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3-36_49_ARCVISION_Millenium_AALTO:Project 12 ok 30/08/12 10:54 Pagina 48

Alvar Aalto

Biografia

Se si volesse trarre dalla biografia di Aalto una di quelle banali trame psicologiche che affliggono oggi letteratura, cinema, teatro e quasi ogni altra forma di narrazione, non mancherebbero gli elementi: la nascita in un remoto villaggio della Finlandia ancora sotto la dominazione zarista, la morte della madre quando il piccolo Alvar ha solo otto anni, l’adolescenza e la prima giovinezza in un clima di grandi rivolgimenti – dalla rivoluzione sovietica (che aiuterà a liberare la Finlandia dalla Russia) allo sviluppo di una nuova cultura nazionale – per non parlare della sua carriera trionfale. Quasi subito riconosciuto come un autentico genio dell’architettura moderna, vive per contrappasso una movimentata esistenza piena di molte altre sentite passioni, oltre al lavoro. Aalto non è nessuna di queste altre cose, persone, geografie, culture: eppure, ciascuna di queste altre cose tornerà a momenti nelle sue opere e nel suo carattere – romantico, coraggioso, insofferente degli schemi e delle costrizioni – con esiti brillanti e imprevedibili. Hugo Alvar Henrik Aalto nasce il 3 febbraio del 1898 a Kuortane, un piccolo villaggio rurale dell’Osotrobotnia del Sud, nell’allora Granducato Imperiale di Finlandia, in una semplice famiglia piccoloborghese (la madre Selma Hackstedt lavora come postina, il padre Johan Henrik è un ingegnere agrimensore) che nel 1903 si trasferisce a Jyvaskila, allora considerata capitale culturale del Paese. Poco tempo dopo, nello stesso anno in cui la Finlandia – sotto la spinta delle rivolte in Russia – istituisce un suo parlamento, la madre Selma muore di meningite. Rimasto solo con il padre, inizia gli studi classici e cresce nel clima culturale e politico della risorgente nazione finlandese, in cui musicisti come Sibelius, altri architetti come i suoi professori all’Università di Tecnologia di Helsinki Nystrom, Lindgren e Lindberg, ma anche Eliel Saarinen, sviluppano il cosiddetto Romanticismo Nazionale. Nel 1918, quando in Finlandia come in Russia si combatte la guerra civile tra Rossi e Bianchi, Aalto interrompe gli studi e si unisce ai Bianchi, combattendo insieme a suo padre e ai fratelli nella battaglia di Tampere. Quando si laurea in architettura nel 1921, ha già iniziato a lavorare come assistente nello studio di Arvid Bjerke e come giornalista: scrivere di architettura, soprattutto nei primi decenni di carriera, rimarrà una costante del suo lavoro sull’invenzione progettuale, necessariamente accompagnato e motivato dalla riflessione critica. È così che ben presto rigetta le istanze nazionaliste (pur mantenendo un fortissimo legame con la patria d’origine), romantiche e folkloristiche che ancora alla soglia degli anni Venti influenzano certa parte della cultura finlandese. Per la sua formazione dopo l’università diventano fondamentali i viaggi di studio dei primi anni Venti in Svezia e Danimarca, gli incontri con Erik Asplund (cui rimane legato da un rapporto “pedagogico”, quasi filiale per tutta la vita) e Sven Markelius: questi gli fa conoscere persone e opere del nascente Movimento Moderno europeo e lo presenterà ufficialmente ai CIAM (Congrès International d’Architecture Moderne), come esponente prestigioso della regione scandinava. Di fatto, già nella seconda metà degli anni Venti Aalto inizia a produrre una serie di opere che lo inseriscono a pieno diritto nel Movimento Moderno. Anche se caratterizzati dalla sua personale ispirazione (il rapporto con la natura, l’attenzione estrema ai bisogni degli utilizzatori, quindi al dettaglio funzionale e alla scala dell’oggetto), la Biblioteca di Viipuri (1927/35), il complesso residenziale Tapani (1927/29) e l’edificio per uffici Turun Sanomat (1928/30) a Turku (la città dove nel 1927 ha trasferito studio e abitazione), sono edifici che risentono del dizionario formale modernista, interpretato senza dogmatismi e rigidità: così ad esempio, seppure meno conosciuto di altre opere, il Tapani Building è un innovativo progetto di abitazioni-tipo, basato sull’utilizzo flessibile di un sistema di costruzione con cemento prefabbricato, che dimostra già la capacità di Aalto di muoversi liberamente attraverso i necessari condizionamenti delle tecnologie costruttive. Così come la sua più famosa realizzazione modernista, il Sanatorio di Paimio che inizia nel 1929, non solo è uno statement decisivo e rivoluzionario per il Paese, non solo stabilisce e contiene molti dei motivi che caratterizzano il lavoro di Aalto su forme e materiali, ma ha anche molto a che fare con le questioni pratiche della sopravvivenza umana. La tubercolosi è in quegli anni endemica in Finlandia, Paese ancora povero e malsano, e genera un altissimo tasso di mortalità. L’occasione per dimostrare come una

nuova concezione dello spazio può combattere, e in parte vincere, una simile tragedia umana è troppo preziosa perché Aalto se la lasci sfuggire. L’uso della luce, l’attenzione maniacale al disegno di “tutto” (perché la guarigione sia accompagnata dal miracolo della bellezza) comprese le lampade e gli stupendi mobili in legno realizzati insieme a Otto Korhonen – più famosa di tutti la “Paimio Chair” che dal Sanatorio per cui è progettata e realizzata nel 1932 prende nome – lanciano Aalto nel firmamento delle grandi stelle dell’architettura e, quasi ante-litteram, del design moderni. Un osservatore distratto potrebbe perfino non sapere dell’Aalto architetto, ma solo del designer Aalto: talmente famosi, ancora oggi in produzione e venduti senza soluzione di continuità da quasi settant’anni, sono i mobili Artek, l’azienda che fonda nel 1935 con Maire Gullichsen e il critico Nils-Gustav Hahl. Con essi, e con la moglie Aino (sposata nel 1924 e che fino alla morte, nel 1949, collaborerà a tutti i suoi progetti, in particolare “di design”) Aalto sviluppa industrialmente quell’elemento realmente architettonico, per creare dei mobili come architetture, che è la “gamba “a L” in legno di betulla curvato, da cui nasceranno molti pezzi – sgabelli, tavoli – della seconda metà degli anni Trenta, seguita dopo la guerra dalla gamba ”a Y” (1946/47, composta da due elementi curvati e accoppiati) e da quella “a ventaglio” (Fan-leg, 1954), derivata dalla gamba “a L”, sezionata e ricomposta a formare, appunto, una forma a ventaglio. L’inventiva di Aalto non si ferma certamente solo ai mobili: il vaso di vetro “Savoy” per l’omonimo ristorante (1936/37, poi prodotto da Ittala, fin troppo facile da interpretare come un riferimento simbolico alla natura sinuosa dei laghi finlandesi), o le numerose lampade disegnate ad hoc per altri edifici, per quanto geniali e oggi celebri non portano però con sé il valore affettivo dei mobili Artek. Con la coppia formata da Maire e dal marito imprenditore Harry Gullichsen, Aalto instaura un vero rapporto di profonda amicizia, quasi come in una seconda famiglia, che li porta a viaggiare insieme per conoscere personalmente, a Parigi, Picasso, Calder, Brancusi (1937) e ad iniziare il progetto e la costruzione di Villa Mairea (1937/39). Dedicata già nel nome a Maire, è pensata inizialmente come ”casa sperimentale” (dopo che Aalto ha già disegnato per la Ahlstrom – la grande impresa diretta da Harry, ma fondata dal nonno di Maire – le case per gli operai e la fabbrica di Sunila) ma ben presto diventa “l’opera della vita” per Aalto. Se lo schema iniziale pare fosse ispirato alla “Casa sulla cascata” di Wright, con importanti strutture a sbalzo, il progetto si sviluppa in modo imprevedibile, seguendo i progressivi aggiustamenti di mira dello stesso Aalto – che da un’impostazione quasi bizzarra (un ingresso solo laterale e posteriore, ad esempio) arriva a sviluppare un edificio realmente organico, non solo per la presenza di forme sinuose combinate con altre lineari – ma per l’impiego innovativo del legno in diverse forme e formati, accomunati da una memoria della natura che non tornerà più nelle successive opere. Ormai famosissimo, con il MoMA di New York che gli dedica una mostra personale già nel 1938, con l’exploit del Padiglione Finlandese alla Fiera di New York (1939) e il Massachusetts Institute of Technology che nel 1940 lo chiama a insegnare a Cambridge, Aalto potrebbe alla vigilia della guerra mondiale (già iniziata in Europa) continuare la sua carriera internazionale dagli Stati Uniti, ma preferisce tornare in patria. Spera di collaborare alla ricostruzione della Finlandia, già provata da una lunga guerra con l’Unione Sovietica, ma il destino del suo paese sarà ancora più duro: inizialmente alleata di Hitler nel vano tentativo di riprendere le regioni invase dall’Armata Rossa, la Finlandia firmerà nel 1944 un armistizio con l’Unione Sovietica, che assorbirà definitivamente una parte del suo territorio. Così anche Viipuri e la sua poetica biblioteca spariranno nella dimensione ignota dello stalinismo prima, del brezhnevismo poi, fino al degrado della Russia post-sovietica. Forse anche per rimuovere la vergogna dell’alleanza finlandese con il Nazismo, la “perdita” di un’opera tanto importante come la Biblioteca di Viipuri, Aalto architetto vive negli anni subito dopo la guerra una fase più materica e radicale del suo lavoro, un “periodo rosso” – per citare il colore d’elezione di molti suoi edifici postbellici – con una pianificazione incentrata più sulle necessità pubbliche della democrazia che non sugli exploit dimostrativi della modernità. Ricostruisce quasi per intero Rovaniemi, la capitale della Lapponia

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Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

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