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Visioni Marco De Marinis

Teatro di cibo e dei sensi Una storia dei rapporti (intensi e molteplici) fra cibo e teatro in Occidente non è stata ancora scritta, che io sappia, e riserverebbe delle sorprese. Tralasciando in questa sede i riferimenti antichi e canonici, dalla Grecia dei Misteri (eleusini, dionisiaci, orfici) al moderno Melodramma e al Caffè-concerto, mi limito a ricordare innanzitutto qualche esempio a partire dalle mie personali esperienze, le rappresentazioni legate al cibo alle quali mi è capitato di assistere personalmente: dal leggendario pane distribuito, in modo eucaristico, dal gruppo americano Bread and Puppett Theater,1 alla tavolata imbandita (anche se frugalmente) a cui erano invitati gli spettatori dell’Odin Teatret per lo spettacolo Nello scheletro della balena,2 al “vino-e-salsicce” che la banda romagnola del Baldus3 condivideva con il pubblico (almeno nella rappresentazione al Link di Bologna del gennaio 2001). Andando talvolta dietro a Giuliano Scabia, nei suoi viaggi per quartieri e paesi, a cominciare dai tempi del Gorilla Quadrumàno (197475), mi è spesso capitato di mescolare gusto e olfatto e tattilità ai sensi cosiddetti nobili, in un irresistibile lievitare sinestesico di visioni ed emozioni. E chissà quanti altri esempi dimentico. Fra gli ultimi in ordine di tempo, e fra i più espliciti, è certamente il Teatro da mangiare? (un evento per 26 commensali) del Teatro delle Ariette, consumato, è proprio il caso di dire, alla XXXI edizione del Festival di Santarcangelo (luglio 2001), in un casolare sulle colline romagnole.4

La riscoperta dei sensi bassi attraverso l’esperienza culinaria in alcune performance teatrali

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Argo X / Questioni di gusto  

Rivista d'esplorazione

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