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Per la Serbia l’atteggiamento di Austria e Russia era importantissimo. Entrambi i Paesi riconobbero l’arrivo del re Petar sul suolo serbo, il che venne reso noto anche sui giornali austriaci e russi e dai loro delegati. Erano in rivalità su chi avesse riconosciuto per primo il nuovo status della Serbia, perché così avrebbero rafforzato la propria posizione. Anche se entrambi i Paesi avevano dei governi autocrati a causa dei loro interessi sul territorio della Serbia, non erano guidati dal principio dell’intoccabilità della personalità del re. In Inghilterra la situazione era diversa. L’Austria e la Russia si attenevano al principio di non coinvolgimento nel diritto del popolo all’autodeterminazione, solo per evitare in questo modo eventuali azioni da parte di un’altra potenza. Il Ministero degli Esteri italiano inviò una circolare a Belgrado, Berlino, Vienna, Parigi, Londra e San Pietroburgo informando che l’Austria-Ungheria aveva accettato la scelta del nuovo re in Serbia e aveva dichiarato che non era vero che l’Austria stava facendo avanzare il suo esercito ai confini con la Serbia.142 I diplomatici europei aspettavano la seduta del parlamento fissata per il 15 giugno per poter decidere sulle future azioni da intraprendere. Sebbene le informazioni iniziali nelle città europee vennero accolte con indifferenza, la situazione cambiò dopo che si venne a sapere che all’omicidio avevano partecipato degli ufficiali che dovevano essere il principale appoggio e difesa del re. I diplomatici inglesi erano inorriditi dagli eventi in Serbia. All’interno del governo inglese si parlava dei futuri provvedimenti diplomatici nei confronti della Serbia. Ci si chiedeva se l’attività diplomatica con le personalità del governo che avevano partecipato al complotto si dovesse proseguire, e si parlava anche di un’eventuale azione congiunta con le altre potenze. Così il governo inglese si intrometteva direttamente anche nella politica interna della Serbia, e indirettamente in quella dei Balcani.143 Il delegato serbo a Londra, Čedomilj Mijatović, annunciò che l’Inghilterra aveva sospeso le relazioni diplomatiche con la Serbia dopo l’assassinio del re Aleksandar, ma aveva deciso di lasciare il suo delegato in Serbia. Sir Bonham sarebbe rimasto in Serbia come osservatore, ma non avrebbe né richiesto di accreditarsi nel nuovo governo, né avrebbe riconosciuto il re finché non avesse ottenuto un rapporto dettagliato sul modo in cui questi era salito al potere. L’Inghilterra voleva che la Serbia punisse i cospiratori.144 Prima dell’arrivo in Serbia, il re eletto Petar inviò dei telegrammi allo zar russo e all’imperatore austriaco, al re italiano e al principe montenegrino, e in seguito anche ad altri governatori. Nella lettera al re Vittorio Emanuele disse di essere stato scelto all’unanimità alla Camera e al Senato e che fosse intenzionato a lavorare per il benessere del popolo serbo, così come anche Vittorio Emanuele lavorava per il 142 Љиљана Алексић Пејковић, op cit. 49-55; Драгољуб Р Живоиновић, op cit. 2; Serie P Politica, Serbia, B 196, Roma 15. giugno 1903 – telegramma N 958 143 Љиљана Алексић Пејковић, op cit. 52, 53; British Documents on the Origins of the War 1898-1914, vol. V, 1903-1909, doc 90, 91, 96 144 Документи о спољној политици Краљевине Србије, књига 1, свеска 1, док. 10, 13, 18; Confidenziale, DD, Serbia, XXII, 1902-1908, doc.634

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Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908.  

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908. La Serbia negli occhi della diplomazia italiana 1878–1908.

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908.  

Србија у очима италијанске дипломатије 1878–1908. La Serbia negli occhi della diplomazia italiana 1878–1908.

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