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1-1_15_ARCVISION_Millenium_INTRO:Project 12 ok 27/06/12 22:36 Pagina 15

È una città a me molto cara, e questa esperienza dimostra che esistono percorsi innovativi perché l’architettura possa svolgere un ruolo, non solo simbolico ma funzionale e territorialmente efficace ai fini di una migliore qualità abitativa. Ecco, Dorfles, la sua riflessione ci porta anche a un’altra considerazione, quella riguardante il ruolo della pianificazione territoriale, da un lato, e la necessità, dall’altro lato, di un nuovo atteggiamento, più divulgativo, nei riguardi dell’architettura, per evitare che gli abitanti subiscano e non siano protagonisti, anch’essi, degli spazi privati e collettivi della propria città. Sono due questioni legate, io credo. La pianificazione territoriale significa, in primo luogo, evitare il fenomeno di architetture casuali, sparse qua e là a mo’ di simulacri pubblicitari, e non collocate all’interno di una visione progettuale a lungo termine, che tenga conto del passato, senza negare al contemporaneo di esercitare un proprio ruolo, culturale ed estetico. Guardiamo a Berlino, Barcellona, o Londra dove Richard Rogers non svolge solo un ruolo di architetto, ma anche di consulente per la città. Da questo punto di vista, il nostro Paese è più arretrato; è necessario rimettere al centro, al più presto, il ruolo strategico di una pianificazione urbana all’altezza delle domande della società di oggi. Questo tema si collega alla seconda questione; l’Italia è un Paese dove si pubblicano le riviste di architettura e di design più importanti al mondo, ma, nello stesso tempo, è molto difficile che l’architettura e, in generale, i temi della città abbiano ospitalità nei grandi mezzi di comunicazione, dai quotidiani alle riviste generiche fino alla televisione. Questo non accade negli altri Paesi dove l’architettura e la cultura della città fanno parte di un percorso formativo e informativo. Credo che soltanto attraverso una cultura più aggiornata e attenta della committenza, ma soprattutto degli abitanti, sia possibile migliorare il rapporto tra la nuova architettura e le nostre città, evitando così quella particolare frattura tra il giudizio degli specialisti e il pubblico generico. Per riprendere il titolo di un mio vecchio saggio “Le oscillazioni del gusto”, sarebbe necessario fare in modo che accanto a una insostituibile oscillazione, ci sia anche la possibilità di intervenire sulla educazione del gusto, per ritrovare alcune matrici comuni, fondamentali per definire un atteggiamento più aperto nei riguardi del contemporaneo. A cura di Aldo Colonnetti

Gillo Dorfles è critico d’arte, pittore e filosofo. Professore di estetica presso le Università di Trieste e di Milano, nel 1948 è tra i fondatori del MAC–Movimento per l’Arte Concreta (insieme ad Atanasio Soldati, Galliano Mazzon, Gianni Monnet, Bruno Munari) e nel 1956 dà il suo contributo alla realizzazione dell’ADI (Associazione per il disegno industriale). Per tutti gli anni ‘50 prende parte a numerose mostre del MAC, in Italia e all’estero.

Nelle sue indagini critiche sull’arte contemporanea Dorfles si è sovente soffermato ad analizzare l’aspetto socio-antropologico dei fenomeni estetici e culturali, facendo ricorso anche agli strumenti della linguistica. Numerose sono le onorificenze di cui è stato insignito, tra cui: il Compasso d’oro dell’ADI, la Medaglia d’oro della Triennale di Milano, il Premio della critica internazionale di Girona.

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Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

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