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presentazione sviluppate a partire dalla tesi saranno tutt’altro che “tecniche”. Collage di fotografie scattate da più punti di vista, e in diverse condizioni di tempo, si alterneranno a disegni a china dall’aspetto monocorde, in cui la traccia a unico spessore di tutti gli elementi, un sottile tratto “a 0,1”, annullerà ogni tradizionale gerarchia progettuale. Muri e pilastri sezionati, arredi e fughe delle pavimentazioni, alberi e orditure verranno raccolti in un alfabeto astratto di forme, in cui si confonderanno perfino i testi, realizzati in un carattere tipografico di memoria déco. Per logica conseguenza all’architettura costruita non verrà riservato un trattamento molto diverso. Nei progetti realizzati durante gli studi di dottorato gli oggetti spaziali si intrecciano e compenetrano gli uni negli altri, come fili di un grande arazzo, rendono ambigua la loro forma e funzione, invitano all’uso divertito e allo zig-zag interpretativo. La piazza di Paret del Valès (1985-86) è disegnata come un collage infantile di pergole quadrate di legno grezzo e acciaio, che si compongono in un movimento fluido e dinamico. Gli interni della scuola La Llauna a Badalona (1984-94) sono scanditi da un alfabeto di oggetti ibridi, per metà arquitectura e per metà mobiliarios, che invadono lo spazio come gli alunni durante la ricreazione, con un attitudine che non accennerà a diminuire negli anni successivi. Al contrario, col tempo il gioco di spazi e forme acquisterà sempre più energia: nasceranno tavoli animati,

Alex Gaultier

Diagonal Mar, Barcellona 2000

come marionette (Ines-table, 1993), lettere alte come palazzi (Centro civico la Mina, 1987-92) e parchi simili a fantastiche camere dei giocattoli (Parque de los Colores a Barcellona, 1992-2002). In ogni progetto, e in ogni disegno, la regola sarà sempre la stessa, la più antica tra le regole del gioco – l’inversione di ruolo, il mascheramento dell’uno nell’altro: grande e piccolo, interno ed esterno, alto e basso, a destra e a sinistra (ma sempre senza occhiali). EMBT La targa posta sul pesante portone di legno di Passatge de la Pau, 10 bis, reca solo 4 lettere: EMBT. Ovvero: Enric Miralles Benedetta Tagliabue, uno dei principali studi d’architettura di Barcellona. Ma, nonostante la sigla ne mantenga in vita il nome e lo stile, EMBT è il codice di “un altro” Enric Miralles. Non quello “di oggi”, ma già quello che sedeva al carismatico Ines-table da riunione posto al centro dell’ufficio (una volta in Carrer Avinió 52). Se i progetti del “primo” Miralles sono caratterizzati da un approccio alla forma e alla tecnologia di tipo artigianale, quelli del “secondo” si inscrivono in un contesto progettuale e costruttivo a programmazione numerica. Se negli uni la predilezione va ai materiali poveri e alle trame grezze e opache, negli altri i dettagli si raffinano e le superfici si rivestono di inediti strati protettivi e cromatici. Legno, acciaio e cemento a vista sono sempre più

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Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

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