Issuu on Google+

arcireport

settimanale a cura dell’Arci | anno XI | n. 28 | 16 luglio 2013 | www.arci.it | report @arci.it

20 luglio 2011: Don Gallo ricorda la morte di Carlo Giuliani

Primo, non farsi del male da soli

Verità e giustizia sono ancora lontane

A dodici anni dalla morte di Carlo Giuliani e dai drammatici eventi del G8 di Genova di Walter Massa presidente Arci Liguria

di Paolo Beni

Una cosa è certa: non è in alcun modo ammissibile che il funzionamento delle istituzioni democratiche possa essere condizionato dagli interessi di un singolo cittadino e tantomeno dalle sue vicende giudiziarie. La magistratura deve fare il suo lavoro in piena autonomia e senza interferenze, il governo e il parlamento hanno ben altro di cui occuparsi. Basterebbero queste semplici considerazioni per porre fine al surreale dibattito sui processi a carico di Berlusconi che incombono come una spada di damocle sulla testa del governo e sul prosieguo della legislatura; o per fare chiarezza sulla vicenda della sospensione delle attività parlamentari nella scorsa settimana. Ciò che è successo in realtà è presto detto: dopo che le altre forze politiche avevano posto un secco rifiuto ai toni inaccettabili e alla minaccia eversiva continua a pagina 2

Si potrebbe pensare che a dodici anni da quella straordinaria mobilitazione che si ritrovò nel Genoa Social Forum, dall’uccisione di Carlo Giuliani, e dai drammatici fatti che ne seguirono, non ci sia nulla di nuovo da scrivere. In realtà non è così, essendo ancora ben lontani da verità e giustizia. Di fronte all’arroganza dell’archiviazione del procedimento penale, Haidi, Elena e Giuliano Giuliani - a cui rinnoviamo per l’ennesima volta, la nostra vicinanza e il nostro grande affetto - nei giorni scorsi hanno imboccato la strada del procedimento civile: l’obiettivo è quello di sempre, ottenere che avvenga un esame serio dei fatti, al di là delle fantasiose ricostruzioni con cui è stata a suo tempo decisa l’archiviazione. Non è cosa da poco, anche perché in qualche modo ‘l’intoccabile’ Arma dei Carabinieri sarà finalmente oggetto di indagine.

È infatti dal ‘defender’ dei carabinieri - quello che poi è passato due volte sul corpo del giovane - che è partito il colpo che ha ucciso Carlo. Ed è stata una illegittima carica a freddo dei carabinieri sul corteo, ancora ben lontano dal limite concordato con la questura, a far scattare la legittima reazione dei manifestanti, circostanza questa ribadita anche dalla sentenza del procedimento sugli scontri. Non è questa la sede per approfondire il tema delle cause dell’intoccabilità della ‘benemerita’, ma certo lo è per denunciarne l’intollerabilità in uno stato di diritto. Altra notizia, questa volta passata pressoché sotto silenzio, é la richiesta di archiviazione per 222 denunce presentate da altrettante vittime della violenza poliziesca (in cui con poliziesca, lo ricordiamo, si intende di celerini, carabinieri e finanzieri). continua a pagina 2


2

arcireport n. 28 | 16 luglio 2013

segue dalla prima pagina

segue dalla prima pagina

di bloccare il parlamento da parte di alcuni esponenti del Pdl, questo ridimensionò le sue pretese limitandosi a chiedere una breve sospensione dei lavori per riunirsi, cosa prevista dalle prassi parlamentari. Il giorno successivo la Camera lavorò a pieno ritmo recuperando il tempo perso e approvando oltretutto importanti provvedimenti. Tutto qui. La cosa non meriterebbe altri commenti se non per la sua pessima gestione sul piano della comunicazione da parte del Pd, e per le polemiche strumentali con cui altre forze hanno tentato di cavalcarla. Perché non dire con chiarezza che in quell’atto ragionevole e di buon senso non c’era alcuna resa ai ricatti della destra? Perché dare la percezione di essere sotto schiaffo e rassegnarsi a fare il capro espiatorio delle tensioni che attraversano il centrodestra? Perché rischiare di far esplodere al proprio interno le contraddizioni che dovrebbero essere di altri? La sinistra non può permettersi nessun cedimento rispetto all’esigenza di tenere separato il programma di governo dalle vicende che coinvolgono Berlusconi o altri esponenti della destra. Deve ricordarsi di essere la forza più rappresentativa in parlamento e seguire anzitutto la propria bussola, lavorare per incidere con più efficacia nell’azione di governo orientandola verso il cambiamento atteso dal paese, recuperare la connessione sentimentale coi suoi elettori. Un conto è augurarsi che le turbolenze di questi giorni non mettano in discussione la stabilità del governo, altro è farsi prendere dalla sindrome di chi diventa più realista del re. È bene che il governo prosegua il suo lavoro per fare le cose che si è impegnato a fare nell’interesse del paese, ma non è detto che le forze della sinistra debbano sostenerlo a qualunque condizione e a prescindere dai risultati. Il governo di servizio è lì per servire all’Italia, non per mantenere in vita Berlusconi. Se le condizioni venissero meno si dovrebbe verificare la possibilità di una diversa maggioranza e di un nuovo governo, com’è normale in un sistema parlamentare. E solo dopo eventualmente tornare al voto, non senza aver prima cambiato questa oscena legge elettorale. C’è ancora molto da fare per governo e parlamento, nel rispetto delle diverse competenze. Intanto sarà bene che la sinistra eviti di farsi del male da sola.

A chiederle sono tre dei quattro pm che hanno seguito le grandi inchieste (Diaz, processo ai manifestanti e Bolzaneto) dovendo fare anche in larga parte il lavoro della questura, come ha spiegato il pm Zucca: «Persino la sentenza assolutoria di primo grado ne ha spiegato il perché, stigmatizzando l’atteggiamento omertoso della polizia durante l’in-

presidenza@arci.it

anniversariog8

chiesta e il processo, che ha ostacolato l’accertamento della verità». Questa è solo parte delle cose che si potrebbero dire. Ma forse bastano per invitare tutti ad essere, ancora una volta, in piazza Alimonda sabato 20 luglio e, più in generale, per stimolare una riflessione sullo stato della legalità nel nostro paese. walter.massa@arci.it

Per non dimentiCarlo

Le iniziative organizzate a Genova Carlo Giuliani avrebbe oggi 35 anni. Sulla sua uccisione, come su tante altre vicende di quel drammatico luglio 2001, non è stata fatta giustizia. Anche per questo, sin dal 2002 Arci Liguria contribuisce con impegno e convinzione all’organizzazione delle iniziative per non dimentiCarlo e per continuare a chiedere Verità e Giustizia:

VENERDì 19 LUGLIO

ore 11.30 sede del Comitato Verità e Giustizia per Genova, via Monticelli 25r Conferenza stampa di presentazione: - Programma delle due giornate. - Campagna dell’Osservatorio repressione per l’amnistia sociale e censimento delle denunce penali a carico dei movimenti. - Libro Non si archivia un omicidio di Giuliano Giuliani.

SABATO 20 LUGLIO

ore 10,45 Sala S. Agostino, Piazza Sarzano Il Comitato Verità e Giustizia per Genova organizza un incontro pubblico: Fra diritti globali e attacco al dissenso. Appunti sulla democrazia reale in Italia, in Europa, nel mondo Partecipano: Vittorio Agnoletto, ex portavoce Genoa social forum

Enrica Bartesaghi, presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova Italo Di Sabato, Osservatorio repressione Haidi Giuliani, Comitato Piazza Carlo Giuliani Turi Palidda, Università di Genova Sergio Segio, curatore del Rapporto sui diritti globali 2013 (Ediesse) Coordina: Antonio Bruno.

dalle ore 14 Piazza Alimonda

Presidio per non dimentiCarlo con le parole di Teresa Mattei, della partigiana Chicchi e di don Andrea Gallo e la musica di Alessio Lega Contratto Sociale Gnu-Folk Jacopo LRB Genova Luca Lanzi Malasuerte Fi*Sud Marco Rovelli Renato Franchi e l’Orchestrina del Suonatore Jones Marika&Pierugo

ore 21.30 CSA Pinelli, via Fossato Cicala 22 Cena sociale, prenotazione obbligatoria: torneocalciocarlogiuliani2013@yahoo.it

DOMENICA 21 LUGLIO

dalle ore 10 Impianto Sportivo Cà de Rissi (via di Pino, 35) GeMolassana Torneo Carlo Giuliani 2013 squadre di calcio a 5

ore 19

Fine torneo e premiazione dei partecipanti

ore 21 Piazza Alimonda

Partenza della Fiaccolata verso la scuola Diaz


3

arcireport n. 28 | 16 luglio 2013

mia

Chiude il XIX Meeting Internazionale Antirazzista Tante le novità, alcune positive, altre da perfezionare di Gianluca Mengozzi presidente Arci Toscana

Un’edizione per alcuni versi ‘spiazzante’, da imputare ad alcune novità (certamente migliorabili, ma non negative) nel formato, capace però (comunque e come sempre) di lasciare linee di lavoro per la prossima stagione. A cui purtroppo si aggiunge una conclusione segnata dal nuovo e furioso assalto razzista ad opera della Lega che, nel tentativo si nascondere le sue difficoltà, rispolvera in grande stile tutta la sua artiglieria razzista. In questo quadro sintetico possiamo inscrivere il Meeting Antirazzista 2013 (edizione numero 19). E allora per fare alcune considerazioni partiamo proprio dall’uscita di Calderoli contro la Ministra Kyenge. Quanto accade in questi giorni è il simbolo di un Paese che a fatica riesce a capire chiaramente che l’era del cattivismo nei confronti dei migranti ha prodotto danni e non è assolutamente in grado di pensare al futuro della società italiana. E quindi ci viene da dire che c’è ancora parecchio da lavorare. In questa brutta vicenda registriamo comunque un aspetto positivo: la disponibilità della Regione Toscana, manifestata dal Presidente Rossi nel corso dell’Assemblea nazionale sui diritti di cittadinanza a cui ha preso parte la stessa Ministra per l’Integrazione, a sostenere il lavoro dell’associazionismo antifascista e antirazzista, anche sul fronte legale, mettendo a disposizione

le strutture dell’Avvocatura Regionale. Sul piano dei contenuti, possiamo mettere in evidenza almeno due questioni. La prima è l’allargamento sul fronte europeo, così come dichiarato in sede di presentazione dell’edizione 2013 del

MIA, della battaglia per la cittadinanza e i diritti dei migranti e delle seconde generazioni attraverso il rilancio della campagna L’Europa sono anch’io per una mobilitazione che si articoli nell’anno che precede le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. La seconda è l’intesa tra associazionismo, sindacati e organizzazioni di categoria per creare un percorso comune di lotta al caporalato. E su questo punto, si è presentata forte l’esigenza di immaginare proposte per valorizzare le esperienze di produzione agricola libere dallo sfruttamento dei lavoratori migranti nelle campagne. Una particolare valutazione si impone riguardo alla nuova formula del Meeting.

Dal MIA solidarietà a Cécile Kyenge Calderoli lasci ogni incarico L’Arci, nell’ultima giornata del Meeting Antirazzista 2013, ha espresso solidarietà alla Ministra Cécile Kyenge per l’attacco ignobile e razzista sferrato dall’esponente leghista Calderoli. L’Arci chiede con forza le dimissioni di Calderoli da vicepresidente del Senato, ritenendo indegno che tale personaggio rivesta una carica così importante, e annuncia che sta valutando gli estremi legali per presentare una denuncia per istigazione al razzismo (o per discriminazioni razziali), così come previsto dalla legislazione italiana e da quella

europea. L’Arci crede altresì che sia stata superata ogni misura e che l’esponente leghista dovrebbe ritirarsi a vita privata. L’associazione organizzatrice del Meeting Antirazzista segnala inoltre che la Regione Toscana, facendo seguito alle dichiarazioni del presidente Enrico Rossi nel corso dell’incontro al Mia di venerdi 12 luglio sullo ius soli con la Ministra Cécile Kyenge, si è già detta disponibile a sostenere tramite l’Avvocatura regionale l’eventuale denuncia di Arci.

Per la prima volta il Meeting si è presentato in modalità ‘diffusa’. Non più all’interno di un’area verde come la Cecinella, ma disseminata in vari luoghi della città. La scelta, dettata anche da motivi economici, ha generato sicuramente un disorientamento per i partecipanti storici alla manifestazione. E altrettanto certamente questa nuova veste ha bisogno di essere perfezionata. Ma questa scelta ha portato con sé almeno due elementi da non sottovalutare. Da un lato ha consentito (a cominciare dai concerti in piazza) che molte persone incrociassero il Meeting e il suo messaggio molto di più rispetto al passato. Dall’altro, per la prima volta il MIA ha avuto ‘fisicamente’ un contatto e una vita in simbiosi con un circolo (nello specifico caso, il circolo Arci II Risorgimento), che, non è mai inopportuno ricordarlo, è alla base del sistema Arci tutto, più di qualsiasi altra cosa. Ripetiamo, tutto è migliorabile, così come molto è da rinnovare. Ma il prossimo anno cadrà la 20esima edizione del Meeting Antirazzista. Sarà un’edizione che dovrà, per forza di cose, incrociare passato e futuro del lavoro antirazzista della nostra associazione e nel nostro Paese, ma l’elaborazione e l’organizzazione potranno partire dal tentativo che si è appena concluso, e dal quale, pensiamo, non si può tornare indietro. meeting.arcitoscana.it


4

arcireport n. 28 | 16 luglio 2013

esteri

Luci e ombre della transizione in Egitto di Raffaella Bolini

La situazione in Egitto rimane tesa, ma per ora non scivola verso gli scenari peggiori. Le ultime manifestazioni dei Fratelli Musulmani si sono svolte senza incidenti, dopo le decine di morti dei primi giorni. Appelli alla riconciliazione nazionale arrivano dal presidente ad interim Mansour Adly e dal grande imam sunnita Al-Azhar. Il premier incaricato Hazem el Beblawi cerca di includere anche i Fratelli Musulmani nel governo provvisorio a cui sta lavorando. Al contempo però il presidente Mansour incassa una dura serie di critiche alla Dichiarazione Costituzionale con la quale ha annullato la controversa Costituzione, estorta a colpi di maggioranza dai Fratelli Musulmani, e ha indicato la road map per la transizione. Il percorso prevede l’insediamento entro pochi giorni di una commissione costituzionale da lui nominata, che dovrà scrivere la nuova proposta di Carta Costituzionale, la quale verrà di nuovo sottoposta a referendum. Poi si terranno le elezioni parlamentari e presidenziali. Ad accusare Mansour di essersi assunto il controllo di tutti gli strumenti di verifica sul lavoro per la Costituzione, oltre che naturalmente i Fratelli Musulmani, sono anche i democratici del Fronte di Salvezza Nazionale guidati da Mahamud El Baradei. La loro gigantesca raccolta di firme per le dimissioni di Morsi, e la

altrettanto oceanica mobilitazione del 30 giugno ha dato lo scossone alla crisi egiziana e ha spinto l’esercito a quel ‘golpe’ o ‘impeachment popolare’ sulle cui caratteristiche tanto si discute. Ora accusano il presidente di aver fatto le sue scelte venendo meno agli accordi presi, senza aver consultato le forze politiche e giovanili che hanno fatto la seconda rivoluzione. Anche i cristiani copti avvertono con preoccupazione di vedere nella Dichiarazione Costituzionale addirittura dei passi indietro rispetto alla libertà di culto e di religione. Morsi nel frattempo è agli arresti. A suo carico, la Procura ha annunciato di aver ricevuto denunce per spionaggio, incitamento all’uccisione di manifestanti, e danneggiamento dell’economia. Gli sviluppi della situazione, dunque, sono incerti. E, confidando che il conflitto si trasferisca tutto sul livello politico senza ritorno alla violenza, sono queste le fasi in cui maggiore dovrebbe essere l’attenzione della comunità internazionale e dei democratici, a fianco delle forze progressiste. Perché è nelle fasi transizionali che le condizioni per un futuro democratico si realizzano o si arenano, come in Egitto è già successo durante la prima transizione. Poche cose, ma chiare, devono succedere - come chiede la Rete Euromed per i Diritti Umani. Le forze armate devono tornare al loro

ruolo normale. Una inchiesta deve essere promossa per investigare sull’uso della violenza nei giorni intorno al 30 giugno - da chiunque perpetrata, con una speciale focus sulla violenza sessuale contro le donne. La chiusura arbitraria dei media e di partiti politici non è accettabile. Anche se la giustificazione è l’incitazione alla violenza, che va condannata, ci sono regole e garanzie che vanno rispettate. Nessuno può essere detenuto solo per le sue opinioni, e la Magistratura deve essere il solo potere in grado di emettere giudizi in processi equi. La libertà di espressione e la indipendenza della Magistratura non possono essere limitati. In ultimo, ma certo non per importanza, va riconosciuto il ruolo essenziale della società civile nel processo di costruzione della democrazia. Alle organizzazioni sociali va garantita indipendenza e autonomia. All’Egitto della transizione serve attenzione, assistenza e sostegno – perché accadano le cose giuste e non quelle sbagliate. Questo è il compito anche dell’Unione Europea, dei singoli governi. E anche il ruolo che spetta alla società civile progressista. Stare in finestra a guardare e dare giudizi non serve a nessuno. L’Egitto è troppo importante per non provare a far sì che questa volta le cose vadano nella direzione che la rivoluzione (una e due) merita.

Parlamentari per la pace

Il primo Forum Sociale Iracheno

È stato presentato alla stampa l’intergruppo dei parlamentari per la pace, a cui partecipano 70 deputati sia di maggioranza che di opposizione. Ne fa parte anche il presidente dell’Arci e deputato indipendente del Pd Paolo Beni. Nel’incontro è stato sottolineato l’impegno affinché il disarmo, la prevenzione dei conflitti e la promozione della pace e della cooperazione internazionale siano obbiettivi ispiratori delle politiche del paese nelle relazioni internazionali. È stata sottoneata anche l’importanza della pluralità del gruppo, nel quale le differenze fra le forze politiche non impediscono di convergere su obbiettivi comuni: dalla battaglia sugli F35 alla legge di ratifica del trattato Onu sul commercio delle armi, alla riconversione ad usi civili dell’industria bellica, alla revisione del modello di difesa e del ruolo delle forze armate, alla riforma della legge sulla cooperazione internazionale. Da tutti è stata ribadita la volontà di mantenere un confronto costante con le associazioni e i movimenti pacifisti. È stato infine presentato il sito http://parlamentariperlapace.it, che raccoglie le informazioni sulle iniziative parlamentari che riguardano questo tema.

Il Comitato Internazionale di Solidarietà del Forum Sociale Mondiale (di cui fa parte anche l’Arci) sta sostenendo la preparazione del primo Forum Sociale Iracheno, che si svolgerà a Baghdad dal 26 al 28 settembre 2013. Uno degli obiettivi chiave dell’ISF (Iraqi Social Forum) è costruire pace e giustizia e superare ogni forma di violenza in Iraq. Il semplice fatto che l’ISF sia programmato nonostante la recente ondata di attentati è in se stesso una sfida e un modo di sconfiggere la violenza, dimostrando che pace e sicurezza sono possibili in un altro Iraq. I membri del Comitato Internazionale di Solidarietà con l’ISF condannano fermamente i recenti atti di violenza, così come hanno sempre condannato le guerre imperiali imposte ai civili, che pagano sempre il prezzo più alto. Condannano in particolare gli attacchi a difensori dei diritti umani e giornalisti, e gli odiosi atti che recentemente in Iraq hanno preso di mira bambini e giovani mentre praticavano sport e altre attività pacifiche.


5

arcireport n. 28 | 16 luglio 2013

festivalestivi

I Festival estivi targati Arci GIOIA ROCK FESTIVAL Il circolo Arci Lebowski di Gioia del Colle (BA), in collaborazione con Rockerella, presenta la IV edizione del Gioia Rock Festival, festival della rete Momart Network, che si terrà il 19 e 20 luglio nella consueta location dell’area antistante il Palazzetto dello Sport ‘Pinuccio Capurso’ di Gioia del Colle. Il Festival per la prima volta sarà articolato in due giornate; la serata inaugurale sarà dedicata interamente al progetto Rockerella, con performances live di band gioiesi, affiancate sul palco da vecchie glorie della musica di Gioia del Colle. Ad esibirsi nella serata di venerdì 19 luglio saranno nell’ordine: The Snogs feat Giuseppe Mastromarino, Volti oppressi, Vegans feat Carmelo Malvaso, Marcoelaband/R.Lozito feat Leo U’Rus, Gianvito Ventimiglia feat Gianni Rosini, Occhioterzo, C.F.F. e il Nomade Venerabile feat Mario Marinoni.

La serata ospiterà come prima nazionale lo spettacolo di Paolo Benvegnù, ex leader degli Scisma e ora affermato cantautore, che proporrà un live set in duo affiancato dai C.F.F e il Nomade Venerabile. La seconda serata, oltre alla tradizionale esibizione dei tre finalisti del bando di concorso per band emergenti M.a.c. 1.3, rispettivamente Karma In Auge (Taranto), Yellow (Bari), Zoodimondo (Modugno), che si contenderanno un buono spesa equivalente a 500 euro in strumenti musicali, sarà conclusa dall’esibizione della storica band napoletana 99 Posse, che porterà a Gioia del Colle il proprio tour in occasione del ventennale del loro celebre disco d’esordio Curre Curre Guagliò. arcilebowski@gmail.com

eleva festival Anteprima in grande stile, sabato scorso al Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia con Eleva Preview, anticipazione del festival dedicato alla musica elettronica che andrà in scena dal 31 agosto al 7 settembre. Una festa caratterizzata dalla presenza di contenuti visivi, come il Video Mapping Show dei The Lumiere Brothers, da contenuti artistici ed installazioni, come quelle di Atelier Raggio di Luce, e da contenuti culturali come le letture dei Filosofi Cinici. Saranno quattro differenti location a ospitare la settimana dell’Eleva festival: il Centro Internazionale ‘Loris Malaguzzi’,

l’ex Centrale Elettrica, Campovolo – Arena FestaReggio e il circolo Arci Tunnel. Si tratta di un vero e proprio festival che riunirà artisti di fama nazionale e internazionale nel segno della musica di qualità, un’esperienza di alto livello culturale dove il divertimento si unisce all’obiettivo di valorizzare alcuni spazi della città. Gli artisti confermati per l’Eleva Festival al momento sono: Massive Attack djset/Daddy G, Benoit & Sergio/Live, Hercules & Love Affair djset/Andy Butler, Steve Bug, Blawan, Silvie Loto, Dumbo Gets Mads/ Live, Wolther Goes Stranger/Live, Nerd Flanders, S.Boyz, Alexander Cherry e Matteo Cabassi.

MURGIA SUMMERFEST Continuano gli appuntamenti del primo Murgia Summerfest, organizzato dall’Arci Standby Santeramo fino al 2 agosto a Sant’Eramo in Colle (BA). Continua il viaggio musico-culturale, immersi nei tipici paesaggi dell’aperta Murgia, con Elfolk e Davide Berardi in programma il 18 luglio. Elfolk è un gruppo che ripropone in maniera fresca, trainante e soprattutto con un forte impatto ritmico scenico e sonoro, un repertorio tradizionale di folk irlandese che miscela le antiche atmosfere di jigs e musica celtica a potenti e travolgenti ballate folk, facendo riferimento alle rivisitazioni dello storico gruppo irlandese The Dubliners e ad altri maestri significativi per l’irish. Un viaggio che oltre la tradizione e la sua rivisitazione ri-

percorre anche le tappe della ricerca e della citazione: non mancano infatti riferimenti testuali o musicali ad artisti che pur non irlandesi, hanno attinto da questa favolosa ed antica tradizione per le proprie composizioni. Ingresso gratuito. www.murgiasummerfest.it

Mama africa meeting Dal 29 luglio al 4 agosto torna il Mama Africa Meeting, festival di musica e danze dall’Africa occidentale. L’ottava edizione, dedicata ad Alex Bottoni, vuole rinnovare la tradizione di accoglienza e di ristoro per tutti coloro che ne condividono lo spirito. Una nuova sede presso Il Nido di Filetto, in via

San Genesio a Filetto di Villafranca (MS), una struttura baricentrica rispetto a tre piccole perle lunigianesi: i comuni di Villafranca, Bagnone e Filattiera. Oltre ai tradizionali corsi, sono in programma dibattiti, proiezioni, reading e coreografie. Il 31 luglio alle 21 ci sarà la tavola rotonda su La Lunigiana e l’assistenza ai rifugiati politici, mentre il 2 agosto sempre alle 21 dibattito su La condizione femminile in Africa e presentazione del progetto di contrasto alle mutilazioni genitali femminili in Niger. mamaafrica.it


6

arcireport n. 28 | 16 luglio 2013

lampedusa

Lampedusa: un laboratorio mediterraneo?

Molti i partner coinvolti nel progetto ‘Mediterranean Networking: step one Lampedusa’ promosso dalla Fondazione Anna Lindh Federica Araco Babelmed

È possibile pensare a un’azione turistica integrata basata sui reali bisogni del territorio e dei suoi abitanti e capace di fornire nuovi strumenti per scoprire e valorizzare il patrimonio locale? Come restituire in immagini, musica e parole la complessità di un’isola composita e stratificata? Si possono individuare e decostruire le rappresentazioni distorte e stereotipate create da un’informazione approssimativa, allarmista e strumentalizzata? Queste le domande alle quali hanno cercato di rispondere le associazioni coinvolte in Mediterranean Networking: step one Lampedusa con laboratori, interventi artistici e workshop teatrali. «Il progetto è un’esperienza pilota della rete italiana della Fondazione Anna Lindh per il dialogo tra le culture - racconta Carlo Testini, coordinatore nazionale delle politiche culturali dell’Arci - Lampedusa è un’isola straordinaria di bellezze naturali ma anche il luogo di passaggio di migliaia di persone in cerca di protezione e di migliori condizioni di vita. Per questo i temi centrali del nostro intervento sono stati il turismo responsabile, la partecipazione dal basso e le migrazioni». Territorio reale e simbolico del confronto/incontro/scontro con l’alterità, l’isola è negli ultimi anni diventata l’emblema del progressivo irrigidimento normativo delle politiche migratorie italiane ed europee. «Si è spesso parlato di ‘invasione’, della presenza sull’isola di ‘gente pericolosissima’ in riferimento ai migranti sbarcati o soccorsi in mare - spiega Giusy D’Alconzo di Amnesty

International - questa ‘retorica dell’odio’ è funzionale alla detenzione illegittima dei migranti nel CIE, ai respingimenti aerei e via mare. Per non parlare della crisi umanitaria creata dal governo italiano durante e dopo le primavere arabe». Questo piccolo lembo di terra pietrosa adagiato sul 35° parallelo soffre di un isolamento geografico aggravato da un senso di abbandono da parte dello Stato. Non c’è l’ospedale e spesso dalla terraferma non partono le navi che trasportano posta, cibo, benzina, acqua potabile. Tutto questo influisce sulle relazioni tra gli ‘stranieri’ e i locali, che difficilmente partecipano alle attività organizzate da altri sul loro territorio durante la stagione turistica. E, benché l’inverno garantisca maggior risalto e

partecipazione alle iniziative proposte, le uniche realtà a farne tesoro sono state finora Libera, Amnesty International e Legambiente. «Ci sono isole che sono più isole delle altre - spiega il sindaco Giusi Nicolini - noi abbiamo l’aeroporto e siamo piuttosto conosciuti, ma la distanza è tale da farci vivere come in un mondo a parte. Questo isolamento ha influito anche sulla scarsa partecipazione da parte degli abitanti a questi laboratori». Punto dolente del progetto, il difficile coinvolgimento della cittadinanza è un insegnamento da cogliere per le iniziative future immaginate in sinergia tra le diverse associazioni, locali e non, che in questi giorni hanno potuto conoscersi e confrontarsi. E un’opportunità di crescita e reciprocità preziosa per tutti.

La rete italiana della fondazione La rete italiana della Fondazione euro-mediterranea Anna Lindh per il dialogo tra culture è una delle più vaste nel Mediterraneo. Sono centinaia le organizzazioni aderenti, con competenze e modalità di lavoro molto diverse. Un mondo ricchissimo di saperi e di energie che possono davvero costruire una piattaforma di iniziativa culturale sui temi dell’incontro tra i popoli. Certo, in questi tempi difficili non è facile investire tempo e risorse in ambiti così complessi e considerati distanti dalle emergenze sociali dell’oggi. Per questo il progetto Mediterranean Networking: step one Lampedusa promosso dalla rete italiana e sostenuto dal segretariato della Fondazione è stato un esperimento articolato ed importante per costruire

maggiore conoscenza della rete affrontando le difficili dinamiche che si sviluppano nell’isola. Le tappe del progetto sono state tutte interessanti ed hanno affrontato i temi più importanti legati a dialogo e convivenza. Il ruolo dei media nel raccontare i fenomeni migratori, come la creazione artistica può essere un ambito di azione per promuovere dialogo e incontro tra diversità, quanto il turismo responsabile può aiutare a costruire un’altra idea di un territorio problematico. Questo ‘step one’ ha creato le condizioni per un progetto più ambizioso che coinvolga più organizzazioni e rafforzi i legami con le reti albanese e tunisina, già partner di questo interessante percorso. testini@arci.it


7

arcireport n. 28 | 16 luglio 2013

migranti

Campagna di visite parlamentari 2013 La società civile lasciata alla porta, le violazioni dei diritti continuano Strumento privilegiato della gestione dell’immigrazione e dell’asilo, la detenzione dei migranti continua a svilupparsi all’interno dell’Unione europea e ai suoi confini meridionali e orientali. I trattamenti inumani e degradanti sono una costante. Queste violazioni dei diritti restano per lo più nascoste: si fa di tutto affinché questi luoghi e le persone detenute siano tenuti lontani dalla società civile e dai media. La campagna di visite che si è tenuta dal 26 marzo al 26 aprile 2012 ha permesso di dimostrare ancora una volta la volontà delle autorità di controllare, se non impedire, questo sguardo esterno che preoccupa. A seguito dell’interrogazione fatta da sette parlamentari europei a marzo del 2013 a proposito de «l’accesso delle organizzazioni non governative e dei media ai centri di detenzione e del diritto all’informazione», la Commissione europea ha ricordato che «i rifiuti ripetuti, senza giustificazioni obiettive, di autorizzare le visite dei centri di detenzione pregiudicherebbe il diritto delle ONG consacrato dall’articolo 16, paragrafo 4 [della direttiva ‘rimpatri’] e potrebbe essere considerato come una violazione». Una nuova campagna di visite parlamentari, a sostegno delle rivendicazioni di Open Access, è stata lanciata il 24 aprile scorso al Parlamento europeo. Diversi parlamentari si sono mobilitati per effettuare delle visite, rinforzare così il controllo e dare visibilità ai problemi legati alla detenzione dei migranti. Attraverso queste visite si intende incoraggiare l’evoluzione delle legislazioni europee e nazionali in direzione del rispetto dei diritti. Nella maggior parte dei casi, le autorità nazionali rifiutano l’accesso ai giornalisti e impongono regole estremamente restrittive alle associazioni. Talvolta anche le visite dei parlamentari sono sottoposte a limitazioni. La campagna di visite realizzata quest’anno non fa eccezione. Il bilancio è tutt’altro che soddisfacente. Dinieghi d’accesso pretestuosi e assenza di risposte da parte delle amministrazioni sono il segno della volontà degli Stati di gestire la detenzione dei migranti evitando il controllo dell’opinione pubblica. In Francia, il 13 maggio, l’europarlamentare Hélène Flautre ha visitato da sola il centro di detenzione di Mesnil-Amelot. I due giornalisti che l’accompagnavano non sono stati autorizzati ad entrare. A Mesnil, sono particolarmente preoccupanti la mancanza di informazione dei detenuti sul perché si trovino lì e il dete-

rioramento dei locali. Ancor più preoccupanti, le espulsioni di stranieri malati e le difficoltà dei detenuti di contestare le motivazioni della reclusione. Il 28 giugno scorso è stato rifiutato l’accesso ai giornalisti anche al centro di Marsiglia, con decisione del Ministero dell’interno. Due parlamentari francesi sono quindi entrate da sole nel centro, dove si sono verificati diversi incidenti. I detenuti non hanno libero accesso all’acqua e le misure di isolamento sono correntemente utilizzate anche per chi soffre di disturbi mentali. La prossima visita sarà al centro di detenzione di Lione. In Spagna, il 10 maggio scorso, orga-

nizzazioni e giornalisti non hanno potuto accedere al ‘centro di internamento per stranieri’ (CIE) di Aluche (Madrid). L’accesso è stato accordato soltanto a quattro rappresentanti politici. Anche al CIE di Barcellona (28 giugno), i deputati sono potuti entrare, ma non i giornalisti.Contro questi due centri pendono diverse denunce per abusi sui detenuti, ma l’opacità persiste, nonostante il giudice di sorveglianza del CIE di Barcellona abbia stabilito il diritto delle ONG e degli avvocati a entrarvi liberamente. In Italia, per rifiutare l’accesso delle associazioni a cinque aeroporti, il Ministero dell’interno ha dichiarato che gli stranieri in attesa di respingimento sono ‘ospitati’ nei locali della polizia di frontiera per il tempo necessario all’attuazione del provvedimento. Non si tratterebbe, quindi, di luoghi di detenzione e pertanto non varrebbero le stesse regole rispetto all’accesso delle associazioni. Alla fine, tre aeroporti saranno visitati, a Roma, Palermo e Bari, ma soltanto da parlamentari. Il monitoraggio dei ‘centri di identificazione ed espulsione’ (CIE) nell’ambito della campagna nazionale LasciateCIEntrare prosegue con la partecipazione di avvocati, giornalisti, rappresentanti della società civile, consiglieri regionali e comunali. Una visita del Presidente della Commissione speciale per i diritti umani del Senato al CIE di Ponte Galeria è prevista nei prossimi giorni. La campagna ha denunciato la riapertura dei CIE di Santa Maria Capua Vetere (Caserta)

e Palazzo San Gervasio (Potenza), chiusi nel 2011. In Belgio, una parlamentare aveva chiesto di visitare il ‘centro chiuso’ di Bruges accompagnata da una giornalista. L’Ufficio stranieri ha rifiutato l’autorizzazione. Ha quindi visitato da sola questo centro in cui i migranti non godono di alcuna intimità, devono restare negli spazi comuni durante le ore diurne e dormono in venti in piccole camerate. Le famiglie sono separate. Al di là delle condizioni di accesso, non possiamo che constare che la situazione nei centri per stranieri è immutata: condizioni di detenzione di tipo carcerario e violazioni dei diritti fondamentali. In Libano, Migreurop ha chiesto di poter accedere a due prigioni e un commissariato dove molti migranti sono detenuti. Si attendono le risposte delle autorità competenti. Secondo le statistiche del Ministero della Giustizia, nel 2012 il 10% dei detenuti nelle prigioni libanesi lo erano per motivi legati all’entrata e al soggiorno irregolari. Della prigione di Roumieh si è parlato nel 2011 in occasione di violente rivolte al suo interno. Le condizioni di detenzione sono difficili anche a causa del sovraffollamento. A Zahlé si tratterebbe di visitare una prigione femminile per studiare le problematiche specifiche delle donne migranti detenute. Infine, centinaia di migranti ‘illegali’ sono detenuti in un commissariato nel centro di Beyrouth, utilizzato come luogo di detenzione di lunga durata. 500-600 persone vi sono ammassate per settimane, se non mesi in celle situate sotto un ponte, senza luce del giorno e accesso a spazi esterni. È molto difficile accedervi anche per gli avvocati. Ulteriori visite in questi paesi sono previste per luglio e settembre, come pure in Germania, a Cipro e in Bulgaria.

notiziaflash matera Dopo l’Assemblea delle associazioni ed organizzazioni antirazziste dei migranti, promossa a Firenze il 6 luglio scorso dall’associazione Prendiamo la parola, il 19 luglio a Matera si terrà un incontro con i movimenti antirazzisti e per i diritti dei migranti nel sud Italia. Appuntamento presso Palazzo Lanfranchi dalle 17.30 alle 19.30. assembleantirazzista6luglio@gmail.com


8

arcireport n. 28 | 16 luglio 2013

informazione

RCS: uno scontro che può cambiare gli equilibri dell’editoria e la qualità della nostra democrazia di Sergio Bellucci esperto di comunicazione

Il 14 settembre sarà un giorno importante non solo per gli equilibri nell’editoria del nostro paese, ma anche per la qualità della nostra democrazia. In quel giorno, infatti, i rapporti tra tra i soci del gruppo RCS, il gruppo che controlla il Corriere della Sera, il quotidiano più importante del paese, saranno stati regolati dopo un braccio di ferro durissimo che ha visto protagonisti, da un lato il capo della Fiat e, dall’altra, mister Tod’s. Uno scontro aperto non solo dall’impossibilità di mantenere in vita gli equilibri che caratterizzavano il patto di controllo esistente tra i vecchi proprietari, ma anche dalle divergenti strategie politiche ed economiche della borghesia italiana. La tenuta del patto di sindacato del Corriere era uno di quegli accordi, tra le principali famiglie del capitalismo italiano, che miravano a garantire una sorta di ‘controllo pubblico’ del quotidiano di via Solferino. La crisi aperta dall’amministratore delegato, che ha richiesto una ricapitaliz-

zazione della capogruppo RCS con ben 421 milioni di euro dopo un riassetto che ha visto la vendita di prestigiose e storiche testate , è stato solo il casus belli. Un segnale chiaro che gli equilibri all’interno del vecchio mondo dell’editoria erano definitivamente saltati e che, sia le aziende del settore, sia il precario equilibrio che esisteva tra la tv e la carta stampata, erano soltanto un ricordo. Ma il cambio del pacchetto di controllo del Corriere della Sera significa molto di più del semplice controllo di una testata, se pur autorevole. È il segnale di quale cordata dei poteri economici si sia messa alla testa di un processo politico e imprenditoriale. Occorre tenere presente che la famiglia Agnelli possiede già il controllo di un dei più importanti quotidiani italiani, La Stampa e se, con il rastrellamento delle azioni RCS di queste settimane, dovesse arrivare a detenere il pacchetto di controllo del Corriere della Sera, ci troveremmo in una nuova fase di concentrazione del potere mediatico

in un paese già provato dal controllo monopolistico della televisione. Paradossale è il silenzio della politica. In uno dei gangli fondamentali del ginepraio informativo del nostro paese si svolge uno scontro senza precedenti, che potrebbe modificare per un lungo periodo la qualità di quel bene prezioso, in una democrazia, che è l’informazione e la politica sembra restarsene a casa. Nessuno che apra un dibattito serio sullo stato delle aziende del settore, sempre più ricattate dalla crisi e dalla fragilità delle imprese del web. Sembrerà strano, in un’era di comunicazione che ingolfa anche le nostre anime, ma la vicenda della battaglia per il controllo del più grande quotidiano italiano segnala che la carta stampata gioca ancora un ruolo importante nell’indirizzare il dibattito politico e culturale del nostro paese. Almeno questo le classi dirigenti lo sanno e, mentre il silenzio regna sovrano nella politica, l’establishment lotta per il controllo di quello che influisce sulla democrazia reale del paese.

Nella trasmissione Rai ‘Il viaggio’, il conduttore Pippo Baudo falsifica la verità su via Rasella e le Fosse Ardeatine La dichiarazione dell’Anpi Abbiamo appreso, con sdegno, quanto è stato detto - a proposito di via Rasella e delle Fosse Ardeatine - nel corso della trasmissione di lunedì 8 luglio su Rai 3, in prima serata, nel programma Il viaggio, condotto da Pippo Baudo; ed abbiamo apprezzato il pronto intervento dell’Anpi di Roma, con esatte puntualizzazioni. I tentativi del conduttore Pippo Baudo, pubblicati sulla stampa nazionale, di attenuare e ‘chiarire’ sono stati, in un certo senso, peggiori del male, perché alla fine si è avallata ancora la tesi della responsabilità dei partigiani per quanto è avvenuto, a Roma, in quel tragico marzo del 1944, insistendo nella deformazione dei fatti e nella formulazione di giudizi oltraggiosi e sommari. L’Anpi nazionale tiene a ricordare agli ignari e a coloro che vogliono dimenticare o deformare la realtà: che l’azione condotta dai partigiani (fra cui Bentivegna e Capponi) è stata riconosciuta come «legittima azione di guerra» da due sentenze della Cassazione, pronunciate

rispettivamente in sede penale e civile; che da tutti gli atti dei processi risulta con chiarezza che non ci fu nessun avvertimento preventivo, né fu offerta alcuna possibilità per i partigiani di assumersi la responsabilità di salvare vite umane, per la semplice ragione che – invece – i comandi tedeschi decisero di comunicare la notizia dell’eccidio alle Fosse Ardeatine solo dopo l’esecuzione; che i Gap che operarono dopo l’8 settembre, erano ‘gruppi d’azione patriottica’ e non possono essere confusi con i ‘gruppi armati proletari’, costituiti dai terroristi molti anni dopo; che infine Bentivegna non è mai stato parlamentare, mentre è assolutamente pacifico che a lui fu assegnata una medaglia d’argento ed alla Capponi una medaglia d’oro proprio per le azioni compiute nella Resistenza, a Roma e altrove; che, infine, alcune delle affermazioni effettuate nel corso della trasmissione anche dal Direttore del Mausoleo delle Fosse Ardeatine sono state definite ‘false’ da una sentenza del

2007 della Corte di Cassazione. L’Anpi nazionale ritiene indispensabile che vengano effettuati un preciso chiarimento e una reale precisazione dei fatti nel corso della stessa trasmissione o in qualsiasi altra forma pubblica, per ristabilire la verità. A questo fine formula una precisa richiesta indirizzata non solo ai protagonisti della recente vicenda, ma anche al Presidente e al Direttore generale della Rai; richiesta che sarà proposta anche in modo formale, riservandosi l’Anpi – in caso contrario – di esperire ogni necessaria azione a tutela dell’immagine e dell’onore dei partigiani, come espressamente richiesto e previsto dallo Statuto dell’Associazione. Non può, non deve essere consentito, infatti, di infangare l’onore e l’immagine di partigiani combattenti, il cui contributo alla lotta di Liberazione è stato ampiamente e definitivamente riconosciuto, al di là di ogni mistificazione e di ogni strumentalizzazione. www.anpi.it


9

arcireport n. 28 | 16 luglio 2013

terzosettore

Dati Istat: la crescita del non profit è un dato che non si può più ignorare Un commento di Pietro Barbieri, portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore Il mondo del non profit cresce e si diversifica, dimostrandosi il più dinamico del sistema produttivo italiano. Lo hanno confermato i primi risultati del 9° Censimento Istat su imprese, pubblica amministrazione e non profit che hanno registrato 301.191 istituzioni non profit attive in tutta Italia, con un incremento pari al 28% rispetto all’ultima rilevazione del 2001. «Un dato positivo e decisamente significativo - dichiara Pietro Barbieri, portavoce del Forum del Terzo Settore - che dimostra quanto il terzo settore sia diffuso, radicato e forte nel nostro Paese». I dati dell’Istat hanno fotografato un settore che conta sul contributo lavorativo di 681mila dipendenti, 270mila

lavoratori esterni, 5mila lavoratori temporanei e 4,7 milioni di volontari. «Numeri rilevanti - prosegue Barbieri che confermano il peso che il nostro mondo ricopre nel tessuto economico, sociale, culturale e produttivo del nostro Paese e che ribadiscono il ruolo importante che

ha per la sua tenuta, specialmente in questo momento di crisi, e per garantire un nuovo modello di sviluppo nel quale, ci auguriamo, il welfare venga valorizzato come una risorsa sulla quale investire». «Un terzo settore che contribuisce al rilancio dello sviluppo e della tenuta della coesione delle comunità - conclude il portavoce - deve essere accompagnato da segnali forti di riconoscimento. Ci auguriamo un salto di qualità da parte delle forze politiche che devono essere in grado di cogliere e valutare con la stessa nostra attenzione il valore di questi numeri, mettendo in atto un cambio di rotta rispetto al passato e restituendoci forti segnali di riconoscimento che non possono più tardare».

Un paese in profonda trasformazione Una sintesi dei dati del 9°censimento Istat Industria e servizi, Istituzioni e non profit Il mondo del non profit cresce e si diversifica, la Pubblica Amministrazione perde addetti, il settore delle imprese subisce trasformazioni nel contesto della crisi e della globalizzazione. A confermarlo sono i risultati del 9° Censimento Istat su Industria e servizi, Istituzioni pubbliche e Non Profit. Alla rilevazione hanno partecipato oltre 300mila organizzazioni non profit, 13mila istituzioni pubbliche e un campione di 260mila imprese. Il dinamismo interno al sistema è rappresentato anche da un fenomeno peculiare che emerge dall’indagine: l’effetto ‘sostituzione’ tra un settore e l’altro in termini di occupazione e unità economiche. Se, da una parte, diminuisce l’occupazione dipendente nell’istruzione e nella sanità e assistenza sociale pubblica, dall’altra aumenta contestualmente nelle stesse attività economiche il numero degli addetti nel non profit e nelle imprese (rispettivamente +13mila e +148mila). Una conferma del progressivo ampliamento dei servizi di mercato chiaramente misurato dal Censimento. Al 31 dicembre 2011 le organizzazioni non profit attive in Italia sono 301.191, con un incremento del 28% rispetto al

2001, anno dell’ultimo censimento nel settore. Il non profit cresce soprattutto nel Nord e nel Centro Italia, con punte più alte di attività in Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Lazio. Il settore conta sul contributo lavorativo di 4,7 milioni di volontari, 681mila dipendenti, 270mila lavoratori esterni e 5mila lavoratori temporanei. Nel tessuto produttivo italiano, il non profit occupa una posizione significativa: il 6,4% delle unità economiche attive. Il settore della cultura e dello sport assorbe il 65% del totale delle istituzioni non profit, seguito dai settori dell’assistenza sociale, delle relazioni sindacali e di rappresentanza, dell’istruzione e ricerca. Il peso della componente non profit nell’assistenza sociale è significativo anche in termini di occupazione. Quasi la metà dei dipendenti impiegati nelle istituzioni non profit è concentrata in Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna. Diminuisce il numero delle istituzioni pubbliche che, al 31 dicembre 2011, sono 12.183, il 21,8% in meno rispetto alla precedente rilevazione del 2001. La riduzione è legata a una serie di interventi normativi e di processi di

razionalizzazione che hanno portato negli anni alla trasformazione di enti da diritto pubblico a diritto privato e all’accorpamento tra istituzioni diverse. Nel 2011 i lavoratori attivi della PA sono poco più di 2,8 milioni, 116mila i lavoratori esterni, 11mila i lavoratori temporanei, 69mila i volontari impegnati nelle amministrazioni pubbliche, al netto dei militari e degli appartenenti alle forze di polizia. Tra gli enti locali, sono i Comuni ad aver subito la più forte contrazione del numero di addetti (-10,6%), un po’ meno si registra nelle Regioni (-8,6%). Tendenza opposta si osserva, invece, in Valle D’Aosta, Sicilia e Provincia autonoma di Trento che hanno visto aumentare il numero degli addetti in rapporto alla popolazione. La diminuzione del personale dipendente (-24,8%) si riscontra anche nelle Altre istituzioni pubbliche (Camere di Commercio, ordini e collegi professionali, università ed enti di ricerca). Significativa anche la contrazione (-14,2%) del numero di addetti negli Organi costituzionali, a rilevanza costituzionale e nelle amministrazioni dello Stato: Ministeri, Agenzie dello Stato, Presidenza del Consiglio. www.istat.it


10

arcireport n. 28 | 16 luglio 2013

società

Gioco d’azzardo, subito una legge Il tempo è scaduto, occorre approvare al più presto una legge che regolamenti realmente e in modo rigoroso la diffusione del gioco d’azzardo nel nostro paese. È questo il messaggio che arriva dall’incontro promosso da Mettiamoci in gioco, campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo e dal cartello ‘Insieme contro l’azzardo’ a cui hanno partecipato parlamentari di vari schieramenti e diversi esponenti degli enti locali. L’appuntamento – dedicato a Mario Castaldi, il diciottenne suicidatosi qualche giorno fa per aver perso i risparmi nel gioco d’azzardo, ultima vittima di un fenomeno fuori controllo – ha permesso di individuare una serie di punti condivisi in vista di una normativa in materia. La campagna – promossa da Acli, Adusbef, Alea, Anci, Anteas, Arci, Auser, Avviso Pubblico, Cgil, Cisl, Cnca, Conagga, Federconsumatori, FeDerSerD, Fict, Fitel, Fondazione Pime, Gruppo Abele, InterCear, Libera, Shaker - pensieri senza dimora, Uisp – ha avanzato queste proposte: eliminazione del termine «ludopatia» dagli atti pubblici, da sostituire con il termine, assai più corretto, di «gioco d’azzardo patologico»; divieto di introdurre nuovi giochi con vincite in denaro; completare, entro due

mesi, il percorso di inserimento del gioco d’azzardo patologico nei Livelli essenziali d’assistenza garantiti dallo stato; istituzione di un fondo per la prevenzione, cura e riabilitazione finanziato per un terzo dalla riduzione delle somme destinate alle vincite, per un terzo dagli introiti dei concessionari e per un altro terzo dallo stato; impedire l’accesso ai giochi da parte dei minorenni prevedendo l’obbligo di presentazione della tessera sanitaria; stabilire una serie di norme per ridurre drasticamente i messaggi ingannevoli e tutelare i minorenni e le fasce più deboli; assegnare un potere di regolamentazione agli Enti locali rispetto all’esercizio del gioco (autorizzazioni,

orari, luoghi…); istituzione di un Osservatorio nazionale sulle dipendenze da gioco d’azzardo patologico presso il ministero degli Affari sociali, a cui devono partecipare anche esponenti dei Sert e del terzo settore più rappresentativo; prevedere attività di formazione specifica per operatori dei Sert, dei Servizi di salute mentale e del privato sociale e, sui rischi dell’azzardo, per gli esercenti dei giochi; definire un complesso di limitazioni, divieti e obblighi connessi ai luoghi del gioco per ridurre i rischi di dipendenza (tempo minimo di partita, presenza di orologi nelle sale, limiti per il fumo identici a quelli vigenti in tutti gli altri locali…); armonizzazione del prelievo fiscale per i diversi giochi, oggi tassati in modo spesso radicalmente, e ingiustificatamente, differente. «La campagna - ha affermato il portavoce don Armando Zappolini - è pronta a cooperare con l’intergruppo parlamentare appena costituito per arrivare ad avere, finalmente, una legge sul gioco d’azzardo degna di questo nome. L’incontro avuto ci fa ben sperare. Anche se l’assegnazione della delega sul gioco d’azzardo ad Alberto Giorgetti rimane una ferita aperta, rispetto alla politica, perché assolutamente inopportuna».

Aprire il carcere si può di Patrizio Gonnella Presidente Antigone

La ex Cirielli è la legge che contiene norme in materia di prescrizione e di recidiva. Ex perché a Cirielli non piaceva la parte che riduceva per alcuni reati i tempi di prescrizione. Lui voleva solo infierire sui recidivi, e così la disconobbe. La ex Cirielli fu approvata nel 2005 e da alcuni fu ribattezzata ‘ammazza Gozzini’. I detenuti nel 2006, a sei mesi dall’indulto, erano scesi a meno di 40mila. Nel frattempo però la ex Cirielli aveva impedito ai recidivi (soprattutto immigrati e tossicodipendenti) l’accesso ai benefici penitenziari e alle misure alternative. I detenuti sono così saliti a 66mila per colpa di quella legge, nonché della Fini-Giovanardi, delle norme sulla immigrazione, degli eccessi normativi e operativi di custodia cautelare e di altre idiozie penali. Per anni abbiamo invocato l’abrogazione di quella legge nella parte sulla recidiva. La sua cancellazione è anche uno dei capisaldi delle tre proposte di legge di iniziativa popolare - 3leggi.it - per le quali stiamo raccogliendo le firme. Ebbene, sembrava

che l’abrogazione delle legge sulla recidiva fosse impossibile. Anche nel campo democratico le cautele si sprecavano. Nel frattempo, le condizioni delle persone detenute sono andate progressivamente deteriorando a causa del sovraffollamento e dell’assenza di spazi minimi vitali nelle carceri. Dopo vari ricorsi alla Corte europea dei diritti umani, l’Italia viene finalmente condannata: entro maggio 2014 deve essere risolto il nodo del sovraffollamento in modo da restituire dignità alle persone recluse. Così pochi giorni fa con decreto legge viene abrogata la ex Cirielli proprio nella parte sulla recidiva. Nel frattempo la Camera approva un disegno di legge che estende la detenzione domiciliare e introduce ‘ la messa alla prova’. Vien da dire allora che se alcune cose si possono fare senza particolari sconvolgimenti, perché non fare altri passi in avanti nel nome dell’equità sociale e penale? Perché non abrogare la madre di tutti i problemi carcerari ovvero la legge sulle droghe? Perché non modificare le norme

sulla custodia cautelare oppure togliere di mezzo quelle sulla immigrazione? Non ci si spaventerà mica delle reazioni di Carlo Giovanardi o di Fabrizio Cicchitto? Antigone, con molte organizzazioni, ha pronte tre proposte di legge su tortura, carceri e droghe e fa appello a tutte le forze politiche perché le mettano subito in discussione e le approvino così come sono. Siamo certi che anche in questo caso non vi saranno reazioni penal-populiste. Infine va ricordato che i problemi del carcere non sono tutti legati al sovraffollamento, che talvolta è utilizzato come giustificazione per avallare l’inerzia. Nei giorni scorsi il ministro della Giustizia ha nominato una Commissione per gli interventi in materia penitenziaria e ha chiamato a presiederla Mauro Palma. «Le celle vanno aperte e il carcere va riempito di occasioni di responsabilizzazione». Mauro Palma ha ragione. Non c’è ragione per cui un detenuto debba trascorrere nell’ozio 20-22 ore al giorno in celle maleodoranti. Aprire le celle si può fare subito.


11

arcireport n. 28 | 16 luglio 2013

legalitàdemocratica

‘Coltivare i frutti della legalità’, campo antimafie a Isola del Piano La testimonianza dei volontari

Nel territorio provinciale di Pesaro-Urbino già da due anni tante ragazze e tanti ragazzi hanno realizzato significative esperienze formative attraverso la partecipazione attiva ai campi e ai laboratori della legalità democratica promossi e organizzati a livello nazionale da Arci, Cgil e Spi con Libera, che hanno rappresentato e rappresentano una straordinaria occasione di diffusione di cultura della legalità e del senso civico. In quest’ottica gli organizzatori – con l’importante contributo della Rete degli Studenti Medi e dell’Unione degli Universitari – hanno maturato il proposito ambizioso ma concreto di strutturare a livello locale un appuntamento collettivo di formazione e di promozione della cultura della legalità rivolta agli studenti medi e universitari, con l’intento di recuperare parte del bagaglio di esperienze e buone pratiche maturato negli ultimi anni e reinvestirlo sul territorio. Si è quindi scelto di organizzare dal 12 al 16 luglio un fitto calendario di attività formative e laboratoriali – non disgiunte da alcune di carattere manuale riconducibili alle opere di manutenzione e ristrutturazione – per un gruppo complessivo di 30 studenti ospitati nell’area campeggio appositamente allestita per l’occasione, collocando tali attività nell’ambito delle strutture presenti nel Comune di Isola del Piano (PU), dove attualmente si trovano i principali beni confiscati alla criminalità organizzata presenti nella Regione Marche. È opportuno, infatti, ricordare che l’ANBSC (Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata) indica, al 7 gennaio 2013, la presenza nel territorio della Provincia di Pesaro/Urbino di 14 beni su 24 presenti nelle Marche, tra immobili e aziende, sequestrati/confiscati alla criminalità organizzata, di cui ben 6 nel solo territorio del Comune di Fano. L’evento – denominato Coltivare i frutti della legalità – rappresenta un nuovo, ulteriore contributo di Arci per diffondere sul territorio provinciale e regionale una cultura fondata sulla legalità e sulla giustizia sociale, che possa efficacemente contrapporsi alla cultura della violenza, del privilegio e del ricatto, dimostrando così che è possibile contribuire a rafforzare una realtà sociale ed economica fondata sulla pratica della cittadinanza attiva e della solidarietà.

GIOCHI DI MARE In Sicilia, la ribellione di ogni giorno al dominio della mafia arriva in spiaggia. Sconzajuoco è il lido di Capaci gestito da una cooperativa nata nel movimento Addiopizzo per proporre un’idea diversa di viaggiare. Il lido è nato dal recupero di una spiaggia abbandonata, con il chiosco di prodotti pizzo-free, arredi

eleganti ricavati da meteriali di riciclo, la biblioteca, le iniziative culturali e sportive. E naturalmente sdraio, lettini e ombrelloni a prezzi popolari. Cosa significa Sconzajuoco? Scombina giochi, quelli di Cosa Nostra http://comune-info.net/2013/07/inviaggio-senza-pizzo/

la città dei narratori la legalità a teatro. un progetto dell’arci pontI di memoria ‘Legalità’. Parola affascinante quanto abusata; parola di cui tutti son bravi a riempirsi la bocca ma pochi si soffermano a pensare cosa essa comporta, nelle piccole cose quotidiane e nelle decisioni importanti di ognuno di noi. In un momento in cui molte parole sembrano aver perso il loro significato ‘pratico’ o, per dirla con Gianrico Carofiglio, sono state ‘manomesse’, noi sentiamo il bisogno di ‘cominciare da capo’, di riportare alla luce un concetto che non può, non deve essere appannaggio di ‘pochi’ o di ‘eroi’. Attraverso l’arte del teatro e della musica proponiamo un percorso di storie, di narrazioni secondo noi esemplari. Storie di personaggi che si rivelano ‘eccezionali’ solo perché è diventato ‘normale’ quello che normale non dovrebbe essere. Storie di mafia ma anche di coraggio, tragedie ma anche speranze, perché anche la parola ‘normalità’ assuma, un domani , un significato nuovo , sinonimo della ‘legalità’ da cui noi, oggi, vogliamo ripartire. Il progetto dell’associazione Arci Ponti di memoria e di Luca Maciacchini propone quattro spettacoli per non dimenticare. Uno è Giorgio Ambrosoli, scritto da Michela Marelli (che ne cura anche la regia) e Serenella Hugony Bonzano, con musica e canzoni di Luca Maciacchini. Ricostruisce la vicenda umana e professionale dell’avvocato milanese, basandosi sulla testimonianza dei familiari e sui più importanti testi scritti sulla vicenda, utilizzando la formula del teatro-canzone. Un altro è Il paese della vergogna di Daniele Biacchessi e i Gang. Biacchessi, giornalista e presidente di Arci Ponti di memoria, racconta le grandi stragi che hanno insanguinato l’Italia tra il ’44 e il ’93 dal punto di vista degli esiti giudiziari, con gli occhi di chi ancora aspetta giustizia. E ancora Mafie in pentola, di Tiziana Di Masi. Lo spettacolo nasce dalle esperienze e dai viaggi di Andrea Guolo e dell’autrice sui terreni confiscati alle mafie. Un intreccio tra lotta alle mafie, teatro gastronomico e impegno per il recupero della memoria storica. Infine Nomi e cognomi infami, di Giulio Cavalli: storie di persone normali diventate ‘eccezionali’ perché hanno deciso di non piegarsi alle ingiustizie e ne hanno pagato le conseguenze.


12

arcireport n. 28 | 16 luglio 2013

daiterritori

L’Arci di Torino a congresso

‘C’è bisogno di un guscio solido in cui riporre un’idea sana di futuro’ di Giangi Parigini presidente uscente Arci Torino

Dal 2005 ad oggi tante persone hanno partecipato al lavoro del comitato di Torino, tante hanno dato un contributo per un evento, per una stagione. Un’idea comune appartiene a loro, come a tutti noi, ed ha continuato, negli anni, a incrociarsi con la vita di tanti, permettendo di lasciare qualcosa a questa associazione, di prendere qualcosa. Questa è la logica che ha guidato il comitato torinese nella sua crescita: al centro le persone, perché le persone sono l’Arci. Abbiamo interpretato una strategia di lungo periodo senza la quale avremmo rischiato di sprecare risorse, di non utilizzare le migliori energie e dunque di perdere opportunità. Per costruire una nuova Arci bisognava lavorare dalle fondamenta. E così abbiamo fatto. Ogni impianto è stato smantellato e ricostruito a regola d’arte; ogni muro è stato ridisegnato; oggi vediamo il risultato nell’architettura della nostra organizzazione, finalmente solida, condivisa e pronta a nuove sfide. Non è una caso che in questi otto anni il nostro comitato abbia avuto una crescita numerica costante (da 30mila a 80mila

soci). Questa crescita è il frutto di tanti piccoli grandi gesti che hanno dato nuova identità all’associazione. In primis non siamo più stati la cinghia di trasmissione di nessuno e il nostro riaffermare l’indipendenza dalla politica dei partiti ha ribadito un rapporto di autonomia. Abbiamo dato spazio a giovani e anziani, donne e migranti per esprimere un’idea comune di appartenenza che è il nostro modo di ‘fare politica’. Abbiamo creduto in una mobilitazione sociale autonoma dalle rappresentanze politiche e istituzionali, per influire attivamente sulla città; il movimento No Tav e la battaglia per l’acqua pubblica ne sono esempio. Siamo stati etichettati da insigni giornalisti come «residuato ludico di una sinistra che non c’è più, spacciatori di alcool, localari camuffati», ma a queste facili provocazioni non abbiamo ceduto, continuando a rimanere presidi di resistenza democratica. Tutto questo ha generato decine di migliaia di contatti, ha reso attrattivo e partecipato il nostro mondo, e anche disposto ad accettare nuove sfide e interpretare nuovi bisogni: le difficili risposte al precariato,

il senso di solidarietà rispetto all’odierna povertà dilagante. Un primo passo verso il cambiamento è stato fatto in questi otto anni rovesciando gli schemi di governo dell’associazione, che oggi è pronta per un altro passo avanti, un passaggio di testimone che è frutto di un lavoro di confronto e di stimolo reciproco. È stata proposta una nuova squadra al governo dell’ associazione, una squadra di giovani (il 70% del nuovo direttivo ha meno di 35 anni). È questa la grande sfida che si è voluta giocare al congresso: possono le giovani generazioni, nel rispetto della nostra storia comune, realizzare un’organizzazione attuale, contestuale? La filiera che unisce soci, circoli, associazioni, comitato si può rinvigorire con loro? Saranno in grado di interpretare un idea d’appartenenza, che è ricchezza per tutti? Io sono sicuro di sì. Diamo dunque il via al rinnovamento necessario, mettendo tutti insieme a disposizione cuore e sentimenti, sogni e speranze, perché questa associazione ha bisogno di un guscio solido in cui riporre un’idea sana di futuro. . parigini@arci.it

Intervista al neopresidente Ugo Zamburru Dopo la bella esperienza del Caffè Basaglia, la presidenza di Arci Torino. Quanto di quell’esperienza porterai in questo nuovo ruolo? L’apertura del caffè Basaglia è legata a una serie di parole chiave: inclusione, partecipazione attiva, sostituzione del ruolo passivo con un protagonismo concreto. In termini pratici ha significato convincere una trentina di persone a diventare azionisti monetari del ‘sogno caffè Basaglia’ senza alcuna garanzia di rientro, ma solo con la prospettiva di partecipare a un progetto sociale scommettendo sulla sua sostenibilità economica (oltre 200mila euro per la messa a punto del locale: siamo stufi che i luoghi dei diritti umani siano fatiscenti,vogliamo posti belli che ci facciano sentire importanti, parafrasando il grande regista Ken Loach «vogliamo il pane, ma anche le rose!»); motivare una quindicina di uomini e donne a passare i week end offrendo le loro competenze tecniche per mettere a posto i locali abbassando in questo modo i costi del 50% (saldatori, elettricisti, semplice mano d’opera etc.). Abbiamo reso attuali le parole di Martin Luther King: «Il sogno di un singolo resta un sogno, il sogno di molti diventa una realtà». L’inclusione al motto di «Il circolo di chi non ha voce ( gli esclusi) e di

chi sente le voci ( i pazienti psichiatrici)» ha prodotto l’assunzione a tempo indeterminato di 4 persone con gravi patologie psichiatriche, creando i presupposti per un luogo di mescolanza, scambio di identità, conoscenza. Man mano che il progetto diventava concreto si allargava il numero delle persone che si avvicinavano dimostrando che la speranza è legata ai risultati. Se il macrocosmo ricapitola il micro, partecipazione, speranza, inclusione, trasparenza, creatività e indipendenza economica sono le parole d’ordine che dal caffè Basaglia porto in dote al comitato Arci Torino. Avrete un direttivo ‘giovane’. Come il rinnovamento generazionale si tradurrà in pratica concreta del comitato? I giovani sono i più colpiti dalla crisi economica e valoriale e necessitiamo della loro conoscenza dei canali comunicativi sia tecnici sia emotivi per ridistribuire la mappa della speranza sui nostri circoli territoriali. Se il neoliberismo ha bisogno di disgregare il tessuto sociale per trasformare il mondo in un supermercato di sempre più difficile accesso, i nostri circoli si pongono come luoghi fisici d’incontro per ribaltare questa logica attraverso la mescolanza e la contami-

nazione. Il direttivo giovane è l’energia per incanalare i processi di cambiamento. La mancanza di retropensiero, le competenze e l’aggiornamento legato alle lauree recenti o ai vari master, con particolare attenzione all’economia sociale e alla gestione di competenze tecniche per scrivere progetti sono elementi che possono arricchirci. La possibilità di non essere messi ai margini con una assoluta assenza di orizzonti, tipica della condizione giovanile, viene ribaltata dall’essere messi in ruoli di protagonismo: una chance da giocarsi insieme per dimostrare che l’essere giovani non è una categoria astratta. I giovani scelti sono uomini e donne che si offrono e vengono sceltiperlelorocapacitàindividuali:coniugare freschezza, aggiornamento, entusiasmo di chi arriva con l’esperienza di noi ‘vecchietti’ può funzionare se sapremo miscelare i due elementi, e questo avverrà se saremo capaci di creare un clima di fiducia reciproca, cosa che si dice sempre, ma in realtà non facile da attuare. L’arte di trovare nuove forme di relazioni tra di noi sarà la base e il collante di tutto il resto. Inoltre, l’aver realizzato una transizione partecipata e in accordo con il gruppo dirigente uscente, ci permetterà di coniugare nuove e vecchie competenze, base necessaria per una crescita strutturata.


13

arcireport n. 28 | 16 luglio 2013

IL 18 e 19 luglio

Torna a Prato ‘Avanti Attori!’, la rassegna di teatro civile e sociale del circuito Arci Teatro Torna Avanti Attori!, rassegna teatrale promossa dall’Arci di Prato in collaborazione con Arci Toscana e Arci Teatro, che presenta lavori di teatro civile e sociale portati in scena da compagnie e gruppi attivi nel circuito Arci in tutta Italia. Arrivata al terzo anno, la rassegna si presenta con un’edizione speciale, una due giorni tutta toscana che vedrà rappresentati sul palco del cortile del Terminale Cinema di via Carbonaia i lavori di due compagnie della regione. Il primo appuntamento è giovedì 18 luglio con Viaggiatori. Una storia, tante diversità: ancora in viaggio, una produzione del Laboratorio Amaltea di San Casciano, per la regia di Dimitri Frosali, con Samuel Osman e Simone Petri. Lo spettacolo, realizzato in collaborazione con l’Arci di Firenze, è un monologo tratto da Ulisse da Baghdad di E. E. Schmitt, che permette di scoprire se stessi attraverso gli occhi di un giovane iracheno costretto a fuggire da Baghdad in guerra. Nonostante la presunta Liberazione americana. Il suo viaggio verso l’agognata libertà in Inghilterra ricorda il viaggio di Ulisse, visto in una comparazione in cui vengono mostrate le contraddizioni di un occidente sempre più chiuso e diffidente verso ‘gli altri’. Venerdì 19 luglio sarà invece in scena la compagnia Blanca Teatro di Carrara con Cosa mia. Desdemona, Antonia e le altre, una produzione Occupazioni Farsesche / Blanca Teatro, con il contributo di Spi Cgil Toscana, per la regia di Virginia Martini, con Antonio Branchi e la collaborazione tecnica e artistica di Matteo Procuranti. Cosa mia indaga le ragione della violenza degli uomini sulle donne. Violenza sessuale, domestica, psicologica, sociale. In scena un uomo. Solo. Si interroga, attraverso le voci di molteplici personaggi, sulle origini e sulle cause di un rapporto malato fin dal principio, fino da Adamo ed Eva. Uno spettacolo sulla possibilità di reagire, di opporsi, di innescare quel cambiamento culturale che metta al bando le disparità, i pregiudizi e l’ignoranza che tra le mura domestiche, sul posto di lavoro, a scuola, per strada, rendono le donne vittime sacrificali di una cultura maschilista, patriarcale, bigotta. www.arciprato.it

Guido Catalano all’Arci Calypso Il 19 luglio nella sede dell’Arci Calypso di Sava (TA) andrà in scena Piuttosto che morire mi ammazzo, reading di e con Guido Catalano. Uomo di teatro e poeta, Catalano porta in giro i suoi spettacoli itineranti, reading giocosi e ironici, vitali e zeppi d’amore. Ancora oggi, dopo anni e dopo più di milioni di parole scritte, lette e recitate, si interroga su cos’è o chi è un poeta: «Si può fare i poeti senza essere poeti? Si può non fare i poeti ed esserlo? Cosa significa essere poeta? Qual è la differenza tra essere poeta e fare il poeta? Il pessimo poeta è comunque poeta in quanto poetizza? Chi lo dice, sa di esserlo? E soprattutto chi può dirlo? Ecco, questa è solo una piccola percentuale delle domande che mi pongo da anni prima di andare a letto o mentre faccio la pipì nei bagni dei bar che frequento». Appuntamento alle 20.45 con l’aperitivo a kilometro zero e a seguire lo spettacolo. Ingresso gratuito. fb Arci Calypso Sava

daiterritori ARCI PESARO E URBINO

Il nuovo numero di ManifestArci È stato pubblicato ManifestArci. La Voce dell’Arci di Pesaro e Urbino. Le copie del giornale sono a disposizione presso la sede del comitato provinciale a Pesaro e presso tutti i circoli del territorio provinciale. Il giornale è on line all’indirizzo www.arcipesarourbino.it

Cinemallaperto con Arci Rubik Il circolo Arci Rubik di Guagnano (LE) organizza la prima edizione di Cinemallaperto, rassegna di cinema itinerante per le vie del paese. L’idea nasce dalla volontà di unire lo spirito di aggregazione proprio del cinema, all’antica usanza, un tempo diffusa nei nostri borghi, di combattere la calura estiva sedendosi a semicerchio davanti all’uscio di casa. Muri bianchi, spazi aperti e piazze libere diverranno arene estive nelle quali rivivranno alcuni gioielli del cinema italiano: I vitelloni, Un borghese piccolo piccolo, Il sorpasso, Nuovo Cinema Paradiso, per citarne alcuni. Tema di questa prima rassegna sarà L’Italia vista sul grande schermo. Una rassegna di film dedicata agli italiani, un popolo che non si rassegna e che, nonostante tutto, lotta. Ogni film scelto è un tassello del nostro percorso dal secondo dopoguerra ad oggi. Prossimi appuntamenti il 18 e 25 luglio, poi si continua ad agosto. Le proiezioni sono gratuite. www.arcirubik.it


14

arcireport n. 28 | 16 luglio 2013

azionisolidali le notizie di arcs

a cura di Francesco Verdolino www.arciculturaesviluppo.it

alessandra in giordania con lo sve

Pubblichiamo un estratto di un articolo di Alessandra Mussi, la volontaria SVE in Giordania con un progetto di ARCS. «Sono fuggita dalla routine e dalla vita quotidiana: un altro paese, un’altra cultura, altre persone. E ora mi rendo conto che mi piace ricostruire una certa routine qui in Giordania, sento che inizio a familiarizzare con ciò che mi circonda, piano piano entro a far parte di questo nuovo mondo. Mi piace uscire la mattina e prendere l’autobus come qualsiasi cittadino giordano, andare in ufficio e ritrovare i colleghi, preparare una tazza di thé e iniziare il lavoro. L’organizzazione che mi ospita si chiama West and East center for Human Resources Development. I termini East and West non servono solo a indicare un luogo o un tempo, nella mia organizzazione cercano di lavorare sulla diversità e sull’integrazione di due contrasti. East and West vuole significare l’esistenza degli altri nella nostra vita: la nostra religione e le altre religioni, i nostri valori ed i valori degli altri, la nostra cultura e la cultura altrui. Quello che è alla base della dualità West and East è il dialogo e non il conflitto, è la relazione basata sul rispetto e l’integrazione. WE Center lavora per supportare le persone, soprattutto i giovani, a cambiare positivamente, a trasformare la propria società e rafforzare valori quali il rispetto per i diritti umani, la pace e il dialogo».

arcs per la tunisia

Lo scorso 20 giugno ARCS ha partecipato a un incontro promosso dall’organizzazione francese Solidarité Laïque dal titolo: Vers un programme concerté pluri-acteurs en Tunisie? Echanges avec les acteurs non gouvernementaux, les collectivités territoriales et les pouvoirs publics français investis en Tunisie. Erano presenti numerose organizzazioni sociali e comunità territoriali attive in Tunisia con programmi di cooperazione internazionale e decentrata. Sono stati evidenziati diversi punti di contatto tra le iniziative che ARCS sta portando avanti in Tunisia (campi di conoscenza, progettazione nel settore culturale e dell’imprenditoria giovanile nei governatorati di Tataouine e Médenine) e quelle di molte realtà presenti. È stata un’occasione di scambio interessante, un primo passo verso una forma di cooperazione tra le due rive del Mediterraneo innovativa che valorizzi le esperienze di ciascuno, evitando inutili duplicazioni.

società

Due iniziative importanti per la cultura di Carlo Testini

Sarà l’estate ballerina di queste settimane, sarà il frutto di almeno due anni di mobilitazioni del mondo dell’arte e della cultura, fatto sta che negli ultimi quindici giorni sono state promosse due iniziative importanti. La prima, sostenuta dall’appello lanciato da Stefano Boeri e sottoscritto da 20.000 persone, è l’impegno del Ministro per la Cultura Massimo Bray di promuovere una legge per la musica. La seconda, nata dall’attivismo del mondo della musica e della creatività che ruota attorno a Manuel Agnelli degli Afterhours e alla rivista XL diretta da Luca Valtorta, che promuove un festival ed una iniziativa a sostegno della cultura dal titolo Avete paura del Buio? Cultura diffusa, indipendente, creativa, dinamica. Quella che piace anche a noi. Ma partiamo dalla legge per la musica. È chiaro che una proposta di legge definita dal Ministro per la Cultura ha un rilievo del tutto particolare. Non solo per l’investimento politico che quel ministero decide di fare su un settore bistrattato, ma anche per il lavoro impegnativo che si dovrà fare per tener conto delle tantissime esigenze di un ambito esteso e molto eterogeneo. In questi anni, l’Arci insieme ad altri compagni di strada ha proposto a più riprese interventi legislativi puntuali, anche insieme a parlamentari coraggiosi che si sono impegnati a far discutere le Camere di uno dei settori più interessanti per le sue ricadute su economia, occupazione, inclusione sociale, dialogo tra culture. Purtroppo non si è mai riusciti ad ottenere un granché. Ora il dado è tratto. Sono iniziate le consultazioni con categorie e soggetti interessati e l’ambizione è quella di chiudere l’iter prima della fine dell’anno. Gli ambiti di intervento di una legge per la musica dovranno riguardare la produzione, la distribuzione, la promozione, l’accesso, la formazione. In ognuno di questi ambiti, con modalità e pesi differenti, opera il no profit culturale con esperienze spesso innovative. L’Arci rappresenta una parte importantissima di questo mondo con la sua rete di 300 circoli che si occupano di musica dal vivo (il circuito Arci Real ne conta più di 100), i circa 60 festival estivi, le tante scuole di musica che operano anche nei piccoli comuni, esperienze di agenzia e promozione degli artisti, una rete di web-radio sempre più estesa e che fa

della musica strumento di socialità e aggregazione. Partiremo dalle proposte contenute nel nostro documento Musica Dappertutto per arricchire il lavoro del ministro e faremo di tutto per sostenere anche in parlamento una proposta condivisa, senza dimenticare la necessaria attenzione nell’ affrontare la delicata situazione della Siae. Per tornare alla bella iniziativa del leader degli Afterhours, noi abbiamo molta paura del buio. Come abbiamo scritto nel nostro Manifesto per la Cultura, una piazza deserta, una notte senza suoni e senza luci, una città di persone sole che vivono nel chiuso delle loro case, non sono abitate da comunità felici. Per questo siamo davvero contenti che ancora una volta il mondo degli artisti si mobiliti a favore della Cultura e cercheremo di dare visibilità e sostegno a questo progetto. Di queste e altre cose parleremo durante la terza edizione di Viva Il Live! Meeting di Arci Real che si svolgerà a Mantova dal 12 al 14 settembre nei circoli Arci della città. Siete tutti invitati! testini@arci.it

arcireport n. 28 | 16 luglio 2013 In redazione Andreina Albano Maria Ortensia Ferrara Carlo Testini Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Progetto grafico Avenida Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Impaginazione newsletter online Martina Castagnini Editore Associazione Arci Redazione | Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione | Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005 Chiuso in redazione il 16 luglio alle 18.30 Arcireport è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione | Non commerciale | Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/


Arcireport n 28 2013 (3)