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Mario Botta Dal Cantone al Cosmo

Mario Botta è per molti versi l’icona dell’architetto. È svizzero, monta occhialini tondi, usa metafore seducenti come solo quelle degli architetti sanno essere: “ho pensato alla casa di Dio cercando di disegnare la casa dell’uomo”; oppure: “la città è la casa dell’uomo...”, e così via. Mario Botta è cresciuto in una culla dell’architettura, un luogo dove i magistri comacini sono importanti come i fornai. Ha lavorato con Le Corbusier e Louis Kahn quando ancora molti suoi compagni di corso non sapevano neanche chi fossero. Ha costruito edifici belli e interessanti a un’età in cui la maggior parte di noi ancora non conosce il significato di “architettura”. In “soli” 50 anni ha realizzato più metri quadrati di tutti gli altri esponenti della “scuola ticinese”. È stato protagonista di monografie in ogni forma: libri, mostre e perfino film (in quanti vantano sul loro sito una sezione “filmografia”?). Ha trasformato lo “stile Botta” – la forte geometrizzazione degli spazi e dei volumi con temi formali reiterati, il disegno attento dei particolari costruttivi, l’uso in facciata di materiali “tradizionali” come il mattone e la pietra, spesso in fasce alternate, … – in uno tra i più riconosciuti, riconoscibili e imitati stilemi dell’architettura mondiale. Poi però scopriamo che Mario Botta è sì svizzero, ma quasi italiano. Ha sì gli occhiali rotondi, ma con la montatura sottile e metallica e non robusta e nera. E anche il suo aspetto: non è ascetico, o istrionico, o misteriosamente carismatico, come forse ci saremmo aspettati, ma ricorda più quello di un curato di campagna (magari per via degli occhialini), o di un medico condotto, o magari di un compositore mazziniano. Le sue espressioni metaforiche, scopriamo, si rincorrono e ripetono anche a distanza di anni (“la casa di Dio/la casa dell’uomo” è ormai un grande classico), e lo stesso fanno le sue architetture, simili, se non “uguali” a se stesse, nelle forme e nei materiali: dalle piccole case nel Canton Ticino ai grandi edifici nel Mondo. Maestro o solo grande professionista? Genio o epigono di maniera? Mario Botta è capace di essere entrambi, o forse nessuno dei due. Ma soprattutto è capace di sorprenderci, dopo mezzo secolo, con clamorosi colpi di teatro.

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Piccole Case Esistono forse due Mario Botta. L’Archistar e l’architetto ticinese. Il progettista di monumenti e l’architetto delle case. Il Botta pre-’85 e il Botta post-’85: primo e secondo tempo di un film lungo mezzo secolo. Il raggio d’azione e la scala dei suoi lavori fino alla metà degli anni Ottanta – dei quali anche l’architettura di Botta è un emblema, al pari di E.T. o Grace

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Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

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