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L’isola del pop

rio Merola come esponente del sud, i cous-cous di Afef, le pizze di Luciano De Crescenzo assaporate dall’On. Calderoli: tutto questo sotto lo sguardo estasiato ancora del dottor Bruno Vespa nel suo Porta a porta. E io, grasso, sono pronto per mangiare, con le posate. Davanti, la tv.

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Wilma De Angelis è stata una cantante di musica leggera passata alla storia per la memorabile interpretazione di Patatina di Gianni Meccia, nel 1961. Come altre colleghe coetanee, Iva Zanicchi e Orietta Berti, anche Wilma nella decadenza musicale degli anni Ottanta esordì come conduttrice televisiva. Forse proprio in virtù della sua Patatina (intesa come canzone), per anni condusse su Telemontecarlo (poi TMC) Sale, pepe e fantasia, in seguito divenuto il leggendario A pranzo con Wilma. Al massimo si poteva assistere al cibo come prodotto lavorativo di contadini e braccianti, nella celeberrima La TV degli agricoltori, periodico agricolo, poi divenuto A come agricoltura e ora Linea Verde (dal 1982), trasmissioni di interesse etno-gastronomico e di divulgazione agraria. Aldo Grasso, Enciclopedia della Televisione, Milano, Garzanti, edizione speciale per TV Sorrisi e Canzoni, 2003. «Ma perché solo a mezzogiorno? Forse perché la sera si

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cena fuori?» (da un’e-mail inedita di Johnson&Co. del 29/9/2004). Ci duole, qui come altrove, citare nomi di prodotti e aziende commerciali, ma si precisa al lettore che non si tratta di pubblicità (mica tanto) occulta, quanto di dovere di cronaca. Beppe Grillo, ospite fisso di Fantastico 7, nel 1986 fu bandito dalla Rai dopo un monologo satirico sul P.S.I. di Craxi, all’epoca premier, che provocò la sua estromissione dal Festival di Sanremo 1987. L’unica apparizione televisiva concessa a Grillo fu pagata non dalla Rai, ma dalla Yomo: Grillo fu testimonial dello yogurt. Proprio nella Notte dei Telegatti, si sfogò a proposito dello yogurt e della censura. Per un inquadramento della vicenda, cfr. L. Ruggiero, Grillo da ridere (per non piangere), Milano, Kaos edizioni, ottobre 2003, ora introvabile perché ritirato da una causa indetta dallo stesso Grillo, secondo cui la trasposizione di monologhi televisivi e di testi teatrali (tratta dalla stampa) lede i suoi diritti, e trae in inganno il lettore (ospite a Striscia la Notizia, nel 2003, il comico disse: «Non comprate il mio libro!»). Fabrizio Del Noce, attuale direttore del primo canale Rai, ha aperto infatti la rete a questo genere commerciale inaugurando, nel dicembre 2004, Il Ristorante di Raiuno, con i peggiori presenzialisti come ristoratori (dalla contessa De Blanc al redivivo Giucas Casella), e la conduzione dell’immancabile Antonella Clerici. Canale 5 si è adeguata alla nuova politica culinaria contrapponendo alle trasmissioni della Clerici, nel 2005, Il piattoforte, con Iva Zanicchi alla conduzione e ai fornelli.

Poldo e Homer. Da voraci contestatori a portachiavi Sulla scena, sia essa di teatro o d’altro, la maschera porta l’essenza di un destino o di una forza ultraterrena. Tutti conosciamo quella di Arlecchino, ma qual è l’essenza di Poldo e di Homer Simpson, queste due maschere dell’arte cartoonistica americana contemporanea? Il loro ventre rigonfio e la loro insaziabile voracità – i due più evidenti attributi di entrambe - ci dicono che la loro essenza è l’obesità. Quella di Poldo e Homer Simpson però non è un’obesità di cui vergognarsi, è un’obesità ostentata, carnevalesca, capace di rovesciare gerarchie, situazioni e convenzioni. Dal canto suo, Poldo Sbaffini (J. Wellington Wimpy) rovescia l’aggressività di Braccio di Ferro e Bruto, e la loro eterna guerra, in ridicola schermaglia nel mezzo della quale piazzarsi a mangiare. In un cartoon di Braccio di ferro (Popeye, nel fumetto originale creato nel 1929 da Elzie Crisler Segar), l’eroe protagoni-

sta e il suo eterno rivale Bruto si improvvisano ristoratori e si contendono come cliente Poldo, a suon di hamburger ed enormi cosce di pollo. La contesa però finisce ben presto in rissa e i due cominciano a lanciarsi gli alimenti. Poldo, dopo essere stato per l’intera puntata calamitato da un ristorante all’altro, nel finale si piazza in mezzo alla strada e, afferrandoli al volo con le mani, si mette a mangiare i cibi volanti. Protagonista principale della serie di Matt Groening The Simpson (iniziata nel 1989 e tuttora prodotta dalla Fox), Homer è diventato ormai l’eroe di un’intera generazione occidentale di adolescenti e studenti universitari. Icona della cultura alimentare industrializzata, a base di cibi grassi e tv (ti-vì la chiama Homer), l’ottusa voracità del papà dei Simpson supera spesso i propri ridicoli confini, per trasformarsi in mezzo magico: in una celebre puntata

della serie, una mangiata di piccantissimi peperoncini, per esempio, procura a Homer visioni shamaniche dell’abisso cosmico. Pur essendo allegorie dell’obesità media americana, grazie alla loro comicità e al loro carattere dissacratorio queste due maschere contemporanee si elevano al di sopra della loro condizione, al di sopra della società che le produce, salvo poi ricadervi subito dopo nel ruolo di prodotti di consumo e gadget dell’industria culturale, come le maschere della Commedia dell’Arte divenute costumi da negozio di giocattoli. In Italia, dal 1998 al 2001, il fatturato della vendita di oggetti ispirati ai Simpson è stato di 70 milioni di euro, di questi 15 milioni solo per il cibo (biscotti, merendine, caramelle, hamburger) e 13 per l’equipaggiamento scolastico. Valerio Cuccaroni

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