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L’isola del pop Daniel Agami

Telebidone 1982–2004 Anche in mezzo a un naufragio, si deve mangiare… (Francesco De Gregori, Il cuoco di Salò)

dall’infanzia a oggi. Ricordo infatti piacevolmente le ore Nelle riunioni redazionali in cui si decideva il menu da offrire per questo decimo numero di «Argo», è emersa la buche alle elementari, in cui mi offrivo volontario per fivoce di un collaboratore che ha confessato il suo morboso nire la giornata scolastica nell’aula informatica. E, per rapporto con il cibo, nato nelle infantili solitudini pomeriaula informatica, attorno al 1988-1993 si intendeva una diane televisive. Ormai pentito, ha deciso di dare la sua testanza al pianterreno con una approssimativa accozzastimonianza personale come intervento di pubblica utilità glia di attrezzatura elettronica, in questo caso tre televiper i lettori, che ne trarranno le consori, due videoregistratori, un visiderazioni più opportune. deolettore e un monitor IBM inesoLa redazione ha stabilito di pubrabilmente spento. Nell’attesa che il Venti anni di cibo in tv blicare queste memorie, che vedono malcapitato maestro informatico raccontati da un telespettaproprio la televisione al centro dei capisse come avviare il videoregitore grasso e pentito rapporti – privati sì, ma in qualche stratore, il televisore rimaneva accemodo universali – fra lo scrivente e il so su Canale 5, dove all’ultima ora cibo, anche per omaggiare il cinsarebbe cominciato quello che fu quantenario della televisione italiana, da poco concluso. chiamato «il ristorante di Canale 5». Il collaboratore ha deciso di rimanere in un dignitoso Di pomeriggio, mentre i miei coetanei guardavano i anonimato, esponendo solo oralmente la triste storia con cartoni animati di Big! o (ancora peggio!) correvano nei il cibo che lo ha toccato, e autorizzandone la riproduzione prati giocando a pallone, io, ricordo, restavo a casa a cartacea. Nel rispetto della dignità e della persona del colguardare la Wilma De Angelis, che mi allettava con suclega, ne diamo qui di seguito la trascrizione fedele. culenti manicaretti da sogno.1 Essendo io nato nel 1982, lo stesso anno in cui cominciò la popolare trasmissione Il pranzo è servito, risulta ora ai miei stessi occhi abbastanza evidente come la televisione abbia condizionato profondamente il rapporto con il cibo

Con l’epopea delle televisioni commerciali, che rompono il monopolio statale della Rai, e la nascita di un duopolio, sorgono nuovi generi televisivi, legati proprio alla natura commerciale delle televisioni private. Si superano dunque vari tabù: la televendita, il sesso, e il cibo. Fino al 1982 è difatti difficile in televisione parlare di cibo o vederlo.2 Un argomento troppo basso, legato all’esperienza quotidiana, come gli altri bisogni fisiologici viene taciuto. Ma con il trionfo delle tv commerciali, come dicevo, anche il cibo entra nel piccolo schermo. Anzi, lo invade con un’ampia gamma di programmi, dalle trasmissioni gastronomiche (o di presunta divulgazione gastronomica) alla pubblicità (gli spot di manicaretti e prodotti surgelati, che sostituirono Carosello), dai game-show ai quiz, ai varietà. Il Pranzo è servito, per l’appunto un game-show, ovvero un gioco in uno studio televisivo la cui scenografia rappresentava una tavola a pranzo (il piattone, le posate, la saliera, persino il tabellone con le portate per raggiungere il pranzo servito, dal primo alla frutta), inaugura la fascia del mezzogiorno, «televisivamente “inesistente”

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Rivista d'esplorazione

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