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1-1_15_ARCVISION_Millenium_INTRO:Project 12 ok 27/06/12 22:36 Pagina 9

via più sobri e salutari. Anche l’architettura sembra aver fatto un analogo passo indietro, puntando non tanto a un ruolo da protagonista sulla scena urbana, né, tanto meno, a soddisfare i crescenti appetiti mediatici legati a una sempre più superficiale spettacolarizzazione, quanto piuttosto a fare sobriamente da sfondo, sia pur esteticamente molto qualificato, allo svolgimento di una vita urbana attiva e stimolante, in grado di garantire un durevole successo all’intera città. In conclusione, vorremmo ricordare ciò che ai nostri occhi appare fin troppo noto e condiviso: l’architettura della città è cosa difficile da realizzare; al suo specifico, come avviene per tutte le arti, non basta il sapere, ma è necessario il fare. Non si dà dunque senza costruzione, senza spazialità abitativa, senza relazione con il contesto e senza capacità di rispondere alle crescenti e mutevoli esigenze degli uomini e delle donne che la abitano, la vivono, vi si incontrano. Ma è anche cosa difficile da valutare, soggetta, com’è oggi, alle distorsioni esegetiche dovute alla sua rappresentazione, grafica, fotografica e filmica, e all’esaltazione critica che superficialmente ne deriva. Una volta esaurita la stagione del dissolvimento nella comunicazione globale, della liquidazione del concetto stesso di opera nella estetizzante presentazione della sua immagine, ci auguriamo che essa, nel prossimo futuro, torni alla sua essenza disciplinare, a ciò che distingue l’architettura da ciò che architettura non è, e sia giudicata dopo aver subito il banco di prova della costruzione. Un positivo giudizio estetico andrebbe addirittura formulato solo dopo qualche anno, qualora essa, uscita dal frastuono mediatico che ne circonda la nascita, sia passata indenne al vaglio della rispondenza e flessibilità funzionale, della efficienza gestionale, della capacità d’interazione con la città e della tenuta nel tempo della sua immagine, in una parola di tutto ciò di cui, banalmente, tutti continuano ad aver bisogno, secondo l’enigmatica ammonizione di Adorno: “proprio perché l’architettura oltre che autonoma è anche legata a uno scopo, non può negare gli uomini come sono, anche se in quanto autonoma deve farlo”.

Livio Sacchi, architetto, è professore ordinario di Disegno dell’Architettura presso la Facoltà di Architettura di Pescara. Presidente Europan Italia, consigliere dell’Ordine degli architetti di Roma, è responsabile per l’architettura, l’urbanistica e il design presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana fon-

dato da G. Treccani. Redattore della rivista ‘‘Op. Cit.’’, vicedirettore della rivista ‘‘il Progetto’’, è stato fra i coordinatori della XVII Triennale di Milano. Suoi scritti, progetti e realizzazioni sono pubblicati sulle principali riviste italiane e straniere. Vive e lavora a Roma.

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Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

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