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Visioni

sinonimo di una teatralità dell’interno in senso organico. Questo procedimento esibizionistico non è incompatibile con una forma di pudore, o perlomeno di ripiegamento interiore: il carattere ermetico del frigo, oggetto feticcio che ossessiona l’immaginario di Copi, suggerisce uno spazio interamente ritirato e involuto; sulla scena l’apparizione del frigo ci ricorda che l’esibizione della materia (corpo, cibo) produce non-detti e non-luoghi. Come in Cossa, il tema del cibo corrisponde a un modo di rappresentare iperrealisticamente e organicamente le relazioni umane: in Une visite inopportune (1988), il personaggio di Regina Morti offre al protagonista, Cyrille, il suo cervello come regalo d’amore: «Questo cervello col quale sono nata è per te, amore mio! Devi mangiarlo per provare la tua passione! Tieni, mangialo, tutto! Quando tu sarai morto, io mangerò il tuo cuore!». Sono numerosi gli esempi in cui il fatto di ingerire (cibo, droga) si sostituisce metaforicamente al rapporto intersoggettivo del dialogo tradizionale. Ne La Tour de la Défense (1978), alcuni personaggi mal assortiti si ritrovano riuniti per la festa di Natale come per un artificio teatrale esibito. Le relazioni conflittuali saranno «canalizzate» grazie al cibo. La cena, improvvisata a partire dal cadavere di un serpente e di un ratto, ci è presentata come l’elemento organico che circola fra i personaggi. Più che un leitmotiv, lo scambio di cibo ritma lo spettacolo e gli dona sostanza. A conti fatti i personaggi non arrivano mai a «mettersi a tavola», scopo che sembrava invece posto all’inizio: il cibo li lega senza mai riunirli. La libido rimpiazza la socialità. Questa circolazione contamina tutti gli attanti, uomini e anima-

li, in tutti i sensi (si tratta di nutrire una gabbianella con del caviale). La presenza ossessiva di un bagno fuori scena, il fatto che il serpente commestibile sia uscito dalle condutture sono emblematici tanto quanto la tuyauterie (‘insieme dei tubi, condotti, canalizzazione di una costruzione’) che lega i personaggi. Questa circolazione è essa stessa una metafora dell’energia teatrale e dei giochi d’empatia a partire dai quali si costruisce il gioco dell’attore: il teatro diviene così oggetto della rappresentazione. Si noterà che il rapporto con il cibo istaura in Copi una temporalità particolare, che è quella della fame. Cachafaz (1993) ci mostra per esempio come gli abitanti affamati di una bidonville finiscano per uccidere, tagliare e mangiare i poliziotti che li perseguitavano (nella rappresentazione di Alfredo Arias,9 ne fanno dei salami). Il cannibalismo è la manifestazione di un’indifferenziazione totale, indifferenziazione che si può considerare in collegamento con l’omosessualità di Copi. Fare lo stesso con dell’altro, fare altro con se stesso: è l’oggetto di uno degli spettacoli più astratti e organici di Copi, Loretta Strong (1973). Il personaggio unico si appropria dell’universo per invaginazione (concetto di Jacques Derrida),10 fa rientrare tutto ciò che trova nella sua «vagine», orifizio a un tempo sessuale e digestivo, e conclude la sua metafora con questa esclamazione paradossale: «Je sors!» (‘io esco’). L’invaginazione generalizzata, specie di ingestione attraverso il basso, può allora far pensare alla definizione del carnevalesco proposta da Bachtin. In Copi, essa è soprattutto la rappresentazione di un mondo allo stesso tempo precario e indiffe-

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Argo X / Questioni di gusto  

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