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Museo de Altamira 2000

Juan Navarro Baldeweg

Val Velázquez Sequeiros

Juan Navarro Baldeweg (Santander, 1939). Madre tedesca, padre spagnolo: l’infanzia di Navarro Baldeweg, si sviluppa tra due grandi culture europee in un ambiente familiare creativo, fatto di frequentazioni con artisti, scrittori e poeti. Vista la sua precoce vocazione al disegno, i genitori lo avviano agli studi d’arte e nel 1959 si trasferisce a Madrid per studiare incisione all’Accademia di Belle Arti San Fernando. Nel 1960 si iscrive alla Scuola di Architettura del Politecnico di Madrid e contemporaneamente inizia a esporre i suoi dipinti nella galleria Fernando Fe, la prima di una lunga serie di mostre personali che continuerà a realizzare parallelamente agli studi e poi all’attività professionale come architetto. Questa inizia nei primi anni Settanta – dopo che nel 1969 Baldeweg consegue il dottorato in architettura a Madrid – nello studio di Alejandro de la Sota. Professore per quasi un ventennio nella stessa scuola di Architettura del Politecnico di Madrid, de la Sota è un razionalista equilibrato, con un forte interesse per l’industrializzazione edilizia: di questa esperienza Navarro Baldeweg raccoglie forse l’ispirazione macchinista delle sue opere d’arte (installazioni, sculture) dei primi anni 70, che rappresentano per l’arte spagnola dell’epoca un deciso posizionamento in termini d’avanguardia, in una direzione tra arte povera e concettualismo. Si tratta di materiali diversi – dalla carta fotografica a objets trouves come giradischi, un’altalena – veri e propri rebus visivi che Baldeweg utilizza per indurre nello spettatore reazioni di approfondimento e partecipazione nella percezione dell’opera d’arte. La grande occasione per approfondire i suoi interessi nel campo della costruzione dell’opera (d’arte o d’architettura) arriva però nel 1971, quando con una borsa di studio della Fondaciòn March si trasferisce negli Stati Uniti, per lavorare come ricercatore al Center for Advanced Visual Studies nel MIT di Cambridge. Qui il direttore è Gyorgy Kepes – l’eclettico artista di origini ungheresi, pittore, fotografo, scrittore, docente, autore di opere monumentali come la serie “The Vision + Value” – ma soprattutto ricercatore sui fenomeni della visione e della sua possibile costruzione, che avranno grande influenza sulla formazione della cultura artistica, tecnica e scientifica del MIT. Baldeweg ha così l’occasione di incontrare e confrontarsi con altri colleghi artisti internazionali: l’argentino Luis Frangella, l’ecuadoriano Mauricio Bueno, l’austriaco Ernst Caramelle, di generazioni differenti ma accomunati allora dall’interesse per l’opera non oggettiva, astratta, concettuale anche nella rappresentazione. Da allora la ricerca artistica per Baldeweg diventa soprattutto un campo di sperimentazione totale. Forse anche per dare una spiegazione alla sua duplicità creativa, qualcuno chioserà per lui l’espressione “un pittore che dipinge architetture, un architetto che costruisce quadri”: ma è vero piuttosto che in lui pittura, scultura e architettura si uniscono in un tutto, non facilmente districabile, dove

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Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

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