__MAIN_TEXT__
feature-image

Page 236

16-218_231_ARCVISION_Millenium_PODRECCA:Project 12 ok 28/06/12 22:39 Pagina 226

Miran Kambicˇ

Dentro Il tema progettuale in cui Boris Podrecca si identifica maggiormente, quanto e forse più che nell’architettura museale, è il ridisegno degli spazi aperti. Un ambito tanto lontano dall’altro dal sembrarne quasi l’esatto contrario: “interno” piuttosto che “esterno” il secondo; “specifico” invece che “generico”; “controllato” al posto che “condiviso”. Se però l’inversione è esatta anche per Podrecca, e se è vero che i suoi interni museali celano anche clamorose aperture teoriche e immaginarie, allora le strade e le piazze, o perlomeno quelle da lui ridisegnate, vanno assunte a spazi interni: “stanze”, magari della memoria, più o meno collettiva. Questa metafora progettuale, talmente diffusa e depositata oggi da sembrare sorpassata (qualsiasi amministratore locale usa l’espressione “arredo urbano”), ha nel lavoro di Podrecca una delle matrici fondanti, quantomeno a livello europeo. Tuttavia nella sua poetica c’è di tutto meno che la generica standardizzazione degli spazi e degli oggetti urbani, che ha progressivamente preso piede durante gli anni Ottanta e Novanta, quando il tema del ridisegno degli spazi aperti conosce una stagione felice. Al contrario, al di là di un’attenzione al dettaglio che è quasi un marchio di fabbrica, ogni “arredo” di Podrecca comunica una specificità “locale”, che ne ha fatto la fortuna, dalle capitali europee alle cittadine del Nord-Est. Lontane dai vertiginosi e autoerotici spazi del frammento cavalcati dal coetaneo Rem Koolhaas e da innumerevoli epigoni super-giovani, le strade e le piazze ripensate da

Podrecca sono prima di tutto plateau di ritrovo di persone, idee e immagini: poi, quando possibile, ricuciture tra parti di città strappate al continuum dall’azione dei tempi moderni e delle sue macchine. Le “teorie del tessile” di Semper applicate a piazza XXIV maggio a Cormons (1990) o le figure geometrico-cosmologiche di Plecˇnik rivisitate nella piazza Tartini a Pirano (1987-89) o nello spazio tra l’Università e la Cattedrale di Maribor (1994-2000) – due ellissi di cui la seconda cita esplicitamente un progetto di Plecˇnik sulla stessa area – reiterano tradizioni di sapiente artigianato urbano, generano tappeti di pietra – contrapposti con textures calde e accoglienti all’indefinitezza grigia e liquida dell’asfalto, che allaga la città contemporanea. Su questi palcoscenici, lampioni di marmo, dissuasori del traffico di ferro e fontane d’ottone (materiali in ordine sparso) si muovono come personaggi in cerca d’autore: di volta in volta con le sembianze di abat-jour Biedermeier, poltrone di Scarpa o posacenere di Munari. Come il novello Prometeo del romanzo di Mary Shelley, Podrecca procede con un’energia elettrica all’assemblaggio di tessuti (urbani) e membra (architettoniche): nella speranza, non priva di follia né di coraggio, di “rianimare” – verbo preferito al più prosaico “ricostruire” – una creatura urbana e sociale nuova e già vissuta: piazze spiazzanti e insieme familiari (heimlich/unheimlich), come quelle ritratte in qualsiasi cartolina di qualsiasi città europea di inizio Novecento.

Profile for arcVision

Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

Profile for arcvision
Advertisement

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded