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Quando la questione della Serbia fu sottoposta al congresso, si discusse della sua indipendenza. Per primo parlò il rappresentante della Francia, Waddington, che insieme al riconoscimento dell’indipendenza voleva che in Serbia si proclamasse l’unità di fede. Questa proposta fu accettata all’unanimità dalle forze. Le forze maggiori non accettarono di offrire la garanzia per l’indipendenza serba, né per quella rumena. Le discussioni successive sulla questione serba riguardavano il territorio della Serbia che non era certo in una posizione invidiabile, perché l’Austria-Ungheria e la Russia non potevano accordarsi riguardo l’estensione dei confini della Serbia. La delusione di Ristić e dei rappresentanti italiani era visibile. Ristić disse che non era stato rispettato l’accordo promesso al rappresentante speciale del principe a Roma, Matić.34 L’indipendenza della Serbia venne confermata nel 34° articolo dell’accordo. Le condizioni per la sua indipendenza si trovano nell’articolo 35 con il quale bisognava stabilire l’uguaglianza di tutte le religioni e a tutti i loro cittadini fornire diritti civili e politici. Le linee di confine della Serbia venivano definite dall’art. 36. La questione della ferrovia veniva definita in parte dall’articolo 38, e tutte le direttive successive sarebbero state da risolvere dopo il congresso tra le parti interessate: Austria-Ungheria, Bulgaria, Serbia e Turchia.35 L’Italia al congresso si era espressa due volte contro la Serbia. Sebbene le sue posizioni fossero contrarie alla sua politica dell’epoca, decise di farlo perché temeva per i suoi interessi. L’Austria rappresentava per lei una minaccia, ma non poteva accettare la divisione della Bosnia ed Erzegovina tra Serbia e Montenegro. Era chiaro per lei che tale divisione sarebbe stata negativa per i suoi interessi, in particolare perché il Montenegro aveva ottenuto l’accesso al Mare Adriatico. Le posizioni della “neutralità” italiana al congresso non furono molto ben viste dall’opinione pubblica, secondo la quale l’Italia difendeva gli interessi del suo nemico, l’Austria-Ungheria.36 Il Congresso di Berlino modificò la situazione nei Balcani, così come la futura politica della Serbia, che in entrambe le guerre aveva difeso l’indipendenza sotto la bandiera russa, ma trovò tuttavia un difensore dei propri interessi nell’Austria-Ungheria. La Serbia riuscì a ottenere l’indipendenza, ma le maggiori forze non volevano fare da garanti. Con le decisioni del Congresso di Berlino, oltre all’indipendenza la Serbia ottenne l’espansione territoriale, ma non vennero soddisfatte tutte le sue 34

Jован Ристић, Дипломатска историја Србије, II, 205, 206, 209, 213, 219, 221, 225-227. Душко М. Ковачевић, Србија и Русија 1878-1889 (Од Берлинског конгреса до абди­ ка­ције краља Милана), Београд, 2003, 51; Србија 1878, документа, 280, 281, 285, 341; Јован Ри­стић, Дипломатска историја Србије, II, 232, 234, 235, 237, 238, 240; ; I documenti diplomatici italiani, seconda serie: 1870-1896, Volume, X, ( 23. marzo – 16. ottobre 1878), 240, 282, 293; Владан Ђорђевић, Србија на Берлинском конгресу, Београд, 1890, 56, 57 36 Rinaldo Petrignani, op cit., 170, 171, 173; Bonghi, La crisi dà Oriente e il Congresso di Berlino, Milano, 170; Antonello F. M. Biagini, Momenti di storia Balcanica (1878-1914), Aspetti Militari, Roma, 1981 21-26. 35

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Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908.  

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908. La Serbia negli occhi della diplomazia italiana 1878–1908.

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908.  

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908. La Serbia negli occhi della diplomazia italiana 1878–1908.

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