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Il 1908 non fu un anno turbolento solo a causa della rivoluzione dei Giovani Turchi, ma anche per l’annessione della Bosnia ed Erzegovina, che cambiò l’andamento e la priorità della politica serba.166 La lotta per le concessioni proseguì subito dopo la crisi di annessione del 1909. Ai primi di gennaio alla Porta si disse che le richieste serbe sarebbero state sostenute, ma a due condizioni: in primo luogo, che la Porta non era in grado di impegnarsi finanziariamente per la costruzione della ferrovia e la seconda che la ferrovia condizionava la posizione russa relativa alla questione cretese e in questo si evince chiaramente l’obiettivo teso a ricattare la diplomazia russa. Nel 1909 il governo serbo accese un prestito con Parigi, che avrebbe dovuto permettere la costruzione di ferrovie e di porti. Nel corso della riunione dei governanti russi e italiani, a Rakonđija, Tittoni e Izvolski concordarono che si dovessero avviare al più presto i lavori di costruzione della ferrovia. Milovanović volle accelerare la costruzione delle ferrovie pertanto cercò di mediare, a Londra e a Vienna, affinché i loro capitali fossero altrettanto inclusi nella costruzione della ferrovia, tuttavia questi tentativi si conclusero con un fallimento. Sotto pressione da parte della diplomazia italiana, francese, russa e serba la Porta permise a una società francese, il 3 settembre 1909, di compiere uno studio di terreno. L’autorizzazione ottenuta dalla Porta comprendeva l’intero percorso. Sorsero problemi imprevisti allorquando gli ingegneri sul terreno, dopo aver attaccato la popolazione albanese, si ritirarono a Costantinopoli, riportando i lavori della ferrovia a un nuovo punto morto.167 Il re Petar e Milovanović visitarono Costantinopoli nel mese di aprile 1910 in occasione dell’accordo commerciale delle Ferrovie adriatiche. In quel momento la politica turca guardava favorevolmente la Ferrovia adriatica. Il sultano acconsentì alla sua costruzione, ma affermò che la linea sarebbe stata costruita con fondi turchi, senza il contributo delle grandi potenze perché ciò avrebbe offeso la dignità della Turchia. Milovanović sapeva che la Turchia non disponeva dei mezzi finanziari e che senza l’aiuto delle grandi potenze si sarebbe dovuto aspettare a lungo prima dell’avvio dei lavori. Anche se si pensava che fossero stati risolti tutti i problemi sorti nell’ambito del processo di adozione delle Ferrovie adriatiche come la rivoluzione dei Giovani Turchi del 1908, la crisi di annessione del 1908/1909, la rivolta albanese del 1910, i progetti ferroviari, nell’autunno 1911, furono ulteriormente rinviati a causa della guerra italo-turca. Anche se nel 1912 si tentò di intraprendere i lavori di costruzione da Pristina, questi furono nuovamente fermati dalla rivolta albanese e in seguito dalle guerre balcaniche.168

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Димитрије Ђорђевић, Пројекат Јадранске железнице, 28 Димитрије Ђорђевић, Пројекат Јадранске железнице, 27-30 168 Димитрије Ђорђевић, Пројекат Јадранске железнице, 29-32 167

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Profile for Arhiv Vojvodine

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908.  

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908. La Serbia negli occhi della diplomazia italiana 1878–1908.

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908.  

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908. La Serbia negli occhi della diplomazia italiana 1878–1908.

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