Page 19

La potenza dell’avventura umana The Power of Human Adventure Intervista a Salvatore Veca* Interview with Salvatore Veca*

Se bene utilizzati, i nuovi strumenti allargano i limiti della creatività If put to proper use, new tools will extend the bounds of creativity

16

Salvatore Veca

L

a tendenza a superare i limiti è tipicamente umana e porta, in linea di principio, a conquiste di benessere più che a creazione di ingiustizie e iniquità. Ma la lotta fra limite e non-limite è continua e necessaria per evitare che, nei diversi ambiti, la potenza dello strumento prevalga sulla capacità di controllo. Salvatore Veca, uno dei massimi filosofi italiani, ha affrontato con arcVision alcuni dei temi più controversi del momento, proponendo interpretazioni lucide e senza pregiudizi dell’evoluzione della realtà contemporanea. Il formidabile progresso delle società occidentali degli ultimi decenni, ma in realtà degli ultimi secoli, è stato determinato da una fiducia pressoché illimitata nella valenza comunque positiva di una estensione e di un approfondimento delle conoscenze. Oggi, però, di fronte ad alcuni effetti indesiderati di questa tumultuosa espansione, che pone nelle mani dell’uomo strumenti sempre più potenti, ci si comincia a chiedere se

l’uomo non debba porsi, almeno in alcuni contesti, un’idea di limite. Pensiamo, ad esempio, alla genetica, alla biotecnologia, all’intelligenza artificiale o al più generale rapporto uomo-natura. Ha senso porsi questo tema del limite, o si tratta di uno scrupolo infondato, se non altro perché difficilmente realizzabile? Ciò cui stiamo assistendo, nell’epoca in cui viviamo, è l’evolversi di una situazione in cui convivono due tendenze parzialmente divergenti. La prima contempla il superamento di ogni limite attraverso un’espansione continua della conoscenza, in particolare nell’ambito della scienza e della tecnologia. E questa è una strada che appare del tutto ragionevole e desiderabile a molte persone che, al contrario, tendono a considerare l’idea stessa di limite come un falso problema, un ostacolo burocratico, un inutile intralcio allo sviluppo pieno della nostra cultura. La seconda è almeno parzialmente in contraddizione con la prima e pone il problema del limite sia

in generale, sia in molti ambiti particolari, come appunto la genetica o l’intelligenza artificiale, e si fa carico di profonde preoccupazioni insite nella società, come si è visto negli ultimi decenni del XX secolo e in questi primi anni di quello nuovo. In fondo, queste due tendenze esprimono la tensione essenziale della nostra cultura, che è la cultura occidentale, che considera da un lato il “dovere” del superamento del limite ma pone, allo stesso tempo, la necessità di mantenerne il controllo. È una tensione fra scienza ed etica ed è questo un rapporto che caratterizza con continuità la storia tra limite e non-limite, sia nella nostra cultura collettiva sia in quella individuale. Tutti noi, nei fatti, assistiamo allo svolgersi di una sorta di corpo a corpo interiore che vede convivere la voglia dell’illimitato e il desiderio di mettere a freno la tendenza al superamento del limite. Un ambito nuovo, e forse inatteso, nel quale si è posto sempre più spesso negli ultimi anni (ma anche

molto di recente, nel conflitto con l’Iraq) il tema del limite, è quello dell’uso della forza in situazioni di conflitto aperto. L’opinione comune di molta parte, forse maggioritaria, della pubblica opinione pende di norma a favore della parte più debole del conflitto, per arrivare a sostenere che la parte forte debba limitare l’uso della propria preponderante capacità di offesa solo allo stretto necessario, imponendosi così un vincolo di cui nella storia passata troviamo pochi esempi. L’idea di limite può presentare in questi casi dei forti margini di ambiguità e incertezza, perché si tende spesso a fare coincidere la debolezza con la ragione e, dall’altro lato, la forza con il torto. L’ambito della guerra è certamente un contesto fortemente emblematico ed esemplare, connesso alle due idee di cui abbiamo parlato finora, ossia la tendenza a superare i limiti e i vincoli all’azione. La guerra con l’Iraq costituisce, poi, un fenomeno particolarmente pregnante, perché si assiste al primo vero

conflitto successivo alla fine della Guerra Fredda, uno scontro complesso nel quale, come osservatori, siamo posti di fronte al verificarsi di tutto e del contrario di tutto. Nella guerra del Golfo del 1991 prevalevano azioni massicce all’insegna della guerra aerea e della presenza, non sempre contestata, dei “danni collaterali”. In Bosnia e Kosovo abbiamo visto il verificarsi di episodi drammatici, connotati dal tentativo di estinguere intere etnie tramite violenze inimmaginabili, massacri e stupri di massa. In Afghanistan si è immaginato molto ma, effettivamente, si è visto poco. La guerra con l’Iraq ha presentato, invece, caratteri estremamente complessi e contraddittori, perché si sono verificati contemporaneamente più fenomeni: la guerra ipertecnologica, l’applicazione della potenza massima, ma anche la guerriglia e la guerra di posizione. Abbiamo osservato il confondersi di militari e civili, il confronto diretto tra militari, l’importanza di salvaguardare i civili e di evitare i danni collaterali. E poi gli assedi medievali, ma anche le battaglie di movimento dei tank. Tutto questo compone un quadro difficile da interpretare e pieno di contraddizioni e, per quanto possa suonare bizzarro, si vede bene in questo frangente fino a che punto la tendenza a superare il limite conviva costantemente con la cultura stessa del limite. L’America, è stato detto, ha condotto questo conflitto “con una mano legata dietro la schiena”, poiché non poteva assolutamente utilizzare il proprio potenziale in modo

incontrollato. Ed è stato giustamente rilevato che oggi al mondo esistono non una ma due superpotenze: gli Stati Uniti d’America e l’opinione pubblica, due grandi realtà che hanno la capacità di condizionarsi a vicenda. Così anche nella guerra ritroviamo i vincoli e i limiti di cui abbiamo discusso, anche se ovviamente in un contesto di severa tragicità. Il progresso tecnologico propone oggi un nuovissimo ambito nel quale ritroviamo la contraddizione fra limite e non-limite, tra libertà e abuso, tra democrazia e controllo. Ed è il nuovo universo di Internet che da un lato costituisce un esempio straordinario di possibilità di partecipazione ed accesso, ma dall’altro crea opportunità di abuso e crimine fuori da ogni reale possibilità di controllo. Basta pensare all’uso di Internet per attività efferate come il terrorismo o la pedofilia. Come risolvere queste contraddizioni? Che in questi casi vi sia un’esigenza di porre un limite è incontrovertibile. Ma questo non risolve l’ambiguità. Imporre un limite significa, infatti, ricorrere a cose come norme e regolamenti. Ma, come sempre, la questione di fondo consiste nel come si debbano generare tali norme. Noi pensiamo, in genere che, se vi sono delle norme, queste debbano essere state generate da una autorità. Ciò è evidente quando si devono affrontare problemi gravi come il bando alle armi o la lotta al terrorismo. Questo

17

approccio fa parte di un’idea di società che promana da un contratto sociale liberamente sottoscritto fra persone, nel senso che liberamente scegliamo di vincolarci a un’autorità superiore che limiti le possibilità di scelta e garantisca a tutti il godimento dei diritti della democrazia. È un modello ben noto, che discende dalla tradizione di Hobbes, Locke, Rousseau e Kant e che conduce alla nascita delle costituzioni attraverso le quali scegliamo di legarci nel tempo. Ma vi è anche un altro modello, che pone la questione della cosiddetta “insorgenza delle norme”, nel filone di pensiero di filosofi

come Hume e Hayek. Il concetto fondamentale consiste nel fatto che le norme si fissano grazie a una sorta di convenzione che nasce e si consolida mediante un processo iterativo di trial and error. Questo modello implica che quando si vengono a determinare nuove situazioni di opportunità, ad esempio con le tecnologie di Internet, possa esistere una fase selvaggia e scarsamente dominabile nella quale queste opportunità irrompono con forza, modificando il preesistente paesaggio etico, che era stato modellato dalle forze precedentemente prevalenti. C’è uno stadio in cui le nuove opportunità

arcVision 9  

Un approfondimento sul concetto di limite. Da un lato la propensione tutta umana a superare ogni confine attraverso uno sviluppo continuo de...

arcVision 9  

Un approfondimento sul concetto di limite. Da un lato la propensione tutta umana a superare ogni confine attraverso uno sviluppo continuo de...

Advertisement