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quello che più conta è la ricerca di una vera libertà espressiva. Cambiano solo i luoghi di lavoro – lo studio professionale di architetto a Madrid (dal 1980), quello di pittura a Jalòn, nei pressi di Alicante – ma Baldeweg, così come da artista riesce a passare ironicamente, leggermente da una pittura di tipo segnico, a un’altra di tipo gestuale, senza trascurare la rappresentatività fino ad arrivare all’astrazione geometrica (specialmente nelle “sculture”), così da architetto saprà muoversi tra monumentalità – quasi una ricerca dell’opera come landmark urbano o territoriale – e la creazione di spazi dal fascino magnetico, dall’immagine ambigua. La Casa della Lluvìa (Casa della Pioggia, Liérganes 1979-82), costruita per un congiunto, è un esercizio semplice e allo stesso tempo concettuale, su un edificio tutto basato sui modi e le conseguenze dello scorrere della pioggia sulla costruzione. Curiosamente, la sua seconda importante opera è proprio un “Museo Idraulico”, o meglio la risistemazione a centro espositivo e culturale degli antichi Molinos del Rio Segura (1985): allo stesso tempo brillante esempio di archeologia industriale perfettamente mantenuta (presentata essa stessa come macchina espositiva) e sapiente risistemazione di un edificio monumentale pienamente inserito nel contesto urbano e paesistico della città di Murcia. Dagli anni Novanta gli edifici pubblici, principalmente d’interesse culturale, diventano il campo preferito per l’affermazione di Baldeweg, soprattutto in patria, come architetto di una comunità nazionale che dopo decenni bui riscopre l’emozione del ritrovarsi collettivamente nella celebrazione civile, proprio nello spazio pubblico e “laico”: si susseguono così in Spagna lo spettacolare (negli interni) Palazzo dei Congressi e delle Esposizioni di Salamanca (1992), la Biblioteca Municipale di San Francisco el Grande a Madrid (1994), la sede della Presidenza della Giunta di Extremadura a Mérida (1995), il Museo e Centro di Ricerca di Altamira (un progetto di cui vince il concorso nel 1995, ma che viene completato solo nel 2001). La sua frequentazione continua degli Stati Uniti – dove, dopo gli anni di ricerca al MIT continuerà a insegnare a Philadelphia (University of Pennsylvania), Yale, Princeton e Harvard – lo porta a realizzare la Biblioteca della Facoltà di Musica a Princeton (New Jersey, Usa 1997): una nuova risistemazione di un edificio pre-esistente degli anni Sessanta, ma dove il gioco di “esterni in un interno” inizia a delineare la sua identità di “architetto del vuoto”. Sarebbe però ingeneroso classificare Baldeweg tra i tanti “architetti di musei” di cui è costellata la storia recente dell’architettura europea e mondiale. Tra le star di questo firmamento spesso effimero, l’architetto/artista è una delle figure che si muove con maggiore discrezione, conservando gelosamente una sua dimensione espressiva: riesce così a professare e diffondere, nella pratica più che nella teoria, un metodo di progetto dove l’edificio ha sempre una forte attenzione al conte-

sto, dove l’ego dell’artista non ha mai il sopravvento sulla necessità di uso dello spazio da parte di persone vere. Anche nella carriera, sempre più brillante, di Baldeweg, non mancano alcuni momenti critici. Otre alla lunghissima gestazione della risistemazione della Biblioteca Hertziana a Roma (1996-2011, quindici anni tra la vittoria nel concorso internazionale e la conclusione dei lavori sulla struttura), il grandioso Teatro del Canal di Madrid – per cui viene incaricato nel 2000 come vincitore del concorso internazionale – vive una curiosa vicenda. Nel 2008 Esperanza Aguirre, la Presidentessa della Comunidad Autonoma de Madrid (la capitale spagnola costituisce una comunità a sé, secondo il sistema spagnolo delle autonomie), comunica via fax a Baldeweg che il suo incarico per il compimento della costruzione è revocato, per problemi nella gestione del cantiere. Ne nasce una fortissima polemica, che vede Baldeweg e il suo comportamento professionale difesi da molti esponenti dell’intellighenzia spagnola e internazionale (tra cui il collega e maestro, per alcuni aspetti, Rafael Moneo e il portoghese Alvaro Siza): finché, dopo alcuni mesi, non gli viene assegnato un nuovo incarico che gli permette di portare l’opera alla conclusione, avvenuta nel 2009. Ironia della sorte, contrasti di natura opportunistica non risparmiano neppure un Academico Numerario, l’investitura che nel 1999 Baldeweg ha ricevuto dalla Real Academia de Bellas Artes de San Fernándo, la stessa scuola dove aveva iniziato gli studi quarant’anni prima. Il suo discorso d’insediamento allora portava il titolo El horizonte en la mano (L’orizzonte nella mano), una metafora del lavoro creativo come incontro tra due passioni: da una parte il dialogo tra artista e contesto in cui deve vivere la sua opera, dall’altra il puro desiderio fisico della creazione, i due poli tra cui sembra muoversi tanta parte del lavoro di Baldeweg. C’è nella sua brillante carriera un curioso momento di sintesi di questo incontro di pulsioni creative sempre vissuto come architetto/artista, ma per una volta nella piccola scala dell’oggetto. Chiamato da Alessandro Mendini e Alberto Alessi a far parte di un ristretto gruppo di autori incaricati di disegnare, per l’occasione della Biennale di Architettura di Venezia del 2002, un servizio da tè e caffè (“Tea and Coffee Towers” è il titolo della mostra), Baldeweg compone, o meglio confeziona, un singolare set di teiera, caffettiera, lattiera, zuccheriera. I contenitori delle materie alimentari, in vetro soffiato, hanno forme regolari che si incastonano nella geometria lineare del vassoio: ma ognuno è circoscritto da un involucro di lamiera colorata dalle forme simili a pennellate, così come negli alti bordi in argento opaco del vassoio stesso. Quella di Baldeweg risulta una delle soluzioni sicuramente più libere al problema in fondo semplice posto dal committente, un’autentica piccola pittura/scultura/architettura tanto solida quanto evanescente nel suo essere fatta soprattutto di immaginazione.

Biografia

Juan Navarro Baldeweg La cassa di risonanza Milano, Facoltà di Architettura Civile Milano Bovisa

161 Invito all’incontro Millennium organizzato da Italcementi a Milano l’8 maggio 2003 con Juan Navarro Baldeweg.

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Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

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