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Questo può essere anche vero in molti casi, ma non per i.lab, dove le superfici “faccia a vista” hanno il predominio assoluto, e dove − dato il particolare significato simbolico dell’edificio e la predilezione di Meier per questo tipo di finitura, maturata ai tempi della realizzazione a Roma della Chiesa del Giubileo − le superfici “faccia a vista” avrebbero dovuto avere una finitura extraliscia bianca, a effetto marmoreo e setosa al tatto, una brillantezza dialogante con la luce e un’omogeneità del colore bianco: il tutto ottenuto direttamente da cassero senza trattamenti aggiuntivi. L’ottenimento e la preservazione nel tempo di queste peculiari caratteristiche, sarebbero stati affidati all’utilizzo, nella formulazione del mix design del calcestruzzo, del cemento TX Active® ad azione fotocatalitica. Da questo imperativo è derivato automaticamente il ricorso massiccio alla prefabbricazione, che ha comportato quel fruttuoso e serrato dialogo a tre − architetto, progettista generale delle strutture, prefabbricatore − nel rispetto delle inderogabili esigenze di ognuno di essi. In sintesi, il prefabbricatore si è trovato a dover affrontare problemi inusuali, cosa che, nel giustificato timore di fessurazioni, lo spingeva a una certa cautela nel dimensionamento dei pezzi, aumentandone di conseguenza il peso, che negli elementi a sbalzo della copertura sfiorava inizialmente le 40 tonnellate

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i.lab Italcementi. Il cuore dell'Innovazione.  

Un green building che coniuga i concetti di sostenibilita ambientale e innovazione tecnologica. Un luogo della conoscenza e del sapere scien...

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