__MAIN_TEXT__
feature-image

Page 23

1-1_15_ARCVISION_Millenium_INTRO:Project 12 ok 27/06/12 22:36 Pagina 13

L’opera che ha fondato l’estetica moderna è la Critica del Giudizio di Immanuel Kant (1790): affronta le arti, e in generale, la costruzione del giudizio estetico, attraverso un excursus all’interno delle singole discipline. Grande sintesi storica, prima di arrivare a formulare la logica che sta a fondamento del “bello”. In questo viaggio veloce, così Kant parla dell’architettura: “Appartengono all’architettura i templi, gli edifici destinati a riunioni pubbliche, e anche le abitazioni, gli archi di trionfo, le colonne, i mausolei, e simili ricordi monumentali, potendosi anche aggiungervi i mobili (i lavori di falegnami e simili utensili). Perché l’essenziale di un’opera architettonica è la sua adeguatezza a un certo uso”. Al centro dell’architettura, che comunque per Kant appartiene all’attività artistica, domina il concetto di “utilità”, non nel suo significato banale di servire per, ma in quanto insieme di artefatti e di interventi che contribuiscono, attraverso l’uso, a formare e a costituire il giudizio estetico. Il tutto in modo più diretto rispetto, ad esempio, alla pittura o alla poesia. Ecco, allora, di nuovo comparire, accanto alla funzione fondamentale del cantiere, come luogo di saperi che incrociano altri saperi, per necessità e non per decisione personale, il ruolo fondamentale dell’architettura come disciplina fondante del nostro senso civico di appartenenza a un determinato territorio, senza che questo atteggiamento precluda altre esperienze, perché per definizione il cantiere è lo spazio della tolleranza, a condizione di utilizzare e quindi conoscere le medesime regole compositive. L’architettura non è mai definitiva, non è mai per sempre, anche se deve farsi riconoscere dai propri contemporanei come espressione non solo degli architetti, ma anche del proprio tempo. Per questa ragione è stata straordinaria, durante l’iniziativa Millennium, l’esperienza di architetti che parlavano in pubblico del proprio lavoro, come se il cantiere, e quindi anche questa sorta di istanza educativa e pedagogica, fosse, in un certo senso, al centro del progetto. Nel 1928, uno dei più grandi intellettuali europei del secolo scorso, Walter Benjamin, in un “libriccino per amici” dal titolo, emblematico per quegli anni che annunciavano le grandi tragedie del ‘900, Strada a senso unico, così scriveva a proposito di “abitare senza traccia”: ”Le nostre case borghesi degli anni ‘80 del secolo scorso sono piene di tracce, per cui non hai niente da cercare, perché qui non c’è alcun luogo nel quale il suo abitante non abbia lasciato una traccia; sulle mensole mediante ninnoli, sulle poltrone mediante una copertura con il monogramma, davanti ai vetri delle finestre mediante gli striscioni, di fronte al camino mediante il parafuoco. Nella stanza borghese, invece, è diventata abitudine l’atteggiamento opposto; i nuovi architetti, soprattutto con il vetro e l’acciaio, hanno creato degli spazi in cui è difficile lasciare tracce”. L’architettura contemporanea deve, nuovamente, consentire all’abitante, di lasciare le proprie tracce, ovvero la propria soggettività, per evitare sia un atteggiamento di rifiuto nei riguardi di una modernità anonima sia un’esaltazione parossistica dei linguaggi “vernacolari”: soltanto attraverso la conoscenza, da un lato, e dall’altro lato, l’apertura dei “cantieri” forse è possibile un nuovo illuminismo progettuale che giochi con le carte scoperte, nel quale ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità.

Aldo Colonetti (Bergamo, 1945). Filosofo, ha studiato con Gillo Dorfles e Enzo Paci, storico e teorico dell’arte, del design e dell’architettura. Dal 1998 è direttore scientifico IED; dal 1991 è direttore di “Ottagono”. Ha fatto parte del Comitato Scientifico della Triennale di Milano, 2002-06 e del Comitato Presidenza ADI, 1991-92, 1998-2002. Autore di saggi, curatore di mostre e iniziative culturali, in Italia e all’estero. Collabora con il “Corriere della Sera” per

quanto riguarda il design e l’architettura. Nel 2001 ha ricevuto, da Sua Maestà Britannica, Elisabetta II, il titolo di “Member of the British Empire”, per meriti culturali. Dal 2004, fa parte della Fondazione 3M in quanto membro dell’Advisor Board. Dal 2009 fa parte del Consiglio Italiano del Design, sotto l’egida dei Ministeri dei Beni Culturali, degli Esteri e delle Attività Produttive. Dal 2011 fa parte del comitato scientifico della Fondazione Ragghianti, Lucca.

13

Profile for arcVision

Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

Profile for arcvision
Advertisement

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded