Page 49

L’UOMO E IL FUTURO MAN AND THE FUTURE

L’immaginazione è un limite? Is Imagination a Limit? Shizuoka, Fujinomiya Golf Clubhouse Shizuoka, Fujinomiya Golf Clubhouse Progetto di Kisho Kurokawa Project by Kisho Kurokawa

K

46

Nelle pagine seguenti, particolari della finestra di ventilazione e della connessione tra i due livelli dell’edificio. Following pages, details of the ventilation window and connection between the two building levels.

urokawa appartiene a quella scuola di pensiero che fa dell’altrove il focus di ogni intrapresa progettuale. Tra gli ideatori del Manifesto Metabolism 1960 – the Proposals for New Urbanism, Kurokawa ha sempre cercato il suo orizzonte progettuale oltre i limiti della disciplina. Nell’urbanistica metabolista l’altrove s’identifica, per esempio, nel superamento dei concetti di limite urbano e di limite nazionale, un assunto espresso in molti progetti teorici, di cui Metapolis è forse quello più articolato e ritenuto come un possibile archetipo dell’abitare del Terzo millennio. Un altro altrove preso in considerazione da Kurokawa è la geometria frattale (resa di più facile applicazione grazie alle tecnologie informatiche) che, attraverso l’irregolarità, le fratture, la discontinuità delle forme generate dall’esplorazione dei sistemi dinamici, suggerisce un nuovo linguaggio per un’architettura relazionata con il mondo dell’infinitamente piccolo, che però se ingrandito a scala umana può offrire interessanti applicazioni. La forma sinuosa della Clubhouse del Fujinomiya Golf Club di Shizuoka è un traslato delle teorie frattaliche applicate al progetto. Il genius loci non è riferito al luogo fisico quanto invece a un’energia generata dal caos. Il Frattalismo, nelle premesse della sua teoria fondativa, si pone, infatti, come un universo interiore: “Il Frattalismo è tutti i luoghi che la mente non riesce a percepire o immaginare, minuziosamente descritti in un ordinato caos senza tempo, senza luogo, senza inizio né fine” (dal Manifesto del Frattalismo). La Clubhouse è frutto dell’incontro fra due mondi paralleli. Da una parte la percezione diretta del luogo, riordinata dalla rimozione dell’immobilità della geometria euclidea per ottenere una totale integrazione dell’edificio nella complessa configurazione planimetrica della collina di Shizuoka, dall’altra l’attivazione di un luogo mentale, programmato su una piattaforma teorica in cui lo spazio viene preso in considerazione come flusso tridimensionale immerso nelle profondità dell’inconscio. In tal senso, il lavoro di Kurokawa va inquadrato tenendo conto di altre esperienze, anch’esse nate negli anni Cinquanta-Sessanta, come, per esempio, Fluxus, nome di un gruppo di artisti e intellettuali che aveva come obiettivo il superamento dell’arte intesa come universo a sé stante, conchiuso nella sua sfera storica. Fluxus era invece per un’arte fondata sulla processualità, sulla dina-

mica del percorso evolutivo come elemento significante. Nomadismo fra diversi codici come paradigma progettuale. Per Kurokawa, la risemantizzazione del linguaggio architettonico presuppone un passaggio obbligato attraverso il codice verbale, antitetico a quello sensoriale proprio dell’architettura ma pro-

prio per la sua diversità ricco di arborescenze concettuali. A proposito della realizzazione della Nakagin Capsule Tower, Tokyo, 1972, così scriveva Kurokawa in Metabolism in Architecture, Boulder, CO, USA, Westview Press, 1977: “Le parole (come le capsule) sono parti, parti separate. Ogni parola, comunque, muove l’uomo e può innescare varie idee e ipotesi.

Frammenti di pensiero, in singole parole, come un neutrone che colpisce un nucleo di uranio, crea nuove ipotesi e nuove idee come avviene in una reazione a catena. Nessun sistema di pensiero costruito in precedenza non potrà mai rimanere immobile. Esso si rompe e si divide in mille pezzi taglienti, le parole, ed esse si diffondono come nuovi semi”.

47

arcVision 9  

Un approfondimento sul concetto di limite. Da un lato la propensione tutta umana a superare ogni confine attraverso uno sviluppo continuo de...