__MAIN_TEXT__
feature-image

Page 200

14-190_203_ARCVISION_Millenium_EISENMAN:Project 12 ok 28/06/12 22:15 Pagina 190

Peter Eisenman In principio fu il verbo

N

el 1970, pubblicato dall’Institute for Architecture and Urban Studies di New York, appare un articolo piuttosto singolare: una serie di pagine bianche disseminate di piccoli numeri, da 1 a 15, che rimandavano ad altrettante note a piè di pagina dove erano riportati fonti e commenti bibliografici di un testo praticamente inesistente. Il titolo dell’articolo recitava: “Notes on Conceptual Architecture”. La firma era di Peter Eisenman, ovvero, il teorico più accreditato di quella stagione eroica e gravida di promesse in cui l’architettura contemporanea, o se vogliamo il suo coté formalista, avviava il processo di riflessione su se stessa: che, una volta presa coscienza della natura astratta e convenzionale del linguaggio, è poi stato la cruna dell’ago attraverso cui qualsiasi forma d’arte moderna è dovuta passare per potersi definire effettivamente tale. Di quell’“assalto al cielo”, della liberazione dallo storicismo, dalla referenzialità del linguaggio, dallo strapotere dell’immagine e, soprattutto, da quel bagno funzionalista la cui acqua sporca si tentava di gettare via salvando, però, il bambino della sperimentazione (cosa che in seguito il post-moderno non avrebbe fatto, per dirla con Lyotard che pure di quel “Post” era il padre filosofico più citato), Eisenman fu uno dei primi protagonisti.

190

Architettura come linguaggio È guardando alle sue prime ricerche progettuali che si può ripercorrere la genealogia di un lavoro che, nonostante le accese polemiche (talvolta sprezzanti) che è riuscito a generare, non si può non riconoscere come apripista di tanti giochi e stratagemmi dell’architettura contemporanea degli ultimi anni. Se, dunque, pittura e scrittura si domandavano allora “chi dipinge?” e “chi scrive?”, l’architettura non poteva che chiedersi “chi progetta?”, domanda che, in pieno clima strutturalista, non poteva avere che una risposta: il linguaggio stesso. Ed erano infatti le teorie linguistiche di Chomsky a cui la celebre serie della Cardboard Architecture, le prime Houses di Eisenman numerate degli anni ‘60 e ‘70, si legava a doppio filo. In quelle “case di cartone”, costruite o meno, Eisenman sviluppò un procedimento omologo a quelli della grammatica generativa, cercando una sorta di sistema di invarianti del linguaggio architettonico, e analizzando un preciso contesto storico: il Rinascimento (Palladio, Scamozzi eccetera) e il Movimento Moderno (sostanzialmente Le Corbusier e Terragni). Esercizi non isolati: anche John Hejduk, ancor prima di Eisenman, aveva in repertorio una serie di case del genere. E infatti, con

Profile for arcVision

Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

Profile for arcvision
Advertisement

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded