Bordi incisali bianchi, caratteristiche angolari pronunciate e la configurazione tipica delle liste marginali labiali sostengono un’estetica naturale. Le bombature orizzontale e verticale sono state definite in modo da assicurare un’efficace sostegno delle labbra e la conservazione della fisionomia individuale. La configurazione delle superfici palatali identica al modello

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naturale assicura una fonesi corretta ed una sensazione linguale abituale. Le aree cervicali leggermente allargate con un passaggio fluido verso la parte coronale consentono inoltre una modellazione gengivale funzionale al paziente e ne agevola l’igiene, assicurando nel contempo una configurazione flessibile degli spazi interdentali. L’innovativa linea di denti è indicata per protesi totale e su impianti, protesi con attacchi, protesi telescopiche, conometriche e scheletrati. Inoltre VITAPAN Plus si contraddistingue per la lavorazione sicura e semplice e per l’affidabilità di impiego. Il materiale omogeneo e gli eccellenti valori di resistenza garantiscono risultati di lunga durata. I denti anteriori VITAPAN Plus possono essere combinati con tutti i denti posteriori VITA.

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Cementation Navigation System, la giusta via d’uscita nel labirinto della cementazione Per la realizzazione di restauri indiretti, nonché per la loro cementazione, è disponibile una grande varietà di materiali e spesso risulta difficile trovare la combinazione ideale per il singolo caso. Cementation Navigation System (CNS), la nuova applicazione multimediale di Ivoclar Vivadent, aiuta gli odontoiatri ad uscire dal labirinto della cementazione. Il CNS supporta l’utilizzatore nella scelta del materiale da fissaggio idoneo in quasi tutte le situazioni, sia su sostanza dentale naturale, che su abutment implantari. Inoltre, il CNS illustra quali opzioni offrono i materiali da fissaggio Ivoclar Vivadent. Con dettagliate animazioni, l’utilizzatore viene condotto attraverso il protocollo operativo, dalla rimozione del restauro provvisorio fino alla successiva

fluorizzazione. L’applicazione multimediale contiene più di 200 dettagliate animazioni step by step oltre ad un ampio campo download con depliant, documentazioni scientifiche , istruzioni d’uso e sequenze illustrate passo per passo. Nella media gallery sono inoltre comprese documentazioni di casi riguardanti i singoli materiali da fissaggio. Da oggi Cementation navigation System è disponibile come App gratuita per iPad e iPhone e consultabile in lingua inglese sul sito www.cementation-navigation.com Per prenotare e ricevere gratuitamente il DVD di Cementation Navigation System in lingua italiana, si può compilare il form sul sito www.ivoclarvivadent.it/it/forms/ cns-it

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Scovolini TePe: la forza della pulizia interdentale Fin dall’inizio, nel 1965, TePe ha sempre prestato particolare attenzione alla pulizia interdentale ed alla cura e prevenzione dentale. L’uso degli scovolini ha dimostrato essere il metodo più efficace per rimuovere la placca tra i denti rispetto agli stick dentali e al filo interdentale. TePe ha svolto un ruolo attivo nello stabilire lo standard internazionale per questo tipo di prodotto. L’azienda presenta una vasta gamma di scovolini con un’ampia scelta di dimensioni delle setole, di impugnature e di morbidezza dei filamenti, per soddisfare le diverse esigenze dei professionisti e dei pazienti, il tutto sviluppato in stretta

collaborazione con esperti del settore dentale sia svedesi che internazionali. Il design unico dello scovolino TePe, con la comodità di essere già montato, facilita la pulizia quotidiana, mentre le setole sono accuratamente selezionate per durare a lungo e per garantire una pulizia efficiente. I formati degli scovolini TePe vengono codificati con diversi colori e sono adatti sia a spazi interdentali stretti che ampi. Inoltre tutte le misure e tipologie hanno il filo metallico rivestito in plastica per una pulizia sicura, mentre i manici sono fatti di polipropilene riciclabile per minimizzare gli effetti sull’ambiente.

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massima riduzione della dose raggi. Oltre ad una ampia gamma di programmi per l’esecuzione di esami bidimensionali il Cranex 3D consente la scelta di due diversi volumi da selezionare in funzione del tipo di esame da eseguire. I volumi 6x4 oppure 6x8 sono stati appositamente studiati per analizzare le diverse aree dentali con il miglior dettaglio e la minor dose raggi possibile. I numerosi dettagli tecnici quali il sistema di posizionamento a 4 punti, preview dell’immagine, collimatore automatico ACS, immagine scout, pannelli digitali CMOS ad altissima qualità, architettura software DICOM, oltre al sistema di analisi software Ondemand 3D e molti altri elementi ancora, garantiscono all’utilizzatore l’eccellenza diagnostica nella quotidianità. DL Medica mette a disposizione della clientela interessata i propri specialisti di prodotto per dimostrazioni personalizzate, oppure, a richiesta, fornisce materiale illustrativo, CD dimostrativo, supporto informatico e preventivi personalizzati, comprensivi del ritiro di eventuali panoramici usati analogici o digitali.

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silicone inclusi nella confezione, che permettono una maggiore adesione della matrice al dente e impediscono l’affondamento degli anelli stessi nello spazio interprossimale, evitando così traumi gengivali. I tubicini sono disponibili sia nella classica forma tubolare che nell’innovativa versione triangolare (Quickmat Delta Silicone Tubes), ideata per garantire un adattamento anatomicamente perfetto della matrice alla morfologia interdentale. Di nuova realizzazione è l’inserto Re-Force, che da oggi completa l’assortimento del Quickmat Deluxe kit. Realizzato in materiale hi-tech autoclavabile a 134°C, se applicato sugli anelli, consente di potenziarne con un semplice gesto la rigidità e la relativa forza di separazione. Le matrici sezionali bombate Quickmat vantano un ampio assortimento di

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Biocolostro, pronto intervento nel cavo orale

Biocolostro è un gel a base di colostro vaccino e di molecole con elevata capacità bioadesiva. Il colostro vaccino è conosciuto da decenni per l’alto contenuto di immunoglobuline, fattori della crescita, lisozima lattoferrina e vitamina A, tutti elementi coinvolti nei meccanismi di riparazione epiteliale, che ne determinano la capacità di favorire i meccanismi endogeni locali coinvolti nel processo di riparazione delle lesioni delle mucose. Metodi raffinati di raccolta del colostro presente nella composizione di Biocolostro Gel permettono di mantenere elevate concentrazioni di componenti biologicamente attivi, cosicché una volta applicato nella sede della lesione mucosa renda rapidamente biodisponibili tutti quei fattori coinvolti nella riparazione,

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riducendo i tempi necessari alla guarigione. Al prodotto è stato aggiunto acido folico, importante cofattore attivo sulla crescita nel favorire il turnover cellulare. La combinazione con una molecola ad elevato indice di bioadesività permette, aderendo alla mucosa nella sede della lesione, un’azione sintomatica, riducendo il bruciore o il dolore tipici delle lesioni di origine traumatica od infettive del cavo orale. Biocolostro Gel svolge azione protettiva della lesione da qualsiasi stimolo fisico e chimico dovuto all’azione del cibo, mantiene le condizioni di pH ideali per favorire la guarigione, impedisce il sovrapporsi di infezioni batteriche. È particolarmente indicato per prevenire traumi dovuti alla presenza di bracket ortodontici, protesi mobili, dopo

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I-Max Touch 3D, una nuova dimensione per una diagnostica completa

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INFORMA

La denuncia del sinistro di responsabilità professionale

Al momento del verificarsi del sinistro (inteso quale accadimento del fatto dannoso) ovvero della ricezione della richiesta risarcitoria da parte del terzo danneggiato, l’assicurato deve adempiere a specifici obblighi nascenti dal contratto di assicurazione. Il primo obbligo posto a carico dell’assicurato consiste nell’effettuare, entro tre giorni dalla data in cui il sinistro si è verificato o l’assicurato ne ha avuto conoscenza, la denuncia di sinistro. Quest’ultima, prevista nelle condizioni generali di polizza che solitamente richiamano il disposto dell’art. 1913 cod. civ., deve contenere una relazione quanto più completa e particolareggiata del fatto che ha originato il sinistro. Alla stessa denuncia deve essere allegata la richiesta risarcitoria eventualmente già pervenuta all’assicurato unitamente ad eventuali ulteriori documenti idonei ad una più completa rappresentazione del sinistro. Sebbene alcune compagnie predispongano tali modelli, è evidente come ciascun sinistro abbia delle sue peculiarità e, conseguentemente, il contenuto della denuncia di sinistro sarà diverso da situazione a situazione. L’importante è che tale denuncia sia completa nel senso sopra precisato. L’art. 1913 cod. civ. specifica che “l’assicurato deve dare avviso del sinistro all’assicuratore o all’agente autorizzato a concludere il contratto”. Pertanto, la denuncia di sinistro può essere inoltrata, indifferentemente, all’uno o all’altro soggetto sopra specificato. Quanto alla forma di inoltro della denuncia di sinistro, anche a prescindere dalle specifiche clausole contenute in polizza, l’assicurato è pienamente tutelato laddove effettui detta denuncia mediante inoppugnabile prova scritta della ricezione della stessa da parte dell’assicuratore o dell’agente autorizzato. Nella pratica, pertanto, le denunce di sinistro vengono solitamente inoltrate mediante raccomandata con ricevuta di ritorno. In casi di urgenza, laddove l’assicuratore debba essere messo immediatamente a conoscenza del sinistro (ad esempio perché è stato notificato un atto giudiziario con scadenza imminente), la denuncia può essere anticipata in forme più celeri. Quanto al termine previsto per la denuncia di sinistro, l’art. 1913 c. c. prevede un termine di tre giorni che, tuttavia, non è perentorio, nel senso che la sua violazione non comporta la perdita definitiva dei diritti assicurativi in quanto l’unico termine la cui violazione comporta la perdita definitiva dei diritti assicurativi è quello prescrizionale, di durata biennale. Laddove l’assicurato non adempia all’obbligo di inoltro all’assicuratore o all’agente autorizzato della denuncia di sinistro, si troverà esposto alle conseguenze specificate dall’art. 1915 cod. civ., ovvero ad una riduzione del diritto all’indennizzo (riduzione che verrà effettuata proporzionalmente al pregiudizio sofferto dall’assicuratore) per il caso in cui l’inadempimento dell’assicurato sia stato solo colposo, mentre per il caso in cui l’inadempimento dell’assicurato sia stato doloso la conseguenza sarà la perdita totale del diritto all’indennizzo. Anche a seguito della denuncia di sinistro, l’assicurato è obbligato a fornire all’assicuratore ulteriore documentazione che gli dovesse essere richiesta nell’ambito della successiva attività di istruzione e trattazione del sinistro, ovvero tutte le notizie che permettano a quest’ultimo una piena trattazione del sinistro e quindi gli consentano di accertare, da un lato, l’esistenza di valida copertura assicurativa, dall’altro, l’esistenza di responsabilità professionale dell’assicurato.

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La nuova vita degli studi di settore: da strumento di accertamento automatico a strumento di selezione Infatti è stato stabilito che dall’anno 2012 gli studi dovranno essere approvati entro la fine dell’anno a cui fanno riferimento; ad esempio, gli studi di settore dell’anno 2012 dovranno essere pubblicati nella loro versione definitiva entro il 31.12.2012. Questa novità, a onor del vero, non è poi così dirompente e non fa altro che confermare la prassi operativa dell’Agenzia delle entrate: a fronte infatti dell’obbligo dell’Amministrazione finanziaria di pubblicare annualmente gli studi di settore entro il 30 settembre, solitamente “sul filo di lana” veniva concessa la proroga differendo la pubblicazione alla fine dell’anno o addirittura ai primi mesi di quello successivo. In aggiunta a ciò, è stato previsto che i cosiddetti correttivi congiunturali dovranno essere approvati a regime entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello a cui si riferisce lo studio; ad esempio, il termine per gli studi di settore dell’anno 2012 sarà il 31.3.2013. A beneficio del lettore, si ricorda che i correttivi congiunturali rappresentano una tipologia di “aggiustamenti” (nata con la crisi del 2008 e ahimé non ancora terminata) che influisce in modo pesante sui calcoli di congruità Le novità e coerenza dello studio di settore. degLi uLtimi mesi Giudizio Negativo. Le due novità introdotte hanno ormai reso definitiva Le tempistiche di approvazione Tralasciando i vari riferimenti normativi l’impossibilità di effettuare nel corso dell’anno, o comunque entro la fine (estranei alla finalità informativa dello stesso, una previsione seria di questo scritto), è opportuno segnalare che le modifiche introdotte ed attendibile sull’andamento della congruità e coerenza della propria sulle tempistiche di pubblicazione posizione professionale. Diffidare degli studi di settore non sono pertanto da chi sostiene, in corso particolarmente positive. Il tema degli studi di settore è sicuramente uno degli argomenti più dibattuti e controversi in ambito fiscale; per la categoria degli odontoiatri, poi, è spesso una preoccupazione che prescinde da valutazioni di tipo tecnico-fiscale. A distanza di ormai quasi vent’anni dalla loro introduzione, gli studi di settore rappresentano uno degli strumenti del Fisco che più ha subito (e subirà ancora) modifiche e “restyling”, sia di carattere formale sia di carattere sostanziale. Solo negli ultimi mesi si registrano ben quattro Decreti Legge che ne hanno modificato portata e funzionamento; due Circolari dell’Amministrazione finanziaria hanno inoltre fornito importanti spunti interpretativi in merito. Scopo del presente articolo è pertanto cercare di fare un po’ di chiarezza sui “nuovi” studi settore alla luce delle recenti modifiche e informare il lettore sulla nuova funzione selettiva che questo strumento avrà nei prossimi anni, anche in abbinamento alla accresciuta mole di informazioni note al Fisco.

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d’anno, di avere doti “vaticinatorie” o “predittive” sull’andamento e gli esiti degli studi di settore!

i meccanismi premiali

Le modifiche apportate dalle varie disposizioni sono finalizzate a premiare (almeno a livello teorico) i contribuenti definiti dagli studi di settore come virtuosi. Infatti, per favorire coloro che risultano congrui e coerenti, sono poste in capo al Fisco delle limitazioni ai poteri di verifica. Entrando nel merito, dall’anno d’imposta 2011 in poi, i contribuenti congrui e coerenti: › non potranno subire accertamenti o verifiche di tipo analitico - presuntivo; › vedranno diminuire gli anni accertabili da cinque (nella normalità dei casi) a quattro; › potranno essere controllati con il “Redditometro” e con lo “Spesometro” solo nei casi in cui il reddito accertabile sia superiore di un almeno un terzo (anziché un quinto) rispetto a quanto dichiarato. Queste agevolazioni sono però concesse a condizione che, oltre ad essere congrui e coerenti, i contribuenti abbiano comunicato e compilato regolarmente gli studi di settore. Relativamente invece agli anni antecedenti al 2011, vige ancora una “vecchia” versione della norma agevolativa: per poter beneficiare dell’agevolazione consistente nell’impossibilità di essere verificati con strumenti analitico - presuntivi, è necessario:

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finalmente si è tornati a dare allo strumento il giusto e originario peso: mero indizio di evasione, e nulla più ›

essere congrui e coerenti non solo nell’anno oggetto di controllo ma anche in quello precedente; › che i ricavi non dichiarati e ricostruiti non siano superiori del 40% rispetto a quelli dichiarati (con il limite massimo di 50.000 euro). Giudizio Potenzialmente positivo. La motivazione della riserva nella valutazione di questa novità in vigore dal 2011 sta nel fatto che, sebbene i benefici offerti dalla norma siano interessanti, gli stessi sono subordinati alla corretta compilazione degli studi di settore sia per i dati contabili che per quelli extracontabili. Non essendo stati forniti chiarimenti in ordine a quali siano e quanto incidano eventuali errori nella compilazione dei modelli, sarà necessario attendere l’applicazione della disposizione da parte dell’Agenzia delle Entrate, il cui grado di tolleranza su queste “infedeltà” non è notoriamente elevato. Non si deve inoltre dimenticare che alcuni dati extracontabili dello studio di settore sono facilmente contestabili da parte dell’Ufficio in quanto basati su stime e valutazioni non sempre supportabili da dati certi ed inconfutabili.

i meccanismi sanzionatori e l’accertamento induttivo

Con le modifiche introdotte negli ultimi mesi, sono state inasprite le sanzioni in caso di irregolarità commesse nella compilazione degli

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studi di settore con, in aggiunta, la previsione di poter utilizzare lo strumento dell’accertamento induttivo. Sono stati anche previsti dei piani specifici di controllo per i soggetti non congrui e non coerenti. Entrando nel merito, va innanzitutto segnalato che i soggetti non congrui e non coerenti saranno oggetto di particolari “attenzioni” da parte del Fisco: sulla base infatti di specifiche analisi di rischio di evasione, potranno essere controllati prioritariamente con l’utilizzo dello strumento delle indagini finanziarie anche noto come “accertamento bancario”. È quindi chiara la nuova funzione degli studi di settore, come già accennato nel titolo: selezionare i contribuenti da controllare. Dopo anni di “battaglie” combattute nelle Commissioni Tributarie fino ad arrivare alla Corte di Cassazione (di cui spesso si è detto in passato sulle pagine di questa rivista), ecco finalmente che l’Agenzia delle Entrate torna ad utilizzare lo studio di settore per ciò che dal punto di vista normativo è ed è sempre stato: uno strumento di selezione dei contribuenti, un “indicatore” di situazioni di rischio di evasione e non un meccanismo automatico di accertamento. Tralasciando per semplicità l’aumento delle sanzioni pecuniarie previste in caso di omessa o infedele (non corretta) compilazione degli studi di settore, si ritiene più importante concentrarsi sulla possibilità degli Uffici di procedere con l’accertamento induttivo nei casi di irregolarità riscontrate negli studi di settore. Per i controlli antecedenti allo scorso 2 marzo, l’Amministrazione finanziaria poteva infatti utilizzare questa tipologia di accertamento nei casi in cui non si era presentato lo studio di settore (omessa presentazione) o lo si era compilato in modo errato (infedele compilazione) a condizione che il maggior reddito accertato fosse superiore al 10% di quello dichiarato. Si ricorda che l’accertamento induttivo comporta la possibilità di rideterminare il reddito sulla base di dati e notizie comunque raccolti o conosciuti dall’Ufficio, prescindendo dai dati contabili ed avvalendosi anche di presunzioni semplici. Per gli accertamenti successivi al 2 marzo scorso invece, è stato previsto che il meccanismo induttivo è applicabile nei casi di omessa presentazione dello studio (nulla cambia rispetto a prima) e in caso

di irregolare compilazione quando vi è una differenza superiore al 15%, o comunque a 50.000 euro, tra i ricavi stimati dallo studio di settore corretto (almeno secondo l’Ufficio!) e quelli dichiarati. Giudizio Ovviamente negativo. Il perché risiede nel fatto che lo studio di settore, per quanto aggiornato ed evoluto, è comunque uno strumento basato su delle medie statistiche, difficilmente applicabili in un settore come quello odontoiatrico (non ci stancheremo mai di ripeterlo!) caratterizzato da una forte componente individuale e professionale di impossibile standardizzazione. Sottoporre anche ad accertamento bancario il contribuente, con tutto ciò che ne deriva in tema di onere della prova e difficoltà nel giustificare i movimenti finanziari, risulta essere eccessivamente penalizzante. Non si dimentichi che, anche alla luce delle “esperienze sul campo” e della prassi seguita dal Fisco (in alcuni casi poco ragionevole), gli accertamenti bancari comportano una notevolissima mole di lavoro per il contribuente e spesso l’impossibilità dello stesso di ricostruire movimentazioni inerenti la propria vita privata.

Conclusioni

Dopo anni in cui l’Agenzia si è concentrata sull’utilizzo degli studi di settore in modo errato (e ne ha pagato le conseguenze in sede di Contenzioso Tributario), finalmente si è tornati a dare allo strumento il giusto e originario peso: mero indizio di evasione, e nulla più. Questa sua nuova funzione però non deve far pensare che lo strumento sia superato: al contrario l’Amministrazione finanziaria continuerà a sfruttare gli indizi di evasione che gli studi forniscono, abbinando loro altri strumenti di verifica e controllo più evoluti come le indagini finanziarie, lo Spesometro ed il Redditometro. È pertanto sempre imprescindibile un rapporto molto stretto con il proprio commercialista con cui valutare la propria posizione fiscale alla luce delle nuove strategie di controllo del Fisco, il tutto per evitare di incappare in situazioni “rischiose” frutto di una caccia alle streghe e che poco hanno a che vedere con situazioni di reale evasione. Umberto Terzuolo Alessandro Terzuolo

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finalmente si è tornati a dare allo strumento il giusto e originario peso: mero indizio di evasione, e nulla più ›

essere congrui e coerenti non solo nell’anno oggetto di controllo ma anche in quello precedente; › che i ricavi non dichiarati e ricostruiti non siano superiori del 40% rispetto a quelli dichiarati (con il limite massimo di 50.000 euro). Giudizio Potenzialmente positivo. La motivazione della riserva nella valutazione di questa novità in vigore dal 2011 sta nel fatto che, sebbene i benefici offerti dalla norma siano interessanti, gli stessi sono subordinati alla corretta compilazione degli studi di settore sia per i dati contabili che per quelli extracontabili. Non essendo stati forniti chiarimenti in ordine a quali siano e quanto incidano eventuali errori nella compilazione dei modelli, sarà necessario attendere l’applicazione della disposizione da parte dell’Agenzia delle Entrate, il cui grado di tolleranza su queste “infedeltà” non è notoriamente elevato. Non si deve inoltre dimenticare che alcuni dati extracontabili dello studio di settore sono facilmente contestabili da parte dell’Ufficio in quanto basati su stime e valutazioni non sempre supportabili da dati certi ed inconfutabili.

i meccanismi sanzionatori e l’accertamento induttivo

Con le modifiche introdotte negli ultimi mesi, sono state inasprite le sanzioni in caso di irregolarità commesse nella compilazione degli

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studi di settore con, in aggiunta, la previsione di poter utilizzare lo strumento dell’accertamento induttivo. Sono stati anche previsti dei piani specifici di controllo per i soggetti non congrui e non coerenti. Entrando nel merito, va innanzitutto segnalato che i soggetti non congrui e non coerenti saranno oggetto di particolari “attenzioni” da parte del Fisco: sulla base infatti di specifiche analisi di rischio di evasione, potranno essere controllati prioritariamente con l’utilizzo dello strumento delle indagini finanziarie anche noto come “accertamento bancario”. È quindi chiara la nuova funzione degli studi di settore, come già accennato nel titolo: selezionare i contribuenti da controllare. Dopo anni di “battaglie” combattute nelle Commissioni Tributarie fino ad arrivare alla Corte di Cassazione (di cui spesso si è detto in passato sulle pagine di questa rivista), ecco finalmente che l’Agenzia delle Entrate torna ad utilizzare lo studio di settore per ciò che dal punto di vista normativo è ed è sempre stato: uno strumento di selezione dei contribuenti, un “indicatore” di situazioni di rischio di evasione e non un meccanismo automatico di accertamento. Tralasciando per semplicità l’aumento delle sanzioni pecuniarie previste in caso di omessa o infedele (non corretta) compilazione degli studi di settore, si ritiene più importante concentrarsi sulla possibilità degli Uffici di procedere con l’accertamento induttivo nei casi di irregolarità riscontrate negli studi di settore. Per i controlli antecedenti allo scorso 2 marzo, l’Amministrazione finanziaria poteva infatti utilizzare questa tipologia di accertamento nei casi in cui non si era presentato lo studio di settore (omessa presentazione) o lo si era compilato in modo errato (infedele compilazione) a condizione che il maggior reddito accertato fosse superiore al 10% di quello dichiarato. Si ricorda che l’accertamento induttivo comporta la possibilità di rideterminare il reddito sulla base di dati e notizie comunque raccolti o conosciuti dall’Ufficio, prescindendo dai dati contabili ed avvalendosi anche di presunzioni semplici. Per gli accertamenti successivi al 2 marzo scorso invece, è stato previsto che il meccanismo induttivo è applicabile nei casi di omessa presentazione dello studio (nulla cambia rispetto a prima) e in caso

di irregolare compilazione quando vi è una differenza superiore al 15%, o comunque a 50.000 euro, tra i ricavi stimati dallo studio di settore corretto (almeno secondo l’Ufficio!) e quelli dichiarati. Giudizio Ovviamente negativo. Il perché risiede nel fatto che lo studio di settore, per quanto aggiornato ed evoluto, è comunque uno strumento basato su delle medie statistiche, difficilmente applicabili in un settore come quello odontoiatrico (non ci stancheremo mai di ripeterlo!) caratterizzato da una forte componente individuale e professionale di impossibile standardizzazione. Sottoporre anche ad accertamento bancario il contribuente, con tutto ciò che ne deriva in tema di onere della prova e difficoltà nel giustificare i movimenti finanziari, risulta essere eccessivamente penalizzante. Non si dimentichi che, anche alla luce delle “esperienze sul campo” e della prassi seguita dal Fisco (in alcuni casi poco ragionevole), gli accertamenti bancari comportano una notevolissima mole di lavoro per il contribuente e spesso l’impossibilità dello stesso di ricostruire movimentazioni inerenti la propria vita privata.

Conclusioni

Dopo anni in cui l’Agenzia si è concentrata sull’utilizzo degli studi di settore in modo errato (e ne ha pagato le conseguenze in sede di Contenzioso Tributario), finalmente si è tornati a dare allo strumento il giusto e originario peso: mero indizio di evasione, e nulla più. Questa sua nuova funzione però non deve far pensare che lo strumento sia superato: al contrario l’Amministrazione finanziaria continuerà a sfruttare gli indizi di evasione che gli studi forniscono, abbinando loro altri strumenti di verifica e controllo più evoluti come le indagini finanziarie, lo Spesometro ed il Redditometro. È pertanto sempre imprescindibile un rapporto molto stretto con il proprio commercialista con cui valutare la propria posizione fiscale alla luce delle nuove strategie di controllo del Fisco, il tutto per evitare di incappare in situazioni “rischiose” frutto di una caccia alle streghe e che poco hanno a che vedere con situazioni di reale evasione. Umberto Terzuolo Alessandro Terzuolo

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a cura di Carlo Pasquali

Quali sono le sanzioni nel caso non abbia presentato il relativo modello della dichiarazione afferente gli studi di settore? Il contribuente che omette di presentare il modello dei dati rilevante ai fini dell’applicazione degli studi di settore, quando non provveda neanche a presentarlo dietro specifico invito dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente, è soggetto ad una sanzione di 2.065 Euro a norma dell’art. 8 comma 1 del

D.Lgs. 471/1997. C’è da precisare che oltre detta sanzione “fissa”, il non aver adempiuto a presentare il relativo modello (neanche dietro invito dell’Agenzia) determina un inasprimento delle sanzioni che potranno essere applicate in fase di accertamento, con un incremento delle stesse del 50%.

Per quanto tempo posso usufruire del nuovo regime dei minimi che decorre dal 2012, volendo iniziare l’attività professionale? Il nuovo regime dei minimi decorre dal 2012 ed è un regime per imprenditori individuali e professionisti che iniziano l’attività. Oltre ai vari specifici requisiti può essere applicato per massimo 5 anni, ovvero anche per più anni per coloro che hanno meno di 35 anni al raggiungimento del “tetto” dei 5 anni di regime. La tassazione è vantaggiosa in quanto è pari al 5% del reddito imponibile (pari alla differenza dei compensi e delle spese sostenute) e copre irpef e relative addizionali, Irap e Iva ma, ovviamente, non

i contributi previdenziali. Non vi è nessuna preclusione di accesso al regime per i contribuenti, che pur in possesso di tutti i requisiti, hanno un’età anagrafica superiore ai 35 anni poiché l’inserimento di tale riferimento anagrafico ha la funzione di far estendere eventualmente il regime di favore. L’attività professionale non deve essere una mera prosecuzione di una precedente né deve essere esercitata contemporaneamente in forma “individuale” ed in associazione con altri professionisti.

Sono venuto a conoscenza che l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate ha chiesto al presidente della Commissione Tributaria Provinciale l’adozione di misure cautelari per un accertamento eseguito a rettifica del reddito della mia professione. Posso impedire il sequestro fornendo garanzie? Il contribuente può depositare documenti e scritti difensivi entro venti giorni dalla notifica dell’istanza con cui l’ufficio dell’Agenzia ha interessato il presidente della Ctp ai fini dell’applicazione di eventuali misure cautelari dato che ha fondato motivo di ritenere la sussistenza del timore di perdere la garanzia del proprio credito. È anche possibile presentare fideiussione bancaria o assicurativa ovvero fornire cauzione affinché la Commissione (se ne ritiene applicabile l’istituto al caso concreto) abbia la possibilità di valutare di

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non adottare in tutto o in parte il provvedimento. Infatti con tale azione il contribuente ha totalmente o parzialmente “rimosso” il dubbio di un suo possibile inadempimento quando la pretesa erariale diverrà definitiva ed esecutiva. Non vi è comunque un automatismo. Vi è da ricordare che al fine di attuare tutte le garanzie sui beni del contribuente sia l’Agenzia delle Entrate che la Guardia di Finanza possono, con le dovute autorizzazioni di legge, attivare apposite indagini finanziarie.

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a cura di Pasquale La Terza

quando devo pagare un oggetto acquistato su internet, anche se un messaggio del browser mi avvisa che “si sta per iniziare una comunicazione sicura”, nel momento in cui invio i dati della mia carta di credito, ho sempre il timore che qualcuno riesca a intercettarli. Ma queste procedure di comunicazione sicura in cosa consistono? e sono veramente “sicure”? Da sempre, in qualunque epoca, si è affrontato il problema della comunicazione sicura, il cui scopo dovrebbe essere di garantire che un determinato messaggio non possa essere letto, o per meglio dire compreso, da persone che non siano il legittimo destinatario. Il problema nasce nel momento in cui i due interlocutori non possono dialogare direttamente di persona, faccia a faccia, ma devono affidarsi a terze parti per il recapito del messaggio. Questo terzo incomodo può essere sia una persona che fa da corriere e alla quale viene affidato il messaggio, oppure un canale di comunicazione come una linea telefonica, un collegamento

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radio o simili; mezzi che, si sa, non garantiscono la privacy, in quanto chiunque sia in possesso di un ricevitore o sia in grado di infiltrarsi nel canale può ascoltare la comunicazione. Dopo queste considerazioni, l’unico sistema che si può adottare è quello di rendere il messaggio incomprensibile usando simboli convenzionali o particolari sistemi di scrittura stabiliti a priori tra i due comunicanti: così facendo chi non conosce il modo in cui si deve leggere il messaggio, sebbene possa metterci gli occhi sopra, non riuscirà a comprenderne il significato, in quanto a lui risulterà incomprensibile. Il sistema di codifica e decodifica adottato è definito “chiave”. I sistemi di crittografia a chiave possono essere classificati a grandi linee in due categorie: simmetrici e asimmetrici. Nei sistemi simmetrici la chiave di codifica è uguale a quella di decodifica, mentre in quelli asimmetrici le due chiavi sono diverse e la chiave utilizzata per codificare il messaggio non può essere usata per la decodifica. A parità di sicurezza, un sistema a chiave singola è generalmente più semplice da implementare e meno laborioso da eseguire rispetto ad un sistema a chiave doppia. Nonostante questo ha un

consiglio Doctor Os segnala ai propri lettori la possibilità di scaricare gratuitamente il programma gestionale Dental SB prodotto dal dottor La Terza dal sito: www.dentalsb.it

quesiti Potete inviare i vostri quesiti di natura tecnica direttamente a: platerza@tiscali.it

grosso difetto: per decodificare il messaggio il destinatario deve avere, ovviamente, la chiave. Ma come si fa a trasmettere la chiave in maniera sicura? Se questa viene intercettata chiunque potrà decodificare i messaggi e il sistema, per quanto forte possa essere, sarà completamente inutile. Per ovviare a questo difetto sono stati inventati i sistemi a doppia chiave, immuni a questo problema: una delle due chiavi, definita pubblica, viene diffusa liberamente mentre la seconda chiave, definita privata, dovrà essere inviata segretamente al proprietario. Con questo sistema

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ogni persona dovrà avere la propria chiave privata e le chiavi pubbliche di tutti gli altri con cui vorrà comunicare in sicurezza. La chiave pubblica verrà quindi usata per codificare il messaggio che potrà essere decodificato e interpretato solo da chi ha la chiave privata, duale della pubblica usata per la codifica. In questo modo non ha importanza chi legge il messaggio in quanto solo il legittimo destinatario, custode della chiave privata, potrà comprenderne il significato. Quando, navigando in rete, un messaggio del browser ci avvisa che si sta per iniziare una comunicazione sicura, da quel momento in poi tutti i dati inviati al server saranno crittografati usando l’algoritmo Rsa, impiegando la chiave privata che il server ha comunicato segretamente al browser un istante prima di iniziare il trasferimento dei dati. In questo modo i dati che immettiamo in un form non viaggeranno “in chiaro” sulla rete e anche nel caso in cui vengano intercettati non potranno essere compresi. L’algoritmo Rsa è uno dei sistemi di crittografia a doppia chiave più usato e diffuso. Una delle applicazioni più conosciute è il Secure Socket Layer (Ssl), utilizzato per le comunicazioni sicure attraverso Internet. L’utilizzo degli algoritmi a doppia chiave tra i quali l’Rsa, si può dividere in due parti: il primo passo consiste nella generazione delle due chiavi (privata e pubblica) con successiva diffusione a tutti i potenziali interlocutori della chiave pubblica, mentre il secondo passo è rappresentato dall’utilizzo delle chiavi stesse per la codifica e decodifica dei messaggi. Le chiavi utilizzate per essere efficaci devono avere alcune caratteristiche: prima di tutto devono differire l’una dall’altra e inoltre non deve essere possibile risalire a una chiave avendo a disposizione l’altra chiave e il messaggio. Per garantire una buona sicurezza le chiavi non sono mai più corte di 1024 bit. Più è lunga la chiave più la codifica risulta robusta e difficile da rompere: naturalmente, aumentando la lunghezza delle chiavi, aumenta anche il tempo necessario per compiere le azioni di codifica e decodifica dei messaggi, ma una chiave lunga 1024 bit risulta già sufficiente a garantire un elevato margine di sicurezza nel trasferimento dei dati.

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a cura di Giovanni Pasceri

Risaricimento al paziente che... per troppo tempo attende la dentiera! Una paziente, in veste di danneggiata, conveniva avanti il Tribunale di Milano il proprio dentista, chiedendone la condanna al risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali sofferti, a causa delle lesioni gravi procurate per il lungo tempo (precisamente diciotto mesi) in cui aveva dovuto mantenere una protesi provvisoria, in attesa dell’istallazione di una definitiva. Il dentista si costituiva in giudizio contestando il fondamento della domanda attorea e, in via riconvenzionale, chiedeva la condanna della paziente al pagamento delle prestazioni. Espletata la fase istruttoria e la consulenza medico legale, il Tribunale accertava la responsabilità grave dell’odontoiatra e lo condannava al risarcimento dei danni, alla restituzione di tutti gli acconti ricevuti e alla rifusione delle spese legali sostenute dalla controparte. L’odontoiatra, dunque, impugnava la sentenza avanti la Corte D’Appello chiedendone la riforma, alla cui richiesta si opponeva la paziente che, per contro, ne chiedeva la conferma. La Corte accoglieva parzialmente il ricorso del professionista, ribadendo la sua responsabilità in merito ai pregiudizi dell’assistito, ma riducendo l’ammontare del risarcimento e compensando per un terzo le spese di secondo grado. Non soddisfatto della pronuncia, l’odontoiatra presentava ricorso alla Corte di Cassazione, deducendo un unico vizio di motivazione. Riteneva, infatti, l’odontoiatra che nei precedenti gradi di giudizio non fosse stato tenuto conto delle censure mosse dalla propria difesa alle consulenze tecniche, che avevano dimostrato l’assenza del nesso di causalità tra le lesioni

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Illustrazione a cura di Luca Ortello

accertate e le prestazioni sanitarie. Tuttavia, con la sentenza n. 10668 del 24/04/2008, la Suprema Corte rigettava il ricorso. La Cassazione, infatti, definisce la motivazione e l’iter logico della pronuncia impugnata “congrui ed analitici”, esplicativi della grave colpa professionale del medico che aveva mantenuto per oltre diciotto mesi, nella bocca della paziente, protesi eseguite con carattere di provvisorietà, fissate con cementi provvisori che avevano causato, in assenza di manutenzione, controlli e cure, l’insorgere di fenomeni irritativi delle mucose gengivali, nonché altre complicanze rilevate dalla consulenza medico legale. Prosegue la Corte evidenziando in capo al medico una responsabilità professionale, di natura contrattuale,

per inadempimento nei confronti della paziente, sua controparte contrattuale. In particolare, l’esecuzione di un intervento di protesi dentaria deve ormai ritenersi una prestazione routinaria, di agevole ed abituale esecuzione. Pertanto la colpa professionale del medico, nella fattispecie in esame, si configura per negligenza, imperizia ed omissione di cautele e cure delle protesi rimovibili ed è grave poiché posta in essere in violazione della diligenza del buon professionista, medico dentista, anche in ordine alla precisa conoscenza delle condizioni di salute che dovevano essere evidenziate nell’apposita cartella clinica. Valentina Ferri

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a cura di Marco Scarpelli in collaborazione con Giulio Pecorelli, odontologo forense, Milano

Quanto è importante la comunicazione in odontoiatria?

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La comunicazione è fondamentale, comunicare fa parte della prestazione, non andrebbe pertanto sottovalutata. La professione medica negli ultimi anni ha visto, da un lato, modificarsi il rapporto medicopaziente, dall’altro l’instaurarsi di potenziali criticità minanti l’equilibrio dello stesso, tanto che oggi l’odontoiatria rappresenta una delle branche mediche più esposte a procedimenti legali per responsabilità professionale. Il paziente odierno, più attento ed esigente, vuole interagire con il professionista durante l’intero iter clinico, evidenziando così il suo ruolo attivo e il suo diritto di autodeterminazione nelle scelte terapeutiche prospettategli (centralità del paziente). A tale riguardo, dichiara l’articolo 38 Autonomia del cittadino e direttive anticipate del Codice Deontologico della FNOMCeO (dicembre 2006): “Il medico deve attenersi, nell’ambito della autonomia e indipendenza che caratterizza la professione, alla volontà liberamente espressa della persona di curarsi e deve agire nel rispetto della dignità, della libertà e autonomia della stessa…”. L’articolo 33 - Informazione al cittadino del medesimo Codice - afferma che: “Il medico deve fornire al paziente la più idonea informazione sulla diagnosi, sulla prognosi, sulle prospettive e le eventuali alternative diagnostico-terapeutiche e sulle prevedibili conseguenze delle scelte operate. Il medico dovrà comunicare con il soggetto tenendo conto delle sue capacità di comprensione, al fine di promuoverne la massima partecipazione alle scelte decisionali e l’adesione alle proposte diagnostico-terapeutiche. Ogni ulteriore richiesta di informazione da parte del paziente deve essere soddisfatta… La documentata volontà della persona assistita di non essere informata o di delegare ad altro soggetto l’informazione deve essere rispettata”. Fondamentale quindi sarà, la nostra capacità di dialogo e di reciproca attenzione, di ascolto e di comunicazione. Tanto che può capitare di rilevare condizioni di contenzioso attivo con basso, o addirittura inesistente, livello tecnico di

errore e, di contro, condizioni tecnicamente ben più significative che, grazie al mantenimento di positiva comunicazione tra i soggetti interessati, sono state efficacemente recuperate. In questa prospettiva pertanto l’informazione e quindi la comunicazione, che deve essere semplice, chiara ed efficace, si configurano come indispensabili per garantire quella fiducia medico-paziente che costituisce spesso l’elemento portante del successo, tanto da divenire parte integrante della prestazione odontoiatrica. È evidente come in odontoiatria si sia verificata una evoluzione della comunicazione clinica soprattutto di tipo visivo (anche grazie a dispositivi informatici digitali) che è divenuta sempre più pratica e di semplice metabolizzazione per il paziente tanto da aumentarne il coinvolgimento, motivandolo, perché informato, durante ogni tappa del suo percorso diagnostico-terapeutico. Così facendo si aumenterà la soddisfazione del paziente (fidelizzandolo) che potrà apprezzare la nostra professionalità, non solo sul piano tecnicoclinico, ma anche umano; contestualmente si ridurranno gli eventuali fraintendimenti limitando le potenziali criticità oggetto di contenzioso che potrà così essere prevenuto.

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a cura di Carlo e Alessandro Piacquadio

Quale sistema di illuminazione? Ultimamente tra le varie domande che mi vengono rivolte, quella più frequente riguarda il tipo di illuminazione da utilizzare. Spero di fare chiarezza: credo di aver trattato ampiamente in diversi articoli l’argomento sul tipo di illuminazione da utilizzare ma, probabilmente, non avendolo fatto in modo consecutivo, per qualcuno è stato difficile assimilare le varie differenze per l’illuminazione dei casi da documentare. Consiglio tre sistemi di illuminazione: un flash a due punti luce ad effetto anulare, un sistema con una staffa e due flash satelliti che si possono spostare in varie posizioni, un terzo sistema, forse più complesso ma con risultati eccezionali, soprattutto dal punto di vista estetico. I prezzi si discostano leggermente tra il primo sistema e l’ultimo. Il flash a due punti luce di tipo anulare (come il Metz 15 MS-1, fig. 1), unito a un corpo macchina reflex e ad un obiettivo macro, permette un’illuminazione semplice, soprattutto con macchine in lettura TTL-Flash. Questo flash ha le due “paraboline” frontali che si possono regolare di 1020° (fig. 2) verso l’interno dell’obiettivo, consentendo una luce non più piatta di tipo anulare, ma diretta sul soggetto in modo leggermente laterale, dando immagini leggermente tridimensionali, cioè creando delle zone d’ombra e mettendo maggiormente in risalto i denti ed i loro particolari. In assoluto questo sistema è consigliato per chi fa nel suo lavoro prettamente chirurgia o ortodonzia. Per non avere problemi, è sufficiente settarlo con macchine che possono utilizzarlo in lettura flash TTL, come le D80-D90-D200-D300D300s-D7000 e macchine superiori. Per chi possiede macchine tipo D40-D40X-D70-70s-D60-D50-D3000D5000-D5100, è possibile utilizzare il flash in posizione “slave”, impostando

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fig. 1

fig. 2

fig. 3

fig. 4

fig. 5

la giusta potenza per ogni foto, dalla piena potenza per le foto del viso alla potenza ridotta ad un 1/16 per le foto dei due denti; dopo un po’ di pratica si riesce facilmente a intuire il meccanismo di regolazione della potenza con i cursori posteriori (fig. 3). Il secondo sistema è forse quello che maggiormente consiglio ai

medici, soprattutto per chi vuole ottenere ottimi risultati senza dover fare troppa pratica. Si tratta di una staffa “Spider” con i due flash Nikon SB-R200 (fig. 4). Una volta applicata la staffa davanti all’obiettivo fisseremo i due flash, regolando la posizione con i braccetti dove alloggiano, in modo da far arrivare la luce sui denti

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lasciando l’altro spento, per evidenziare le zone di trasparenza dei denti e lasciare il fondo nero. Se invece, scattando le foto dei denti anteriori, lasciamo i flash come in figura 4, ma ne utilizziamo solo uno, si possono vedere particolari di microfratture e zone cromatiche che il flash anulare non può mettere in risalto. Queste foto, mettendo in risalto i particolari fig. 6 del dente, servono moltissimo agli odontotecnici. Il terzo sistema riguarda la staffa “Scorpion” (fig. 5), un po’ più ingombrante della staffa “Spider”, consigliata assolutamente per gli odontotecnici o per chi vuole foto da concorso spettacolari. Sicuramente l’utilizzo è meno pratico del flash Metz e della “Spider” ed il costo è superiore. Ma le foto ottenute ci gratificheranno del tempo e dell’investimento fatto. Il vantaggio fig. 7 della staffa “Scorpion” è la possibilità di poter spostare la luce in qualsiasi posizione grazie ai braccetti dove viene alloggiato il flash, che si possono muovere in senso orizzontale e verticale senza limiti di gradazione. I due flash si innestano molto velocemente e si possono staccare in un secondo, pertanto all’occorrenza ne possiamo staccare uno dei due e facendolo tenere manualmente da un’assistente o appoggiandolo su di un mobile con l’apposito accessorio, fig. 8 possiamo ulteriormente direzionare più luce dove nessun altro flash può arrivare. La foto dimostrativa (fig. 6) è stata scattata con il flash Metz, è una buona foto dei denti del paziente, ma non ci permette di vedere particolari. Se invece utilizziamo la staffa “Spider” o la staffa “Scorpion”, i particolari dei denti saranno messi in risalto (figg. 7 e 8). Utilizzando un solo flash acceso lateralmente come descritto prima, possiamo vedere maggiormente le microfratture, quei particolari che fig. 9 riprodotti dal tecnico danno quelle caratteristiche simili ai denti naturali (fig. 9). Concludendo, chi vuole documentare ma non vuole complicazioni dovrà in modo non diretto ma lateralmente fare la scelta del Metz, chi invece e come più ci aggrada: i risultati vuole risultati superiori senza troppe sono ottimi, anche solo lasciando i complessità dovrà orientarsi verso i due flash in posizione laterale senza due flash Satelliti Nikon SB-R200 con mai più spostarli. Se poi con un la staffa “Spider”. Agli odontotecnici po’ di buona volontà impariamo ad o a coloro che vogliono una foto da utilizzarli allontanandoli dal centro concorso e non badano alla spesa dell’obiettivo, soprattutto per le foto della zona anteriore, otteniamo risultati maggiore e al peso complessivo del sistema, assolutamente consiglio eccezionali. la staffa “Scorpion” con i due flash Possiamo ruotare i flash portandone satelliti Nikon SB-R200. uno sulla parte superiore dei denti e

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a cura di Paolo Zampetti

Gli uomini che fecero l’odontoiatria italiana: Raffaele D’Alise (1872-1943)

Raffaele d’Alise, nato a Ponticelli (Napoli) il 18 luglio 1872, si laureò in Medicina e Chirurgia presso l’ateneo napoletano nel 1897; volendo dedicarsi all’Odontoiatria e non essendoci in quell’epoca, come noto, valide scuole nel nostro Paese, si trasferì a Ginevra e, successivamente, a Parigi dove compì la sua preparazione. Rientrato in Italia divenne allievo interno dell’Istituto di Patologia Generale dell’Università di Napoli, dove compì ricerche sperimentali sull’influenza delle ghiandole endocrine sull’apparato dentario, sugli innesti dentari, sull’istogenesi delle epulidi e sulla morfologia dell’apparato reticolo-endoteliale della polpa dentaria. Conseguì la libera docenza in Odontoiatria e protesi dentaria nel 1910. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale venne mobilitato nel 1915, con il grado di Maggiore Medico, impiantando e dirigendo il Reparto Stomatologico del X corpo d’Armata. Nel 1920 fu incaricato del Corso ufficiale di Odontoiatria e protesi dentaria presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli. Erano questi anni in cui la disciplina stentava ad affermarsi: anche da un punto di vista politico non godeva di molto credito.

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Nel contempo d’Alise gettò le basi per la fondazione di un vero e proprio Istituto di Clinica Odontoiatrica; si dedicò allora con tutte le energie a tale scopo, ottenendo in consegna due locali a Sant’Aniello, sprovvisti di tutto. Attrezzò quindi l’ambulatorio con materiale di sua proprietà, stipendiando a sue spese un inserviente: potè così iniziare i corsi e le esercitazioni pratiche per gli studenti. Il successo fu tale che nel 1929 riuscì ad ottenere locali più vasti, che furono però danneggiati dal terremoto del giugno 1930 e dichiarati inagibili. D’Alise non si lasciò abbattere e promosse a tale scopo una sottoscrizione pubblica per ottenere i fondi necessari per la costruzione di una nuova clinica, specie per provvedere all’assistenza odontoiatrica gratuita alle classi meno abbienti; in contemporanea rese noti, sui principali giornali medici e politici dell’epoca, i problemi igienici e sociali che dovevano affrontare gli odontoiatri. Offrì inoltre la sua opera gratuita ai ricoverati di vari istituti e ospedali civili e militari. In seguito a ciò riuscì ad ottenere lo stanziamento di fondi per la sistemazione di un fabbricato

per costruire la nuova Clinica Odontoiatrica, che venne inaugurata nel 1935, su di un’area di 650 mq distribuita su tre piani con locali destinati agli ambulatori di chirurgia, conservativa, protesi, ortodonzia, un reparto radiologico, una sala operatoria, il reparto di degenza, la biblioteca e l’aula per gli studenti. Da questa nuova clinica sorsero le fondamenta, sotto la sua direzione, della scuola odontoiatrica napoletana. Raffaele d’Alise compì vari studi sul reimpianto di denti, sulle actinomicosi della bocca, sui tumori dei mascellari, sulla gangrena pulpare. Si occupò con numerose pubblicazioni a carattere divulgativo di igiene, prevenzione e odontoiatria sociale. Fu socio di numerose società scientifiche; ricordiamo innanzitutto l’Association Stomatologique Internationale, la Federazione Stomatologica Italiana, di cui fu anche presidente, l’Accademia delle Scienze Biologiche. Fu anche vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Napoli. Lasciati l’insegnamento e la direzione della Clinica Odontoiatrica di Napoli per limiti di età nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale, Raffaele d’Alise si spense il 15 dicembre del 1943.

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Il Presidente del Consiglio Mario Monti: â&#x20AC;&#x153;Acquistate prodotti italianiâ&#x20AC;?


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a cura di Stefano Sarri

Proteggere il paziente dall’intossicazione di metalli pesanti In questo articolo vorrei spendere due parole sui vari presidi a disposizione dell’odontoiatra per la protezione del paziente dall’intossicazione da metalli pesanti. Guardando alle medicine alternative possiamo avvalerci di prodotti omeopatici, fitoterapici o integratori con effetto chelante. Come già detto nella prima uscita della rubrica: “se fino a poco tempo fa per odontoiatria biologica si intendeva solamente la rimozione dell’amalgama e l’applicazione di protocolli protettivi, oggi questa disciplina si è sviluppata anche verso i protocolli preventivi con l’integrazione di chelanti e drenanti sia omeopatici che fitoterapici”. Premetto che addentrandosi in questo campo si apre un panorama con un corollario di principi di base e svariati rimedi, che possono spaziare dall’omeopatia alla fitoterapia, dalla nutraceutica alla supplementazione di americana concezione, per arrivare alla medicina funzionale biologica e altro, e che spesso tutti questi rimedi vengono usati sinergicamente. Cercheremo di semplificare citandone alcuni di facile approccio. Esistono vari protocolli per la rimozione dell’amalgama. Quelli protettivi: diga in gomma, doppia aspirazione ad alta velocità, mascherina ad alto filtraggio sia per il paziente che per l’operatore, occhiali coprenti. Quelli preventivi: svariati prodotti-rimedi che fanno riferimento alle medicine sopra citate. La maggior parte dei protocolli concordano nella somministrazione di drenanti omeopatici e fitoterapici, alcalinizzanti, sali minerali, oligoelementi e vitamine. La lucidatura e ancor più la rimozione dell’amalgama porta alla nebulizzazione e alla micronizzazione dei metalli “pesanti” in esso contenuti.

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Tali metalli “pesanti” vengono identificati come elementi chimici che possiedono caratteristiche comuni e sono presenti naturalmente nel nostro ecosistema e anche nel nostro organismo. Anche se in concentrazioni minime, entrano nella nostra vita e anche nella nostra catena alimentare. La caratteristica che li rende pericolosi è la loro tendenza ad accumularsi in alcuni tessuti degli esseri viventi (bioaccumulo) provocando effetti nocivi per la salute umana. Essi si distinguono in metalli indispensabili, con potenziale tossicità, per esempio: ferro, rame, selenio, zinco, cromo, cobalto; e metalli ritenuti essenzialmente tossici: alluminio, arsenico, cadmio, mercurio, piombo. La loro tossicità è particolarmente elevata perché si legano alle strutture cellulari nelle quali si depositano, intralciando lo svolgimento di molteplici funzioni vitali. I metalli pesanti tossici più comuni e riscontrabili sono: mercurio, cadmio, piombo e alluminio, che vengono introdotti nel nostro organismo attraverso cibi, bevande, respirazione (fumo di sigaretta e inquinamento atmosferico), pori della pelle e amalgami dentali. Il mercurio, per esempio, provoca intossicazioni che si possono manifestare con insonnia, nervosismo, perdita di concentrazione, perdita di peso e appetito, tremori e ansia. Nonostante i protocolli protettivi durante la rimozione e/o lucidatura dell’amalgama, è fondamentale tutelare il nostro paziente e noi stessi, avvalendoci di prodotti fitoterapici come LS4, LS5, LS6, oppure omeopatici come i Detox, o semplicemente integrando il nostro paziente e integrandoci con AR-chela, integratore alimentare specifico per l’eliminazione delle sostanze dannose.

I componenti di AR-chela sono: Metilsulfonilmetano 40,0 mg, Vitamina C 30,0 mg, Acido lipoico 30,0 mg, Glutatione ridotto 25,0 mg, Vitamina E 5,0 mg, Zinco 7,5 mg, Rame 0,6 mg, Selenio 27,4 mg, Alga Klamath 300,0 mg, Ortosifon e.s. 50,0 mg, Sinensetina apportata 5,0 mcg. Alga Klamath è un alga verde-azzurra che cresce nel lago Upper Klamath nell’Oregon (USA). La specie, unica tra tutte le alghe, contiene lo spettro completo di minerali, oligoelementi e vitamine, necessari per l’organismo umano. È l’unico nutriente, in natura, a contenere tutti gli L-aminoacidi essenziali nelle stesse proporzioni della specie umana. L’Alga Klamath è estremamente ricca di glutatione e superossidodismutasi, noti per essere potenti antiossidanti. Le foglie di Ortosifon, ricche di flavoni lipofili, olio eterico e quantità elevate di sali di potassio, vengono utilizzate come drenanti. L’Acido lipoico è stato originariamente classificato come vitamina; oggi si sa che viene sintetizzato direttamente dall’uomo. È un cofattore ed uno dei più potenti antiossidanti conosciuti. L’organismo produce una certa quantità di Acido lipoico, sufficiente per la funzione metabolica, ma insufficiente quando è anche necessario un effetto antiossidante. Altrettanto importante è la capacità di aumentare la sintesi del glutatione poiché bassi livelli sono stati correlati a patologie degenerative e all’invecchiamento. Il Glutatione è noto per le sue proprietà antiossidanti e disintossicanti. Il mercurio, per la sua escrezione, richiede il legame al Glutatione ridotto. Questo legame si determina a livello intracellulare. Questo passaggio richiede, per un’adeguata disintossicazione da metalli pesanti,

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un apporto quotidiano importante, sia di Glutatione che dei suoi sistemi tampone. Inoltre, bassi livelli di Glutatione sono correlati a patologie degenerative e all’invecchiamento. Il Selenio è noto per le sue proprietà antiossidanti e immunostimolanti. È protettore del sistema cardiovascolare ed è utile per la produzione di anticorpi, per rafforzare le difese immunitarie e per combattere i radicali liberi. È un componente essenziale per la disintossicazione da metalli pesanti: infatti la glutationeperossidasi ha come cofattore il selenio. La Vitamina E è nota per le sue proprietà antiossidanti. Vitamina della pelle per eccellenza, aiuta a combattere gli effetti nocivi dei radicali liberi sulle cellule e sui tessuti, prevenendone l’invecchiamento. La Vitamina C è nota per le sue proprietà antiossidanti, è in grado di sostenere le difese organiche, aiuta la cicatrizzazione delle ferite e la calcificazione delle fratture, sostiene il sistema immunitario, facilita l’assorbimento del ferro e contribuisce alla produzione di globuli rossi, è altamente alcalinizzante. Lo Zinco è noto per le sue proprietà antiossidanti. È utile per il funzionamento, come cofattore, di un numero assai elevato di enzimi che regolano e accelerano numerosi processi biochimici coinvolti nel metabolismo alimentare. Protegge il sistema immunitario, partecipa alla produzione di energia, mantiene la vista in buona salute, è importante nel metabolismo di proteine, carboidrati e fosforo. Il Rame è utile per sostenere il sistema immunitario. Protegge l’organismo dagli effetti nocivi degli ioni superossido e regola l’attività dei neurotrasmettitori. Svolge azione benefica sul sistema nervoso e sul sistema immunitario. Il Metilsulfonilmetano è noto per le sue proprietà antiossidanti e disintossicanti. Favorisce l’assorbimento di nutrienti utili e il processo di eliminazione delle tossine. È il vettore naturale più idoneo dello Zolfo organico. Necessario per sostenere la sintesi proteica delle proteine intracellulari destinate a contrastare i radicali liberi. Utile per la disintossicazione da metalli pesanti e per contrastare i radicali liberi. L’uso degli integratori può facilitare la prescrizione di chelanti senza essere assertori di medicine alternative come le fitoterapia o l’omeopatia. 577


Consiglio direttivo Associazione Igienisti Dentali Italiani

Presidente Marialice Boldi

Nessuna possibilità per gli infermieri e per gli assistenti alla poltrona di poter chiedere ed ottenere l’equivalenza ai diplomi universitari di igienista dentale

Vicepresidente Clelia Mazza

Segretario Nazionale Caterina Di Marco

Consiglieri

Mara Ziliotto Monica Castellaro Rossella Ferraroni Antonella Abbinante

Probiviri La legge 42/99 “Disposizioni in tema di professioni sanitarie”, all’art. 4, comma 2, rimandava ad un successivo Decreto del Ministero della Sanità, di concerto con il Ministero dell’Università, la determinazione dei criteri e delle modalità per riconoscere, come equivalenti ai diplomi universitari, di cui all’art. 6, comma 3, del D. Lgs. 502/92, ulteriori titoli conseguiti in conformità all’ordinamento in vigore anteriormente all’emanazione dei decreti di individuazione dei profili professionali. Il D.P.C.M. 26/07/2011 ha individuato, dopo dodici anni, detti criteri di equivalenza e le modalità per il riconoscimento della stessa ed ha precisato che il titolo oggetto di equivalenza ad un diploma universitario è valutato sulla base di un doppio parametro, statuendo che per presentare una domanda di equivalenza occorre esser in possesso di un titolo scaturente dalla partecipazione ad un corso di formazione regolarmente autorizzato dagli enti preposti allo scopo ed aver maturato un’esperienza lavorativa. Per quanto riguarda il corso di formazione è sufficiente che lo stesso abbia avuto una durata di almeno 750 ore. Per quanto riguarda l’esperienza lavorativa, invece, occorre aver svolto, per almeno un anno - anche non continuativo - negli ultimi cinque anni antecedenti al 26/07/2011, “un’attività coerente o, comunque, assimilabile a quella prevista per la figura professionale per la quale si chiede l’equivalenza. Tra l’altro, la norma elenca una serie di titoli che non sono valutabili ai fini dell’equivalenza: tra i tanti, quelli che possono interessare la problematica relativa alla domanda di equivalenza ai diplomi universitari di igienista dentale, sono il diploma di odontotecnico e i diplomi/ corsi di formazione relativi agli addetti/assistenti alla poltrona dentistica/ odontoiatrica.

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Michela Rossini Maria Franca Setzu Stefano Sarri

Revisori

Franca Bertelli Roberto Carriere Patrizia Corbascio

info AIDI www.aiditalia.it

Alla luce di quanto sopra, ne consegue che potrebbero “in teoria” chiedere l’abilitazione all’esercizio, in forma subordinata o autonoma, della professione di igienista dentale: › i titolari di corsi di formazione regionali o assimilabili di igiene dentale acquisiti ante riforma del 1992; › i titolari di diploma da infermiere che abbiano svolto attività negli studi professionali e nei gabinetti odontoiatrici pubblici. Tale possibilità non sarebbe tanto remota, ove si consideri che in alcune strutture pubbliche sono state individuate delle ibride, quanto probabilmente illegittime, figure professionali di “infermieri facenti funzione di igienisti dentali”. In realtà, lo svolgimento dell’attività di infermiere, come qualsiasi altra professione sanitaria, ancorché svolta in studi odontoiatrici privati o pubblici, in presidi ospedalieri e finalizzata solo all’attività di educazione sanitaria, non può considerarsi assolutamente “un’attività coerente o, comunque, assimilabile a quella prevista per la figura professionale dell’igienista dentale”. La figura professionale dell’igienista dentale ha, infatti, un suo profilo ben definito dalla legislazione vigente sin dal 1999 ( D.M. n. 137/99), quindi antecedente al quinquennio antecedente al 26/07/2011.

Ne consegue, che non può essere assolutamente ritenuto valutabile, al fine di ottenere l’equivalenza al diploma universitario di igienista dentale, l’eventuale svolgimento, da parte di un infermiere o di un assistente alla poltrona, di attività presso studi odontoiatrici, pubblici o privati. Anzi, ove qualche infermiere o qualche assistente alla poltrona dichiarasse di aver svolto funzioni di fatto di igienista dentale presso studi odontoiatrici, pubblici o privati, tale dichiarazione costituirebbe presupposto per l’avvio di un procedimento penale per esercizio abusivo della professione. L’AIDI ha già avviato un’indagine conoscitiva in tal senso presso le Regioni al fine di verificare se ci siano richieste di equivalenza al diploma universitario di igienista dentale da parte di infermieri o assistenti alla poltrona che dichiarino di aver svolto “un’attività coerente o, comunque, assimilabile a quella prevista per la figura professionale dell’igienista dentale” nel quinquennio tra il 2006 ed il 2011, sia al fine di contestarne il riconoscimento, sia al fine di denunziare, ove ricorrano i presupposti, eventuali ipotesi di reato di esercizio abusivo della professione. Rossella Ferraroni Delegato Sindacale AIDI

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Consiglio direttivo Associazione Amici di Brugg

Presidente Mario Iorio

Amici di Brugg, obiettivo più che congressisti

Presidenti onorari

Il 55° Congresso si presenta particolarmente innovativo, pensato con lo scopo di avvicinare all’Associazione sempre di più i partecipanti, con l’obiettivo di farli diventare Amici di Brugg per tutto l’anno.

Tesoriere

Abbiamo chiesto a Renato Scotti di Uccio, Segretario Generale degli Amici di Brugg, di presentarci le principali novità che i convenuti a Rimini si troveranno di fronte. “Non possiamo non cominciare dalla vera novità del 2012. La nostra Associazione, ricca di oltre mezzo secolo di storia e cosciente del ruolo crescente che ricopre nel complesso panorama formativo odontoiatrico, si rivolge oggi al suo pubblico proseguendo quel rapporto diretto iniziato negli anni scorsi, cercando di incrementarlo”. La filosofia che è stata messa in atto è semplice. Iscriversi agli Amici di Brugg per i Soci Ordinari non vuol solo dire ritrovarsi insieme a Rimini, ma vuole essere l’occasione per sentirsi parte di un gruppo e quindi poter usufruire di tutte le occasioni di incontri culturali che l’Associazione mette a disposizione. È sotto questa luce che dobbiamo guardare alla campagna iniziata con la spedizione di oltre 70.000 programmi, insieme ad una lettera personalizzata, che invita il dentista e l’odontotecnico ad iscriversi agli Amici di Brugg, usufruendo di tutti i vantaggi che la qualifica di socio porta con sé, in primo luogo la partecipazione gratuita al 55° Congresso. Per dirla con uno slogan, il ruolo dell’Amico di Brugg tende ad evolversi, diventa associativo oltre che congressuale, comprende un impegno collaborativo da parte del singolo ed una serie di vantaggi che si estendono lungo tutto l’arco dell’anno. “Desideriamo che i nostri iscritti - prosegue il Segretario - si sentano sempre di più soci a tutti gli effetti. Desideriamo far proseguire quel clima di amicizia alla base della nostra filosofia anche in tutte le altre occasioni di incontri annuali. Quindi, così come abbiamo coniato il messaggio di un congresso che dura tutto l’anno, attraverso l’offerta su piattaforma e.Fad, abbiamo esteso una serie di vantaggi per i soci, oltre che alla partecipazione gratuita al congresso, anche per le altre occasioni di approfondimento culturale”.

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Fabio Toffenetti

Vicepresidenti Nicola Perrini Luigi Scaiola

Segretario

Renato Scotti di Uccio Guido Garotti

Consiglieri

Cesare Robello Gian Edilio Solimei

Revisori effettivi

Stefano Biacchessi Massimo Nuvina

Revisore supplente Francesco De Simone

Renato Scotti di Uccio In primo luogo l’iscrizione all’Associazione porta con sé la possibilità di usufruire di uno sconto considerevole per partecipare ai “Corsi Dedicati”, una nuova proposta formativa degli Amici di Brugg impostata su una serie di corsi teorico-pratici, limitati a dieci partecipanti. L’obiettivo è quello di ottenere un rapporto più diretto e personale fra docenti e discenti e di assegnare punti ECM in modo snello e costruttivo. La quota di partecipazione a tali corsi teorico-pratici è contenuta, com’è nella tradizione degli Amici di Brugg, ed i Soci Ordinari potranno accedervi a condizioni privilegiate. Così come possono godere di un trattamento speciale anche per l’iscrizione al corso di Alta Formazione che si ripeterà anche il prossimo anno, giungendo così alla sua quarta edizione. L’iscrizione all’Associazione comporta inoltre l’abbonamento alla rivista Odontoiatria “che quest’anno si presenta con una veste rinnovata, più ricca di contenuti scientifici e storici, anche in virtù del progetto di una maggiore diffusione sul piano internazionale” e prosegue come sempre la pubblicazione del tradizionale Quaderno di Aggiornamento che quest’anno verte sul tema “Prevenzione e Sterilizzazione”, redatto da Silvio Falcioni. Venendo al programma di quest’anno ci sono altre novità da segnalare. Le iscrizioni on-line sono ormai un sistema collaudato e sicuro ma anche in questo campo ci saranno delle novità. “Con Adriapoint, la nostra segreteria organizzativa, siamo riusciti a mettere a punto un sistema che, attraverso l’esatta compilazione dei dati al momento dell’iscrizione, ci con-

info Segreteria Amici di Brugg Via Circonvallazione, 69 47923 Rimini Tel. 0541.774363 - 316199 segreteria@amicidibrugg.it www.amicidibrugg.it

sentirà di semplificare anche le procedure di accesso alla piattaforma e.Fad. Lo scorso anno gli odontoiatri partecipanti al Congresso hanno potuto rivedere le relazioni ed acquisire i crediti. Nel 2012 anche gli odontotecnici potranno accedere, sulla piattaforma, alle registrazioni delle sessioni comuni del giovedì e del sabato”. In sintesi - conclude Scotti di Uccio – siamo al via di una manifestazione che si presenta particolarmente innovativa, pensata proprio in modo da affezionare sempre di più i nostri congressisti e farli diventare prima di tutto “Amici di Brugg” in un anno importante per tutti noi, giunti alla scadenza naturale del mandato. I Soci Effettivi, fortemente voluti quattro anni fa da Fabio Toffenetti, quando era all’ultimo anno del suo mandato presidenziale, e sempre più coinvolti da Mario Iorio in questi tre anni di Presidenza, avranno un appuntamento molto importante venerdì sera, con ben due assemblee! Sarà un piacere rivedersi e lavorare ancora una volta tutti insieme per decidere il futuro degli Amici di Brugg, l’associazione che si distingue per un’inconfondibile caratteristica: quella di essere tradizionalmente innovativa e nello stesso tempo innovativamente tradizionale!”

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Consiglio Di AMMinisTRAZionE Fondazione ANDI onlus

Presidente Giovanni Evangelista Mancini

Oral Cancer Day: Fondazione ANDI onlus - Associazione Nazionale Dentisti Italiani scende in campo per la salute del cavo orale

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Stefano Mirenghi

Tesoriere

Bianca Carpinteri

Consiglieri

Luigi Burruano Michele Demasi Marco Landi Gianfranco Prada Giuseppe Teofili

Direttore Generale Roberto Testa

Sabato 5 maggio 2012, nelle principali piazze di tutta Italia e per un mese, fino al 7 giugno, negli studi dentistici ANDI visite di controllo gratuite per prevenzione e diagnosi del tumore del cavo orale L’appuntamento per la tutela della salute del cittadino, e in particolare per la salute e la prevenzione del tumore del cavo orale, è per sabato 5 maggio nelle principali piazze d’Italia con la VI edizione dell’Oral Cancer Day. L’iniziativa organizzata dalla Fondazione ANDI - Associazione Nazionale Dentisti Italiani onlus ha lo scopo di sensibilizzare i cittadini sull’importanza della prevenzione e della salute del cavo orale per la salute generale. Saranno oltre 80 le piazze in diverse regioni su tutto il territorio nazionale nelle quali i dentisti ANDI scenderanno in campo per sensibilizzare la popolazione sulla grave patologia del tumore del cavo orale e per motivarla a sottoporsi a visite per la prevenzione ed eventuale diagnosi di questa neoplasia che interessa gengive, lingua e tessuti molli della bocca. L’elenco delle piazze sarà visibile su oralcancerday.it. Il carcinoma orale rappresenta in Italia il 5 % dei tumori nell’uomo e l’1% nella donna e la sua incidenza è in aumento. Ogni anno si registrano circa 8.000 nuovi casi e più di 3.000 sono i decessi. Il tasso di mortalità negli ultimi anni è in lento ma costante aumento in tutte le età: la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è complessivamente pari a circa il 45% ed è maggiore per le donne (54%) rispetto agli uomini (41%). L’elevato tasso di mortalità è dovuto al fatto che il tumore del cavo orale è troppo spesso scoperto in ritardo. Un’adeguata prevenzione e soprattutto una diagnosi

Vicepresidente

Revisori dei Conti Nicola Lorito Guido Corradi Michele Mangiucca

Project Manager - Fund Raising

precoce possono fare un’enorme differenza: quando il carcinoma è rilevato e curato nella sua fase iniziale, è possibile ottenere una guarigione completa. Durante l’Oral Cancer Day, raggiungendo i gazebo allestiti nelle varie piazze, i cittadini avranno la possibilità di ricevere materiale informativo e soprattutto di parlare direttamente con i dentisti ANDI dei fattori di rischio e degli stili di vita da adottare per prevenire questa terribile malattia, dei motivi per cui è necessario per i soggetti a rischio effettuare frequenti visite di controllo e di come la prevenzione sia davvero lo strumento più efficace. I dentisti ANDI motiveranno inoltre i cittadini a recarsi dal proprio dentista di fiducia per una visita di controllo e saranno loro stessi disponibili a organizzare visite gratuite presso i propri studi nel mese successivo all’evento, dal 7 maggio al 7 giugno. Sul sito oralcancerday.it oppure al numero verde 800 911 202 è disponibile l’elenco dei dentisti presso cui prenotare le visite.

Claudia Braga

Segreteria

Manuela Abbatiello

Comitato tecnico Francesco Colace Paola Gulinatti Massimo Castelli Marco Zambellini Artini

Comitato scientifico Francesco Carinci Sabrina Giglio Michele Mignogna

info Fondazione ANDI onlus Via Ripamonti, 44 20141 Milano Tel. 02.30461080 Fax 02.30461009 www.fondazioneandi.org

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La scelta della qualità

© 01/2012 · 406017V0

Rifiuto intelligente del lavoro PolyBur® P1 – la terapia autolimitante della carie

L’escavazione in prossimità della polpa richiede una elevatissima precisione, perché spesso alcuni decimi di millimetro fanno la differenza tra conservativa ed endodonzia. A motivo della particolare durezza del materiale polimerico, la fresa di nuova generazione PolyBur® P1 asporta solo dentina cariata. Appena la fresa incontra dentina sana - che non deve essere asportata - le sue lame perdono immediatamente il filo e non lavorano più.

In questo modo si evita una sovrapreparazione e si lavora in modo ancora più attento e conservativo. La fresa PolyBur® P1 va usata per la fase terminale e più delicata dell’escavazione. Non può e non deve essere utilizzata da sola, ma unicamente dopo l’impiego di una fresa per escavazione di tipo rigido, come per es. la K1SM in ceramica al biossido di zirconio.

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KOMET ITALIA S.r.l. · Via Fabio Filzi 2 · 20124 Milano · Telefono (02) 67 07 66 54 · Fax (02) 67 47 93 18 · kometitalia@komet.it · www.komet.it


Consiglio DiRETTiVo Italian Dental Assistant

Presidente Paola Barbera

Segretario

IDEA: punto di riferimento per tutte le ASO Le ASO sono da sempre convinte che i loro datori di lavoro abbiano a cuore la loro istruzione e tutela, che i loro datori di lavoro pensino e decidano al meglio per il loro futuro professionale. In effetti, i corsi più capillarmente estesi sul territorio nazionale e con una validità culturale indubbia sono stati organizzati da ANDI e cioè da loro, i datori di lavoro. In attesa che la formazione sia organizzata in maniera omogenea sul territorio e gestita da enti individuati dalle Regioni, la consapevolezza dei diritti e delle tutele che ci riguardano è ancora tutta in divenire. IDEA, a febbraio 2011, era presente, insieme alle altre sigle sindacali e politiche del mondo odontoiatrico, al Ministero della Salute, seduta al tavolo dal quale è scaturito il documento sulla figura e la formazione delle ASO e che ora si sta discutendo con le Regioni. IDEA è stata ascoltata durante un’audizione della Commissione Sanità della Regione Lombardia, insieme a SIASO, per portare all’attenzione di detta commissione il problema della formazione degli Assistenti di Studio Odontoiatrico in quanto essi svolgono un ruolo importante per la salute dei cittadini durante le manovre di disinfezione e sterilizzazione dello strumentario. Questa audizione è stata favorevolmente accolta dalla commissione che ci ha congedato con la promessa di un concreto interessamento alle nostre istanze. Da questa collaborazione è nato un sodalizio tra IDEA e SIASO per il raggiungimento di quelli che sono gli obiettivi comuni. Concretamente la collaborazione con SIASO si è esplicitata in un protocollo di intesa tra le due Associazioni per dare la possibilità ai soci IDEA di iscriversi al SIASO pagando il 50% della quota. La politica di IDEA è stata sempre quella di adottare una quota di iscrizio-

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Loredana Sacchetto

Tesoriere

Rosi Ostuni

Referente regionale Lucia Borello

Consiglieri

Anna Marni Emanuela Lanzallotto Adriana Santana Rosanna De Feo Ina Guzzardi Marina Longo Minnolo

info IDEA Paola Barbera Tel. 347.1659327 paola.barbera@gmail.com www.assistenteidea.it

ne che definiremmo simbolica, 10 euro sono davvero simbolici al giorno d’oggi, ma abbiamo sempre avuto il sogno di aggregare intorno ad una associazione di categoria un gran numero di ASO svincolandole dal problema del costo della quota. IDEA vuol mantenere la sua autonomia e il suo ruolo culturale e pone come sua principale mission la riqualificazione e il conseguente riconoscimento delle competenze per le ASO che lavorano, ma comprende quanto il contributo del Sindacato sia fondamentale per ragionare e per comprendere le questioni che si pongono ai tavoli di confronto con le altre sigle del mondo odontoiatrico. Crediamo fermamente che la nostra bella professione sia ad una svolta e IDEA vuol essere protagonista di questo momento insieme alle sempre più numerose socie che, da tutta l’Italia,

anche grazie alla visibilità che ci viene offerta, aderiscono all’associazione per sentirsi unite e orgogliose di appartenere ad una categoria di lavoratrici con un ruolo importante per la salute dei pazienti e per la “salute” degli studi nei quali lavorano con entusiasmo e dedizione. Sono i momenti critici quelli che fanno emergere la qualità delle prestazioni e siamo certi che l’apporto professionale delle ASO preparate ed entusiaste non può che favorire l’andamento delle attività degli studi di tutta l’Italia. Siamo certi che il futuro sia nella conoscenza e nello sviluppo delle persone, che la pace sia nella condivisione e nel ragionamento e che sia possibile realizzare ciò in cui si crede veramente. Con queste certezze, IDEA persegue i propri obiettivi e si propone come la vera Associazione di tutte le ASO d’Italia.

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Amici di Brugg Vienici a trovare al Padiglione A5 Area 76-86


Consiglio direttivo Società Italiana di Odontoiatria Infantile

Presidente Giuseppe Marzo

La pedodonzia italiana al congresso dell’Accademia Americana di Odontoiatria Laser Si è svolto dal 29 al 31 marzo a Scottsdale (Arizona-USA) il 19° congresso annuale dell’Accademia di Odontoiatria Laser (ALD-Academy of Laser Dentistry)

Vicepresidente Maria Rita Giuca

Segretario

Domenico Tripodi

Tesoriere

Gianni Gallusi

Consiglieri

Giorgio Alberti Stefano Cianetti Luigi Di Fabio Claudia Massaccesi Domenico Mazzacuva Pietro Nannelli Lucia Tettamanti

Revisori dei conti

Elena Giannotti Vitantonio Lacarbonara Simona Tecco

Probiviri

Giuseppe Resta Damaso Caprioglio Roberto Gatto

Addetto stampa

Raffaella Docimo

I Dr. M.D. Genovese, G. Olivi e C. Caprioglio. ALD rappresenta un’ssociazione internazionale di ricercatori, docenti universitari, professionisti certificati e cultori della materia che supporta programmi educativi di ricerca attraverso processi certificati, pubblicazioni, incontri ed attività addizionali. È stata costituita nel 1993 e rappresenta una delle più importanti organizzazioni internazionali per la formazione clinica, la ricerca, lo sviluppo di standard di eccellenza e di linee guida per un uso sicuro ed efficace delle tecnologie laser in odontoiatria. Il congresso dal titolo “Elevate la vostra pratica attraverso nuove vette” ha previsto una giornata precongressuale di introduzione alle varie lunghezze d’onda e una seduta d’esame per la certificazione avanzata (presentazione di alcuni casi clinici ed un laboratorio di simulazione clinica). Il congresso si è aperto con una lectio magistralis di Altschuler, che ha presentato le nuove generazioni di laser, seguita dalla relazione di Cornelius sui cromofori e la loro diversa interazione con i tessuti. Diverse sessioni parallele sono poi state dedicate all’endodonzia e alla chirurgia parodontale, con alcuni laboratori clinici e di simulazione sui tessuti. Per l’intera giornata del venerdì si è svolta

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una sessione di odontoiatria pediatrica tenuta da Margolis (Illinois), Kotlow (New York), Chimura (Miami) e Olivi (Roma), a cui come ospite ha partecipato, citando il lavoro svolto in collaborazione con la dottoressa Genovese, la dottoressa Caprioglio (Pavia). Sono stati esposti i principi base della pedodonzia laser in campo conservativo, endodontico, chirurgico, ortodontico, traumatologico, con riferimento alla terapia a bassa potenza. Margolis e Olivi hanno presentato nuovamente il testo dal titolo “Pediatric laser dentistry: a user’s guide” (Quintessence-books) edito nel 2011, che rappresenta un unicum nel suo settore essendo la prima opera in campo internazionale dedicata all’odontoiatria pediatrica laser con linee guida, tavole sinottiche, parametri d’uso con una ricca casistica ed una vasta bibliografia. La giornata si è conclusa con un laboratorio operativo in campo pedodontico ed ortodontico. Parallelamente si sono svolte sezioni minori dedicate all’applicazione dei laser nell’igiene, all’utilizzo di queste tecnologie in implantologia e alla terapia dei tessuti duri. Olivi con l’americano Di Vito (Centro Ricerca Laser/Arizona) ha presentato un importante

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lavoro sull’effetto fotoacustico di nuove tecnologie (PIPS) in campo endodontico con una ricca casistica e significative immagini istologiche. La giornata di sabato è stata interamente dedicata allla terapia a bassa potenza con molte relazioni, in particolare uno studio condotto da Arany (Harvard-California) sui mitocondri e sui fattori di crescita fotobiomodulati a vari livelli tissutali. La stessa giornata ha visto una tavola rotonda con alcuni grandi ricercatori collegati via Skype che hanno risposto a molti quesiti sul futuro di queste tecnologie. Sezioni parallele sono state dedicate all’igiene ed a laboratori di simulazione. La serata di venerdì è stata dedicata alla cerimonia di premiazione di alcuni colleghi. L’accademia da appuntamento a tutto il suo pubblico a Palm Beach (California) dal 7 al 9 febbraio 2013. Visitate il sito www.LaserDentistry.org Claudia Caprioglio

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Requisiti per la pubblicazione di un manoscritto

I lavori non possono essere stati offerti contemporaneamente ad altri editori, né pubblicati su altre riviste. L’editore provvederà gratuitamente alla pubblicazione degli articoli, per la stesura dei quali è esclusa ogni sorta di compenso a favore dell’autore/i. › Gli articoli devono pervenire alla redazione di Ariesdue in duplice copia cartacea e su supporto magnetico in formato MS Word per DOS, Windows o Mac nella loro stesura definitiva (non saranno accettate eventuali modifiche successive), completi di nome, cognome, qualifica professionale, indirizzo, telefono, codice fiscale e firma dell’autore/i. Inoltre è necessario includere l’autorizzazione per riprodurre materiale già pubblicato in precedenza o per utilizzare immagini ritraenti persone. È possibile spedire i lavori (testo più iconografia) anche al seguente indirizzo di posta elettronica: doctoros@ariesdue.it. › Le illustrazioni, compresi grafici e tabelle, devono essere fornite su supporto cartaceo e magnetico, numerate progressivamente e corredate di relative didascalie, con precisi riferimenti nel testo. Inoltre devono essere in numero ragionevolmente limitato e ad alta risoluzione (almeno 300 DPI, in formato TIFF, EPS oppure JPEG). › Per un significativo contributo dei singoli autori alla pubblicazione, per lavori di revisione bibliografica o presentazione di casi clinici, sarà accettato come massimo un numero di quattro autori; per lavori di ricerca clinica, sperimentale o epidemiologica, invece, saranno accettati fino a sei autori. › Il testo deve essere dattiloscritto in lingua italiana e deve comporsi delle seguenti parti. • Titolo scientifico conciso e senza abbreviazioni, in italiano e in inglese. • Nome e cognome di autore/i e relative

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qualifiche professionali. • Riassunti strutturati in italiano e in inglese (minimo 150 parole, massimo 250), cioè recanti i seguenti sottotitoli: - scopo del lavoro; - materiali e metodi; - risultati; - conclusioni. • Parole chiave in italiano e in inglese (da 3 a 10), usando i termini indicati nell’Index Medicus. • Introduzione, volta a esporre lo scopo dell’articolo riassumendo lo stato attuale delle conoscenze sull’argomento che verrà trattato ed eventuali osservazioni. • Materiali e metodi, descritti in modo tanto dettagliato da permettere ad altri la riproduzione dei risultati. Qualora vengano riportati esperimenti su soggetti umani è necessario indicare se le procedure seguite sono conformi alle norme etiche proposte dal comitato responsabile della sperimentazione umana e alla Dichiarazione di Helsinki del 1975. • Risultati, riportati in modo conciso e con riferimenti a tabelle e/o grafici. • Discussione e conclusioni, enfatizzando gli aspetti importanti e innovativi dello studio e le relative conclusioni. • Ringraziamenti, rivolti a coloro che non possiedono i requisiti necessari per essere indicati nella bibliografia. • Bibliografia. Le voci bibliografiche dovranno essere elencate in ordine di citazione con una numerazione araba progressiva, con particolare attenzione alla punteggiatura standard internazionale. I rimandi bibliografici all’interno del testo, invece, dovranno essere posti tra parentesi recando il numero della voce/i cui fanno riferimento, in ordine di apparizione. Rivista: ciascuna voce dovrà recare cognome e iniziale del nome degli autori (oltre i 6, elencare i primi 6 seguiti da et al.), il titolo originale dell’articolo, il titolo della rivista (usando l’abbreviazione dell’Index Medicus), l’anno di pubblicazione, eventualmente il mese, il numero del volume, il numero di pagina iniziale e finale. Esempio di articolo: Boyne PJ, Shabahang S. An evaluation of bone induction delivery materials in conjunction with root-form implant placement. Int J Periodontics Restorative Dent 2001 Aug; 21(4): 333-43. Libri, atti congressuali e monografie: per pubblicazioni non periodiche, cognome e iniziale del nome degli autori, il titolo,

l’edizione, l’eventuale editor, il luogo di pubblicazione, la casa editrice, l’anno di pubblicazione, le pagine interessate. Esempio di libro: Santoro F, Maiorana C. Il trattamento ortodontico-chirurgico delle disgnazie. Ist ed. Milano: Ariesdue; 1998. Esempio di capitolo di libro: Super S. Programmazione estetica in chirurgia ortognatica. In: Santoro F, Maiorana C. Il trattamento ortodontico-chirurgico delle disgnazie. Milano: Ariesdue; 1998. p. 250-61. Esempio di atto congressuale: McNamara JA. La modificazione della crescita: cosa funziona, cosa funziona solo temporaneamente e cosa non funziona. In: Capurso U, Ideal treatment timing. Atti XV Congresso Nazionale della Società Italiana di Ortodonzia; Firenze. Milano: Ariesdue; 1998. p. 31-9. • Tabelle, grafici e/o immagini. Didascalie. › L’approvazione alla pubblicazione è concessa dal Comitato Scientifico, il quale può apportare ai testi le modifiche che riterrà necessarie. Le bozze devono essere restituite corrette unicamente degli eventuali refusi di stampa, senza apportare variazioni o modifiche, entro il termine che verrà indicato. › La proprietà letteraria spetta all’editore e l’autore/i, richiedendo la pubblicazione dei propri articoli su Doctor OS, implicitamente accetta la possibilità che la rivista pubblichi, sia integralmente sia parzialmente, lo stesso lavoro e/o una traduzione di esso su altre pubblicazioni italiane o straniere. Per trasferire la proprietà del manoscritto, gli autori devono compilare la Dichiarazione di Copyright (da richiedere alla redazione). L’editore declina ogni responsabilità nei confronti di manoscritti inoltrati senza essere stati espressamente richiesti dalla casa editrice. Le opinioni espresse riflettono il pensiero degli autori. La casa editrice non si assume alcuna responsabilità nel caso di eventuali errori contenuti negli articoli pubblicati. › Il testo originale non viene restituito, mentre, su richiesta dell’autore/i (purché pervenuta entro i 40 giorni successivi alla pubblicazione), sarà resa l’iconografia originale.

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Doctor Os #5 maggio 2012