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3.2013


OTTOBRE-GENNAIO

Spettacoli

Formazione

Informazioni

2013. ANNO XVIII N. 3

Le voci di dentro

pag

9

Gender Bender Festival

pag 11

Il cappotto

pag 13

La classe

pag 15

Prapatapumpapumpapà

pag 17

Orchidee

pag 19

The Country

pag 21

La fondazione

pag 23

La deriva

pag 25

La Maria dei dadi da brodo

pag 27

Urge

pag 29

Miseria e nobiltà

pag 31

Here Comes the Flood

pag 33

Il servitore di due padroni

pag 35

Benni legge Celati / Jan Garbarek in concerto

pag 37

Laboratori teatrali

pag 39

Scuola & Teatro

pag 41

Informazioni biglietteria

pag 42

Arena Social

pag 43

Staff

pag 44

DIRETTORE RESPONSABILE: BRUNO DAMINI IN REDAZIONE: DONATELLA FRANZONI, FRANCESCA FERRI, GIACOMO GIUGGIOLI, TOMMASO SIMILI

LE FOTO DI SCENA DEGLI SPETTACOLI PRODOTTI DALL’ARENA DEL SOLE – TEATRO STABILE DI BOLOGNA SONO DI RAFFAELLA CAVALIERI E LUCA SGAMELLOTTI

DIREZIONE E REDAZIONE: VIA INDIPENDENZA, 44 40121 BOLOGNA - TEL. 051.2910.911 WWW.ARENADELSOLE.IT INFO@ARENADELSOLE.IT

IN COPERTINA: TONI SERVILLO IN “LE VOCI DI DENTRO” (PH FABIO ESPOSITO)

AUTORIZZAZIONE TRIBUNALE DI BOLOGNA N. 6393 DEL 26.01.1995


Le voci di dentro di Eduardo De Filippo - regia Toni Servillo - con Toni Servillo,

Peppe Servillo, Gigio Morra, Betti Pedrazzi, Chiara Baffi, Marcello Romolo, Lucia Mandarini, Vicenzo Nemolato, Marianna Robustelli, Antonello Cossia, Daghi Rondanini, Rocco Giordano, Maria Angela Robustelli, Francesco Paglino - scene Lino Fiorito - costumi Ortensia De Francesco luci Cesare Accetta • TEATRI UNITI, PICCOLO TEATRO DI MILANO - TEATRO D’EUROPA, TEATRO DI ROMA

ore 21 domenica ore 16

La voce del popolo

Spettacolo compreso negli abbonamenti: InterAction Domenica Teatro

di Toni Servillo

Eduardo De Filippo è il più straordinario e forse l’ultimo rappresentante di una drammaturgia contemporanea popolare, dopo di lui il prevalere dell’aspetto formale ha allontanato sempre più il teatro da una dimensione autenticamente popolare. È inoltre l’autore italiano che con maggior efficacia, all’interno del suo meccanismo drammaturgico, favorisce l’incontro e non la separazione tra testo e messa in scena. Affrontare le sue opere significa insinuarsi in quell’equilibrio instabile tra scrittura e oralità che rende ambiguo e sempre sorprendente il suo teatro. Seguendo il suo insegnamento cerco nel mio lavoro di non far mai prevalere il testo sull’interpretazione, l’interpretazione sul testo, la regia sul testo e sull’interpretazione. Il profondo spazio silenzioso che c’è fra il testo, gli interpreti ed il pubblico va riempito di senso sera per sera sul palcoscenico, replica dopo replica. Le voci di dentro è la commedia dove Eduardo, pur mantenendo un’atmosfera sospesa fra realtà e illusione, rimesta con più decisione e approfondimento nella cattiva coscienza dei suoi personaggi, e quindi dello stesso pubblico. L’assassinio di un amico, sognato dal protagonista Alberto Saporito, che poi lo crede realmente commesso dalla famiglia dei suoi vicini di casa, mette in moto oscuri meccanismi di sospetti e delazioni. Si arriva ad una vera e propria “atomizzazione della coscienza sporca”, di cui Alberto Saporito si sente testimone al tempo stesso tragicamente complice, nell’impossibilitò di far

Peppe e Toni Servillo (ph Fabio Esposito)

nulla per redimersi. Eduardo scrive questa commedia sulle macerie della seconda guerra mondiale, ritraendo con acutezza una caduta di valori che avrebbe contraddistinto la società, non solo italiana, per i decenni a venire. E ancora oggi sembra che Alberto Saporito, personaggio-uomo, scenda dal palcoscenico per avvicinarsi allo spettatore dicendogli che la vicenda che si sta narrando lo riguarda, perché siamo tutti vittime, travolte dall’indifferenza, di un altro dopoguerra morale.

OTTOBRE 2012

dal 22 al 27 ottobre SALA GRANDE

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GENDER BENDER FESTIVAL

Parkin’son - Giulio D’Anna

www.genderbender.it

Lolita - Babilonia Teatri

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28 - 29 ottobre, Sala InterAction, ore 21.30

Parkin’son di e con Giulio e Stefano D’Anna musiche Maarten Bokslag luci, scene, costumi Theresia Knevel e Daniel Caballero Un terapista di 62 anni, senza una formazione di danza, e un coreografo di 31 anni: due generazioni a confronto sulla scena, un padre e suo figlio per raccontarsi attraverso il corpo. Una collezione di eventi personali, drammatici e non, che trovano la propria testimonianza sulle linee della pelle e sulle forme di due corpi, legati dal sangue e dalla loro storia. Una partitura fisica dove la malattia marca limiti da oltrepassare. Parkin’son è al tempo stesso un diario e un manifesto, un esorcismo dove le percezioni di passato, presente e futuro si mescolano attraverso nozioni personali e scientifiche. Lo spettacolo è prodotto da Fondazione Musica per Roma, in collaborazione con Versiliadanza, Officina Concordia (un progetto del Comune di San Benedetto del Tronto e AMAT) e Civitanova Casa della Danza (progetto di Civitanova Danza/AMAT).

30 - 31ottobre, Sala InterAction, ore 21.30 Babilonia Teatri

Lolita

di Valeria Raimondi e Enrico Castellani con la collaborazione artistica di Vincenzo Todesco con Olga Bercini e con Babilonia Teatri Babilonia Teatri Una bambina di undici anni in scena (la straordinaria Olga Bercini), “non più bambina, ma non ancora donna”. Sarà lei Lolita. Lo spettacolo indaga, a partire dal famoso romanzo di Vladimir Nabokov, il nostro rapporto con la sessualità e il rapporto della donna col suo corpo. Lolita ci interroga sul ruolo dei genitori, dei coetanei, dell'educazione, della società in genere e dei suoi modelli. Lolita è una tentazione e un monito assieme. È la voglia di giocare col fuoco e la paura di bruciarsi. Al centro di tutto, il bisogno d’amore di una bambina e la violenza del nostro mondo, la sua autenticità restituita con la forza e il candore di una undicenne. Lo spettacolo è prodotto da Fondazione Campania dei Festival - Napoli Teatro Festival Italia in coproduzione con Babilonia Teatri, con il sostegno di Operaestate Festival Veneto residenza artistica Cà Luogo d'Arte.


dal 5 al 10 novembre SALA GRANDE

Il cappotto di Vittorio Franceschi liberamente ispirato all’omonimo racconto di Gogol'

regia Alessandro D’Alatri - con Vittorio Franceschi, Umberto Bortolani, Marina Pitta, Federica Fabiani, Andrea Lupo, Giuliano Brunazzi, Matteo Alì, Alessio Genchi, Valentina Grasso scene Matteo Soltanto - costumi Elena Dal Pozzo - luci Paolo Mazzi - musiche Germano Mazzocchetti suono Giampiero Berti - regista assistente Gabriele Tesauri • ARENA DEL SOLE - TEATRO STABILE DI BOLOGNA

ore 21 domenica ore 16 PRIMA NAZIONALE

Spettacolo compreso negli abbonamenti: InterAction Domenica Teatro

I copisti della vita

di Vittorio Franceschi Il testo si rifà a uno dei racconti più famosi di tutta la letteratura mondiale: Il cappotto di Nikolaj Vasil'evič Gogol'. Molti attori e registi si sono cimentati con questa opera e con il suo eroe, Akàkij Akàkievič, attraverso adattamenti vari o semplici letture. In Italia se ne occupò anche il cinema: Alberto Lattuada, nel 1952, ne trasse un film con Renato Rascel protagonista. Ai miei occhi è sempre apparsa come la storia di un innocente. Ma forse sarebbe meglio dire di un semplice. Non di uno sciocco, non di un essere colpito da speciale accanimento del destino. É la storia, credo, della maggioranza degli esseri umani, dei "copisti della vita" i quali mandano avanti il mondo pur subendone le violenze e gli insulti, e ripetendone all'infinito le parole e gli usi, i sentimenti e i desideri, i sogni e i naufragi. Quindi si parla di noi, anche se Gogol' questo racconto l'ha scritto nel lontano 1842. Credo che un grave errore sarebbe stato quello di trasferire la storia di Akàkij nei giorni nostri, come spesso si usa fare con i classici. Non ce n'è bisogno. Siamo tutti vecchi Pietroburghesi. Di quella città conosciamo a fondo gli angoli delle strade, i volti dei passanti, le voci, i rumori e gli odori, perché sono gli stessi di Milano e di Torino, di Bologna e di Genova, di Roma e di Napoli e di tutte le città italiane di oggi e di sempre. La marmaglia rapace dei presuntuosi, dei vili, delle mezze calzette, dei barattieri e dei prepotenti cammina e traffi-

Vittorio Franceschi (ph Raffaella Cavalieri)

ca al nostro fianco, come camminava e trafficava al fianco di Akàkij Akàkievič ai tempi dello Zar Nicola I. (…) Dei dialoghi, però, sono responsabile io, essendo essi assai scarsi nel racconto originale, e poco utilizzabili. Con questa difficile operazione ho cercato di dare verità a una vicenda ambientata in tempi lontani ma attualissima, adoperando la lingua di oggigiorno e cercando di difenderla da quelle tentazioni gergali che avrebbero fatto a pugni con l'ambientazione d'epoca. (…)

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dal 7 al 21 novembre TEATRO DELLE MOLINE

La classe regia di Nanni Garella - con Nicola Berti, Giorgia Bolognini, Luca Formica,

Pamela Giannasi, Maria Rosa Iattoni, Iole Mazzetti, Fabio Molinari, Mirco Nanni, Lucio Polazzi, Deborah Quintavalle, Moreno Rimondi, Roberto Risi - luci Paolo Mazzi - regista assistente Gabriele Tesauri - assistente alla regia Nicola Berti - suono Pierluigi Calzolari - costumi a cura di Vanna Cioni manichini Consuelo Cabassi • ARENA DEL SOLE - TEATRO STABILE DI BOLOGNA, ASS. ARTE E SALUTE ONLUS Dopo essere stato decretato, la scorsa estate, uno dei migliori spettacoli al Napoli Teatro Festival Italia, torna La classe, nato da un laboratorio condotto da Nanni Garella sull’opera del pittore e regista polacco Tadeusz Kantor, che prosegue la collaborazione tra Arena del Sole - Teatro Stabile di Bologna e Arte e Salute onlus, associazione nata con lo scopo di coniugare il lavoro artistico con il lavoro nel campo della salute mentale, nel quadro del progetto “Arte e Salute nell’Arena del Sole”.

ore 21.15 - domenica ore 17 lunedì riposo

ph Luca Sgamellotti

Tra la Vita e la Morte di Nanni Garella

Dodici persone adulte nei banchi di una vecchia aula scolastica: persone ormai trapassate in una sorta di limbo, nel luogo dove essi hanno trascorso i giorni ineffabili dell’infanzia, i giorni che tornano solo nei ricordi, a volte vividi e pieni di energia, a volte stanchi e melanconici, a volte lancinanti come cose irrimediabilmente perdute. Ho pensato di affidare questi personaggi agli attori di Arte e salute, perché l’infanzia ha per loro un significato molto particolare: forse più che per altri, essa è separata dal resto della vita, come divelta dallo scorrere naturale della maturazione e dell’età; ed è per loro più facile che per altri rappresentare la bellezza e l’insostituibile pienezza di felicità del tempo perduto dei banchi di scuola. Il risultato è che la rappresentazione di un mondo perduto, morto, sepolto nella memoria, si trasforma in un trepidante, violento, commovente inno alla vita; una vita tutta ormai vissuta che ritorna nella sua pienezza solo a patto di fare i conti con il nulla della morte. Il rapporto imprescindibile dell’uomo con la morte è un tema che la società contemporanea rifugge dall’affrontare, per rincorrere una vita di facili e avide

conquiste di benessere materiale. Nel nostro spettacolo, il confronto con la morte è vissuto sulla pelle da attori che hanno perduto una parte importante della propria vita, spezzata dalla malattia e dalla sofferenza; e che hanno imparato, proprio dal confronto aspro con le forme teatrali dei personaggi, a riconquistare la dignità e la pienezza dell’esistenza e della propria umanità.

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15 e 16 novembre SALA GRANDE

Prapatapumpapumpapà

PADRONE MIO TI VOGLIO ARRICCHIRE

Moni Ovadia canta Matteo Salvatore

testi Cosimo Damiano Damato, Raffaele Nigro, Moni Ovadia - con Moni Ovadia musiche dal vivo H.E.R e la band Famenera - mise en espace Cosimo Damiano Damato PROMO MUSIC

ore 21

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Spettacolo compreso nell’abbonamento Interazioni Contemporanee

L’anima del Sud Un omaggio all’avventura poetica e musicale di uno dei padri della musica popolare del Sud che ha preso ispirazione dallo spettacolo teatrale Il Bene mio. La vita e le canzoni di Matteo Salvatore, andato in scena il 10 febbraio 2012 al Teatro Petruzzelli di Bari, che vedeva sul palco oltre allo stesso Ovadia, anche Lucio Dalla in una delle sue ultime apparizioni live in Italia. «L’anima del Sud – ha affermato il cantautore bolognese, ma manfredoniano d’adozione, innamoratosi del progetto – impregna le canzoni di Matteo Salvatore, un’autentica bandiera sociale, per il modo in cui ha condotto la propria esistenza. Un’artista che ha conferito alla sua musica una forte funzione provocatoria di denuncia». Mentore per il canovaccio è stato Renzo Arbore con i ricordi del suo lungo sodalizio umano e artistico con il cantore garganico. Prapatapumpapumpapà racconta in forma di monologo non solo la musica popolare e folk del cantore di Apricena ma anche la straordinaria vita da artista sregolato e naïf, ripercorrendone l’infanzia, la povertà, i soprusi dei “padroni” e la vita di strada, tutta vita vissuta motivo ispiratore delle sue canzoni. Un’avventura musicale che narra di un Sud magico e maledetto, ma anche straordinariamente puro nella sua bellezza. Tema conduttore dello spettacolo sono proprio le canzoni di Salvatore, da Le chiacchere de lu paese, simbolo di quella saggezza popolare in cui l’artista è cresciuto, al tema della miseria cantata in Pasta nera, passando per il lirismo unico di La notte è bella e

Moni Ovadia

La cometa, fino ad arrivare a Padrone mio, che dà il titolo allo spettacolo, simbolo dell’impegno civile e sociale del cantastorie definito da Italo Calvino «l’unica fonte di cultura popolare in Italia». Nelle vesti di narratore e cantante, Moni Ovadia rievoca attraverso il linguaggio del teatro-canzone una favola che affonda nel nostro neorealismo e riscopre alcuni capolavori della musica tradizionale grazie all’originale rilettura della violinista e cantante H.E.R. e dalla sua band Famenera.


dal 20 al 23 novembre SALA GRANDE

Orchidee uno spettacolo di Pippo Delbono - con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò,

Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella - immagini Pippo Delbono - musiche Enzo Avitabile luci Robert John Resteghini • ARENA DEL SOLE - TEATRO STABILE DI BOLOGNA, EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE, TEATRO DI ROMA, THÉÂTRE DU ROND-POINT - PARIS, MAISON DE LA CULTURE D’AMIENS

ore 21

La voce del popolo Pippo Delbono, regista, attore e autore, spirito libero della scena internazionale, da sempre ama rompere le barriere. Dopo aver lavorato quest’ultimo anno al cinema con registi del calibro di Bernardo Bertolucci, Peter Greenaway e Marco Risi, aver diretto Cavalleria Rusticana di Mascagni per il Teatro San Carlo di Napoli ed essere stato invitato dal Residenztheater di Monaco di Baviera per la creazione di un lavoro con gli attori del teatro stabile tedesco, presenta ora il suo nuovo lavoro, accompagnato dalla sua compagnia di sempre, omogenea nella sua disomogeneità. Come un “terrorista della cultura”, in Orchidee invita lo spettatore a un viaggio nello spazio teatrale che rende omaggio ai vivi e alla verità delle cose, trascinando nella sua danza imprevedibile i fantasmi del cinema e guidando i propri attori attraverso gli specchi. Come riassunto dai fiori esotici del titolo, delicati, eleganti e suggestivi, che sovente abbelliscono i salotti delle case borghesi in esemplari artificiali, l’artista mette in scena il falso di fronte al vero, oppone i codici della finzione cinematografica all’arte dello spettacolo dal vivo, alla verità dell’azione teatrale rappresentata. Inventore di immagini forti, spazi, ritmi, Delbono ricostruisce e ricrea il mondo in chiave fantasmagorica, come rappresentazione fatta di scandali, folgori, visioni, colori, voci, scoppi, le sue meraviglie, le violenze, i corsi e ricorsi della storia. Ad accompagnarlo sulla scena in questa nuova avventura teatrale c’è la sua compagnia di sempre, la sua famiglia, le sue creature, la sua banda di illuminati:

Spettacolo compreso nell’abbonamento Interazioni Contemporanee in opzione Abbonamento InterAction

ph Mario Brenta e Karine De Villers

cantori, danzatori, attori di altri mondi che insieme inventano una celebrazione delle forze della vita per un teatro necessario. Un viaggio in cui la musica gioca un ruolo di primo piano facendosi elemento drammaturgico: un tappeto sonoro che, pur presentando importanti tasselli musicali firmati da autori come Miles Davis, Philip Glass, Joan Baez, Nino Rota, Wim Mertens e Pietro Mascagni, trova il suo protagonista in Enzo Avitabile, musicista recentemente al centro del documentario a lui dedicato Enzo Avitabile Music Life, firmato dal regista Jonathan Demme.

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dal 28 novembre al 1 dicembre SALA GRANDE

The Country

di Martin Crimp - traduzione Alessandra Serra - regia Roberto Andò con Laura Morante, Gigio Alberti e Stefania Ugomari Di Blas scene e luci Gianni Carluccio - costumi Agata Cannizzaro TEATRO STABILE DELL’UMBRIA, FONDAZIONE BRUNELLO CUCINELLI in collaborazione con NUOVO TEATRO

ore 21 domenica ore 16

Segreti e bugie di Roberto Andò

Leggendo The Country, dapprima nella bella traduzione di Alessandra Serra, poi nell’originale inglese, ho avuto la conferma di un autore di prima grandezza, col dono di una scrittura magistrale. (…) Una storia di menzogne, di persone legate da inesplicabili sottomissioni, da torbide attrazioni sbilanciate, una storia d’amore tra un uomo e una donna in attesa di redenzione. (…) La deriva e il controllo nella vita di una coppia. La scelta di esiliarsi in una casa isolata – in campagna – per coltivare l’illusione di una rinascita. Un luogo immerso nella natura, in cui Corinne e Richard pensano sia più facile controllare la propria autodistruttività, e proteggere la speranza di vivere insieme, di amarsi, di non perdersi. Lui è medico, lei non ha impegni di lavoro. Hanno dei figli, che non vedremo mai. Presto però scopriremo che Richard aspira a divenire un vero e proprio campione del controllo. Fa il medico e contemporaneamente si fa di eroina, in una circolarità viziosa in cui sembra illudersi che l’autodistruttività possa essere sorvegliata, persino dosata. È talmente fiducioso nell’idea onnipotente del controllo (peccato originale della sua professione di medico, asservita all’idea di una giustizia sommaria, che per arbitrarie ragioni morali, o per negligenza, decreta di volta in volta chi curare e chi lasciar morire) da sfidare Corinne, e portarle in casa un’amante, Rebecca, che è anche la sua compagna di sedute di eroina. Spia ed emblema del controllo è anche un altro personaggio, Morris, anch’egli medico, una sorta di occhio di

Spettacolo compreso negli abbonamenti: InterAction Domenica Teatro Laura Morante

Dio che sembra saper tutto di tutti e financo presentire le sciagure, i tradimenti, le menzogne degli altri personaggi, invisibile funzione onnisciente, e insieme messaggero del nascosto. (…) Se dovessi dare una definizione di The Country sceglierei proprio quella di thriller filosofico, o di giallo morale. Le strade che Crimp ci fa prendere in quanto spettatori, attori e regista, sono infatti strade che, lasciandoci spiare i pensieri oscuri dei personaggi, narrando la vita di quei personaggi come segmenti allucinati di una trama in cui non c’è spazio per la verità, riflettono sul senso della vita, sulla sua plausibilità, ponendoci interrogativi che vanno oltre la vita.

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dal 3 all’8 dicembre SALA GRANDE

La fondazione

di Raffaello Baldini - con Ivano Marescotti - regia Valerio Binasco scene Carlo De Marino - musiche Arturo Annecchino - luci Vincenzo Bonaffini costumi Elena Dal Pozzo - suono Giampiero Berti - regista assistente Roberto Turchetta ARENA DEL SOLE - NUOVA SCENA - TEATRO STABILE DI BOLOGNA

ore 21 domenica ore 16

Spettacolo in opzione nell’abbonamento InterAction

Il Personaggio e il suo Autore di Valerio Binasco

Ho un doppio privilegio in questo spettacolo: quello di lavorare con due grandi artisti come Baldini e Marescotti. (…) Sono una coppia d’arte che viaggia insieme da molti anni. Sono stati in qualche modo gli ‘scopritori’ l’uno dell’altro. Hanno un’intesa intima e inafferrabile. Hanno una storia d’amore felice. Il regista in questi casi corre il rischio di fare il terzo incomodo. Ho accettato il rischio, e mi sono messo in mezzo. Ho riso e pianto con loro tutti i giorni, un po’ in disparte, non sapendo bene cosa fare. Finché non è accaduta una cosa piuttosto sorprendente: a un certo punto non eravamo più in tre, ma eravamo diventati quattro. Tra noi c’era una creatura nuova, una strana fusione tra Marescotti e Baldini, più qualcosa, che nessuno di noi tre conosceva ancora (scusate se parlo di Baldini come se fosse vivo e presente alle prove, ma per Ivano è stato ed è così, e quindi lo è stato anche per me) ed era il Personaggio. Questo Personaggio Senza Nome è un uomo di struggente tenerezza. Da subito ci ha conquistati tutti. Un bel giorno è arrivato, si è sistemato dentro alla voce di Ivano, dentro al suo sguardo, ed era come se fosse sempre stato lì, con noi. Una presenza fortissima, ma gentile come un ricordo. (…) Aleggia una nostalgia assurda nella poesia di Baldini, ed è il ricordo di qualcosa che non c’è mai stato. Ovvero dell’innocenza perduta del mondo. (…) Mi rendo conto che non sto parlando dello spettacolo, e non sto dicendo niente di come ci siamo ispirati a Kafka e a Bernhard, né di come abbiamo affrontato il

Ivano Marescotti (ph Raffella Cavalieri)

dialetto e la dialettalità in modo più ‘psicologico’ che caratteristico, e la scena in modo tormentosamente metaforico ma anche realistico. Tutte cose certo più adatte alle Note di Regia. Ma sarebbe usare paroloni . Non si può. Questo testo è un fiore. Il teatro di Baldini/Marescotti è un fiore. Persino i paroloni possono fargli male. Fargli venire la voglia di richiudersi. Ci vogliono, al massimo, delle parolette. Parolette che sorridono, che dicono un po’, e poi volano via. Quelle che ho scritto fin qui, appunto. Grazie, Baldini.

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dal 4 al 22 dicembre TEATRO DELLE MOLINE

La deriva

di Maurizio Cardillo - con Maurizio Cardillo - regia Elena Bucci e Maurizio Cardillo suono Alessandro Saviozzi - collaborazione artistica Filippo Pagotto - organizzazione e cura Claudia Manfredi • ARENA DEL SOLE - NUOVA SCENA - TEATRO STABILE DI BOLOGNA in collaborazione con COMPAGNIA CARDILLO, ASSOCIAZIONE CULTURALE LE BELLE BANDIERE

ore 21.15 domenica ore 17 domenica 8 dicembre e lunedì riposo Maurizio Cardillo (ph Filippo Pagotto)

Paura in palcoscenico Giunto finalmente alla ribalta che conta, un attore si blocca, va in crisi, fino al punto di non trovare la forza per andare in scena. Incalzato dalla figura di un misterioso e dispotico regista, tenta allora di dare un volto e un nome a quel "male" di cui non si capacita, e nel far questo ripercorre la sua disavventura esistenziale. Maurizio Cardillo conclude il percorso iniziato con il doppio spettacolo Il male oscuro (dal romanzo di Giuseppe Berto) dando voce a una manifestazione della psiche misteriosa e affascinante, pur se dolorosa: il Panico. Accompagnato dal fantasma di Giuseppe Berto, la cui voce è come un’eco lontana e minacciosa, l’attore racconta la sua deriva nel panico, satura di angoscia ma anche ferocemente divertente, mettendo in scena lo “Stage Fright”, il panico da palcoscenico che ha colpito molti nomi illustri, da Barbra Streisand a Laurence Olivier. Il non eroe di questa scrittura originale è un attore affermato la cui vicenda interiore – con le tragicomiche implicazioni che ne derivano – torna a galla per frammenti, per schegge impazzite di coscienza, in un quadro fantasioso e fantasmatico venato di echi rumoristici e mul d ll l l

sicali. Maurizio Cardillo vive sul palco l'emozionante fraseggiare interiore, il rovello senza fine di ogni anima tormentata, che lo stesso Berto trasformò magistralmente in oggetto di racconto. Drammatico, tragico, ma anche umoristico e perfino comico, il suo inseguire pensamenti e ripensamenti produce un ritmo, un respiro della rappresentazione che apre a un mondo altro, che avvicina l'enigma della propria individuazione.

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dal 12 al 22 dicembre SALA INTERACTION

La Maria dei dadi da brodo

testo e regia Marinella Manicardi - collaborazione drammaturgica Federica Iacobelli con Marinella Manicardi e Daniele Furlati - musiche originali Daniele Furlati spazio scenico e aiuto regia Davide Amadei - luci Vincenzo Bonaffini - suono Pierluigi Calzolari ARENA DEL SOLE - NUOVA SCENA - TEATRO STABILE DI BOLOGNA

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ore 21.30 domenica ore 16.30 lunedì e martedì riposo

Dalla seta al packaging: lo sbuzzo, la scienza e la manualità di Bologna al lavoro

Marinella Manicardi e Daniele Furlati (ph Raffaella Cavalieri)

di Marinella Manicardi

La Maria, stanca di conservare in un cartoccio la crema per il brodo, chiede al marito, perito meccanico, di inventare una macchina che impacchetti il glutammato, dose per dose: è l’invenzione del dado da brodo. Poi sono arrivate: macchine per imbustare il thè, blister per pastiglie, twister da caramella, senza dimenticare le confezioni di Hatù, preservativi, chiamati in gergo “Goldoni”. Nel dopoguerra Bologna è diventata la Packaging Valley e le sue macchine, famose nel mondo, hanno impacchettato il mondo. Ma prima della Maria (personaggio quasi vero della storia industriale di Bologna) molte altre Marie avevano contribuito, a fianco dei loro mariti, soci, compagne, a costruire una delle città più ricche di cultura del lavoro in Europa. Per cinque secoli, fino al ‘700, la seta fu considerata un d.o.c. di Bologna, inimitabile per leggerezza e qualità tecnica. Nel nostro spettacolo la storia grande deraglia in personaggi singoli, invenzioni linguistiche, addensando voci, formulando ipotesi che, pur provenendo da documenti, si fanno racconto autonomo come la voce di Bologna, la città, che mescola chi ha lavorato insieme o chi si è amato, in fabbrica, nel laboratorio o in balera. Dai bozzoli al packaging, dai telai per la seta ai motori da corsa, ci appartengono le

storie private e pubbliche di una città che priva di grandi fiumi o di risorse naturali importanti (niente ferro, carbone, petrolio) ha inventato un modello economico che è anche modello di convivenza, di architettura, di invenzioni culturali e tecniche. C’è un segreto? Secondo noi sì, si chiama Università, tra le più antiche del mondo, o Istituto delle Scienze, con i laboratori di fisica e disegno, astronomia e scultura, tutti insieme a cercare nuove visioni, e poi c’è la Scuola comunale tecnico-scientifica AldiniValeriani. Da qui è cominciato tutto. (…)


dal 12 al 14 dicembre SALA GRANDE

Urge

di e con Alessandro Bergonzoni regia Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi scene Alessandro Bergonzoni ALLIBITO

ore 21

Stai colmo!

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Spettacolo in opzione nell’abbonamento InterAction Alessandro Bergonzoni

di Alessandro Bergonzoni Stai colmo! Questo mi sono detto nel fare voto di vastità, scavando il fosse, usando il confine tra sogno e bisogno (l’incubo è confonderli). Come un intimatore di alt, come un battitore di ciglia che mette all’asta gli apostrofi delle palpebre, come l’inventore del cuscino anticalvizie o del transatlantico anti aggressione, come chi è posseduto da sciamanesimo estatico, a suon di decibellezze da scorticanto, come giaguaro che diventa uno degli animali più lenti se in ascensore e come lumaca che diventa uno dei più veloci se in aereo, così tra tellurico e onirico, tra lo scoppio delle alte cariche dello stato (delle cose), tra me e me, in uno spazio da antipodi, in un limbo dell’imparadiso, (infermo di mente più che fermo di mente), ho avuto un sentore: urge.

Il voto di vastità di Riccardo Rodolfi

Se dovessi descrivere i punti dai quali siamo partiti per la genesi di questo spettacolo non avrei dubbi: l’urgenza, l’allerta, la necessità di non astenersi dal dire, la traiettoria che permette lo sconfinamento veloce da un territorio artistico conosciuto e praticato in direzione dei “vasti” spazi confinanti. Ma cosa, in definitiva, “Urge” a Bergonzoni? Sicuramente segnalarci delle differenze; quella mancanza di precisione nello sguardo del mondo che se trascurata può realmente cambiare il senso delle cose, quelle frettolose banalizzazioni che accomunano cose in realtà diversissime tra loro. E anche dimostrare che la comicità è fatta di materiali non solo legati all’evidente o al rappresentato. Ma soprattutto mettere sotto gli occhi

degli spettatori il suo “voto di vastità”: un vero e proprio canone artistico che lo obbliga, sia come uomo ma soprattutto come artista, a non distogliere mai gli occhi dal tutto: un tutto composto dall’enormità, dall’invisibile, dall’onirico, dallo sciamanico, dal trascendentale. Un tutto che forzatamente non può non essere poi riversato anche sul palcoscenico per essere esibito con tutti i mezzi dell’arte autoriale prima ed attoriale poi. Ed anche oltre. La glossolalia non lo frena e gli “illuminati” sul fondo non lo irretiscono. Un tutto perturbante che, forse, costringerà a considerare Bergonzoni non più solamente maestro di cerimonia di una liturgia comica ma anche strumento di correzione ottica per permettere di vedere meglio la vastità in cui siamo immersi. Attenzione: lo stupore della scoperta può essere fragoroso.


dal 17 dicembre al 6 gennaio SALA GRANDE

Misêria e nubiltè di Nanni Garella da Eduardo Scarpetta - regia Nanni Garella

con Vito, Umberto Bortolani, Carolina Cangini, Luca Formica, Pamela Giannasi, Mariarosa Iattoni, Iole Mazzetti, Fabio Molinari, Mirco Nanni, Lucio Polazzi, Deborah Quintavalle, Moreno Rimondi, Roberto Risi e la partecipazione straordinaria di Nanni Garella - scene e costumi Antonio Fiorentino - luci Gigi Saccomandi - musiche originali Leonildo e Marco Marcheselli - regista assistente Gabriele Tesauri ore 21 - lunedì 6 gennaio e domenica ore 16 23, 24, 25, 26, 30 dicembre, 1 gennaio riposo 31 dicembre Grande Soirée di S. Silvestro

La lingua del teatro

una produzione ARENA DEL SOLE - TEATRO STABILE DI BOLOGNA ASSOCIAZIONE ARTE E SALUTE ONLUS Spettacolo in opzione nell’abb. InterAction

di Nanni Garella

La lingua teatrale italiana, a differenza di altre lingue neolatine, possiede un altissimo grado di convenzionalità; è meno parlabile di altre lingue europee, meno elastica, meno espressiva. La ragione di questa debolezza risiede molto probabilmente nella genesi stessa dell’italiano come lingua, oltre che nella frammentazione politica dell’Italia dalla caduta dell’impero romano all’unità. (…) E la nostra letteratura ha sempre rapporti diretti o indiretti, comunque molto stretti e fondanti, con i dialetti. È una particolarità tutta italiana quella della nascita e dello sviluppo di una lingua nazionale che non riesce a sciogliere, per così dire, i suoi nodi dialettali. Non a caso molti grandi autori teatrali italiani hanno scelto, grosso modo, due strade nell’uso della lingua: o il dialetto tout court (Ruzante, Goldoni, Scarpetta, De Filippo) o una sorta di costruzione/traduzione dalle lingue dialettali (Verga, Svevo, Pirandello, Alfieri). È il caso di questa nuova edizione di Miseria e nobiltà: un’opera tradotta in lingua bolognese da una commedia in lingua napoletana, a sua volta tratta da una commedia francese. Da anni il tema delle diversità attraversa il mio lavoro: diversità come handicap fisico o psichico, diversità come povertà ed emarginazione, ma anche diversità linguistica. (…) Immagino quel mondo quando penso a Miseria e nobiltà. Un mondo affamato, disperato, violento; e allo stesso tempo vitale, ricco di fantasia e di speranze. E cerco di ascoltare il suono caotico di una lingua popolare, di un dialetto vivo, non ancora appiattito dall’italiano televisivo. È una lingua

Umberto Bortolani e Vito (ph Raffaella Cavalieri)

lessicalmente povera, un po’ sgangherata, inascoltata dalla letteratura contemporanea, eppure così piena di significati imprevedibili, di parole sonore come musica. Ho tentato più volte, nei miei spettacoli, di rivitalizzare la lingua teatrale italiana attraverso la grande tradizione dialettale (Arlecchino, Ista laus, Campiello, Il medico dei pazzi) cercando di rintracciare, nel calderone linguistico del nostro paese, una tessitura comune di parole, una radice della nostra identità nazionale. Misêria e nubiltè mi dà occasione di continuare questo lavoro sulla lingua dialettale, in particolare quella bolognese, che non mi appartiene per nascita, ma che ho imparato ad ascoltare e ad amare.

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dal 15 al 18 gennaio TEATRO DELLE MOLINE

Here Comes the Flood

spettacolo coi passeggeri del Centro di Accoglienza Giuseppe Beltrame - drammaturgia Salvo Quinto con Salvo Quinto, Mariagrazia Bazzicalupo e gli ospiti del Centro di Accoglienza G. Beltrame ideazione e regia Riccardo Paccosi AMOREVOLE COMPAGNIA PNEUMATICA - PROGETTO “RACCONTI DAL DILUVIO”

ore 21.15

Col patrocinio di Provincia di Bologna - Teatri Solidali Quartiere San Vitale - MOB Molecole Bolognesi

La voce del popolo di Toni Servillo

Rifugiati in un ufficio, mentre fuori imperversa il Diluvio, cinque ospiti del dormitorio pubblico di Bologna vengono sottoposti a giudizio da parte di un arcangelo e un’arcidiavolessa. Nel corso dell’interrogatorio ciascun interrogato – attraverso testi, drammatizzazioni e frammenti video – rivisita in flashback esperienze reali della propria vita. Ma non si tratta di finzione: ciascuno è infatti, nella vita reale, un uomo che ha vissuto nel dormitorio pubblico e ogni storia raccontata è accaduta realmente. Nel frattempo, la pioggia scroscia incessante. Uno spettacolo nato nel maggio 2013 dal progetto Racconti dal Diluvio, un laboratorio teatrale condotto dall’Amorevole Compagnia Pneumatica e rivolto agli ospiti del Centro Beltrame, il principale dormitorio pubblico di Bologna. Il laboratorio ha avuto come sbocco un saggio – intitolato appunto “Racconti dal Diluvio” – già rappresentato con successo in numerosi ambiti e composto da frammenti autobiografici dei partecipanti, in una narrazione poetica basata su elementi della nuda vita.

Here Comes the Flood è appunto lo spettacolo nato da quel saggio e dall’attività laboratoriale svolta presso il Centro Beltrame ed è promosso e sostenuto da due network istituzionali: la rassegna MOB – Molecole Bolognesi del Quartiere San Vitale e la rete Teatri Solidali della Provincia di Bologna.

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dal 16 al 19 gennaio SALA GRANDE

Il servitore di due padroni da Carlo Goldoni - drammaturgia Ken Ponzio

regia Antonio Latella - con (in o.a.) Marco Cacciola, Federica Fracassi, Giovanni Franzoni, Roberto Latini, Annibale Pavone, Lucia Perasa Rios, Massimiliano Speziani, Rosario Tedesco, Elisabetta Valgoi scene e costumi Annelisa Zaccheria - luci Robert John Resteghini - suono Franco Visioli EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE, TEATRO STABILE DEL VENETO, FONDAZIONE TEATRO METASTASIO DI PRATO

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ore 21 domenica ore 16

L’Arlecchino riletto Dopo aver diretto il pluripremiato Un tram che si chiama desiderio, vincitore di Premi Ubu, Hystrio e Le Maschere del Teatro, Antonio Latella riparte “da” Goldoni, parlando con la forza della tradizione all’uomo contemporaneo, oggi più un dovere che una necessità perché, come lui stesso spiega, «Goldoni è il nostro teatro scritto, la nostra origine... Arlecchino è il nostro Amleto, non si può non incontrarlo nel proprio cammino teatrale, almeno per me». Una totale riscrittura del Servitore quindi, affidata a Ken Ponzio, giovane autore e drammaturgo formatosi come attore, che vuole prendere forza dalla nostra tradizione per lanciarsi in avanti, nel tempo che deve venire. «La menzogna – scrive nelle sue note di regia Latella – è il tema che appartiene totalmente a questa commedia. Dietro la figura di Arlecchino (Truffaldino) la commedia si nasconde a se stessa, mente. Dietro agli inganni, ai salti, alle capriole del servitore più famoso del mondo la commedia mente agli spettatori: il personaggio che tanto li fa ridere è insieme tutte le menzogne e i colori degli altri personaggi. È uno specchietto per le allodole e sposta il punto di ascolto dell'intera commedia. Non c'è una figura onesta, tutto è falso, è baratto, commercializzazione di anime e sentimenti (…) Cosa resta? Il vuoto, graffiato dal sorriso beffardo delle maschere. (…) Il vuoto, forse l'orrore della nostra contemporaneità. L’orrore dell'uomo che davanti al peso del denaro perde peso». Nel suo lavoro, Ponzio è partito dalla considerazione che il teatro è vivo grazie al costante dialogo con il proprio

Spettacolo compreso negli abbonamenti: InterAction Domenica Teatro

Antonio Latella

presente, sotto forma di critica dialettica, tenendo conto degli innumerevoli cambiamenti che sono avvenuti nel corso di più di due secoli e mezzo. Ma al contempo ha voluto restituire ai personaggi “veneziani” gli impulsi delle loro maschere originali assieme ad alcuni tratti “provinciali” che tanto caratterizzano noi italiani; mentre a quelli “torinesi” – seguendo un’intuizione di Antonio Latella – ha aggiunto una nota francese nella lingua e nell’identità per renderli anche ai nostri occhi dei “foresti”. Parlano tutti la lingua italiana d’oggi tranne Pantalone il quale, orgoglioso delle proprie origini e troppo potente per adeguarsi alla lingua altrui, parla in veneziano.


Altri eventi Un’Arena di eventi:

Stefano Benni e Jan Garbarek sul palco della Sala Grande

37 Il 19 novembre Stefano Benni salirà sul palco dell’Arena del Sole per una serata unica dal titolo Benni legge le traduzioni di Celati: un evento speciale a ingresso gratuito, atto conclusivo del progetto La dispersione delle parole | omaggio a Gianni Celati, promosso dal Comune di Bologna a cura di Ermanno Cavazzoni e Jean Talon. Nell’occasione, lo scrittore bolognese leggerà brani tratti da libri di autori tradotti da Celati. Tra i tanti Céline, Hölderlin, Conrad e Melville. Scrive Benni: «Non ringrazieremo mai abbastanza i bravi traduttori. È grazie a loro se abbiamo conosciuto e amato il novanta per cento dei libri che abbiamo letto. Se amiamo un testo, dobbiamo sapere che dentro alle sue pagine non c'è solo l'anima e la fatica dell'autore, ma anche il talento di questo magico barcaiolo che ci porta dalla sponda di una lingua all'altra. Celati ha tradotto testi diversi da lingue diverse, sempre con una serietà e una passione speciale, fino al tormentato splendido Ulisse». Mercoledì 27 novembre si terrà il concerto di chiusura dell'ottava edizione del Bologna Jazz Festival, che vedrà salire sul palco della Sala Grande Jan Garbarek, una delle vocisimbolo che hanno plasmato l'identità della ECM Records, l’etichetta discografica fondata nel 1969 da Manfred Eicher, oramai punto di riferimento per il jazz contemporaneo. Autentico viaggiatore tra i mondi sonori di jazz, classica, ambient, melodie scandinave e world music, Garbarek si presenta al Festival di Bologna a capo del suo rodato quartetto formato dal tastierista tedesco Rainer Brüninghaus, il bassista brasiliano Yuri Daniel e, per l’occasione, dal polistrumentista indiano Trilok Gurtu.


L'Arena - il magazine - novembre 2013  

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