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Confini

traddizioni propri dell’ambiente in cui vive. Il poco o il troppo amore manifestato al figlio dai genitori, può scatenare in lui reazioni non previste; così come altri conflitti interni alla famiglia o vissuti dai singoli componenti di questa. La sofferenza emotiva dell’adolescente, se non compresa, può portare a un forte malessere e a forme, anche cliniche, di disagio. Una delle più diffuse è proprio quella di cui stiamo scrivendo, specialmente, come appuntavamo sopra, nel caso delle ragazze: il disturbo dell’anoressia e della bulimia nervosa. Altro cambiamento importante di questo periodo è quello corporeo. Passata la pubertà, il fisico delle bambine si va avvicinando a quello delle madri e delle donne in genere. La superficie del corpo diviene sempre più evidente e le reazioni che si scatenano da questo cambiamento provocano un mutamento anche dei rapporti interpersonali, soprattutto con il genere maschile. L’aspetto fisico inizia a essere considerato un elemento preponderante nell’economia di una valutazione della propria persona: indole e intelligenza (o buona riuscita nelle proprie passioni), passano facilmente in secondo piano. Nonostante anni e anni di lotte femministe il corpo nella donna continua a essere oggi una componente fondamentale nel giudizio globale su di lei: da parte della società e, ovviamente, ancora di più della stessa ragazza che sta diventando donna. In un’età di continui dubbi e scelte, è più che naturale ricercare il modello ideale di donna codificato dall’ambiente per avvicinarsi a esso; e se l’apparenza continua a vincere, sembra logico che l’aspetto fisico avrà, nella creazione della propria persona, un peso notevole. Tuttavia, il modello vincente di donna proposto oggi dalla nostra società appare irrealizzabile: si chiede una perfezione irraggiungibile, e non solo estetica. Lo stesso ruolo della donna risulta definito in maniera ambigua; la società le richiede di essere una superdonna, di accogliere dentro di sé due entità antagoniste: una donna forte, capace nel lavoro e indipendente, e una donna dolce, accogliente, femminile e sensuale. E bella, ovviamente. Il compito è alquanto ingrato, e soprattutto difficile. Facile allora, di contro, se non si hanno i mezzi o le capacità per rielaborare i messaggi ricevuti, perdere il senso delle cose e perdere se stessi. Come abbiamo visto in precedenza, sfortunatamente non sempre la famiglia e l’ambiente che si hanno intorno aiutano nell’impresa di costruire se stessi con serenità. Integrare ambizione e accondiscendenza non è affatto agevole ed è anche per questo che la costruzione di una propria identità può diventare in alcuni casi un’impresa titanica, e nella frattura tra essere e dover essere può germogliare il seme della sofferenza. Questo problema di identità, dalle ragazze che maturano il disturbo dell’anoressia e della bulimia viene falsamente risolto nella ricerca della magrezza. La magrezza, scrive Richard A. Gordon, «è l’ideale che tiene insieme gli elementi conflittuali della nuova identità fem-

minile, costituita, da una parte da potenza, capacità e padronanza e, dall’altra, da cura, compiacenza e sottomissione verso gli uomini».2 Il corpo magro è associato a valori positivi: autocontrollo, efficienza, competitività; quello grasso invece evoca attributi quali la pigrizia, l’indulgenza verso se stessi e l’avidità. Il corpo magro è quello delle modelle, delle donne venduteci come perfette. È il modello di donna venerato dagli anni Sessanta a oggi: quello di Twiggy e di Kate Moss, quello che tanto pericolosamente somiglia alle sculture di Giacometti, e che la nostra società ci vuole slealmente rifilare come il migliore dei corpi possibili.3 Come l’unico accettabile. Dalle comunicazioni dei mass media il messaggio che arriva è che con un corpo così, con una bellezza di questo tipo, tutto è possibile: se hai un fisico come quello delle dive del momento, puoi avere tutto quello che hanno loro, quindi anche quella felicità che si suppone abbiano ottenuto con fama e ammirazione. Peccato però che le cose non stiano proprio così; che al di là delle dichiarazioni rare e fasulle sul meraviglioso mondo della moda e dello star system, ci sia una realtà spaventosa di solitudine, frustrazione e sofferenza. Difficile però è filtrare un messaggio assurdo e di facile distorsione: per essere stimata devi essere magra; soprattutto perché alcuni messaggi arrivano laddove ci sono sensibilità pronte ad accoglierli, terreno fertile. È proprio il caso delle ragazze di cui stiamo scrivendo: ragazze che scelgono di vivere d’aria e di liberarsi del peso della carne; che, attraverso il rifiuto di cibarsi o riempiendosi di cibo fino a scoppiare, comunicano il loro disagio, la paura del vuoto. Parlano con il corpo, attraverso la rinuncia o l’ossessione del cibo, perché evidentemente è diventato difficile comunicare con le parole o più semplicemente essere ascoltate. È bene tenere presente che il cibo è il modo primordiale in cui ogni essere umano entra in rapporto con il mondo. Il fatto che possa diventare in alcuni casi l’unico mezzo efficace per esprimersi, non deve sconvolgere; e nemmeno che si connoti di significati tanto importanti. Queste donne combattono il vuoto che sentono dentro e lo fanno controllandolo attraverso il digiuno o lo riempiono con dosi infinite di cibo; il pensiero ossessivo del cibo ha del resto effetti simili a quelli di un anestetico: annulla le passioni ed elimina le emozioni. Se la difficoltà è quella di crescere e di vivere, in un ambiente che lo impedisce o che comunque non aiuta, ogni panacea alla sofferenza è la benvenuta, anche se i suoi effetti possono essere devastanti. L’anoressia e la bulimia non sono difatti semplicemente malattie dell’appetito, sono più simili a una dipendenza: «La persona che usa il sintomo anoressico-bulimico, come chi fa uso di sostanze stupefacenti - spiega chiaramente Fabiola De Clercq -, ha bisogno per qualche motivo di anestetizzarsi, di soffocare un dolore, e lo fa con la bocca, come se il cibo fosse un tappo: invece di urlare la sua disperazione, si chiude la bocca con il cibo o al cibo per non dire la sua sof-

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