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Editoriale Francesca Blesio

Questioni di gusto In realtà nessun essere umano indifferente al cibo è degno di fiducia (Manuel Vázquez Montalban)

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ggi ottocento milioni di persone nel mondo soffrono la fame. Contemporaneamente nel ricco Occidente il bisogno primario di mangiare si allontana sempre di più dal concetto originario di sfamarsi. Non da ieri, comunque. La nostra società, quella che si sceglie di mostrare quasi sempre celando povertà e indigenza comunque presenti, si è accostata nei secoli al cibo con altre istanze complementari a quella dell’elementare nutrimento. L’atto di mangiare non si esaurisce mettendo a tacere uno dei bisogni primari del nostro corpo, ma comprende in sé un ampio discorso inerente alla simbologia propria del cibo e al conseguente complesso ruolo che ha il pasto nella quotidianità e nella vita di un individuo, e l’alimentazione in quella di un popolo e della sua cultura. Ci avviciniamo a conoscere l’Altro anche osservando come mangia, facciamo esperienza di una civiltà anche gustandone i suoi peculiari sapori. E analizzando le sensazioni che proviamo nei confronti del cibo scopriamo molto di noi stessi. Ecco perché anche mangiare può essere un discorso intimo. Feuerbach sosteneva che «l’uomo è ciò che mangia», e da questo pensiero siamo partiti per indagare all’interno di questo numero il legame che unisce il cibo all’io di ognuno di noi. La consapevolezza di ciò che si va consumando è uno dei punti focali della nostra esplorazione. Mangiando siamo, perché mangiando operiamo delle scelte, niente affatto di poco valore; basti pensare all’incidenza che le scelte alimentari hanno avuto nella storia del genere umano. Scrivere dell’uomo attraverso il suo rapporto con la nutrizione vuole dire porsi nella condi-

zione di scrutare quasi tutti gli aspetti della sua natura, poiché il modo di accostarci al cibo (il prima, il mentre e il dopo) interessa sfere diverse del nostro essere: quella etica, quella sociale, quella culturale. Abbiamo deciso di lasciare ad altri le indagini sulle nuove mode della gastronomia, e osservare con il prisma di «Argo» i riflessi che il rapporto tra identità e cibo può creare oggi e quelli che ha disegnato nell’arte e nella storia. Attraverso il cibo si è fatta nei secoli cultura, allo stesso modo, nel rapporto tra l’uomo e ciò che mangia possiamo leggere culture diverse. Secondo il carattere della rivista che curiamo, la nostra attenzione si è soffermata quindi soprattutto sulle sovrapposizioni tra arte, in senso lato, e cibo: da Neruda a Proust, da Petronio a Rossini, passando per Amado e Marinetti e altri artisti ancora. «Si dice che l’appetito vien mangiando, ma in realtà viene a stare digiuni», diceva Totò: parlare di cibo implica riflettere anche sulla sua disomogenea distribuzione. Significa ricordarsi dell’importanza di un suo consumo critico. E criticamente abbiamo cercato di rileggere la storia dell’alimentazione e le relative implicazioni sociali e spirituali. In «Ogra», il volto estroso di «Argo», abbiamo fatto lo stesso. Dai fumetti alla poesia, dalla fotografia ai racconti, tutti i nostri autori hanno indagato il rapporto che lega l’individuo al cibo raccontando scelte e storie diverse; tali per i contesti sociale e spaziale in cui nascono, ovviamente, ma anche e soprattutto, in questo caso, per la fantasia e la poetica di ognuno degli artisti.

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Argo X / Questioni di gusto  

Rivista d'esplorazione

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