Page 1

la Banco nota ISSN 1972 - 8379

N. 53 - Marzo 2008

Finanza e Investimenti Tutti i nodi vengono al pettine

In caso di mancata consegna restituire all’Editore che si impegna a pagare la relativa tassa presso il CPO di Forlì - € 2,00

Strategie Il tris d’assi di Chiara Assicurazioni L’opinione Lussemburgo: il regime fiscale delle holding Legislazione Il nuovo fallimento Costume Tra fasto e intemperanza Nuove tecnologie La rivoluzionaria chiavetta Usb Paolo Nespoli Guardate avanti, puntate in alto...


Sommario la Banco nota Nuova Serie N. 53 - Marzo 2008 REGISTRAZIONE Tribunale di Milano n. 292 del 15/04/2005

Direttore Responsabile: Luigi Gavazzi Comitato di Direzione: Riccardo Battistel, Luigi Gavazzi, Alberto Mocchi, Marco Sala, Umberto Vaghi In Redazione: Alessandra Monguzzi Collaboratori: Renzo Butazzi, Enrico Casale, Giovanni Ceccatelli, Grazietta Chiesa, Francesco Cornaglia, Stefano Paolo Giussani, Alessandra Monguzzi, Marco Piazza, Francesco Ronchi Impaginazione: Diego Poletti

Ai lettori 4

Tutti i nodi vengono al pettine

7

Da Cernobyl alla Spezia

8

Il tris d’assi di Chiara Assicurazioni

Editore incaricato:

11 Via Patecchio, 2 - 20141 Milano Tel. 02/39646.1 - Fax 02/3964.6291 Presidente: Eraldo Minella Amministratore Delegato: Antonio Greco

14

Artisti e fotografi in mostra a Torino

15

Spirituali vs Conventuali

16

Viterbo e i Farnese

17

Parma: le origini del ducato

18

Il nuovo fallimento

22

Guardate avanti, puntate in alto...

26

Tra fasto e intemperanza

30

La Storia passa dalla Tuscia

34

La rivoluzionaria chiavetta Usb

Direttore Editoriale: Mattia Losi Ufficio Commerciale e Traffico: Anna Boccaletti (anna.boccaletti@businessmedia24.com) Stampa: Faenza Industrie Grafiche S.r.l. Costo copia: € 2,00

Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) N° 6357

Associato USPI Unione Stampa Periodica Italiana Testi, fotografie e disegni Riproduzione vietata copyright ©. Tutti i diritti di riproduzione in qualsiasi forma, compresa la messa in rete, che non siano espressamente per fini personali o di studio, sono riservati.Per qualsiasi utilizzo che non sia individuale è necessaria l’autorizzazione scritta da parte di Il Sole 24 ORE Business Media. Qualsiasi genere di materiale inviato in Redazione, anche se non pubblicato non verrà in nessun caso restituito. Nel caso la rivista sia pervenuta in abbonamento o in omaggio, si rende noto che i dati in nostro possesso sono impiegati nel pieno rispetto del D.Lgs. 196/2003. I dati trasmessi a mezzo cartoline o questionari presenti nella rivista, potranno venire utilizzati per indagini di mercato, proposte commerciali, o l’inoltro di altri prodotti editoriali a scopo di saggio. L’interessato potrà avvalersi dei diritti previsti dalla succitata legge. In conformità a quanto disposto dal Codice di deontologia relativo al Trattamento di dati personali art. 2, comma 2, si comunica che presso la nostra sede di Milano, via Patecchio 2, esiste una banca dati di uso redazionale. Gli interessati potranno esercitare i diritti previsti dal D.Lgs. 196/2003 contattando il Responsabile del Trattamento sig. Maurizio Ballerini (maurizio.ballerini@businessmedia24.com). Dichiarazione Privacy Ai sensi dell’art. 10 della L. 675/1996, le finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico, o di altri dello stesso editore, consistono nell’assicurare una informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale.L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art. 13 della suddetta legge.

Lussemburgo: il regime fiscale delle holding

Coloro che non fossero interessati a ricevere ulteriormente la presente pubblicazione sono pregati di volerne fornire cortese comunicazione al numero telefonico: 0362 61.35.10, oppure all’indirizzo di posta elettronica: la.banconota@bancodesio.it La rivista è consultabile in internet all’indirizzo: www.labanconota.it

p. 8

p. 18

La Banco nota

3


Finanza e Investimenti

Tutti i nodi vengono al pettine

Dopo la bolla tecnologica del 2000, oggi gli Usa sono alle prese con la bolla immobiliare e del credito, con conseguenze negative sulla situazione economica generale. Anche in Europa

L A cura dell’Ufficio Gestione Patrimoni Mobiliari del Banco Desio analisi al 29/02/2008

4

La Banco nota

a crisi finanziaria iniziata l’estate scorsa ha portato l’economia americana sull’orlo della recessione. La compravendita di case negli Stati Uniti è rallentata inesorabilmente, il prezzo medio delle abitazioni è sceso del 10% rispetto ad un anno prima. Le famiglie con peggiore merito creditizio (c.d. “sub-prime”) stanno facendo sempre più fatica a ripagare i mutui ottenuti troppo facilmente negli anni passati. Il mercato dei titoli obbligazionari legati ai mutui ha subito una botta d’arresto in questi mesi ed i relativi prezzi hanno continuato a scendere. Conseguentemente molte banche americane e non stanno iscrivendo nei propri bilanci perdite miliardarie e stanno per questo cercando di ricapitalizzare, spesso con l’aiuto di investitori mediorientali ed asiatici,

ed al contempo stanno restringendo l’accesso al credito, in modo da diminuire i rischi di perdite sui prestiti concessi alla clientela. In sostanza la crisi del credito sta inasprendo la situazione economica generale, con ovvi rischi di ripercussioni ulteriori sul credito stesso: è il gatto che si morde la coda! Dopo lo scoppio della bolla tecnologica del 2000, stiamo assistendo allo scoppio della bolla immobiliare e del credito. Tuttavia la situazione non è analoga. La ripresa dell’economia e dei mercati degli anni 2003-2006 si è sviluppata su un terreno fragile, o meglio, su una situazione di disequilibrio che ha retto finché la dinamica della crescita è stata sufficiente, un po’ come andare in bicicletta: quando si rallenta troppo, si rischia di cadere.


Finanza e Investimenti Le famiglie americane hanno continuato a spendere più di quanto guadagnassero, grazie anche al boom del mercato immobiliare ed alla facilità di accesso al credito. Ora però l’economia non sta più creando tanti posti di lavoro, i salari crescono ad un ritmo costante, ma al contempo la spesa per beni primari è aumentata considerevolmente. Il boom delle materie prime che ha accompagnato l’economia globale in questi anni ha portato ad un forte aumento di benzina e generi alimentari, decurtando la capacità di spesa per i beni più voluttuari. Non stupisce quindi che le vendite al dettaglio siano rallentate e di molto negli ultimi mesi e che la fiducia d’imprese e consumatori sia scesa di pari passo. Il termine “stagflazione”, che indica una situazione di economia stagnante abbinata ad un’inflazione eccessiva, è quindi tornato alla ribalta in questi tempi. Le Banche centrali

interbancario ben più alti, a causa della crisi finanziaria e di fiducia iniziata la scorsa estate, e con una stretta delle condizioni creditizie analoga (anche se di minore entità) a quanto sta accadendo oltre oceano. Anche da noi, quindi, il moltiplicatore del credito si è azzoppato, riducendo la capacità di crescita. Come si è detto, la BCE è rimasta ferma fino ad ora, in quanto preoccupata per l’eccessiva inflazione. Tuttavia la situazione potrebbe cambiare nella seconda parte dell’anno, in quanto l’inflazione dovrebbe rallentare un poco il passo a causa di un effetto “base” del petrolio e del fatto che i recenti rincari di alcuni generi alimentari sono stati causati anche da condizioni climatiche eccezionali (in Cina c’è stato il peggiore inverno degli ultimi 50 anni). Infine, nelle prossime settimane verranno siglati alcuni importanti rinnovi contrattuali in vari Paesi europei; tutto ciò, in combinazione con il rallentamento economico, potreb-

In risposta a questa situazione la FED, la Banca centrale americana, sta tagliando il costo del denaro, passato dal 5,25% dell’autunno scorso al 3% di febbraio, e proseguirà ancora, probabilmente arrivando attorno al 2%. Il governo Usa dal suo canto ha proposto un pacchetto di sgravi fiscali che dovrebbero portare un assegno nelle case delle famiglie verso l’estate. Le prospettive dunque sono per un’economia estremamente debole nella prima parte dell’anno e per una ripresa graduale nella seconda. L’incognita maggiore è quella del mercato immobiliare: c’è chi ritiene che ci vorranno anni prima di una ripresa dell’attività e nel frattempo i prezzi potrebbero scendere ancora considerevolmente, ma c’è anche chi ritiene che il peggio sia ormai alle spalle. Anche in Europa la crisi si sta facendo sentire: non solo gli esportatori faticano a causa della minore domanda Usa e del continuo rafforzamento dell’Euro, ma anche i consumi stanno rallentando a causa dell’aumento dell’inflazione e di una dinamica salariale che negli ultimi anni è stata molto contenuta. Inoltre la situazione è resa più difficile dal fatto che la politica monetaria è rimasta invariata in questi mesi, con i tassi ufficiali al 4%, ma con i tassi realmente scambiati dal mercato La Banco nota

5


Finanza e Investimenti

be costringere la Banca Centrale a cambiare strategia ed allentare la politica monetaria, portando forse i tassi al 3,5% o anche sotto se la situazione economica lo richiederà. Tuttavia i rischi inflattivi non sono da sottovalutare, perché l’inflazione legata ai beni di più frequente consumo e quindi maggiormente percepita è ben superiore a quella ufficiale, per cui anche le attese dei soggetti economici potrebbero rendere più difficile l’atteso controllo dei prezzi. Le ricadute sulla borsa L’effetto sulle borse di tutto il mondo è stato dirompente in gennaio: i ribassi segnati nei primi 30 giorni dell’anno sono stati i maggiori dell’ultimo decennio ed hanno riguardato qua6

La Banco nota

si tutti i settori industriali, con poche eccezioni, come i titoli legati ai settori minerari (che hanno beneficiato dell’aumento del prezzo delle materie prime). Al rapido deterioramento sul fronte macroeconomico si sono aggiunti i risultati di bilancio da brivido di alcune grandi banche (che hanno svalutato i titoli in portafoglio legati ai c.d. mutui sub-prime), i timori per le prospettive di crescita degli utili aziendali e, più in generale, un diffuso clima di sfiducia ed incertezza legato al fatto che non si sa esattamente quanta pulizia rimanga da fare nei bilanci delle banche, per quanto tempo ancora questa situazione si possa protrarre e quanto pesante e protratto possa essere il rallentamento dell’economia Usa e più in generale globale. Si aggiunga inoltre che molti investitori che adottano sistemi quantitativi per determinare il livello d’investito nei mercati azionari, sono stati costretti a vendite forzate. In Europa poi, nei giorni di maggiore discesa dei mercati si è scoperto che una banca francese (Societé Generale) stava vendendo posizioni per circa 50 miliardi di controvalore in tre giorni di borsa! In questo quadro sconsolante ci sono però alcuni fattori di segno opposto da tener presente: molte società europee ed americane hanno bilanci sani, con livelli di indebitamento sotto controllo, livelli di efficienza ben superiori a qualche anno addietro e senza particolari eccessi di investimenti; i magazzini delle aziende sono contenuti; le valutazioni dei principali mercati azionari sono storicamente basse o ragionevoli ed il confronto con i (bassi) tassi offerti dai titoli governativi va ovviamente a vantaggio delle azioni. La crescita economica mondiale non viene più solo dagli Stati Uniti, ma anche dai Paesi Emergenti (per ora in buona salute) ed anche i Paesi europei possono beneficiare di una maggiore flessibilità strutturale. Ovviamente finché non sarà fatta piena chiarezza e pulizia nei bilanci delle grosse banche americane (ma anche svizzere e tedesche), e fino a quando non si riuscirà a capire se la cura da cavallo delle autorità Usa risulterà efficace, i mercati finanziari sono destinati a rimanere altamente volatili e le brutte sorprese sul fronte degli utili societari potrebbero proseguire. Pertanto sembra saggio mantenere un atteggiamento prudente per la prima parte dell’anno, in attesa di chiarimenti o conferme.


Eventi

Da Cernobyl

alla Spezia

A

nche quest’anno numerose famiglie italiane si sono mobilitate per dare un aiuto concreto ai ragazzi di Cernobyl, ospitandoli nelle loro case e così contribuendo ad eliminare parte della radioattività da loro assorbita in seguito all’incidente che, più di venti anni fa, colpì la centrale nucleare di Cernobyl, in Ucraina. Incidente che, purtroppo, causò la fuoruscita di un letale carico di radiazioni che si abbatterono sui territori limitrofi, e che in una qualche misura continuano ancora oggi a contaminare uomini, donne, bambini. Il Banco Desio ha considerato giusto dare apporti concreti a questa operazione di solidarietà internazionale, collaborando con le istituzioni e con le famiglie impegnate nell’iniziativa per offrire ai piccoli ospiti interventi di cura e momenti di svago. Rientra in questo piano di aiuti l’escursione dello scorso 4 gennaio che ha consentito ai ragazzi ucraini di visitare il porto della Spezia, e di salire su due navi della Marina militare italiana, la fregata “Grecale” e la nave appoggio “Vesuvio”. Hanno accompagnato la visita il Vice Direttore Generale del Banco, Marco Sala, e Umberto Vaghi, presidente del Circolo ricreativo culturale dell’Istituto.

di Alessandra Monguzzi

La Banco nota

7


Strategie

Il tris d’assi di Chiara Assicurazioni

Presso le filiali del Banco Desio sono disponibili soluzioni assicurative modulari con cui mettere al riparo da qualsiasi imprevisto la propria persona, la propria famiglia e la propria attività

I

n Italia, la bancassicurazione danni si sta orientando sempre più nell’integrare l’offerta bancaria con quella assicurativa. La tendenza di molti operatori bancari, infatti, è quella di far convergere le attività più tipicamente bancarie con soluzioni assicurative, queste ultime in grado di garantire la continuità del tenore di vita della famiglia e la protezione dei suoi patrimoni (casa, famiglia, salute). Oggi, nel nostro Paese, in questa specifica area assicurativa la quota della bancassicurazione danni è ancora piuttosto modesta, ma i maggiori esperti del settore sono d’accordo sul fatto che crescerà in modo significativo nei prossimi anni, perché la clientela bancaria sembra essere sempre più interessata a una convergenza tra servizi bancari, finanziari e assicurativi presso un solo punto di vendita e 8

La Banco nota

ritiene che lo sportello bancario sia l’interlocutore più adatto alle sue esigenze. Chiara Assicurazioni, compagnia del Gruppo Banco Desio, ha realizzato un’offerta semplificata ma al tempo stesso adattabile alle singole esigenze della clientela della Banca. Ogni soluzione è quattro volte semplice: • Semplicità di acquisto: la copertura può essere attivata direttamente presso la propria filiale; • Semplicità di scelta: combinazioni di garanzia modulari; • Semplicità di pagamento: il pagamento del premio della polizza può essere dilazionato senza costi aggiuntivi. • Semplicità di servizio: è sempre a disposizione il numero verde 800.312955. Vediamo alcuni esempi dei prodotti offerti.


Strategie CHIARAFamiglia È il prodotto che tutela la casa e tutto quanto si trovi al suo interno con la possibilità di scegliere, nella massima flessibilità, il tipo di copertura assicurativa che più si adatta alle proprie esigenze specifiche, grazie alla modularità del prodotto. ChiaraFamiglia offre la protezione di tutti i locali (inclusi box e cantine) della propria abitazione, sia si tratti di casa di proprietà, in affitto o casa di vacanza, compresi i beni contenuti (mobili, elettrodomestici, abbigliamento, effetti personali, ...). La copertura è estesa ai danni provocati da fenomeni quali incendio, furto, esplosione, eventi atmosferici, vandalismo. Con CHIARAFamiglia il cliente può scegliere, nei termini e condizioni previste dalla polizza, cosa assicurare e per che importo, personalizzando così la tutela personale e del proprio bene. Il prodotto offre quattro coperture, tutte acquistabili separatamente: A) Incendio Fabbricato: una protezione nel caso di incendio dell’abitazione e da altri eventi quali, per esempio, il fenomeno elettrico con cui si indennizzano gli elettrodomestici danneggiati a seguito di scarica elettrica e la rottura accidentale di tubazioni che indennizza i danni da spargimento di acqua a causa di rottura dell’impianto idrico.

B) Incendio Contenuto: una protezione, sempre riferita al caso di incendio dell’abitazione, ma questa volta estesa al contenuto dell’abitazione (quali mobili, suppellettili, valori, ecc.); C) Furto: una protezione nel caso di furto commesso nell’abitazione e che indennizza, oltre ai beni rubati e gli eventuali atti vandalici che i ladri potrebbero compiere durante il furto, anche il rifacimento delle serrature per perdita o sottrazione delle chiavi. D) Responsabilità Civile: una protezione indispensabile per chiunque voglia tutelarsi di fronte alle richieste di risarcimento per i danni causati non intenzionalmente a terzi. La garanzia Responsabilità Civile proposta da Chiara Assicurazioni è particolarmente estesa in quanto, oltre alle tutele classiche, prevede l’indennizzo dei danni provocati dal morso del cane di proprietà, oppure quelli che può provocare il figlio circolando in bicicletta, o ancora quelli provocati dall’abitazione (ad esempio se si rompe un tubo dell’acqua e si allaga l’abitazione dell’inquilino sottostante). Con la garanzia di Responsabilità Civile si tutela se stessi e ogni componente della propria famiglia, animali domestici compresi. Sono tutelati anche i collaboratori domestici in caso di danno provocato e subito. In definitiva, a un prezzo veramente contenuto è possibile assicurarsi anche in caso di risarcimenti per danni particolarmente rilevanti.

La Banco nota

9


Strategie CHIARAImprevisti È un prodotto che garantisce alla clientela la copertura in caso di eventi inattesi che potrebbero avere conseguenze economiche anche gravi: con un’unica polizza si assicurano i rischi professionali ed extra-professionali. CHIARAImprevisti è un prodotto infortuni destinato a chi è interessato a una copertura assicurativa in grado di garantire sicurezza e serenità a se stesso e ai propri cari. E’ particolarmente indicato per: • imprenditori, artigiani, commercianti, professionisti sprovvisti di coperture sulla persona; • persone che non svolgono attività lavorativa e quindi non sono garantite in alcun modo. Il cliente è assicurato dagli infortuni che potrebbero procurare danni fisici permanenti alla sua persona o la morte prematura (per esempio incidenti stradali, cadute accidentali, incidenti sul lavoro). Inoltre, in caso di decesso, il capitale percepito dai beneficiari non è soggetto ad alcuna tassazione, non rientra nell’asse ereditario e i premi versati sono detraibili nella misura del 19% fino a un massimo di 1.291 euro. CHIARAImprevisti è un prodotto semplice da capire e semplice da gestire: il costo è unico, a prescindere dall’attività svolta, pertanto il cliente non ha alcuna preoccupazione se dovesse cambiare status occupazionale, perché non ci sarà alcun adeguamento tariffario.

Con CHIARAImprevisti si è tranquilli sempre, 24 ore su 24, per tutti i giorni dell’anno e in tutto il mondo. CHIARASalute È una polizza sanitaria che ha lo scopo di far fronte al rischio di una malattia improvvisa o di un infortunio che potrebbe mettere in seria difficoltà la continuità economica del cliente. In questo caso CHIARASalute fornisce un supporto economico in caso di ricovero ospedaliero causato da malattia o da infortunio e si rivolge a tutti i clienti della banca che cercano una protezione in ogni momento della vita quotidiana. CHIARASalute riconosce, in base alle condizioni di polizza, una diaria per ogni giorno di degenza ospedaliera ed è valida in tutto il mondo, 24 ore su 24. Tale importo può essere utilizzato dal cliente come meglio crede: per esempio per ricevere assistenza presso un ente privato, per effettuare privatamente delle visite o analisi aggiuntive, o magari per fare una vacanza dopo il periodo di degenza ospedaliera. CHIARASalute è particolarmente indicata per chi viaggia spesso all’estero, come per esempio per far fronte alle spese da sostenere per un ricovero negli Stati Uniti. A differenza di molte polizze concorrenti presenti sul mercato la diaria di ChiaraSalute è riconosciuta alle neo-mamme a seguito del ricovero per parto. CHIARASalute prevede la possibilità di scegliere fra tre soluzioni: diaria da € 100, da € 150 o da € 200 giornaliere. Oltre alla diaria base, la polizza prevede un’ulteriore diaria giornaliera per assistenza infermieristica ospedaliera che varia in funzione della soluzione prescelta (€ 80, € 100, € 120). Nei casi di ricovero più gravi, per grande intervento chirurgico, la diaria giornaliera è maggiorata del 50% e nel caso di ricovero contemporaneo dei coniugi la diaria giornaliera è raddoppiata. CHIARASalute prevede, inoltre, un rimborso giornaliero anche a seguito di ricovero in dayhospital; in questo caso la diaria, in base alla soluzione prescelta, è ridotta del 50%. l.b.n.

10

La Banco nota


L’opinione

Lussemburgo:

il regime fiscale delle holding

P

remessa: In Lussemburgo esistono due grandi tipologie di società di partecipazione finanziaria: • quelle soggette alla legge del 31 luglio 1929, cd. “holding del 1929”, • quelle soggette alla legge fiscale comune, solitamente chiamate “Soparfi”. Entrambe le tipologie non costituiscono una forma particolare di società ma sono piuttosto delle società di diritto comune che, sotto certe condizioni, possono beneficiare di uno status fiscale favorevole. CARATTERISTICHE FISCALI COMUNI Costituzione e imposta di registro - La Soparfi, regolata dalla legge fiscale ordinaria, e la holding 1929 sono entrambe sottoposte all’imposta di registro dello 0,5% su tutti i conferimenti effettuati alla costituzione (compreso il sovrapprezzo azioni) o successivamente. Tuttavia, gli aumenti di capitale per incorporazione delle riserve o determinate operazioni di riorganizzazione del gruppo (fusioni, scissioni, conferimenti di attivi e passivi, scambi di azioni) possono beneficiare dell’esenzione.

Vediamo le principali regole a cui sono sottoposte le società di partecipazione finanziaria operanti nel Granducato HOLDING DEL ‘29 Dal 1° gennaio 2007 il regime delle holding del ‘29 è stato abolito e non si applica alle società costituite dopo il 20 luglio 2006. Il 19 luglio 2006, la Commissione Europea ha tuttavia ritenuto dette modifiche insufficienti, continuando a considerare il regime delle holding del‘29 una violazione delle norme sugli aiuti di Stato. La Commissione ha quindi richiesto al Lussemburgo di abrogarlo dalla fine del 2006, concedendo, per le società esistenti, un periodo transitorio che dovrà comunque cessare entro il 2010. In risposta alle conclusioni della Commissione europea, il 13 dicembre 2006 il parlamento del Lussemburgo ha approvato una nuova legge che prevede, tra l’altro, quanto segue: • tutte le leggi, i decreti e i regolamenti concernenti il regime delle società holding del 1929 s’intendono aboliti con effetto dal 1° gennaio 2007 e il regime non si applica alle società holding costituite in data successiva al 20 luglio 2006;

di Marco Piazza*

La Banco nota

11


L’opinione • le società holding del 1929 in essere al 20 luglio 2006 continuano a beneficiare del regime durante il periodo transitorio dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2010; • i vantaggi del regime delle società holding del 1929 per le società che continuano a beneficiarne andranno perduti durante il periodo transitorio in caso di trasferimento di azioni delle società (salvo per i trasferimenti di azioni consentiti, come descritto qui di seguito). I trasferimenti di azioni consentiti comprendono quanto segue: • normale scambio di azioni quotate presso una borsa riconosciuta prima del 20 luglio 2006, fintanto che la società continua ad essere quotata; • determinate operazioni di fusione o riorganizzazione interna degli azionisti di società holding del 1929; o • trasferimenti di azioni in relazione ad eredità, matrimoni o situazioni equivalenti. Nel corso del periodo transitorio, ciascuna società holding del 1929 ogni anno deve ottenere la certificazione e presentarla alle autorità fiscali del Lussemburgo, onde continuare a beneficiare del regime del 1929. SOPARFI La Soparfi non é regolata da una legge specifica, ma é una società di capitali lussemburghese ordinaria, soggetta allo stesso trattamento fiscale delle altre società di capitali commerciali. Imposta sul reddito delle società (IRC): • Esenzione sui dividendi percepiti La legge fiscale lussemburghese prevede un trattamento speciale per le società madri e le loro controllate, conosciuto come“Schachtelprivileg” o “privilegio d’affiliazione” (art. 166 LIR). I redditi derivanti da partecipazioni (i dividendi) sono esenti a condizione che: (a) la società distributrice sia: • una società di capitali residente e pienamente imponibile, oppure: • una società di capitali non residente e pienamente imponibile assoggettata ad un’imposta corrispondente all’imposta sul reddito delle società, oppure: • una società residente di uno Stato dell’Unione 12

La Banco nota

Europea, costituita in una delle forme previste dall’articolo 2 della Direttiva del Consiglio dell’Unione Europea del 23 luglio 1990 (relativa al trattamento fiscale applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi) (b) la società beneficiaria sia: • una società di capitali residente nel Lussemburgo e pienamente imponibile, oppure: • una stabile organizzazione di una società residente in uno Stato dell’Unione Europea, costituita in una delle forme previste dall’articolo 2 della Direttiva del Consiglio dell’Unione Europea del 23 luglio 1990 (relativa al trattamento fiscale applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi), oppure: • una stabile organizzazione di una società di capitali residente in uno stato con il quale il Lussemburgo ha concluso una convenzione contro la doppia imposizione. (c) alla data in cui i dividendi sono deliberati, il beneficiario detenga o s’impegni a detenere detta partecipazione per un periodo ininterrotto di almeno dodici mesi e che durante tutto questo


L’opinione periodo la percentuale di partecipazione non sia inferiore alla soglia del 10% o che il prezzo d’acquisto non sia inferiore ad Euro 1.200.000. Nel caso in cui la Soparfi non dovesse rispettare le condizioni richieste ai fini dell’esenzione totale dei dividendi ricevuti, è comunque applicabile, al verificarsi di alcune condizioni, l’esenzione del 50% dei dividendi (art. 115.15 LIR). • Esenzione della plusvalenza da cessione di partecipazione Anche le plusvalenze derivanti dall’alienazione di azioni possono beneficiare dell’esenzione dall’imposta sul reddito delle società per effetto del privilegio di affiliazione (RGD 21.12.01). Si applicano le stesse condizioni previste per i dividendi, salvo il fatto che il costo di acquisto minimo per le azioni è 6 milioni di euro. In base alla norma sulla ripresa a tassazione, le plusvalenze rimangono imponibili, nella misura in cui: (1) la partecipazione è stata precedentemente svalutata per scopi fiscali; (2) sia stato concesso il differimento d’imposta, riducendo il costo di acquisto della partecipazione; (3) i prestiti concessi alla società, in cui si detiene

la partecipazione, sono stati ammortizzati per scopi fiscali; (4) la partecipazione è stata valutata per una somma inferiore al suo valore di mercato, al momento del conferimento fiscalmente neutrale; o (5) le spese connesse alle azioni sono state effettivamente dedotte in un qualsiasi anno precedente. I capital gains sulle partecipazioni in una holding esente (i.e. del ‘29) sono imponibili. • Esenzione dalla ritenuta alla fonte sui dividendi versati In base all’articolo 147 LIR, sono esenti da ritenuta alla fonte i dividendi versati ed altri profitti delle partecipazione a condizione che: (a) la società che distribuisce i dividendi sia una società di capitali lussemburghese pienamente imponibile, (b) la società beneficiaria dei dividendi ed altri redditi sia: • una società di capitali residente e pienamente imponibile, oppure: • una società residente di uno Stato dell’Unione Europea costituita in una delle forme previste dall’articolo 2 della direttiva del Consiglio dell’Unione Europea del 23 luglio 1990, relativa al trattamento fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi, oppure: • una stabile organizzazione di una società residente di uno stato dell’Unione Europea e costituita in una delle forme previste dall’articolo 2 della direttiva sopra indicata o di una società di capitali residente di uno stato con il quale il Lussemburgo ha firmato una convenzione contro la doppia imposizione. (c) alla data della delibera della distribuzione dei dividendi il beneficiario detenga o s’impegni a detenere per un periodo minimo ininterrotto di dodici mesi e che durante tutto questo periodo, la percentuale di partecipazione non sia inferiore alla soglia del 10% o che il prezzo d’acquisto non sia inferiore ad Euro 1.200.000. *Dottore commercialista e professore di Economia e Tecnica degli scambi internazionali presso l’Università Cattolica di Milano La Banco nota

13


Nuove Filiali

Artisti e fotografi in mostra a Torino Il Centro per l’Arte Contemporanea: uno spazio espositivo concepito sul modello delle case della cultura tedesche e delle gallerie d’arte francesi

di Francesco Ronchi

A Torino c’è una nuova filiale del Banco Desio, in via Caboto, 35

14

La Banco nota

N

el secolo appena trascorso si andava nel quartiere Crocetta richiamati soprattutto dall’omonimo mercato, il più noto tra quelli non alimentari della città, lungo via Marco Polo. A est, di là dalla linea ferroviaria proveniente dalla stazione Porta Nuova, il quartiere S. Paolo era una zona residenziale un po’meno prestigiosa, dove alle attività commerciali si mescolavano piccoli opifici e laboratori. Nel 2002 uno di questi, in via Modane, è stato trasformato dall’architetto

Claudio Silvestrin e dall’ing. James Hardwick in un Centro per l’Arte Contemporanea, cioè uno spazio voluto da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo sul modello delle case della cultura tedesche e delle gallerie d’arte contemporanea francesi. Il Centro occupa una superficie di 3.500 mq di cui più di 1000 mq adibiti a spazio espositivo e una sala video di oltre 150 mq. Uno degli obiettivi era quello di fornire agli artisti nuove opportunità di contestualizzare le opere; il Centro di via Modane è stato progettato con una struttura minimalista e flessibile, il più possibile al piano terra, così da facilitare le installazioni temporanee. Ha dichiarato la fondatrice: “Non vogliamo uno spazio che apra otto ore al giorno e faccia succedere una mostra dietro l’altra, ma un luogo dove ci sia la vita, dove in particolare i giovani trovino spazio... un luogo dove ci si può sedere, leggere, usare la sala internet; un luogo dove vai e sai che in qualunque momento sta capitando qualcosa”. La Sandretto, figlia di un imprenditore torinese, laureata in Economia e Commercio, nel 1992 ha cominciato a dedicarsi ad un’attività sistematica di collezionista, entrando a contatto con giovani artisti e fotografi, italiani e stranieri. Dopo due anni, nel 1994, ha esposto i lavori di 16 artisti inglesi in un’ex area industriale a Sant’Antonino di Susa: questa mostra è stata ripresa a Modena nel 1995. In quello stesso anno la Sandretto, coadiuvata da Francesco Bonami, ha deciso di dar vita a una fondazione no profit che ha subito ottenuto il riconoscimento da parte della Regione Piemonte. Essa gestisce in comodato la collezione. La prima sede permanente è dal 1997 il palazzo settecentesco della famiglia Re Rebaudengo, a Guarene d’Alba; la Fondazione nel 2006 ha ottenuto dal Comune di Ciriè anche una terza sede espositiva, Villa Remmert. Tra pochi mesi la Sandretto conta di far giungere in porto, ad Albenga, il progetto della Palazzo Oddo srl: una nuova sede espositiva per l’arte contemporanea fortemente voluta dal comune ligure.


Nuove Filiali

A

mmettiamolo: il nome di Ubertino da Casale non è proprio noto a tutti, e fra quanti ne hanno sentito parlare i più lo ricorderanno come un personaggio de “Il nome della Rosa”, il romanzo di Umberto Eco in cui questo frate era uno dei personaggi storici (un altro è Michele da Cesena, mentre il protagonista Guglielmo da Baskerville è immaginario). Ma chi fu Ubertino? Incominciamo dal dire che nacque a Casale Monferrato nel 1259, e che entrò nell’Ordine Francescano nel 1273. Compì i suoi studi teologici a Firenze, inToscana, dove diventò predicatore. In quell’epoca l’Ordine era diviso in due correnti di pensiero: quella dei Conventuali, secondo cui i Francescani dovevano privilegiare la predicazione del Vangelo nelle città e al servizio ai poveri, e quella degli Spirituali, che professavano ideali di povertà assoluta e sottolineavano la dimensione eremitica e ascetica del francescanesimo. Tale dissidio venne composto solo più di due secoli dopo, nel 1517, quando papa Leone X, con la bolla“Ite vos”, impose l’unificazione dei due movimenti nell’Ordine dei Frati Minori della Regolare Osservanza (altri gruppi costituirono invece l’Ordine dei Frati Minori Conventuali). Ma per tornare a Ubertino, egli abbracciò la tesi della necessità di un rinnovamento ecclesiale, sostenuta da alcuni confratelli, divenendo col tempo uno dei punti di riferimento del movimento degli Spirituali, e arrivando a criticare il comportamento di alcuni Pontefici. Ciò non piacque a Papa Benedetto XI, che gli proibì di predicare e gli impose di ritirarsi in un convento di Arezzo. Proprio qui, nel 1305, Ubertino scrisse la sua opera più illustre, “Arbor Vitae Crucifixae”, dove annunciava l’arrivo di un’era di pace in cui la Chiesa sarebbe stata guidata da un “Papa angelico”, che avrebbe restituito alla Chiesa quella autorevolezza che la cattiva condotta dei Pontefici del tempo aveva offuscato. L’opera non fu bene accolta, e Ubertino venne scomunicato. Rimase comunque un punto di riferimento per l’Ordine e per la Chiesa, visto che, per cercare di superare le controversie interne ai Francescani, fu convocato dapprima da Papa Clemente V ad

Spirituali vs

Conventuali Le posizioni di Ubertino da Casale nel confronto fra le due correnti di pensiero del Francescanesimo fra XIII e XIV secolo

Avignone, nel 1309, e poi nel 1317 da Papa Giovanni XXII, che gli impose di lasciare l’Ordine Francescano per quello Benedettino. Negli anni successivi, Ubertino prese ancora posizione sulla povertà di Cristo e degli apostoli (sostenendo che erano sì poveri, ma che facevano liberamente uso di ciò che necessitava loro). Le sue tesi comportarono un’ulteriore scomunica per Ubertino, nel 1325, costringendolo a cercare protezione alla corte dell’imperatore Ludovico il Bavaro, che accompagnò nel suo viaggio del 1328 in Italia. Qui, due anni dopo, nel 1330, Ubertino moriva, forse assassinato.

di Alessandra Monguzzi

La sede di Casale Monferrato del Banco Desio è in Piazza San Francesco, 19

La Banco nota

15


Nuove Filiali

Viterbo e i Farnese

La conflittualità tra i vari casati locali risolta dal cardinale Alessandro Farnese, cui si deve tra l’altro la Via Farnesiana di Francesco Ronchi

A Viterbo c’è una nuova agenzia del Banco Desio Lazio, in via Garbini, 53. Nelle foto, scorci di Viterbo antica

16

La Banco nota

N

el 1172 l’imperatore Barbarossa distrusse l’antica Ferento e poi concesse all’antica rivale, Viterbo, il titolo di città. Le accese lotte tra guelfi e ghibellini non frenarono la crescita iniziata nella seconda metà del XIII secolo, quando il papa Alessandro IV vi trasferì la corte pontificia. Egli favorì il culto d’una fanciulla viterbese, Rosa, che divenne patrona della città.

Oggi la festa della santa, ai primi di settembre, è l’evento sociale più importante ed atteso, e culmina con la processione della Macchina: una stele luminosa portata da un centinaio di facchini. Col ritorno dei papi a Roma (1281) crebbe la conflittualità tra i vari casati locali. Bonifacio IX (1389-1404) ripristinò l’autorità della capitale, ma fu solo Giulio II ad ottenere la pace tra le maggiori famiglie, forzate da vincoli matrimoniali. In questa fase si distinse il cardinal Alessandro Farnese (1468-1549), secondogenito di PierLuigi e di Giovannella Caetani. Il Palazzo Farnese, situato nei pressi della Cattedrale, era stato ampliato dal padre di PierLuigi, Ranuccio, Gonfaloniere della Chiesa, che a metà del‘400 aveva trasferito gli interessi del casato da Orvieto allaTuscia meridionale. Alessandro ricevette una formazione umanistica a Firenze, ma per lui fu decisivo l’appoggio della sorella Giulia, amante del papa Borgia. Eletto papa nell’ottobre del 1534, nonostante i suoi 67 anni Paolo III mantenne il potere per tre lustri. In quel periodo Viterbo divenne il centro di collegamento naturale da un lato tra i domini originari a sud del lago di Bolsena (accresciuti da terre avute in cambio di Frascati), dall’altro alcuni centri sul Lago di Nemi. Questo feudo fu staccato dallo Stato pontificio ed affidato nel 1537 al figlio primogenito PierLuigi e denominato Ducato di Castro. Uno dei figli del Duca, il cardinale Alessandro era molto legato a Viterbo, dove fece realizzare tra l’altro la Via Farnesiana, un rettifilo che da Porta Romana scende fino a Piazza Fontana Grande e prosegue lungo via Cavour fino a Piazza del Municipio. La ricchezza del casato derivava non solo dalle rendite feudali, accortamente incrementate grazie ad un’ottima politica matrimoniale, ma anche alla facoltà di battere moneta nei loro Stati e all’attività di banchieri. Verso il 1640 Urbano VIII Barberini abolì i privilegi commerciali sull’esportazione dei grani nelle terre farnesiane compresi all’interno dello Stato pontificio, causando il dissesto dei monti di pegno gestiti dai Farnese nella capitale; non contento, con la scusa di salvaguardare i creditori, mosse guerra al Ducato. La sua opera fu ripresa dal successore Innocenzo X, che nel 1649 entrò a Castro e la distrusse; qualche anno dopo i viterbesi, per compiacerlo, gli dedicarono la nuova Porta Romana, uno dei pochi edifici barocchi della città.


Nuove Filiali

Parma: le origini I

l cardinale Alessandro Farnese (1520/89) aveva compiuto gli studi a Bologna, nel Collegio Ancarano fondato da un suo avo. Insieme alla nomina cardinalizia nel 1534 ottenne quella a vescovo di Parma, la città dov’era nata l’amicizia con il grande architetto Antonio da Sangallo, all’epoca impegnato nella ricostruzione delle mura. Fu lui a scegliere il parmigiano Leonardo Centone quale maestro per la zecca dei Farnese aperta a Castro nel 1538. In quello stesso anno fu concordato il matrimonio tra Margherita (figlia naturale dell’imperatore Carlo V) e Ottavio Farnese, fratello di Alessandro. La sposa, accolta con grandissimi onori a Viterbo e poi a Roma, portava in dote alcuni ricchi feudi abruzzesi. Sette anni dopo Paolo III ottenne dall’imperatore l’autorizzazione alla infeudazione a PierLuigi del Ducato di Parma e Piacenza, staccate dai domini asburgici. Il feudo di Castro venne lasciato ad Ottavio e alla moglie. Il duca intendeva impiantare a Piacenza un’altra zecca, e vi chiamò il Centone; ma le fortissime resistenze dei nobili locali lo indussero a far battere moneta nell’altro suo possedimento a nord degli Appennini, Novara. PierLuigi fu un uomo d’armi violento, che amava circondarsi di giovanetti; tuttavia nei suoi Stati promosse l’istruzione, riorganizzò la giustizia, favorì l’agricoltura e il commercio e intraprese grandi lavori pubblici. Fu assassinato nel dicembre 1547 a Piacenza in una congiura nobiliare ispirata del governatore di Milano, Ferrante Gonzaga. Ottavio cercò in ogni modo di far valere il diritto di succedere al padre, tanto da porsi in contrasto con il nonno papa, che ne morì (novembre 1549). Alessandro s’affrettò ad ordinare alle truppe pontificie di cedere ad Ottavio la cittadella di Parma, e nel Conclave, validamente supportato da Margherita, appoggiò l’elezione di Giulio III (febbraio 1550), che confermò il diritto di Ottavio su Parma. Ma l’imperatore diffidava del giovane genero, e gli chiese di rinunciare a Parma in cambio di Camerino, oppure di dichiararsi vassallo imperiale. Ottavio preferì affidarsi alla protezione della Francia; così nel

del ducato Ricostruiamone le vicende, da quando questo territorio venne staccato dai domini asburgici fino a quando passò ai Borbone

1551 Carlo V ordinò il sequestro delle rendite dei feudi abruzzesi intestati alla figlia, mentre Alessandro dovette rifugiarsi a Urbino, presso la sorella Vittoria, per sfuggire all’ira del papa, che gli tolse la diocesi di Monreale e mise all’asta i mobili del suo palazzo romano. La questione fu risolta solo con la Pace di Gand (1556): Filippo II, successore di Carlo, in cambio del passaggio del ducato dall’orbita francese a quella spagnola reintegrava Ottavio nel possesso di Piacenza e di Novara. I suoi discendenti avrebbero governato Parma sino al 1731, quando morì senza prole il duca Antonio, aprendo la strada al dominio dei Borbone. (f.r.)

La sede di Parma del Banco Desio è in via Dante, 3

La Banco nota

17


Legislazione

Il nuovo fallimento

Con l’entrata in vigore ad inizio d’anno del Decreto Legislativo n.169/2007, si è finalmente conclusa la riforma della vecchia Legge Fallimentare, ormai ultrasessantenne

C

di Francesco Cornaglia

18

La Banco nota

on l’approvazione della Legge n. 80/2005, del successivo Decreto Legislativo n. 5/2006 e dell’ulteriore Decreto Legislativo n.169/2007 - entrato in vigore il 01/01/2008 - si è conclusa la riforma della Legge Fallimentare (Regio Decreto 16 marzo 1942 n. 267), una delle leggi più vecchie, ormai ultrasessantenne, del nostro ordinamento giuridico. Se è pur vero che l’impianto di base di questa anziana normativa reggeva abbastanza bene il trascorrere del tempo e l’evoluzione della società, è certamente indiscutibile la necessità dell’attuale riforma che, modificando ampie parti della disciplina preesistente, ha cercato di adeguarla alle nuove realtà imprenditoriali ed alle esigenze di mercato. In un panorama economico come quello attuale, appare chiaro l’intento dell’odierno legislatore di cercare di rilanciare la competitività delle imprese italiane attraverso una riforma che ha come obiettivi il favorire le azioni volte

alla realizzazione di progetti di ristrutturazione industriale anche per imprese già versanti in situazioni di dichiarata difficoltà; e il facilitare il recupero delle imprese in crisi, al fine di un più conveniente collocamento delle medesime in realtà economiche più efficienti. Il rilancio della competitività del sistema imprenditoriale è dunque la ragione che ha determinato questa riforma delle procedure concorsuali, con un particolare “focus” su: • azione revocatoria fallimentare; • concordato preventivo; • accordi o piani di composizione negoziale della crisi d’impresa. Di queste tre fattispecie - parti integranti della struttura della Legge Fallimentare - quella che ha maggiore impatto nel mondo delle imprese e nella realtà bancaria è certamente l’azione revocatoria fallimentare. Ma che cosa è esattamente questa azione che è stata (ed è tuttora) un grande spauracchio per le banche e per gli intermediari creditizi?


Legislazione La Legge Fallimentare tramite l’istituto della revocatoria consente al solo Curatore di ottenere che specifici atti posti in essere dal fallito, in un determinato periodo precedente la dichiarazione di fallimento, siano dichiarati inefficaci. L’esercizio della revocatoria trae dunque fondamento dal considerare che un determinato atto è stato compiuto con un imprenditore che versa in stato di insolvenza e quindi dal voler scoraggiare l’instaurazione e la continuazione di rapporti commerciali con questo soggetto. Tale azione fa sì che i beni ed il denaro trasferiti a terzi dal soggetto fallito debbano essere rimessi a disposizione del Curatore, privando i terzi-beneficiari di quanto hanno ricevuto; tanto al fine di non infrangere la “par condicio creditorum”, ossia il concetto - derivante dal diritto romano - che il patrimonio del debitore-fallito è destinato a soddisfare, “a parità di condizioni”, tutti i creditori. Di fatto la revocatoria fallimentare ha una funzione redistributiva, poiché tende ad eliminare gli effetti degli atti di disposizione posti in essere dal debitore-fallito, nel momento in cui era divenuto insolvente (o si accingeva a divenirlo), anche se questi non hanno provocato alcun danno al suo patrimonio, che viene reintegrato con il recupero dei beni, per ridistribuire il loro valore tra tutti i creditori. Questo risultato viene conseguito a danno del/i soggetto/i a cui vengono sottratti (dalla Curatela fallimentare) i beni od i valori ottenuti in forza dell’atto revocato. Addentrandoci ulteriormente nella non semplice materia, per cercare di chiarirla al meglio, si evidenzia che la normativa - sia pre-riforma che post-riforma - al fine dell’applicazione della revocatoria distingue: A) le categorie degli atti; B) il “periodo sospetto”, ossia il periodo di tempo antecedente la data della sentenza di fallimento, decorso il quale gli atti compiuti dal fallito “si consolidano” e non sono più revocabili.

corrispettiva in cambio, o anche senza alcuna contestualità cronologica tra l’atto e l’eventuale prestazione corrispettiva (es. pagamenti anticipati di crediti con scadenza successiva); • atti a titolo oneroso, ossia atti compiuti dal debitore-fallito con prestazione corrispettiva e con contestualità cronologica tra l’atto stesso e la controprestazione. B) Il periodo sospetto per gli atti a titolo gratuito non è stato modificato dalla riforma, che ha confermato “la revocabilità degli atti a titolo gratuito se compiuti nei 2 anni anteriori al fallimento...”, senza che sia necessaria la presenza di alcun altro requisito, eccetto quello temporale (cd. revocatoria automatica). Per le banche, in questa casistica rientrano, ad esempio i pagamenti di debiti altrui, che si verificano nell’ipotesi in cui la Capogruppo di un Gruppo societario intervenga in aiuto di una società del gruppo, estinguendo un finanziamento che questa aveva ottenuto dalla banca; o l’estinzione anticipata di finanziamenti nel caso in cui un’impresa, che abbia stipulato un mutuo ipotecario, proceda alla sua estinzione prima della scadenza programmata.

A) L’attuale riforma non ha modificato le categorie degli atti revocabili che rimangono distinti in: • atti a titolo gratuito, ossia atti compiuti dal debitore-fallito senza alcuna prestazione La Banco nota

19


Legislazione

B1) la riforma ha invece sostanzialmente modificato il periodo sospetto per gli atti a titolo oneroso (art. 67 della Legge). Tale periodo, che precedentemente variava da uno a due anni (a seconda del tipo di atto/ pagamento revocato) viene ora dimezzato rispettivamente a sei mesi o ad un anno. In generale, con questa modifica non cambiano i casi in cui la banca, o qualsiasi soggetto che abbia beneficiato di pagamenti effettuati dal fallito, possano subire la revocatoria fallimentare, ma il così detto “ periodo a rischio” si è ridotto alla metà. La revocatoria colpiva e colpisce in generale i pagamenti effettuati, nel periodo prossimo al fallimento, a favore di un creditore consapevole dello stato di insolvenza dell’imprenditore. In particolare, ogni rimessa accreditata su di un conto corrente bancario, viene equiparata ad un pagamento a favore della banca ogni 20

La Banco nota

volta in cui azzera o riduce il saldo debitore del conto, rappresentante un debito del correntista verso la banca. Prima della riforma, tutte le rimesse, effettuate nell’ultimo anno ante-fallimento, che incidevano su un’esposizione bancaria eccedente i limiti del fido concesso al correntista (sconfinato) o su un conto corrente non affidato, erano considerate tutte revocabili per la loro natura solutoria, ossia per il loro essere un vero e proprio pagamento di debito verso la banca. Ciò determinava che le revocatorie delle rimesse in conto potevano raggiungere importi elevatissimi, soprattutto quando il correntista operava costantemente in situazioni di sconfino o di mancanza totale di affidamento. È evidente come anche un soggetto che avesse tutti gli strumenti utili per valutare la capacità patrimoniale di un imprenditore, non fosse in grado di prevedere l’eventuale insorgere di uno stato di insolvenza dello stesso a così lungo termine. La riforma non ha sostanzialmente cambiato questa logica, ma, se non altro, ora questo periodo è stato ridotto a sei mesi. Un’ulteriore modifica importante riguarda la revocabilità delle garanzie contestuali che abitualmente corredano alcune tra le principali operazioni bancarie (costituzione di pegno su merce - cessione di fattura anticipata dalla banca - cessione di credito nei contratti di anticipo all’esportazione, ecc.). Anche per queste il periodo sospetto viene dimezzato da un anno a sei mesi anteriori al fallimento e la revocatoria si estende oltre che alle garanzie contestuali concesse dal fallito per i propri debiti, anche a quelle da lui concesse per debiti di terzi, che invece in precedenza erano considerate atti a titolo gratuito. La riforma in argomento ha inoltre notevolmente aumentato il numero delle situazioni in cui il potere dissuasivo dell’azione revocatoria - volto, come già detto, a ripristinare la“par condicio creditorum” e spesso ad ingenerare delle “revocatorie milionarie” nei confronti dei terzi beneficiari di pagamenti effettuati dal fallito - è stato sacrificato in funzione della protezione di valori considerati più meritevoli di tutela. Sono state quindi introdotte alcune casistiche di esenzione dalla revocatoria, tra le quali, ad esempio:


Legislazione 1) le rimesse effettuate su un conto corrente bancario, purché non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l’esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca; 2) le vendite ed i preliminari di vendita trascritti... conclusi a giusto prezzo, aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo, destinati a costituire l’abitazione principale dell’acquirente o dei suoi parenti...; ne deriva la non revocabilità dell’ipoteca costituita a favore della banca, da parte dell’acquirente dell’immobile, in caso di fallimento del venditore; 3) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore, purché posti in essere in esecuzione di un piano… che appaia idoneo a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria… (es. la concessione alla banca di garanzie a tutela di finanziamenti che questa intenda concedere “ex novo” all’imprenditore per favorirne il risanamento); 4) gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione del concordato preventivo, nonché dell’accordo per la ristrutturazione dei debiti (es. caso in cui la banca conferisce all’impresa dei crediti verso la stessa, in cambio di una parte del capitale sociale). A quanto sopra indicato, si aggiunga che una certa dottrina sostiene che le nuove norme relative alle operazioni di credito fondiario estendano ulteriormente le esenzioni, considerando quindi esenti da revocatoria: a) tutte le ipoteche fondiarie, anche quelle iscritte entro i dieci giorni anteriori al fallimento; b) tutte le operazioni inerenti la concessione di un finanziamento fondiario e non più soltanto le ipoteche o i pagamenti relativi. Se infine consideriamo che con la riforma “…le azioni revocatorie non possono essere promosse decorsi tre anni dalla dichiarazione di fallimento e comunque decorsi cinque anni dal compimento dell’atto…”è evidente l’intento del legislatore di depotenziare la revocatoria (ed il conseguente potere del Curatore fallimentare) riducendone l’efficacia, a volte devastante. Questa nuova logica delle esenzioni deve essere individuata nella volontà di favorire i tentativi di prevenzione, superamento o sistemazione della crisi d’impresa.

In definitiva - per non tediare ulteriormente il lettore con una materia estremamente tecnica ed abbastanza complicata - si ritiene che la riforma del Diritto Fallimentare vada nella giusta direzione; dunque verso un ammodernamento della normativa, per renderla più consona al terzo millennio e più flessibile, sia nei confronti dell’imprenditore in crisi, che nei confronti dei soggetti che sono in rapporti commerciali con lui. Peraltro, considerata la estrema giovinezza delle novità introdotte e la conseguente ancora scarna giurisprudenza in merito, è presto per stabilire se la riforma otterrà effettivamente gli scopi prefissati. Il mondo imprenditoriale in generale ed il settore bancario in particolare, che è in prima linea su questa materia, restano in attesa di verificare gli effetti prodotti dalla riforma.

La Banco nota

21


Cover Story

Guardate avanti,

puntate in alto…

… le stelle non sono poi così lontane. Ecco come Paolo Nespoli, il ragazzino che sognava la Luna, è diventato l’uomo a cui la NASA lo scorso ottobre ha affidato importanti compiti nella missione dello Shuttle

Q

di Giovanni Ceccatelli

22

La Banco nota

uando, il 21 luglio 1969, il piede di Neil Armstrong impresse la prima orma umana sulla superficie della Luna, migliaia e forse milioni di bambini che fino al giorno prima, alla classica domanda “cosa farai da grande”, avevano risposto “il calciatore”, “il medico”o“il pilota”cambiarono idea e prospettiva, sognando lo spazio e le astronavi. Tra essi, anche un ragazzino dodicenne, di nome Paolo e di cognome Nespoli, nato a Milano nell’aprile del 1957 ma cresciuto a Verano Brianza, uno di quei paesi che costituiscono l’ossatura del territorio immediatamente alle spalle di Monza, in direzione di Lecco. Quel ragazzino è oggi diventato un uomo di quasi un metro e novanta il cui sogno si è avverato, visto che è lui che la NASA ha incaricato tra l’altro di sovrintendere alla manutenzione e al funzionamento dei sistemi di bordo dello

Space Shuttle Discovery che a fine dello scorso ottobre ha raggiunto la Stazione spaziale internazionale in costruzione nello spazio, a circa 350 chilometri dalla Terra. Col senno di poi, si capisce subito che quel ragazzino era destinato a grandi cose, non tanto per la sua capacità di sognare, quanto per quella di realizzare i propri sogni. Lo confermano le credenziali di Paolo, che sono di tutto rispetto e che spaziano dal cielo alla terra al mare: oltre ad essere l’ultimo astronauta italiano in ordine di tempo (il quinto per la cronaca), egli può vantare numerose qualifiche fra cui sono comprese, fra quelle civili, l’Abilitazione all’esercizio della professione di Ingegnere, il Brevetto di pilota con qualifica per il volo strumentale, il Brevetto avanzato d’immersione subacquea e l’Abilitazione all’immersione NitrOx; fra quelle militari, i Brevetti di Paracadutista, di Istrutto-


Cover Story re di paracadutismo, di Direttore di lancio, di Abilitazione al lancio d’alta quota e infine di Incursore. Una mano a Paolo nel riuscire in queste imprese la dà l’Esercito italiano che lo chiama nel 1977 per il servizio di leva. Paolo lo svolge presso la Scuola militare di paracadutismo di Pisa, diventando Sottufficiale Istruttore. Nel 1980 passa al 9° Battaglione d’Assalto“Col Moschin”di Livorno dove si qualifica come Incursore, e, dal 1982 al 1984, è inviato a Beirut, in Libano, con il Contingente Italiano della Forza Multinazionale di Pace comandato dal generale Angioni. Proprio qui conosce la grande inviata di guerra Oriana Fallaci, che lo sprona a non fermarsi mai, a guardare sempre avanti e a puntare in alto… le stelle non sono poi così lontane... Rientrato in Italia, diventa ufficiale e rimane a disposizione del Comando Battaglione Incursori. Inizia qui per Paolo Nespoli un periodo che lui stesso definisce “una sorta di esame di coscienza”. Quello che ha fatto non gli basta. Altri potrebbero già vivere sulla rendita di quanto realizzato: non lui, a cui rincomincia a frullare per la testa (guardare avanti, puntare in alto…) l’antico amore per lo spazio.

Nel 1985 riprende quindi gli studi universitari, presso la Polytechnic University di New York: nel 1988 ottiene il Bachelor of Science in Aerospace Engineering e nel 1989 il Master of Science in Aeronautics and Astronautics (nel frattempo, ha lasciato l’esercito). Nel 1989, Nespoli ritorna in Italia e inizia a lavorare come ingegnere progettista nel campo aerospaziale. La sua strada è ormai ridisegnata: nel 1991 entra a far parte del corpo astronautico europeo dell’ESA (European Space Agency), nel 1996 viene assegnato al Johnson Space Center della NASA, a Houston, in Texas, dove lavora nella Spaceflight Training Division. Qui, vengono preparati il personale di terra e gli equipaggi destinati alla Stazione Spaziale Internazionale, il progetto internazionale rivolto ad essere un avamposto permanente della presenza umana nello spazio ed abitato continuativamente, dal 2 novembre 2000, da almeno 2 astronauti. Nel luglio 1998, Paolo è selezionato come astronauta dall’Agenzia Spaziale Italiana e un mese dopo viene trasferito allo Johnson Space Center per entrare nei ranghi degli astronauti della NASA. Inizia per lui un intenso periodo di addestramento destinato a conferirgli le

Lo scorso Natale, Paolo Nespoli si è recato in visita alla sede del Banco Desio. Nella foto l’astronauta italiano è con il Presidente dell’Istituto, ing. Agostino Gavazzi

La Banco nota

23


Cover Story che forniscono energia alla Stazione. E proprio a lui, all’italiano Paolo Nespoli, sono affidati ruoli chiave, tra l’altro la responsabilità del coordinamento delle attività extraveicolari durante le uscite nello spazio degli astronauti, contribuendo quindi da par suo allo straordinario successo della missione dello Shuttle. Tornato a terra, per un mese Paolo ha seguito quanto previsto dal “debriefing” di missione (e cioè non solo gli indispensabili esami medicoclinici, ma anche le riunioni di analisi con il personale dei vari laboratori impegnati nella realizzazione della missione stessa, e le attività di pubbliche relazioni ad essa connesse), e poi ha trovato il tempo, a dicembre, per un periodo di riposo in Italia, e in Brianza in particolare. Qui lo abbiamo incontrato due giorni prima di Natale, in occasione degli straordinari festeggiamenti che i cittadini di Verano Brianza gli hanno riservato (il sindaco Renato Casati gli ha conferito la cittadinanza onoraria), per sapere qualcosa di più della sua missione nello spazio.

Paolo Nespoli ha coordinato le attività extraveicolari previste per il raggiungimento degli scopi della missione cui ha partecipato

24

La Banco nota

abilitazioni necessarie per essere destinato a una missione a bordo di uno Shuttle e sulla Stazione Spaziale Internazionale: ottiene infatti la qualifica di operatore del braccio robotico (la gru) dello shuttle e completa i corsi previsti per compiere attività extraveicolari. Nell’agosto 2004, viene temporaneamente distaccato al centro di addestramento per cosmonauti Gagarin di Star City (vicino a Mosca), dove si addestra con la navicella spaziale Soyuz. Tornato alla NASA, nel 2006 Nespoli è ufficialmente assegnato all’equipaggio della missione STS-120 dello Shuttle, in calendario per l’autunno 2007. Dal 23 ottobre al 7 novembre dello scorso anno Paolo Nespoli partecipa dunque alla missione dello Space Shuttle Discovery con destinazione la Stazione Spaziale Internazionale, una missione cui sono state assegnate importanti operazioni: la consegna e l’installazione di “Nodo 2”, un elemento strutturale di realizzazione italiana essenziale per l’ampliamento della ISS, e la riparazione di uno dei pannelli solari

Cosa c’è di veramente sconcertante, lassù? “Senza alcun dubbio - risponde Paolo con un sorriso - la mancanza della forza di gravità e di tutto ciò che vi è connesso. Se qua a terra siamo abituati a dare per scontato che se poniamo un determinato oggetto in un certo posto lì lo ritroviamo sempre e comunque, non così nello spazio. Facciamo un esempio. Qui a terra mi siedo alla mia scrivania, ho davanti il computer, a destra il portamatite e a sinistra il blocco degli appunti, e sono abituato a vederli, di più, a saperli, lì. Lassù, no. Il computer, le matite, il blocco degli appunti vagherebbero intorno a me in modo casuale, e quanto a sedersi… solo legandosi a una sedia ancorata a una parete o a quello che sembra il pavimento. In altre parole, quando si lascia andare per un momento una qualunque cosa, una matita o un taccuino, bisogna abituarsi a vederla muoversi per l’ambiente, con la conseguenza che, spesso, se ne perde il controllo diretto. E questo per un motivo molto semplice: a terra la gravità tiene inchiodato ogni oggetto nel posto dove viene collocato perché questa forza supera le eventuali altre che agiscono più debolmente sull’oggetto stesso, ad esempio una corrente


Cover Story d’aria. Nello spazio, in mancanza della gravità, queste forze emergono, imprimendo a tutte le cose, ma anche ai nostri corpi, le traiettorie più varie”. E come reagisce l’organismo allo spazio? “Diciamo che l’organismo si adatta alle nuove condizioni ambientali in tante maniere. Ad esempio, espellendo tutta l’acqua superflua. Vedo di spiegarmi meglio. Prendiamo il sistema cardiovascolare, dove il cuore è abituato a compiere un certo sforzo per far circolare nell’organismo il sangue, che deve essere abbastanza fluido per agevolare lo sforzo stesso. Ebbene, se la mancanza di gravità favorisce il lavoro del cuore, il sangue allora può essere meno liquido, cioè più denso, e pertanto viene privato di parte della componente fluida, che viene appunto espulsa dall’organismo. E che una volta tornati a terra bisogna recuperare, per ripristinare le condizioni normali. C’è poi il capitolo ossa e muscoli, e cioè come reagisce alla mancanza di gravità tutto il nostro scheletro e la colonna vertebrale in particolare. Superata la fase di lancio, in cui il corpo degli astronauti sopporta per qualche minuto una forza pari a circa tre volte quella della gravità - è come andare in giro con tre volte il proprio peso, spiega Paolo -, una volta raggiunta la condizione di imponderabilità tutto cambia: il peso del corpo non appoggia più sulle ossa dei piedi, i muscoli non devono più lavorare in sincronia per permettere la postazione eretta, le vertebre e le cartilagini della spina dorsale non sono più compresse una sull’altra dal peso sovrastante. Diciamo che tutto l’organismo si distende, si rilascia… e potrebbe essere una bella sensazione se non ci fosse in contemporanea il sistema vestibolare in tilt, con la conseguente perdita dell’equilibrio, e cioè con il continuo credere di cadere, e con la mancanza di certezze di cosa è su e di cosa è giù. Ci si abitua, naturalmente, ma una volta tornati a terra… il recupero della gravità può essere perfino traumatico”.

missioni degli Shuttle, tutte le funzioni sono concentrate al massimo, e ciò lascia molto poco all’attività… turistica. Riesci a malapena a trovare il tempo di dare un’occhiata fuori, ogni tanto, magari per cercare la tua terra e il tuo paese… che naturalmente non si vede mai, da un lato perché è impossibile scorgere le stesse città se non di notte, quando sono illuminate, e da un altro lato perché la rotazione intorno alla Terra è così rapida che se non ci stai più che attento ne perdi l’occasione, e allora rimandi ad un momento successivo, in cui però sei preso in qualcosa d’importante della missione, e allora rimandi un’altra volta, e così via...”. E adesso? “Ora preparo la visita in Italia dei miei colleghi astronauti, e poi cercherò di mettermi in lista per un’altra missione: qualcuno infatti ce l’ha fatta ad andare due volte lassù...”.

Foto di gruppo dallo spazio

C’è tempo, là in alto, per guardarsi in giro? “Molto poco - risponde Paolo Nespoli con una punta di rammarico nella voce -. Da quando si sono verificati inconvenienti nelle precedenti La Banco nota

25


Società e Costumi

Tra fasto e intemperanza

di Grazietta Chiesa

Come si sviluppano nei primi decenni del ‘900 le linee dell’abito da sera femminile, sotto l’influsso dei movimenti culturali e con i nuovi slanci di creatività degli atelier

Figura 1 dalla rivista “Femina”, dicembre 1928

26

La Banco nota

N

el secolo appena trascorso, l’abito da sera continua a ravvivare una magia che lo identifica con i momenti irripetibili e le apparizioni mirabili della bellezza femminile: come Cenerentola, ogni donna è - o si attende di essere - trasformata attraverso l’abito in una visione da fiaba. Del resto, nei primi decenni, si moltiplicano e si approfondiscono le nuove occasioni sociali già avviate nell’Ottocento e per le quali è d’obbligo l’abito da sera: il teatro, le cene nei ristoranti alla moda o elegantemente ospitate, i ricevimenti. Sono abiti che, come anche quelli da giorno, si basano su una linea estremamente seduttiva: la linea ad S, sinuosa e impostata sulle curve, che doveva il suo nome alla particolare silhouette femminile, vista di profilo, con il busto rotondo e prominente, unito, nel punto sottilissimo segnato dalla vita, alla zona dei fianchi e del bacino, morbida e vistosamente rotondeggiante, spinta all’indietro in un’ampia curva posteriore, opposta a quella anteriore. Il “miracolo” di questa linea, sensuale e provocante, era prodotto da un busto intero, lanciato nel 1900 da una francese, Madame Gaches-Sarraute, ex studentessa di medicina , con lo scopo di alleggerire la dannosa pressione esercitata dai corsetti di tipo ottocentesco sulla vita e sul diaframma. La nuova guaina iniziava subito sotto il seno e fasciava il corpo fino oltre l’inguine, modellata da larghe e rigide stecche che costringevano a movimenti contrastanti il busto e il bacino, con forti danni per gli organi interni nonostante le speranze della volenterosa ideatrice. La linea a S, il cui fascino risiedeva evidentemente, almeno per i contemporanei, nella sua crudele innaturalità, riceveva morbidezze e


Società e Costumi sottintesi floreali, particolarmente per la sera, da un profluvio di leggeri e preziosi tessuti - chiffon, tulle, faille leggeri, crêpe de Chine, cachemire e mohair - letteralmente annegati nei merletti e puntualizzati da nastri, gale, ruche grandi e piccole, lucenti ornamenti. Riflettendo sulla spumosa leggerezza di queste toilettes, lo storico della moda James Laver ha così interpretato la dorata stagione dell’ultima fase della Belle Epoque:“Le classi superiori europee riuscirono a creare attorno a loro un’estate infinita di cui godere, e ciò si rispecchiò sull’abbigliamento femminile”. E’ proprio sul finire del primo decennio del secolo che l’abito da sera cessa di diversificarsi, sia pure con leggere varianti, in corrispondenza delle occasioni mondane nelle quali viene esibito; intorno al 1910, infatti - negli anni delle nuove idee uscite dall’atelier di Paul Poiret - ha già annullato ogni differenza stabilendone una unica: tra l’abito da pomeriggio - per passeggio o visita - e quello per qualunque tipo di “sera”, dal teatro al gran ballo. E’ dal periodo della Belle Epoque che l’abito da sera viene sempre accompagnato da un mantello, o da un soprabito (fig.1), che costituisce, assieme all’abito, la toilette da sera. Sono le serate importanti en plein air , come quelle nei luoghi di villeggiatura, in cui il mantello diviene quasi più importante dell’abito, ovviamente perché veniva indossato per tutta la serata e non abbandonato al guardaroba. Sono comunque questi gli anni in cui si forma, in Francia, un nuovo atteggiamento nei confronti del colore e si consolida una tradizione, tutta francese, fatta di forti legami tra i movimenti culturali contemporanei e la moda; in questo caso, la haute couture parigina risentì fortemente l’influenza della grande mostra dei Fauves del 1905 e dei Balletti russi di Diaghilev del 1909. Parigi fu assolutamente elettrizzata da questa Compagnia che arrivava da San Pietroburgo, di avanguardia per le musiche, le scenografie e i costumi, la danza; tutto esotico, barbaro, coloratissimo, un vero shock per l’Occidente. Poiret ne fu particolarmente toccato e, come ebbe a scrivere nella sua autobiografia, trascinato a “restituire salute alle tinte estenuate” con una tavolozza smagliante, profondamente suggestionata dal folklore dell’oriente europeo e mediterraneo.

Anche se il sistema-moda francese si era ormai affermato, fino dalla seconda metà dell’Ottocento, come il vero centro della moda internazionale, dall’Europa agli Stati Uniti, gli anni del primo conflitto mondiale non possono non segnare un inaridimento della creatività sartoriale, soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento da sera; anche se non mancavano pomeriggi e serate danzanti legati alla guerra, per raccogliere denari e materiali da inviare al fronte. Saranno però gli anni Venti a segnare un deciso cambiamento del costume che avrà riflessi importanti sui riti mondani. La nuova, sconvolgente immagine femminile, con i capelli

Figura 2 E.Malouze, Tango parigino, 1919 (in “Tango; the dance, the song, the story” Londra, 1995)

La Banco nota

27


Società e Costumi pannelli autonomi, fissati alle spalle o lungo le cuciture per quell’esigenza di dinamismo e velocità di cui il futurismo si faceva interprete. Alla stessa estetica corrisponde la moda delle frange, che si agitano e danzano assieme al corpo; spesso in perline di vetro, ma l’inventiva decorativa, che in Italia costituiva espressione originale, più autonoma rispetto ai modelli francesi, sceglieva anche materiali più insoliti, purché “mobili”, come le piume. La voga per i ricami luminosi, per i quali primeggiano le“conterie” veneziane, è documentata dai massimi livelli di esportazione raggiunti da questa tipica produzione muranese nell’anno 1926. Gli anni che intercorrono tra la crisi economica del 1929 e l’inizio della seconda guerra mondiale costituiscono quasi una seconda Belle Epoque nelle grandi capitali europee, almeno per quanto riguarda la società elegante e i suoi riti mondani, intensi e febbrili. Nel 1935, l’edizione francese di “Vogue” annunciava che un giorno alla settimana i luoghi

Figura 3 E. Schiaparelli, giacca da sera ricamata (il disegno di J.Cocteau, 1937) Philadelphia Museum of Art

à la garçonne e le gonne al ginocchio, porta con sé l’abito corto per il ballo, di eleganza più sobria, dato il diffondersi dei balli pomeridiani ( i “tè danzanti”), ma soprattutto più adatti ai nuovi balli sincopati, come il charleston, il blackbottom, il fox-trot. Dopo che la follia per il tango, dal 1913-14, aveva permesso ampi spacchi laterali nelle gonne e portato più alto, per comodità, il punto vita (fig.2), oltre a lanciare il nuovo colore “ tango” - un giallo aranciato - e dare il nome del famoso ballo argentino ad un modello da ballo con la gonna tagliata ad anfora, come fece Jeanne Paquin nella sua collezione estiva del 1914. Alla rivelazione delle gambe, raggiunta completamente nei “ruggenti” anni Venti, fanno da contrappeso décolleté più moderati, mentre le braccia nude acquistano nuovo erotismo dal taglio, netto e ampio, dello scavo-manica. Le invenzioni delle case di moda parigine raggiungono le nostre sartorie, piccole e grandi, e gli abiti fluttuano di 28

La Banco nota

Figura 4 Modelle in posa nell’atelier di Christian Dior. Loomis Dean, 1957 Christian Dior Archives


Società e Costumi e gli appuntamenti del Tout Paris avrebbero accolto solamente signori en habit e signore en grand tenue; tra il 1930 e il ‘35 anche per le “prime”dei teatri di prosa, oltre a quelle cinematografiche, era richiesta, o quanto meno gradita, la presenza in abito da sera e in smoking. La profusione di abiti da sera espressa in questo decennio dal cinema attraverso le grandi dive del momento, da Greta Garbo a Marlène Dietrich, da Mae West a Jean Harlow, faceva sognare ogni donna, ma, soprattutto, stimolava i costumisti di Hollywood verso soluzioni originali, più rispondenti alle esigenze della macchina da presa. L’innovazione più sexy degli anni Trenta - l’abito da sera senza scollatura, con la schiena completamente nuda - sembra vada assegnata ai film americani che ne mostrano i primi modelli, derivati sia dall’effetto travolgente della diva di turno, severamente accollata, che si voltava d’improvviso mostrando una profonda scollatura posteriore, sia dalla proibizione della censura di portare sullo schermo donne con ampi décolleté. La haute couture francese, attraverso la grande Madeleine Vionnet, firma invece con orgoglio la straordinaria soluzione del taglio in tralice, con la sua scivolata aderenza al corpo, fondamentale cifra sartoriale di questo periodo, assolutamente indispensabile al fascino degli abiti da sera. In Francia, come si è visto, gli artisti hanno sempre considerato con grande interesse la moda, spesso collaborando con il loro talento alla fortuna degli atelier sartoriali; tra i couturier più aperti e disponibili in questo senso va ricordata la Schiaparelli, particolarmente attiva durante gli anni Trenta a Parigi, che abbandonò a causa dell’occupazione tedesca. Le sue collezioni contano contributi importanti soprattutto dall’ambiente surrealista; a Jean Cocteau, ad esempio, appartiene l’idea e il disegno per il ricamo di una giacca da sera (fig.3) decorata da un profilo di donna dai biondi capelli fluenti lungo la manica destra. L’ultimo dopoguerra non conosce quel rifiuto del passato, quell’esplosione di novità che, durante il primo, aveva segnato profondamente la moda; lo stesso lancio del New Look di Christian Dior alla fine degli anni Quaranta, forse eccessivamente enfatizzato, delinea e orienta soprattutto un ritorno al passato che trova la

massima evidenza nella moda da sera (fig. 4) con la ripresa di modelli ottocenteschi, con il busto stretto alla vita e la gonna allargata su supporti simili alle vecchie crinoline. Un panorama completamente diverso da quello che si propone alla fine del XX secolo quando - almeno rispetto alle vesti da sera, tema della nostra chiacchierata - non si può non

notare la progressiva dilatazione dell’elemento sexy verso soluzioni sempre più eclatanti (fig.5). La sensualità portata al parossismo, in modo quasi aggressivo, utilizzando tutte le possibilità offerte dalla tecnica e dai materiali: décolleté, aperture, minigonne quasi inesistenti, stretch, maglie elastiche, tessuti che si incollano al corpo più che fasciarlo, trasparenze non per intravedere o ammiccare ma semplicemente per giocare sulla pelle.

Figura 5 Abito da sera di Claude Montana con pantaloni e blusa in filet a larghe maglie di filato di seta P/E 1990 Parigi, Musée de la Mode, Palais Galliera

La Banco nota

29


Itinerari

La storia passa

dalla Tuscia

Un viaggio nel tempo in una provincia, quella di Viterbo, sospesa tra etruschi e papi, alla scoperta di tesori risalenti al Medioevo e al Rinascimento

L

di Stefano Paolo Giussani

30

La Banco nota

a foschia mattutina avvolge ancora gli speroni tufacei protetti dal fitto bosco, quando le campane iniziano a chiamare, di paese in paese, la sveglia in una terra che ha molto da raccontare. Anche se la Roma Caput Mundi non è lontana, è da questi orizzonti che molta della storia è passata, o forse è partita, segnando poi direzioni sviluppatesi in altre lande. È della Tuscia che si sta parlando. Il toponimo già trasmette l’idea di quanto antica sia l’origine della civiltà qui. Tuscia da Tusci, ossia gli Etruschi. Roma non era ancora stata fondata e il resto dell’Italia era frazionato tra tante piccole tribù primitive e dedite più a guerreggiare tra loro, quando questo affascinante popolo aveva

già una cultura e una identità proprie e stava lasciando i segni che ancora oggi leggiamo nel vasto territorio che prende il nome di Etruria. Nel cuore di questa porzione della penisola, Viterbo ha tutti i requisiti per essere una meta di visita che vale un viaggio. È un po’ capitale, un po’ capoluogo di provincia, un po’ città esclusiva e tanta, ma tanta storia da essere un libro aperto sugli avvenimenti della nostra nazione, dall’epoca preromana fino a quella dei papi e dell’unità. Come in una macchina del tempo, percorrere una delle graziose stradine che circondano Viterbo, costeggiando le mura castellane, è un modo per diventare archeologi e per immergersi in una realtà inimmaginabile. Perfino i più


Itinerari “profani” si lasceranno coinvolgere dal fascino di antri e cunicoli scavati nel tufo assediato dai rovi. Chiudendo gli occhi e volgendo il pensiero a epoche lontane, si immaginano luci fioche e voci sussurrate intente a onorare sepolcreti a volte improvvisati e poveri, ma sempre attenti e rispettosi. Potremmo ancora sentire i profumi della campagna e dei fuochi e scoprire, con un salto di secoli, che poco distante i ruderi di età augustea raccontano di un’epoca d’oro in cui Viterbo era una delle roccaforti a protezione della città eterna, a essa collegata dalla Via Cassia. Non è di minor interesse il Medioevo, quando la città, ben fortificata e facile da proteggere, è sicura di se nell’accogliere chi le si rivolge per chiedere aiuto. È in questo periodo che inizia un altro periodo d’oro per le sue mura: se ancora oggi è chiamata la “città dei papi”, è proprio perché fu scelta come sede papale in diverse occasioni. Una residenza-fortezza, eretta tra il 1255 e il 1267 ad ampliamento del palazzo episcopale, testimonia l’attenzione che i pontefici dedicavano ai viterbesi; l’intero collegio cardinalizio si accorse di quanto vivamente

fosse ricambiata tanta attenzione allorché il 29 novembre 1268 morì, nello stesso palazzo, papa Clemente IV. La consuetudine del tempo imponeva che il nuovo successore di Pietro fosse eletto dove il precedente era morto: per questo motivo, conversero in città i 18 cardinali che componevano il Sacro Collegio, convocato nell’edificio che da allora prese il nome di “Palazzo dei papi”. La situazione storico-politica era tale che, però, ad ogni votante quasi corrispondeva una fazione interessata a far eleggere il proprio candidato. Un anno e mezzo di trattative non avevano ancora individuato un nuovo papa quando il podestà e il capitano del popolo decisero di stimolare l’assemblea con un’azione mai osata prima: i viterbesi dimostrarono la loro risolutezza chiudendo “cum clave” (da cui il termine “conclave”) i cardinali finché non fossero giunti al risultato. Considerato che la vita all’interno del palazzo non era certo delle più sacrificate (i locali erano nuovi e la cucina viterbese prelibata, allora come oggi) si decise di incentivare i nobili convenuti scoperchiando il tetto e riducendo la loro dieta a pane e acqua.

In apertura lo splendido giardino di Palazzo Farnese affacciato alle colline che circondano il capoluogo

Una delle oltre seimila tombe etrusche che fanno di Tarquinia un’area di altissimo interesse archeologico

La Banco nota

31


Itinerari

Suggestivo angolo di paesaggio lungo gli itinerari che lambiscono Viterbo: sullo sfondo il borgo arroccato di Civita

32

La Banco nota

Segnavano i calendari l’anno 1270, ma la decisione tardava ancora a venire nonostante la minaccia di scomunica alla città quando, dopo due anni e nove mesi di sede vacante (si trattò del conclave più lungo della storia), il collegio indicò come successore al soglio pontificio Teobaldo Visconti da Piacenza che, dalla Terra Santa dove era pellegrino, accettò l’incarico con il nome di Gregorio X. Una curiosità che dimostra la risolutezza e la magnanimità dei viterbesi è custodita in questo episodio: allorché uno dei cardinali accusò dolori lancinanti durante l’assemblea, i colleghi chiesero al podestà di dedicargli migliori cure; venne così dimesso dal palazzo e accudito dalla comunità. Il documento con la richiesta è ancora oggi conservato nella biblioteca comunale e, curiosamente, i sigilli da cui è accompagnato recano la dicitura “Datum in Viterbii in palatio discoperto”. La città è oggi un tesoro che consente a chiunque la visiti un’immersione nella storia e nella cultura italiana, con una finestra temporale che spazia dal periodo etrusco al Rinascimento. La visita della città è tranquillamente a portata di passo e rende superfluo l’uso di auto e altri mezzi. Delle porte nella cinta muraria alcune sono semplici ed essenziali come nella tradizione castellana (le porte del Carmine, della Fiorita, di San Pietro e della Castellana), altre

sono invece riccamente decorate (Romana, Verità, Fiorentina). Due hanno caratteristiche che le rendono uniche: la porta Faul conserva ancora la massiccia torretta testimonianza dell’ultimo rifacimento seicentesco, mentre della Sonsa non ne rimane che il varco e un’iscrizione in caratteri romanico-gotici che recano la data del 1095. Il sistema viario è pressoché radiale e convergente verso Piazza San Lorenzo e l’omonima cattedrale. Sulla vetta del colle, che era il centro del pagus etrusco intorno al V secolo a.C., ha avuto origine la città capoluogo della Tuscia. Il castrum romano e poi la fortificazione longobarda - che intorno al’VIII secolo dominavano il circondario - cingevano una zona sacra. Dedicata a Ercole in epoca pagana, seguì poi la modifica in una piccola pieve (i documenti riportano l’805) che costituì la fondazione del tempio romanico consacrato nel 1192. Gli abbondanti rimaneggiamenti dimostrano quanto la città fosse ricca e quali attenzioni ricevette da

Porta d’accesso all’antichissimo nucleo abitato nella campagna della Tuscia

chi si trovò a frequentarla. Ancora a proposito di papi, all’interno di San Lorenzo si ammira il monumento funebre di Giovanni XXI, l’unico pontefice portoghese, medico e scienziato, morto in città nel 1276. Sulla destra della facciata, il palazzo pontificio domina la vallata di Faul, a occidente dell’abitato.


Itinerari Una visita della città non può prescindere da una passeggiata alla scoperta dei suoi segreti. Non mancherà allora di scoprire nella Viterbo medievale le chiese di San Silvestro, San Tommaso, San Sisto e di Santa Maria Nuova. Uno splendido esempio di contrada ducentesca si ammira camminando per il quartiere di San Pellegrino: è da non perdere la vista dalla piazzetta centrale, adornata dalla chiesetta che dà il nome alla zona e dalla casa degli Alessandri. Altrettanto interessante il quartiere di Piano Scarano, che secondo la tradizione accoglieva l’accampamento longobardo al momento della presa di possesso del castrum romano. La città e le sue piazze non mancano di evocare atmosfere di altri tempi grazie al rumore delle numerose fontane: la Fontana Grande è la più antica e risale al 1206, ma meritano una visita anche quelle dei Leoni (Piazza delle Erbe), di San Faustino (sulla omonima piazza) e della Rocca (a ridosso di Porta Fiorentina). Tra tante chiese e campanili, spicca la costruzione austera della Rocca Albornoz, innalzata nel XIV secolo dal cardinale che ne porta il nome. Il porporato la fece edificare per favorire il ritorno a Roma di Clemente VI dall’esilio avignonese. Fu abbellita in seguito da vari papi e nel ‘500 divenne anche sede dei Cavalieri di Rodi, esuli dalla Terra Santa. Uno dei migliori panorami della città si gode dal cortile del Palazzo dei Priori, allestito a giardino: la vista spazia sulla cinta muraria e sulla chiesa di Santa Maria Ausiliatrice; l’atmosfera di suggestione è scandita dallo scrosciare dell’acqua nelle vasche poste sopra la fontana seicentesca. A conferma del sovrapporsi e intersecarsi della Storia e delle storie di Viterbo, i lati del giardino ospitano coperchi di tombe etrusche. Se il centro cittadino si presta a essere la meta ideale per un fine settimana, i suoi dintorni sono l’occasione per una piacevole estensione settimanale. Per una breve vacanza o un soggiorno di riposo, la Tuscia dispone, infatti, di qualità a sufficienza per non deludere e affezionare, anzi, chi impara a conoscerla. Dal capoluogo al Lago di Vico, il percorso è breve e le delizie gastronomiche dei Monti Cimini sono un incoraggiamento ad abbandonarsi al paesaggio. Una puntata a Civita Castellana è l’occasione per incontrare il fasto dei Borgia

attraverso la rocca realizzata dal cardinale Rodrigo (il futuro Alessandro VI) e riccamente adornata dai suoi successori. Altrettanto interessante, in direzione opposta, il bacino di Bolsena, con le perle di Montefiascone, Bisenzio e la stessa Bolsena pronte ad accogliere con suggestioni da film. Una digressione alla vicina Acquapendente permette di ammirare la cattedrale del Santo Sepolcro, con una copia del luogo dove fu deposto Cristo, fatto erigere intorno al Mille da Matilde di Westfalia. Di tutt’altro sapore ma pari fascino, invece, è l’itinerario che digrada verso Tarquinia e Montalto. A ridosso delle necropoli, le tappe di un viaggio indimenticabile diventano l’opportunità per combinare Etruria e Medioevo. Le pareti delle tombe accolgono gli esempi pittorici più antichi della civiltà italica e il palazzo del cardinale Vitelleschi ospita oggi una tra le collezioni più interessanti di questa terra, dove si contano almeno 6000 pietre tombali censite e chissà quante altre ancora da scoprire. Una storia, se si vuole, ancora da scrivere e da abbinare in un album di cartoline per un soggiorno memorabile.

Il Palazzo dei Papi affacciato su Piazza San Lorenzo nel cuore di Viterbo

La Banco nota

33


Nuove Tecnologie

La rivoluzionaria chiavetta Usb Come è andata modificandosi negli ultimi anni la possibilità di registrare dati sulle memorie di massa

S

di Enrico Casale

34

La Banco nota

ì, oggi possiamo dirlo: la chiavetta Usb è stata un’autentica rivoluzione. Una di quelle rivoluzioni silenziose che passano quasi inosservate, ma che cambiano la vita di tutti i giorni. Basti pensare alla gestione dei file di testo e, soprattutto, di immagine negli anni Ottanta e Novanta. Ogni volta che si doveva passare un file a un amico o a un collega era una tragedia. I floppy disk erano insufficienti. Avevano una capacità di soli 1,5 Megabyte (Mb) e finché si parlava di testi non c’erano problemi, ma quando si parlava di foto iniziavano i dolori. Anche zippando i file spesso non si riusciva a farli stare sui piccoli floppy. La prima soluzione alternativa adottata è stata la registrazione sui Cd Rom. Ma anche qui non sempre e non tutto era facile. Fino alla metà degli anni Novanta moltissimi Personal computer (forse la maggioranza) non avevano i lettori Cd. Ancora meno avevano i masterizzatori. E poi masterizzare non era un’impresa da tutti. I programmi erano complessi e le procedure assai complicate. Poi alla, fine degli anni Novanta, sono state introdotte le prime chiavette Usb (Universal serial bus è uno standard di comunicazione che consente di collegare diverse periferiche a un computer). Le chiavette Usb tecnicamente si chiamano «memorie di massa». I dati vengono memorizzati in una memoria flash (cioè una memoria permanente riscrivibile sulla quale è possibile immagazzinare informazioni mantenendole anche in assenza di alimentazione) contenuta al loro interno.

Hanno solitamente dimensioni molto contenute: qualche centimetro di lunghezza e intorno al centimetro di larghezza. Si collegano al computer mediante appunto una porta Usb. Il protocollo di trasferimento dei dati dal computer alla chiavetta e viceversa è standard ed è stato adottato da tutti i maggiori produttori di sistemi operativi: Windows, Mac e Linux. Inizialmente anche le chiavette Usb avevano capacità di memoria ridotta. Le prime non contenevano più di 32 Mb di dati (comunque una rivoluzione in confronto al floppy disk) e costavano circa mille lire al Mega. Poi le capacità di memorizzazione si sono fatte sempre maggiori e oggi è difficile trovare in commercio chiavette da meno di 256 Mb. Anzi, recentemente sono state messe in commercio chiavette da 16 Gigabyte (Gb) e a gennaio 2008 ne sono state addirittura testate alcune da 32 Gb. Anche i prezzi sono calati: per una chiavetta da un Gb si può spendere intorno ai 15 euro. Sempre più spesso però le Usb vengono regalate come gadget da aziende o negozi ai propri clienti. A testimonianza della importanza e della diffusione di queste memorie va detto che anche la Victorinox, la famosa ditta che produce i coltellini dell’esercito svizzero, da tempo ha deciso di produrre un coltello che, oltre alle tradizionali lame, ha anche una chiavetta Usb.


La Banconota - Numero 53 - Marzo 2008  

La rivista del Gruppo Banco Desio

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you