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Indice

Afillante

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Alaterno

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Albero di Giuda

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Carrubo

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Cisto

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Corbezzolo

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Dafne

9

Equiseto

10

Euforbia

11

Frassino

12

Giglio di mare

13

Ginepro

14

Leccio

15

Mirto

16

Ontano

17

Pervinca

18

Pino Nero

19

Roverella

20

Sorbo

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Viola di Bertoloni

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Afillante

Aphyllanthes

Classificazione Classe Liliopsida Sottoclasse Liliidae Ordine Liliales

Appartiene alla famiglia delle Liliaceae nella classificazione convenzionale, o quella di Asparagaceae. Questa è una delle piante più caratteristiche della macchia del Mediterraneo occidentale, dove fiorisce abbondantemente in primavera, formando grumi ricordando giunchi. I fiori sono di colore blu, raramente bianco. Il suo nome in greco significa "fiore senza foglie." Le foglie sono infatti ridotte a guaine membranose alla base dei gambi. Il suo profumo è inesistente, il suo sapore è leggermente dolce. Fiorisce tra aprile e maggio . Vive su prati aridi e garighe, dal livello del mare a 800 metri di altitudine. la specie, rara, in Italia è presente solo in Liguria occidentale e centro-occidentale (fino al confine tra le province di Savona e Genova, cresce fino a Cogoleto ma non ad Arenzano!) e in qualche località disgiunta del nordovest (dal Basso Piemonte al Bresciano) e della Sardegna nord-occidentale. È l’unica appartenente al genere monotipico Aphyllanthes, unico rappresentante nell’area mediterranea di un gruppo sistematico di piante tipiche della flora australiana.

Autore: Daniela Firpo 3


Alaterno

Rhamnus Alaternus Caratteristiche generali Foglie: sempreverde, variabili da ovali a lanceolate, inserzione alterna Fiori: unisessuali in brevi racemi ascellari, fiori piccoli di color giallo verde, fioritura : feb./apr. Frutti: drupe sferiche nere a maturazione Portamento: arbusto alto sino a 5 m Questa specie è diffusa nelle regioni mediterranee, dove è comune nella macchia sempreverde, preferibilmente su terreni calcarei e rupestri. Termofila, adattata alla siccità, resiste ai venti marini. Il legno, color bruno-giallastro, molto duro, da fresco emana odore sgradevole; viene impiegato per piccoli lavori al tornio. La pianta ha scarso impiego come ornamentale; per la sua chioma compatta si presterebbe però per creare siepi e divisori.

Classificazione Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Rhamnales Famiglia Rhamnaceae Genere Rhamnus Specie R. alaternus

Autore: Davide Alia 4


Albero di Giuda

Cercis siliquastrum L.

Caratteristiche generali Dimensione, tronco e corteccia Alto fino a 8 metri, ha una chioma arrotondata, abbastanza densa , di colore verde chiaro. Tronco snello, più o meno obliquo e sinuoso, presenta una corteccia bruno scura, screpolata e rugosa. Foglie Decidue ed alterne, con un picciolo lungo, arrotondate cuoriformi o reniformi, verde chiaro. Strutture riproduttive Fiori ermafroditi, riuniti in infiorescenze a grappolo sessile (4-6). Sono presenti su tutta la pianta e hanno colore rosa-violaceo; esistono anche varietà a fiore bianco (alba). Fiorisce nei mesi di marzo ed aprile, prima della comparsa delle foglie. Il frutto è un legume allungato e appiattito, inizialmente con sfumature rossastre poi bruno a maturità. Lungo 8-12 cm e persiste sulla pianta per tutto il periodo invernale. I semi lenticolari sono bruno scuri.

Usi Apprezzata specie ornamentale, è molto impiegata per l'arredo urbano e nei parchi per la sua bella fioritura primaverile e per la sua resistenza all'atmosfera cittadina.

Classificazione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Angiospermae Classe: Dicotyledones Famiglia: Leguminosae (Cesalpiniaceae)

Nella tradizione cristiana si racconta che Giuda per guadagnare 30 denari tradì Gesù dandogli un bacio sulla guancia. Subito dopo si pentì del suo atto ed andò nello stesso luogo dove aveva tradito l'amico, scelse una pianta e vi si impiccò. L'albero scelto era proprio il Cercis siliquastrum che per questo motivo venne chiamato dalla maggior parte delle persone albero di Giuda. Poiché questo tradimento avrebbe fatto odiare questo albero da tutti coloro che credevano in Dio, il Signore decise, dato che l'albero non aveva nessuna colpa, di fargli un regalo e gli disse: "Tu albero non hai colpa per il tradimento di Giuda e farò in modo che gli uomini non ti odino, ma si ricordino di te come un albero meraviglioso e quindi ti darò una chioma piena di bellissimi fiori fucsia e a primavera quando fiorirai tutti ti guarderanno ammirati". L'albero fu molto contento e ringraziò il Signore. 5


Carrubo

Ceratonia siliqua

Classificazione Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Sottoclasse Rosidae Ordine Fabales Famiglia Caesalpiniaceae Genere Ceratonia

Il Carrubo è una pianta originaria del bacino meridionale del Mediterraneo. Diffuso nell'Italia meridionale, specie in Sicilia e Sardegna. Gli esemplari più a nord si trovano sul promontorio dell'Argentario (Toscana). Albero robusto, alto 7-10 m, dal portamento espanso tabulare. Tronco più o meno difforme, con corteccia liscia, bruno-rossa. Foglie alterne, persistenti, composte da 2-5 paia di segmenti ovali, rotonde o smarginate all'apice. I fiori, in prevalenza unisessuali, tendono a ripartirsi su piante separate in base al sesso, determinando nella specie un comportamento essenzialmente dioico. Molto piccoli e di colore verde-rossastro (privi di corolla, calice con 5 sepali presto caduchi), sono riuniti in grappoli cilindrici eretti, quelli maschili con 5 stami, quelli femminili con uno stimma sessile. Il frutto (carruba) è una camara allungata e appiattita, di circa 2x10-15 cm, nerastra a maturità, con epicarpo crostoso, mesocarpo carnoso, dolce e una fila di piccoli semi lenticolari, bruni, di consistenza lapidea. La crescita del carrubo è lenta, la sua longevità molto alta, fino a 500 anni. Caratterizza l'aspetto più caldo della macchia mediterranea, dove si accompagna a olivastro, palma nana, filirea maggiore, lentisco, mirto e altre specie arbustive ed erbacee.

Il carrubo rientra nella lista degli alberi incriminati di aver offerto un ramo per il suicidio di Giuda; nel caso specifico si tratta di una tradizione popolare siciliana che riguarda, più precisamente, il carrubo selvatico. In Siria e nell’Asia Minore, invece, la specie era sotto la protezione di San Giorgio; ancora oggi si possono incontrare chiesette dedicate al Santo, protette dalla rassicurante ombra del carrubo. Ed era il cioccolato dei poveri

Autore: Riccardo Bova 6


Cisto

Cistus incanus

Il cisto è un arbusto lanoso-tomentoso, a portamento cespuglioso di modesto sviluppo, inferiore ad un metro di altezza, fittamente ramificato. Le foglie, che assomigliano vagamente a quelle della salvia per la superficie rugosa, sono ovali e ricoperte da una fitta tomentosità. La lamina è lunga dai 2 ai 4 cm. I fiori sono abbastanza grandi e vistosi, di 4-6 cm di diametro con petali rosei o rosso purpurei, gialli alla base. Sono riuniti in gruppi terminali di poche unità all'ascella di foglie bratteiformi. Il frutto è una capsula. Distribuzione e habitat Il cisto è una pianta tipica del bacino del Mediterraneo. Vegeta come pianta del sottobosco nella macchia mediterranea o come componente floristico delle macchie degradate e delle garighe. Presente nelle isole, in Liguria e in tutta l'Italia peninsulare si spinge a nord anche in Emilia-Romagna nella zona costiera (retrodune dei Lidi ferraresi) e sui colli romagnoli. È inoltre presente in stazioni isolate del litorale veneto.

"Sopra ogni cisto da qui al mare c’e' un po’ dei miei capelli

Classificazione Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Violales Famiglia Cistaceae Genere Cistus

sopra ogni sughera il disegno di tutti i miei coltelli…" De Andre', Canto del servo pastore

Autore: Beatrice Roba 7


Corbezzolo

Arbutus unedo

Classificazione Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Ericales Famiglia Ericaceae Genere Arbutus Specie A. unedo

Il nome scientifico del Corbezzolo è Arbutus unedo; è un cespuglio o un piccolo albero appartenente alla famiglia delle Ericaceae, diffuso nei paesi del Mediterraneo occidentale e nelle coste meridionali d'Irlanda. I frutti maturano l'anno successivo rispetto alla fioritura che dà loro origine in autunno. La pianta si trova quindi a ospitare contemporaneamente frutti e fiori maturi, cosa che la rende particolarmente ornamentale, per la presenza di vivaci colori: il rosso dei frutti, il bianco dei fiori e il verde delle foglie. Le foglie hanno le caratteristiche tipiche delle piante sclerofille. Hanno forma ovale lanceolata,sono larghe 2-4 centimetri e lunghe 10-12 centimetri, hanno margine dentellato. I fiori, sono riuniti in pannocchie pendule che ne contengono tra 15 e 20. La corolla è di colore bianco-giallastro o roseo. Il frutto è una bacca di circa 2 centimetri, carnosa e rossa a maturità, ricoperta di tubercoli abbastanza rigidi spessi qualche millimetro,i frutti maturi hanno un buon sapore. Il legno di corbezzolo è un ottimo combustibile per il riscaldamento casalingo utilizzato su camini e stufe, ma il suo utilizzo maggiore è per gli arrosti grazie alle sue caratteristiche aromatiche. È una tipica essenza della Macchia Mediterranea,vegetando tra cespugli e boschi di Leccio. Prediligi terreni silicei e vegeta ad altitudine compresa tra i 0 e 800 metri.

Tra storia e leggende si racconta che il Corbezzolo ha ispirato i colori della bandiera italiana. Il bianco dei suoi fiori, il rosso dei suoi frutti e il verde intenso delle sue foglie, in epoca risorgimentale divenne un simbolo patriottico,adottato dai nuovi nascenti italiani perché proponeva i tre colori della bandiera che li guidava, diventando simbolo della guerra d'indipendenza. Gli antichi lo associavano alla dea Carna, protettrice del benessere fisico, rappresentata con un rametto di corbezzolo tra le mani con cui la dea scacciava gli spiriti maligni.

Autore: Zenabu Micera 8


Dafne

Daphne cneorum

Classificazione Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Myrtales Famiglia Thymelaeaceae Genere Daphne

Piccolo arbusto, sempreverde o con foglie decidue. Il suo nome volgare è "fiori di stecco". Le foglie sono piccole lanceolate di colore verde brillante con margine liscio. In estate produce i frutti che sono bacche scure, cuoiose contenenti un solo seme. L'altezza di questo genere varia secondo la specie. I suoi fiori si presentano in varie gradazioni di rosa, dal bianco al rosso. Crescono in primavera e sono gradevolmente odorosi. Sopporta molto bene sia le temperature calde sia quelle fredde. Può essere esposta o in pieno sole o in ombra parziale, predilige luoghi dal clima temperato. La sua caratteristica è che cresce su rocce velenose. In Italia è presente in tutte le regioni settentrionali; è una specie rara, anche se localmente può risultare frequente, come avviene ad esempio nell'Appennino Ligure occidentale. CURIOSITA' Un tempo veniva usata per fare cataplasmi o per ricavarne una polvere starnutatoria, le bacche inoltre servivano come emetico. In decozione ha proprietà antireumatiche, antiartritiche ed antinevralgiche , ma deve essere usata solo da medici esperti del settore poiché le bacche sono velenose.

La leggenda narra che a causa della sua estrema bellezza la dea Dafne attirò l'attenzione e l'ardore amoroso del dio Apollo. Ella però rifiutò l'amore divino e cominciò a fuggire via lontano; Apollo la inseguì ma poco prima di raggiungerla la fanciulla supplicò i genitori, il dio fluviale Ladone e la madre, la naiade Creusa di salvarla. Gli Dèi ascoltarono la preghiera ed ecco che, in un attimo, la giovane si trasformò in una pianta: la Dafne.

Autore: Valentina Canepa 9


Equiseto o coda di cavallo 

SOSTANZE

Equisetum Equiseto estivo e invernale

E’ una tra le piante più antiche del mondo: oggi si presenta come una piantina alta poche decine di centimetri, era un albero che raggiungeva i 30 metri d'altezza e gli studiosi fanno risalire la sua origine nel Carbonifero, 300 milioni di anni fa. Appartiene alla famiglia delle Equisetacee (in gran parte conosciute come piante fossili), il suo nome deriva dal latino “equus”: cavallo e “saeta”: setola, crine, perché la pianta adulta ricorda la coda del cavallo. Si tratta di piante perenni che, alle latitudini più miti, appassiscono d'inverno; ai tropici sono invece sempreverdi, come pure alcune specie della zona temperata La forma biologica più ricorrente è geofita rizomatosa, ossia sono piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei detti rizomi (un fusto ipogeo dal quale, ogni anno, si dipartono radici e fusti aerei). In realtà anche durante i periodi più avversi la pianta deve continuare a vivere per cui alcuni brevi rami ipogei laterali si trasformano in tuberi rotondi contenenti sostanze di riserva per lo svernamento.

Ciclo riproduttivo

Classificazione Sottoregno Tracheobionta Divisione Pteridophyta Classe Equisetopsida Ordine Equisetales Famiglia Equisetaceae Genere Equisetum

Autore: Andrea Concato

La riproduzione dell’Equiseto è simile a quello delle felci, ossia avviene attraverso le spore, contenute all’interno di apposite strutture poste all’apice dei fusti fertili: gli sporangi. Questi si aprono a primavera liberando le spore contenute al loro interno. Racconta la leggenda che un giorno il diavolo, osservando la grande quantità di fiori e piante che Dio aveva creato, pensò di crearne una, convinto che non fosse complicato, e andò dal Creatore dicendogli che presto ci sarebbe stata una nuova pianta. Il diavolo unì parti di piante già esistenti e si presentò a Dio, il quale, accortosi dell'inganno, decise di lasciare in vita quella pianta, donando alla natura una nuova specie. In alcuni paesi l'equiseto è noto come erba del diavolo. 10


Euforbia arborea

Euphorbia dendroides

Classificazione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Angiospermae Classe: Dicotyledones Famiglia: Euforbiacee

Autore: Elisa Avino

È diffusa nel bacino del Mediterraneo e nel Nord Africa, in Palestina e sulle coste dell'Italia. Si presenta in forma di cespugli, con fusto e rami dicotomi, alti fino a due metri. In inverno e primavera forma dei cuscini sferici verdi. In estate si presenta come un arbusto privo di foglie. I rami, se strappati, secernono un lattice bianco irritante. FOGLIE E FIORI Le foglie sono alterne, lanceolate, di colore verde e rossicce; all'inizio dell'estate si colorano di rosso e cadono. I fiori sono di color giallo-oro raccolti in ombrelle. Fiorisce da Aprile a Giugno. Il frutto è un coccaio tricarpellare, contenente semi appiattiti. RIPRODUZIONE Si riproduce per impollinazione anemogama, ma esistono casi di impollinazione zoogama da parte di insetti. La disseminazione è garantita dall'apertura a scatto del frutto distante dalla pianta madre. Si propaga anche per radicazione di talea. USI Viene usata a scopo ornamentale. Anticamente veniva usata per bruciare porri e verruche.

Il nome dell'euforbia si associa a quello della magra Circe, esperta di veleni, ed al Monte Circeo dove la maga visse. La leggenda vuole che Circe si sia recata al tempio di Antigia, dea protettrice dalle malattie, nella terra dei Marsi, ricca di erbe medicinali e veleni, e tra queste c'era l'euforbia. La storia narra di un medico, chiamato Euforbio, esperto botanico che diede il nome a questa pianta e la descrisse in un trattato. L'euforbia è uno dei più grandi generi, racchiude oltre 1700 specie di piante, originarie di tutto il mondo. Quasi tutte queste piante hanno la caratteristica che se tagliate o incise emettono una sostanza bianca e velenosa. Quella arborea ha raggiunto con un'avventurosa migrazione l'Africa e l'area mediterranea. 11


Frassino o Orniello

Fraxinus

Classificazione Divisione: Magnoliophyta Classe: Magnoliopsida Ordine: Scrophulariales Famiglia: Oleacea Genere: Fraxinus ornus.

Autore: Lorenzo Toso

Foglie: decidue, imparipennate, formate da 7-15 foglioline ellittico-lanceolate a margine seghettato, più o meno sessili tranne la foglia apicale Fiori : le infiorescenze sono a forma di pannocchie, i fiori generalmente ermafroditi e profumati, possiedono un calice campanulato; la corolla ha petali bianchi leggermente sfumati di rosa, lineari, di 5-6 mm di lunghezza. Frutti: samare lanceolate Portamento: alto sino a 30 m. Cresce principalmente in boschi e foreste in associazione a varie latifoglie, come quercia, carpino ecc... ed è formidabile nel ricolonizzare le zone forestali in cui è avvenuto un incendio o un precedente vecchio rimboschimento. Il frassino è sfruttato per il legno, molto pregiato e ricercato, di color bruno chiaro, con riflessi lucidi, di facile lavorazione. E' utilizzato talvolta come ornamentale, soprattutto alcune varietà che hanno particolare portamento e colorazione dei fogliame.

Nella Cultura Celtica il Frassino incarna i nati tra il 1 e il 3 di giugno e quelli del 1 Dicembre: “Non esiste ambizione più forte di quella che contraddistingue il Frassino”. Secondo la tradizione della stregoneria è considerato il legno migliore per realizzare bacchette e talismani di salute e guarigione. La credenza popolare dice che alcune foglie di frassino poste sotto o vicino all’orecchio possano favorire sogni profetici. Associata ad Odino, nella mitologia germanica il frassino, Yggdrasil, era l’albero cosmico per eccellenza, sostegno del mondo. L’albero cosmico è non solo l’asse che unisce cielo, terra e inferi, ma anche il tramite attraverso il quale lo sciamano è in grado di uscire dal nostro mondo per salire o scendere attraverso i molteplici livelli dell’essere. 12


Giglio di mare

Pancratium maritimum

Classificazione Divisione Magnoliophyta Classe Liliopsida Ordine Liliales Famiglia Amaryllidaceae Genere Pancratium

Autore: Francesco Damonte

E’ una pianta erbacea bulbosa alta fino a 50 centimetri che cresce spontanea negli arenili e nelle dune costiere italiane e mediterranee sud-occidentali, nononché sulle coste atlantiche del Portogallo e sulla costa meridionale del Mar Nero, che può anche essere coltivata nei giardini, in particolare quelli vicino al mare. In Italia la si può trovare allo stato selvatico nelle dune e nelle spiagge tirreniche, in quelle adriatiche, ioniche ed in quelle delle due isole maggiori (particolarmente diffuso in Sardegna, assieme al P. illyricum). Sta diventando ormai sempre più raro a causa dell'antropizzazione dei litorali, che provoca una progressiva scomparsa delle dune sabbiose che costituiscono la sua dimora prediletta. Per questo motivo in molte zone è considerato specie protetta ed è assolutamente proibito raccogliere le piantine oppure asportarne i fiori o i bulbi. i fiori, simili a quelli del narciso, sono profumati, di colore bianco puro.

Una leggenda narra che il Giglio di mare nacque dal latte perduto da Era mentre Ercole lo succhiava con troppa foga. Parte del liquido divino schizzò in cielo generando la Via Lattea e parte cadde sulle spiagge generando i gigli. Il nome ebraico per il fiore è strettamente legato alla rosa di Sharon menzionata nel Cantico dei Cantici. Dal momento che la pianta cresce sulla pianura di Sharon della costa del Mar Mediterraneo, si suppone che il passo biblico possa fare riferimento a questo fiore. 13


Ginepro

Juniperus Caratteri botanici Arbusto alto fino a 3 metri, presenta fusti tortuosi e ramificati, con corteccia bruno-rossastra. Le foglie sono aghiformi, pungenti, verticillate a tre. È una specie dioica, con piante maschili dai fiori poco appariscenti, giallastri, che compaiono in maggio-giugno; e piante femminili con fiori a tre squame che si trasformano in “bacche” (botanicamente si chiamano “galbuli”) sferiche, carnose, prima verdi e blu-viola quando sono maturi, che si compie in 2-3 anni, e ricoperte da una patina opaca, sulle quali sono visibili le tre squame all’apice. Raccolta e conservazione Raccogliere i frutti quando sono maturi. Essiccare in luogo ombroso e ventilato. Uso in cucina e proprietà terapeutiche In cucina si abbina con selvaggina, porchetta, arrosti, lessi, spiedini. Proprietà terapeutiche: diuretiche, antisettiche, balsamiche, stimolanti, espettoranti.

Classificazione Divisione Pinophyta Divisione Pinophyta Classe Pinopsida Classe Pinopsida Ordine Pinales Ordine Cupressaceae Pinales Famiglia Famiglia Cupressaceae Genere Juniperus Genere Juniperus

Una donna, rattristata dalla sua impossibilità di avere figli, un giorno d'inverno sbuccia una mela seduta ai piedi di un ginepro, nel suo giardino. Inavvertitamente si ferisce ad un dito e il sangue che ne fuoriesce macchia la neve che ricopriva il terreno: d'istinto esprime il desiderio di poter dare alla luce un figlio rosso come il sangue e bianco come la neve. Di lì a poco, con grande gioia sua e di suo marito, la donna rimane incinta, ma verso la fine della gravidanza si ammala per aver mangiato troppe bacche del ginepro. Poco prima di partorire, chiede al marito di essere seppellita sotto quell'albero: il parto va a buon fine, ma la donna effettivamente muore dando alla luce suo figlio...

Autore: Autore: Alice Alice Cariello Cariello 14


Leccio

Quercus ilex

Classificazione Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Fagales Famiglia Fagaceae Genere Quercus Nomi volgari: LECCIO, ELCE

Autore: Davide Corelli

Foglie: sempreverdi, cuoiose, ovali-ellittiche, sopra lucide, a margine liscio o spinoso Fiori: unisessuali, quelli maschili in lunghi amenti, quelli femminili solitari o a coppie (poco appariscenti) Frutti: ghiande ovoidali con cupola a squame brevi Portamento: alto sino a 25 m. Pianta sempreverde diffusa e abbondante nelle regioni mediterranee; lo incontriamo sino a 700-1000m di altitudine; costituisce boschi puri o misti con pini, sughera, corbezzolo, erica, lauro, roverella, orniello, olmo. La lecceta si può considerare la piú caratteristica formazione dell'orizzonte mediterraneo. Tollera condizioni di aridità molto spinte, ed è poco esigente nei confronti di luce e temperatura. Ha accrescimento lento ed è molto longevo, raggiungendo anche mille anni di età. Questa quercia è frequentemente utilizzata come pianta ornamentale molto decorativa, perché sopporta bene la potatura in forme obbligate e si presta anche per alberatura stradale. Il legno, di colore rosso scuro, molto duro e pesante, è difficile da stagionare e da lavorare; è buon combustibile e produce carbone molto pregiato, a elevato potere calorifico (carbone cannello).

Il leccio venne accusato di tradimento nei confronti di Gesù, in una leggenda, in quanto accettò di offrire il suo legno per la costruzione della dannata croce quando tutte le altre piante del regno si erano invece rifiutate. Ma San Francesco non ci mise molto a innalzare di nuovo la beltà e la bontà di questa pianta e il suo vero significato. E come lui, altre importanti istituzioni del tempo. Il Leccio offrì il suo legno semplicemente perchè capì che doveva sacrificarsi per la redenzione così come lo stesso Cristo. Ridivenne presto così importante che alcune città italiane, iniziarono a litigarsene il nome ma, ce l’ebbe poi vinta Lecce che cambiò il suo nome da Lupie (lupa), a Lecce appunto. Il suo stemma infatti è una lupa che avanza sotto ad un Leccio o sta in agguato. 15


Mirto Myrtus communis Il mirto é una pianta arbustiva della famiglia delle Myrtaceae tipica della macchia mediterranea. Ha foglie sempreverdi, ovali-acute, di colore verde-scuro. I fiori sono profumati, hanno un colore bianco o roseo. La fioritura ha luogo nella tarda primavera e all'inizio dell'estate. Un evento piuttosto frequente è la seconda fioritura che si può verificare in tarda estate, con autunni caldi. I frutti del mirto sono bacche di colore nero-azzurrastro, rosso-scuro o più raramente biancastre, con numerosi semi reniformi. Maturano a novembre a gennaio persistono sulla pianta.

Classificazione Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Sottoclasse Rosidae Ordine Myrtales Famiglia Myrtaceae Genere Myrtus Specie M. communis Genere

Autore: Ilaria Giubilei

Il nome mirto deriva dal latino myrtus, che significa essenza profumata. Secondo la mitologia greca prende il nome da Myrsine, una fanciulla uccisa per invidia dal giovane che era stato da lei battuto nei giochi ginnici. Atena, dea della sapienza, della saggezza, della tessitura, delle arti e della guerra, impietosita dalla triste morte della fanciulla la trasformo in un arbusto odoroso. Un’altra leggenda narra che Bacco, dio del vino, quando si era recato negli inferi per liberare la madre Selene uccisa fulminata da Giove, aveva promesso di lasciare in cambio della madre una pianta di mirto. Questo è il motivo perchè qualcuno attribuisce al mirto un significato funereo e usa decorare i sepolcri con i suoi rami. Le sue fronde divennero, a partire dal 500 a.C. simbolo di vittoria, infatti durante un’ovazione, decretata dal Senato romano il vincitore saliva al Campidoglio con una corona di mirto e sacrificava una pecora (ovis in latino, da cui il termine ovazione). Negli ultimi secoli dell’impero romano il mirto era considerato un albero propiziatorio per i giovani sposi e veniva regalato per la loro abitazione.

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Ontano

Alnus Il nome del genere deriva forse dal celtico, significando "presso le rive". L'ontano nero ha areale che comprende quasi tutta l'Europa, eccettuate le estreme regioni settentrionali; vive spontaneo dal piano basale a quello montano, dove si spinge fino a 1200 m di altitudine. E' costituente principale della vegetazione fluviale su terreni argillosi, sabbiosi, poveri, che colonizza anche grazie alla presenza frequente sulle radici di tubercoli radicali, che ospitano batteri fissatori dell'azoto atmosferico. Vegeta inoltre in ambienti periodicamente inondati o paludosi, formando boschetti puri o misti con pioppi, salici e altre piante igrofile, comportandosi come specie miglioratrice dei terreno. Come tutti gli ontani, è poco longevo. Viene sfruttato per la produzione di paleria e combustibile. Il legno appena tagliato è chiaro, ma quando dissecca assume colore rosso-bruno; a contatto con l'acqua diventa durissimo, e per questo si presta ad opere soggette a sommersione; esposto all' aria, invece, è poco durevole. E’ utilizzato in falegnameria perché si tinge bene, soprattutto per lavori di intaglio e tornitura, per realizzare infissi, zoccoli e giocattol

LA LEGGENDA SULL'ONTANO

Classificazione Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Fagales Famiglia Betulaceae Genere Alnus

La mitologia della donna ontano rientra in svariate leggende popolari tedesche, in cui essa è sempre una donna bellissima, che seduce gli uomini libertini e, una volta che è tra le loro braccia, li punisce trasformandosi in un essere peloso. La morale può sembrare influenzata da una mentalità fortemente cristiana, ma il suo reale significato è “segui il tuo cuore, non i tuoi appetiti”

Autore: Rocco Valle 17


Pervinca

Vinca major

Classificazione Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Famiglia Gentianales Ordine Apocynaceae Genere Vinca

Autore: Giulia Zucca

Originaria di tutta la fascia tropicale e non solo del Madagascar, questa specie erbacea a portamento cespuglioso ed eretto, di piccola taglia presenta foglie opposte, oblunghe, lucide, di colore verde scuro con la venatura centrale bianca. Da aprile a ottobre produce fiori, larghi 2,5 cm., formati da un piccolo calice e da una corolla con un sottile tubo che si apre in cinque petali divisi e spatolati di colore rosa con una macchia più scura al centro dell’orifizio del suddetto tubo. Benché sia una specie perenne, viene solitamente coltivata come annuale, visto che gli esemplari più vecchi tendono a diventare sgraziati. Cresce fino a 30-40 cm. La pervinca è considerata una pianta tossica per il suo contenuto in vincristina. Nel medioevo la pervinca veniva usata anche come preparato per filtri d'amore. Le foglie della Vinca minor contengono vincamina, un principio attivo usato in farmacologia per disturbi legati alla circolazione sanguigna, anemie, disappetenza e disturbi della memoria. Un tempo le foglie erano usate nella cura della tubercolosi per le sue proprietà emostatiche.

Eugène Grasset caratterizza questa bella immagine di Marzo con “la belle jardinière” intenta alla semina dei fiori azzurri della pervinca. Questa piccola piantina perenne e strisciante fiorisce nel sottobosco e in zone ombrose all’inizio della primavera. Per questo in Russia veniva chiamata “la rondine dei fiori”. Molto rustica, ben si adatta ad ambienti difficili sopportando perfino l’ombra fitta della macchia mediterranea, dove i suoi steli leggeri colonizzano scarpate e pietraie emettendo radici in corrispondenza dei nodi. È forse per questo motivo che nel linguaggio dei fiori la pervinca simboleggia l’amore duraturo, che supera le difficoltà. In Inghilterra si usava metterne fiori e tralci sotto il materasso dei novelli sposi per propiziare un matrimonio felice. Fra gli altri significati possiamo ricordare l’amicizia sincera e i ricordi lieti. Nella simbologia cristiana è legata alla Madonna per i colori dei suoi fiori: lo stesso del suo manto.

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Pino nero

Pinus nigra presentazione pino.pptx

Classificazione Divisione: Pinophyta Ordine: pinales Classe: Pinosida Famiglia: pinaceae Genere: Pinus Specie: P. Nigra

Etimologia: Si chiama così sia per la chioma scura rispetto agli altri pini sia per la corteccia con scaglie con bordo nero e sia per avere la parte ricoperta delle scaglie dello strobilo di colore nero. Può raggiungere i 20-30 m di altezza ma ci sono esemplari di oltre 50 m. Foglie: aghiformi, lunghe 8-20 cm, riuniti in mazzetti di due, di colore verde scuro. Strutture riproduttive: i coni maschili gialli, a volte punteggiati di rosso, numerosi alla base dei giovani getti; quelli femminili, sessili, prima ovoidali poi ovato-conici sono opachi, verdi e acerbi, quindi assumono una tonalità bruno ocra. Ambiente: diffuso nell’Europa meridionale, Asia Minore e Italia centrosettentrionale. Albero robusto capace di sopportare freddi intensi e forti escursioni termiche. Essenza forestale di primaria importanza, di cui sono stati effettuati numerosi ed’ estesi rimboscamenti. C’è una leggenda greca che riguarda il pino nero. Secondo questo mito la giovane e bella ninfa Pitis avrebbe avuto due pretendenti: il dio Pan ed il vento del Nord Borea. Costretta a scegliere, Pitis diede la sua preferenza a Pan e si accoppiò con lui. Borea per vendicarsi la sospinse, soffiando con tutta la sua forza, fin sull’orlo di un precipizio dal quale la poveretta cadde morendo all’istante. La Terra impietosita, tramutò il corpo della giovinetta in un albero, il pino nero. Da quel giorno Pan si adornò la fronte con frasche di pino nero e si narra che quando in Autunno il vento del Nord (ovvero la tramontana), comincia a soffiare per i boschi scuotendo i rami dei pini, la ninfa Pitis piange e le sue lacrime si trasformano nella resina che gocciola dalle pigne.

Autore: Leonardo Baragatti 19


Roverella Quercus pubescens Willd. L'areale della roverella è molto esteso. E' comune negli ambienti collinare e montano inferiore, dove forma boschi puri o misti con cerro, carpinella, orniello e acero campestre. Molto frugale, si adatta a terreni calcarei, argillosi, aridi, rocciosi e si presta per colonizzare ambienti denudati. Eliofila, sensibile al gelo, è tra le querce una delle piú adattabili a condizioni di aridità. La roverella produce legname resistente, simile a quello della farnia, ma piú irregolare e di meno facile lavorazione ed è usato soprattutto come combustibile. Si differenzia dalla rovere (più rara), a parità di dimensioni delle foglie, per la peluria presente sul dorso. Foglie: decidue, semplici, a inserzione alterna e lamina ovoidale allungata, lobata a lobi arrotondati. La parte basale è stretta a cuneo. Tipicamente pubescenti(da qui il nome) e tomentose nella parte inferiore(più chiara rispetto al verde intenso della pagina superiore). Le foglie secche spesso persistono sui rami durante l'inverno. Fiori: pianta monoica a fiori unisessuali, inf. masch. in amenti penduli color verde-giallastro e lunghi 5 cm circa, femm. solitari o a piccoli gruppi Frutti: ghianda ovoidale allungata, sessile o appena peduncolata Portamento: raggiunge i 10-20 m di altezza Usi: le ghiande vengono impiegate per l'alimentazione del bestiame. Il legno duro e resistente all'acqua, è utilizzato per costruzioni navali, traversine ferroviarie e strumenti agricoli.

Classificazione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Angiospermae Classe: Dicotyledones Famiglia: Fagaceae

Una leggenda conferma il simbolismo protettivo delle querce: un giorno il demonio si recò dal Signore chiedendo in dono il potere su tutto il bosco. Il Signore concesse tale potere ma solo per il periodo in cui tutti gli alberi fossero stati senza fogliame. Quando gli alberi lo vennero a sapere la quercia si offrì di mantenere le sue foglie sui rami per tutto l’inverno in modo da proteggere le piante del bosco. Da allora la quercia mantiene le sue foglie finché almeno un cespuglio a primavera si riveste di nuovo.

Autore: Giovanni Negri 20


Sorbo montano

Sorbus ari

Classificazione Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Sottoclasse Rosidae Ordine Rosales Famiglia Rosaceae Genere Sorbus

É una pianta che cresce molto lentamente, perciò molto longeva. La sua CHIOMA é ha forma di cupola con rami raggiunti ascendenti. Può essere alta fino oltre 20 metri. La CORTECCIA del tronco è grigia e liscia con piccole screpolature. Le FOGLIE sono ovali con margine irregolarmente dentato, con numerose nervature parallele. Sono color verde opaco nella parte superiore, mentre la parte inferiore è ricoperta da una fitta peluria vellutata bianco argenteo che serve alla pianta per ridurre l'evaporazione dell'acqua e che le conferisce in primavera un aspetto scintillante. I piccoli FIORI BIANCHI, delicatamente profumati hanno 5 petali e sono riuniti in coristi. I FRUTTI sono false bacche arrotondate da verde a rosso arancio, con polpa gialla, farinosa e possono servire per la preparazione di marmellate e distillati. Durante l'inverno sono fonte di cibo per gli uccelli. La pianta arriva dall'antica regione dell'Asia occidentale chiamata " Ari".

Anticamente in tempi di carestia i suoi frutti venivano essiccati e macinati. La polvere così ottenuta, aggiunta alla normale farina produceva un pane dal sapore dolciastro, che ha dato a questa pianta il nome popolare di "FARINACCIO". Il legno del sorbo montano veniva usato per la costruzione di antichi utensili e ingranaggi. Così duro e compatto, era ricercato come quella del Noce. La sua corteccia veniva utilizzata per tingere di rosso le pelli.

Autore: Erica Adamo 21


Viola di Bertoloni

Viola bertolonii

Caratteristiche generali: è una pianta erbacea perenne ed eretta, fa parte della famiglia delle violacee, cresce tra i 500 ed i 3000 metri sul livello del mare, esclusivamente su strati ultrafemici (le rocce ultrafemiche sono a basso contenuto di silice e potassio e ad elevata prevalenza di ossidi ferrosi). Le rocce su cui cresce sono di colore grigio - verdastro. Raggiungono un'altezza da 10 a 20 cm. Riproduzione: le specie di Viola si riproducono sia sessualmente (con ricombinazione dei caratteri) che vegetativamente (senza ricombinazione); i fiori piÚ grandi vengono impollinati dagli insetti mentre queli piÚ piccoli attuano l'autoimpollinazione. I semi cadono e germinano vicino alla pianta madre; inoltre possono essere presenti degli "stoloni": sono modificazioni di fusti che creano nuove piante geneticamente identiche. Usi: sono utilizzate come piante ornamentali, nei giardini per aiuole o nei vasi sui terrazzi. In profumeria se ne cattura l'essenza per produrre cosmetici e in campo alimentare vengono utilizzate per aromatizzare alcuni tipi di formaggio (es. pecorino dolce)

Classificazione Divisione Classe Ordine Famiglia Genere

Autore: Ludovica Attolini 22

Orto botanico di Villa Beuca  
Orto botanico di Villa Beuca  
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