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Scritture

minare alcuni casi letterari in cui l’idea del ricettario di cucina dà vita a un prodotto artisticamente valido, e in alcuni casi a un capolavoro; ma si tenga conto che parlerò di eccezioni, di casi particolarmente riusciti, che si distaccano dal piattume generale, e che sono comunque qualcosa in più di semplici ricettari. In particolare, ho scelto di effigiare due casi tra loro speculari: il primo è un ricettario che diventa opera letteraria; il secondo è un insieme di opere letterarie che diventa ricettario. Se già il De re coquinaria di Apicio esula dalla categoria dei semplici testi di cucina,1 perché costituisce un preziosissimo documento storico per ricostruire la cultura materiale romana all’inizio dell’Impero, e se comunque anche i secoli successivi (specialmente quelli tra il Quattrocento e il Seicento) sono ricchi di casi letterari che sconfinano nel gastronomico (vedi l’abbondanza di cibi e banchetti nell’opera barocca, da Vivaldi ai napoletani), la vera fioritura del ricettario si situa a mio parere tra diciannovesimo e ventesimo secolo, sul-

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l’onda di quella rivoluzione cultural-gastronomica iniziata in Francia con gli studi sulla fisiologia del gusto. Durante tutto l’ancien regime, nelle sale da pranzo di Vienna e di Versailles, ma anche nei più modesti salotti dell’alta borghesia, il rito della cena o del pranzo domenicale è parte integrante della vita sociale; il momento di più alta convivialità all’interno della famiglia (o della corte) aveva all’epoca un valore molto maggiore di quello che ha oggi (solo nel Meridione d’Italia ho finora riscontrato una cultura della mensa paragonabile a quella ottocentesca), e la preparazione delle vivande richiedeva un impegno che andava al di là della semplice cottura del cibo. Questa atmosfera fumosa e inamidata traluce meravigliosamente dalle pagine del capolavoro di Pellegrino Artusi da Forlimpopoli, La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene.2 Uomo d’affari con l’anima votata al culto del buon mangiare, il grande romagnolo ha immortalato come in una polaroid virata seppia la buona società padana che era diventata italiana da trent’anni,

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Argo X / Questioni di gusto  

Rivista d'esplorazione

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