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Paul Warchol

un confine tra reale e irreale, tra spazi astratti e palpabili. Al contrario di Le Corbusier tu non puoi tornare in terra, allo stesso tempo non puoi rimanere nel mondo dell’astrazione”. Con tratto sottile il grande ingegnere-poeta giapponese custodisce in un commosso omaggio la critica più feroce e precisa che si possa rivolgere al collega americano. Che Steven Holl non torni sulla terra come Le Corbusier appare evidente a chiunque abbia visto e toccato con mano gli edifici di uno e dell’altro. La massa, la materia, il colore del secondo sono realmente ancorati a terra; e anche più in profondità, in un’esplorazione ctonia e davvero corporea che, sì, tanto più penetra in profondità, tanto più lascia libero lo spirito di volarsene in giro. Al confronto, gli oggetti costruiti di Holl appaiono leggeri, quasi fragili, anche i più “pesanti”, come il superblocco della Simmons Hall o la Makuhari Bay New Town a Chiba, in Giappone. E non sempre è una scelta voluta. Certo i lavori di perforazione compulsiva dei volumi elementari, fino a trasformarli in “spugne di Menger”, o le caleidoscopiche aperture vetrate contribuiscono, e non poco, a questa idea di leggerezza. Ma esiste anche una leggerezza non voluta, un’intrusione del balloon frame anche in contesti inadeguati. E non si tratta tanto di un problema strutturale o tecnologico

della sua edilizia, che genericamente si conserva piuttosto bene negli anni, ma piuttosto percettivo: proprio il versante a lui più caro. Il vero “peso”, il vero talento di Holl, è forse allora meglio custodito nella materia delle sue architetture non realizzate: nei pigmenti macinati e nell’acqua che si fondono nelle sue visioni acquerellate, nel rame ossidato di modelli troppo belli per essere veri, come quello del Concorso per il Nuovo Palazzo del Cinema a Venezia, forse il suo vero capolavoro. In questi Steven Holl non appare esplicitamente l’erede di nessuno: e in questo è davvero come Le Corbusier. Malgrado nei testi di Holl o nell’accuratissimo sito di SHA (Steven Holl Architects) i riferimenti ai dati tecnologici e costruttivi siano scarni o del tutto assenti, in molti degli stessi progetti non mancano principi di innovazione tecnologica e costruttiva. Tuttavia, tranne che in pochissimi casi, non si tratta di alta tecnologia, ma di tecnologia convenzionale usata in maniera “alta”, secondo un principio che Kenneth Frampton ha definito “tettonica sensibile” (op. cit. pp. 18-21) e che per Holl funziona come un fondamentale limitatore concettuale per limitare la distanza da terra. Tale approccio si esercita soprattutto nelle soluzioni di facciata. Per quelle della Cappella di Sant’Ignazio a

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Millennium - Incontri con l'architettura  

Il libro MILLENNIUM INCONTRI CON L’ARCHITETTURA, a cura di Stefano Casciani e pubblicato dalle edizioni arcVision, vuole essere il racconto...

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