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il Barone Erenthal comunicò a Russia, Inghilterra, Germania, Francia, Italia e Turchia sull’annessione.171 Il delegato italiano a Belgrado parlò delle tensioni all’interno del Paese e dell’inimicizia nei confronti dell’Austria proprio a causa dell’annessionе.172 Il delegato italiano a Vienna, Avarna, ricevette la comunicazione che la proclamazione di annessione venne letta a Sarajevo il 7 ottobre e che la proclamazione sarebbe stata pubblicata sui giornali austriaci. 173 La proclamazione dell’annessione venne inviata a tutti i consolati a Sarajevo. Budapest era soddisfatta della proclamazione, ma la situazione a Belgrado era preoccupante. Come scrive il delegato italiano, il governo serbo aveva predisposto delle misure aggiuntive per mantenere la pace per le strade. I giornali serbi parlavano degli eventi in Bosnia-Erzegovina ed emergeva la questione di un possibile scontro con l’Austria.174 Il delegato austriaco a Belgrado inviò al Ministro serbo degli Esteri Milovanović la nota sull’annessione del territorio. Il governo serbo lo stesso giorno inviò una circolare di protesta alle grandi potenze. L’esecutivo voleva che si tornasse allo status quo. La protesta serba nelle capitali delle grandi potenze venne accolta con riserva.175 Il rappresentante italiano a Belgrado inviò una circolare sulla protesta serba a Roma, perché non poté essere fatto dal rappresentante serbo, a quel tempo assente. Negrotto afferma che il governo austro-ungarico respinse la nota serba di protesta e che attese la risoluzione della situazione durante l’Assemblea generale straordinaria programmata per il 10 ottobre. Nella riunione dell’11 ottobre l’Assemblea accolse tutte le proposte del governo e approvò un prestito per le armi, giustificato dalla necessità di difendersi. Il rappresentante italiano riferì che l’opinione pubblica in Serbia voleva la guerra e pensò che il re serbo fosse dello stesso parere.176 Il Ministro degli Esteri serbo Milanović volle scoprire quale fosse l’atteggiamento delle grandi potenze sulla questione dell’annessione e si diresse a Berlino, Londra, Parigi e Roma, inviando Nikola Pašić a San Pietroburgo e Stojan Novaković a Costantinopoli. Milanović venne bene accolto in Italia e riuscì ad ottenere la promessa che il governo avrebbe sostenuto gli interessi serbi.177 Il rappresentante italiano a Londra riferì sui possibili negoziati tra la Serbia e la Turchia per un’azione comune contro l’Impero austro-ungarico, ma il governo britannico era del parere che il sultano non avrebbe sostenuto i negoziati. Il rappresentante russo a Costantinopoli confermò che la Serbia non avrebbe ottenuto la compensazione territoriale perché l’Austria-Ungheria aveva dichiarato la Bosnia 171

Confidenziale, DD, Questione d’Oriente, serie LX, 1908, doc. 5788 Confidenziale, DD, Questione d’Oriente, serie LX, 1908, doc. 5789 173 Confidenziale, DD, Questione d’Oriente, serie LX, 1908, doc.5795 174 Confidenziale, DD, Questione d’Oriente, serie LX, 1908, doc.5800 175 Михаило Војводић, Србија и Анексиона криза 1908-1909, 126, 127; Serie P Politica, Serbia, B 198, Roma 8. ottobre 1908. 176 Confidenziale, DD, Questione d’Oriente, serie LX, 1908, doc. 5830, 5843, 5845 177 Confidenziale, DD, Questione d’Oriente, serie LX, 1908, doc. 5997 172

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Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908.  

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908. La Serbia negli occhi della diplomazia italiana 1878–1908.

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908.  

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908. La Serbia negli occhi della diplomazia italiana 1878–1908.

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