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Chiese (e altre grandi Cose) Dopo il 1985 Mario Botta realizzerà molte chiese. In realtà non così diverse dalle tante case costruite nel suo primo mezzo del cammin, né da altri grandi edifici realizzati nel secondo mezzo. A introdurre questa suddivisione un po’ simbolica sta la sua prima architettura costruita, un edificio a metà strada fra una casa e una chiesa, in cui il tema dello spazio sacro è letteralmente affrontato “di lato”. Certamente più vicina alla metà progettuale del suo maestro Tita Carloni, con cui Botta collabora al progetto, la Casa parrocchiale di Genestrerio (1962-63) è caratterizzata dalla compresenza di temi “moderni”, tra cui una lunga finestra a nastro, ed elementi “rura-

li”, come le massicce mura di mattoni che riprendono trame, proporzioni e materiali della chiesa adiacente. In seguito Botta realizzerà più di una decina di chiese (quasi un record) e una sinagoga, oltre a L’Arca di Noé a Gerusalemme (1995-2001, con Niki De Saint Phalle), che però è un parco giochi per bambini. Partito dalla Chiesa di San Giovanni Battista a Mogno (1986/1998), in cui inaugura il tema del volume cilindrico tagliato, giunge alla Chiesa di Santa Maria Nuova a Terranuova Bracciolini (2007-10), appena inaugurata. In mezzo spazia dal gigantismo della Cattedrale di Évry (1988-95), prima apparizione della corona di alberi, alla micro-sacralità della Cappella di Azzano di Seravezza (1999/2000-2001): quasi una tomba “rossiana”. La vetta, forse anche in senso progettuale, è raggiunta con la Cappella di Santa Maria degli Angeli a Monte Tamaro (1990-1996): chiesa montanara di pietra, massiccia rigorosa, introdotta da una lunga estensione a ponte. Simile a un fortilizio medioevale, anche quest’ultima “casa di Dio” non è poi molto diversa dalla tante “case dell’uomo” disegnate da Botta. Dimensioni a parte, gli elementi che distinguono le prime dalle seconde sono essenzialmente due: l’assenza quasi

Pino Musi

Abbandonato il rigore delle prime opere, forse le più interessanti (su tutte la “torre” di Riva San Vitale), sovente Botta disegnerà i prospetti delle sue architetture domestiche seguendo geometrie figurative e simbolismi formali in origine poco domestici: tagli a “T” rovesciata o “scalettature” a tutta altezza – riprese anche da Gaetano Castelli nella scenografia di un Festival di Sanremo – sono immancabilmente coronati da lucernarifrontoni, che puntano verso il cielo come frecce.

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Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

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