__MAIN_TEXT__
feature-image

Page 190

13-176_189_ARCVISION_Millenium_GEHRI:Project 12 ok 28/06/12 22:12 Pagina 180

di una sperimentazione allora davvero scioccante, con cui inaugura una nuova stagione professionale. Riconosciuto manifesto autobiografico, qui l’eterogeneo affastellamento delle forme e della materia esplode in tutta la sua dirompente (e critica) energia positiva: quella che gli viene dall’accettazione delle possibilità storicamente date, ma in una continua e inusitata dislocazione d’uso, fino alla spettacolarizzazione dell’imperfetto. Così Gehry, nel “melting pot” degli Stati Uniti degli anni Settanta, non protesta: “Sfascia tutto, anzi, parte convinto che tutto sia stato irrimediabilmente sfasciato. Allora […] scatta l’allegria del casuale, dell’avventura rischiosa, al limite del ‘pop’, del ‘punk’ e oltre. […] il metodo o, meglio, il non-metodo è costante: incastri e assemblaggi, accatastamento accidentale di volumi, forme, modanature, spazi, senza pretese di a priori e a posteriori. Siamo di fronte a un azzeramento linguistico totale, e di conseguenza a una totale fertilità della fantasia. Materiali poveri, quasi di scarto, poetica del ‘non-finito’, sconfinata curiosità e disponibilità alle sorprese dell’esistenza. Dall’inconcepibile tragedia sfocia un ottimismo messianico” (Bruno Zevi). Distruggere per ricostruire Gehry dunque sfascia (decostruisce, si dirà più tardi), rivoltando le cose sotto-sopra e dentro-fuori. Cosicché, se Dal Co teorizza tutto un paragone tra la sua opera e il Merzbau di Schwitters, Banham lo fa, con un riferimento letterario ma dallo spirito forse più vicino, con la casa di Wonko il Sano, dalla Guida intergalattica per gli autostoppisti di Douglas Adams: costruita al contra-

180

rio, con moquette all’esterno e mattoni e grondaie all’interno, e anch’essa è collocata nel bel mezzo della costa californiana. Territorio fortemente sismico – anche in senso culturale – che, è stato detto da molti, avrebbe trasmesso le sue caratteristiche di sfacelo al movimento tellurico del linguaggio architettonico di Gehry. Nella cultura leggera, provvisoria, do it yourself e priva di “tessuto urbano” (almeno nel senso europeo del termine) che ha costruito il paesaggio della West Coast, Gehry è profondamente radicato e contestualizzato, per quanto, nella casa a Santa Monica, l’uso del legno grezzo, del balloon frame, dell’asfalto come pavimentazione interna, della lamiera, delle reti metalliche da recinzione, abbia sfidato non poco il perbenismo del vicinato. Parallelamente ai progetti di case unifamiliari, che continuano con opere importanti e anche molto celebrate, come la Norton House a Venice (1982-84), gli anni a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta si aprono con realizzazioni programmaticamente più complesse. La Loyola Law School (1978-84), o il California Aerospace Museum (1982-84), entrambi a Los Angeles, saranno l’occasione per testare l’approccio di Gehry a una scala diversa e più ampia. La prima, soprattutto, vera e propria cittadella di elementi discontinui, permeata di umorismo architettonico, salti di scala, rotazioni degli assi, è stata la dimostrazione di come il “non-metodo” di Gehry fosse in grado di generare un’architettura non solo capace di assorbire le sue evoluzioni nel tempo e nello spazio (la quinta fase di costruzione è terminata nel 1994) ma anche di fare comunità.

Profile for arcVision

Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

Profile for arcvision
Advertisement

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded