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arcireport

Toni Servillo, protagonista de La grande Bellezza

settimanale a cura dell’Arci | anno XII | n. 2 | 16 gennaio 2014 | www.arci.it | report @arci.it

Un’Alleanza contro la povertà di Maurizio Mumolo*

Da alcuni mesi un numeroso gruppo di organizzazioni del terzo settore sta sostenendo una campagna di informazione perché anche il nostro paese si doti di misure stabili di contrasto alla povertà. L’Alleanza contro la povertà, alla quale aderisce anche l’Arci, chiede con forza al Governo e al Parlamento che la povertà venga riconosciuta come una vera emergenza nazionale, tra le più gravi che il nostro paese deve affrontare. Alcuni dati: nel 2012 il 7,9% della popolazione è in condizioni di povertà assoluta: si tratta di quasi 5 milioni di persone. Povertà assoluta significa disporre di un reddito inferiore a quello minimo di sopravvivenza materiale (la soglia è 506€ mensili). Chi vive in questa condizione non è in grado di far fronte a spese essenziali riguardanti l’alimentazione, la casa, i vestiti, i trasporti e quanto occorre per condurre un’esistenza appena dignitosa. Nella devastante congiuntura economica che stiamo attraversando è molto facile diventare poveri. In continua a pagina 2

‘La grande Bellezza’ vince il Golden Globe di Greta Barbolini presidente nazionale UCCA

Insignito del prestigioso Golden Globe per il miglior film straniero - premio che ha in numerose occasioni anticipato il premio Oscar - si è riacceso il dibattito in Italia sullo stato di salute del cinema italiano, su quanto l’ultimo lavoro di Paolo Sorrentino rappresenti davvero il cinema italiano e soprattutto il nostro Paese. Non vi è ombra di dubbio che a volere scorrere i principali premi cinematografici assegnati nel corso dell’ultimo anno si può ravvisare una sorta di contrapposizione tra il Leone d’Oro dell’edizione 2013 della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia assegnato ad un documentario, Sacro GRA di Gianfranco Rosi, e il Golden Globe a La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Se il 2013 è per l’Italia l’anno del cinema del reale, del documentario, della sua affermazione e diffusione tra il pubblico, La grande bellezza potrebbe sembrare andare in direzione opposta. Diciamo innanzitutto che La grande bellezza è un film che ha diviso il pubblico: osannato da molti, criticato fortemente da qualcuno. Chi lo apprezza lo considera un capola-

voro all’altezza delle migliori opere di Fellini, un film che si pone in una sorta di relazione a distanza con La dolce vita. Chi lo denigra lo considera un prodotto costruito a misura dei gusti cinematografici statunitensi per intercettare un pubblico e premi internazionali attraverso un uso un po’ ruffiano del fascino che Roma esercita e dei più classici stereotipi sull’Italia e gli italiani. Sono tante ‘le grandi bellezze’ che possiamo rintracciare nel film: quella di una Roma incantevole fotografata e ripresa con sapienza e maestria mostrando una grande dovizia di opere d’arte, monumenti e scorci sontuosi; quella di una fotografia e di una colonna sonora evocativa e sempre azzeccata e infine quella legata ad interpreti d’eccezione, a partire da un indimenticabile Toni Servillo. Anche il fluire narrativo della ‘quasi trama’ del film ha una sua bellezza, che non è quella della precisione dei raccordi e dei mille particolari ben sincronizzati, ma piuttosto quella di un affiancamento audace di frammenti di storie che costrucontinua a pagina 2


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arcireport n. 2 | 16 gennaio 2014

segue dalla prima pagina

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Italia vi sono oltre 9 milioni e mezzo di persone che vivono in povertà relativa, cioè che quel reddito minimo lo raggiungono a stento. Ebbene, a chi si trova in questa condizione basta poco per precipitare nell’assoluta indigenza: basta che l’unico percettore del reddito familiare perda il lavoro, o che qualche congiunto subisca una malattia invalidante, o che il titolare della pensione sociale venga meno. Tra tutti i paesi europei solo l’Italia (e la Grecia) non si è dotata di strumenti per contrastare questa gravissima emergenza sociale che colpisce tutti: al Sud come al Nord, famiglie e single, ma più duramente anziani e giovanissimi che vedono pregiudicata la loro vita futura. La povertà, oltre a produrre terribili effetti sulle persone e le famiglie, indebolisce la coesione sociale del paese e mette in discussione il patto di cittadinanza tra lo stato e il cittadino. Ma qualcosa si sta muovendo: proprio oggi sono state approvate alla Camera alcune mozioni firmate da deputati di diverse forze politiche che impegnano il governo ad adottare, da subito, una serie di provvedimenti che possano contrastare nel breve e nel lungo periodo il fenomeno della povertà. Una delle mozioni, sottoscritta anche dal presidente dell’Arci Paolo Beni, è piuttosto articolata e fa proprie le proposte dell’Alleanza contro la povertà. In particolare si propone di assicurare a tutti i cittadini che si trovano in questa condizione una prestazione monetaria accompagnata dall’erogazione dei servizi necessari ad acquisire competenze per un reinserimento nel mercato del lavoro e/o alleviare la propria condizione di disagio (servizi per l’impiego, contro il disagio psicologico e/o sociale, per esigenze di cura e altro). Una gamma di servizi e attività che deve essere realizzata utilizzando la presenze e le competenze delle organizzazioni di terzo settore presenti sul territorio, associazionismo, volontariato e cooperative sociali, sostenendo maggiormente e valorizzando l’opera che svolgono da anni insieme agli enti locali. In ogni caso, i finanziamenti per le nuove misure non dovranno andare a detrimento dei magri fondi per la spesa sociale attualmente esistenti, ma dovranno favorire l’afflusso di ulteriori risorse anche di privati. Si tratta di un importante passo avanti, ma dovrà proseguire l’impegno di tutti affinché si giunga al più presto ad iniziative concrete. * Presidenza nazionale Arci

iscono una narrazione più per evocazione che per descrizione. Poi c’è la bellezza della parola, delle parole, dello scrivere: il protagonista Giap ha intercettato solo una volta il fluire denso e quasi magico della parola scrivendo un unico romanzo che sta alla base della sua carriera. Tutto il resto, le conversazioni sterili e rituali, le finte rappresentazioni di sé che i personaggi vogliono dare confermano con la loro vacuità quanto la parola vera, le parole ancorate a cose vere siano sacre e rare. E nel film c’è tanta verità: una verità esasperata, una verità epurata da riferimenti puntuali e altamente drammatizzata per riuscire ad essere in qualche modo più vera. Ciò che di brutto, falso, immorale, inutile, spietato il film fa vedere corrisponde insieme ai più classici archetipi dell’umanità e alla contemporaneità del nostro Paese. Una delle ragioni del successo del film, almeno per il pubblico italiano che è certo più refrattario di quello straniero all’Italia-cartolina che il film mostra, sta proprio nella capacità di connettere accenni di riflessioni sulla vita e il suo senso, sulla morte, sull’eterna ricerca di sentimenti veri e le pulsioni autodistruttive ad una bruciante attualità

tutta italica. In questo senso la classica bellezza decadente di Roma diventa un amplificatore perfetto di sentimenti e riflessioni che hanno una loro verità. E in questo senso e per queste ragioni il film parla a un pubblico largo. Sorrentino è riuscito ad usare la classicità di Roma per sviluppare riflessioni generali. Il pubblico italiano poi può rintracciare nel film un’istantanea ritoccata e un po’ barocca di tanti vizi italici, ma non per questo meno veri. Il mito ossessivo della bellezza e una ricerca esasperata della giovinezza, l’inconcludenza e la separatezza dalla realtà di una sedicente classe dirigente, il cinismo dilagante, una finta osservanza della religione, la corruzione diffusa a tutti i livelli, il declino di una certa cultura di sinistra lontana anni luce dalla bruciante concretezza di qualsivoglia problema reale. Uno svelamento della realtà impudico, duro, disperante e proprio per questo utile. E qui si può trovare una connessione tra il film di Sorrentino, che in queste ore ha ricevuto anche la nomination all’Oscar, con quel tratto che caratterizza il cinema italiano, lo sforzo di raccontare e incidere sulla realtà.

Basta offese e intimidazioni alla ministra Kyenge Insulti, intimidazioni, sit in di protesta. Da quando si è insediata al ministero dell’Integrazione non si placano gli attacchi alla ministra Cécile Kyenge. Attacchi sul web, sulla carta stampata, sui muri: quasi tutti a sfondo politico. Non mancano ovviamente le offese personali, come le battute di pessimo gusto del vice presidente del Senato Roberto Calderoli o dell’eurodeputato Borghezio, entrambi autorevoli esponenti della Lega. Ed è proprio il quotidiano del partito, La Padania, a prendere da giorni di mira la ministra, arrivando a pubblicarne l’agenda in prima pagina, ‘informazioni di servizio’ per eventuali contestatori. E il perché di questa vera e propria campagna contro sta nella possibilità che finalmente ci si avvii verso la riforma della legge sulla cittadinanza con l’introduzione dello ius soli. Ma non solo. È di oggi la notizia che i senatori della Lega, mentre l’Aula del Senato riprende l’esame del decreto ‘svuotacarceri’, che prevede anche l’abolizione del reato di immigrazione clandestina, hanno occupato per protesta gli uffici del

presidente Grasso a Palazzo Madama. D’altronde, le elezioni europee si avvicinano e la Lega, bassa nei sondaggi, ha deciso di rispolverare la verve razzista degli anni peggiori. Per un po’ di voti ci si fa anche immortalare stretti in un abbraccio con Marine Le Pen, leader del Front National francese, che ha costruito le sue fortune politiche sull’odio contro gli immigrati.


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cultura

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È on-line ‘Diritti Creativi’

Lo sportello Arci di consulenza gratuita su SIAE, diritto d’autore e licenze libere di Giuditta Nelli Diritti Creativi

Da qualche tempo è on-line un portale di consulenza gratuita, dedicato a diritti e creativi. Lo sapevate? Arci nazionale - con la passione ed il lavoro di Arci Liguria, che lo ha fortemente voluto - promuove Diritti Creativi, sportello di consulenza gratuita su SIAE, diritto d’autore e licenze libere. Il progetto, nella parte strettamente legata alle competenze giuridiche, vive grazie al lavoro volontario degli avvocati dello studio e-Lex, mentre nella parte legata alla comunicazione dei propri contenuti è sostenuto dal circolo A-pois. Lo sportello, presentato in alcune occasioni speciali, quali Viva il Live! a Mantova e Strati della cultura a Reggio Emilia, è ora pronto ad entrare nel clou del lavoro: passata con ottimi risultati la fase di test e affinamento della struttura, si propone all’intera rete nazionale. Come funziona? Soci, circoli e comitati che abbiano bisogno di consigli e vogliano risposte a dubbi in materia di copyright e sue alternative, SIAE, Creative Commons e tutto ciò che riguardi la tutela delle autorialità, possono rivolgersi al team di Diritti Creativi: il

portale è attivo e sempre disponibile, al link www.diritticreativi.org. Artisti, organizzatori d’eventi, produttori indipendenti possono inviare una richiesta di consulenza agli esperti: le richieste arrivano direttamente al team di Diritti Creativi. Le risposte vengono rese pubbliche nella pagina ‘I vostri dubbi’, girate via mail agli autori e diffuse via social network; ogni quesito contribuisce a stilare le F.A.Q., elenco di domande frequenti attorno agli argomenti trattati. Oltre al portale, è on-line una pagina facebook dedicata (Diritti Creativi): esattamente adesso, mentre scrivo, si contano 500 like. L’obiettivo è raggiungere i 1000 ‘mi piace’ entro fine mese. Aspettiamo i vostri clic. I comitati ed i circoli sono invitati ad approfittare del servizio e, in particolare, a condividerne i contenuti, diffondendoli tra i propri soci e partner. Lo sportello è a disposizione, ma va costruito con la partecipazione di ciascuno. Attualmente, sono in lavorazione: - una mappa dei servizi simili, attivi nei territori. Il portale, infatti, non vuole sostituirsi ai numerosi ed efficaci sportelli

Arci, ma essere un riferimento trasversale; - la pagina dedicata al Vocabolario, alle parole chiave, termini quotidianamente usati e spesso fraintesi, inerenti a materie su cui insiste il portale. Mi occupo personalmente dello sportello e dei suoi contenuti: da artista impegnata nel sociale, presidente di un circolo e membro dello staff di Arci Liguria, conosco e frequento la maggior parte dei problemi su cui Diritti Creativi fornisce consulenza. Contattatemi, per avere informazioni o domandare collaborazione per la realizzazione di eventi dedicati alle tematiche del portale. Diritti Creativi nasce per dare spazio e risposte attorno alla spigolosa questione della tutela delle opere, in ambito creativo, ma suggerisce anche strumenti che consentano la condivisione protetta dei propri contenuti e risponde alle grandi domande sulla SIAE. Ci aspettiamo che creativi, comitati e circoli ci inviino richieste, collaborando a creare uno strumento su misura - ma comprensibile - per gli addetti ai lavori. Diritti Creativi è uno strumento da usare. E voi, usatelo!

Con tre giorni di iniziative, festeggia un anno di vita Radio Gazzarra, la web radio di Arci Liguria di Laura Rossi Radio Gazzarra

Buon compleanno Radio Gazzarra! Radio Gazzarra, la web radio di Arci Liguria, festeggia il suo primo anno di vita con una festa di tre giorni che si svolgerà a Genova al Teatro Altrove, nuova sede della redazione della radio. Da giovedì 16 a sabato 18 gennaio il teatro si anima di una 3 giorni di dirette non stop dalle 18.30 alle 24, intervallate da concerti live, chiacchiere, ospiti e tanta musica. Si festeggia il primo anno di vita di una radio che in poco tempo è diventata contenitore di una grande esperienza di volontariato. «Come presidente di Arci Liguria – racconta Walter Massa - non posso che essere estremamente soddisfatto per il primo compleanno di Radio Gazzarra, nata all’interno del progetto Giovani in circolo, grazie all’impegno di un bel gruppo di volontari che è poi via via cresciuto. E infatti oggi la radio è in grado di proseguire il proprio cammino consolidando le sue prospettive. Radio Gazzarra da qualche

settimana è diventata associazione, di cui sono soci fondatori quei ‘temerari’ che hanno generosamente contribuito alla sua nascita ‘gettando il cuore oltre l’ostacolo’, anzi oltre i moltissimi ostacoli che via via si sono presentati. Un ulteriore elemento di soddisfazione deriva poi dalla sinergia realizzata con il Teatro Altrove in cui Radio Gazzarra avrà la sua nuova sede. Per un’associazione di promozione sociale come la nostra, questi sono successi importanti che premiano il nostro faticoso lavoro». Nel giro di un solo anno sono stati una trentina i volontari che si sono succeduti ai microfoni di Radio Gazzarra per un totale di 12 programmi con cadenza bimensile. Piú di 150 i podcast caricati con sonoritá indie ma piú in generale con un’offerta musicale che ha spaziato dal rock classico di Woodstock e dintorni al punk hardcore di Hello bastards. Non sono mancati momenti di attualitá con il programma La talpa su news ed eventi dal mondo Arci e con Finanza in pillole nato da una collaborazione con il Movimento

Consumatori Liguria. Molto successo ha avuto School of rock, una sorta di corso di inglese on line su canzoni metal condotta in madrelingua inglese e con tanto di dispense! Ed ancora Il pod-ista, 40 minuti di playlist per il vostro jogging, Fuoco alle polveri, suggerimenti per viaggiatori da chi é espatriato, Il club del disco condotto da un’insegnante delle scuole elementari che realizza il suo sogno di ‘fare la radio’ e molti altri ancora. È da questa base partecipativa che lo scorso mese Radio Gazzarra è diventata associazione culturale con soci fondatori gli autori dei programmi e si è trasferita nella splendida location del Teatro Altrove, di cui diventerà media partner, trasmettendo dalla loggia di Palazzo Fattinanti-Cambiaso. Il 16, 17 e 18 gennaio si festeggia anche questo! Per tutti quelli che non potranno venire fisicamente a Genova a festeggiare con noi, vi suggeriamo di ascoltare la diretta dal sito di www.gazzarra.org. Ci sará una gran caciara! info@gazzarra.org


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cinema

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Le storie dal mondo della conoscenza nel concorso ‘Obiettivi sul lavoro’

Il 30 gennaio la scadenza per la consegna delle domande di partecipazione di Paola Scarnati Obiettivi sul lavoro

Mancano meno di quindici giorni - 30 gennaio 2014 - per partecipare al concorso per audiovisivi Obiettivi sul lavoro - storie dal mondo della conoscenza. Alla segreteria del concorso stanno già arrivando molti film - lunghi e corti - ma per chi voglia partecipare è necessario affrettarsi. Quest’anno l’edizione del concorso è particolarmente interessante perchè è rivolta al mondo della cultura e della conoscenza. Un mondo che coinvolge soprattutto i giovani e che riguarda la scuola, la formazione, l’università, la ricerca, l’industria dello spettacolo, gli enti e le associazioni di promozione culturale. Un mondo del lavoro quasi sempre precario, frammentato e poco tutelato, ma anche pieno di storie di creatività, di capacità di cambiamento e di innovazione. Da quando il concorso è stato presentato, a Roma alla Casa del Cinema il 21 novembre 2013, ci sono state alcune novità rilevanti che hanno confermato ancora una volta l’interesse del progetto e la sua validità. Innanzitutto, i premi - il primo premio di 4mila euro, il secondo di 3mila e il terzo di 2mila - che da tre sono diventati quattro perchè la Fondazione Unipolis e

il suo direttore Walter Dondi hanno deciso di dedicare un premio speciale del valore di 2mila euro a un giovane filmmaker al di sotto dei 35 anni. Questo annuncio è stato dato nel corso di un incontro molto interessante che si è svolto a Bologna il 5 dicembre 2013, a cui hanno partecipato, oltre a Walter Dondi, Massimo Mezzetti, assessore alla Cultura della Regione Emilia Romagna, Giorgio Diritti, regista e sceneggiatore da sempre molto attento al valore sociale della produzione cinematografica e audiovisiva, Greta Barbolini, presidente nazionale dell’Unione dei circoli del cinema dell’Arci e Mauro D’Arcangelo della segreteria della Federazione Lavoratori

della Conoscenza - Cgil. Un altro momento particolarmente vivace si è svolto a Torino il 28 novembre 2013, durante il Torino Film Festival in un incontro a cui ha partecipato il direttore del Festival, il regista Paolo Virzì, oltre a Greta Barbolini e Mauro D’Arcangelo: Virzì, in un intervento molto appassionato, ha affermato che «il progetto politico della nuova Italia deve partire dalla conoscenza e il nuovo modello di sviluppo deve far sprigionare le energie che vengono dalle risorse della cultura». Anche gli altri oratori nei loro interventi hanno sottolineato la straordinaria potenza del cinema di far vedere, produrre emozioni, pensieri e consapevolezza. Un’altra novità rilevante è stata l’adesione al concorso della Cineteca di Bologna, una delle più autorevoli istituzioni di conservazione e promozione del cinema in Italia, che ha deciso di aderire proprio per la specificità del tema proposto. Dal 30 gennaio la commissione di selezione e poi la giuria avranno un bel lavoro da svolgere fino al 27 febbraio, giorno in cui saranno annunciati i vincitori. www.obiettivisullavoro.it

Al Piccolo Apollo di Roma ‘Il mese del documentario in retrospettiva’ Fino al 9 febbraio, ogni domenica a partire dalle 18.30 presso il Piccolo Apollo - Centro aggregativo Apollo 11 di Roma, c’è Il mese del documentario in retrospettiva: sette registi per cinque appuntamenti, quelli dettati dall’Academy del Doc/it Professional Award, che durante l’estate scorsa ha designato i cinque finalisti che concorrono per aggiudicarsi il titolo di miglior documentario dell’anno. Un’occasione che permetterà al pubblico un’ampia ricognizione nel vasto panorama del cinema documentario italiano. Mentre alla Casa del Cinema, Agostino Ferrente e Giovanni Piperno con Le cose belle, Alessandra Celesia con Le libraire de Belfast, Vincenzo Marra con Il gemello, Massimo D’Anolfi e Martina Parenti con Materia oscura e Mario Balsamo con Noi non siamo come James Bond si contenderanno il premio, ogni domenica all’Apollo 11 di Roma sarà possibile fare un passo indietro e riscoprire le loro opere precedenti.

Uno sguardo retrospettivo per recuperare cinque modi diversi di raccontare il reale, di ricomporlo attraverso opzioni narrative personali e originali. Un modo per ampliare l’offerta cinematografica dell’Apollo 11 con un fuori programma domenicale, e anche un segnale per affermare la necessità di rendere strutturale e non ‘eventuale’, la proposta culturale di una città che troppo spesso si isola e si perde in attività frammentate, anche di successo, ma troppo discontinue. Cinque film per attraversare un tempo che è stato e che è ancora presso di noi, a partire da Intervista a mia madre, vero e proprio prequel de Le cose belle, che domenica scorsa ha inaugurato questo ciclo di proiezioni. Poi un’incursione nel cinema di Alessandra Celesia, autentica rivelazione che tra il 2012 e 2013 ha consegnato al pubblico due opere (Le libraire de Belfast e Mirage a l’Italienne) intense e ricche di spunti per riflettere sulle molteplici potenzialità espressive del

cinema documentario. A seguire Vincenzo Marra con Il grande progetto, girato nella stessa Napoli del duo Ferrente-Piperno, segmento di uno sforzo composto da più capitoli (L’amministratore, il più recente) per comprendere una città e anche un Paese con le sue interminabili disfunzioni. A Massimo D’Anolfi e Martina Parenti il compito di trasportarci in un non luogo senza tempo, esemplificato dall’aeroporto di Malpensa, con Il castello. Questo film, e il loro ultimo che sarà proiettato alla Casa del Cinema, rappresentano la consacrazione di due registi giunti a una maturazione e consapevolezza linguistica che, non a caso, non è sfuggita alla Berlinale 2013. Infine, Mario Balsamo con Sognavo le nuvole colorate, per raccontare la forza delle relazioni, quelle che permettono al suo protagonista, il giovane albanese Edison, di resistere e lottare contro il mondo: quello di ieri, di oggi e forse anche di domani. fb Apollo Undici


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esteri

La Rete della Pace lancia un appello per la fine del conflitto in Siria La Rete della Pace promuove un appello per la fine del conflitto in Siria, che recepisce le richieste per la tutela dei diritti umani e per la soluzione politica e negoziata del conflitto avanzate dalle diverse piattaforme internazionali e dalla comunità siriana che si oppone al regime e che prende le distanze dai gruppi integralisti e fondamentalisti. Di seguito il testo, con cui la Rete della Pace chiederà al governo italiano di assumere un chiaro impegno affinché l’appuntamento di Ginevra 2 diventi la conferenza di pace che tutti attendono per porre fine alle morti, alle violenze inaudite e per la ricostruzione di una Siria libera, democratica e pluralista. «In Siria si continua a morire, la popolazione è stremata ed in balia di una violenza disumana. I dati: oltre 130.000 morti, 200.000 detenuti politici, interi quartieri distrutti, 9 milioni di persone che necessitano di aiuti umanitari, 6,5 milioni di sfollati interni, 2,3 milioni di rifugiati, 3 milioni di studenti senza scuola, 60% tasso di disoccupazione, perdita del 45% del PIL. Per responsabilità del regime siriano di Bashar Assad, colpevole di aver risposto con le armi e con la violenza alla protesta pacifica della popolazione che chiedeva libertà, lavoro, democrazia, si è ingenerata una spirale distruttiva fuori controllo. Dallo scontro armato interno, che ha tolto sempre più spazio ad una soluzione politica e negoziata nel solco del diritto di autodeterminazione e dei diritti politici e civili, si è passati ad uno scenario di guerra regionale, schiacciato sull’assurda alternativa, imposta con le armi, finanche con l’uso di armi chimiche, tra regime dittatoriale, il caos o la dittatura religiosa. Una escalation di violenza inaudita ed inaccettabile per la popolazione siriana e per gli altri paesi della regione. Una situazione sul campo tale da richiedere la condanna per crimini contro l’umanità a carico del regime e di quei gruppi integralisti che hanno espropriato la popolazione siriana della giusta e legittima lotta per la propria libertà, dignità e democrazia. Tre anni di sofferenze, di atrocità, di delitti e di fuga dalle proprie case, senza più lavoro, senza più scuola, senza più relazioni familiari. Un intero popolo schiacciato da interessi geo-politici ed economici di scala regionale e mondiale, senza che le stesse Nazioni Unite trovassero risposte adeguate, per fermare questo massacro. Non possono essere la complessità dello scenario regionale o gli interessi delle parti a impedirci di schierarci al fianco della popolazione civile siriana, mobilitandoci per il suo diritto di autodeterminazione, per le

richieste di libertà, dignità e democrazia, per avere giustizia nei confronti di chi ha perpetrato crimini contro l’umanità, per garantire assistenza umanitaria alle vittime, ai rifugiati e agli sfollati. Infine, ci uniamo alle richieste che provengono dalla società civile, dalle attiviste ed attivisti per i diritti umani siriane/i e di ogni parte del mondo, mobilitatisi in questi giorni, chiedendo al nostro governo di assumerle e di sostenerle nelle istanze internazionali: la necessità che tutte le comunità, le componenti religiose e laiche della società siriana siano rappresentate alla conferenza di Ginevra 2; la garanzia di risorse, di percorsi e corridoi sicuri per gli aiuti umanitari alla Siria; l’immediata cessazione del conflitto armato e della violenza sui civili; il sostegno alla proposta di formazione di un governo di transizione fondato sulla volontà popolare e su libere elezioni; giustizia e verità sui crimini di guerra; la confisca dei conti delle autorità del regime e la restituzione del denaro per la ricostruzione e per l’assistenza alle vittime del conflitto; la presa in carico, da parte della comunità internazionale, dei bisogni e dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico, fino al loro

ritorno in patria, a seguito della fine del conflitto; il rilascio sicuro degli ostaggi e dei prigionieri politici detenuti illegalmente; una adeguata cooperazione finanziaria per la ricostruzione materiale e politica della Siria, senza porre vincoli e condizioni tali da gettare il Paese nel baratro di un debito pubblico incolmabile che rischierebbe di limitarne la sovranità effettiva; garantire condizioni di libertà di espressione, di opinione e d’informazione, nonché la protezione fisica degli operatori del settore». Tra le prime adesioni: Acli, Agesci, Arci, Associazione per la pace, Cgil, Legambiente, Rete della Conoscenza, UDU, AOI, Fiom, Focsiv, Emmaus Italia, Rete Studenti Medi, Pax Christi Modena, Tavola della Pace di Monza e Brianza, Tavola Sarda della Pace, Terra del Fuoco, Fondazione Angelo Frammartino, IPSIA, Cnca, Campagna Italiana Contro le Mine, Auser, Ass. Berretti Bianchi, Tavolo per la pace val di Cecina, A.P.S., Ass. La Gemma della vita, Movimento Nonviolento, Casa per la Pace Milano, Usciamo dal silenzio Genova, MIR, Medici contro la tortura. info@retedellapace.it

Iraq, strage continua L’anno più sanguinoso dell’ultimo quinquennio: è questa l’eredità che il 2013 lascia al popolo iracheno. Un bilancio di 7.818 morti, secondo l’Onu, in attentati e scontri tra forze governative e miliziani è il chiaro segno dell’incapacità delle autorità irachene del post-Saddam nel gestire un Paese a un passo dalla guerra civile. I tentativi di Baghdad di mantenersi distante dai problemi siriani - rimanendo nel limbo di un debole appoggio al regime di Bashar al-Assad all’interno della Lega Araba - sono falliti. A monte sta l’elevatissimo tasso di corruzione e l’incapacità di governare che affligge l’esecutivo di Nouri Al Maliki, messo a sedere sulla poltrona di primo ministro dall’amministrazione USA prima del ritiro delle truppe, alla fine del 2011. È di 370 morti, 73 dei quali civili, compresi 21 bambini, il bilancio fatto da una Ong sugli ultimi giorni di violenze che hanno sconvolto la provincia occidentale irachena di Al Anbar, dove milizie qaediste con basi sia in Iraq sia in Siria hanno lanciato un’offensiva senza precedenti negli ultimi dieci anni. Ancora, è di almeno 34 morti e decine di

feriti il bilancio delle vittime delle nuove violenze di cui è stata teatro Baghdad appena pochi giorni fa. Oltre a due autobombe che hanno provocato la morte di almeno 19 persone, scontri violenti sono avvenuti ad Abu Ghraib, ad ovest della capitale, quando un gruppo di insorti jihadisti ha assaltato un convoglio militare e l’esercito ha risposto mitragliando dall’alto con un elicottero. A ciò si aggiunge l’alto tasso di corruzione a ogni livello amministrativo (nel 2013, secondo Corruption Peceptions Index, l’Iraq è il sesto Paese più corrotto al mondo, con l’80% del denaro gestito dalla Banca Centrale scomparso in operazioni non ufficiali) e la mancata ricostruzione: l’Iraq manca di gran parte della rete idrica e di quella fognaria, di scuole e ospedali, la disoccupazione non arretra e il settore agricolo soffre per la poca acqua e l’emigrazione di molti contadini verso le città. A poco serve la ripresa del settore energetico: nel 2013 numerosi impianti petroliferi hanno riavviato la produzione (toccando quota 141 milioni di dollari in un anno), che non riesce però ad essere gestita efficacemente dal governo per la mancanza di una legge sugli idrocarburi.


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società

Edilizia scolastica Il rapporto di Legambiente ‘Ecosistema Scuola 2013’ Il 62% degli edifici scolastici sono stati costruiti prima del 1974 (anno in cui è entrata in vigore la normativa antisismica), il 37,6% ha bisogno di interventi di manutenzione urgente, il 40% non ha ottenuto il certificato di agilità, il 38,4% è stato costruito in aree a rischio sismico e il 60% non ha il certificato di prevenzione degli incendi. Questo e altro ancora dice il rapporto di Legambiente Ecosistema Scuola 2013 che ha monitorato 5.301 edifici scolastici di competenza di 94 capoluoghi di provincia. «Ancora oggi - sostiene Vanessa Pallucchi di Legambiente - non esiste un monitoraggio complessivo e sistematico dello stato di sicurezza delle scuole italiane. Per questo chiediamo che venga al più presto realizzata l’anagrafe dell’edilizia scolastica che attendiamo dal 1996, anno dell’entrata in vigore della legge 23 che la istituiva e che venga data la possibilità agli enti locali di operare in deroga al patto di stabilità per investire sulla messa in sicurezza delle scuola stesse». Ecco una ‘grande opera’ che non affascina i visionari della ‘ripresa dell’economia’. Il rapporto di Legambiente segnala anche un aspetto positivo (l’unico), e cioè la capacità di alcune amministrazioni di rinnovarsi nell’ottica dell’efficienza energetica: dal 2008 al 2013 sono aumentate dal 6,3% al 13,5% le scuole che utilizzano fonti di energia rinnovabile. L’80% ha installato impianti solari fotovoltaici e il 24,9% dispone di impianti solari termici. La percentuale media di copertura dei consumi da fonti rinnovabili è del 35,6%, con isole felici come Prato dove si arriva al 100%. Tra le regioni più virtuose ci sono Puglia (59,1%), Veneto (32,7%), Abruzzo (28,9%), Sardegna (23,8%) ed Emilia Romagna (23,6%). Altre statistiche, come sempre, confermano la disparità tra nord e sud. Trento, Prato, Piacenza, Pordenone e Reggio Emilia, per esempio, sono i primi cinque capoluoghi per qualità dell’edilizia scolastica, ed è solo alla 23esima posizione che si trova una città del centro, L’Aquila (il capoluogo abruzzese torna in graduatoria per la prima volta dopo il terremoto del 2009). Tra le grandi città si piazzano per prime Torino (13esima), Firenze (25esima) e Milano (33esima). Roma

non è stata inserita perché ormai da diversi anni presenta dati incompleti, e non è un buon biglietto da visita. La stessa disparità tra nord e sud si riscontra nel capitolo ‘investimenti’ per la manutenzione ordinaria e straordinaria (in calo ovunque): nel 2012 l’investimento medio per edificio scolastico è stato di 30.345 euro contro i 43.382 del 2011. Una diminuzione netta che dimostra quali servizi essenziali subiscono per primi i colpi della crisi, ma in ogni caso nel nord la media di investimenti per la manutenzione straordinaria è quasi tre volte quella del sud, e questo nonostante la necessità di interventi più urgenti

proprio nel meridione per la particolare fragilità del territorio (rischio idrogeologico, sismico e vulcanico). Interessanti, infine, alcuni dati sull’ecosostenibilità della vita scolastica. Il 56,9% delle scuole serve prodotti biologici nei pasti, ma una mensa su tre utilizza piatti di plastica. Meno brillanti invece le prestazioni sul fronte acqua: solo nella metà delle scuole si beve acqua del rubinetto. Quanto alla mobilità urbana, è in aumento l’utilizzo dello scuolabus (lo utilizza il 30% delle scuole contro il 25,9% del 2011). Ma questo è proprio uno di quei servizi che rischia di saltare per i tagli agli enti locali.

Imu e circoli Arci, il 17 gennaio l’incontro con i parlamentari di Francesca Chiavacci presidente Arci Firenze

Si terrà venerdì 17 gennaio, alle 18.30, l’incontro che Arci Firenze ha chiesto ai parlamentari di centrosinistra eletti nell’area fiorentina sulla vicenda dell’Imu e delle esenzioni per le attività sociali e culturali dei circoli. La richiesta di un incontro era stata inviata nei giorni scorsi dopo la dichiarazione di inammissibilità in Commissione al Senato dell’emendamento al decreto Imu che introduceva ambiti di esenzione per gli immobili in cui si svolgono attività non commerciali. Una decisione, quella della Commissione in Senato, che ha lasciato perplesso tutto il movimento associativo dell’Arci di Firenze (e, crediamo,

non solo di Firenze), che il 2 febbraio 2013 promosse la protesta della consegna simbolica delle chiavi di Circoli, Case del Popolo e Società di Mutuo Soccorso al Prefetto del capoluogo toscano. Ribadiamo che la bocciatura dell’emendamento al decreto Imu pone le nostre strutture socio-culturali in forte difficoltà. Sappiamo che la questione Imu è una questione complessa che si inserisce in un quadro di crisi economica, tra esigenze di quadratura dei conti del bilancio dello Stato e di difficoltà di milioni di persone. Ma pensiamo che la vicenda non si possa chiudere così. Le esigenze di quadratura dei conti non possono costituire una scusa per nascondere disinteresse verso Circoli, Case del Popolo e Società di Mutuo Soccorso, realtà associative che costituiscono un patrimonio e un tessuto fondamentale del nostro territorio. Auspichiamo che l’incontro possa essere utile alla soluzione della questione.


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migranti

Cie di Bari, sentenza storica: necessari lavori per garantire i diritti umani di Livia Cantore presidente Arci Bari

Con una sentenza che farà storia, un giudice civile del Tribunale di Bari ha ordinato al Ministero dell’Interno e alla Prefettura di eseguire, entro il termine improrogabile di 90 giorni e fissando la data della nuova udienza il 19 marzo 2014, i lavori necessari a garantire condizioni minime di rispetto dei diritti umani nel Cie del capoluogo pugliese. Condizioni che, ad oggi, secondo il Tribunale non ci sono. E «in caso di mancata o parziale esecuzione di quanto disposto», si legge nell’ordinanza, «tutti gli stranieri ancora trattenuti» dovranno essere «trasferiti in altri Cie». La sentenza nasce a seguito di una class action che da giugno 2012 chiede proprio la chiusura della struttura, sulla base del fatto che in essa mancano gli standard minimi per garantire la tutela della dignità umana. «La situazione attuale del CIE di Bari - nonostante alcune modifiche già apportate su richiesta del Tribunale nel 2012 - presenta ancora numerosi elementi di criticità». Secondo il

giudice Caso: «servizi igienici insufficienti; box doccia senza porte; porte blindate a chiudere ciascun modulo abitativo, tanto da limitare fortemente la libertà delle persone; finestre prive di sistemi di oscuramento; camere alloggio senza impianti di ventilazione; infrastrutture sportive, motorie e ludico ricreative insufficienti; nessun intervento volto alla riduzione del malessere e dello stato di sofferenza». Il provvedimento potrebbe essere considerato un ulteriore passo verso la chiusura del Cie di Bari, che calpesta i valori fondamentali di tutela dei diritti umani. Sono tante le argomentazioni del giudice Caso che attirano la nostra attenzione e che ci portano a riflettere su quanto accade in luoghi di reclusione come i Cie. Ne riportiamo due: i Comuni subiscono la presenza dei Cie nei loro territori senza alcuna partecipazione effettiva, pur avendo per ordinamento la rappresentanza della propria comunità per curarne gli interessi e promuoverne

lo sviluppo. I Cie vengono paragonati per la loro configurazione di struttura di costrizione e/o sofferenza, per un processo metonimico psichico e linguistico, ad Auschwitz e a Guantanamo per il passato e a Lampedusa per il presente. D’altra parte il giudice si domanda perché «i singoli ‘trattenuti’ oltre che protestare o rivoltarsi oppure darsi alla fuga ben potrebbero adire il giudice ordinario per dolersi del trattenimento». Ma appare chiaro: «Che tanto non sia avvenuto si spiega verosimilmente perchè queste persone umane, per fin troppe ovvie ragioni, versano in condizioni di evidente ‘minorata’ difesa». Dunque è accaduto adesso a Bari che un Tribunale obblighi il Ministero all’intervento di messa a norma di un Cie. Ora attendiamo la sentenza di chiusura di questa come di tutte le altre strutture di detenzione amministrativa, unico provvedimento che garantirebbe davvero il rispetto dei diritti umani.

Pala Nebiolo, la mobilitazione al fianco dei richiedenti asilo di Gabriele Rizzo circolo Arci Thomas Sankara di Messina

Il Pala Nebiolo di Messina è la reificazione di una tecnologia politica ormai consolidata, supportata da un complesso di enunciati che nell’emergenza e nell’invasione hanno rintracciato i concetti operativi per una sistematica violazione dei diritti e della dignità delle persone. L’emergenza è il grimaldello con il quale l’accoglienza dei richiedenti asilo è stata trasformata in un arcipelago di spazi semi-detentivi e di negoziazione al ribasso degli standard minimi dell’accoglienza. L’accoglienza, sempre più, è una questione di ordine pubblico, quando non una salvaguardia dell’identità e del territorio di fronte all’ ‘invasione’ dei migranti. Tuttora la tendopoli, nonostante le notizie sulla sua chiusura, continua a funzionare, e, stante il permanere del divieto prefettizio al nostro ingresso, non conosciamo ancora lo status di queste persone. 26 minori, dopo alcuni giorni, sono stati trasferiti in una struttura ponte. Nel frattempo abbiamo continuato a seguire le vicende dei richiedenti asilo trasferiti dal Pala Nebiolo al CPSA di Pozzallo. Alle condizioni di vita insostenibili all’interno del centro si aggiunge il particolare status dei richiedenti asilo provenienti dal

Pala Nebiolo, che richiederebbe un orientamento giuridico e una preparazione per l’incontro con le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale. L’inidoneità del centro di Pozzallo rischia dunque di aumentare ulteriormente i tempi della procedura di ottenimento della protezione internazionale, tempi già lunghissimi. Per questo motivo, a partire da domenica 12 gennaio, nel CPSA di Pozzallo, la maggior parte dei migranti ha iniziato uno sciopero della fame, al fine di chiedere con forza il trasferimento in luoghi più umani e più dignitosi, e per protestare contro le condizioni inaccettabili dell’accoglienza. La questione del Pala Nebiolo è stata anche, però, il luogo della pronta risposta di un movimento antirazzista. Di fronte ai cancelli del centro, durante i giorni delle mobilitazioni, militanti nativi e richiedenti asilo hanno prodotto una prepotente spinta di costruzione di una coscienza politica condivisa. Perché, di fronte a certe pratiche e retoriche assistenzialiste e paternaliste, che si accontentano di fornire pasti caldi e vestiti pesanti, che si accontentano di cullarsi nell’instaurazione di rapporti

umani amichevoli, reiterando nuove forme di potere e di dipendenza, siamo stati fermamente convinti, fin dall’inizio, che la risposta dell’antirazzismo militante potesse essere solo quella della condivisione degli strumenti (giuridici, politici, informativi) per una costruzione condivisa di una coscienza politica radicata. Come collettivo del circolo Thomas Sankara, abbiamo letto la nostra mobilitazione come battaglia al fianco dei richiedenti asilo; non come appropriazione della loro lotta, ma come supporto e strumento al servizio delle prassi e delle produzioni di enunciati delle soggettività migranti – fornendo le informazioni, gli strumenti giuridici e la lettura del territorio che potessero sostenere la loro mobilitazione. Abbiamo progettato inoltre, in seguito ai trasferimenti, un monitoraggio di circa 14 centri per richiedenti asilo (CARA e SPRAR) nei quali sono stati ‘smistati’ dal Ministero dell’Interno. Questo monitoraggio, tuttora in corso, ci consentirà di valutare il rispetto dei diritti e degli standard di accoglienza, grazie ai contatti instaurati e consolidati durante le azioni di protesta condotte insieme ai richiedenti asilo per la questione Pala Nebiolo.


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europa

#1MilionediFirme per la tassa contro la speculazione L’Europa si affanna ormai da tempo per cercare una soluzione alla crisi economica causata da comportamenti irresponsabili di chi opera nel sistema finanziario. La Campagna ZeroZeroCinque, composta da circa 50 organizzazioni della società civile italiana, ha una proposta: la Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF). Penalizzando le operazioni puramente speculative ad alta frequenza, questa tassa contrasterebbe la speculazione sui mercati finanziari e aiuterebbe coloro che hanno maggiormente sofferto le conseguenze della crisi, senza aver minimamente contribuito a generarla. A un anno dall’avvio in Europa della cooperazione rafforzata per introdurre la TTF in molti Paesi dell’Eurozona (tra cui l’Italia) c’è bisogno di dare nuova voce e nuova linfa alle tante persone

che il cambiamento della finanza lo vogliono e che credono alla necessità di una seria ed efficace regolamentazione del mercato finanziario. La finanza speculativa sposta montagne di soldi. Non costruisce nemmeno una vite, ma 24 ore su 24 cerca solo il massimo profitto. Il valore degli scambi di ‘titoli’ è immenso, rispetto a quello dell’economia che ‘fa le cose’. Lo scorso anno il valore complessivo dei derivati over the counter in circolazione sfiorava una cifra pari quasi a 9 volte il PIL mondiale. Con l’introduzione della TTF si mette fine a questo casinòfinanziario. Ma le lobby della finanza stanno lottando strenuamente per impedirne l’introduzione. Per questo la Campagna ZeroZeroCinque lancia #1MilionediFirme per la tassa contro la speculazione.

Cos’è la Tassa sulle Transazioni Finanziarie La tassa sulle transazioni finanziarie – TTF – è un’imposta estremamente ridotta, ad esempio dello 0,05%, su ogni compravendita di strumenti finanziari. Questo non scoraggerebbe i normali investimenti sui mercati, mentre è ben diversa la situazione per chi specula comprando e vendendo titoli nell’arco di pochi secondi o addirittura di millesimi di secondo e che dovrebbe pagare la tassa per ogni transazione. Il peso della tassa diventa progressivamente più alto tanto più gli obiettivi sono di breve periodo. Realizzando 100 operazioni di compravendita sullo stesso titolo si dovrebbe pagare la TTF 100 volte, il che renderebbe l’operazione speculativa economicamente sconveniente. Non solo. Il mercato dei derivati, con costi delle transazioni molto più ridotte del mercato spot, sarebbe colpito in maniera proporzionalmente maggiore. Al contrario, gli acquisti realizzati con orizzonti di lungo periodo non subirebbero effetti apprezzabili. Questo significa che piccoli risparmiatori, fondi

pensione e altri investitori istituzionali trarrebbero beneficio dall’imposta il cui peso ricadrebbe su attori altamente speculativi quali gli hedge fund. In altre parole la tassa rappresenta uno strumento di straordinaria efficacia nel contrastare il ‘casinò finanziario’ e nel riportare la finanza al suo ruolo originario: non uno strumento fine a se stesso per produrre denaro dal denaro nel più breve tempo possibile, ma un mezzo al servizio dell’economia e della società. La TTF si limita ai mercati finanziari. Altri trasferimenti, come i pagamenti per beni e servizi, le prestazioni lavorative, le rimesse dei migranti, i prestiti interbancari e ogni operazione delle banche centrali non verrebbero tassati in alcun modo. La dimensione della finanza è tale per cui anche un’imposta dello 0,05% permetterebbe di generare ogni anno un gettito di 200 miliardi di euro nella sola Europa e di 650 miliardi di dollari su scala globale, da destinare al welfare, alla cooperazione allo sviluppo e alla lotta contro i cambiamenti climatici.

Nel testo dell’appello per la raccolta firme si legge: «Mobilitiamoci per spingere i decisori politici verso una scelta giusta e radicale. Raggiungiamo 1 milione di firme e facciamo così sentire ai nostri governanti in tutta Europa ciò che vogliamo: con una piccola tassa si contrasta la speculazione e si ottengono risorse per promuovere politiche utili alle persone e al pianeta. Firmare la 1 Million Petition è un gesto che ti permette di sentirti parte di un movimento globale di cittadini che chiedono una maggiore uguaglianza, trasparenza ed equità nel mondo finanziario, per riportare la finanza al servizio dell’economia reale, cioè al servizio di tutti noi». Attualmente, sono state già raccolte circa 632mila firme. È possibile firmare (c’è tempo fino a maggio) su http://www.zerozerocinque.it/attivati

A che punto siamo? Uno strumento di riforma della finanza valido e ben disegnato è oggetto di un vivo negoziato europeo. In Italia (e in Francia) entra nel frattempo in vigore una tassa dal disegno debole e con molte lacune che verrebbe comunque armonizzata dalla TTF europea a 11 al momento della sua entrata in vigore su scala regionale. Da una parte la Commissione Europea, convinta sostenitrice della proposta, dall’altra un Ministero delle Finanze TTF-scettico, permeabile alle lobby e ai gruppi di interesse e poco intenzionato a rendere pubblico il proprio posizionamento nel negoziato europeo e, ancor più recriminabile, poco propenso alla popolarizzazione del tema e all’apertura alle osservazioni e istanze correttive della cittadinanza organizzata. La battaglia per il rafforzamento della modesta tassa italiana e per l’implementazione di una solida misura anti-speculazione in Europa è aperta! Una battaglia di civiltà a vantaggio dell’economia reale cui la finanza deve tornare a essere funzionale per il bene di tutti. www.zerozerocinque.it


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Campi Bisenzio avrà il suo Porto (delle Storie) Dal 24 al 26 gennaio l’inaugurazione del nuovo circolo Arci Campi Bisenzio, anche se non è bagnata dal mare, avrà un porto. Un porto particolare, appositamente costruito per l’approdo di storie, racconti, incontri, reti. È il Porto delle Storie. Un nuovo circolo Arci, che sorge dalle ceneri de Il Risorgimento, storica Casa del Popolo del comune dell’area fiorentina. L’intero progetto nasce dall’unione delle forze della cooperativa Macramè e della nuova associazione di promozione sociale Stazione 50013 (affiliata all’Arci), con la collaborazione di numerose realtà associative e istituzioni locali, dallo stesso comitato fiorentino dell’Arci al Comune di Campi Bisenzio e all’Istituto degli Innocenti, dall’associazione Nessun Dorma alla Società della Salute Firenze Nord Ovest e a Libera. Porto delle Storie è un bar sociale condiviso, uno spazio a disposizione di persone, associazioni, gruppi informali e artisti del territorio per organizzare e promuovere le proprie attività lavorando in sinergia. Si propone di costruire, assieme all’adiacente Centro Canapè, con e per la comunità, nuove opportunità culturali, ricreative, educative e di lavoro. Alla sua inaugurazione manca poco e i promotori del progetto hanno allestito un programma di tre giorni per iniziare questa nuova esperienza. Dal 24 al 26 gennaio prossimi infatti si susseguiranno numerosi eventi all’insegna dello spirito che anima il nuovo circolo: workshop di scrittura, laboratori per i più piccoli, musica, degustazioni bio e aperitivi, improvvisazioni teatrali e una pedalata (nel pomeriggio di domenica

26 gennaio) tra Campi Sesto Fiorentino e Calenzano. Tra gli ospiti che prenderanno parte alle tre giornate di inaugurazione anche Angela Terzani e la giornalista di Repubblica (nonché autrice del blog nonsolomamma) Claudia De Lillo. Fin dall’arredamento, è concepito come uno spazio in cui gli scaffali, le sedie, i tavoli possano raccontare la loro provenienza. E per questo, ogni arredo ha una piccola scheda allegata, per ‘farsi conoscere’. Anche i prodotti venduti nello spazio ristorazione sono prodotti con una storia, quella del commercio equo e solidale o del piccolo produttore locale, fino ai prodotti dei terreni confiscati alle mafie. Ma soprattutto ci saranno le storie di chi animerà lo spazio, i ragazzi che faranno le prime esperienze lavorative, le associazioni che riempiranno le mattine, i pomeriggi e le sere con le loro attività culturali e formative, le persone che frequenteranno il bar. Ognuno con la sua storia, ognuno con il suo modo di raccontarla. Il Porto delle Storie rappresenterà sicuramente un’esperienza preziosa soprattutto per la zona in cui sorge. Un’area che può essere definita come un vero e proprio ‘microterritorio’ urbano, privo però di spazi di socializzazione o di incontro informale, che in questi anni ha assunto connotazioni problematiche, a cominciare dal disagio sociale delle fasce giovanili. Il Porto delle Storie si trova in via Giusti 7 a Campi Bisenzio (Fi): www.portodellestorie.it firenze@arci.it

Ricominciare dalla musica Sabato 18 gennaio, a partire dalle 18 presso il circolo Arci Filippo Merlino di Sestri Ponente (GE), numerosi musicisti genovesi si attiveranno per aiutare le popolazioni alluvionate della Sardegna, in occasione dello spettacolo Ricominciare dalla musica - Cun sa musica pro torrai a incumintzai. La manifestazione musicale, promossa dal circolo in collaborazione con l’associazione culturale Limelight e con il patrocinio dal Municipio VI Medio Ponente, vedrà

alternarsi tante sonorità e atmosfere diverse, tra cover e brani originali. Sul palco Mind Cage Crew, Black Roses, Fabio Nobili, Cardiophonic, Grazia Quaranta, Outside the wall, Tropico del Blasco e Roberto Tiranti, conosciuto per le sue collaborazioni con gruppi storici come New Trolls e Labyrinth. Il ricavato della serata (ingresso 5 euro, gratuito per i bambini con meno di 10 anni) verrà devoluto alla Regione Autonoma della Sardegna.

in più RECYProcity CATANIA Il 22 gennaio alle 20.30

primo appuntamento con RecyproCity, rassegna promossa dal circolo Arci Melquiades con l’obiettivo di sensibilizzare la comunità locale sui drammatici conflitti attualmente in corso nel mondo ed in particolare sulla delicata questione cipriota. Durante la serata, in programma presso la sede di Arci Catania, ci sarà la proiezione di Sharing an island di Danae Stylianou, documentario premiato dalle Nazioni Unite come Miglior progetto 2011 nell’ambito del progetto la Engage e vincitore nel 2011 dello Stelios Award. www.arcicatania.org

cittadini onorari OSNAGO (LC) Sabato 18 gennaio

alle 17 alla sala civica Pertini di Osnago (LC) arriverà il Ministro Kyenge per conferire la cittadinanza onoraria ai bambini figli di immigrati. Arci Lecco chiede a tutti i cittadini che hanno a cuore i diritti delle persone e un futuro di pace e convivenza di partecipare e promuovere il presidio che avrà luogo alle ore 16 al circolo La Lo.Co. di Osnago per poi andare in sala civica Pertini per le 16.30. www.arcilecco.it

DOC N’ROLL TORINO Il Fluxlab presenta la quar-

ta edizione di Doc N’ Roll, il corso di cinema del reale che si terrà dal 20 gennaio al 20 febbraio per due incontri settimanali di 3 ore ciascuno. Durante il corso verranno introdotte e trattate dai professionisti del settore nozioni di regia, ripresa e produzione del documentario. Parallelamente ad esso verrà svolta la pratica su un corto documentario collettivo. La pratica del corso si svolgerà presso Arci Torino e darà la possibilità di accedere ad un tirocinio curricolare concernente un lavoro redazionale (di scrittura e/o ripresa-montaggio video) riconosciuto dall’Università degli Studi di Torino presso questo ente. www.arcipiemonte.it/torino

Odisseo PIOLTELLO (MI) Il 19 gennaio

alle 18.30 all’Arci Malabrocca ha inizio la rassegna teatrale La Malaopera, che vedrà sul palco lo spettacolo teatrale Ossideo di e con La Giostra D’origami. fb Arci Malabrocca


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il 18 gennaio

Congressi Arci

A San Polo d’Enza, ‘Storie d’amore e di confino’ per la Giornata della memoria

Le date dei congressi territoriali che si terranno nel mese di gennaio e dei congressi regionali Arci, finora segnalati:

Sabato 18 gennaio alle ore 21, alla Sala Polivalente ‘Ida Ragni Ghielmi’ di Pontenovo, San Polo d’Enza (RE), si celebra la Giornata della memoria 2014 con uno spettacolo teatrale dal tema insolito: sarà in scena Storie d’amore e di confino, monologo teatrale di e con Ruggiero Valentini, tratto da La città e l’isola di G. Goretti e T. Giartosio. Sotto il fascismo centinaia di persone, quasi esclusivamente uomini, vennero arrestate e mandate al confino perché omosessuali. Fu una vasta opera di repressione e segregazione, svolta nel massimo silenzio. A questo silenzio contribuivano anche le vittime, che, confinate ed ammonite, cercavano di occultare e far dimenticare lo scandalo che le aveva travolte. Filippo e Salvatore sono due testimonianze di quel periodo; vivono a Catania, anche se la loro storia potrebbe essere ambientata in una qualsiasi città del sud Italia. Raccontano con la loro esperienza il ventennio tra le due guerre; tra aneddoti e ricordi, dipingono una realtà a volte allegra, il più delle volte amara, per chi come loro doveva vivere la propria affettività, le storie d’amore e di sesso, in clandestinità. Il tutto pervaso da uno sfondo noir, dove l’indagine per l’omicidio di un omosessuale diventa il pretesto per attuare una repressione (ai danni di omosessuali e non solo) durata quasi dieci anni. Ritmato da basi musicali e registrazioni d’epoca,il monologo coinvolge il pubblico, restituendo i colori e le atmosfere del Sud. L’evento è organizzato dal circolo Arci Pontenovo, in collaborazione con Comune di San Polo d’Enza, Spi-Cgil di San Polo d’Enza, circolo Arcigay Gioconda di Reggio Emilia. Ingresso libero.

fb Circolo Ricreativo    Culturale Pontenovo

A Padova ‘Musica al lavoro’ Arte e impegno: questa la cifra della rassegna Musica al lavoro, promossa da Cgil e Arci Padova e giunta alla decima edizione. Dopo il primo appuntamento del 9 gennaio, dedicato a Fabrizio De Andrè, si continua il 26 gennaio quando, in occasione della Giornata della memoria, si terrà Mio angelo di cenere, spettacolo tratto dalle poesie di Mariella Mehr, autrice di origine rom, con Daniela Coelli e Fabio Turchetti, insieme alla traduttrice Anna Ruchat, per riflettere su un’etnia perseguitata dal nazismo e ancora oggi vittima di discriminazione. Il 5 marzo, come spunto di riflessione in occasione della Giornata internazionale della Donna, andrà in scena Monologhi slabbrati, con testi poetici di Stefano Raimondi interpretati da Marta Comerio. Il 20 marzo si parlerà di ius soli con Edda Pando, peruviana, tra le pioniere dell’autorganizzazione immigrata in Italia, e Marco Carini, consigliere regionale Pd in Emilia Romagna. Si chiude il 28 aprile con Eravamo in tanti, spettacolo ispirato dal diario di Eros Sequi, partigiano nelle file di Tito, con le letture di Valerio Bongiorno e musiche di Luca Garlaschelli. Tutti gli eventi, a ingresso gratuito, si terranno nel Salone Nelson Mandela, con inizio alle 21.30. fb Arci Padova

19 gennaio       RIETI 20 gennaio        FROSINONE 25 gennaio        CUNEO 25 gennaio FORLI’ 25 gennaio         TREVISO 26 gennaio SASSARI 31 gennaio PINEROLO 9 febbraio    SARDEGNA 22 febbraio PIEMONTE 24 febbraio   LAZIO 28 febbraio   CAMPANIA 1 marzo      EMILIA ROMAGNA 1 marzo   LIGURIA 1 marzo  PUGLIA 1-2 marzo TOSCANA

A Guagnano ‘Segreti di Stato’ Domenica 26 gennaio alle ore 18.30 Arci Rubik di Guagnano (LE) presenta Segreto di Stato, spettacolo teatrale liberamente tratto da Genova 01 di Fausto Paravidino, con Michele Altamura e Riccardo Lanzarone. Genova 01 è una interpretazione a puntate della tragedia. La tragedia segue ineluttabilmente il suo corso. Lo stupore si trasforma in indignazione, l’indignazione in sofferenza, la sofferenza in esigenza di comunicazione, di rappresentazione, di testimonianza. Genova 01 ha la responsabilità di ricordare il passato e fare il punto sul presente. Ingresso libero riservato ai soci Arci. fb Arci Rubik


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culturascontata i tanti vantaggi della tessera Arci

w w w. a r c i / a s s o c i a r s i . i t a cura di Enzo Di Rienzo

zanne, corazze, veleni

strategie di sopravvivenza di insetti, ragni, anfibi e rettili Genova - Museo di Storia Naturale ‘G. Doria. Fino al 15 giugno. La natura impone continue sfide agli animali: procurarsi il cibo, evitare i predatori, trovare un partner e dare vita ad una discendenza. Tra gli animali, nessuno ha sviluppato strategie di sopravvivenza più sorprendenti di molti rettili e anfibi di piccole dimensioni e soprattutto di insetti, aracnidi e altri minuscoli invertebrati. La mostra ha come punto di forza una collezione di animali vivi presentati all’interno di 16 terrari che riproducono il loro habitat naturale. www.museidigenova.it

Anni ’70. Arte a Roma Roma - Palazzo delle Esposizioni.

Fino al 2 marzo. Quasi 200 opere, di 100 autori italiani e internazionali, per raccontare l’arte di un decennio e di una città, una realtà vitale per l’intreccio di linguaggi differenti, teatro di sperimentazioni, accogliente bacino di culture visive diverse, nutrice di una propria identità e, allo stesso tempo, specchio di quanto accadeva ovunque nel mondo. www.palazzoesposizioni.it

Da D’Annunzio all’aeropittura

Arte e aviazione in Italia dalla Grande Guerra agli anni ‘30 Genova Nervi - Wolfsoniana, via Serra Gropallo, 4. Fino al 2 giugno. D’Annunzio e il volo. Le esperienze aviatorie di D’Annunzio sono ricordate, oltre che dal bozzetto di Silvio Bicchi per le decorazioni allegoriche della villa Magni a Canzo, attraverso il modello del suo aereo e una sua lettera del 14 luglio 1918. www.wolfsoniana.it

Columna Roma - Mercati di Traiano. Fino

al 23 febbraio. Comunicare l’archeologia ad un pubblico non specialista: è questa la sfida posta in occasione del compimento dei 1900 anni della Colonna Traiana. Nasce così Columna Arte Tracciati Transmedia. Una mostra non convenzionale che tramite immagini, parole e sensazioni collega passato e presente attraverso contaminazioni culturali e attuali tecnologie. La mostra è composta da due installazioni, una artistica e una multimediale, impreziosite dall’esposizione della Tabula Militaris Itineraria. www.mercatiditraiano.it

società

Giusto o sbagliato non può essere reato! Stralci dell’appello per una manifestazione nazionale l’8 febbraio a Roma Il prossimo 11 febbraio la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla legge Fini/Giovanardi, che ha prodotto decine di migliaia di arresti e la crescita dei profitti delle narcomafie. Nessun altro paese europeo ha così tanti detenuti per reati connessi alle sostanze illegali: la pesante criminalizzazione dei consumatori stride di fatto con l’impunità riservata dal nostro sistema giudiziario ad autori di reati di ben altra natura. L’Europa ha già richiamato l’Italia sulla situazione nei nostri istituti di pena e tra poco scatteranno salatissime multe. Tutto questo avviene da anni con la copertura compiacente del Dipartimento Politiche Antidroga (DPA), organo della Presidenza del Consiglio anzichè dei dicasteri più direttamente competenti in materia. Il DPA sostiene, contro ogni evidenza, che i consumatori di sostanze non sono puniti ma curati; ostacola, anche nelle sedi internazionali, le politiche di riduzione del danno; e promuove un modello bio-medico-patologico dell’uso di droghe che assimila tutte le sostanze e tutti gli stili di consumo. Dopo la caduta del governo di centro-destra che ha imposto la Fini/Giovanardi, nessuno dei successivi governi ha posto rimedio a tale drammatica situazione. Oggi, finalmente, sembra muoversi qualcosa. Dallo scorso gennaio molti tribunali, tra cui la Corte di Cassazione, hanno sospeso i processi e mandato la Fini/Giovanardi all’esame della Consulta. Le principali contestazioni che saranno all’esame riguardano l’iter della legge che, invece di essere discussa in Parlamento, è stata approvata tramite un decreto che riguardava un altro argomento (le Olimpiadi invernali di Torino 2006) e senza che ce ne fosse motivo d’urgenza; inoltre l’equiparazione delle sanzioni per droghe pesanti e leggere viola la normativa europea in proposito. Abbiamo tutti/e ben chiaro che la possibilità che la Corte Costituzionale cancelli la Fini/Giovanardi è un’occasione irripetibile, che aprirebbe scenari completamente nuovi. Per questo riteniamo necessario riunire tutte le forze, mobilitare soggetti, gruppi, attivisti, pazienti, strutture ed organizzazioni che da anni si battono per l’abrogazione di questa infausta legge, in una grande manifestazione che si terrà a

Roma l’8 febbraio. Vogliamo costruire un percorso dal basso e condiviso che focalizzi l’attenzione sui danni causati dalla Fini/Giovanardi e che sia da propulsore alle decisioni della Corte Costituzionale. Chiediamo a tutte e a tutti di aderire e far girare questo appello; di organizzare la mobilitazione a partire dai territori. Non siamo più disposti a pagare con le nostre vite e con i nostri diritti il prezzo di leggi ideologiche e repressive finalizzate a rafforzare il miliardario monopolio del commercio delle narcomafie; non siamo più disposti a veder riempire le galere di consumatori, non siamo più disposti a vedere perseguitare perfino i pazienti che usano la cannabis a scopo terapeutico. Non siamo più disposti a lasciare morire persone nelle carceri, è arrivato il momento di avanzare verso la completa depenalizzazione dell’uso personale di sostanze, iniziando dalla cannabis e dalla sua autoproduzione, come d’altronde sta già avvenendo in molti paesi del mondo. http//leggeillegale.org

arcireport n. 2 | 16 gennaio 2014 In redazione Andreina Albano Maria Ortensia Ferrara Carlo Testini Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Progetto grafico Avenida Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Impaginazione newsletter online Martina Castagnini Editore Associazione Arci Redazione | Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione | Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005 Chiuso in redazione alle 17 Arcireport è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione | Non commerciale | Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

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