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3-36_49_ARCVISION_Millenium_AALTO:Project 12 ok 27/06/12 22:50 Pagina 44

mellare) che pure Aalto sposa e declina con tanta grazia nei suoi progetti. È piuttosto la sua capacità di portare nell’architettura quella bellezza della natura che comunque sopravvive negli ambienti anche peggio costruiti – la luce, l’aria, la percezione dell’intorno, il mistico genius loci di un Nord fino ad allora solo immaginato per il pubblico internazionale dell’architettura – a rendere le sue opere uniche, perfettamente risolte e riconoscibili, a chi le guardi con sguardo aperto alle contraddizioni umane. L’occasione buona per far conoscere il suo lavoro fuori dalla ristretta schiera dei “fan” modernisti, per Aaalto arriva paradossalmente proprio con un edificio “finto”, abitato solo per il tempo breve di un’esposizione: è il padiglione finlandese per la New York World’s Fair del 1939, dove all’esterno di un’estrema semplicità si contrappone un impressionante e indimenticabile interno. Questo dispiega tutta la forza espressiva della tecnica del legno compensato curvato in una lunghissima parete inclinata ed ondeggiante, alta quattro piani, su cui trovano posto con la tecnica del fotoingrandimento scene di vita, società e natura finlandesi: un piano intermedio sulla parete opposta permette al pubblico dei visitatori di ammirare questo singolare diorama della nazione come da una terrazza. È un nuovo genere di architettura organica, non quella spasmodicamente concettuale di Frank Lloyd Wright (che pure definirà geniale il Padiglione) ma piuttosto quella ironica e fluente delle sculture di Jean Arp, qualcosa che ha molto più a che fare con la ricerca di un grembo originale, di una materia primigenia da cui tutto e tutti veniamo e da cui può nascere ispirazione e forma per tutto l’ambiente che possiamo immaginare, se non costruire. L’utopia eccezionalmente realizzata di Aalto – eccezione che conferma la regola del fallimento utopista – sta proprio nell’aver creduto fino in fondo, dimostrato fino all’ultimo, nel più piccolo oggetto o nel più grande edificio, che l’astrazione formale non significa astrarsi dal mondo reale, ma può essere luogo mentale e fisico di ricerca, sperimentazione e indicazione di nuove strade progettuali. Il movimento del tempo tradotto in materia nei suoi spazi,

Maija Holma/Alvar Aalto Museum

Finlandia Hall, Helsinki 1971

le sue famose curve irregolari non sono il vagare gratuito di un mouse del computer alla ricerca della linea insolita, ma traducono piuttosto in disegno creatore il continuo trasformarsi della natura nel ciclo interminabile ed eterno di vita, morte e resurrezione, e rivelano all’osservatore meno cinico che solo nell’accettare e interpretare questo eterno ritorno sta la possibilità dell’invenzione. Forse per questo ancora oggi il lavoro di Aalto può positivamente influenzare qualche progettista che, con modestia e onestà intellettuale, si avvicina allo studio delle sue opere per trarne ispirazione nella creazione di una propria nuova identità e ruolo, anche sociale. Un’eredità sentimentale Non è un caso che proprio uno dei più raffinati interpreti contemporanei della ricerca di un nuovo ruolo del progettista nella società, il giapponese Shigeru Ban, sviluppi il suo lavoro lungo un percorso personalissimo ma che ha molti punti di tangenza con la curva imprevedibile della genialità di Aalto. Divenuto poi famoso per le sue ricerche sull’uso di materiali “poveri” e naturali nella realizzazione di strutture temporanee per popolazioni soggette alle emergenze diverse – dai terremoti alle cento guerre sconosciute che imperversano nel mondo – Ban inizia la sua sperimentazione sui tubi di cartone come materiale da costruzione proprio con l’allestimento di una mostra su Alvar Aalto, alla Axis Gallery di Tokyo nel 1986. Nella costruzione di uno spazio semplice ma attraente, i tubi di cartone diventano piccole colonne che ricordano il trattamento delle superfici esterne e gli interni di Villa Mairea, il capolavoro “borghese” di Aalto, dove sottili profili e leggere colonne sono il concentrato della ricerca sul legno come materiale ideale nella costruzione dello spazio abitativo. Il controsoffitto, pure realizzato accostando sottili profili di legno che formano un’onda leggera, cita esplicitamente il soffitto acustico dell’auditorium nella Biblioteca di Viipuri, che pure per Aalto non fu semplice forma, ma risultato di uno studio per migliorare l’acustica di uno spazio relativamente poco ampio.

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Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

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