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1.2014


GENNAIO

Spettacoli

- FEBBRAIO 2014. ANNO XVIII N. 3

Passo

pag

9

Bestie rare

pag 11

Aquiloni

pag 13

Il discorso del Re

pag 15

Molly

pag 17

L’Eremita contemporaneo

pag 19

Journal d’un Corps

pag 21

Double Points: Verdi

pag 23

Trittico beckettiano

pag 25

La narratrice di film

pag 27

Antonio e Cleopatra

pag 29

Faden Kele

pag 31

Altri eventi: Sardegna CHI-AMA Bologna

pag 33

Laboratori teatrali

pag 34

Scuola & Teatro

pag 35

Informazioni biglietteria

pag 36

Arena Social

pag 37

Formazione

Informazioni

DIRETTORE RESPONSABILE: BRUNO DAMINI IN REDAZIONE: DONATELLA FRANZONI, FRANCESCA FERRI, GIACOMO GIUGGIOLI, TOMMASO SIMILI

LE FOTO DI SCENA DEGLI SPETTACOLI PRODOTTI DALL’ARENA DEL SOLE – TEATRO STABILE DI BOLOGNA SONO DI RAFFAELLA CAVALIERI E LUCA SGAMELLOTTI

DIREZIONE E REDAZIONE: VIA INDIPENDENZA, 44 40121 BOLOGNA - TEL. 051.2910.911 WWW.ARENADELSOLE.IT INFO@ARENADELSOLE.IT

IN COPERTINA: DANIEL PENNAC IN “JOURNAL D’UN CORPS”

AUTORIZZAZIONE TRIBUNALE DI BOLOGNA N. 6393 DEL 26.01.1995


28 e 29 gennaio SALA INTERACTION

Passo coreografia Ambra Senatore in collaborazione con Caterina Basso, Claudia Catarzi,

Matteo Ceccarelli, Elisa Ferrari, Tommaso Monza - luci Fausto Bonvini - musiche Brian Bellott e Andrea Gattico • una produzione ALDES, FONDAZIONE MUSICA PER ROMA, CHATEAU ROUGE - ANNEMASSE, ESPACE MALRAUX SCÈNE NATIONALE DE CHAMBÉRY ET DE LA SAVOIE – CARTA BIANCA PROGRAMME ALCOTRA – COOPÉRATION FRANCE / ITALIE, LE POLARIS DE CORBAS, EDA, FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI, FESTIVAL INTERPLAY - TORINO

ore 21.30 spettacolo presentato in collaborazione con ATERDANZA

Spettacolo compreso negli abbonamenti Interazioni Contemporanee Danza

Danzando sulla vita Giovane talento della danza contemporanea, con Passo, spettacolo vincitore del Premio Equilibrio 2009 della Fondazione Musica per Roma, Ambra Senatore muove dall’osservazione fisica di semplici eventi consueti, già sviluppata nelle sue creazioni precedenti, giungendo alla scrittura di partiture di azioni che spostano il punto di vista sulla realtà con una vena umoristica e surreale, spesso con una critica sottile e tagliente. Ruotando intorno al rapporto tra realtà e finzione, viene evocata con grande ironia la vita per frammenti, esplicitando il gioco della rappresentazione teatrale e interrogandosi sulla natura stessa della forma spettacolo. Alle dinamiche di movimento coreografate, i danzatori, allo stesso tempo disarmati e costruiti, fondono elementi teatrali e pennellate di gesti quotidiani, nella costruzione di una drammaturgia che crea una complicità con lo spettatore tramite una danza dinamica e tinta di ironia giocosa, squarciata, a tratti, da tocchi di esistenza anche dai toni più scuri. Si ride senza sapere esattamente perché. Coreografa e performer attiva tra Italia e Francia, Ambra Senatore, formatasi con Raffaella Giordano, Carolyn Carlson, Dominique Dupuy, Jean Cébron, Malou Airaudo, Bill T. Jones, Ivan Wolf, Nigel Charnock, Karin Waehner, Michele Abbondanza, Antonella Bertoni e Roberto Castello, ha lavorato, tra gli altri, con Giorgio Rossi, Jean-Claude Gallotta, Georges Lavaudant, Marco Baliani. È tra i coreografi associati della compagnia Aldes diretta da Roberto Castello.

ph Oreste Testa

«Passo – scrive nella presentazione allo spettacolo – ruota intorno a due macroquestioni: da un lato il rapporto tra realtà e finzione, il limite tra il dentro e il fuori della scrittura scenica, tra partitura e imprevisto; dall’altro la relazione, il rapporto tra individuo e collettività. Giochiamo con la finzione teatrale e con la variazione inaspettata e continua del senso: l’inattesa deviazione della percezione è una componente del gioco teatrale e di fatto, anche la vita pone di fronte al continuo trasformarsi del senso di quello che incontriamo, chiedendoci elasticità, capacità critica e allenamento al dubbio, alla messa in discussione».

9


dal 28 al 31 gennaio TEATRO DELLE MOLINE

Bestie rare

SEMI-DRAMMA IN LINGUA CALABRA scritto e interpretato da Angelo Colosimo regia Roberto Turchetta

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ore 21.15

Il monologo

di Angelo Colosimo Il monologo racconta la storia di un bambino che si trova catapultato in una situazione paradossale. Da una semplice marachella dai risvolti tragi-comici, emerge un substrato culturale cinico e spietato di un piccolo paesello della Calabria, pronto a giudicare e condannare senza remore anche se l’ imputato del “tribunale popolare” è poco più di un bambino. Quello che all’inizio può sembrare un semplice gioco “pericoloso” da ragazzini, fatto per ammazzare il tempo, si rivelerà un gesto calcolato di vendetta. Una vendetta dovuta a soprusi, stupri e storie di pedofilia consumate da un Prete, uomo apparentemente virtuoso e rispettato dalla comunità, che servendosi di persone con disturbi mentali, adesca bambini per i suoi giochi viziosi.

La regia

di Roberto Turchetta Le bestie rare erano quegli animali che un tempo i girovaghi esibivano proprio perché rari, esotici, provenienti da zone lontane. Come una tigre, un coccodrillo, una scimmia è per me questo testo, appunto. Qualcosa che m’affascina proprio per la sua estraneità quasi preistorica, per il suo dis-ordine misterioso. La lingua di Bestie rare racconta un modo di vivere in via d’estinzione, una cultura secolare meridionale che Angelo Colosimo ha incamerato durante la sua infanzia e che esplode qui dischiudendo tutti i suoi luo-

ghi comuni, le sue gergalità, i suoi modi prosaici e poetici. Il testo è così affollato di metafore, così spalancato alle immagini vive che, da regista, mi son messo a fare semplicemente un po’ d’ordine qua e là, lasciando che le parole facessero tutti gli incantesimi del caso. L’idea di regia, che il testo ha naturalmente ispirato, è quella del dromos, del corridoio. In questo caso, un corridoio circolare. Quindi un circo, un’arena dove dilagherà, spontanea come le mimose a primavera, la comunità intera d’un paese di Calabria, ritrovandosi a compiere un antico rito di catarsi; un piccolo Colosseo dove a fare giustizia non sarà mai la verità ma la voglia di violenza che ogni comunità crea, quasi per natura.


dal 30 gennaio al 2 febbraio SALA GRANDE

Aquiloni due tempi di Paolo Poli liberamente tratti da Giovanni Pascoli

con Paolo Poli e con Fabrizio Casagrande, Daniele Corsetti, Alberto Gamberini, Giovanni Siniscalco - regia Paolo Poli - scene Emanuele Luzzati costumi Santuzza Calì musiche Jacqueline Perrotin - coreografie Claudia Lawrence PRODUZIONI TEATRALI PAOLO POLI - ASSOCIAZIONE CULTURALE

ore 21 domenica ore 16

Spettacolo compreso negli abbonamenti: InterAction Domenica Teatro Paolo Poli (ph Fiorenzo Niccoli)

Il fanciullino di Paolo Poli Gli aquiloni come allegoria del comporre poetico, giocattolo antico preindustriale che affettuosamente Paolo Poli accosta a Giovanni Pascoli, autore la cui produzione ha nutrito la scuola italiana fino alla metà del 900. A cominciare da Benedetto Croce, la critica letteraria ne ha privilegiato le rime giovanili, Gianfranco Contini elogiato il plurilinguismo, Pasolini rivelato la dicotomia psicologica, fino a Luigi Baldacci che ne ha curato la ricca antologia. Partendo da Myricae e dai Poemetti, Poli evoca la magia memoriale e la saldezza linguistica nelle figure contadine di un'Italia ancora gergale, attraverso i floreali motivi musicali della Belle Époque, che accompagnano gli spettatori nel ricordo del volgere del secolo. Le scene sono sempre del grande Emanuele Luzzati, i costumi di Santuzza Calì, le musiche di Jacqueline Perrotin e le coreografie di Claudia Lawrence. Accanto a Paolo Poli quattro attori di vaglia e uno staff tecnico di prim'ordine.

la testa. Anzi, le scoperte più importanti le raggiunge dopo i sessant’anni. Galileo vive quattrocento anni prima di noi, in un’epoca governata da certezze e rigidità di pensiero, ma alcuni elementi tornano oggi a riaprire il confronto con quel passato. Questo spettacolo non approfondisce la tradizionale dialettica fede-ragione, che ha segnato la storia dello scienziato e del Seicento, ma piuttosto indaga sulla discussione a tre fra fede, ragione e superstizione. In fin dei conti, giocare al lotto è più facile che pensare o guadagnarsi il paradiso onestamente, anche se il calcolo delle probabilità non dovrebbe indurre nessuno a giocarci.

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dal 6 al 9 febbraio SALA GRANDE

Il discorso del Re di David Seidler - traduzione Luca Barbareschi

con Luca Barbareschi, Filippo Dini - regia Luca Barbareschi - con Astrid Meloni, Chiara Claudi, Roberto Mantovani, Ruggero Cara, Mauro Santopietro, Giancarlo Previati scene Massimiliano Nocente - costumista Andrea Viotti - light designer Iuraj Saleri musiche originali Marco Zurzolo • CASANOVA MULTIMEDIA

ore 21 domenica ore 16

Un inno alla voce e alle parole di Luca Barbareschi

La vicenda è ambientata nel XX secolo quando i mezzi di comunicazione di massa assumevano un’importanza capitale per il vivere quotidiano del cittadino, quando poche parole del Re via radio potevano donare un briciolo di rassicurazione alla povera gente, specie durante i conflitti bellici. Tutta la vicenda è costituita da una incessante partitura dialettica che ricorda la necessità di adoperare le giuste parole da parte del potere, e forse proprio in questa epoca storica è una lezione che andrebbe ripetuta sovente, anche perché una storia acquista maggior valore se tramandata ai posteri attraverso un persuasivo impianto oratorio. La commedia è ambientata in una Londra surreale, a cavallo tra gli anni 20 e 30, ed è centrata sulle vicende di Albert, secondogenito balbuziente del Re Giorgio V. Si parte dai fatti storici per addentrarsi in un dramma personale, senza abbandonare mai la Storia, che non è fondale sottofondo ma è presenza imprescindibile di ogni istante della commedia al fianco dei protagonisti. Recentemente ne è stato fatto un film di grande successo pluripremiato con gli Oscar ma in origine nasce come testo teatrale. Il discorso del Re sfrutta l’aspetto psicofisico della disarticolazione verbale per raccontare il rapporto tra il Paese colono e l’Impero per cui sacrifica i propri figli in guerra e dimostra come aneddoti nascosti nelle pieghe della Storia possano elevarsi alla potenza dell’epica, se narrati con perizia e ritmo. Il merito è dello sceneggiatore David Seidler (Tucker. Un uomo e il suo sogno di Francis

Spettacolo compreso negli abbonamenti: InterAction Domenica Teatro Luca Barbareschi, Filippo Dini (ph Bepi Caroli)

Ford Coppola), che nella sua vita ha sofferto di balbuzie. Una commedia umana, sempre in perfetto equilibrio tra toni drammatici e leggerezze, ricca di ironia ma soffusa di malinconia, a tratti molto commovente, ma capace anche di far ridere. Non di risate grasse o prevedibili, ma di risate che nascono dal cervello e si trasmettono al cuore. Così come le lacrime non nascono da un intento ricattatorio ma dall’empatia, da una condivisione sentimentale di difficoltà umane.

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7 e 8 febbraio SALA INTERACTION

Molly

da Ulisse di James Joyce - traduzione Gianni Celati - adattamento Chiara Caselli con Chiara Caselli - messa in scena Maurizio Panici - scena e costumi Barbara Bessi luci Roberto Rocca • AR.TÈ - TEATRO STABILE D’INNOVAZIONE in collaborazione con SPOLETO55 FESTIVAL DEI 2MONDI

ore 21.30

Spettacolo compreso nell’abbonamento Interazioni Contemporanee

Un flusso di coscienza in scena

Chiara Caselli (ph Massimo Achilli)

Molly è flusso di coscienza, è materia viva e palpabile che ha bisogno di un’attrice in grado di restituire con assoluta naturalezza tutte le infinite sfumature di un pensiero libero e semplice. Ma Molly è anche corpo d’attore che si mostra e si espone nella sua intimità, costringendo gli spettatori a partecipare a questo rito così privato e impudico, ma così tenero e leggero, tanto da sentirsi forse inadeguati a cogliere quel mare di tenerezza offerta nella efficace e potente lingua di Joyce. Chiara Caselli ci offre tutte le sfumature della protagonista in una partitura perfetta, dove la parola si fa suono e il corpo diventa strumento emotivo in grado di restituirci ogni piccolo sussulto interiore. Maurizio Panici Ricordo il mio primo incontro con Molly. Era Piera degli Esposti. E ricordo mia madre, preoccupata che io capissi. Capivo, eccome. Era bellissimo, e semplice, e naturale. E forse devo anche a quella Molly l’essere diventata attrice. Oggi, quando ho ripreso il testo per affrontarlo/incontrarlo da sola, semplice non mi è parso più. È stato difficile entrare nella matassa di un pensiero altrui. Ancor più difficile farla mia. Ma è alla stessa impressione di “naturale” provata al mio incontro con Molly che miro. Naturale nel senso biologico del termine. Se stai in silenzio un minuto, anche un minuto soltanto e osservi il tuo pensiero, vedrai come tutto sta insieme, il ricordo carnale dell’amore fatto la notte prima, le tette che il tuo amante ha succhiato, il latte che manca nel frigorifero che, ah, bisogna sbrinarlo, che altrimenti si

rompe, e i soldi, adesso non ci sono, quello mi deve ancora pagare… Passato, presente, futuro, tutto insieme per associazioni di immagini e sensazioni, senza quel legame logico che si struttura con ordine solo quando quel pensiero lo devi spiegare, ad altri o a te stesso. Così è il monologo di Joyce nella mia intenzione, quanto di più vicino alla rappresentazione del funzionamento del nostro pensiero, è un tuffo vertiginoso, nella mente, nel cuore e nella carne di Molly, che porta dentro di sé l’Umanità tutta, miseria e nobiltà, e sogni. Chiara Caselli

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dal 12 al 15 febbraio TEATRO DELLE MOLINE

L’Eremita contemporaneo - Made in ILVA

composizione drammaturgica originale di Anna Dora Dorno sulle testimonianze di operai dell'ILVA di Taranto con Nicola Pianzola - musiche, canti originali e voce Anna Dora Dorno - esecuzione musicale dal vivo Alessandro Petrillo - regia Anna Dora Dorno - oggetti di scena Nicoletta Casali scene e disegno luci Anna Dora Dorno - video Nicola Pianzola • INSTABILI VAGANTI

ore 21.15

Nicola Pianzola (ph Francesca Pianzola)

Voci dalla fabbrica di Instabili Vaganti

L’Eremita contemporaneo trae ispirazione dal diario di un operaio dell’ILVA di Taranto e dalle testimonianze di alcuni operai, intervistati dalla compagnia che lavorano nella stessa fabbrica. La trasposizione artistica fa riferimento alla vicenda reale della acciaieria più grande d’Europa che condiziona la vita dell’intera città di Taranto e dei suoi lavoratori intrappolati tra il desiderio di evadere e fuggire dalla gabbia d’acciaio incandescente e la necessità di continuare a lavorare per la sopravvivenza quotidiana in quell’inferno di morti sul lavoro e danni ambientali. Lo spettacolo è il frutto di un accurato lavoro di ricerca e di sperimentazione fisica e vocale sul rapporto tra organicità del corpo e inorganicità delle azioni legate al lavoro in fabbrica attraverso il quale emerge una critica all’alienante sistema di produzione contemporaneo che trasforma l’essere umano in una macchina artificiale, un corpo allo spasmo che si muove per reagire al processo di “brutalizzazione” imposto dalla società. L’attore spinge il proprio corpo all’estremo attraverso funamboliche sospensioni, azioni acrobatiche e ripetitive, interagendo continuamente con suoni che diventano ritmi ossessivi e che si trasformano in musiche eseguite dal vivo, in cui le note si intrecciano col canto di una voce femminile che gli ordina “Lavora! Produci! Agisci! Crea!” Egli pone il suo rifugio in una scena composta da strutture metalliche, resa cangiante dall’uso di video‐proiezioni che rievocano il contesto della fabbrica, delle numerose fabbriche che ancora esistono come fantasmi di un’epoca

un’epoca moderna ormai trascorsa. Immagini e suoni popolano i suoi sogni, come residui archeologici che si trascinano ancora in vita, come agonizzanti, nella memoria e nei ricordi ossessivi di chi ancora oggi lavora in simili luoghi. Egli attraversa questa sorta di inferno contemporaneo, fatto di ritmi alienanti e spazi distorti, giungendo a spogliarsi della propria identità e ad indossare una maschera anonima, senza volto, per difendere l’essenza del proprio animo. L’eremita contemporaneo insegue una salvezza impossibile, nel tentativo di sentire la propria carne calda, il proprio vivere organico, in contrapposizione al ferro‐freddo, al processo di inorganicità al quale ci spingono le regole di produzione dell’attuale sistema sociale, reprimendo la libertà creativa dell’uomo e dell’artista.

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dal 14 al 16 febbraio SALA GRANDE

Journal d'un Corps / Storia di un corpo

di e con Daniel Pennac - regia Clara Bauer - scene, luci e costumi Oria Puppo - animazione video Johan Lescure - musiche Jean‐Jacques Lemêtre - produttore delegato per l’Italia Roberto Roberto per Laila srl in collaborazione con Il Funaro • C.I.C.T. / THÉÂTRE DES BOUFFES DU NORD in coproduzione con LES THÉÂTRES DE LA VILLE DE LUXEMBOURG

ore 21 - domenica ore 16 Spettacolo in francese con sovratitoli in italiano

Dai 12 agli 87 anni un uomo tiene il diario del suo corpo o, più esattamente, il diario delle sorprese che il suo corpo fa alla sua mente. Daniel Pennac interpreta il suo romanzo Journal d’un Corps, pubblicato da Feltrinelli con il titolo Storia di un corpo.

Spettacolo compreso nell’abbonamento Interazioni Contemporanee In opzione nell’abbonamento InterAction Daniel Pennac (ph Pascal Victor)

A proposito di Journal d’un corps Mercoledì 18 novembre 1936 Voglio scrivere il diario del mio corpo perché tutti parlano d’altro. (13 anni, 1 mese, 8 giorni) Dai dodici agli ottantasette anni, un uomo tiene il diario del suo corpo. O, più esattamente, il diario delle sorprese che il suo corpo, nell’arco di una vita intera, fa alla sua mente. È a prima vista il più intimo dei diari intimi, ma non appena ci addentriamo, scopriamo che questo giardino così segreto è il più comune dei nostri territori. La lettura ad alta voce sgorga allora naturale, come passaggio dal singolare al plurale, dal corpo unico del lettore al corpo comune del pubblico. Come testimoniare la realtà di questa macchina fisica di cui ognuno di noi si compone, durante tutta la propria esistenza? Con Journal d’un corps, Daniel Pennac decide di portarci sul terreno delle secrezioni, dei dolori e degli umori. Nella forma di un check-up di lungo corso, il diario di bordo che lui presta all’eroe del suo romanzo ha, come oggetto primario, l’involucro carnale che ci serve da veicolo, dal primo vagito fino all’ultimo sospiro. Lezione di anatomia sotto forma di elogio dell’osservazione sperimentale dal vivo, Journal d’un corps, come i famosi dipinti di Rembrant, merita di essere esposto nella sua oralità per uscire dal circolo del silenzio

che lega un libro al suo lettore. Adattando il suo romanzo, per portarlo lui stesso alla ribalta, con la complicità di Clara Bauer, Daniel Pennac si serve di questo spettacolo per trasmettere il suo manifesto, quasi un nuovo manuale del saper vivere destinato a tutte le generazioni. Lunedì 26 luglio 2010 Siamo fino alla fine figli del nostro corpo. Figli disorientati. (86 anni, 9 mesi, 16 giorni)

21


19 febbraio SALA GRANDE

Double Points: Verdi

coreografia Emio Greco e Pieter C. Scholten - ideazione e design Pieter C. Scholten drammaturgia Krystian Lada - design costumi Clifford Portier - design luci Henk Danner EMIO GRECO | PC - ICKAMSTERDAM

ore 21 spettacolo presentato in collaborazione con ATERDANZA

Spettacolo compreso negli abbonamenti: Interazioni Contemporanee Danza ph Alwin Poiana

Verdi Danze In concomitanza con il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, Emio Greco e Pieter Scholten, coreografi di primo piano della danza contemporanea internazionale, vincitori di numerosi premi, rendono omaggio a tre icone dell’opera del grande compositore: Violetta da La Traviata, Desdemona da Otello e Giovanna da Giovanna d’Arco. Double Points dà una voce fisica e femminile a queste tre eroine che affrontano il loro tragico destino e sovvertono l’ordine costituito, interagendo tra loro fino al drammatico epilogo, un comune Libera me – il finale del Requiem verdiano. Uno spettacolo che supera i limiti della danza e dell’opera, traducendo in scena i temi verdiani del desiderio inappagato, dell’amore irrequieto e del tragico destino, utilizzando registrazioni originali di arie interpretate da celebri soprani come Maria Callas, Renata Tebaldi e Joan Sutherland. Dal 1995 Emio Greco e Pieter C. Scholten lavorano insieme alla ricerca di nuove forme di danza, il solo Bianco del 1996 costituisce il punto di partenza dell’opera più ampia che ne è scaturita successivamente. Da sempre i due artisti si focalizzano sulla danza in un contesto interdisciplinare. La base di partenza è il loro manifesto artistico, sancito nel 1996, che definisce i sette principi della danza e del suo impatto sul corpo e lo spettatore. Nel 2009 questa ambizione si è concretizzata nell’International Choreographic Arts Centre (ICKamsterdam) diretto da entrambi. Oltre allo sviluppo del repertorio della compagnia e all’attività di tournée, Greco e

Scholten amano mettere la danza in relazione ad altre forme d’arte, collaborando con lo stilista Jean Paul Gaultier (collezione prêt-a-porter 2009); con il “naso” Alessandro Gualtieri (creazione del profumo you PARA | DISO, un originale progetto in cui la danza si mescola al profumo) e con l’azienda italiana Moleskine (partecipazione all’istallazione Moleskine Detour al MoMA Design Store di Tokyo). Nel corso della loro carriera, Greco e Scholten hanno ricevuto vari premi nazionali e internazionali, tra questi il premio olandese “Swan” per ROCCO nel 2012.

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dal 19 al 21 febbraio SALA INTERACTION

Trittico beckettiano

ATTO SENZA PAROLE 1, NON IO, L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett - regia Giancarlo Cauteruccio - con Massimo Bevilacqua, Monica Benvenuti, Giancarlo Cauteruccio - scene Andrè Benaim - costumi Massimo Bevilacqua - luci Trui Malten musiche ed elaborazioni sonore Andrea Nicoli • TEATRO STUDIO KRYPTON

ore 21.30

Spettacolo compreso nell’abbonamento Interazioni Contemporanee

Questo buio che ci circonda

Giancarlo Cauteruccio (ph M. Buscarino)

Per il Trittico Beckettiano, spettacolo vincitore del premio alla regia 2006 dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro, Giancarlo Cauteruccio ha scelto tre pièces brevi tra le più riuscite che il drammaturgo irlandese ha consegnato al teatro, capolavori che richiedono ai tre interpreti grande impegno e grande energia: Massimo Bevilacqua per Atto senza parole, Monica Benvenuti per Non io e lo stesso regista per L’ultimo nastro di Krapp. In Atto senza parole il lavoro mimicogestuale esalta e sottolinea l’incisiva capacità di Massimo Bevilacqua di azione e espressione nello spazio scenico. Il corpo muto di questo abitatore del deserto genera una sonorità che restituisce le tensioni interne nello spazio siderale che Beckett suggerisce: un concerto per corpo e vuoto, per azione e ininterrotti fallimenti. Per Non io (uno dei più importanti dramaticule di Beckett in cui la sostanza teatrale si riduce a una bocca che invade la scena parlando di se stessa nel buio, uno dei “simboli” più indicati a rappresentare la sua poetica), il ruolo di Bocca è interpretato da Monica Benvenuti, cantante soprano nota nel panorama nazionale ed internazionale per le sue interpretazioni di musica contemporanea. Una donna di età avanzata vive ai margini della società, nata prematura, abbandonata dai genitori, non ha mai conosciuto né affetto né amore. Un ricordo la ossessiona, quello di un pomeriggio di aprile in cui la sua mente attraversa un buio ravvivato solo da un costante ronzio. Il terzo tassello del Trittico è un felice ritorno per Giancarlo Cauteruccio a un testo già

diretto e interpretato in precedenza: L’ultimo nastro di Krapp. Nell’essenzialità della scena Krapp, il vecchio scrittore fallito, inesorabile mangiatore di banane e instancabile ascoltatore della sua voce registrata, si inoltra in “questo buio che mi circonda” per sentirsi meno solo. Rintanato nella sua stanza in compagnia di un magnetofono e un numero cospicuo di bobine ben ordinate, compie un viaggio in un altrove temporale, il suo passato. Tanti nastri, registrati ogni compleanno per tramandare brandelli di vita e di esperienza, vengono riascoltati e mescolati per poi dichiarare il fallimento.

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dal 20 al 22 febbraio TEATRO DELLE MOLINE

La narratrice di film con Patricia Rivadeneira

adattamento teatrale del romanzo La bambina che raccontava i film di Hernán Rivera Letelier (ed. Mondadori) - adattamento e regia Donatello Salamina - video Claudio D’Elia - disegno luci Martino Salamina - musiche Massimiliano Gagliardi - fotografia Carlo De Gori - costumi Tiziano Juno LIFRA PRODUZIONI

ore 21.15

Le parole dello schermo Dal romanzo La bambina che raccontava i film di Hernán Rivera Letelier, edito in Italia da Mondadori e tradotto in oltre 15 lingue, uno spettacolo che incrocia il linguaggio del teatro con quello del cinema in un dialogo permanente tra realtà e fantasia. L’attrice, il film e il testo si materializzano e s’incarnano in una danza continua di impressioni, che ricostruisce la nostra memoria collettiva attraverso sedimenti cinematografici. La narratrice di film parla ovviamente di cinema, ma anche dei nostri sogni, e quindi, soprattutto, della nostra vita. In questo caso della vita di una bambina in un villaggio di minatori nel deserto di Atacama, nel nord del Cile. Maria Margarita è la sorella minore di quattro fratelli maschi. Suo padre, un ex minatore, organizza un concorso e i cinque fratelli concorrono per un posto in prima fila al cinema, l’unica distrazione del villaggio. Margarita, “la femmina della famiglia”, vince, aggiudicandosi la possibilità di andare al cinema tutte le volte che vorrà per poi raccontare il film alla famiglia. Nelle sue mani, nel suo volto e nelle parole rubate al grande schermo, prenderanno vita personaggi come Gene Kelly in Singing in the rain, Jerry Lewis in Il mattatore di Hollywood, passando per l’affascinante Marilyn Monroe. Se la vita è fatta della stessa materia dei sogni, si può anche dire che è fatta della stessa materia dei film. Raccontare un film è come raccontare un sogno. Raccontare una vita è come raccontare un sogno. Oppure un film.

Patricia Rivadeneira (ph Carlo De Gori)

La narratrice di film mette in scena una nuova forma di teatro capace, attraverso l'ausilio delle moderne tecniche di sovratitolazione e contributi video, di rendere totalmente accessibile lo spettacolo sia a un pubblico straniero che a un pubblico con disabilità sensoriale. Patricia Rivadeneira, considerata musa dell'avanguardia artistica in Cile, ha lavorato nel cinema, teatro e televisione dal 1986. È stata Addetto Culturale del Cile in Italia dal 2001 al 2006. Attualmente prepara per il cinema il film Allende con la regia di Adrian Caetano dove svolgerà il ruolo di Payita, la segretaria e amica intima del Presidente.

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dal 25 febbraio al 2 marzo SALA GRANDE

Antonio e Cleopatra di William Shakespeare - traduzione Gianni Garrera - adattamento e

regia Luca De Fusco - con Luca Lazzareschi, Gaia Aprea, Stefano Ferraro, Serena Marziale, Fabrizio Nevola, Giacinto Palmarini, Alfonso Postiglione, Federica Sandrini, Gabriele Saurio, Paolo Serra, Enzo Turrin e con la partecipazione in video di Eros Pagni - scene Maurizio Balò - costumi Zaira de Vincentiis - disegno luci Gigi Saccomandi - musiche originali Ran Bagno - coreografie Alessandra Panzavolta

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ore 21 domenica ore 16

Un Monumento a Teatro di Luca De Fusco

Antonio e Cleopatra viene associato al monumentalismo e all’esotico, quasi fosse una sorta di Aida della prosa. Noi invece abbiamo preparato uno spettacolo asciutto ed essenziale, tutto imperniato sulla valorizzazione della parola, nella nuova traduzione di Gianni Garrera, e sul rapporto con la musica, rinnovando la struttura di Antigone, già basata sul talento multiforme del musicista israeliano Ran Bagno e su una spiccata attitudine dei miei attori (ai quali si aggiunge la prestigiosa new entry di Luca Lazzareschi) di recitare assieme alla musica. Anche dal punto di vista visivo niente navi, eserciti, palazzi imperiali, ma un impianto rigoroso ed essenziale, basato sui forti contrasti tra luce ed ombra e sull’apporto delle proiezioni, rinnovando l’intesa tra lo scenografo Maurizio Balò, il light designer Gigi Saccomandi e la costumista Zaira de Vincentiis che già portò ad una Antigone minimalista e contemporanea. La linea scelta continua ad essere quella dell’antinaturalismo, della contaminazione tra teatro, cinema e musica, basata su una recitazione intensa e assieme sorvegliata di cui Gaia Aprea è ormai da tempo il segno più tipico delle mie regie. Per mille ragioni (la sua lunghezza, il numero degli attori, l’importanza degli allestimenti) Antonio e Cleopatra è un capolavoro assoluto che viene messo in scena molto raramente. Noi l’abbiamo tagliato, reso sobrio e, speriamo, anche riportato ad una sensibilità più moderna. (…)

una produzione ARENA DEL SOLE - TEATRO STABILE DI BOLOGNA TEATRO STABILE DI NAPOLI FONDAZIONE CAMPANIA DEI FESTIVAL NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA Spettacolo compreso negli abbonamenti: InterAction Domenica Teatro

Gaia Aprea, Luca Lazzareschi (ph Salvatore Pastore)

la testa. Anzi, le scoperte più importanti le raggiunge dopo i sessant’anni. Galileo vive quattrocento anni prima di noi, in un’epoca governata da certezze e rigidità di pensiero, ma alcuni elementi tornano oggi a riaprire il confronto con quel passato. Questo spettacolo non approfondisce la tradizionale dialettica fede-ragione, che ha segnato la storia dello scienziato e del Seicento, ma piuttosto indaga sulla discussione a tre fra fede, ragione e superstizione. In fin dei conti, giocare al lotto è più facile che pensare o


dal 26 al 28 febbraio TEATRO DELLE MOLINE

Faden Kele

con Abou Becken Touré - musiche Giulio Candiolo e Patrizia Conversi regia Paola Surace - tecnico David Ghollasi ASSOCIAZIONE CULTURALE AFFABULAZIONE

ore 21.15

La Crociata dei bambini Abou Becken Touré ha lasciato la sua terra, la Costa d'Avorio, e ha studiato in Francia e Italia dove lavora come attore. Giovane talento interpreta con grande capacità drammatica e una mimica fortemente comunicativa il personaggio di Birahima, il bambinosoldato protagonista del racconto Allah non è mica obbligato dell'ivoriano Ahmadou Kourouma (uno dei più significativi autori africani contemporanei), riscritto per il teatro dalla regista e attrice Paola Surace. Come un antico Griot, Abou Touré affabula il pubblico con la sua voce evocativa, con il suo canto e con la sua gestualità. Lo spettacolo è il frutto di un sodalizio umano e artistico tra Paola Surace e Abou Toure, reso possibile dalla collaborazione con il centro culturale Affabulazione di Roma (www.affabulazione.com). Faden Kele (che in lingua Mandingo o Malinké, la lingua del protagonista vuol dire "guerra fratricida"), è la storia di un continente in balia di governanti senza scrupoli messi al potere da multinazionali insensibili, ma è anche e principalmente il viaggio iniziatico di Birahima, "bambino-soldato" che, cresciuto troppo in fretta tra violenze e morte, riconquisterà la sua purezza durante il lungo e affascinante cammino tra Liberia, Costa d'Avorio e Sierra Leone alla ricerca dell'ultimo vero legame affettivo, la Zia Mahan.

Abou Becken Touré (ph Antonio Caia)

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Una serata di solidarietà a sostegno dei comuni di Torpè e Onani colpiti dall’alluvione È nata da un’idea di Paolo Fresu Sardegna Chi_Ama Bologna, la serata di beneficenza che ha visto l’Arena del Sole in prima linea nella mobilitazione a sostegno dei comuni sardi colpiti dall’alluvione, grazia a un cast artistico davvero straordinario: oltre alla musica di Paolo Fresu, I Virtuosi Italiani, Bebo Ferra, Paolino dalla Porta, Daniele di Bonaventura, Elena Ledda, le parole di Lella Costa, Geppi Cucciari, Stefano Benni e Alessandro Bergonzoni. La serata è stata trasmessa in diretta su Rai Radio 3 e si è aperta con un collegamento con la trasmissione televisiva Ballarò: per l’occasione Paolo Fresu e I Virtuosi Italiani ne hanno interpretato la sigla iniziale, Jeux d'enfants. Tanti sono i sardi – ormai adottati da Bologna – che si sono mobilitati sino a riempire la Sala Grande del teatro godendosi un repertorio che ha coniugato brani della tradizione sarda, standard jazz e musica classica: i raffinati arrangiamenti di Fresu, per tromba e orchestra d’archi, sono stati il filo rosso della serata accompagnando di volta

Il logo dell’evento realizzato per l’occasione da Beppe Chia di Chialab.

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in volta i virtuosismi del Devil Trio, la voce unica di Elena Ledda, le interpretazione di Lella Costa e di Stefano Benni. E non sono mancate le risate con la stralunata comicità di Alessandro Bergonzoni e un monolgo finale di Geppi Cucciari, scritto da Flavio Soriga. Sardegna Chi_Ama Bologna è stata organizzata da Arena del Sole - Teatro Stabile di Bologna, Tuk Music e Arci Bologna, con la collaborazione del Circolo Sardegna di Bologna e di F.A.S.I. (Federazione Associazioni Sarde in Italia): il ricavato degli incassi è stato donato – al termine della serata - ai comuni di Torpé e Onanì, i cui sindaci Antonella Dalu e Clara Michelangeli erano presenti in sala. Lo scopo dell’evento è stato anche quello di anticipare idealmente una serie di iniziative che culmineranno con un evento più grande, su scala nazionale, da realizzare alla fine di maggio in Sardegna e che rappresenterebbe la chiusura ideale di questo percorso che è iniziato all’Arena del Sole.



l'Arena - febbraio 2014