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Mario Botta

Mario Botta (Mendrisio, 1943). Interessato all’architettura già in giovanissima età, a 15 anni, in parallelo con gli studi al liceo artistico di Milano, lavora come apprendista disegnatore nello studio d’architettura di Luigi Camenisch e Tita Carloni a Lugano. All’età di 20 anni realizza la sua prima costruzione: il presbiterio di Genestrerio (196263). Si iscrive nel 1964 all’Istituto Universitario d’Architettura di Venezia, dove si laurea nel 1969 con Carlo Scarpa e Giuseppe Mazzariol come relatori. Durante il periodo trascorso a Venezia ha modo di collaborare con Le Corbusier al progetto dell’ospedale per la città lagunare (1965, non realizzato) e poi di lavorare nel suo celebre atelier parigino di Rue de Sevrès 35. Nel 1969 l’incontro e la breve collaborazione con Louis I. Kahn, sempre a Venezia. Botta eleggerà i due grandi architetti a propri maestri elettivi e modelli di riferimento di tutta la sua carriera di progettista. L’attività professionale autonoma prende il via nel 1970 con la fondazione del suo primo studio a Lugano. Tra i lavori iniziali, soprattutto numerose case unifamiliari nel Canton Ticino: le prime realizzate a Stabio (1965-67), Cadenazzo (1970-71) e a Riva San Vitale (1971-73). Ben presto la scala dei progetti si estende a numerosi edifici pubblici, sempre in Ticino, come la scuola media a Morbio Inferiore (1972-77), il centro artigianale Balerna (1977-79) e l’Edificio amministrativo Ransila I a Lugano (1981-85). Il Teatro e Casa della Cultura André Malraux a Chambéry (1984-87) e il Complesso residenziale nella ex area Venchi-Unica a Torino (1984-87) sono i primi progetti realizzati al di fuori dei confini svizzeri e ticinesi. In parallelo alla professione Botta intraprende una costante attività didattica e accademica, che parte nel 1976 come Professore invitato a l’Ecole Polytechnique Féderale di Losanna e

prosegue ininterrotta nel corso degli anni; gli ultimi trascorsi all’Accademia di Architettura di Mendrisio, di cui è fondatore. Specialmente a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta la sua architettura, caratterizzata da una personale e molto ben definita rivisitazione del linguaggio moderno, attira l’interesse della critica e di grandi committenze internazionali. In questo periodo l’attività professionale cresce costantemente, inglobando i soggetti progettuali più disparati: dalle case ai complessi di uffici, dai musei ai centri commerciali, oltre a numerosi edifici di culto. Tra questi la Chiesa di San Giovanni Battista a Mogno, in Svizzera (1986-98), la Cattedrale Évry, in Francia (1988-1995) e la Sinagoga Cymbalista e centro dell’eredità ebraica a Tel Aviv (1996-98). La realizzazione di tali lavori avvia anche un processo critico/mediatico – fortemente influenzato dal vulcanico attivismo di Botta – che lo porterà a essere stabilmente assunto nel firmamento delle cosiddette archistar. Il numero, la scala e la latitudine di progetti e riconoscimenti negli ultimi due decenni si moltiplicano a dismisura, e in parallelo crescono le mostre monografiche e le pubblicazioni a lui dedicate, come il faraonico catalogo della sua personale al MART di Rovereto (2010-11). Tra i principali progetti realizzati e premiati negli ultimi anni si segnalano il Museo d’Arte Moderna di San Francisco (1989-95, Merit Award for Excellence in Design, AIA), la torre Kyobo a Seul (19992003, IAA Annual Prix 2005), la ristrutturazione del Teatro alla Scala di Milano (2002-04, International Architecture Award del Chicago Athenaeum Museum of Architecture and Design; European Union Prize for Cultural Heritage Europa Nostra). Botta segue tutti i suoi lavori dal suo unico studio, trasferito nel 2011 da Lugano a Mendrisio, subito prima del confine con l’Italia.

Mario Botta Leggerezza e gravità Milano, Prima Facoltàdi Architettura, Politecnico di Milano

Invito all’incontro Millennium organizzato da Italcementi a Milano il 15 novembre 2002 con Mario Botta.

Biografia

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Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

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