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10-134_147_ARCVISION_Millenium_BOTTA:Project 12 ok 27/06/12 21:57 Pagina 138

Pino Musi

Jones – erano molto diversi da quelli dell’architetto oggi conosciuto in tutti gli angoli del mondo. Cadenazzo (1971), Riva San Vitale (1971/73), Pregassona (1979/1980), Massagno, (1979/1981), Viganello (1980/1981), Stabio, (1980/1982), Origlio (1981/1982): in rapida successione scorrono i “punti notevoli” della prima geografia architettonica di Botta, solo in seguito inseriti in una mappa non più locale e individuale. Simili a torri e castelli, le “case di Botta” presidiano un territorio progettuale di appartenenza, parlano in braille un linguaggio trasformatosi nel tempo da espressione individuale a codice architettonico ufficiale, non solo ticinese. Le moderne forme per l’abitare che scaturiscono dalla sua penna cercano di inserirsi nel paesaggio cantonale con la stessa naturalità delle tradizionali costruzioni alpine; nello stesso tempo praticano un distacco profondo, radicale e in parte ideologico (“modernamente” ideologico) con i temi più diffusi nell’architettura domestica vernacolare. I tetti a falde e i paramenti lignei sulle bianche mura intonacate delle tradizionali baite lasciano spazio agli elementi astratti e primari delle “anti-baite” di Botta. Cubi, cilindri e parallelepipedi di calcestruzzo armato si susseguono in rapida sequenza, lasciando in vista nudi blocchetti di cemento

grigio, o in seguito, sempre più spesso, coprendosi con fasce orizzontali di piastrelle a tonalità alternate. Forme e materiali, all’apparenza davvero moderni, hanno anche diverse connessioni con la Storia. Se le geometrie essenziali delle strutture cementizie rincorrono le masse murarie delle costruzioni di pietra del primo medioevo ticinese, l’uso in facciata di strati laterizi e lapidei richiama, non sempre corrisposto, le stratificazioni dell’architettura tardo-romanica lombarda. Le case sono rese ancor meno simili a “case” – o più simili a “scatole” – dall’assenza di classiche “finestre”, sostituite da grandi superfici vetrate ricavate dall’apertura, il taglio e la sottrazione di volumi, altrettanto geometrici. I tetti, rigorosamente piani, sono spesso solcati da lunghi tagli longitudinali, protetti dalle intemperie attraverso immancabili lucernari prismatici di cristallo e acciaio. Se gli esterni delle case richiamano il monumentalismo dell’architettura primitiva funeraria, o magari le sue interpretazioni fornite da Louis Kahn, gli interni risultano modernamente razionali, o razionalmente moderni: doppie altezze, passerelle e spazi fluidi, rigorosamente intonacati di bianco, si rincorrono con una perizia degna del miglior Le Corbusier.

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Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

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