Issuu on Google+

arcireport s e t t i m a n a l e

a

c u r a

d e l l ’ A r c i

anno IX - n. 42 29 novembre 2011

www.arci.it report@arci.it

Questioni di democrazia

E ora Obbedienza civile

+ È presto per valutate l'operato del nuovo governo, ma già si accende il dibattito fra le forze politiche. Cosa ovvia, visto che le scelte da fare possono prendere strade anche molto diverse fra loro. Meno comprensibili le questioni di metodo che stanno appassionando media e partiti, a riprova di quanto la nostra politica sia spiazzata dal nuovo contesto. Dividersi sul carattere tecnico o politico da attribuire al governo, con l'esaltazione dell'uno e la denigrazione dell'altro, è una sciocchezza, un esempio da manuale di distorsione del senso delle parole. La funzione di governo, di chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica, è sempre di grande rilevanza politica, pur se esercitata nell'ambito di un ruolo istituzionale che impone di anteporre gli interessi generali a quelli della propria parte politica. Altro è il ruolo dei partiti, che sono per definizione ‘di parte’, portatori di punti di vista, riferimenti valoriali e interessi specifici, e impegnati a costruire il più ampio consenso possibile attorno al proprio progetto politico. L'azione dei governi è legittimata dal sistema delle assemblee elettive, quella dei partiti dalla volontà di una parte dei cittadini. La relazione dinamica e costante fra istituzioni, partiti, organizzazioni sociali e cittadini è essenziale per un pieno esercizio della democrazia. Se viene meno la chiarezza dei diversi ruoli o se ne ostacola la relazione virtuosa, si mina la fiducia dei cittadini nella vita pubblica e si alimenta l'antipolitica. Tutto questo c'entra molto con le ragioni di quanti manifestavano sabato scorso per chiedere il rispetto dell'esito del referendum di giugno in materia di gestione del servizio idrico. Da subito il governo e i poteri che lucrano sulla privatizzazione dei servizi pubblici tentarono di aggirare quel risultato. Ad oggi niente si è fatto per dar corso alla volontà degli elettori. Sarebbe un grave errore se anche il governo Monti cancellasse il tema dall'agenda. Applicare l'esito del referendum non è una fra le opzioni possibili, è un preciso dovere istituzionale, nel rispetto della volontà popolare e della Costituzione. Nessuna emergenza può giustificare il venir meno a tale dovere. Per affrontare i problemi del Paese non basteranno le misure per fare cassa, e soprattutto non si potrà far cassa a danno dei beni comuni. Al contrario, investire sulla difesa e la valorizzazione dei beni comuni consentirà di evitare una pericolosa frattura fra politica e società.

La manifestazione del 26 novembre a Roma

Un nuovo New Deal per salvare il pianeta n mezza Italia ancora si scava nel fango. Nell'altra mezza, i contadini contano i danni della siccità. A Durban nessuno scommette una lira sull'accordo, mentre il trattato di Kioto scade. Fino a pochi anni fa politica e mercato negavano lo sconvolgimento climatico. Oggi puntano sul fatalismo: in fondo la terra ne ha visti tanti. È vero, ma non sono mai stati così rapidi, e mai in un pianeta così abitato. I produttori di champagne comperano terre in Gran Bretagna: lì faranno il vino, e a noi rimarrà la polvere del deserto. Si perderanno lavoro, diritti, vite, economie, storie culture e futuri di miliardi di persone, italiani inclusi. Della Conferenza di Durban si accorgeranno in pochi, da noi: c'è la crisi. Eppure, gli unici che si salvarono da quella analoga del '29 furono gli Usa del New Deal. E anche oggi non ne usciamo senza

I

un New New Deal. Un patto sociale inedito fra natura, diritti, lavoro e economia e cultura. Fondato sulla riconversione energetica, industriale, urbana, della mobilità e dell'abitare. Sulla difesa del territorio: mare, cielo, terra, acqua, comunità. Sulla dignità contadina, sul chilometro zero. Sul riuso e il risparmio. Sull'innovazione che non distrugge ma aiuta a salvare. Nascerebbero milioni di posti di lavoro, in cambio di un deciso intervento pubblico su queste priorità strategiche. L'economia ricomincerebbe a girare, e l'Europa arresterebbe il declino. Una rievoluzione: andare avanti bene. Per avvicinarla, noi riconvertiamo noi stessi, i circoli e gli stili di vita. Nei giorni di Durban, in nome della giustizia climatica, aiutiamo i nostri circoli e le comunità distrutte dalle alluvioni.

È morto Lucio Magri Con Lucio Magri se ne va una delle personalità più intelligenti e acute della sinistra italiana. Grande è sempre stata la sua attenzione ai movimenti, in particolare a quelli contro la guerra. Lo ricordiamo appassionato partecipante alla grande manifestazione di Roma, che trent’anni fa segnò la nascita del nuovo pacifismo italiano. Col suo ultimo libro, “Il sarto di Ulm”, ci lascia una straordinaria testimonianza di un’epoca che ha segnato in modo indelebile questo Paese. Ha voluto morire da vivo. Ciao Lucio. L’Arci non ti dimenticherà.


arci

arcireport 2

ambiente

‘Il bicchiere dei diritti’ venga finalmente riempito acqua è quotidiana come poche altre cose. Ne conosciamo gli effetti, benefici o devastanti: dipende spesso dalla quantità. Ritornano le parole del senatore Ted Kennedy: «Ricordo che ero a Ginevra per una conferenza e volai a Firenze per rendermi conto di cosa era successo. Arrivai alla Biblioteca Nazionale nel pomeriggio e guardai intorno all’area alluvionata. Non c’era elettricità ed era stata messa una grossa quantità di candele per avere la luce necessaria a salvare i libri. C’era un freddo terribile» (Firenze 1966). Due cittadini: «Io e mia moglie abbiamo vissuto in quell’inferno per parecchie ore. Eravamo certi di non uscirne vivi e avevamo accettato il nostro destino di fronte a quello che ci sembrò la fine del mondo» (Messina 2009). Un dirigente dell’Arci: «I soci che incontriamo sono al lavoro per salvare il salvabile e come è logico ci chiedono aiuto. Le carte da gioco sparse su tutto il pavimento sono l'immagine che più mi colpisce. Fino a pochi istanti prima della piena si stava giocando a carte. Poi tutti via di corsa. Qui termina la nostra giornata. Non ci sono altre parole da scrivere» (Genova 2011). Persone, fiumi, tempi e luoghi diversi, ma egual sorte nell’Italia unita. La signora di Francia, Danielle Gouze, figlia della Resistenza d’oltralpe, consorte di Mitterand, ‘portatrice d’acqua’ e sua tutrice era solita ribadire l’importanza di que-

L’

sto elemento primordiale in quanto bene comune dell’umanità e requisito essenziale di tutto il vivente. Aveva ragione perché l’acqua è indisponibile ad ogni proprietà, persino a quella pubblica. Essa è di tutti e di nessuno e oggi è assurta a simbolo di ogni altro bene comune. Grazie all’acqua il 12 e il 13 giugno scorsi è rinato un amore: quello degli italiani con il Referendum, istituto rivelatosi negli anni un formidabile strumento di cambiamento sociale e culturale - di avanguardia popolare, come ai tempi del divorzio, rispetto all’ingessata morale del Parlamento -, poi abusato e nel tempo abbandonato. Che succede quindi? Siamo consapevoli che sprechiamo miliardi di euro per riparare i danni di alluvioni impreviste ma prevedibili, quando potremmo impiegarne di meno o altrettanti per prenderci cura del nostro territorio, per creare lavoro, per proteggerci. Questa è la sicurezza che dovremmo pretendere. Sono consapevoli che i cittadini italiani hanno vinto in maggioranza ai seggi il lasciapassare per la ripubblicizzazione dell’acqua - che era diventata una merce nelle mani di un famelico mercato - eppure la maggioranza delle istituzioni oppone una dura resistenza. Una manifestazione nazionale ci ha convocati a Roma il 26 novembre per gridare a voce alta che tutti noi abbiamo un diritto da rivendicare. Prima ancora di quello dell’acqua, è il diritto

al rispetto di un voto già espresso. Immaginiamoci, per un momento, che il 27 novembre tutto rimanga com’è, o che peggiori: che ne sarebbe dello Stato di diritto, delle istituzioni stesse? Dobbiamo scacciare questa possibilità proprio perché ci teniamo. Ci teniamo alla Costituzione e ai beni comuni, perché ne abbiamo riscoperto il significato e l’importanza. E questa è già una conquista perché, come sostiene Stefano Rodotà, qualche mese fa l’espressione ‘bene comune’ apparteneva al gergo di ristrette minoranze, mentre oggi è un ‘pane quotidiano’ e talvolta persino troppo lievitato quando se ne appiccica l’etichetta su ogni cosa. Il 26 è stata una giornata per la democrazia. C’è una fiducia, oggi molto compromessa, da ritrovare, perché un popolo non può agire sempre in solitudine. Popolo e rappresentanza istituzionale hanno l’obbligo di rincontrarsi. All’obbedienza civile che migliaia e migliaia di persone praticheranno nelle prossime settimane per rivendicare le loro ragioni, deve corrispondere quella di chi è chiamato nel proprio ruolo ad essere un esempio nel rispettare i dettami della Costituzione, delle leggi che ne derivano e l’esito referendario. L’occasione è propizia perchè il ‘bicchiere dei diritti’ venga finalmente riempito. Info: verona@arci.it

Il territorio, offeso e depredato, prima o poi chiede il conto ncuria, cementificazione selvaggia - ma sanata (!) -, precipitazioni straordinarie e poi, un mare di fango. Cosa e successo a Barcellona Pozzo di Gotto il 22 novembre? Il torrente Longano e il torrente Idria sono quasi sempre a secco durante tutto l'anno, un rigagnolo d'acqua scorre in autunno e primavera, più forte il fluire dell'acqua durante l'inverno. Ma mai, da trent'anni almeno, si era verificata una piena di queste proporzioni. La mattina del 22 novembre la pioggia è caduta insistentemente dalle prime ore del giorno ingrossando via via i torrenti e portando dalle montagne di Castroreale e Margi una grande quantità di terra argillosa e detriti, che hanno creato un muro di grande potenza che ha rotto gli argini in alcuni punti, ha superato la copertura inondando le strade laterali e ha distrutto un ponte di collegamento nella zona di Calderà, giusto nel punto in cui il Longano arriva a mare. L'allerta sulla situazione idrogeologica a Barcellona Pozzo di Gotto era già alta da tempo: l'11 dicembre 2008 un'esondazione aveva travolto le case lungo il corso del tor-

I

rente provocando danni enormi, mentre la tragedia di Giampilieri e San Fratello dell'anno scorso aveva aumentato la preoccupazione in tutto il comprensorio. In molti avevano denunciato la mancanza di pulizia del greto del torrente Longano. In molti denunciano tutt'oggi la cementificazione selvaggia. Le 'saje' e le altre vie naturali per il deflusso dell'acqua piovana sono state ostruite negli anni da costruzioni private presumibilmente abusive ma poi quasi nella totalità sanate. Carente è l'azione di rimboschimento delle zone montane così come il monitoraggio dei litorali. Mentre si pensava a costruire e si guardava con terrore quello che succedeva altrove, le condizioni di pericolo nel barcellonese diventavano sempre più gravi. Oggi siamo in strada a spalare fango. Ad Oreto e Pozzo Perla molte persone sono rimaste isolate, la frazione di Femminamorta è stata irraggiungibile per due giorni, via del Mare è diventata un nuovo torrente. Il fango ha invaso case, negozi, scuole e uffici. Miracolosamente non ci sono vittime, ma la

n. 42

29 novembre 2011

situazione è comunque gravissima. I cittadini e le cittadine di Barcellona Pozzo di Gotto, insieme a tantissime persone dei comuni limitrofi, si stanno dando da fare. Auto-organizzati e fortemente determinati a rimuovere quel fango che - adesso non solo metaforicamente - copre la loro cittadina. Qualche tempo fa alcuni striscioni sono apparsi in città con uno slogan "Barcellona può rinascere. Ora tocca a noi!", il riferimento era alla lotta alla mafia. Oggi questo slogan è stato utilizzato per spronarsi a vicenda nelle operazioni di recupero e di pulizia. Ma i cittadini e le cittadine pretendono e meritano di avere risposte dall'amministrazione comunale e da chi ha competenza in merito di pianificazione urbanistica e rispetto del territorio. Perché non si aspetti sempre l'emergenza per agire e tutelare il proprio territorio. Perché non sia compito degli abitanti supplire alle deficienze e alle incompetenze di chi dovrebbe farsi carico di queste problematiche. Info: eliclb@gmail.com


arci

arcireport 3

referendum

Il doppio raggiro di giugno Un articolo del costituzionalista Gaetano Azzariti i può continuare ad applicare una norma abrogata per via referendaria?». Hans Kelsen avrebbe giudicato priva di senso una simile domanda. Del resto basta aprire un qualunque manuale di diritto costituzionale per leggere che l'unico effetto giuridico certo prodotto dal voto è appunto quello di rendere non più applicabile la norma oggetto del referendum. A dispetto di ciò, sebbene il 12 e 13 giugno la maggioranza del corpo elettorale abbia eliminato la disposizione che stabiliva una «adeguata remunerazione del capitale investito» da garantire ai gestori dei sistemi idrici, questa norma è ancora applicata. L'elusione dell'esito referendario appare evidente. Secondo alcuni il permanere degli effetti della norma abrogata sarebbe giustificato dalla necessità di garantire la copertura dei costi e le correlate ragioni di profitto per le aziende che gestiscono il servizio. Quest'argomentazione non ha fondamento alcuno. A dirlo è stata la Corte costituzionale, quando ha ammesso il referendum escludendo che ciò potesse incidere sulla nozione di ‘rilevanza’ economica del servizio idrico integrato. L'eliminazione della voce «remunerazione del capitale» - ha scritto a chiare lettere la Corte - non presenta elementi di contraddittorietà, poiché se da un lato persegue chiaramente la finalità di rendere estraneo alle logiche del profitto il

«S

governo e la gestione dell'acqua, dall'altro non incide sulla nozione di tariffa come corrispettivo, la quale assicura «la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio». Si può evidentemente non essere d'accordo nel merito della questione: per questo s'è svolta la consultazione referendaria e chi ha votato no evidentemente non era concorde. Ma il referendum ha avuto un esito inequivocabile, e ora non rimane che dare seguito alla volontà del corpo elettorale. L'inerzia e la conservazione dei vecchi contratti di gestione per il servizio idrico si configurano come un grave vulnus al dettato costituzionale, che non dovrebbe essere accettato da nessuno, neppure da coloro che si sono democraticamente opposti, con il voto contrario, all'abrogazione della norma sulla remunerazione del capitale. È alla base del vivere democratico accettare le scelte della maggioranza (del corpo elettorale nel caso dei referendum, dei membri del Parlamento nel caso delle leggi). Tutti i soggetti politicamente responsabili dovrebbero, dopo il referendum, imporre alle aziende regole di gestione estranee alle logiche del profitto. V'è poi un secondo raggiro compiuto ai danni del referendum. Uno dei due quesiti aveva a oggetto una norma (l'art. 23 bis del decreto Ronchi) relativa alle modalità di affidamento di tutti i servizi pubblici locali di rilevanza eco-

nomica. Come ha chiarito anche in questo caso la Corte costituzionale, l'abrogazione richiesta ha riguardato una disciplina generale, relativa dunque non solo al servizio idrico. Eppure nella manovra di agosto il governo allora in carica ha reintrodotto la medesima normativa, fatta salva l'acqua; in tal modo violando il divieto di reintroduzione della normativa abrogata. La Regione Puglia, e lo stesso comitato promotore dei referendum, vogliono proporre la questione dinanzi alla Consulta, sollevando un conflitto tra poteri dello Stato. Ma, al di là delle ragioni giuridiche e costituzionali che sostengono i ricorsi, c'è da chiedersi se non vi sia anche una questione politica e di democrazia. Al governo Monti tutti riconoscono una profonda diversità di stile: non più le sguaiatezze del populismo berlusconiano, ma un atteggiamento rigoroso che legittima - anche politicamente - la ‘tecnica’ di governo. Questo stile - se non vuole essere solo una forma apparente - dovrebbe anzitutto esprimersi nel rispetto della lealtà costituzionale e delle leggi. Ed è proprio il problema di lealtà costituzionale e di rispetto delle leggi che oggi pongono i promotori del referendum sull'acqua pubblica. Il passato governo ha adottato comportamenti e compiuto atti tendenti a invalidare l'esito referendario. Si tratta ora di rimediare.

L'acqua è in movimento e non torna mai indietro on la riuscitissima manifestazione nazionale del 26 novembre scorso, il popolo dell’acqua ha segnato un importante punto politico. Sappiamo tutti che non era facile, per diversi motivi: il fallimento della giornata del 15 ottobre, la fine del governo Berlusconi, l’esclusivo accento sulla triade crisi/debito/rigore, potevano costituire un cocktail che, unito all’attacco diretto dei poteri forti contro il risultato referendario, avrebbe potuto sfiduciare qualsiasi tentativo di ripresa della mobilitazione. Così non è stato, e le diverse decine di migliaia di donne e uomini che da ogni parte d’Italia sono giunte a Roma, hanno colorato le strade di allegria e determinazione, di creatività e consapevolezza. Il movimento per l’acqua c’è e indietro non si torna. Questo hanno detto tutte quelle donne e quegli uomini, marcando una persistenza che segnala quanto l’esperienza della lotta per la riappropriazione sociale dell’acqua, dei beni comuni e della democrazia sia consolidata, nei cuori e nelle menti delle persone, dentro i territori e a livello nazionale.

C

Ma la piazza del 26 novembre ha anche dimostrato l’autonomia del movimento per l’acqua. Un movimento che, avendo chiari i propri obiettivi e un comune linguaggio della trasformazione sociale, mantiene alta la propria capacità di mobilitazione, non cedendo all’illusione che l’uscita dalla crisi possa avvenire attraverso i cambiamenti del quadro politico-istituzionale, ma che solo una società in movimento potrà determinare un altro futuro per tutte e tutti. È questo che temono i poteri forti: quei poteri che, dopo aver annunciato per anni ‘privato è bello’, oggi, dopo lo straordinario risultato referendario, sono costretti a dire ‘privato è obbligatorio’. Devono imporre, perché non possono più convincere. Ma il re è nudo e tutti se ne sono accorti. E, con la manifestazione nazionale del 26 scorso, il popolo dell’acqua ha lanciato la sua prossima campagna. Sarà ‘obbedienza civile’ in tutti i territori per ottenere direttamente ciò che con il referendum tutte e tutti abbiamo deciso: la fine dei profitti sull’acqua, il pagamento delle tariffe così come determinato dal voto del popolo italia-

n. 42

29 novembre 2011

no. Una nuova stagione di partecipazione diretta e diffusa che metterà in campo le stesse energie che hanno prodotto la stagione referendaria e che proporranno a tutte le donne e gli uomini del Paese di prendere direttamente in mano il proprio destino, riappropriandosi dell’acqua e di quanto a tutte e tutti appartiene. Contemporaneamente, partirà una mobilitazione diffusa per chiedere ad ogni ente locale di procedere alla ripubblicizzazione del servizio idrico e alla sua gestione partecipativa. La città di Napoli ha dimostrato come tutto ciò sia possibile, ora saranno gli amministratori di ogni Comune a dover scegliere da che parte stare, se tornare ad essere i garanti dei beni comuni o continuare ad essere gli alfieri delle banche e dei capitali finanziari. Perché a chi ogni giorno continua a ricordarci le ‘esigenze’ dei mercati, noi da anni e in ogni territorio continuiamo a ripetere «Si scrive acqua, si legge democrazia». Ne facciano adeguato oggetto di studio, i professori al governo. Info: marcattac@email.it


arci

arcireport 4

COP17

Fino al 9 dicembre la COP17 Onu sul clima: per evitare il default serve un accordo vincolante Un articolo di Alberto Zoratti, responsabile Fair- Economie solidali orse nel 2012 il mondo non finirà. Ma il Protocollo di Kyoto sì. Ed è questo che dovrebbe preoccuparci seriamente, altro che profezie Maya. Perché di un'altra profezia stiamo parlando, che ha oltretutto buone chance perché si avveri, che prefigura un mondo dove nella ciclopica lotta al cambiamento climatico ognuno va per sé, senza obblighi di sorta e con l'affidamento al buon cuore di ogni governante illuminato. Sulla presunta illuminazione in verità, vista la tragedia economico-finanziaria di questi anni, ci sarebbe da dubitarne ma il rischio che dalla 17° Conferenza delle Parti dell'Onu sul cambiamento climatico in corso in Sudafrica si esca con un ulteriore risultato miserrimo c'è tutto. Cancun, nel 2010, è stato il momento in cui la diplomazia internazionale ha provato a rimettere in carreggiata un negoziato a rischio di deragliamento, soprattutto dopo la grande delusione di Copenhagen (che simbolicamente era stato ribattezzato, prima della COP15, ‘Hopenhagen’, il porto della speranza) e

F

dopo il tentativo da parte dei Paesi dell'Alba di rilanciare da Cochabamba un'agenda alternativa sul clima, come risposta al Copenhagen Accord che, basato su un accordo sostanzialmente imposto ai più, rimetteva in campo l'ipotesi di un accordo volontario e non vincolante sulla riduzione delle emissioni. La grande festa di fine Conferenza, a cui non partecipò solamente l'ambasciatore boliviano Pablo Solon, in realtà aprì la strada ad un percorso nuovamente multilaterale, ma per lo più svuotato di senso, dove la parola ‘finanziamento’ per mitigazione ed adattamento parla di risorse da mobilizzare e non da stanziare e di cifre (100 miliardi di dollari entro il 2020) ben al di sotto delle aspettative. Tutto questo mentre la concentrazione di CO2 in atmosfera sta inesorabilmente aumentando così come le emissioni globali, oltretutto ad un tasso peggiore rispetto a quello riportato dalle previsioni dell'IPCC, il Panel intergovernativo di scienziati che si occupano del problema. Ogni tentativo di prevedere ciò che

CO2, un trend in crescita costante La CO2 è solo uno dei gas che l'IPCC ha identificato come climalteranti. In verità quelli a più alto impatto sono circa sei e prevedono protossidi di azoto e lo stesso metano, proprio quello utilizzato nelle nostre case e che, se rilasciato in forma non combusta (che si risolve in CO2 ed acqua) rischia di essere oltre 24 volte più attivo dello stesso biossido di carbonio. La concentrazione dei gas in atmosfera si misura in ppm (parti per milione) e, per capire quanto sia pesante l'impatto delle attività umane sull'atmosfera, basterebbe pensare che in epoca preindustriale (1750 circa) la concentrazione media è stata per millenni attorno ai 260-280 ppm con oscillazioni dovute alla variabilità naturale. Oggi, grazie agli strumenti di misurazione sempre più accurati, possiamo monitorare mese per mese la variazione in concentrazione della CO2 ed i risultati sono, quanto meno, preoccupanti. Secondo i dati dell'agenzia federale statunitense NOAA, National Oceanic and Atmospheric Administration, la concentrazione di CO2 è passata dalle 318.13 ppm nel novembre del 1961, alle 340,76 del novembre 1981, alle

371.7 del novembre 2001 fino alle odierne 392.22 dell'ottobre scorso. Secondo il quarto rapporto dell'IPCC pubblicato nel 2007 la temperatura della superficie terrestre è aumentata di 0.74 ± 0.18 °C dal 1900 al 2000. Ma per capire come il problema non sia dell'ultim'ora basterebbe leggersi il rapporto Lo stato e le tendenze del clima in Italia dell'Apat (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente) del 2006, dove si evidenziava come «In Italia l'aumento della temperatura negli ultimi 45 anni (circa 1 °C) fosse stato superiore alla media globale e nello stesso periodo il numero medio di notti tropicali (temperatura minima >20 °C) fosse aumentato di circa il 50%». Un allarme aggiornato al 18 novembre scorso dall'ultimo studio dell'IPCC che dimostra come «è praticamente certo che se le emissioni di gas serra continuassero al ritmo attuale la frequenza di giornate caldissime aumenterebbe di un fattore dieci nella maggior parte del globo, e anche la frequenza di precipitazioni molto forti. Aumenterebbe anche la forza del vento nei cicloni tropicali, pur restando costante o forse diminuendo il loro numero».

n. 42

29 novembre 2011

succederà prefigura un pianeta in cambiamento. Quello che i nostri figli conosceranno nel 2050 sarà un pianeta nettamente più caldo di quello attuale. Le stime dell'IPCC, nello scenario intermedio (non il peggiore) parlano di un aumento della temperatura media di 2,4°-4,5°C, quelle più ottimistiche e diffuse, in questi giorni di vigilia del vertice, più per diffondere scetticismo che per altro parlano di un aumento tra 1,7°C e 2,6°C. In ogni caso, anche nella versione più soft un aumento medio della temperatura di quasi 2°C significa un incremento degli eventi estremi, dalle siccità in alcune zone fino ad alluvioni improvvise in altre. Le recenti tragedie di Genova e del Levante ligure, a cui s'è sommata l'alluvione in Sicilia, cominciano a mostrarci cosa significa un clima che cambia in un territorio violentato dal cemento. Sono le prime avvisaglie di quello che potrà succedere nei prossimi anni. E che chiama al senso di responsabilità di tutti. Decisori politici e semplici cittadini. Per togliere consenso ad un modello di sviluppo che non ha e soprattutto non dà un futuro a nessuno.

Ri(e)voluzione: un filo diretto con Durban La COP17 Onu sul cambiamento climatico, che si tiene a Durban, in Sudafrica dal 28 novembre al 9 dicembre è un appuntamento delicato, in particolare in un momento drammatico sia per la situazione economico-finanziaria, che sta impattando pesantemente sulla vita delle persone, ma anche per l'impatto delle attività umane sul pianeta, se pensiamo che a livello globale le emissioni sono aumentate nel 2010 di un +6% rispetto al 2009, superando le peggiori previsioni della comunità scientifica internazionale. Fair Legambiente, Arci, Cgil e Altreconomia saranno presenti a Durban, nelle reti internazionali, per chiedere un accordo vincolante, che rilanci Kyoto aggiornato ai dati che provengono dall'IPCC, e che stanzi da subito le cifre necessarie per adattamento e mitigazione delle emissioni, per evitare di superare il punto di non ritorno. Altreconomia, in collaborazione con ReteClima, Equomercato, LiberoMondo, Palm e Fair, ha aperto una finestra quotidiana su Durban. Il blog Ri(e)voluzione sarà un filo diretto con la delegazione italiana a Durban con aggiornamenti e considerazioni.


arci

arcireport 5

internazionali

Il popolo egiziano in massa alle urne. Ma la rivoluzione non si è conclusa Un articolo della blogger e giornalista Paola Caridi

I

regime di Mubarak, sbandierato nella manifestazione tenutasi nel quartiere di Abbassiya al Cairo a sostegno del Consiglio Militare Supremo. È un uomo di cui si è parlato pochissimo in questi mesi, dopo un suo primo tentativo di succedere a l rais nei primi giorni della rivoluzione. Tentativo, peraltro, appoggiato dagli Stati Uniti e ben visto da Israele. Di Omar Suleyman, potente capo dei servizi di sicurezza che hanno fatto il bello e il cattivo tempo in Egitto per decenni, forse l'uomo addirittura più forte di Hosni Mubarak, non si è detto quasi nulla. Nessun processo, per lui. Cosa significa questo poster proprio nei giorni in cui la questione della sicurezza quotidiana degli egiziani è stata brandita contro Tahrir, contro la richiesta che i militari si ritirino nelle caserme per lasciare spazio a un'autorità civile con pieni poteri? Cosa fa Suleyman? È tornato un privato cittadino, oppure continua in qualche modo il suo ruolo? Sono domande che non sono dettagli, soprattutto in questi giorni così delicati per la transizione egiziana alla democrazia. Hanno a che fare con le elezioni, e con il ruolo che la politica della

ALLUVIONE Per sostenere le popolazioni colpite dall’alluvione nel messinese l’Arci ha aperto un conto corrente presso Banca Etica, causale raccolta fondi per alluvionati del messinese IBAN: IT 38 E 0501804600000000140686

notizieflash

l grande e orgoglioso popolo egiziano è andato in massa a votare. In fila davanti ai seggi nelle prime elezioni libere da decenni. Un po' di disorganizzazione, ma non maggiore di quando c'è stato il referendum sugli emendamenti costituzionali. Migliaia di magistrati a vigilare sul voto, e semplici cittadini pronti a segnalare ogni violazione. Già questo basterebbe a dire che queste elezioni sono diverse. Manca, in fila, Alaa Abdel Fattah, uno degli attivisti più noti di Tahrir. La sua detenzione è stata 'allungata' di altri 15 giorni: uno dei protagonisti della rivoluzione non può votare nelle prime elezioni libere, mentre sua madre è al ventesimo giorno di sciopero della fame. Non sono elezioni contro Tahrir, anche se non pochi tra i ragazzi di Tahrir hanno deciso di boicottarle. Sono elezioni. E cioè uno dei pilastri della democrazia. Non l'unico. È importante ricordarlo, perché la rivoluzione egiziana non si è conclusa, e perché i tentativi del vecchio regime di sopravvivere a se stesso non si sono fermati. Un grande poster gira in questi giorni al Cairo. Ritrae Omar Suleyman, il numero due del

strada ha, nell'Egitto futuro. Sono infatti d'accordo con Mona el Ghobashy, quando spiega la 'politica della strada' in Egitto come non alternativa alle elezioni, ma come una componente essenziale della rivoluzione egiziana, che rimette in discussione la categorizzazione delle transizioni dalle autocrazie alle democrazie. Lo scontro reso palese dall'ultima fiammata a Tahrir degli scorsi giorni non è tra islamisti e laici, come frettolosamente hanno scritto sui giornali occidentali. È tra un potere oligarchico che cerca di conservare il regime precedente e la sovranità popolare che cerca, invece, di trasformare il regime. Tra potere militare e politica delle masse. Motivo per il quale, seppur magari sviluppando forme diverse, la street politics in Egitto non finirà.

A Busan il quarto Forum sull'efficacia dell'aiuto. La società civile avanza alcune proposte i chiama Quarto Forum di Alto Livello sull'efficacia dell'Aiuto e animerà fino al 1 dicembre la città di Busan, in Corea, con la presenza di 2500 delegati chiamati a valutare i progressi realizzati nel campo dell'efficacia degli aiuti e a condividere le esperienze globali in grado di portare ai migliori risultati per definire una nuova agenda per lo sviluppo. Tra le presenze più significative quella del Presidente della Corea, Lee Myungbak, del Segretario di Stato U.S. Hillary Clinton, del Presidente del Rwanda, Paul Kagame, del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, della Regina Rania di Giordania, del Segretario Generale dell'Organizzazione per lo sviluppo economico e la cooperazione, Angel Gurria, l'ex premier Britannico Tony Blair, attualmente presidente dell'Africa Governance Initiative. Tuttavia non mancherà la presenza della società civile, che sarà rappresentata con oltre 300 delegati provenienti da tutto il

S

mondo. Per la prima volta, anzi, la società civile parteciperà a pieno titolo alle negoziazioni che porteranno alla stesura del documento finale, il Busan Outcome Document, chiamato a dare risposte su temi come la titolarità e responsabilità dei processi di sviluppo, il rafforzamento delle istituzioni, lo sviluppo delle capacità, la prevedibilità e la trasparenza degli aiuti, la cooperazione Sud-Sud, la cooperazione triangolare e quella del settore pubblicoprivato. La società civile e i paesi del sud (specie quelli africani) chiedono con fermezza che siano mantenuti e rafforzati gli impegni e gli obiettivi stabiliti nei precedenti Forum di Parigi (2005) e di Accra (2008) per gestire e migliorare l'efficacia degli aiuti: le testimonianze dell'Ocse e delle organizzazioni della società civile stessa dimostrano che al massimo solo 2 dei 21 obiettivi della Dichiarazione di Parigi sono stati raggiunti dal 2005 ad oggi. Ancora, le organizzazioni della società civile sottolineano la

n. 42

29 novembre 2011

necessità che anche i nuovi paesi donatori come Cina, India, Brasile aderiscano ai principi e agli standard di efficacia internazionalmente riconosciuti. Le rivendicazioni peraltro non si fermano qui. Il 28 novembre oltre 20mila organizzazioni della società civile presenti a Busan (inclusi sindacati e gruppi di donne) hanno redatto una dichiarazione congiunta in cui si chiede che il Forum di Alto Livello porti a politiche e pratiche per lo sviluppo basate sui diritti, in grado di garantire alle organizzazioni della società civile e ad altri attori non governativi di adempiere al ruolo di attori dello sviluppo, almeno nel rispettare gli impegni vincolanti delineati negli strumenti regionali ed internazionali di tutela dei diritti fondamentali. Infine, nella dichiarazione si manifesta la necessità che il coinvolgimento del settore privato contribuisca realmente allo sviluppo e che rispetti gli standard e le convenzioni internazionali sul lavoro. Info: desilvestri@arci.it


arci

arcireport 6

migranti

Il 18 dicembre in tutto il mondo iniziative di mobilitazione e sciopero contro il razzismo er noi, migranti provenienti da ogni paese del mondo e residenti in ogni paese del mondo, è scaduto il tempo. È finito il tempo delle visioni ristrette, della passività, della paura e delle divisioni egoistiche. È passato, ormai, il tempo in cui si accetta tutto senza fiatare, anche l'elemosina e lo sfruttamento inumano, pur di sopravvivere. Ora, è venuto il tempo di riprendere in mano la nostra vita, una vita degna, quella che spetta a ogni essere umano. È venuto il momento di avere una visione globale del mondo. È venuto il tempo di imparare e di insegnare: quali sono i nostri diritti e le nostre responsabilità: come possiamo, finalmente, far rispettare i primi, senza eccezioni, come ci assumiamo pienamente le seconde». Con queste parole si apriva un testo messo in circolazione a Quito (Ecuador) da migranti aderenti a varie organizzazioni di diversi paesi (tra cui l’Arci), in occasione del IV Forum Sociale mondiale delle migrazioni, svoltosi nell'ottobre del 2010. Sulla base di quel testo si tenne un affollato incontro internazionale per discutere l'organizzazione di una gior-

«P

nata mondiale di sciopero per i diritti dei lavoratori immigrati, per la loro dignità, contro il razzismo e per la giustizia. Sulla base delle esperienze di mobilitazione transnazionale, come quelle realizzate negli Stati Uniti e in Messico e come la Giornata senza di noi svoltasi in Europa il primo marzo 2010, i partecipanti all'incontro discussero quale fosse la maniera migliore per dar vita a una giornata in cui, simultaneamente, i migranti, le loro famiglie e i loro amici facessero sentire la propria voce ovunque: nei paesi d'origine e nei paesi di arrivo. E a chiunque: ai governi nazionali e alle istituzioni internazionali, alle assemblee decisionali, ai partititi politici d'ogni orientamento, ma anche ai singoli cittadini che ancora fanno prevalere timori e diffidenze nei confronti dei migranti. Grazie a questa ricca e complessa discussione, l'assemblea dei movimenti del Forum sociale mondiale delle migrazioni giunse ad approvare all'unanimità una mozione che si pronunciava per un 18 dicembre 2011 di mobilitazione e sciopero a livello mondiale contro il razzismo, per i diritti e la dignità dei migranti, dei rifugiati e

degli sfollati. Mancano poche settimane. In molti paesi si stanno studiando e discutendo le mobilitazioni da realizzare. In alcuni si svolgono già iniziative preparatorie. Sul piano internazionale si infittiscono gli scambi e gli incontri, si tengono riunioni, si cerca di coordinarsi. Tante iniziative si stanno preparando in tutto il mondo. In Italia sono in programma manifestazioni in piazza a Caltagirone e Palermo, un torneo di calcio multietnico e solidale a Cinisello Balsamo, un flashmob a Legnano, una performance teatrale nella piazza della stazione centrale, aperitivo e proiezione del video Spunti di vista all'Arci Metissage a Milano. A Roma presso la Casa internazionale delle donne un incontro tra donne migranti e native con scrittrici quali Maria Rosa Cutrufelli, Igiaba Scego e Cristina Ali Farah per discutere sul tema della nuova produzione letteraria sull'immigrazione e lanciare il concorso letterario Incontrarsi: racconti di donne migranti e native. E ancora tante iniziative sono in fase di costruzione. Info: www.globalmigrantsaction.org

Trovano alloggio le 17 famiglie rom rimaste Fnsi: i giornalisti in strada a Roma dopo gli sgomberi entrino in Cie e Cara Si é svolta la scorsa settimana presso il Dipartimento promozione dei servizi sociali a Roma la riunione tra i rappresentanti di alcune famiglie rom rimaste sulla strada dopo gli sgomberi, l'associazione Popica onlus, l'Arci Roma, i Blocchi precari metropolitani, esponenti della Sala operativa sociale del Comune di Roma e il Direttore del V Dipartimento Angelo Scozzafava. L’incontro é stato concesso dopo che il 19 novembre le famiglie rom, sgomberate fino a quattro volte nell'ultimo mese, precedentemente ospitate da strutture comunali e poi abbandonate in strada, si erano accampate con le loro tende, dentro cui sono costrette a rifugiarsi ogni notte, per chiedere conto al Dipartimento di promesse d'accoglienza fatte in precedenza e rinviate di volta in volta. Quel giorno nessuno ha voluto rispondere alle loro domande ma, grazie alla determinazione della comunità rom, i responsabili del Comune hanno dovuto concedere l'incontro. Dopo ore di confronto tra le parti, mentre all'esterno dell'edificio si radunavano altri rom, semplici cittadini, associazioni e movimenti, si é giunti ad un risultato che ha

soddisfatto le famiglie interessate. Saranno infatti collocati tutti i 17 nuclei familiari rom che hanno partecipato all'incontro. Tre famiglie sono già entrate, secondo la loro richiesta, in uno dei centri d'accoglienza del Comune, altri cinque nuclei verranno accolti entro il 30 novembre, mentre per i restanti nove il Comune ha riconosciuto la «condizione di fragilità abitativa», impegnandosi a trovare una soluzione entro l'inizio del mese di dicembre. Verranno quindi collocate un totale di 60 persone che, a causa del Piano Nomadi, dichiarato illegittimo dal Consiglio di Stato, erano state negli ultimi mesi costantemente sottoposte a sgomberi senza soluzioni, costretti a dormire in tende e in giacigli sempre più nascosti. Questo risultato é una vittoria di quelle famiglie rom, uomini, donne e bambini, che, sostenute da alcune realtà dell'associazionismo e del movimento romano, hanno intrapreso una lotta forte e reale per i propri diritti e per decidere delle proprie esistenze. Info: roma@arci.it

n. 42

29 novembre 2011

«Al Centro d'accoglienza di Salinagrande di Trapani manca l'acqua nei bagni, l'acqua nelle docce è fredda, non ci sono le porte nei bagni, i dormitori sono affollatissimi. In queste condizioni è davvero difficile tutelare la dignità umana» è questo il monito giunto da Cecilia Wikstrom, eurodeputata svedese e capo della delegazione di parlamentari Ue che in due giorni hanno visitato diversi centri d'accoglienza e Cie in Sicilia e a Lampedusa. Sono complessivamente 233 i profughi richiedenti asilo al momento ospiti del Cara di Trapani in attesa dello status di rifugiati politici. «Insieme dobbiamo creare un regime comune per l'immigrazione - ha spiegato la Wikstrom - che sia decoroso». Ciò che hanno visto i parlamentari europei nelle loro visite nei Cara e nei Cie dimostra l’estrema necessità di rivedere la decisione dell’ex ministro Maroni in relazione al divieto di accesso ai giornalisti in queste strutture. Per questo di recente la Fnsi ha inviato al nuovo ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, una lettera per ribadire la necessità di dare la possibilità ai media di conoscere che cosa accade in questi centri.


arci

arcireport 7

cultura

Rassegna Le ragioni della laicità. Parlano i registi ‘A proposito di Galileo’. Sintesi dell’intervento della regista Liliana Cavani

I

Stranamente fu la San Paolo Film a distribuirlo nei licei. Queste sono le contraddizioni che caratterizzano la Chiesa, dove per fortuna ci sono anche gruppi un po' più aperti. Oggi siamo molto più attenti alle scoperte scientifiche. Ho girato Einstein per la televisione, è piaciuto moltissimo, l'audience è stato molto buono perché non è vero che le persone vogliono vedere solo programmi privi di contenuto culturale. La Rai adesso potrebbe anche trasmetterlo, ma non trova più i documenti necessari. Si sa, questo è un paese così, pieno di persone straordinarie, ma anche con strane zone d'ombra. Il pensiero di Galileo è stato fondamentale non solo per lo sviluppo della laicità, ma per la storia della scienza. Ai suoi detrattori ha suggerito di guardare il cielo usando il telescopio, anziché il nudo occhio e vecchie teorie sono immediatamente state smontate. L'occhio è un limite, ma guai a dire qualche cosa che non coincidesse con quello che si legge nella Bibbia sulla creazione. Tutto questo oggi è storia passata , ma il fatto che ancora, alla fine del XX secolo, ci sia stato tutto questo dramma per un film su Galileo è veramente incredibile. Il problema della laicità non dovrebbe nemmeno esistere. In realtà, alla religione si avvicina chi lo desidera, chi sente di voler acce-

dere al percorso che lo porta a credere. Ma il paradosso sta anche nel fatto che Galileo era un credente, non ha messo in discussione Dio. Semplicemente capì che quelle lenti ti facevano arrivare a vedere dove l'occhio nudo non poteva mentre tutta la descrizione della creazione poggia soltanto su quel che gli occhi vedevano. Ma il mondo cambia, anche se non si poteva dire per la rigidità della dottrina. Questo periodo è finito. Io penso che la chiesa quando parla lo fa per i credenti, per loro ci sono dei limiti, ma le regole non possono essere imposte universalmente. I non credenti devono avere la libertà di fare le loro scelte, ma è anche un po' colpa della politica se si crea confusione di ruoli quando, anziché attenersi solo alla Costituzione, i politici vanno oltre attribuendosi la difesa di valori che altri hanno il compito di tutelare.

COLLEGNO (TO) Fino al 24 dicembre presso il circolo Arci Asylum è possibile visionare la mostra fotografica Oltre il muro, esperienze, immagini e sapori dalla Palestina

notizieflash

l film è nato dal desiderio di raccontare un personaggio importante come Galileo, e ha avuto una storia pazzesca. È andato al festival di Venezia nel '68, è uscito subito dopo e nelle sale non è rimasto neanche un mese. Mi spiegarono che il film non andava, ma solo una quindicina di anni dopo ho saputo che Andreotti in persona aveva chiesto al vecchio Angelo Rizzoli di ritirarlo. A un certo punto sembrava che la Rai volesse trasmetterlo. Mimmo Scarano me l'aveva garantito. Ma poi scopre che non si può fare perché non c'è un contratto, niente. È veramente incredibile che un film del genere possa aver spaventato l'allora presidente Bernabei. E comunque l'opera è stata letteralmente segregata. Due anni fa Marco Muller l'ha voluto a Venezia, e così in qualche modo il film è riemerso. Poi, fatto il dvd, è finalmente diventato accessibile a tutti. Sembra una vicenda dell'epoca della controriforma, ma se ci pensate il dialogo dei massimi sistemi di Galileo, causa principale della rottura dei suoi rapporti con la Chiesa, è stato tolto dall'indice solo nel 1998, quindi non c'è poi tanto da meravigliarsi. Eravamo ancora in un clima buio dal punto di vista della libera circolazione delle opinioni. Spero che almeno adesso si possa vedere.

‘FreakBeat’, il film di Luca Pastore, chiude il ViaEmiliaDocFest. La prima al circolo Tube di Modena n pulmino arancione che sembra catapultato sulla via Emilia direttamente dagli anni '70 accompagna il viaggio di un padre e di sua figlia alla ricerca di una rarissima incisione dell'Equipe 84 con il grande Jimi Hendrix. In breve è questa la trama di FreakBeat, il film documentario di Luca Pastore, che il 27 novembre ha chiuso la tre giorni del festival del documentario ViaEmiliaDocFest con un grande successo di pubblico al circolo Tube di Modena. In sala erano presenti molti della troupe che ha realizzato l'opera: dal regista, Luca Pastore, a Roberto 'Freak' Antoni, protagonista e 'musa' ispiratrice, al produttore Roberto Ruini. FreakBeat è stato presentato a Modena subito dopo l'anteprima assoluta a Torino del 26 novembre all'interno della selezione ufficiale del Torino Film Festival. Si è trattato di un vero e proprio omaggio per la città a cui il film si ispira e di cui si intravedono molti scorci. Le poche righe iniziali, però, non bastano a definire il rutilante mondo di immagini di repertorio e di narrazioni psichedeliche costruite ad arte per

U

entrare in quello che può essere definito un vero e proprio viaggio sentimentale alle radici del Beat, della musica e della generazione che per pochi anni hanno portato Modena alla ribalta dei rotocalchi. FreakBeat è una piccola storia paradossale e 'fuori dal tempo', sullo sfondo della realtà cinica e sterile dell'Italia di oggi, per raccontare la follia leggera e visionaria, l'estetica anticonvenzionale e il suono quasi leggendario di quell'epoca. Freak Antoni, intellettuale eclettico, punk sui generis e vero figlio del beat, è il Virgilio, la voce narrante di questo viaggio di ricerca che, insieme alla figlia adolescente, lo porterà sulle tracce di una mitica incisione dell'Equipe 84 con Jimi Hendrix, una sorta di 'sacro Graal' del beat tricolore. Maurizio Vandelli, i musicisti, i discografici e i gestori di locali beat, sono solo alcuni dei personaggi che la coppia incontrerà durante il cammino, accompagnati dalle note delle canzoni e dei videoclip dell'epoca, con immagini delle città e dei paesi dell'Emilia di oggi. Il film è stato realizzato da Pulsemedia in collaborazione con Legovi-

n. 42

29 novembre 2011

deo e con il contributo della Regione EmiliaRomagna, della Cineteca di Bologna e dei Comuni di Modena, Correggio e Rubiera. Nato nel 2010, ViaEmiliaDocFest è il primo Festival italiano online del cinema documentario, promosso da Pulsemedia in collaborazione con Solares-Fondazione delle Arti, Arci Ucca e con gli Assessorati alla Cultura del Comune di Modena e di Reggio Emilia. Ogni anno trenta tra le migliori produzioni documentaristiche in Italia vengono selezionate da una giuria di professionisti del settore per partecipare al concorso di ViaEmiliaDocFest, la visione online è gratuita per 2 mesi. I film in concorso, per la maggior parte inediti, devono essere realizzati nella stagione che precede l'edizione di Viaemiliadocfestival. Il panorama degli autori è vasto: comprende giovani registi emergenti e filmmakers già affermati. Le opere sono trasmesse online in alta definizione e votate per 2 mesi dal pubblico del web che, previa iscrizione al sito, puo' indicare fino a tre preferenze. Info: iorio@arci.it


arci

arcireport 8

legalitàdemocratica

Si chiude a Bruxelles la Carovana Antimafie 2011 n volo, a bordo di uno di quei mercati volanti che son divenuti gli aerei della nota compagnia irlandese che, dalle sigarette senza fumo al gratta e vinci, quasi fa pagare anche l'aria che respiri. Verso Bruxelles, per l'ultima tappa di un viaggio lunghissimo, che ha attraversato 3 stagioni e 19 regioni italiane, 8 nazioni europee in tutto, dal 1 marzo al 2 giugno continuativamente, con due appendici a Malta, in settembre, e a Bruxelles, appunto, in novembre. Tutto si chiude laddove si è aperto, con il finanziamento da parte dell'Unione europea del progetto European Caravan for legality. Un progetto con Arci nazionale capofila e circa 15 fra partner e sostenitori per un'internazionale dell'antimafia sociale che ha viaggiato per un totale di 19500 chi-

notizieflash

I

IN LIBRERIA É uscito il libro La speranza non è in vendita di don Luigi Ciotti, un testo «per non cedere alla rassegnazione, al cinismo, all’indifferenza», edito da Giunti ed Edizioni Gruppo Abele

lometri, a bordo di due furgoni che hanno rappresentato, non solo metaforicamente, lo sforzo fisico di unire territori, associazioni, enti locali e comunità nella lotta alla criminalità organizzata, fenomeno che, al di là dei luoghi comuni, va ben oltre le regioni storiche di insediamento mafioso, ben oltre l'Italia. A Bruxelles quindi, per raccontare come si possa realizzare un'azione avente lo scopo di far uscire da quell'isolamento in cui le tante realtà impegnate sul tema si trovano spesso a vivere. Un viaggio, quello di Carovana 2011, che ha sicuramente raggiunto tre degli obiettivi prefissati. Innanzitutto la condivisione dell'analisi dell'attuale modello mafioso, legato al tema della finanza e della capacità transazionale delle mafie di costruire economie derivanti dai traffici illeciti superiori, per cifre, a qualsiasi legge finanziaria di uno Stato. Le mafie si aggirano per le borse di tutto il mondo, altro che padrino! Il secondo obiettivo era quello di rafforzare la rete attraverso la costruzione o il rafforzamento dell'associazionismo diffuso, con l'aumento dei momenti di formazione: insomma fare società, il compito che compete alle associazioni di promozione

sociale. In Italia, ma non solo, l'eco della Carovana è stata anche quello della costituzione di nuove realtà impegnate per la legalità democratica e la giustizia sociale: la partecipazione è davvero un antidoto al degrado culturale in cui le mafie ci vogliono inabissare. Il terzo obiettivo, infine, quello dello scambio e della diffusione delle buone pratiche. Qui, senza ovviamente alcuna ambizione campanilistica, va registrato un primato italiano: il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle mafie, le cooperative che lavorano sui terreni restituiti alla collettività, i campi antimafia che vengono realizzati su quei terreni, tutti modelli che rappresentano indubbiamente un capitale di esperienze e competenze da esportare in tutta Europa. Così come gli esempi di coloro che non hanno mai abbassato la testa di fronte alla prepotenza mafiosa. Carovana dai bauli pieni insomma, il cui trasporto è affidato, oramai da più di dieci anni, a dei vecchi e logori furgoni ma, soprattutto, alla passione, quella - nonostante tutto - mai logora dei tanti carovanieri già pronti ad un nuovo viaggio. Info: cobianchi@arci.it

Un successo la Cena della legalità 2011 Il concorso dedicato promossa dal Gap ‘Pio La Torre’ di Rimini a Roberto Morrione Partecipata, positiva, piena di spunti di riflessione. La Cena della legalità versione 2011, la terza organizzata dal Gruppo antimafia Pio La Torre della Provincia di Rimini, si è rivelata un autentico successo. Vuoi per le 170 persone che hanno riempito il teatro del circolo di Spadarolo (Rimini); vuoi per il significativo ricavo della serata, che verrà interamente devoluto alla cooperativa Lavoro e non solo; vuoi per le decine di giovani volontari che hanno deciso di trascorrere un sabato sera alternativo offrendo la loro manodopera per la riuscita della cena; vuoi perché il pasto offerto era di assoluta qualità; vuoi perché Rimini ed i riminesi hanno dimostrato di tenerci davvero alla legalità. insomma, è stato davvero un bellissimo momento di incontro per tutti coloro che vi hanno partecipato. «Abbiamo lavorato tanto affinché la Cena della legalità, evento di punta di tutte le iniziative del Gap riuscisse nel migliore dei modi - afferma Mirko, uno dei volontari. I partecipanti hanno dimostrato di avere a cuore determinati valori come la legalità e questo ci ha dato nuove energie e stimoli per continuare il lavoro di sensibilizzazione

verso una sana cultura dell'antimafia nel nostro territorio». Dopo il pasto, il mattatore della serata è stato senza dubbio Pino Maniaci, giornalista di Telejato (emittente di Partinico), noto per il coraggio con cui porta avanti la sua lotta quotidiana contro la criminalità organizzata. Maniaci, con il racconto delle sue esperienze, la sua simpatia, il suo entusiasmo, ha incantato il pubblico che lo ha ripetutamente applaudito. «Prima di partecipare a questa cena non sapevo nemmeno chi fosse Pino Maniaci - afferma Luca, 52enne impiegato presente all'evento - Questa serata mi ha fatto riflettere moltissimo. Mentre Maniaci parlava, mi chiedevo cosa io avessi fatto contro le mafie nel mio mezzo secolo di vita. Lui ha rischiato la pelle diverse volte, ha subito intimidazioni che hanno coinvolto anche la sua famiglia. Io invece non c'ho mai messo la faccia. Non penso di essere l'unico, ma questa Cena della legalità mi ha emozionato molto. Nonostante la mia età, vi assicuro che l'esperienza vissuta stasera mi ha regalato sensazioni e motivazioni finora sconosciute». Info: gaprimini.blogspot.com

n. 42

29 novembre 2011

Dedicato alla memoria e all'impegno di Roberto Morrione, è stato presentato presso la Federazione nazionale della stampa italiana il Premio Tv per il giornalismo investigativo. Il concorso per giornalisti, free lance, studenti, ‘volontari’ dell'informazione nasce con l'obiettivo di promuovere, sostenere e incentivare concretamente la realizzazione di inchieste televisive nel nome di Roberto Morrione che, nella sua lunga carriera di giornalista, ha ribadito con forza l'importanza dell'inchiesta per restituire un contesto alle notizie e far comprendere i fatti. Il concorso nasce come nuova sezione del Premio giornalistico Ilaria Alpi e finanzia la realizzazione di progetti di video inchieste su temi di cronaca rilevanti per la vita politica sociale o culturale dell’Italia, quali l’attività delle mafie e delle organizzazioni criminali, l’esistenza di traffici illegali, le attività di corruzione e di intimidazione, l’esistenza di attività di organizzazioni segrete o clandestine, le violazioni dei diritti umani. La premiazione si svolgerà durante le giornate del Premio Ilaria Alpi a Riccione. L’inchiesta premiata sarà trasmessa da Rainews. Info: www.premiorobertomorrione.it


arci

arcireport 9

società

‘Il Bio che cambia’, a Milano il Congresso federale Aiab 2011 dall’1 al 4 dicembre 2011

L

siano in grado di promuovere modelli di produzione del cibo sostenibili, proprio come il biologico. Il bio è un modello di sviluppo alternativo all'agricoltura industriale capace di produrre cibo di qualità nel rispetto dell’ambiente, dei cicli naturali e del benessere umano e animale, nonché di indirizzare in senso ecologico i comportamenti degli operatori e dei cittadini, rimettendo al centro il ruolo insostituibile degli agricoltori. Il modello biologico è basato su un concetto alternativo di economia fondato sulle relazioni tra persone, tra comunità e tra le persone e l'ambiente, e l'alleanza fra produttori e cittadini consapevoli è la base della nostra forza. A oggi, infatti, il bio italiano vive il paradosso di essere l'unico settore dell'agroalimentare che continua a far registrare una crescita positiva nei consumi nonostante la crisi, ma contemporaneamente fa registrare una depressione in termini di operatori e superfici coinvolte. L’agricoltura è anche un fattore centrale di salvaguardia del territorio e del paesaggio, come hanno dimostrato le recenti alluvioni. Torna ad imporsi, quindi, la questione delle scelte politiche, questione che verrà affrontata nel corso del Congresso. I lavori prenderanno il via mercoledì 30

novembre, con una giornata in ricordo di Giovanni Brambilla e di approfondimento sul tema dei Bio-Distretti come opportunità per convertire territori e non solo le singole aziende al biologico; quindi proseguiranno con l'apertura ufficiale del Congresso il 1° dicembre con un convegno internazionale dedicato alla filiera alimentare e ai modelli distributivi in grado di garantire rapporti più equi lungo tutta la filiera. Il 2 dicembre il congresso scientifico sulla ricerca nel bio, con la partecipazione di scienziati ed agricoltori sperimentatori; quindi il 3 dicembre affronterà il tema del movimento biologico come agente di sviluppo di un'economia solidale di utilità sociale, economica e ambientale. Durante la quarta giornata, infine, verranno eletti i nuovi membri degli organi politici e direttivi dell'Aiab.

ROMA Il 5 dicembre presso l’Auditorium Conciliazione si celebra la Giornata internazionale del volontariato con una manifestazione promossa da Forum Terzo settore, Consulta del volontariato, ConVol e Csvnet

La Città dell’Altra Economia ‘R’ Esiste a Roma opo una anno di mobilitazione per difendere la Città dell'Altreconomia dalle mire dell'amministrazione comunale che vorrebbe stravolgere il progetto originario di questo spazio, dedicato all'economia alternativa all'interno dell'area dell'ex mattatoio di Roma, siamo arrivati ad un punto di svolta. Infatti il sindaco Gianni Alemanno, dopo aver chiesto alle organizzazioni che hanno ideato e gestito il primo progetto della Città nella città di elaborare un nuovo progetto inclusivo e rappresentativo di tutti i soggetti che facessero Altra Economia in città, ha tradito il mandato affidato e lanciato un nuovo bando di assegnazione con gravi irregolarità formali che stravolge la destinazione di quegli spazi. Nonostante questa scorrettezza amministrativa, le realtà facenti parte del Consorzio Città dell'Altra Economia, forti di una mobilitazione che ha visto oltre 20 mila cittadini e centinaia di associazioni chiedere la prosecuzione delle attività della CAE, hanno promosso una ri-progettazione intorno allo spazio Foro Boario dell'ex Mattatoio di Testaccio.

D

Questa nuova progettualità ha permesso il coinvolgimento di oltre trenta realtà, che hanno iniziato a lavorare per arginare lo stato di abbandono al degrado e all'incuria in cui, da più di un anno, è stato lasciato il luogo ed hanno deciso di portare avanti una pratica di autogestione per la riqualificazione degli spazi e l'avvio di una nuova fase di programmazione culturale, artistica e sociale che possa far rivivere la Città dell'Altra Economia. La nuova sfida sarà dunque quella di far si che l'Agricoltura biologica, Artigianato, Punti di ristoro biologici, Commercio equo e solidale, Comunicazione indipendente, Cooperazione orizzontale, Cultura, Energie rinnovabili, Polo formativo, Libreria, Mobilità Sostenibile, Partecipazione, Riuso e Riciclo, Software Libero, possano coniugare attività economiche e sociali alternative con la sperimentazione di un nuovo paradigma di democrazia e di partecipazione sociale, fondati sul 'buon vivere' e sulla giustizia sociale e ambientale. Alcune idee da cui abbiamo deciso di ripartire sono un piccolo manifesto del pro-

n. 42

29 novembre 2011

getto Cae 2.0: «C'è uno spazio nel cuore di Roma dove ogni prodotto ha la faccia di chi lo fa, dove lo spazio diventa luogo di relazione ed incontro, dove ogni giorno si pratica giustizia sociale e il rispetto per l'ambiente, dove la spesa ha il valore che gli diamo insieme, dove il lavoro è creatività e diritto, dove la cultura è imparare e condividere, dove i bambini possono giocare e divertirsi liberamente. È la Città dell'Altra Economia!» La Città dell'Altra Economia 2.0. oggi è un progetto che coinvolge molte realtà: A Sud; Agricoltura Capodarco; Ailicos; Binario Etico; Blow Up; Cantieri Comuni; Cgil Lazio; Cnca; Capo Horn, Elisso; Energetica; Equobio; Faircoop; Forum del Terzo Settore; Forumambientalista; GIT Banca Etica Lazio; Il solco; La strada; Legacoop Lazio; Legambiente Lazio; Libera; Melting pro; Nuova Bauhaus; Occhio del Riciclone; Oltre il giardino; Radio Popolare Roma; Reorient; Solidarius Italia; Spot the Difference; Stand Up; T.E.R.R.E; Upter Sport. Info: riccardotroisi@tin.it

notizieflash

e crisi alimentari che si susseguono in modo sempre più drammatico, la finanziarizzazione dell'agricoltura e le speculazioni sulle commodities alimentari riportano drammaticamente in primo piano nell'agenda politica nazionale e internazionale la questione del cibo. Un'urgenza rilanciata anche dalla FAO, che denuncia come «Il diffuso degrado e la crescente scarsità delle terre e delle risorse idriche stanno mettendo a rischio un gran numero di sistemi di produzione alimentare chiave in tutto il mondo, costituendo una seria minaccia alla possibilità di riuscire a sfamare una popolazione mondiale che si prevede raggiungerà i 9 miliardi di persone entro il 2050». Nello stesso tempo contadini, agricoltori, produttori di cibo stanno dimostrando come nutrire il mondo e come traghettare il settore primario verso un modello produttivo a basso tenore di carbonio. Gli agricoltori biologici, infatti, sono innovativi perché incalzano le sfide alle quali non può rinunciare a rispondere l'agricoltura del futuro. E sono proprio queste esperienze che vuole mettere in rete l'Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica (AIAB), con il Congresso federale 2011. È arrivato il momento di fare scelte di politica agricola importanti e lungimiranti, che


arci

arcireport incircolo

10

Al Ribalta di Vignola arte, musica, approfondimenti e testimonianze per tutto il mese di dicembre alendario ricco di appuntamenti nel mese di dicembre per il circolo Ribalta di Vignola (Modena). Due gli appuntamenti settimanali fissi: uno il martedì con un approfondimento politico, legato alla presentazione di un libro, l'altro il mercoledì che è dedicato all'arte. Tre incontri per la rassegna Ribalta in memoria, nata «perchè non vogliamo dimenticare e perchè siamo convinti che la storia possa insegnare (se la si conosce). Attraverso le testimonianze dirette parleremo del G8 di Genova 2001 e del suo sciagurato epilogo, parleremo della strage di Bologna, col suo carico di morte, i suoi misteri (d'Italia) e con una giustizia ancora latitante, parleremo dell'11 settembre

notizieflash

C

LEGNAGO Per la rassegna cinematografica promossa dall’Arci Legnago, il 6, 7 e 8 dicembre verrà proiettato presso il Cinecentrum Corpo Celeste di Alice Rohrwacher

2001, perchè la 'verità ufficiale' non ci convince fino in fondo». Primo incontro il 6 dicembre con 10 anni dal G8 di Genova 2001 e con il giornalista Lorenzo Guadagnucci che presenterà il libro L’eclisse della democrazia; il 13 dicembre incontro testimonianza con Tiziano Monti per la serata dedicata al 2 agosto 1980, la strage di Bologna; il 20 dicembre con Franco Soldani ed Emanuele Montagna si discute dell’11 settembre 2011. La serata è a cura di Faremondo, un gruppo di persone, studiosi e artisti nati «per confrontarsi con chi vuole ragionare o credere in una informazione ‘altra’». Due serate, quella del 7 dicembre e quella del 21, saranno dedicate a due grandi artisti, John Lennon, grande uomo di pace, e Joe Strummer, sognatore punk. Due monografie curate da Vanni Neri che, con video rari e il suo sapiente racconto, farà rivivere per una sera il genio e la poesia di due grandi artisti. Importante è l’appuntamento del 10 dicembre con Ribalta e Azione culinaria per Emergency: in occasione dell’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti

dell’uomo, il circolo propone uno spettacolo testimonianza con Marco Garatti, chirurgo di Emergency in Afghanistan che racconterà la sua esperienza decennale e l’attore Marco Spallini. Un’occasione importante per far conoscere il lavoro di Emergency, perchè e come opera negli scenari di guerra e non. Non mancheranno appuntamenti musicali con i concerti di BMW, Lubjan, Tempera, tutti gruppi con una produzione originale «perchè vogliamo far ascoltare altri suoni e altre parole che non siano quelle che ci vengono più o meno forzatamente imposte dai circuiti convenzionali». E dato che il circolo non si ferma nemmeno nel periodo natalizio, quali occasioni migliori del Natale e del Capodanno per festeggiare insieme? Appuntamento quindi il 24 dicembre alle 23 con gli Humus (splendido progetto musicale del territorio non solo vignolese) che propongono musica e una performance visiva, e il 31 dicembre con una FestaMesta ricca di installazioni, multimedia, djset. Ingresso riservato ai soci Arci. Info: circoloribalta@gmail.com

Notizie Brevi L’innocenza di Giulio GRUGLIASCO (TO) - Arci Valle Susa, con il patrocinio della città di Grugliasco e di Avviso Pubblico, presenta L’innocenza di Giulio. Andreotti non è stato assolto di e con Giulio Cavalli e con la partecipazione straordinaria di Giancarlo Caselli e Stefano ‘Cisco’ Bellotti. Un quadro emblematico quanto inquietante della realtà italiana, in cui si dimostra come l’infiltrazione e la corruzione della malavita organizzata all’interno della politica degli anni ‘80 ha aspetti identici a quella di oggi. Ingresso 10 euro. Info: vallesusa@arci.it

Workshop al Biancovolta VITERBO - Dal 2 al 4 dicembre al Biancovolta si terrà il workshop Raccontare la città per immagini a cura di Daniele Vita. La città e le sue forme, gli spazi che la delimitano e costruiscono, le persone che la vivono e la rappresentano nella sua quotidianità; ma allo steso tempo partire dalla propria visione del territorio per raccontarlo per immagini e per dare luce a nuove immagini e altri significati: questa ambivalenza è il tema

centrale del workshop aperto a chi già possiede nozioni fotografiche. Info: culturavt@arci.it

Sorsi di libri e snack di autori COMACCHIO (FE) - Marcello Simoni, autore di Il mercante di libri maledetti aprirà, giovedì 1 dicembre, Sorsi di libri e snack di autori, la rassegna letteraria curata dal collettivo Voodoo L@ab studio al circolo Arci Voodoo di San Giuseppe di Comacchio. L’autore sarà presentato da Francesco Luciani che introdurrà il romanzo al pubblico e condurrà la conversazione. Il reading è a cura di Eleonora Cinti. Gli aperitivi con l’autore si terranno ogni giovedì dalle 18.30 alle 20. Ingresso gratuito per i soci Arci. Info: voodooarciclub@libero.it

Senza sviluppo non c’è crescita! FIRENZE - Il 30 novembre l’Arci Firenze promuove presso la propria sede in piazza dei Ciompi Senza sviluppo, non c’è crescita!, incontro su diritti, equità, giustizia sociale per superare la crisi e il pensiero unico. Si comincia alle 17.30 con conversazioni e riflessioni sulla crisi economica

n. 42

del nostro paese. Dopo la cena, alle 21 si riprende con Le sfide per l’Arci: incontro con i circoli e le associazioni Arci. Intervengono Francesca Chiavacci, presidente Arci Firenze, Gianluca Mengozzi, presidente Arci Toscana e Paolo Beni, presidente nazionale dell’associazione. Info: firenze@arci.it

Dibattito sull’amianto IMPERIA - Venerdì 2 dicembre dalle 19.30 all’Arci Guernica cena popolare e a seguire incontro e dibattito con Bruno Pesce dell’Associazione familiari vittime amianto di Casale Monferrato, Diego Quirino e Luca Cavallero dell’Associazione Voci della memoria su Casale Monferrato, 100 anni di avvelenamento da amianto vanno a processo. Lo spunto al dibattito è dato dal documentario Polvere. Il grande processo dell’amianto, che si snoda attraverso i primi mesi delle udienze del processo penale contro i grandi padroni internazionali dell'amianto, in corso a Torino, dove la comunità intera della piccola città di Casale Monferrato, in Piemonte, lotta per ottenere giustizia per i suoi morti,

29 novembre 2011

ex operai e semplici cittadini. Info: arciguernica@yahoo.it

Solidarietà alla cooperativa TORRE DI RUGGIERO (CZ) - L’Arci di Catanzaro esprime solidarietà per la cooperativa sociale Chirone, che ha subito alcuni giorni fa un atto intimidatorio con l’esplosione di un ordigno davanti al portone del centro per minori stranieri. Il centro, attivo dall’agosto 2011, ospita al momento 18 minori non accompagnati provenienti dal nord Africa. Un atto che risulta del tutto incomprensibile a fronte di un progetto che sin dal suo avvio è stato accolto positivamente da tutta la comunità di Torre di Ruggiero. Info: catanzaro@arci.it

Arci Milano con Ettore Scola MILANO - Fino al 4 dicembre il cinema Gnomo ospita la rassegna dedicata a Ettore Scola promossa da Comune di Milano, Iulm, Arci Milano e Ucca e curata da Gianni Canova. Il 30 novembre alle15 il regista sarà presente allo Iulm per una lectio magistralis. Info: www.arcimilano.it


arci

arcireport 11

incircolo

‘Di nero solo il trucco’, la Campagna di Arci Cremona per dire no alla violenza sulle donne

«S

lenza si collocano in un contesto culturale e organizzativo di cui sono solo una delle manifestazioni. E questo contesto è composto dalla distribuzione di ruoli, funzioni e potere che ha come fondamento la differenza sessuale e biologica e dal correlativo sistema di opinioni, valutazioni, giudizi, che sanzionano in senso positivo o negativo qualsiasi tipo di comportamento femminile. La violenza di genere affonda le proprie radici nel modo in cui la donna viene vissuta e percepita e nel modo in cui lei stessa percepisce e vive la propria femminilità e il proprio ruolo. Ciò non esclude gli uomini, le loro responsabilità e il loro stesso modo di vivere e sentire la maschilità e la cultura che ne deriva. La violenza di genere è un tema centrale per il lavoro dell'associazione perché si interseca con l'iniziativa progettuale e politica dell'Arci, dal nazionale ai circoli del territorio, sulla nonviolenza, l'educazione alla pace e ai diritti umani, il rispetto per le diversità, la costruzione di un altro mondo possibile. Una soggettività di genere all'interno dell’associazione ha proprio l'obietti-

vo di stimolare gli organismi dirigenti, a tutti i livelli, ad assumere una prospettiva di genere, nelle prassi, nell'analisi della società e dei mutamenti sociali, nelle modalità di inclusione e partecipazione, nei linguaggi, nelle forme espressive, nella progettazione di iniziative, eventi, campagne. Non si tratta di creare luoghi di autorefenzialità femminile, ma di incidere sulla politica e sulla vita associativa in modo trasversale. La Campagna è stata realizzata grazie alla creatività di Greta Castellani, Aurora Diotti e Chiara Fiammeni e presentata il 25 novembre presso il centro sociale culturale LuogoComune di via Speciano 4. Info: cremona@arci.it

PISA Il 26 novembre presso il circolo Alberone si è svolto il XVI Congresso dell’Arci provinciale per il rinnovo della presidenza. È stata eletta Stefania Bozzi, che succede a Enzo Cerretini, in carica per 16 anni

notizieflash

ugli occhi, di nero, voglio solo il trucco»: recita così la Campagna promossa dall’Arci Cremona in occasione del 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. La Campagna è stata interamente ideata e autoprodotta dalle donne del Comitato territoriale di Cremona. Un percorso che ha preso avvio da un piccolo laboratorio di riflessione e ricerca sul tema delle violenze di genere che ha coinvolto le donne dell’Arci Cremona e che ha portato all'autoproduzione della performance teatrale Verba Violant - pensieri e parole che possono far male, messa in scena lo scorso anno al Centro Arci di via Speciano. Proprio dai testi contenuti in Verba Violant ha preso spunto l'idea della Campagna. Violenza maschile contro le donne. Uccide e mutila più che l'infarto o il cancro. Prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne di tutto il mondo, così dicono i dati ufficiali. La violenza è la manifestazione più eclatante della disuguaglianza esistente tra uomo e donna. Gli atti di vio-

Torna al circolo Aurora il festival di musica Al Cinema Vekkio ‘Come se avessi le ali’ popolare ‘Pifferi, muse e zampogne’ Continua la rassegna teatrale 2 euro di teatro promossa presso il circolo Arci Cinema Vekkio di Corneliano d’Alba, in provincia di Cuneo. Il 1 dicembre alle 21 va in scena Come se avessi le ali, spettacolo-tributo a Chet Baker e Cesare Pavese prodotto dai Jazz a Porter e da Voci Erranti. Una performance che ha per protagonisti la parola e il jazz nell’intento di raccontare attese ed illusioni, emozioni e suggestioni e di narrare le vite di due grandi uomini del Novecento che, attraverso la loro arte, hanno lasciato un segno indelebile nella storia del jazz e della letteratura. Due vite apparentemente molto diverse eppure molti gli aspetti comuni. Distanti per geografia, anagrafe, carattere, entrambi affrontano i temi dell’amore assoluto, del destino, del carcere, dell’ispirazione, del ritorno alla terra, della felicità e della pienezza. Un modo per dare voce a Baker e Pavese al di fuori dei canoni tradizionali, un’occasione per usare linguaggi diversi che si rivolgono a spazi e pubblici diversi, il desiderio di riscoprire, in modo semplice, la bellezza dell’ascolto. Info: www.cinemavekkio.it

Torna ad Arezzo Pifferi, muse e zampogne, festival di musica popolare diretto da Silvio Trotta, che propone da ben 16 anni nello spazio del circolo Arci Aurora buona musica, incurante dell'indifferenza economica delle istituzioni aretine. La sua associazione, Musicanti del piccolo borgo, insieme al circolo Aurora, riesce ogni anno a testimoniare la vitalità di repertori tradizionali capaci di costruire ponti metaforici con il passato e di riaffermare la valenza culturale della musica etnica e world attraverso concerti di rilevanza assoluta nel panorama del folk italiano. Giovedì 1 dicembre alle 22 il primo

appuntamento sarà dedicato a Suonare@folkest, selezioni nazionali di gruppi musicali o singoli artisti per la partecipazione alle serate finali di Folkest 2012. Il 2 dicembre saliranno sul palco Pivenelsacco e il toscano Massimo Giuntini con la Società del Chiassobujo. Il 3 dicembre dal Molise Zampognaorchestra, quattro musicisti che sfruttando le magiche sonorità della zampogna dimostreranno come questo strumento possa ancora rappresentare la memoria e la storia ma anche il presente. Chiude l’edizione Ambrogio Sparagna. Info: mdpb@libero.it

Giovanni Impastato testimone a Barletta Il 1 dicembre alle 18 al circolo Arci Carlo Cafiero di Barletta si tiene l’incontro con Giovanni Impastato, che porterà la sua testimonianza sulla figura del fratello Peppino e sulla lotta al potere mafioso. Giovanni Impastato presenterà anche lo spettacolo Aut. Il sogno di Peppino, realizzato dall’attore e regista molfettese Giulio Bufo, che andrà in scena per la prima volta all’Auditorium Madonna della Pace di

n. 42

29 novembre 2011

Molfetta alle ore 20,30 del 1 dicembre. Lo spettacolo è una produzione del collettivo teatrale Gli Alchemici ed ha avuto il patrocinio morale dall’Assessorato alla cultura e al turismo della Regione Puglia e dall’Associazione antimafia Libera Puglia. Un progetto teatrale partito dal basso con lo scopo di riattualizzare il «che fare?» e «come fare?» di Peppino Impastato. Info: www.arcibarletta.it


arci

arcireport 12

società

La città civile e cortese. Un convegno per la nascita di un piano comunale dedicato al senso civico esponsabilità, cura per i beni comuni, rispetto degli spazi e delle persone, gentilezza, attenzione all'ambiente, solidarietà. Sono tanti gli ingredienti che fanno di una città un luogo abitato dal senso civico, dove si vive bene nella convivenza serena con gli altri. Ne parleranno il Sindaco di Bologna Virginio Merola, con Gregorio Arena, Stefano Zamagni, Daniele Donati, Piero Ferrucci, Gabriella Turnaturi, Fanny Cappello, Filomena Massaro e Paolo Tamburini: insieme per raccontare che in una città ‘civile e cortese’ si vive meglio. Tutti. Il 6 dicembre si tiene a Bologna, in Cappella Farnese a Palazzo d'Accursio, un convegno che vede l'Arci di Bologna tra i promotori e che vuole riflettere su questi temi con l'obiettivo di dar vita a Bologna, ma anche in altre città, a veri e propri piani comunali per lo sviluppo del senso civico, piani generali da cui potranno discendere piani articolati nelle scuole, negli ospedali, nelle aziende. Una città civile è una città in cui la cura per i beni comuni, degli spazi pubblici e l'attenzione verso gli altri sono tratti distintivi. Una città in cui sviluppo economico e progresso

R

civile sono strettamente legati in un virtuoso reciproco condizionamento. La sua ricchezza è anche nella qualità delle relazioni tra le persone, nella capacità dei cittadini di agire insieme al di là dei propri interessi individuali, nella bellezza degli spazi pubblici, nella fiducia negli altri e nelle istituzioni, nel rispetto delle regole e della legalità, nella partecipazione, nella coscienza dei propri diritti e doveri. Vale a dire il suo capitale sociale. Da queste considerazioni e da un lavoro che dura da alcuni anni con le scuole bolognesi nell'ambito del progetto La città civile (www.lacittacivile.it) nasce il convegno. Si ragionerà quindi di beni comuni, di quella particolare ricchezza che è capitale sociale, della forza della gentilezza, della storia delle buone maniere, di azioni educative, di cittadini attivi che contribuiscono a rendere civile una città. Nel pomeriggio la grande scommessa della giornata. Rappresentanti delle istituzioni, della scuola, delle imprese, dei sindacati, delle associazioni ragioneranno insieme per dar vita a un vero e proprio Piano Comunale dedicato al senso civico. Reso ancora più importante in un momento di crisi economi-

Cultura... scontata i tanti vantaggi di avere in tasca la tessera Arci

www.arci.it/associarsi - convenzioni@arci.it

La Donazione di Bentivoglio

Audrey a Roma

ROVERETO (TN) - Museo Mart, fino al 22 gennaio 2012. Artista, poetessa e performer di calibro internazionale, Mirella Bentivoglio si occupa di poesia visiva a partire dagli anni ‘60. Nel corso della sua multiforme attività, è riuscita a raccogliere una collezione che offre un panorama completo di tutta l’arte verbovisiva femminile dagli anni ‘60 ai giorni nostri. Questa collezione, di circa 300 opere, è stata ora donata da Mirella Bentivoglio al Mart. Info: www.mart.tn.it

ROMA - Museo dell’Ara Pacis, fino al 4 dicembre 2011. In occasione del 50esimo° anniversario di Colazione da Tiffany, per la prima volta la capitale celebra Audrey Hepburn, attraverso una mostra-omaggio a sostegno dell’UNICEF. La mostra racconta attraverso immagini, video e oggetti personali le tre vite vissute a Roma dall'attrice: diva del cinema, mamma e Ambasciatrice. Info: www.arapacis.it

I nuovi futuristi

ROMA - Museo Carlo Bilotti, fino all’8 gennaio 2012. Le quattro sezioni della mostra che scandiscono il percorso e le esperienze artistiche di Milton Gendel, artista nato a New York nel 1918 e attivissimo a Roma dall’immediato dopoguerra a oggi, illustrano i suoi esordi newyorkesi con i surrealisti Max Ernst, André Breton, Isamu Nogushi e l’esperienza della guerra in Cina, la sua attività di fotografo, l’avventura della Roma-New York Art Foundation, tra il 1958 e il 1962 e, infine, le sue frequentazioni di artisti italiani e americani. Info: www.museocarlobilotti.it

ROVERETO (TN) - Casa d’Arte Futurista Depero - Mart, fino al 22 gennaio 2012. La mostra, a cura di Renato Barilli, rappresenta il frutto del lavoro del critico bolognese per rintracciare e documentare gli sviluppi del futurismo nella versione di Balla e Depero. Comprende una trentina di opere di Gianantonio Abate, Clara Bonfiglio, Dario Brevi, Gianni Cella, Andrea Crosa, Innocente, Marco Lodola, Battista Luraschi, Luciano Palmieri, Plumcake e Umberto Postal. Info: www.mart.tn.it

Milton Gendel: una vita surreale

n. 42

29 novembre 2011

ca. Guida dell'incontro sarà Daniele Donati, Presidente del Comitato Scientifico del Piano Strategico Metropolitano. Tra i partecipanti Matteo Lepore, Assessore del Comune di Bologna, Stefano Brugnara dell'Arci, Luigi Castagna di Hera e Danilo Gruppi di Cgil. Il convegno è promosso da Arci insieme a Centro Antartide, Regione Emilia-Romagna, Labsus Laboratorio per la sussidiarietà, Comune di Bologna, Centro Agricoltura Ambiente ‘Giorgio Nicoli’, Ancescao, Manutencoop, Azienda Usl di Bologna, Uisp, Legacoop Bologna, Coop Adriatica, Avola coop, Conad, Cna. È ancora possibile iscriversi facendo riferimento al Centro Antartide Info: info@lacittacivile.it

Hanno collaborato a questo numero Gaetano Azzariti, Marco Bersani, Raffaella Bolini, Stefano Brugnara, Elisa Calabrò, Paola Caridi, Alessandro Cobianchi, Silvia De Silvestri, Enzo Di Rienzo, Michela Faccioli, Laura Genga, Michela Iorio, Riccardo Troisi, Alberto Zoratti In redazione Andreina Albano, Maria Ortensia Ferrara, Carlo Testini Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Progetto grafico Sectio - Roma Cristina Addonizio Editore Associazione Arci Redazione Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005

Arcireport è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione -Non commerciale Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/


Arcireport numero 42