Page 6

Scritture Daniel B. Agami

La tavola viaggiante Meno tavole rotonde e più tavole calde (Ennio Flaiano)

In un’epoca in cui i prolificanti simposi dedicati ai più svariati argomenti accademici vedono il momento topico non dichiarato per i partecipanti (dottori, professori ed eruditi in generale) nella fatidica pausa pranzo, un lussuoso buffet in cui studiosi e cuochi si confondono (i primi per mangiare le vivande, i secondi per addobbarle e cucinarle), si può facilmente dimenticare il significato che il termine simposio, o convito, o banchetto ha assunto nella storia delle espressioni artistiche come la letteratura, l’arte, o il cinema. Vi sono due banchetti in particolare che, nonostante distino tra loro circa millenovecento anni, appartenendo il primo alla letteratura latina d’epoca imperiale giulio-claudia, il secondo alla letteratura filmata, sembrano stare entrambi presso un’unica, lunghissima e coesa tavola.

4

levante del banchetto era la poesia, la lirica monodica, o la famelica disquisizione filosofica, nell’episodio della cena del Satyricon il momento principale del pasto è invece tutt’altro che aulico e metaforico, ma visceralmente basso e letterale. Il confronto non è casuale, dato che il convito del Satyricon, volgarmente materiale, ha assunto toni di parodia del banchetto del Simposio platonico, idealmente metafisico. Ma cosa mangiano dunque gli invitati al banchetto dell’ospite asiatico? La descrizione del pasto occupa quasi la totalità del lungo frammento pervenuto. Avventurandosi nella lettura, l’affamato lettore incontra vere e proprie architetture gastronomiche. Gli antipasti sono stuzzichini come «un asinello in bronzo di Corinto con le bisacce piene di olive bianche e di olive nere»5 addobbato da ghiri cosparsi di miele e di papavero, salOltre alla Coena Nasiadesicce, prugne e chicchi di Un viaggio lungo un’unica, uguale e dini, vera e propria protagonimelograno o una gallina versa tavola, che riunisce ai due estresta di una satira di Orazio,1 il con al suo interno uova di banchetto latino rimasto pavone (!), «con un grasso mi uno scrittore latino del Primo secopiù impresso nell’immagibeccafico immerso nel tuorlo dopo Cristo e un regista italiano del nario collettivo è la ancora lo, ben pepato e lardellato». Ventesimo, entrambi capitavola: Petropiù celebre Coena TrimalcioIl pasto vero e proprio, poi, nio e Marco Ferreri nis, il frammento più lungo prevede un gigantesco vaspervenutoci (a tal punto da soio raffigurante le dodici essere stato scisso come costellazioni, con pantaopera a sé stante) del Satyricon di Petronio (I secolo grueliche pietanze al di sopra di ogni segno zodiacale d.C.), che probabilmente deve molto all’antecedente come ceci simili a piccole teste di montone, testicoli e oraziano.2 rognoni, fichi africani, aragoste, torte di cacio e dolci al In una delle sequenze della lacunosa narrazione delmiele, persino un gufo oltre che le immancabili (sic) vulle peripezie di Encolpio e Ascilto,3 veri e propri picari ve di scrofa; quindi un «cinghiale con il berretto in teante litteram, compare un servo, che invita i due a parsta», contornato da maialini e datteri, «un porco gigantecipare alla cena di Trimalcio (tradotto in lingua italiatesco che occupò tutta la tavola», un dolce dalle effigi na come Trimalchione o Trimalcione). I due finiscono priapee di pastafrolla, galline; e ancora «tordi fatti con come commensali alla tavola di questo liberto asiatico. farina di segale e ripieni di uva passa e di noci», cotoÈ proprio nella descrizione gastronomica che il bragne, una mostruosa oca contornata di pesci e uccelli di no letterario trova il suo punto forte, sia per il carattere ogni genere e un gigantesco gallo. comico della narrazione che per quello davvero spettaCome si vede, qui gli alimenti sono veri e propri mocolare delle portate servite. Petronio, in verità, descrive stri6 gastronomici, che non fanno altro che impressioun simposio rovesciato rispetto al modello greco. Ciò nare. L’incommensurabile quantità delle portate, abnon deve stupire, dato che «nella tradizione alta della norme rispetto agli effettivi bisogni dei cenanti, è voluLetteratura conviviale il cibo veniva lasciato fuori scena, tamente iperbolica perché deve stupire, in un delirio di quasi censurato. Il Simposio iniziava proprio dove il grandezza che fa della cena una vera e propria perforBanchetto finiva: la parola dominava sul cibo. Qui avviemance spettacolare, con portate dissimulatrici paradossali, come la gallina che al suo interno contiene uova di ne l’esatto contrario».4 Se nel Simposio di Platone (e nelpavone (e che sottintende, come altre portate, una inla pratica simposiale greca in genere) la portata più ri-

Profile for Argo Ogra

Argo X / Questioni di gusto  

Rivista d'esplorazione

Argo X / Questioni di gusto  

Rivista d'esplorazione

Profile for argonline
Advertisement