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estrema fiducia. Matić doveva assicurare l’aiuto italiano al Congresso di Berlino e tentare di convincere l’Italia a sostenere la partecipazione dei diplomatici serbi al voto consultivo al congresso. L’inizio della missione diplomatica fu difficoltoso a causa delle dimissioni del governo Depretis.23 La sua missione può essere divisa in tre momenti chiave: negoziati iniziali con il governo dimissionario, ricevimento presso il palazzo reale e negoziati sul sostegno italiano alla Serbia con i rappresentanti del nuovo governo. Anche se il governo Depretis era dimissionario, accolse Matić per discutere della questione serba. Non poté da solo esprimere la posizione ufficiale, ma disse che “conosco bene la tradizione della politica italiana nei confronti della Serbia e affermo che il Principato, in una fase diplomatica appena avviata, conta anche in futuro, così come in passato, sull’amicizia sincera del governo reale”. Le dichiarazioni sulle relazioni di amicizia vennero confermate da Depretis concedendo al rappresentante serbo l’udienza dal re.24 L’udienza dal re Umberto I venne descritta da Matić come un successo diplomatico, considerato che gli erano stati resi tutti gli omaggi e che riuscì a comunicare le richieste della Serbia. Il re guardava di buon occhio le aspirazioni della Serbia, ma non poteva promettere l’impegno per garantire la partecipazione della Serbia al congresso. Disse di aver ascoltato le stesse richieste dai rappresentanti rumeni, ma non poteva assicurare che i due Paesi sarebbero stati presenti alla seduta del congresso. Aggiunse che, se le forze lo promettessero, Serbia e Romania manderebbero i propri rappresentanti e l’Italia li avrebbe sostenuto. La posizione benevola nei confronti della Serbia può essere notata anche nelle lettere che il re Umberto I inviò al principe Milan, scrivendogli queste parole: “La Serbia, che per le sue caratteristiche patriottiche merita un futuro radioso, si trova davanti alla realizzazione delle sue aspirazioni nazionali. Nella nuova era, appena iniziata per il principato, l’Italia sarà lieta di continuare con lei la tradizione di rapporti di cordiale amicizia avviati all’epoca del regno del mio defunto Padre“.25 Benedetto Cairoli formò il nuovo governo italiano. Cairoli era un ex garibaldino e uno dei capi del movimento irredentista. C’era la speranza che questo governo potesse cambiare il corso della politica e considerasse più seriamente gli accordi di risoluzione della questione orientale, ma la possibilità di questa politica sarebbe stata bloccata dal Ministero degli Affari Esteri, il conte Corti, il quale poneva come condizione, come Ministro degli Esteri, che l’Italia non entrasse in conflitto con l’Austria-Ungheria.26 правника, Београд 1977; Василије Крестић, Аутобиографија Димитрија Матића, Споменик, CXXII, Београд, 1981. 23 Документи, Србија 1878, Београд, 1978, 127, 150 24 Документи Србија 1878, p.127, 150; Giorgio Candeloro, Storia dell’Italia moderna, V, Milano, 1978, p. 131. 25 Документи Србија 1878, p. 164 26 G. Candeloro, Storia dell’Italia moderna, VI, pp. 131-137

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Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908.  

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908. La Serbia negli occhi della diplomazia italiana 1878–1908.

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908.  

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908. La Serbia negli occhi della diplomazia italiana 1878–1908.

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